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      <title>Le nostre autobiografie IIIA by Cristina Galizia</title>
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      <description>Racconti autobiografici</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-11-18 13:46:53 UTC</pubDate>
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         <title>La mia autobiografia LIDIA FACCHINI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando sono nata, in casa c'erano tante persone che aspettavano il mio arrivo, non conoscevo nessuno e, a me sembravano estranei. Dopo ho imparato a conoscerli e  a volergli bene. I miei parenti mi hanno voluto bene sin da subito. Erano tutti li che festeggiavano, la tavola era imbandita e  una grande torta sulla quale c'era scritto il mio nome. C'era chi mangiava, chi cantava e, gente che arrivava in continuazione con dei pacchettini che mia madre apriva. La mia famiglia era molto emozionata, perchè non vedevano l'ora che all'interno della famiglia entrasse un'altra persona, cioè io. <br>Un ricordo a cui tengo molto è il matrimonio di mia zia.<br>Era un pomeriggio di autunno, nell'aria c'era un profuno di festa, di cibo, di castagne e di foglie cadute, insomma un'aria autunnale. Durante i preparativi ero molto felice, date che non vedevo l'ora che arrivasse il momento in cui avessero dichiarato il loro amore. Quel pomeriggio mi sono commossa molto. La cermpnia era molto bella, si sentivano gli uccelli che, cinguettavano, come se stessero cantando la loro canzone. Durante la serata, ho assaggiato un nuovo gusto, non è nè un cibo e nè una bevanda, ma un gusto raro, cioè l'amore, una sensazione che mi prende il corpo, la mente, ma soprattutto il cuore. Quel giorno sembravo una bambina piccola, che cercava di raggiungere la felicità per farci un mantello, che mi avrebbe potuto mantenere caldo. Leggendo una poesia, mi sono sentita prendere l'anima, come quando si prendono i pesci, non con la canna, ma con un abbraccio che mi emana calore e affetto.  Tutti erano impazienti che arrivasse quel giorno, soprattutto io, ero su di giri, però quando arrivò non mi accorsi di nulla, perchè il tempo passò molto velocemente, come un lampo. <br>Quel giorno mi sono sentita bene, felice ed emozionata per tutto. Oltre a cose felici, nella vita ci sono anche cose brutte, come per sempio, quando si litiga con una persona che mi sta molto a cuore. Odio, quando la gente, crede di essere chi sa chi e, di sapere tutto, ma poi facendole raggionare, riescono a capire che hanno torto.<br>Un ricordo molto triste per me è quando ho litigato con la mia migliore amica...<br>Era una bellissima mattina d'estate, eravamo uscite molto contente e felici, siccome non ci vedevamo da tanto tempo. Eravamo inseparabili, fino a quel momento. Avevamo litigato, visto che non ci eravamo riuscite a mettere d'accordo su cosa fare quella mattina. IO dicevo di fare qualcosa per passare tempo, oppure di andare da qualche parte, invece lei voleva rimanere al parco senza fare niente, per aspettare la nostra amica e, poi andare in giro. In questo modo, nessuna delle due c'è la faceva più, allora decidemmo di adare ognuno per la sua strada. Io sono tornata a casa, invece lei è andata da questa amica che si chiamava Noemi e sono uscite. Da quel momento in poi, non ci siamo più parlate. Un pomeriggio di fine estate, mi viene a chiamare questa Noemi, per chiedermi se uscivo e, io gli risposi di "si". Decidemmo di andare al parco, dove incontrammo la mia migliore amica, cioè colei con cui avevo litigato e , una sua amica che si chiamava Vanessa. Nessuna delle due aveva coraggio di parlarsi, ma poi io presi il coraggio e iniziai a parlare. Dopo un po' anche lei cominciò a parlare. Noemi disse ironicamente che, eravamo tornate di nuovo a essere amiche, io risposi di no. Vanessa rifece la stessa domanda a Elena, la mia migliuore amica, e, lei rispose di si. <br>Poi durante il pomeriggio siamo riuscite a chiarirci e siamo tornate le amiche di una volta.<br>Dicono: &lt;&lt; dopo una delusione la rabbia è come una medicina un po' amara&gt;&gt;, ma secondo me non è vero, perchè la medicina dopo una delusione, oppure dopo un'arrabbiatura, puo essere solo un chiarimento, che si puo avere con l'altra persona. La vita non è tutta rose e fiori, tuttavia a volte si incontrano anche delle spine, cioè delusioni. Ci sono giorni in cui sono triste, non so cosa voglio e non ho un buon umore e, a volte ho degli sbalzi d'umore: dieci minuti sono felice, invece altri dieci minuti sono arrabbiata, un'arrabbiatura senza motivo; nessuno mi ha fatto niente, nessuno mi ha detto qualcosa che mi possa aver fatto cambiare umore. Infatti, quando questo sentimento prende il mio corpo, ho il cuore che brucia cose di ghiaccio e, sento che dentro di me tutto si sta mescolando e  non capisco più niente.<br>Negli anni, ho capito cosa vuol dire la parola amicizia. L'amicizia è un sentimento che puo essere provato solo da persone di cuore gentile. Ricordo un bel momento che riguarda questo sentimento, cioè l'amicizia tra cugine.<br>Era una bella mattina di domenica, erano le 4:00 del mattino,  sento che mia zia si alza dal letto e, va in cucina. Dopo un po mi alzo ache io, e, in cucina c'era proprio lei, la mia nuova cugina. Si chiama Valeria. Io appena l'avevo vista, ero entrata subito in simpatia con lei. Avevamo passato dei giorni meravigliosi insieme, quando stavo con lei a  casa di mia zia. Era molto gentile con me.Lei per me è una cugina, invece io lìho considerata da subito come un'amica o meglio come una sorella, perchè a lei riesco a dirgli tutto quanto. Da quel momento eravamo inseparabili, ed ogni volta che lei veniva qui in Italia, anadavo da mia zia e passavo alcuni giorni li per stare  con lei.<br>Oggi, lei si è laureata ed ha finito tutti gli studi, di conseguenza vive qui, con mio cugino. Neanche un anno fa, si sono sposati in Ucraina. Io non sono potuta andare al matrimonio, ma come se ci fossi stata, dato che ero collegata via Skype, durante la cerimonia Ora sono qui e, quando voglio posso andare a trovarla.<br>Ora dopo tutte queste esperienze, posso dire, che fin ora ho avuto o meglio dire ho una vita molto bella,, un po' movimentata, ma bella,. Secondo me la vita, va presa come è e, va vissuta minuto per minuto e non pensare subito al futuro che, per quello c'è tempo. Certe volte dico: &lt;&lt; la vita è come una fotografia, se sooridi viene megio, invece se mantieni sempre il broncio, sarà una vita che ti darà sempre infelicità e insicurezza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-19 16:07:51 UTC</pubDate>
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         <title>La mia prima volta in bici senza rotelle</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong><em>Ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri. Papà mi disse che avevo l'età giusta per andare in bici senza il supporto delle rotelle, io ero spaventata, ma nello stesso tempo avevo tanta voglia di imparare. Il primo giorno senza l'appoggio avevo il terrore di fallire. Portavo la mia piccola bici avanti e indietro per la strada che percorrevo per andare allo chalet, ad un certo punto ho provato a salire sul sellino e a pedalare, ma sono caduta immediatamente: mi ero arresa davanti ad un enigma che pensavo fosse impossibile. Vedevo i bambini più piccoli di me andare in bici senza problemi e senza nessun supporto, mi sentivo sconfitta dentro di me. Questa storia andò avanti a lungo, finché un giorno ho fatto un bel respiro, mi sono fatta coraggio e sono montata in sella. Sono partita spedita, ho urlato:<br></em></strong><br></div><div><strong><em>- Mamma, guarda!!<br></em></strong><br></div><div><strong><em>Si è voltata e ho visto la sua faccia meravigliata e i suoi occhi pieni di gioia. Mi ha aspettato a braccia aperte nel punto in cui si era fermata e quel giorno per me è indimenticabile e fantastico. Mi sono sentita come un angelo tra le nuvole. Sono stata due o tre ore sotto casa a pedalare fino allo sfinimento. Sono caduta una volta, ma mi sono rialzata subito e senza sbuffare, pensando dentro di me “VIVERE E PENSARE CHE DOMANI SARÀ SEMPRE MEGLIO”. Quel giorno me lo porterò sempre nel cuore, per tutta la vita.<br></em></strong><br></div><div><strong><em>&nbsp;<br></em></strong><br></div><div><strong><em>&nbsp;<br></em></strong><br></div><div><strong><em>Realizzato da Valeria Mastrantonio<br><br></em></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-23 20:32:40 UTC</pubDate>
