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      <title>Libertà e giustizia nel mondo globale by HUB Scuola</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-02 07:26:04 UTC</pubDate>
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         <title>CINEMA E TV</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Fisher Stevens, </strong><strong><em>Punto di non ritorno </em></strong><strong>(2016)<br><br></strong>Realizzato in tre anni, <em>Punto di non ritorno </em>(<em>Before the Flood</em>) affronta il problema del <strong>cambiamento climatico</strong>, con l'obiettivo di aprire gli occhi dell'opinione pubblica sui terribili effetti del <strong>riscaldamento globale. </strong>Girato in varie parti del mondo, dall'America alla Cina, dall'Italia all'India fino al Circolo Polare Artico, il documentario ha come voce narrante e protagonista il celebre attore <strong>Leonardo Di Caprio</strong>, di cui è noto il forte impegno ambientalista.<br><br>Tra interviste a meteorologi, politici, economisti, scienziati e sopralluoghi in zone naturali gravemente danneggiate dalle attività umane, Di Caprio discute del cambiamento climatico con alcune delle personalità più influenti a livello globale (tra cui <strong>papa Francesco</strong> e l'ex presidente degli Stati Uniti d'America <strong>Barack Obama</strong>),<strong> </strong>cercando di di tracciare <strong>possibili soluzioni per evitare</strong> il realizzarsi di una vera e propria <strong>catastrofe ambientale</strong>, preludio alla fine della vita sul nostro Pianeta.&nbsp; <br><br><em>Guarda il trailer ufficiale del documentario.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-19 09:38:17 UTC</pubDate>
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         <title>EDUCAZIONE CIVICA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Come vivere a zero sprechi<br><br></strong>Come è possibile vivere riducendo del tutto la nostra produzione di rifiuti? Alla domanda tenta di rispondere l'attivista e blogger ambientalista <strong>Lauren Singer</strong>, che racconta la sua esperienza personale a partire da una decisione radicale: <strong>fare a meno della plastica</strong>. Non è possibile infatti, sostiene Singer, affrontare le fondamentali questioni sollevate dal cambiamento climatico, se non si agisce attivamente, anche nel proprio piccolo universo quotidiano, per <strong>ridurre l'inquinamento</strong>, di cui la smisurata produzione di rifiuti derivati dalla plastica è una delle principali cause.<br><br><em>Dopo aver guardato il video, apri un confronto con i tuoi compagni in classe discutendo sulla realizzabilità o meno, nella tua quotidianità, delle proposte avanzate da Lauren Singer.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-19 09:58:56 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La necessità di un nuova riflessione politica<br></strong><br>Le <strong>sfide</strong> che ci pone di fronte la contemporaneità sono molteplici e complesse. Viviamo infatti in un mondo in cui, di giorno in giorno, affiorano nuove emergenze a cui è sempre più difficile tentare di dare risposte adeguate. Fenomeni come la <strong>globalizzazione</strong> dei mercati, della produzione e dell'informazione, l'aumento senza precedenti delle <strong>disuguaglianze</strong>, sia in termini di reddito sia in termini di diritti, e la conseguente crisi degli equilibri sociali rendono ancora più necessario che si apra e si rinnovi una <strong>riflessione politica </strong>intorno a temi cruciali quali quelli della <strong>giustizia e</strong> della <strong>libertà</strong>.<br><br>Le drammatiche vicende legate alla <strong>pandemia da COVID-19</strong>, che dall'inizio del 2020 ha sconvolto l'intera società mondiale, portando morte e sofferenza, e al recente scoppio di un violento <strong>conflitto armato</strong> all'interno dei confini europei, l'<strong>invasione da parte della Russia dell'Ucraina</strong> nel febbraio del 2022, segnalano ancora una volta – da due prospettive differenti ma complementari – la necessità ripensare a livello globale i temi della <strong>convivenza</strong>, della <strong>responsabilità e</strong> della <strong>sostenibilità</strong>, temi strettamente legati – in ultima istanza – alla questione fondamentale di come costruire un <strong>ordine politico e sociale giusto</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 07:09:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;     </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 07:29:09 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/qszu2y2kn1whurub/wish/2225520970</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Il dibattito tra Rawls e Nozick sulla concezione della giustizia<br></strong><br>Sul modo in cui concepire l'<strong>idea di giustizia</strong> e, di conseguenza, su quali <strong>fondamenti</strong> debba costruirsi una <strong>società giusta</strong> infiamma il dibattito tra due dei principali filosofi della politica del Novecento: gli statunitensi John Rawls (1921-2002) e Robert Nozick (1938-2002).