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      <title>Progetto &quot;Libriamoci 2020&quot; - &quot;Il labirinto delle storie ritrovate&quot; by Paola RAGO</title>
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      <description>Triennio della sezione D dell&#39;ITTL &quot;Duca degli Abruzzi&quot; di Napoli</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-19 15:08:40 UTC</pubDate>
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         <title>Progetto &quot;Libriamoci 2020&quot;</title>
         <author>paolarago1</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Il labirinto delle storie ritrovate"</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-13 10:33:25 UTC</pubDate>
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         <title>La strana avventura di Mago Merlino in una caverna fatata</title>
         <author>luigipollio6</author>
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         <description><![CDATA[<div>di Luigi Pollio, III D <strong><em><mark><br></mark></em></strong><br>Mago Merlino, durante una delle sue classiche passeggiate mattutine, giunge in prossimità di una caverna. <br>Incuriosito, senza pensarci troppo, varca la soglia. Davanti a sé vede un tavolo, con un mazzo di tarocchi sopra e attorno alcuni personaggi. <br>Il mago decide allora di avvicinarsi e di accaparrarsi una carta. <br>Non appena prende la carta, il Mago, nota subito un'incredibile somiglianza con se stesso. <br>La carta rappresenta un uomo, in piedi, davanti un tavolo, mentre solleva una bacchetta magica. <br>Sul tavolo ci sono tantissimi oggetti riconducibili alla sua vita: tutto il suo passato, le sue storie, la sua vita, tutti gli avvenimenti che l'avevano profondamente segnato. <br>All'improvviso tutti i personaggi seduti attorno alla tavola, mentre guardavano con attenzione la carta, si ritrovarono in prossimità di un castello, presso la corte del re di Britannia. <br>Sono in compagnia di Merlino, che sta parlando col re. <br>A un certo punto il re di Britannia chiede a Merlino come mai il suo castello sembrava crollare, ogni volta, che l'esercito ritornava dalla battaglia. <br>Merlino senza alcun indugio risponde al re che, sotto alle fondamenta, giacciono dei draghi incatenati, che vorrebbero distruggere il suo esercito. <br>Scende la sera e mentre tutti gli ospiti erano a cena con il re, il castello va in fiamme. <br>Tutti i personaggi, compreso Mago Merlino riescono a salvarsi, tranne il re. <br>Tutti i personaggi guardano increduli le alte fiamme, tranne Merlino che resta impassibile. <br>Ma ecco che Merlino, insieme a tutti gli altri personaggi, si ritrovano nella caverna e il Mago decide di pescare una nuova carta. <br>Stavolta è la donna di cuori. Vi è rappresentata una giovane donna, con vesti e gioielli bellissimi, seduta su un  trono tutto d'oro. <br>Tutti i personaggi vengono catturati dalla bellezza della ragazza e, in particolare, Merlino.<br>Ora si ritrovano catapultati in un paesino, dove la giovane li accoglie con una bellissima cena. <br>Merlino, innamoratosi perdutamente di lei, le chiede di diventare la sua sposa. <br>La ragazza accetta la proposta del mago e decide di andare a vivere con lui nel suo castello. <br>Con il passare del tempo, la ragazza incomincia però ad avere paura del mago, sostenendo di aver notato in lui un lato maligno. <br>Merlino continua comunque a insegnarle tutti i segreti della magia. Un pomeriggio però lo rinchiude in una gabbia di vetro, dalla quale solo lei poteva entrare e uscire quando voleva.<br>Passano i giorni, ma Merlino non riesce a scappare.<br>La terza carta è quella del fante di spade. Egli è un vecchio amico di Merlino, che con grande coraggio riesce a catturare la donna, la rinchiude nella gabbia di vetro e libera il suo amico. <br>Merlino resta molto scosso da tale vicenda e fissa i tarocchi sparsi sul tavolo. Finché decide di pescare l'ultima carta dal mazzo. <br>Appare l'Eremita, un vecchio barbuto, con indosso una veste misera, mantiene una lanterna in mano e si aiuta con un bastone. <br>Tutti i personaggi si ritrovano ancora una volta insieme al mago, in una foresta cupa, illuminata soltanto dalle stelle. Vedono il vecchio da lontano e si avvicinano a lui. <br>Ma l'anziano è proprio Mago Merlino, che, come l'eremita,  illumina la realtà dei fatti con la sua grande saggezza.<br>E resta lì da solo. E anche ora sta passeggiando neo bosco ormai consapevole del suo destino.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 12:33:13 UTC</pubDate>
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         <title>Un re che evitò la miseria</title>
         <author>antoniocaruso1</author>
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         <description><![CDATA[<div>di Antonio Caruso, III D <br>Un re se ne stava seduto al tavolo per ora di cena, pensando a quello che gli era successo da quando lui era diventato un sovrano.<br>Si rese conto che la sua vita non era stata tutto rosa e fiori e quindi decise di affidarsi al fato.<br>Chiamò l'indovino di corte che sparse sul tavolo un mazzo di tarocchi.<br>- Maestà, pescate una carta.  <br>Il re pescò il fante di denari.<br>- Ahimé - sospirò l'indovino - fra poco perderete il regno e diventerete povero e solo.<br>Il re era disperato e non sapeva cosa fare, ma poi si calmò e se ne andò a dormire con la convinzione che la sua dinastia finisse con lui. Il giorno dopo fu svegliato da un trambusto che proveniva dalla piazza antistante il castello.<br>Il suo popolo si era stufato di tutte le promesse che faceva e non manteneva.<br>Ecco, pensò, ora assaltano il maniero e mi catturano in un baleno.<br>Poi si ricordò che quand'era bambino, sua madre, che era una fata gli aveva detto che quando sarebbe stato al colmo delle difficoltà avrebbe potuto trovare rifugio nella grotta delle meraviglie. A notte fonda, dopo che il popolo si fu calmato, decise di uscire dal castello con un paio di guardie fidate per dirigersi alla grotta, che si trovava sul picco della montagna da dove si vedeva tutto il suo regno. Ci mise un'intera giornata per arrivare alla grotta e durante il tragitto incontrò un mago molto simpatico ma abbastanza vecchio, che si offrì di accompagnarlo nella caverna.<br>Una volta arrivati il re si accorse che non era una semplice grotta, ma una vera e propria casa.<br>C'era infatti anche un tavolo e sopra si vedeva un mazzo di tarocchi.<br>- Questa volta - gli disse il mago - pesca bene.<br>Il re capì che il suo destino era su quel tavolo e che non poteva permettersi di sbagliare carta, altrimenti il suo regno sarebbe andato in pezzi.<br>Quindi chiuse gli occhi e pescò la Forza. <br>Il re sapeva che era un tarocco che simboleggiava l'intelligenza e quindi, insieme al mago, iniziò a pensare su quello che poteva fare per il suo regno.<br>- Ma, certo! - esclamò ad un certo punto. - Devo solo far felice il mio popolo.<br>Tornò  così al castello in un batter d'occhio. <br>Il giorno stesso regalò un pezzo di terra a tutti i contadini del suo regno e di abbassò le tasse.<br>Il popolo ne fu entusiasta e piano piano il re riconquistò tutta la fiducia che aveva perso e si risollevò anche economicamente.<br>Riuscì anche a trovare moglie da cui ebbe dei figli belli e forti. Quando morì il popolo gli organizzò uno splendido funerale e fu ricordato negli anni a venire come uno dei re più bravi della storia del regno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 14:05:23 UTC</pubDate>