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         <title>La mia rabbia</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/galiziacris/qul8491pbd8g/wish/139660523</link>
         <description><![CDATA[<div>La mia rabbia e anche tristezza è vedere un cane solo, abbandonato e maltrattato. Mi fanno infuriare le persone vanitose, che credono di essere come Dio e invece sono peggio di Lucifero. Le persone che odiano i loro genitori, anche se adesso non sarebbero qui se non fosse per i loro genitori. Le persone che si lamentano sempre della propria vita, che maltrattano le persone e poi pretendono di essere trattato a mo' di re. Io quando vedo queste persone mi chiedo: "Ma sono capitata in una gabbia di matti?". Quando sono arrabbiata mi sento come se non capissi più niente dentro di me, mi si mescolano tutte le emozioni dentro il mio corpo, che anche quelle più allegre diventano negative. Nel momento in cui sono arrabbiata coinvolgo sempre amiche che non c'entrano niente in quella storia, che poi vado sempre a rovinare alcune delle più fantastiche amicizie che non vorrei perdere mai nella vita. A volte vorrei tornare indietro nel tempo per fermare quell'episodio di rabbia che sta per avvenire e far in modo che non avvenga. Ma non si può fare, perciò bisogna andare avanti e lasciare ogni cosa alle spalle sperare che si risolva tutto, perché la vita è imprevedibile. La maggior parte delle persone che credono di sapere tutto, ha torto. Quando so di avere ragione, metterei anche la mano sul fuoco. La rabbia è come un terremoto, scombussola tutte le tue idee che hai pianificato e li manda a monte. Quando sono arrabbiata ascolto musica e faccio dei tiri con il pallone. Ascolto musica perché almeno dimentico gli episodi di rabbia che ho vissuto e non ci penso. Gioco con il pallone per scaricare la furia non solo mentalmente, ma anche praticamente. Cerco sempre di controllarmi, eppure non ci riesco. Voglio uscire da ogni enigma che ho nella mente, scappare e andare in un posto in cui mi sento bene, dove non verrebbe mai nessuno a cercarmi. In un posto in cui sono cresciuta spiritualmente, coraggiosamente ma soprattutto con animo moto forte. <br><br></div><div> <br><br></div><div> <br><br></div><div>Realizzato da Valeria Mastrantonio<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-23 20:34:15 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;AMICIZIA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/galiziacris/qul8491pbd8g/wish/139660797</link>
         <description><![CDATA[<div>L’ amicizia è un sentimento molto importante, la base di tutta la vita. L’ amico/a è colui/lei che quando tutto va male è ancora al tuo fianco. Che quando perdi un grande amore è sempre lì a consolarti e a coccolarti. Io non posso fare a meno di due persone fondamentali che sono ancora oggi al mio fianco.<br><br></div><div>Una volta una do esse mi invitò a casa sua per giocare in piscina e giocare con il suo cane, Balù. Ovviamente non ero solo io ma anche altre amiche. Lei ed io abbiamo aspettato prima le altre e quando sono arrivate tutte, ci siamo buttate in acqua mano, nella mano. Abbiamo scattato molte foto di gruppo oppure in coppia mentre ci tuffavamo e molti tipi di tuffi strani. Dopo un paio d’ore abbiamo mangiato pop corn e dolci, bevuto acqua, coca cola e thé. Appena finito, ci siamo tolte l’asciugamano di dosso e ci siamo scaraventate verso la piscina per fare un tuffo a bomba epico tutte insieme. Intanto la madre aveva gonfiato due materassini ed abbiamo inventato un gioco: chi rimaneva in piedi sul materassino per più tempo vinceva, ma la cosa più difficile era mettersi in piedi sul materassino mentre loro lo muovevano. Io personalmente ho fatto pena, sono caduta immediatamente, mentre le altre sono rimaste più a lungo. Erano le ore più solari e felici della mia vita che passavo con le amiche. Si era fatto tardi, e il padre ci ha detto di uscire, asciugarsi e vestirci, e ,se volevamo, giocare un po’ con Balù. Lo abbiamo fatto giocare con la palla, fatto nuotare un po’ in piscina e lanciargli un pupazzetto che gli piaceva molto. Abbiamo giocato finché le mamme non ci sono venute a prendere. Vorrei rivivere quell’esperienza quando sarà vicina l’estate. È stata una giornata magnifica, splendida ed epica, da non dimenticare e da rivivere, perché è importante vivere queste esperienze con le amiche che sono sempre al tuo fianco. <br><br></div><div> <br><br></div><div>Realizzato da Valeria Mastrantonio ��7!��<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-23 20:37:06 UTC</pubDate>
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         <title>la mia autobiografia VALENTINA CONI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/galiziacris/qul8491pbd8g/wish/139799937</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutti attendevano questo momento. La mia famiglia era tesa, contenta. Persino mio fratello aspettava la mia nascita. Mia madre e mio padre avevano un' agitazione che non si spiegava. I nove mesi di gravidanza erano ormai passati ed era giunto il momento. Mia madre dovette correre in ospedale e finalmente il 1 settembre del 2003 nacqui. I miei nonni con mio fratello che erano in sala attesa sentirono il mio pianto e tirarono un sospiro di sollievo, felicità ma soprattutto tanto amore. Dopo qualche giorno di riguardo io e mia madre tornammo a casa. Appena aperta la porta una bellissima festa ci accolse magnificamente. Tutta la mia famiglia, parenti erano li a festeggiare insieme a noi. Ci fecero tutti gli auguri e mi salutarono con un piccolo bacetto sulla fronte. Tutti che si affacciavano alla carrozzina facendo i complimenti a mia madre. Io non capivo cosa stava succedendo ero molto piccola e per me era come entrare in un altro mondo.<br>Il fiocco della nascita che era attaccato al cancello di casa era: rosa e bianco ricamato da mia nonna con su scritto "E' nata Valentina.<br>Crebbi abbastanza ed un ricordo a cui sono molto affezionata è quando iniziai a fare il mio primo passo. Mia madre era da una parte che mi teneva le braccia mentre mio padre era più giù aspettandomi che arrivassi da lui. Mamma mi lasciò ed io cominciai a camminare. IO ero molto contenta sembrava come se si fosse aggiunta un' altra parte della mia vita, del mio cammino. Appena imparai a camminare cominciai a fare danni per tutta casa. Nessuno sapeva dove mettersi le mani.<br>&nbsp;Oltre a questi ricordi che mi raccontò mia madre uno di cui so raccontare io è quando per la prima volta riuscii ad andare in bicicletta senza rotelle. Ricordo che mio padre mi portava ogni pomeriggio dopo la scuola as un parcheggio molto grande dove facevamo delle prove le quali stavo quasi sempre a terra. Avevo sempre avuto paura di cadere ma poi alla prima caduta mi abituai finché&nbsp; tra un ginocchio sbucciato e le gambe che mi facevano male a forza di pedalare imparai ad andarci e a tenermi in equilibrio. Per me era bellissimo e passavo i pomeriggi sani a fare i giri in bici sotto casa mia.&nbsp;<br>Fin da piccola ho riposato un peluche bianco e marrone. E' soffice come l'ovatta e senza la sua presenza da piccola non riuscivo a dormire. Non è molto grande ma abbastanza da coccolarmi meglio. Me lo regalarono i miei genitori quando feci un'anno, mi è sempre rimasto nel cuore e lo avrò con me per tutta la vita.<br>Ricordo anche la prima volta che ho avuto paura. Era notte, dormivo nel letto della mia camera, mi svegliai nel cuore nella notte fonda e ovviamente i miei genitori non c'erano e avevo molta paura. Credevo ci fossero dei mostri che entravano dalla finestra. Non so dire il perché pensavo questa cosa ma sapevo che prima o poi&nbsp; avrei dovuto affrontare questa paura. Cosi incoraggiandomi da sola provai ad andare molto lentamente nella camera dei miei genitori. Mi sentivo più protetta con loro che mi stavano accanto. Cosi decisi di superare questo ostacolo ed imparai anche a dormire nella mia camera da sola senza nessuna paura.