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      <title>Concorso letterario 1DSA by Gaetano Scandurra</title>
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      <description>Il labirinto, racconto breve ( 700-1500 parole)</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-12-19 05:41:46 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il LABIRINTO DI POMPEI <br><br>Il protagonista di questo racconto si chiama George ed è un ragazzo di soli vent'anni il quale, fin da quando era piccolo, era appassionato di leggende e misteri e da sempre ossessionato dal simbolo del labirinto. <br>Egli dedica tutto il suo tempo libero a progettare e disegnare dei marchingegni strani e geniali, ed è un ragazzo a cui gli piace viaggiare. </div><div>In questo caso, George parte per Pompei, perché vuole vedere con i propri occhi la "Villa del Labirinto" e di ricordarsi di questa sua esperienza stratosferica. <br>Durante il suo viaggio per Pompei, incontra per puro caso, un suo vecchio compagno di studi dell'Università, Marco, il quale ha anch'egli vent'anni, si confidava soltanto con il suo diario,  quando era molto piccolo perse sua madre in un grave incidente autostradale, e soffriva anche di vertigini. <br>George si ricorda che non erano mai andati d'accordo e sempre erano stati concorrenti l' uno contro l'altro. <br>Questo anche le loro famiglie non erano mai andate d'accordo, tranne quando un tempo il padre di George e il padre di Marco erano molto amici, ed essi lavoravano insieme come archeologici andando a scoprire i misteri e leggende, ma un giorno il padre di Marco si volle prendere il merito di tutte le scoperte recenti fatte insieme, ed è da qui che iniziò la rivalità. <br>Quando il padre di George morì gli lasciò la sua eredità, ovvero un antico vaso di Pompei che valeva molto, ma non si sapeva ancora la stima. <br>In questo vaso vi era raffigurato la "Villa di Pompei" e il suo labirinto con Teseo e il Minotauro. George era venuto a Pompei per stimare il vaso lasciato in eredità dal padre. <br>Marco, invidioso e vendicativo per conto di suo padre, ruba il vaso a George fuggendo in un hotel di quella zona. <br>Durante la notte, Marco appoggiò il vaso sopra il tavolo centrale della stanza. <br>Egli, mentre cercava di dormire, chiudendo gli occhi fece un incubo in cui era ambientato nel labirinto del Minotauro, il quale con metà corpo da umano e metà corpo da toro. <br>Svegliandosi di scatto, Marco restò terrificato dall'apparizione del mostro davanti ai suoi occhi, allora egli terrorizzato di quello che stava accadendo, andò nel labirinto dove incontrò George rendendogli il vaso rubato, e se ne andò a gambe levate avendo delle allucinazioni del mostro. <br>George sconvolto è sbigottito andò a stimare il vaso dato in eredità, e a quanto pare valeva milioni. <br><br>Emanuele Nania<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-27 16:16:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alex04cardaci</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL LABIRINTO DI CHARTRES <br><br>La vicenda si svolge nel 1220 e in Francia sono appena terminati i lavori per la costruzione della Cattedrale di Chartres ad'opera di Laurent,figlio del noto teologo scolastico Fulberto.Laurent,uomo di 34 anni,molto alto con aspetto tenebroso e misterioso,veste sempre nero,è appassionato di leggende,misteri e soprattutto è ossessionato dai labirinti. La sua più grande passione è il disegno e la progettazione,infatti dedica la maggiore parte del suo tempo a disegnare e ingegnare marchingegni strani, tanto da aver avuto l'onore di continuare il proggetto del labirinto della Cattedrale di Notre Dame,ormai perduto per non si sa quali ragioni,iniziato da suo padre Fulberto morto a causa di un incidente. Un amante dei viaggi e anch'egli molto appassionato di labirinti e misteri è Eric,ragazzo di 25 anni di nazionalità inglese,figlio di un nobile molto ricco,tanto da possedere nella propria dimora un'enorme biblioteca.<br>Una notte,a causa della sua insonnia,Eric si diresse nella sua biblioteca nell'intento di trovare un libro sulla mitologia Greca che voleva leggere da molto tempo,ma mentre cercava tra l'immensa mensola, si interessò di questo manoscritto abbastanza antico. Appena lo prese,scivolò dall'interno del manoscritto,un foglio,che nient'altro era se non il proggetto del labirinto della Cattedrale di Chartres.<br>Allora Eric,amante del viaggio e incuriosito della cosa,partì per la Francia con l'obbiettivo di  trovare questa cattedrale con questo labirinto al centro di essa.Dopo un lungo tragitto che sembrava non finisse mai,arrivò alla sua destinazione,Chantres. Arrivato davanti alla cattedrale vide questa figura di un uomo molto alto,vestito tutto di nero come se fosse sempre in lutto e con un'aria sospettosa...Andò da lui con il progetto in mano,si presentò e chiese delle informazioni su chi fosse stato l'ideatore del labirinto.Allora l'uomo,stupito dalla sua domanda,disse:-Come fa lei a non conoscere il creatore della maestosa Cattedrale di Notre dame appartenente alla famosa città di Chartres!Il costruttore fu mio padre, di cui purtroppo non ho mai avuto la possibilità di conoscerlo,fu un grand uomo,che uomo. Durante la costruzione dell'edificio cadde dalla rampa e accadde quello che avrei voluto non accadesse mai. Io,Laurent,ancora ero in grembo di mia madre e non ho avuto neanche la possibilità di conoscere Fulberto,l'uomo che ha progettato questa meraviglia...<br>Eric,sbigottito,rispose:- Mi dispiace molto per la perdita. Io sono un ricco figlio di un nobile abbastanza noto in Inghilterra e posseggo un'enorme biblioteca in casa mia. Proprio mentre stavo cercando un libro,ho trovato il progetto di suo padre in un antico manoscritto.<br>Laurent,quasi offeso e turbato,ribattè:-Lei!Lei è un ladro!Ha rubato il progetto di mio padre e ne dovrà pagare le conseguenze!Se riuscirà a risolvere l'enigma del labirinto di Chartres sarà libero e con nessun debito da pagare,se invece non ci riuscirà entro la mattina seguente,sarà sottoposto al processo della ghigliottina per aver rubato un oggetto considerato di enorme importanza qui in Francia!<br>Eric allora si sentì molto minacciato e impaurito dalla cosa anche se non sapeva come fosse possibile dato che non aveva rubato un bel nulla. Si diresse al labirinto e iniziò a capirne il meccanismo man mano che provava ad arrivare al termine,e non sembrava per niente facile.<br>Il tempo passava e passava,prima si fece sera e poi notte fonda. Per Eric non era un problema addormentarsi, dato che soffriva di una potente insonnia. L'atmosfera nella cattedrale si fece cupa,le ultime candele rimaste accese si spensero,solo una,posta esattamente centro del labirinto,illuminava la zona. Il freddo passava tra i vestiti di Eric,rabbrividì,il tempo che passava così velocemente sembrava quasi che si fosse fermato.<br>E nel silenzio tombale,Eric iniziò a sentire degli strani rumori,quasi delle voci che bisbigliavano,ma si giustificò con la sua insonnia ed il fatto che porta ad avere allucinazioni e visioni. Le cose si fecero più inquietanti quando Eric iniziò a vedere ombre di creature che non sembravano nemmeno umane,erano terrificanti e spaventose,gli sembravano così reali,così vicine...<br>Il rompicapo del labirinto sembra molto semplice nel dirsi,ma Eric si ricredette quando iniziò veramente ad andare fuori di testa nel risolverlo.<br>Era sfinito,stranamente iniziava ad avvertire i primi sensi di sonno,ma non riusciva e non poteva neanche chiudere occhio,sennò avrebbe ripagato con la sua vita.<br>Intanto il tempo passava,anche se molto lentamente,e già si vedevano i primi raggi solari entrare dalle finestre.<br>Eric era esausto,impietrito e scosso dalle allucinazioni quasi reali,continuava a sentire rumori e voci e aveva ancora visioni,...era così sfinito che,all'improvviso,svenne dalla fatica. Si risvegliò con un balzo e come se nulla fosse successo,si ritrovò nella sua biblioteca e,anche se ha cercato per tutta la notte,non ritrovò mai più quel manoscritto.<br><br>Alessandra Cardaci</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-31 13:30:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il labirinto e il segreto dello schiavo<br> Jack  è un archeologo appassionato di leggende e misteri ed è ossessionato dal simbolo del labirinto, vive in un piccolo quartiere di Seattle con la sua famiglia ed ha ventitré anni. Ama viaggiare verso mete misteriose sconosciute, ha un tatuaggio sulla spalla sinistra che rappresenta un labirinto. <br> Jack ama trascorrere diverse ore alla settimana presso la biblioteca della chiesa anglicana del suo quartiere. Un giorno padre Nicolas, visibilmente agitato, lo chiamò per mostrarli un manoscritto misterioso. Jack si precipitò da lui e appena lo sfoglia si rende conto che dentro quel manoscritto, che doveva contenere solo la vita dei santi, si trova anche la storia della vita di un uomo vissuto nel 79 d. C. presso la villa del labirinto di Pompei. Jack, inoltre, nota che l'immagine del labirinto del manoscritto è identica al suo tatuaggio, cerca di trascrivere il codice del manoscritto per capire di decifrarne il contenuto. L' archeologo scopre che l'uomo del manoscritto è realmente esistito ed era uno schiavo della villa di Pompei. Capì subito che dietro quel manoscritto si nascondeva un segreto, quindi parti alla volta di Pompei spinto anche dalla coincidenza delle immagini. Giunto nel parco archeologico viene accolto da Ciro, il custode del labirinto della villa, che notò subito che Jack non era visitatore qualunque perché faceva troppe domande specifiche. Finalmente Jack entra nel labirinto ma avverte subito una presenza strana attorno a lui, una strana nebbia si addensava e si diradava di continuo. Ma non era stranamente impaurito, anzi provava quasi una sensazione di benessere con quella presenza. <br> Ciro lo osservava da lontano e temeva che  potesse scoprire il segreto del labirinto. L'archeologo ricordò che nella trascrizione non trovó nulla riguardante la vita dello schiavo bensì degli studi che lo stesso fece sull'imminente eruzione del Vesuvio. "Forse quest'immane tragedia poteva essere evitata!" pensò Jack tra sé e sé . <br> L'indomani l'archeologo tornó presso il labirinto per scoprirne il segreto. Ciro si insospettì nel rivedere l'archeologo ma non poté fare a meno di farlo entrare perché aveva comprato un regolare biglietto. Entrando nel labirinto cercó di seminare Ciro in modo da carpire in tranquillità Il segreto che si nascondeva. Jack sentì un rumore strano dietro di lui, si girò e vide il fantasma dell'uomo di cui aveva letto nel manoscritto. A quel punto l'archeologo gli fece delle domande ma il fantasma lo fermò e gli disse che non potevano parlare là e gli diede un appuntamento presso la torre più alta del labirinto al calar del sole. Jack, al tramonto, andò solo sopra la torre e lo vide gli chiese: "Perché qua e perché a quest'ora?". Il fantasma rispose dicendo che il custode aveva paura del buio e soffriva di vertigini. Il custode sapendo di questo appuntamento cercò di arrivare alla torre con una lanterna che splendeva particolarmente. Jack ormai conosceva Il segreto che nascondeva il labirinto e scese dalla torre sapendo che ad aspettarlo ci sarebbe stato Ciro il custode. L'archeologo appena lo vide gli chiese spiegazioni sul perché non voleva che scoprisse questo segreto e lui rispose dicendo che se qualcuno avesse scoperto quel segreto si sarebbe gettato fango e oscurità sul suo popolo e sulla sua patria e questo non avrebbe  potuto permetterlo. Jack, però, dalle rivelazioni del fantasma apprese delle formule che potevano prevenire anche di qualche giorno le violente eruzioni vulcaniche ed i conseguenti terremoti. Da quel momento l'archeologo divulgó a geologi e studiosi le nuove conoscenze e le nuove scoperte così che non ci sarebbero state più tragedie di quel calibro. Fu chiarito, così, anche il mistero di quel simbolo sulla sua spalla sinistra. Jack aveva una missione da portare a termine, aiutare l"umanità grazie alle sue scoperte! </div><div><br>Giordano Pappalardo </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-02 16:28:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>danilo_chimisso</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Tommaso è un ragazzo di soli quattordici anni molto, a volte anche troppo, curioso ed é anche sofferente di vertigini. Tommi è anche appassionato di arte, ma soprattutto di Escher.<br> Escher era un famoso pittore che amava le giometrie, definite "impossibili". Le sue opere erano diverse dagli altri pittori non solo per la loro geometria e bellezza, ma anche per un fatto che quando ammiri per tanto tempo un suo quadro ti teletrasporti li dentro, ma non solo mentalmente. ma anche fisicamente. <br> Tommaso mentre ammirava un suo quadro, si ritrovò dentro il dipinto ed era strano perche quel quadro è sensa fisica, sensa ordine, sensa logica... Era tutto molto strano. <br> Tommaso incuriosito iniziò a girare quando prese una scala in alto che lo portò a testa in giù, e lui che soffriva di vertigini, svenì. Quando si rialzó vide una persona di circa settant' anni senza un braccio che lo incatenava ad una sedia. <br> Questo era una persona rinchiusa la da cinquanta, sensa acqua, cibo e famiglia. <br> Quindi appena vide Tommaso subito pensò al cibo e lo legó. <br> Tommaso non capiva ancora che stava succedendo, fin quando lo vide girato ad affilare i coltelli, allora il ragazzo si lancio con la sedia per le scale ronpendola, e scappò inseguito dal vecchio. <br> Tommaso cercava una uscita ma c'era sempre il vecchio, con il macete nel suo unico braccio che lo rincorreva, ma tommaso sensa paura continuava a scappare. ma dopo un po di inseguimento Tommaso si accorse che faceva sempre lo stesso giro, e quindi lui capì che lunico modo era buttarsi contro il muro, che era la tela del fipinto, quindi, quando seminó il vecchio invalido, si buttò nel muro e riuscì a scamparsela. <br> Da quel momento lui non entrò più in un museo. <br><br><br>CLAUDIO CHIMISSO </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-03 12:47:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>samuelep</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il protagonista si chiama Marcus, ha ventisei anni ed è un ragazzo alto, biondo e con gli occhi azzurri al quale piace molto viaggiare. È un archeologo  americano, che sembra essere più interessato al valore storico delle sue scoperte, piuttosto che a quello materiale. È molto abile nel combattimento corpo a corpo; inoltre, possiede grandi conoscenze di storia antica. Ha una grande perspicacia nella risoluzione di enigmi e tiene un diario, nel quale appunta tutte le sue scoperte.