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      <title>Neoassunti 2021/22 Ambito 9 by Angela Giardinaro</title>
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      <description>La scuola in DAD</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-03-05 20:44:58 UTC</pubDate>
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         <author>a_giardinaro</author>
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         <description><![CDATA[<div>il link è stato modificato hochiesto spiegazioni a Canva ma non ho ottenuto ancora risposte.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-23 17:31:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>englishpedia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Come si evince dal P.D.M. dell'Istituto presso cui sono in servizio, è prevista una sezione relativa agli obiettivi di processo in termini di inclusione e differenziazione. Nella fattispecie, è prevista la promozione di iniziative atte all'inclusione, nonché il&nbsp; potenziamento di metodologie inclusive mediante progetti finalizzati a favorire l'integrazione di alunni B.E.S., D.S.A. e con handicap/disabilità. Gli obiettivi primari - secondo quanto riportato nel P.D.M. riguardano i risultati scolastici e le competenze chiavi europee, più specificatamente ridurre la dispersione scolastica, limitare la percentuale di alunni non ammessi per scarso rendimento e profitto scolastico nel corso del primo biennio, migliorare le competenze in materia di cittadinanza attiva. Limitatamente alla mia breve esperienza diretta (sono titolare fuori provincia e in servizio in assegnazione provvisoria) e a seguito ad una approfondita lettura del P.T.O.F., l'istituto in questione attua strategie al fine di coinvolgere attivamente gli alunni nel loro processo di crescita, in un’ottica di potenziamento di competenze, di integrazione e di inclusione sociale. Vengono messi in atto strategie finalizzate alla promozione e alla valorizzazione dell'educazione interculturale e alla pace, al rispetto</div><div>delle differenze e il dialogo interculturale, percorsi di ri-motivazione, di contrasto dell’abbandono e della dispersione scolastica, nonché esperienze e percorsi formativi interculturali (in primis Erasmus+), e progetti finalizzati all'inclusione e alla riduzione della dispersione scolastica. L'Istituto è altresì in costante collaborazione con varie Onlus e associazioni locali (con particolare riferimento al Polo Catanese di Interculturalità). Infine, relativamente ai progetti PON ed Erasmus+ (fra cui KA2 “Renewable Energy Sources – Our Chance For Clean Air In Europe”, KA2 "Keep calm and Be green"), l'Istituto offre diversi progetti transazionali al fine di sviluppare/potenziare la dimensione formativo-professionale mediante stages e tirocini all'estero, in una dimensione squisitamente inter- e multiculturale, in sinergia con le scuole dei paesi partecipanti, con le quali l'Istituto è in partenariato (Polonia, Finlandia, Macedonia, Portogallo, Grecia, Spagna, Norvegia, Lettonia, Bulgaria, Turchia). PROF.SSA DEL SARTO LUCIA DOMENICA</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-26 15:35:22 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara Vyssia Ursino</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2019943401</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br><br></div><div>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?<br><br></div><div>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative.<br><br></div><div>L’Istituto Omnicomprensivo Angelo Musco, presso cui insegno da oramai 7 anni, è situato in uno dei quartieri più difficili della periferia catanese.&nbsp; Il Musco è una realtà complessa ed eterogenea. Diverse sono anche le caratteristiche socio-culturali degli alunni che la frequentano.<br><br></div><div>1.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Dinanzi all’evidente incremento della presenza di alunni provenienti da etnie e culture diverse, in attuazione alle vigenti disposizioni normative in tema di inclusione, inserimento e successo formativo degli alunni stranieri (D.P.R. 394/99; linee direttive della Pubblica Istruzione del 2006; C.M. n.4233 del 19/02/ 2014), negli aspetti organizzativi, l’azione del Musco, mira a facilitare l’ingresso di questi alunni nel sistema educativo e a limitare la nascita di crisi di adattamento, consapevole di dover svolgere un lavoro che non può limitarsi alla mera trasmissione delle conoscenze. La collaborazione con le Istituzioni del territorio, parrocchie e associazioni attraverso attività pratiche di laboratori artistici, teatrali, sportivi e musicali è parte integrante di questo obiettivo.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>2.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Un primo passo di fondamentale importanza per favorire l’accoglienza e l’integrazione di questi alunni è instaurare un clima disteso di partecipazione e di reciproca fiducia anche con le famiglie di appartenenza mediante colloqui con mediatori linguistici, ove si renda necessario. Conoscere la storia familiare, personale e scolastica, le abilità, le aspirazioni e le aspettative dell’alunno è altresì essenziale. Ognuno di questi ragazzi porta con sé un bagaglio di vita e di esperienze che rappresentano il punto di partenza di qualsiasi attività educativa formativa e didattica e che sono un arricchimento per la classe in termini sia umani che culturali. Alfabetizzazione e semplificazione linguistica saranno strumenti indispensabili per favorire la totale integrazione di questi ragazzi che avranno così modo di capire e farsi comprendere. E ancora percorsi personalizzati (P.E.P) e laboratori.</div><div>&nbsp;</div><div>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Personalmente insegno Esecuzione ed interpretazione CANTO e Esercitazioni corali. Quello della musica è di per sé un linguaggio universale.<br>La pratica musicale favorisce lo sviluppo di una personalità equilibrata, aiuta a incrementare l’autostima e a costruire relazioni con gli altri e, in quanto disciplina fondante sulla socialità, promuove l’inclusione in toto e l’instaurazione di relazioni di empatia in un clima sereno capace di abbattere qualsiasi differenza socio-culturale.<br>In concreto, è abbastanza semplice mettere in campo in musica azioni che favoriscono la conoscenza e lo scambio di substrati culturali musicali di diverse culture.<br>L’includere nel repertorio di studio, soprattutto per la musica di insieme, strumenti e canti tradizionali dei repertori etnici popolari delle varie culture, diventa lo strumento primario ai fini di un costruttivo riconoscimento identitario nel contesto della cultura ospitante. Chiara Vyssia Ursino<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-30 14:47:43 UTC</pubDate>
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         <title>Lucia Brancato</title>
         <author>luci_brancato</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2020983085</link>
         <description><![CDATA[<div>La scuola nella quale insegno da quest'anno è il Liceo Classico Europeo del Convitto Nazionale "M.Cutelli. Il Convitto "Cutelli" è una realtà particolare perchè accoglie al suo interno Scuola Primaria, Scuola Secondaria di Primo Grado e, appunto, Liceo Classico Europeo. Tale particolarità rende il Convitto "Cutelli"una delle poche realtà scolastiche in Sicilia in cui si realizza un progetto di continuità educativa tra i vari ordini scolastici. La sua utenza è estremamente variegata, con una notevole differenza a livello socio-economico-culturale tra alunni della Scuola Primaria, della Secondaria di I Grado e del Liceo. Se nella Scuola Primaria e Secondaria di I Grado sono diversi i discenti svantaggiati anche in virtù del particolare territorio nel quale la scuola insiste, la Civita, nel Liceo l'utenza è in generale medio-alta, anche nel caso di alunni con genitore/genitori straniero/stranieri. Visionando il PTOF ho potuto vedere che esso presenta un piano dell'inclusione per prevenire gli svantaggi e la dispersione scolastica ma, di fatto, tale piano ha riguardato ad oggi soprattutto l'utenza della Scuola Primaria che appare la più variegata e svantaggiata. In particolare, la realtà semiconvittuale del Liceo Classico Europeo ( con pagamento di una retta annuale) consente alla scuola di sopperire alle carenze  economiche del fondo d'Istituto e di trovare così le risorse per pagare mediatori culturali e/o insegnanti volti a favorire l'inclusione degli alunni stranieri presenti numerosi nella scuola Primaria. Lucia Brancato</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-31 10:38:14 UTC</pubDate>
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         <title>Devis Pavanel - I.S.I.S. Duca degli Abruzzi.</title>
         <author>devispavanel75</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/1556297662/d3c32dc8eb554422c25a228cd50cac21/DEVIS_Risposte.pdf" />
         <pubDate>2022-01-31 18:26:34 UTC</pubDate>
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         <title>Fasanelli Renato - Duca Degli Abruzzi- Politecnico del Mare</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2029517137</link>
         <description><![CDATA[<div>Prof. Fasanelli Renato, Istituto Duca Degli Abruzzi – Politecnico del Mare.<br><br></div><div><br>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?</div><div>Secondo i dati ISTAT attualmente in Italia la popolazione scolastica che intraprende il primo anno di scuola secondaria superiore è di circa 573000 persone, di queste il 9% sono straniere. Nel giro di 14 anni tale percentuale aumenterà di circa il doppio. Questo richiede di fatto un lavoro individualizzato, la progettazione di interventi e azioni mirate.<br><br></div><div>L’istituto in cui insegno mira a fornire ambienti che favoriscano lo sviluppo del “contatto sociale” e delle capacità di interagire; potenziare i livelli di autostima al fine di una serena accettazione dei propri limiti, ma anche delle proprie abilità; promuovere un vissuto esperienziale che li avvicini il più possibile alle esigenze della vita per assumere, nel corso di tali esperienze, una serie di conoscenze, una consapevolezza di se stessi e una migliore e spontanea integrazione scolastica e sociale; dare l’opportunità ad ogni alunno di accedere ad una serie di attività formative che permettano loro di acquisire competenze specifiche, spendibili laddove è possibile, nel mondo lavorativo<br><br></div><div>Essendo un istituto tecnico, è possibile far integrare questi ragazzi con la cosiddetta “didattica del saper fare”. Questo permette di abbattere anche la barriera linguistica che si potrebbe creare. In ogni caso si va quindi a prediligere una didattica laboratoriale a discapito di quella frontale.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div><br>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?</div><div>Premesso che negli ultimi anni non si sono avuti stranieri di prima generazione, quasi tutti di seconda generazione, la scuola in cui insegno ha un piano di accoglienza che consiste in:<br><br></div><div>Se possibile già al momento della pre-iscrizione, avviene tutta la fase di acquisizione delle informazioni, quali la visione della documentazione, contatto con gli specialisti, contatto con la famiglia, contatto con i docenti dell’ordine di scuola di provenienza e infine la compilazione di una scheda conoscitiva.<br><br></div><div>Dopo tale passaggio viene determinata la classe più idonea alle caratteristiche dell’alunno, dopo il quale si presenterà il caso all’intero consiglio di classe (il primo cdc di settembre) il quale predisporrà una bozza di PDP ad hoc e il docente coordinatore, successivamente prenderà contatto con la famiglia dell’alunno.&nbsp;<br><br></div><div>Nel secondo consiglio di classe si avrà la stesura finale del PDP, con la conseguente sottoscrizione del documento. Da esso si evinceranno le eventuali misure dispensative e compensative da attuare. Entro 15gg il documento dovrà essere firmato dal cdc e dai genitori dello studente.<br><br></div><div>Questa è una linea guida, ma ogni caso è a sé. Infatti è capitato di dover riunire il consiglio di classe anche per un alunno straniero di seconda generazione. L’alunno mostrava difficoltà di comprensione nella lingua italiana. Il cdc si è riunito per valutare il caso specifico e ha predisposto delle lezioni in lingua inglese, in modo da aumentare l’inclusione del ragazzo.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><h1>Come si concretizza il paradigma interculturale nell’azione educativa?</h1><div>E’ fondamentale lavorare sul gruppo classe, enfatizzando la ricchezza che può generare la conoscenza di altre culture. Si deve cercare di promuovere l’apertura mentale, le relazioni e lo scambio reciproco. E’ necessario valorizzare la diversità nell’accezione positiva del termine, ma anche soprattutto enfatizzare i rapporti tra pari, sia durante l’attività scolastica che extrascolastica.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-04 14:27:16 UTC</pubDate>
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         <title>MONICA DI MAURO                  Come si è organizzato l&#39;istituto presso cui insegno di fronte alla multietnicità delle classi? Come vengono gestiti i processi di accoglienza e integrazione? Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2030067114</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Piena inclusione, realizzazione del sè in armonia con gli altri, reciproco arricchimento umano e culturale di tutti i soggetti coinvolti nella relazione educativa sono i principi ispiratori dell'azione inclusiva dell' IIS Marconi Mangano, che accoglie molti studenti BES , fra cui stranieri, e con disabilità, favorendo un clima relazionale positivo, caratterizzato da responsabilità e tolleranza, nel pieno rispetto delle esigenze individuali e delle regole della comunità scolastica. In particolare il plesso "Mangano", sia per la sua collocazione nel contesto socio-economico di rilevante criticità che per la sua offerta formativa storica (da molti anni sede di corsi di studio a indirizzo professionale) accoglie un numero consistente, e crescente nel tempo, di alunni e alunne con Bisogni Educativi Speciali, siano questi di carattere personale, culturale, socio-economico o familiare. Questo ha spinto l'Istituto a rendere pienamente integrato il sistema di osservazione e costruzione di percorsi individualizzati con monitoraggio in itinere degli studenti BES per l'intera progettazione delle attività scolastiche; adoperandosi sempre più in vista di una crescente e organica integrazione degli alunni BES, degli stranieri e&nbsp; degli alunni con disabilità, presenti nel gruppo classe.&nbsp; &nbsp; L'azione inclusiva dell'Istituto,&nbsp; si esplicita, nel rispetto del quadro legislativo della Scuola italiana, anche attraverso la priorità accordata ai temi dell'interculturalità, della solidarietà, della pace e del rispetto reciproco. INCLUSIONE e INTERCULTURA sono strettamente interconnesse, ed ACCOGLIERE significa ASCOLTARE CON ATTENZIONE. &nbsp; All'interno dell'istituto i processi di accoglienza e integrazione vengono gestiti innanzitutto attraverso interventi che&nbsp; formano ed educano i docenti&nbsp; e quindi, di conseguenza il gruppo classe, a sentirsi parte di un gruppo interconnesso; mi riferisco ai numerosi corsi di Formazione in servizio rivolti al personale docente, ai fini dell'inclusione, come già&nbsp; previsto nel 2014 dalle Linee guida per l'accoglienza e l'inclusione degli alunni stranieri. Siamo consapevoli di vivere in una società multietnica e che   dal confronto con il "diverso" non può venir fuori altro se non un arricchimento, che ci fa guardare con occhi nuovi la realtà intorno a noi. La scuola ha accolto in pieno la sfida: riuscire ad integrare i ragazzi stranieri non è sempre facile, specialmente laddove ci sono atteggiamenti di chiusura da parte loro, a causa di retaggi familiari che si portano dietro e che spesso creano barriere difficili da abbattere. Tali alunni svolgono le attività previste dai loro piani didattici attraverso la sinergia educativa tra i docenti curriculari sempre nella logica della piena realizzazione dell'individuo e della perfetta integrazione nel corpo classe.