<br>Proprio l' altro giorno, mentre stavo rivedendo l' album delle mie foto, ne vidi una da appena nata, ero: paffutella, occhi verdi come il prato e avevo dei lineamenti fini. Invece ora sono cambiata molto: sono abbastanza alta per la mia età, magra, occhi sempre verdi che cambiano a seconda del tempo.<br>Poi viene l' amicizia. L'amicizia si. Senza gli amici non si può stare.&nbsp;<br>Mi ricordo quando conobbi la mia migliore amica, la mia metà, alla quale posso fidarmi, posso dire tutto di me. L' unica persona che mi capisce , che mi sta accanto e mi aiuta a superare gli ostacoli più brutti della mia vita. L'ho incontrata per caso ed è stato il caso più bello della mia vita.<br>E niente dopo tutti questi ricordi che ho del mio passato posso solo dire che mi ritengo fortunata ad avere una famiglia che mi sostiene e che mi sta accanto. Devo ringraziarla per tutto quello che fa per me e spero non smetterà mai di farlo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-24 18:00:09 UTC</pubDate>
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         <title>La mia autobiografia  GIORGIA ROMANO </title>
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         <link>https://padlet.com/galiziacris/qul8491pbd8g/wish/139803869</link>
         <description><![CDATA[<div>Sono nata il 21 agosto del 2003 e sono la prima di tre figli. Mi chiamo Giorgia e il mio nome lo scelsero i miei genitori in onore di non so chi.<br>Tutti mi raccontano che quando nacaui c' erano tutti lì ad aspettare che venissi al mondo: i miei zii, i miei nonni, i miei cugini, gli amici dei miei genitori...insomma, parecchia gente, fatto sta che eerano tutti lì per me.<br>Poco tempo fa, mentre curiosavo in un armadio, ho trovato tantissimi vestiti da bambina e insieme a questi, delle foto di quando ero piccola, appena nata. Avevo dei grandi occhi grigi e ero vestita tutta di rosa dalla testa ai piedi: sembravo un confetto! L' unica cosa che non mi piaceva si me era che avevo pochissimi capelli e questo fatto lo odio.<br>Tuttavia , nella mia infanzia ci sono stati momenti bui, in cui ho avuto veramente tanta paura. Se ho un ricordo più netto degli altri, é quando mio nonno ha cominciato a stare male. Avrò avuto circa tre anni, ma questo ricordo lo ho ancora ben impresso nella mente. Mio nonno  è sempre stata una figura molto importante per me , un punto di riferimento. Passavo intere giornate con lui e non mi stancavo mai, anche sse facevamo sempre le stese cose. lui giocava spesso con me ed ero la sua nipotina preferita, lo ammetto. Un particolare che ricordo è che mi chiamava sempre bambolina e che ogni volta che ero con lui mi comprava un peluche, infatti adesso ne ho la casa piena. Ricordo anche che diedi un nome ad ognuno di lor, ma non li ricordavo quasi mai, quindi li chiamavo sempre in modo diverso. Ma poi, un giorno, che c' era qualcosa in lui che non andava , qualcosa di diverso. Cominciai a vederlo sempre di meno, sempre più stanco, finché arrivai a non vederlo più . Qualche mese dopo tornai a casa sua , ma lui non c' era: mi dissero che era andato via, a fare un lunghissimo viaggio e che non sarebbe tornato più . Io credevo a queste parole, del resto avevo soltanto quattro anni. Poi col passare del tempo capii cosa era successo veramente e mi sentii ancora più triste di quanto non lo fossi gia: in quel momento provavo un senso di rabbia e allo stesso tempo di paura. Ancora non riesco ad accettare il fatto che lui non ci sia più , perché certe cose non passano mai.<br>Poi, quando avevo cinque anni, mio padre mi fece conoscere suo nonno: un vecchietto di 91 anni e mi chiamava sempre Maria. Non lo sopportavo questo. <br>Tutte le volte che mi vedeva mi diceva:<br>- Maria! Vieni qui che nonno ti racconta di quando è andato a combattere la guerra!<br>Me lo avrà raccontato un milione di volte e continuava a ripetere che lui era un generale e che io dovevo chiamarlo " generale nonno" . Poteva dare l' idea di una persona un pò matta, ma non era così , era soltanto un vecchietto simpatico. Un giorno , mentre parlavamo, ero vicino a lui e continuava a chiamarmi Maria e a me dava fastidio in un modo assurdo. Aspettavo il momento giusto per vendicarmi e quando si stava per sedere sulla sedia, io gliela tolsi e lo feci cadere per terra. Io però mi spaventati, mi misi a piangere e lo aiuta i a rialzarsi. Stava bene. Ogni volta che ripenso a questo mi viene sempre da ridere.<br>Ero una vera peste da piccola!<br>Per tutto il periodo che frequentati le elementari, la mia migliore amica era Giulia. Non so se siamo state veramente amiche, ora di certo non lo siamo più. Ogni tanto ripenso ancora a quando ci scambiavano promesse di un' amicizia che doveva durare in eterno, a tute le cose che ci dicevamo, i nostri capricci e si ... anche le nostre figuracce insieme. È iniziato tutto quell' estate. Lei era partita per il mare e io cominciai ad uscire con altre persone. Con loro mi trovavo meglio , e il problema era proprio questo, poiché cominciammo ad allontanarci e a frequentarsi sempre di meno. <br>Ma prima di tutto ciò era perfetto: le nostre uscite, le nostre feste e ora, ora fa male. Ci sono amicizie destinate a finire, come questa, senza rimpianti , senza rancore. Solo la consapevolezza di qualcosa cche c' è stato e ora non c'è più . Abbiamo smesso con tranquillità di salutarci. Queste sono quelle amicizie che ti lasciano quella malinconia leggere dei ricordi piacevoli, che ricordo nei momenti più strani e mi chiedo dove fosse finita quell' amicizia ,quella persona. Me lo chiedono gli altri, io no, o almeno non più . Ho smesso di farlo pian piano, superando tutto e tutti. Succede; il ricordo più netto che avevo era quello di arrivare alla fine di ogni giornata senza litigare , perché unn' amicizia costa tanto, costa lacrime e dolore... ma il tempo passa per tutti, anche per me ed ho scoperto qualcosa di diverso cominciando a capire tutto meglio. All' inizio avevo paura,paura di rimanere sola. La paura è qualcosa che viene dal profondo dell' anima. È quel sentimento che a volte mi aiuta anche un pò a riflettere, e che bisogna superare. Ma , a vvolte, la paura prevale e mi blocca , come se fossi una statua di pietra. <br>Adesso la mia vita è quasi perfetta e mi piace così com' è. C'è un momento della vita, che ttutti noi viviamo, nel quale cominciamo a chiederci cosa abbiamo raggiunto, cosa abbiamo costruito, cosa non siamo ancora riusciti a fare, tuttavia io non ci sono ancora arrivata , del resto ho ancora 13 anni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-24 18:39:10 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/galiziacris/qul8491pbd8g/wish/139810079</link>
