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      <title>Scrittura 1 B by sandra stefanizzi</title>
      <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb</link>
      <description>Fatto con responsabilità</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-05-31 04:24:41 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-05-12 15:40:35 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Dietro la porta della mia cameretta Andrea</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono un ragazzo abbastanza ordinato,la mia cameretta mi rappresenta in pieno,infatti entrando in essa regna l ordine. È piuttosto grande e luminosa,ha una finestra abbellita da una tenda beige,le pareti sono di color panna e sul soffitto c'è una cornice azzurra. Si fanno notare due grandi armadi:uno di color beige dove ci sono i vestiti miei e di mio fratello, perché io condivido la mia cameretta con Lorenzo, il mio fratellino,e un altro armadio marrone a ponte,dove dentro ci sono le nostre scarpe,con sotto la scrivania e la mensola dove ci sono appoggiati la TV e alcuni peluche. I letti sono in ferro  battuto color oro,sono comodi e spaziosi perché la mia mamma ha voluto comprarli a una piazza e mezza ciascuno e quando il mio papà esce in mare con il sommergibile per lavoro,ed io ed io e mio fratello siamo molto tristi per la sua mancanza, togliamo il comodino marrone che separa i due letti,li uniamo e dormiamo comodi in tre,io il mio fratellino e la mia mamma nell immenso lettone. Sulla  testata del letto c'è  un immenso quadro bellissimo, l oggetto della mia cameretta che io preferisco, dove ci sono dipinti angioletti biondi che danzano liberi nel cielo con corone di fiori in mano e ogni volta che lo guardo mi emoziono e mi piace pensare che uno di loro è il mio angelo custode. Questa è la mia cameretta che mi rappresenta su tanti aspetti,io sono un ragazzo serio,ancora un po' bambino, sincero,semplice e in essa mi ritrovo in tutto,in quanto è una stanza molto accogliente, sobria come lo sono io ed è  anche ,nella sua semplicità, molto raffinata ed elegante. Io di essa non vorrei cambiare nulla, anche se a volte guardando la TV in alcuni programmi di ragazzi si vedono delle camerette colorate,con poster dei cantanti o giocatori preferiti, con poltrone spaziali,un po' incasinate,disordinate,vissute e penso che per come sono fatto io e soprattutto la mia mamma (maniaca dell ordine e della pulizia)non potrei sentirmi a mio agio in un luogo del genere. La mia cameretta è il mio PICCOLO MONDO dove posso essere me stesso e dove mi rifugio nei momenti di solitudine e di relax. È un luogo speciale e un po' magico perché quando sono al suo interno, mi sento avvolto da una sensazione di tranquillità e di serenità. Nella  mia cameretta non passo tantissimo tempo,dormo,guardo la TV,mi rilasso e quando ho un problema o sono arrabbiato o felice e non ho voglia di vedere o stare con nessuno, mi isolo qui dentro, chiudo la porta,mi stendo sul letto e ci rimango finché lo ritengo necessario, oppure finché la mia mamma o il mio papà, non vengono da me a parlarmi e cercare di capire cosa sia successo.  Oltrepassata  quella porta,mi lascio andare,a volte piango per sfogarmi di qualcosa che è  successo a scuola,con i compagni, o per un battibecco con i miei genitori oppure perché sono preoccupato per qualcosa. A volte rido,salto sul letto per la gioia come succede spesso quando  torno a casa e ho preso un bel voto all interrogazione o alla verifica e sono orgoglioso di me stesso. A volte invece mi stendo sul letto semplicemente per leggere o per pregare e ringraziare Gesù di tutto quello che ho,dalla salute alla famiglia...Insomma la  mia  cameretta anche  se la condivido con il mio fratellino, rimane sempre il mio rifugio personale, il posto dove posso rilassarmi ed essere me stesso senza essere giudicato da nessuno. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-02 15:11:49 UTC</pubDate>
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         <title>il mio mondo segreto dietro la mia camera   Karol pagano</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3352893925</link>
         <description><![CDATA[<p><em>SE OLTREPASSI LA PORTA DELLA MIA CAMERA, ENTRI NEL MIO MONDO SEGRETO, QUESTA STANZA È UN PO' COME UN RIFUGIO PER ME: È GRANDE, MA CON POCHI OGGETTI CHE MI PIACCIONO. LE PARETI SONO DIPINTE DI BIANCO, IL MIO COLORE PREFERITO, SULLE MENSOLE CI SONO LIBRI, FUMETTI E MOLTI GIOCHI. NELLA MIA CAMERA CI SONO ALCUNI LIBRI DEI MIEI FILM PREFERITI. OGNI VOLTA CHE LI GUARDO MI SENTO FELICE E ISPIRATO. QUESTO SPAZIO MI RAPPRESENTA PERCHÉ RIFLETTE LE MIE PASSIONI E I MIEI SOGNI. NON VORREI CAMBIARLA PERCHE DENTR C'E TUTTO CIÒ CHE MI PIACE. QUANDO SONO NELLA MIA CAMERA MI SENTO DIVERSO RISPETTO AD ALTAI LUOGHI A SCUOLA O IN ALTRI POSTI, SPESSO CI SONO REGOLE DA SEGUIRE E PERSONE INTORNO A ME. MA QUI POSSO ESSERE ME STESSO. PASSO IL TEMPO LEGGENDO O ASCOLTANDO MUSICA. LA MIA CAMERA OSSERVA I MIEI MOMENTI DI GIOIA E TRISTEZZA, DALLE RISATE CON GLI AMICI ALLE LACRIME QUANDO SONO GIÙ. IN QUESTO RIFUGIO, POSSO PARLARE CON ME STESSO E RIPLETTERE DIETRO QUESTA PORTA CE UN ANGOZO DI LIBERTÀ, DOVE POSSO ESSERE&nbsp;CHI&nbsp;VOGLIO.</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-05 18:11:31 UTC</pubDate>
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         <title>giudizio     da Karol  Pagano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><em>A VOLTE MI CAPITA DI DOVER GIUDICARE IL COMPORTAMENTO DI QUALCUNO. QUANDO VEDO UN AMICO CHE AIUTA UN COMPAGNO IN DIFFICOLTÀ, PENSO CHE SI COMPORTI BENE. MA SE QUALCUNO È SCORTESE O FA QUALCOSA DI SBAGLIATO, MI VIENE DA PENSARE CHE SI STIA COMPORTANDO MALE. QUANDO QUALCUNO MI DICE CHE NON MI COMPORTO BENE A VOLTE MI SENTO TRISTE O ARRABBIATO. È DIFFICILE SENTIRSI IN QUESTO MODO, PERCHÉ VOGLIO CHE GLI ALTRI CAPISCANO LE MIE MOTIVAZIONI E LE RAGIONI PER CUI COMPIO LE MIE AZIONI. CREDO CHE NON SIA GIUSTO PENSARE DI ESSERE SEMPRE GIUSTI E GIUDICARE GLI ALTRI SENZA CONOSCERE LA LORO STORIA. TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE, E OGNUNO HA IL PROPRIO PUNTO DI VISTA. INVECE DI GIUDICARE, CERCO DI ESSERE COMPRENSIVO. COSI POSSO AIUTARE LE PERSONE INTORNO A ME A MIGLIORARE E CREARE UN AMBIENTE&nbsp;PIU&nbsp;AMICHEVOLE</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-05 18:15:10 UTC</pubDate>
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         <title>COM&#39; È LA MIA CAMERETTA : Mauro Nestola</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3352930788</link>
         <description><![CDATA[<p>Da un punto di vista soggettivo, l' interno della mia cameretta ha un significato molto profondo che solo chi la frequenta innumerevoli volte, abitandola praticamente, come me e mio fratello può conoscere. Ovviamente, non posso sapere se i suoi pensieri riguardo ad essa siano gli stessi che provo io, se per lui abbia lo stesso significato o uno talmente diverso. Comunque, posso ipotizzare che, essendo ancora un bambino di otto anni, dal carattere intuitivo e impulsivo, non credo che si sia mai soffermato a pensare su cosa gli possa trasmettere. Peraltro, lui avendo una visione più materiale del mondo, potrebbe pensare più agli oggetti presenti al suo interno e al loro valore che a quello che veramente può simboleggiare all'interno di due fratelli legati ad essa che, come proprio oggetto da cui non riesce a sbarazzarsene, cercando conforto e protezione all'interno. Distogliendo gli occhi dall' ideologia di mio fratello a quella mia, per me, dietro la porta della mia cameretta si cela un mondo che difficilmente puoi trovare altrove, dove ti senti libero di fare quasi tutto ciò che vuoi, dove ti puoi rifugiare quando vuoi un po' di privacy sia a causa di disturbi esterni sia per voler avere comportamenti che non vuoi vengano visti da altri. Ovviamente, ciò è ostacolato da chi condivide la stanza con fratelli e sorelle, come nel mio caso. Anche se. facendo sempre riferimento a me stesso, ad utilizzarla maggiormente sono io. Però, rimanendo sempre rispettoso verso i principi della condivisione. Infatti, riconoscendo la dignità di mio fratello, non apro mai il dibattito su chi dovesse spettare, ( cosa che fa anche lui) ritenendo non necessaria la realizzazione di un nuovo ambiente a lui dedicato, nonostante i miei genitori parlino di ciò diverse volte. La definizione " mondo segreto" per descrivere la mia cameretta non l'ho mai utilizzata dato che non e' mai stata solo ed esclusivamente mia, trovando difficile tenere all' oscuro mio fratello da ciò che facevo al suo interno. Però, ai giorni d' oggi, ci sono ancora attività che mi piace fare quando sono la dentro. Come studiare, nonostante sia un gesto che faccio prettamente in cucina, leggere la sera prima di coricarmi, osservare attentamente il mio atlante o il mio globo appassionandomi così sempre di più alla geografia, ecc ... La mia cameretta, da un punto di vista oggettivo, diversamente da quanto detto finora, la si potrebbe definire abbastanza semplice e lineare, dai colori basici. Da un punto di vista delle dimensioni, gli arredi grandi la rendono molto più piccola di quanto in realtà e', cosa però che la rende molto più confortevole. Essi sono: due comodi letti, un armadio a quattro ante con numerosi scaffali, un comodino, un' ampia finestra con una tenda , una scrivania con sopra molteplici mensole. Questi sono i principali. Chiaramente, ci sono anche diversi oggetti con cui ho un legame che mi riporta alla mente i migliori momenti di quando ero piccolo e non solo. Codesti sono, oltre a quelli che ho già enunciato, ossia il globo e l' atlante, i miei puzzle in 3d, i peluche di quando ero bambino, la mia libreria, i miei CD .... Ritornando alla descrizione soggettiva. A me e' sempre piaciuta definirla un " punto di inizio e fine. Infatti, quest'ultima e' il luogo dove iniziamo e concludiamo le nostre giornate. Infatti, tali punti li si possono comparare a quelli che rappresentano i due vertici di un segmento, che non e' costituito da una linea continua, bensì da numerosi punti interni con uno spazio che, anche se minuscolo, c'è . Proprio così, noi non stiamo tutto il giorno dentro essa, ma solo in alcuni momenti. Mentre, quello spazio invisibile ma presente, sta ad indicare che, anche quando stiamo al di fuori, continuiamo a pensarla e con la mente e' come se stessimo la. Peraltro, c'è un oggetto che spesso viene utilizzato per rappresentare questo luogo, cioè il letto. In più, si possono aggiungere a questi vertici nuove linee per formare un poligono . E. In tal caso, queste possono essere formate dal sorgere del sole all' alba o dai sogni che fanno durante il sonno, riuscendo così a portare un' immagine che nessuno potesse portare o trasmettere. Secondo me, la mia cameretta vede in me un Mauro che altrove non si vede, anche perché parliamo di uno dei miei lati che spesso cerco di nascondere, potendolo mostrare solo quando mi trovo da solo in luoghi come questi, in cui mi posso "denudare" dei miei dubbi che affollano la mia mente occupando lo spazio delle cose veramente importanti. Così , dopo essere entrato in modalità "pensieroso" posso "posare" tali sul tappeto dinanzi al mio letto e riflettere, meditare su come io possa risolverli e su come le mie azioni possono incidere sul mio futuro. Logicamente, il mio pensiero non e' legato solo a questo, ma anche alla mia fantasia, raccogliendo Ricordi per creare storie che mi permettono di ammazzare il tempo e che potrebbero servire per un futuro tema in classe. Naturalmente, la mia cameretta non e' perfetta, pertanto ci sono delle cose che modificherei, motivo per cui definirei difetti. Il principale e' legato allo spazio. Come ho detto prima, essa non e' molto spaziosa, perciò se dovessi fare delle modifiche, le farei per renderla più ampia lasciando però le sue caratteristiche relative al colore. Indiscutibilmente, modificarla un po' mi dispiacerebbe dato il legame affettivo che ho costruito con essa nel corso degli anni. Tuttavia, niente e' eterno, e se rimanessimo ancorati alle fondamenta costruite in passato, non riusciremo mai a progredire, a dedicarsi all' innovazione, rimanendo così indietro rispetto alla ormai società. Per concludere, all'interno della mia cameretta, rispetto agli altri ambienti della casa, mi sento più a mio agio perché, nonostante la presenza di mio fratello, e' quello che sento più in mio possesso, dove posso rifugiarmi quando ho bisogno di tempo per riflettere o svagarmi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-05 18:41:26 UTC</pubDate>
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         <title>DIETRO LA PORTA DELLA MIA CAMERETTA chiara cordella</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354433581</link>
         <description><![CDATA[<p>Nella mia cameretta mi sento al sicuro, mi sento me stessa senza filtri. Il letto per me è molto importante anche se sembra una cosa stupida però io dentro quel letto ho molti ricordi, le notti nel letto a pensare, ad ascoltare la musica, stare al telefono fino tardi.</p><p>Questa camera vede cose di me che nessuno vede per esempio il mio nervosismo e la mia tristezza per i problemi con amici quando mi escludono oppure mi dicono cose brutte di dietro e i miei problemi in famiglia, per questo la mia camera ha visto una mia personalità che nessuno vede.</p><p>La mia scrivania invece vede un'altra personalità senza filtri vede una parte studiosa, stando seduta su quella sedia per ore impegnandomi a studiare.</p><p>La mia cameretta non la cambierei mi piace così com'è, anche se però forse cambierei qualcosa tipo metterei un quadro con una maglia della Juve perché a me piace molto il calcio ed ogni volta che sto male basta un pallone.</p><p>La mia camera è molto ordinata ma a volte pure disordinata proprio come me, la maggior parte delle volte sono ordinata ma molte di queste sono pure disordinata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:01:10 UTC</pubDate>
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         <title>DIETRO LA PORTA DELLA MIA CAMERETTA DI FRANCESCO DE BENEDITTIS</title>
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         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354443246</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><br/></p><p>Dietro la porta della mia cameretta c'è sempre stato un piccolo mondo, tutto mio, sfat di silenzi, luci soffusi e angoli pieni di ricordi. Le pareti parlano di me. C'è una mensola piena di libri consumati dal tempo e dalla curiosità, segni di idee che cambiano e passioni che restano. Il letto è il rifugio principale, spesso coperto da coperte scomposte che raccontano di lunghe notti passate a pensare. Leggerlo è semplicemente lasciarmi trasportare dalla musica. C'è una scrivania, testimoni di sogni scritti su fogli sparsi, di progetti iniziati e lasciati a metà, ma anche di piccole soddisfazioni portate a termine.</p><p><br/></p><p>Questa stanza mi rappresenta? In parte sì. È un riflesso dei miei pensieri, a volte ordinato, altre volte in disordine, proprio come la mia mente. Mi piace, ma a volte vorrei che fosse più grande. Qui mi sento al sicuro, più che in qualsiasi altro posto. È il luogo dove posso essere me stesso, senza filtri, dove posso lasciar cadere ogni macchina. Qui rido da solo, mi perdo nei pensieri, senza dover dare spiegazioni. La mia cameretta vede di me quello che il mondo fuori spesso ignora. I momenti di vulnerabilità, le insicurezze, ma anche le scintille, la creatività e i sogni più mi ascolti. Il tempo qui scorre in modo diverso, a volte veloce, tra un libro e un film, altre volte lento, ma è sempre un tempo mio, che mi appartiene.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:08:15 UTC</pubDate>
