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      <title>Storia dello sport  by Salvatore Benivegna</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-03-17 20:37:12 UTC</pubDate>
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         <title>Lo sport ai tempi dei romani </title>
         <author>salvatorebenivegna1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nei giorni festivi e quando era possibile, i ragazzi romani si dedicavano ai giochi, alcuni dei quali sono sopravvissuti fino ai nostri tempi; giocavano per esempio a «testa o croce» con una moneta, o a «mosca cieca», oppure, se si trovavano in gruppo, a «fare i soldati». Un passatempo più virile del gioco era l’attività sportiva, cui i giovani romani dedicavano parecchie ore al giorno. Il Tevere invitava i più vigorosi ad attraversarlo a nuoto, vincendo la forte corrente. Oltre al gioco e al nuoto, la gioventù romana amava anche cacciare; si diceva: «Andare a caccia, fare il bagno, giocare, ridere, questo è vivere».<br>Sembra che dopo conflitti particolarmente sanguinosi, i giovani sentano un grande desiderio di danzare per liberarsi della paura della morte e ritornare a godersi la vita.<br>Nell'età imperiale molti ragazzi e addirittura uomini e si abbandonavano alle danze, nonostante le critiche dei moralisti.Durante l’età repubblicana gli spettacoli preferiti dai romani erano le rappresentazioni teatrali. All ’inizio il pubblico doveva stare in piedi, perché il teatro si riduceva a un palco di legno, che dopo la rappresentazione veniva smontato. A volte gli animi si riscaldavano e avvenivano risse gigantesche.<br>La lotta si concludeva con la morte di uno dei contendenti; il popolo poteva salvare la vita al gladiatore ferito sventolando un fazzoletto, oppure poteva decretarne la morte, rivolgendo il pollice della mano destra verso il basso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-17 20:51:57 UTC</pubDate>
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         <title>Dalle origini al Rinascimento</title>
         <author>salvatorebenivegna1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Lo sport è nato e cresciuto con l’essere umano, sotto forma di danza propiziatoria, di rito sacro o di movimento atletico ai fini della caccia o della sopravvivenza. La data di nascita dello sport non è certa. In età preistorica, quando i nostri antenati vivevano in prevalenza di caccia, l’attività fisica era strettamente legata alla sopravvivenza e gli uomini dovevano essere scattanti e atletici. Solo le classi governanti vi si dedicavano. Alcune testimonianze dimostrano che verso l’anno 2700 a.C. i Cinesi si dedicavano ad attività sportive: all’imperatore Huang-Ti, nella Cina di due millenni a.C., si deve la diffusione del gioco con la palla e l’origine di molteplici variabili che presso tutti i popoli, ancora oggi, vengono praticate.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-17 21:02:06 UTC</pubDate>
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         <title>Pierre de Coubertin </title>
         <author>salvatorebenivegna1</author>
         <link>https://padlet.com/salvatorebenivegna1/re11rvq1p1aq/wish/463758147</link>
         <description><![CDATA[<div>La crescita e l’affermazione dello sport nel Novecento si deve all’opera costante e lungimirante di molti personaggi, ma, per unanime riconoscimento, fu il francese Pierre de Coubertin il principale artefice di questo sviluppo. Rimproverando alla classe intellettuale francese di «sedere troppo spesso sul proprio cervello, trascurando il fisico», de Coubertin cercò di costruire una propria teoria relativa all’educazione fisica, restando incredibilmente affascinato dalle teorie di Thomas Arnold, direttore della celebre scuola di Rugby; leggendo il celebre romanzo Gli anni di scuola di Tom Brown di Thomas Hughes, un allievo di Arnold, de Coubertin si commosse scoprendo la comprensione generosa e affettuosa che il professore inglese aveva dimostrato verso i suoi allievi, e fu avvinto dai racconti dei giochi e delle attività sportive che coinvolgevano quei ragazzi. Tra il 1875 e il 1881 una spedizione tedesca diretta da Ernst Curtius aveva riportato alla luce i resti di Olimpia, la mitica cittadina degli agoni Greci; a partire dal 1889, all’età 26 anni, de Coubertin cominciò a sognare di poter trasporre le antiche usanze nei tempi moderni. Il CIO decise che l’edizione inaugurale dei Giochi, fissata in Grecia in coincidenza con le festività di Pasqua si sarebbe svolta nei giorni dal 5 al 15 aprile 1896; il compito più gravoso fu la ricostruzione del vecchio e grande stadio Panallenico di Atene. De Coubertin auspicò costantemente che i Giochi moderni fossero animati da una devozione mistica e da un grande ideale, come in Olimpia 2500 anni prima. Il complesso pensiero di de Coubertin, che ci è giunto attraverso i suoi numerosi scritti, è ancora oggi modernissimo, nonostante la proverbiale misoginia che lo caratterizzava e che lo portò sempre ad osteggiare la presenza di atlete ai Giochi.