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      <title>Lo sguardo sull’altro oggi by alessandra schmid</title>
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      <description></description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2025-10-06 21:19:57 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-10-20 21:49:41 UTC</lastBuildDate>
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         <title>TANZANIA 2025</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho scelto di inserire questa foto del mio viaggio a Zanzibar (Tanzania) perché secondo me rappresenta al meglio il concetto di rapportarsi e confrontarsi con culture nuove, trovando magari, come in questo caso col calcio, punti d'incontro e conoscendo questi ragazzi e la loro passione che ci accomuna.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 13:22:55 UTC</pubDate>
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         <title>SRI LANKA 2025</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho scelto questa foto perché secondo me può essere vista come un inconsapevole sguardo "coloniale", poiché vengono "sfruttati" i colori e i paesaggi di un luogo per creare una potenziale foto da pubblicare sul proprio profilo Instagram. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 13:31:09 UTC</pubDate>
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         <title>Progetto Happiness, Tribù dei Suri</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Progetto Happiness è un progetto nato per capire cosa rende davvero felici gli esseri umani.<br> I Suri (o Surma) vivono in Etiopia, nella zona del fiume Omo, e hanno mantenuto per secoli tradizioni e usanze molto distanti dal mondo esterno — come le scarificazioni, l’uso dei corni, le vesti minimali e i rituali complessi che regolano la loro vita comunitaria.<br> Progetto Happiness è una grande risorsa online, e ogni viaggio nel mondo condivide caratteristiche precise: empatia, curiosità e rispetto. Un aspetto fondamentale, come spesso sottolineato da Giuseppe Bertuccio D’Angelo (creatore e principale figura del progetto), è l’interesse autentico per la vita dell’altro, entrando in punta di piedi, rispettando spazi e idee, e immergendosi completamente nel loro stile di vita.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?pdlt=1&amp;v=xHKDe-7i6O0" />
         <pubDate>2025-10-13 14:34:16 UTC</pubDate>
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         <title>Fotografo sconosciuto: senza didascalia, in: Album fotografico con cartoline dall&#39;Africa coloniale tedesca intorno al 1900 © Archivio DSM
</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Il progetto mostra immagini dell’epoca coloniale che ritraggono popoli lontani come esotici e diversi da noi.<br>Le persone appaiono come oggetti da osservare, non come individui veri e propri.<br>I luoghi sembrano romantici e primitivi, ma in modo poco reale.<br>Questo sguardo colonizzatore guarda l’altro dall’alto e rafforza l’idea di superiorità occidentale.<br>Anche a me è capitato di giudicare culture diverse senza capirle davvero.<br>Credo sia importante informarsi, ascoltare e osservare con rispetto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 14:38:07 UTC</pubDate>
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         <title>FAMIGLIA A PATMOS</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>In questa foto ci siamo mio fratello ed io insieme a due fratelli che con la loro famiglia gestiscono un ristorante sull’isola greca di Patmos.</p><p>Noi andandoci da 20 anni siamo diventati come membri della famiglia a tal punto da essere invitati al matrimonio di uno di loro.</p><p>Questo è un esempio decolonizzatore in quanto rappresenta l’unione di due culture e non la prevaricazione di una su l’altra. Entrambe coesistono felicemente.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 15:50:18 UTC</pubDate>
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         <title>Spiaggia patrimonio dell’UNESCO | Ktima Petra, Patmos, Grecia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Questa foto è un esempio colonizzante in quanto è presente l’adorazione e l’esaltazione di un luogo reso meta turistica.</p><p>Sull’isola di Patmos è presente una roccia millenaria chiamata “Petra” e la baia circostante è stata resa patrimonio dell’UNESCO. </p><p>Ciò a portato a una forte crescita delle attenzioni da parte di turisti di lusso da tutto il mondo, che ha rovinato la sensibilità contadina e semplice di cui prima si viveva sull’isola.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 15:53:22 UTC</pubDate>