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         <title>GIUDIZIO di Francesco De Benedittis</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354446251</link>
         <description><![CDATA[<p>Giudicare gli altri è un atteggiamento quasi istintivo. Cerchiamo di distinguere tra ciò che riteniamo giusto o sbagliato, ma il giudizio è spesso soggettivo, influenzato dalle nostre esperienze, dai valori in cui crediamo e dal contesto in cui viviamo. Quando giudichiamo, dobbiamo sentirci sicuri delle nostre correzioni, senza considerare che il bene e il male non sono sempre assoluti e che ogni situazione può avere molteplici punti di vista.</p><p><br/></p><p>Quando invece siamo noi a essere giudicati, il sentimento cambia. Possiamo trovare disagio, insicurezza o persino rabbia, soprattutto se il giudizio che riceviamo è ingiusto o basato su pregiudizi. Questo ci porta a riflettere: se il giudizio ci pesa così tanto, perché lo esercitiamo con tanta leggerezza sugli altri? Sentirsi quelli giusti può portarci a chiuderci in una visione ristretta della realtà. Nessuno è infallibile e ciò che oggi ci sembra giusto potrebbe rivelarsi errato con il tempo.</p><p><br/></p><p>Per questo è importante imparare a mettere in discussione e a sostituire il giudizio con la comprensione. Giudicare è naturale, ma la vera crescita sta nell'ascolto e nell'empatia, che ci permettono di costruire relazioni più autentiche e di migliorare come individui.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:10:22 UTC</pubDate>
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         <title>DIETEO LA PORTA DELLA MIA CAMERETTA DI LEONARDO D&#39;ADAMO </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354498764</link>
         <description><![CDATA[<p>Dietro la porta si celano 2 letti, visto che la condivido con mio fratello, ultimamente dormiamo con i letti uniti perchè così stiamo più caldi. Poi abbiamo un armadio grande preso da poco perchè quello che avevo prima era piccolo. Vicino la finestra ci sono due armadiertti rossi in metallo uno sull'altro, dove ci sono i libri miei e di mio fratello. All'interno ci sono due calamite prese dal museo di Leonardo da Vinci a Roma. Affianco al mio letto c'è un comodino in cui dentro ci sono carte e cartacce, nel ripiano sottostante xi sono turti i libri di quando ero piccolo.</p><p>La mia cameretta mi rappresenta perchè è molto disordinata come la mia mente, ovviamente quando vengo spronato la mente si  riordina un pò cone la cameretta, però come si disordina la cameretta lo fa anche la mente. La mia cameretta io non la vorrei cambiare soprattutto perchè tutto quello che c'è sono gli unici miei ricordi da piccolo e perchè affianco al mio letto c'è un muro pitturato da mio nonnocon delle striature di colore tuttavia pur essendo rovinato e disegnato per me è perfetta così. Dentro la mia cameretta sto per la maggior parte a fare i compiti e a giocare con gli amici. Anche se potrebbe sembrare un pò strano io faccio i compiti sul letto cisto che non ho ancora un ascrivania, ma anche perchè sto più comodo e soprattutto perchè mi sento tranquillo e perchè nessuno viene a disturbarmi </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:45:15 UTC</pubDate>
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         <title>MINOSSE GIUDICE INFERNALE chiara cordella</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>A me è successo più di una volta d giudicare qualcuno, se si è comportato bene o male oppure riguardo al suo carattere. Quando lo faccio sembra una cosa normale e tranquilla, ma non lo è, perché la persona convolta può rimanere male per il nostro giudizio espresso, inoltre quando noi giudichiamo qualcuno anche noi possiamo essere giudicati.</p><p>Io sono una ragazza che viene giudicata molto, per questo so che cosa significhi esserlo. La cosa più brutta è quando vieni giudicata da amici, ragazze e ragazzi.</p><p>Quando vengo giudicata male mi sento fuori luogo, una ragazza che non sa fare niente, che non è all'altezza dei suoi amici e compagni.</p><p>Sentirsi giudicati per tutti è brutto ma per me lo è tantissimo, essendo molto sensibile anche se non si vede, e rimango male per un insulto senza mostrarlo.</p><p>Sentirsi giudicati però secondo me fa crescere le persone e le porta a migliorarsi, però in altri casi però portarle a peggiorare. Mentre se le persone non ci giudicano solo negativamente mettendo in avanzo i difetti, ma se dicono pure lati migliori di noi il mondo sarebbe migliore.</p><p>Alcune cose dette prima si collegano al fatto di sentirsi quelli giusti o no. Parlando personalmente non mi sento sempre quella giusta, soprattutto  in certe situazioni, perché non sono all'altezza degli altri, e mi sento pure giudicata. Sentirsi quella giusta ormai è diventato difficile perché i ragazzi e ragazze di ora sanno solo giudicare, e ciò porta ad abbassare l'autostima degl'altri, ciò non è buono perché porta a chiudersi in sé stessi, perché si avrà paura di continuare ad essere presi in giro.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:55:12 UTC</pubDate>
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         <title>DIETRO LA PORTA DELLA MIA CAMERETTA Gabriel Ruberti </title>
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         <description><![CDATA[<p>Nella mia cameretta ci sono due letti, una scrivania, un armadio e un cassetto.</p><p>Sopra il mio guardaroba c'è la televisione con la PlayStation 5 che e di mio fratello perché condivido la cameretta con lui e c'è come un divieto sulla play station 5 e non la posso toccare.</p><p>Sopra la mia scrivania C'è un computer con il quale gioco e poi ci sono i libri di scuola e tutte le cose che ho comprato/ricevuto in tutti questi anni come i libri che ho letto, macchinine, foto, matite, colori, pennarelli. La mia cameretta è come me perché i muri hanno due colori e ci sono due letti come io che ho un lato felice e uno rabbioso, anche perché uso,la mia cameretta per sfogarmi dalla rabbia prendendo a pugni il letto. Sicuramente dice che sono isterico per come mi comporto.</p><p>Non voglio cambiarla la mia cameretta ma vorrei solo non condividerla con mio fratello.</p><p>Mi vede rabbioso oppure steso nel letto o giocare.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 15:55:35 UTC</pubDate>
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         <title>Dietro la porta della mia cameretta: MARTINA MUTERLE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Parto col dire che lamia cameretta è molto grande, ci sono due letti , una scrivania, un armadio e infine uno specchio. </p><p>La mia cameretta mi rappresenta molto, è il mio posto sicuro quando voglio stare sola, oppure quando voglio silenzio per ascoltare la mia musica preferita senza interruzioni.</p><p>Quando sto nella mia cameretta mi sento libera di fare quello che fuori non posso fare.</p><p>La mia cameretta mi vede piangere, ascoltare musica a tutto volume, essere arrabbiata, triste per qualcosa successa al di  fuori e pensare.</p><p>Di lei non voglio cambiare niente è perfetta così nella sua semplicità e mi rappresenta molto, tutte le postazioni dei mobili li e il resto.</p><p>L'ho arredata io stessa, amo la mia cameretta</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 16:02:25 UTC</pubDate>
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         <title>Giudizio: MARTINA MUTERLE</title>
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         <description><![CDATA[<p>si, mi è capitato molte volte di voler giudicare qualcuno o cercare di capire se si è comportato bene o male.A volte però la nostra percezione può essere influenzata dal nostro punto di vista.Quimdi cerco sempre di nono affrettarmi nel giudicare, ma piuttosto di cercare di comprendere.</p><p>Quando qualcuno mi giudica, può farmi sentire a disagio o triste, soprattutto se il giudizio non è ingiusto o non richiesto. </p><p>A volte però cerco di non prendertela sul personale.</p><p>All'inizio sono molto risentita sul giudizio che ricevo ma poi mi rendo conto che mi aiuta a migliorare.</p><p>No, non credo sia giusto sentirsi quelli giusti perché ognuno di noi ha delle imperfezioni.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 16:11:33 UTC</pubDate>
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         <title>GIUDIZIO Gabriel Ruberti </title>
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         <description><![CDATA[<p>Non mi piace giudicare pero mi viene spontaneo farlo. A volte me ne pento perché giudico male una persona e dentro di me dopo mi sento male, odio farlo, ma a volte neanche mi accorgo di compiere quest' azione.</p><p>Se mi giudicano male mi sento triste, ma provo ad ignorarlo, perché ci sono persone che lo fanno di proposito ad alta voce e fanno stare male gli altri ma non gliene importa, lo so perché una volta l'ho fatto e ho fatto stare male una persona, ma anche io dentro mi sentivo male infatti gli ho chiesto scusa e poi non l'ho fatto più sapendo quanto è brutto.</p><p>Riguardo il giusto sentirsi quelli giusti dipende perché se lo sei per fare bene agli altri è bello ma se lo fai solo per vantarti allora no anche perché se ti vanti non sei più quella persona detta quella giusta ma fai il contrario di tutto quello che una persona giusta farebbe. Non mi sento quello giusto per quante volte ho giudicato, ma sono sicuro che mi impegnerò d'ora in poi e non feriro nessuno con il giudizio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 16:23:05 UTC</pubDate>
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         <title>Giudizio Andrea</title>
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         <description><![CDATA[<p>La società in cui viviamo ci porta spesso a giudicare e a decidere se una persona si è  comportata bene o male. Anche a me,capita qualche volta di giudicare le persone. Ad esempio mi capita a volte di esprimere dei giudizi sulle persone che tradiscono la fiducia delle altre e questo mi irrita molto perché  per me l onestà, la fiducia e il rispetto  sono valori molto importanti e quando vengono meno io mi sento in dovere di giudicare e dire che chi lo ha fatto si è comportato male.Infatti un pomeriggio stando in chiesa per decidere I turni per il servizio della messa, un mio compagno parlava male alle spalle di un altro compagno assente, raccontando e ridendo di un problema che il compagno assente gli aveva confidato,allora io mi sono alzato,mi sono avvicinato e gli ho detto che era un infame e che da quel momento non l avrei considerato mio amico in quanto si stava comportando veramente male perché alcune cose non si dovrebbero fare e lui mi ha risposto che io non ero nessuno a dirgli che il suo comportamento era sbagliato e che prima di giudicarlo avrei dovuto pensarci due volte.Tornato a casa ho parlato dell accaduto con i miei genitori che mi hanno consigliato di sorvolare ogni tanto e di non essere troppo pignolo e preciso,perché ognuno di noi ha la propria visione delle cose, il proprio punto di vista e non spetta a noi giudicare. Allora la volta successiva, quando l ho rivisto gli ho chiesto scusa e gli ho detto che non spettava a me giudicare il suo comportamento, anche se secondo me, non era giusto come si stava comportando. Io nella mia giovane età,sono stato spesso giudicato sia dai miei coetanei ,sia da persone mature,e ci rimanevo male,isolandomi. Un episodio che ricordo particolarmente e che è successo poco tempo fa a scuola è quando un giorno a causa di una mia dimenticanza, non ho studiato la lezione del giorno di francese, perché mi ero concentrato di più a fare bene italiano,e all interrogazione ho preso 5. Mi sono sentito sprofondare ed ero molto amareggiato nel pensare a che dispiacere avrei dato ai miei genitori,ma quando sono tornato a casa,loro hanno capito e non mi hanno giudicato,anzi mi hanno detto che sbagliare è umano,l importante è capirlo. La cosa che mi ha fatto veramente male è stata invece la reazione di alcuni miei compagni che hanno sparlato e riso alle mie spalle, facendo diventare una mia insufficienza un evento straordinario che è passato da una classe all altra e questo essere giudicato da loro che sono i miei  amici mi ha fatto veramente male.  Con il tempo ho imparato che non bisogna farsi buttare giù dai giudizi e dalle parole senza valore di queste persone, perché sono persone insoddisfatte,invidiose che riempiono la loro vita concentrandosi su quella degli altri. Inoltre ho capito che queste persone le dobbiamo ringraziare per il tempo e le attenzioni che ci dedicano,perché sia nel bene che nel male,parlano di noi e questo vuol dire che siamo interessanti e importanti. Infine penso che non è giusto sentirsi quelli giusti perché ognuno di noi,nella propria vita, può dire e fare quello che pensa, sia giusto per lui,ma che non lo è per qualcun altro, quindi dovremmo fermarci a pensare che nella vita tutti possiamo sbagliare,l importante è capirlo e non giudicare. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 16:24:53 UTC</pubDate>
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         <title>Il telaio Andrea</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Intorno a me, nella mia casa e anche nella casa della mia nonna,ci sono degli oggetti  legati ad una storia di famiglia e quello che io vedo particolarmente presente nella mia casa è  un telaio che era della mia bisnonna. Questo telaio,mi racconta mia nonna,che era della sua mamma e che gli era stato costruito dal suo papà, che era un falegname e risale più o meno al 1950. È  un oggetto molto semplice  costituito da quattro fasce di legno e quattro bastoncini o viti,dove viene montata la rete per  essere ricamata. La mia bisnonna amava ricamare e questa sua passione l ha tramandata  a mia nonna che a sua volta l ha tramandata alla mia mamma.  Quando è morta la mia bisnonna il telaio è passato a mia nonna che per passione ha continuato a tessere centri,tovaglie,proprio come faceva la sua mamma e oggi quel telaio si trova nella mia casa,nelle mani della mia mamma, che con facilità ha imparato a tessere e ricamare la rete creando dei veri e propri capolavori. Infatti, lei,non appena ha del tempo libero si siede e con ago e filo dà sfogo alla sua creatività, proprio come faceva la sua nonna e la sua mamma e a me piace tanto stare lì vicino a guardarla,a osservare con entusiasmo e curiosità ciò che riesce a creare montando la rete su quattro asse di legno cioè l antico"TELAIO" che per lei ha un valore affettivo non indifferente e guai a chi lo tocca. Spero solo che questo telaio abbia ancora tanta vita davanti a sé, anche se purtroppo questi lavori manuali tra le nuove generazioni stanno andando perdendosi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 16:49:37 UTC</pubDate>
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         <title>dietro la porta della mia cameretta - Aida Magno</title>
