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      <title>IN UN MONDO DI CONFLITTI by Ilenia De Simone</title>
      <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo</link>
      <description>guerre della storia contemporanea</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-08 12:24:02 UTC</pubDate>
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         <title>Vietnam</title>
         <author>zoppigiorgia</author>
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         <description><![CDATA[<div>La guerra del Vietnam, nota come <strong>guerra di resistenza</strong> contro gli Stati Uniti o anche come guerra statunitense fu un conflitto armato combattuto in Vietnam fra il 1º novembre 1955 (data di costituzione del Fronte di Liberazione Nazionale filo-comunista) e il 30 aprile 1975 (con la caduta di Saigon, il crollo del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista di Hanoi).<br>Il conflitto si svolse prevalentemente nel territorio del Vietnam del Sud e vide contrapposte le forze insurrezionali filocomuniste sorte in opposizione al governo autoritario filostatunitense costituitosi nel Vietnam del Sud e le forze governative della cosiddetta Repubblica del Vietnam creata dopo la conferenza di Ginevra del 1954, successiva alla guerra d'Indocina contro l'occupazione francese.<br>Il conflitto, iniziato fin dalla metà degli anni cinquanta con il primo manifestarsi di un'attività <strong>terroristica</strong> e di <strong>guerriglia</strong> in opposizione al governo sudvietnamita, vide il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti d'America, che incrementarono progressivamente secondo la strategia dell'escalation le loro forze militari in aiuto al governo del Vietnam del Sud, fino ad impegnare un'enorme quantità di forze terrestri, aeree e navali. Nonostante questo spiegamento di forze, il governo degli Stati Uniti non riuscì a conseguire la vittoria politico-militare, ma subì al contrario pesanti perdite, finendo per abbandonare nel 1973 il governo del Vietnam del Sud. In appoggio alle forze statunitensi parteciparono al conflitto anche contingenti inviati dalla Corea del Sud, dalla Thailandia, dall'Australia, dalla Nuova Zelanda e dalle Filippine. Sull'altro versante, intervenne direttamente in aiuto delle forze filocomuniste l'esercito regolare del Vietnam del Nord, che infiltrò, a partire dal 1964, truppe sempre più numerose nel territorio del Vietnam del Sud, impegnandosi in duri combattimenti contro le forze statunitensi nel corso di offensive culminate nella campagna di Ho Chi Minh nel 1975. La Cina e l'Unione Sovietica, inoltre, appoggiarono il Vietnam del Nord e le forze Viet Cong con continue e massicce forniture di armi e con il loro appoggio politico-diplomatico.<br> La guerra del Vietnam non interessò soltanto il territorio del Paese asiatico, ma coinvolse progressivamente il Laos (ufficialmente neutrale, ma in realtà oggetto di operazioni belliche segrete statunitensi e di infiltrazioni continue di truppe nordvietnamite) e la Cambogia, interessata massicciamente da attacchi aerei e terrestri americani (1969-1970) e infine invasa dalle forze nordvietnamite in appoggio alla guerriglia degli Khmer rossi. Anche lo stesso Vietnam del Nord venne ripetutamente colpito da pesanti e continui bombardamenti degli aerei statunitensi, sferrati per indebolire le capacità militari nordvietnamite e per frantumare la volontà politica del governo di Hanoi di continuare la lotta insurrezionale al sud. La guerra ebbe fine il <strong>30 aprile 1975</strong>, con la caduta di Saigon, in cui gli Stati Uniti subirono la prima vera sconfitta politico-militare della propria storia, e dovettero accettare il totale fallimento dei loro obiettivi politici e diplomatici.<br><br><strong>Curiosità<br></strong>La<strong> </strong>“Regola del Muso Giallo,” un codice di condotta che i militari statunitensi utilizzavano per rendere più semplice assassinare i civili vietnamiti senza sentirsi troppo in colpa.<br>Ci si basava sull’idea era che i vietnamiti non fossero persone vere, ma semplici musi gialli che potevano essere malmenati o anche uccisi per volere dei soldati. Fin dal primo giorno di addestramento alle truppe, gli veniva vietato di chiamarli vietnamiti, li chiamavano musi gialli o occhi a mandorla. Tutto per renderne più facile l'uccisione.<br>Gli veniva detto che tutti i vietnamiti erano probabili nemici. Che i bambini potevano nascondere granate, le donne erano le mogli o le fidanzate dei guerriglieri e che probabilmente stavano disseminando trappole nascoste.<br><br><strong>Consiglio</strong><br>Premio oscar per la migliore fotografia e colonna sonora: Apocalypse Now (1979) diretto da  Francis Ford Coppola.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-25 10:10:43 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>L&#39;apartheid</title>