<br> Nel 1925, a 62 anni, dopo aver coordinato sette Olimpiadi e aver visto la nascita dei primi Giochi Olimpici invernali, disputati l’anno precedente a Chamonix, de Coubertin sentì il bisogno di ritirarsi dall’attività del CIO; fu eletto Presidente onorario a vita e gli successe il conte belga Henri de Baillet-Latour.<br>Nell’anno 393 d.C., l’anno in cui l’imperatore Teodosio I decretò la soppressione dei Giochi olimpici pervenuti alla loro CCXCIII edizione. Con tale decisione, il sovrano accoglieva una richiesta di Ambrogio vescovo di Milano, ma soprattutto ribadiva un preciso indirizzo politico della propria opera di governo: l’inammissibilità di qualsiasi retaggio dell’era pagana in un impero ormai reso cristiano.<br>Il 25 novembre 1892, alla Sorbona, nel corso del quinto anniversario dell’USFSA , de Coubertin annunciò per la prima volta il progetto di ricreare i Giochi olimpici, il più puro modello di sport internazionale, condannato da troppi secoli ad un oblio inglorioso. Riuscito a superare l’opposizione della Grecia, che dopo il successo ottenuto dalla prima Olimpiade aspirava a divenire l’unica sede permanente dei Giochi, de Coubertin ottenne che la successiva edizione avesse luogo a Parigi ; ma l’evento, associato per ragioni economiche all’Esposizione Universale, si concluse in un fiasco . Al 1913 risalgono l’adozione del motto olimpico proposto da de Coubertin, ma creato dal religioso Henri Didon , e la scelta dell’emblema olimpico: gli anelli intrecciati a simboleggiare l’unione dei cinque continenti. Del 1920 è la prima lettura del giuramento olimpico, che ha luogo tuttora, ad opera di un atleta, nel corso della cerimonia d’apertura: «A nome di tutti i concorrenti, prometto che prenderemo parte a questi Giochi olimpici nel rispetto e nell’accettazione delle regole che li governano, dedicandoci a uno sport senza doping né droghe, nel più autentico spirito della sportività, per la gloria dello sport e l’onore delle nostre squadre».<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-17 21:20:03 UTC</pubDate>
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         <title>Verso lo sport moderno: Seicento e Settecento</title>
         <author>salvatorebenivegna1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fin dall’inizio del Seicento si moltiplicarono gli studi e le riflessioni dedicati all’importanza dell’attività fisica sportiva. John Milton, nel «Trattato sull’educazione» che scrisse nel 1644, proponeva per i figli dei gentiluomini un regime fisico di tipo spartano affinché essi potessero divenire comandanti perfetti al servizio del loro paese. La sua fama fu tale da essere chiamato per consulti da imperatori e nobili.<br>Friedrich Ludwig Jahn<br>Nel 1811 il tedesco Ludwig Jahn fondò a Berlino una scuola che si proponeva di plasmare una gioventù fortemente motivata all’amor patrio e preparata fisicamente. A Hesenbeid centinaia di giovani cominciarono a ritrovarsi nel Turnplatz per effettuare gli esercizi ginnici tutti i mercoledi e sabato.<br>Per Henrik Ling <br>Lo svedese Per Henrik Ling esercizi di base o preparatori esercizi propriamente detti divisi in 5 prese esercizi respiratori.<br><strong>Thomas Arnold</strong><br>Lo sport nella sua accezione moderna nasce in Inghilterra attorno al XVIII secolo, ed ha il suo patriarca riconosciuto nella persona di Thomas Arnold , celebre rettore del collegio di Rugby dove trascorse 14 anni a contatto con i giovani. De Coubertin, accentuando l’importanza sociale del principio teorico di Arnold, lo definì «il più grande educatore dei tempi moderni, colui che, più di qualunque altro inglese, è responsabile della prospettiva attuale e dell’espansione prodigiosa del suo Paese. » .</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-17 21:32:09 UTC</pubDate>
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