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         <title>L’imperatore Rinoldo III</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Luigi Ferranti, III D <br>All’inizio del XII secolo, salì al trono della città di Miro (cittadina del nord-Italia) l'imperatore Rinoldo III. Egli voleva portare a termine il progetto iniziato dal padre, ormai morto, cioè quello di espandere il proprio dominio e portare il suo nome il più in alto possibile. Scatenò perciò molte guerre di conquista. Iniziò col conquistare l’Africa settentrionale poi i paesi balcanici e piano piano ampliò il suo dominio. L’imperatore Rinoldo poteva contare sul suo esercito, che era sempre più forte degli altri. Poteva anche vantare il possesso delle migliori armi esistenti in quel periodo, oltre alla cavalleria. Rinoldo III promise a ogni soldato importanti somme di denaro per ogni terra conquistata. Ma, dopo molte conquiste, il suo esercito non aveva ancora ricevuto i premi promessi, perché l’imperatore aveva speso tutti il bottini per abbellire la sua corte e farla diventare la più bella del mondo. L’esercito allora si ribellò e l’imperatore fu arrestato, rinchiuso nelle stanze e condannato a morte.<br>L'imperatore stava consumando la sua ultima cena, quando sentì una voce cupa dirgli di andare nel suo studio.<br>Vide allora tre grossi tarocchi a testa in giù sulla sua scrivania.<br>La voce gli disse di sceglierne una e di fare molta attenzione perché dalla scelta sarebbe dipesa la sua salvezza. <br>Rinoldo III scelse quella centrale, la regina di denari.<br>Ecco che piovvero dal cielo tanti ma tanti soldi, che coprirono tutti i suoi debiti.<br>Dopo qualche giorno passò di lì la regina Diadima, che era anche una potentissima maga.<br>L'imperatore l'accolse con molto onore e sfarzo.<br>Ma la donna rifiutò tutti i suoi doni e gli fece capire l'arte di far felice ogni persona: capire i bisogni dell'altro, non pensare solo soddisfare i propri desideri.<br>Rinoldo III capì che cosa aveva sbagliato e pianse lacrime amare.<br>- Sapevo che in fondo eri un uomo giusto e generoso, perciò ti ho aiutato. <br>Rinoldo III governò per altri dieci lunghi anni col favore del suo esercito e del suo popolo e il suo impero divenne ricco di solidarietà e di felicità.</div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-17 14:50:29 UTC</pubDate>
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         <title>L &#39;alchimista e l&#39;inganno della pietra</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Felice Cacciapuoti, III D <br>Un alchimista giovane e inesperto alla ricerca di fama e ricchezze stipula un patto con un uomo che non aveva mai visto. L’uomo gli aveva chiesto una fiala di una particolare e rara sostanza, in cambio di una grande somma di denaro, mille monete d'oro. L’alchimista accetta, ma informa l’uomo di non essere in possesso di un componente fondamentale per la miscela richiesta. L’uomo gli risponde che può procurargliela personalmente a prezzo di cento monete d'oro, ma l’alchimista non ne aveva abbastanza per soddisfare la richiesta.<br>L’uomo così palesa la sua vera forma, rivelandosi un demone. Cambia dunque l'offerta: avrebbe dato ciò che serviva all’alchimista gratuitamente, ma se la sostanza non fosse venuta correttamente ne avrebbe pagato le conseguenze. L’alchimista accetta comunque e gli viene dato un sacchetto con dentro una pietra. Il demone disse che bastava farne una polvere,  dopo averla immersa in una coppa di acqua salata per tre ore. L’alchimista inesperto credette ingenuamente alle sue parole e, appena il demone si ritirò, si mise al lavoro. Una volta completato il miscuglio si rese conto che il demone lo aveva truffato e cominciò a sudare freddo per la paura. Quando il losco personaggio tornò, dovette pagare le conseguenze e poiché l’alchimista non possedeva nessun oggetto di valore, il demone lo rese schiavo e da quel momento divenne il suo fedele servitore. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 15:22:36 UTC</pubDate>
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         <title>Il guerriero pentito</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div> di Simone Varricchio, III D <br>Tancredi era di ritorno dalla sua ultima battaglia e vagava per la selva. La notte stava per sopraggiungere, quando vide un castello, grezzo e rudimentale.<br>Una volta arrivato, notò che i commensali non parlavano e si rese conto che, per presentarsi e descriversi, sceglievano alcune carte da un mazzo di tarocchi.<br>Il soldato aspettò il suo turno e  scelse il fante di spade. Infatti egli era di ritorno da una tremenda battaglia, la più sanguinosa degli ultimi secoli. <br>Tancredi aveva ucciso centinaia di valorosi guerrieri nemici e ne aveva visti morire altrettanti della sua fazione. Egli a questo punto afferrò un'altra carta, quella del Diavolo, ed ebbe una visione. Vide che le anime dei guerrieri morti venivano catturate da figure demoniache, venute dall'inferno per punirli a causa delle atrocità commesse. Tancredi, affranto dalla paura e dall' angoscia, decise di scappare da quella tremenda sorte.<br>Il suo scopo era di ottenere il perdono divino, ma nessun prete volle perdonarlo. <br>Tancredi era disperato e iniziò un lungo viaggio pieno di avversità e avventure che lo condussero fino alla mensa del castello in cui si trovava. <br>- Devo andare dal Papa, pensò a un certo punto.<br>Oramai era notte inoltrata e tutti erano andati a dormire.<br>Solo Tancredi era sveglio e così resto, finché alle prime luci dell'alba ricominciò il suo lungo viaggio verso la salvezza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 15:58:39 UTC</pubDate>
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         <title>La storia di George Price </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/qulh0xjhld0t/wish/932576372</link>
         <description><![CDATA[<div>di Brescia Domenico, III D <br>Siamo nel 789, in Inghilterra, dove all'epoca c'era una situazione di scompiglio, perché i Normanni avevano attaccato Portland bay. Ma, benché sconfitti, i Normanni non si arresero e scagliarono un secondo attacco. <br>Nel 793 colpirono un monastero, sull'isola di Lindisparne, riducendolo in un cumulo di macerie e uccidendo tutti quelli che opponevano resistenza, tra cui donne e bambini. <br>Presero tanti prigionieri, la maggior parte, pur di non seguire i loro conquistatori,  decisero di togliersi la vita, tranne uno, il suo nome era George Price. <br>Il giovane Monaco non si suicidò e preferì di seguire i vichinghi.<br>Dopo sette giorni di navigazione raggiunsero le terre scandinave e George fu portato come trofeo e venduto come schiavo.<br>Il suo acquirente fu un combattente che partecipò all'attacco, il motivo per cui decise di acquistarlo non era per usarlo come schiavo, ma per imparare la sua lingua e le loro usanze. Dopo due anni di permanenza, George divenne vichingo a tutti gli effetti, convertendosi al culto degli dei e abbandonando quello della religione cristiana. <br>Durante la cerimonia per farlo convertire al culto degli dei gli  posero una domanda, e cioè se avesse accettato o meno di partecipare a una razzia in Inghilterra. <br>Lui accettò. <br>Quindi, nell'865, dai territori scandinavi partì un esercito gigantesco guidato da Ivar Ragnarsson. Giunse in Anglia orientale, attraversando l'Inghilterra fino alla Nothumbria, conquistando York e uccidendo migliaia di persone. I britannici, in seguito alle notevoli perdite, decisero di stipulare un trattato di pace con i Normanni, che prevedeva, che un piccolo gruppo formato da contadini rimanessero lì in un piccolo insediamento, così da poter coltivare le Terre britanniche che erano molto fertili. Il comandante Ivarr insieme ai contadini decise di lasciare anche George che poteva fungere da traduttore tra i vichinghi e britannici. <br>Non appena Ivarr con il suo esercito si misero in viaggio per la Scandinavia, il re britannico ruppe il patto e uccise tutti gli abitanti dell'insediamento, tranne alcuni. Tra loro c'era anche George.