         <author>landromartina</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/593070903</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Sudafrica<br><br>L'Unione sudafricana era un territorio dell'impero britannico e divenne indipendente, con il nome di Repubblica del Sudafrica, nel 1931.<br>Anche se la popolazione del paese era composta da una minoranza di bianchi (20%) e una maggioranza di neri indigeni (80%), il controllo politico e decisionale era in mano ai bianchi.<br>Nel 1949, il Partito nazionalista istaurò un regime di segregazione razziale: l'Apartheid (letteralmente “separazione”) è il termine che definisce la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel secondo dopoguerra, rimasta in vigore fino al 1993. È stata dichiarata crimine internazionale dalla <strong>Convenzione internazionale sull’eliminazione e la repressione del crimine di apartheid</strong> adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 3068 (XXVIII) del 30 novembre 1973. La lotta contro questo regime fu guidata dall’African National Congress (ANC), un partito nato nel 1912 per difendere i diritti della maggioranza nera. Uno dei più importanti capi fu <strong>Nelson Mandela</strong>, che dopo essere stato più volte arrestato e processato, entrò in clandestinità per restarvi due anni fino all'<strong>arresto, </strong>avvenuto il 5 agosto<strong> 1962. </strong>Processato con l'accusa di cospirazione, venne condannato all'ergastolo: da quel momento, per quasi trent'anni, non fu più un uomo libero.<br>Nel frattempo, le autorità sudafricane ricorsero a provvedimenti sempre più rigidi contro i manifestanti. Nel 1975 fu sancita l’obbligatorietà di usare l’afrikaans (lingua della Repubblica Sudafricana) in tutte le scuole; i neri furono privati di tutti i diritti civili e politici e milioni di loro, chiamati “bantu”, vennero sfrattati dalle loro case e deportati nelle “homeland del sud”. I negozi dovevano servire per primi i clienti bianchi, e i neri, per muoversi nelle zone dei bianchi, dovevano avere speciali passaporti.<br>La situazione venne affrontata dal presidente Frederik Willem De Klerk, leader afrikan del National Party, che il 2 febbraio 1990 riabilitò tutti i gruppi politici di opposizione al regime, compreso l’ANC. Nelson Mandela venne liberato l’<strong>11 febbraio 1990</strong>.<br>Nel 1991 iniziò il cammino del dialogo, e nel corso dell’anno vennero abrogate una serie di leggi simbolo dell’apartheid. Le elezioni del 27 aprile 1994 videro la schiacciante vittoria dell'ANC con il 62,65% dei voti, al di sotto però della soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Da allora l'ANC governa ininterrottamente il Paese, prima con Nelson Mandela - che nel 1993 fu insignito del Premio Nobel per la Pace -, poi con i presidenti Thabo Mbeki, Kgalema Motlanthe e Jacob Zuma.<br>Diventato presidente del Sudafrica, Mandela ha dovuto affrontare il difficile passaggio dal regime di apartheid alla democrazia. In questo quadro si inserisce la Commissione per la verità e la riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission), creata del nuovo parlamento democratico nel 1995 - presieduta da <strong>Desmond Tutu</strong>, arcivescovo anglicano di Città del Capo -, con il compito di ascoltare le testimonianze di entrambe le parti in causa, vittime e carnefici.<br><br><strong>Sapevi che?<br></strong>Anche negli USA era presente la segregazione razziale, infatti, un ruolo molto importante nelle lotte degli afroamericani per i diritti civili fu svolto dalle donne. Fu Rosa Parks a dare inizio in Alabama a un movimento contro la segregazione negli autobus, dove i neri non erano solo separati dai bianchi ma dovevano cedere loro il posto. <br><strong>(vedi Alabama)</strong></div><div><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-25 14:36:27 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;apartheid</title>
         <author>landromartina</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/593208119</link>