&nbsp; Per questi alunni è prevista un'azione didattica flessibile, che tenga conto in primis delle difficoltà linguistiche che alcuni di loro potrebbero incontrare; in particolare l'Istituto dedica un'attenzione particolare agli alunni con BES per svantaggio linguistico, infatti ha attivato Corsi di Italiano per gli alunni stranieri; inoltre una metodologia didattica ad hoc consiste  nell'adattamento dei curricula alle esigenze di ciascuno di loro, come è successo a me, quando&nbsp; uno studente di origine albanese, di una classe terza mi ha chiesto esplicitamente di svolgere una lezione di geografia sul suo Paese di origine, per condividere con i compagni la sua storia e quella della sua terra. Grazie a Kevin ho imparato un modo diverso di fare scuola, e, spesso, nella nostra classe, le mie lezioni sono precedute dall'ascolto di alcuni video musicali scelti da Kevin, che in questo modo&nbsp; ci ha fatto conoscere la musica albanese.&nbsp; Un'altra strategia che sto cercando di mettere a punto con lui è la COLLABORAZIONE TRA PARI, infatti facciamo didattica inclusiva anche quando gli alunni stranieri interagiscono con i compagni&nbsp; attraverso metodologie peer to peer, per cui un alunno, a rotazione, diventa tutor del compagno straniero .&nbsp; Questo li aiuta ad integrarsi anche per quello che può diventare per loro&nbsp; un PROGETTO DI VITA. Per quanto riguarda in particolare gli alunni BES, l'Istituto Marconi-Mangano, a seguito delle novità legislative introdotte a partire dalla Direttiva MIUR n. 271/2012, e relativi allegati e successive integrazioni, ha pienamente implementato all'interno sia della sua quotidiana organizzazione didattica sia della programmazione strategica di più ampio respiro, la logica&nbsp; del quadro normativo relativo agli studenti BES, che chiede alle Istituzioni scolastiche di passare da un'impostazione clinico-medica, come ad esempio per gli alunni con DSA certificati, a una logica pedagogico-didattica. La responsabilità dell'individuazione degli alunni BES è, come prevede la legge, a carico del CdC che, contestualmente all'individuazione dopo debita osservazione di una condizione di disagio di natura socio-economico-relazionale, oltre a indicare il bisogno educativo speciale elabora una strategia didattica di recupero, sostegno, rafforzamento delle capacità dell'alunno attraverso gli strumenti didattici più opportuni.&nbsp; l’IIS Marconi Mangano ha deliberato di istituire la figura del TUTOR DELLA CLASSE in luogo di quella, classica, di coordinatore. Tale figura, di più ampio respiro, è finalizzata non solo ad assistere gli studenti così da superare ogni eventuale criticità che possa incidere negativamente sul profitto o sulla condotta, ma soprattutto a supportare tutti gli alunni nella crescita individuale.<br>Monica Di Mauro&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-04 19:45:53 UTC</pubDate>
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         <title>Andrea Finocchiaro </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2030492379</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all'aumento della multi etnicità̀ delle classi?&nbsp;</strong></div><div>La crescita costante della presenza di alunni stranieri nella scuola italiana negli ultimi due decenni ha posto fin dall'inizio la questione della loro integrazione. Per evitare episodi di discriminazione bisogna innanzitutto individuare e accogliere gli alunni stranieri e interagire con le loro famiglie affiancando loro misure adeguate di sostegno durante il percorso di studi. Un aspetto chiave della questione è quello relativo alla “presa in carico” dell’alunno, che deve essere fatto proprio dall’intera “comunità educante”, sfuggendo a processi di mandato al solo insegnante di sostegno. Da qua il bisogno di azioni formative mirate, peculiari e costruiti su un controllo partecipato dell’inclusione e disposti allo studio cooperativo.</div><div><strong>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?&nbsp;</strong></div><div>Nella scuola in cui presto servizio allo scopo di garantire una buona integrazione degli studenti sono state realizzate le seguenti attività: elaborazione di un protocollo d'Accoglienza e di una griglia strutturata di osservazione e rilevazione per alunni con BES; PEI costruiti su un'attenta lettura delle Diagnosi Funzionali, dei Profili Dinamici Funzionali e dell'ambiente di vita dell'alunno; scelte metodologiche dei docenti (programmazione per fasce di livello, gruppi cooperativi, tutoring, differenziazione dei percorsi didattici, interventi individualizzati, uso di misure dispensative e strumenti compensativi); riduzione o semplificazione degli obiettivi, differenziazione dei tempi di apprendimento; presenza di un docente per alunni con autismo, uso della scheda funzionale di osservazione del comportamento e del diario di bordo, metodo ABA come modello di intervento educativo. Frequente e proficuo il raccordo con figure esterne coinvolte nella rete educativa (psicologi, riabilitatori, famiglie).</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?</strong></div><div>Per educazione interculturale si intende l'individuazione di uno specifico percorso di interazioni fra soggetti appartenenti a diverse culture e mirante a favorire il superamento del monoculturalismo. L'educazione interculturale costituisce, in qualche modo, la risposta educativa alle esigenze delle società multiculturali odierne; queste società sono caratterizzate dalla presenza, in un determinato contesto come la scuola, di più culture. Qui i soggetti e i gruppi sono elementi di una realtà complessa e interagiscono tra loro secondo dinamiche diverse. La scuola, per prima, deve attuare questo processo, nell'ottica di una società globale e quindi multiculturale. Essa deve appropriarsi di strumenti volti al cambiamento e all'integrazione di più culture mantenendo il suo obiettivo primario di sviluppo e benessere attraverso l'educazione.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-05 08:40:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-07 17:25:21 UTC</pubDate>
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         <title>L’istituto presso cui insegno, il Liceo “Giuseppina Turrisi Colonna” di Catania, presenta un limitato numero di alunni stranieri inseriti in classi composte soprattutto da alunni italiani provenienti dalla città o dall’hinterland catanese. Si tratta di ragazzi che, spesso, conoscono poco la lingua italiana a causa del recente arrivo in Italia o dell’inadeguatezza del precedente percorso formativo che non ha permesso loro di colmare lo svantaggio linguistico.  Benché la multietnicità – più marcata in altri territori o in scuole ad indirizzo tecnico e/o professionale – non sia ancora una caratteristica dell’istituto, il Liceo “Turrisi Colonna” mette in pratica un protocollo di inclusione degli alunni stranieri al fine di garantire loro il successo formativo e, al contempo, renderli una risorsa per gli altri studenti i quali – nell’incontro con la diversità – possano avere l’opportunità di aprirsi al pluralismo dal quale non può prescindere la formazione umanistica liceale. Perché si possa attuare al meglio l’accoglienza degli alunni stranieri, fondamentale risulta la collaborazione con le famiglie; la scuola cerca, pertanto, di coinvolgere i genitori degli alunni nel processo formativo esplicitando le difficoltà dei loro figli in modo che questi vengano stimolati e supportati al meglio. Al fine di ridurre lo svantaggio linguistico, la scuola organizza ogni anno un corso di prima alfabetizzazione che, però, può accogliere un numero limitato di alunni del primo biennio. Affinché il supporto si estenda ad un numero più cospicuo di alunni, si stabiliscono contatti con le associazioni culturali di diversi Paesi stranieri operanti sul territorio presso le quali si tengono lezioni di lingua italiana e si indirizzano i ragazzi alla loro frequenza. Nella pratica didattica, oltre a valorizzare il vissuto degli alunni stranieri e a creare un clima improntato sull’apertura e il dialogo, i docenti delle classi in cui sono presenti ragazzi con svantaggio linguistico e culturale predispongono piani didattici personalizzati nei quali si prevedono strumenti compensativi e misure dispensative che possano supportare gli allievi durante il percorso di acquisizione della L2 o di affinamento delle competenze linguistiche possedute. </title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Annamaria Raiti</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-07 17:41:40 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-07 21:59:18 UTC</pubDate>
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         <title>LAUDANI CARMELA I.I.S. MARCONI-MANGANO CATANIA</title>
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         <pubDate>2022-02-09 17:32:26 UTC</pubDate>
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         <title>Maria Amodei</title>
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         <pubDate>2022-02-09 18:09:35 UTC</pubDate>
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         <title>Tre domande sull&#39;accoglienza</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l’istituto in cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br>La multietnicità delle mie classi nell'Istituto dove insegno quest'anno, la sede succursale del Liceo "G. Turrisi Colonna" di Catania, non è propriamente esplosa negli ultimi anni - per esempio mi ritrovo ad avere soltanto 2 alunne straniere - probabilmente perché gli indirizzi dove presto servizio, il Liceo delle Scienze Umane e il Liceo Economico Sociale, non destano al momento un grande interesse presso le comunità di stranieri residenti nell'hinterland catanese, rispetto a corsi di studio più professionalizzanti.&nbsp;<br><br>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e d’integrazione?<br>Il protocollo di accoglienza per gli studenti stranieri prevede l'organizzazione di corsi pomeridiani di lingua italiana e la stesura di PDP per studenti con svantaggio linguistico e culturale da parte dei singoli consigli di classe, in modo da mettere in campo le opportune misure dispensative e gli adeguati strumenti compensativi, naturalmente cercando di coinvolgere le famiglie nel percorso educativo.<br>Gli studenti vengono inoltre incoraggiati e indirizzati alla frequenza di attività di doposcuola.<br><br>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?<br>Noi docenti nelle attività di classe incoraggiamo l'inclusione, con effetti di tangibile miglioramento delle capacità comunicative, in genere attraverso l'organizzazione di gruppi di lavoro e con il peer tutoring.<br>Quando possibile viene valorizzato il bagaglio culturale e scolastico pregresso degli studenti, che vengono quindi incoraggiati a contribuire al dialogo educativo in corso con le proprie specificità di individui provenienti da un contesto e che si predispongono a essere inclusi in un altro.<br><br>Salvatore Tomarchio</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-09 21:41:11 UTC</pubDate>
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         <title>Antonino Carbonaro</title>
         <author>ninotrb</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2039979536</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br><br></div><div>Il Liceo Musicale Statale “G.Turrisi Colonna” di Catania presso il quale sono in servizio da ormai sei anni, non è frequentato da molti alunni stranieri. Grazie alla sua centralità è frequentato per lo più da ragazzi dell’hinterland catanese, che scelgono come specialità l’ambito musicale. In questi sei anni però ho sempre fatto completamento orario con altre scuole, come IOS Musco, presso il quale è abbastanza frequente trovare ragazzi di altre culture e provenienze. Sul sito di questo Istituto, IOS Musco ho trovato delle norme che disciplinano in ambito scolastico la presenza di alunni provenienti da etnie e culture diverse, in attuazione alle vigenti disposizioni normative in tema di inclusione, inserimento e successo formativo degli alunni stranieri (D.P.R. 394/99; linee direttive della Pubblica Istruzione del 2006; C.M. n.4233 del 19/02/ 2014), negli aspetti organizzativi, l’azione della scuola, mira a facilitare l’ingresso di questi alunni nel sistema educativo e a limitare la nascita di crisi di adattamento, consapevole di dover svolgere un lavoro che non può limitarsi alla mera trasmissione delle conoscenze. La collaborazione con le Istituzioni del territorio, parrocchie e associazioni, attraverso attività pratiche di laboratori artistici, teatrali, sportivi e musicali è parte integrante di questo obiettivo.<br><br></div><div>Come vengono gestiti i processi d’integrazione e di accoglienza?<br><br></div><div>Necessaria è la collaborazione con la famiglia affinché l’azione educativa possa essere efficace, coinvolgendola, il ragazzo sarà supportato e aiutato nel migliore dei modi. Il Liceo Turrisi Colonna di Catania ha un protocollo di accoglienza per alunni stranieri. Questo prevede dei corsi pomeridiani di lingua Italiana. Il consiglio di classe redige l’eventuale PDP per questi studenti, aiutandoli tramite l’utilizzo di misure compensative e dispensative. Sopratutto in ambito musicale, il vissuto dell’alunno straniero diventa fonte di arricchimento per gli altri suoi compagni.<br><br></div><div>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?<br><br></div><div>Insegnando esecuzione ed interpretazione dello strumento musicale, poche sono state le opportunità di avere alunni stranieri. Quando ho avuto tale fortuna abbiamo sempre fatto riferimento al suo vissuto musicale, traendo beneficio dalla musica e dai suoni di origine. La musica, è il linguaggio universale per eccellenza, l’azione educativa in questo caso, non può che trarne vantaggi da entrambe le parti Docente/Alunno, mirando ad attività di tipo laboratoriali come peer to peer e cooperative learning.<br><br></div><div>Antonino Carbonaro<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 10:58:39 UTC</pubDate>
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         <title>Riolo Vincenzo</title>
