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      <title>Studio di caso  by </title>
      <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio</link>
      <description>Riflessioni a gruppi </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-03-22 07:58:17 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-12-04 20:16:03 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
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         <title>Laura Baldi, Valentina Petreti, Haymanot Vianello</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344229213</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Criticità</strong>: -non rispettare le consegne - mancanza di attenzione - confusione<br><strong>Motivazioni</strong>: - l'insegnante non è riuscita a suscitare interesse rispetto all'argomento - si pone con un approccio non adeguato nella presentazione del nuovo argomento ("argomento difficile", "dobbiamo", "non accetterò") - probabili problemi personali della maestra.<br><strong>Contesto classe</strong>: 4° primaria, classe numerosa, eterogenea, l'insegnante potrebbe essere nuova ed i bambini non accettano il fatto di riadattarsi al suo metodo.<br><strong>Continuazione della vicenda</strong>: confrondo con l'altra maestra chiedendo il metodo, modificare il linguaggio trasformando le frasi in maniera positiva e propositiva, abbassare la voce, sfruttare il problema a proprio favore: se la classe ha bisogno di interagire molto usare per esempio il cooperative learning oppure dare delle ricerche a casa ( lavori di gruppo e non individuale, dove si possa mettere in discussione e confrontarsi) così il parlare è produttivo e non ostacola il proseguire della lezione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:20:12 UTC</pubDate>
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         <title>STUDIO DI UN CASO. Martina Cisternino, Francesca Donati e Lisa Fabbri </title>
         <author>martina_cisternino</author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344231156</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Contesto classe: </strong> Ci troviamo in una scuola primaria, in una terza classe a tempo pieno e l’insegnante in questione è arrivata durante l’anno in corso e quindi non conosce bene la classe. </div><div><strong>Criticità: </strong>Le criticità che si incontrano sono dettate dalla difficoltà che ha l’insegnante nel mantenere il silenzio, gestire tutti gli alunni e affrontare un argomento nuovo attirando i bambini. Il problema è che l’insegnante ha un modo di porsi che non fa altro che allontanarli perché nel parlare con loro tende a sottolineare le negatività che aveva incontrato nelle lezioni precedenti, invece di risaltare, anche se pochi e in forma lieve, i comportamenti positivi e fare discorsi di incoraggiamento che stimolino i suoi alunni a prestare attenzione alle lezioni in classe. Inoltre anche la comunicazione non verbale ha fatto la sua parte (tono della voce molto alto, posizione del corpo autoritaria e distaccata dietro alla cattedra)<br><strong>Confronto fra colleghi:</strong> Una volta uscite dalla classe il confronto con le altre insegnanti è praticamente d’obbligo. Trovandosi davanti il racconto da parte dell’insegnante B. di una situazione in classe completamente diversa da quella che lei vive ogni giorno, una domanda sorge spontanea: <em>“Cosa sto sbagliando?”.</em> Il confronto tra colleghi può giostrarsi su diversi punti e uno tra questi può essere proprio l’atteggiamento e il modo di porsi completamente diverso delle due insegnanti. Con il confronto si evince che l’insegnante che si esprime in maniera positiva, senza mettere le mani avanti e senza rimarcare errori commessi nei giorni precedenti ma sottolineando atteggiamenti positivi e incoraggiando i suoi studenti a dare sempre il massimo impegnandosi per superare i loro limiti, ottiene un’attenzione e una partecipazione alle lezioni che contrariamente non si otterrebbe.<br><strong>Continuazione della vicenza e interventi di miglioramento: </strong></div><div> Una volta avvenuto il confronto tra colleghe, quindi la diffusione di consigli da parte di chi invece riesce a fare tranquillamente lezione senza avere problemi (insegnante B.) e conseguentemente un ripensamento sui metodi e sugli atteggiamenti proposti in classe da parte dell’insegnante A., si può immaginare un seguito. </div><div>Il giorno dopo l’insegnante A. ritorna in classe provando a mettere in pratica i consigli che le erano stati dati durante il confronto. Entrando in classe, questa esordisce con un discorso che lascia i suoi alunni un po' sbalorditi ma contenti del suo atteggiamento positivo permettendole così di continuare la lezione con nuovi argomenti. </div><div><em>“Buongiorno bambini, volevo dirvi che capisco che la scuola e che la mia materia siano un po' faticosi  e che ci voglia molto impegno per capire tutto ciò che io vi spiego, ma voi siete dei bambini molto bravi e intelligenti e sono sicura che alla fine della lezione imparerete tutto quello che io vi spiegherò. Inoltre per fare in modo che tutti voi capiate perfettamente la lezione c’è bisogno che in classe ci sia molto silenzio e concentrazione e sono più che sicura che voi ci possiate riuscire”</em> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:23:32 UTC</pubDate>