         <description><![CDATA[<div>Alabama, Stati Uniti<br><br>Come in Sudafrica (<strong>vedi Sudafrica</strong>), anche negli Stati Uniti era presente la segregazione razziale. Un sistema di dominazione dei bianchi sugli afroamericani sorto negli ex Stati confederati dopo la guerra civile statunitense. Comportò la separazione fisica nella vita sociale, il confinamento dei neri in alcuni settori occupazionali a basso reddito e la loro esclusione dal voto. <br>Un ruolo molto importante nelle lotte degli afroamericani per i diritti civili fu svolto dalle donne. Fu una di loro a dare inzio in Alabama a un movimento contro la segregazione negli autobus, dove i neri non erano solo separati dai bianchi ma dovevano cedere loro il posto. <br>Il 1° dicembre 1955: terminata la giornata lavorativa, <strong>Rosa Parks</strong>, di pelle nera e di professione sarta, prende l’autobus, diretta a casa. Si siede in una fila centrale, ma quando dopo poche fermate sale un passeggero bianco, il conducente le chiede di alzarsi per lasciargli il posto, come impongono le regole.</div><div>Rosa le conosce bene: i neri siedono dietro, i bianchi davanti, mentre i posti centrali sono misti e si possono usare solo se tutti gli altri sono occupati, ma la precedenza spetta sempre ai bianchi. Stanca di queste leggi Rosa pensa «Non stavolta» e senza rifletterci troppo risponde che «no», non intende alzarsi. Quel rifiuto la trasforma all’improvviso in un’eroina dei diritti dei neri, impegnati nella lotta contro la segregazione che opprimeva l’Alabama e altri Stati del Sud, divenendo il propellente di una storica protesta che fu tanto rabbiosa quanto non violenta.<br><br><strong>Consiglio</strong><br>Il diritto di contare (2017) di Theodore Melfi</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-25 15:57:57 UTC</pubDate>
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         <title>UNIONE EUROPEA</title>
         <author>divitosara</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/596551012</link>
         <description><![CDATA[<div>In <em>Belgio</em> troviamo la sede della UE, ne troviamo un'altra situata a Lussemburgo.<br><mark>Le tappe principali della UE:<br></mark><strong>1949</strong>: Viene costituito il consiglio d'Europa<br><strong>1950</strong>: Nasce l'Europa<br><strong>1951</strong>: Nasce la Ceca (comunità europea del carbone e dell'acciaio)<br><strong>1957</strong>: Nasce la Cee (Comunità economica Europea)<br><strong>1973</strong>: Danimarca, Irlanda, Regno Unito aderiscono alla Comunità Economica Europea.<strong><br>1979 </strong> I cittadini europei eleggono, per la prima volta, i deputati al Parlamento europeo.<br><strong>1981</strong>: La Grecia entra a far parte della Comunità Economica Europea.<br><strong>1986</strong>: Spagna e Portogallo entrano nella Comunità Economica Europea.<br><strong>1993</strong>: <a href="http://www.europedirectteramo.it/files/Maastricht.pdf"><strong>Trattato di Maastricht</strong></a>. La Comunità europea cambia nome, d’ora in avanti si chiamerà Unione Europea.<br><strong>1995</strong>: Austria, Finlandia e Svezia entrano a far parte dell’Unione europea.<br><strong>1995</strong>: <a href="http://www.europedirectteramo.it/files/Schengen.pdf"><strong>Trattato di Schengen</strong></a>. I cittadini europei possono liberamente circolare da un Paese all’altro<br><strong>1998</strong>: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Slovenia chiedono di entrare a far parte dell'Unione Europea<br><strong>1999:</strong> Trattato di Amsterdam. Adozione dell'Euro come moneta unica.<br><strong>2000:</strong> Bulgaria, Romania, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Malta e Turchia chiedono di entrare nell'Europa unita.<br><strong>2000:</strong> <a href="http://www.europedirectteramo.it/files/Nizza.pdf"><strong>Trattato di Nizza</strong></a><strong>.</strong> Proclamazione solenne della Carta dei Diritti fondamentali dei cittadini europei, espressione dei principi di democrazie e dello Stato di diritto su cui si fonda l’Unione Europea.<br><strong>2002:</strong> Il primo gennaio entrano in circolazione le monete e le banconote in Euro.<br><strong>2004</strong> Il primo maggio Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro entrano a far parte dell'Unione Europea.<br><br><strong><mark>Per saperne di più</mark></strong>:<br><em>La </em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera"><strong><em>bandiera</em></strong></a><strong><em> </em></strong>(guardare immagine)<strong><em> </em></strong><em>dell'Unione rappresenta un cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu</em><br><br>La bandiera è il simbolo non solo dell’Unione europea in quanto istituzione ma anche dell’unità e dell’identità dell’Europa in generale. La corona di stelle dorate simboleggia gli ideali di solidarietà e armonia tra i popoli.<br><br></div><div>Il numero delle stelle non dipende dal numero degli Stati membri. Le stelle infatti sono dodici in quanto il numero dodici è tradizionalmente simbolo di perfezione, completezza ed unità. La bandiera rimarrà pertanto invariata a prescindere dai futuri ampliamenti dell’Unione europea.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-27 09:43:03 UTC</pubDate>
