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      <title>LA BIBLIOTECA CHE VORREI by Mauro</title>
      <link>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA</link>
      <description>Appunti di un assistente bibliotecario
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-07-31 11:42:21 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-01-04 10:55:29 UTC</lastBuildDate>
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         <title>UN SOGNO DI BIBLIOTECA</title>
         <author>MauroPirini</author>
         <link>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA/wish/669999686</link>
         <description><![CDATA[<div>Riflessioni semiserie sulla biblioteca che vorrei<br><br>Si è conclusa la stimolantissima formazione estiva della Fondazione per Leggere (<a href="http://www.fondazioneperleggere.it/">fondazioneperleggere.it</a>) a cui ho voluto prendere parte per cominciare ad alfabetizzarmi e orientarmi su un mondo che conosco ma solo per averlo frequentato prima come studente, poi, a latere delle attività svolte per il mio comune di (in provincia di Bologna), come obiettore di coscienza in servizio civile e infine, ma solo come tappabuchi, come operatore culturale presso la Fondazione Rocca dei Bentivoglio: quello delle biblioteche. Di biblioteconomia ho sentito parlare solo molto più tardi...<br><br>Appartenendo io alla fazione Guerrilla della formazione, fazione condivisa con tutors e partecipanti molto attivi e appassionati della cui competenza ho potuto letteralmente approfittare, non potevo che fare un report “a modo mio.” Invece che rispondere alle domande guida di chi ha pensato il corso per il report finale, con le mie considerazioni, cosa prendo e cosa lascio, quali nuovi strumenti nella mia cassetta degli attrezzi, prenderò, nella migliore tradizione Guerrilla's, la mia strada e scriverò come mi immagino la “mia” biblioteca di Savigno (o dovrei forse meglio dire: la biblioteca nella “mia” Savigno). <br><br>Quando ero in Germania, con gli studenti a cui ero affiancato come sostegno allo studio, facevo spesso un gioco: la scuola che vorrei. Ebbene oggi vorrei provare a farlo io: “La biblioteca che vorrei.” Questo contributo è un libero esercizio di immaginazione, che non comporta alcun impegno per l'istituzione per cui lavoro. I formatori potranno poi trarre le loro conclusioni da questo gioco.<br><br>Il contesto: la biblioteca di Savigno fa parte del gruppo di quattro biblioteche e una mediateca gestite dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio. In controtendenza rispetto a molte realtà di cui è stata portata testimonianza durante la formazione, il mio Ente e il Comune di Valsamoggia stanno negli ultimi anni "tenendo" in termini di investimenti a tutti i livelli. All'inizio dell'anno, prima dell'impensabile, mi è stato chiesto di occuparmi insieme ad un'altra collega della biblioteca di Savigno. La motivazione è quella di portare le mie competenze del territorio (che possono essere considerate trasversali, relazionali e sociali) per farla crescere ancora di più. Savigno, sul fronte del rapporto con le associazioni e su quello dei laboratori per bambini è comunque già molto attiva in seno al contesto socio-economico e territoriale. La Fondazione, su imput del direttore Elio Rigillo, ha deciso di investire in un corso di formazione per farmi ottenere il titolo di assistente bibliotecario e poter così operare in modo strutturato. Il corso, con Artedata, comincerà appena terminata la Summerschool di biblioteconomia. Il progetto è di affiancare e strutturare diversamente, in modo da integrarle, le altre attività che già svolgo per l'ente, in particolare il ruolo di referente per il Centro Legalità e Inclusione. Ciò ha portato alla decisione di aderire al progetto nazionale Biblioteca della Legalità - BILL - come progetto di sistema (che integrasse formazione, laboratori, incontri con il pubblico, ecc...), presentato dal Comune di Valsamoggia sulla legge regionale 18/2016, “Testo Unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell'economia responsabili.”