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      <title>5 C IN EMERGENZA VIRUS by Salvatore Improta</title>
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      <description>Realizzato con fiducia</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-09-19 15:52:18 UTC</pubDate>
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         <title>RIASSUNTO DEL LEVIATHAN (1651)</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/124523841</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Hobbes è il massimo teorico dell’assolutismo. E’ il primo caso in cui all’unità <em>del Corpus Christianum</em> medievale si contrappone una potenza puramente e totalmente terrena dello STATO SOVRANO (le prime monarchie assolute in Francia, Spagna, Inghilterra che affermavano la loro indipendenza dal papato ne erano comunque, sebbene in parte, influenzate).La vita sociale diventavita politica.<br><br></div><div><strong>PUNTO DI PARTENZA DI HOBBES</strong></div><div><br></div><div>La ricerca non è più il genere umano ma lo stato ,unione stretta dagli individui per formare una società armata di potere sovrano. Quindi lo STATO E’ UNA FORMA SUPREMA DI ORGANIZZAZIONE SOCIALE RISPETTO CUI L’INDIVIDUO E’ TOTALMENTE SUBORDINATO e viene costituito a partire da una nuova società borghese: uomini liberi, indipendenti ed eguali che si uniscono in vista della conservazione della vita e del benessere.<br><br></div><div><strong>METODO DI HOBBES</strong></div><div><br></div><div>E’ improntato sul metodo galileiano e consiste nella scomposizione dei principi primariamente e nella composizione del corpo politico successivamente. Lo stato è necessario da un punto di vistarazionale perché la relazione fra protezione ed obbedienza dà agli uomini pace e vita per cui IL POTERE DELLO STATO NON E’ SOLO IL SUPREMO DOVERE MA ANCHE IL PRIMO INTERESSE DEGLI UOMINI. Si evince da qui che la filosofia politica di Hobbes ha come supremo valore la pace e si basa sul fatto che tale pace si consegue solo alla creazione di un sovrano assoluto che freni passioni ed interessi individuali. Lo stato padrone di Hobbes segna la rottura definitiva col mondo ecclesiastico del medioevo perché si fonda sull’interesse degli individui, quindi sul calcolo. E’ facile perciò comprendere come Hobbes teorizzi un assolutismo essenziale per lo sviluppo borghese. Due sono le figure cardine del suo pensiero:<br><br>1. l’individuo ( alla ricerca del proprio profitto)</div><div>2. il sovrano ( proiezione di tutti i diritti della società)</div><div><br></div><div><strong>LO STATO DI NATURA</strong></div><div><br></div><div>Definizione delle qualità originarie dell’uomo per giustificare una concezione di stato: questa è la definizione hobbesiana (e non solo). Esso quindi (lo stato di natura) non è semplicemente una condizione storica ma un’ ipotesi necessaria al fine di riconoscere il problema centrale che è L’ORIGINE DEL POTERE POLITICO IN RAPPORTO ALLA NATURALE INDIPENDENZA DELL’UOMO .<br><br></div><div>Locke : l’uomo precede la società perché UOMO ( creatura sociale e razionale) ; condizione naturale dell’uomo è la comunità retta dalla ragione. Pertanto, secondo John Locke lo stato di natura è uno stato di pace</div><div>HOBBES : FORTE ANTITESI fra condizione naturale e condizione civile (che sono sfere opposte che si escludono l’un l’altra).</div><div><br></div><div>Condizione naturale (fuori dalla stato) : guerre, paure, passioni<br><br></div><div>Stato civile (nello stato) : ragione, pace, sicurezza<br><br></div><div>L’uomo è uomo solamente come suddito di uno STATO dato che la condizione naturale dell’uomo è uno stato di isolamento e guerra dettati dagli interessi dei singoli che si contrastano a vicenda mossi da spinte esclusivamente egoistiche (amor proprio).</div><div><br></div><div>Fuori dallo stato la vita NON E’ MORALE<br><br></div><div>L’indole degli uomini è caratterizzata dalle passioni che determinano forze che mirano alla sola superiorità di se stessi sugli altri NON ESISTE PROPENSIONE DEGLI UOMINI ALLA SOCIETA’<strong>MA SOLO UN LORO VANTAGGIO<br></strong><br></div><div><em>Lo stato di natura è quindi uno stato di guerra.<br></em><br></div><div>La tesi hobbesiana dice quindi che lo stato di natura è sicuramente una condizione di libertà ed uguaglianza ma che questa libertà è lontanissima dalle tesi liberaliste lockiane : libertà significa per Hobbes il PURO NON IMPEDIMENTO, cioè licenza sfrenata che determina un conflitto universale. IL CONCETTO DI LIBERTA’ E’ QUINDI INCOMPATIBILE CON QUELLO DI PACE : essa equivale ad una ricerca di DOMINIO e pertanto deve essere ALIENATA NELLO STATO. <strong>Essere uguali vuol dire avere la stessa capacità di nuocersi a vicenda<br></strong><br></div><div>NON ESISTE UNA SOCIETA’ NATURALE . CIO’ COMPORTA IL VENIR MENO DI OGNI PRINCIPIO CHE CONSIDERI L’UOMO AL DI FUORI DELLO STATO.</div><div><br></div><div><br></div><div>Giustizia ed ingiustizia non appartengono né al corpo né alla mente perché se lo fossero si troverebbero in ogni singolo uomo, cosa dimostratasi non vera, perciò esse appartengono solamente all’uomo IN SOCIETA’.<br><br></div><div>L’amor proprio e le passioni fanno dell’indipendenza originaria dell’uomo una condizione miserabile ed impongono una necessità primaria<em>: uscire da tale condizione</em>.Pertanto Hobbes non distingue società civile da società naturale, perché quest’ultima non è società e pone come base del suo discorso politico LA CONCILIAZIONE DEGLI INTERESSI UMANI: essa presuppone che i privati cessino di essere tali e si regolino pubblicamente in modo tale da far nascere immediatamente la società nel momento in cui nasce un ordinamento politico.<br><br></div><div>L’uomo, per la sua natura bellicosa, è uno strano animale per cui la società si presenta come OPPOSIZIONE DI ALTRI UOMINI CHE OSTACOLANO IL RAGGIUNGIMENTO DEI PROPRI FINI ( carattere individualistico ed antagonistico dell’uomo). Per questa ragione lo stato deve essere fornito di POTERE ASSOLUTO per assicurare la pace e l’unità sotto la protezione del SOVRANO. La nature egoistica dell’uomo crea però grosse difficoltà all’istituzione dello stato: infatti, spesso, per soddisfare le passioni e gli orgogli personali l’uomo compromette la propria vita, infrange il <em>bonum sibi</em> per PAURE PERSONALI: la sottomissione allo stato ha quindi lo scopo utilitaristico di regolamentare secondo ragione e prudenza i rapporti umani.<br><br></div><div><strong>IL GIUSNATURALISMO HOBBESIANO</strong></div><div><br></div><div>Hobbes quindi volge il concetto di stato di natura per giustificare il potere assoluto dello stato.<br><br></div><div>Giusnaturalismo medievale: partecipazione razionale all’ordine divino</div><div><br></div><div>Giusnaturalismo di Hobbes: <em>IUS QUIA IUSSUM</em> : la giustizia dipende dal volere politico<br><br></div><div>La legge di natura proibisce di fare all’uomo ciò che è dannoso per la sua vita ( infrazione del bonum sibi). Nella condizione di natura l’uomo finisce con lo scendere in guerra con i suoi simili: LA RAGIONE SUGGERISCE REGOLE IN BASE ALLE QUALI GLI UOMINI POSSONO VIVERE IN MOLTITUDINE tali sono le leggi di natura<br><br></div><div><em>I Legge di natura (fondamentale):ogni uomo tende alla pace finchè ha speranza di ottenerla<br></em><br></div><div><em>II Legge di nature: ogni uomo depone il diritto a tutte le cose (che originerebbe un conflitto universale) per mezzo di patti.</em></div><div><br></div><div>Le altre leggi (sono 19) si basano tutte sulla legge fondamentale.<br><br></div><div>Il giusnaturalismo hobbesiano implica un restringimento della sfera di ciò che è lecito per natura, introducendo limiti individuali con la differenza (rispetto al liberalismo) che diritti e doveri non scaturiscono dalla natura ma DALLO STATO.<br><br></div><div>Tale teoria si appoggia ad una tradizione medievale razionalistica: LEGGE MORALE = ETERNA LEGGE DELLA RAGIONE. Ma è proprio per questo che essa non può essere considerata legge:<br><br></div><div><strong><em>"Autoritas non veritas facit legem"<br></em></strong><br></div><div><br></div><div>Questa conclusione porta alla difesa di se stessi, rendendo il concetto di legge proprietà di colui che per diritto ha il potere. La ragione di Hobbes perde il carattere metafisico per essere uno strumento umano, un calcolo: LA FILOSOFIA MORTALE NON INDICA I FINI MA I MEZZI<br><br></div><div>L’insieme delle leggi fondamentali sono impotenti a frenare le passioni umane, pertanto NON COSTITUISCONO LIMITE GIURUDICO: chi si comporta socievolmente non fa altro che darsi in preda agli altri perché LE LEGGI NATURALI NON GARANTISCONO PACE E SICUREZZA<br><br></div><div>Quale rapporto c’è dunque tra leggi naturali e leggi civili ?<br><br></div><div>2 soluzioni proposte da Hobbes:<br><br></div><ol><li>Le leggi naturali costituiscono il contenuto di quelle civili che le rendono valide (soluzione poco credibile)</li><li>L’obbligo di obbedire alla legge si fonda su un patto con cui i sudditi si impegnano ad obbedire al sovrano. C’è impossibilità di contrasto tra i 2 ordini di diritto: se la legge civile ordina di compiere azioni contrarie alla legge naturale l’obbedienza sarà uguale in virtù di quella legge di natura che impone il rispetto dei patti. (soluzione più coerente)</li></ol><div> <strong>IL CONTRATTO E LO STATO<br></strong><br></div><div>L’idea del contratto nasce dal fatto che nessuna obbligazione può essere contratta se non grazie ad un atto personale. Il contrattualismo di Hobbes elabora una teoria del potere politico che porta ad una rigorosa teoria della sovranità. Tale teoria è una sintesi del doppio contratto della dottrina tradizionale:</div><div>1 A <em>Pactum unionis</em> : gli individui formano la società</div><ol><li> B Pactum subiectionis : gli individui delegano il potere al sovrano *</li></ol><div>Hobbes <strong>nega tale presupposto</strong> : il popolo, come tale, <em>non può esistere prima del potere sovrano</em>. Prima di tale istituzione può esistere solamente un <em>consenso</em> fondato sulla forza delle parole.<br><br></div><div>Esiste infatti una differenza tra moltitudine e popolo:<br><br></div><div>MOLTITUDINE : collezione di volontà indipendenti<br><br></div><div>POPOLO : persona unica in grado di esprimere una sola volontà<br><br></div><div>Solo il popolo può presentarsi come parte di un contratto e di conseguenza non può esistere prima del contratto né tantomeno prima del sovrano o di un potere sovrano: LA MOLTITUDINE DIVENTA POPOLO ESCLUSIVAMENTE NELLA SOGGEZIONE AD UN POTERE.<br><br></div><div>LA SOCIETA’, pertanto, NASCE CON L’ISTITUZIONE DELLO STATO E NON PRIMA.<br><br></div><div>Detto ciò il problema diventa ora il principio di unità, cioè bisogna dare una volontà unica a tutti i membri dello stato: tale volontà si ottiene solamente ALIENANDO LE VOLONTA’ PARTICOLARI NELLO STATO (cioè come sottomissione ad un sovrano che si faccia portatore di una sola volontà del popolo)<br><br></div><div><em>C’è quindi una connessione necessaria tra unione e sottomissione (vedi sopra *) </em><strong><em>Tema centrale del contrattualismo hobbesiano.<br></em></strong><br></div><div>CONTRATTO POLITICO = alienazione del diritto naturale, cioè della libertà piena ed assoluta</div><div><br></div><div>L’unico modo in cui gli uomini possono erigere un potere comune è quello di conferire tutto il loro potere e la loro forza ad un uomo o ad una assemblea di uomini che, a maggioranza di voti, possa ridurre tutte le loro volontà ad una volontà unica al fine di creare una persona sola tramite un patto.<br><br></div><div>Il patto ha in sé quindi i concetti di autorizzazione e rappresentanza, che consentono di pensare le parole di un uomo come fossero quelle di un altro.<br><br></div><div>E’ un po’ come il rapporto autore – attore: l’attore rappresenta gli atti di un altro, agisce in nome dell’autore.<br><br></div><div>Solamente così una moltitudine può divenire popolo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-17 16:19:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/124524277</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-09-17 16:28:37 UTC</pubDate>
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         <title>DA DOVE PARTE LEIBNIZ?</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/159949050</link>
         <description><![CDATA[<div>La metafisica delle monadi<br><br>Lui vuole dimostrare che tra La scienza e la metafisica , il meccanicismo e il finalismo, non c'e' contraddizione, bensì profonda unità e che il nostro è il MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI.<br><br>Ecco dunque la prima domanda che si pone:<br>1)QUAL   E' LA FORZA CHE è A FONDAMENTO  DELL'UNIVERSO?<br><br>A fondamento di tutte le cose  vi è una realtà sostanziale  dotata di energia  e di attività autonoma. A partire da tale presupposto il filosofo critica la prospettiva meccanicistica per riaffermare, al di là di questa, un punto di vista  finalistico e una visione ottimistica dell'universo. <br>Infatti Galileo,  Cartesio, Spinoza,  Hobbes avevano negato la causa finale , ossia l'idea  secondo cui le cose esistono per  uno scopo.<br>Leibniz ritiene  che proprio nella causa finale risiede il  fondamento di tutte le esistenze, cioè il principio e le leggi della natura che fanno si che questo mondo è così com'è, perché Dio si propone sempre il meglio e sempre il perfetto, per cui questo è il migliore dei mondi possibili.<br><br>CHE COS'è LA FORZA VIVA?<br>E' il principio dinamico a fondamento dell'estensione e del movimento, che in termini metafisici è una sostanza che ha in sè il principio della propria attività, è una sorta di energia cinetica che è alla base di tutto il creato, dell'estensione e del movimento.Quindi un principio di carattere metafisico che muove tutte le cose ed è alla base della materia. Che significa?<br>Che Leibniz non nega il meccanicismo ma lo concilia  con la mefafisica dicendo che  se è vero  che in natura tutto si muove meccanicamente è anche vero  che esiste una dimensione incorporea e spirituale che è alla base dei fenomeni   naturali che avvengono.<br><br>IDENTITà DEGLI INDISCERNIBILI<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-14 12:15:33 UTC</pubDate>
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         <title>hobbes - sintesi per  l&#39;esposizione orale</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/163538425</link>
         <description><![CDATA[<div><br><strong>FRANCIA</strong> =<strong> Razionalismo cartesiano</strong><br><strong>INGHILTERRA</strong> =<strong> Razionalismo di Hobbes</strong><br><br>VITA<br><br></div><div><strong>Thomas Hobbes</strong> è un filosofo britannico nato nel 1588 e morto nel 1679.<br>E’ uno dei maggiori rappresentanti del <strong>razionalismo inglese, </strong>corrente filosofica che si presenta in alternativa al razionalismo cartesiano. <br><strong>E’ l’iniziatore dell’empirismo</strong> (corrente filosofica che riduce tutta la conoscenza all’esperienza sensitiva). Fu amico e discepolo di Bacone del quale applica il metodo induttivo- sperimentale anche al campo morale e politico.<br>Mentre<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Cartesio_Renato.html"><strong>Cartesio</strong></a><strong> ela</strong>bora il concetto di ragione legandola ad una metafisica spiritualistica, Hobbes lo elabora su base empiristica e nominalistica.<br><br>Il culmine di questo razionalismo sarà l’EMPIRISMO INGLESE, che vedrà tra i suoi massimi esponenti:<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Locke_John.html"> Locke</a> –<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Berkeley_George.html"> Berkeley</a>– <a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Hume_David.html">Hume</a>.<br><br></div><div>PENSIERO<br><br></div><div>Hobbes sostiene che:<br><br></div><ul><li>l’esperienza è la fonte e origine di ogni conoscenza e criterio di verità.</li><li>ogni forma di spiegazione metafisica è al di fuori della portata conoscitiva della nostra mente.</li><li>la filosofia è l’indagine del mondo umano</li></ul><div>La sua opera principale è il <strong>Leviatano </strong>(Leviathan).<br>Hobbes vuole costruire una <strong>filosofia puramente razionale</strong> che escluda ogni rivelazione soprannaturale. <br>La ragione umana per Hobbes è la capacità di prevedere e di progettare a lunga scadenza la propria condotta e i mezzi per raggiungere i propri fini.<br>Anche gli animali, secondo Hobbes, possiedono un certo grado di ragione. L’uomo a differenza degli animali possiede il linguaggio ed è il linguaggio che permette quelle generalizzazioni che guidano la ragione umana. Per es.:con l’invenzione della parola triangolo si è arrivati ad una generalizzazione che ha permesso di abbracciare con un solo colpo d’occhio un numero indefinito di casi simili, senza dover far fronte a ogni triangolo particolare.<br>Il <strong>linguaggio</strong> rende possibile il ragionamento che è sempre un calcolo, una addizione o una sottrazione di concetti. Es.:</div><div>uomo = corpo + animato + razionale<br>animale = corpo + animato – razionale<br><br></div><div>L’autentica conoscenza scientifica può aversi solo per gli oggetti creati dall’uomo, cioè: <br>1)le scienze matematiche, <br>2)le scienze morali,<br>3) la politica e l’etica.<br><br></div><div>La sua filosofia è di netto stampo materialistico; <strong>ciò che è corporeo è l’unica realtà esistente</strong>.</div><div>Il <strong>materialismo</strong> di Hobbes sostiene che il corpo è l’unica realtà e il movimento è l’unico principio di spiegazione di tutti i fenomeni naturali (meccanicismo).<br><br></div><div>I corpi possono essere sia naturali che artificiali (le società umane).<br>Egli ha una <strong>concezione utilitaristica</strong> che costituisce il fondamento della sua politica. <br>Secondo Hobbes non esiste una norma che valga a distinguere assolutamente il bene dal male, perché bene e male non sono inerenti alla natura delle cose ma dipendono dagli individui.<br>Esistono nell’uomo 2 sensazioni fondamentali: il piacere e il dolore. In generale si chiama bene ciò che si desidera e male ciò che si odia. L’uomo è naturalmente portato ad appetire ciò che produce piacere e a fuggire ciò che produce dolore; su ciò si fonda il criterio di distinzione tra il bene e il male.<br><br></div><div>In natura <strong>l’uomo è egoista</strong>, dato che ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere. Ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere e non rispetta gli altri. Ciò determina una condizione di guerra continua. Lo stato di natura è uno stato di guerra incessante di tutti contro tutti, in cui ogni uomo è, non per malvagità, ma per intrinseca necessità, “lupo” per l’uomo (<strong>homo homini lupus</strong>). Hobbes nega l’esistenza di un amore naturale dell’uomo verso il suo simile, l’uomo non è, come sosteneva Aristotele, animale politico (socievole). L’associazione tra gli uomini nasce solo dal bisogno reciproco e non dall’amore verso gli altri. <br>Se l’uomo fosse privo di ragione, la condizione di guerra totale sarebbe insormontabile e porterebbe al peggiore dei mali, cioè la morte violenta. Ma la ragione umana porta l’uomo, per sfuggire a questo estremo male, a smettere la guerra generale ed a uscire dallo stato di natura consociandosi. <br>Nasce così lo <strong>Stato</strong>. <br>Lo Stato è fondato non sulla natura ma sulla convenzionalità ed è perciò un “corpo artificiale”. Ogni associazione tra gli uomini sussiste finchè ciascuno vi trova il proprio tornaconto.<br><br></div><div>Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è determinato dalla stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al diritto illimitato dello stato di natura e lo trasferiscono ad altri. Ogni individuo sottomette la sua volontà a un unico uomo o a una sola assemblea. Si ha così il sovrano o leviatano che ha potere assoluto, ogni altro è suddito. <br>Hobbes sostiene quindi l’<strong>assolutismo politico </strong>(in contrapposizione alle idee politiche liberali di Spinoza). L’assolutismo di Hobbes prevede:<br><br></div><ul><li>L’irreversibilità e unilateralità del patto fondamentale (il patto non è bilaterale tra sudditi e sovrano ma unilaterale dei sudditi tra di loro con esclusione del sovrano; una volta costituito lo stato i cittadini non possono dissolverlo);</li><li>Il potere sovrano è indivisibile (non può essere diviso tra poteri diversi che si limitino a vicenda);</li><li>Il giudizio sul bene e sul male appartiene allo stato e non ai cittadini;</li><li>L’obbedienza assoluta al sovrano, al quale non ci si può ribellare;</li><li>La negazione del tirannicidio;</li><li>Il conglobamento dell’autorità religiosa in quella statale (Chiesa e Stato coincidono).</li></ul><div>Tra le varie forme di governo ammesse da Hobbes (monarchia, aristocrazia e democrazia) egli privilegia la <strong>monarchia</strong>.<br><br></div><div><br>Hobbes afferma che l’uomo sia guidato dalla <strong><em>cupiditas naturalis</em></strong>, il naturale desiderio di fruire dei beni del mondo, e dalla <strong><em>ratio naturalis</em></strong>, la ragione naturale, che suggerisce a ciascuno il modo migliore per evitare la morte e sopravvivere.<br><br>Hobbes afferma che nello <strong>stato di natura</strong> gli uomini sono tutti <strong>uguali</strong> tanto nelle facoltà del corpo quanto in quelle della mente – una tesi nuova e rivoluzionaria nell’ambito politico. L’uomo dello stato di natura è guidato, dice Hobbes, dalla <em>cupiditas naturalis</em>. Ne consegue che due uomini possono desiderare la stessa cosa e diventare, perciò, nemici. Motivo per cui Hobbes, riprendendo l’espressione di <a href="http://www.studiarapido.it/anfitrione-di-tito-maccio-plauto/"><strong>Plauto</strong></a>, definisce lo stato di natura una condizione di <strong><em>homo homini lupus</em></strong>.<br>E, ancora, Hobbes definisce lo stato di natura <strong><em>bellum omnium contra omnes</em></strong> (guerra di tutti contro tutti): lo stato di natura è uno stato di guerra continua, alleanze varie per sottrarre i beni dell’altro individuo, una lotta alla sopravvivenza, uno stato di diffidenza e di aggressività reciproca; prevale un atteggiamento di insocievolezza piuttosto che una spinta al vivere sociale. <br>La <em>ratio naturalis</em> sopraggiunge e consente il superamento dello stato di natura: piuttosto che correre il rischio di perdere i beni e la vita, è preferibile rinunziare a quell’originario diritto su tutto ciò che lo stato di natura sembra concedere all’individuo.</div><div><br></div><div>Un calcolo razionale, questo, che sancisce un contratto che permette all’uomo di uscire dallo stato di isolamento e guerra continua. Il contratto, afferma Hobbes, è stipulato in base a tre regole, dettate dalla <em>ratio naturalis</em>: <strong>cercare e conseguire la pace</strong> fin quando possibile; <strong>rinunciare al diritto di tutti a tutto</strong> e accontentarsi, per sé, della libertà che si riconosce agli altri; <strong>mantenere i patti</strong> stipulati.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-29 19:34:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-29 19:34:45 UTC</pubDate>
