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      <title>10 febbraio Giornata del ricordo by ROSSELLA LUCIANO</title>
      <link>https://padlet.com/rossella_luciano/qqas7oz20qw4</link>
      <description>La tragedia delle foibe</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-02-17 08:59:11 UTC</pubDate>
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         <title>Legge 30 marzo 2004, n. 92</title>
         <author>rossella_luciano</author>
         <link>https://padlet.com/rossella_luciano/qqas7oz20qw4/wish/446296794</link>
         <description><![CDATA[<div>“Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe,<br>dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione<br>di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”<br>pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004<br><br>Art. 1.<br>1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di<br>conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime<br>delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo<br>dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.<br>2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere<br>la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine<br>e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di<br>studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di<br>quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio<br>culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e<br>delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi,<br>negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del<br>territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni<br>delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.<br>3. Il «Giorno del ricordo» di cui al comma 1 è considerato solennità civile ai<br>sensi dell’articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina<br>riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorni<br>feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole<br>di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-17 09:01:02 UTC</pubDate>
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         <title>La storia</title>
         <author>rossella_luciano</author>
         <link>https://padlet.com/rossella_luciano/qqas7oz20qw4/wish/446299793</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo la prima guerra mondiale, con lo smembramento dell’Im-<br>pero d’Austria, anche l’Istria e Trieste furono annesse al Regno<br>d’Italia (così come avvenne per il Trentino e la parte meridionale<br>del Tirolo). La tradizione plurilingue e multiculturale di Trieste fu<br>messa a dura prova dal nazionalismo italiano esasperato, che da<br>tempo aveva cercato di limitare lo sviluppo della componente<br>slava della città. Con l’avvento<br>del fascismo si avviò un processo di snazionalizzazione della<br>componente slava e croata del territorio giuliano-dalmata (in modo analogo a quanto avvenne in Alto Adige con la popolazione<br>di lingua tedesca): vennero imposte l’uso esclusivo della lingua<br>italiana, la chiusura delle scuole slovene e croate, l’italianizzazione<br>dei toponimi e dei cognomi, il trasferimento in altre province del<br>personale insegnante e degli impiegati. Anche la chiesa cattolica<br>che tentava di tutelare la popolazione slava (che rappresentava<br>38 ben il 56% della popolazione complessiva di quei territori) venne perseguitata. Furono poi creati anche dei campi di concentramento dove vennero rinchiusi tutti gli oppositori, o i familiari degli uomini fuggiti in montagna per aderire al<br>movimento di liberazione contro il fascismo e il nazismo. Le condizioni<br>dei prigionieri erano terribili; in quei campi morirono di fame e di malattia più di 7.000 tra vecchi, donne e bambini. Case bruciate, rappresaglie, arresti immotivati di sloveni e croati segnarono la presenza del governo fascista in Istria, nella<br>Provincia di Lubiana, in Dalmazia.&nbsp;<br>Con la caduta del fascismo e l’armistizio dell’8 settembre 1943, i territori al confine orientale si ritrovarono senza più riferimenti, l’esercito allo sbando e in<br>fuga, mentre le truppe naziste avanzavano. La rivolta popolare<br>si scatenò repentina e si diffuse senza controllo e senza direttive:<br>“italiano” e “fascista” divennero sinonimi ed il rancore, l’odio, la<br>&nbsp;rabbia per le persecuzioni subite negli anni precedenti, si trasformarono in vendetta. Uomini, donne, giovani furono strappati dalle loro case, torturati, seviziati e gettati nelle foibe, in quelle cavità profonde che caratterizzano l’altipiano carsico dalle truppe irregolari e dalle brigate partigiane jugoslave. I primi ritrovamenti risalgono ai giorni immediatamente successivi alle stragi, ma<br>quelli più significativi avvennero nei primi mesi dopo la fine<br>della guerra, tra il 1945 e il 1947. Gli storici non concordano<br>né sul numero delle vittime, né sui luoghi, né sulle ragioni di<br>una tale carneficina. Un dato però è certo: la ricerca storica sta<br>lavorando per trovare nuove fonti e nuove documentazioni capaci<br>di confermare le attuali ipotesi che attestano tra 4.000 e 6.000<br>gli infoibati.&nbsp;<br><br>Alla fine della guerra, sconfitto l’esercito nazista e caduta la Repubblica di Salò, le truppe comuniste jugoslave occuparono tutto il territorio della Venezia Giulia,<br>Istria e Dalmazia. Si scatenarono nuovamente rappresaglie, sommarie esecuzioni,<br>infoibamenti.