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         <title>Studio di caso: Chiara Bernardini, Lucrezia Fabbri, Cecilia Barlettai</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344232848</link>
         <description><![CDATA[<div>Descrizione classe: Nella classe ci sono 3-4 bambini con problemi familiari (genitori che urlano e picchiano) che al sentire le urla dell’insegnante alimentano la loro furia. Inoltre hanno da poco cambiato la posizione dei banchi, non sono più a coppia ma a ferro di cavallo, questa posizione alimenta ulteriormente la loro agitazione e distrazione.</div><div>Affrontando il problema con l’insegnante e con il collegio docenti  decidono di modificare l’assetto della classe mettendo i banchi a isola e proponendo alcune ore di compresenza.</div><div>Gli insegnanti si confronteranno sul metodo educativo e tono di voce migliore da utilizzare in classe. Attraverso le ore di compresenza, le insegnanti avranno l’opportunità di vedere diversi punti di vista. Sarà essenziale comprendere le problematiche familiari dei bambini per attuare percorsi adatti a potenziare e valorizzare le caratteristiche di tutti i soggetti. Paolo, Francesco, Michela e Federico verranno inseriti in banchi con bambini più calmi e tranquilli, in modo tale che attraverso il cooperative learning sarà possibile che tutti i bambini possano partecipare facilmente a tutte le attività che verranno proposte in classe.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:26:28 UTC</pubDate>
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         <title>STUDIO DEL CASO: Agnese Menconi e Chiara Pezzanti. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344233789</link>
         <description><![CDATA[<div> </div><div>1) Viene presentata una classe della scuola primaria nella quale il rapporto tra l’insegnante A e gli alunni è molto critico, tanto da non permettere il normale svolgimento delle lezioni. Possiamo presuppore che il comportamento che gli alunni hanno con l’insegnante sia causato dall’ atteggiamento dell’insegnante stessa, dato che con l’altra insegnante della classe (B) il loro comportamento è corretto e consono. <br><br></div><div>2) Ci troviamo in una classe 3 della scuola primaria dell’istituto Leonardo Da Vinci di Firenze. La classe è composta da 23 alunni 10 femmine e 13 maschi. i bambini appartengono ad un contesto socio economico di medio livello. Tra gli alunni ci sono due casi di DSA e un BES. I bambini vengono distratti dalla situazione perché il BES si agita spesso e crea confusione nella classe. Perciò la classe risulta poco attenta e non partecipativa. <br><br></div><div>3) L’insegnante disperata cerca di intervenire sulla situazione. Pensando che l’unica soluzione fosse quella di far uscire il BES dall’ aula quando il bambino era particolarmente agitato. Ma nonostante questo la classe non da segni di miglioramento, ma anzi i bambini si sentono ancora più liberi data la mancanza dell’insegnante di sostegno.        <br><br></div><div>4) Così parlandone anche con il dirigente scolastico decide di ritrovarsi insieme alle altre insegnanti della sezione per discutere dei problemi interni alla classe e delle possibili soluzioni. Durante il confronto               l’insegnane di sostegno pone l’attenzione sul differente atteggiamento che i bambini hanno nei confronti dell’insegnante. Con l’insegnante A sono sempre agitati e disattenti, con l’insegnante B sembrano essere più tranquilli e lei stessa confessa di non aver mai avuto problemi. <br><br></div><div>5) Data questa conclusione, si decide insieme al dirigente scolastico che la soluzione migliore è quella di far agire in compresenza le due insegnanti nella classe, così da permettere all’ insegnate A di prendere atto delle metodologie didattiche adottate dall’ insegnante B e viceversa.  Si decide di intervenire anche sulla pianificazione delle attività della mattinata. La compresenza delle due insegnanti permetteva di far lavorare i bambini in gruppi e di far decidere a loro stessi la materia con cui iniziare la giornata. <br><br></div><div>6) Dopo 2 settimane le ore di compresenza andavano diminuendo ogni giorno fino a tornare all’ orario regolare. Le insegnanti si trovarono davanti una classe completamente cambiata e migliorata e anche loro compresero quanto sia importante porre l’accento sugli interessi degli alunni e sulle loro potenzialità. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:27:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gaia Lanini, Sara Capizzi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344243453</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>1.</strong> La classe non sta attenta e fa confusione, inpedendo alla maestra di affrontare nuovi argomenti.<strong><br>2. </strong>La classe è una seconda primaria, quindi i bambini sono ancora piccoli e hanno bisogno di un approccio prossimale e incline alla positività. Alcuni bambini sono maggiormente confusionari rispetto ad altri e se non vengono coinvolti adeguatamente, si distraggono ed influenzano gli altri bambini.<strong><br>3.</strong> La mestra si confronta con la collega espoendo il problema, quest’ultima le illustra le modalità con cui lei si approccia ai bambini e con le quali riesce a catturare la loro attenzione.<strong><br>4. </strong>La mestra prova a cambiare la disposizione dei banchi, mettendoli a semicerchio, per garantire un maggior controllo prossimale, contatto oculare e dopodiché cerca di modulare il tono della voce per essere più confortante e persuasiva con i bambini, in modo da ottenere un comportamento migliore. Infine adopera un vocabolario più adeguato che stimoli e incentivi i bambini e che non li demoralizzi.<strong><br>5. </strong>La maestra si rende conto che con questo nuovo approccio ci sono subito dei miglioramenti e i bambini sono più a loro agio, simpatizzano di più con lei e inoltre sono più motivati a studiare.<strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:44:23 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Studio di caso: Bonechi Carlotta, Cirinei Alessia, Crini Debora</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344244158</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Criticità</strong>: sedendosi dietro la cattedra non crea un rapporto interattivo con i bambini, ma rimane distante senza mettersi al loro livello. “Spero che oggi siate più calmi” non è una frase stimolante per gli alunni, ma potrebbe provocare l’effetto opposto. Sarebbe stato meglio dire” Oggi faremo una nuova attività, sono sicura che vi piacerà e che saremo in grado di affrontarla al meglio, però per far ciò è necessaria la collaborazione e l’attenzione di tutti. Se avete dubbi, alzate la mano uno alla volta e li chiariremo insieme.  </div><div><strong>Descrizione della classe: </strong>La classe in cui avviene la vicenda è una terza primaria. L’insegnante insegna la disciplina di inglese, quindi passa con la classe circa 3 ore la settimana. Insegna in quella classe da solo un anno e non è riuscita ancora ad istaurare con i suoi alunni un rapporto di fiducia reciproca. Si tratta di una classe di bambini che si distraggono facilmente, quindi è necessario adottare specifiche strategie per attirare la loro curiosità.</div><div><strong>Continuazione della vicenda</strong>: Successivamente alla conversazione è prevista un’ora di compresenza fra le due insegnanti. L’insegnante di inglese continua la sua lezione e l’altra si mette da una parte a svolgere la correzione di alcune verifiche. Durante la correzione dei compiti nota alcuni atteggiamenti della maestra di inglese che potrebbero dare la motivazione del diverso comportamento degli alunni così a fine lezione decide di parlarne alla collega. </div><div><strong>CONFRONTO FRA INSEGNANTI</strong>: l’insegnante consiglia di interagire di più con gli alunni, ad esempio iniziando la lezione con attività più significative, suscitando curiosità, attirando la loro attenzione (proiettando dei video, ascoltare le canzoni, etc.). Inoltre potrebbe girare maggiormente per i banchi evitando di mettersi dietro la cattedra, non mettere ansia ai bambini sui tempi di svolgimento delle attività, ma spiegare anche in base alla predisposizione della classe stessa, spiegare gli argomenti più ostici al mattino invece che nel pomeriggio… Tutto questo non viene fatto assumendo un atteggiamento di superiorità, ma nei panni di una collega che la vuole aiutare. <br><strong>Interventi di miglioramento</strong>: La lezione successiva, dopo aver riflettuto sulle considerazioni fatte dalla collega decide di fare più attenzione al suo metodo di insegnamento. L’insegnante entra in classe e come prima cosa chiede ai bambini come stanno. Chiede con entusiasmo alla classe se sono pronti per affrontare un nuovo argomento insieme e i bambini rispondono in modo positivo alla sua domanda. L’insegnante decide di non iniziare la lezione con una spiegazione frontale come solitamente faceva, ma introduce l’argomento in maniera interattiva facendo loro ascoltare una canzone. I bambini si mostrano divertiti così la maestra prosegue la lezione facendo compilare agli alunni divisi in piccoli gruppi una scheda didattica sull’argomento affrontato. Nonostante l’attività fosse svolta in gruppi, i bambini portarono a termine il compito assegnato in maniera silenziosa, senza disturbare gli altri.<br><strong>Conclusione: </strong>La maestra notò che cambiando strategie di insegnamento, i bambini mostravano molto più interesse rispetto al solito. Capì così che probabilmente ciò che sbagliava era l’atteggiamento, quindi decise di impegnarsi maggiormente nella gestione della classe e nel rendere le sue lezioni molto più coinvolgenti e interessanti per i bambini.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:45:49 UTC</pubDate>