         <author>vincenzoriolo76</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040088588</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br><br></div><div>Durante l’ultimo decennio assistiamo al continuo e progressivo aumento della multietnicità nelle nostre scuole, fenomeno che ci ha portati a riflettere ed a confrontarci sempre di più con realtà culturali, linguistiche e religiose diverse dalla nostra. La multietnicità nel contesto scuola, secondo me, diventa così possibilità di arricchimento culturale e confronto positivo all’ interno delle classi. L’ Istituto Omnicomprensivo “Pestalozzi” di Catania, in cui insegno nell’ indirizzo di secondaria superiore di II° grado di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera, ubicato in uno dei quartieri difficili della periferia di Catania, punta ovviamente sull’inclusione e al successo formativo di tutti i discenti. Per questo motivo la Carta dei Servizi dell’Istituto “Pestalozzi” ha come fonte di ispirazione fondamentale gli articoli 3, 33, 34 della Costituzione Italiana e cita in particolare l’uguaglianza, in quanto nessuna discriminazione nell’erogazione del servizio scolastico può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni psico-fisiche e socio-economiche. Inoltre si collabora con varie associazioni che insistono sul territorio, si sviluppano progetti di accoglienza, partecipazione, scambi culturali e integrazione in tutti i livelli di istruzione. Nello specifico dell’indirizzo di II° grado del professionale Enogastronomico e dell’Ospitalità Alberghiera, l’inclusione e l’integrazione sono facilitati dal percorso che sviluppa principalmente le attività pratiche in laboratorio, dove si sviluppano competenze specifiche settoriali che quindi riducono al minimo le possibili problematiche legate alla multietnicità.<br><br></div><div>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?<br><br></div><div>I processi di accoglienza ed integrazione vengono gestiti istaurando tra componente scolastica ed allievi stranieri un clima disteso, positivo e costruttivo. Si programmano ad esempio delle Uda specifiche per sensibilizzare a riconoscere la diversità come opportunità. Ci si sofferma ad esempio con percorsi multidisciplinari su temi come gentilezza o accoglienza. Fondamentale e decisivo risulta il continuo rapporto tra la scuola e le famiglie, in un confronto continuo facilitando l’integrazione. Se richiesto ci si può affidare a mediatori linguistici, psicologo oltre che ovviamente adottando nella didattica tutte le misure compensative del caso. Personalmente per la specificità della materia che insegno il processo di inserimento ed integrazione avviene quasi naturalmente, in quanto le attività in laboratorio prettamente incentrate sullo sviluppo di abilità e competenze tecnico pratiche, aiutano anche i ragazzi con più difficoltà di integrazione, ad una completa valorizzazione delle proprie attitudini e capacità.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative.<br><br></div><div>Secondo me, nella realtà della scuola secondaria di secondo grado, l’aumento della presenza di studenti non italiani è spesso considerata ancora come una vera e propria emergenza, dove vengono predisposti per lo più protocolli per l’accoglienza o l’ insegnamento dell’italiano in percorsi di sostegno extrascolastico, senza l’attivazione di progettazioni curricolari finalizzati all’inclusione.&nbsp; L’ interculturalità viene intesa in modo riduttivo come semplice gestione di una classe “multietnica” oppure come didattica “eccezionale” da organizzare in occasione di progetti specifici, magari con l’ausilio di operatori esterni.<br><br></div><div>Nella mia opinione l’integrazione sociale passa attraverso quella scolastica, quindi è necessario individuare i fattori di discriminazione, non solo nelle pratiche di gestione relazionale delle classi, ma attuando delle nuove modalità di insegnamento inclusive nelle diverse discipline.&nbsp;</div><div>Un percorso che implica la trasformazione della realtà educativa e didattica, attraverso l’incontro e l’attivazione di processi comunicativi tra persone portatrici di cultura, atteggiamenti e stili di vita differenti e che si traduca in un nuovo modo di insegnare e che&nbsp; possa rappresentare uno strumento per avviare anche nella scuola secondaria di secondo grado una riflessione sulle metodologie disciplinari necessarie per adottare una prospettiva, in cui le differenze non siano più percepite come un ostacolo, bensì come una ricchezza.<br>Personalmente in questo sono agevolato dalla mia materia di insegnamento, prettamente tecnico pratica, che azzera quasi del tutto le difficoltà derivanti dalla multiculturalità delle classi.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 12:19:09 UTC</pubDate>
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         <title>Riolo Vincenzo IO Pestalozzi</title>
         <author>vincenzoriolo76</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040104992</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br><br></div><div>Durante l’ultimo decennio assistiamo al continuo e progressivo aumento della multietnicità nelle nostre scuole, fenomeno che ci ha portati a riflettere ed a confrontarci sempre di più con realtà culturali, linguistiche e religiose diverse dalla nostra. La multietnicità nel contesto scuola, secondo me, diventa così possibilità di arricchimento culturale e confronto positivo all’ interno delle classi. L’ Istituto Omnicomprensivo “Pestalozzi” di Catania, in cui insegno nell’ indirizzo di secondaria superiore di II° grado di Enogastronomia e ospitalità alberghiera, ubicato in uno dei quartieri difficili della periferia di Catania, punta ovviamente sull’inclusione e al successo formativo di tutti i discenti. Per questo motivo la Carta dei Servizi dell’Istituto “Pestalozzi” ha come fonte di ispirazione fondamentale gli articoli 3, 33, 34 della Costituzione Italiana e cita in particolare l’uguaglianza, in quanto nessuna discriminazione nell’erogazione del servizio scolastico può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni psico-fisiche e socio-economiche. Inoltre si collabora con varie associazioni che insistono sul territorio, si sviluppano progetti di accoglienza, partecipazione, scambi culturali e integrazione in tutti i livelli di istruzione. Nello specifico dell’indirizzo di II° grado del professionale Enogastronomico e dell’Ospitalità alberghiera, l’inclusione e l’integrazione sono facilitati dal percorso che sviluppa principalmente le attività pratiche in laboratorio, dove si sviluppano competenze specifiche settoriali che quindi riducono al minimo le possibili problematiche legate alla multietnicità.<br><br></div><div>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?<br><br></div><div>I processi di accoglienza ed integrazione vengono gestiti istaurando tra componente scolastica ed allievi stranieri un clima disteso, positivo e costruttivo. Si programmano ad esempio delle Uda specifiche per sensibilizzare a riconoscere la diversità come opportunità. Ci si sofferma ad esempio con percorsi multidisciplinari su temi come gentilezza o accoglienza. Fondamentale e decisivo risulta il continuo rapporto tra la scuola e le famiglie, in un confronto continuo facilitando l’integrazione. Se richiesto ci si può affidare a mediatori linguistici, psicologo e ovviamente adottando nella didattica tutte le misure compensative del caso. Personalmente per la specificità della materia che insegno il processo di inserimento ed integrazione avviene quasi naturalmente, in quanto le attività in laboratorio prettamente incentrate sullo sviluppo di abilità e competenze tecnico pratiche, aiutano anche i ragazzi con più difficoltà di integrazione, ad una completa valorizzazione delle proprie attitudini e capacità.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative.<br><br></div><div>Secondo me, nella realtà della scuola secondaria di secondo grado, l’aumento della presenza di studenti non italiani è spesso considerato ancora come una vera e propria emergenza, dove vengono predisposti per lo più protocolli per l’accoglienza o l’ insegnamento dell’italiano in percorsi di sostegno extrascolastico, senza l’attivazione di progettazioni curricolari finalizzati all’inclusione.&nbsp; L’ interculturalità viene intesa in modo riduttivo come semplice gestione di una classe “multietnica” oppure come didattica “eccezionale” da organizzare in occasione di progetti specifici, magari con l’ausilio di operatori esterni.<br><br></div><div>Nella mia opinione l’integrazione sociale passa attraverso quella scolastica, quindi è necessario individuare i fattori di discriminazione, non solo nelle pratiche di gestione relazionale delle classi, ma anche attuando delle nuove modalità di insegnamento inclusive delle discipline.&nbsp;</div><div>Un processo che implica la trasformazione della realtà educativa e didattica, attraverso l’incontro e l’attivazione di processi comunicativi tra persone portatrici di cultura, atteggiamenti e stili di vita differenti, che si traduca in un nuovo modo di insegnare e che&nbsp; possa rappresentare uno strumento per avviare anche nella scuola secondaria di secondo grado una riflessione sulle metodologie disciplinari necessarie in cui le differenze non siano più percepite come un ostacolo, bensì come una ricchezza.<br>Personalmente sono agevolato dalla mia materia di insegnamento, prettamente tecnico pratica, che azzera quasi del tutto le difficoltà derivanti dalla multiculturalità delle classi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 12:30:28 UTC</pubDate>
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         <title>Giuseppe Mario Finocciaro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040434358</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato L'Istituto presso cui insegno di fronte all'aumento della multietnicità delle classi ?<br><br>L'Istituto dove io insegno ha realizzato corsi di potenziamento della lingua Italiana in modo d'agevolare positivamente i processi di integrazione.<br><br>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione ?<br><br>Con l'incremento annuo degli alunni stranieri, la scuola è stata dotata di normative che permettono di poter affrontare tutte le problematiche riguardanti l'accoglienza e l'integrazione.<br>IL D.P.R&nbsp; 394/99 ; linee direttive del 2006, C.M n.4233 del 19/02/2004 che affronta l'aspetto organizzativo, e facilita l'ingresso di questi nuovi alunni.<br><br>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative.<br><br><br>Una prima azione da fare per favorire una corretta integrazione è di instaurare un clima sereno nella classe cioè far sentire l'alunno a proprio aggio , conoscere la sua storia scolastica di partenza, conoscere la storia personale e familiare, conoscere le&nbsp; proprie aspirazioni e i propri progetti che vorrà realizzare nella nostra scuola.&nbsp; &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 14:59:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040437049</link>
         <description><![CDATA[<div>L’Istituto nel quale insegno&nbsp; è il Liceo Statale “G. Turrisi Colonna” sito a Catania. Il Liceo “Turrisi Colonna” è una realtà molto eterogenea poiché è costituita da diversi indirizzi di studi, quali il liceo musicale, il liceo linguistico, il liceo delle scienze umane, il liceo economico-sociale e da quest’anno accoglierà il percorso di studi del liceo coreutico.&nbsp; La sua utenza è estremamente eterogenea. Dalla visione del PTOF si evince un piano dell'inclusione per prevenire gli svantaggi e la dispersione scolastica e un piano di inclusione per accogliere gli alunni stranieri che presentano uno svantaggio nella comprensione della lingua italiana. E’ stata istituita una cattedra di L2 e dei corsi di Italiano lingua seconda curati da un docente specializzato nell’insegnamento dell’italiano per gli stranieri. Si rimanda naturalmente ai singoli Consigli di Classe la strutturazione di un percorso individualizzato di studi per gli alunni stranieri, al fine di favorire l’inclusione nella scuola. Sono previste attività di accoglienza e di coinvolgimento delle famiglie, attività atte sempre a favorire il successo formativo degli allievi.<br>Alice Cittadino</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 15:01:05 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040539811</link>
         <description><![CDATA[<div>L’istituto in cui insegno, l’I.T.I. S. Cannizzaro, sorge nella periferia urbana di Catania, un territorio che risente pesantemente, della crisi economica in atto che ha determinato una forte perdita di competitività e un aumento considerevole della disoccupazione, la più alta in Italia. Le famiglie degli studenti hanno un indice ESCS fra i più bassi del Paese, difficoltà a seguire i percorsi di studio dei figli che spesso sono costretti a lavorare per sostenere la fragile economia familiare. Il rendimento scolastico si attesta su livelli medio-bassi. In questo contesto, la scuola si pone come punto di riferimento e strumento di promozione sociale, luogo in cui si cerca di temperare il divario culturale e creare opportunità di formazione per un futuro lavorativo, o più raramente per il proseguimento negli studi superiori. Ciò non di meno, negli atti di indirizzo dell’istituto, non viene specificato nulla circa l’inclusione e l’integrazione di alunni di origine straniera. E’ demandato ad ogni consiglio di classe l’eventuale redazione di PDP per venire incontro alle esigenze degli alunni di diversa provenienza.<br>Giovanni Tonzuso<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 15:42:45 UTC</pubDate>
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         <title>SAIJA GIUSEPPE </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 16:03:35 UTC</pubDate>
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         <title>Vito Musumeci</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2040906150</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?<br></strong><br></div><div>L’ITI S. Cannizzaro è un Istituto Tecnico sito nella periferia urbana di Catania, un territorio che risente pesantemente della crisi economica e dell’alto tasso di disoccupazione. La scuola si pone come punto di riferimento e strumento di promozione sociale e culturale al fine di avviare i giovani ad un futuro lavorativo o al proseguimento degli studi universitari.</div><div>Sebbene la scuola sia molto attenta all’inclusione degli alunni con disabilità, non ho trovato riferimenti nel PTOF e nel Piano di Miglioramento che riguardino direttamente il tema della multietnicità nelle classi.</div><div>Infatti, nonostante abbia dodici classi del biennio comune dell’Istituto, il numero di alunni stranieri o provenienti da culture diverse è davvero limitato.</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e integrazione?<br></strong><br></div><div>All’interno di una classe in cui insegno è presente un alunno proveniente da un paese straniero. Nel caso specifico, i docenti si sono prodigati per favorire l’inclusione dell’alunno che dapprima non aveva creato un legame di amicizia con i propri compagni, sicuramente per via delle problematiche linguistiche.&nbsp;</div><div>Particolare attenzione è stata utilizzata nell’uso di adeguate metodologie e strategie didattiche collaborative che possano favorire il confronto tra pari ed il processo di inclusione. Anche le TIC sono state ampiamente utilizzate per rendere ancor più partecipi gli alunni al processo formativo e inclusivo.</div><div>Da un punto di vista didattico, il consiglio di classe ha predisposto un PDP con la partecipazione della famiglia che ha manifestato le proprie esigenze. Nel PDP sono state indicate adeguate misure compensative e dispensative da attuare per favorire il successo formativo dell’alunno.&nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div><strong>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?</strong></div><div>Il paradigma interculturale in un contesto educativo si concretizza mediante la costruzione di percorsi formativi che considerino la persona come una risorsa da valorizzare. Il concetto di diversità deve essere visto come un’occasione di crescita e di confronto per tutti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 18:24:57 UTC</pubDate>