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         <title>Dubai desert</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Questa foto è stata scattata e pubblicata sui social da alcuni miei amici con cui ho condiviso quest'estate una vacanza-studio a Dubai, durante una gita nel deserto. </p><p>I volti coperti dalla Kefiah, il tipico copricapo arabo, e i gesti tendono a restituire un'immagine stereotipata del popolo e della cultura araba, alla quale noi occidentali ricolleghiamo solamente il concetto di terrorismo e violenza, con l'estetica perfetta per essere postata sul proprio profilo social. </p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://maps.app.goo.gl/CYwafqQt1XJnsLxN8?g_st=aw">https://maps.app.goo.gl/CYwafqQt1XJnsLxN8?g_st=aw</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 15:55:38 UTC</pubDate>
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         <title>AlShindagha Museum, Dubai Creek</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Questa immagine, che ho scattato durante la mia vacanza a Dubai, rappresenta la tipica accoglienza propria della cultura araba riservata ai visitatori all'ingresso di uno dei musei più importanti della città. Alcune donne del luogo hanno offerto il tradizionale caffè insieme ai datteri, insegnando anche il modo in cui si versa e si assapora, il tutto seduti in cerchio su un grande tappeto e conversando con loro.</p><p>Dalla foto si possono osservare gli sguardi attenti e pieni di curiosità dei ragazzi, espressione della volontà di imparare cose nuove e di immergersi con sincero interesse in tradizioni e costumi molto distanti dai nostri. </p><p>Questo è un esempio di come ci possiamo approcciare in modo più consapevole, rispettoso e critico nei confronti delle diverse società e culture che popolano il mondo, cimentandosi nell'apprendere e nel ricercare in modo approfondito informazioni su di esse, senza farsi condizionare dalle apparenze delle immagini superficiali e stereotipate che i social ci presentano ogni giorno. </p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://maps.app.goo.gl/juHmAP595PQn2LfH7?g_st=aw">https://maps.app.goo.gl/juHmAP595PQn2LfH7?g_st=aw</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 16:28:55 UTC</pubDate>
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         <title>Tangeri, Marocco 2022</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho scelto questa foto come esempio di sguardo decolonizzatore perché credo si possa considerare un momento di relazione e di scambio con un’altra cultura, che va oltre la ricerca di un’estetica turistica nello scatto. L’immagine scattata raffigura una colazione preparata  da una signora del posto conosciuta in vacanza, che ha deciso di invitare a casa sua a mangiare la mia famiglia e le nostre amiche.</p><p>35,78590° N, 5,81210° O</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 17:16:31 UTC</pubDate>
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         <title>Merzouga, Marocco 2023</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho scelto invece questa foto come esempio di sguardo colonizzatore al paese visitato, perché in quest’altro viaggio, sempre in Marocco, ho partecipato ad un’esperienza piuttosto turistica, poco etica per gli animali.</p><p>31,20981° N, 4,02364° O</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 17:23:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho deciso di mettere questa foto come il me colonizzatore perché in quel momento non sapevo veramente cosa stessi vedendo.</p><p>Non sapevo nulla della storia della statua della libertà o di ny, ero solo un turista che faceva foto per poi rivedersele</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 18:45:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3630240204</link>
         <description><![CDATA[<p>Ho scelto questa foto perché secondo me rappresenta il me decolonizzatore. Infatti in quel momento conobbi Billy, una persona dello staff che lavorava e viveva in quel paese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 18:52:57 UTC</pubDate>