<br> Un giorno riceve come regalo da uno zio un anello molto antico che sembrava essere appartenuto a un suo antenato che viveva in Francia e che prima di morire aveva nascosto tutti i suoi beni e li aveva lasciati in eredità al primo dei suoi successori che li avrebbe trovati. Marcus esaminando attentamente l'anello si rende conto che ci sono delle incisioni che gli ricordavano moltissimo il labirinto della cattedrale di Chartres.<br> Così il protagonista pensando che all'interno della cattedrale fossero nascosti i beni materiali del suo antenato decide di partire in Francia. Il viaggio durò molto ma alla fine raggiunse la destinazione; e quando arrivò alla cattedrale iniziò le ricerche: guardò attentamente il disegno del labirinto e si accorse che al centro di esso si trova una fessura delle stesse dimensioni dell'anello. Così lo prese dalla tasca e lo infilò all'interno di essa. E indovinate un po'! L'anello era una chiave che serviva per aprire una porta nascosta all'interno della Cattedrale e dentro questa porta Marcus trovò finalmente quello che stava cercando. In quella stanza c'era un sacco che conteneva gioielli e pietre dall'inestimabile valore. Il ragazzo non vedeva l'ora di mostrare a tutti la sua scoperta, e con tutti i soldi che avrebbe ricavato avrebbe fatto una fortuna. <br> Un criminale francese ricercato dalla polizia, vede Marcus allontanarsi dalla Cattedrale e notando che portava qualcosa con se; e vedendolo molto agitato decide di pedinarlo.<br> Si chiamava Serge, era un uomo di trenta anni  con capelli e occhi  castano scuro che non aveva mai conosciuto uno dei suoi genitori, è cresciuto per strada, sin da piccolo derubava le persone, aveva un tatuaggio sulla spalla sinistra e resisteva molto alla fatica fisica.<br> Marcus non si accorse di essere pedinato e quindi arrivato all'albergo, prima di entrare si guarda attorno e questo  fa insospettire ancora di più Serge.<br> Entra nel suo Albergo e lo segue fino alla sua stanza. Così decide di entrare durante la notte per scoprire, finalmente, il contenuto del sacco.<br> Nel cuore della notte entra nella sua camera scassinando la serratura e una volta dentro inizia a cercare il sacco cercando di non svegliare Marcus. Guarda sotto il letto e finalmente lo trova. Lo apre e dopo aver scoperto quello che c'era all'interno di esso lo richiude e scappa. Marcus si sveglia sentendo degli strani rumori e vede scappare il ladro con il suo sacco. Quindi si alza di scatto e lo insegue. Il ladro si accorge di essere inseguito e scappa all'interno della Cattedrale dove tutto è iniziato. Non avendo altre vie di fuga decide di affrontare il protagonista faccia a faccia.<br> Inizia dunque un combattimento corpo a corpo tra i due. Ad un certo punto Marcus lo atterra e recupera il sacco, lascia Serge per terra, se ne va e chiama la polizia.<br> Serge cerca di rialzarsi, ma improvvisamente al centro del labirinto si materializza un fantasma: quello era lo spettro dell'antenato di Marcus che lo terrorizza molto. Rimane impietrito dalla paura e non riesce più a muoversi. Lo spettro si avvicina e il ladro sviene. La polizia arriva e lo portano al manicomio perchè dopo quello che gli era successo quella notte diventò completamente pazzo. Marcus ritorna in America e dopo essere diventato ricco si dedica alla beneficenza.<br><br><br>PETROLITI SAMUELE ORAZIO<br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-03 15:02:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>IL LABIRINTO DI ESCHER<br>Niente sarà come prima dopo aver visto questo labirinto! <br>Simone sta andando a scuola, è un ragazzone alto, ha 15 anni, occhi azzurri e profondi e ricci ribelli. È un grandissimo appassionato di legende e misteri ed è ossessionato dal mistero dei labirinti, ama tanto viaggiare. Quel  giorno Simone è felice perché prima di uscire di casa ha ricevuto un magnifico regalo: un invito per visitare il labirinto di Escher "Relatività": un labirinto costruito nel 1953 che riguarda le geometrie impossibili; non vedeva l'ora di mettersi in viaggio per andare a visitarlo, entrò quindi in classe e condivise il suo entusiasmo. Mario, il suo compagno di classe, appassionato come lui di labirinti non accolse la notizia con gioia perché anche lui voleva avere lo stesso invito. Mario ha la stessa sua età, pelle chiara capelli neri e occhi neri e freddi ha un tatuaggio sulla spalla sinistra. Pieno di invidia escogita un piano per prendere il biglietto, e poco dopo, mentre cammina per i corridoi gli si presenta l'occasione. Simone parla al telefono con un suo amico lo avverte preoccupato,Simone sussurra: "Luca davvero! Spero che non sia troppo buio questo labirinto! Sai che ho una paura tremenda!". Mario adesso sa quando è dove colpire. Nell'ultima ora, mentre si trovavano in palestra, Mario vedendo Simone di spalle lo spinse verso un ripostiglio buio. Simone, rimase paralizzato, non riusciva a muoversi nel frattempo sentiva qualcuno o qualcosa sfiorarlo. Improvvisamente un bagliore e poi il buio più profondo. Il suo cuore sembrava un tamburo, stava sudando e quasi non respirava. Davanti a lui piano piano si formò una nuvola bianca che prese le sembiaze di un uomo: Simone impietrito pensò che sarebbe stato ucciso, ma ricordò da piccolo chiuso dai suoi cugini in un armadio vide la stessa ombra, quandi sicuro che non gli facesse del male pensò "ritorna in te Simone, è un Angelo, adesso trova la porta ed esci". Con coraggio riuscì ad andare fuori, ma si accorse che gli mancava il biglietto. Dopo un paio di giorni la classe andò in biblioteca per fare una ricerca, Simone era di pessimo umore perché non poteva andare più nel labirinto e aveva rabbia per chi gli aveva rubato il biglietto. Mario che si trovava accanto a lui si alzò un attimo per chiedere consiglio alla prof, Simone vide che in tasca aveva il biglietto. Ne rimase deluso e ferito, ma sapeva come affrontarlo. Sapeva che Mario soffriva di vertigini e come aveva ben studiato su questo labirinto c'erano punti molto alti, soprattutto sapeva che per entrare c'era un ponte altissimo, si doveva percorrere un tunnel sotterraneo che dava su un precipizio. Quando si ritrovarono li, Mario che non si aspettava quell'altezza restò raggelato e Simone si presentò davanti a lui dicendo: "So che hai tu il mio biglietto, come hai potuto? È so anche che soffri di vertigini e non puoi continuare il cammino, sotto di te c'è un fiume di lava!". Mario lo guardò inquieto: "Non lo avrai mai, entrerò io nel labirinto di Escher, non è giusto che solo tu abbia avuto l'invito". " Bene!" disse Simone " Puoi commettere una stupidaggine o essere saggio e mi ridai il biglietto e io ti farò uscire subito". Mario, spaventato dal fiume di lava sotto il ponte rese subito il biglietto e seguendo le indicazioni di Simone, scappò a gambe levate. Simone felice realizzo il suo sogno. <br><br><br>GABRIELE CATALANO 1DSA</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-03 17:31:37 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<div>Villa del labirinto </div><div><br></div><div>Il protagonista della storia si chiama</div><div>Andrea è un uomo di 30 anni, alto e magro, con i capelli biondi e gli occhi verdi, è appassionato di leggende e misteri ed è ossessionato dal simbolo del labirinto, ama viaggiare e ha paura del buio, era il più popolare al liceo. Egli girando su internet vince un tour in un posto dove sarebbe sempre voluto andare, Pompei, per osservare la ‘’ Villa del labirinto ‘’ dove è raffigurato Teseo nell’ intento di uccidere il Minotauro. Durante la strada di ritorno si ferma in un mercatino, qui compra un antico manoscritto, di origine greca, al momento di pagare vede un uomo con una tigre tatuata nella spalla sinistra, era Riccardo, un amico e compagno ai tempi del liceo. Però tutto cambia quando Riccardo, rese pubblico a tutti gli studenti del liceo, che Andrea aveva paura del buio. I due si guardano in faccia, successivamente Andrea viene distratto da un mercante, in quell’attimo Riccardo ruba al protagonista uno scettro appartenente alla sua famigli, Andrea inizia a rincorrere Riccardo che entra per caso nel labirinto, in quel momento, Andrea si traveste di Minotauro, Riccardo spaventato e sbigottito lo vede e corre il più veloce possibile, lasciando cadere lo scettro di Andrea. Egli è soddisfatto non solo perché stringe lo scettro fra le mani, ma soprattutto perché si è reso conto ancora una volta che Riccardo non è più affidabile come ai tempi del liceo. </div><div><br></div><div><br></div><div>Federico Bucca 1dsa </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-03 19:44:28 UTC</pubDate>
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         <author>salvolando</author>
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         <description><![CDATA[<div>Roma, 18/07/2003, h 21,10              <br><br></div><div>La giornata di oggi è stata una delle più sconvolgenti che io abbia mai vissuto.<br><br></div><div>Trovandomi a Pompei non feci a meno di visitare la Villa del Labirinto, l’opera che, a parer mio, coinvolge  più di ogni altra presente in questa città. Arrivato cosi alla villa del labirinto, sorpreso dalla quiete e dalla bellezza del luogo, incominciai a osservare, con zaino in spalla, ogni minimo particolare di questo splendido luogo. Entrato nell’interno della villa fui ipnotizzato dal mosaico sul pavimento raffigurante un labirinto con al centro un’immagine di Teseo mentre uccide il Minotauro. Mi sentii girare la testa, socchiusi le palpebre e mi ritrovai dentro un buio e grezzo labirinto. Mi fischiavano le orecchie ed entrai nel panico non vedendo neanche un minimo spiraglio di luce. Frugai nel mio zaino con tanta frenesia da far fuoriuscire tutti gli oggetti che vi erano dentro. Tastando sul pavimento, finalmente trovai la mia torcia, la impugnai e tornai indietro su i miei passi per raccogliere gli oggetti caduti e cercare di uscire da questo labirinto. Mi imbattei in una statua raffigurante una donna che teneva sopra la spalla un recipiente, non feci tanto caso a ciò, ma appena mi girai per proseguire il mio percorso, sentii un rumore forte e improvviso provenire da dietro le mie spalle: mi girai  e vidi che il vaso non era più in mano alla statua ma si trovava ai suoi piedi. Questo fatto mi lasciò molto confuso, ma quello che mi lasciò ancora più sconvolto fu che appena levai il fascio di luce proveniente dalla mi torcia quella statua prese vita e incomincio a correre verso di me in quel lungo corridoio. Io spaventato gli puntai il fascio di luce addosso e allora in quel momento la statua si fermò immediatamente. Allora, io talmente impaurito lasciai a terra la torcia puntandole la luce addosso per evitare che quella statua prendesse di nuovo vita. Mi incamminai nonostante la mia paura del buio, dopo aver attraversato buona parte del labirinto, mi accasciai a terra per la stanchezza e per la fame, cercai di addormentarmi ma per la paura che le batterie della lampada si scaricassero e quindi che la statua fosse libera non riuscì a prendere sonno. Dopo un’ora di calma e di riposo intravidi alla fine del lungo corridoio, una figura imponente e soprannaturale, immobile, che, dopo circa 10 secondi, scomparve nel nulla. Subito dopo sentii provenire da dietro le mie spalle un muggito seguito da tanti passi che, dalla enorme potenza, rimbombavano nel lungo corridoio. Io non osai girarmi e per la paura chiusi gli occhi. Mi risvegliai in una camera, sdraiato su un letto e non riuscivo a muovere le gambe. Girando la testa verso sinistra vidi molti macchinari, e capii subito di essere in un ospedale ma non si vedevano persone accanto a me, su una sedia vidi il mio zaino da viaggio un po’ bruciacchiato. Passati un paio di minuti entrò nella mia stanza un’infermiera che, appena mi vide con gli occhi aperti, andò a chiamare il primario, che venne da me. Subito gli chiesi del perché mi trovassi in un ospedale e lui mi spiegò che quel giorno c’era stata una forte esplosione all’interno della villa del labirinto e io ero rimasto tramortito ed ero stato portato in ospedale dove ero rimasto incosciente per un paio di ore. Quindi avevo vissuto un incubo…. che però per me era stata realtà.                                                                                                                                                                                         Salvatore Lando 1DSA</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-03 21:07:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>andrearussian04</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il labirinto<br>Sono le 6:00 di mattina, il gallo di Jeff dà inizio, con il suo canto, a una nuova giornata. Il panificio di Charlie sforna il primo pane della giornata, il pane all’uvetta, il mio preferito. Il suo profumo si diffonde in tutto il paese, fino ad arrivare a casa mia, dandomi il buongiorno, un vero buongiorno, non uno qualsiasi. Perché oggi sarà una giornata da non dimenticare. Ma non andiamo frettolosi, prima le presentazioni. Io sono Sir Clark, o meglio conosciuto con il nome di Wilson. Sono un uomo di mezza età, che ha passato la vita a viaggiare, sempre attratto dalle leggende e dai misteri. Sono sempre stato un ricercatore abile che in molte occasioni si è dimostrato un elemento fondamentale. Ora mi trovo in questo paesino sperduto. Dopo una vita frenetica passata, volevo finalmente un po’ di riposo. Ma è risaputo che per il vecchio Wilson non c’è riposo, soprattutto se si è un ricercatore di fama mondiale.