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         <description><![CDATA[<p>Nella mia cameretta ho un armadio grandissimo in legno, davanti ad esso il mio letto matrimoniale dove accanto c'è la mia scrivania. Successivamente c'è un armadietto spazioso nei cui cassetti ho tutti i miei quaderni e infine libri e sopra di esso tutti i miei profumi.</p><p>Parlando invece della mia cameretta vista dai miei occhi e quindi in maniera soggettiva, dico che è più di un semplice spazio in cui dormo o studio, dove quando entro sento come se tutto il rumore del mondo esterno per un attimo si fermasse, dove non ho limiti e non distinguo i comportamenti sbagliati da quelli giusti. Quando non sono dell'umore giusto è l'unico posto che riesce a calmarmi, dove sono me stessa e non devo preoccuparmi che le mie emozioni influiscano sugli altri. Inoltre scrivere mi aiuta, oltre ad arricchire il mio lessico, a dare un senso alle parole che mi sembrano non contare niente, siamo solo io e la penna. E il silenzio, che parla più della bocca.</p><p>E' il mio piccolo mondo, e qui non vengo giudicata, solo, magari, ascoltata. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 18:37:02 UTC</pubDate>
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         <title>MINOSSE GIUDICE INFERNALE: Mauro Nestola</title>
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         <description><![CDATA[<p>Nella vita quotidiana , è naturale che, a volte, ci troviamo a giudicare il comportamento degli altri, in qualsiasi ambito, che sia familiare, professionale, scolastico, ecc.... Inizio col riflettere sul significato della parola "giudizio", che può essere a mio avviso oggettivo o soggettivo. Giudicare in modo soggettivo qualcuno o qualcosa implica valutare il comportamento altrui cercando di capire se sia giusto o sbagliato., ma a volte non ci limitiamo solo a questo ma si sfocia nell'insulto, nella presa in giro verso chi lo subisce, se enunciato con sfumature o toni negativi e, ovviamente, bisogna sempre contestualizzare il giudizio e il carattere della persona che lo riceve. Giudicare, a volte vuol dire correggere ciò che si ritiene sbagliato, ma può essere recepito in maniera non corretta e non accettata, proprio perchè la persona che lo riceve ignora informazioni che in quel momento attraverso un giudizio si sta cercando di dare mettendosi in una posizione di superiorità. Viceversa può avvenire il contrario, la persona giudicata può percepire un atteggiamento di supremazia da chi sta giudicando, anche se a volte lo si fa semplicemente in buona fede. L'atto del giudicare penso che sia molto delicato da affrontare perchè, secondo me, ne può scaturire un'azione reciproca di giudizio e sfociare in un litigio. I giudizi possono essere appunto causa di danni fisici , ma di per sè sono parole, e le parole possono far più male di una spada. Le parole possono ferire molto, lasciare cicatrici per sempre nel cuore delle persone incidendo nelle loro vite. Ecco perchè prima di tutto bisogna pensare che un individuo ha una storia, le sue esperienze, le sue difficoltà e talvolta le sue azioni sono il risultato di un qualcosa che non possiamo sapere, ed è per tutto questo che io personalmente cerco di pensarci bene prima di esprimere un giudizio su qualcuno, e se mi capita cerco comunque di farlo quando ho la certezza di quello che sto giudicando. Proprio io, peraltro, essendo un ragazzo molto testardo e sicuro delle sue idee, spesso ho difficoltà ad accettare i giudizi degli altri definendo corretti i miei pensieri anche se successivamente si rivelano sbagliati. Io sono un ragazzo che pensa molto, e mi faccio diversi esami di coscienza e , a volte, davanti a un giudizio non riesco a nascondere il mio malcontento, mentre da un punto di vista emozionale rimpiango tutto ciò che ho fatto fino a quel momento desiderando di scomparire e sprofondo in una voragine di pessimismo. Poi pensandoci mi rendo conto che la vita non è fatta solo da piccoli istanti, ma è un complesso circuito di episodi che insieme contribuiscono ad arricchire le mie conoscenze e la mia personalità. Spesso mi capita, soprattutto da parte dei miei genitori, di essere giudicato su come gestisco il mio tempo libero, ovviamente non reagisco benissimo, ma poi penso che lo devo considerare come fonte di crescita e cerco di sfruttare i loro suggerimenti in maniera positiva. Per concludere, penso che sentirsi quelli giusti sia una cosa bella, molto bella, l'importante è non sfociare nella presunzione. Infatti essere quelli corretti vuol dire anche credere in se stessi, sempre accettando le critiche per poter migliorare, perchè gli esseri umani sono imperfetti e spesso, nonostante le buone intenzioni, commettono sbagli, pertanto, penso di riconoscere i propri errori sia un passo fondamentale per crescere.         </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 18:49:19 UTC</pubDate>
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         <title>memoria - Aida Magno</title>
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         <description><![CDATA[<p>Mia nonna mi ha raccontato di un vecchio pennino ad inchiostro/ calamaio che lei usava sempre quando era piccolina, mi ha detto che le piaceva moltissimo ed ha deciso di conservarla, ma non solo per questo.</p><p>Da quei momenti sono passati esattamente 75 anni ed ogni tanto lei torta a raccontarci di quanta cura ci mettesse per far sì di non perderla. Ci teneva e ci tiene molto perchè gliela regalò il nonno, il giorno del loro fidanzamento. Oramai il nonno non c’è più, e la nonna ne parlerà sempre con tanta gioia, perché farlo riesce a riportarla ai bei momenti vissuti. Ci manchi tantissimo nonno</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 18:49:56 UTC</pubDate>
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         <title>LA BILANCIA DI MIA NONNA: Nestola Mauro</title>
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         <description><![CDATA[<p>Oggetto che mi ha sempre incuriosito è sicuramente la vecchia bilancia che si trova in casa di mia nonna materna, molto diversa da quelle attuali, decisamente più tecnologiche. E' formata da una base in legno con sopra due piatti in ottone dove veniva poggiata la frutta e, dei pesetti di varie  misure per determinare il peso della merce. Mia nonna mi ha raccontato che apparteneva a suo padre, mio bisnonno, e che dato che lui svolgeva il mestiere del venditore ambulante di frutta e verdura la portava sempre con sè. Mia nonna mi ha descritto così il lavoro di suo padre, mi ha parlato dello svegliarsi all'alba per andare nei campi per raccogliere la verdura e gli ortaggi freschi da vendere, e di quante volte ha dovuto farlo anche lei da piccola insieme ai suoi fratelli e, di tutti i sacrifici che comporta quel mestiere. Oggi in mia nonna è rimasta la passione che dimostra nel coltivare il suo piccolo orto proprio come le ha insegnato suo padre. Ascoltando questo suo racconto così appassionato mi rendo conto che quella bilancia non è solo un semplice oggetto per lei e non esprime solo un legame affettivo ma è proprio un pezzo della sua vita. Così, dopo aver sentito ciò ogni volta che guardo quella bilancia mi vengono in mente l'immagine di mia nonna bambina che aiuta suo padre nei campi e del mio bisnonno che subito dopo va in giro per il paese per vendere e guadagnare per la sua famiglia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 19:05:43 UTC</pubDate>
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         <title>GIUDIZIO RICCARDO PERRONE </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Si a volte pure a me succede di giudicare qualcuno per un loro comportamento ma ritengo che sia una brutta cosa giudicare qualcuno per un suo difetto o per una sua azione. Quando io vengo giudicato provo molta tristezza ma nonostante cio cerco di capire dove ho sbagliato e cerco di non ripeterlo più e di comportarmi meglio. Giudicare per me è una brutta cosa perché nessuno ha il potere di decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 19:20:47 UTC</pubDate>
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         <title>LA MIA CAMERETTA RICCARFO PERRONE</title>
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         <description><![CDATA[<p>La mia cameretta per me è un luogo speciale. Essa è arredata a mio piacimento e secondo me mi rispecchia in pieno. Essa è abbastanza grande al suo interno troviamo un grande armadio con accanto una mobile con sopra la mia tv, a sinistra invece troviamo il mio letto e la mia scrivania. Il mio angolo preferito è l'angolo dove ho la mia play station. Dove mi diverto anche a giocare online con i miei amici. In essa mi rifugio quando devo asvoltare musica o voglio rilassarmi. Dentro di essa mi sento protetto e al sicuro . È un luogo molto importante per me per questo non la voglio cambiare . Per me è un luogo dove posso conservare tutto ciò di cui ho bisogno, oggetti è ricordi molto preziosi per me.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 19:28:54 UTC</pubDate>
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         <title>GRETA CORDELLA, DIETRO LA PORTA DELLA MIA CAMERETTA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La mia cameretta è stata ristrutturata da poco ed è diventata presto il mio rifugio.</p><p>Fin da piccola ho avuto due stanze separate: una con il letto e l’armadio e l’altra con tutti i miei giocattoli e la postazione studio. Mia sorella aveva paura a dormire sola con me in stanza senza i nostri genitori, quindi, siccome sola in cameretta non volevo stare, siamo rimaste entrambe a dormire nella camera di mamma e di papà. Però poi, parlando con mia sorella Ginevra, abbiamo deciso di sistemarci in camera, ma ormai era troppo piccola per noi che eravamo più grandi, perciò abbiamo eliminato la parete divisoria e le abbiamo unite. Dopodiché è venuta su una cameretta bellissima, l’abbiamo arredata io e mia sorella con qualche consiglio dei nostri genitori. Ci sono degli oggetti che amo particolarmente: ho arredato una colonna appendendo dei quadretti con le foto di me e delle persone per me importanti. Un’altra cosa che ho creato è aver riciclato una scatola delle scarpe e averla fatta diventare “LA MIA SCATOLA DEI RICORDI”, al suo interno ho messo dei semplici ricordini che mi legano alle persone per me fondamentali, come ad esempio una letterina che scrissero i miei genitori per un mio vecchio compleanno. Ogni volta che sono triste vado a riguardargli e mi ritorna il sorriso la maggior parte delle volte. Di lei non cambierei nulla, è basata sui colori viola e rosa e mi piace tantissimo. Al suo interno trascorro moltissimi momenti, a partire da quando sono super felice a quando piango senza stop! Mi ha vista studiare, bere e mangiare, cantare e ballare, ma soprattutto mi vede crescere, commettere errori, impegnarmi, tal volta riuscirci ed essere soddisfatta di me stessa. E’ una cameretta stupenda, è il mio posto sicuro e la amo tantissimo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 20:25:43 UTC</pubDate>
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         <title>IL MANGIADISCHI DI MIO NONNO </title>
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         <description><![CDATA[<p>Alessandro </p><p>Nella casa dei miei nonni materni  su un mobiletto c'è un mangiadischi che si usava tanto tempo fa. Allora, un giorno, ho chiesto cosa fosse a mio nonno, il quale mi ha raccontato che lui da ragazzo ascoltava la musica attraverso quell' oggetto. Mi ha detto in particolare che fu il suo regalo acquistato con la sua prima paghetta. A mio nonno piacciono molto le canzoni italiane degli anni 60', perciò aveva i dischi dei suoi cantanti preferiti come Ranieri, Baglioni eccetera... Quindi ogni volta che usciva un nuovo disco dei suoi artisti preferiti correva a comprarlo. Nelle sere in cui si trovava con i suoi amici lui lo portava e ballavano divertendosi, ascoltando della bella musica. Ora, purtroppo, non ci sono più i dischi, perciò non si possono sentire più, però, anche se non funziona quel mangiadischi, mio nonno lo conserva con tanto amore, perché gli ricorda i suoi anni vissuti da ragazzo, le sue canzoni preferite, le serate passate con i suoi amici, insomma la sua età giovanotto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 20:43:12 UTC</pubDate>
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         <title>MINOSSE, IL GIUDICE INFERNALE E IL MIO PUNTO DI VISTA SUL GIUDIZIO. GRETA CORDELLA</title>
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         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354879295</link>
         <description><![CDATA[<p>A volte mi trovo a giudicare qualcuno o a decidere se si è comportato bene o male quando le azioni di una persona hanno un impatto su di me o altre persone che ho intorno. Però cerco sempre di essere consapevole del fatto che ogni persona agisce in base a circostanze personali e cerco di immedesimarmi  in lei sviluppando empatia. quando qualcuno mi giudica le mie reazioni possono essere diverse, se si tratta di un commento su un mio difetto che magari avevo già notato io stessa e sul quale stavo lavorando, mi sento molto triste e vulnerabile perché io ho sempre avuto paura riguardo a  persone che ho attorno o di non essere all’ altezza o di non essere il massimo. E' giusto esprimere giudizi, anche critici, ma sempre con lo scopo di aiutare a migliorare, non di demolire. in base a ciò che mi viene detto io rimango male e se si tratta di giudizi pesanti ma con il mio carattere sono sempre stata male anche per sciocchezze sottolineate da chi non sa cosa c'è dietro e non conoscono la vera me. Secondo me è normale sentirsi quelli giusti in momenti in cui si è convinti della propria opinione E sul proprio modo di essere. Penso sia importante però rimanere aperti alla possibilità che altre persone possono avere altri punti di vista e che ciò che riteniamo corretto per noi potrebbe non esserlo per gli altri. Sentirsi nel giusto può essere utile per prendere decisioni, ma è fondamentale anche essere disposti ad ascoltare.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 20:58:02 UTC</pubDate>
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         <title>GIUDIZIO ALESSANDRO</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3354892456</link>
         <description><![CDATA[<p>si, a volte mi é capitato di giudicare qualcuno  quando mi sono trovato a decidere se si é comportato bene o male. Per esempio, quando gioco a calcio con gli altri compagni, mi è capitato di vedere commettere un fallo su un altro compagno e in quel caso mi è stato chiesto se era  stato fatto di proposito oppure no. </p><p><br/></p><p><br/></p><p>Quando qualcuno mi giudica positivamente  mi sento felice, quando faccio una bella interrogazione e la prof mi giudica con un bel voto, invece quando vengo giudicato negativamente mi sento triste, perché vorrei sempre o quasi avere un giudizio positivo.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>No, non credo che sia giusto sentirsi quelli giusti, perché tutti possiamo sbagliare, tutti abbiamo pregi e difetti, ma l'importante è rendersene conto e cercare di recuperare per ritornare sulla giusta strada.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 21:15:12 UTC</pubDate>
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         <title>CAMERETTA DI ALESSANDRO</title>