<br><br>Intanto faccio questo gioco a partire da due riflessioni sul bibliotecario che vorrei essere, anzi diventare!: si perchè da quello che ho sentito e letto un bibliotecario deve essere non solo una persona di grande cultura che deve aver letto tutto quanto il patrimonio librario della propria biblioteca, quanto anche un mostro di competenze di ogni tipo. Ma ciò fa un po' a pugni con la realtà, questo mi sembra di averlo capito dalle varie riflessioni in stanza e durante le quattro lezioni. Penso che ogni biblioteca debba partire da se', ovvero dal se' del proprio bibliotecario. Vorrei che la mia biblioteca rappresentasse un po' me stesso e la serie di relazioni con le persone e le realtà del territorio. Non so se potrò fare tutto quello che ho in mente, i limiti sono molti, prima di tutto di tempo e risorse, ma con la collega che mi affiancherà e che si sta formando a sua volta, mi piacerebbe portare un plusvalore al territorio e alla biblioteca stessa. <br><br>Sono immaginazioni in libertà.<br>Mi immagino di mettere fuori dalla biblioteca due o tre tavoli con due grandi ombrelloni, fare un accordo con il bar antistante perchè serva anche a quei tavoli da bere e mangiare. Vorrei che fossero sempre pieni di studenti, anche da altri paesi, che venissero a Savigno a studiare in particolare durante il periodo delle festività (in estate, per il fresco, e durante la Sagra del Tartufo). <br><br>Vorrei creare un angolo del silenzio, sia fuori, nel parco poco distante, che dentro. Due poltrone, prenotabili e trasportabili alla bisogna, dove potersi sedere a leggere indisturbati a tutti: le poltrone del silenzio. <br><br>Vorrei creare un gruppo lettura itinerante, si passeggia e si legge ad alta vole. E si fa yoga. E perché no, si va a tartufo nella stagione giusta imparando ad avere un rapporto sano con il sottobosco e i suoi abitanti, oltre che con il cane che ci accompagnerà.<br>Vorrei allo stesso tempo che questo gruppo diventasse un momento di coprogettazione dell'attività bibliotecaria, un confronto continuo anche per misurare la nostra attività.<br><br>Visto che si tratta di un contesto difficile, vorrei andare io dalle persone. Consegnerei il libro prima ai negozianti, che in un paese come Savigno sono un presidio, poi pian piano ai loro clienti. L'unica cosa che chiederei è una iscrizioni e venire in biblioteca per riconsegnare il libro. <br><br>Vorrei esserci sempre quando le scolaresche escono da scuola per conoscere personalmente genitori e nonni e poter condividere con loro come biblioteca quel momento. La biblioteca ha il pregio di essere collegata alla scuola e trovarsi proprio di fianco alla porta d'entrata della scuola. Inoltre, all'interno, le due strutture sono collegate da una porta. Che bello se fosse una porta girevole invece che una porta chiusa. Una porta che apre possibilità e che non si chiude mai, in modo che, anche se è impossibile per motivi burocratici, la “mia” biblioteca diventasse la biblioteca scolastica.<br><br>Un modo per arrivare al cuore dei savignesi potrebbe essere quello, già iniziato, di fare di savigno un polo del giallo e del noir. Questo anche grazie alla presenza, sul nostro territorio, di uno scrittore emergente di gialli. Il giallo e il noir, si sa, in modo diverso, presentano una lettura della realtà in grado di affrontare temi sociali e presentare nondimeno una riflessione e una opportunità di critica sociale, proprio attraverso le dinamiche, le motivazioni, la psicologia, ecc...<br><br>Mi piacerebbe rilanciare il laboratorio di taglia e cuci per realizzare copertine per libri in tessuto, o in pelle. <br><br>Vorrei che venissero formati lettori ad alta voce per non vedenti: si può prenotare la propria mezz'ora di lettura (al massimo mezz'ora al giorno) e la biblioteca troverà il lettore.<br><br>Vorrei avviare uno studio per capire meglio il contesto e i motivi per i quali le persone entrano in biblioteca. <br><br>Ma soprattutto, vorrei prima di tutto una biblioteca piena, in cui la gente viene e si ferma a leggere e a studiare.<br>Forse è tanto, ma in periodo di crisi bisogna guardare ai cambiamenti come sfide e senza paura.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-08-05 10:20:18 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA/wish/669999686</guid>