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         <title>confronto</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-03-29 19:34:49 UTC</pubDate>
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         <title>hobbes - sintesi per  l&#39;esposizione orale</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/167313253</link>
         <description><![CDATA[<div><br><strong>FRANCIA</strong> =<strong> Razionalismo cartesiano</strong><br><strong>INGHILTERRA</strong> =<strong> Razionalismo di Hobbes</strong><br><br>VITA<br><br></div><div><strong>Thomas Hobbes</strong> è un filosofo britannico nato nel 1588 e morto nel 1679.<br>E’ uno dei maggiori rappresentanti del <strong>razionalismo inglese, </strong>corrente filosofica che si presenta in alternativa al razionalismo cartesiano. <br><strong>E’ l’iniziatore dell’empirismo</strong> (corrente filosofica che riduce tutta la conoscenza all’esperienza sensitiva). Fu amico e discepolo di Bacone del quale applica il metodo induttivo- sperimentale anche al campo morale e politico.<br>Mentre<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Cartesio_Renato.html"><strong>Cartesio</strong></a><strong> ela</strong>bora il concetto di ragione legandola ad una metafisica spiritualistica, Hobbes lo elabora su base empiristica e nominalistica.<br><br>Il culmine di questo razionalismo sarà l’EMPIRISMO INGLESE, che vedrà tra i suoi massimi esponenti:<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Locke_John.html"> Locke</a> –<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Berkeley_George.html"> Berkeley</a>– <a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Hume_David.html">Hume</a>.<br><br></div><div>PENSIERO<br><br></div><div>Hobbes sostiene che:<br><br></div><ul><li>l’esperienza è la fonte e origine di ogni conoscenza e criterio di verità.</li><li>ogni forma di spiegazione metafisica è al di fuori della portata conoscitiva della nostra mente.</li><li>la filosofia è l’indagine del mondo umano</li></ul><div>La sua opera principale è il <strong>Leviatano </strong>(Leviathan).<br>Hobbes vuole costruire una <strong>filosofia puramente razionale</strong> che escluda ogni rivelazione soprannaturale. <br>La ragione umana per Hobbes è la capacità di prevedere e di progettare a lunga scadenza la propria condotta e i mezzi per raggiungere i propri fini.<br>Anche gli animali, secondo Hobbes, possiedono un certo grado di ragione. L’uomo a differenza degli animali possiede il linguaggio ed è il linguaggio che permette quelle generalizzazioni che guidano la ragione umana. Per es.:con l’invenzione della parola triangolo si è arrivati ad una generalizzazione che ha permesso di abbracciare con un solo colpo d’occhio un numero indefinito di casi simili, senza dover far fronte a ogni triangolo particolare.<br>Il <strong>linguaggio</strong> rende possibile il ragionamento che è sempre un calcolo, una addizione o una sottrazione di concetti. Es.:</div><div>uomo = corpo + animato + razionale<br>animale = corpo + animato – razionale<br><br></div><div>L’autentica conoscenza scientifica può aversi solo per gli oggetti creati dall’uomo, cioè: <br>1)le scienze matematiche, <br>2)le scienze morali,<br>3) la politica e l’etica.<br><br></div><div>La sua filosofia è di netto stampo materialistico; <strong>ciò che è corporeo è l’unica realtà esistente</strong>.</div><div>Il <strong>materialismo</strong> di Hobbes sostiene che il corpo è l’unica realtà e il movimento è l’unico principio di spiegazione di tutti i fenomeni naturali (meccanicismo).<br><br></div><div>I corpi possono essere sia naturali che artificiali (le società umane).<br>Egli ha una <strong>concezione utilitaristica</strong> che costituisce il fondamento della sua politica. <br>Secondo Hobbes non esiste una norma che valga a distinguere assolutamente il bene dal male, perché bene e male non sono inerenti alla natura delle cose ma dipendono dagli individui.<br>Esistono nell’uomo 2 sensazioni fondamentali: il piacere e il dolore. In generale si chiama bene ciò che si desidera e male ciò che si odia. L’uomo è naturalmente portato ad appetire ciò che produce piacere e a fuggire ciò che produce dolore; su ciò si fonda il criterio di distinzione tra il bene e il male.<br><br></div><div>In natura <strong>l’uomo è egoista</strong>, dato che ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere. Ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere e non rispetta gli altri. Ciò determina una condizione di guerra continua. Lo stato di natura è uno stato di guerra incessante di tutti contro tutti, in cui ogni uomo è, non per malvagità, ma per intrinseca necessità, “lupo” per l’uomo (<strong>homo homini lupus</strong>). Hobbes nega l’esistenza di un amore naturale dell’uomo verso il suo simile, l’uomo non è, come sosteneva Aristotele, animale politico (socievole). L’associazione tra gli uomini nasce solo dal bisogno reciproco e non dall’amore verso gli altri. <br>Se l’uomo fosse privo di ragione, la condizione di guerra totale sarebbe insormontabile e porterebbe al peggiore dei mali, cioè la morte violenta. Ma la ragione umana porta l’uomo, per sfuggire a questo estremo male, a smettere la guerra generale ed a uscire dallo stato di natura consociandosi. <br>Nasce così lo <strong>Stato</strong>. <br>Lo Stato è fondato non sulla natura ma sulla convenzionalità ed è perciò un “corpo artificiale”. Ogni associazione tra gli uomini sussiste finchè ciascuno vi trova il proprio tornaconto.<br><br></div><div>Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è determinato dalla stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al diritto illimitato dello stato di natura e lo trasferiscono ad altri. Ogni individuo sottomette la sua volontà a un unico uomo o a una sola assemblea. Si ha così il sovrano o leviatano che ha potere assoluto, ogni altro è suddito. <br>Hobbes sostiene quindi l’<strong>assolutismo politico </strong>(in contrapposizione alle idee politiche liberali di Spinoza). L’assolutismo di Hobbes prevede:<br><br></div><ul><li>L’irreversibilità e unilateralità del patto fondamentale (il patto non è bilaterale tra sudditi e sovrano ma unilaterale dei sudditi tra di loro con esclusione del sovrano; una volta costituito lo stato i cittadini non possono dissolverlo);</li><li>Il potere sovrano è indivisibile (non può essere diviso tra poteri diversi che si limitino a vicenda);</li><li>Il giudizio sul bene e sul male appartiene allo stato e non ai cittadini;</li><li>L’obbedienza assoluta al sovrano, al quale non ci si può ribellare;</li><li>La negazione del tirannicidio;</li><li>Il conglobamento dell’autorità religiosa in quella statale (Chiesa e Stato coincidono).</li></ul><div>Tra le varie forme di governo ammesse da Hobbes (monarchia, aristocrazia e democrazia) egli privilegia la <strong>monarchia</strong>.<br><br></div><div><br>Hobbes afferma che l’uomo sia guidato dalla <strong><em>cupiditas naturalis</em></strong>, il naturale desiderio di fruire dei beni del mondo, e dalla <strong><em>ratio naturalis</em></strong>, la ragione naturale, che suggerisce a ciascuno il modo migliore per evitare la morte e sopravvivere.<br><br>Hobbes afferma che nello <strong>stato di natura</strong> gli uomini sono tutti <strong>uguali</strong> tanto nelle facoltà del corpo quanto in quelle della mente – una tesi nuova e rivoluzionaria nell’ambito politico. L’uomo dello stato di natura è guidato, dice Hobbes, dalla <em>cupiditas naturalis</em>. Ne consegue che due uomini possono desiderare la stessa cosa e diventare, perciò, nemici. Motivo per cui Hobbes, riprendendo l’espressione di <a href="http://www.studiarapido.it/anfitrione-di-tito-maccio-plauto/"><strong>Plauto</strong></a>, definisce lo stato di natura una condizione di <strong><em>homo homini lupus</em></strong>.<br>E, ancora, Hobbes definisce lo stato di natura <strong><em>bellum omnium contra omnes</em></strong> (guerra di tutti contro tutti): lo stato di natura è uno stato di guerra continua, alleanze varie per sottrarre i beni dell’altro individuo, una lotta alla sopravvivenza, uno stato di diffidenza e di aggressività reciproca; prevale un atteggiamento di insocievolezza piuttosto che una spinta al vivere sociale. <br>La <em>ratio naturalis</em> sopraggiunge e consente il superamento dello stato di natura: piuttosto che correre il rischio di perdere i beni e la vita, è preferibile rinunziare a quell’originario diritto su tutto ciò che lo stato di natura sembra concedere all’individuo.</div><div><br></div><div>Un calcolo razionale, questo, che sancisce un contratto che permette all’uomo di uscire dallo stato di isolamento e guerra continua. Il contratto, afferma Hobbes, è stipulato in base a tre regole, dettate dalla <em>ratio naturalis</em>: <strong>cercare e conseguire la pace</strong> fin quando possibile; <strong>rinunciare al diritto di tutti a tutto</strong> e accontentarsi, per sé, della libertà che si riconosce agli altri; <strong>mantenere i patti</strong> stipulati.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-20 16:16:35 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-04-20 16:17:24 UTC</pubDate>
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         <title>locke e padre del liberalismo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-04-20 18:35:48 UTC</pubDate>
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         <title>Locke e la conoscenza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-04-20 18:37:14 UTC</pubDate>
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         <title>DALL&#39;EMPIRISMO ALLO SCETTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-04-25 16:27:11 UTC</pubDate>
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         <title>Locke e la lettera sulla tolleranza (Lucia Terracciano) </title>
         <author>lucia_terracciano99</author>
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         <description><![CDATA[<div>La "lettera sulla tolleranza" fu scritta da John Locke nel 1685-1686, questa si presenta come <strong>un'occasione per focalizzare il concetto di tolleranza</strong> soprattutto in un periodo dove le condizioni storico-politiche dell'Inghilterra non potevano non far si che nascesse l'urgenza di analizzare questo problema. Locke si limita ad escludere dalle competenze del magistrato civile le questioni religiose e a sostenere la separazione tra governo civile e religioso. <br> E così in questo periodo, caratterizzato dal continuo scontro di poteri, Locke sente indispensabile considerare la <strong>tolleranza come criterio ordinatore</strong> e pacificatore di una comunità in preda al disordine. Locke con un'analisi comparativa del concetto di Stato e di Chiesa, contrappone questi due grandi centri di potere, affermando che soltanto la tolleranza possa risolvere questo scontro. <br> In primo luogo analizza lo <strong>STATO</strong>, che viene definito come una società di uomini costituita al fine di conservare e promuovere soltanto i beni civili,come la vita,la libertà. In secondo luogo analizza la <strong>CHIESA</strong> che viene definita come un'istituzione in cui ci si aggrega per amore di Dio. Quindi tra i due poteri nascerà un rapporto di <strong>EQUIDISTANZA</strong> in cui la chiesa non può esercitare alcuna costrizione all'interno dello stato, così come lo stato non può esercitare alcun potere in ambito ecclesiastico. <br>Insomma il "principio di tolleranza" diviene così l'elemento regolatore di una corretta gestione dei rapporti nell'esercizio dei rispettivi poteri.<br>Nonostante Locke sia un filosofo del 600-700,  si accorse già a quei tempi che bisognava attuare una separazione tra stato e chiesa, presente tutt'oggi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-28 15:13:18 UTC</pubDate>
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         <title>DALL&#39;EMPIRISMO ALLO SCETTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/170106337</link>
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         <pubDate>2017-05-05 06:46:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-05-05 18:48:03 UTC</pubDate>
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         <title>Florio Lucia</title>
         <author>LuciaFlorio1</author>
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         <pubDate>2017-05-07 17:32:16 UTC</pubDate>
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         <title>IL CONTRATTO SOCIALE TRA HOBBES, LOCKE E ROUSSEAU.</title>
         <author>tucci285</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><strong>PUNTI DI CONFRONTO</strong>:</div><ul><li>La sovranità;</li><li>I diritti;</li><li>Il contratto sociale;</li><li>Lo stato di natura.</li></ul><div><strong>La sovranità per Hobbes: </strong>Il leviatano, un mostro biblico dalla potenza irresistibile. La sovranità deve essere: assoluta, indivisibile e irresistibile.<br><strong>La sovranità per Locke</strong>: La sovranità non è assoluta ma revocabile. Il potere è tripartito in: legislativo, esecutivo e giudiziario. <br><strong>La sovranità per Rousseau</strong>: Il popolo è sovrano, il potere però si divide tra popolo e sovrano. Si introduce il concetto di volontà generale.<br><strong>I diritti per Hobbes</strong>: DIRITTO DI AUTOCONSERVAZIONE. Si cedono tutti i diritti al sovrano, tranne quello di tutelare la propria vita. L'uguaglianza è per natura. la disuguaglianza è per legge.<br><strong>I diritti per Locke</strong>: I TRE DIRITTI NATURALI: </div><ul><li>Diritto alla libertà;</li><li>Diritto alla vita;</li><li>Diritto alla proprietà privata.</li></ul><div>L'unico diritto che si perde entrando nello Stato è quello di farsi giustizia da soli. Il popolo ha il potere legislativo.<br><strong>I diritti per Rousseau</strong>: L'individuo cede tutti i suoi diritti alla collettività. Poiché tutti i membri cedono tutti i diritti, sarà come se nessuno li avesse ceduti - ognuno cede i propri diritti a se stesso in quanto ognuno è parte della collettività. L'individuo ha il potere di modificare qualsiasi legge. Critica il diritto naturale.<br><strong>Il contratto sociale per Hobbes: </strong>Nasce dalla paura degli uomini della morte. Attraverso il consenso degli individui, su cui si fonda il patto civile, il potere si trasferisce ad una persona artificiale.<br><strong>Il contratto sociale per Locke</strong>: Per tutelare i diritti naturali, gli uomini scelgono di trasferire il loro potere naturale alla comunità. Non vi è la totale alienazione dei diritti.<br><strong>Il contratto sociale per Rousseau</strong>: Non si stipula solo col sovrano ma con l'intera collettività. Il passaggio allo stato civile avviene per circostanze naturali. Il popolo detiene il potere legislativo, mentre al governo spetta solo quello esecutivo.<br><strong>Lo stato di natura per Hobbes: </strong>Vige la legge "Homo, homini lupus". L'aggressività è intrinseca alla natura dell'uomo, insieme all'amor di sé, che spinge al desiderio di gloria.<br><strong>Lo stato di natura per Locke</strong>: Tutti gli individui sono uguali, hanno gli stessi diritti e sono liberi di agire come meglio credono. Vige la legge di natura, ovvero la ragione, che spinge gli uomini a non compromettere i tre fondamentali diritti altrui.<br><strong>Lo stato di natura per Rousseau</strong>: Non vi è alcun diritto, l'uomo è buono, è un essere sociale. In lui convivono due diverse caratteristiche: l'amore di sé e la pietà verso gli altri uomini, fino a che  l'uomo sia autosufficiente e non prevalga la prima sulla seconda. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-14 07:10:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 16:59:38 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>RELIGIONE -teoria sociale- POLITICA  e ECONOMICA  NELL&#39;ILLUMINISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/172403120</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 17:46:39 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>de simone 18 maggio</title>
         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>Jean-Jacques Rousseau</strong> (1712-1778) è tradizionalmente considerato come importante esponente dell'Illuminismo, in quanto nelle sue opere è possibile riscontrare chiaramente una forte critica alla realtà contemporanea (dal punto di vista giuridico, governativo, sociale, morale, economico e via di seguito), elemento caratterizzante del movimento illuminista.<br><br>• L'illuminismo di Rousseau<br><br>Rousseau faceva inoltre parte del gruppo dei philosophes promotori dell' Enciclopedia (esponenti di spicco dell'illuminismo francese), alla cui redazione partecipò curando alcune voci di musica e di economia e soprattutto sollecitando fino a punti estremi gli strumenti critici introdotti dal gruppo stesso. Queste sue estremizzazioni critiche lo porteranno, nel 1757, alla rottura con Diderot e il gruppo dell'Enciclopedia, rottura nella quale è possibile vedere rispecchiata la posizione oramai lontana dall'illuminismo ufficiale assunta da Rousseau. Infatti, se la critica illuminista portava alla ricerca di una nuova cultura che proponesse un modello di Stato futuro, Rousseau, al contrario, volge il suo sguardo al passato, per ritrovare in condizioni precedenti alle attuali gli ideali e i valori da perseguire, arrivando a escludere in loro nome anche la cultura. Egli è alla ricerca di una nuova antropologia (e in questo possiamo ritrovare la parte costruttiva del suo pensiero) nella quale sia possibile riscoprire una legittimazione della vita associata.<br><br>Questa ricerca viene condotta attraverso l'arma principe degli illuministi: la critica avanzata nei confronti della società della cultura, ma, diversamente dai pensatori del suo tempo, Rousseau ritiene che il più grande bene dell'uomo non sia la ragione, ma che gli esseri umani si distinguono principalmente sulla base dei loro bisogni e delle loro passioni. Il grande difetto riscontrato da Rousseau nella società, ma anche nella visione comune della cultura, è che esse tendono a moltiplicare i bisogni e a corrompere le passioni, portando l'uomo lontano dalla sua natura originaria. Il processo porta a un passaggio da uno stato originario di uguaglianza a uno artificiale, nato con lo sviluppo dell'uomo, di ineguaglianza.<br><br>L'autore non propone un ritorno alle origini, che egli ben percepisce come impossibile, ma invita alla ricerca di forme legislative e educative capaci di ristabilire una forma di uguaglianza tra uomini, o, meglio, tra uomini in quanto cittadini.<br><br>• L'educazione “naturale”<br><br>Alla base della concezione pedagogica di Rousseau si ritrova la forte opposizione tra natura e cultura: allo stato di natura l'uomo vive in una condizione di uguaglianza e libertà, nella società e con la cultura si trova costretto tra imposizioni e disuguaglianza. Sulla base di queste premesse l'autore postula che l'educazione debba necessariamente essere naturale. Cosa egli intenda esattamente per “naturale” occorre chiarire. La natura per Rousseau consiste nell'insieme delle facoltà umane e intellettive proprie dello stato originario dell'uomo, facoltà, che come si è già ricordato, vengono sistematicamente corrotte nella società contemporanea da civiltà e cultura.