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         <title>Salar de Uyuni, Bolivia, 2022</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Salar de Uyuni, in Bolivia, negli ultimi anni ha visto un importante aumento dei visitatori.</p><p>Diversi hotel di lusso accolgono il turista con ogni comfort, che spesso non è consapevole della reale situazione del paese, sopratutto della zona del Salar de Uyuni, la più povera della Bolivia.</p><p>Nonostante la crescita del turismo, le popolazioni indigene non riescono a trarne benefici economici.</p><p>Il turismo nel Salar de Uyuni, inoltre, può avere un impatto ambientale significativo, come la degradazione del paesaggio e l’inquinamento.</p><p>La sostenibilità è un problema cruciale in aree fragili come il salar.</p><p>Le popolazioni indigene e la natura diventano sfondo, più che soggetti con diritti e voci.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 18:54:28 UTC</pubDate>
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         <title>Eid al-Fitr, Sudafrica 2025</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho preso parte alla celebrazione della festa islamica di Eid al-Fitr con la mia famiglia ospitante, che mi ha trasmesso e spiegato la loro cultura Cape Malay. È stato un momento di arricchimento culturale, vissuto senza pregiudizi.</p><p>Nella foto, la tavola preparata per l’occasione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 18:59:49 UTC</pubDate>
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         <title>VIETNAM 2025</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Come esempio di sguardo “decolonizzatore” da parte di noi occidentali sul resto del mondo da noi culturalmente e geograficamente distante ho scelto questa foto (scattata da me quest’estate) di mia madre che, tenendo per mano una signora vietnamita, esegue con lei una danza tipica che la donna locale si era proposta di insegnarle. Secondo me infatti questa foto rappresenta al meglio un atteggiamento di apertura e curiosità rispetto a una cultura diversissima dalla nostra: due persone provenienti da paesi distanti tra loro 13 ore di volo riescono comunque a comunicare e a relazionarsi con rispetto e condivisione, anche in modo non verbale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 19:50:17 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>BANGLADESH, 2025 (da post su Instagram)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho scelto questa foto, postata su Instagram da una ragazza con migliaia di follower dopo un viaggio a Dacca, come esempio di uno sguardo colonizzatore da parte di una ragazza occidentale verso un mondo che per lei non corrisponde alla normalità. Ho riportato nella foto presa dal suo post anche&nbsp; un estratto del testo da lei aggiunto come didascalia, in cui secondo me è evidente l’atteggiamento (magari involontario ma pur sempre esistente) di superiorità che lei assume riferendosi a un paese povero con uno stile di vita che a lei appare molto distante. La ragazza evidenzia soltanto, infatti, come da questa esperienza in Bangladesh lei abbia capito di essere molto fortunata a essere nata in occidente in una condizione privilegiata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 19:52:48 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho deciso di mettere un video di Human safari, un ragazzo che gira il mondo esplorando le culture sconosciute al mondo. Uno dei video che più mi ha colpita è quello sulla Corea del Nord, documentato da questo progetto, in cui viene documentato il suo viaggio, mostrando: edifici, soldati, civili e vita quotidiana. Invece di rappresentare l'altro come “esotico” o “strano", il video può avere uno sguardo decolonizzatore dando voce ai protagonisti locali intervistando persone del posto che raccontano la loro storia, cultura e punto di vista. I locali non sono solo “sfondo”, ma soggetti attivi.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/Nl1JaPg4Mp4?si=wDseCkjJ7VAe6VXG" />
         <pubDate>2025-10-13 19:54:10 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Marta Zangrando </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 19:56:51 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Ho riportato questa foto come sguardo colonizzatore perchè mostra il lato "sporco" <em>o </em>"brutto" dietro a ciò che usiamo ogni giorno  (come vestiti o smartphone) senza far riflettere su chi e come produce questi beni. Spesso mette in luce solo lo sfruttamento ma senza collegare il nostro ruolo di consumatori o il sistema globale che lo permette. Questo può rafforzare un’idea di superiorità o distacco. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-13 20:02:23 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3630345320</link>
         <description><![CDATA[<p>Marta Zangrando </p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads-usc1.storage.googleapis.com/4551121286/1aaf50eb1bfb1c34c815a1dfd083bc10/IMG_5856.jpeg" />