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         <title>Criticità: È evidente che l’insegnante sia particolarmente autoritaria: lo si percepisce fin dall’entrata in classe, quando si limita a salutare e inizia la lezione. Stabilisce un distacco tra lei e la classe stando seduta alla cattedra e utilizzando toni imperativi come “non accetterò interferenze” e “voglio che iniziamo a lavorare bene.”, dimostrando in questo modo anche poco autocontrollo. Ecco perché si trova ad avere un’esperienza completamente opposta a quella della sua collega.Classe quarta. 23 alunni: 12 femmine e 11 maschi. 2 BES. 1 DSA Contesto socio-economico medio3 bambini di nazionalità straniere: Albania, Marocco e Moldavia.Continuazione: Il caso procede con un’accesa discussione fra le due insegnanti. Emergono due punti di vista diversi rispecchianti metodi didattici centrati uno sul rigore, l’autorità e la severità, mentre l’altro sull’aspetto relazionale ed empatico. L’insegnante coglie l’occasione per mettersi in discussione e giunge alla conclusione che una sana interazione sia alla base di una didattica efficace.</title>
         <author>matematicaIV</author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344244976</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Annalisa Ponzuoli, Arianna Coloru, Naemi Krasniqi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 14:47:19 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344373640</link>
         <description><![CDATA[<div> Studio di caso a cura di <br>Jessica Nardini<br>Diletta Zucchini<br>Linda La Gorga<br><br><strong>Contesto classe:</strong> Analizzando il caso, immaginiamo di trovarci in una classe di 3^ primaria, composta da 23 alunni, di cui 2 hanno bisogni educativi speciali. L'insegnante che sta riscontrando problemi supplisce la docente di matematica e scienze, che si è assentata dal ruolo per l'intero anno scolastico,  mentre l'insegnante con cui quest'ultima si confronta insegna italiano, storia e geografia. <br><strong>Criticità</strong>: Le prime criticità che notiamo derivano dal fatto che l'impostazione dell’insegnate sia di tipo frontale troppo tradizionale. Fin dal suo ingresso tende ad utilizzare una metodologia troppo autoritaria e  poco stimolante. Rimanendo dietro la cattedra il suo discorso appare sterile e privo di empatia e di entusiasmo, non riuscendo in questo modo a motivare la classe. Inoltre rivolgendosi in plenaria attraverso una “predica” l’insegnante annulla le diversità tra i singoli, non analizza il problema alla radice ma propone soluzione uguale per tutti. <br><strong>Continuazione e confronto tra colleghe</strong>: Giulia, la nuova insegnante di matematica si confronta con la collega Anna lamentandosi dell'andamento della classe e della propria difficoltà nel perseguire gli obiettivi educativi e didattici prefissati. Anna incoraggia Giulia a riflettere sul fatto che l'abilità di un'insegnante risieda in primo luogo nel fatto di mettersi sempre in discussione e di ricercare, attraverso un'osservazione attenta delle dinamiche di classe, la strategia più adatta a coinvolgere la classe riuscendo a dominare ogni evento didattico si trovi di fronte. Non occorre scoraggiarsi, ma mettersi in gioco e sperimentare nuove metodologie. Anna suggerisce a Giulia delle letture che a lei sono state utili e la invita a partecipare ad una sua lezione. Le due insegnanti iniziano così un percorso di collaborazione più intenso e costruttivo. Dopo poco tempo Giulia riuscirà ad ottenere risultati positivi in classe. <br><strong>Conclusioni:</strong> Giulia abbandonerà la solita posizione frontale per attivare la tecnica del contatto prossimale in modo da andare incontro alle esigenze e agli interessi di ciascun alunno. Inizierà inoltre ad  approcciarsi all'obiettivo didattico abbandonando l’ansia da programma e privilegiando l’aspetto metacognitivo e qualitativo dell’apprendimento. Capirà inoltre l'importanza degli stimoli e degli elogi. Quando entrerà in classe eviterà critiche e lamentele  sostituendole con motivazioni all'apprendimento. Alla base di tutto questo c'è una profonda riflessione sul ruolo docente: riuscire a far emergere le potenzialità dei propri alunni avendo piena fiducia che esse esistano in ognuno. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-22 19:47:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>laura_deltredici</author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/344774349</link>