<br>Dopo qualche giorni di prigionia, il re chiese di vedere George, perché sapeva parlare la loro lingua. <br>Il re gli chiese come faceva a conoscerla, A quel punto George gli raccontò come era andata, ma tralasciò di dirgli che si era spontaneamente consegnato al nemico. Il re ascoltò incredulo, ma decise di credergli. George entrò nelle sue grazie tanto è vero che lo stesso re lo nomino papa. <br>Intanto la notizia arrivò nel teritorio scandinavo tramite un sopravvissuto. <br>La notizia fece infuriare Ivarr, che partì con un esercito ancora più grande del precedente. E riuscì a spazzare via l'impero del re e giustiziò George.                          <br> </div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-17 16:33:26 UTC</pubDate>
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         <title>In cerca di verità... </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/qulh0xjhld0t/wish/932606379</link>
         <description><![CDATA[<div>di Francesco Annunziata, III D <br>Un giovane e valoroso soldato si ritrovò, in una notte d'estate, di fronte ad un castello. Questo era formato da due piccolissime torri e un portone malridotto.<br>Dopo averlo varcato si ritrovò in un salone, dove vi erano svariati tavoli posizionati in modo perpendicolare rispetto al trono del re. <br>Il soldato vide subito che nessuno osava aprire bocca. <br>Egli fu pervaso da una paura immensa, in quanto in vita sua aveva soltanto parlato delle sue grandi gesta e della sua volontà d'acciaio nel combattere il male.<br>Vide che sui tavoli c'erano dei tarocchi e che a turno i personaggi giravano una carta e tutti la guardavano pensierosi.<br>Forse perché le carte mostrano la verità che si tende a nascondere?<br>Il soldato scelse per presentarsi la carta della giustizia, in quanto tutta la sua vita era stata dedicata a quella virtù.<br>La domanda, che sorse spontanea al soldato e che rivolse a sè stesso, fu:<br>- La mia vita è stata veramente giusta e piena di grandi imprese o tutto ciò che ho fatto era il parafulmini di ciò che non volevo sapere ed affrontare?<br>Allora un personaggio, che sembrava un sovrano prese la carta dell'eremita e la mise accanto a quella della giustizia.<br>Il soldato inizialmente non capì. <br>Forse il re voleva affermare che ci vuole una grande saggezza nel giudicare la propria vita.<br>Ma il soldato invece pensò: <br>- E' veramente giusto l'intento del re? Dopotutto è soltanto un altro essere umano come me...<br>Saggezza o giustizia? <br>Il soldato impallidì e allora il sovrano gli offrì un'altra carta: la temperanza, poiché la ragione sta sempre nel mezzo. <br>Il soldato una volta capito che l'unica vera virtù per decidere è la moderazione, decise che era giunto il momento di andarsene.<br>E da quel momento in poi la sua vita non fu più rivolta  all'idolatria verso se stesso, ma alla saggezza, alla modestia e alla giustizia in egual misura.<br>La lezione che imparò il soldato lo accompagnò per tutta la sua vita, e soltanto così le sue gesta divennero di una più alta virtù, quella umana.</div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-17 16:38:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il cavaliere D&#39;Ossidiana</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div> di Condemi Mattia, III D <br>Nel 700, la Gran Bretagna si riempi di scontri tra diverse legioni di cavalieri.<br>Le principali legioni erano quella di Ferro e quella di Ossidiana, che attaccò un avamposto della legione di Ferro situata ad Ashifield. <br>La legione di Ferro era, quindi, caduta in mano alla legione d'Ossidiana<br>Ma un cavaliere sconosciuto si offrì di battere il loro comandante per salvare i suoi compagni superstiti e ci riuscì. <br>Una volta battuto, venne reclutato nella legione D'Ossidiana sempre per evitare la morte dei suoi compagni. <br>Conobbe perciò Apolion, capo della legione d'Ossidiana, e così nacque la leggenda del cavaliere d'Ossidiana. <br>Apolion in realtà voleva riunire tutte le legioni in un'unica legione, cioè quella d'Ossidiana. <br>Il cavaliere fu mandato in un altro avamposto della legione di Ferro, e benché aveva pochi soldati  riuscì a respingere il nemico. <br>Dopo quell'evento il cavaliere d'Ossidiana aumentò la sua fama e le sue gesta erano sempre più famose, anche se la sua gloria non durò per molto.<br>Apolion lo mandò a nord contro il popolo vichingo.<br>Solo quando arrivò lì capì che Apolion voleva solo guerra e distruzione.<br>Così il cavaliere d'Ossidiana in segreto strinse una alleanza con un  vichingo di nome Valkehim. <br>Una volta organizzato il piano ritornò da Apolion, che lo inviò contro i samurai. <br>A questo punto il cavaliere d'Ossidiana placò il conflitto tra vichinghi e samurai, che incrociarono le spade e combatterono fianco a fianco. <br>Una volta riunite le tre fazioni attaccarono la fortezza d'Ossidiana.<br>Allora tutte le porte della fortezza cedettero, Apolion fu sconfitto e finalmente regnò la pace tra i popoli. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 16:39:44 UTC</pubDate>
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         <title>Il buon diavolo                                                         </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Fiorenzo Pannone, III D <br>Mi ritrovai in un bosco e, dopo varie ore di cammino, trovai una reggia adibita come una locanda e decisi di fermarmi lì per riposarmi e rifocillarmi. Diedi il mio cavallo a uno degli stallieri ed entrai nel palazzo: notai un arredamento eccessivamente sfarzoso e non adatto al tipo di castello, ma notai soprattutto il fatto che c’era un silenzio assordante e un’aria magica che circondava la tavola dove sedetti. Provai, dopo alcuni minuti, a comunicare con gli altri clienti; ma appena decisi di parlare qualcosa di magico e misterioso mi bloccò. Ad un certo punto arrivò un uomo con abiti molto eleganti e dallo sguardo più spaventato di tutti che sembrava essere il proprietario. Egli posò un mazzo di tarocchi sul tavolo. Uno degli ospiti tiro a sé il mazzo prendendo poi una carta, che era uguale a lui.