<br><br>Il carattere naturale dell'educazione implica dunque che essa non può derivare dai dettami della società, ma deve necessariamente fondarsi nell'uomo visto come essere autonomo. Anche il metodo utilizzato dagli insegnanti dovrà essere coerente con l'evoluzione naturale del soggetto, senza forzarla in alcun modo, e dovrà quindi essere strutturato sulla base dell'evoluzione psicologica dei fanciulli.<br><br>•La prima e la seconda infanzia<br><br>Questo primo periodo formativo del bambino, in cui la ragione ancora non è pienamente sviluppata e non può quindi essere pienamente utilizzata, deve essere caratterizzata per Rousseau da un'educazione negativa. Questo termine non è utilizzato da Rousseau in senso peggiorativo rispetto a un'educazione tradizionale, ma come definizione di un metodo pedagogico che sia volto più che a progettare interventi formativi specifici e rispettare lo sviluppo del bambino evitando interventi contrari a esso. Si faccia attenzione a non concludere dunque che il formatore in questi primi anni debba limitarsi a non far nulla e a lasciare che il bambino completi da sé la propria educazione. Al contrario egli dovrà impegnarsi molto per impedire che sia influenzato negativamente e per predisporre al contrario occasioni propizie per uno sviluppo armonico.<br><br>Egli insiste molto sull'importanza nel percorso educativo dei bambini delle sensazioni provate dalla manipolazione degli oggetti e dal movimento. Ritiene invece che si debba escludere in questa fase ogni forma di educazione morale, in quanto senza il supporto della ragione il bambino non potrebbe capire ciò che sta dietro a divieti e imposizioni e li considererebbe solo come mere imposizioni, allontanandosi così dallo stato naturale di libertà.<br><br>La seconda fase dell'educazione del bambino, che per Rousseau va dai 3 ai 12 anni circa, resta sempre caratterizzato dall'impiego di una pedagogia negativa, ma si introduce il concetto della libertà anche come conquista.<br><br>Il bambino comincerà e rendersi conto dello squilibrio che esiste tra i suoi bisogni e le capacità che gli sono date di soddisfarli. Su questa dicotomia ci si potrà appoggiare per una prima educazione morale che non conterrà obblighi o doveri ma partirà appunto dall'osservazione e dal confronto con la necessità delle cose, metodologia che dovrebbe portare allo sviluppo dell'uomo sulla base dell'autonomia e dell'autenticità.<br><br>Il precettore dovrà essere vigile in modo da non anticipare mai lo sviluppo dei bambini che gli sono affidati, e basando sempre i suoi insegnamenti sui bisogni e sugli interessi dei suoi piccoli allievi. Egli, ricorda Rousseau, dovrà fare buon uso del suo pensiero critico, in modo che i bambini avvertano di essere loro a comandare, mentre il vero controllo resta però nelle mani degli insegnanti che guidano e controllano quindi la crescita educativa degli alunni, pur, come si è detto, nel rispetto del loro percorso naturale di crescita.<br><br>Questa impostazione porta, naturalmente, alla messa tra parentesi della didattica tradizionale, i cui programmi sono sentiti come troppo rigidi e lontani dalle esperienze concrete degli alunni, che quindi non ne trarranno mai un autentico beneficio.<br><br>• La preadolescenza e l'adolescenza<br><br>Con l'avvicinarsi del bambino all'adolescenza scompare la distinzione forte che aveva caratterizzato l'infanzia tra i bisogni e il potere di soddisfarli. Ora la ragione e le forze del fanciullo si sviluppano velocemente, e di conseguenza anche l'impostazione della pedagogia deve cambiare diventando da negativa a positiva.<br><br>Il motore che porta alla crescita in questa età (crescita che non è più solo fisica ma soprattutto spirituale) è la curiosità su cui deve poggiarsi la linea pedagogica positiva del bravo insegnante. Infatti, occorre ora introdurre le linee guida di un sapere formale, ma non trasmettendo al giovane una serie di idee preordinate, quanto piuttosto portandolo alla scoperta delle idee attraverso un percorso che muova, appunto, dalla sua innata curiosità e faccia continuo riferimento all'utilità di quanto emerge dalla ricerca.<br><br>Dal punto di vista dello sviluppo intellettivo il bambino sta ora passando dalle sensazioni dell'infanzia al mondo delle idee dell'adolescenza. Questo comporta – sul piano morale – un passaggio educativo da una condotta regolata sulla necessità a una condotta orientata all'utilità, verso cui, è bene ricordarlo, anche l'insegnamento formale deve condurre. Per Rousseau il passaggio da ciò che è veramente utile a ciò che è buono sarà poi breve e facile.<br><br>Dal punto di vista sociale il giovane deve essere tenuto lontano dai complicati concetti di relazioni sociali, che ancora rischierebbero di confonderlo. La sua socializzazione dovrà prendere dunque l'avvio dalla conoscenza e dalla pratica di mestieri che risultino di pubblica utilità, e di cui egli sia portato a comprendere le ragioni di utilità sociale.<br><br>Con l'adolescenza inizia la vera e propria educazione , che non è più guidata dalle sensazioni o dalla curiosità, ma dalle passioni, che introducono il giovane all'interno della società. Altri aspetti caratterizzanti di questa fase, tutti conseguenti però al subentrare delle passioni, sono lo sviluppo dell' immaginazione, il confronto con le problematiche morali, la comparsa delle idee astratte fino a giungere alla conquista razionale dell'idea di Dio.<br><br>Le passioni, si è detto, sorgono naturalmente nell'animo dei giovani, ma in questo caso Rousseau mette in guardia i formatori dal pericolo di contaminazione a cui esse sono costantemente soggette. Consiglia pertanto di non offrire ai giovani occasioni che portino all'eccitazione delle passioni, quanto di mirare piuttosto a contenerle, in modo che sia più facile per il giovane rispettare e seguire l'evoluzione naturale del suo sentire.<br><br>Questa evoluzione naturale ha origine dal sentimento di amore, che inizialmente si pone come amore di sé stesso (e che deve essere guidato perché non diventi amor proprio, base della vanità e dell'orgoglio), alla base della nostra stessa sopravvivenza e motore della curiosità dei giovani. Da questa prima essenziale forma di amore dei fanciulli ne deriva poi un secondo, più evoluto, che si esplica nell'amore per chi gli sta vicino.<br><br>Al sentimento di amore è vicino il sentimento della pietà, per sviluppare il quale (che porta come l'amore per se stessi all'amore per gli altri, anche se da un'altra strada) Rousseau raccomanda di porre l'adolescente a confronto con situazioni di sofferenza e dolore. Queste esperienze lo porteranno ad amare maggiormente chi gli sta vicino, e quindi a rispettare i suoi simili. Questo è il percorso morale che si avvia con l'ingresso del giovane nell'adolescenza e che lo porterà ad apprendere gradatamente i valori, il concetto di giustizia, di pace, di Dio.<br><br>Anche in questa fase l'educazione formale non scompare, ma ancora una volta non è affidata a verbalizzazioni astratte quanto all'esperienza diretta del giovane che, spinto dalla curiosità, sarà guidato a confrontarsi direttamente (nella pratica o tramite ragionamento) con le nuove conoscenze.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-18 09:58:42 UTC</pubDate>
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         <title>IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI </title>
         <author>katiaperrotta2</author>
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         <description><![CDATA[<div>Goya con quest'opera vuole rappresentare ciò che succede quando la ragione perde il controllo sulla vita reale. Per questo l'opera è in bianco e nero, come per rappresentare l'assenza di luce e quindi della ragione. I mostri stanno a rappresentare ciò che genera il sonno della ragione. Al centro c'è un uomo che sta dormendo con la testa tra le braccia su un mobile. Ma non si tratta di un semplice mobile, se lo si guarda attentamente si può notare che su di esso c'è un'incisione con su scritto: 'IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI'  che fa da titolo a tutta l'opera.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-19 12:52:33 UTC</pubDate>
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         <title>SAPERE AUDE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-05-25 18:36:45 UTC</pubDate>
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         <title>il CONTRATTUALISMO IN HOBBES E LOCKE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-04-19 09:10:21 UTC</pubDate>
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         <title>empirismo e innatismo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-05-09 10:02:16 UTC</pubDate>
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         <title>CACCIAPUOTI LUIGI</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Smith, Ricardo e l'economia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 09:22:54 UTC</pubDate>
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         <title>SAPERE AUDE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-05-11 08:03:04 UTC</pubDate>
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         <title>FRANCISCO GOYA</title>
         <author>davidefalco01</author>
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         <pubDate>2018-05-16 16:01:12 UTC</pubDate>
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         <title>&#39;&#39;Gli indiani d&#39;America&#39;&#39; -  capone </title>
         <author>emanueleliguori</author>
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         <pubDate>2018-05-23 14:12:09 UTC</pubDate>
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         <title>IL ROMANTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/300920065</link>
         <description><![CDATA[<h1>L'ESSENZIALE</h1><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><strong>IL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO: I CARATTERI GENERALI</strong></div><div><strong>I fratelli Schlegel e il circolo di Jena</strong></div><div>Il Romanticismo è un fenomeno culturale complesso che si sviluppa in Europa tra Settecento e Ottocento. Embrione di tale movimento è il circolo di Jena costituito da amici, pensatori, poeti e letterati facenti capo ai fratelli Schlegel. Strumenti fondamentali per la filosofia romantica, che si afferma come symphilosophieren, sono la comunicazione e il dialogo. La rivista Athenaeum diviene manifesto del movimento romantico.</div><div><strong>L’importanza della poesia e un nuovo modo di intendere la ragione</strong></div><div>Il primo Romanticismo si confronta con l’idealismo prendendo le mosse dal dibattito post-kantiano. Alla ragione viene riconosciuto il limite di non poter comprendere l’assoluto, ma la necessità di approssimarsi il più possibile a esso porta la filosofia a diventare poesia: esercizio libero dell’immaginazione che deve coinvolgere ogni forma di vita e di pensiero. La razionalità strumentale viene rifiutata a favore degli aspetti emotivi e sensibili, il discorso filosofico non si svolge più in modo sistematico ma assume una forma frammentaria. Per uscire dalla società moderna governata dal meccanicismo è necessario un ritorno alla religione e una formazione completa dell’individuo che lo renda capace di avvicinarsi all’assoluto.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>LE ORIGINI DEL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO</strong></div><div><strong>Lo Sturm und Drang e Goethe</strong></div><div>Questo movimento d’avanguardia letteraria si sviluppa a partire dal 1776 fino al 1782. Al centro dei suoi interessi vi è l’elogio della cultura e dell’arte tedesche, l’anelito alla libertà dalle regole e l’esaltazione dell’opera di Shakespeare.</div><div>Le tendenze dello Sturm und Drang sono sintetizzate ne I dolori del giovane Werther, testo del 1774 in cui Goethe introduce alcuni di quelli che saranno i temi fondamentali del Romanticismo come il culto della natura come specchio dell’individuo, il rapporto tra amore e morte, il ruolo dell’artista come genio privo di limiti e l’Io come opera principale dell’artista.</div><div><strong>Herder</strong></div><div>Influenzato da Hamann, Johann Gottfried Herder (1744-1803) si avvicina alla teologia non accademica e alla letteratura e poesia europee proponendo un ritorno a Socrate e san Paolo per criticare il sapere mondano e superficiale del razionalismo illuministico.</div><div>La poesia è considerata da Herder il mezzo privilegiato per avvicinarci alla comunicazione divina. Il linguaggio non ha però origine divina ma nasce dalle necessità dell’uomo e si sviluppa con la civiltà come frutto del bisogno di esprimere emozioni e sentimenti.</div><div>Herder si oppone alle visioni unilaterali e assolutizzanti della storia e sostiene un approccio aperto alla comprensione delle altre civiltà. Il pensiero moderno meccanicistico tratta l’uomo come una macchina ed escludendo Dio dal mondo e dalla storia indebolisce l’uomo.</div><div><strong>Schiller</strong></div><div>Illustre rappresentante del classicismo di Weimar, Friedrich Schiller (1759-1805) fu profondamente condizionato dall’idea kantiana di libertà incondizionata e dal ruolo chiave giocato dall’arte nell’esperienza umana nella Critica del giudizio.</div><div>La nobiltà della morale si esprime, per Schiller, senza costrizione, in modo naturale, e per l’uomo ideale la sensibilità è necessaria per la realizzazione della moralità.</div><div>La modernità non è pronta per la libertà poiché gli impulsi costitutivi del progresso, uno razionale e libero, ma inefficace, l’altro, sensibile e energico, ma incapace di darsi una direzione, si separano sempre più uno dall’altro, sia all’interno dell’uomo che nella società. È necessario formare un uomo nuovo attraverso l’educazione estetica al dialogo e alla libertà.</div><div><strong>Jacobi</strong></div><div>Richiamando l’attenzione su Spinoza, Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) mostra che il panteismo è una forma di ateismo e che il sistema spinoziano va contrastato poiché costituisce la forma più coerente di razionalismo. Secondo Jacobi il fondamento ultimo di ogni sapere è Dio, perciò la fede non va distinta dal sapere.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>I PROTAGONISTI DEL CIRCOLO DI JENA</strong></div><div><strong>Gli Schlegel e la letteratura</strong></div><div>I fratelli Schlegel si dedicano a letteratura e filologia. Attraverso il confronto tra la poesia dei greci e quella moderna.</div><div>Friedrich Schlegel (1772-1829) mira a perfezionare l’arte e il gusto dei tedeschi. Il primo quaderno della rivista Athenaeum curata dai due fratelli esce nel 1798 ed è emblema della symphilosopieren dei primi romantici.</div><div>Il pensiero viene esposto prevalentemente in frammenti che rispecchiano, secondo Schlegel, la tendenza dell’uomo alla frammentazione dovuta alla tensione tra finito e infinito che caratterizza il sentimento della limitatezza umana.</div><div><strong>L’atteggiamento ironico</strong></div><div>La comprensione dell’Io è possibile solo pensando insieme il sentimento di limitazione dell’uomo e la nostalgia dell’infinito. La filosofia sistematica separa Io finito e infinito e impedisce una visione d’insieme, per questo è necessario assumere un atteggiamento ironico poiché il fondamento del sapere sfugge a ogni tentativo di spiegazione razionale e nella ricerca della verità si deve essere coscienti del carattere storico di ogni forma di sapere.</div><div>L’atteggiamento ironico permette di accogliere e pensare insieme prospettive diverse. Il carattere di mediazione tra finito e infinito, proprio dell’ironia, è caratteristico dell’arte che tramite allegorie finite riesce a riferirsi all’infinito.</div><div><strong>Novalis</strong></div><div>Novalis (1772-1801) afferma l’inconoscibilità del fondamento assoluto e l’impossibilità per la filosofia di parlarne poiché il pensiero procede per analisi e sintesi mentre il fondamento, in quanto originario e uno, è anteriore a queste operazioni e fuori dal tempo.</div><div>Il sentimento da un lato ha un legame con l’identità originaria del fondamento e dall’altro indica i limiti della filosofia. Per potersi avvicinare all’assoluto la filosofia deve diventare poesia.</div><div>Il poeta è sempre espressione di un popolo e di una cultura e la poesia esprime anche il legame tra umano e divino e si avvicina così alla religione il cui senso del sacro è un elemento unificatore.</div><div>Nella concezione storica di Novalis il passaggio dal Medioevo alla modernità è visto come una perdita progressiva di unità e coesione dovuta alla perdita del senso del sacro. La riforma protestante ha costituito un principio disgregatore e l’Illuminismo con la nuova religione razionale ha chiuso con ogni senso del sacro.</div><div><strong>Schleiermacher</strong></div><div>Per Friedrich Daniel Schleiermacher (1768-1834) le singole religioni non sono altro che articolazioni storicamente determinate di un’unica religione che è da intendersi come “intuizione dell’universo” che si dà nel sentimento. La religione permette di vedere l’infinito in ciò che è limitato ed è necessaria.</div><div>Con Schleiermacher l’ermeneutica cessa di essere solo un metodo che si applica a diverse discipline e diventa teoria generale del comprendere. L’interpretazione è sempre possibile ma mai compiuta.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>FUORI DAL CIRCOLO: HÖLDERLIN E HUMBOLDT</strong></div><div><strong>Hölderlin</strong></div><div>Coetaneo di Hegel, Friedrich Hölderlin (1770-1843) si mostra sin dagli anni del collegio avverso agli studi kantiani in cui la morale era usata per difendere il dogmatismo della fede. Egli riafferma il valore della libertà e della bellezza e la necessità di una nuova mitologia che rispecchi l’ideale perduto della Grecia antica in contrasto con la decadenza del presente. Per il poeta non è la filosofia ma la bellezza ciò che può attuare la sintesi di finito e infinito. È necessario un ritorno alla natura che è l’uno-tutto in cui si ricompongono le scissioni.</div><div><strong>Humboldt</strong></div><div>Studioso di giurisprudenza, filologia, storia e filosofia, Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835) è ricordato per la riforma del sistema scolastico e la fondazione dell’università di Berlino. Nella sua teoria sul linguaggio afferma che le lingue sono prodotto della creatività infinita dello spirito che esprime il pensiero con i suoni. Il linguaggio è mediazione tra sensibilità e pensiero ed è vivo come un organismo.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-11-06 11:52:51 UTC</pubDate>
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         <title>LA RAPPRESENTAZIONE DEL POTERE</title>
         <author>Martinaing</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel medioevo le raffigurazioni dei sovrani sono contenute per buona parte all’interno di libri sacri nei quali il disegno intrattiene uno stretto rapporto col testo; il manoscritto richiede quindi di essere analizzato nel suo insieme per comprendere tutta l’architettura iconografica.</div><div>A partire dai Carolingi la rappresentazione imperiale è spesso inserita all’interno di Bibbie e in libri di preghiere e mostra una serie di elementi simbolici che, oltre a facilitare l’identificazione dei sovrani, presentano l’idea della regalità cristiana protetta da Dio.</div><div>Le più importanti raffigurazioni di sovrani e anche di pontefici del periodo sono </div><div>-l’incoronazione di Enrico II, ora conservato a Monaco (figura sotto);</div><div>-il ritratto di San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello minore Roberto D’Angiò, ora conservato nel Museo di Capodimonte di Napoli;</div><div>-il busto di Bonifacio VIII, realizzato da Arnolfo di Cambio e conservato nel palazzo apostolico in Vaticano;</div><div>-la rappresentazione di Federico Da Montefeltro e suo figlio, conservato nella Galleria Nazionale delle Marche;</div><div>-il ritratto di Carlo V a cavallo, realizzato da Tiziano e conservato nel Museo Del Prado a Madrid;</div><div>-il ritratto dell’incoronazione di Elisabetta I e il ritratto con l’arcobaleno, conservato ad Hatfield House </div><div><strong>MARTINA INGANNATO IV C<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-24 06:51:54 UTC</pubDate>
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         <title>Il Maschio Angioino📜</title>