<br>Come vi ho preannunciato prima, oggi sarà una giornata speciale. Giorni fa mi arrivò l’invito per un tour che si farà nella città di Chartres, per inaugurare la cattedrale, dove erano appena finiti i lavori di restaurazione. Hanno mandato questo invito alle persone che hanno fatto la storia. Io non pensavo di essere invitato, ma se lo hanno fatto vuol dire che sono un personaggio molto gradito e rispettato, e di questo ne vado fiero. Oh! Guarda che ora si è fatta. Sono le 7:25! Nell’invito c’è scritto che alle 7:30 mi dovevo far trovare fuori casa. Io mi sono stabilito qui per riposarmi, ma sono contento che mi hanno “disturbato”, sono molto emozionato di andare a visitare la cattedrale di Notre-Dame.<br>Uscito di casa aspettai qualche minuto, per poi vedere da lontano una di quelle macchine volanti venirmi incontro. Atterrato, scese un soldato, che mi disse:<br>&lt;&lt; E’ lei Wilson Clark.&gt;&gt;<br>&lt;&lt;sì&gt;&gt; risposi io.<br>Così mi fece salire. Io mi turbai subito, perché non mi piacciono le grandi altezze, e con questo aggeggio si superano di tanto i miei standard. Ma mi consolava sapere che meraviglie avrei visto all’arrivo.<br>Però non mi piacque molto quello che vidi. Questa macchina, che tutti chiamano elicottero, mi portò in un luogo che in vita mia avrei preferito non ritrovarmi mai; “L’AEROPORTO”. Rimasi impietrito. E’ un luogo dove ci sono enormi ammassi di ferraglia che con i loro potenti motori prendono il volo. Una cosa sconvolgente, perché essi raggiungono altezze inimmaginabili. Ma entrai lo stesso. Non vedevo l’ora di arrivare a Chartres. L’ “aereo” era molto lussuoso. All’interno c’erano persone di ogni genere e nazionalità, suppergiù una ventina. La prima persona che mi venne incontro per salutarmi fu una donna, forse sulla quarantina, a mio parere molto bella. Mi dimostrai subito garbato, proprio come un vero e proprio gentleman. Quella è Samantha Byrne, pensai. La riconobbi dai vestiti antiquati che indossava, come se venisse da un ranch. Sembrava che uscisse fuori da uno di quei film western. Feci le mie presentazioni e poi lei fece altrettanto. <br>Il comandante comunicò la partenza dell’aereo. Mi sentì subito male, così decisi di andarmi a sedere. Trascorsi quasi tutta la durata del viaggio a dormire. Quando mi risveglia, eravamo arrivati. Scesi dall’aereo e andai a prendere le valigie. Fuori c’era un monovolume, che ci portò, finalmente, a Chartres. Ci fu una cerimonia per l’inaugurazione della cattedrale. Fu troppa sfarzosa per i miei gusti, ma si voleva fare le cose in grande. Al termine della cerimonia notai che Samantha non c’era più. Quindi andai a cercarla. Mentre andavo verso l’interno della cattedrale la vidi. Mi avvicinai senza farmi vedere perché non volevo disturbarla. Samantha stava osservando molto attentamente il pavimento. All’inizio non capì che cosa stette facendo esattamente. Perciò mi avvicinai, per capire meglio. Essendo più vicino, scoprì quello che c’era per terra. Era il labirinto! Ma certo. Con la fretta dei preparativi, non ci avevo pensato. Qui risiedeva il labirinto più grande del mondo. Ero ancora più entusiasmato di prima. Perché io sono un vero fan di questi labirinti, sono come un’ossessione per me. <br>Samantha stava cercando di fare qualcosa. Ma pensai che stava solo ammirando quel capolavoro, così, per non disturbarla, tolsi il disturbo. Avrei potuto vederlo da più vicino anche dopo. Così alla fine del ricevimento, sono andato a rivedere il labirinto. Mentre mi incamminavo verso il labirinto, vedevo una persona corrermi in contro, era coperta da un passamontagna. Non aveva di certo un’aria rassicurante. Notai che teneva in mano un cofanetto. Dietro c’era Samantha che lo rincorreva. Pensai che quel cofanetto era suo, e che quello era il ladro. Così mi buttai contro, per fermarlo. Cercai di immobilizzarlo, ma all’arrivo di Samantha, io sentì un brutto colpo alla testa e svenni. <br>Mi risvegliai vicino al labirinto. Davanti a me c’era Samantha e quell’uomo, quest’ultimo si tolse il passamontagna. Aveva delle vere e proprie fauci. La bocca era stracolma di denti affilatissimi. Mi guardò molto attentamente e mi si buttò contro.<br>Mi svegliai urlando nell’aereo. Ero molto confuso. Cercai immediatamente Samantha. Le feci qualche domanda. Ma lei mi rispose dicendo che era stato un incubo, un incubo molto reale. Io le credetti. Durante il tour non successe niente di quello che sognai. Allora pensai che era stato tutto un brutto sogno. <br>Tornai al mio paesino sperduto. Ora per il vecchio Wilson non c’era altro che sano riposo. E non volevo più sentire parlare di labirinti, ne avevo il terrore.<br><br>Russo Andrea<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 11:07:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>SimoneSpampinato</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL LABIRINTO DI CHARTRES                                                                                            Questa storia si svolge in Francia nel 1248. Il protagonista è un uomo italiano di 28 anni di nome Francesco che fin da piccolo è appassionato di leggende e misteri ed è ossessionato dal simbolo del labirinto. La sua famiglia è stata sempre relativamente povera, infatti suo padre è scomparso nel 1220 mentre si trovava a Chartres, per cercare di risolvere il misterioso marchingegno del labirinto della cattedrale di questa città, che gli avrebbe portato un'infinita ricchezza economica. Siccome il padre non ha mai avuto un lavoro fisso, per mesi ha cercato di risolverlo, ma senza riuscirci. Ora, il protagonista, amante del viaggio e del simbolo del labirinto, decide di partire per la Francia nonostante sua madre gli avesse detto in tutti i modi di non andarci, non voleva perdere anche suo figlio, era molto pericoloso andare lì, ma Francesco non ne volle sapere nulla e partì subito. Appena arrivato a Chartres, vicino alla cattedrale, incontrò un uomo della sua stessa età che aveva un'aria cupa e tenebrosa, aveva sicuramente qualcosa di strano. Francesco gli chiese se andava tutto bene e l'uomo gli rispose di sì, anche se sembrava leggermente impaurito, come se stesse nascondendo qualcosa. I due iniziarono a parlare e si scoprì che il nome dell'uomo è Robert. Appena Francesco gli raccontò tutta la situazione, l'ansia dell'uomo aumentò cercando però di non farla notare. Giunta la notte, il protagonista, prima di entrare nella cattedrale, si mise a cercare qualche segreto che gli possa servire per risolvere questo mistero. Nel frattempo Robert era a casa sua, nel letto, e stava cercando di dormire, ma siccome soffre d'insonnia si mise a pensare a quell'uomo, Francesco, e bisbigliando con sè stesso disse:&lt;&lt;Non ce la farai&gt;&gt;. Sempre durante quella notte Francesco trovò per caso qualcosa di strano; un piccolo manoscritto in cui erano riportati moltissimi segreti riguardo la cattedrale. Si rese conto che in quel manoscritto c'erano tutti i segreti del labirinto. Ma non è finita qui: le ultime pagine sono scritte in prima persona da parte del costruttore stesso del labirinto e spiega che aveva lasciato solo 2 modi per risolvere il labirinto: questo manoscritto, e il tatuaggio fatto da bambino sulla spalla sinistra al figlio Robert. Francesco capì il motivo per il quale l'uomo che aveva incontrato si comportava in quel modo: era il figlio del costruttore del labirinto! Oramai era arrivata l'alba, Francesco decise che avrebbe aspettato la notte successiva per raggiungere il suo obiettivo. In quella notte Robert aveva dormito poco e niente e siccome aveva paura che Francesco possa risolvere il mistero del labirinto, decise, nonostante abbia tantissimo paura del buio,(ecco perchè non ci era mai andato prima d'ora) di fermare l'intento di quell'uomo. Pensò che nessuno debba avere l'onore di risolvere il mistero del labirinto, se non il figlio stesso. Anch'egli decise che quella notte debba andare nel labirinto per impedire a quell'uomo di risolverlo al posto suo. Giunse finalmente la notte e i due entrarono nel labirinto da due lati diversi( questo perchè nel tatuaggio e nel manoscritto venivano raffigurate due strade diverse per arrivare alla fine). I due iniziarono a percorrere il labirinto e ad un certo punto Francesco iniziò a sentirsi strano; ebbe delle allucinazioni, davanti a lui comparvero delle figure strane il cui volto ricordavano a Francesco suo padre, che aveva potuto vedere solo dalle foto. In quel momento il protagonista rimase sconvolto e addirittura ad un certo punto queste figure sembravano dire:&lt;&lt;Fidati solo di te stesso&gt;&gt;. Detto questo le figure scomparvero, Francesco ritornò alla realtà e proseguì. Nel frattempo Robert proseguiva piano per la paura ma nonostante ciò andò avanti senza esitare. Passato un po' di tempo, arrivarono entrambi alla fine. Quando si videro, Francesco disse subito a Robert:&lt;&lt;Non mi impedirai di gettare al vento mesi di lavoro di mio padre, lo avete portato alla morte!&gt;&gt;. Robert, dopo aver sentito queste parole, rispose che se avesse continuato così, sarebbe morto pure lui. Francesco rimase impietrito da quella frase, ma suo padre gli aveva appena detto di non fidarsi di nessuno, solo di sè stesso, il figlio non poteva fermarsi ora, quindi, senza nemmeno rispondere a Robert, decise di concludere quel sogno nel migliore dei modi; proseguì, senza pensare più a niente e a nessuno. Dopo qualche secondo si ritrovò in una casa, nel letto. Si era appena svegliato, ma per fortuna o per sfortuna non ricorda nulla. Notò solo che intorno a lui c'erano oggetti di valore inestimabile, camerieri, oggetti ricoperti d'oro, si rese conto che stava abitando in una villa. Ce l'aveva fatta.                                                                                                                                                                                                                                                                SPAMPINATO SIMONE AGATINO</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 11:34:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il labirinto di Chartres<br> <br> Ero angosciato e terrorizzato: non sapevo dove fosse l' uscita. Mi ero perso dentro quel labirinto, nonostante avessi la mappa. Ero disperato.<br> È incredibile come io sia finito in tale situazione quando 2 settimane prima scrivevo nelle pagine del mio diario: "Scrivo in questa pagina del mio diario per documentare gli scavi sotto la  cattedrale di Chartres, in Francia, dove finalmente è stato scoperto un antico  labirinto che mio padre cercava di scoprire con entusiasmo prima di morire.<br>Il sottoscritto, John Mckenzie,archeologo statunitense sulla quarantina  amante del viaggio e dell' avventura, insieme ad altri archeologi, siamo autori di questa sensazionale scoperta".<br>Non mi ricordo di mio padre, ma ricordo perfettamente che lui mi parlava di questo labirinto, che un giorno l' avrebbe trovato.<br>Partì in Francia per fare tale scoperta, ma non tornò mai più. Ora io ho la sua mappa, di cui prima non capivo il significato.<br>Solo dopo la scoperta del labirinto<br>sotterraneo, notai che nel pavimento della Cattedrale era disegnata la mappa di un labirinto. Era la mappa del labirinto posto al di sotto, ma solo un pezzo di esso.<br>Mio padre era riuscito a fare una mappa completa della struttura, più dettagliata di quella disegnata nella chiesa.<br>Causa problemi tecnici, i lavori furono fermati per 3-4 giorni. <br>Per via della mia insonnia, non dormivo la notte. Allora pensavo a mio padre, alla mappa, al labirinto e al tesoro, qualunque esso fosse, che era custodito nella struttura.<br>Cercavo spesso di avvicinarmi al luogo degli scavi, ma il custode della del sito archeologico mi osservava maliziosamente, e più volte mi cacciò. Ero un uomo sulla sessantina, con un fisico abbastanza minaccioso; era di origini inglesi, ma di nazionalità francese.<br>Si chiamava Marc-André Lewis. In una di quelle volte in cui mi cacciò via, notai sulla sua spalla sinistra il tatuaggio di un labirinto, molto simile a quello disegnato sulla mappa di mio padre. Mi rassicurai dicendomi che erano solo coincidenze.<br>Una notte,munito di walkie talkie, mappa e torcia mi avventurai all' interno del labirinto.<br>Proseguii dritto, ma, ad un tratto, mi trovai davanti ad una porta sorvegliata da due statue raffiguranti due tori spaventosi.<br>Provavo una certa inquietudine e angoscia; decisi di prendere a destra, convincendomi che fosse la direzione giusta.<br>Sentivo strani rumori misteriosi: riconobbi fra di essi i passi veloci di una persone che si stava dirigendo verso di me.<br>Gli puntai la torcia: riconobbi i lineamenti di Lewis; portava una mazza in mano e non aveva intenzioni amichevoli.<br>Scappai a gambe levate: ero raggelato, avevo il cuore in gola, ero terrorizzato.<br>Mi accorsi ad un tratto che mi ero perso:<br>la mappa non mi avrebavrebbe più aiutato; avevo seminato il custode, ma mi ero perso.<br>Esausto ed esasperato, mi accasciai a terra e mi misi a piangere. <br>All' improvviso sentii una mano sulla spalla:<br>rimasi impietrito.<br>Mi voltai lentamente... riconobbi la figura di mio padre...<br>Non saprei dire se fosse un sogno o una visione, so solo che era reale ciò che vedevo.<br>Gli rivolsi tante domande, ma lui non rispose.<br>Si limitò a sorridermi dolcemente e, successivamente, mi disse che mi avrebbe accompagnato all' uscita. <br>Nel mentre gli domandai quale fosse il tesoro del labirinto e mio padre rispose dicendomi che il tesoro più grande che può offrirti il labirinto è la felicità e l'entusiasmo che provi quando lo scopri.<br>Trovai l uscita poco dopo grazie il suo aiuto; dopodiché egli scomparve nel nulla.<br>L' indomani raccontai tutto a tutti, ma mi presero per pazzo.<br>Solo dopo che fu scoperta l' intera area del labirinto grazie alla mia mappa, iniziarono a credermi.<br>Del custode non fu ritrovata nessuna traccia:<br>mi aveva seguito la notte prima nel tentativo di riuscire a trovare il tesoro prima di me.<br>Ripensando a mio padre, però, penso che io abbia trovato il tesoro del labirinto di Chartres prima di Lewis.<br><br><br>Stefano Privitera, 1 Dsa</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 13:04:42 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>teresaragaglia</author>