         <description><![CDATA[<div>Studio di caso: Laura Del Tredici, Vanessa Fiorenzani, Gaia Franchi<br>Criticità:<br>-“si siede dietro la cattedra”: l’insegnante sin dal momento in cui entra in classe dimostra un certo distacco nei confronti della classe. Non utilizza il controllo prossimale per interagire, catturare e mantenere l'attenzione dei bambini. Il risultato è che i bambini non si sentono coinvolti e quindi non ascoltano.<br>-"spero che oggi siate più calmi”: l'insegnante non si interessa allo stato d'animo dei bambini, non indaga l'eventuale presenza di problematiche o situazioni di disagio che potrebbero disturbare la lezione o rendere gli alunni agitati.<br>-“dobbiamo proseguire il programma": l'insegnante sembra interessata solo ai contenuti da insegnare e non alla relazione con gli alunni.<br>-"non accetterò interferenze": i bambini potrebbero non sentirsi liberi di intervenire e interagire positivamente. Potrebbero sentirsi essi stessi come elementi di disturbo, soprattutto se bambini con handicap o difficoltà.<br>-"voglio che iniziamo a lavorare bene": presuppone che fino ad ora la classe non abbia lavorato bene. I bambini potrebbero sentirsi demotivati e perdere interesse.<br>-“l'argomento è difficile": l’incipit della frase potrebbe andare bene ma manca la motivazione ad affrontare tale argomento/compito con impegno.<br>Contesto classe e caratteristiche:<br>La classe di riferimento è una classe IV primaria, composta da 20 bambini. È presente un bambino con handicap lieve, che però spesso interviene in momenti poco opportuni (durante la lezione ecc.). Il contesto socioeconomico è medio. La classe ha un orario a tempo pieno. Ci sono due insegnanti prevalenti. L'insegnamento dell'inglese spetta ad un'altra docente.<br>La classe non è particolarmente problematica ma ha bisogno di regole condivise. È importante la presenza di riferimenti sicuri, dati dall'autorevolezza e dall'approccio empatico delle insegnanti.<br>Questo anno c'è una nuova insegnante di inglese che ancora non ha potuto stabilire un rapporto solido con la classe. I bambini devono ancora abituarsi all'approccio e al metodo di insegnamento della nuova docente (che sembra dimostrarsi non efficace e poco adatto alla classe). L’insegnante non ha compreso gli stili di apprendimento dei bambini e le dinamiche interne alla classe, essendo da poco inserita in tale contesto. Anche all'interno del team docente non ha avuto opportunità di confrontarsi apertamente su questioni di questo tipo e per il momento è unicamente determinata a portare la classe a livelli di apprendimento alti, convinta di farlo tramite il programma che ha predisposto per la sua materia. <br>Continuazione della vicenda e conclusioni:<br>Dopo un primo confronto occasionale con la collega, l'insegnante riflette sulle due diverse esperienze in classe. Determinata a risolvere il problema, durante l’incontro settimanale delle ore di programmazione, decide di aprirsi a un nuovo confronto, stavolta con il team docenti. Dopo lo scambio di esperienze la sua risulta essere l’unica negativa e capisce che il problema non è nella classe ma nel suo metodo di insegnamento e approccio con bambini. L'insegnante allora cerca di conoscere gli stili e gli approcci dei colleghi per provare a riproporli e calarli nella sua didattica. Decide inoltre di puntare alla costruzione e consolidamento della sua relazione con la classe, così da ottenere fiducia e rispetto e, inoltre, in modo da motivare i bambini per un apprendimento migliore.<br>La lezione successiva l’insegnante decide di sospendere il proseguimento del “programma” per iniziare a costruire una relazione con i bambini e creare così un clima favorevole all’insegnamento. La cosa fondamentale è capire le regole della classe (si fa aiutare dai bambini e sfrutta l’occasione per crearne con loro di nuove che si prestino per l'apprendimento dell'inglese). Da quel momento in poi l’insegnante ha un atteggiamento più aperto e coinvolgente; impara a conoscere le criticità e i punti di forza di ognuno alunno e di tutta la classe. Attraverso la passione e lo slancio con cui insegna la sua disciplina, l'insegnante riesce comunque a proseguire il suo progetto e intervento didattico con risultati soddisfacenti. Anche i bambini risultano più motivati e coinvolti positivamente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-25 12:21:42 UTC</pubDate>
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         <title>Studio di caso.  Serena Spagnoli e Martina Pugliesi</title>
         <author>martinapugliesi10</author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/345163891</link>