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         <title>I Deraparecidos</title>
         <author>parisecamilla</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/598226148</link>
         <description><![CDATA[<div><mark>1 luglio 1974</mark> giorno della morte di Juan Domingo Peron, leader incontrastato della scena politica argentina, venne eletto presidente per la prima volta nel 1946, ed emblematica è la sua rielezione nel 1973 sull'onda di oceaniche manifestazioni popolari.<br> <br><mark>24 marzo 1976</mark> Divenne politica la terza moglie di Peron,  Isabel Perón, però per lo sgomento formatosi nel periodo venne sostituita molto presto da López Rega causando terrorismo con la formazione  dell’allenza anticomunista.  <br>Nascono bande e organizzazioni paramilitari al servizio del potere politico con il fine di eseguire omicidi e sequestri degli oppositori al regime. Ha inizio in Argentina la dittatura militare con il terribile triumvirato Massera (comandante della Marina), Agosti (comandante dell'Aeronautica) e Videla (comandante dell'esercito e presidente di fatto). <br>Per ottenere qualsiasi tipo di informazioni su veri o presunti nemici del regime viene istituzionalizzata la pratica della tortura, praticata in clandestini centri di detenzione nei quali vengono incarcerati i detenuti illegali. <br>Il clima di terrore e paura tra la popolazione viene così accentuato dalle prime sparizioni di persone: è l'inizio del dramma dei <strong>desaparecidos</strong>, “ persone scomparse”  furono sequestrati dai regimi militari, torturati, mutilati, uccisi e infine gettati nel nulla. <br><br><mark>1983</mark> fu l’anno in cui i militari persero potere, erano mal organizzate tra trincee.<br><br>L'Argentina inizia il processo di transizione alla democrazia con la destituzione di Galtieri e la salita al potere di Bignone, il nuovo governo ristabilisce pienamente le libertà democratiche e le garanzie costituzionali tentando, ma riuscendovi solo in parte, di giudicare e condannare i colpevoli dei massacri e delle torture. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 02:50:01 UTC</pubDate>
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         <title>New York, Stati Uniti</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/599682807</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 17:29:27 UTC</pubDate>
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         <title>IL MURO DI BERLINO</title>
         <author>elabednour</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/600903357</link>
         <description><![CDATA[<div>A <strong>Berlino</strong>, nell'agosto del <strong>1961</strong>, le autorità della Germania dell'Est fecero costruire un <strong>muro </strong>che separava la parte <strong>est</strong> da quella <strong>ovest</strong>, per arginare il deflusso di cittadini tedesco-orientali che volevano trasferirsi in Occidente. La divisione di Berlino era stata stabilita dopo la fine della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>. Nel corso della conferenza di <strong>Jalta</strong> si decise che la città fosse organizzata in quattro settori amministrati da Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica. L’area più estesa era quella sovietica, mentre negli anni seguenti i tre settori controllati dagli stati occidentali divennero sostanzialmente una parte della Germania Ovest, circondata dai territori della <strong>DDR</strong>, la <strong>Repubblica Democratica Tedesca</strong>, cioè la <strong>Germania Est</strong> (ancora oggi Berlino si trova nell'est dell'odierna Germania).