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         <description><![CDATA[<div>La vita è un labirinto</div><div> </div><div>Tony era un ragazzo italiano, simpatico e spigliato, per qualcuno un po’ troppo sfrontato, ma a lui non importava: diceva sempre che non si può piacere a tutti.</div><div>Era amante, forse anche in modo eccessivo, dei labirinti, al punto da tatuarsene uno sulla spalla sinistra, precisamente lo stesso dipinto sul pavimento della Villa del Labirinto a Pompei. Era un ragazzo di soli 27 anni, come tanti per quanto riguarda l’aspetto fisico, ma appassionato di leggende e misteri come pochi.</div><div> Adorava anche  viaggiare, infatti aveva visitato più di 12 labirinti sparsi in tutta l’Europa.</div><div>Un giorno, mentre guardava alla televisione uno show televisivo, sentì </div><div>l’annuncio di un concorso partecipando al quale si avrebbe avuto la possibilità di vincere una visita in un luogo a propria scelta.</div><div>Non ci pensò due volte e spedì la sua istanza di partecipazione.</div><div>Il concorso prevedeva una serie di domande a risposta multipla sui labirinti: una vera e propria botta di fortuna...Vinsero due persone:una fu Tony e l’altra un  ragazzo di nome Andreas.</div><div>Andreas era un ragazzo di 26 anni,  alto, magro, dai capelli biondo scuro ed occhi marroni; anch’egli era appassionato di leggende e misteri, e amante dei labirinti; era di origini italoamericane, che come unico confidente aveva un diario.</div><div>Casualmente entrambi scelsero lo stesso luogo: la villa del Labirinto.</div><div>I produttori dello show, notando questo, decisero di farli competere e organizzare una sfida: il primo che fosse riuscito ad uscire dal labirinto avrebbe vinto 100.000 euro.</div><div>Arrivato il giorno del tour alla villa del Labirinto i due ragazzi vennero muniti di videocamera ed entrarono da due entrate diverse, contemporaneamente.</div><div>Il percorso da fare si svolgeva di notte e questo era sicuramente un punto a sfavore per Andreas che da sempre aveva paura del buio.</div><div>Tony cominciò a camminare velocemente, svoltò a sinistra, poi a destra e dopo qualche corridoio si ritrovò in una radura: a sinistra si ergeva una parete rocciosa, di altezza considerevole, a destra, a una certa distanza, si ergevano alberi ad alto fusto, mentre sul davanti lo spazio era chiuso da un fitto intrico verde.</div><div>Sembrava non ci fosse nessuno ma dopo qualche minuto si cominciarono a sentire strani rumori, voci stridule che via via si facevano sempre più forti e inquietanti; all’inizio Tony restò sbigottito e non riusciva a muovere un muscolo ma poi si sentì afferrato per una spalla da una mano misteriosa e fu preso dal terrore. Cominciò a correre col cuore in gola,la radura sembrava non finisse mai, era come se girasse in tondo e si ritrovasse sempre nello steso punto.  Strane ombre gli si fecero incontro.</div><div> A quel punto non gli restava altro che o tornare indietro da perdente o farsi coraggio  e affrontare quelle creature.</div><div>Ovviamente era lì per vincere e così decise di cominciare a parlare con loro.</div><div>“ Chi siete? “ domandò con voce apparentemente calma. </div><div>Ma non ricevette alcuna risposta.</div><div>Riprovò e nel frattempo tentò di andare avanti nel percorso.</div><div>Le voci non si placavano e allora lui urlò più forte: “chi siete? E cosa volete da me?” finalmente arrivò una risposta: “siamo gli spiriti dei ragazzi ateniesi divorati dal minotauro, rimasti qui bloccati perché nessuno mai è venuto a riprendere i nostri resti umani. Se vuoi passare dovrai prima darci degna sepoltura.”</div><div>Non fu facile , ma alla fine Tony riuscì a creare una sorta di necropoli.</div><div>In cambio gli spiriti decisero di aiutarlo a trovare la via di uscita.</div><div>Prima di uscire Tony si fermò un attimo a pensare, si voltò indietro e gli tornarono in mente i ricordi legati ai suoi nonni con cui aveva trascorso la maggior parte della sua infanzia.</div><div>Erano stati loro ad accompagnarlo a vedere il suo primo labirinto.</div><div>Forse era la stanchezza, forse le troppe emozioni provate, fatto sta che gli sembrò di rivedere suo nonno dondolarsi davanti al camino e lui accovacciato accanto… </div><div>Il nonno gli ripeteva sempre che la vita era come un labirinto e per uscirne bisognava avere sempre un ”filo di Arianna”.</div><div>Temporeggiò ancora un po’ prima di uscire e pensò fra sé che ancora non aveva trovato il suo “filo di Arianna” e forse non sarebbe bastata una vita per riuscire ad averlo, ma sicuramente valeva la pena  cercarlo senza sosta.</div><div>Con questi pensieri che gli frullavano in testa, uscì dal labirinto.</div><div>Riguardo all’altro ragazzo non uscì mai e  non fu mai ritrovato, di lui non si seppe più nulla.</div><div> <br>Teresa Ragaglia 1DSA</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 14:14:31 UTC</pubDate>
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         <title>Il labirinto di Pompei</title>
         <author>gabrybrc</author>
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         <description><![CDATA[<div>Un ragazzo italiano di nome Carlo, di 17 anni, <br>abbastanza alto ed è in carne, è appassionato di leggende e misteri ed è ossessionato dal simbolo del labirinto. Un giorno mentre rovistava in una vecchia cantina di suo bisnonno, trovò un baule contenente un manoscritto molto antico che narrava del minotauro che venne sconfitto da Teseo. Preso dalla curiosità indagò su di esso e scoprì come il suo bisnonno venne in possesso di questo manoscritto. Lui lo ereditò da suo padre che era anch’esso ossessionato dal labirinto. Cercò di trovare qualche segreto presente nel labirinto, attraverso ricerche nel manoscritto e riuscì a scovare una leggenda riguardante il minotauro che custodiva un tesoro immenso, sotto il labirinto. Così andò a Pompei per trovare (tramite le istruzioni del manoscritto) questo tesoro. Però qualcuno voleva fermalo. Era un suo conoscente, Sebastian, un ragazzo di 19 anni italiano, è un tipo molto alto e muscoloso, resiste molto bene alla fatica e soffre di insonnia. Sebastian si rinchiude insieme a Carlo nella stanza del labirinto. Sebastian aggredisce Carlo dicendo che quel tesoro doveva essere suo ad ogni costo, improvvisamente nella grande stanza si crea una nebbia ed appare il minotauro dicendo: -Non riuscirete mai ad avere il mio tesoro, in molti hanno provato ad averlo ma senza risultati, voi ragazzini non avete nessuna speranza di farcela, e conclude facendosi una grassa risata. Carlo è terrorizzato e impietrito davanti a questa apparizione, invece Sebastian preso dalla paura fugge e si nasconde in un armadio, lasciando Carlo da solo a combattere il minotauro. Carlo sa di non avere alcuna possibilità di vittoria contro il minotauro quindi, decide di giocare d’astuzia utilizzando il manoscritto, evoca fa un incantesimo per bloccare temporaneamente il minotauro, riuscendo così a scappare. Dopo questo avvenimento torna a casa. Nei giorni seguenti cerca un modo per sconfiggere il minotauro e ottenere il tesoro prima di Sebastian. Per trovare delle risposte va di nuovo nella cantina del bisnonno alla ricerca di oggetti utili per il suo piano, cerca per ore ma non trova nulla finche, per sbaglio spinge un muro, in realtà era una porta segreta che conduceva in una stanza piena di armature e varie armi tra cui un arco d’oro, sopra di esso c’era un cartellino dove c’era scritto, che per uccidere il minotauro bisognava creare una spada con una gemma presente dentro il tesoro sotto il labirinto, c’era un messaggio per suo padre (che morì quando Carlo era piccolo)dove c’era scritto di vendicare il bisnonno e il nonno, uccidendo il minotauro, poiché non aveva ucciso solo loro ma tutto il paese in cui abitavano. Quindi serviva una strategia che permettesse di prendere la gemma. Preso arco e armatura, andò nuovamente a Pompei, però questa volta Sebastian non c’era. Cercò di distrarre il minotauro scagliando delle frecce, ma non ebbero nessun effetto, se non dei piccoli tagli, infatti le frecce pur avendo la punta di ferro non riuscivano nemmeno a scalfire la dura pelle del minotauro. Allora decise di far stancare il minotauro correndo per tutta la stanza e uscendo anche al di fuori, ma il piano non funzionò. Il minotauro diede un pugno a Carlo gettandolo a terra e rompendogli il braccio. Senti come una forza crescente dentro di sé, il dolore del braccio passò in un istante, e lui si sentì più forte che mai, si rialzò subito e scocco la freccia così forte da renderla infuocata. La freccia trapassò da lato a lato il minotauro che cadde a terra, Carlo pensò di averlo sconfitto, ma il minotauro si rialzò in istante, infuriato, il minotauro schiacciò Carlo contro la parete, procurandogli danni in tutto il corpo, però nonostante ciò Carlo si rialzò dicendo che aveva un obbiettivo da compiere vendicare la morte dei suoi parenti e di tutte le altre persone che aveva ucciso il minotauro. Presa una spada da terra, sferrò un colpo nello stomaco del minotauro, che tagliò a malapena l’addome del minotauro. Però fu tutta una strategia per andare dietro di lui e buttarlo a terra di peso. Il peso del minotauro distrusse il terreno sottostante e al di sotto si trovava il tesoro e la gemma. Il minotauro prese la gemma e la getto lontano, così Carlo continuò a scoccare frecce contro il minotauro finché lo ferì gravemente, corse subito verso la gemma, la prese e la legò sopra una freccia che tirò nella testa del minotauro uccidendolo. Carlo prese tutto il tesoro e ne diede un po' a Sebastian per compassione e il resto lo usò per altre ricerche sul minotauro.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 16:25:36 UTC</pubDate>
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         <title>IL LABIRINTO DI CHARTRES</title>
         <author>marchesesalvatoreluca</author>
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         <description><![CDATA[<div> La vicenda che vi sto per narrare si svolge nel 1960 in Francia, precisamente nel nord-ovest della Francia, a Chartres. In questa storica città abitano circa 40.000 persone e tra queste vi è un ragazzo di nome George. Egli ha 14 anni, è un ragazzo dal corpo molto esile e minuto, ha i capelli molto lunghi e disordinati. E’ un po’ fannullone, infatti non ama molto studiare, preferisce bighellonare piuttosto. Purtroppo all’età di 3 anni ha perso il padre in un incedente stradale, ed è rimasto con la madre. Da quando venne a sapere cos’era successo veramente al padre, circa all’età di 7 anni, iniziò a scrivere su un diario, che chiamò Bruce, con il quale si confidava e raccontava tutte le sue strane vicende, ma anche quelle più tristi riguardanti la mancanza del padre. Inoltre George soffre anche di insonnia, infatti molto spesso passa le notti a fantasticare o a immaginare l’aspetto del padre. Nell’ultima settimana era però era rimasto incuriosito da un uomo che aveva visto molto spesso per le strade che frequentava. Pensava quasi che lo stesse perseguitando. L’uomo indossava un lungo impermeabile nero, un paio di scarponi, un paio di occhiali da sole e un cappello nero. Dato che George ne era rimasto colpito chiese ad un suo amico se per caso sapeva chi fosse quell’uomo vestito in nero. L’amico gli disse che quel signore aveva circa 35 anni, era un istruttore di arti marziali davvero molto bravo e molto forte. Qualche anno prima era stato cacciato dall’Università di Ingegneria a Parigi perché stava per far esplodere tutto l’edificio. Il suo nome è Adrien. Molti dicono che nel periodo durante il quale frequentava l’università passava tutte le giornate nel suo laboratorio a progettare marchingegni strani. Dicono anche che non ama la compagnia, infatti stava sempre per conto suo, era solitario e quando qualcuno provava a parlargli lui rispondeva solo con cenni e gesti, non era solito parlare. Di questo comportamento non se ne sanno le motivazioni, ma molti credono che abbia solamente difficoltà a parlare, forse ha una lieve dislessia. Qualche giorno dopo l’aver visto lo strano signore, George, mentre camminava in una stradina diretto verso casa, trovò a terra un foglio, sembrava malandato. Aprendo il foglio George potette riconoscere due mappe: una assomigliava alla pianta della città in cui abitava, Chartres, ma si accorse che mancavano molti edifici. Notò che sulla mappa era cerchiata e segnata  in rosso con una “X” la Cattedrale della città; invece l’altra non riuscì a capire cosa dovesse raffigurare. Lo stesso giorno, di sera, George era riuscito stranamente a prendere sonno. Dopo poco si svegliò tutto di botto. Aveva fatto un incubo. Aveva sognato di essere come all’interno di una rovina, sembrava un labirinto; aveva visto un passaggio segreto all’interno del quale si trovava una stanza con al centro un altare sul quale era sorretta una spada molto lucente, dalla lama affilata. Aveva visto pure da dove si entrava: l’ingresso si trovava nel giardino della Cattedrale della sua città. Subito ripensò alle mappe che aveva trovato. Allora si alzò dal letto e aprì il cassetto della scrivania in cui aveva riposto il misterioso foglio. La mappa del quale non sapeva niente, capì che raffigurava la pianta del labirinto che aveva sognato e attenzionandola vide anche l’uscita che portava sulla stradina del retro del Teatro Comunale della città, proprio