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         <title>Consegna Laboratorio 1  Gruppo 6 Prof. Russo Angelo</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>1) Di fronte all'aumento della multietnicità delle classi l'istituto presso cui Insegno si è ben organizzato,<br>accogliendo e promuovendo la diversità culturale. Ne da indicazione ben precisa il PTOF (Piano&nbsp;<br>triennale offerta formativa), indicando il contesto scolastico, le scelte strategiche e l'organizzazione,&nbsp;<br>specificando le priorità e i traguardi con obiettivi formativi che mirano all’inserimento dell’utenza&nbsp;<br>multiculturale. Essa infatti, funge da stimolo per una didattica nuova e moderna ove l aspetto&nbsp;<br>"pratico", il "saper fare" diventa mezzo comunicativo ed inclusivo.&nbsp;<br>2) Prendendo ben in considerazione Il documento UNESCO 2006 Guidelines on Intercultural Education&nbsp;<br>l'Istituto in cui Insegno valorizza l'educazione interculturale e agevola il processo multidimensionale&nbsp;<br>di interazione tra soggetti di identità culturali diverse. Per far ciò si serve di protocolli che focalizzano&nbsp;<br>l' attenzione su quell'area dei "BES" che interessa anche lo svantaggio socioeconomico, linguistico,&nbsp;<br>culturale. Per tanto la scuola offre risposte adeguate e personalizzate, in particolare per coloro che&nbsp;<br>sperimentano difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua italiana - per esempio alunni di&nbsp;<br>origine straniera di recente immigrazione, attiva percorsi individualizzati e personalizzati, oltre ad&nbsp;<br>adottare strumenti compensativi e misure dispensative . Sicuramente assume una notevole&nbsp;<br>importanza il protocollo di accoglienza, che si propone di definire pratiche condivise all’ interno&nbsp;<br>dell’Istituto fra Dirigente e Docenti al fine di facilitare l’inserimento e l’orientamento degli alunni&nbsp;<br>stranieri , sviluppare un adeguato clima di accoglienza e proporre modalità di intervento per&nbsp;<br>l’apprendimento della lingua italiana e dei contenuti curricolari nelle diverse discipline.<br>3) L’ educazione interculturale è un processo multidimensionale, di interazione tra soggetti di identità&nbsp;<br>culturali diverse, che attraverso l'incontro interculturale vivono un'esperienza profonda e complessa,&nbsp;<br>di conflitto e accoglienza, come preziosa opportunità di crescita della cultura personale in un ottica&nbsp;<br>evolutiva in costante cambiamento. L'educazione interculturale, come ben sottolineato&nbsp;<br>da M.Pedriali, rimanda a “un insegnamento legato a un obiettivo di cambiamento, per poter&nbsp;<br>costruire un'educazione che non riproduca il sistema, ma che abbia come scopo la trasformazione&nbsp;<br>sociale e apra gli occhi agli individui”.La scuola italiana , si è sempre fatta portatrice di valori&nbsp;<br>di uguaglianza e integrazione, inserendo, a pieno titolo, gli studenti provenienti dai più svariati&nbsp;<br>contesti culturali. La presenza di alunni stranieri può essere davvero un'opportunità e un'occasione&nbsp;<br>di cambiamento per tutta la scuola. L'educazione interculturale diventa un collante tra le varie&nbsp;<br>discipline e gli stessi insegnanti. Realizzare un Paradigma interculturale è molto importante poichè&nbsp;<br>permette di aiutare gli studenti ad apprezzare la ricchezza interculturale, incoraggiare l’empatia e il&nbsp;<br>rispetto verso tutti. Conoscere e vivere la diversità culturale rappresenta una forma di&nbsp;<br>apprendimento davvero affascinante e che non riguarda solo la scuola, ma la società nel suo&nbsp;<br>complesso, dove l’elemento specifico consiste nel promuovere processi di apprendimento che&nbsp;<br>favoriscano la conoscenza degli altri e promuovano atteggiamenti di apertura, dialogo, relazione e&nbsp;<br>scambio reciproco.In quest'ottica la didattica pone le sue fondamenta sul concetto di “lavorare&nbsp;<br>insieme”, venire incontro alle esigenze dell'alunno e, al tempo stesso, della società, promuovendo la&nbsp;<br>conoscenza dell'altro tramite pratiche di condivisione delle varie culture attraverso i rispettivi&nbsp;<br>racconti e scritti. L abbattimento delle barriere e l eliminazione di ogni conflitto culturale deve essere&nbsp;<br>uno dei principi costitutivi della scuola. Prof. Russo Angelo - ISIS Duca degli Abruzzi Catania.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-10 20:11:17 UTC</pubDate>
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         <title>Prof.Raffaella Papa I.S.I.S &quot;Duca degli Abruzzi&quot;</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-11 14:46:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Pistone Daniela - IIS Marconi – Mangano<br><br></div><div><strong>1)</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Come si è organizzato l’istituto presso cui insegno di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?&nbsp;</strong></div><div>L’ IIS Marconi-Mangano di Catania presso cui insegno da quest’anno accoglie un’utenza eterogenea e per certi aspetti complessa, mi riferisco soprattutto al plesso Mangano, mia sede di servizio, situato nella periferia sud-ovest della città di Catania, zona ad alta densità abitativa.&nbsp;</div><div>All'interno dell'Istituto, sia per la sua collocazione nel contesto socio-economico di rilevante criticità che per la sua offerta formativa storica accoglie un numero consistente di alunni e alunne con Bisogni Educativi Speciali, siano questi di carattere personale, culturale, socio-economico o familiare. Questo ha spinto l'Istituto a rendere pienamente integrato il sistema di osservazione, costruzione di percorsi individualizzati con monitoraggio in itinere degli studenti BES per l'intera progettazione delle attività scolastiche, per questi alunni in particolare è prevista un’azione didattica flessibile che tenga conto delle difficoltà linguistiche e sociali, al fine di superare ogni eventuale criticità che possa incidere negativamente sul profitto ma soprattutto sulla crescita individuale.</div><div>Centrale nella progettazione d'Istituto è la cura dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, rivolta agli alunni con difficoltà, che rappresentano uno dei punti di forza dell'offerta formativa dell'I.I.S. Marconi-Mangano. La piena realizzazione dei PCTO rappresenta una grande opportunità di crescita per tutti gli alunni e, in particolare modo, per gli alunni BES, con disabilità e con Disturbi Specifici dell'Apprendimento, poiché permette loro di compiere un'importante esperienza ai fini dell'integrazione-inclusione in un ambiente complesso.<br><strong>&nbsp;2)</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?&nbsp;<br></strong>L’Istituto operando anche in aree “a rischio”, offre diversi progetti educativi finalizzati a prevenire la dispersione scolastica, garantire uguaglianza d’opportunità e rispondere al meglio alle esigenze dell’utenza; esso partecipa attivamente a tutte le iniziative volte a stimolare e potenziare la frequenza e l’assiduità alle attività scolastiche e supportare gli studenti in difficoltà (alunni 1° biennio, alunni a rischio dispersione, alunni extracomunitari, alunni diversamente abili, alunni con B.E.S. E D.S.A.), mediante potenziamento delle competenze di base in particolare della lingua L2, sportello ascolto e la pratica di metodologie didattiche innovative e digitali con attività curriculari e extracurriculari, realizzando una fattiva sinergia con le associazioni operanti nei contesti di riferimento. Il protocollo di accoglienza per gli alunni stranieri prevede, laddove è necessario, anche la stesura di PDP per studenti con svantaggio linguistico e culturale, in modo da poter applicare le opportune misure dispensative e gli adeguati strumenti compensativi.</div><div>L’ Istituto si impegna a favorire l'accoglienza dei genitori e degli alunni, l’inserimento e l’integrazione di questi ultimi, con particolare riguardo alla fase di ingresso alle classi iniziali e alle situazioni di rilevante necessità. Particolare impegno è prestato nella soluzione dei bisogni degli alunni stranieri, a quelli in situazione di disagio, ai diversamente abili ed a coloro che manifestano disturbi specifici di apprendimento ed agli alunni che per motivi sanitari non possono frequentare le regolari lezioni. L'Istituto organizza un'ampia varietà di percorsi (insieme a imprese di ambiti diversi: chimico, alimentare, del mondo dell‘abbigliamento, presso case di cura, ludoteche, asili comunali), avvalendosi delle migliori professionalità disponibili dentro l'Istituto e nel mondo del lavoro e sempre lavorando in piena sinergia con il Consiglio di classe, con le famiglie, con gli enti pubblici e privati che sono coinvolti nel percorso dell'alunni (ASP, pedagogisti, educatori, associazioni, ecc).&nbsp;</div><div><strong>&nbsp;3)</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?</strong></div><div>Il paradigma interculturale si realizza attraverso il pieno rispetto dei diritti, dei bisogni e degli interessi di ciascuno, lavorando costantemente per promuovere quel benessere che favorisce un clima positivo di iniziativa e di collaborazione.&nbsp;</div><div>La scuola ha il compito di accogliere gli alunni stranieri e di favorire la loro integrazione con attività che valorizzino la persona e la sua identità come valore assoluto aggiunto e non come condizione di diversità culturale. E’ importante, quindi, dare valore all’aspetto educativo piuttosto che quello relativo all’istruzione attraverso il potenziamento delle competenze trasversali in particolare quelle di cittadinanza attiva. Programmare l’azione educativa in una prospettiva interdisciplinare consente di porre l’approccio interculturale in un orizzonte più ampio in cui siano presenti, oltre agli obiettivi di apprendimento disciplinari, i temi dell’integrazione, della pace, dello sviluppo e del rispetto dei diritti umani.</div><div>Lo scopo dell’educazione interculturale è quello di avvicinarsi ad altre culture e instaurare con esse rapporti di disponibilità, apertura e dialogo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-12 09:15:03 UTC</pubDate>
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         <title>Nicolosi Sebastiano I.O. Pestalozzi</title>
         <author>sebastianonicolosi</author>
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         <pubDate>2022-02-12 14:31:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-14 03:55:31 UTC</pubDate>
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         <title>Laboratorio n. 1  Maccarrone Bruna</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-14 08:33:38 UTC</pubDate>
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         <title> </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br>L'istituto presso cui insegno è il Liceo Statale "G. Turrisi Colonna" di Catania che comprende diversi indirizzi: linguistico, scienza umane, economico sociale e musicale. Il PTOF prevede un piano di inclusione per accogliere alunni stranieri, anche se l' Istituto non è frequentato da molti alunni stranieri. La mia personale esperienza al Liceo Musicale Statale "G. Turrisi Colonna", che è iniziata tre anni fa con completamento all'Istituto Omnicomprensivo Statale "A. Musco" mi ha portato ad entrare in contatto con alunni provenienti da etnie e culture diverse e la musica, come linguaggio universale, ha permesso loro l'inclusione e l'integrazione con la realizzazione al saggio di un canto in swahili per solista (il ragazzo straniero), coro e orchestra. Nello studio di questo canto durante le ore di Laboratorio di Musica d'insieme - Esercitazioni corali, si è messa in atto un'azione educativa inclusiva, grazie allo sforzo da parte degli alunni italiani di imparare una lingua straniera poco conosciuta, con cui si è raggiunta, non solo l'esplorazione di una cultura diversa, ma anche la costruzione di relazioni gratificanti.<br>Marzia Catania</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-15 10:26:58 UTC</pubDate>
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         <title>Elaborato n 1 Pappalardo Carmelo</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-15 12:57:09 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanni Calì - I.S.I.S &quot;Duca degli Abruzzi&quot; </title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-15 13:13:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2048765811</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-15 15:01:10 UTC</pubDate>
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         <title>Agata Vinciguerra  I.O.S Musco Catania</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2049118497</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l'istituto presso cui insegno di fronte all'aumento delle multietnicità delle classi?<br><br>L'Istituto presso cui svolgo servizio accoglie diversi alunni stranieri soprattutto nell'indirizzo musicale e artistico. In linea con le disposizioni normative vigenti relative all'argomento in questione, si attua una accoglienza ed una programmazione in team che tenga conto dei limiti e delle potenzialità del soggetto, valutando attentamente caso per caso.<br><br>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione?<br><br>I processi di accoglienza tengono conto del contesto familiare e personale dell'alunno straniero,&nbsp; integrando l'azione del Consiglio di classe ( alla presenza di mediatori linguistici, se il caso lo richiede), con&nbsp; tutta una serie di strumenti e modalità finalizzati al graduale inserimento nel gruppo classe e alla conseguente socializzazione. Solo dopo questa prima fase si interverrà opportunamente con strumenti didattici appositamente costruiti per l'arricchimento delle conoscenze di base delle singole discipline.<br><br>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?<br><br>La conoscenza di culture diverse oggi nel mondo scolastico è un vero banco di prova, perchè è un fenomeno recente e di grande portata, che necessita di un'attenzione sempre maggiore, specie in contesti particolarmente impegnativi.<br>Vincere l'ostilità verso lo straniero, superare atteggiamenti discriminatori e razzisti è di certo una sfida vecchia  per la scuola, proiettata verso i principi di condivisione e solidarietà, ma allo stesso tempo si tratta di metterli in pratica questi valori e riuscire ad attuarli, realizzando realtà in cui si sono superati gli stereotipi e i pregiudizi.<br>&nbsp;<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-15 17:25:05 UTC</pubDate>
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         <title>Laboratorio 1 gruppo 6 :              Laboratorio Intercultura</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2050426366</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-16 09:09:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Buongiorno<br>il gruppo dei 6 docenti in formazione dell'IIS Gemmellaro ha preparato il materiale per il laboratorio Intercultura. In allegato.<br>cordiali saluti</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-16 09:12:50 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-16 16:59:26 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Prof.ssa Gabriella Bonanno</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2051487439</link>
         <description><![CDATA[<div>LABORATORIO 1 GRUPPO 6</div><div>PROF.SSA GABRIELLA BONANNO<br><br></div><div>1.&nbsp; &nbsp; &nbsp;Come si è organizzato l’Istituto presso cui insegno, di fronte all’aumento della multietnicità delle classi?</div><div>2.&nbsp; &nbsp; &nbsp;Come vengono gestiti i processi di accoglienza e integrazione?</div><div>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp;Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?</div><div><br></div><div>Favorire il miglioramento della didattica inclusiva con l’obiettivo di garantire il successo formativo a tutti gli studenti, rientra tra le priorità dell’IIS “Marconi-Mangano” di Catania, presso cui, da quest’anno, insegno.&nbsp;</div><div>Tra gli obiettivi formativi individuati dalla scuola, ci sono l’alfabetizzazione e il perfezionamento della lingua italiana come lingua seconda, attraverso corsi e laboratori per studenti di cittadinanza o di lingua non italiana, da organizzare anche in collaborazione con gli enti locali e il terzo settore, con l’apporto delle comunità di origine, delle famiglie e dei mediatori culturali.</div><div>In presenza di alunni con Bisogni Educativi Speciali, a cui appartengono quelli stranieri che non comprendono bene la lingua italiana, i docenti devono seguire specifiche procedure e adottare adeguate strategie per favorirne l’integrazione.</div><div>Il Consiglio di classe, dopo aver rilevato i bisogni specifici di apprendimento, struttura percorsi adeguati alle competenze dell’alunno ed individua modalità di semplificazione linguistica per ogni disciplina. Molto importante risulta essere l’attenzione prestata dal docente, al clima relazionale esistente all’interno della classe e alle sue strategie d’intervento per favorire l’integrazione dell’alunno straniero nella stessa, attraverso attività di gruppo.</div><div>In una delle classi &nbsp; nelle quali insegno, è presente un alunno cinese, in Italia da circa tre anni, per il quale è stato predisposto il Piano Didattico Personalizzato. Dall’osservazione iniziale sono emerse le sue difficoltà su alcune materie e i suoi punti di forza su altre. Sono state stabilite le strategie di intervento riguardo alle criticità rilevate e gli strumenti da utilizzare nelle interrogazioni e nelle verifiche. A tutto ciò fa da sfondo l’organizzazione del singolo docente che, in collaborazione e sinergia con gli insegnanti di Sostegno presenti, fa sì che si crei all’interno della classe, un positivo clima relazionale fra gli studenti fondato sulla valorizzazione dell’Altro, del diverso da sé, perchè l’educazione è&nbsp; scoperta e affermazione della propria identità e, contemporaneamente, valorizzazione delle differenze.</div><div>Viviamo il tempo della globalizzazione, della società sempre più multiculturale e soltanto un’educazione alla diversità come valore e risorsa, potrà ridurre tensioni e discriminazioni.&nbsp;<br>Viviamo nella società delle differenze e dovremmo tutti tenere a mente il motto di Terenzio “Sono uomo e di quello che è umano nulla io trovo che mi sia estraneo”.<br>Prof.ssa Gabriella Bonanno<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-16 17:53:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>a_giardinaro</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2051558201</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-02-16 18:24:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-02-16 22:39:17 UTC</pubDate>