         <author>GaiaDiSabato03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Castel Nuovo, anche detto -impropriamente- Maschio Angioino, sorge nel mezzo dell'ampia Piazza Municipio, al lato dei giardini del Palazzo Reale, e a pochi passi dal porto di Napoli, sul quale si erge con la sua mole imponente.<br> Questa posizione strategica fu scelta dal sovrano Carlo I d'Angiò (a cui si deve la prima denominazione della fortezza), che -occupata la città nel 1266- volle una residenza alternativa al preesistente Castel Capuano, e fece erigere una reggia fortificata in prossimità del mare. Il castello originario fu costruito tra il 1279 e il 1282, su progetto affidato dal sovrano angioino ad architetti francesi: in stile gotico, aveva pianta quadrilatera irregolare, quattro possenti torri di difesa, mura merlate e un fossato di protezione.<br> I successori di Carlo promossero interventi di ampliamento e abbellimento, cui contribuirono artisti del calibro di Giotto e dei suoi allievi, autori degli affreschi -in gran parte andati distrutti- della Cappella Palatina. Proprio la Cappella Palatina, dedicata a Santa Barbara, è uno dei pochi ambienti che ha conservato l'aspetto originario.<br> Nel 1442, la corona di Napoli passò dalla casa angioina alla dinastia aragonese. L'aspetto attuale del maniero, e la denominazione di Castel Nuovo, arrivarono in seguito ai radicali lavori di rifacimento commissionati da Alfonso d'Aragona dopo la sconfitta dei francesi: artisti catalani e fiorentini, sotto la guida dell'architetto aragonese Guglielmo Sagrera, ampliarono e fortificarono la struttura; furono abbassate le torri, se ne aggiunse una quinta, e furono inspessite tutte le mura perimetrali.<br> <br> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-30 17:32:49 UTC</pubDate>
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         <title>LA LETTERA SCARLATTA</title>
         <author>rossellauzzauto</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-10-30 22:19:52 UTC</pubDate>
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         <title>Reggia di Versailles(Chianese Gianluca)</title>
         <author>gianlucachianese333</author>
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         <description><![CDATA[<div>A una ventina di chilometri da Parigi sorgeva, sin dagli inizi del Seicento, un umile e sconosciuto villaggio, Versailles. Nel 1624 il re Luigi XIII decise di farvi costruire un castello per la caccia, dando vita alla celebre e sontuosa reggia di Versailles. Suo figlio, Luigi XIV, detto Re Sole, volle invece trasformarlo in un edificio grandioso che diventasse il simbolo della potenza e della raffinatezza della monarchia francese. I lavori, iniziati nel 1661, furono terminati nel 1690, anche se già nel 1682 vi fu trasferita la corte. A Versailles lavorarono migliaia di persone: muratori, giardinieri, marmisti, decoratori, tappezzieri, pittori. Si calcola che il numero massimo di persone impiegate sia stato in alcuni momenti superiore a 30.000. Per rendere l'idea delle dimensioni dell'edificio, è possibile ricordare che la facciata è lunga 580 metri e che l'intero edificio poteva ospitare sino a 20.000 persone.<br> <br> La reggia, che comprende anche parti della costruzione voluta da Luigi XIII, ha una pianta a U. Superati i cancelli, si scorgono grandiosi corridoi. Questa tripartizione aveva un valore simbolico: erano le entrate distinte per il re, per la famiglia reale e per i nobili. Celebre è la Galleria degli Specchi, la quale è lunga 75 metri e larga 10, riceve luce da diciasette grandi finestre che si affacciano sul parco. Di sera la Galleria era illuminata da 3.000 candele che si riflettevano negli specchi posti sulla parete opposta alle finestre. Nella Galleria degli Specchi presso la Reggia di Versailles si tenevano i grandi ricevimenti. II 25 agosto, giorno in cui si festeggia san Luigi, il sole tramonta sul Bacino di Apollo e va a illuminare la Galleria degli Specchi: il significato simbolico è evidente, visto che è tesa a ricordare Apollo, dio greco del sole.<br> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-05 18:51:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA MARSIGLIESE </title>
         <author>gaetanosilvestro02</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La Marsigliese, l’inno della Francia, venne composta nel 1792: il testo e la musica furono scritti dall’ufficiale dell’esercito francese Claude Joseph Rouget de Lisle. Inizialmente il nome non fu Marsigliese ma Chant de guerre pour l’armée du Rhin,  divenne nota come Marsigliese perché cantata dalle truppe di volontari provenienti da Marsiglia durante il viaggio verso Parigi, dov’erano diretti per assaltare il Palazzo delle Tuileries e porre fine alla monarchia. L’assenza della firma di Rouget dal primo spartito della Marsigliese ha sempre fatto dubitare dell’autenticità dell’opera: è certo che le melodie non sono originali e che vennero copiate dal Tema e variazioni in do maggiore del compositore italiano Giovanni Battista Viotti, vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. L’opera ha una certa somiglianza anche con il concerto per pianoforte ed orchestra n. 25 in do maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart. La Marsigliese fu subito adottata come inno dai rivoluzionari e fu proclamata inno nazionale il 14 luglio del 1795. L’inno fu poi bandito da Napoleone nel 1807: bisognerà aspettare fino al 1876 prima che diventi di nuovo inno nazionale della Francia.</div><div> Il testo è piuttosto cruento (invita a combattere e vincere per la patria) e fu ispirato da alcuni volantini rivoluzionari affissi per le strade di Strasburgo, il cui sindaco — il barone di Dietrich – commissionò l’opera a Rouget.</div><div>In effetti la Marsigliese ha diverse strofe piuttosto crude, per esempio “Vengono fin nelle nostre braccia a sgozzare i nostri figli, le nostre compagne!”. La parte più controversa, che negli ultimi anni ha causato diverse polemiche, è quella che fa riferimento al “sangue impuro”, che porta immediatamente a pensare a contenuti razzisti, anche se si tratta di un’interpretazione anti-storica: nel 1794 la la Francia era stato il primo paese dell’Europa continentale ad abolire la schiavitù. Il sangue impuro era probabilmente quello di austriaci e prussiani, che proprio mentre veniva scritta la Marsigliese avevano invaso la Francia per restituire il potere al re Luigi XVI, all’epoca sostanzialmente prigioniero del governo rivoluzionario.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-01-30 08:53:59 UTC</pubDate>
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         <title>ASSOLUTISMO E PARLAMENTARISMO.</title>
         <author>izzofede02</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'assolutismo monarchico si sviluppò in Francia anziché in Inghilterra perché era stato preparato per lunghi anni grazie alla politica accentratrice dei grandi ministri Richelieu e Mazzarino che agivano per conto della famiglia dei Borboni, i quali, come si ricorderà grazie alla politica di tolleranza di Enrico IV di Borbone erano riusciti a mettere fine alla guerra civile scatenata in Francia da motivi religiosi tra i cattolici e gli ugonotti.</div><div>La politica dei re francesi dopo l'editto di Nantes era stata però finalizzata ad eliminare qualsiasi forma di opposizione al potere regio e poco per volta erano state sottratte agli ugonotti le piatteforti che gli erano state concesse per salvaguardare la loro integrità e per difesa. Analogamente la nobiltà ribelle francese era stata messa a posto dopo la questione di successione al potere.</div><div>Il consolidamento del potere monarchico era dovuto al re Luigi XIV la cui eccezionale personalità aveva portato al trionfo dell'assolutismo. La nazione avida di gloria dimenticò la burocrazia, le tasse e le battaglie perdute. In Inghilterra invece le cose nacquero diversamente, gli Stuart avevano ereditato il trono di Elisabetta, la quale non aveva figli. Di origine scozzese e cattolica (anche se la cui maggior parte era presbiteriana) si ritrovarono a comandare un popolo di religione anglicana, presbiteriana e per quanto riguarda gli irlandesi, cattolica. Per questo motivo il commonwealth era difficile da realizzare, in assenza di accordo e tolleranza religiosa doveva per forza passare dall'assolutismo. Giacomo I Stuart aveva scritto una suo libro "l'immagine regale" dove teorizzava l'assolutismo ma il parlamento inglese era estremamente complesso e difficile da governare perché la legge comune inglese era basata sulla Magna Carta che diceva che nessun cittadino poteva essere portato in tribunale senza preventivo giudizi e che non potevano essere chiesti aumenti fiscali senza il consenso del parlamento. Questa ideologia contrastava con l'aspirazione del re di porre il suo potere senza alcun limite. Intanto un altro problema sorgeva con la questione irlandese, che reclamava la propria indipendenza rispetto all'inghilterra e i sovrani inglesi erano sempre costretti a chiedere finanziamenti al parlamento per venire a capo della ribellione irlandese. Fu così che ci furono diversi contrasti tra gli Stuart e il parlamento, contrasti non solo religiosi ma anche economici politici e sociali. Per questo contrasto tra re e parlamento si scatenarono episodi molto importanti, come la Congiura delle polveri, "il lungo e corto parlamento" e la guerra civile tra Carlo I Stuart (successore di Giacomo I) e il popolo inglese diviso in due fazioni. Le forze monarchiche che rappresentavano la nobiltà e l'altra borghesia e i Parlamentari chiamati teste rotonde, guidati dal capo più fanatico e intransigente dei puritani, Cromwell, creatore del nuovo esercito. Il contrasto tra re e parlamento si risolse con la sconfitta delle forze monarchiche e con il processo e la decapitazione di Carlo I. Cromwell instaurò una specie di dittatura, rimosse il parlamento, domò la rivolta irlandese e concesse le terre dell'irlanda del nord ai protestanti. Alla morte di Cromwell il contrasto tra re e parlamento si riapre fino a che l'ultimo Stuart Giacomo II venne cacciato definitivamente insieme alla sua famiglia, e il trono passò all'olandese Guglielmo D'orange e la moglie Maria Stuart . I due sancirono il Bill of rights che ribadiva anche l'importante principio dell'Habeas corpus act che puniva gli abusi del potere esecutivo della corona e dei tribunali. Di questo potere si erano serviti gli Stuart per eliminare i loro oppositori. Nel 1688 cominciò la gloriosa rivoluzione, senza spargimenti di sangue, l'assolutismo venne definitivamente sconfitto e il ruolo del parlamento come interlocutore del re fu riconosciuto per legge. Il ministro che teorizzò questa grande rivoluzione, che era l'unica nella storia dell'europa che dette inizio alle grandi rivoluzioni democratiche fu John Locke che scrisse "Essay on government" e altre opere come "lettera sulla tolleranza" In conclusione la francia riuscì ad ottenere l'assolutismo grazie alla coesione interna della nazione intorno al re, mentre in Inghilterra i contrasti religiosi determinarono prima una rivoluzione, la morte di un re ed infine l'affermarsi di una monarchia dove il parlamento ha una voce potente senza la quale non si può né agire né governare.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-01-30 09:42:12 UTC</pubDate>
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         <title>STORIA   da imparare per la verifica orale web</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>FILOSOFIA da imparare per la verifica orale web</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>SPINOZA E LOCKE </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>RISPONDERE  PER LA VERIFICA WEB storia</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-09 19:23:59 UTC</pubDate>
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         <title>STUDIARE PER LA VERIFICA WEB.  FILOSOFIA E STORIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>power point  PASCAL E NEWTON</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>FILOSOFIA da imparare per la verifica orale web</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>STUDIARE PER LA VERIFICA WEB</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-09 19:40:28 UTC</pubDate>
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         <title>studiare  per la verifica web</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>esercizi in emergenza virus filosofia 1</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>ESERCIZI IN EMERGENZA VIRUS STORIA N.2</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>SPINOZA E LEIBNIZ</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.</title>
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         <title>l&#39;EUROPA  NEL 1700 FINO ALLA RIVOLUZIONE FRANCESE</title>
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         <title>rivoluzione industriale</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-11 16:24:09 UTC</pubDate>
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         <title>EMPIRISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>POST DI FILOSOFIA per Piscopo<br><a href="https://youtu.be/9r-by-eopz8">https://youtu.be/9r-by-eopz8</a></div>]]></description>
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         <title>PASCAL  e la &quot;pascalina&quot;</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-12 18:10:07 UTC</pubDate>
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         <title>PASCAL  e la &quot;pascalina&quot;</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-12 18:10:15 UTC</pubDate>
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         <title>dualismo cartesiano </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>dualismo cartesiano </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-12 18:11:50 UTC</pubDate>
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         <title>                         &quot;SECONDO IL RAZIONALISMO LA METAFISICA, LA FISICA E LA MATEMATICA, HANNO VALIDITÀ SCIENTIFICA?&quot;.</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>•Secondo i razionalisti La matematica è scienza perché si avvale dello stesso metodo della filosofia: intuizione e deduzione; la fisica è scienza perché le idee innate hanno corrispondenza con la realtà della natura; la metafisica è scienza perché ricavata dalle stesse idee innate.</div><div>•Secondo gli empiristi La matematica è scienza; la fisica non è scienza perché esiste corrispondenza solo tra idee; la metafisica non è scienza perché è al di là di ogni esperienza sensibile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 18:12:58 UTC</pubDate>
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         <title>                    cartesio      &quot;SECONDO IL RAZIONALISMO LA METAFISICA, LA FISICA E LA MATEMATICA, HANNO VALIDITÀ SCIENTIFICA?&quot;.</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>•Secondo i razionalisti La matematica è scienza perché si avvale dello stesso metodo della filosofia: intuizione e deduzione; la fisica è scienza perché le idee innate hanno corrispondenza con la realtà della natura; la metafisica è scienza perché ricavata dalle stesse idee innate.</div><div>•Secondo gli empiristi La matematica è scienza; la fisica non è scienza perché esiste corrispondenza solo tra idee; la metafisica non è scienza perché è al di là di ogni esperienza sensibile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-12 18:13:03 UTC</pubDate>
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         <title>CARTESIO  PER L&#39;ESPOSIZIONE ORALE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>ILLUMINISMO E ILLUMINISTI</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>STUDIARE PER LA VERIFICA DI STORIA E FILOSOFIA  WEB</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-17 08:49:19 UTC</pubDate>
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         <title>STUDIARE PER LA VERIFICA WEB DI STORIA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>STUDIARE hOBBES PER LA VERIFICA WEB</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>rivoluzione america</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>rivoluzione francese per la verifica orale  in emergenza virus</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>focus sulle rivoluzioni </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-03-26 08:08:08 UTC</pubDate>
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         <title>confronto empirismo razionalismo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>IL LEVIATAN DI HOBBES</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>David Ricardo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>David Ricardo (1772-1823) è il teorico del libero scambio all'interno della nazione e tra le nazioni. Egli riteneva che il prezzo migliore per le merci è quello che si realizza in un libero mercato, attraverso il libero gioco della domanda e dell'offerta. <br><br>La teoria del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Salario">salario</a> di Ricardo è per certi aspetti simile a quella di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Smith">Adam Smith</a> e per altri, invece, se ne discosta<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/David_Ricardo#cite_note-10">[10]</a>. Essa può essere rappresentata con riferimento a quattro punti essenziali:<br>a)come in Smith, c'è in Ricardo l'idea di un saggio del salario minimo, che per Ricardo corrisponde a ciò che è necessario per la sussistenza del lavoratore e della sua famiglia;<br>b)come in Smith, se il saggio del salario si mantiene al suo livello minimo la popolazione lavoratrice tende a rimanere stazionaria, tende invece ad aumentare se il salario sale al di sopra della sussistenza;<br>c)diversamente da Smith, non c'è in Ricardo un esplicito riferimento alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Potere_contrattuale">forza contrattuale</a> dei lavoratori rispetto ai datori di salario quale circostanza che influisce sul livello dei salari;<br>d)diversamente da Smith, il livello naturale del salario è identificato con la sussistenza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-27 07:11:05 UTC</pubDate>
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         <title>Adam Smith</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Adam Smith (1723-1790) è con Ricardo l'esponente più importante dell'economia classica.<br>L'opera più importante di Smith è intitolata <em>Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni</em> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1776">1776</a>). <br>Le sue tesi principali sono:<br>a) la ricchezza delle nazioni deriva dalla loro produttività, mentre il lavoro immateriale vi concorre soltanto indirettamente.<br>b) la ricchezza di una nazione è tanto maggiore quanto minore è la massa di oziosi.<br>c) lo Stato deve lasciare gli individui liberi di lavorare. Grazie alla cosiddetta "mano invisibile"(una sorta di provvidenza) lo sforzo del singolo si manifesterà anche sull'intera società.<br><br>Smith è considerati il teorico fondamentale del liberismo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-27 07:11:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>REVOLUTION INDUSTRIAL</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>industrial revolution part 2 </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>per carboncino e cerbone</div>]]></description>
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         <title>LA REPUBBLICA PARTENOPEA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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      <item>
         <title>lA REPUBBLICA PARTENOPEA PARTE 2</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>LA REPUBBLICA PARTENOPEA PARTE 3</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-05 15:55:50 UTC</pubDate>
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         <title>il canto dei sanfedisti per riconquistare napoli e cacciare i repubblicani partenopei</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-05 16:00:13 UTC</pubDate>