<br>Man mano che le tensioni tra Occidente e Unione Sovietica aumentavano, le possibilità per gli abitanti di Berlino di passare da Ovest a Est e viceversa diminuirono costantemente e nel <strong>1952</strong> il confine diventò praticamente chiuso. Più tardi il confine diventò costantemente sorvegliato dai soldati della DDR, che pattugliavano 302 torrette di avvistamento e avevano l'ordine di sparare a vista: si stima che più di 250 persone siano state uccise tentando di passare a Berlino Ovest. Il muro era lungo <strong>155</strong> chilometri, 43 km dividevano Berlino Ovest da Berlino Est, mentre 112 km separavano la parte occidentale della città dal resto della DDR. La tensione salì improvvisamente dopo che alcuni diplomatici e funzionari degli Stati Uniti pretesero di potersi muovere a Berlino Est senza mostrare documenti. Per sedici ore, dal <strong>27</strong> al <strong>28</strong> ottobre del <strong>1961</strong> i carri armati statunitensi e quelli sovietici si schierarono, per la prima e unica volta durante la <strong>Guerra Fredda</strong>, da una parte e dall’altra di Berlino, da poco divisa dal muro, rischiando di provocare un nuovo conflitto mondiale. I soldati di entrambe le parti avevano l’ordine di rispondere al fuoco e molti temevano che a causa della stanchezza o del nervosismo un soldato potesse sparare inavvertitamente un colpo e innescare una sparatoria e, forse, una guerra. Sia i russi che gli americani si resero conto che la situazione gli era sfuggita di mano. Il presidente americano J.F.Kennedy parlò con Kruscev per cercare di disinnescare la crisi. Anche Kruscev non era interessato a una guerra, e in cambio della promessa da parte di Kennedy di non invadere Berlino Est garantì ai diplomatici e ai soldati occidentali il libero accesso alla zona della città che faceva parte della DDR. Al contrario degli abitanti della parte orientale della città, quelli che vivevano a Berlino Ovest potevano avvicinarsi al muro: è per questa ragione che dal lato occidentale il muro si riempì di graffiti, soprattutto negli anni Ottanta, ed è anche il motivo per cui tutte le foto che mostrano persone che si sporgono dal muro per vedere oltre sono state scattate a Berlino Ovest.<br>Alla fine degli anni 80, la DDR era, o almeno sembrava, economicamente abbastanza forte, l'apparato statale sembrava indistruttibile e così nessuno poteva prevedere il <strong>crollo verticale</strong> che nel <strong>1989 </strong>sarebbe avvenuto in pochissimi mesi. Ma il colpo di grazia all'esistenza della DDR arrivò quando l'Ungheria, il <strong>10</strong> <strong>settembre</strong> del <strong>1989</strong>, aprì i suoi confini con l'<strong>Austria</strong>. Mentre il flusso di persone che arrivò nella Germania dell'ovest attraverso l'Ungheria e l'Austria aumentò di giorno in giorno, anche nella DDR crescevano le proteste e la gente si fece più coraggiosa.<br>La sera del <strong>9 novembre</strong> del <strong>1989</strong> un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma piuttosto ampia della legge sui viaggi all'estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo:<strong> il muro doveva sparire subito</strong>. Migliaia di persone si riunivano all'est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall'altra parte del muro, all'ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l'ordine ai soldati dei posti di blocco di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 29 anni.<br>Nei giorni successivi i controlli fra le due parti delle città si interruppero da subito; addirittura i soldati della DDR iniziarono a staccare pezzi di muro già dal 10 novembre (1989).  Fra <strong>giugno</strong> e <strong>novembre</strong> del <strong>1990</strong> il muro fu completamente <strong>abbattuto</strong>. <br>Il muro è caduto da trent'anni ma da anni è in corso un esteso dibattito su quanto sia riuscita l'unificazione delle due Germanie.<br>I tedeschi che abitano nei territori dell'allora DDR sono mediamente più poveri di quelli che stanno a Ovest, hanno meno lavoro e stanno diventando sempre di meno. Una foto di Berlino scattata nel 2012 dalla Stazione Spaziale Internazionale e circolata molto negli anni mostrava bene il divario rimasto fra le due regioni e le due parti della città.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 10:30:59 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Le guerre Arabo-Israeliane </title>
         <author>brundufederico</author>