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         <title>Consegna I° incontro</title>
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         <pubDate>2022-02-21 09:05:08 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessioni pratiche d&#39;insegnamento Prof.ssa Giovanna Raineri</title>
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         <pubDate>2022-02-23 18:59:07 UTC</pubDate>
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         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d&#39;insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro. Lucia Brancato</title>
         <author>luci_brancato</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2066010859</link>
         <description><![CDATA[<div>Il "maestro", come scrive Elio Damiano, è colui che riesce a creare una "relazione formativa"; si possono imparare "tecniche didattiche", "strategie", "metodologie", ma l'essere "maestro va al di là di tutto questo, è fondamentalmente ciò che D'Avenia spiega nella presentazione alla versione teatrale de "l'appello" quando dice che la funzione del maestro è "spingere l'alunno verso la pienezza della propria vita." A questo riguardo, nella mia lunga storia di alunna (...ma alunna in verità continuo a sentirmi!) ho avuto insegnanti preparatissimi che non sono stati "maestri" ed altri, magari anche meno preparati, che sono stati per me guida, modelli a cui guardare. La differenza stava nella capacità di ascolto dell'insegnante, nel suo sforzo di entrare nel mio mondo di adolescente e di dialogare con me, aiutandomi a trovare i punti di forza, ad accettare le debolezze, ad affrontare con gioia e fiducia la vita. E' questo insegnamento che porto nella mia attività di docente: l'attenzione all'ascolto, alla partecipazione emotiva, al dialogo. Per questo cerco di osservare e di ascoltare i miei alunni, sono pronta a mettere da parte il "programma" per pormi al loro servizio dal punto di vista umano perchè per me , come ha detto Papa Francesco a Barbiana nel 2017, quella dell'insegnante "...è una missione piena di ostacoli ma anche di gioie, ...Una missione d'amore, perchè non si può insegnare senza amare e senza consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di imparare." Lucia Brancato</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-25 08:11:54 UTC</pubDate>
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         <title>Pistone Daniela - IIS Marconi - Mangano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Una frase che mi ha particolarmente colpito durante questo secondo incontro è stata quella di far vivere la scuola non più come un ostacolo da superare, ma come lo strumento per superare gli ostacoli. Viviamo in una società difficile e complessa dove purtroppo molti valori sono stati dimenticati, ci troviamo di fronte a ragazzi demotivati, svogliati, insicuri, confusi e a famiglie spesso disorientate nelle scelte educative da compiere.</div><div>Questa forte carenza educativa sottolinea sempre più la necessità di un ritorno all’autorevolezza, alla ricerca di un punto fermo, di insegnanti che possono essere d’esempio per i ragazzi (complesso di Telemaco).</div><div>Una cosa che cerco sempre di fare quando entro in classe è provare a conoscere chi ho davanti, cerco di focalizzare il mio lavoro sull'interazione con gli alunni, mettendo in atto uno stile comunicativo basato sull'ascolto e sull'attenzione, cercando sin da subito di instaurare un clima di fiducia e serenità.</div><div>La professione docente è legata anche alla nostra capacità personale di saperci aprire all’altro con una carica empatica, di saper ascoltare perché è questo che poi diventa significativo nella relazione educativa, non significa guardare solamente alla dimensione cognitiva o ai risultati raggiunti, significa anche occuparsi di tutte le fragilità. Durante le lezioni cerco di ritagliarmi un po' di spazio per dialogare con i miei studenti, per farli sentire non soltanto alunni ma anche ragazzi liberi di esprimersi, di raccontarsi, perché in fondo i nostri ragazzi hanno bisogno di questo, di avere voce, di essere ascoltati, di essere supportati, hanno bisogno di un sostegno relazionale.&nbsp;</div><div>La mia disciplina, prettamente pratica, mi permette di attivare una didattica laboratoriale, intesa sia come organizzazione spaziale sia come metodologia didattica, questo mi consente di guardare maggiormente con cura tutti gli aspetti della personalità dei miei alunni, di capire come interagiscono tra di loro. Ognuno di noi ha a disposizione uno strumento esplorativo privilegiato che a volte sottovalutiamo, ossia l'osservazione; questo strumento ci permette di osservare per conoscere meglio il comportamento dei nostri studenti, per capire le dinamiche relazionali del gruppo dei pari, per riflettere sulle modalità del proprio intervento.&nbsp;</div><div>L'osservazione ci consente di gestire percorsi di apprendimento che rispettino le differenze individuali degli studenti in rapporto ai loro interessi, capacità, ritmi, stili cognitivi, attitudini, carattere, inclinazioni, al fine di garantire il successo formativo di ciascuno.</div><div>Durante l’incontro si è parlato anche del “peso” che hanno le parole. Spesso una risposta prevalentemente negativa può scoraggiare lo sforzo, il rendimento e di conseguenza anche l’autostima, proprio per questo nella mia pratica educativa cerco di fornire delle risposte volte a migliorare le prestazioni di ogni alunno e non frenarle, incoraggiando lo studente a migliorarsi, fornendo un atteggiamento del tipo "puoi farlo".&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-26 17:02:49 UTC</pubDate>
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         <title>Gaetano D&#39;Aquino - IIS Gemmellaro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2068280625</link>
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         <pubDate>2022-02-27 16:12:31 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo 7 - Laboratorio 2 del 10/02/2022 Devis Pavanel - I.S.I.S. Duca degli Abruzzi. In risposta alla domanda posta dalla Dott.ssa Giardinaro. </title>
         <author>devispavanel75</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2069255177</link>
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         <pubDate>2022-02-28 10:50:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2070309314</link>
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         <pubDate>2022-02-28 21:05:16 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2070977307</link>
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         <pubDate>2022-03-01 07:44:28 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>MONICA DI MAURO                                      RIFLETTI SUL TUO ESSERE DOCENTE. SCRIVI UN BREVE TESTO SULLE TUE PRATICHE DI INSEGNAMENTO, FACENDO RIFERIMENTO A QUANTO EMERSO NELL&#39;INCONTRO </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2071285382</link>
         <description><![CDATA[<div>"Aiutaci a vivere con gioia e ad animare la scuola, perchè diventi una comunità accogliente e produttiva di competenza e di umanità per tutti"... In questo passo della Preghiera a Gesù Maestro di Gesualdo Nosengo ritrovo il significato della professione docente. Potremmo dire infatti che, per noi insegnanti, quello di istruire è un compito secondario, perchè la scuola deve guardare innanzitutto alla formazione della persona e del futuro cittadino. Come afferma Pennac, a scuola i bambini imparano a stare con gli altri e soprattutto che il diverso non è lontananza e che l'omologazione non è uguaglianza. Prima dei numeri e delle lettere, i ragazzi imparano ad essere se stessi, delle persone immerse nella società. La scuola infatti, dopo la famiglia, costituisce la più importante agenzia educativa. Ma&nbsp; è veramente così? Oggi purtroppo, se è vero che i nostri alunni vivono metà della loro giornata in classe, non dimentichiamo che trascorrono il resto del tempo spesso abbandonati a se stessi, dietro lo schermo di un telefonino, bombardati dalle informazioni più disparate, che provengono dai social e più in generale dal web. Alle spalle dei ragazzi ci sono famiglie disorientate, che, se da un lato affidano i propri figli a noi docenti, dall'altro sembrano interessati solo alla valutazione e ai risultati conseguiti, e, come se non bastasse, pensano di fare il loro bene&nbsp; spianandogli la strada e rimuovendo gli ostacoli che trovano nel loro cammino, disabituandoli così ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Come direbbe Recalcati, staremmo vivendo nella scuola di Narciso, in cui il compito del docente è quanto mai complesso e delicato, perchè deve fornire agli studenti quegli strumenti, (ma io preferisco chiamarli "valori", come scrive Nosengo), che gli consentano di filtrare la realtà e di avere una visione corretta di ciò che gli sta intorno, portandoli, come scrive Corradini, "dall'ignoranza alla consapevolezza". Personalmente ho iniziato a lavorare quest'anno alla scuola secondaria di secondo grado e ho trovato ragazzi &nbsp; che sanno il fatto loro, che hanno i piedi per terra, ma che vogliono essere ascoltati,&nbsp; che sentono il bisogno di una guida che indichi loro la strada. Non è che ci troviamo già&nbsp; nella scuola di Telemaco? Al mattino, non appena entrano in classe, prima ancora che chiami l'appello, vogliono essere guardati, salutati, vogliono essere presi in considerazione. Il "buongiorno" che gli rivolgiamo deve stare a significare "so che ci sei", "per me non sei solo un numero" e "conti molto", perchè i nostri alunni hanno bisogno di qualcosa che a casa non hanno, perchè spesso sono dimenticati. Afferma Danilo Dolci che "ciascuno cresce solo se sognato, solo se considerato" ,e, sempre per citare Pennac, ritengo che dovremmo riuscire ad instaurare con loro un rapporto tra maestri e discepoli, creando quella che Elio Damiani chiama una "relazione formativa". Dovremmo fare in modo &nbsp; che i ragazzi vengano a scuola per noi insegnanti , lasciando tutto il resto a casa. Per concludere con Nosengo, spero sempre di riuscire a "trovare la via delle intelligenze e dei cuori"</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-01 11:41:03 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Laudani Carmela- I.I.S. Marconi-Mangano Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d&#39;insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2071684971</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-01 15:23:18 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Laboratorio 2 Gruppo 6  Prof. Russo Angelo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2071732768</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli insegnanti ideali sono quelli che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per compiere la traversata; poi, a traversata compiuta, si ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti nuovi.<br>(Nikos Kazantzakis)<br>L'aforisma dello scrittore greco appena citato credo che semplifichi al meglio l'idea che ho dell'insegnamento ed in particolare del mio essere docente...<br>L'insegnamento è un arte suprema..saper indottrinare le menti degli alunni potenziando non solo le loro Hard skills, strettamente legate alla materia insegnata,&nbsp; ma anche le loro soft skill funzionali alla loro crescita di vita credo sia essenziale nell'esperienza d'insegnamento.<br>Riuscire a suscitare l'interesse non solo del singolo ma dell intera classe credo sia di fondamentale importanza. La mia esperienza professionale a bordo di navi della marina mercantile italiana, mi è da "lume" perché&nbsp; permette di coniugare la teoria alla pratica..ed è proprio dalla pratica che si cresce a mio parere sia scolasticamente, professionalmente ed umanamente.&nbsp;<br>Prof. Russo Angelo - ISIS Duca degli Abruzzi Catania.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-01 15:45:33 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Andrea Finocchiaro -IO Pestalozzi di Catania</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2072101358</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br>RIFLETTI SUL TUO ESSERE DOCENTE. SCRIVI UN BREVE TESTO SULLE TUE PRATICHE DI INSEGNAMENTO, FACENDO RIFERIMENTO A QUANTO EMERSO NELL'INCONTRO<br></strong><br></div><div>Nella società odierna l’insegnante non è più colui che si limita a trasmettere dei contenuti, ma è (o dovrebbe essere) soprattutto colui che educa e forma l’alunno affinché possa sviluppare in modo armonico e originale la sua persona ed inserirsi appieno nella società come cittadino consapevole e responsabile. La professione d’insegnamento diventa ogni giorno sempre più complessa in una società globalizzata e multiculturale e per questo richiede un’assunzione di responsabilità insieme a strategie comportamentali e di azione che deve mettere in atto tutti i giorni nella classe.</div><div>Prima dei numeri e delle lettere, i ragazzi imparano ad essere se stessi, delle persone immerse nella società. La scuola infatti, dopo la famiglia, costituisce la più importante agenzia educativa. Oggi purtroppo i nostri alunni vivono metà della loro giornata spesso abbandonati a se stessi, dietro lo schermo di un telefonino, bombardati dalle informazioni più disparate. Alle spalle dei ragazzi ci sono famiglie a volte disorientate, che, se da un lato affidano i propri figli a noi docenti, dall'altro sembrano interessati solo alla valutazione e ai risultati conseguiti, e, come se non bastasse, pensano di fare il loro bene rimuovendo gli ostacoli che trovano sul loro cammino, disabituandoli così ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte.</div><div>Diventa vitale quindi per gli studenti che il processo di apprendimento sia sempre accompagnato dall’ascolto e dall’attenzione, ed è compito dell’insegnante instaurare sin da subito un clima di fiducia per far vivere la scuola non più come un ostacolo da superare, ma come lo strumento per superare gli ostacoli. Infatti, partendo da questo presupposto quando entro in classe cerco sempre di interagire con loro e di creare un ambiente sereno e comunicativo nel gruppo-classe cercando di attivare forme di apprendimento cooperativo per dare la possibilità agli studenti con problematiche di apprendere. Posso dire che per me ogni giorno entrare in classe significa mettermi in gioco e dare ai miei ragazzi la certezza che prima di essere docente sono maestro e compagno di vita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-01 18:48:03 UTC</pubDate>