<br> La stessa cosa accadde quando tutti gli ospiti presero una carta. Quando arrivò il mio turno, la prima carte che pescai rappresentava la figura di un angelo, la seconda quella di un diavolo e subito iniziai a ricordare la mia gioventù e a come oggi ero cambiato. <br>Allora ero solo un giovane ragazzo e, dato che ero molto gentile e altruista, tutti mi definivano come un angioletto. Alcuni dicevano che il mio altruismo non mi avrebbe portato lontano, perché le persone ne avrebbero approfittato per i loro scopi ma a me non interessava: fare del bene agli altri era l’unica cosa importante. Poi tutti iniziarono davvero ad approfittarsi di me senza alcuno scrupolo: Tuttavia ciò non mi cambiò, continuai ad essere me stesso con tutti. <br>Un giorno, mentre girovagavo nel bosco, incontrai una splendida fanciulla, che era rimasta impigliata in un rovo. Subito corsi in suo aiuto salvandola. Lei mi ringrazio e, per sdebitarsi, mi invito a cena. Continuammo a passeggiare nel bosco, mentre mi raccontava la sua vita. Io la guardavo incantato: aveva lunghi capelli biondi e lisci, uno splendido viso di carnagione chiara, occhi blu come il mare ed un incantevole sorriso e capii subito di essermene innamorato. Oltre a quella sera, continuammo a vederci diverse volte e scoprii che anche lei era altruista e fu l’unica persona che non si approfittò di me, anzi mi aiutò ad affrontare ogni mia difficoltà. <br>Un giorno, durante le nostre solite passeggiate nel bosco, vedemmo due uomini che non riuscivano a portare il proprio carro in strada. Ci precipitammo ad aiutarli. Loro sembrarono molto contenti di ricevere un aiuto, ma appena ci avvicinammo tentarono di derubarci. Noi cercammo di opporci il più possibile, ma uno dei due loschi uomini prese un pugnale dalla tasca e lo conficcò nel cuore della mia amata. Dopodiché fuggirono. Da quel momento cambiò completamente il mio modo di essere, tanto che chi prima mi definiva un angelo ora tremava dalla paura e mi definiva posseduto dal diavolo. L’odio che mi portavo dietro era ormai l’unica cosa che avevo. <br>Ritornai a fissare quella carta e realizzai che in quella locanda ed in quelle carte c’era qualcosa di strano, dato che riuscivano a raccontare la vita di tutti i presenti. E mi resi conto che quell'uomo non aveva solo pugnalato il cuore dalla mia amata ma anche il mio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 16:40:31 UTC</pubDate>
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         <title>La carta sognatrice </title>
         <author>antoniocappiello</author>
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         <description><![CDATA[<div>di Antonio Cappiello, III D <br>In un tempo remoto, un Imperatore affiancato dalla bellezza imponente della sua amata, percorreva le valli di una regione a lui molto cara, la Provenza.<br>Il cammino dell'Imperatore, però, venne interrotto da un piccolo castello, forse costruito da guerrieri di stirpe sconosciuta. Una volta varcate le porte, si imbatterono in un uomo assai misterioso, che con sé aveva delle strane carte, con delle strane figure.<br>L'uomo misterioso spiegò che quel piccolo mazzo non era un semplice mazzo di carte. Quindi, con aria molto cordiale, invitò l'Imperatore e la sua amata a provare a conoscerne il significato delle figure.<br>L'uomo misterioso gli mostrò tre carte: Il Mondo, La Torre e Il Matto, ma non volle spiegare subito il loro significato.<br>Chiese invece all'Imperatore di prendere una carta.<br>L'imperatore prese il Mondo.<br>L'uomo misterioso disse che quella carte era molto positiva, perché rappresentava la purezza e l'armonia.<br>Dopodiché l'Imperatore decise di rientrare nel suo regno.<br>Durante il viaggio, però, l'Imperatore cominciava a riflettere allo strano significato della carta.<br>Arrivato a corte, si domandò se quella carta avrebbe portato un po' di armonia nel suo regno, che non stava attraversando una grande fioritura di armonia e di pace. Il popolo infatti era in conflitto con l'aristocrazia e con il sovrano stesso. <br>L'imperatore sperava che il potere della carta venisse alla luce. E, infatti così avvenne che nel suo regno d'improvviso regnò la pace<br>Dopo alcuni giorni, l'imperatore si scontra con una donna che non aveva mai visto prima.<br>La donna stranamente gli chiese se tutto era tranquillo nel suo regno e l'imperatore molto stupito  annuì .La donna lo salutò e continuò il suo cammino.<br>L'imperatore riscontrò una somiglianza tra la donna e quella che c'era sulla carta del Mondo. Notò anche che le sue vesti avevano gli stessi strani simboli della donna del Tarocco: un leone, un angelo, un toro e un'aquila. <br>Ma ecco che la vista dell'imperatore cominciò ad offuscarsi e a sentire delle strane voci nella sua testa, finché si accasciò al suolo.<br>Dopo alcune ore, l'imperatore si risvegliò come per magia nel suo letto. Si si sentiva un po' spaesato e si accorse che di fronte a lui c'era la sua amata, che lo guardava con aria sorpresa.<br>L'Imperatrice spiegò che al suo sposo, che aveva avuto una altissima febbre e che perciò aveva perso conoscenza. L'imperatore capì allora che aveva sognato e che della carta e della riappacificazione del popolo rimane solo un ricordo molto remoto.          </div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-17 17:09:01 UTC</pubDate>
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         <title>Sir Kay e il mistero delle carte</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Carmine Fragliasso, III D <br>Era un giorno come gli altri a Winchester, una città situata nel sud dell'Inghilterra.<br>Sir Kay si apprestava a svolgere il suo allenamento giornaliero nel bel mezzo del bosco. <br>Tanto allenamento... <br>Questo era il suo segreto per rimanere sempre in forma.<br>Dopo una serie di esercizi, Kay comincia a passeggiare lungo un viale: gli uccelli cinguettano e gli alberi sembrano prendere vita. <br>Sir Kay cerca un fiume o un ruscello per bere e rinfrescarsi. Quando ad un tratto sente delle grida che chiedono aiuto. <br>Sir Kay si lancia alla ricerca di queste persone e giunge in una caverna buia, dove si odono ancora le urla.<br>Allora Sir Kay, imperterrito, continua ad avanzare nella grotta. All'improvviso si fa luce e al tuo cospetto si presentano un tavolo e una persona con indosso un cappuccio che gli copre il volto.<br>Lo sconosciuto tiene tra le mani un mazzo di carte che a prima vista possono sembrare semplici carte da gioco, ma in realtà sono tarocchi. <br>Così Kay cerca di chiedere allo sconosciuto chi fosse, ma dalla sua bocca non esce niente.<br>Allora Kay prende la prima carta che gli si presenta avanti e si rende conto che la carta raffigura in modo molto simile la sua immagine.<br>Un cavaliere si trova su una biga trainata da cavalli: è Il Carro, che significa una futura Vittoria militare. <br>Ad un tratto Sir Kay e l'incappucciato si trovano in mezzo a tantissima gente che sembra festeggiare qualcosa.<br>Tutte le persone cominciano ad acclamare il nome di Kay e gli altri cavalieri che avevano appena sconfitto un popolo nemico. <br>Tutti sono presenti in quel momento, tranne il padre che non si sa dove si trovasse.<br>Di nuovo cambia la scena e Sir Kay e lo sconosciuto si ritrovano nella grotta come se non fosse accaduto niente. <br>Sir Kay prende altre 5 carte che sembrerebbero riassumere in cinque immagini il suo passato.<br>La prima immagine raffigura la sua nascita, la seconda il suo arruolamento nell'esercito, la terza  lui con il fratellastro Artù che si allenano insieme, la quarta il suo primo more e, infine, la quinta la sua prima vittoria in battaglia. <br>Tutti gli episodi che gli hanno segnato la vita. <br>Lo sconosciuto allora mette altre tre carte sul tavolo.<br> Kay prende la prima e subito dopo si trova davanti al genitore morente. Durante una battaglia, il padre aveva sacrificato la sua vita per salvarlo, Ma in quell'episodio lui era molto più vecchio.<br>Kay comprende allora che sta vedendo il Futuro, perciò non lo aveva visto alla corte. <br>Kay prende una seconda carta, che  è l'immagine di una ragazza bellissima.<br>Ed ecco che si materializza davanti ai suoi occhi.<br>Kay si innamora subito di lei, la sposa e insieme avranno ben tre figli. <br>Kay ora è pronto per prendere la terza carta, ma d'un tratto sviene.<br>Quando si sveglia si ritrova sulle sponde di un ruscello.<br>Dopo aver tentato invano di ritrovare quella caverna, torna alla corte e spiega tutto ai suoi compagni, che però non gli credono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 17:26:34 UTC</pubDate>