<br><br>La principale differenza che separa gli argomenti dei due filosofi statunitensi è che <strong>Rawls</strong> crede in un sistema di <strong>cooperazione sociale</strong> e nella <strong>distribuzione dei benefici</strong> che da essa derivano, specialmente per i <strong>meno avvantaggiati</strong>, mentre per <strong>Nozick</strong> questo paradigma di giustizia liberale è una <strong>violazione del diritto intrinseco alla libertà</strong> delle persone. <br><br>A proposito dell’opera <strong><em>Una teoria della giustizia</em></strong><em> </em>di Rawls, uscita nel 1971, scrive il filosofo italiano <strong>Salvatore Veca</strong> (1943-2021):<br><br></div><blockquote>Una teoria della giustizia di John Rawls è un’opera di fondamentale importanza centrata sull’idea che per essere giusto il sistema sociale non dove rispondere a un qualche ordine morale indipendente, ma deve essere fondato su istituzioni i cui principi ispiratori sono accettabili dal punto di vista di tutti coloro che sono in esso coinvolti. Tali principi hanno a che vedere, secondo Rawls, con la tutela di eguali libertà fondamentali per tutti e con un sistema che garantisca eguaglianza di opportunità, e riconosca come giustificate solo quelle disuguaglianze che avvantaggiano i membri della società più svantaggiati.</blockquote><div><br><em>Credi che sia valida ancora oggi la concezione rawlsiana della giustizia come equità quale linea-guida per lo sviluppo di una società giusta? Sei d'accordo con l'affermazione di Rawles secondo cui sono «giustificate solo quelle disuguaglianze che avvantaggiano i membri della società più svantaggiati»?</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 07:44:24 UTC</pubDate>
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         <title>EDUCAZIONE CIVICA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/qszu2y2kn1whurub/wish/2225522381</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La decrescita felice è un'alternativa possibile?<br></strong><br>La&nbsp; diagnosi sullo stato della <strong>società capitalistica contemporanea</strong> proposta da <strong>Serge Latouche</strong>, filosofo ed economista francese, è impietosa: il modello sociale basato sulla <strong>crescita</strong> <strong>economica</strong> costante, quello capitalistico appunto, è sull'orlo del collasso, della <strong>crisi irreversibile</strong>. Esso, infatti, non solo non ha di fatto prodotto – in maniera paradossale – la tanto agognata crescita, ma ha anche portato all'<strong>erosione quasi definitiva delle risorse ambientali</strong> necessarie alla vita. <br><br>E allora necessario chiedersi: esiste una possibile via d'uscita da questo inesorabile destino, da un tracollo ormai annunciato? La risposta a questa domanda è per Latouche affermativa: occorre imboccare la via di quella che chiama «<strong>decrescita felice</strong>», ovvero bisogna abbracciare una nuova visione basata sulla <strong>riduzione dei consumi e delle attività economiche</strong>.<br><br><em>Per approfondire la prospettiva di Latouche guarda il video in cui è egli stesso, nel corso di una conferenza, a spiegare le sue tesi.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 07:46:11 UTC</pubDate>
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         <title>CINEMA E TV</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/qszu2y2kn1whurub/wish/2225528197</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Chloé Zhao, </strong><strong><em>Nomadland</em></strong><strong> (2020)<br><br>Fern ha perso tutto</strong>: il lavoro, suo marito, la casa. A inghiottire verso il baratro l'esistenza della sessantenne, così come quella dell'intera comunità di Empire, una piccola cittadina del Nevada, è il <strong>fallimento di una fabbrica</strong> locale in seguito alla <strong>Grande depressione</strong> statunitense del 2007-2013.<br><br>Ma Fern non vuole arrendersi e decide che stare ferma in un luogo non ha più senso. Quel luogo, ma forse l'intero Paese, è stato ormai divorato dal <strong>capitalismo contemporaneo </strong>e dalla sua logica del<strong> profitto a ogni costo</strong>. Prende quindi quello che le resta, come una giacca che le ricorda il marito, e parte sul suo vecchio <strong>furgoncino</strong>, trasformato per l'occasione in una vera e propria casa, per un lungo<strong> viaggio senza meta attraverso gli Stati Uniti occidentali</strong>.&nbsp; <br><br>E durante questo viaggio Fern ritorna in qualche modo a vivere, arrangiandosi con lavoretti saltuari e incontrando altre persone che, come lei, hanno deciso o sono state costrette a diventare dei <strong>nomadi moderni</strong>, abbandonati al loro destino da una società che li ha tagliati fuori senza alcuna pietà.<br><br><em>Guarda il trailer ufficiale del film.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 07:53:39 UTC</pubDate>