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         <description><![CDATA[<p>Dietro la porta della mia cameretta ci sono il mio letto e il mio comodino con sopra la lampada della mia squadra preferita. Poi c'è un angolo dove è posta la mia scrivania con il mio computer insieme alla PlayStation. I muri sono tutti bianchi e il soffitto è blu Celeste che  mi fa pensare, quando sono steso con lo sguardo rivolto verso l'alto, al cielo. Nella mia cameretta mi sento a mio agio, nei cassetti ho tutte le cose che conservo, che mi ricordano qualcosa. Inoltre ho un armadietto dove ci sono i miei vestiti e poi uno scaffale pieno di palloni morbidi. Su una mensola, attaccata al muro, ho la TV e spesso mentre guardo qualche programma preferito come le partite di calcio, prendo i palloni e ci gioco saltando sul letto, tirando come quasi a sentirmi in campo. La mia cameretta mi rappresenta perché dentro ci sono i miei hobby preferiti: calcio e playstation, con i quali gioco appena ho del tempo libero. Questi miei hobby mi descrivono come un ragazzo a cui piace lo sport, ma anche come un ragazzo a cui piace la tecnologia, il mondo digitale eccetera. Perciò in essa mi piace muovermi, ma anche rilassarmi davanti a un computer. Della mia stanzetta non voglio cambiare niente, perché mi piace così com'è. In questo luogo mi sento tranquillo, libero, penso che non devo preoccuparmi del mio disordine, perché sistemo io le mie cose.  Non mi sento rimproverato se per esempio salto o ascolto la musica alta, cioè posso comportarmi senza seguire nessuna regola, come invece devo fare a scuola. Il tempo nella mia cameretta lo trascorro studiando, ascoltando musica, giocando con la palla, alla play e anche riposandomi.  Qui mi sento al sicuro, lontano dalle mie paure e circondato dai miei sogni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-06 21:37:05 UTC</pubDate>
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         <title>GINO E GIORGIA</title>
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         <description><![CDATA[<p><em>Un giorno in un bosco in mezzo alle montagne Gino, come tutti i giorni, stava cucinando minestrone di castagne e Giorgia era con gli altri scoiattoli maschi a raccogliere cibo e a proteggere il villaggio.</em></p><p><em>&lt;GUARDA NOI CHE STIAMO A CASA A LAVARE &gt;</em></p><p><em>Dissero le amiche di Giorgia.</em></p><p><em>&lt; GUARDA NOI CHE STIAMO TUTTO IL GIORNO A FATICARE, MICA A CASA A CUCINARE!&gt;</em></p><p><em>Dissero gli amici di Gino.</em></p><p><em>Quella stessa sera, i due, si confrontarono e decisero di provare a seguire ciò che gli amici avevano consigliato loro di fare. La sera, il giorno della prova, Gino tornò a casa stanco e con niente nel sacco per di più la casa era sporca e malridotta: Giorgia infatti era negata a pulire e a sistemare, non parliamo del cucinare zuppa di castagne con ancora la buccia!</em></p><p><em>Loro due si promisero di non seguire più gli stereotipi così anche i loro amici capirono che ognuno deve vivere libero secondo la sua natura.</em></p><p><em>ANNA NESTOLA 1^A</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:23:07 UTC</pubDate>
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         <title>PINA e LEO di Eva</title>
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         <description><![CDATA[<p>Un giorno, c’erano due api Pina e Leo, loro erano diversi dalle altre api, perché a Leo piaceva tenere l’alveare in ordine, pulito e sistemato;</p><p>invece a Pina piaceva molto andare a raccogliere il nettare dai fiori.</p><p>Però in quell’alveare le “cose” funzionavano in modo diverso,</p><p>l’ape regina voleva che le api “maschio” andavano a raccogliere il nettare invece le apette “femmine” dovevano rimanere a nell’alveare per sistemare i favi. Pina e Leo non erano d’accordo su questa decisione, per questo si inventarono un piano per fregare l’ape regina. Avevano pensato di scambiarsi; Leo sarebbe rimasto a sistemare l’alveare proprio come li piaceva fare, Pina invece sarebbe andata a raccogliere il nettare con le altre api “maschio”. Così fecero e nessuno se ne accorse, tranne un’ &nbsp;ape che iniziò a diffondere la notizia e in pochi secondi arrivò all’ ape regina.</p><p>Essa si infuriò tantissimo, mandò le api&nbsp; &nbsp;aiutanti a controllare il favo di Pina, loro andarono e si ritrovarono Leo che stava facendo le pulizie in un modo incantevole. Visto che tutti si erano fatti prendere dal fatto si dimenticarono completamente dei pericoli che ci potessero essere, tutti tranne Pina, che vide in lontananza un’aquila che si stava avvicinando sempre più velocemente allo sciame e all’alveare. Pina &nbsp;diede subito l’allerta e tutti riuscirono a ripararsi nell’unico favo pulito e ordinato quello di Pina e Leo. Tutti furono felici e la regina non di arrabbiò né con Pina né con Leo. Inoltre tolse pure la regola che avevano rispettato fino ad&nbsp; &nbsp;all’ora, ognuno poteva svolgere qualunque mestiere volessero.</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;EVA BUCCI</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1^A</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:24:37 UTC</pubDate>
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         <title>favola di Loris Fusaro</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>LA SFIDA</strong></p><p>c’era una volta una gallina e un’ aquila che si sfidarono nel volo e chi volava più alto vinceva però la gallina era presa da tutti in giro perché le galline non sanno volare quindi si domandavano come avrebbe potuto &nbsp;vincere però non sapevano che si allenava a volare quindi accettò la sfida e vinse, si scoprì che la gallina aveva imparato a volare e l’aquila invece con le sue grandi ali aveva paura di volare e volteggiava sempre su</p><p>u sé stessa rimanendo sempre allo stesso punto.</p><p>questa favola insegna che gli stereotipi che non rispecchiano le vanità che possiamo incontrare.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:24:40 UTC</pubDate>
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         <title>UN LEONE E UNA LEONESSA DIVERSI DAL SOLITO. di Giuseppe Viva</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><br></p><p><br></p><p><strong>UN LEONE E UNA LEONESSA DIVERSI DAL SOLITO</strong></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;C’erano una volta un leone e una leonessa che si chiamavano Leo e Ruby.</p><p><br></p><p>Ruby era forte e coraggiosa, andava a caccia e portava il cibo a casa, mentre Leo era un fifone e rimaneva a casa a pulire e occuparsi dei cuccioli.</p><p>Entrambi venivano presi in giro:&lt;&lt;ah, ah, Ruby ma sei maschio o femmina?&gt;&gt; oppure:&lt;&lt; Leo sei una femminuccia!&gt;&gt;.</p><p>A loro non importava e continuavano a fare ciò che volevano, fino a quando non si stancarono e si fecero convincere e così si scambiarono i ruoli ma, erano un disastro: Leo non riusciva a catturare nemmeno una mosca e Ruby non riusciva a pulire nemmeno un granello di polvere.&nbsp;</p><p>Così gli altri e anche Leo e Ruby capirono che ognuno deve essere se stesso assecondando la sua natura.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:25:09 UTC</pubDate>
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         <title>Favola di Paolo Mazzotta</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><br/></p><p>&nbsp;</p><p><br/></p><p>ANGLI E AKELA</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;&nbsp; </p><p><br/></p><p>C’era una volta un branco di lupi che viveva in una foresta.</p><p>Il capo branco Attila e la moglie Shakira aspettavano due cuccioli; Attila era molto contento e sperava di avere due maschietti per portarli a caccia con lui e farli diventare forti e coraggiosi.</p><p>Infatti, ogni giorno i lupi maschi andavano a caccia mentre le femmine erano costrette a pulire la tana.</p><p>Quando nacquero i cuccioli, Attila scoprì che erano un maschietto e una femminuccia.</p><p>I cuccioli crebbero e Attila portò Angli (il maschio) a caccia mentre Akela (la femmina) rimase nella tana.</p><p>Stufa di quella situazione Akela disse: &lt;&lt;Papà voglio venire anche io a caccia!&gt;&gt;.</p><p>Lui le rispose:&lt;&lt;No! Tu sei femmina e devi rimanere nella tana al sicuro&gt;&gt;.</p><p>Akela non si arrese e di nascosto cominciò a seguirli.</p><p>Un giorno, durante la caccia, Attila e Angli furono attaccati da un branco nemico; gli altri lupi scapparono, mentre Akela uscì dal suo nascondiglio e li difese dimostrando di essere coraggiosa e forte e non meno dei maschi nonostante i loro pregiudizi.</p><p>Da allora le femmine lupo andarono a caccia. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:25:17 UTC</pubDate>
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         <title>LUCA LA &quot;FEMMINUCCIA&quot; di Viola Polini</title>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>C’erano una volta due talpe di nome:Luca e Sara.</p><p>A Luca piaceva molto occuparsi della loro tana:lavava, stirava e preparava da mangiare.</p><p>Mentre Sara andava in giro con gli amici a cercare cibo.</p><p>Tutti prendevano questa coppia in giro:”Perché non esci e fai fare le faccende a Sara?Che cosa potrai mai far di buono tu, che sei un maschio?”dicevano a Luca, ma lui non dava retta a queste talpe.</p><p>Arrivò Natale.Luca e Sara invitarono tutte le talpe a casa loro.</p><p>Gli ospiti videro quanto era bella quella tana e si ricredettero su quello che avevano detto a Luca che si era dimostrato invece bravissimo nel prendersi cura della tana e nel renderla accogliente e gradevole per gli ospiti.</p><p>Questa storia ci insegna che non bisogna seguire gli stereotipi di genere:un maschio può essere bravissimo a occuparsi della casa, che in questo caso era la tana.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:26:45 UTC</pubDate>
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         <title>IL GIORNO DEL COMPITO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Un giorno la tartaruga , &nbsp;l’asino e la volpe dovevano fare un compito a scuola.</p><p>La volpe , &nbsp;per quanto era furba , voleva copiare , quindi decise di non studiare. L’asino , nonostante tutti dicessero che aveva la testa dura e che per quanto non avrebbe imparato nulla , studiò e si impegnò al massimo.</p><p>Invece la tartaruga che era molto saggia , &nbsp;&nbsp;brava e intelligente studiò come aveva sempre fatto.</p><p>Arrivò il giorno del compito. Solo la volpe &nbsp;&nbsp;andò male perché non riuscì a copiare nulla.</p><p>La morale di questa favola è che impegnandoci possiamo raggiungere qualsiasi obiettivo come l’asino che studiando fece bene il compito.</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Giulia Fiorita</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:26:49 UTC</pubDate>
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         <title>Il giovane gambero di Alisea P.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>IL GIOVANE GAMBERO</strong></p><p>&nbsp;</p><p>Un giovane gambero pensa: “Perché nella mia famiglia tutti camminano all’ indietro? Voglio camminare in avanti come le rane”. Si esercita tra i sassi del ruscello con molta fatica, ma poi impara a camminare in avanti. Quando ha imparato bene, va dalla sua famiglia per mostrare come è bravo a camminare in avanti. La sua mamma però si mette a piangere e dice: “Figlio mio, devi camminare come ti abbiamo insegnato e come camminano i tuoi fratelli”. Suo padre gli dice che se vuoi restare con loro deve camminare all’indietro.</p><p>Il giovane gambero vuole bene alla sua famiglia, ma è sicuro di essere nel giusto, così parte per girare il mondo.</p><p>Le rane lo vedono e dicono: “Il mondo va a rovescio. Guardate quel gambero che cammina in avanti”. Incontra un vecchio gambero che gli dice: “Anch’io da giovane ho provato a camminare in avanti, ma la gente non parla più con me e io vivo tutto solo. Ti conviene fare come tutti gli altri se non vuoi restare da solo come me”. Il giovane gambero ascolta le parole del vecchio, ma pensa: “Ho ragione io!” e riprende il suo cammino.</p><p>Noi non sappiamo che cosa succederà al gambero, ma gli auguriamo buon viaggio.</p><p><br></p><p>Alisea Paglialunga 1°A</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:28:55 UTC</pubDate>
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         <title>PIA E FLOP DI RACHELE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>PIA E FLOP</p><p>Ogni giorno la gallinella Pia e suo marito Flop erano nel loro pollaio: Pia covava le uova e Flop intanto le preparava la colazione con molta cura. Appena poi Pia lasciava il pollaio per andare a fare colazione e in seguito andare a lavorare, (che comprendeva nel curare gli animali) Flop entrava nel pollaio per controllare le uova perché lui ci teneva multo ai suoi pulcini. Tutti gli animali della zona, però, li prendevano in giro, per il fatto che Flop sorvegliava le uova e Pia faceva colazione e andava a lavorare, al posto di restare a casa e svolgere la faccende di casa. Una mattina, poi, mentre Pia era sulla strada del lavoro, una capretta che era lì vicino, prese una storta e la gallinella corse a soccorrerla. Tutti gli animali presenti, cioè la famiglia della capretta, la fissavano con attenzione, mentre ingessava la zampa della povera capretta. Dopo l’accaduto la famiglia della capretta andò a casa di Pia e Flop e si fermarono a pranzo perché la capretta doveva riposare e non fare sforzi. Qui tutti fecero i complimenti a Flop per il pranzo e a Pia per la cura della gamba della capretta e tornarono a casa. Da quel giorno nessuno prese più in giro quella coppia, dopo aver visto il talento di Flop e la maestria di Pia ed aver capito che ognuno ha la sua natura e dobbiamo accoglierla e rispettarla.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:32:31 UTC</pubDate>
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         <title>storia di due topini che insegnarono l&#39;importanza di NON GIUDICARE di Diletta</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Storia di due topini che insegnarono l’importanza di non giudicare</p><p>C’era una volta tanto tempo fa in un villaggio un topo papà. Delicato, dolce e sempre a ballare, al contrario di sua moglie che s’impacciava nel danzare. Luigina e remy che coppia inaspettata! Lui per tutti troppo dolce, lei mascolina ma in fondo che c’è di male in questa coppiettina? In effetti non c’è niente di male in questo di coppiettine il problema sono le aspettative! A Luigina questi commenti sui suoi interessi le facevan pensare che c’era d’avvero differenza fra i sessi. A Remy, invece rimanevan nel cuore nella mente e lo facevan ammutolire di fronte alla gente. Perciò un giorno decisero di esprimere la loro opinione per far capire al popolo la propria posizione. Ma niente da fare solo risate a crepapelle. Allora i topini afflitti dal dolore tornarono tristi nelle loro casuole. Ma non per questo cambiarono anzi continuarono e continuarono, finchè, un giorno Luigina nel tornare nella sua tana piccolina vide un albero andare in rovina. La topolina accorse subito gli abitanti. Riuscì a salvarli tutti quanti. E che con riconoscirnza e stupore compresero che ogni essere ha il suo valore. Remy col suo ottimismo e con la sua dolcezza faceva capire che la vita è bellezza! Luigina con la sua forza e con la sua accortezza garanti a tutti la sicurezza da quel giorno nessuno più gli altri in base al sesso giudicò ma solo il valore da quel giorno contò.</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; THE END&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:36:04 UTC</pubDate>