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         <title>Re Artù e lo stupido mago</title>
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         <description><![CDATA[<div>di Raimondo Di Vicino, III D <br> Re Artù durante il medioevo fu il condottiero più potente e famoso  della storia. <br>Tanto è vero che ci sono diverse leggende sul suo conto.<br>La mia storia inizia con la decisione del re di allontanarsi da tutto e da tutti per provare la seconda spada magica, affidatagli dalla Dama del lago.<br>Decise perciò di affrontare un lungo viaggio pieno disavventure e pericoli superati con facilità grazie a Excalibur.<br>Finché raggiunse un villaggio desolato, incuriosito Artù bussò a una porta sperando che qualcuno gli rispondesse, ma non gli rispose nessuno.<br>Nel villaggio non c'era niente, anzi, trovò solo polvere e avanzi, fino a quando nelle vicinanze di un cespuglio sbucò un ragazzino con fare aggressivo.<br>Artù lo calmò e il ragazzino gli raccontò cosa era accaduto al villaggio.<br> Un giorno quel posto era stato assalito dal mago Edgar, che aveva rapito tutte le persone, tranne lui che se n'era andato a curiosare tra i boschi. <br>Dopo che il ragazzo lo pregò di aiutarlo a liberare il suo villaggio, Artù si diresse con lui verso la caverna, dove si nascondeva il mago Edgar.<br> Una volta arrivati lì,  attesero  che il mago uscisse per fare razzia e si intrufolarono nella caverna, ma inaspettatamente trovarono solo  un tavolo con sopra dei tarocchi. Erano carte stupende, mai viste prima, con figure che ti ipnotizzavano, tanto che non si accorsero che il mago era alle loro spalle.  <br>Il mago con la sua magia li immobilizzò. Artù chiese al mago dove fossero le persone del villaggio e il mago gli rispose che li usava per mantenere vive le carte altrimenti avrebbero perso il loro potere.<br> Il ragazzino, molto astuto, gli domandò a che cosa cosa servivano quelle meravigliose  carte. Il mago, lusingato, gli spiego che erano capaci di vedere il futuro. <br>Allora Artù gli disse che non esistevano carte con quei poteri e il mago lo sfidò a farsi leggere le carte.<br>Artù  accettò e la prima carta che uscì fu quella dell' imperatore e così sia il mago che il ragazzino si inginocchiarono ai suoi piedi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 17:32:55 UTC</pubDate>
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         <title>Galahad, il Cavaliere Perfetto </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Ciro Roati, III D <br>Galahad, figlio illegittimo di Lancillotto e Elaine, descritto come il più nobile e puro dei cavalieri, da giovane crebbe in un convento cristiano, fin quando non venne chiamato alla corte del Re. Il padre voleva nominarlo cavaliere e Galahsd non aveva alcuna idea di quello che il futuro avrebbe riservato per lui.</div><div>Durante il tragitto, incontrò uno strano vecchio che gli chiese del cibo e il ragazzo, osservandolo, non esitò. <br>Il vecchio lo ripagò facendogli pescare una carta da uno strano mazzo. Era la XXI, cioè “Il Mondo” e rappresentava una donna all’interno di una ghirlanda con quattro animali negli angoli che rappresentavano i quattro evangelisti. Essendo molto credente capì che questa era “la sua carta”.<br>Il vecchio gli spiegò che chi avesse pescato quella carta avrebbe raggiunto i suoi obiettivi e avuto successo in ciò che sta facendo. Arrivato alla Corte del Re, venne sfidato a prendere la spada nella roccia e non ebbe problemi a farlo. Il Re fu sbalordito, ma una persona lì si aspettava già questo risultato, quella persona era il vecchio, che era anche mago e amico del Re. Da quel momento, il sovrano fu affiancato in molte avventure dal cavaliere, che dimostrò il suo coraggio, la sua cortesia e la sua fedeltà. Dopo poco, il Re venne spodestato e salì al trono un tiranno, che fece uccidere molti cavalieri e fece esiliare il mago. Galahad venne risparmiato, ma la voglia di vendetta cresceva in lui. </div><div>Passati vari anni, il mago morente si avvicinò a Sir Galahad con un unica carta, la IV e cioè “L’Imperatore”, che rappresentava un re barbuto seduto su un trono con oggetti che facevano capire la sua grande importanza. <br>Il cavaliere capì l'allusione del mago e uccise il Re con la spada che aveva estratto dalla roccia. Il popolo lo acclamò e lo proclamò nuovo Re.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 18:32:21 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;audace cavaliere</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Giovanni Zaccone, III D <br>Ser Lamorak era uno dei cavalieri della Tavola rotonda di Re Artù ed era particolarmente rinomato per la sua forza e il suo temperamento fiero. Secondo alcune tradizioni, egli era il terzo miglior cavaliere di Artù e nonostante questo assunse il ruolo di personaggio secondario nel ciclo arturiano.<br>Mentre ser Lamorak faceva ritorno da una battaglia, della quale fu il trionfatore, incontrò sulla strada per Camelot una strana figura incappucciata. Gli parve solo un povero vecchio, che per la propria sopravvivenza chiedeva alle persone che si trovavano di passaggio qualche soldo e in cambio gli offriva qualche strano servigio. <br>Una volta propose a un cavaliere, in cambio di poche monete, di pescare da un mazzo strambo una carta che gli avrebbe raccontato la sua storia e allo stesso tempo svelato il suo destino. <br>Il cavaliere era molto superstizioso e era sicuro che quella fosse una truffa, però, preso dalla curiosità, decise di pagare la somma e di conoscere il suo destino. <br>Dal mazzo pescò "la Torre". Rimase per un attimo sbigottito, non comprendendone il significato. <br>In seguito, l'uomo incappucciato gli disse che la carta rappresentava una torre in distruzione ed era il simbolo di qualcosa o qualcuno che poteva sembrare indistruttibile. Mentre proprio a causa della propria sicurezza e presunzione sarebbe stato prima o poi punito.<br>Ser Lamorak non credette al destino che la carta gli aveva rivelato, perché si sentiva invincibile e in grado di affrontare ogni avversità. Di conseguenza se ne pieno rabbia e ciò confermò al vecchio che la carta aveva ben parlato<br>Passano i mesi e tra i cavalieri della Tavola rotonda ci furono aspri conflitti, che portarono ad una divisione anche morale tra loro.<br>Ser Lamorak si ritrovò perciò in una imboscata tesagli da altri quattro cavalieri, con l'intenzione di ucciderlo. <br>Nonostante la situazione di netta difficoltà, l'audace cavaliere era certo di uscire trionfante da quella battaglia e riuscì anche a tener testa ai cavalieri. Ma poi fu pugnalato spalle.<br>Ormai in punto di morte, ser Lamorak si ricordò dell'incontro con la strana figura e giunse alla conclusione di aver imparato una lezione severa. Ma troppo tardi, perché quella lezione non valse a  salvargli la vita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 21:12:20 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;invidia di August</title>
         <author>kevingrimaldicapitello</author>