         <description><![CDATA[<div>1. La prima criticità emerge nel momento in cui l’insegnante si siede dietro la cattedra, perché così facendo si pone in modo autoritario rispetto agli alunni. Invece, questo problema potrebbe essere evitato attraverso il controllo prossimale, che favorirebbe un rapporto insegnante-alunni diverso dal precedente. Inoltre, l’insegnante, rivolgendosi agli alunni, utilizza un tono aggressivo, quando potrebbe formulare il rimprovero in termini positivi, spiegando all’alunno quale comportamento adottare e quale invece evitare. </div><div>2. La classe in questione è una seconda primaria. L’insegnante di matematica, ha l’abitudine di spiegare scrivendo o schematizzando alla lavagna, rimanendo nella medesima posizione per molto tempo. Probabilmente questo distacco insegnante-alunni ha fatto sì che i bambini delle ultime file si distraessero. L’insegnante di italiano, invece, utilizza una strategia didattica differente: non alza quasi mai il tono della voce e si serve molto del contatto oculare; inoltre il controllo prossimale è alla base del suo rapporto con gli alunni. Così riesce a mantenere attiva l’attenzione dei bambini per la maggior parte della lezione.</div><div>3. Il giorno successivo la maestra di matematica torna in classe cercando di modificare il proprio modo di approcciarsi agli alunni. Inizia la lezione spiegando alla classe gli argomenti che saranno affrontati durante la giornata; invece di sedersi alla cattedra, passeggia tra i banchi. Nonostante questo, i bambini iniziano a distrarsi, soprattutto Marco, che gioca sotto al banco con delle costruzioni portate da casa. La maestra, dopo essersi resa conto della situazione, si avvicina a Marco chiedendogli il motivo della sua distrazione. L’insegnate comprende che il bambino non riesce a seguire la lezione perché non ha capito l’argomento affrontato ma pur provando a spiegarlo con termini differenti, il bambino mostra delle incertezze. Non riuscendo a risolvere il problema, la docente decide di confrontarsi con i colleghi.</div><div>4. Durante la programmazione settimanale, la maestra di matematica coglie l’occasione per confrontarsi con gli altri colleghi; in particolare, la docente di italiano le suggerisce di migliorare i aspetti del suo metodo di lavoro. Per prima cosa, l’insegnante di matematica dovrebbe iniziare a utilizzare il contatto prossimale con gli alunni, non dovrebbe alzare il tono della voce ma cercare di parlare a voce bassa in modo che i bambini la imitino. Inoltre, è importante coinvolgere gli alunni in qualsiasi momento della lezione e riuscire a richiamare la loro attenzione anche attraverso il contatto oculare. </div><div>5. Per risolvere il problema che si è presentato nel gruppo classe, l’insegnante decide di mettere in pratica qualche consiglio della collega di italiano. Così decide di correggere i compiti per casa con il gruppo classe, coinvolgendo Marco e gli alunni che mostrano qualche difficoltà. Stimola gli alunni al ragionamento logico e alla collaborazione, cercando di non rimanere sempre alla cattedra ma di camminare tra i banchi, sfruttando il controllo prossimale. Alla fine della lezione, la maestra nota come i bambini siano stati più partecipi alla lezione anche se alcuni di loro hanno fatto fatica ad esprimere la propria opinione, perché più timidi o timorosi di sbagliare.</div><div>6. L’insegnante capisce di aver intrapreso la strada giusta anche se dovrà perfezionare il suo metodo, per ottenere risultati a lungo termine. È necessario che prenda dimestichezza con tali metodi, in modo da riuscire a utilizzarli nel modo più naturale possibile. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-26 10:08:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/345369499</link>
         <description><![CDATA[<div>Federica Conforti, Marina Giuliani, Flavia Guidi<br><br></div><div>1)Individuare le criticità e motivare<br><br></div><div>- Lavorare sull’atteggiamento dell’insegnante (demotivante e reiterato) che appare autoritario e non autorevole. </div><div>- Non presenta nuovi argomenti con slancio ed entusiasmo</div><div>- Il clima tra gli alunni e il docente non è sereno</div><div>- Si suppone che l’insegnante non usi in maniera adeguata il linguaggio non verbale</div><div>- Stile di insegnamento di tipo uditivo (A)<br><br></div><div>2) Inserire la vicenda in un conteso classe e descriverne le caratteristiche<br><br></div><div> Contesto classe :<br><br></div><div>  - Si tratta di una classe numerosa (25 alunni)<br><br></div><div> - 4° primaria<br><br></div><div> - Presenza di 2 alunni con BES <br><br></div><div> - Presenza di 2 alunni stranieri<br><br></div><div>  - Insegnante di storia e geografia che trascorre in classe poche ore solitamente alla fine della  mattina e del pomeriggio (scuola a tempo pieno).<br><br></div><div>3) Immaginare una continuazione alla vicenda:<br><br></div><div>La situazione in classe non migliora e la docente si rivolge ai colleghi per trovare una soluzione. I bambini trovano sempre più noiosa la lezione frontale e non provano minimamente a seguire la spiegazione.