di fronte la Cattedrale, tutto vicino casa sua! Tutto ciò parve a George misterioso ma si decise ad entrare nel labirinto. Così il giorno dopo, di mattina presto, si introdusse nel giardino della Cattedrale. Quella mattina c’era molto freddo e anche un po’ di nebbia. Immaginando il sogno fatto si ricordò di dover spingere una pietra sul muro opposto all’entrata nella Chiesa. Dopo aver spinto la pietra si spostò una parte del muro: era l’entrata. Vi erano delle scale che molto probabilmente portavano all’interno del labirinto. Mentre faceva tutto ciò George non si era accorto che l’uomo vestito in nero che aveva visto qualche giorno prima lo stava seguendo. Dopo essere entrato nel labirinto l’entrata si chiuse istantaneamente. Non appena si chiuse l’uomo, Adrien spaventò George con una risata malvagia. Iniziò a parlare e spiegò a George che lo stava studiando da tantissimo tempo. Sapeva tutto di lui. Spiegò che suo padre era morto per mano sua, perché gli aveva manomesso qualche tubo del motore nella macchina, ciò che bastava per ucciderlo ma che mostrasse cosa c’era veramente dietro l’incidente. George chiese perché l’aveva fatto e perché stava succedendo tutto ciò in quel posto in un strano labirinto che aveva scoperto per caso. Adrien disse che l’aveva fatto perché suo padre l’aveva cacciato dall’università e quindi si voleva vendicare. George capì che suo padre era stato il professore di Adrien ma non capiva perché non aveva mai saputo il mestiere del padre. Però non capiva perché l’uomo lo stesse seguendo da tanto tempo e gli stesse dicendo tutto ciò, così decise di chiederglielo. L’uomo spiegò che voleva ucciderlo perché non voleva che più nessuno della sua famiglia esistesse. George allora iniziò a correre, cercando di scappare dall’uomo, per le vie del labirinto. L’uomo non si pose alcun problema ed estrasse fuori dalla manica dell’impermeabile uno dei suoi stranissimi marchingegni: era un rilevatore termico, con quello avrebbe potuto sapere dove si trovava George. Il ragazzo nel frattempo si ricordò della stanza segreta con al suo interno una spada, così iniziò a cercarla e non appena la trovò vi entrò, prese la spada e subito uscì nell’intento di affrontare il suo sicario. I due continuarono a correre all’interno del labirinto finché arrivarono entrambi nella stanza centrale di esso. Iniziò lo scontro: l’uomo tirò fuori dall’altra tasca del suo impermeabile due pugnali. George era molto spaventato e avvertiva moltissimo l’aria di mistero ma anche di paura. Iniziarono a muovere le armi che ogni tanto si toccarono, ma un certo punto George inciampò e cadde a terra. Gattonando velocemente George rientrò nel labirinto provando a prendere dalle spalle Adrien. Dopo qualche minuto si udì un urlo di dolore: George era riuscito ad uccidere l’uomo che adesso non poteva più dare fastidio a nessuno. Si ricordò dell’uscita e subito ritornò a casa. Era passata solo un’ora da quando era entrato nel labirinto. Appena entrato salì nella sua camera, si sdraiò nel letto e pensò al senso di tutto quello che era successo: l’unica cosa che gli era sembrata utile era sapere come era morto su padre e il perché, ma non capiva l’esistenza del labirinto o forse gli era servito per sapere come erano andati veramente i fatti, ma non si spiegava il perché del sogno e della spada. Decise di smettere di pensare e di addormentarsi, adesso non doveva più preoccuparsi di nulla. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 16:28:22 UTC</pubDate>
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         <title>Il labirinto del console Tiberio</title>
         <author>antoniovecchio21</author>
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         <description><![CDATA[<div>John era un ragazzo di vent'anni, abitava a New York con suo padre e frequentava ingegneria. Era un ragazzo molto brillante e al liceo aveva avuto voti eccellenti in matematica. Infatti la passione per l'ingegneria era nata grazie a suo padre che era un famoso ingegnere che amava il suo lavoro e che da sempre aveva cercato di coinvolgere e appassionare pure suo figlio.<br>Quando John non era ancora nato i suoi genitori amavano tanto viaggiare soprattutto in luoghi ricchi di storia e di cultura.<br>Purtroppo però un brutto giorno la madre di John morì lasciandolo di pochi mesi, il piccolo John così non ebbe nessun ricordo di sua madre.<br>Il padre però da quel brutto giorno decise che avrebbe trascorso molto tempo con il figlio e ogni anno ,durante le vacanze, estive portava John a visitare quei posti che aveva già visitato con sua moglie.<br>Un estate John e suo padre visitarono la Francia un paese ricco di cultura e di monumenti ed edifici storici.<br>Ma a John la cosa che piacque di più fu il labirinto nella cattedrale di Chartes: era stato costruito da un monaco con lo scopo di catturare il diavolo se questi avesse cercato di entrare dentro la Chiesa. <br>Era molto interessante perché aveva una forma circolare e qualunque strada finiva per giungere al centro. Quando John e suo padre riuscirono a scoprire la strategia da attuare e uscirono dal labirinto per John fu una gioia immensa.<br>Da quel giorno John si appassionò ai labirinti e cominciò a studiarli, ne rimaneva sempre più affascinato, perché li considerava magici.<br>Così cercando su internet aveva scoperto che a Pompei, all'interno del sito archeologico, c'era una villa con un labirinto sul quale erano state scritte molte cose misteriose.<br>John propose a suo padre di andare in Italia quell'estate, sicuro che avrebbero fatto un altro bellissimo viaggio.<br>Quando arrivarono le vacanze, il ragazzo e suo padre partirono alla volta di Pompei dove il padre aveva prenotato una casa proprio vicino alla villa.<br>La sera John era felicissimo perché sapeva che il giorno dopo avrebbe realizzato un suo sogno visitando il labirinto.<br>Appena arrivati in casa John aprì l'armadio per sistemare le sue cose e trovò una cassa; incuriosito la aprì e al suo interno ci trovò una mappa e degli strani occhiali, guardando meglio la mappa si accorse che era proprio quella del labirinto della villa di Pompei.<br>La mattina seguente, all'apertura del sito archeologico John era già dietro il cancello, c'era tanta gente ma nessun turista faceva il biglietto per entrare nel labirinto.<br>Arrivato al botteghino chiese perché nessuno lo volesse visitare e il signore allo sportello rispose che il labirinto era abitato dallo spirito del proprietario della Villa, Tiberio un console del antico impero romano che spaventava i turisti facendoli scappare.<br>John sempre più incuriosito, munito della mappa e degli occhiali che aveva trovato la sera prima disse a suo padre che avrebbe voluto affrontare da solo Tiberio ed entrò nel labirinto.<br>Appena entrato sentì come una voce che gli fece venire un brivido lungo la schiena, la cosa lo elettrizzava sempre di più, prese la mappa dallo zaino e cominciò la sua avventura.<br>Arrivato al centro del labirinto quella voce che aveva sentito all'inizio si ripresentò; stavolta però si rivolse chiaramente a John e si complimentò con lui per il suo coraggio: da molto tempo nessuno era più voluto entrare nel labirinto.<br>John però sentiva la voce ma non vedeva nessuno quando si ricordò di avere quegli occhiali, così li prese e li mise, così riuscì a vedere davanti i suoi occhi un uomo fluttuare.<br>- Chi sei tu? Gli chiese John <br>- Sono Tiberio console di Pompei <br>- Sei tu che fai spaventare i turisti ?<br>- Si, ma non voglio fare niente di male io chiedo solo aiuto. Sono rimasto intrappolato dentro questo labirinto e non riesco ad uscire.<br>Quando John chiese spiegazioni, Tiberio raccontò che da alcuni anni i turisti erano sempre più maleducati, non rispettavano quel posto a lui caro, spesso lo spiegavano e tanti prendevano qualche pietra, rischiandola dalle pareti, per portarsela come ricordo.<br>Così un giorno lui aveva deciso di scorrazzare su e giù per ogni angolo del labirinto per spavnetare tutti i turisti e farli uscire.<br>Da quel giorno nessun turista era più voluto entrare nel labirinto ma lui stesso non era più riuscito a venirne fuori.<br>John allora promise al console che una volta ingegnere sarebbe andato a lavorare proprio in quel sito e che avrebbe fatto in modo che tutti lo avrebbero rispettato e apprezzato.<br>Il giorno della sua laurea John annunciò a tutti che sarebbe andato a lavorare a Pompei in Italia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 16:55:29 UTC</pubDate>
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         <title>Il Labirinto di Chartres </title>
         <author>tluca6097</author>
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         <description><![CDATA[<div>Francia,Nantes 7/o5/1260<br>Alexandre è un ragazzo francese di 18 anni che perse il padre a causa di una strana sparizione prima di conoscerlo.<br>Un suo caro amico è Gérard,un ragazzo della sua età molto riservato che preferisce confidarsi con il suo diario.<br>Durante il suo compleanno Alexandre ricevette in regalo un libro molto vecchio considerato un eredità di famiglia.<br>Dopo la festa incuriosito iniziò a leggerlo,il libro parlava del labirinto di Chartres e delle sue leggende.<br>Il libro fece appassionare Alexandre anche perchè il ragazzo adorava i miti e leggende ed era ossessionato dai labirinti.</div><div>Il libro conteneva poche pagine e alla fine vi era un manuscritto su cui era scritta questa frase:"solo la persona giusta recandosi al centro del labirinto chiudendo gli occhi riuscirà a sfuggire dalľoscurità e a trovare un immenso tesoro."</div><div>Alexandre decise di chiamare Gérard e spiegargli tutto,il ragazzo gli rispose con un tono seccato probabilmente perchè Alexandre lo aveva disturbato mentre stava disegnando visto che Gérard dedica tutto il suo tempo libero a progettare e disegnare.<br>Dopo avergli raccontato tutto Alexandre gli propose di partire per andare alla cattedrale di cui si parlava anche nel libro,Gérard accettò subito perchè ama viaggiare e così partirono.<br>Durante il viaggio entrambi provarono a trovare la soluzione delľenigma e decisero di recarsi alla Cattedrale di sera.<br>Quando arrivarono furono bloccati dal custode che gli negò ľaccesso.<br>Il custode era un uomo alto e pallido con un viso che aveva un espressione cupa,Alex notò guardando la sua spalla sinistra in parte scoperta che aveva um tatuaggio ,mentre Gérard vide che aveva le stesse caratteristiche di un uomo che soffre di insonnia e una di queste era la depressiome deducibile dal suo viso.<br>I ragazzi allora commisero un grave errore decisero di raccontare del manuscritto a quelľuomo che poi li fece entrare.<br>Quando entrarono però il custode gli rubò il manuscritto e li rinchiuse in uno stanzino.<br>Quando si allontanò i ragazzi riuscirono a spaccare la serratura molto arrugginita e di conseguenza riusciono a uscire da quello stanzino.<br>Appena usciti però videro il custode che si mise al centro del labirinto per cercare di risolvere ľenigma ma quando chiuse gli occhi iniziò a sentire delle strane voci che gli bisbigliavano nelľorecchio ma lui le ignorò e in un attimo ľoscurità lo inghiotti insieme al manuscritto.<br>I ragazzi alla visione di questa scena scapparono via e non mi sero più piede in quella cattedrale.<br>I giorni passarono e di quel custode e del manuscritto non si ebbe più traccia.<br>Alexandre però dopo questo accaduto ipotizzò che la sparizione di suo padre fu dovuta a quel manuscritto.<br><br>Luca Troìa 1Dsa<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 16:56:56 UTC</pubDate>
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         <title>Il labirinto di Pompei</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Marc e Chloe, erano due gemelli di 16 anni, che vivevano in una piccola cittadina nei pressi di Londra. Appassionati da leggende e misteri ma  soprattutto dal simbolo del labirinto che Marc aveva tatuato sulla spalla sinistra, mentre Chloe dedicava tutto il suo tempo alla costruzione di marchingegni strani e geniali. </div><div>Loro, però, avevano anche un altro fratello, Ivan, il quale era stato dato via alla nascita per una malattia e che cercava in tutti i modi di ostacolare la vita dei fratelli; soprattutto perché anche lui era appassionato dai labirinti. </div><div>Durante un viaggio nella casa del nonno, Marc e Chloe, scoprono un vecchio sospettoso baule che al suo interno conteneva delle vecchie carte topografiche che rappresentavano un labirinto; Marc sbigottito lo guardò bene e notò che il labirinto raffigurato nella cartina ero lo stesso di quello che aveva tatuato sulla spalla;  in quello stesso istante la cartina si distrusse e diventò cenere. </div><div>Marc e Chloe sapevano  perché erano stati condotti lì, erano alla ricerca di qualcosa capace di cambiare le sorti del mondo, qualcosa che gli antichi avevano custodito per millenni, ma cosa fosse per loro era un mistero. I due iniziarono a studiare la struttura del labirinto, e cercarono di capire dove potesse essere situato. </div><div>I due fratelli dopo la fantastica scoperta uscirono per andare al cinema, poi appena rientrati non trovarono la loro mamma. </div><div>L’indomani mattina Chloe terrorizzata si mise a cercarla ma non la trovò, tornata a casa trovò una lettera appesa in un albero, in cui vi era scritto il luogo in cui era situato il labirinto e che la madre sarebbe stato rilasciato a condizione che gli sarebbe stato consegnato il tesoro del labirinto di Pompei. </div><div>Chloe e Marc allora si prepararono e portarono con se tutto il necessario </div><div>Arrivati a Pompei si misero subito alla ricerca del misterioso labirinto; angosciati dall’idea di non riavere più la madre </div><div>Dopo qualche ora dall’arrivo riuscirono a trovare il fantastico posto, I due si addentrarono in quell’ immenso labirinto  pieno di specchi e, senza rendersene conto, si divisero, Marc così si rese conto che Chloe non era più con lui, ma v’era solo la sua immagine