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         <title>SAIJA GIUSEPPE </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2072330902</link>
         <description><![CDATA[<div>SAIJA GIUSEPPE&nbsp;- CONSEGNA LAB n.2</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-01 21:16:11 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title> Agata Vinciguerra  I.O.S. Musco Riflessioni su pratiche di insegnamento.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2073173672</link>
         <description><![CDATA[<div>Fare l'insegnante oggi è una vera sfida, perchè&nbsp; molto più complesso ed articolato rispetto al passato. Nel tempo abbiamo perso gradualmente il ruolo centrale di figura di riferimento sociale e di educatori delle nuove generazioni. Siamo spesso ostaggio delle famiglie, che non ci riconoscono più come " guide" per i loro figli, siamo ostaggio della burocrazia, delle "certificazioni", delle "problematiche sociali", che vengono riversate in quella che sembrerebbe la panacea di tutti i mali. Siamo chiamati ogni giorno a fare i conti con ragazzi sempre più problematici, demotivati, depressi e apatici, che pensano di risolvere i compiti cui li chiama la scuola con un semplice accesso a internet.<br>E' molto faticoso far capir loro che sono chiamati ad un impegno personale, ad una riflessione individuale ad un ragionamento, che esula da Wikipedia o ancor peggio da altre fonti meno affidabili. E di fronte a tutto questo siamo soli.&nbsp; A dimostrazione di questo basti pensare che dopo due anni di pandemia, di fronte ad alunni sempre più&nbsp; fragili e sensibili, la scuola ha risposto con disinfettanti,&nbsp; segnaletica e banchi a rotelle, quando necessitava di tutta una serie di interventi, prima tra tutte l'istituzione di nuove figure di supporto psicologico. Io personalmente di fronte a tutto questo scenario, cerco di concentrarmi sulle relazioni umane, creando in classe un clima di reciproca stima sul quale fare attecchire i semi della conoscenza e dello sviluppo del pensiero critico. Mi avvalgo spesso della mia creatività, trasformando un lavoro gravoso in un'attività appetibile, anche facendo uso delle nuove tecnologie. Mi sforzo ogni giorno di stimolare la loro curiosità e spero di aver trovato almeno per il momento la chiave per continuare un percorso di crescita dei miei attuali e futuri alunni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 08:55:05 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Rifletti sul tuo essere docente, scrivi un breve testo sulle tue pratiche d’insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso nell’incontro.</title>
         <author>ninotrb</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2073310774</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br><br></div><div>La mia esperienza da docente inizia da giovanissimo, già a circa 18 anni lavoravo come insegnante di strumento musicale presso varie associazioni. A 28 anni arriva la prima supplenza presso una scuola media statale, e mi ritrovo ad essere docente di educazione musicale per la prima volta, fino ad allora mi era capitato di fare progetti ed aver avuto a che fare con la scuola, però mai fino a quel momento mi ero ritrovato di fronte ad una classe intera. L’esperienza con le mie prime classi è stata d’insegnamento più per me che (io) per loro. Lì ho capito che dovevo fare qualcosa e sviluppare delle metodologie d’insegnamento che miravano e mettevano al centro l’alunno.</div><div>Molte cose ho capito e di conseguenza sostituito e rimodulato da quando ho iniziato questo percorso, in particolare il mio processo evolutivo mi ha permesso di diventare un insegnante dinamico, adattandomi ad ogni mente così da capire come agire sul processo educativo dell’alunno.</div><div>I modelli che da piccolo ho avuto non so valutarli, anche perché da bambini si tende a divertirsi, senza badare alla metodologia di un maestro. Sicuramente però ricorderemo chi si arrabbiava con noi e chi invece era meno severo. La formazione rigida avuta al conservatorio mi ha particolarmente segnato nei miei primi anni d’insegnamento, infatti, ripercorrendo il mio vissuto mi accorgo di essere stato un insegnante statico con i miei alunni, avendo solamente una metodologia trasmissivo-orale-pratico. Con gli anni e grazie alla formazione che ho avuto ho capito che quel tipo di metodologia non sempre serve. Per l’insegnamento (che lasci il segno) serve sconvolgere l’alunno in senso positivo, diventare sua guida mettendosi al suo livello, da amico più che da insegnante, senza confondere mai i ruoli (anche se continuamente cresciamo e impariamo con e da loro).&nbsp;</div><div>Le pratiche d’insegnamento utilizzate “da docente di oggi” sono sicuramente di tipo laboratoriale, basando l’apprendimento sulla scoperta, condividendo informazioni con i discenti e apprendendo da loro quello di cui la società di oggi ha bisogno.<br><br>Antonino Carbonaro</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 10:35:16 UTC</pubDate>
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         <title>Quello che porta a diventare – o ad approssimarsi ad essere – buoni docenti è un processo in fieri che può avvantaggiarsi di indicazioni, suggerimenti, esperienze, ma che si realizza solo scendendo nell’agone della pratica scolastica, avendo a che fare con la materia viva che sono i ragazzi che frequentano le nostre scuole. Si tratta il più delle volte di un percorso accidentato, non scevro da errori o momenti di scoraggiamento e frustrazione, ma che costringe a mettersi continuamente in discussione al fine di trovare alternative costruttive alla resa, per arrivare a raggiungere lo scopo che è custodito anche nell’etimologia della parola “insegnante”, cioè colui che lascia un segno. Ispirarsi ad un modello può avvantaggiare il lavoro. Ogni insegnante dovrebbe avere un esempio con il quale confrontarsi; meglio se in positivo, ma in mancanza di un “maestro” può essere utile trovare nella memoria anche una tipologia di docente da superare o, addirittura, distruggere. Personalmente ho tratto ispirazione dagli insegnanti che mi hanno accompagnata nel mio percorso formativo, cercando di riproporre le strategie di chi riusciva a far muovere in me il desiderio di sapere, di farmi vivere lo studio come un momento di piacere. Allo stesso tempo ho capito che – soprattutto nella scuola di oggi, quella che Massimo Recalcati definisce “di Narciso” – non ha senso mettere in atto i metodi autoritari di alcuni insegnanti che incutevano timore e garantivano la “disciplina” anche umiliando gli allievi, ma che lasciavano indietro gran parte della classe. Fondamentale è, al contrario, instaurare un rapporto basato sul rispetto reciproco e apparire ed essere autorevoli; obiettivi che si possono raggiungere quando gli alunni trovano nel docente un punto di riferimento nel quale la gentilezza, la propensione all’ascolto e alla comprensione, l’interesse per le loro vite, la capacità di scherzare e sorridere insieme convivano con la preparazione disciplinare e la capacità di trasporto, di condurre oltre. Non è facile sviluppare questa “abilità”, ma quotidianamente provo a coinvolgere gli allievi sperando che, anche se non immediatamente, possano appassionarsi agli argomenti di studio. Lo faccio tenendoli vigili, “costringendoli” a calarsi nelle pieghe delle materie umanistiche che ho la fortuna di insegnare: scandagliando le dinamiche storiche e le questioni geopolitiche che dal passato ci spiegano il presente o attualizzando le parole della letteratura affinché i ragazzi possano sentire che esse parlano di loro e a loro e che rispondono ai loro interrogativi interiori.  Purtroppo in molti casi ci si scontra con delle resistenze, con livelli non sempre adeguati di preparazione, con la concorrenza di altri poli attrattivi. Nonostante tutto, penso che sia dovere dell’insegnante tentare di alzare l’asticella, essere esigenti con i ragazzi perché in tal modo anche loro possano sentire che qualcuno crede nelle loro capacità ed è pronto a sostenerli nell’avverare le loro potenzialità. </title>
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         <description><![CDATA[<div>Annamaria Raiti</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 16:49:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>carmelopappalardo</author>
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         <pubDate>2022-03-02 17:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Maria Amodei</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-03-02 18:58:46 UTC</pubDate>
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         <title>Prof Papa R. ISIS Duca degli Abruzzi Ct</title>
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         <pubDate>2022-03-02 19:08:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Alessandro Giambirtone</div><div><br><br></div><div>Come si è organizzato l'istituto presso cui insegno di fronte all'aumento della multietnicità delle classi?</div><div>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e di integrazione? Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?<br><br></div><div>L'Istituto Omnicomprensivo Angelo Musco è una scuola molto attenta alle tematiche di cui sopra. Le iniziative scolastiche tendono a favorire l'ingresso di questi alunni nel sistema educativo favorendone l'adattamento e l'integrazione, non solo a livello scolastico ma anche a livello grazie alle numerose numerose e proficue collaborazioni con parrocchie e associazioni sportive e culturali. Importante è il ruolo del mediatore linguistico che contribuisce a creare un clima positivo sia con l'allievo che con le famiglie. Gli ampi spazi presenti all'interno dell'Istituto come palestra, campi sportivi, laboratori multimediali, laboratori artistici, sale danza e un grande auditorium risultano particolarmente utili per favorire attività di integrazione e di scambio culturale. In particolare, per quanto riguarda la secondaria di secondo grado, gli indirizzi artistico musicale e coreutico, occupandosi di arte e quindi soprattutto di comunicazione non verbale, costituiscono l’ambiente ideale per una scuola che si presta ad essere accogliente e multiculturale.<br><br><br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 20:38:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Alessandro Giambirtone<br><br></div><div>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d'insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro.<br><br></div><div>L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira. Con questa frase Socrate esprime alla perfezione quello che secondo me è il cuore della professione di docente. Una frase che per me è diventata un punto di riferimento non soltanto nella mia professione, ma nella mia vita. Perché chi ama e chi crede veramente in questo lavoro non può smettere di essere insegnante appena suona la campanella. Chi è Maestro lo è sempre, e lo dimostra con l’esempio. Infinite potrebbero essere le strategie e le metodologie didattiche su cui discutere, ma al di là di tutto, credo che la chiave essenziale per poter svolgere questo lavoro sia quella di sentirsi sempre allievo, con la consapevolezza che il sapere è qualcosa di infinito e che quindi lo studio deve essere perenne, ma anche con la convinzione che noi docenti possiamo imparare dai nostri allievi molto più di quello che loro possono imparare da noi. Essere Maestro per me significa essere un punto di riferimento, un ruolo molto complesso che impone un delicato equilibrio tra l’essere un po’ educatore, un po’ trasmettitore di conoscenze, un po’ genitore e un po’ amico. Questo è quello che cerco di fare ogni giorno con i miei allievi.<br><br></div><div><br>&nbsp;<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 20:39:14 UTC</pubDate>
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         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d&#39;insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2074477205</link>
         <description><![CDATA[<div>di Salvatore Tomarchio.<br>Il mio essere docente ha le sue radici nella venerazione che provavo -e provo ancora di più oggi- per gli insegnanti che ho avuto, sia all'infanzia e alla primaria che alla secondaria di primo e secondo grado, nonché all'Università e per finire nelle attività sportive. Più ci penso e più mi rendo conto della grande fortuna che ho avuto, che abbiamo avuto io e i miei compagni di scuola. Sono punti di riferimento di cui ricordo ancora oggi le parole, i comportamenti, gli insegnamenti non solo disciplinari ma soprattutto morali e umani.<br>La responsabilità che abbiamo noi docenti nei confronti dei nostri studenti è grande, l'equilibrio che dobbiamo mantenere difficile. Non credo nella figura del "docente amico". Mi trovo più vicino al concetto giapponese di "Sensei", tradotto come "insegnante" ma letteralmente "nato prima". Un "Sensei" che deve tendere però a diventare "Shi", "maestro". Il mio stile di insegnamento è fortemente influenzato dalle mie esperienze sportive, perché essendomi allenato molto nella mia vita ed avendo studiato molto, credo fermamente che, mutatis mutandis, sport e studio siano esattamente la stessa cosa. Ed eccomi quindi a provare a essere "coach", allenatore dei miei studenti, che devo e voglio aiutare a realizzare il proprio potenziale, scolastico e umano. Costruire un ambiente di apprendimento quanto più sereno possibile è auspicabile, ma non si può prescindere da una semplice quanto ineluttabile realtà: "la radice della conoscenza è amara, il frutto dolce". Il fattore che quindi reputo più importante ma anche più difficile da realizzare nel rapporto con gli studenti è la fiducia. Solo la fiducia nei propri insegnanti e nelle proprie possibilità può guidare lo studente nel difficile compito di percorrere, ogni giorno, qualche passo lungo l'impervio cammino che procede, senza fine, verso la conoscenza, senza mai raggiungerla definitivamente.<br>Salvatore Tomarchio</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-02 21:59:00 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 06:17:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075191101</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 06:17:53 UTC</pubDate>
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         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d&#39;insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro.</title>
         <author>vincenzoriolo76</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075282405</link>
         <description><![CDATA[<div>Essere insegnanti è sicuramente una missione piena di gioie ma anche di ostacoli e grandi responsabilità. Riflettere sul proprio essere docente è una pratica che si dovrebbe mettere in atto durante ogni singola lezione, ma che spesso viene poco considerata. Ritengo che il ruolo di docente sia di grande responsabilità, un docente per i propri discenti è un punto di riferimento educativo, di etica, morale e una guida di sentimenti e valori per la vita. Nel mio essere docente cerco sempre di mettere in pratica l’insegnamento di Don Milani “Non ci si dovrebbe preoccupare di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola”. Ritengo che adeguarsi a quello che è il repentino e vulcanico cambiamento dei discenti sia di vitale importanza per un docente. Il docente “moderno” non può più essere semplicemente un contenitore e un trasmettitore di conoscenze, ma bensì anche un formatore di valori umani, capacità relazionali e un modellatore di individui sia come uomini sia come cittadini.<br><br></div><div>Personalmente durante la mia già decennale esperienza come docente, compito per me non facile, adatto il mio stile d’ insegnamento/apprendimento giorno dopo giorno, cercando di adattare le metodologie, le strategie didattiche e relazionali ad ogni singolo alunno delle mie classi. Cerco sempre di imparare ad utilizzare la capacità di fare continui bilanci sul mio essere insegnante, cercando la costruzione dell’apprendimento e la formazione delle competenze attraverso la ricerca di nuove strade, di essere per gli allievi, una guida e un punto di partenza per la loro esperienza di vita.<br><br></div><div>Riolo Vincenzo<br><br></div><div>IO Pestalozzi&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 07:32:28 UTC</pubDate>