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         <title>d&#39;anna </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><blockquote><strong>LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA</strong></blockquote><div><br>Il breve, ma intenso e significativo periodo della Repubblica Napoletana, è un episodio politico del tutto diverso dall’alternarsi di dinastie attraverso lotte di potere e di successione, costituendo invece lo sbocco e l’affermazione  di un vasto movimento culturale e politico  costituitosi nel corso del XVIII secolo in Europa e in America.<br>Nel  ‘700  un nuovo movimento intellettuale, chiamato Illuminismo,  coinvolge la cultura europea e sconvolge  gli assetti tradizionali della società. Viene esaltata la luce della ragione (i Lumi) quale strumento indispensabile per diffondere e assicurare il benessere alle popolazioni. Per raggiungere questo obiettivo si sostiene la necessità del progresso in tutti i campi, liberando l’uomo dall’oppressione delle confessioni religiose, che ostacolano gli studi e la scienza e che immobilizzano il popolo in un mare di ignoranza, e dai poteri accentrati nelle mani di una sola persona, il sovrano.<br>Gli intellettuali illuminati di tutti i paesi europei contribuiscono all’affermazione di queste nuove idee: si aprono circoli culturali e accademie, fioriscono opere culturali, libri, giornali, gazzette e periodici.<br> Nasce in Inghilterra  e si diffonde in Europa la Massoneria,  una società segreta cui aderiscono nobili, borghesi e intellettuali, con il principale scopo della fratellanza universale e della lotta all’oscurantismo religioso, per guidare l’uomo verso la conoscenza e la libertà.  <br>La Massoneria  si diffonde anche nel napoletano: Gran Maestro della Massoneria Napoletana è Francesco Maria Venanzio <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Aquino.htm">d’Aquino</a>, 9° principe di Caramanico  e  6° duca di Casoli <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Repubblica-Napoletana.htm#1)">(1)</a>.<br>Anche a Napoli, come in altre città italiane, l’Illuminismo produce significativi contributi.<br><br></div><div>Giambattista Vico (Napoli, 1668 † ivi, 1744), filosofo e storiografo di Corte,  ha la cattedra di retorica all’Università di Napoli e scrive molte opere, tra  le quali <em>“Della Scienza Nuova</em>. <em>Storia ideale delle leggi eterne sopra le quali corrono i fatti di tutte le nazioni, né loro porgimenti, progressi, stati, decadenze e fin</em>i”.<br>Pietro Giannone (Ischitella, 1676 † 1748), storico,  laureato in giurisprudenza a Napoli dove conosce il Vico, scrive <em>Storia Civile del Regno di Napol</em>i,  nei suoi scritti nega qualunque legittimità al vassallaggio preteso dal Papa.<br>Antonio Genovesi (Castiglione dei Genovesi, 1713 † Napoli, 1769)  insegna a Napoli tenendo la prima cattedra fondata in Italia di economia politica, per primo usa la lingua italiana al posto della latina durante le sue lezioni. Scrive molti testi tra cui <em> Lezioni di Commercio ossia d'Economia Civile</em>.<br>Emanuele De Deo (Minervino,  1772 † Napoli,  1794), educato nel collegio degli Scolopi a Napoli, aderì agli ideali della Rivoluzione, si iscrisse alla massoneria nel 1792 e collaborò con il fondatore della Società Giacobina napoletana, Carlo Lauberg.<br>Fu il primo martire della Rivoluzione Napoletana, arrestato e torturato, fu impiccato a soli 22 anni il 18 ottobre 1794.<br>© Napoli - targa in ricordo di Emanuele De DeoGaetano <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Filangieri.htm">Filangieri</a> (Cercola -NA-, 1752 † Vico Equense, 1788), dei principi di Arianiello, è storico, giurista e filosofo di vasta notorietà. Produce molti scritti  tra cui <em>Le norme generali</em> nel 1780,  <em>Il diritto e la procedura penale</em> nel 1783, <em>Sull'educazione</em> nel 1785.<br><br>- Il Principe Gaetano Filangieri <em>La Scienza della Legislazione</em> (1780) è l’opera di alto ed innovativo valore, che gli dà maggior fama internazionale, in materia di filosofia del diritto e teoria della giurisprudenza. Il testo viene tradotto in inglese, in francese, in tedesco, in spagnolo e diviene uno dei modelli ispiratori di  Beniamino Franklin  per la stesura  della  Costituzione Americana.  Questo libro viene messo all'indice dalla Chiesa  nel 1784, per le sue idee riformatrici ed i suoi attacchi ai privilegi del clero.<br>Nei suoi scritti si rifà  a Montesquieu (Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède e de Montesquieu)  e attacca  i privilegi    feudali dei baroni, convinto che la riforma della legislazione avrebbe portato alla "riforma" dell'umanità e alla instaurazione della felicità attraverso una  rivoluzione pacifica.Muore nello stesso anno in cui viene abolita la <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Case_regnanti_Angioini.htm#Carlo_I">Chinea</a>, un atto di riverenza da parte dei re di Napoli, preteso ogni anno dal Papato, e consistente in una mula bianca carica d’oro, per il valore di 7.000 ducati.<br>Alcuni anni dopo, la marchesa Eleonora Pimentel de Fonseca, rifacendosi agli insegnamenti di questi grandi pensatori, scriverà: “<em>Il Regno non è padronato, non è primogenitura, non è fedecommesso, non è dote…”</em>.<br><br>In questo contesto culturale e nel contesto politico della Rivoluzione Francese e poi dell’ascesa di Napoleone Buonaparte, nel dicembre 1798<a href="http://www.nobili-napoletani.it/Repubblica-Napoletana.htm#2)">(2)</a> le truppe napoleoniche, comandate dal generale Jean Etienne Championnet si avvicinavano a Napoli sbaragliando le truppe borboniche, guidate dal generale austriaco Karl von Mack<a href="http://www.nobili-napoletani.it/Repubblica-Napoletana.htm#3)">(3)</a>.<br>Con Mack combatte valorosamente il maresciallo Diego <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Pignatelli.htm">Pignatelli</a>, dei principi di Marsico, che successivamente, dopo l’abbandono del Re, servirà  la repubblica napoletana e morirà quindi in prigione.<br>Il re di Napoli <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Case_regnanti_Borbone.htm#I_Re">Ferdinando IV</a>, sollecitato dalla moglie Carolina d’Austria e dal suo ministro John Francis <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Acton.htm">Acton</a>, decide di fuggire a Palermo con la famiglia reale. Dopo aver nominato Vicario Generale del Regno Francesco <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Pignatelli-Strongoli.htm">Pignatelli di Strongoli</a>, conte di Acerra e marchese di Laino, si imbarca sul Vanguard dell’ammiraglio Lord Horatio Nelson e il 23 dicembre lascia Napoli<a href="http://www.nobili-napoletani.it/Repubblica-Napoletana.htm#4)">(4)</a>.Dopo la partenza del re,  a Napoli il Vicerè Pignatelli entra in contrasto con la <em>Città </em>ovvero con gli Eletti dei Sedili, tra i quali hanno voce  diversi repubblicani e che sostengono tutti  il loro diritto di governare in assenza del re .<br>La parte del popolo napoletano incolto, i Lazzari, filoborbonici, forti dell'appoggio di Antonio <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Capece-Minutolo.htm">Capece Minutolo</a> principe di Canosa, insorgono e chiedono al Vicerè Pignatelli le armi e le fortezze di Napoli per difendere la città dai francesi e dai nobili giacobini,  il Vicerè concede quanto chiedono, cioè quanto anche il Re gli aveva chiesto di fare, arma il popolo contro francesi e giacobini,  e quindi se ne fugge.<br>A differenza dei Borbone e degli austriaci prima, e dei francesi dopo, che fuggono alle prime difficoltà, i disprezzati Lazzari sono presenti e pronti a combattere, colpevoli solo di essere manovrati dall'unica fonte di informazione dell'epoca per gli analfabeti: il pulpito delle chiese.<br>- Castel Nuovo, una delle fortezze occupate dai Lazzari, anti-giacobini.L’omonimo nipote del Vicerè Francesco Pignatelli, 8° principe di Strongoli, scriverà nelle sue Memorie (1800) dello zio: “ <em>la profonda scelleratezza o l’imbecillita del general Pignatelli</em>” glielo fece fare.<br>I Lazzari, diffidando degli Eletti, acclamano comandanti due giovani ufficiali, che avevano combattuto valorosamente contro i francesi, Gerolamo Pignatelli, principe di Moliterno (1774 † 1840) e Lucio Caracciolo, duca di Roccaromana, comandante in seconda,  e occupano le fortezze della città.I repubblicani, tra cui <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Riario-Sforza.htm">Giuseppe Riario Sforza</a>, marchese di Corleto, avvicinano i due comandanti e li convincono a passare dalla loro parte e con loro ordine entrano travestiti a Castel Sant’Elmo e se ne impadroniscono.  <br>Quindi, il 20 gennaio, le truppe francesi, appoggiate dalla strategica artiglieria del forte, che domina la città, entrano in Napoli, guidati da repubblicani napoletani, tra cui   Francesco Pignatelli e suo fratello maggiore Ferdinando, 7° principe di Strongoli e Grande di Spagna, Mario e Vincenzo, fratelli minori.<br>Repubblicani napoletani occupano Castel Sant'ElmoIl 23 gennaio 1799 viene proclamata la <strong>Repubblica Napoletana</strong> e viene nominato il Governo Provvisorio, composto da 25 membri e presieduto  inizialmente da  Carlo Lauberg, cui succede alla fine di febbraio Ignazio Cjaia.<br>La Repubblica adotta come bandiera il tricolore azzurro, oro e rosso, ove l’oro e il rosso rappresentano i colori di Napoli.La Repubblica avrà pochi mesi di breve, ma intensa durata e di importante vita.<br>Si elabora un Progetto di Costituzione, che il tempo non permetterà sia promulgata, con il contributo soprattutto di Mario Pagano, giurista, avvocato e letterato: la Costituzione si ispira ai principi della Libertà, Eguaglianza e Fratellanza e ai Diritti dell’Uomo e ci vorrà un secolo e mezzo per vedere una Costituzione Repubblicana  fondata su questi principi, quella della Repubblica Italiana del 1948.<br>I repubblicani cercheranno insieme all’esercito francese di vincere le sacche di resistenza  rimaste in molte parti del regno e di promuovere la liberalità repubblicana,  ma senza avere il tempo di attuare i programmi.<br>I repubblicani sono soprattutto intellettuali illuminati, borghesi e nobili e non riescono, nei pochi mesi di governo, a convincere la maggior parte del popolo, che soffre la penuria subentrata alla fuga del re, che si è portato con sè  ogni avere e ogni tesoro, e alle necessità della guerra, del mantenimento delle truppe francesi e della formazione del nuovo esercito repubblicano.<br>Anche l’abolizione del feudalesimo, approvata ma non attuata in tempo, non porta benefici alla popolazione.<br>La Repubblica rimane un tentativo di cambiamento radicale, che gli eventi renderanno ideale e velleitario, ma che costituisce un esempio e un modello che influirà sul futuro del Risorgimento Italiano.<strong><br></strong>Alla repubblica partecipa una donna<a href="http://www.nobili-napoletani.it/Repubblica-Napoletana.htm#5)">(5)</a> intrepida, Eleonora <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Fonseca-Pimentel.htm">Pimentel de Fonseca</a>, che dirige il <em>Monitore Napoletano</em>, giornale di Napoli sul modello del <em>Moniteur </em>francese.<br>Eleonora Pimentel de Fonseca Chavez (1752-1799), proviene  da una famiglia di  marchesi portoghesi, trasferita a Roma e poi a Napoli, dove ottiene con Dispaccio 25.4.1778 del Re Ferdinando IV  che  “godano di tutte le prerogative della nobiltà” e con altro Dispaccio del 12-6-78 hanno riconosciuta la “nobiltà nazionale”. <br>Con il Monitore  Eleonora Pimentel  si attira un tale odio di Ferdinando e Maria Carolina di Borbone, che ne ordineranno l’impiccagione invece della decapitazione, prerogativa dei nobili, ignorando i  riconoscimenti di nobiltà emanati dallo stesso Re Ferdinando.<br>Molti nobili napoletani partecipano alla Repubblica insieme a borghesi, avvocati, giuristi, medici,  letterati, fra cui Mario Pagano, Pietro Colletta, Vincenzo Cuoco, Domenico Cirillo.<br>Nelle famiglie nobili ci sono contrasti acuti con membri delle stesse schierati con i Borbone e altri, generalmente i più giovani, con  la Repubblica, come nella famiglia Pignatelli con lo zio Vicerè e i quattro nipoti ferventi combattenti repubblicani.<br>Molti nobili sono disposti a rinunciare ai loro privilegi e a sostenere le idee liberali.<br>Il cardinale <a href="http://www.nobili-napoletani.it/Ruffo.htm#Fabrizio_Ruffo">Fabrizio Ruffo</a> di Bagnara (1744 † 1827) passa dalla Sicilia alla Calabria, come Luogotenente del Re con il mandato di restaurare il dominio borbonico. Il cardinale, partendo dalle sue terre calabresi, incita il popolo richiamandolo alla Santa Fede e alla Monarchia contro i giacobini francesi e repubblicani e forma un esercito controrivoluzionario, chiamato appunto Esercito della Santa Fede, ovvero, Sanfedista.<br>In effetti il cardinale riesce a fare proselitismo nelle popolazioni incolte, che poco hanno capito della Repubblica, dalla quale niente hanno finora avuto, che vivono come governo di signori traditori e di stranieri.<br>Quindi i sanfedisti man mano occupano le Puglie e la Basilicata e avanzano verso Napoli, ingrossandosi e conquistando con saccheggi e barbare violenze le città repubblicane.<br>La flotta inglese accompagna l'avanzata dei Sanfedisti bombardando le postazioni repubblicane poste sul litorale ed occupa le isole del Golfo.<br>L’esercito francese, a seguito dei rovesci militari di Napoleone in alta Italia, viene richiamato al nord e a Napoli viene lasciata una esigua guarnigione, con i repubblicani di per loro insufficienti a difendere la città e la Repubblica Napoletana.<br>L'ammiraglio Francesco Caracciolo con la sua improvvisata flotta affronta la "Regina dei Mari" tra Napoli e Procida; le sue piccole ma veloci barche con le bandiere della Repubblica Napoletana mettono in serie difficoltà la flotta inglese; nel primo scontro sta per ottenere una vittoria insperata ma il vento, alzatosi improvvisamente, permette alle navi inglesi di prendere il largo.<br>I sanfedisti entrano in Napoli il 13 giugno 1799 e dilagano saccheggiando e dandosi a irrefrenate e terribili violenze.<br>Solo le fortezze rimangono ai repubblicani scampati, che vi si rifugiano disposti a resistere fino all’ultimo.<br>Il Cardinale Ruffo chiede e tratta la Capitolazione alle condizioni che i repubblicani avranno salva la vita e potranno scegliere se imbarcarsi sulle navi francesi per l’esilio o rimanere nel Regno liberi e indenni. La Capitolazione è accettata e sottoscritta dal Cardinale, come Luogotenente del Re Ferdinando, i repubblicani si arrendono e escono dai forti. Ma il Re e la Regina, tornati dalla Sicilia, con l’approvazione dell’ammiraglio Nelson mantengono  i patti solo per i soldati francesi, che lasciano partire, mentre li rinnegano per i repubblicani, che fanno imprigionare tutti. Si istituisce un Tribunale Speciale per le condanne con giudizio sommario: a morte, alla prigione o all’esilio.<br>I maggiori esponenti della Repubblica Napoletana sono condannati a morte, più di cento: così Mario Pagano, Ignazio Cjaia, Vincenzio Russo, Domenico Cirillo,L’ammiraglio Francesco Caracciolo di Brienza, impiccato all’albero maestro della nave di Nelson, Eleonora Pimentel de Fonseca, impiccata con rinnegamento della nobiltà riconosciutale .Finisce così l’effimera Repubblica Napoletana, con l’amputazione della parte più colta e più moderna dell’aristocrazia e della borghesia intellettuale e con profonde ferite, che rimarranno aperte nella società napoletana.Molti dei nobili napoletani sfuggiti alla feroce repressione o condannati all’esilio torneranno con Giuseppe Bonaparte nel 1806 e rimarranno con Murat e poi chiederanno con forza la Costituzione e la difenderanno, una volta che il Re Ferdinando, sostenuto dalle armi austriache la rinnegherà.<br><br>E  gli ideali di giustizia, di libertà, eguaglianza e fraternità inalberati dalla Repubblica Napoletana rimarranno imperituri nella crescente maggioranza degli italiani.<br> Dice nel 2000 Antonio di Borbone, discendente dei Re di Napoli, in un incontro all’Istituto Italiano di Studi Filosofici, che ha sede a Napoli nel Palazzo Serra di Cassano:“<em>La storia del regno di Napoli e del suo popolo ha oggi, a pieno titolo, nelle sue pagine il grande sogno di un mondo migliore che fu di Eleonora Fonseca Pimentel, di Mario Pagano , di Domenico Cirillo e di tanti altri………Noi siamo qui per rendere il dovuto omaggio e il nostro profondo rispetto agli uomini del ‘99</em>”.<br> </div>]]></description>
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         <title>capasso magda e marika</title>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>PISCOPO </title>
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         <title>J. LocKe parte 1</title>
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         <title>locke parte 2</title>
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         <title>HOBBES SINTESI VIDEO</title>
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         <title>STUDIARE hOBBES PER LA VERIFICA WEB</title>
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         <title>sintesi leibniz</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>GOTTFRIED LEIBNIZ</div><h1>(1646 -1716)</h1><div><br>IL MIGLIOR MONDO POSSIBILE</div><div><br></div><div>E’ un razionalista.<br>Mentre la dottrina di <a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/spinoza_baruch.html">Spinoza</a> è una filosofia dell’ordine geometrico del mondo, la dottrina di Leibniz è una filosofia del <strong>mondo</strong> considerato come <strong>libera creazione di Dio</strong>.<br><br></div><div>Il suo pensiero si basa sulla convinzione che esiste un ordine del mondo, non geometricamente determinato e quindi necessario, ma spontaneamente organizzato e quindi libero. A differenza di Spinoza che sosteneva l’esistenza di un solo ordine univoco e necessario (Dio stesso), per Leibniz esiste un <strong>ordine non necessario ma contingente</strong>, frutto di una scelta. Infatti, per Leibniz, Dio ha scelto tra i vari ordini possibili dell’universo il migliore o più perfetto.<br><br></div><div>DUALISMO: PENSIERO E REALTA'</div><div><br></div><div>Egli, introducendo un netto dualismo tra mondo del pensiero e mondo della realtà, sostiene che tutta la nostra conoscenza si basa su:<br><br></div><ul><li><strong>Verità di ragione</strong>: sono necessarie e infallibili ma non riguardano il mondo della realtà ma il mondo della logica (es. il triangolo ha 3 lati). Costituiscono il fondamento delle verità necessarie della matematica, della geometria, della metafisica. Hanno queste caratteristiche:</li><li>Non dicono nulla di nuovo.</li><li>il loro contrario è impossibile <strong>⇒</strong> Si basano sui principi di identità (ogni cosa è ciò che è) e (non-)contraddizione (una proposizione è vera o falsa)</li></ul><div>Non derivano dall’esperienza e sono innate. Le idee innate non sono chiare e distinte ma confuse e oscure, sono piccole percezioni, possibilità che l’esperienza rende chiare e distinte. Le verità di ragione delineano dunque il mondo della pura possibilità che è assai più vasto di quello della realtà. Per es. tanti mondi sarebbero in generale possibili ma uno solo è il mondo reale.<br><br></div><ul><li><strong>Verità di fatto</strong>: sono contingenti e riguardano la realtà effettiva, contingente. Mentre le verità di ragione si reggono sul principio di non contraddizione, le verità di fatto sono rette dal principio del meglio. Hanno queste caratteristiche:</li><li>Dicono qualcosa di nuovo</li><li>Il loro contrario è possibile <strong>⇒</strong> non sono fondate sui principi di identità e (non)contraddizione</li><li>Si fondano sul <strong>principio di ragion sufficiente</strong>: nulla si verifica senza una ragion sufficiente che spiega perché è così e non altrimenti.</li></ul><div><br><br><br></div><div>IL PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE<br><br></div><div>Il principio di ragion sufficiente implica la causa finale<strong> ⇒</strong> su questo punto Leibniz si stacca da<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Cartesio_Renato.html"> Cartesio</a> e Spinoza per riallacciarsi alla metafisica scolastica. Il mondo creato da Dio non è l’unico possibile ma è “il migliore dei mondi possibili”. Se Dio ha creato questo mondo, perché è il migliore, egli ha agito in vista di un fine; e questo fine è la vera causa della sua scelta.<br><br></div><div>Il principio di ragion sufficiente conduce Leibniz alla metafisica ed a formulare il concetto centrale su cui basa la sua metafisica <strong>⇒</strong> la <strong>sostanza individuale o monade</strong>. <br>La monade è un <strong>atomo spirituale</strong>, una sostanza semplice, senza parti, e quindi priva di estensione o di figura e indivisibile; non può essere materiale perché un minimo di estensione implicherebbe composizione. E’ il centro dell’attività spirituale di cui è costituito il mondo. E’ eterna: soltanto Dio può crearla o annullarla. Ogni monade è diversa dall’altra.<br>Anche Dio è una monade ma rispetto alle monadi create rappresenta il mondo da tutti i punti di vista (mentre le monadi create lo rappresentano soltanto da un determinato punto di vista). Vi è una gerarchia tra le monadi:<br><br></div><ul><li>Monadi pure e semplici che hanno percezioni confuse;</li><li>Monadi fornite di memoria che sono gli spiriti degli animali;</li><li>Monadi fornite di ragione che costituiscono gli spiriti umani.</li></ul><div><br><br><br></div><div>INNATISMO<br><br></div><div>Leibniz dice che tutte le rappresentazioni, cioè le conoscenze, non vengono dall’esterno ma sono nella monade fin dall’inizio e noi ne prendiamo coscienza poco per volta. La rappresentazione è un’attività dell’anima e non una realtà esterna. E’ dunque un <strong>innatista</strong>.<br>Ma l’innatismo di Leibniz (definito <strong>innatismo virtuale</strong>) si distingue da quello cartesiano perché non presuppone nella mente l’esistenza di idee già belle formate, chiare e distinte, ma solo di virtualità e di disposizioni latenti che si realizzano solo in occasione dell’esperienza.<br>Ogni monade è un aspetto del mondo, cioè una rappresentazione più o meno chiara di tutto il mondo e di tutte le altre monadi, quindi ogni monade riflette in sé tutto l’universo, ma ognuna da una sua particolare prospettiva, angolatura. Le monadi sono come tante vedute di una medesima città e come tali si accordano insieme a costituire la veduta totale e complessiva dell’universo, che si trova pienamente espressa e riassunta nella monade suprema che è Dio.<br><br></div><div>Anche la materia è costituita di monadi. Dove noi percepiamo materia vi è un complesso di monadi dominate da una monade dominante. La monade dominante è quella che subordina a sé le altre. Leibniz distingue tra:<br><br></div><ul><li><strong>Materia prima</strong> la potenza passiva (forza di inerzia o di resistenza) che è nella monade;</li><li><strong>Materia seconda</strong> la materia intesa come aggregato di monadi. Il corpo degli uomini e degli animali è materia seconda. Questo aggregato di monadi è tenuto insieme e dominato da una monade superiore che è l’anima vera e propria (monade dominante). Corpo e anima seguono leggi diverse. I corpi agiscono secondo le leggi meccaniche mentre le anime agiscono secondo le leggi delle finalità.</li></ul><div>Il fatto che anima e corpo seguano ognuno la propria legge pone il problema dell’accordo reciproco delle monadi. Ogni monade non può avere interferenze né influssi reciproci con le altre: le monadi non hanno né porte, né finestre. La monade è capace solo di attività interna e non esterna.<br>Leibniz distingue 3 possibili soluzioni:<br><br></div><ul><li>soluzione cartesiana<strong> ⇒ Influenza reciproca</strong></li><li>soluzione occasionalista<strong> ⇒ un </strong><strong><em>Deus ex machina</em></strong><strong> interviene continuamente</strong> (orologiaio che interviene continuamente per ristabilire l’armonia)</li><li>soluzione leibniziana<strong> ⇒ Armonia prestabilita</strong>, ossia un accordo predisposto preventivamente da Dio: il corpo seguendo le leggi meccaniche e l’anima seguendo la propria spontaneità sono sempre in armonia e questa armonia è stata prestabilita da Dio all’atto della creazione. Dio è un perfetto orologiaio che ha stabilito una sincronia perfetta, che si mantiene tale. Ciò che noi interpretiamo come causalità non è altro che una successione prestabilita da Dio precedentemente.</li></ul><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-17 08:39:04 UTC</pubDate>