<br><br></div><div>4) Simulare un confronto tra colleghi:<br><br></div><div>Vito la situazione poco sostenibile dell’insegnante in questione: gli insegnanti che anche gli anni passati erano con la classe le sottolineano alcune dinamiche relazionali da gestire/controllare; per mostrare modalità più efficaci e alternative di gestione della classe decidono di fare un progetto multidisciplinare con ore di compresenza.<br><br></div><div>5) Pianificare interventi di miglioramento ed elaborare strategie opportune<br><br></div><div> -Dopo una discussione con i colleghi decide di attuare nuove strategie: meno lezioni frontali e più coinvolgimento della classe; diversifica le attività; utilizza il controllo prossimale stando attenta al non verbale.<br><br></div><div>6) Elaborare delle conclusioni:<br><br></div><div>A seconda dei metodi e delle strategie utilizzate dagli insegnanti la gestione della classe è molto diversa.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-26 17:08:50 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/345369499</guid>
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         <title>Studio di caso:</title>
         <author>sara_ruggiero1</author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/347541604</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><strong>Sara Ruggiero , Francesca Margnini , Daniela *gruppo6</strong></blockquote><div><br></div><div><strong><em>Criticità individuate:</em></strong><br>L'insegnante utilizza in classe un atteggiamento autoritario, non autorevole, stando sempre distante dagli alunni;<br>si esprime con un uso eccessivo dell'imperativo;<br>non effettua su di se un'autocritica costruttiva.<br><strong><em>Inserire la vicenda in un contesto classe e descriverne le caratteristiche:<br></em></strong>Classe 2°, tempo pieno, con 26 alunni di cui 11 femmine e 15 maschi. <br>Tra loro è presente una bambina iperattiva e un bambino con certificazione BES. La maggioranza degli alunni provengono dalla Cina.<br>I bambini sono abbastanza coesi nel gioco ma competitivi durante le attività didattiche.<br><strong><em>Immaginare la continuazione della vicenda e simulare il confronto tra colleghi:</em></strong><br>L'insegnante in difficoltà si lamenta con la collega, la quale stupita  le chiede: <br>- "da quanto va avanti questa situazione"<br>- "sarà almeno una settimana.."<br>- "hai notato un episodio scatenante? Trovo strano che loro si comportino così"<br>- "Mha.. non saprei!"<br>- "hai provato ad osservarli meglio? .. magari anche passando tra i banchi"<br>- "no no, io di solito lavoro dalla cattedra, è l'unico modo in cui riesco a farmi obbedire!"<br>-Sai di solito quando entro in classe chiedo ai bambini come si sentono, come hanno trascorso la giornata precedente; dopo qualche parola di incoraggiamento ognuno sembra più rilassato e propenso ad impegnarsi. Tu come avvii le attività?<br>- Non riuscirei ad improvvisare con loro come fai tu..<br>- Potresti provare ad introdurre una routine più lenta e rilassata, magari provando a farli immedesimare nei panni di chi deve badare agli altri con cura e interesse, magari utilizzando anche una storia che li spinga a capire quanto sia importante per te l'ordine, il rispetto e l'ascolto reciproco durante la lezione!<br>- Potrei provare... ma è molto impegnativo, non sono sicura.<br><strong><em>Interventi di miglioramento:<br></em></strong>La maestra in difficoltà, nonostante la reticenza iniziale, applica i consigli che le ha fornito la collega. Dopo alcuni giorni si vedono i primi miglioramenti, soprattutto a seguito della drammatizzazione di alcune favole. Inoltre la maestra decide di preparare insieme alla classe il cartellone delle regole della classe.<strong><em><br>Conclusione: <br></em></strong>La maestra e i bambini con semplici accorgimenti possono migliorare la qualità del tempo scuola. L'ascolto, la condivisione e il sostegno reciproco  sono fondamentali per vivere esperienze positive.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-02 09:58:59 UTC</pubDate>
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         <title>STUDIO DI CASO: ALIVERNINI, GHIANDAI.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/348428088</link>
         <description><![CDATA[<div>1- Le criticità che vediamo in questa situazione sono che la maestra non interagisce correttamente con i bambini quando entra in classe, non mettendo a proprio agio gli alunni. Con la frase “… non accetterò interferenze…” nega il libero scambio di idee tra alunni e insegnante, non li coinvolge e pretende assoluto silenzio, insomma sembra non interessarsi ai bisogni degli alunni. Conclude il suo discorso sottolineando la difficoltà dell’argomento da affrontare, demotivando i bambini che potrebbero non sentirsi all’altezza. Perciò non sentendosi attratti, coinvolti e motivati non otterranno buoni risultati e per tutta la lezione faranno confusione e saranno distratti. Inoltre deduciamo che la maestra non si preoccupa della qualità del suo insegnamento ma solo di seguire un programma (i programmi non esistono più!!! ); tutto ciò ci fa pensare che il suo modo di insegnare non sia poi così aggiornato.