         <description><![CDATA[<div>Ricordo quando nel 21 ottobre nacqui. In casa c' era molta ansia. I miei genitori dissero che mio padre stava per andare per funghi, ma mia madre lo fermò e gli esclamò che doveva partorire. Andarono all' ospedale e avevano fatto appena in tempo e che mancava davvero poco.<br>Tutti i miei familiari inviavano a mio padre o dei messaggi o lo chiamavano per sapere se ero nato.<br>Dopo un' ora circa nacqui ed erano tutti felici, ma mio padre più di tutti perché aveva avuto precedentemente una femmina.<br>Quando tornai a casa c' era mia nonna e mia sorella ad aspettarmi alle tre fontane e appena vi videro mi misero in braccio e mi baciarono. Mia sorella si divertiva anche a mettermi su una sedia e mi metteva un metteva un canovaccio in testa ed io ridevo a crepapelle con lei.<br>Dopo 13 mesi imparai a camminare e ne ho combinate tantissime, ad esempio mi divertivo a salire e scendere le sclae continuamente e quindi mio padre mise un cancelletto di legno all' inizio delle scale per paura di non farmi cadere, ho rotto anche il vetro della stufa con la palla magica.<br>Nella mia vita ho provato diverse emozioni ad esempio mentre mi trovavo sulla spiaggia dei granuli di sabbia mi sfioravano la faccia. Mi alzai e guardai un ragazzo che mi disse se volevo giocare con lui ed io accettai. Andammo sulla riva del mare e trovammo una tavola da surf e felici giocavamo nel mare.&nbsp;<br>Ho avuto anche momenti di rabbia con lui. Visto che eravamo piccoli non avevamo ancora preso un accordo per sapere di chi era la tavola, ma alla fine facemmo pace e l' amicizia governò anche questa volta.<br>Nella mia vita non ho mai conosciuto mio nonno e mio zio, solo mia nonna che anche se mi ha chiamato poche volte con il mio vero, non mi scorderò mai di lei e di quando mi chiamava "piccolo di nonna". Era una donna spettacolare e la ricorderò per sempre.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-24 19:31:50 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia-Giuseppe Ronci</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Non ho molti ricordi, ma la maggior parte di questi sono belli; a me piace pensare che siano “pochi ma buoni”. Oltre alle belle esperienze, ovviamente ne ho qualcuna brutta, ma ognuna di queste mi ha cambiato e mi ha fatto riflettere su molte cose. La maggior parte dei miei ricordi, tristi o felici che siano, sono abbastanza recenti meno che due o tre. Ad esempio questo: è stata una delle mie prime volte. In questo caso la mia prima volta in bicicletta senza le rotelle. Ricordo ancora: eravamo io e mio padre in una piazza; io avevo paura di partire, ma lui mi tranquillizzava. Io continuavo a ripetergli di non lasciarmi andare da solo per paura, ma dopo qualche pedalata lui mi lasciava sempre e appena me ne accorgevo, anche se riuscivo a pedalare, mi arrabbiavo con mio padre come se lui fosse il più grande fra tutti i traditori. Dopo alcuni giorni riuscii finalmente a sconfiggere la mia paura e per la prima volta pedalai più forte che potessi senza le rotelle. Questo credo sia il mio ricordo più lontano che risale più o meno a quando avevo 4 anni. Ho numerosi ricordi che mi hanno fatto capire l’importanza e in alcuni casi la bellezza di alcune emozioni. Ad esempio quando l’anno scorso, al mare, ho visto un bellissimo tramonto … Stavo camminando sugli scogli bianchi e ammiravo il mare intorno a me: bello, piatto, di un azzurro che la sola vista mi riempiva di gioia. A mano a mano tutto intorno diventava di un colore sempre più rossiccio, si sentiva che l’aria si stava trasformando, alzai gli occhi e vidi davanti a me bello e immenso: il sole. Lentamente scompariva all’orizzonte, dietro l’acqua cristallina, dando l’illusione che entrasse proprio nel mare. Poco più avanti, sugli scogli, dei ragazzi si stavano tuffano da uno scoglio più alto e una volta in acqua dicevano di star facendo “il bagno con il sole”. Mentre osservavo quello che secondo me è uno degli spettacoli più belli della natura, ho riflettuto so quanto poco servisse per provare felicità, ma quanto poi sia grande e bella. Tra i miei ricordi, ne ho qualcuno che riguarda l’amicizia. Ad esempio ricordo bene una litigata con un amico successa più o meno un anno e mezzo fa … Eravamo grandi amici … Dopo quella lite … Lo siamo stati ancora di più. Quel giorno non ricordo nemmeno perche stavamo litigando, qualunque motivo sia stato non credo assolutamente che sia valsa la lite, ma tralasciando il motivo è iniziato tutto una calda mattina d’estate … Quel giorno, forse per la sera precedente o per la notte passata dormendo molto male, ero molto irritabile; penso&nbsp; che qualsiasi cosa mi avessero detto&nbsp; avrei avuto lo stesso comportamento. Dopo lo scoppio della lite … Siamo stati tutta la mattina a discutere molto animatamente e a dirci cose che non avremmo mai pensato di dirci. Sembravamo due persone assolutamente diverse e, come se fosse avvenuta una trasformazione, dalla totale tranquillità siamo passati a dircele di tutti i colori. Tornato a casa ero arrabbiato con tutti: non si poteva neanche pensare di avvicinarsi a me. Per tutto il giorno e quello seguente ero pieno di rabbia. Fino a quando iniziai a riflettere sulla lite stessa e ripensando allo scoppio della discussione e alle parole che avevamo usato, capii che era stata solo una banale discussione che probabilmente&nbsp; era nata solo perche mi ero svegliato male. Il giorno dopo mi scusai di tutto e tornammo ad essere grandi amici, forse più di prima. Questo io lo guardo come un bel ricordo perche l’ amicizia è una cosa importantissima che non si&nbsp; deve rovinare. Oltre i bei ricordi, ricordo anche alcuni momenti di paura; in particolare ricordo quel giorno … Ero solo … intorno a me il buio … Avrò avuto credo 5 o 6 anni e ho molto impresso questo ricordo per il fatto che quello era stato il mio primo grande spavento, almeno che io ricordi. Iniziò tutto da uno scherzo che voleva farmi mio fratello: con una banale scusa mi attirò in camera e da quel momento inizio la paura … Mio fratello sbatté la porta così forte che i muri tremarono, le luci erano spente e non riuscivo a trovare l’interruttore. Come se non bastasse mio fratello sbatteva forte contro il muro e la porta dando l’impressione che da un momento all’altro potessero crollare le pareti. Ad un certo punto si fermò. Eravamo solo io, il buio e un silenzio terrificante. La stanza, ormai piena della mia paura, non emetteva nessun suono: neanche un banale cigolio di un armadio. Non trovando ne la porta ne l’interruttore mi raggomitolai per terra con la speranza che qualcuno mi liberasse da quell’incubo terrificante. Dopo qualche minuto mio fratello entrò in camera e, vedendomi così impaurito seduto per terra, scoppio a ridere così forte che probabilmente lo avranno sentito persino gli astronauti sulla luna. Per quel brutto scherzo rimasi arrabbiato con lui per più di una settimana. Dopo più o meno una settimana venne da me ed io, credendo si volesse scusare, mi misi ad ascoltarlo, ma invece di scusarsi mi disse solo che non si era mai divertito tanto e che quello scherzo era riuscito alla perfezione. Ognuna di queste esperienze mi anno fatto capire e imparate qualcosa. Credo che in futuro ne avrò altre di questo tipo e spero mi insegnino qualcosa.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-24 20:08:36 UTC</pubDate>
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         <title>La mia autobiografia</title>
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         <description><![CDATA[<div>VALERIA MASTRANTONIO<br>Sono nata l’11 Luglio 2003 e dopo 10 anni perdo una persona fondamentale della mia vita. Ricordo che una notte, mio nonno venne portato d’urgenza in ospedale, in notte fonda, per non so quale problema. Da lì non tornò più. Zia,nonna, papà e zio facevano avanti e dietro per andare a vedere come stava e per mangiare a casa qualcosa di decente. Non mi facevano entrare perché avevo solo 10 anni. Volevo almeno vederlo per una volta, sperando che tornasse a casa,ma anche perché credo che l ‘ultima cosa che io gli abbia detto sia stata una cosa brutta, una frase nel quale gli dicevo che non volevo entrare a far parte della banda ma continuare a ballare con la mia maestra e le mie amiche. La mattina del 28 settembre 2013, papà e gli altri andarono a trovare nonno. Sono rimasti lì fino a notte, finché un medico gli disse che poteva rimanere solo uno di loro. Papà era appena tornato a casa e sentivo un odore che sinceramente non mi piace molto:quello d’ospedale. Dopo che si mise il pigiama, squillò il telefono di casa:avevo un presentimento (perché nessuno chiama a notte fonda), molto, molto brutto e oscuro, e infatti sentii nonna pianger a più non posso, papà buttò il telefono sul letto, sbatté le mani sullo specchio e si rinfilò quello che si era appena tolto in fretta e furia. Visto che lui stava dando di matto, mio fratello decise di accompagnarlo. Io rimasi scioccata da ciò che avevo visto e allo stesso tempo se ne era andata una parte di me . Tutti nonni che avevo adesso non ci sono più. Nonno Vincenzo è morto quando avevo un anno e di lui so solo che al mio battesimo si fece una foto con me, e nient’altro. Invece di nonno Luciano ricordo il suo fischio di quando tornava dalla campagna, e