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         <title>DA DOVE PARTE LEIBNIZ?</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>La metafisica delle monadi<br><br>Lui vuole dimostrare che tra ka scienza e la metafisica , il meccanicismo e il finalismo, non c'e' contraddizione, bensì profonda unità e che il nostro è il MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI.<br><br>Ecco dunque la prima domanda che si pone:<br>1)QUAL   E' LA FORZA CHE è A FONDAMENTO  DELL'UNIVERSO?<br><br>A fondamento di tutte le cose  vi è una realtà sostanziale  dotata di energia  e di attività autonoma. A partire da tale presupposto il filosofo critica la prospettiva meccanicistica per riaffermare, al di là di questa, un punto di vista  finalistico e una visione ottimistica dell'universo. <br>Infatti Galileo,  Cartesio, Spinoza,  Hobbes avevano negato la causa finale , ossia l'idea  secondo cui le cose esistono per  uno scopo.<br>Leibniz ritiene  che proprio nella causa finale risiede il  fondamento di tutte le esistenze, cioè il principio e le leggi della natura che fanno si che questo mondo è così com'è, perché Dio si propone sempre il meglio e sempre il perfetto, per cui questo è il migliore dei mondi possibili.<br><br>CHE COS'è LA FORZA VIVA?<br>E' il principio dinamico a fondamento dell'estensione e del movimento, che in termini metafisici è una sostanza che ha in sè il principio della propria attività, è una sorta di energia cinetica che è alla base di tutto il creato, dell'estensione e del movimento.Quindi un principio di carattere metafisico che muove tutte le cose ed è alla base della materia. Che significa?<br>Che Leibniz non nega il meccanicismo ma lo concilia  con la mefafisica dicendo che  se è vero  che in natura tutto si muove meccanicamente è anche vero  che esiste una dimensione incorporea e spirituale che è alla base dei fenomeni   naturali che avvengono.<br><br>IDENTITà DEGLI INDISCERNIBILI<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-17 08:39:12 UTC</pubDate>
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         <title>spinoza e leibniz in 5 minuti</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-17 08:39:20 UTC</pubDate>
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         <title>PISCOPO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>IZZO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>DE STEFANO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>DE CHIARA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>D&#39;ANNA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>CAPASSO MAGDA</title>
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         <title>CAPASSO MARIKA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>CACCAVALE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>PISCOPO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>DE CHIARA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>D&#39;ANNA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>CACCAVALLE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>GIANSENISMO E PASCAL.</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Carboncino per il recupero</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-23 08:20:08 UTC</pubDate>
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         <title>MAPPA CONCETTUALE Deus sive natura</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>SPINOZA  attributi e modi della sostanza</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-24 09:24:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-24 09:27:31 UTC</pubDate>
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         <title>MAPPA CONCETTUALE </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-04-24 09:32:26 UTC</pubDate>
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         <title>Film “12 anni schiavo”</title>
         <author>rosaguerra2002</author>
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         <description><![CDATA[<div>12 anni schiavo è un film del 2013 diretto da Steve McQueen, tratto dall’omonima biografia di Solomon Northup. Il film segue la vera storia di Salom Northup , un brillante violinista e artigiano afroamericano che vive da uomo libero a Sartoga Springs, nello stato di New York. Un giorno, Salomon viene contattato da due agenti di spettacolo e si reca con loro a Washington per un provino. I due malviventi, tuttavia, hanno architettato un crudele piano: dopo averlo drogato e privato dei documenti che attestano la sua libertà, infatti, i finti agenti lo vendono come schiavo. Incapace di dimostrare la sua identità, Salomon viene strappato dall’affetto della moglie Anne e dei figli Alonzo e Margaret, e portato in Louisiana dove rimarrà per dodici anni come schiavo nelle piantagioni.</div><div>Qui, Salomon passerà un tempo interminabile sotto il controllo di William Ford  e poi dello spietato schiavista Edwinn Epps, incarnazione ed emblema della crudeltà dell’essere umano. Nonostante l’amicizia di Patsey, che  gli mostrerà che l’affetto può instaurarsi tra gli esseri umani anche nelle situazioni più buie, Salom rischierà più volte di soccombere alle torture, fisiche e morali, e dovrà trovare il modo di rimanere saldamente ancorato alla sua dignità. Nel corso del dodicesimo anno di schiavitù, l’incontro con l’abolizionista canadese Samuel Bass sarà fondamentale per il suo destino. È allora che la battaglia di Salomon si trasformerà in una battaglia universale, proprio nel corso dei controversi anni che precedono lo scoppio della guerra civile americana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-24 11:26:31 UTC</pubDate>
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         <title>POWER POINT DA IMPARARE </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>PELELLA<br><br>Spinoza e Locke</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-04 14:26:05 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-07 09:49:53 UTC</pubDate>
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         <title>WATERLOO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-08 07:31:23 UTC</pubDate>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-08 07:34:29 UTC</pubDate>
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         <title>Vico la scienza nuova</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>IL ROMANTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<h1>L'ESSENZIALE</h1><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><strong>IL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO: I CARATTERI GENERALI</strong></div><div><strong>I fratelli Schlegel e il circolo di Jena</strong></div><div>Il Romanticismo è un fenomeno culturale complesso che si sviluppa in Europa tra Settecento e Ottocento. Embrione di tale movimento è il circolo di Jena costituito da amici, pensatori, poeti e letterati facenti capo ai fratelli Schlegel. Strumenti fondamentali per la filosofia romantica, che si afferma come symphilosophieren, sono la comunicazione e il dialogo. La rivista Athenaeum diviene manifesto del movimento romantico.</div><div><strong>L’importanza della poesia e un nuovo modo di intendere la ragione</strong></div><div>Il primo Romanticismo si confronta con l’idealismo prendendo le mosse dal dibattito post-kantiano. Alla ragione viene riconosciuto il limite di non poter comprendere l’assoluto, ma la necessità di approssimarsi il più possibile a esso porta la filosofia a diventare poesia: esercizio libero dell’immaginazione che deve coinvolgere ogni forma di vita e di pensiero. La razionalità strumentale viene rifiutata a favore degli aspetti emotivi e sensibili, il discorso filosofico non si svolge più in modo sistematico ma assume una forma frammentaria. Per uscire dalla società moderna governata dal meccanicismo è necessario un ritorno alla religione e una formazione completa dell’individuo che lo renda capace di avvicinarsi all’assoluto.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>LE ORIGINI DEL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO</strong></div><div><strong>Lo Sturm und Drang e Goethe</strong></div><div>Questo movimento d’avanguardia letteraria si sviluppa a partire dal 1776 fino al 1782. Al centro dei suoi interessi vi è l’elogio della cultura e dell’arte tedesche, l’anelito alla libertà dalle regole e l’esaltazione dell’opera di Shakespeare.</div><div>Le tendenze dello Sturm und Drang sono sintetizzate ne I dolori del giovane Werther, testo del 1774 in cui Goethe introduce alcuni di quelli che saranno i temi fondamentali del Romanticismo come il culto della natura come specchio dell’individuo, il rapporto tra amore e morte, il ruolo dell’artista come genio privo di limiti e l’Io come opera principale dell’artista.</div><div><strong>Herder</strong></div><div>Influenzato da Hamann, Johann Gottfried Herder (1744-1803) si avvicina alla teologia non accademica e alla letteratura e poesia europee proponendo un ritorno a Socrate e san Paolo per criticare il sapere mondano e superficiale del razionalismo illuministico.</div><div>La poesia è considerata da Herder il mezzo privilegiato per avvicinarci alla comunicazione divina. Il linguaggio non ha però origine divina ma nasce dalle necessità dell’uomo e si sviluppa con la civiltà come frutto del bisogno di esprimere emozioni e sentimenti.</div><div>Herder si oppone alle visioni unilaterali e assolutizzanti della storia e sostiene un approccio aperto alla comprensione delle altre civiltà. Il pensiero moderno meccanicistico tratta l’uomo come una macchina ed escludendo Dio dal mondo e dalla storia indebolisce l’uomo.</div><div><strong>Schiller</strong></div><div>Illustre rappresentante del classicismo di Weimar, Friedrich Schiller (1759-1805) fu profondamente condizionato dall’idea kantiana di libertà incondizionata e dal ruolo chiave giocato dall’arte nell’esperienza umana nella Critica del giudizio.</div><div>La nobiltà della morale si esprime, per Schiller, senza costrizione, in modo naturale, e per l’uomo ideale la sensibilità è necessaria per la realizzazione della moralità.</div><div>La modernità non è pronta per la libertà poiché gli impulsi costitutivi del progresso, uno razionale e libero, ma inefficace, l’altro, sensibile e energico, ma incapace di darsi una direzione, si separano sempre più uno dall’altro, sia all’interno dell’uomo che nella società. È necessario formare un uomo nuovo attraverso l’educazione estetica al dialogo e alla libertà.</div><div><strong>Jacobi</strong></div><div>Richiamando l’attenzione su Spinoza, Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) mostra che il panteismo è una forma di ateismo e che il sistema spinoziano va contrastato poiché costituisce la forma più coerente di razionalismo. Secondo Jacobi il fondamento ultimo di ogni sapere è Dio, perciò la fede non va distinta dal sapere.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>I PROTAGONISTI DEL CIRCOLO DI JENA</strong></div><div><strong>Gli Schlegel e la letteratura</strong></div><div>I fratelli Schlegel si dedicano a letteratura e filologia. Attraverso il confronto tra la poesia dei greci e quella moderna.</div><div>Friedrich Schlegel (1772-1829) mira a perfezionare l’arte e il gusto dei tedeschi. Il primo quaderno della rivista Athenaeum curata dai due fratelli esce nel 1798 ed è emblema della symphilosopieren dei primi romantici.</div><div>Il pensiero viene esposto prevalentemente in frammenti che rispecchiano, secondo Schlegel, la tendenza dell’uomo alla frammentazione dovuta alla tensione tra finito e infinito che caratterizza il sentimento della limitatezza umana.</div><div><strong>L’atteggiamento ironico</strong></div><div>La comprensione dell’Io è possibile solo pensando insieme il sentimento di limitazione dell’uomo e la nostalgia dell’infinito. La filosofia sistematica separa Io finito e infinito e impedisce una visione d’insieme, per questo è necessario assumere un atteggiamento ironico poiché il fondamento del sapere sfugge a ogni tentativo di spiegazione razionale e nella ricerca della verità si deve essere coscienti del carattere storico di ogni forma di sapere.</div><div>L’atteggiamento ironico permette di accogliere e pensare insieme prospettive diverse. Il carattere di mediazione tra finito e infinito, proprio dell’ironia, è caratteristico dell’arte che tramite allegorie finite riesce a riferirsi all’infinito.</div><div><strong>Novalis</strong></div><div>Novalis (1772-1801) afferma l’inconoscibilità del fondamento assoluto e l’impossibilità per la filosofia di parlarne poiché il pensiero procede per analisi e sintesi mentre il fondamento, in quanto originario e uno, è anteriore a queste operazioni e fuori dal tempo.</div><div>Il sentimento da un lato ha un legame con l’identità originaria del fondamento e dall’altro indica i limiti della filosofia. Per potersi avvicinare all’assoluto la filosofia deve diventare poesia.</div><div>Il poeta è sempre espressione di un popolo e di una cultura e la poesia esprime anche il legame tra umano e divino e si avvicina così alla religione il cui senso del sacro è un elemento unificatore.</div><div>Nella concezione storica di Novalis il passaggio dal Medioevo alla modernità è visto come una perdita progressiva di unità e coesione dovuta alla perdita del senso del sacro. La riforma protestante ha costituito un principio disgregatore e l’Illuminismo con la nuova religione razionale ha chiuso con ogni senso del sacro.</div><div><strong>Schleiermacher</strong></div><div>Per Friedrich Daniel Schleiermacher (1768-1834) le singole religioni non sono altro che articolazioni storicamente determinate di un’unica religione che è da intendersi come “intuizione dell’universo” che si dà nel sentimento. La religione permette di vedere l’infinito in ciò che è limitato ed è necessaria.</div><div>Con Schleiermacher l’ermeneutica cessa di essere solo un metodo che si applica a diverse discipline e diventa teoria generale del comprendere. L’interpretazione è sempre possibile ma mai compiuta.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>FUORI DAL CIRCOLO: HÖLDERLIN E HUMBOLDT</strong></div><div><strong>Hölderlin</strong></div><div>Coetaneo di Hegel, Friedrich Hölderlin (1770-1843) si mostra sin dagli anni del collegio avverso agli studi kantiani in cui la morale era usata per difendere il dogmatismo della fede. Egli riafferma il valore della libertà e della bellezza e la necessità di una nuova mitologia che rispecchi l’ideale perduto della Grecia antica in contrasto con la decadenza del presente. Per il poeta non è la filosofia ma la bellezza ciò che può attuare la sintesi di finito e infinito. È necessario un ritorno alla natura che è l’uno-tutto in cui si ricompongono le scissioni.</div><div><strong>Humboldt</strong></div><div>Studioso di giurisprudenza, filologia, storia e filosofia, Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835) è ricordato per la riforma del sistema scolastico e la fondazione dell’università di Berlino. Nella sua teoria sul linguaggio afferma che le lingue sono prodotto della creatività infinita dello spirito che esprime il pensiero con i suoni. Il linguaggio è mediazione tra sensibilità e pensiero ed è vivo come un organismo.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-08 07:36:18 UTC</pubDate>
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         <title>IL ROMANTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/559181678</link>
         <description><![CDATA[<h1>L'ESSENZIALE</h1><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><strong>IL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO: I CARATTERI GENERALI</strong></div><div><strong>I fratelli Schlegel e il circolo di Jena</strong></div><div>Il Romanticismo è un fenomeno culturale complesso che si sviluppa in Europa tra Settecento e Ottocento. Embrione di tale movimento è il circolo di Jena costituito da amici, pensatori, poeti e letterati facenti capo ai fratelli Schlegel. Strumenti fondamentali per la filosofia romantica, che si afferma come symphilosophieren, sono la comunicazione e il dialogo. La rivista Athenaeum diviene manifesto del movimento romantico.</div><div><strong>L’importanza della poesia e un nuovo modo di intendere la ragione</strong></div><div>Il primo Romanticismo si confronta con l’idealismo prendendo le mosse dal dibattito post-kantiano. Alla ragione viene riconosciuto il limite di non poter comprendere l’assoluto, ma la necessità di approssimarsi il più possibile a esso porta la filosofia a diventare poesia: esercizio libero dell’immaginazione che deve coinvolgere ogni forma di vita e di pensiero. La razionalità strumentale viene rifiutata a favore degli aspetti emotivi e sensibili, il discorso filosofico non si svolge più in modo sistematico ma assume una forma frammentaria. Per uscire dalla società moderna governata dal meccanicismo è necessario un ritorno alla religione e una formazione completa dell’individuo che lo renda capace di avvicinarsi all’assoluto.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>LE ORIGINI DEL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO</strong></div><div><strong>Lo Sturm und Drang e Goethe</strong></div><div>Questo movimento d’avanguardia letteraria si sviluppa a partire dal 1776 fino al 1782. Al centro dei suoi interessi vi è l’elogio della cultura e dell’arte tedesche, l’anelito alla libertà dalle regole e l’esaltazione dell’opera di Shakespeare.</div><div>Le tendenze dello Sturm und Drang sono sintetizzate ne I dolori del giovane Werther, testo del 1774 in cui Goethe introduce alcuni di quelli che saranno i temi fondamentali del Romanticismo come il culto della natura come specchio dell’individuo, il rapporto tra amore e morte, il ruolo dell’artista come genio privo di limiti e l’Io come opera principale dell’artista.</div><div><strong>Herder</strong></div><div>Influenzato da Hamann, Johann Gottfried Herder (1744-1803) si avvicina alla teologia non accademica e alla letteratura e poesia europee proponendo un ritorno a Socrate e san Paolo per criticare il sapere mondano e superficiale del razionalismo illuministico.</div><div>La poesia è considerata da Herder il mezzo privilegiato per avvicinarci alla comunicazione divina. Il linguaggio non ha però origine divina ma nasce dalle necessità dell’uomo e si sviluppa con la civiltà come frutto del bisogno di esprimere emozioni e sentimenti.</div><div>Herder si oppone alle visioni unilaterali e assolutizzanti della storia e sostiene un approccio aperto alla comprensione delle altre civiltà. Il pensiero moderno meccanicistico tratta l’uomo come una macchina ed escludendo Dio dal mondo e dalla storia indebolisce l’uomo.</div><div><strong>Schiller</strong></div><div>Illustre rappresentante del classicismo di Weimar, Friedrich Schiller (1759-1805) fu profondamente condizionato dall’idea kantiana di libertà incondizionata e dal ruolo chiave giocato dall’arte nell’esperienza umana nella Critica del giudizio.</div><div>La nobiltà della morale si esprime, per Schiller, senza costrizione, in modo naturale, e per l’uomo ideale la sensibilità è necessaria per la realizzazione della moralità.</div><div>La modernità non è pronta per la libertà poiché gli impulsi costitutivi del progresso, uno razionale e libero, ma inefficace, l’altro, sensibile e energico, ma incapace di darsi una direzione, si separano sempre più uno dall’altro, sia all’interno dell’uomo che nella società. È necessario formare un uomo nuovo attraverso l’educazione estetica al dialogo e alla libertà.