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         <title>Giuseppe Mario Finocchiaro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075579074</link>
         <description><![CDATA[<div>Riflessi sul tuo essere docente, scrivi un breve testo sulle tue pratiche d'insegnamento, facendo riferimento a quando emerso nell'incontro.<br><br><br>&nbsp;Durante il periodo storico in cui viviamo ,la scuola ricopre un ruolo importante nella nostra società.<br>Un buon insegnante, deve riuscire a capire, a comprendere e cercare di risolvere tutte le problematiche, che l'alunno possa riscontrare durante il suo percorso scolastico.<br>Dunque l'insegnante per l'alunno, diventa il punto di riferimento nell'ambiente scolastico, dove potersi confrontare ed ottenere dei consigli costruttivi, soprattutto nell'aspetto didattico-educativo e sociale.<br>Oggi la professione dell'insegnante è difficile e impegnativa, perché esso ha a che fare con materiale umano ( abbiamo in mano i loro cervelli ), dunque ha la responsabilità, il dovere, di aiutarli tutti indistintamente di qualsiasi estrazione sociale di provenienza, ed aiutarli a costruire il loro futuro.<br>Durante la mia carriera di docente, ho sempre cercato, attraverso l'insegnamento della mia materia di aiutare i miei alunni indistintamente.<br>Istaurando sempre un dialogo costruttivo cercando, sempre di risolvere problematiche inerenti al' insegnamento della materia, ed anche problematiche di carattere sociale e a volte di carattere personale.&nbsp;<br>&nbsp;In alcuni casi mi sono fatto carico, di&nbsp; fornire loro, a  mie spese tutto il materiale didattico : lo strumento ( il flauto traverso e tutti i libri).&nbsp;<br>Tutto ciò finalizzato affinché tutti potessero avere la possibilità di studiare musica e d'imparare uno strumento musicale, ed arricchire così le loro competenze culturali in prospettiva di un  futuro lavorativo con la musica.<br>Inoltre il docente deve possedere un'etica professionale ben consolidata, perché esso rappresenta la scuola , durante le ore di insegnamento.&nbsp;<br>Oggi la scuola e il docente&nbsp; in particolare, ottiene dei risultati positivi per quanto riguarda l'aspetto didattico-educativo e sociale ,quando essi sono in stretta sinergia con la famiglia.<br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 11:05:34 UTC</pubDate>
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         <title>Vito Musumeci</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075769746</link>
         <description><![CDATA[<div>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d'insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso nell'incontro.<br><br></div><div><br></div><div>La mia attività di giovane docente è iniziata nell’anno 2017 all’età di ventisette anni con le prime supplenze sulla classe di concorso di Laboratorio di Fisica. La possibilità di essere un docente per le attività di laboratorio, soprattutto di giovane età, mi ha permesso di sviluppare un rapporto empatico con gli alunni sin da subito. In generale, la didattica laboratoriale è un’attività molto proficua perché permette di applicare e verificare empiricamente dei concetti teorici astratti trattati durante le lezioni teoriche. Lo studente ha la possibilità di collaborare e confrontarsi con gli altri utilizzando molteplici modalità di apprendimento per la soluzione di una problematica reale. La motivazione che spinge gli alunni a partecipare alle lezioni pratiche è molto maggiore rispetto ad un approccio convenzionale alla didattica e per tale motivo mi sento privilegiato.</div><div>Durante il mio percorso lavorativo, ho avuto la fortuna di confrontarmi anche con la tematica della disabilità ricoprendo per tre anni il ruolo di docente non specializzato per le attività di sostegno. Attraverso questa inattesa esperienza mi sono riscoperto, senza aver ricevuto alcun tipo di formazione preventiva, un docente inclusivo cioè un insegnante attento alla diversità degli alunni, che li sostiene e che coltiva alte aspettative sul loro successo scolastico lavorando in un clima di rispetto reciproco e collaborazione.&nbsp;</div><div>Ritengo che il fine della scuola sia quello di mettere in relazione le potenzialità dei ragazzi con il contesto che li circonda, mettendoli in condizione di realizzare i propri desideri e delle loro aspettative.&nbsp;</div><div>Analizzando i diversi modelli di scuola presentati durante il laboratorio, auspico la realizzazione della “scuola di Telemaco”: una scuola che non si limiti a trasferire dei contenuti in maniera passiva come se gli studenti fossero dei computer da riempire, ma che invece sappia suscitare nei discenti la curiosità e che possa, attraverso l’autorevolezza del docente, ripristinare e migliorare il rapporto tra docente-discente e famiglia che negli ultimi anni attraversa una profonda crisi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 13:21:30 UTC</pubDate>
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         <title>Consegna II° incontro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075981211</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 14:56:20 UTC</pubDate>
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         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d&#39;insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro. Fasanelli Renato</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2075990232</link>
         <description><![CDATA[<div>Il “MESTIERE” dell’insegnante… E’ sbagliata questa definizione, per me non si intende come tale, bensì come dico sempre è una MISSIONE. Noi docenti abbiamo tra le mani del materiale grezzo da forgiare e quindi ricopriamo un ruolo cruciale. Il cuore dell’attività dell’insegnante sta nella dimensione educativa del suo compito che si fonda sul “prendersi cura” della persona nella sua globalità, nel farsi carico dei suoi “bisogni” e delle più profonde esigenze connesse alla dignità della persona.<br><br></div><div>L'insegnante "forma" nell'allievo determinate abilità pratiche o intellettuali, determinate sensibilità, determinati modi di guardare alla realtà del mondo e dell'uomo stesso e di porsi nei suoi confronti.<br>&nbsp;In quel frammento, che è il singolo obiettivo didattico da lui perseguito, si riflette il tutto della formazione della persona.<br><br></div><div>L'esperienza educativa e quella morale sono di fatto inscindibilmente connesse. Infatti il docente può essere la chiave morale del discente, dell’alunno, soprattutto con il proprio comportamento. La scuola è una particolare forma di convivenza organizzata e finalizzata, che riproduce su scala ridotta alcuni aspetti della società globale, come convivenza educante. La convivenza nella scuola non dà luogo soltanto a quel primo livello di solidarietà e lealtà sociale, ma anche alle prime forme di democrazia, che preparano alla partecipazione sociale e alla collaborazione in vista del bene comune. E da qui anche il reprimere fenomeni di bullismo, perché con la democrazia, la convinzione di essere tra pari, “dovrebbe” mitigare tali fenomeni.<br><br></div><div>Per quanto riguarda le mie pratiche d’insegnamento… non saprei descriverle, in quanto sono molteplici e mutevoli. Non esiste un metodo univoco o quello migliore per me. Le classi sono tutte diverse, con individui l’uno diverso dall’altro e la tecnica d’insegnamento varia anche per la stessa classe a seconda del contesto giornaliero. Non mi sento di definirmi un docente con un particolare metodo di insegnamento, sono semplicemente me stesso e cerco di non far sentire troppo il distacco tra alunni e docente. Se proprio dovessi scegliere una tecnica di insegnamento, direi il metodo classe capovolta, anche perché questa è una delle metodologie che ti permettono maggiormente di ascoltare l’alunno.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 15:00:24 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d’insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo incontro.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2076036583</link>
         <description><![CDATA[<div>Secondo le mie esperienze d’istruzione, non è un compito facile bilanciare la democrazia in un’aula, soprattutto per adolescenti in tempi di covid-19. Questo due anni di pandemia hanno causato seri problemi psicologici sui giovani con un aumento crescente di “alunni disinteressati”. Purtroppo questa diffusione di apatia verso l’istruzione e il sapere si diffonde non solo tra gli alunni, ma potrebbe avere una permanenza prolungata nell’ambito scolastico. Il che tocca a noi insegnati poter modellare il nostro metodo di insegnamento. Certamente che è un “learning process” per noi, visto il cambiamento drastico che abbiamo subito a causa del covid-19, e ci vorranno diverse “trial and error” per arrivare a delle tecniche che funzionano ad attrarre l’attenzione e d’interesse degli alunni. Purtroppo, non conoscendo i problemi che affliggono i nostri alunni fuori della scuola, c’è un grave rischio per il benessere psicologico di essi. Alcuni potrebbero essere vittime di solitudine, depressione, autolesionismo e rischio al suicidio. Questi disturbi specifici di apprendimento sono senza dubbio fattori di vulnerabilità nella sofferenza psicologica degli alunni. La presenza costante dei Social Network e dei dispositivi elettronici incide sulla sofferenza psicologica degli adolescenti, e credo che la priorità sia promuovere il benessere psicologico dei ragazzi a scuola. È importante intercettare i segni precoci di sofferenza psicologica, e sarebbe l’ideale insegnare come lavorare sulle emozioni. Mi ha molto colpito il discorso di attenzionare ogni singolo alunno anche se solo per qualche istante durante l’appello della classe, infatti potrebbe essere l’unico momento di ricognizione giornaliero per l’allievo. &nbsp;</div><div>Un altro dettaglio importante che personalmente mi rispecchia tantissimo, è il punto di evitare di rimanere dietro la cattedra, ma emergersi totalmente tra gli alunni per evitare quel senso di autorità e di distacco di cui hanno spiegato nel filmato. Per ultimo, credo che sia cruciale per un docente cercare, anche minimamente, di evolversi con i tempi, di formarsi seguendo le ultime tendenze e argomenti. Questo aiuta ad evitare una distinzione del gap generazionale. In questo modo, gli alunni potranno sentire un senso di appartenenza e/o di personalità rispecchiato, trovando in noi un simile e un aiuto. &nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>Elizabeth Nicoletti (ambito 9, gruppo 7, dal Turrisi Colonna)</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-03 15:21:54 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanni Calì - I.S.I.S &quot;Duca degli Abruzzi&quot;</title>
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         <pubDate>2022-03-03 18:32:38 UTC</pubDate>
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         <title>Relazione Prof.Marcello Vitale IIS C.Gemmellaro</title>
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         <pubDate>2022-03-03 19:51:33 UTC</pubDate>
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         <title>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi breve testo sulle tue pratiche d’insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo incontro.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2078105150</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div><strong>Basandomi sulla mia esperienza, sono arrivato alla conclusione, che il compito del docente non si deve ridurre alla semplice somministrazione di saperi, ovvero all’ordinaria attività didattica, fatta di lezioni, spiegazioni, interrogazioni e compiti in classe.<br></strong><br></div><div><strong>Credo che tra i nostri compiti ci sia quello di fare gli educatori, e penso che, prima di tutto, bisogna essere dei punti di riferimento per gli alunni.<br></strong><br></div><div><strong>Infatti, a tal proposito, sono pienamente d’accordo sul fatto che il mestiere dell’insegnante è una professione etica, perché siamo chiamati a dare l’esempio e a fare in modo che i discenti prendano come esempio i nostri “buoni comportamenti”.<br></strong><br></div><div>La preparazione didattica del docente è molto importante, ma credo che altrettanto importante e utile, per la buona riuscita dell’attività didattica, sia non trascurare l’aspetto umano, cercando di stabilire con gli studenti una relazione che vada oltre la relazione docente – alunno, seppur entro determinati limiti.<br><br></div><div><strong>Nel mio essere insegnante, cerco di essere autorevole al punto giusto, cercando di dare agli alunni il giusto spazio, ma al tempo stesso spiegando loro quali sono i limiti che non devono essere mai superati.<br></strong><br></div><div><strong>Cerco sempre di far capire ai miei ragazzi, che esiste un momento per ogni cosa, esiste il momento della lezione, il momento del dialogo, anche il momento dello scherzo ma è importante che sia il docente a gestirli.<br></strong><br></div><div><strong>Incentro la mia attività molto sul dialogo e cerco sempre di non farmi condizionare dal mio umore personale anche se, purtroppo, a volte è una cosa molto difficile.<br></strong><br></div><div><strong>Mi metto sempre a disposizione della classe e il mio desiderio è che loro possano considerarmi una risorsa.<br></strong><br></div><div><strong>Cerco anche di stare molto attento ai loro comportamenti, soprattutto quando sono in gruppo, osservandoli ed intervenendo quando necessario.<br></strong><br></div><div><strong>&nbsp;<br></strong><br></div><div><strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Giuseppe Salerno<br></strong><br></div><div><strong>ISIS&nbsp;<br></strong><br></div><div><strong>“DUCA DEGLI ABRUZZI”<br></strong><br></div><div><strong>&nbsp;CATANIA<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-04 15:18:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-03-04 17:06:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-03-04 21:17:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2022-03-04 21:24:45 UTC</pubDate>
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         <title>Sebastiano Nicolosi :Riflessioni pratiche d&#39;insegnamento</title>
         <author>sebastianonicolosi</author>
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         <pubDate>2022-03-05 14:56:41 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>englishpedia</author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2079818353</link>