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         <title>EDUCAZIONE CIVICA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Le sfide della tecnica e l'etica della responsabilità di Jonas<br></strong><br>L’etica di <strong>Hans Jonas</strong> (1903-1993) è fondata sulla consapevolezza che la <strong>tecnologia</strong> permette di compiere azioni dagli <strong>effetti irreversibili e catastrofici </strong>per il futuro dell’umanità. Di qui l’esigenza di un <strong>nuovo imperativo categorico</strong> su cui fondare un’<strong>etica per la civiltà tecnologica</strong>. <br><br>Su questo tema è incentrata l’opera<strong> </strong><strong><em>Il principio responsabilità</em></strong> (1979). In essa il filosofo propone di ripartire dal concetto di <strong>responsabilità</strong> per riequilibrare il rapporto tra l’essere umano e la natura, al fine di attuare <strong>politiche sostenibili</strong> a favore della <strong>cura dell’ambiente e delle generazioni future</strong>, in ottemperanza al <strong>principio di giustizia fra le generazioni</strong> e al diritto di vivere in un ambiente salubre. Un principio questo, salvaguardato anche dall’<strong>articolo 9 della nostra Costituzione</strong>, che riconosce come fondamentale la tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Così Jonas formula questo nuovo imperativo categorico in <em>Il principio responsabilità</em>:&nbsp;<br><br></div><blockquote>«Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra» oppure, tradotto in negativo: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita».</blockquote><div><br><em>Guarda il video per approfondire l'etica della responsabilità di Jonas.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 15:48:07 UTC</pubDate>
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         <title>ARTE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Robert Smithson, </strong><strong><em>Spiral Jetty</em></strong><strong> (1970)<br><br></strong>A partire dalla metà degli anni Sessanta una nuova generazione di artisti comincia a <strong>utilizzare il territorio come materiale per le loro creazion</strong>i. Nasce così quella che è stata definita come <strong><em>Land Art</em></strong><strong> </strong>(da <em>landscape</em>, “paesaggio”). <br><br>Non si tratta quindi, semplicemente, di collocare opere d'arte all'interno della natura, ma di <strong>far diventare il paesaggio stesso l'opera</strong>, apportando in esso trasformazioni tali da renderlo un ambiente nuovo, “artistico”, fruibile e agibile al visitatore. Tutto questo, però, nella consapevolezza che, per quanto l’intervento umano possa mutarne momentaneamente l’aspetto, la natura farà il suo corso e, con il passare del tempo, cancellerà ogni nostro tentativo di modificarla. In questo senso, la <em>Land Art</em> rappresenta una prima presa di coscienza da parte degli artisti della <strong>questione ambientale </strong>e delle conseguenze che possono derivare dall'intervento dell'uomo sulla natura.&nbsp; <br><br>Opera emblematica di questo tormentato rapporto tra uomo e natura è <strong><em>Spiral Jetty</em></strong><strong> </strong>di <strong>Robert Smithson</strong> (1938-1973), una gigantesca banchina a forma di spirale, costruita con pietre, cristalli di sale e terra, che si estende per 450 metri nel Great Salt Lake dello Utah, negli Stati Uniti. La forma dell'opera richiama quella del gorgo dell'acqua, che secondo la tradizione ha generato il lago collegato all'oceano. A mostrarci però il messaggio artistico di Smithson è il tempo trascorso dall'inaugurazione di <em>Spiral Jetty</em>: dopo 50 anni, infatti, dell'opera, ormai <strong>sommersa dal lago</strong>, non rimane quasi nulla, se non una traccia visibile dal satellite. Alla fine, la <strong>potenza indomabile della natura</strong>, seppur con i suoi tempi, è riemersa e ha fatto il suo corso, <strong>riassorbendo l'opera dentro di sé</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-20 16:11:19 UTC</pubDate>
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