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         <title>STORIA DI UNA FAMIGLIA DI ANATRE DI LORENZO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>STORIA DI UNA FAMIGLIA DI ANATRE</p><p>In uno stagno nuotavano alcune anatre maschi e femmine. L’anatra femmina era molto stanca e affaticata di badare ai suoi anatroccoli e voleva seguire la sua natura di bravissima pescatrice e procuratrice di cibo, così chiese al suo compagno di occuparsi dei figli al suo posto. Arrivò una ranocchia che passò di lì e vide papà anatra che se la cavava magnificamente con i suoi anatroccoli e chiese dove fosse la loro mamma. Proprio in quel momento l’anatra era ritornata e rispose direttamente: “Sono stufa di fare tutto io! Gli anatroccoli sono anche suoi e deve badare anche lui! Io sono bravissima a procacciare il cibo, cosa che a lui riesce difficile. Ognuno fa quello che gli riesce meglio e siamo tutti contenti!”. Da allora il papà anatra si dedicò a badare ai piccoli, mentre la mamma procurava il cibo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-29 08:46:48 UTC</pubDate>
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         <title>Link prova terza</title>
         <author>sandrastefanizzi</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2026-01-16 07:23:26 UTC</pubDate>
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         <title>Il voto della discordia.      (Andrea Imperiale)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Marco era un ragazzo timido,ma veramente in gamba e metteva il cuore in tutto ciò che faceva,tanto da essere il primo della classe. Un giorno il professore consegnò le verifiche di latino e il suo 10 scritto in rosso brillava su quel foglio. Era il risultato di pomeriggi interi passati sui libri e quel voto per i suoi compagni divenne subito motivo di gelosia e cattiveria. Infatti, nel pomeriggio, il gruppo WHATSAPP della classe 4°C,iniziò a vibrare in continuazione. Iniziarono a scrivere:"MARCO È IL SOLITO PREFERITO DEI PROF.,IL SOLITO RACCOMANDATO,CHISSÀ COME FA AD AVERE SEMPRE VOTI COSÌ ALTI..."e in pochi minuti, i commenti diventarono cattivi e pesanti. Marco,chiuso nella sua stanza, leggeva in silenzio, fissava lo schermo e pensava incredulo a come un voto potesse scatenare così tanto odio da farlo sentire sbagliato per aver fatto bene il proprio dovere. Fu allora che Giovanni infastidito da tanta cattiveria gratuita, decise di non restare più a guardare, prese il telefono e scrisse:"RAGAZZI,ORA BASTA.MARCO HA PRESO QUEL VOTO PERCHÈ STUDIA PIÙ DI NOI,TUTTO QUI...INVECE DI ODIARE LUI,PROVIAMO A IMPEGNARCI NOI.SPEGNIAMO L'ODIO E ACCENDIAMO IL RISPETTO ". Il gruppo smise di scrivere e si azzitti. Il giorno successivo tutti i compagni di Marco lo aspettarono fuori dalla scuola per chiedergli scusa e per dirgli che se lui prendeva un bel voto non era una sua colpa,ma un esempio da seguire. La gelosia si era trasformata in voglia di migliorare insieme e la classe non era mai stata così unita.Da quel giorno ogni martedì si ritrovavano in biblioteca per studiare insieme. Marco,seduto al centro del gruppo, cercava di spiegare il latino ai suoi compagni e tra una parola e una risata,la 4°C scoprì che aiutandosi a vicenda i voti miglioravano per tutti e che l'unione fa la forza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-19 16:28:52 UTC</pubDate>
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         <title>LA STORIA DI MARTINA-Viola 1A</title>
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         <description><![CDATA[<p>Martina era ormai abituata al bullismo nei suoi confronti, ma un giorno le accadde un fatto più che crudele. I suoi compagni di classe la invitarono ad un’uscita in paese, lei rifletté molto prima di andarci per paura che avrebbero cominciato ad insultarla. A convincerla fu la sua “migliore amica” Aurora dicendole che finché fosse stata con lei sarebbe stata al sicuro. Il giorno dell’uscita, Martina arrivò in piazza in piazza dove tutti i suoi compagni erano già posizionati in cerchio ad aspettarla. Lei si aggiunse, ma ad un certo punto Aurora la spinse dentro dicendole:”Sarà divertente!”. Martina cercò di scappare, ma i suoi compagni la bloccarono. Le buttarono un secchio d’acqua per farle foto e farla girare così bagnata in tutto il paese. Martina non ne parlò con i genitori per mesi finché una sua amica di un altro paese non la convinse a farlo. Adesso Martina è al liceo, ha un sacco di amici e non è più vittima di bullismo.</p><p>VIOLA POLINI 1A</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-23 19:20:13 UTC</pubDate>
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         <title>GIORGIO IL BULLO (Viola, Giulia, Loris e Lorenzo)</title>
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         <description><![CDATA[<p>Un giorno, durante le prove della recita di fine anno, un bambino sbagliò la sua battuta e tutti si misero a ridere…</p><p>Era un venerdì mattina e tutta la classe di Ernesto era scesa in palestra per le prove della recita di fine anno. Ad un certo punto, durante la declamazione della sua poesia, Ernesto sbagliò la sua battuta dicendo &lt;Miao&gt; al posto di &lt;Ciao&gt;. Subito, il bullo Giorgio scoppiò in una fragorosa risata e con lui tutta la classe. In fondo alla palestra, però, c’era un ragazzino che non rideva e che suggeriva agli altri di non farlo. Quel ragazzino, che si chiamava Marco, andò da Ernesto e gli disse:”Tranquillo bro! Se vuoi, ti aiuto io a ripetere e insieme sarà più facile e anche divertente!”. A quelle parole, Ernesto si commosse e abbracciò Marco per la sua gentilezza. Quel pomeriggio, tra una risata e uno sbaglio, passò molto in fretta ed entrambi erano felici e si sentivano una squadra. Il giorno dopo Marco pensò a Giorgio e a cosa dirgli:”Giò, lo sappiamo che anche tu hai paura di sbagliare, ce l’abbiamo tutti, ma comportarti così con gli altri non risolverà il problema. Se collaboriamo tutti insieme potremo migliorare e, se anche dovessimo sbagliare, ci sosterremo a vicenda.”. Giorgio rispose:”Hai ragione, ho paura, ma come hai detto tu, se ci sosterremo a vicenda la recita sarà più bella, pur con gli errori si vedrà che siamo una bella squadra.”. Arrivò il giorno della recita e tutti collaborarono. Ernesto non sbagliò nulla, ma lo fecero alcuni ragazzi. Lo spirito di gruppo però conquistò tutti, che premiarono con fragorosi applausi i giovani attori.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-23 19:35:21 UTC</pubDate>
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         <title>GIACOMO E I FALSI AMICI - Paolo 1A</title>
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         <description><![CDATA[<p>&lt;&lt; Lasciali stare &gt;&gt;, &lt;&lt; Sono solo invidiosi di te&gt;&gt;. Questo era quello che Giacomo si sentì dire da sua madre quando le raccontò quello che gli avevano fatto i suoi '' amici ''. Qualche giorno prima, infatti, Giacomo si preparò per uscire alcuni suoi coetanei... si cambiò, si sistemò i capelli e via in auto con il padre. Dopo dieci minuti era già in piazza, incontrò tutti gli altri e incominciarono a fare delle passeggiate. Inizialmente Giacomo era contento, rideva e scherzava, ma dopo un po' si accorse che gli altri parlavano e ridevano alle sue spalle, ma non ci pensò tanto... andarono ai distributori automatici per comprare delle bottigliette d'acqua e ad un certo punto cominciarono a bagnarlo tutto. Giacomo non sapeva che fare e quindi provò a dire &lt;&lt; Ouh, smettetela.&gt;&gt; Ma nessuno lo ascoltò. Lo deridevano e dicevano che si doveva vergognare perché non sapeva dire nemmeno parolacce. Giacomo disse che dovevano essere loro a vergognarsi per le parole e i gesti che usavano. Giacomo voleva andare via e quindi chiamò i genitori. Mentre era con i suoi ricevette chiamate e messaggi offensivi. Dopo qualche giorno raccontò tutto alla mamma che gli disse di non pensare a loro, che quelli non erano veri amici. Allo stesso tempo avvisò gli altri genitori e quei ragazzi smisero di prenderlo in giro.</p><p>Paolo Mazzotta 1A</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 09:58:10 UTC</pubDate>
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         <title>Testo sul bullismo Eva bucci 1^A</title>
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         <description><![CDATA[<p>É cominciato tutto in primo superiore, io avevo sempre frequentato le scuole private, fin da quando ero piccolo, poi ho deciso di andare in una scuola pubblica per vedere come fosse.I miei genitori Rita e Pino, inizialmente non erano molto d’accordo, perché avevano paura per me , per quello che mi poteva succedere. Io non li ho volli ascoltare e decisi di fare di testa mia. Me ne sono pentito fin dal primo momento…</p><p>Mi chiamo Pietro, ho 16 anni e quest’anno frequento il 2 superiore. É iniziato tutto l’anno scorso, era il mio primo anno ,davanti a persone che non conoscevo, avevo paura, ma non mi potevo tirare indietro, non potevo dire ai miei geni che avevano ragione.Mi avrebbero considerato ancora piccolo. Tutto ebbe veramente inizio la seconda settimana di scuola. C’era un gruppetto di ragazzi più grandi che mi presero di mira ,erano i più popolari erano tutti di più rispetto a me!</p><p>Avevo veramente paura di loro…</p><p>I primi giorni ci andarono piano con me… piano, per modo di dire, iniziarono a rubarmi la merenda, a scrivermi sullo zaino e sul mio banco a spargere notizie false sul mio conto. Io già non ne potevo più, poi continuarono sempre peggio, io non sapevo che fare. Poi un giorno tutto peggiorò, io in ero stato e avevo bisogno di mangiare loro mi rubarono per la centesima volta la merenda io dissi di : “NO”. Ebbi finalmente il coraggio di rispondere e dà lì tutto peggiorò… mi iniziarono a picchiare, a lanciare la spazzatura addosso e tornavo sempre a casa con i lividi e tutto sporco. I miei mi iniziarono a notare e mi chiedevano sempre cosa mi stesse succedendo, io rispondevo sempre:” Niente, tranquilli é tutto apposto” ma non era vero. Però un giorno decisi di parlare, perché il bullismo che facevano a me fisicamente, lo iniziarono a fare ad miei compagni virtualmente. Pubblicando foto loro dove erano usciti poco bene, iniziarono a deriderli, nessuno ce la stava più facendo, nessuno stava più al gioco o qualunque cosa fosse . Tutti stavano iniziando a stare male. Da quel giorno tutto finì, io ebbi il coraggio di parlare, di dire il stavo subendo e come me tanti altri. I ragazzi vennero espulsi e in quella scuola e in giro si iniziò a respirare un’aria diversa… libera.</p><p>Eva Bucci </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 14:52:31 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Gino e Maria&quot; di Francesco </title>
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         <description><![CDATA[<p> C'erano una volta Gino e Maria che erano due conigli. A Gino piaceva praticare la danza e pulire la casa, mentre a Maria piaceva giocare a calcio, era molto coraggiosa e andava sempre a raccogliere le carote dal campo del contadino Tobia. </p><p>Un giorno, Gino conobbe un gruppo di conigli e diventarono amici, ma la cosa presto cambió perché, appena scoprirono che Gino praticava la danza, cominciarono a prenderlo in giro. </p><p>Gino era triste e, quando torno a casa, trovò Maria triste perché aveva conosciuto anche lei delle coniglietta che l'avevano presa in giro. Nonostante ciò, decisero di dimostrare le loro capacità e invitarono tutti i coniglietti nella loro tana e così questi ultimi capirono che si sbagliavano su Gino e Maria, perché appena entrarono nella loro tana videro tutto pulito a meraviglia da Gino e tantissimo cibo preso da Maria. </p><p>La morale della favola è che non bisogna mai ragionare per stereotipi ma apprezzare e accogliere le predisposizioni e la qualità di tutti. </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 16:02:29 UTC</pubDate>
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         <title>UNA FESTA DI &#39;&#39;VERA&#39;&#39; AMICIZIA (Giuseppe, Paolo e Francesco)</title>
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         <description><![CDATA[<p>Patrizio sapeva che quella festa non faceva per lui.</p><p>Kevin non l'aveva mai sopportato. Non si sapeva perché l'avesse invitato, forse per la pressione dei genitori?</p><p>Appena arrivato, Kevin l'aveva accolto con tono deciso: &lt;&lt;Puoi stare qui, basta che non rovini tutto&gt;&gt; Appena varcato la soglia, la musica assordante sembrò svanire davanti a centinai di occhi puntati addosso a Patrizio. Un silenzio che lo fece sentire un alieno in un mondo senza posto per lui. Tra risatine e sguardi, l'umiliazione prese forma quando un amico di Kevin gli versò addosso un bicchiere d'acqua gelata:</p><p>&lt;&lt;Ops, scusa, è stato un errore&gt;&gt;, disse con un sorriso visibilmente falso, mentre a Patrizio venne la pelle d'oca dall'imbarazzo.</p><p>Cercando un briciolo di supporto, Patrizio si avvicinò tremante al tavolo principale dove sedeva il suo migliore amico Federico.</p><p>Ma Kevin lo bloccò con uno sguardo cattivo: &lt;&lt;Non c'è spazio, siamo pieni&gt;&gt;.</p><p>Fu in quel momento di isolamento totale che Federico decise di rompere il silenzio.</p><p>Colpendo il tavolo con forza, sostenne lo sguardo di Kevin e dichiarò con voce ferma:&lt;&lt;Ma cosa dici? Di spazio ce n'è eccome.</p><p>Siediti qui vicino a me, Patrizio&gt;&gt;.</p><p>In quel secondo, la musica tornò a essere solo un rumore di fondo: tutti avevano capito che Federico aveva appena sfidato il capo del gruppo per restare fedele al suo migliore amico.</p><p>Più tardi, verso la fine della festa, Federico e Kevin rimasero da soli, Federico allora disse a Kevin: &lt;&lt;Ti ricordi il primo anno di asilo? Eri appena arrivato e avevi il terrore di rimanere da solo, ma noi ti accogliemmo con entusiasmo, quindi tu sai come ci si sente a essere escluso&gt;&gt;. Kevin non disse nulla, si ricordò di quel momento, ma per mantenere il suo l'orgoglio chiuse il discorso con un: &lt;&lt;Ok&gt;&gt; che in realtà valeva come la frase: &lt;&lt;Scusa, non lo farò più&gt;&gt;. Poi se ne andò, ma dal giorno seguente il suo comportamento cambiò.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 16:11:58 UTC</pubDate>
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         <title>Testo Cyberbullismo di Francesco Trono</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Marco amava la scuola, ma un giorno ci fu una sua foto scattata in palestra, modificata con un filtro ridicolo e diffusa su tanti gruppi. Marco fu soprannominato "Sfigato Man". Tutti loprendevano in giro sotto la foto con commenti offensivi e Marco iniziò ad isolarsi e non volle più andare a scuola. Solo grazie al coraggio di una compagna che segnalò l'accaduto e all'intervento dei genitori, si scoprì l'episodio del Cyberbullismo.</p><p>Marco capì che chiedere aiuto non significa essere deboli ma è il primo passo per mettere fine al bullismo. </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 16:15:00 UTC</pubDate>
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         <title>testo sul bullismo di Anna, Eva e Rachele</title>