         <description><![CDATA[<div>Relativamente alla riflessione oggetto di questo laboratorio, personalmente rifletto continuamente sulle mie pratiche didattiche, sia in itinere che all’inizio e al termine delle attività, al fine di rispondere al meglio alle esigenze e ai bisogni dei miei alunni. Reputo che la didattica debba essere student-centred, che abbia come suo fulcro primario il discente stesso, vero protagonista dell’azione educativa. A tal fine, il docente non deve semplicemente trasmettere meccanicamente i contenuti disciplinari, indottrinando meramente i discenti, bensì essere un modello, una guida, un mentore, mediatore e facilitatore dei processi di apprendimento. È pertanto necessario che il docente sia in grado – fra le tante soft-skills richieste – di comunicare empaticamente e con efficacia, saper gestire potenziali conflitti all'interno del gruppo classe, motivare e stimolare i discenti, gestire la propria sfera emotiva, avere autorevolezza, autodisciplina e autoregolazione, assumersi e gestire le proprie responsabilità, essere flessibile e sapersi adattare alle varie circostanze, collaborare e lavorare in gruppo, essere comprensivo ed aperto al dialogo educativo. Ciò premesso, credo fermamente che il docente debba avere una forte etica professionale e, nondimeno, possedere quattro competenze imprescindibili: SAPERE essere educatori, SAPERE (conoscere) la propria disciplina, SAPERLA tramettere ed insegnare, e SAPER FAR FARE, ovvero mettere i discenti nella condizione ottimale di apprendere quanto insegnato. È più che ragionevole pensare che un docente che insegni una qualsiasi disciplina curricolare conosca bene la sua materia d'insegnamento. Meno ragionevole risulterà che la sappia insegnare. Il "saper far fare" fa davvero la differenza, essere in grado di appassionare e avvicinare gli studenti alla disciplina stessa, trasmettendo loro la propria passione per l'insegnamento e l'amore che il docente ha per la disciplina che insegna. Mi considero davvero fortunata di vivere ciò ogni giorno in aula, e di svolgere il lavoro più bello del mondo. PROF.SSA DEL SARTO LUCIA DOMENICA</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-06 11:13:05 UTC</pubDate>
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         <title>Marzia Catania</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La mia vocazione di insegnante è nata dalla mia esigenza di cantante lirica - soprano di rinnovare la generazione del pubblico che ascoltava le mie performance. Troppo spesso mi accorgevo che tra il pubblico c'erano solo teste bianche e avevo dentro nel cuore la missione di portare ai giovani l'amore più grande della mia vita: la lirica. Alla mia prima supplenza di musica nelle scuole medie, mi sono resa conto che non conoscevano Pavarotti, nemmeno per sentito dire e lì mi sono detta: se i giovani non vanno alla lirica, è la lirica che va ai giovani. Mi sono adoperata perché conoscessero il libretto di un'opera che davano al Teatro Massimo Bellini e ho fatto in modo che lo recitassero come attori, dando a ognuno la parte dei vari personaggi. Entrando dentro la storia, quando si sono trovati in teatro, capivano la trama e grazie alla magia del teatro, fatta di costumi, scenografie e carisma musicale di orchestrali e cantanti-attori, i ragazzi sono usciti da lì entusiasti e positivamente sorpresi. Il mio approccio oggi con i ragazzi del Liceo Musicale è molto diverso, perché amano la musica e mi viene più facile trasmettere la disciplina, data la stessa affinità di interesse. Avvicinarli alla lirica è sempre comunque più difficile, a parte pochi casi, perché il pop e il neomelodico è sempre preferito dalla maggior parte degli alunni. Il primo anno che ho insegnato al Liceo una ragazza di primo anno pur avendo&nbsp; spiccate doti canore nel pop, era disinteressata alle semplici arie che proponevo da programma ed era sempre svogliata e non si applicava per niente. Il metodo che ho usato per interessarla è stato farle studiare la prima parte di un'aria di quarto anno, che l'ha stimolata, sotto il mio esempio pratico, a usare la sua voce in maniera diversa. La difficoltà dei passaggi era per lei una sfida e si è applicata durante la lezione e a casa con lo spirito giusto, perché vedeva che poteva esserne capace e che questo suono potente della voce le dava belle sensazioni interne, che le facevano risuonare il suono nelle cavità di testa e le davano la possibilità di liberare tutte le energie del fiato, con un effetto di benessere fisico ed emozionale. Oggi questa ragazza, pur cantando ancora il pop ad alti livelli, ha cambiato il suo approccio con la lirica e ha persino voglia di&nbsp; continuare il suo percorso in conservatorio, avvicinandosi sempre di più all'idea di intraprendere la professione di cantante lirica.&nbsp;<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-06 11:28:39 UTC</pubDate>
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         <title>Laboratorio 2 Gruppo 6</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Prof.ssa Gabriella Bonanno<br><br></div><div>Rifletti sul tuo essere docente. Scrivi un breve testo sulle tue pratiche di insegnamento facendo riferimento a quanto emerso durante il corso del Laboratorio.<br><br></div><div>Insegnare è sempre stato il mio sogno: da bambina schieravo le mie bambole e leggevo loro le più belle letture del mio libro di scuola elementare. Scelta dettata anche dall’enorme fascino della mia maestra: bella, buona e brava, dotata di gentilezza, garbo e pazienza fuori dal comune. Era lei il modello a cui mi ispiravo: volevo essere come lei! Ammirazione provata, in seguito, passando alla scuola Media, per quei Professori che trasudavano passione per la loro materia d’insegnamento. E così, fino alle scuole superiori. Accanto a queste figure che ammiravo, c’erano pure quelle&nbsp; che mi lasciavano indifferente. Dagli uni e dagli altri, ho tratto ispirazione per ciò che mi sarebbe piaciuto e ciò che non mi sarebbe piaciuto essere per i miei futuri alunni.&nbsp;</div><div>Ho avuto la fortuna di cominciare ad insegnare giovanissima, carica dell’entusiasmo dei vent’anni, ed ho subito amato i bambini delle mie classi. Mi sono sempre piaciute la curiosità, la spontaneità, la vivacità che li contraddistingue.</div><div>Ho lavorato per trent’anni con bambini di età compresa fra i sei e i dieci anni e quest’anno mi ritrovo, per la prima volta, con ragazzi adolescenti.</div><div>L’approccio con i miei studenti, fondamentalmente, non è cambiato. Dopo l’appello, inizio la giornata guardandoli, osservandoli, chiedendo come stanno e spesso sono loro a farmi capire, con la comunicazione non verbale, che avrebbero bisogno o semplicemente voglia di parlare con me. Ho sempre dato importanza e valore all’aspetto umano dell’insegnamento, mai visto come mera trasmissione di contenuti.</div><div>Oggi più che mai, dopo due anni di Didattica a Distanza e conseguente penalizzazione delle relazioni interpersonali, ritengo che sia di fondamentale importanza, instaurare coi propri studenti un dialogo, un rapporto di fiducia affinchè queste giovani generazioni riscoprano la bellezza dello “stare insieme” fra coetanei e coi propri professori.</div><div>Essere docente è un privilegio. Stare con le generazioni più giovani e guardare coi loro occhi è l’elisir di giovinezza di ogni docente. In questo tempo tecnologico, dove tutto è messo in vetrina, noi siamo di esempio per i nostri alunni: siamo noi i veri influencer e loro i migliori follower che si possano desiderare.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-06 16:50:19 UTC</pubDate>
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         <title>Prof Santangelo  IIS GEMMELLARO        Formazione – Laboratorio 2 </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;  </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-06 17:18:12 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessioni</title>
         <author>ferenz700</author>
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         <pubDate>2022-03-06 19:25:01 UTC</pubDate>
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         <title>MACCARRONE BRUNA 2 INCONTRO</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-12 16:56:08 UTC</pubDate>
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         <title>Stefano Garaffa Botta - Liceo artistico E. GRECO</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/a_giardinaro/r4g42cm2ghdx/wish/2126672197</link>
         <description><![CDATA[<div>Come si è organizzato l'istituto presso cui insegno di fronte all'aumento della multietnicità delle classi?&nbsp;<br><br>La scuola è il luogo in cui tutti gli studenti sono i benvenuti, dove tutti possono imparare con i propri tempi e partecipare alla vita collettiva, comprendere le diversità e usarle come un arricchimento personale anziché soffrirne. In base a ciò, l'istituto in cui insegno fa dell'inclusione il principio base delle attività quotidiane. La presenza di alunni stranieri - provenienti da varie nazioni africane, dalla Cina e dai paesi dell'est europeo - viene affrontata quotidianamente utilizzando programmi personalizzati, progettazione curricolare specifica, supporto psicologico e linguistico. Ma il tentativo principale è fare della differenza culturale un modo creativo di pensare l'Altro, di considerare la diversità come un'occasione per tutti e non solo per gli studenti stranieri, e di puntare il focus didattico sull'importanza della relazione. Educare non significa solo parlare, dire, ordinare, negare. E' invece essenzialmente una relazione che si manifesta anche altri modi: il silenzio, il linguaggio non verbale, quello mimico, quello affettivo e corporeo. E' molto più facile incidere sugli studenti attraverso il coinvolgimento di tutti in un'attività che possa essere osservata e seguita. L'istituto artistico promuove, in tal senso, sia tramite il suo PCTO che la programmazione curricolare, l'esecuzione di attività pratiche oltre che teoriche (laboratori, progetti artistici, attività esterne in collaborazione con il territorio)&nbsp;capaci di coinvolgere direttamente alunni italiani e stranieri tramite la creazione di un ambiente interculturale di reale efficacia. Inoltre, un importante cura viene dedicata ai processi di accoglienza e integrazione. <br><br>Come vengono gestiti i processi di accoglienza e integrazione?&nbsp;<br><br>Una percentuale del monte ore di tutte le materie è dedicata all'accoglienza. E' un attività che si svolge all'inizio di ogni anno scolastico, il cui scopo è sia quello di presentare la propria materia d'insegnamento che avere un quadro più chiaro delle differenze individuali interne alla classe. Si utilizzano test linguistici, UDA facilitate e coinvolgimento diretto degli studenti in attività semplificate&nbsp;in modo da far emergere le criticità, le competenze e le abilità individuali e poter così progettare eventuali PDP in collaborazione con le famiglie. Attività d'integrazione sono inoltre affidate a diversi professionisti che collaborano con l'istituto in maniera costante: psicologi, mediatori culturali, interpreti LIS, insegnanti di sostegno.&nbsp;<br><br>Come si concretizza il paradigma interculturale nelle azioni educative?&nbsp;<br><br>&nbsp;Esso è prima di tutto un progetto educativo che si fonda sull'incontro e sulla reciproca contaminazione. Si tratta quindi di un progetto intenzionalmente formativo, volto a favorire il dialogo tra le culture, attraverso proposte mirate ad ampliare e arricchire l'offerta formativa tramite la revisione e l'ampliamento delle conoscenze disciplinari sia nei contenuti sia nei metodi. Esso si concretizza anche grazie alla capacità della scuola di accogliere gli allievi stranieri favorendo la loro integrazione nella classe, ma anche valorizzando la loro specificità linguistica e culturale e la storia individuale di ciascuno. D'altronde, l'atto formativo ha sempre bisogno di un incontro di sguardi, di uno scambio simmetrico tra differenti punti di vista, il cui l'obiettivo è creare una comunità in cui poter condividere valori diversi e convivere in armonia. In tal senso, ogni didattica che basa la propria azione sull'incontro e sulla relazione è una didattica interculturale. &nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-02 18:36:34 UTC</pubDate>
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         <title>Stefano Garaffa Botta - Liceo E.Greco</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Rifletti sul tuo essere docente e scrivi un breve testo sulle tue pratiche d'insegnamento, facendo riferimento a quanto emerso in questo primo incontro.&nbsp;<br><br>Insegno da svariati anni sia in maniera privata che pubblica. Paradossalmente, l'esperienza che ritengo più significativa è stata quella riguardante una breve parentesi di sostegno ad un ragazzino con problemi di apprendimento molto importanti.&nbsp; Dal punto di vista didattico, il lavoro con Ronaldo (si chiama cosi) mi è stato molto utile per capire come sviluppare didattiche alternative a quelle per normodotati e mi ha permesso di toccare con mano le difficoltà che un ragazzino con vari handicap deve affrontare durante la sua frequenza alle scuole superiori. Dato che Ronaldo non riusciva a gestire bene la complessità del lavoro assegnato, ho fatto uso di mappe concettuali e altri strumenti di semplificazione per lo studio delle varie materie. Lavorando prima per obiettivi minimi ed ampliando di conseguenza la complessità del lavoro da svolgere, siamo riusciti a raggiungere risultati notevoli e molto soddisfacenti. Ho acquisito nuove competenze didattiche in ambito tecnologico usando programmi di editor per mappe concettuali, programmi di lettura facilitata e di sintesi vocale, lavagne luminose, etc. Ho imparato, soprattutto, a superare i momenti di difficoltà con un sorriso, quello che ogni giorno Ronaldo mi regalava, nonostante le difficoltà dell'handicap e gli inevitabili momenti di stallo. In tal senso, Ronaldo mi ha lasciato qualcosa di molto più importante delle materie scolastiche: la capacità di non arrendersi mai, nonostante tutto. Mi sento ancora in debito con lui da questo punto di vista...probabilmente lo sarò per sempre.&nbsp;<br><br>Ma l'esperienza di sostegno non si è conclusa soltanto nell'ambito del mio rapporto con Ronaldo. E' stato importante, inoltre, notare quanto sia strategico il punto di vista di chi resta con gli studenti per tutte le ore della giornata e vede cambiare (letteralmente) il comportamento della classe in base al docente presente a lezione, al suo atteggiamento nella gestione della classe, alla passione ed alla creatività che mette in campo riguardo materia che insegna. Ho toccato con mano l'importanza che ha l'atteggiamento dell'insegnante nei confronti della classe, di come questa cambi in base al carattere del docente che ha di fronte, alla sua motivazione o al suo disinteresse, alla sua passione o alla sua apatia, alla sua stanchezza o alla sua gioia. La materia d'insegnamento è una scusa per condividere l'atteggiamento verso la vita e i valori di cui ognuno di noi si fa portatore. E' questo che tramettiamo, è questo che "in-segna" un docente. Non riesco a codificare tutto ciò secondo le griglie di competenza istituzionali, ma credo che sia altrettanto importante, se non di più.&nbsp;<br><br>Ho fatto di tutto ciò il manifesto del mio insegnare, del mio futuro contributo alla scuola, del mio rapporto con gli studenti. Immagino una scuola in cui l'atto educativo abbia la pretesa di essere un invito alla libertà dell'altro, alla produzione di un cambiamento condiviso, scelto e voluto insieme. E non ciò che per comodità e pretesa di efficacia aziendale viene inteso come "addestramento alle competenze", ovvero qualcosa che stimoli solo un frammento di persona relegata ad una semplice risposta comportamentista, basata sullo stimolo e la risposta, sulla semplice legge di causa ed effetto. Le scienze umane sono inesatte per definizione, perché gli esseri umani sono imperfetti e imprevedibili, vivono di passioni e non di algoritmi. Il problema è, semmai, quello di restituire il volto originario ad ogni allievo, la sua autenticità di essere umano. Non voglio imporre ma proporre, non voglio giocare su modelli o programmi prefabbricati ma cooperare e costruire insieme un mondo più consapevole e responsabile, anziché progettare le ennesime braccia meccaniche del sistema.&nbsp;<br><br>Questo è il contributo che spero di poter apportare alla scuola del futuro: scuola della Relazione e non della Prestazione, della Diversità e non dell'Alterità, della Personificazione e non dell'Omologazione. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-03 14:04:32 UTC</pubDate>
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