         <link>https://padlet.com/desimoneilenia/mondo/wish/601342469</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La palestina</strong><br><br><strong>Guerra arabo-israeliana del 1948:</strong><br>l 14 maggio <strong>1948</strong> ci fu la proclamazione dello <strong>Stato di Israele</strong>, con un eccezionale accordo tra USA e URSS. Il giorno successivo si scatenò però la reazione degli Stati arabi, riuniti nella <strong>Lega Araba</strong> (fondata nel marzo del 1945 e a cui aderivano Egitto, Iraq, Arabia saudita, Libano, Yemen, Siria), che invasero<strong> Israele</strong>. Fu il <strong>primo conflitto arabo-israeliano</strong> (1948-1949).<br>Gli Stati arabi subirono una pesante sconfitta morale, oltre che forti perdite territoriali a vantaggio di <strong>Israele</strong>, che arrivò fino a Gerusalemme. Una delle <strong>principali conseguenze fu il problema dell'insediamento di 650.000 profughi palestinesi cacciati dalle loro terre</strong>, mentre <strong>Israele</strong> accolse 600.000 ebrei provenienti dagli Stati arabi.<br><br><strong>Guerra arabo-israeliana del 1956: la guerra con l'Egitto:<br></strong>Nel 1956, dopo un periodo di relativa stabilità interna, <strong>Israele</strong> partecipò alla "<strong>campagna del Sinai</strong>" assieme alla <strong>Francia</strong> e all'<strong>Inghilterra</strong> che volevano bloccare il processo di nazionalizzazione del Canale di Suez avviato dal presidente egiziano Nasser. Le truppe israeliane occuparono il Sinai, ma furono poi costrette al ritiro dal richiamo americano. L'<strong>ONU</strong> inviò dei caschi blu per il controllo della tenuta dell'armistizio nel Sinai. Per Nasser, l'insuccesso militare significò comunque un successo politico che lo consacrò come un punto di riferimento della lotta anticolonialista e del crescente movimento panarabo.<br><br><strong>Guerra arabo-israeliana, 1967: La guerra dei sei giorni</strong><br>Nel <strong>1964 </strong>nasceva l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (<strong>OLP</strong>) che raccoglieva formazioni politico-militari (la principale è <strong>Al Fatah</strong>, fondata nel 1959 da Arafat e Wazir) di diverse tendenze, ma concordi nella lotta ad Israele, fino alla sua eliminazione. Intanto si moltiplicavano i segnali di ostilità dei Paesi arabi, con in testa l'Egitto e la Giordania, nei confronti di Israele. Le tensioni sfociarono poi nella <strong>Guerra dei sei giorni</strong> (5-10 giugno 1967) in cui <strong>Israele</strong> con una schiacciante vittoria, che significò l'<strong>occupazione militare dei Territori palestinesi</strong>, impose un duro colpo al mito panarabo.</div><div>Nel novembre del 1967 l'ONU riconosceva il diritto ad un'esistenza pacifica per gli Stati della regione e allo stesso tempo condannava le occupazioni israeliane dei Territori. La Risoluzione però non venne riconosciuta né da Israele (che giudicava quei territori, dove intanto cominciarono a formarsi degli insediamenti di coloni, essenziali alla sua sopravvivenza) né dall'OLP (che non riconosceva il diritto di Israele ad esistere come Stato).<br>C'è una differenza fondamentale tra la lotta ad Israele prima e <strong>dopo il '67</strong>: mentre in precedenza essa aveva assunto caratteri anticolonialistici e laici, trova ora forza nel <strong>fondamentalismo islamico</strong> e nella radicalizzazione dello scontro. Sull'OLP ricadde tutto il peso della lotta contro Israele, in Palestina e nei Territori occupati dagli israeliani, e scelse, dopo aver nominato <strong>Yasser Arafat</strong> presidente (1968), la <strong>via terroristica</strong> come metodo di lotta. Infatti i rapporti tra l'OLP e i Paesi arabi che ospitavano le basi della guerriglia palestinese si fecero sempre più tesi, fino a concludersi con la strage del <strong>Settembre nero</strong> del 1970 a partire dalla quale i palestinesi vennero scacciati con grandi sofferenze dal territorio della Giordania. Ciò rese evidente l'atteggiamento ambiguo della Lega araba che mentre si proclamava difensore della causa palestinese, non faceva nulla di concreto per risolvere la situazione dei profughi palestinesi, abbandonati nei campi di raccolta di Gaza e della Cisgiordania.<br><br><strong>Guerra arabo-israeliana, 1973: la guerra del Kippur<br></strong>Nel <strong>1973</strong> si ebbe l'ennesimo attacco ad Israele, durante la festività religiosa del <strong>Kippur</strong>, da parte di Egitto, Siria e Giordania, con l'appoggio della Libia. Anche questa volta <strong>Israele </strong>respinse gli attacchi ed avanzò in territorio arabo, ma fu costretto ancora una volta al ritiro dalle grandi potenze, preoccupate dal rialzo del prezzo del petrolio imposto dai Paesi produttori, riuniti nell'OPEC.