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      <title>Acquacotta Maremmana by Monica Gardella</title>
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      <description>Prodotto tipico Toscano</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-25 13:52:49 UTC</pubDate>
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         <title>Storia</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Qualche giorno fa ero a Capalbio, insieme a dei nostri amici del Belgio e gironzolando fra le viuzze del borgo, tra vento e qualche spruzzo di pioggia, mi è stato chiesto come mai nel mio librino non avessi parlato di questo paese, tra l'altro piuttosto famoso, da un punto di vista turistico, ormai da parecchi anni.
<br>In effetti questa esclusione sembra essere ingiusta, ma Capalbio è certamente rinomata, più che per specialità dolci, per una zuppa rustica e semplice: L'Acquacotta.
<br>Di questa zuppa primordiale, il cui nome dice già tutto, esistono numerose versioni che si trovano sparse in tutta la Maremma, dall'Amiata al mare e che sono presenti anche nella Maremma laziale, la cosidetta alta Tuscia. Perché dunque Capalbio è così legata a questa preparazione? Forse perché la tradizione popolare vuole che essa sia nata qui, fra le vallate che circondano il paese, regno dei cacciatori e dei Butteri. Ecco cosa succedeva tanto tempo fa, quando la Maremma era terra amara...
<br>La nascita dell'Acquacotta
<br>Capalbio sorge su un altura da cui, verso ovest, si domina tutta la costa, dall'Argentario a nord, fino a Civitavecchia a sud, mentre dal lato opposto, si affaccia su valli e dolci colline, ricoperte di fitti boschi o lasciate a pascolo per il bestiame.
<br>Qui i Butteri iniziavano presto il loro lavoro, sempre in sella ai robusti cavalli maremmani, a spingere, controllare, spostare le bestie brade, dall'alba al tramonto, senza tregua. Tutto il giorno fuori di casa, con il pranzo nella bisaccia, da mangiare a mezzogiorno.
<br>Nell'immaginario collettivo i Butteri sono ed erano, uomini forti, avvezzi alla vita dura, mandriani capaci di resistere alle intemperie del tempo e di far fronte a qualsiasi imprevisto. Ma come si sa, non tutti siamo uguali a questo mondo ed anche fra i Butteri può esserci chi non collima con la figura stereotipata dell'uomo rude, pronto e scattante.
<br>Ultimo era proprio l'eccezione che conferma la regola, già il nome anticipava quel che lui era: un uomo piccolo, impacciato sul cavallo, incapace di usare il lazo, lemme ed in ritardo in ogni situazione, sempre con l'aria addormentata.....Ultimo di nome e di fatto e per questo oggetto di frecciate e sberleffi da parte dei suoi compagni.
<br>Del resto, se sul lavoro era poco considerato, anche in ambito familiare non riscuoteva troppe attenzioni...Bastava guardare cosa la moglie gli preparava per il pranzo: un pezzo di pane duro ed un fiasco d'acqua. Sempre e solo quello.
<br>Vero è che a quei tempi la Maremma riservava la miseria un po' per tutti, ma i suoi compagni qualcosa in più potevano averlo. Perché lui no? Inutile dire le beffe al momento del pasto, quando Ultimo tirava fuori il pane e l'acqua....
"Ultimo, quante salsicce oggi?", e giù risate a crepapelle.
<br>Ultimo accendeva il fuoco, faceva riscaldare l'acqua e quando era bollente ci inzuppava il pane. Mangiava in silenzio, fra le risate e la commiserazione dei suoi compagni.
<br>Un giorno però, chissà come mai, la moglie infilò nella bisaccia anche una cipolla ed Ultimo quando la vide resto perplesso: che farne? Al solito scaldò l'acqua, vi affettò la cipolla, vi unì un po' di erbe raccolte là attorno e lasciò cuocere fino a che si sparse un buon profumino. Alla fine vi unì il pane affettato e si dispose a mangiare: ma ecco sopraggiungere i compagni, attirati dal buon profumino...
"Ultimo, ma che mangi??"
E lui addormentato come al solito se ne uscì con: "Acquacotta!". Subito tutti vollero assaggiare ed inutile dirlo, Ultimo si trovò con il pentolino bello e vuoto.
<br>L'Acquacotta di oggi è ben diversa, ma al di là delle successive aggiunte, rimane sempre un piatto schietto, semplice e saporito.<br>
<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-25 14:04:21 UTC</pubDate>
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