         <pubDate>2025-10-13 20:41:05 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo colonizzatore</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>un uomo bianco posa accanto a una persona nera, evidenziando una relazione di potere visiva</p><p>Prospettiva di potere: la composizione visiva sottolinea la gerarchia: il bianco è al centro o in piedi, le persone locali più in basso o ai lati.<br><br>Intenzione documentaria apparente: lo scatto vuole “documentare” o “catalogare” l’altro, ma in realtà costruisce un’immagine di superiorità e controllo.<br><br>Assenza di reciprocità: i soggetti africani non guardano quasi mai direttamente l’obiettivo, o lo fanno con sguardo passivo — non c’è dialogo, solo osservazione unilaterale.<br><br>Tono visivo: freddo, oggettivante, spesso con un’illuminazione dura tipica delle foto d’archivio.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads-usc1.storage.googleapis.com/4554210532/eb014dd2f88be2d8f934e4bbd0529d8a/1000073639.jpg" />
         <pubDate>2025-10-14 08:04:35 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo decolonizzatore</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3631268876</link>
         <description><![CDATA[<p>si vedono alcuni bambini africani che giocano all’aperto, molto probabilmente in un vicolo o una strada non asfaltata.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads-usc1.storage.googleapis.com/4554273906/cccbeb9f091bc48cd37c49c4ce6aa8a3/1000073641.jpg" />
         <pubDate>2025-10-14 08:10:47 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo decolonizzatore </title>
         <author>pontanitommaso</author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3631441942</link>
         <description><![CDATA[<p>Everyday Africa è un progetto collettivo di fotografi africani e internazionali che mostra la vita quotidiana del continente, con l’obiettivo di superare gli stereotipi diffusi dai media occidentali. Le immagini raccontano momenti normali: persone che lavorano, studiano, ridono, vivono in città moderne e in contesti diversi. Non c’è spettacolarizzazione né pietismo, ma un racconto diretto, umano e realistico. Le persone sono protagoniste, non oggetti da osservare: la fotografia diventa dialogo e non possesso. Questo approccio restituisce complessità e dignità, mostrando un’Africa viva e plurale.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-14 10:32:30 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo colonizzatore </title>
         <author>pontanitommaso</author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3631443340</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><br/></p><p>Il progetto fotografico di National Geographic dedicato all’Africa, soprattutto nelle sue edizioni storiche del Novecento, rappresenta uno sguardo colonizzatore perché mostra i popoli e i luoghi africani come “altri da noi”, esotici e misteriosi. Le immagini si concentrano spesso su corpi nudi, villaggi tradizionali e paesaggi selvaggi, come se il continente fosse fermo nel tempo, separato dalla modernità. Le persone vengono ritratte come simboli o curiosità etnografiche, più che come individui con una propria voce. Lo sguardo del fotografo è esterno, distaccato, estetizzante: punta alla meraviglia visiva, ma non al dialogo o alla comprensione. Questo tipo di rappresentazione trasforma l’altro in oggetto da osservare e consumare, piuttosto che in soggetto con cui entrare in relazione.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-14 10:33:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3633811385</link>
         <description><![CDATA[<p>Quest'immagine rappresenta uno sguardo decolonizzatore perchè rappresenta un the che mi è stato offerto da una famiglia in Giordania che ci ha invitato ad entrare in casa loro a parlare e quest'uomo  ci ha detto quanto apprezzata l'italia. Ho notato infatti che in Giordania erano tutti molto gentili con i turisti e spesso ci offrivano del the non chiedendo niente in cambio</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-15 13:52:05 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo colonizzatore</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3633835277</link>
         <description><![CDATA[<p>Quest'immagine secondo me rappresenta perfettamente uno sguardo colonizzatore infatti fa vedere come gli stati europei si sono stabiliti nell'attuale america sfruttando di essere armati meglio rispetto alle popolazioni del posto infatti i popoli europei si sono stabiliti in quelle terre per sfruttare le risorse delle materie prime e sterminato intere popolazioni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-15 14:05:08 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo colonizzatore</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3638494128</link>