<br><br><strong>Per restare aggiornati</strong><br>Il presidente palestinese <strong>Abu Mazen</strong> ha annunciato il 20 maggio 2020 la fine di tutti gli accordi con Israele e gli Stati Uniti in previsione della possibilità che Israele annetta parte della Cisgiordania a partire dal 1° luglio. L’annuncio è una mossa politica preventiva, che Abu Mazen ha comunicato dopo una riunione con la leadership politica palestinese a Ramallah. L’Anp reagisce alla possibilità che, rispettando il “Piano del secolo” previsto da Donald Trump, Israele possa annettere al suo territorio parte della Cisgiordania che già occupa dal 1967.<br><br>Fonte: www.repubblica.it</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 14:58:56 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA, Italia</title>
         <author>garavagliaalessandro</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le vite di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono intrecciate fin dall'inizio. Entrambi nacquero a Palermo: Giovanni il 20 maggio <strong>1939</strong>, Paolo 8 mesi dopo, il 19 gennaio. Abitavano a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro e furono amici fin da bambini. Giovanni e Paolo frequentarono tutti e due il liceo classico. <br><br>Giovanni, dopo la maturità entrò all'Accademia militare di Livorno, poi ci ripensò e si iscrisse a giurisprudenza. Borsellino invece optò subito per gli studi di Legge.<br>I primi passi della sua carriera Falcone li mosse a Lentini come pretore, un po' alla volta, il magistrato si emancipò definitivamente dalla famiglia e cominciò a entrare in contatto con la realtà della mafia.<br><br>Nel frattempo Paolo aveva cominciato la sua carriera al tribunale civile di Enna come uditore giudiziario. Nel 1969 fu trasferito a Monreale, vicino a Palermo, dove lavorò fianco a fianco con il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, ucciso dalla mafia nel 1980. «Mi hanno ammazzato un fratello», disse Borsellino in quell'occasione, e si mise a indagare sull'omicidio.</div><div> </div><div>Falcone, intanto, si era trasferito anche lui a Palermo, dove lavorò al processo al costruttore edile Rosario Spatola, accusato di associazione mafiosa. Fu così che i due vecchi amici tornarono in contatto e cominciarono a scambiarsi informazioni sulle inchieste.<br><br><strong>La strage di Capaci:</strong> fu un attentato di stampo terroristico mafioso compiuto da Cosa Nostra il 23 maggio 1922 nei pressi di Capaci, per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Gli attentatori fecero esplodere un tratto dell' autostrada A29, alle ore 17:57, mentre vi transitava sopra il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia, sistemati in tre Fiat Croma blindate. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.<br><br>Il 23 maggio Domenico Ganci avvertì telefonicamente prima Ferrante e poi La Barbera che le Fiat Croma erano partite ed avevano imboccato l'autostrada in direzione dell'aeroporto di Punta Raisi per andare a prendere Falcone. Ferrante e Biondo videro uscire il corteo delle blindate dall'aeroporto e avvertirono a loro volta La Barbera che il giudice Falcone era effettivamente arrivato. La Barbera allora si spostò con la sua auto in una strada parallela alla corsia dell'autostrada A29 e seguì il corteo blindato, restando in contatto telefonico per 3-4 minuti con Gioè, che era appostato con Brusca su una collinetta sopra Capaci, dalla quale si vedeva bene il tratto autostradale interessato. Alla vista del corteo delle blindate, Gioè diede l'ok a Brusca, che però ebbe un attimo di esitazione, avendo notato le auto di scorta rallentare a vista d'occhio. Infine, Brusca attivò il radiocomando che causò l'esplosione. La prima blindata del corteo, la Croma marrone, venne investita in pieno dall'esplosione e sbalzata dal manto stradale in un giardino di olivi ad alcune decine di metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. La seconda auto, la Croma bianca guidata da Falcone, si schiantò contro il muro di asfalto e detriti improvvisamente innalzatisi per via dello scoppio, proiettando violentemente il giudice e la moglie, che non indossavano le cinture di sicurezza, contro il parabrezza.