riflessa in quasi tutti gli specchi. Il ragazzo non poté che gridare il nome della sorella e cercarla in quell’ intricato labirinto di specchi. Andò così per giorni fin quando non si trovò in un vincolo cieco, dove, in una piccola pergamena lasciata sul pavimento, v’era lasciato un piccolo messaggio che diceva: “Se vuoi proseguire prima fammi apparire, mi chiaman così i signori, Ivan, il signor degli ori”… </div><div>In quel preciso istante Chloe sbucò da uno degli specchi con una chiave in mano ed un bozzetto di una porta con su scritto “Aprimi”. Dopo l’arrivo di Chloe uno degli specchi si trasformò in una porta che poi i due aprirono con la chiave. I due attraversarono la porta e, dopo che l’ebbero oltrepassata, si ritrovarono in una stanza circolare ove si trovava un uomo che, appena li vide gli disse: “ Sono Ivan e vi trovate nella sala principale del castello di ghiaccio, ora che siete qui dovete superare tre prove…”. Detto ciò l’uomo scomparse e sulla sedia ove era seduto, v’era un piccolo biglietto con su scritto: “ Scelte che influiscono il destino o destino che influisce le scelte? Ditemi voi, cosa bisogna credere?”, Chloe disse:” Sono le nostre scelte e le persone che incontriamo che influiscil nostro destino”. Alla risposta di Chloe nella sala risuonò la voce dell’uomo che diceva:” Forse hai ragione, forse no, nessuno può dirlo e nessuno può dire che tu non abbia le idee chiare… Mi hai soddisfatto”, detto ciò i due si ritrovano in un giardino pieno di rose nere. “Qual è la prossima prova, Ivan?” disse Marc con tono aggressivo, era stanco di stare lì mentre sua sorella era affascinata da quelle rose nere piene di spine. Dopo un po’ di tempo la voce risuonò in quell’ immenso giardino dicendo:” Si dice che l’innocenza si perda quando i bambini diventano grandi, ma alcune persone non la perdono. Loro la custodiscono come un tesoro, come un tesoro rosso, rosso come la rosa che custodisco nel mio giardino, portamela e, visto che sei così impaziente, fa in fretta…” . All’ improvviso le rose nere intrappolarono Chloe e a, poco a poco, si stringevano ad essa, Marc cercò di liberarla ma non ci riusciva, così ripeté nella sua mente ciò che aveva detto la voce e si precipitò nelle spine per cercare la rosa rossa. Quando la trovò la prese e nel momento stesso in qui la toccò sia lui che sua sorella scomparvero dal giardino per poi capire di essere stati teletrasportati nella stanza di partenza. I due fratelli si ritrovarono in diverse zone e negli specchi v’era l’ immagine di Ivan che diceva:” Quest’è l’ultima prova, la più importante oserei dire. La salvezza di qualcuno spesso provoca il sacrificio di un altro, uno solo di voi può essere salvato ma io sceglier non saprei… e voi?”. Nessuno dei due voleva essere salvato se questo significava sacrificare l’altro… i due non sapevano cosa fare, cosa dire. Così pensando ad una soluzione, Chloe pensò a quello che aveva detto precedentemente il loro carceriere, lei aveva le idee chiare, nulla poteva farla tacere così disse:” Noi siamo fratelli, siamo inseparabili e senza l’uno l’altro non può vivere. Vuoi davvero che ci sia solo un sacrificio?”. Ivan sorrise, era compiaciuto dalla risposta così fece ritornare i due all’entrata del castello, andò vicino ai due e consegnò loro un piccolo manufatto dicendo: “ Siete rimasti nel mio castello per molti giorni, forse un mese o chissà, ma ora andate e ricordate che l’arma più potente che avete è la vostra mente”. </div><div>Allora Ivan impietosito liberò la madre e ritornarono felicemente a Londra.<br>Giorgio Arena 1DSA</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 16:57:20 UTC</pubDate>
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         <title>Alan e la pietra del labirinto.</title>
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         <description><![CDATA[<div>Due uomini di due paesi molto distanti l'uno dall'altro si incontrarono per una passione che avevano in comune, viaggiare. </div><div>Uno era l'americano, Alan Hardy, vent'anni, grande disegnatore e progettista di marchingegni geniali, un grande sportivo, da piccolo infatti aveva acquisito una notevole resistenza fisica grazie ad anni di atletica. L'altro era l'inglese, Cletus Kasady, trentadue anni, appassionato di leggende e misteri, ed ossessionato dai labirinti, perché non aveva mai visto il padre che si era perso in uno di questi. </div><div>Alan e Cletus si incontrarono all'aeroporto di Firenze, il primo approccio non fu amichevole, perché Cletus assorto dai pensieri si scontrò con Alan imbambolato a guardare la struttura dell'aeroporto, nello scontro dalla tasca di Alan cadde una pietra, Cletus la raccolse e vide delle strane incisioni. Così chiese al proprietario che cosa fosse e lui rispose che era una pietra porta fortuna della sua famiglia che si tramandava di generazione in generazione.</div><div>Poi scoprirono che facevano lo stesso tour, nel quale era inclusa la visita della mostra privata dove era esposto il quadro di Escher intitolato “Relatività” del 1953. </div><div>Cletus incuriosito fece ricerche sulla pietra, trovò delle strane informazioni riguardo gli Hardy che nel 1873 trovarono una pietra identica a quella di Alan, ma non si sapeva la sua provenienza, però si diceva che questa pietra aveva strani poteri. </div><div>Il giorno in cui dovevano andare alla mostra privata, Cletus stette attaccato ad Alan per rubargli la pietra e ci riuscì, prima di entrare alla mostra. Cletus si mise in fondo alla fila a scrutare la pietra e passando davanti ad un quadro notò in esso un qualcosa di surreale, era la “Relatività” di Escher. Proprio quel quadro per cui era venuto a Firenze, all'inizio pensò che era un effetto che voleva dare il pittore, ma poi capì che non era così. Guardando la pietra vide quelle incisioni diventare viola acceso, e successe la stessa cosa anche nel quadro, tutte le linee diventarono viola. </div><div>Nel frattempo Alan si accorse di non avere più la pietra, tornò indietro per cercarla, vide Cletus e ciò che stava accadendo nella pietra e nel quadro. Cletus si accorse che Alan era molto arrabbiato, pensò di scappare, ma non sapendo dove, andò verso il quadro e dal quale venne inghiottito. </div><div>Alan era sconvolto per l'accaduto, ma per riprendere la pietra, vi si tuffò dentro anche lui. Lì dentro era come uno schema che si ripeteva all'infinito con colori che variavano dal bianco, al nero, e al grigio con uomini e donne solo accennati, senza lineamenti del viso, e il resto tutto pieno di scale e porte. Una cosa incuriosiva Alan, che quelli che sembravano persone, erano invece manichini di legno, che si muovevano da soli. Tra tutti quei manichini Alan aveva notato subito una persona che non era in bianco e nero, era un uomo biondo, magro e aveva circa una cinquantina d'anni, con dei vestiti stracciati. Mentre Cletus aveva scoperto che dentro quella pietra, che era un contenitore di spiriti, c'era quello dell'autore stesso, Maurits Cornelis Escher. A quel punto Cletus pensava di scappare, ma Alan lo vide e lo inseguì tra giardini, scale capovolte, muri e porte che portavano ad altre porte. Ma alla fine Alan riuscì a prendere Cletus, e gli disse:” Cletus perché mi hai rubato la pietra?” </div><div>“L’ho trovata subito interessante” rispose Cletus.</div><div>“Quindi hai deciso di rubarla?”</div><div>“Si, ma te l'avrei tornata, soprattutto ora che ho scoperto la verità.”</div><div>“Cosa hai scoperto?” </div><div>“Ho scoperto che te la devo tornare perché... è tua!” allora gliela consegnò.</div><div>A quel punto Cletus scappò terrorizzato perché non gli aveva dato la vera pietra. All'improvviso lo spirito della pietra iniziò un discorso che li fece ravvedere delle loro azioni, e Cletus capì che veramente doveva restituirgli la pietra, mentre l'altro comprese l'importanza di questa, così Cletus scoprì che il padre che non aveva mai conosciuto era lì, bloccato da sempre. Era l'uomo che Alan aveva visto in mezzo a tutti i manichini entrando nel dipinto.</div><div>Quindi lanciò la pietra fuori dal quadro e si ritrovarono di nuovo alla mostra davanti all'opera d'arte, ma ora con loro c'era anche Tom, il padre di Cletus.</div><div>Alan rimase sbalordito da tutto ciò che era accaduto, e non riuscendo a darsi una spiegazione continuò a rimuginare.<br><br>Alì Feola</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 17:07:42 UTC</pubDate>
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         <title>Ryan e il labirinto</title>
         <author>guarfran04</author>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>Era una calda serata di Luglio e Ryan, uno studente americano di 24 anni, alto 1,78 con capelli neri e occhi marroni e una corporatura leggermente muscolosa , era appena uscito dalla biblioteca con la sua tesi di laurea sulla mitologia greca e stava rientrando di corsa a casa. Aveva fatto tardi, doveva prepararsi per una festa , e i suoi amici contavano su di lui per passare una serata divertente. Era l’anima di ogni festa, con i suoi aneddoti immaginari resi credibili da qualche bicchiere di troppo. Anche quella sera fu un successo, era quasi l’alba quando Ryan rientrò a casa, accese la luce perché aveva paura del buio. Era un appartamento abbastanza piccolo con un lungo corridoio. Andò a letto, ma non aveva sonno, infatti soffriva di insonnia, prese un libro e iniziò a leggerlo, addormentandosi poco dopo.  </div><div>Si trovava in un lungo corridoio, buio e davanti a se un’ uscita dalla quale entrava una flebile luce. Ryan si avvicinò lentamente fino a raggiungerla, provò a fare un altro passo e cadde nel vuoto terrorizzato perché soffriva di vertigini … si svegliò urlando, ma non era a casa sua. Si trovava in una stanza fredda con muri lisci e alti. Allora pensò: “ehm, qui c’è qualcosa che non va, questa non è la mia stanza e poi  come sono arrivato fin qui? Sto continuando a sognare, questa volta ho proprio  esagerato con la birra”. Cercò di svegliarsi , le provò tutte, ma non accadeva nulla, più passava il tempo e più diventava ansioso. Esasperato diede un pugno al muro, il risultato? La mano destra indolenzita e le nocche insanguinate, ma allora non stava sognando. A questo pensiero il panico lo assalì. Iniziò a correre in tondo cercando un’uscita e chiedendosi come fare a uscire. Si mise ad urlare chiedendo aiuto, ma nessuno rispose. Esausto si sdraiò sul pavimento, alzo lo sguardo e con gli occhi vitrei si mise a guardare il soffitto. Rimase lì per un tempo indefinito, fino a quando, all'improvviso una luce illuminò un’uscita. Ryan pensò: ”bene, ora ho pure le allucinazioni”. Si avvicinò lentamente, la toccò, e l’aprì, non era un’allucinazione, si ritrovò davanti a una sala con pareti molto alte con una tavola imbandita, piena di cibo e bevande. Affamato e assetato, non ci pensò due volte e ci si buttò sopra. Non gli importava sapere da dove veniva quel cibo, a lui bastava mangiare. Si guardò intorno e vide che la porta da cui era entrato era scomparsa. Tornò a guardare verso la tavola e dietro vide tre porte identiche una accanto all'altra. Era sempre più confuso. Si avvicinò verso le tre porte chiedendosi dove conducessero. Scelse la porta più a destra, la aprì ed entrò. Si ritrovò in un corridoio di metallo. Si guardò indietro e vide che stavolta la porta da cui era entrato non era sparita. Raggiunse la  fine del corridoio dove trovò un'altra porta, la aprì e si ritrovò di nuovo nella sala con il tavolo imbandito con tutte le pietanze e le bevande intatte, come se lui non avesse mangiato nulla e dietro il tavolo di nuovo le stesse tre porte di prima tutte e tre chiuse. “Devo aver girato attorno senza essermene accorto, ma, perché il cibo sul tavolo è ancora intatto? Forse mi trovo in un'altra stanza identica a quella di prima” pensò. Questa volta Ryan aprì la porta centrale, di nuovo un altro corridoio identico a quello di prima, che però curvava a destra. Percorse tutto il corridoio e appena girò l’angolo si ritrovò di nuovo nella sala con il tavolo imbandito, a questo punto non gli rimaneva che provare l’ultima porta, quella di sinistra. Decise di aprirla e di entrare. Di nuovo la stessa scena, un corridoio uguale ai primi due, però stavolta finiva in un pozzo in cui scendeva una corda. Decise di calarsi ma non appena si appese alla corda, quella si staccò e precipitò nel vuoto. ”stavolta è finita” pensò, mentre urlava disperato. Continuò a cadere per un po’ fino a quando non sentì una spinta che lo ributtò verso l’alto per poi ricadere su un pavimento. Di nuovo in quella maledetta stanza. Tutto identico a prima, stesse porte, stesse mura, e lo stesso cibo che lo rese felicissimo all'inizio e che ora iniziava ad odiare. Stava per impazzire e preso dalla furia si scaraventò contro una delle porte. Continuò così infinite volte provando ogni volta una porta diversa, ma non cambiava mai nulla. “No così non funziona” disse a se stesso “devo fare qualcosa di diverso”. Scelse una porta a caso, la aprì imboccò il solito corridoio ma questa volta ad un certo punto si fermò, si girò e guardò la porta da cui era entrato ora era chiusa. Tornò indietro e l’aprì. Si trovò davanti a due corridoi che andavano in direzioni opposte. Si mise a piangere per la gioia anche se non sapeva dove si trovava, finalmente non era più nella stessa stanza. Si calmò e scelse  corridoio di sinistra lungo il quale si incamminò. Le pareti avevano delle incisioni sopra che formavano delle onde. Avanzò fino ad incontrare un  bivio, girò a sinistra ma era un vicolo cieco. Tornò indietro, prese l’altra strada e arrivò  davanti a delle scale, le salì e raggiunse un altro corridoio. Continuò così per un tempo indefinito imboccando corridoi, scale, fino a quando stremato si fermò. “ORA BASTA!” gridò, “VOGLIO USCIRE DA QUESTO LABIRINTO INFERNALE”. Sentì una risata  e poi una voce metallica balbuziente “ah, e così tu vo-vorresti uscire da qui?” ”Ra-rassegnati non puoi, questo posto e sotto il MIO controllo e tu co-continuerai a farmi divertire un’ altro po’.  “Chi sei?” urlò Ryan ”dove sei?”, ma non ebbe finito di parlare che subito vide che le incisioni sulle pareti si trasformarono in serpenti pronti a saltargli addosso. Iniziò a correre senza pensare che direzione prendere, correndo in corridoi diversi ma senza trovare un’uscita. Ad un certo punto trovò una manticora alta quanto lui ad aspettarlo. Ryan cambiò direzione continuò, a correre con i serpenti e la manticora che lo inseguivano azzannando l’aria, preparandosi a divorarlo finché il pavimento si aprì davanti a lui che arretrò a causa delle sue vertigini, ma precipitò lo stesso e  si schiantò su un pavimento freddo, senza farsi  nulla. Ancora a terra, spaventato alzò lo sguardo e  vide davanti a se una figura che gli dava le spalle, alta, magra e con dei riccioli scuri che gli ricadevano sulle spalle. Si girò e Ryan vide due occhi grigi che lo guardavano con fare divertito. Ryan lo guardò e disse: “così sei tu quel bastardo che mi ha portato qui?” e si lanciò contro di lui per picchiarlo ma non riusciva a muoversi. “Ti-ti ho già detto questo posto é sotto il mio controllo, non puoi fare nulla che io non voglia. Po-potrei farti precipitare di nuovo nel labirinto e ricominciare da capo; ma mi hai già divertito abbastanza, è arrivato il mo-momento di eliminarti”. Ryan si guardava intorno, vide che si trovava in una specie di laboratorio, con delle strane teche di vetro contenenti  delle sagome inquietantemente umane, pietrificate, delle vere e proprie statue. “Chi sei? Cos'è tutto questo?”  chiese Ryan. L’uomo lo guardò e disse: “Sono Dedalo, e questo è il mio labirinto. “Tu sei un pazzo” gli urlò Ryan “Dedalo è morto”. ”No” rispose Dedalo “Io sono vivo e non uscirò di qui finché non avrò riportato in vita mio figlio Icaro”. Per riuscire devo aumentare le mie conoscenze scientifiche e il mio sapere e per fare ciò ho bisogno di tempo. Ho imparato a catturare uomini come te, scelti a caso, per divertirmi un po’ durante le mie notti insonnie e poi ucciderli trasformandoli in statue. Solo così riesco a impossessarmi degli anni da vivere che gli rimanevano, insieme a tutto il loro sapere. Da qui posso creare tutto quello che voglio, marchingegni di tutti i tipi e creature magiche. Mentre Dedalo parlava intorno a lui si creavano delle statue che iniziarono a muoversi, erano delle donne con un corpo umano e dei serpenti sulla testa, stava creando dei cloni di Medusa. Ryan capì che presto sarebbe stato pietrificato anche lui. Si spostò dietro a una delle Medusa la prese e si lanciò contro Dedalo mentre era di spalle. Appena Dedalo se ne accorse creò una voragine per farlo cadere. Ryan si aggrappò a lui e caddero insieme e mentre cadevano Ryan riuscì a far incrociare lo sguardo di Medusa con quello di Dedalo  che si pietrificò in aria, la medusa scomparve e il labirinto iniziò a crollare. </div><div>Ryan continuava a precipitare. Si risvegliò in un vicolo con le macchine che gli passavano accanto, non sapeva dove si trovava né come fosse finito lì, ma non gli importava. Sapeva una sola cosa: era vivo e mentre pensava a ciò si mise a correre urlando per la strada felice di non essere più in quell'inferno e pensando che questa sarebbe stata un’ottima storia da raccontare alla prossima festa. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 17:58:30 UTC</pubDate>
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         <title>TOUR DEL MISTERO ALLA CATTEDRALE DI CHARTRES</title>
         <author>fabryspeed07</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sono Marco, ho 17 anni e frequento l'ultimo anno del Liceo Scientifico, sono appassionato di leggende e misteri. Quest'anno il progetto di lettura, a scuola, prevede un concorso che premia i migliori racconti di misteri e leggende. I vincitori saranno invitati a un tour del mistero in Francia, presso la Cattedrale di Chartres, per conoscere il famoso labirinto sul pavimento e provare a seguire il percorso: colui che riuscirà a venirne fuori sarà il vincitore assoluto. Per me è un'occasione d'oro, non posso farmela scappare, pare che quel labirinto sia avvolto in un mistero perché nessuno è mai riuscito a trovare il percorso d'uscita. Però devo impegnarmi perché concorre anche Luca, il mio compagno di classe, anche lui appassionato di leggende e misteri, oltre tutto un genio in geometria e se viene in Francia quella soluzione potrebbe trovarla prima lui; se poi consideriamo che entrambi amiamo viaggiare, sarà una sfida all'ultimo colpo di penna pur di fare questo viaggio. Finalmente il giorno della premiazione è arrivato, c'erano racconti veramente interessanti ma tra tutti sono stati scelti solo due: i nostri, quello mio e quello di Luca. Alla fine entrambi siamo stati invitati al tour del mistero in Francia. Il volo è stato un po' movimentato momenti di paura e terrore non sono mancati a causa dei forti sbalzi dell'aereo dovuti a vuoti d'aria. Dopo l'atterraggio ci aspettava un pullman che ci avrebbe condotti nei pressi della Cattedrale, ma arrivati lì ci aspettavano due chilometri in salita a piedi: per me nessun problema, la fatica non mi spaventa ma Luca era sfinito, non riusciva a parlare per il fiatone. Pensai che se era già stanco poteva essere un vantaggio per me. Arrivati, finalmente, alla Cattedrale, un senso di inquietudine mi avvolse, il luogo era veramente lucubre, tenebroso. Guardai Luca che stava in piedi immobile, pallido in viso, lo zaino penzolante da una mano toccava il pavimento, sembrava proprio terrorizzato, gli detti una pacca sulla spalla per svegliarlo dall'incubo e insieme guardammo il labirinto che stava a terra davanti a noi, immenso, 13 metri di diametro disegnato a terra in un percorso che sembrava veramente tutto uguale. Ci presenta mo all'imbocco del labirinto e cominciammo a camminare, io ero piuttosto confuso, Luca invece andò avanti spedito e sicuro di sé. Dopo circa 30 minuti ci trovammo nel cuore del labirinto, adesso bisognava trovare la via per tornare indietro, ma qualcosa attirò la nostra attenzione: tra i banchi della Cattedrale un'ombra inquietante appariva e spariva. Rimasi impietrito non era chiaro cosa fosse, Luca sembrava più sconvolto di me. Guardandomi bene intorno mi accorsi che qualcosa luceva al centro esatto del cerchio-labirinto, mi avvicinai e vidi che si trattava di una teca di vetro trasparente che lasciava intravedere un pergamena arrotolata. La curiosità era forte, doveva contenere un messaggio importante per essere custodita proprio lì al centro del labirinto. All'improvviso di nuovo l'ombra, più vicina, mi sento raggelare il sangue. Luca di scatto si rivolse verso di me con tono risentito: - Che scherzo è questo? - disse - Se pensi di confondermi con qualche trucchetto per vincere facilmente sei proprio fuori strada! Non so di cosa parli - gli risposi. Che cos'hai lì in quella teca - riprese. Fammi vedere! Così dicendo si avvento' su di essa rompendola ma immediatame fu buio totale. Luca urlò di terrore, aveva sempre avuto paura de buio, e senza vedere dove metteva i piedi corse via abbandonando il labirinto in maniera scorretta, cioè senza rispettare il percorso. Io mantenni il sangue freddo, mi accorsi che la pergamena risplende a magicamente al buio, la presi, l'aprii e riuscii a leggerne il contenuto: c'erano diversi percorsi indicati con colori differenti che guidavano all'uscita. Decisi di seguirne uno è fui fuori in pochi minuti. Fui proclamato il vincitore. Non fu chiaro cosa accadde quando andò via la luce, né che cos'era quell'ombra, ma mi resi conto che quella per me fu una prova di coraggio e di saggezza: vinsi mantenendo la calma. Mi sarà utile nelle prove che la vita mi metterà davanti. È proprio vero che la calma è la virtù dei forti. <br>Fabrizio Nicoloso</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 18:37:32 UTC</pubDate>
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         <title>IL LABIRINTO DI CHARTRES</title>
         <author>nicocenta04</author>
         <link>https://padlet.com/gaebrati/qiipfvcfkky5/wish/317513342</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Questo racconto si svolge a Chartres,in Francia nel 1943.<br>Il protagonista è un diciasettenne di nome Filippo che da quando aveva iniziato le superiori aveva scoperto in lui una grande passione per le leggende e i misteri ma in particolare per i labirinti.<br>Egli non potè mai conoscere suo padre che era un famoso ricercatore di tesori;Un giorno decise di recarsi al labirinto di Chartres in completa solitudine,come amava lavorare per cercare questo "famigerato tesoro".<br>Da quel giorno però non si ebbero più sue notizie e si diede per disperso.<br>Filippo,in cuor suo,ha sempre voluto trovare quel tesoro per svelare tutti i misteri sulla scomparsa del padre ma ciò gli fu impedito dalla madre,che pur di non perdere anche il figlio gli vietò continuamente di partire per Chartres.<br>Il giorno del suo diciasettesimo compleanno Filippo comprese che era arrivato il momento di farsi coraggio e partire,pregò la madre di lasciarlo partire perchè voleva a tutti i costi scoprire cosa fosse successo al suo povero padre scomparso tempo fa,inoltre le promise che quando sarebbe tornato avrebbero passato del tempo insieme.<br>A quel punto la madre decise mandarlo sperando che non seguisse le orme del padre.<br>Dopo l’ora di pranzo Filippo prese il primo volo che lo portò a Chartres;Appena atterrato si affrettò a trovare un alloggio per la notte che si trovasse vicino la cattedrale,trovò un Hotel tre stelle di qualità non egregia però se lo fece andare bene per una singola notte...<br>Dopo aver pagato si recò nella sua stanza per riposarsi un po’ dato che il viaggio lo aveva stancato molto.<br>Appena entrato trovò sul letto dei biscotti con una lettera di benvenuto che al suo interno conteneva un foglio che a prima vista sembrava essere molto antico:era proprio un manoscritto.<br>Filippo passò circa un’ora a decifrarlo e non trovo molta difficoltà nel farlo dato che essendo appassionato di labirinti ne aveva già visti di quel tipo di manoscritti.<br>Su di esso era scritto questo:Solamente chi lo vorrà veramente troverà il tesoro di Chartres e scoprirà tutti i misteri che lo avvolgono.<br>Dopo aver decifrato il manoscritto,Filippo,decise di andare davanti alla cattedrale per cercare qualche indizio che lo potesse aiutare nella sua ricerca.<br>Arrivato là davanti trovò un uomo che a prima vista sembrava molto strano ed inquietante:sembrava molto sciupato in viso e inoltre quando Filippo gli chiese chi fosse e cosa facesse alla cattedrale lui rispose in maniera scortese e alzando il tono della voce,da quei sintomi Filippo aveva capito che l'uomo soffriva di insonnia.<br>Inoltre,dato che l'uomo indossava una canottiera,fu facile notare che sul polso aveva un tatuaggio .<br>Filippo lo invitò a calmarsi e alla fine il misterioso rivelò di chiamarsi Andrea e di essere un viaggiatore a cui piaceva molto girare il mondo,dopo aver detto questo se ne andò dileguandosi tra la gente.<br>La sera Filippo si recò alla cattedrale per portare a termine la sua "missione";nel frattempo Andrea non era rimasto con le mani in mano perchè in verità era lui a voler trovare il tesoro di Chartres quindi decise di travestirsi da guardia e aspettare l'arrivo di Filippo.<br>Non appena arrivò il ragazzo con un pretesto lo condusse in una stanza dove successivamente lo rinchiuse in modo che non potesse intralciare il suo piano.<br>Filippo si sentiva sconcertato e impaurito per il fatto appena accaduto e provò subito a cercare un modo per fuggire da quella stanza.<br>Ripensò a tutte le volte in cui aveva visto situazioni del genere in libri o film che lo appassionavano tanto.<br>A quel punto inizio a guardarsi intorno e notò che su una mattonella era incisa una X provò a sbattere ripetutamente il piede sulla mattonella finchè non dietro di lui non comparve un passaggio segreto che conduceva alla stanza finale dove si trovava il tesoro.<br>Egli senza pensarci due volte iniziò a correre più veloce che poteva ma a un certo punto si fermo...<br>Sentii una voce che gli diceva di fermarsi:era proprio la voce del padre che gli diceva:"Filippo,ma che stai combinando?"<br>"Avevi ribadito che eri qui solamente per scoprire i misteri dietro al labirinto mentre in questo momento vedo che stai pensando solamente al denaro...non si fa cosi' figlio mio..."<br>A quel punto Filippo si giro e dietro si ritrovò Andrea che si levò la maschera che indossava:era proprio lui il padre di Filippo,colui che si dava per scomparso da anni.<br>In realtà faceva tutto parte del suo piano per fare in modo che il figlio capisse i veri valori della vita e che oltre ai soldi conta altro.<br>Dopo aver spiegato al figlio le sue intenzioni ed essersi chiariti tra di loro i due tornarono a casa assieme con la moglie che appena li vide scoppiò in lacrime e non riusciva a crederci.<br>Per festeggiare il ritorno del padre a casa i tre organizzarono una grande festa e passarono una serata insieme come dovrebbe fare una vera famiglia<br>CENTAMORE NICOLO' 1DSA<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 18:47:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>simonedarr15</author>