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         <description><![CDATA[<p>Un giorno a ricreazione c' era un ragazzo di nome Paolo che non vestiva come i suoi compagni, con i capi all' ultima moda, ma indossava una felpa delle passate stagioni.</p><p>Molti ragazzi lo guardavano male e lui si rattristava. Quel giorno venne preso di mira da Bob che era il bullo e il ragazzo più popolare della scuola. </p><p>Quella mattina arrivo in classe con con una felpa di un po' di anni prima e Bob subito inizio a deriderlo, ma Paolo non disse nulla. </p><p>La giornata andò avanti cosi, a pranzo Bob cominciò con le sue stupide battutine, insieme ai suoi amici, del tipo:&lt;Sfigato&gt; &lt;Mio nonno ,quando va a raccogliere i piselli si veste meglio&gt; &lt;Domani non ti faccio entrare al mio compleanno se ti vesti cosi!&gt;. A quel punto Paolo si sentì colpito perchè le critiche stavano diventando pesanti. Tutti osservavano in un silenzio tombale, ma in fondo a un tavolo si sentii un rumore stridulo di forchette che sbattevano su un piatto: era Teresa. Lei ,solo lei, interruppe il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://silenzio.Si">silenzio. Si</a> avvicino con  passi pesanti e  lenti, poi abbraccio Paolo e con uno sguardo duro osservo il volto ormai sconvolto di Bob. &lt;Ognuno di noi ha delle debolezze&gt; disse &lt; e per imparare a conviverci si deve essere uniti. Ti ho visto ieri quando hai preso 5 in matematica e facevi lo sguardo da duro, ma si vedeva che stavi male . Se vuoi , ti aiuto io a ripassare. E poi non sono importanti le scarpe o i vestiti , ma chi c'é dentro .&gt; In quel momento Bob semplicemente giro i tacchi. Alla fine delle lezioni andò a scusarsi con Paolo e cosi fu perdonato. Da li in poi non insulto più nessuno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 18:28:30 UTC</pubDate>
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         <title>SASA&#39; il SIMPATICONE (ANNA)</title>
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         <description><![CDATA[<p>Sasà era un ragazzino di undici anni e fin da piccolo per far ridere i suoi amici, inventava delle storie comiche e delle caricature per i compagni fuori dal suo gruppetto per esempio quella che ebbe più successo fu quella di Marco: " Tanto tempo fa c'era un orco gigante e cattivo che proteggeva il castello della nobile Graziella, allora il re annunciò che chiunque la avrebbe salvata avrebbe avuto gloria eterna . Tutti ci provarono, ma niente, poi tocco a Marco che riuscì a battere l'orco con una sventolata di orecchie, quelle grandi orecchie per; furono lo stesso motivo per cui lui non venne onorato , ma disprezzato a vita." Dopo l invendione di questo racconto però Sasà vide Marco andare in giro a scuola con il paraorecchie e si sentì in colpa così gli chiese perchè portava sempre il paraorecchie e lui rispose:"Tutti mi deridevano per le mie orecchie e tu sei stata la goccia che ha fatto trabboccare il vaso". Sasà non riuscì a scusarsi ,ma capì che quello che aveva fatto con Marco e con tutti gli altri non era da simpatici ; Sasà capì che doveva fare qualcosa e decise di cambiare i finali delle sue storie valorizzando i difetti di ognuno, le mide per iscritto e le appese per la scuola.Da quel giorno sasà scrisse tantissime storie comiche senza ferire nessuno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 21:10:11 UTC</pubDate>
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         <title>COME UN UCCELLINO CADUTO DAL NIDO, di Diletta Nestola 1A</title>
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         <description><![CDATA[<p>Non è colpa mia: poteva fare mille altre cose; l’autista, il pilota, il camionista e, invece, scelse il baby-sitter. Il baby-sitter? Ma dai! È un lavoro da femmine! E allora, sapete che vi dico? Allora non è colpa mia.</p><p>Eppure, dentro di me mi sentivo un po’ in colpa.</p><p>Parlavamo di futuro, di lavori, di mestieri: “io il meccanico”, “io la ballerina”, “io la dentista”, “io il barbiere”, “io il baby-sitter”.</p><p>Tutto il fracasso di un secondo prima svanì come per magia, lasciando il posto a un silenzio tombale. Tutta quell’aria funerea scomparve in un lampo, sostituita da fragorose risate. Il suo volto avvampò e le mani gli coprirono gli occhi. Poi prese il borsello e il suo libro colorato e, aprendo la porta con foga, corse via nel corridoio. Passarono i minuti e il suo banco era ancora vuoto. Non ridevo di gusto, però la mia parte la feci anche io: non chiesi di smetterla, non difesi nemmeno la sua opinione, ma non potevo rischiare di essere preso in giro e così mi adattai.</p><p>D’un tratto la campanella suonò le 10:00, ricreazione.</p><p>Henry tornò con gli occhi lucidi e il musetto all’ingiù e, con fare riservato, si sedette alla sua sedia. Aprì, poi, il suo libro colorato e si immerse in esso. In classe si parlava solo di lui, e del suo futuro, ovviamente. Alle sue spalle facevamo facce buffe che dovevano rappresentare la sua. Anche io mi divertii a prenderlo in giro.</p><p>I giorni passarono, ma la situazione non migliorava affatto. Col tempo mi convinsi che la cosa giusta era quella; in fondo scherzavamo e basta.</p><p>Il suo armadietto divenne ben presto una lavagna e tutto ciò che lo riguardava fonte di scherno e risate. Camminava con la testa bassa e i libri tra le braccia che qualcuno “casualmente” faceva cadere. Decisi così un giorno di chinarmi a fianco a lui per raccogliere quella marea di libri distesi sul pavimento, ma un coro di voci e centinaia di occhi accompagnarono il mio gesto. Allora misi su una faccia da bulletto, li raccolsi uno ad uno e li rigettai su quelle piastrelle in ceramica. Ricordo la sua faccia che da sorpresa e felice, divenne pallida, delusa, triste, arrabbiata. Un coro ancora più forte si alzò e una canzoncina partì subito dopo: “Carl Bartwey, uno di noi!”. Battevano le mani, gridavano, fischiavano. Non mi ero mai sentito così rispettato.</p><p>Eppure, nel mio subconscio, qualcosa non andava.</p><p>La mente mi si era annebbiata, gli occhi riguardavano quella scena infinite volte senza nemmeno un minimo di fierezza. Le mani mi sudavano, la testa mi girava come una giostra, il corpo ondeggiava in modo disumano e avevo la netta sensazione che avrei vomitato da un secondo all’altro. Corsi in bagno sbattendo dappertutto, mi guardai allo specchio e… non vidi il bullo che ero diventato, ma il bambino buono, indifeso come un coniglietto in una giungla. Non vidi un leone pronto ad azzannare la sua preda, ma un uccellino caduto dal suo nido. Mi sentivo debole, pur avendo fatto un gesto da tigre. Forse era proprio qua che mi sbagliavo, forse non avevo fatto un gesto da tigre. Forse mi trovavo in una giungla di coniglietti indifesi e l’unico vero leone era proprio lui, Henry Bugley, che fu l’unico ad esprimere veramente ciò che voleva dalla vita e a sopportare tutte quelle critiche, continuando a dire di voler fare il baby-sitter. A quel punto mi riguardai allo specchio e mi vidi un po’ più forte. Spalancai la porta del bagno, corsi come un pazzo e aiutai Henry a raccogliere quei testi. Qualcuno cercava di dissuadermi, ma ora la mia mente era meno annebbiata e capii cosa dovevo fare. Poi mi alzai in piedi, riempii i polmoni d’aria e gridai a squarciagola “Henry è un Leone!”. Poi lo abbracciai e non lo lasciai più andare. Non mi importava se avrebbero riso, se da quel giorno avrebbero riempito il mio armadietto di schifezze, perché ora eravamo in due. Molti dei miei amici non mi rivolsero più la parola, altri non compresero mai il mio gesto, ma ora, allo specchio, vedevo un me diverso, un me migliore. Finalmente vedevo il vero me, vedevo Carl Bartwey ed ero fiero di esserlo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 21:48:22 UTC</pubDate>
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         <title>IL SOGNO PROIBITO, Diletta, Paolo, Anna, Giulia e Giuseppe 1A</title>
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         <description><![CDATA[<p>Quel giorno non sarebbe stato normale come poteva sembrare, quel giorno avrebbe dato una svolta alla mia vita.</p><p>-&nbsp;Prendete un foglio protocollo, scriviamo un tema sul vostro futuro- disse il prof.</p><p>Allora presi un foglio e pensai che finalmente le mie idee le avrei potute esporre liberamente. Ero davvero contenta. Così armata di foglio e penna, scrissi tutto ciò che pensavo, che volevo: avere un ruolo in politica nel mondo. “Da grande, io, Yara Hamal, so che sarò qualcuno nel mondo, nella politica. Io, Yara Hamal, ce la farò: ne sono sicura, anche se sono una ragazza non limiterò i miei sogni e desideri”.</p><p>Qualche attimo dopo, un silenzio tombale invase l’aula. Ma subito dopo, fragorose risate avvolsero quel luogo maledetto. Ricordo che corsi in bagno piangendo e presi a pugni tutto ciò che avevo intorno. Ero arrabbiata. Ritornai a casa, pensando ancora a ciò che mi era successo. Mi stesi sul mio comodo letto, mi tolsi le scarpe e cominciai a tirare calci in aria. Presi il mio libro e iniziai furiosamente a leggerlo. Ero immersa nella lettura, quando notai che le mie palpebre si chiudevano automaticamente, senza che riuscissi a controllarle, finché… mi addormentai. D’un tratto sentii un botto e un forte dolore alla testa: il mio romanzo mi era caduto addosso.</p><p>Mi sembrò di essere trasportata da un sonno pesante ad uno ancor più profondo, nero e cupo, come onde di un mare che mi avvolgevano senza lasciarmi tornare a riva. Era come se combattessi contro me stessa, nel tentativo inutile di svegliarmi. Poi, improvvisamente, una strana voce mi chiamò. Non riuscivo a non esserne attratta; mi voltai con foga e… vidi lei, il mio idolo, Costanza D’Altavilla. Ero imbarazzatissima.</p><p>-&nbsp;Ciao- disse lei.</p><p>-&nbsp;Ciao- le risposi timidamente.</p><p>-&nbsp;Capisco ciò che stai provando in questo periodo, so cosa significa sentire sulla propria pelle il giudizio e il pregiudizio della gente. Anche io ho affrontato tante difficoltà.</p><p>Così Costanza cominciò a raccontarmi la sua storia e ad incoraggiarmi ad andare avanti.</p><p>-&nbsp;Mi sposai tardivamente, e perciò la gente cominciò a raccontare storie su di me: storie inventate, senza fondamento. Dissero che ero scappata dal convento, che il mio era un matrimonio maledetto, che non potevo avere figli. E quando Dio mi mandò questa grazia, sai cosa arrivarono a dire? Che la mia gravidanza non era vera, che non aspettavo davvero un bambino! Per smentire tutto ciò dovetti partorire in pubblico. Certo, avrei potuto stare zitta, tacere e far credere al popolo ciò di cui erano convinti, ma scelsi di combattere per difendere la verità. Ora sta a te fare la tua scelta.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-24 22:06:42 UTC</pubDate>
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         <title>SPEGNI L&#39;ODIO E ACCENDI IL RISPETTO (racconto di Jasmine Martina e Greta Cordella )</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Un giorno Milena sentì arrivare molte notifiche dal suo cellulare, così lasciò i compiti e andò a vedere incuriosita. Aprì la chat del gruppo di classe e vide uno sticker che mostrava lei stessa in palestra, evidentemente le avevano scattato una foto mentre si allenava il giorno precedente. Successivamente scoppiò a piangere perché la cosa che più le diede fastidio è che nessuno la stava difendendo, bensì la deridevano per le condizioni in cui si trovava. in realtà non proprio tutti la insultavano, qualcuno non sentì la necessità di farlo, ma si lavarono le mani in tutto, come denunciare quanto accaduto agli adulti ma specialmente parlare con Milena. Si sapeva che dietro c’erano mauro e alessandro, i due grandi bulli della scuola. E infatti se nessuno le parlava più era perché temevano di essere bullizzati successivamente.</p><p>Milena, i giorni successivi, non andò a scuola. Tutto questo non bastò a mauro e ad Alessandro, perciò decisero di prendere queste foto e di modificarle, facendole diffondere nel paese. A questo punto francesco decise di intervenire perché la situazione si stava facendo davvero seria, Milena non si vedeva più, non frequentava più la palestra, la scuola, non mangiava più e stava sempre sdraiata sul suo letto a fissare il vuoto. Quando le professoresse vennero a conoscenza della situazione chiamarono subito i genitori della ragazza e pian piano la situazione si risolse, nonostante quelle foto ancora erano ovunque. Quando la prof fece il discorso in classe disse una frase che colpì molto gli alunni: bisogna spegnere l’odio e accendere il rispetto.</p><p>Quando la prof fece il discorso in classe disse una frase che colpì molto gli alunni: bisogna spegnere l’odio e accendere il rispetto. Queste parole arrivarono dritte nel cuore dei due bulli e fortunatamente si resero conto di quello che avevano fatto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 14:06:33 UTC</pubDate>
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         <title>“Spegni l’odio, accendi il rispetto” Aida Magno</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Nel bel mezzo del silenzio assordante della sua stanza buia, illuminata solo dalla luce dello schermo, Angelica scorreva i commenti sotto il suo ultimo post. All’inizio erano pochi, pensava: “Ma dai, è impossibile che diventi virale, è solo una sciocchezza e la vedranno le solite quattro persone”. Ma poi, sono iniziati ad aumentare sempre di più, infiniti commenti impossibili da fermare.</p><p>“Sei ridicola”</p><p>“Con quale coraggio posti la tua faccia?”</p><p>“Ma ti sei vista?”</p><p>“Dovresti cancellare tutto e sparire, i social non fanno per te”</p><p>Ogni singola parola era come l’ago di una puntura il cui dolore non avrebbe mai cessato, e lei lo sapeva. Aveva pubblicato quella foto senza pensarci troppo e senza guardare tutte le possibili imperfezioni, in quella foto sorrideva, era stata scattata la domenica prima e come sfondo aveva il giardino pieno di margherite accanto al ristorante dove aveva pranzato con i suoi genitori. Ricorda bene che quel giorno si era divertita molto, amava passare del tempo con loro, ma da quel momento tutto è cambiato ed ora quella domenica la odiava, e un po’ si odiava anche lei. </p><p>Angelica, allora, chiuse l’app, ma quelle frasi erano ancora lì, incise indelebilmente nella sua mente e provò a distrarsi, ancora e ancora. Ma il suo telefono sembrava chiamarla, allora cedette e lo riaprì.</p><p>Nuovi commenti, nuove ferite.</p><p>Il giorno dopo a scuola fece finta di niente. Rideva e scherzava con le sue amiche e prendeva appunti ma nulla le sembrava essere più come prima. Sentiva gli sguardi giudicanti delle persone come ghiaccio sulla pelle, anche quando forse non c’erano davvero e inoltre ogni risata sembrava rivolta a lei.</p><p>Tommaso, seduto nella fila dietro alla sua, osservava in silenzio. Aveva letto i commenti di quel post anche lui e all’inizio aveva riso come tutti gli altri, senza capire quanto, in realtà, fosse grave la situazione. Sì, è vero, non aveva scritto nulla, ma nemmeno detto “basta” e quel silenzio iniziava a pesare, poiché era come se in automatico si fosse schierato dalla parte di chi scriveva quei commenti offensivi, ed era davvero brutto.</p><p>Durante la pausa, nel vedere Angelica da sola, con gli occhi bassi e il telefono stretto tra le sue mani, decise che doveva fare qualcosa, doveva parlare. Per un attimo si bloccò ma poi prese coraggio e fece un passo verso di lei, si trovavano ora uno davanti all’altra. </p><p>“Ciao, tutto okay?” Chiese.