</div><div><strong>Jacobi</strong></div><div>Richiamando l’attenzione su Spinoza, Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) mostra che il panteismo è una forma di ateismo e che il sistema spinoziano va contrastato poiché costituisce la forma più coerente di razionalismo. Secondo Jacobi il fondamento ultimo di ogni sapere è Dio, perciò la fede non va distinta dal sapere.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>I PROTAGONISTI DEL CIRCOLO DI JENA</strong></div><div><strong>Gli Schlegel e la letteratura</strong></div><div>I fratelli Schlegel si dedicano a letteratura e filologia. Attraverso il confronto tra la poesia dei greci e quella moderna.</div><div>Friedrich Schlegel (1772-1829) mira a perfezionare l’arte e il gusto dei tedeschi. Il primo quaderno della rivista Athenaeum curata dai due fratelli esce nel 1798 ed è emblema della symphilosopieren dei primi romantici.</div><div>Il pensiero viene esposto prevalentemente in frammenti che rispecchiano, secondo Schlegel, la tendenza dell’uomo alla frammentazione dovuta alla tensione tra finito e infinito che caratterizza il sentimento della limitatezza umana.</div><div><strong>L’atteggiamento ironico</strong></div><div>La comprensione dell’Io è possibile solo pensando insieme il sentimento di limitazione dell’uomo e la nostalgia dell’infinito. La filosofia sistematica separa Io finito e infinito e impedisce una visione d’insieme, per questo è necessario assumere un atteggiamento ironico poiché il fondamento del sapere sfugge a ogni tentativo di spiegazione razionale e nella ricerca della verità si deve essere coscienti del carattere storico di ogni forma di sapere.</div><div>L’atteggiamento ironico permette di accogliere e pensare insieme prospettive diverse. Il carattere di mediazione tra finito e infinito, proprio dell’ironia, è caratteristico dell’arte che tramite allegorie finite riesce a riferirsi all’infinito.</div><div><strong>Novalis</strong></div><div>Novalis (1772-1801) afferma l’inconoscibilità del fondamento assoluto e l’impossibilità per la filosofia di parlarne poiché il pensiero procede per analisi e sintesi mentre il fondamento, in quanto originario e uno, è anteriore a queste operazioni e fuori dal tempo.</div><div>Il sentimento da un lato ha un legame con l’identità originaria del fondamento e dall’altro indica i limiti della filosofia. Per potersi avvicinare all’assoluto la filosofia deve diventare poesia.</div><div>Il poeta è sempre espressione di un popolo e di una cultura e la poesia esprime anche il legame tra umano e divino e si avvicina così alla religione il cui senso del sacro è un elemento unificatore.</div><div>Nella concezione storica di Novalis il passaggio dal Medioevo alla modernità è visto come una perdita progressiva di unità e coesione dovuta alla perdita del senso del sacro. La riforma protestante ha costituito un principio disgregatore e l’Illuminismo con la nuova religione razionale ha chiuso con ogni senso del sacro.</div><div><strong>Schleiermacher</strong></div><div>Per Friedrich Daniel Schleiermacher (1768-1834) le singole religioni non sono altro che articolazioni storicamente determinate di un’unica religione che è da intendersi come “intuizione dell’universo” che si dà nel sentimento. La religione permette di vedere l’infinito in ciò che è limitato ed è necessaria.</div><div>Con Schleiermacher l’ermeneutica cessa di essere solo un metodo che si applica a diverse discipline e diventa teoria generale del comprendere. L’interpretazione è sempre possibile ma mai compiuta.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>FUORI DAL CIRCOLO: HÖLDERLIN E HUMBOLDT</strong></div><div><strong>Hölderlin</strong></div><div>Coetaneo di Hegel, Friedrich Hölderlin (1770-1843) si mostra sin dagli anni del collegio avverso agli studi kantiani in cui la morale era usata per difendere il dogmatismo della fede. Egli riafferma il valore della libertà e della bellezza e la necessità di una nuova mitologia che rispecchi l’ideale perduto della Grecia antica in contrasto con la decadenza del presente. Per il poeta non è la filosofia ma la bellezza ciò che può attuare la sintesi di finito e infinito. È necessario un ritorno alla natura che è l’uno-tutto in cui si ricompongono le scissioni.</div><div><strong>Humboldt</strong></div><div>Studioso di giurisprudenza, filologia, storia e filosofia, Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835) è ricordato per la riforma del sistema scolastico e la fondazione dell’università di Berlino. Nella sua teoria sul linguaggio afferma che le lingue sono prodotto della creatività infinita dello spirito che esprime il pensiero con i suoni. Il linguaggio è mediazione tra sensibilità e pensiero ed è vivo come un organismo.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <title>introduzione a kant</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>studiare</div>]]></description>
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         <title>studiare</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>De Stefano </title>
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         <description><![CDATA[<div>Smith, Ricardo e l'economia.<br><br></div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>Ferdinando I di Borbone e il Regno di Napoli</title>
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         <description><![CDATA[<div>SILVESTRO GAETANO</div>]]></description>
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         <title>RISORGIMENTO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>II° RIVOLUZIONE INDUSTRIALE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>PISCOPO</div>]]></description>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-08 08:00:30 UTC</pubDate>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-08 08:00:57 UTC</pubDate>
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         <title>Il capitalismo-</title>
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         <description><![CDATA[<div>de stefano<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-08 08:02:57 UTC</pubDate>
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         <title>izzo federica</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>Jean-Jacques Rousseau</strong> (1712-1778) è tradizionalmente considerato come importante esponente dell'Illuminismo, in quanto nelle sue opere è possibile riscontrare chiaramente una forte critica alla realtà contemporanea (dal punto di vista giuridico, governativo, sociale, morale, economico e via di seguito), elemento caratterizzante del movimento illuminista.<br><br>• L'illuminismo di Rousseau<br><br>Rousseau faceva inoltre parte del gruppo dei philosophes promotori dell' Enciclopedia (esponenti di spicco dell'illuminismo francese), alla cui redazione partecipò curando alcune voci di musica e di economia e soprattutto sollecitando fino a punti estremi gli strumenti critici introdotti dal gruppo stesso. Queste sue estremizzazioni critiche lo porteranno, nel 1757, alla rottura con Diderot e il gruppo dell'Enciclopedia, rottura nella quale è possibile vedere rispecchiata la posizione oramai lontana dall'illuminismo ufficiale assunta da Rousseau. Infatti, se la critica illuminista portava alla ricerca di una nuova cultura che proponesse un modello di Stato futuro, Rousseau, al contrario, volge il suo sguardo al passato, per ritrovare in condizioni precedenti alle attuali gli ideali e i valori da perseguire, arrivando a escludere in loro nome anche la cultura. Egli è alla ricerca di una nuova antropologia (e in questo possiamo ritrovare la parte costruttiva del suo pensiero) nella quale sia possibile riscoprire una legittimazione della vita associata.<br><br>Questa ricerca viene condotta attraverso l'arma principe degli illuministi: la critica avanzata nei confronti della società della cultura, ma, diversamente dai pensatori del suo tempo, Rousseau ritiene che il più grande bene dell'uomo non sia la ragione, ma che gli esseri umani si distinguono principalmente sulla base dei loro bisogni e delle loro passioni. Il grande difetto riscontrato da Rousseau nella società, ma anche nella visione comune della cultura, è che esse tendono a moltiplicare i bisogni e a corrompere le passioni, portando l'uomo lontano dalla sua natura originaria. Il processo porta a un passaggio da uno stato originario di uguaglianza a uno artificiale, nato con lo sviluppo dell'uomo, di ineguaglianza.<br><br>L'autore non propone un ritorno alle origini, che egli ben percepisce come impossibile, ma invita alla ricerca di forme legislative e educative capaci di ristabilire una forma di uguaglianza tra uomini, o, meglio, tra uomini in quanto cittadini.<br><br>• L'educazione “naturale”<br><br>Alla base della concezione pedagogica di Rousseau si ritrova la forte opposizione tra natura e cultura: allo stato di natura l'uomo vive in una condizione di uguaglianza e libertà, nella società e con la cultura si trova costretto tra imposizioni e disuguaglianza. Sulla base di queste premesse l'autore postula che l'educazione debba necessariamente essere naturale. Cosa egli intenda esattamente per “naturale” occorre chiarire. La natura per Rousseau consiste nell'insieme delle facoltà umane e intellettive proprie dello stato originario dell'uomo, facoltà, che come si è già ricordato, vengono sistematicamente corrotte nella società contemporanea da civiltà e cultura.<br><br>Il carattere naturale dell'educazione implica dunque che essa non può derivare dai dettami della società, ma deve necessariamente fondarsi nell'uomo visto come essere autonomo. Anche il metodo utilizzato dagli insegnanti dovrà essere coerente con l'evoluzione naturale del soggetto, senza forzarla in alcun modo, e dovrà quindi essere strutturato sulla base dell'evoluzione psicologica dei fanciulli.<br><br>•La prima e la seconda infanzia<br><br>Questo primo periodo formativo del bambino, in cui la ragione ancora non è pienamente sviluppata e non può quindi essere pienamente utilizzata, deve essere caratterizzata per Rousseau da un'educazione negativa. Questo termine non è utilizzato da Rousseau in senso peggiorativo rispetto a un'educazione tradizionale, ma come definizione di un metodo pedagogico che sia volto più che a progettare interventi formativi specifici e rispettare lo sviluppo del bambino evitando interventi contrari a esso. Si faccia attenzione a non concludere dunque che il formatore in questi primi anni debba limitarsi a non far nulla e a lasciare che il bambino completi da sé la propria educazione. Al contrario egli dovrà impegnarsi molto per impedire che sia influenzato negativamente e per predisporre al contrario occasioni propizie per uno sviluppo armonico.<br><br>Egli insiste molto sull'importanza nel percorso educativo dei bambini delle sensazioni provate dalla manipolazione degli oggetti e dal movimento. Ritiene invece che si debba escludere in questa fase ogni forma di educazione morale, in quanto senza il supporto della ragione il bambino non potrebbe capire ciò che sta dietro a divieti e imposizioni e li considererebbe solo come mere imposizioni, allontanandosi così dallo stato naturale di libertà.<br><br>La seconda fase dell'educazione del bambino, che per Rousseau va dai 3 ai 12 anni circa, resta sempre caratterizzato dall'impiego di una pedagogia negativa, ma si introduce il concetto della libertà anche come conquista.<br><br>Il bambino comincerà e rendersi conto dello squilibrio che esiste tra i suoi bisogni e le capacità che gli sono date di soddisfarli. Su questa dicotomia ci si potrà appoggiare per una prima educazione morale che non conterrà obblighi o doveri ma partirà appunto dall'osservazione e dal confronto con la necessità delle cose, metodologia che dovrebbe portare allo sviluppo dell'uomo sulla base dell'autonomia e dell'autenticità.<br><br>Il precettore dovrà essere vigile in modo da non anticipare mai lo sviluppo dei bambini che gli sono affidati, e basando sempre i suoi insegnamenti sui bisogni e sugli interessi dei suoi piccoli allievi. Egli, ricorda Rousseau, dovrà fare buon uso del suo pensiero critico, in modo che i bambini avvertano di essere loro a comandare, mentre il vero controllo resta però nelle mani degli insegnanti che guidano e controllano quindi la crescita educativa degli alunni, pur, come si è detto, nel rispetto del loro percorso naturale di crescita.<br><br>Questa impostazione porta, naturalmente, alla messa tra parentesi della didattica tradizionale, i cui programmi sono sentiti come troppo rigidi e lontani dalle esperienze concrete degli alunni, che quindi non ne trarranno mai un autentico beneficio.<br><br>• La preadolescenza e l'adolescenza<br><br>Con l'avvicinarsi del bambino all'adolescenza scompare la distinzione forte che aveva caratterizzato l'infanzia tra i bisogni e il potere di soddisfarli. Ora la ragione e le forze del fanciullo si sviluppano velocemente, e di conseguenza anche l'impostazione della pedagogia deve cambiare diventando da negativa a positiva.<br><br>Il motore che porta alla crescita in questa età (crescita che non è più solo fisica ma soprattutto spirituale) è la curiosità su cui deve poggiarsi la linea pedagogica positiva del bravo insegnante. Infatti, occorre ora introdurre le linee guida di un sapere formale, ma non trasmettendo al giovane una serie di idee preordinate, quanto piuttosto portandolo alla scoperta delle idee attraverso un percorso che muova, appunto, dalla sua innata curiosità e faccia continuo riferimento all'utilità di quanto emerge dalla ricerca.<br><br>Dal punto di vista dello sviluppo intellettivo il bambino sta ora passando dalle sensazioni dell'infanzia al mondo delle idee dell'adolescenza. Questo comporta – sul piano morale – un passaggio educativo da una condotta regolata sulla necessità a una condotta orientata all'utilità, verso cui, è bene ricordarlo, anche l'insegnamento formale deve condurre. Per Rousseau il passaggio da ciò che è veramente utile a ciò che è buono sarà poi breve e facile.<br><br>Dal punto di vista sociale il giovane deve essere tenuto lontano dai complicati concetti di relazioni sociali, che ancora rischierebbero di confonderlo. La sua socializzazione dovrà prendere dunque l'avvio dalla conoscenza e dalla pratica di mestieri che risultino di pubblica utilità, e di cui egli sia portato a comprendere le ragioni di utilità sociale.<br><br>Con l'adolescenza inizia la vera e propria educazione , che non è più guidata dalle sensazioni o dalla curiosità, ma dalle passioni, che introducono il giovane all'interno della società. Altri aspetti caratterizzanti di questa fase, tutti conseguenti però al subentrare delle passioni, sono lo sviluppo dell' immaginazione, il confronto con le problematiche morali, la comparsa delle idee astratte fino a giungere alla conquista razionale dell'idea di Dio.<br><br>Le passioni, si è detto, sorgono naturalmente nell'animo dei giovani, ma in questo caso Rousseau mette in guardia i formatori dal pericolo di contaminazione a cui esse sono costantemente soggette. Consiglia pertanto di non offrire ai giovani occasioni che portino all'eccitazione delle passioni, quanto di mirare piuttosto a contenerle, in modo che sia più facile per il giovane rispettare e seguire l'evoluzione naturale del suo sentire.<br><br>Questa evoluzione naturale ha origine dal sentimento di amore, che inizialmente si pone come amore di sé stesso (e che deve essere guidato perché non diventi amor proprio, base della vanità e dell'orgoglio), alla base della nostra stessa sopravvivenza e motore della curiosità dei giovani. Da questa prima essenziale forma di amore dei fanciulli ne deriva poi un secondo, più evoluto, che si esplica nell'amore per chi gli sta vicino.<br><br>Al sentimento di amore è vicino il sentimento della pietà, per sviluppare il quale (che porta come l'amore per se stessi all'amore per gli altri, anche se da un'altra strada) Rousseau raccomanda di porre l'adolescente a confronto con situazioni di sofferenza e dolore. Queste esperienze lo porteranno ad amare maggiormente chi gli sta vicino, e quindi a rispettare i suoi simili. Questo è il percorso morale che si avvia con l'ingresso del giovane nell'adolescenza e che lo porterà ad apprendere gradatamente i valori, il concetto di giustizia, di pace, di Dio.<br><br>Anche in questa fase l'educazione formale non scompare, ma ancora una volta non è affidata a verbalizzazioni astratte quanto all'esperienza diretta del giovane che, spinto dalla curiosità, sarà guidato a confrontarsi direttamente (nella pratica o tramite ragionamento) con le nuove conoscenze.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-08 08:09:34 UTC</pubDate>
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         <title>caccavale</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-05-08 08:09:54 UTC</pubDate>
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         <title>appunti per gli alunni</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-10-01 08:10:38 UTC</pubDate>
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         <title>Il sonno della ragione genera mostri</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando la ragione dorme</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-01 08:14:15 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ultimo inquisitore</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il film è ambientato nel 1792 e racconta la storia dei cambiamenti politici e storici dell’Inquisizione spagnola attraverso gli occhi del grande pittore Francisco Goya. PadreLorenzo, l’ultimo Inquisitore, si lascia coinvolgere dalla musa adolescente di Goya, Ines, falsamente accusata di eresia e rinchiusa in prigione. Spinto dal padre della giovane donna, Lorenzo prova a ottenere clemenza per Ines riuscendo però soltanto ad essere, lui, espulso dall’ordine. Goya intanto si dibatte tra scrupoli di coscienza e la ricerca della figlia perduta di Ines, ormai segnata nel corpo e nello spirito dalla lunga e dura prigionia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-01 08:14:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2020-10-06 08:34:51 UTC</pubDate>
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         <title>Depretis,Crispi e Giolitti.</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-10-06 08:40:12 UTC</pubDate>
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         <title>SINISTRA STORICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Depretis, Crispi e </strong><a href="https://www.studenti.it/biografia-giovanni-giolitti.html"><strong>Giolitti </strong></a><strong>furono gli indiscussi protagonisti della seconda fase dell’Italia post-risorgimentale</strong>. Inizialmente guidata <em>dalla</em> <a href="https://doc.studenti.it/riassunto/storia/3/destra-storica.html">Destra Storica</a>, a partire dal 1876 l’Italia venne governata quasi esclusivamente da<strong> uomini provenienti dalla </strong><a href="https://doc.studenti.it/riassunto/storia/5/sinistra-storica.html"><strong>Sinistra Storica</strong></a>, che accompagnarono il popolo italiano in una fase molto delicata della sua storia.Il governo della Destra (pareggio bilancio di Stato) finì nel marzo 1876 per problemi di divisione interna, allora nel novembre 1876 ottenne la maggioranza la Sinistra, il cui governo fu affidato a Agostino Depretis. La Destra si ridusse ad essere “<strong>liberale</strong>”, a sostegno del governo. Depretis governò fino al 1887 (non di seguito). </div><div><strong>Trasformismo</strong>: una pratica che svuota di qualsiasi significato l’alternanza al potere tra forze politiche diverse (Depretis conia il termine).<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-06 08:41:47 UTC</pubDate>
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         <title>KANT E IL CRITICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/r1rzebybh123/wish/816302271</link>