quando lo sentivo scendevo ad aiutarlo in qualsiasi faccenda che doveva fare. Quel fischio per me era come un segnale. Inoltre giocavo con lui a carte,sempre, e quando non poteva muovere la spalla, di conseguenza tutto il braccio, posizionavo le carte in modo che potesse giocare con una mano sola. Mentre ero alle elementari,pensavo di essere una maestrina. Portavo i quadernoni a casa di nonno e cominciavo ad insegnargli inglese oppure matematica. Anche se sono morti, nessuno muore se vive ancora nei cuori dei restanti. Oltre a questo ricordo anche un episodio un po’ vago che tratta della gioia immensa di stare con gli amici del mare (sono più maschi che femmine). Abbiamo creato un gruppo molto affiatato che spara sempre e solo pure cavolate. Ridiamo, giochiamo a palla avvelenata sul prato, ci tuffiamo, facciamo partite in acqua di calcio e anche se sono dei giochi un po’ più maschili sono divertentissimi, perché vedo fare mosse strane e stupide, ma allo stesso tempo impressionanti ed intelligenti. Una volta un mio amico ha bloccato la palla con le gambe da seduto mandando l’avversario in “prigione”. Lo stesso giorno vennero due amici di Sophia&nbsp; del suo paese. Cominciammo a chiacchierare o a scattarci foto da nascosto in modo da far&nbsp; venire facce strane. Quella sera volevamo uscire,&nbsp; e Sophia lo doveva dire a mia madre. Si era preparata un discorso, e quando glielo chiese, mamma le scombinò tutti i piani! Io non sapevo che dovevamo andare a mangiare in un ristorante a cui piace molto a papà. Ridevo tanto per l’espressione che aveva in faccia Sophia e anche per il suo discorsetto da Oscar. La sera seguente ad Alba Adriatica era Carnevale, abbiamo visto i carri, spettacolari e magnifici, dai carri, invece che coriandoli,lanciavano caramelle e dolcetti. Insieme ci siamo buttati su una caramella e abbiamo dato una capocciata di quelle micidiali e, dopo qualche minuto ci siamo guardati e scoppiati a ridere. Correndo verso lo chalet, abbiamo incontrato un paio di amici che si sono aggregati a noi. Dopo un mucchio di foto, racconti paurosi, e giochi sulla spiaggia (anche se era notte) sono venuti i genitori a riprenderci, in un orario molto tardi. Io me lo immaginavo che&nbsp; appena ci avrebbero chiamati si sarebbero fermati a chiacchierare tra loro. Così siamo tornati a parlare anche noi sul prato. Ma dopo una mezzoretta circa ce ne siamo andati tutti nella stessa direzione, perché abitiamo tutti vicini. Un giorno&nbsp; e una serata&nbsp; memorabile da non dimenticare. Alcuni mi chiedo “Ma hai un ricordo pauroso che alla fine diventa felice?”<br><br></div><div>Beh in effetti si, ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri. Papà mi disse che avevo l'età giusta per andare in bici senza il supporto delle rotelle, io ero spaventata, ma nello stesso tempo avevo tanta voglia di imparare. Il primo giorno senza l'appoggio avevo il terrore di fallire. Portavo la mia piccola bici avanti e indietro per la strada che percorrevo per andare allo chalet, ad un certo punto ho provato a salire sul sellino e a pedalare, ma sono caduta immediatamente: mi ero arresa davanti ad un enigma che pensavo fosse impossibile. Vedevo i bambini più piccoli di me andare in bici senza problemi e senza nessun supporto, mi sentivo sconfitta dentro di me. Questa storia andò avanti a lungo, finché un giorno ho fatto un bel respiro, mi sono fatta coraggio e sono montata in sella. Sono partita spedita, ho urlato:<br><br></div><div>- Mamma, guarda!!<br><br></div><div>Si è voltata e ho visto la sua faccia meravigliata e i suoi occhi pieni di gioia. Mi ha aspettato a braccia aperte nel punto in cui si era fermata e quel giorno per me è indimenticabile e fantastico. Mi sono sentita come un angelo tra le nuvole. Sono stata due o tre ore sotto casa a pedalare fino allo sfinimento. Sono caduta una volta, ma mi sono rialzata subito e senza sbuffare, pensando dentro di me “VIVERE E PENSARE CHE DOMANI SARÀ SEMPRE MEGLIO”. Quel giorno me lo porterò sempre nel cuore, per tutta la vita.<br><br></div><div>Molte persone pensano che l’amicizia vera non esista, secondo me invece esiste. Per me è un sentimento molto importante, la base di tutta la vita. L’ amico/a è colui/lei che quando tutto va male è ancora al tuo fianco. Che quando perdi un grande amore è sempre lì a consolarti e a coccolarti. Io non posso fare a meno di due persone fondamentali che sono ancora oggi al mio fianco.<br><br></div><div>Una volta una di esse mi invitò a casa sua per giocare in piscina e giocare con il suo cane, Balù. Ovviamente non ero solo io ma anche altre amiche. Lei ed io abbiamo aspettato prima le altre e quando sono arrivate tutte, ci siamo buttate in acqua mano, nella mano. Abbiamo scattato molte foto di gruppo oppure in coppia mentre ci tuffavamo e molti tipi di tuffi strani. Dopo un paio d’ore abbiamo mangiato pop corn e dolci, bevuto acqua, coca cola e thé. Appena finito, ci siamo tolte l’asciugamano di dosso e ci siamo scaraventate verso la piscina per fare un tuffo a bomba epico tutte insieme. Intanto la madre aveva gonfiato due materassini ed abbiamo inventato un gioco: chi rimaneva in piedi sul materassino per più tempo vinceva, ma la cosa più difficile era mettersi in piedi sul materassino mentre loro lo muovevano. Io personalmente ho fatto pena, sono caduta immediatamente, mentre le altre sono rimaste più a lungo. Erano le ore più solari e felici della mia vita che passavo con le amiche. Si era fatto tardi, e il padre ci ha detto di uscire, asciugarsi e vestirci, e ,se volevamo, giocare un po’ con Balù. Lo abbiamo fatto giocare con la palla, fatto nuotare un po’ in piscina e lanciargli un pupazzetto che gli piaceva molto. Abbiamo giocato finché le mamme non ci sono venute a prendere. Vorrei rivivere quell’esperienza quando sarà vicina l’estate. È stata una giornata magnifica, splendida ed epica, da non dimenticare e da rivivere, perché è importante vivere queste esperienze con le amiche che sono sempre al tuo fianco.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-24 20:21:43 UTC</pubDate>
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         <title>La mia storia</title>
         <author>alexibra223</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando sono nato mia madre mi racconta sempre che erano tutti la fuori ad aspettarmi e a piangere. Appena tutti mi videro cominciarono a prendermi in braccio e a baciarmi.Mamma  mi diceva che ero vivacissimo infatti all età di tre anni mia madre gia non ce la faceva più. Ero insopportabile :non ascoltavo mai nessuno , facevo i dispetti, davo molto fastidio ai vicini e si lamentavano anche loro ma allo stesso tempo ero anche molto bravo. In quegli anni conobbi anche l'amicizia una sensazione bellissima che ti fa sentire una persona migliore. Conobbi Lorenzo mio migliore amico tuttora, lui mi faceva sentire bene e mi dava forza. Mi ricordo ancora quella volta che siamo andati al bosco e per sbaglio ci siamo persi, era notte, avevamo paura ma la forza che c'èra tra di noi era piu forte e ci ha fatto ritrovare la strada di da cui eravamo venuti. Un giorno però tutto fini' eravamo con con Luca a me non piaceva ma a Lorenzo si, purtroppo lui comincio a uscirci e abbandonando me. Provavo molta rabbia verso Luca perché mi aveva fatto perdere uno dei miei amici piu cari. Andai avanti facendomi nuovi amici e scoprendo un lato positivo che c'è in me, cioè che ero bravo a fare amicizie. Avevo undici anni quando la paura prese gran parte di me. Mio nonno stava male, un tumore,mio nonno era il mio compagno d'avventure il mio maestro di vita, la mia guida in tutto ciò che facevo. Lo andavo a trovare molte volte all' ospedale e tutte le volte che ci andavo voleva sempre che gli portavo un panino con il salme spagnolo che a lui piaceva tanto e ogni volta mi ringraziava tanto dandomi cinque euro o a volte anche dieci. Una volta volevo andare all' ospedale ma mia madre mi disse che non era possibile,mi disse che nonno era andato su in cielo e mi guardava con un binocolo lungo lungo. Io sapevo che nonno era morto e questa cosa mi faceva sentire davvero molto male. Non volevo uscire ,non volevo mangiare , non volevo giocare , non volevo fare niente perché con nonno nulla aveva piu senso. Superai questa fase e ora sono qui a continuare la mia vita e dare sempre il meglio AUTOBIOGRAFIA DI ALESSANDRO D.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-25 07:44:38 UTC</pubDate>