</p><p>Lei alzò gli occhi distogliendoli dal telefono solo per un attimo e, sopresa, rispose “Sì! Cioè… no.” </p><p>Tommaso, a quella risposta, si sedette accanto a lei. “Ho visto i commenti e… credo che non sia per nulla giusto ciò che stai subendo.”</p><p>“Lascia stare, è colpa mia. Non avrei mai dovuto pubblicare quella foto.”</p><p>“Invece no” ribatté lui: “È colpa di chi scrive quelle cose, mai di chi le riceve.”</p><p>Erano solo semplici parole, ma sincere, ed era come iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel in cui lei si vedeva così intrappolata.</p><p>Quella sera, Tommaso, una volta tornato a casa, fece la differenza. Tornò su quel post e commentò con qualcosa che diede inizio al percorso verso la felicità di Angelica e non solo, che le diede la speranza: “Prima di insultare qualcuno, provate a chiedervi come vi sentireste al suo posto e pensateci bene prima, perché parole poco pensate portano pentimento. Non conoscete Angelica, non potete sapere quanto in profondità si possa spingere la sua reazione e quali conseguenze potrebbe avere, perciò lasciatele vivere la sua vita e pubblicare cosa e come vuole. Infondo, non ha fatto nulla di male e il contenuto di questo post non può essere, in nessun modo, considerato offensivo verso nessuno di voi.”</p><p>All’inizio non rispose nessuno, poi arrivò un: “Hai ragione!”, poi un altro: “Scusate, forse abbiamo esagerato.”</p><p>Non tutti cambiarono atteggiamento, alcuni continuarono, ma qualcosa si era mosso. Quando, il giorno dopo, Angelica riaprì il post con il cuore in gola, vide che tra i commenti cattivi ce n’erano di nuovi: alcuni di complimenti, altri di scuse, e altri come “Non meritavi tutto questo.”</p><p>Lesse più volte il commento di Tommaso, quel piccolo gesto, ma così potente. Lo cercò tra i corridoi della scuola e quando lo trovò non riuscì a trattenersi dall’abbracciarlo: “Grazie. Disse, con un sorriso un po’ timido ma davvero grato.</p><p>“A volte, basta solo qualcuno che inizi.” Rispose Tommaso.</p><p>Quello stesso giorno Angelica pubblicò un altro post, niente foto, solo alcune scritte che dicevano: “Spegni l’odio ed accendi il rispetto, le parole fanno più rumore di quanto pensi”. E non era la solita frase d’effetto, ma qualcosa che aveva provato sulla sua pelle e pian piano arrivò anche per lei la giustizia che meritava.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 14:25:30 UTC</pubDate>
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         <title>spegni l&#39;odio accendi il rispetto(francesco de benedittis)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3839606869</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Luca era uno dei ragazzi più popolari della scuola, sempre circondato da amici, molto attivo sui social e amante degli scherzi su tutto. Un giorno, durante l’intervallo, lui e i suoi amici scattarono di nascosto una foto a Karim mentre giocava da solo. Per divertirsi, Luca la pubblicò con una frase ironica e, in poco tempo, arrivarono tanti like e commenti, ma molti erano offensivi. I compagni iniziarono a condividerla ovunque, prendendo anche in giro Karim a scuola, senza rendersi conto di quanto potesse ferirlo. Karim, infatti, diventò silenzioso, evitava gli altri, stava da solo e spesso inventava scuse per non andare a scuola. Un giorno una sua professoressa si accorse del suo cambiamento e decise di parlargli: da lì venne fuori tutta la verità. Luca capì le conseguenze di un piccolo scherzo pubblicato sui social: non aveva pensato alle ripercussioni che poteva avere su Karim, che era nuovo. Decise così di cancellare il post e chiedergli scusa. Con il tempo le cose cambiarono e Luca imparò a usare i social in modo più consapevole, capendo che ogni azione ha una conseguenza, e si impegnò a diffondere il rispetto al posto dell’odio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 14:58:16 UTC</pubDate>
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         <title>“Spegni l’odio e accendi il rispetto”Martina Muterle </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Era una bellissima giornata di sole e marta aveva deciso di invitare a casa alcune amiche per trascorrere una giornata in piscina.Tra di loro c’era Vittoria, la sua migliore amica ma di cui era molto invidiosa perchè tutti la consideravano bella e simpatica.</p><p>Quando indossarono i costumi e si tuffarono in piscina, marta che era rimasta sul bordo fù colta da tanta gelosia che col suo cellulare iniziò a riprenderla quando si atteggiava in maniera più <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://maliziosa.Al">maliziosa.</a></p><p>Al termine della giornata quando tutti andarono via, Marta chiusa nella sua stanza riguardò quelle foto e decise di pubblicarle su tutti i social. La telefonata di  Vittoria non tardò ad arrivare poiché i suoi amici le avevano riferito che in rete giravano foto sue in costume.Davanti al tono disperato di Vittoria e alle sue lacrime Marta si pentì di quello che aveva fatto e le chiese scusa.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 16:17:48 UTC</pubDate>
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         <title>“Spegni l’odio, accendi il rispetto” Karol Pagano</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3839754210</link>
         <description><![CDATA[<p>Un ragazzo di nome Luca pubblicava video dei suoi disegni sui social, soprattutto la sera, dopo aver finito i compiti. Gli piaceva disegnare personaggi e paesaggi e condivideva tutto con entusiasmo. All’inizio riceveva pochi commenti, ma erano gentili e questo lo rendeva felice.</p><p>Dopo un po’ di tempo, però, sotto un video comparve un commento cattivo: qualcuno lo prendeva in giro per i suoi disegni. Poi ne arrivarono altri, sempre più pesanti, con insulti e prese in giro. Alcuni compagni di scuola iniziarono a condividere i suoi video solo per ridere di lui e a fargli battute anche in classe.</p><p>Luca ci rimase molto male: ogni volta che prendeva il telefono aveva paura di leggere nuovi insulti. Iniziò a sentirsi a disagio, smise di pubblicare e parlava sempre meno anche con i suoi amici. Si chiudeva in camera e pensava che forse non era abbastanza bravo.</p><p>Un giorno sua sorella notò che qualcosa non andava e gli chiese cosa fosse successo. All’inizio Luca non voleva parlare, ma poi si confidò. Insieme decisero di segnalare i commenti offensivi e di parlarne con un professore. La scuola intervenne e spiegò a tutta la classe quanto il cyberbullismo possa ferire davvero le persone.</p><p>Pian piano la situazione migliorò: alcuni compagni iniziarono a difenderlo e a scrivere commenti positivi. Luca trovò di nuovo il coraggio di pubblicare i suoi disegni, senza vergognarsi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 16:45:43 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Spegni l&#39; odio, accendi il rispetto&quot; di Mauro Nestola </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono trascorsi dieci anni da quell'avvenimento, ma lo ricordo come se fosse avvenuto ieri. Andavo alle scuole superiori e un giorno in classe arrivò un nuovo studente straniero. Io avevo il mio gruppo di amici, tutti tipi molto tranquilli, eccetto Luca che si distingueva per il suo carattere vivace e iracondo. Un giorno mentre eravamo nel cortile della scuola, Luca inciampò sullo zaino del nuovo arrivato e cadde davanti a tutti i presenti che si misero a ridere umiliandolo. Lui andò via e nella sua testa pianificava già un modo per pareggiare i conti con il ragazzo nuovo, colpevole secondo lui di aver messo lo zaino lì in modo da farlo inciampare. Nei giorni seguenti gli scattò delle foto di nascosto e le modificò lui stesso rendendole imbarazzanti e aggiungendo delle scritte offensive e accusatorie, insultandolo per la sua etnia, per la sua religione, il suo fisico ( essendo quest' ultimo anche un po' goffo) e accusandolo di cose non fatte e non dette e successivamente pubblicò tutto su internet. Le foto divennero virali in poco tempo tra i ragazzi della nostra scuola, nessuno guardava più quel ragazzo come prima, addirittura quelle foto furono utilizzate come stickers. Noi eravamo gli unici a sapere chi fosse il colpevole, tuttavia a chi ce lo chiedeva noi rispondevamo, affermando di non sapere nulla e, senza rendercene conto eravamo suoi complici, ma mai ci saremmo aspettati che il suo odio arrivasse a tanto. Inizialmente il ragazzo continuava a venire a scuola, ma poi gli sguardi e il continuo vociferare su di lui divennero troppo, tanto da non fargli più frequentare le lezioni. Così io iniziai a comprendere la situazione e mi rattristavo pensando di essere complice di un' azione del genere, era come se mi fossi schierato dalla parte del bullo essendo omertoso. Mi preoccupai della povera vittima e immaginai il suo dolore. Ora non desideravo altro che parlare con lui e spiegargli. Così quando un giorno lo incontrai per caso al parco mi avvicinai, e lui inizialmente non fidandosi mi ignorò, ma poi decise di ascoltarmi e io gli confessai tutto, chi fosse il colpevole, il perché delle sue azioni e mi scusai per lui. Poi mi ripromisi di aiutarlo e gli chiesi di ritornare a scuola. Il giorno seguente parlai con i miei amici e chiesi loro di sederci accanto a lui, il che fece innervosire molto Luca. Poi raccontammo la verità ai nostri compagni di classe e insieme andammo a dire tutto ai professori che punirono severamente il bullo, che si scusò con il nuovo ragazzo e promise di non farlo più e fortunatamente così fu. Tuttora riconosco l' importanza della mia azione, perché so che così facendo ho alleviato in parte il dolore della vittima anche se quell' episodio rimarrà per lui una ferita aperta. </p><p>Oggi che sono diventato un professore, cerco di raccontare sempre ai miei alunni quello che mi e' accaduto per far comprendere l' importanza di un gesto, ma soprattutto l' importanza di dire sempre la verità in una situazione di bullismo.</p><p>    </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 17:49:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Spegni l&#39;odio, Accendi il rispetto                                                               (Leonardo D&#39;Adamo)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3839839488</link>
         <description><![CDATA[<p>Mattia era un ragazzo molto chiuso che desiderava stare da solo anche in classe, infatti si metteva nel banco più lontano dalla classe per non parlare con nessuno</p><p>Lui però aveva una passione: la cucina però nessuno lo sapeva neanche i suoi genitori che non erano molto interessati a lui e questo lo rendeva anche depresso.</p><p>Per la sua silenziosità però era anche bullizzato ma lui non diceva niente agli adulti perché pensava che a nessuno importava quello che gli succedeva fino a quando un giorno il professore di italiano decise di fare un lavoro di gruppo sulle cose che si preferiscono in cui lui venne messo con una ragazza, Lucia che era la più pettegola della classe e che cercava di farlo parlare, fino a quando parlando lei elencò i cibi che lei preferiva e lui le disse che gli piaceva cucinare e che poteva mettere qualcosa su delle ricette che aveva imparato, e lei disse che era un ottima idea.</p><p>La voce si diffuse che il silenzioso della classe avevano parlato e detto che gli piaceva cucinare ed i bulli non avendo più niente da insultare lo iniziarono a rispettare anche perché cucinare non era da tutti.</p><p>E da lì inizio a condividere con tutti i suoi piatti arrivando a competere nelle competizioni di cucina e vincendo </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 18:00:04 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;SPEGNI L&#39;ODIO, ACCENDI IL RISPETTO&quot; ALESSANDRO STRAFELLA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sara, una ragazza sensibile e molto timida, amava disegnare. I suoi quaderni erano pieni di colori e personaggi inventati. Un giorno, decise di condividere i suoi disegni su Instagram e tik tok. Voleva far vedere la sua passione, ma subito arrivarono commenti molto cattivi che dicevano le sue compagne di scuola che non sapeva disegnare, che i suoi disegni facevano schifo e le diedero anche un soprannome molto crudele, cioè "pittrice fallita". All'inizio, Sara cercò di ignorarli, ma piano piano, iniziò a non farcela più. Per qualche giorno smise di disegnare, non apri più i social e iniziò a non mangiare più. Si sentiva inutile e sola. Un giorno, a scuola, mentre stava camminando in corridoio, qualcuno le strappò il quaderno dalle mani e lo fece cadere a terra, spargendo i suoi disegni ovunque. Tutti risero e Sara si sentì distrutta e si mise a piangere. Nessuno in quel momento la aiutò, ma cinque minuti dopo arrivò una ragazza che dopo aver visto tutto si avvicinò a lei e la incoraggiò a tornare in classe, riferendo tutto alla loro insegnante. Appena tutti i compagni tornarono in classe, la prof chiese il silenzio e iniziò a parlare dicendo che quello che avevano fatto non andava bene e che questo comportamento si chiama bullismo e sui social cyberbullismo. Chiese anche come si sarebbero sentiti se gli fosse successo a loro e concluse dicendo che le parole fanno molto male e anche di spegnere l'odio e accendere il rispetto. Dopo questo discorso i compagni di Sara, dopo aver capito il loro errore, si scusarono con lei e da quel momento quando sarà ricominciò a pubblicare video, i suoi compagni lasciarono dei bellissimi commenti. Guardando con occhi profondi quei lavori, non con la superficialità che avevano dimostrato prima.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 18:02:18 UTC</pubDate>
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         <title>NO AL CYBERBULLISMO  Riccardo Perrone </title>
         <author>xgbmdw2qjj</author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3839842970</link>
         <description><![CDATA[<p>Gabriele decide di andare a fare un pigiama party a casa di Luca, solo che Marco e Mattia vedendo Gabriele lo prendono subito in giro per via del suo fisico troppo magro, viene chiamato “spaghetto” e “stuzzicadenti” , Sentendo Cio si rattrista molto e decide di tornare a casa, ma i due prepotenti glielo impediscono prendendo il telefono e chiudendolo dentro ad una camera con loro. Gabriele trovatosi in questa situazione decide di correre nel bagno della camera per piangere, ma purtroppo i bulli li fanno un video e mentre si dispera. I due, ancora, non stanchi, decidono di far girare il video nelle chat della scuola. Sapendo Cio Gabriele non esce più di casa e a scuola i suoi voti iniziano a calare la maestra di matematica se ne accorge e lo interroga chiedendogli di chi sia la colpa. Gabriele racconta tutto l’accaduto e la maestra è venuta a conoscenza dei fatti riferisce tutto alla madre di Gabriele che decide di dirlo ai genitori dei bulli che puniranno i loro figli e chiederanno scusa a Gabriele eliminando il video per sempre con l’aiuto della polizia postale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 18:03:27 UTC</pubDate>
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         <title>“SPEGNI L’ ODIO ACCENDI IL RISPETTO” Riccardo Perrone </title>
         <author>xgbmdw2qjj</author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3839851273</link>