<br><br></div><div>2- La classe in questione è una seconda primaria dell’istituto Garibaldi di Subbiano in provincia di Arezzo. La classe è composta da 20 alunni (11 femmine e 9 maschi) di cui 1 DSA e 2 stranieri ( cinese e romeno). L’istituto si trova in provincia e il contesto socio economico è medio.<br><br></div><div>3- L’insegnante richiede un incontro con gli altri insegnanti per arrivare ad una eventuale soluzione. Nella discussione emergono proprio delle differenze nell’approccio con i bambini. L’insegnante capisce quindi che per catturare l’attenzione dei bambini è necessario avere un atteggiamento più aperto, coinvolgere i bambini e non semplicemente spiegare gli argomenti.<br><br></div><div>4- L’ Insegnante decide quindi di cambiare la disposizione dei banchi in modo da controllare meglio la classe. Inoltre, seguendo l’esempio dei colleghi, Cambia il suo atteggiamento nei confronti della classe, dimostrandosi interessata a comprendere le dinamiche della classe (anziché procedere spedita con il programma) e le eventuali difficoltà, cerca di coinvolgere maggiormente i bambini rendendo più “accattivanti” gli argomenti.<br><br></div><div>5- Concludendo, la maestra si è accorta in breve tempo che il comportamento dei bambini nei suoi confronti è cambiato in positivo. La maestra si rende quindi conto dell’importanza dell’atteggiamento dell’insegnante in classe è di primaria importanza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-04 09:34:22 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/348428088</guid>
      </item>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/laura_innocenti/tirocinio/wish/351603071</link>
         <description><![CDATA[<div>STUDIO DI CASO: <br>IRENE POZZI<br>ELENA PUCCIARELLI <br>CHIARA PAGANI <br>Criticità -&gt; La principale criticità riscontrata nell’episodio è il comportamento un po' distaccato dell’insegnante nei confronti degli alunni. Per esempio al suo ingresso, dopo aver salutato i bambini, si siede dietro la cattedra creando una sorta di barriera tra lei e la classe: in questo modo la relazione tra le due parti non riesce a consolidarsi e di conseguenza non si presenta un’atmosfera armoniosa. Il tutto viene confermato dalla maniera di porsi agli allievi perché sembra che voglia concentrarsi più sul concludere il programma anziché cercare di comprendere i bisogni dei bambini per capire il motivo che sta dietro al loro comportamento non adeguato. Un’altra criticità riscontrata è che l’insegnante entra in classe con convinzioni prevenute e rimprovera gli alunni ancor prima di vedere il loro comportamento: ciò provoca la reazione inversa, anziché prevenire l’azione viene causata. <br>Contesto -&gt; Tale situazione può presentarsi in una classe 3° primaria, in cui sono presenti 10 maschi e 7 femmine. Nella classe c’è un bambino ADHD in corso di diagnosi, che adotta comportamenti poco pertinenti alla situazione, una sorta di elemento “distrattore” il quale viene seguito dai compagni. Ovviamente ciò accade con l’insegnante che non è riuscita a instaurare un rapporto solido con gli allievi a differenza della collega che riesce a controllare e a coinvolgere sia l’individuo che tutta la classe. <br>Continuazione -&gt; Il giorno dopo la maestra entra in classe e cerca di porsi in una maniera diversa. Una volta iniziata la spiegazione Marco fa un intervento fuori luogo, facendo ridere tutta la classe. A quel punto la maestra decide di buttarlo fuori dalla classe, ma questo non impedisce a Marco di interagire con i compagni e farli distrarre. <br>Simulare un confronto -&gt; L’insegnante che ha il rapporto migliore con la classe spiega alla collega che un buon rapporto tra docenti e allievi parte dalla conoscenza approfondita di ogni singolo allievo. Così facendo riesce a gestire il comportamento di Marco, il bambino “distrattore”,in modo che anche il resto della classe riesca a tenere viva l’attenzione. Infine, l’insegnante decide di adottare la strategia di lavoro proposta dalla collega. <br>Interventi di miglioramento-&gt; Marco, come già accennato dalla collega, è fonte di distrazione per se stesso e per i compagni. Per questo l’insegnante cerca di renderlo il più possibile partecipe all’attività chiamandolo alla lavagna e chiedendogli spesso se ha capito ciò che sta spiegando. Così facendo comprende che non tutti gli alunni hanno bisogno dello stesso trattamento, infatti Marco è uno di quelli che ha bisogno di essere considerato maggiormente, senza essere soltanto punito.<br>Conclusione -&gt; Con questo nuovo metodo di approccio con gli alunni, la maestra riesce ad instaurare un buon rapporto e a gestire meglio il tempo in classe</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-15 10:22:06 UTC</pubDate>
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