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         <title>la mia autobiografia: Gaia Luberti</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Ho ancora delle foto nella mia mente. Il mio ricordo più bello è quando è nato mio fratello, io avevo tre anni. Aspettava con ansia l’ arrivo. Era sera tardi, stavo a casa di mia zia, non riuscivo a dormire, perché sentivo dentro d me che la , mia vita stava per cambiare in qualche cosa di speciale. Di quel&nbsp; momento ricordo parole, frasi belle e piene di serenità. Mi ricordo un oggetto, un mio gioco preferito che mi ero promessa di darglielo. In quella notte mi ricordo&nbsp; la carezza gli abbracci che mi dava mia zia. Dopo tanto tempo sono riuscita a dormire tra le coccole e le braccia di mia zia. La mattina dopo mi chiamò mia madre e mi disse: - Gaia prepara tutto che arriva Alessio.- E io cominciai a saltare correvo di qua di là di su e di giù mi sembrava di volare.<br><br></div><div>Dopo un po’ di giorni arrivò. Ricordo quando ho accarezzato quel piccolo viso morbido e pieno di serenità che dormiva. Io volevo giocare con lui, gli volevo parlare, lo volevo conoscere, lo volevo abbracciare e ridere con lui. Rimasi davanti a lui lo sfioravo per vedere se apriva i suoi piccoli occhi.<br><br></div><div>La mia prima felicità fu stato lui un dono grandissimo. Sono uscita da casa e sono andata al giardino per raccogliere i miglior fiori e i più colorati per darli a mia madre. Quando ti viene nostalgia non è mancanza, è presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti. La felicità è passeggiare a piedi nudi sull’erba che ti accarezza dolcemente.<br><br></div><div>Ci sono stati dei cambiamenti tra me e mio fratello soprattutto di carattere, io ero più vivace e mio fratello più silenzioso, in confronto ad oggi è tutto il contrario. Quando ero piccola sognavo ad occhi aperti come poteva essere il futuro tra me e lui.&nbsp;<br><br></div><div>Poi ci fu stata la mia prima amicizia.<br>L’amicizia è un bene. Avere un’ amicizia è un dono. Mi ricordo la mia prima amica. Nella mia mente ho ancora delle foto che mi ricordano il passato delle nostre risate mentre giocavamo. Eravamo come sorelle. Sei stata e sarai per sempre la mia migliore amica perché nessuno non mi ha dato mai il bene che mi hai dato, amica mia. Abbiamo avuto l’amicizia più bella che nessuno si sogna. Però il destino ci ha staccate. Io penso che la vera amicizia non consiste nell’essere inseparabili, ma nell’essere in grado di separarsi senza che nulla cambi. Non è vero una amica si deve nel momento del bisogno, una amica si deve sempre. Amica mia, mi prendevi la mente con le tue battute, con le tue risate. L’ora più solare per me è quando ti vedo, mi sorridi, mi abbracci e mi dici: ti voglio bene. I legami più profondi tra noi due amica non sono fatti né di corde né di nodi sono fatti con il cuore. L’amicizia è quella che ti attraversa il cuore. Dove termina l’arco baleno c’è un tesoro, quel tesoro sei tu. Muore lentamente chi evita un passione e muore chi non parla a chi non conosce. Amica mia, mi facevi star bene quando dentro di me ero triste e turbata eri come una medicina. Ho avuto l’amicizia più bella della mia vita. Siamo state tantissimi anni insieme come delle calamite. Ma il bel sogno è finito, come tutte le favole. L’amicizia è una virtù.</div><div><br></div><div>&nbsp; &nbsp;&nbsp;</div><div>Poi ho avuto anche dei momenti di rabbia.<br>La mia rabbia più grande è quando dai tanto per quella persona e lei non prova nulla. Io penso che dobbiamo essere gradi quanto le persone ci rendono felici. A me non succede cosi. Cerco di trovare in te la tua gioia, tu anche fai lo stesso con me, ma appena ti giri non più. Cambi faccia. La rabbia che proviamo verso una persona che ci delude, è direttamente proporzionale che abbiamo dato a quella persona. Quando una persona fa doppia faccia mi sento umiliata, offesa, delusa e dentro di me sento un rancore che mi prende il corpo. L ora più solare non esiste per me quando sono arrabbiata. La rabbia mi prende la mente non riesco a non pensarci. È una ferita troppo grande, che non si può rimarginare. È troppo profonda. Quando sono arrabbiata mi sfogo con la mia famiglia alcune volte, e mi sfogo anche con lo sport è l unica cosa che mi scarica la rabbia e la cattiveria che nessuno può capire, e quindi da questo incubo che mi avvolge la mente ci esco da sola. Combattendo e continuando ad andare avanti. Da quel giorno non mi fido tanto della gente perché mi sono accorta che ogni persona è uguale. Tutti hanno un obbiettivo. Nessuno pensa che nella persona che hai davanti ti vuole bene vuole essere un tuo amico. No non esiste. Mi ripeto dentro di me questa frase ogni volta che sono arrabbiata: Non guardare indietro con rabbia, ne avanti con paura, guarda intorno con consapevolezza.<br><br></div><div>SCRITTO DA:<br><br></div><div>Gaia Luberti&nbsp;<br><br></div><div><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:662,&quot;url&quot;:&quot;file:///C:\\Users\\User\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image004.png&quot;,&quot;width&quot;:643}" data-trix-content-type="image"><img src="file:///C:\Users\User\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image004.png" width="643" height="662"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-25 15:36:30 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia</title>
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         <description><![CDATA[<div>Sono nato il 7 maggio del 2003, quel giorno i miei genitori decisero di chiamarmi Domenico perché meno di un anno prima che nascessi venne a mancare mio nonno Domenico, a cui mia madre era molto affezionata. Anche mia sorella Francesca, che all’epoca aveva 11 anni ed era molto attaccata a mio nonno, insistette per chiamarmi Domenico.<br>Uno dei ricordi più vicina a quella data è un giorno dell’asilo: all’entrata era tutto normale, ma ad un certo punto le maestre ci dissero di prendere le sedie e portarle in corridoio, ci fecero sedere e dopo un po’ di tempo arrivò il vescovo Domenico. All’inizio, non conoscendolo, non sapevamo chi era e non sapevamo cosa dire. Dopo essersi presentato chiese chi si chiamava Domenico e la mia maestra d’asilo chiamò sia me che Domenico Maruca e ci portò da lui. Il vescovo ci parlò di molte cose che ora non ricordo più essendo passato molto tempo. Nella mia cameretta avevo una foto di quel momento che mia madre aveva incorniciato.<br>Un altro momento che mi hanno raccontato è il battesimo: era il 16 luglio 2003, una giornata caldissima. Dentro Santa Maria, la chiesa in cui mi sono battezzato, c’era un caldo afoso; non ero solo ad essere battezzato, quel giorno c’era anche Domenico Maruca,, che tutt’ora è un mio grande amico, anche se aveva qualche mese più di me. La curiosità del mio battesimo è che nella chiesa c’errano tre Domenico: io, il mio amico e il parroco. Con precisione non so dire chi era perché era in “in prestito”, poiché il parroco che era a San Vito in quel periodo era Don Luis Alfredo.<br>Non ho capito bene se don Domenico era un parente di Domenico Maruca, fatto sta che quando è venuto a sapere che anche io mi chiamavo Domenico rimase un po’ perplesso. Quando alla fine del battesimo ci siamo fatti la foto tutti insieme, don Domenico ha chiesto ai nostri genitori di farsi una foto con noi due in braccio a lui. Questi sono due dei miei ricordi più belli della mia infanzia, anche se uno, essendo io troppo piccolo per ricordarlo, me lo hanno raccontato.