         <description><![CDATA[<p><em>“Colonial Virginia Portraits – Augustine Moore (probabilmente)”</em><br></p><p>Il ritratto mostra un uomo dell’élite coloniale con uno sguardo fiero e distante, che rappresenta autorità e controllo. La posa rigida e i vestiti eleganti esprimono il potere senza bisogno di dirlo direttamente. È un’immagine che giustifica il dominio attraverso il modo in cui viene mostrato.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-18 10:12:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>sguardo colonizzatore</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641470181</link>
         <description><![CDATA[<p>questa è una foto di una base per alpinisti, sull'Everest. ci sono moltissime bandiere di preghiera tibetana, tipiche della popolazione Sherpa, un popolo originario del Tibet insediato in Nepal, famosi per esser abili alpinisti. Bandiere che gli Sherpa mettono in luoghi per loro sacri. La maggior parte di queste bandiere, però sono state messe in segno di raggiungimento della cima da parte di alpinisti stranieri che probabilmente non ne conoscono neanche in significato. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 17:47:11 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>sguardo decolonizzatore</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641487289</link>
         <description><![CDATA[<p>è una foto di un giapponese in Nuova Guinea che sta partecipando al progetto WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms), il quale organizza vita in campagna o nella giungla, in cambio di lavoro in fattorie biologiche per lunghi periodi. Questo tipo di progetto secondo me fa avvicinare chi ne usufruisce veramente alla cultura e alle vite in questi contesti, privandosi di stereotipi e pregiudizi. inoltre lavorando in queste fattorie biologiche si contribuisce all'andamento della società e dell'economia del posto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 17:59:11 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>La scuola in Nigeria nella comunità  di Courage</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641520227</link>
         <description><![CDATA[<p>La mia famiglia ha adottato a distanza un bambino di nome Courage e con il contributo vengono realizzati interventi a favore dell’intera comunità dove lui vive, ad esempio per favorire l'accesso all'istruzione soprattutto delle donne. La foto trasmette empatia e rispetto per questa popolazione che attraverso il supporto nell'istruzione vuole dare una vita diversa a queste ragazze, rappresentate qui felici con i libri in mano e la divisa della scuola.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>paese Nigeria&nbsp;</strong></p><p><strong>comunità </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://sostenitori.actionaid.it/comunita.html?b=2D745506020605540104383D45126F3B56555B025652575D&amp;prg=Enugu&amp;prg_cod=NG017"><strong>Kwara </strong></a><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://maps.app.goo.gl/w72U4PkcxkEJv6VG9"><strong>https://maps.app.goo.gl/w72U4PkcxkEJv6VG9</strong></a></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 18:20:44 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>I popoli che vivono meglio senza di noi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641556744</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Questo articolo mette in evidenza </strong>come siano tantissime le tribù estinte nei secoli e decine sono in via di estinzione anche oggi. Le ragioni sono varie: epidemie, deforestazione, sfruttamento minerario e  tutto ciò che rompe l'equilibrio di questi ecosistemi. Tra le minacce c’è anche il turismo, ci siamo noi. E' evidente in questa foto lo stupore di persone che vengono fotografate a loro insaputa, dall'alto, probabilmente da un drone di cui non conoscono l'esistenza. Lo sguardo di chi fotografa è misto tra curiosità e distanza. Forse, un modo per sviluppare uno sguardo più critico e consapevole  è mettersi nei panni dell'altro e capire cosa può portare beneficio o al contrario essere una minaccia, in questo caso alla loro stessa sopravvivenza.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 18:46:14 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>SGUARDO COLONIZZATORE </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641705271</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Presa da Instagram travel influencers.