<br><br>Gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiavano nella terza auto (la Croma azzurra) erano feriti ma vivi: dopo qualche momento di shock, riuscirono ad aprire le portiere dell'auto ed una volta usciti si schierarono a protezione della Croma bianca, temendo che i sicari sarebbero giunti sul posto per dare il "colpo di grazia". A giungere sul luogo furono invece vari abitanti delle zone limitrofe, intenzionati a prestare i primi soccorsi. Venne subito estratto dall'auto Giuseppe Costanza, l'autista giudiziario della Croma bianca, che si trovava sul sedile posteriore vivo in stato di incoscienza; anche il giudice Falcone e la moglie Francesca Morvillo erano ancora vivi e coscienti, ma versavano in gravi condizioni: grazie all'aiuto degli abitanti, si riuscì a tirare fuori la moglie del giudice dal finestrino. Per liberare Falcone dalle lamiere accartocciate fu invece necessario attendere l'arrivo dei Vigili del Fuoco. Il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo morirono in ospedale nella serata dello stesso giorno, per le gravi emorragie interne riportate.<br><br>La strage di Capaci, festeggiata dai mafiosi nel carcere dell'Ucciardone, provocò una reazione di sdegno nell'opinione pubblica. Secondo le testimonianze dei collaboratori di giustizia, l'attentato di Capaci fu eseguito per danneggiare il senatore Giulio Andreotti: infatti la strage avvenne nei giorni in cui il Parlamento era riunito in seduta comune per l'elezione del presidente della Repubblica e Andreotti era considerato uno dei candidati più accreditati per la carica, ma l'attentato orientò la scelta dei parlamentari verso Oscar Luigi Scalfaro, che venne eletto il 25 maggio, ovvero due giorni dopo la strage.<br><br><strong>La strage di via D'Amelio</strong>: fu un attentato di stampo terroristico mafioso avvenuto in Italia il <strong>19 luglio 1992</strong>, una domenica, all'altezza del civico 21 di via Mariano D'Amelio a Palermo, nel quale persero la vita il magistrato italiano Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. L'unico sopravvissuto fu l'agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l'esplosione, in gravi condizioni. Il 19 luglio 1992, alle ore 16:58, una Fiat 126 rubata contenente circa 90 chilogrammi di esplosivo del tipo Semtex-H (miscela di PETN, tritolo e T4) telecomandati a distanza, esplose in via Mariano D'Amelio, 21 a Palermo, sotto il palazzo dove all'epoca abitavano Maria Pia Lepanto e Rita Borsellino, presso le quali il giudice quella domenica si era recato in visita; l'agente sopravvissuto Antonino Vullo descrisse così l'esplosione: «Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l'auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l'inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L'onda d'urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c'erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto...». Lo scenario descritto da personale della locale Squadra Mobile giunto sul posto parlò di «decine di auto distrutte dalle fiamme, altre che continuano a bruciare, proiettili che a causa del calore esplodono da soli, gente che urla chiedendo aiuto, nonché alcuni corpi orrendamente dilaniati». L'esplosione causò inoltre, collateralmente, danni gravissimi agli edifici ed esercizi commerciali della via, danni che ricaddero sugli abitanti. Sul luogo della strage, pochi minuti dopo il fatto, giunse immediatamente il deputato ed ex-giudice Giuseppe Ayala che abitava nelle vicinanze. Gli agenti di scorta ebbero a dichiarare che la via D'Amelio era considerata una strada pericolosa in quanto molto stretta, tanto che, come rivelato in una intervista rilasciata alla Rai da Antonino Caponnetto, era stato chiesto alle autorità di Palermo di vietare il parcheggio di veicoli davanti alla casa, richiesta rimasta però senza seguito.<br><br><strong><mark>Una curiosità<br></mark></strong>In questi 28 anni il lavoro dei due magistrati è stato portato avanti, dibattuto, osannato, criticato, raccontato da libri, film, canzoni. Questa volta tocca alla Street Art: sulla facciata dell’<strong>Istituto Nautico Gioeni - Trabia</strong> di Palermo situazione nella zona della Cala è stato inaugurato un gigantesco murale che ritrae Falcone e Borsellino e che riproduce il celebre scatto che vede i due parlare tra di loro sorridenti. Per la scuola oltre ad essere un onore, sarà anche un onere, infatti sarà affidata agli studenti la manutenzione dell’opera. L’opera è stata realizzata da<strong> Rosk e Loste</strong>, due artisti di Caltanissetta che armati di spray e vernice hanno dato vita alla loro opera d’arte pubblica.<br><br></div><div><strong><mark><br></mark></strong><br></div><pre><br></pre><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-03 18:26:05 UTC</pubDate>
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