<br>Una delle mie più grandi amicizie, oltre a quella con Domenico Maruca, è quella con Damiano, un mio compagno di classe poco più piccolo di me. Mi ricordo che alle elementari non eravamo tanto amici, tutto è iniziato in prima media, casualmente. Mi ricordo tutto di quella giornata: all’entrata stavamo tutti insieme, ma hanno fatto entrare prima le terze e le seconde, poi noi. Ci hanno diviso per sezione e ci hanno fatto scendere con le nostre professoresse di italiano, che ci hanno portato nelle rispettive classi. Fui l’ultimo ad entrare e, per puro caso, l’unico posto rimasto libero fu quello vicino a Damiano. Eravamo completamente il contrario l’uno dell’altro: io ero robusto e lui magro, io alto e lui non tanto, ma il legame tra di noi era strettissimo e lo è tutt’ora. La cosa che ci fece avvicinare sempre di più, era, ed è, l’immensa passione per il calcio. Durante tutto l’anno scolastico, e in quello successivo, ci avvicinammo sempre di più e la maggior parte delle ricerche scolastiche le feci con lui.<br>Nel fare, nell’essere io e Damiano siamo completamente diversi ma la nostra amicizia, spero sia sentita allo stesso livello da tutti e due.<br>Un altro momento che non mi scorderò mai sarà un giorno di questa estate: mi stavo svegliando mentre sento mia madre vicino il mio letto che mi dice:<br>-Domè, dai! Alzati, che dobbiamo fare una cosa!<br>-Ecco! Ora mi alzo!<br>-Io ti aspetto giù. Sbrigati a scendere.<br>-Si, fammi alzare e scendo.<br>Mentre stavo scendendo, a metà rampa, vidi mio padre tutto vestito e non con i panni da lavoro come tutti i giorni.<br>Allora mi sbrigai a scendere le scale e, arrivato in cucina per fare colazione, vidi mia madre preparare dei panini e le chiesi:<br>-Mamma, perché stai preparando i panini? Dove dobbiamo andare?<br>E lei con un sorriso mi disse:<br>-Vatti a mettere un costume, che andiamo all’acquafan.<br>Ed io, in fretta e furia, corsi giù al tinello e mi misi il primo costume che trovai e senza pensare andammo all’acquafan.<br>Oltre a questi momenti belli della mia vita purtroppo ci sono stai anche alcuni brutti due dei tanti sono state due giornate in cui mi sono sentito veramente abbattuto e nello stesso tempo avevo un rabbia così inespressa che se avessi incontrato l’autore di questa rabbia non so cosa gli avrei fatto.<br>Una di queste due giornate è pasquetta. Per parlare di cosa è successo deve partite da un’po’ prima: era Sabato e stavo andando ad una partita di calcio con un mio amico e suo padre. Quando stavamo quasi per arrivare mi chiese:<br>-Domenico ma Lunedì vai anche tu a fare pasquetta con loro?<br>Io rimasto a bocca aperta gli chiesi:<br>-Perché loro dove vanno?<br>-Vanno in una campagna tutti insieme! -Continuando chiese a suo figlio- ma non lo avete chiamato?<br>E lui disse:<br>-Io non ho organizzato niente a me mi hanno soltanto detto che verranno tutti.<br>Io non sapendo cosa fare rimasi fermo e gli chiesi:<br>-Sai perché non mi hanno invitato?<br>-No-rispose<br>Io diciamo che chiusi un occhio questa volta; ma purtroppo la stessa cosa successe a “maggetto” questa volta, a differenza di pasquetta, però ad organizzare fu un mio caro amico per questo preferisco non ricordare questo fatto.<br>Queste sono state alcune situazioni delle mia vita che credo, nel bene o nel male, non scorderò più essendo dei momenti che mi hanno imparato dei concetti fondamentali per la vita.<br>&nbsp;<br>AUTOBIOGRAFIA DI: DOMENICO FERRAZZI.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-25 17:55:56 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia Gabriele Ronci</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Ricordo ancora che andai a pesca con mio fratello. Ogni volta andare a pesca con mio fratello per me è una cosa emozionante. La prima volta che sono andato, era ad un laghetto di Artena, E ci fu ci fu il mio primo pesce pescato. All'inizio non sapevo bene che fare, quanto tirare lontano, e come tirare. Non posso dimenticare le volte che ti chiedevo abboccando un pesce solo perché vedevo il galleggiante e muoversi per colpa del vento. Ogni volta che partivamo dovevamo svegliarci presto e per me era un piacere.le persone che non voglio perdere sono i miei amici e la mia famiglia. Sono le cose più importanti che ho. Con loro mi diverto molto e mi tirano se sono giù di umore. Le persone che purtroppo ho perso fanno parte della mia famiglia e sono i miei nonni. Non li ho potuti conoscere molto bene ma io gli volevo bene perché giocavano con me e mi crescevano, erano delle brave persone ma sono venute a mancare troppo presto. Con la mia famiglia provo molta felicità perché fanno di tutto per farmi stare bene. Provo commozione ma lo stesso tempo felicità perché rinunciavano alle loro cose per me. Quando sono felice ho voglia,appunto, di stare con tutta la famiglia o con gli amici perché queste persone mi rendono felice e sto bene insieme a loro. Sono felice perché respiro, perché posso parlare, perché ho le persone che mi vogliono bene. La felicità è fatta di piccole cose. I giorni più felici per me sono dove tutti noi, raggruppati, festeggiamo felici: il giorno di Natale o il mio compleanno, Insieme a tutte le persone a cui voglio un mondo di bene. Pensai che bastó così poco per essere felici.Nella mia vita ho fatto diversi passaggi, ma quello che più mi ha cambiato è stato il cambio casa. Ho cambiato casa perché la casa dove mio nonno viveva era libera.. Nella mia vecchia casa avevo passato infanzia ed è ormai tre anni che ho traslocato. È cambiata la mia personalità perché nella mia vecchia casa ero un bambino e proprio quando stavo diventando ragazzo ho cambiato casa. Nella mia vecchia casa ora abito a mio fratello con la sua famiglia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-25 19:48:22 UTC</pubDate>
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         <title>Michele Gentili </title>
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         <description><![CDATA[<div>                                                        autobiografia <br><br></div><div><br></div><div>Quando mia madre era incinta di me come mi racconta, stava benissimo a parte le nausee mattutine che si era portata fino alla mia nascita. La data prevista della mia nascita era ll 15 aprile dell’ ‘2003, precisa senza saltare un giorno e un minuto. Quel giorno mia madre aveva fatto le solite cose aveva sistemato la casa, fatto la spesa e a pranzo andò da nonna Francesca. Alle 14.00 andò a casa, sistema la spesa e all’ improvviso gli si sono rotte le acque. Come prima cosa chiamò nonna Francesca ma non c’era. Nonno Aldo andò a cercarla e alla fine la trovò in chiesa. Nonna rimase alibita quando nonno gli disse che mamma aveva rotto le acque perché aveva appena finito di dire una preghiera alla madonna proprio per mamma. Quindi sono nato il 15 aprile dell’ 2003 come mia nonna Rita (mamma di papà) quindi da 14 anni si fa una super festa. Papa raggiunse mamma in ospedale dopo un ora perche stava lavorando ad Olevano, lui è un carpentiere e in quel periodo stava facendo una villa insieme al mio padrino di battesimo Marco, il quale portò un bel mazzo di fiori a mamma. Mio fratello quando mamma stava in ospedale, lui stava a scuola frequentava la 1 elementare: all’ uscita della scuola, lo andò a riprendere mia zia Simonetta(sorella di papà e carissima amica di mamma) lo portò subito all’ ospedale di Palestrina per vedermi e salutare mamma. Ci scattarono subito una bella foto, Nicola con me in braccio. La foto è bellissima. Nicola aveva un bellissimo sorriso, i su occhi brillavano di gioia. Nicola mi ha molto desiderato. Credo sia per lui che sono qui per le sue richieste di avere un fratello. Mamma aveva paura di avere un altro figlio dopo la brutta esperienza che a avuto con Nicola, lui non dormiva piangeva solo. Fortunatamente io non ho dato problemi nel dormire e  nel mangiare, soprattutto nel mangiare. Sono passati 13 anni dalla mia nascita sono molto cambiato, a due anni i miei capelli erano biondi e ricci la mia faccia era molto delicata, assomigliavo a una femmina infatti la gente quando mi incontrava mi scambiavano per una femmina e mia madre rispondeva “è un maschio”. Loro rimanevano sorpresi. Adesso sono passati 13 anni dalla mia nascita e da quello che ho appena raccontato, adesso i miei capelli sono corti e castani porto gli occhiali e qualche volta metto le lenti a contatto, sono molto alto. Durante i miei 13 anni ho fatto conoscenza con molti bambini, e con qualcuno di loro è nata una vera e propria amicizia. Per me l’ amicizia è un sentimento, che non si prova per tutte le persone … secondo me, nella vita incontrerai tante persone ma sono poche quelle che sono e rimarranno veri amici!!!