         <link>https://padlet.com/gaebrati/qiipfvcfkky5/wish/317519723</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Labirinto di Pompei<br><br>La storia si ambienta nel Settecento. <br>Il protagonista è un ragazzo australiano di nome Arold che nasce nel febbraio 1749.<br>Fin dalla nascita Arold conoscerà solo la figura della madre dato che il padre, appassionato dall'archeologia, circa 6 mesi prima del parto si reca a Pompei per aiutare negli scavi e qui scompare.<br>Come il padre, Arold, ebbe sempre la passione per il mistero delle leggende, per l'archeologia ma in particolare per i labirinti.<br>Fin da piccolo però durante la notte Arold inconsciamente faceva degli incubi riguardanti i labirinti e le morti a essi collegati. Ciò portava al piccolo Arold insonnia a tal punto da farlo svegliare spesso. <br>Arold visse quindi l'infanzia e l'adolescenza avendo la sola figura della madre ma riuscì a superare quest'ostacolo e crebbe come un bambino normale.<br>A partire dall'età di 20 anni gli incubi di Arold cominciarono a farsi più frequenti e a diventare più angoscianti : raffiguravano lui che moriva di fame all'interno di un labirinto.<br>Questi eventi lo convinsero ad appuntarsi tutto ciò che sognava. Passò del tempo e dato che né lui né i medici riuscivano a comprendere il motivo di questi incubi, decise di provare a risolvere il mistero del labirinto raffigurato nella Villa del Labirinto a Pompei. Salutò i parenti e gli amici e diede un abbraccio caloroso alla madre assicurandole di tornare vivo; successivamente partì.<br>Arrivò a Napoli e decise di rimanere un giorno in città. Il giorno seguente gli arrivò voce che chi avesse risolto il mistero del labririnto, avrebbe ricevuto 10.000 monete d'oro. Ricevuta questa notizia Arold era sempre più convinto di voler risolvere quel mistero. Prese il primo treno per Pompei e si dirisse lì. Arrivato cominciò subito ad aiutare gli altri archeologi soffermandosi su ogni scrittura, incisione o pittura che trovava : sperava che ciò lo avrebbe aiutato nella sua ricerca. Dopo qualche mese ebbe finalmente la possibilità di entrare nella Villa del Labirinto. Qui, dopo essersi presentato, ricevette il diario di ricerca di suo padre in cui erano appuntati tutti i suoi progressi.<br>Passarono mesi e le ricerche sul labirinto non portavano a nulla finché un giorno arrivò un ragazzo greco, Victorio, che eccelleva nel campo dell'archeologia.<br>Fin da subito Arold e Victorio furono in competizione ma a volte uno superava l'altro e viceversa.<br>Arold non era un ragazzo particolarmente coraggioso e la figura di Victorio lo intimidiva a tal punto da angosciarlo a volte. <br>Un giorno però Arold trovò sepolto in mezzo alla sabbia un manoscritto antico scritto in greco, in cui capì che si trovasse la risposta la risposta al mistero del labirinto. Lui sapeva che Victorio essendo greco era più propenso aalla possibilità di decifrarlo e così lasciò che egli lo trovasse.<br>Victorio ne entrò in possesso e per molto tempo fece finta di nulla. Passò un anno e finalmente Victorio decise di tornare nella sua terra. Per Arold era l'occasione adatta per risolvere il mistero. Arold prese il primo aereo e lo raggiunse. Arrivato allo scalo continuò a seguirlo finché arrivati in una spiaggia desolata, Victorio entrò in una grotta. Arold entrò subito dopo. Il protagonista cominciò a camminare all'interno della grotta finché arrivò ad una porta. Nella porta erano raffigurate tre immagini :nella prima Teseo entrava nel labirinto, nella seconda Teseo vedeva il Minotauro e nella terza Teseo uccideva il Minotauro. Victorio si avvicinò ad Arold da dietro e cominciò a leggere la frase incisa sopra la porta : "Non tutto ciò che si fa, dev'essere fatto con l'intenzione di farlo o un motivo valido"; la porta si aprì. <br>Prima di varcarla Arold si girò e chiese a Victorio il motivo delle sue azioni e lui si giustificò rileggendo la frase incisa sopra la porta. Allora Arold entrò. Sentì dei passi e a lui si avvicinò un uomo sulla sessantina che affermò di trovarsi lì dentro da circa 20 anni. <br>Arold tornò a Pompei insieme all'uomo per rivelare a tutti di essere riuscito a scoprire il mistero del labirinto. Arrivato a Pompei si diresse subito verso gli altri archeologi e vedendo la loro faccia si mise a ridere, sembrava che avessero visto un fantasma.<br>Dopo qualche minuto uno tra questi gli rivelò che quest'uomo era suo padre, l'uomo scomparso 22 anni prima. Arold scoppiò a piangere e diede a suo padre un abbraccio, uno di quelli calorosi come quando si ha paura di perdere per sempre una persona.<br>Il protagonista decise di porgli solo 2 domande : la prima riguardante lui e sua madre e la seconda, come avesse fatto a rimanere in vita per 20 anni senza viveri. Il padre rispose che la forza per continuare a vivere gli era data dal ricordo di avere un figlio e una moglie che li aspettavano ma non seppe dare risposta all'assenza del bisogno di bere e mangiare. <br>Finito il dialogo tra padre e figlio, Arold si ricordò di dire agli altri archeologi la scoperta incredibile che aveva fatto. Tutti si congratularono con lui e finalmente ricevette la sua ricompensa : 10.000 monete d'oro. Entrambi furono intervistati e Arold raggiunse la fama che meritava. Fu posta più volte una domanda ad Arold alla quale rispose sempre alla stessa maniera, ovvero cosa significava per lui il Labirinto. La risposta che dava era sempre : "Per me il Labirinto è un mistero, uno di quelli che non riesci a risolvere come tutti gli altri misteri... Secondo me le popolazioni più antiche costruirono i labirinti per far capire che non c'è sempre una spiegazione logica a tutto come ad esempio io non so come mio padre sia rimasto in vita dopo 20 anni senza cibo né acqua. Finite le interviste Arold tornò a casa insieme all'uomo della grotta, dove vennero accolti con una festa per festeggiare la scoperta e il ritorno del padre.<br><br>SIMONE D'ARRIGO </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 19:13:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Christian era un ragazzo di vent'anni, cresciuto senza un padre a causa della sua improvvisa morte quando lui era molto piccolo.</div><div>Era da sempre un appassionato di misteri e leggende, specialmente quelli legati al simbolo del labirinto e al mito del minotauro, e la sua ambizione più grande era quella di verificare una profezia: un oracolo antichissimo aveva detto che il Minotauro aveva fatto un figlio con una mortale, e che la prova di ciò si trovava al centro del labirinto di Pompei raffigurato sul pavimento della “villa del labirinto”.</div><div>Così una notte, munito di torcia e mappa accurata, Christian si intrufolò nella villa ormai allestita come museo.</div><div>Era certo che la custode che si sarebbe dovuta occupare della sicurezza della villa dormisse, ma non sapeva che lei, soffrendo di insonnia, era sveglia e pochi minuti dopo avrebbe cercato di ucciderlo.</div><div>Essendo anche lei un'amante del mistero si incuriosì molto, e invece di fermarlo e dirgli di uscire decise di pedinarlo, nonostante avesse molta paura del buio. Ma la curiosità riuscì a sopraffare la fobia, così silenziosamente seguì il ragazzo.</div><div>Ma non appena egli mise piede sulla gigante mattonella raffigurante Teseo che uccide il Minotauro al centro del labirinto, avvenne un fatto inspiegabile: Christian sentì i vestiti stringersi e poi strapparsi attorno al suo corpo che stava crescendo a dismisura, in seguito ad un mal di testa lancinante sentì due corna crescergli sul capo e il muso allungarsi. Aveva sempre avuto una discreta resistenza alla fatica fisica, ma improvvisamente i suoi muscoli si gonfiarono visibilmente e la sua pelle si tramutò in corto pelo marrone: si era trasformato nel minotauro!</div><div>Ad un tratto capì tutto, fece due più due... era lui il figlio narrato nella leggenda!</div><div>Mentre Christian rifletteva sulla sua sconcertante scoperta sentì qualcuno urlare alle sue spalle, si girò e vide la custode del museo impietrita dallo stupore. </div><div>Ma velocemente lo stupore si trasformo in rabbia e cominciò ad urlare: </div><div>“Allora esiste davvero un discendente del Minotauro! Lo sapevo! E adesso che lo so ti farò a pezzi così come ha fatto mio padre anni fa!”</div><div>Christian era sempre più scioccato </div><div>“Tu sei la figlia di Teseo?” chiese</div><div>“Si, sono io!” rispose la custode, e dicendo queste parole si butto verso il corpo metà umano e metà toro di Christian colpendolo con una spada.</div><div>Ma il Minotauro riuscì a spostarsi in tempo e cominciò una lotta proprio in mezzo al dipinto, esattamente sopra il luogo nel quale si erano battuti anni prima i genitori dei due. </div><div>La scena si stava ripetendo dopo tanti anni, ma non sarebbe finita nello stesso modo...</div><div>Come per magia il labirinto, inizialmente solo dipinto sul pavimento della villa, emerse dal suolo per poi creare mura alte quindici metri.</div><div>Christian aveva studiato per anni quel labirinto quindi con un calcio stese la custode e riuscì a scappare uscendo dal labirinto, per poi chiudere la villa a chiave.</div><div>Quando varcò la soglia dell'ingresso il suo corpo si tramutò nuovamente in forma umana, e il ragazzo tornò a vivere una vita normale.<br><br>Nina Recupero</div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 19:16:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>davide_manfre04</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-01-04 20:39:17 UTC</pubDate>
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         <title>la signora del labirinto</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Orazio aveva 58 anni e lavorava per la cattedrale di Chartres da 24 anni. Era alto, robusto, di colorito scuro e si vestiva sempre in un modo particolare: un grande giubbotto nero, stivali e guanti di pelle nera e pantaloni neri. Quasi tutti i suoi parenti erano deceduti o per infarto o di vecchiaia, prima che lui nascesse. Gli unici familiari rimasti in vita erano i suoi zii e un cugino. La sua passione erano le leggende e i misteri, i viaggi e gli oggetti antichi. Tutte le volte che aveva dei momenti di pausa passava il suo tempo a perlustrare la cattedrale.<br><br></div><div>Un giorno, a causa della sua insonnia, uscì di casa e si diresse verso la cattedrale per trovare conforto nel suo rifugio segreto e cercare di addormentarsi. Ad un certo punto, sentì un rumore provenire dalla sagrestia e decise di andare a controllare cosa fosse stato. In un primo momento non vide nessuno e non sentì più alcun rumore quindi decise di ritornare nel suo posto segreto dove poter riposare in pace. Ma, prima di andarsene, sentì una voce che lo chiamava. In un primo momento si terrorizzò poi, presosi di coraggio, chiese alla voce misteriosa: “cosa vuoi da me?” E la voce gli rispose: &lt;&lt;io non voglio niente da te e non ti voglio fare del male ma ti chiedo di liberarmi. Sono intrappolata in questa cattedrale da più di 150 anni, senza cibo e senza acqua!&gt;&gt;. Orazio, impietrito dalla paura ma, allo stesso tempo, curioso di sapere chi fosse a parlare e, soprattutto, perché e dove fosse intrappolata, le chiese di dargli maggiori spiegazioni. Quindi la voce misteriosa decise di raccontare a Orazio come si era trovata in questa situazione. <br><br></div><div>&lt;&lt;150 anni fa, in questa cattedrale, lavorava un uomo di nome Massimo. Anch’egli, come te, amava le leggende e i misteri, i viaggi e gli oggetti antichi. Io e Massimo eravamo molto amici, andavamo molto d’accordo e trascorrevamo molto tempo insieme. Un giorno, come tanti altri giorni, ci eravamo dati appuntamento in Cattedrale durante la pausa per il pranzo ma quello non fu un incontro come i soliti. Massimo era molto agitato e con un pretesto mi disse di seguirlo. Attraverso una scala mi portò nei sotterranei della cattedrale e lì mi rinchiuse.&gt;&gt;<br><br></div><div>Allora Orazio dopo aver ascoltato con stupore la storia della voce misteriosa gli chiese dove fosse rinchiusa esattamente. La voce misteriosa rispose: &lt;&lt; sono rinchiusa sotto il labirinto; se mi vorrai liberare dovrai trovare il manoscritto che ti darà le indicazioni per trovare il passaggio segreto che ti porterà davanti a me&gt;&gt;. Per Orazio quella era la sfida della sua vita e, senza esitazione, accettò di aiutare la voce misteriosa. Ogni giorno instancabilmente perlustrava ogni angolo della Cattedrale alla ricerca del manoscritto ma, più il tempo passava, più remota diventava la possibilità di trovare il libro tant’è che Orazio cominciò a pensare se fosse tutto frutto della sua fervida immaginazione. Ma proprio sul punto di mollare la ricerca, si accorse in lontananza che una mattonella del pavimento dove si trovava il pulpito era di colore diverso dalle altre. Velocemente si diresse verso il pulpito per osservare meglio. La mattonella non era come le altre. Sicuramente era stata posta lì successivamente. Orazio con molta cura staccò la mattonella dal pavimento e con sua sorpresa vide una leva. Senza indugiare Orazio azionò la leva e vide aprirsi davanti a sé una piccola cavità entro cui era custodito il libro che la voce misteriosa gli aveva detto di cercare. Eccitato dalla scoperta, estrasse il manoscritto nascosto e con grande emozione cominciò a leggere le istruzioni. Decifrare le informazioni del manoscritto non fu semplice ma Orazio, senza scoraggiarsi, trovò gli indizi che lo portarono all’ingresso nascosto dei sotterranei. Il corridoio era buio e stretto e i muri emanavano un forte odore di marcio. Orazio si inoltra nel corridoio e capisce subito che il corridoio segue lo stesso schema del labirinto che lui conosce perfettamente perché è da sempre ossessionato da questo mistero. Si affretta per arrivare alla fine del labirinto ma sente mancargli il fiato per la paura. Finalmente arriva davanti ad una porta di ferro. Si fa animo e con fatica apre la porta. Una luce inaspettata lo abbaglia e, atterrito, vede un cadavere legato con le catene e un fantasma che cerca di scappare dalla stanza. Orazio si fa forza e chiede al fantasma se fosse la voce misteriosa che lo aveva chiamato. Il fantasma rispose: &lt;&lt; si, ero io che parlavo con te, sono la signora rinchiusa in questa cattedrale. Mi chiamo Costanza, sono nata poco lontano da qui e ho 25 anni. Aspetto questo momento da tanto tempo e adesso ti chiedo di liberarmi&gt;&gt;. Orazio libera il cadavere e il fantasma svanisce. <br><br>denis bonomo </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-05 23:03:50 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[
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         <pubDate>2019-02-05 15:48:50 UTC</pubDate>
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