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         <description><![CDATA[<div>di Kevin Grimaldi Capitello, III D <br>Nel XII secolo, un re ebbe due figli maschi. <br>Chiamò il primogenito Sygmud ed il secondogenito August. <br>I due ragazzi crebbero entrambi sotto la guida del padre, che trasmise ai ragazzi la voglia di diventare re.<br>Il re si concentrava più su Sygmud, poichè sapeva che, se un giorno fosse venuto a mancare, il nuovo re eletto sarebbe Sygmud, per diritto di nascita.<br>Alla morte del re , ci fu l'incoronazione del primogenito ovvero Sygmud , che regnò in pace per molti anni.  Ma in August cresceva un enorme sentimento di invidia verso il Fratello. Cosí, per colmare quel sentimento negativo decise un giorno di ubriacarsi e, mentre passava per le vie del regno, incontrò una figura incappucciata, vestita tutta di nero. Ordinò alla figura misteriosa di identificarsi e la figura con fare losco si manifestò dicendo di essere Mefistofele, il messaggero del diavolo.<br>Sapendo l'oscuro desiderio di ambire al trono di August, gli fece la proposta di avvelenare il fratello e incoronarlo re in cambio della sua anima. <br>August subito accettò, poiché si era stancato di stare agli ordini del fratello e firmò lo scellerato contratto propostogli da Mefistofele.<br>Durante la notte, però, ebbe dei rimorsi tanto grandi da rinunciare al suo intento.<br>Anzi, pentito e singhiozzante irruppe nella stanza da letto del fratello e dopo avergli raccontato tutto, chiese di lasciare il regno e di rifugiarsi in un convento, dove certo Mefistofele, non poteva entrare.<br>Da quel giorno, ogni Natale,  Sygmud andò a trovare August nel convento. <br>L'amore tra i due fratelli diveniva ogni anno sempre più forte e Mefistofele dovette a un certo punto stracciare un contratto che non riusciva a farsi pagare. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-17 22:53:43 UTC</pubDate>
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         <title> L’anima perduta</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Francesco Piccegna, V D             <br>Un giorno un povero mezzadro tornando a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, trovò la moglie in fin di vita, disperato e non sapendo cosa fare, cercò aiuto ma invano.<br>L’uomo, sopraffatto dalle sue emozioni, lasciò la sua casa e il lavoro in cerca di un qualcosa che potesse colmare la sua perdita.<br>Durante il suo cammino, si imbatté in una piccola casetta molto invitante.<br>Stanco e senza meta, decise di entrarvi. Ma non vide altro che un letto ed un piccolo tavolo con sopra delle carte particolari.<br>Il mezzadro, incuriosito, ne prese una, C'era raffigurato un uomo stranamente molto somigliante a lui. Ma l'uomo con indifferenza la ripose sul tavolo e, sfinito dal viaggio e tormentato dai suoi pensieri, decise di stendersi sul pavimento per riposarsi qualche ora.<br>Al suo risveglio c’era una donna affascinante, giovane, vestita di bianco con lunghi capelli neri e uno sguardo penetrante e misterioso. essa si rivolse al uomo La donna gli chiese se sentiva ancora la mancanza di sua moglie.<br>Il mezzadro chiese irritato come facesse a sapere di sua moglie, ma la donna inaspettatamente gli si avvicinò e gli disse che se l’avesse baciata avrebbe potuto riabbracciarla e vivere altri dieci anni felici con lei.<br>Allora l’uomo, senza pensarci due volte, baciò la donna. Ed ecco che cominciò a sentirsi male e svenne.<br>Si risvegliò a casa sua, steso sul letto con la moglie accanto come se niente fosse mai accaduto.<br>Cosi il mezzadro visse tanti anni ancora insieme a sua moglie, ma allo scadere del decimo anno, la donna si ripresentò, dicendogli che il suo tempo era scaduto e lo portò con sé giù all’inferno.<br>Questo accadde perché il mezzadro non capì che le cose impossibili non sono di questo mondo.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 15:49:42 UTC</pubDate>
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         <title>La storia di una strega</title>
         <author>francescadelgiudice1</author>
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         <description><![CDATA[<div>di Francesca del Giudice, V D  </div><div>In un castello, nel fitto bosco del regno, abitava una bambina di nome Morgana, che ovunque andasse portava con sé morte e sventura.<br>Quando si avvicinava ad altri bambini per giocare, questi scappavano impauriti urlandole contro che era una strega.<br>Questo perché, alle sue spalle, c'ero io, una tetra ombra nera. La bambina si sentiva sola e arrabbiata col mondo, ma non poteva liberarsi di me, perché era grazie a me se era ancora in vita. Un giorno, Morgana scorse dalla sua alta torre una sagoma appesa ad un albero. Era un bambino,, che quando la vide non scappò e non si spaventò, anzi, una volta liberato, iniziò a seguirla ovunque. Morgana iniziò a provare dell’affetto per lui e voleva proteggerlo, così mi chiese cosa gli riservasse il futuro.<br>Ma io non potevo dirle niente, così si affidò ai Tarocchi.<br>La prima carta che prese Morgana fu quella del Mago. Quindi il bambino sarebbe stato un uomo sicuro, determinato e impavido. Poi fu la volta della seconda carta, quella degli innamorati,  ciò significava che avrebbe dovuto scegliere tra il bene e il male in futuro. E, infine, l'ultima carta fu quella della morte. Morgana, impietrita, pensò che quella cattiva sorte potesse dipendere da lei e perciò decise di mostrare al bambino quanto io, la sua ombra, fossi spaventosa, in modo da allontanarlo da lei.<br>Il bambino che l’aveva sempre seguita ovunque, alla mia vista le voltò le spalle senza pensarci e scappò.<br>Così Morgana rimase ancora una volta avvolta nell’oscurità e nella solitudine. <br>Passarono anni, il bambino divenne uno dei cavalieri più importanti del regno, tutti lo apprezzavano per il suo buon cuore, mentre Morgana crebbe senza mai capire cosa fosse il calore umano. <br>I due si incontrarono nuovamente nel bosco, Morgana ferì gravemente  l’uomo non riconoscendolo.<br>Quando si riconobbero Morgana voleva salvargli la vita e l’unico modo che aveva per farlo era quello di cedermi all’uomo anche se questo comportava la sua morte.<br>L’uomo però ricordò tutto di quand'era bambino e del suo debito nei confronti di Morgana che lo aveva salvato da una morte certa.<br>Così morì, ma prima di morire disse a Morgana: “Puoi fingere di avere un cuore non un’anima”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 16:34:43 UTC</pubDate>
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         <title>Dal nulla al successo </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/paolarago1/qulh0xjhld0t/wish/937611130</link>
         <description><![CDATA[<div>di Giovanni Pugliese, V D<br>Dopo una lunga giornata di battaglia, il paladino Orlando in fuga dai suoi avversari si perde nei fitti boschi. <br>Dopo diverse ore, arriva di fronte a una gran palazzo abbandonato. Orlando, incuriosito, decide di entrare. Dover aver salito vari piani del misterioso palazzo,  si trova davanti a una misteriosa e luminosa porta. L'apre e si trova davanti a un grande salone con al centro una grande tavola con attorno alcune persone. Orlando viene invitato ad avvicinarsi al tavolo. Nota subito, che sopra ci sono delle carte sparse. Senza esitare, il paladino ne pesca una e la porta lentamente vicino al suo viso. Il fante di spade che vi era raffigurato gli somigliava tantissimo. Questa carta, inoltre, rappresentava in particolare un evento passato, ovvero la sua prima battaglia. Il giovanissimo Orlando, ancora alle prime armi, fu chiamato in guerra a difendere il suo re e fin da subito divenne il protagonista delle battaglie. Un ultimo avversario separava Orlando e il suo re dalla vittoria: Ayreon, uno dei guerrieri più temuti di quei tempi, che non esitò ad attaccarlo. <br>Orlando riuscì a schivare tutti i colpi e a dargli un colpo secco nella pancia. Il guerriero cadde in terra mezzo morto e il paladino portò così al successo l'esercito di re Artù. <br>Fu questo l’episodio che portò Orlando a diventare quello che è adesso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 16:45:00 UTC</pubDate>