         <description><![CDATA[<p>Gabriele decide di andare a fare un pigiama party solo che una volta visto arrivare Gabriele  Marco e Mattia lo prendono subito in giro per via del suo fisico troppo magro, viene chiamato “spaghetto“ e “stuzzicadenti“, sentendo ciò si rattrista molto e decide di tornare a casa, ma i due prepotenti glielo impediscono prendendo il telefono e chiudendolo dentro a una camera con loro. Gabriele trovatosi in questa situazione decide di correre nel bagno della camera per piangere, ma purtroppo i bulli li fanno un video mentre si disperava. I due, ancora, non stanchi, decidono di farlo girare nella chat della scuola. Sapendo Cio Gabriele non esce più di casa e a scuola i suoi voti iniziano a calare. La maestra di matematica se ne accorge e lo interroga chiedendogli cosa era accaduto e la maestra venuta a conoscenza dei fatti riferisce il tutto alla madre di Gabriele che decide di dirlo ai genitori dei bulli che puniranno i loro figli e chiederanno scusa a Gabriele eliminando il video Per sempre con l’aiuto della polizia postale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 18:11:26 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Spegni l&#39; odio, accendi il rispetto&quot; di Mauro Nestola </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Sono trascorsi dieci anni da quell'avvenimento, ma lo ricordo come se fosse avvenuto ieri. Andavo alle scuole superiori e un giorno in classe arrivò un nuovo studente straniero. Io avevo il mio gruppo di amici, tutti tipi molto tranquilli eccetto Luca che si distingueva per il suo carattere vivace e iracondo. Un giorno mentre eravamo nel cortile della scuola, Luca inciampò sullo zaino del nuovo arrivato e cadde davanti a tutti i presenti che si misero a ridere umiliandolo. Lui andò via e nella sua testa pianificava già un modo per pareggiare i conti con il ragazzo nuovo, colpevole secondo lui di aver messo lo zaino lì in modo da farlo inciampare. Nei giorni seguenti gli scattò delle foto di nascosto e le modificò lui stesso rendendole imbarazzanti e aggiungendo delle scritte offensive e accusatorie, insultandolo per la sua etnia, la sua religione, il suo fisico ( essendo quest' ultimo anche un po' goffo) e accusandolo di cose non fatte e non dette e successivamente pubblicò tutto su internet. Le foto divennero virali in poco tempo tra i ragazzi della nostra scuola, nessuno guardava più quel ragazzo come prima, addirittura quelle foto furono utilizzate come stickers. Noi eravamo gli unici a sapere chi fosse il colpevole, tuttavia a chi ce lo chiedeva noi rispondevamo affermando di non sapere nulla e, senza rendercene conto eravamo suoi complici, ma mai ci saremmo aspettati che il suo odio arrivasse a tanto. Inizialmente il ragazzo continuava a venire a scuola, ma poi gli sguardi e il continuo vociferare su di lui divennero troppo, tanto da non fargli più frequentare le lezioni. Così io iniziai a comprendere la situazione e mi rattristavo pensando di essere complice di un' azione del genere, era come se mi fossi schierato dalla parte del bullo essendo omertoso. Mi preoccupai della povera vittima e immaginai il suo dolore. Ora non desideravo altro che parlare con lui e spiegargli tutto. Così quando un giorno lo incontrai per caso al parco mi avvicinai e, lui inizialmente non fidandosi mi ignorò, ma poi decise di ascoltarmi e io gli confessai tutto, chi fosse il colpevole, il perché delle sue azioni e mi scusai per lui. Poi mi ripromisi di aiutarlo e gli chiesi di ritornare a scuola. Il giorno seguente parlai con i miei amici e chiesi loro di sederci accanto a lui il che fece innervosire molto Luca. Poi raccontammo la verità ai nostri compagni di classe e insieme andammo a dire tutto ai professori che punirono severamente il bullo, che si scusò con il nuovo ragazzo e promise di non farlo più e fortunatamente così fu. Tuttora riconosco l' importanza della mia azione, perché so che così facendo ho alleviato in parte il dolore della vittima, anche se quell' episodio rimarrà per lui una ferita ancora aperta. Oggi che sono diventato un professore cerco di raccontare sempre ai miei alunni quello che mi e' accaduto per far comprendere l' importanza dei gesti, ma soprattutto l' importanza di dire sempre la verità in situazioni di bullismo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 18:15:24 UTC</pubDate>
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         <title>UNA CICATRICE PIù PROFONDA di EDOARDO NESTOLA</title>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiamo Joe, ho quattordici anni e ho un segno sul petto che racconta una storia nella quale non ho avuto la possibilità di scelta. È una sottile linea bianca, una cicatrice, il ricordo di un’operazione al cuore che mi ha salvato la vita quando ero troppo piccolo per capire. Ma che cosa tutto ciò abbia a che fare con il cyberbullismo, ve lo racconto ora:</p><p>tutto è iniziato in un pomeriggio d’estate, di quelli talmente caldi da farti venire la voglia di strapparti la pelle di dosso per respirare un po’. Mi sentivo forte, i mesi di allenamento avevano dato il loro frutto, si vedevano tutti allo specchio. Ho scattato una foto a petto nudo, orgoglioso di quello che finalmente ero. Ma il web non ha visto i muscoli. Ha visto solo la fessura color bianco ormai sbiadita a causa del tempo.</p><p>In pochi minuti sono diventato “Joe e il suo fantastico quore”. Quella “Q” scritta apposta, come un errore grammaticale messo lì per dirmi che il mio cuore era sbagliato, diverso, difettoso. Il cyberbullismo ha una mira infallibile e sa sempre il punto dove colpire per fare più male, come una freccia che penetra senza un’armatura che ti protegga.</p><p>Oggi quella tempesta è passata, ma il finale non è “vissero tutti felici e contenti”: la gente ha dimenticato quella storia, ma in me, invece, è rimasta sempre una forma sottile di ansia. La lezione l’ho imparata, ma la paura non se ne va: è il timore che una cicatrice profonda come quella di quella esperienza, anche se chiusa da anni, possa improvvisamente tornare a sanguinare.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-25 22:35:52 UTC</pubDate>
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         <title>RICETTA PER FARE LA... PACE!</title>
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         <description><![CDATA[<p>Per non fare la guerra, iniziamo depositando armi e spade a terra. Si parla senza alzare il tono, perché anche le parole fanno male senza perdono. Se si cammina insieme, alla fine tutta la rabbia la riesci a trattenere.</p><p>Rachele 1 A</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-17 14:16:50 UTC</pubDate>
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         <title>Ricetta per fare la PACE - Paolo 1A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La ricetta più buona è quella della PACE, </p><p>anche un Acheo inesperto ne è capace. </p><p>Amici leali come Achille </p><p>ce ne voglion mille. </p><p>Ma non un grammo della sua ira funesta,</p><p>che rovina la festa!</p><p>Poi l'intelligenza di Ulisse senza inganni, </p><p>altrimenti si fanno solo danni!</p><p>Non ci va il frutto della Discordia, non è gustoso, </p><p>meglio aggiungere un abbraccio caloroso,</p><p>Come quello di Andromaca al suo uomo valoroso.</p><p>Tanta dolcezza della ninfa Teti</p><p>per aver finali lieti!</p><p><br></p><p>Paolo Mazzotta 1A</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-17 17:45:38 UTC</pubDate>
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         <title>Anna nestola </title>
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         <description><![CDATA[<p>Prendiamo un po’ di gioia </p><p>Uniamola con tanto amore,</p><p>Che riempia ad ognuno il cuore;</p><p>Poi inseriamo le buone parole </p><p>E ancora gioia e dolcezza.</p><p>Cuciniamo il tutto lentamente</p><p>Aggiungi l altruismo,</p><p>Così il risultato migliore sarà e </p><p>La pace regnerà </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-20 15:03:25 UTC</pubDate>
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         <title>Ricetta per fare la pace-Viola 1A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La ricetta per fare la pace</p><p>richiede di spegnere ogni brace</p><p>di rancore e pregiudizi esistente </p><p>nel cuore della gente.</p><p>L’odio e il disprezzo</p><p>sono ingredienti che si pagano a caro prezzo</p><p>ci va quindi una tazza di rispetto </p><p>che è sempre ben accetto.</p><p>Mescolando con costanza </p><p>si può ottenere la fratellanza</p><p>che riaccende una speranza</p><p>come il cielo in una stanza.</p><p>Continuando ad impastare in modo gentile</p><p>si può convincere anche il nemico più ostile.</p><p>Una buona dose di empatia</p><p>la rivalità dovrebbe portar via.</p><p>Quanto basta di dialogo</p><p>serve ad ottenere un buon epilogo</p><p>e una spolverata di amore</p><p>servirà ad aprire ogni cuore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-20 18:24:34 UTC</pubDate>
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         <title>Poesia sulla pace</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La pace è un fiore che cresce nel cuore,</p><p>un sorriso che brilla, senza più dolore.</p><p>É il suono del vento che calma il timone</p><p>é l’abbraccio che unisce, senza più rumore.</p><p>Eva Bucci </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-25 15:46:48 UTC</pubDate>
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         <title>RICETTA PER FARE LA PACE DILETTA NESTOLA 1A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi chiedo spesso perché, nel nostro mondo,</p><p>fare la pace non sia semplice come fare il pane.</p><p>In fondo, le lettere di queste due parole sono quattro solamente…</p><p>chissà che non abbiano in comune anche qualche ingrediente.</p><p>Farina, lievito, acqua e sale per nutrirci,</p><p>amore, comprensione, pazienza e umanità per preservarci.</p><p>Gli ingredienti non sembrano poi così complicati,</p><p>ma nulla mai si può realizzare se non si è ben intenzionati.</p><p>Perché anche il pane, che è molto semplice da fare,</p><p>non sarà mai buono se non si usano le mani per impastare.</p><p>Così è la pace: un impasto di noi persone,</p><p>è quello che nasce a mischiare amore e comprensione.</p><p>E come il pane senza lievito non crescerà,</p><p>così la pace è finta se non c’è umanità.</p><p>E mai dimenticare la pazienza:</p><p>non c’è ricetta che può stare senza.</p><p>Eppure, se pensiamo ad un pasto da favola,</p><p>forse non è il pane la prima cosa che mettiamo in tavola.</p><p>Anche se riflettiamo su ciò che ci piace</p><p>molti di noi non penseranno subito alla pace.</p><p>Magari ai soldi, a un tetto sulla testa,</p><p>amici, famiglia o a come fare festa.</p><p>Ma senza pace nulla si può avere,</p><p>come se hai fame ma hai solo sabbia da mangiare.</p><p>Anche in questo pane e pace sono uguali:</p><p>ti accorgi di quanto sono buoni</p><p>solo quando non li puoi più stringere tra le mani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-26 14:06:29 UTC</pubDate>
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         <title>RICETTA PER FARE LA PACE LORENZO MUIA 1 A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Non bisogna lottare </p><p>per conquistare </p><p>dobbiamo parlare </p><p>e poi ci dobbiamo abbracciare.</p><p>Tutti insieme vincere possiamo </p><p>se tra di noi ci aiutiamo </p><p>il dialogo e la condivisione </p><p>per la pace in ogni nazione.</p><p>Tolleranza e amore </p><p>scacceranno l' odio da ogni cuore.</p><p>Senza la guerra </p><p>trionferà la pace sulla terra,</p><p>e il mondo sarà colorato </p><p>in ogni angolo del creato.</p><p>Ogni uomo più felice sarà </p><p>se la pace regnerà.</p><p>Un grande girotondo </p><p>con tutti i popoli del mondo </p><p>sarà il risultato </p><p>di un amore profondo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-27 14:12:14 UTC</pubDate>
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         <title>RICETTA PER FARE LA PACE-LORIS 1^A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>La guerra di troia ha portato distruzione ma poteva succedere diversamente.</p><p>Achille è stanco di fare il prepotente perciò lascia la lancia, la spada e l'armatura per terra e capisce che non si deve fare la guerra.</p><p>Stringe la mano a Ettore e fanno pace.</p><p>Niente più uccisioni e distruzioni.</p><p>La guerra non dovrebbe spaventare le persone ma rallegrarle e dovrebbe essere dolce come lo zucchero e se si aggiunge un po' di pace il mondo diventa speciale.</p><p>Nel mondo ci dovrebbe essere anche l'amore e non il dolore.</p><p>Ci mettiamo 5kg di felicità e nessuna persona più soffrirà.</p><p>Un quintale di fratellanza ma per amalgamare ci vorrà tanta pazienza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-04-27 16:06:42 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>C’era una volta un re</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-08 13:38:23 UTC</pubDate>
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         <title>Conte di Paolo Mazzotta 1A</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Conta n.1: Pi e pò</p><p>Conta n.2: Passa paperino</p><p>Conta n.3: Ambli blà</p><p>Conta n.4: Tocco pitocco</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-08 17:44:14 UTC</pubDate>
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         <title>Anna nestola </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2026-05-09 07:55:50 UTC</pubDate>
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         <title>LORENZO MUIA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ci lassa la strata e Chia pe lla Noa,sape che lassa ma nu sape cce troa.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-10 12:28:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2026-05-10 14:42:27 UTC</pubDate>
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         <title>Proverbi EVA BUCCI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>1 ci uei ane, ci no buei manna</p><p>2 li manu tua ti binchianu</p><p>3 Lu scarparu face le scarpe e baé squasatu</p><p>4 Lu sole Ca' ti te ti scarfa</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-10 19:54:18 UTC</pubDate>
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         <title>Nui Lu sule Lu tienimi intru allu core e l&#39;animu chinu te amore.Tinimu Lu mare Ca ni face calmare,tienimi Lu jentu te Lu salentu. Cu tuttu Lu core a bui dedicata, buongiorno a tutti na bona sciurnata!  ( Giulia Fiorita)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2026-05-10 20:21:27 UTC</pubDate>
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         <title>Ponte Ponente - Francesco Trono </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ponte ponente ponte pì, tappetà Perugia, ponte ponente ponte pì, tappetà perì</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-11 15:34:31 UTC</pubDate>
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         <title>Ricetta per fare la pace. Francesco Trono </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/sandrastefanizzi/r2623bdbemf99wxb/wish/3907486576</link>
         <description><![CDATA[<p>PRNDI LA MANO DI ACHILLE IL GUERRIERO E QUELLA DI ETTORE </p><p>METTI INSIEME GRECI E TROIANI</p><p>E FALLI STRINGERE LE MANI. </p><p>METTI NEL PIATTO IL CORAGGIO DI ULISSE </p><p>PERCHÉ LA GUERRA TRA LORO FINISSE</p><p>AGGIUNGI IL SORRISO DI ELENA BELLA </p><p>CHE DELLA PACE SIA LA STELLA. </p><p>MESCOLA TUTTO CON IL PERDONO</p><p>CHE NELLA VITA È IL PIÙ BEL DONO. </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-11 19:58:03 UTC</pubDate>
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