         <description><![CDATA[<div><br>KANT<br><br></div><div><br><br><br></div><div><em><br>“SAPERE AUDE,,…Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza.”<br></em><br></div><div><em><br>“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di riverenza sempre nuove e crescenti, quanto più spesso il pensiero vi si ferma su: il cielo stellasopra di me e la legge morale dentro di me.”<br></em><br></div><div><br>Kant si propone di :<br><br></div><div><br>1)garantire la validità delle scienze<br><br></div><div><br>2)di escludere la possibilità di una metafisica razionale, ossia di una metafisica i cui problemi siano risolubili razionalmente.<br><br></div><div><br>3)di fondare la morale non sulla metafisica ma sulla stessa ragione umana, intesa auto regolatrice.<br><br></div><div><br>Kant si pone queste domande:<br><br></div><div><br>Che cosa posso sapere?<br><br></div><div><br>Che cosa devo fare?<br><br></div><div><br>Che cosa ho diritto di sapere?<br><br></div><div><br>E’ possibile la metafisica come scienza? <br><br></div><div><br>Si pone le stesse domande di Cartesio e dunque dei razionalisti e le stesse domande degli empiristi:<br><br></div><div><br>La matematica, la fisica e la metafisica hanno validità scientifica ?<br><br></div><div><br>Con Kant nasce il criticismo, CRITICARE SIGNIFICA valutare distinguere. 1)Cioè l’esame della ragione sulle capacità e sui limiti di essa nell’attività conoscitiva: Cioè cosa posso conoscere?  (critica alla ragion pura).<br><br></div><div><br>2)Si pone le domande sui limiti e sulle capacità dell’attività pratica (critica alla ragion pratica).<br><br></div><div><br> e <br><br></div><div><br>3)sui limiti e le capacità nell’attività fondata sul sentimento dell’armonia e di finalità (critica del giudizio).<br><br>CRITICA ALLA RAGION PURA.<br>Perché critica il razionalismo?</div><div>Si oppone al razionalismo perché è troppo dogmatico ed è sterile dal punto di vista conoscitivo, accettano idee innate  senza dimostrazione, <em>a priori</em>, al di fuori dell’esperienza. Il razionalismo da Cartesio a Leibniz, afferma che l’anima possiede al momento della nascita come contenuto a priori, ossia non derivante dall’esperienza, ma posto e garantito da Dio, determinati principii razionali i quali assumono il nome di idee innate, dunque indipendenti dall’esperienze. Da queste vengono dedotte le altre verità con un procedimento deduttivo-matematico che va da pensiero a pensiero, come avviene in matematica e geometria, da alcuni postulati si deducono i relativi teoremi. Il loro giudizio è analitico, l’intelletto fa un lavoro di analisi che mette in luce  il conoscere già implicito nell’uomo. Dunque  ha un valore universale. Ma è astratto. <em>Il corpo è esteso</em>.  Il predicato esteso non aggiunge nuove conoscenze perché nel soggetto <em>Il corpo</em> è già implicito l’estensione (Tutti i corpi sono estesi non c’è bisogno di specificarlo)<br><br></div><div>PERCHE' CRITICA L'EMPIRISMO?<br>Degli empiristi (da Bacone a Locke)  critica  lo scetticismo conseguenza di mancanza di universalità perché muovono dall’esperienza  che porta nuove conoscenze a posteriori, dopo la scoperta empirica, ma restano  soggettive non oggettive, cioè non universali dunque facilmente scettiche.  L’anima al momento della nascita è una tabula rasa su cui nulla è stato ancora scritto, e che tutte le conoscenze derivano dall’esperienza.Gli empiristi usano il giudizio sintetico a posteriori  dove il predicato aggiunge  qualcosa di nuovo al concetto ma resta soggettivo-particolare non universale valido per tutti.<br><br></div><div><br>“<em>Questo corpo è pesante”,</em> il concetto di pesantezza  (predicato) è un’ aggiunta a ciò che il concetto del soggetto<em>(Questo corpo</em>) esprime.  Dunque giudici sintetici perché formati  dall’unione di dati sensibili <em>a posteriori.<br></em><br></div><div><br>Ora se i giudizi dei razionalisti si dicono  analitici <em>a priori</em> in quanto il predicato non aggiunge  niente di nuovo, ma rende semplicemente esplicito ciò che già esprime il concetto che fa da soggetto  alla frase:” il corpo è esteso”. Il concetto di estensione (predicato) è già contenuto nel concetto di corpo (Soggetto).<br><br></div><div>CHE COS'è LA RIVOLUZIONE COPERNICANA E  il giudizio sintetico a priori?<br>Kant vuole giungere ad una conoscenza ossia ad una forma di giudizio che riunisca in se i vantaggi del razionalismo e dell’empirismo, ossia l’universalità e la concretezza, ed elimini gli svantaggi, l’astrattezza e la particolarità.  Dunque Kant pone a base del suo sistema  filosofico :IL GIUDIZIO SINTETICO A PRIORI,  che è costituito  da un contenuto <em>a posteriori</em> dato dalle impressioni sensibili, e di un elemento <em>a priori</em>, cioè non proveniente dal dato sensibile (la forma).   Tale giudizio è concreto e fecodno in quanto ha per suo “<em>contenuto</em>” i dati sensibili forniti dall’esperienza, ed aggiunge altresi ai dati sensibili già posseduti dati sempre nuovi, di quì l’aggettivo  <em>sintetico</em>. Ma questa aggiunta, questa sintesi di nuovi dati avviene secondo le leggi che la coscienza del soggetto possiede di per sé, sono a priori. Cioè sono “<em>modi di funzionare</em>“  della coscienza stessa  nella sua attività, volta a ordinare i dati sensibili di volta in volta. Danno forma, ordinano i dati provenienti dall’esperienza.<br><br></div><div>Questo <em>giudizio sintetico a priori</em> ha i caratteri dell’universalità e della necessità dati dalla forma <em>a priori</em>  che opera l’elaborazione del giudizio secondo il modo di funzionare dell’intelletto. E avrà anche un contenuto  certo (i dati sensibili)  che viene sintetizzato con un attività comune a tutti gli uomini. <br><br></div><div>L' A PRIORI DI KANT è UGUALE ALL' A PRIORI DI CARTESIO?<br>Cioè <em>l’ a priori</em> di Kant non è <em>l’a priori</em> di Cartesio (le idee innate) ma è una funzione dello spirito umano comune a tutti.<br><br></div><div>7+ 5 = 12   è un giudizio sintetico a priori perché il concetto di 12  contiene qualcosa di nuovo rispetto a quelli del 7 e del 5, ed è<em> a priori  </em>perché costruita dalla nostra facoltà razionale, intuizione pura. Quindi la matematica è una scienza per Kant, che così risponde alla prima domanda, come Cartesio e  come gli empiristi, ma in modo diverso:<br>E’ scienza  perché si avvale di giudizi sintetici a priori.</div><div><br></div><div>Questa  metodologia filosofica  Kant la chiamerà <em>Rivoluzione copernicana</em> perché il sole messo da Copernico al centro dell’universo è per Kant il soggetto conoscente che non gravita più intorno all’oggetto per raccogliere la conoscenza di un mondo già costituito secondo principi e leggi, ma con la sua attività <em>a priori</em> illumina l’oggetto ordinando i dati sensibili e diventando in  tal modo legislatore della natura. Cioè non più il pensiero dipende dalle cose e le accetta passivamente ma le cose dipendono dal pensiero che le ordina e le riveste  delle sue stesse leggi.<br><br></div><div><br>Il soggetto conoscente  si pone in rapporto attivo con l’oggetto, ordinando e classificando i fenomeni, grazie alle forme a priori cioè forme proprie dell’intelletto umano, come il <em>principio di causa e effetto</em>, che gli antichi ricavavano dalla realtà e nella realtà si trovavano, non è più secondo Kant nella natura, ma è una forma a priori  dello spirito umano mediante il quale  il soggetto conoscente  forma i dati sensibili,  da<em> ordine</em>, diventa il legislatore della natura.<br><br></div><div><br>Dunque ecco la critica alla ragion pura cioè giudicare se la ragione pura servendosi solo delle forme a priori  possa conoscere la metafisica, oltre ad avere licenza di giudizio già in matematica e in fisica.<br><br></div><div>Allora divide la ragion pura in:<br><br></div><div>1)   Estetica trascendentale (dedicata alla matematica)<br><br></div><div>2)   Analitica trascendentale (dedicata alla fisica)<br><br></div><div>3)   Dialettica trascendentale  (dedicata alla metafisica)<br><br></div><div><br></div><div><em>Estetica</em>=sentire immediatamente &gt;aisthesis sensazione  e dunque significa  intuizione sensibile.<br><br></div><div><em>Trascendentale</em> significa che tale intuizione è resa possibile dalle forme a priori cioè che trascende il dato sensibile, va oltre il dato sensibile, cioè il nostro modo di conoscere gli oggetti che è possibile <em>a priori</em>  cioè l’intuizione che deve connettere e quindi ordinare i dati sensibili di volta in volta appresi.<br><br></div><div>Questo è possibile con la sintesi di contenuto e forma cioè con il dato derivante dalle impressioni sensibili, e la forma  che propria del soggetto conoscente che colloca nello spazio e nel tempo i dati sensibili. Cioè i dati sensibili possono aggiungersi gli uni accanto agli  o gli uni dopo gli altri.<br><br></div><div>Perciò lo spazio e il tempo sono forme a priori. Sono lenti colorate.<br><br></div><div>Con delle lenti colorate vediamo delle cose colorate, ma il colore non è nelle cose, sono le lenti che le fanno attribuire alle cose. Noi possiamo dire che conosciamo questa sedia per lo spazio e il tempo che ce lo permettono. Ci permettono di collocare gli oggetti nel tempo e nello spazio, e dunque di conoscerle. Sono forme a priori dell’intuizione.<br><br></div><div><br>DUNQUE MEDIANTE L’ESTETICA TRASCENDENTALE è possibile la matematica come scienza. Tale tipo di conoscenza è intuitiva<br><br></div><div>CON L’ANALITICA TRASCENDENTALE  SONO studiate e analizzate le forme pure dell’intelletto (LE CATEGORIE)  per definire se la fisica è scienza.<br><br></div><div>Dunque si passa al secondo grado di conoscenza quello INTELLETTIVO.<br><br></div><div><br>Analizzare (analitica)  le forme a priori (trascendentale) e constatare se questa conoscenza che opera l’intelletto è valida.<br><br></div><div>QUANTE SONO LE CATEGORIE DI KANT?<br>Le categorie di Kant sono 12 e sono concetti puri non derivanti dalle esperienze, che unificano il  molteplice della intuizione sensibile cioè operano la sintesi dei dati sensibili, sono modi di funzionare dell’intelletto, non sono uguali  a quelle aristoteliche.<br><br></div><div>Le categorie  esprimono le leggi ossia i diversi modi con cui l’intelletto giunge a formulare questi giudizi. Ora affinchè le varie impressioni sensoriali e le intuizioni possono essere unificate in legami costanti occorre che la ragione (IO) sia consapevole di se stesso  come dell’unico centro, sempre identico, a cui questi sintesi operate dalle forme a priori possono fare riferimento.<br><br>CHE COS'è L'IO PENSO?</div><div>Cioè quando il soggetto prende coscienza della propria identità nella sua attività di sintetizzatore diventa la categoria suprema :L’IO PENSO. Autocoscienza trascendentale. <br><br></div><div>Questa è una condizione comune a tutti gli uomini, senza la quale non si attua la rivoluzione copernicana di Kant. L’io penso come attività pensante, cosciente, che attua le sintesi, i pensieri. Dunque per Kant l’Io penso universale è criterio di verità .<br><br></div><div>Ora come facciamo ad affermare che attraverso l’analitica trascendentale  è possibile la FISICA come scienza?<br><br></div><div>Se lo spazio e il tempo sono le forme a priori dell’intuizione e danno validità scientifica alla matematica, così le categorie sono le forme a priori dell’intelletto e danno validità scientifica alla fisica perché si avvale di giudizi sintetici a priori; <br><br></div><div>Es: <em>La pietra illuminata dal sole è calda:</em> 1 ) è sintetico perché il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al concetto che fa da soggetto (<em>la pietra scaldata dal sol</em>e) ed è 2) <em>a priori</em> perché i dati sensibili sono ordinati dall’intelletto mediante le categorie  e sono collegati tra loro mediante rapporti di universalità e necessità, cioè pur ancora legati al dato sensibile nelle stesso tempo appartengono già al concetto. (<em>le pietre scaldate dal sole sono calde</em>).<br><br></div><div>Dunque la nostra conoscenza della realtà è fenomenica, cioè quando noi conosciamo le cose non conosciamo  le cose in sé, ma ciò che appare a noi, cioè il nostro sapere è una conoscenza fenomenica. <br><br></div><div>Questo significa che non esiste la realtà in sé? <br>DIFFERENZA TRA FENOMENO E NUOMENO</div><div><br></div><div>Kant chiama noumeno  il pensabile ma non conoscibile, cioè ciò che l’uomo non potrà mai conoscere attraverso l’intuizione e l’intelletto. Ma la ragione non si placa. Nonostante tutto  essa esige pretende di conoscere la totalità assoluta dell’esperienza (fenomeno e noumeno), in definitiva Kant si chiede se la metafisica è una scienza. DIALETTICA TRASCENDENTALE.<br><br></div><div>Cioè se si può attraverso la ragione conoscere  Dio, l’anima il cosmo. Ovvero le <em>idee della ragione</em> (sono forme a priori) come le chiama Kant, cioè pseudo-conoscenze, pure idealità senza contenuto.<br><br></div><div>Per Kant non si può conoscere la metafisica perché manca il contenuto, il dato sensibile da sintetizzare.<br><br></div><div>Noi possiamo sintetizzare solo il fenomeno, ciò che appare all’uomo, ma non il noumeno, cioè il pensabile ma non conoscibile.<br><br></div><div><br>Dialettica cioè sofistica, chiamata da Kant quell’attività della ragione che, oltrepassando l’esperienza, pretende di conoscere la metafisica (anima, universo, Dio), nella sua illusione  cade in ragionamenti contradditori. Le idee della ragione non sono oggetto di esperienza e non offrono perciò un intuizione sensibile, che serva da contenuto alle idee. Di conseguenze le scienze sviluppatesi sulle tre idee sono false. (la psicologia razionale, la cosmologia razionale, la teologia razionale).<br><br></div><div><br>Le forme a priori hanno validità solo  nei limiti dell’esperienza, ne Dio ne l’anima sono oggetto di sensazione.<br><br></div><div>Ora per Kant  la metafisica è inconoscibile ma  non è inesistente. <br><br></div><div>Cioè Dio, l’universo e l’anima non sono dei fantasmi, perché l’esigenza dell’uomo di conoscere  oltre il sensibile  è ineliminabile.<br><br></div><div>Allora Kant tenta di cogliere il mondo metafisico  seguendo un’altra via, invece della ragione teoretica (conoscitiva) utilizza la via della morale (LA RAGION PRATICA)<br><br></div><div>E’ possibile raggiungere la metafisica attraverso la ragion pratica? Attraverso la singola azione morale?<br><br></div><div>Si, perché il <em>contenuto</em> è costituito dalla singola azione, che è particolare e indeterminata, (può variare  in contesti diversi). La <em>forma</em> è costituita  dalla legge a priori della ragione (<em>la legge del dovere</em>) essa è universale ed è valida per ogni uomo, in ogni momento e in qualsiasi condizione (determinata).<br><br></div><div>IMPERATIVO CATEGORICO</div><div>E’ un comando assoluto categorico (tu devi), non è un invito, o un consiglio, non proviene dall’esperienza dunque è una forma apriori della ragion pratica, quindi l’azione che proviene da tale forma non è condizionata  o subordinata da alcuna ipotesi, perciò è universale e necessaria.</div><div><br></div><div><br>Se fosse un imperativo ipotetico  <em>(studia se vuoi essere promosso</em>) sarebbe un comando condizionato, invece è <em>Studia a priori</em>, cioè indipendentemente dallo scopo finale, Dunque imperativo perché è un comando inesorabile, categorico perché non subordinato ad alcuna condizione. (astieniti dal fumare se vuoi essere sano).<br><br></div><div><br>Per essere valida la legge kantiana  non deve seguire le inclinazioni personali, cioè particolai, perché potrebbero fargli perdere la sua universalità. Cioè il dovere per il dovere non il dovere per il piacere  o il dovere per l’utile.<br><br></div><div><br>Infatti Kant distingue 1) l’azione immorale (uccido un uomo per il rancore che mi ha provocato) cioè è manifestamente contro la legge morale.<br><br></div><div><br>2) azione amorale (salvo un uomo  perché è mio amico) (utile, piacere, interesse soggettivo)<br><br></div><div><br>3)azione morale  (salvare un nostro nemico perché la legge lo comanda) cioè un azione compiuta non solo secondo la legge ma è  motivata dalla legge.<br><br></div><div><br>Questa è la volontà buona  cioè la volontà che vuole il bene e che agisce non solo in conformità della legge (legalità) ma per rispetto della legge (moralità) dovere per il dovere. Questo è il bene supremo. Cioè paradossalmente salvare la vita ad un nemico diventa un azione morale secondo Kant proprio perché è fatta a malincuore!!! <br><br></div><div><br>Dunque la  morale kantiana è<em> formale</em> non si preoccupa né del risultato né del contenuto dell’azione. Essa è fondata sulle <em>leggi a priori</em> della ragione, ed è <em>autonoma</em> perché per mantenere questa purezza formale e per conservare il suo carattere di universalità occorre che la volontà umana sia autonoma cioè ubbidire ad una legge che si dà essa stessa, non la deve prendere dall’esterno (<em>eternoma</em>) .<br><br></div><div><br>Cioè per Kant tutte le etiche filosofiche e le morali religiose sono eteronome,  dunque non valide, perché non universali. Lo stesso comando di  Dio (i comandamenti) sono  magari eseguiti per rispetto al Dio-Legislatore dunque l’azione morale non è pura, perché non è dettata dalla ragione ma da un Dio che non è riconosciuto da tutti.<br><br></div><div><br>Allora se deve avere questo carattere universale per essere valida allora Kant detta il primo principio dell’imperativo categorico:<br><br></div><div><br>1)Agisci  in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo  come principio di una legislazione universale. Cioè la tua azione non deve avere un fine particolare ma universale.<br><br></div><div><br>2) Agisci in modo da trattare l’umanità tanto nella tua persona che in quella degli altri, mai come mezzo e sempre come fine.<br><br></div><div><br>Cioè la dignità di una persona deriva dalla ragione che ti comanda di trattare le persone  non per scopi utilitaristi ma per il fatto che sono persone dotate di ragione come te. Quindi le impulsi sensibili devono sottomettersi  alla parte razionale ed essere dominate.<br><br></div><div><br>Già in questo caso si intravede qualcosa di spirituale comune a tutti per Kant, il regno dei fini,  una realtà soprasensibile e razionale che abbraccia fuori dal tempo tutti gli esseri ragionevoli (passati presenti e futuri)<br><br></div><div><br>Ecco dunque il 3)agisci in modo che la tua volontà  possa essere considerata come istituente una legislazione universale.<br><br></div><div><br>Cioè se l’uomo vuole essere se stesso deve deguire la ragione umana, il suo vero io, in tal  modo la sua libertà e la sua autonomia  nei confronti degli impulsi sensibili vengono subordinati  alla sua spiritualità.<br><br></div><div><br>Questo potrebbe dare inizio ad una comunione spirituale composta da uomini riconosciuti da una dignità di persone razionali.<br><br></div><div><br>Ma questa moralità postula dei principi  che rendono possibile queso tipo di moralità. CioèIl postulato non è dimostrabile ma che è richiesto e quindi vine ammesso (proprio da un filosofo che ha contestato i postulati indimostrabili), <br><br></div><div><br>Il primo postulato è la libertà della volontà, cioè il dovere può essere eseguito solo da chi è libero. Se l’uomo deve, può obbedire o non obbedire alla legge, è libero.<br><br></div><div><br>Il secondo postulato è credere all’immortalità dell’anima, perché se l’azione morale ha successo io avrò una sintesi di felicità e virtù cioè il Sommo bene. Cioè la gioia che l’uomo prova  per il risultato positivo della sua azione morale si aggiunge alla virtù  che l’uomo possiede, dovuto al fatto che noi siamo fatti anche di sensibilità oltre che di ragione. Ma la felicità talvolta è inadeguata alla virtù, per cui l’uomo per la sua razionalità ha un aspirazione ancora più grande,  egli aspira alla santità cioè alla conformità perfetta con la legge morale che non può raggiungere a causa delle sue inclinazioni  naturali e impulsi sensibili, che non si possono eliminare. Il riconoscimento di questa impossibilità  e la consapevolezza di questa aspirazione postulano l’esistenza dell’anima, cioè che l’anima continui a sopravvivere dopo la morte per uniformarsi completamente alla legge morale. E raggiungere la santità.<br><br></div><div><br>Non sempre l’uomo che agisce moralmente riceve una felicità adeguata cioè che merita perché c’è la natura dei suoi sensi che si oppone, ciè esige  e postula l’esistenza di un Dio, cioè di una mente Suprema che garantisca alla virtù un grado di proporzionato di felicità.<br><br></div><div><br>Dunque dal punto di vista conoscitivo  all’uomo è negato di conoscere il mondo metafisico, ma dal punto di vista pratico-morale l’uomo diventa partecipe di realtà necessarie (Dio mondo anima) che non restano solo idee.<br><br></div><div><br>Cioè LA Ragion Pratica ammette  con certezza  per esigenze pratiche , l’esistenza di Dio dell’anima della volontà libera.  Ciò che la ragion Pura  ammette di non poter comunque conoscere: cioè io non mi chiedo se posso conoscere gli oggetti della metafisica ma se debbo credere  alla loro realtà.<br><br></div><div><br> <br><br></div><div><br>Nelle le due critiche precedenti  Kant  ci rivela  due mondi opposti:<br><br></div><div><br>uno fenomenico dominato dal meccanicismo e dalla causalità, l’altro quello morale e noumenico proteso verso la libertà e il finalismo.<br><br></div><div><br>Nella CRITICA DEL GIUDIZIO Kant si propone di superare questo dualismo e di mostrare che non si tratta  di due mondi opposti, bensi dello stesso mondo considerato da due punti di vista diversi.<br><br></div><div><br>Il giudizio estetico (della bellezza) esprime il particolare sentimento di piacere per il bello che l’uomo prova quando contempla un oggetto senza scopo conoscitivo, cioè senza volerlo conoscerlo  concettualmente; e senza scopo pratico,  cioè senza scopo utilitaristico. Ora mentre lo contempla  egli acquista coscienza  della corrispondenza dell’oggetto con la propria armonia interiore, per cui si compiace, come se se quell’oggetto fosse stato fatto per lui, per esplicare liberamente le proprie attività spirituali.<br><br></div><div><br>La bellezza sta nell’oggetto?<br><br></div><div><br>A tale scopo Kant distingue un giudizio  determinante da un giudizio riflettente.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-09 10:27:15 UTC</pubDate>
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