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         <title>L’anima dell&#39;alchimista </title>
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         <description><![CDATA[<div>di Alessandro Parascandolo, V D <br>Un alchimista, alla ricerca da sempre della vita eterna, incontra un mago, che gli promette di dargliela in cambio della sua anima. Nonostante la paura di perdere la sua anima, accetta perché pensa che la sua anima non vale quanto la possibilità di vivere in eterno.<br>Gli anni passano e l’alchimista vede morire tutte le persone a lui care e si rende conto che senza anima è un uomo spento.<br>Il rammarico per aver venduto la sua anima lo farà vivere in eterno ma dannato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 18:52:58 UTC</pubDate>
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         <title>Storia di un cavaliere valoroso</title>
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         <description><![CDATA[<div>di Andrea Merlino, IV D <br>La partita procedeva in maniera spedita tra i commensali Si era ormai giunti ad una delle ultime righe della disposizione dei Tarocchi. L’ atmosfera, avvolta in un silenzio tombale tanto che  neppure i respiri dei commensali si potevano percepire, diveniva via via più profonda ed enigmatica. Quella combinazione dei Tarocchi, proponeva una sfilza di carte che da subito attirò l’attenzione dei convitati che, non potendo parlare, mostravano il loro interesse con un gioco di intensi sguardi. <br>Le carte parlavamo chiaro: il nove di spade era il simbolo del cavaliere che sedeva a quel tavolo ed il sette di bastoni quello di un bosco. <br>Il soldato infatti bussò con la nocca sul nove di spade.<br>Il cavaliere si accingeva ad abbandonare il borgo nel quale viveva, a causa di una brutta epidemia che stava dilagando in tutta la popolazione.<br>Fu così che  si recò in una dimora solitaria per salvaguardare la sua salute. <br>Una volta addentratosi nel bosco, il cavaliere udì come dei gemiti, accompagnati dal pianto sommesso di quella che sembrava una voce femminile. <br>Seguendo la provenienza del suono, il cavaliere giunse ad un’angusta grotta, all’interno della quale giaceva il corpo di una nobile fanciulla. <br>La donna era evidentemente ammalata e bisognosa di cure. <br>Il cavaliere si trovò  perciò davanti ad una scelta: spogliare la donna di tutte le sue ricchezze e di tutti i suoi averi e fuggire oppure aiutarla con le dovute attenzioni a guarire dalla malattia.<br>La mano del cavaliere, quasi senza esitazione, scartò il brillante sette di denari (cioè la ricchezza) e bussò sul tre di coppe, che rappresentava la saggezza. Scelse dunque di prestare soccorso alla fanciulla. <br>Ma come avrebbe potuto essere altrimenti?<br>Ma ecco che apparve un uomo saggio, che gli suggerì di andare a trovare le erbe medicinali presenti nel bosco e di farne una pozione che avrebbe guarito la fanciulla. <br>Il cavaliere seguì alla lettera le disposizioni del saggio uomo e, nel minor tempo possibile, somministrò il composto alla donna. <br>Dopo una manciata di minuti lei riacquistò la salute e, una volta tornata in sé, s’innamorò del giovane cavaliere che la sposò.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 20:11:22 UTC</pubDate>
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         <title> La fatale avidità</title>
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         <description><![CDATA[<div>di Antonio Dolano, V D</div><div>Un giorno un alchimista molto povero, chiuso nella sua piccola tenda mal ridotta e fissata nel terreno con dei fragili pezzi di legname, decise di darsi da fare per poter permettersi una piccola dimora e vivere una vita più agiata. Ma egli non sapeva proprio cosa fare, fino a quando non incontrò una donzella molto affascinante, quasi una dea giunta sulla terra solo per lui.<br>Il giovane se ne infatuò al primo sguardo, ma di colpo sparì. Al suo posto c'era però un bigliettino: entra nella taverna e sarai accontentato.<br>L'alchimista non capì che cosa significasse e subito se ne  dimenticò. <br>La sera, osservando le pietre che incorniciavano il fuoco che lo scaldavano, pensò: “Ah, se solo queste pietre fossero diamanti!”. Così decise che avrebbe tramutato le pietre in diamanti e, dopo anni, di intense ricerche riuscì a realizzare molti diamanti ma sembrava che per lui non bastassero mai, ne bramava molti di più. Iniziò così a provare e a sperimentare vari ingredienti per creare diamanti sempre più grandi. Fu proprio la ricerca di uno di questi ingredienti che lo spinsero nel bosco. Ma a un certo punto si fece notte ed era troppo tardi per tornare a casa. Fu così che scorse in lontananza una taverna. Ci entrò senza indugio e trovò dei tarocchi sparsi su un tavolo.<br>Un uomo poco lontano da lui gli disse che erano in grado di prevedere il futuro. Così l'alchimista prese una carta, la Fortuna, rappresentata da una ruota su cui gira la buona sorte di una persona.<br>All'alba l’uomo uscì soddisfatto dalla taverna consapevole che la fortuna sarebbe stata dalla sua parte. <br>E fu così.<br>Qualche giorno dopo, l’uomo si imbatté in un fiume e vide che sul fondo giacevano innumerevoli diamanti, i più grandi e luminosi che avesse mai visto.<br>Fu allora che si rammentò della donna e del suo messaggio. <br>Aveva avuto davvero molta fortuna. <br>Recuperò tutti i diamanti, ma questa volta non tenne con sé tanta fortuna, ma la condivise con chiunque ne avesse bisogno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-18 20:17:13 UTC</pubDate>
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         <title>Il mago senza idee</title>
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         <description><![CDATA[<div>di Cerlisio Ferdinando, V D<br>In una vecchia città cupa e  tenebrosa viveva Mago Merlino. Lui veniva riconosciuto da tutta la città come "l'inventore" . Era, infatti,  un uomo molto intraprendente. Ma, nell'ultimo periodo, le idee avevano cominciato ad affievolirsi, fin quando il vecchio mago non cadde in una vera e propria depressione e malinconia. Un giorno, senza far sapere niente a nessuno, si recò nel vecchio bosco per farla finita. Però dal cielo, d'improvviso vide cadere tantissime foglie. Fin quando una carta, portata lì dal vento, non gli si appoggiò sulla mano. Era un tarocco, più precisamente rappresentava IL MAGO. Nel prendere quella carta, a Merlino vennero in mente centinaia di nuove invenzioni. <br>Tornò in paese e cominciò a fabbricare qualsiasi cosa gli passasse per la mente, oggetti geniali, che lo avrebbero reso molto ricco. Però la voglia di fabbricare cose nuove, per il mago Merlino divenne una vera e propria ossessione. <br>Fabbricava dalla mattina alla sera, trascurando così i veri valori della vita. <br>Finché capì che nessun oggetto potrà mai sostituire, il sorriso di un amico, il sorriso di una donna, il calore di una famiglia e così via...</div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-19 00:10:48 UTC</pubDate>
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         <title>Il patto dell&#39;alchimista </title>