<br><br></div><div><br></div><div>Personalmente … ho avuto tanti conoscenti … ma pochi veri amici su cui posso contare.<br><br></div><div><br></div><div>Ricordo ancora quel giorno in cui ho dovuto salutare il mio più grande amico … direi quasi un fratello per me … che si trasferì molto lontano dal mio paese … è stato un brutto ricordo da dimenticare … non riesco nemmeno a spiegare come mi sentivo in quel momento … era come lasciar una delle cose più preziose che avevo … ancora tutt’ora non riesco a vederlo, per il problema della tanta distanza che ci impedisce di stare insieme!<br><br></div><div><br></div><div> Lui era molto gentile e buono, molto sicuro di sé. Se mi trovavo in difficoltà, o viceversa, eravamo sempre  pronti ad aiutarci. Per noi era una cosa normale, spontanea non c’era bisogno di chiederci aiuto, ci capivamo con lo sguardo. Spero che un giorno le cose si sistemeranno … cosi da poter stare ancora un po’ insieme e divertirci come facevamo una volta … come quando stavamo ore ed ore a giocare senza mai stancarci!<br><br></div><div><br></div><div>Penso che lui sia ancora oggi il mio migliore amico anche se come ho già detto è tanto che non ci vediamo ne sentiamo … è stata una  di quelle persone di cui non puoi dimenticarti neanche volendo! La cosa bella della amicizia è, essere complici, volersi bene e rispettarsi. Accettarsi così con i nostri pregi e difetti. Con questo mio amico, oltre ad andare a scuola insieme, andavamo anche in palestra e li ballavamo la break dance e da lì ricordo il saggio di fine anno,  Ero piccolo, ed ero il più piccolo del gruppo. Avevo tanta ansia, avevo paura che sbagliassi, ma nello stesso tempo ero molto elettrizzato perché non vedevo l’ ora di esibirmi su un palco del teatro davanti tanta gente. Dietro le quinte con il gruppo e il mio maestro Bruno, stavamo in silenzio in un angolo, osservavamo gli alti gruppi di ballo pronti per la loro esibizione. Mentre si esibivano, il mio cuore batteva talmente forte che pensai di non farcela quando sarebbe toccato a noi. Il mio maestro si accorse che stavo molto teso,  cercò di consolarmi dicendomi di stare tranquillo perché ero bravissimo il gruppo mi avrebbe aiutato se avessi dimenticato i passi. Sono stanco di aspettare ma…….  Ecco che arriva il mio momento. Le luci si spengono io sono elettrizzato, è buio, nero come l’estremo di un abisso. Ho paura, tanta paura. Ma ringrazio Dio per la mia anima indomabile, io non mollo. La mia paura più profonda non è di essere inadeguato, ma è di essere potente oltre ogni limite. Ho paura di esplodere mentre mi esibisco. Ci siamo sistemati come da copione, tremavamo, ci siamo dati un in bocca al lupo e la musica inizio a suonare. Il sipario si aprì e iniziammo la nostra esibizione. La mia paura si trasformò in energia vera e propria trasmettendola a tutto il gruppo. Quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. Quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. Infatti cosi andò mentre ci esibimmo la nostra paura si trasformò in vera e propria gioia. Oltre al ballo avevo anche un'altra passione.  Giocare a calcio. Avevo 6 anni ricordo la mia prima partita fu un giorno fantastico e indimenticabile, Ero spaventato mi batteva molto il cuore avevo paura, tanta paura che volevo cadere a terra e non rialzarmi più. Ma nello stesso momento ero elettrizzato, ogni passo che facevo per andare in campo l’ansia saliva, le gambe mi tremavano cosi tanto che avevo paura che non avessero retto per tutta la partita. Ma una volta entrato in campo ho toccato un pallone l’ansia se ne andò e salì l’adrenalina e la voglia di spaccare tutto. Poco dopo arrivò il mio primo gol , in quel momento ero sconvolto dalla felicità, io pensai tra me e me “il mio primo gol”. Mi veniva da piangere ma non ci riuscivo perché ero troppo felice, pieno di gioia. Ho esultato molto i miei amici mi solo saltati  tutti a dosso e urlavano, cantavano molto e anche loro erano molto felici. Sentivo mio padre che esultava dicendo: “grande mimmi”. Anche il mister urlava con gioia dicendo “bravo bomber”. Mentre mio padre esultava io andai verso gli spalti facendogli capire che il gol era dedicato a lui. Mentre mi riavviavo  verso centro campo provai paura di essere felice, perchè ogni volta che si diventa troppo felice, accade sempre qualcosa di brutto. Fortunatamente non accadde nulla di brutto perché dopo qualche minuto segnai un altro bellissimo, stupefacente, indimenticabile gol. Quel giorno fui davvero felice, che la vibrazione fu cosi forte che arrivò fino in cielo a spostare gli assi e la  geometria delle stelle a modificare l’algebra infinita dell’universo. <br><br></div><div><br></div><div>                                                                                                                                                      Michele Gentili 3a<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-26 20:13:59 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia (Domenico Maruca</title>
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         <description><![CDATA[<div>Sono nato nel 2003, il 7 marzo del 2003. I miei genitori volevano un maschio,dopo due femmine.Mia madre spesso, anche ora, mi racconta come sono nato e del perchè ho il nome "Domenico Maria".Mi hanno chiamato Domenico Per via di mio nonno, che io stimo tantissimo, perché ha fatto la seconda guerra mondiale sopravvivendo ai campi di concentramento in Germania.Mi hanno dato il secondo nome di "Maria"perchè i miei genitori ,volendo un maschio,pregarono ogni giorno alla Madonna per farmi nascere maschio.Quando sono nato.quindi, mi hanno dato il secondo nome di "Maria" per ringraziamento.Ho avuto molti ricordi,sia brutti che belli,sia positivi che negativi.<br><br></div><div>Ricordo mia nonna, una donna Gracile,piccolina,sorridente e con un rosario sempre in mano,Purtroppo non la ho potuta conoscere quando lei stava bene,bensì&nbsp; quando stava male.Era &nbsp; cieca,sorda e non parlava tanto.Appena penso a nonna mi viene in mente il suo Foulard di lana che usava lei quando faceva freddo.Ora io lo tengo sul mio letto e,quando non ho sonno, lo stringo forte forte sentendo caldo come se fossi nelle sue braccia gracili.Ricordo anche quando giocavamo insieme io e lei lanciandoci i cuscini,lei rideva.Un brutto giorno però lei dovette andare in ospedale,da li non la vidi più, pochi giorni dopo mori.ricordo quel momento orribile,era l'una di notte, io non riuscii a dormire la notte,piangevo solamente,insieme a mia sorella Sara.<br><br></div><div>Oltre a questi ricordi sopprimenti ne ho tanti bellissimi ad esempio&nbsp; la mia comunione.Era il 18 maggio la mattina siamo andati a messa a ricevere il sacramento, poi&nbsp; la mia famiglia,i miei zii,amici di famiglia e cugini siamo andati a pranzare a Rocca Di Cave.Il momento più bello è stato quando ho ricevuto i regali.avevo la stessa sensazioni di quando ricevevo i regali di Natale.E’ stato un giorno molto importante, mi ha cambiato,mi sono sentito più maturo,per la prima volta o sentito un vera grande famiglia,che mi voleva bene,unita e che si divertiva.<br><br></div><div>Ho avuto anche ricordi paurosi ad esempio quando ero immobile,non avevo niente per&nbsp; rimasto solo in casa di sera e successe un BlackOut,ero rimasto immobile,riuscii solo a chiamare mia madre con il telefono, lei mi tranquillizzò a telefono, poi venne e rimasi vicino a lei tutto il tempo,fino a che non ritornò la luce.<br><br></div><div>Spero di riavere più ricordi belli che brutti,ma la vita ci riserva di tutto,ora io non faccio nient'altro che&nbsp; vivere cercando di essere un esempio per generazioni future. /pad�0P�[<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-27 18:50:49 UTC</pubDate>
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