</p><p>Questi profilo mostra immagini di viaggi in luoghi tropicali o “esotici”</p><p>– spiagge, isole,</p><p>natura incontaminata – dove il soggetto principale è il viaggiatore stesso. Gli abitanti locali o</p><p>la cultura sono quasi assenti o ridotti a sfondo pittoresco.</p><p>I luoghi appaiono come cartoline perfette, senza mostrare tutti gli aspetti. Le</p><p>persone locali, se presenti, sono viste in modo stereotipato.</p><p>Perché rappresentano questi luoghi come qualcosa da possedere e mostrare. I viaggiatori si</p><p>pongono al centro, mentre i luoghi e le culture diventano scenari estetici. Non c’è scambio,</p><p>ma solo consumo visivo.</p><p>Parole che descrivono il tono dello sguardo:</p><p><br/></p><p>Posizione geografica rappresentata:</p><p>Bali, Indonesia</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 21:02:18 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>SGUARDO DECOLONIZZATORE</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641711673</link>
         <description><![CDATA[<p>Di Kali Spitzer – fotografa indigena canadese.</p><p>La fotografa lavora con soggetti indigeni, rappresentandoli attraverso ritratti</p><p>sensibili. Usa tecniche fotografiche per restituire dignità e complessità ai</p><p>soggetti.</p><p>Le persone fotografate sono protagoniste consapevoli, con espressioni autentiche e posture</p><p>forti. Sono reali, radicate nella loro storia e cultura.</p><p>Queste fotografie danno voce ai soggetti, li ascolta, li coinvolge. Costruendo</p><p>un dialogo reale tra fotografa e soggetti fotografati.</p><p><br/></p><p>Posizione geografica rappresentata:</p><p>Canada, territori indigeni</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 21:09:37 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo colonizzatore: influencer a Zanzibar</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641734741</link>
         <description><![CDATA[<p>Ho caricato una foto scattata a Zanzibar e pubblicata il 30 gennaio del 2024 nelle storie di instagram da un influencer italiana con 1.6 MLN di follower, ovvero Sofia Crisafulli. Le persone del luogo fanno da sfondo in questa foto, come in molte altre spesso sfocate o tagliate fuori, e non vengono mai nominate o presentate come soggetti. Trasforma l’ambientazione storica come una scenografia esotica, funzionale solo alla narrazione personale della viaggiatrice, vedendo l'altro in immagine, cartolina o oggetto da consumare. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 21:39:26 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sguardo decolonizzatore: Progetto video-fotografico “Humans of Bombay” (@officialhumansofbombay)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/alessandraschmid2/qz3tfhb08vp8d8i9/wish/3641741869</link>
         <description><![CDATA[<p>La pagina “Humans of Bombay” allegata nasce per raccontare, attraverso brevi interviste e ritratti fotografici, le storie di persone comuni che vivono nella metropoli indiana. È ispirata al famoso progetto “Humans of New York”, ma curato da chi vive realmente in quel contesto sociale e culturale.</p><p>Ogni post dà spazio alla voce diretta del protagonista, senza filtri occidentali, senza pietismo o esotizzazione. Le persone sono ritratte nella loro quotidianità e complessità: raccontano storie di amore, fatica, discriminazione, sogni e successi.</p><p>Lo considero uno sguardo decolonizzatore perché:</p><p>Non guarda l’altro dall’esterno, ma dall’interno della sua esperienza.</p><p>La fotografia accompagna la narrazione personale, non la sovrasta. C’è rispetto, ascolto vero, e si evita ogni semplificazione culturale.</p><p>Tono dello sguardo: empatico, umano, rispettoso, narrativo.</p><p><br/></p><p>Mi è capitato spesso di scattare foto a persone o scene locali solo perché “diverse” da ciò a cui sono abituato. In quel momento non mi rendevo conto di stare guardando l’altro con un occhio da spettatore, come se fosse parte di uno scenario interessante da mostrare agli amici o sui social, più che una persona con una storia da raccontare.  Adesso mi accorgo che quello era uno sguardo inconsapevolmente coloniale, anche se non avevo cattive intenzioni.</p><p>Per sviluppare uno sguardo critico e consapevole, credo sia fondamentale fermarsi a riflettere prima di fotografare o pubblicare, chiedersi se si sta raccontando una persona o se la si sta solo usando come immagine. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-20 21:49:40 UTC</pubDate>
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      </item>
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