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         <link>https://padlet.com/paolarago1/qulh0xjhld0t/wish/940499172</link>
         <description><![CDATA[<div>di Giovanni Carannante, IV D <br>Un'alchimista per tutta la vita aveva cercato una formula per trasformare i metalli, presenti sulla terra, in oro. <br>Un giorno, nessuno capì come,  ci riuscì e costruì un regno tutto d'oro. <br>L'uomo ammirava ogni giorno il suo vasto regno dal palazzo più alto, ma un velo di tristezza attraversava sempre i suoi occhi.<br>Fu così che l'alchimista decise di affrontare la sua più grande paura, recandosi da un mago che leggeva il futuro attraverso i tarocchi.<br> L'uomo entrò nella stanza e si sedette davanti al mago,  che cominciò a scoprire le carte. Comparve la prima carta ed era quella dell'imperatore, simbolo di potere, forza, sicurezza, autorità, insomma tutte le caratteristiche che possedeva l'alchimista nel governare. <br>Affianco all'imperatore venne posizionato il cavallo di denari, il quale rappresentava un eccessivo desiderio di successo economico. Venne quindi scoperta la terza carta ed era quella della giustizia che rappresentava l'arrivo della resa dei conti. <br>Il mago, ignaro di cosa potesse aver fatto, scoprì un'altra carta ed era quella del diavolo. <br>Il viso del mago divenne pallido, perché capì quello che aveva fatto l'alchimista. <br>Rimanevano solo due carte per stravolgere o confermare questa brutta situazione, ma in preda al panico l'alchimista scappò e si rinchiuse nel suo palazzo con una scorta di dieci uomini fuori la sua porta. <br>Il giorno seguente si presenta a palazzo una persona che afferma di essere atteso dal re.<br>La porta del palazzo si aprì  e l'alchimista seppe che era giunto il momento di rispettare il patto, stipulato con quella persona anni prima. <br>Ma si rifiutò categoricamente e a partire dal giorno dopo la maledizione calò sul suo regno. Scoppiò la guerra civile, si diffuse una terribile epidemia, la carestia affamò chiunque.<br>Non avendo così alcun tipo di speranza, l'alchimista decise di consegnare la sua anima al diavolo.<br>Fu allora che ricordò il mago e le due ultime carte che non volle vedere. <br>Mentre si incamminava per consegnarsi al diavolo, l'alchimista ebbe un incontro inaspettato, davanti ai suoi occhi comparve la visione di Dio, il quale era intervenuto per liberare l'alchimista dal patto del diavolo, constatato che l'uomo aveva sacrificato se stesso per il bene del suo popolo.<br>Per la prima volta nella sua vita aveva dato perciò più valore alle persone che alle cose. <br>Così Dio rispedì il diavolo all'Inferno e chiese all'alchimista di agire sempre per il bene del popolo, anche nei momenti più bui. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-19 09:23:07 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;orchidea fantasma </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>di Menna Giuseppe, IV D <br>Mentre stava camminando in un bosco, un cavaliere si accorse di essersi perso.<br>A un certo punto vide da lontano delle luci: era un castello magico che rendeva muto chiunque vi entrava. <br>Il cavaliere ignaro vi entrò e, dopo cena, furono disposte sul tavolo dei tarocchi. <br>Lui allora capì, poiché nessuno dei commensali parlava, che avrebbero potuto comunicare  grazie a quelle carte. E così mise davanti a sé una sequenza di  tarocchi: il mago, la luna, il re di spade rovesciato, la fortuna, il sei di bastoni capovolto, la torre, il diavolo, l’appeso, l’angelo e il sole.  E io, vedendo queste carte immaginai la sua storia.<br>Il cavaliere cercava disperatamente una cura per suo figlio, che era molto malato. A un certo punto incontrò un mago, che gli disse: "Ho bisogno dell’orchidea fantasma. Ma è un fiore molto difficile da trovare, perché ha la capacità di sparire quando si sente minacciato da qualcuno o qualcosa. Ti farò perciò dicentare invisibile in modo che tu possa cogliere l'orchidea. Ma fai attenzione, perché la magia non ha effetto di notte".    <br>Fu così che il cavaliere girò tutto il giorno alla ricerca dell'orchidea, che effettivamente sembrava proprio invisibile.  Quand'ecco che la vide sul ciglio di un dirupo e riuscì a coglierla pochi minuti prima che tramontasse il sole.        Il cavaliere allora si mise sulla strada di casa, ma si accorse che ritornava sempre nello stesso punto. Si era dunque perso nel bosco, spogliato del suo potere, e con un fiore raro tra le mani.  Attese la mattina, rifugiandosi in una piccola torre abbandonata,  sperando di trovarvi un riparo sicuro. Ma non fu così, perché all’interno ci abitava una donna, che, grazie a una pozione a base dell'orchidea fantasma, restava sempre giovane. Provò perciò a rubargli l’orchidea ma senza successo, perché l’uomo se ne accorse e riuscì a scappare. <br>Ma non finì qua, perché la donna, che era in realtà una donna, raggiunse il cavaliere, lo appese a un albero e gli sottrasse il fiore.<br>Ma di li si trovò a passare una giovane fanciulla che udì il suo pianto straziante.<br>Allora lo slegò e gli chiese cosa fosse successo e allora il cavaliere gli raccontò tutta la storia. <br>Finì che tutto andò a posto, come spesso accade nelle storie. <br>Ma è troppo tardi ed è ora che la compagnia si sciolga prima che sorga l'alba.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-20 09:53:29 UTC</pubDate>
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         <title>Il baule dei ricordi </title>
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         <description><![CDATA[<div>di Gioacchino Ferrigno, IV D <br>Un giorno, avventurandomi in un bosco, scorgo da lontano un vecchio cimitero abbandonato. Preso dalla curiosità, mi avventuro tra le tombe in cerca di qualche tesoro dimenticato. <br>Trovo infatti una vecchia chiave nascosta dietro un masso con su scritto un numero.<br>All'improvviso sento un rumore provenire da una fossa, mi avvicino e vedo due occhietti vispi che mi guardano. Dal nulla salta fuori uno gnometto gobbo, che ha tutta l'aria di essersi perso alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che io ho tra le mani. <br>Subito mi chiede di restituirgliela perché di sua proprietà, ma io non l'avrei mai restituita senza sapere cosa aprisse quella chiave. <br>Così gli propongo di fare a metà del bottino. <br>Lo gnometto accetta e mi conduce in un posto strano. Vedo fiori colorati, piccole lucine e non riesco più a capire dove siamo.<br>A un certo punto appare un baule. Lo gnometto mi chiede: - Sei  pronto a vedere quello che si nasconde nel baule? <br>Certo che ero pronto!<br>Pronto a raccogliere tra le mie mani vecchi oggetti preziosi di qualche aristocratiche o gioielli di altezzose nobili.<br>Ma ecco che dal baule sbucano fuori le ombre delle persone a me care, quelle che avevo perso nel corso degli anni e che mi avevano reso quell'uomo triste e malinconico sempre alla ricerca di qualcosa, quel qualcosa che il baule mi stava ridando. <br>L'immagine della mia famiglia sorridente e spensierata mi restituisce la gioia di vivere. La fiducia e speranza che avevo perso dopo la morte della mia mamma e del mio fratellino. <br>La mia mamma con il suo sorriso mi fa capire che non devo cercare più tra i morti, ciò che avrei potuto trovare tra gli uomini, l'amore, l'amicizia, la voglia di vivere. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-20 11:12:32 UTC</pubDate>
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