<br>L’esodo dei profughi istriani cominciò fin dal 1943, ma ebbe il suo culmine quando i territori dell’Istria e della Dalmazia passarono definitivamente alla Jugoslavia<br>di Tito: la paura, l’incertezza, le minacce, produssero il trasferimento in massa di<br>250.000 persone, che cercarono di portare con sé tutto il possibile, comprese le bare con i loro morti, dissotterrate in fretta prima di partire.<br><br>A Bolzano e in provincia giunsero circa 3.000 profughi: una parte era costituita da<br>funzionari, impiegati, dirigenti, liberi professionisti, artigiani e commercianti; una parte da operai e manovali e una piccola parte da donne, anziani e malati. L’inserimento fu difficile, faticoso, spesso visto come un ennesimo tentativo di “italianizzare” l’Alto Adige a pochi mesi dall’Accordo De Gasperi-.Gruber che<br>garantiva la tutela della minoranza linguistica tedesca.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-17 09:13:48 UTC</pubDate>
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         <title>I luoghi</title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-02-17 09:28:00 UTC</pubDate>
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         <title>Che cos&#39;è una foiba</title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel parlare di “foibe” ci si riferisce alle violenze di massa subite da militari e civili, soprattutto italiani, che si sono scatenate nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945 in diverse zone della Venezia Giulia: le vittime furono alcune migliaia.<br>Si tratta quindi di un termine che ha assunto un significato simbolico,<br>attribuito ai fenomeni carsici chiamati foibe: spaccature del terreno, cavità verticali profonde anche decine di metri, con un ingresso largo da pochi centimetri ad alcuni metri. Poichè il terreno roccioso del Carso non permette lo scavo, le foibe sono state usate fin dall’antichità come discariche, ma anche come improvvisati nascondigli per cadaveri, vittime di violenze, tragedie private o collettive.<br>L’uso che qui ci interessa, comunque, è un altro e cioè quello che delle foibe venne fatto nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945, quando nelle voragini sparse nell’entroterra istriano, come pure alle spalle di Trieste e Gorizia, vennero fatti sparire i corpi delle vittime di una serie di esecuzioni sommarie su larga<br>scala, talvolta assieme a condannati ancora in vita. Al medesimo scopo si prestarono in quelle circostanze anche altre cavità questa volta di natura artificiale, come le miniere di bauxite dell’Istria e il pozzo della miniera di Basovizza. La stessa soluzione, nel medesimo periodo, adottata anche altrove, in Slovenia e Croazia, dove l'ambiente è anch’esso ricco di voragini carsiche, per occultare le spoglie delle migliaia di anticomunisti slavi eliminati nell’immediato dopoguerra. [...] Le foibe però sono immediatamente assurte a simbolo di tutti i tragici destini di quegli anni, e le ragione non è troppo difficile da intendere. La morte entro una voragine che sprofonda nelle viscere della terra costituì infatti per le vittime - e, in quegli anni, si sentirono potenziali vittime tutti gli italiani della Venezia Giulia - la più paurosa delle fini: una morte oscura, segno di una volontà di cancellazione totale, resa ancor più aspra dalla negazione della pietà, visto che la scomparsa dei corpi prolungò per i congiunti l’incertezza angosciosa della<br>sorte dei loro cari e rese impossibile, in molti casi fino ai giorni nostri, la celebrazione pacificante della sepoltura.<br>Così nella memoria collettiva “infoibati” sono stati considerati tutti gli uccisi per mano dei partigiani comunisti sloveni e croati, dei comunisti italiani filojugoslavi e delle autorità jugoslave nelle due crisi dell’autunno 1943 e della primavera-estate del 1945. A essi, però, sono state frequentemente associate anche le vittime delle brutalità degli ultimi due anni di guerra in tutta l’area alto adriatica, compresa<br>la Dalmazia: non a caso un sacerdote croato nel descrivere la situazione di<br>un borgo rurale istriano nel 1944 commentava<br>“Viviamo sull’orlo della foiba”. Infine, a tali vittime vengono spesso aggiunte quelle delle violenze che la popolazione italiana fu costretta a subire nel lungo dopoguerra istriano (1945-1956) culminato nell’esodo di non meno di duecentocinquantamila persone dalla loro terra di origine.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-02-17 09:33:55 UTC</pubDate>
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         <title>Magazzino 18 - Spettacolo teatrale di Simone Cristicchi</title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <pubDate>2020-02-17 10:07:47 UTC</pubDate>
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         <title>La giornata del ricordo</title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <pubDate>2021-02-09 21:10:05 UTC</pubDate>
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         <title>Frontiere. La storia negata</title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <pubDate>2021-02-09 21:11:58 UTC</pubDate>
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         <title>Varie </title>
         <author>rossella_luciano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Arringo</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-24 13:32:02 UTC</pubDate>
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