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         <title>CHI BEN COMINCIA...</title>
         <author>MauroPirini</author>
         <link>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA/wish/670023377</link>
         <description><![CDATA[<div>Ho avuto la fortuna di partecipare alla <strong>1° Summer School Biblioteconomics, </strong>nata da un’idea della Fondazione Per Leggere durante il periodo di lockdown. Al centro della formazione gli interrogativi sul ruolo della biblioteca in una fase delicata come la chiusura degli spazi e dei servizi al pubblico (non solo 'quando riapriremo?', ma anche 'come riapriremo?',  e poi 'i servizi saranno quelli di prima?'). La formazione, e insieme la riflessione incentrata su linee di cambiamento e sull'innovazione, è stata guidata da quattro docenti <strong>Chiara Faggiolani</strong>, <strong>Giovanna Malgaroli</strong>, <strong>Maria Stella Rasetti</strong> e <strong>Luca Valenza</strong>, coordinati scientificamente da <strong>Luca Ferrieri </strong>e supportati dagli attivissimi e motivatissimi tutors che ci hanno affiancato durante tutto il periodo (e anche oltre): Emma Catiri, Paolo Testori e Aurora. <br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.fondazioneperleggere.it/summerschool_2020/" />
         <pubDate>2020-08-05 11:23:12 UTC</pubDate>
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         <title>BIBLIOTECA DEL FUTURO E INNOVAZIONE SOCIALE</title>
         <author>MauroPirini</author>
         <link>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA/wish/782749102</link>
         <description><![CDATA[<div>Bologna è sempre stata un laboratorio sociale. Anche nel caso delle biblioteche, la città si riconferma all'avanguardia in Italia con due esperimenti importanti. Luca Ferrieri, nel corso della 1° Summer School of Biblioteconomics, ha sottolineato più volte l'importanza dell'introduzione di una mentalità innovativa nell'organizzazione delle biblioteche, in particolare in un momento come questo e in un orizzonte di speranza legata ad un possibile, e auspicabile, periodo post-covid19. Speranza che molti bibliotecari hanno perso in questo momento. <br>Si tratta di due gocce nel mare, ma sono due importanti esempi da seguire, almeno nello spirito, e a cui guardare come bussole per orientarsi in questo difficile presente, in quanto sono esperimenti di innovazione sociale rese possibili grazie alle associazioni e agli enti che le hanno finanziate e sostenute.<br><br>In entrambi i casi, si tratta di esempi possibili e buone pratiche di cui si era parlato questa estate durante il corso con i docenti e nelle classi della Summer School organizzata dalla Fondazione per Leggere.<br><br>Il primo esempio è la "biblioteca degli oggetti": <br><a href="https://leila-bologna.it/la-biblioteca-degli-oggetti/">https://leila-bologna.it/la-biblioteca-degli-oggetti/</a><br>Approda anche a Bologna, in un quartiere che amo particolarmente, la Bolognina, questa esperienza già realizzata in altre grandi biblioteche mondiali e che, in particolare, in questa proposta dell'associazione Leyla, è nata a Berlino.<br><br>Il secondo esempio, già attivo da luglio a Bologna, è "Drinbò, c'è un libro per te:"<br><a href="https://www.legambiente.emiliaromagna.it/2020/07/21/drinbo-ce-un-libro-per-te/">https://www.legambiente.emiliaromagna.it/2020/07/21/drinbo-ce-un-libro-per-te/</a><br>realizzato in altri due quartieri di Bologna a cui sono affezionato, Corticella e Pilastro, realizzato dalle biblioteche Luigi Fabbri di Corticella e Luigi Spina del Pilastro assieme a Legambiente, con il supporto di Coop Allenza 3.0.<br>Come si legge sul sito di Legambiente, "il servizio è pensato per favorire il prestito librario <strong>alle categorie di persone che sono impossibilitate o hanno difficoltà a raggiungere direttamente il luogo della biblioteca</strong>, fra questi cittadinanza anziana, disabile o svantaggiata o genitori lavoratori con figli." <br>Un servizio quindi urgente e prezioso per le biblioteche in questo periodo di emergenza sanitaria che per l'inclusione delle fasce a rischio andrebbe allargato il più possibile.<br>Un esempio di come le biblioteche possono contribuire agli obiettivi dell'ONU della #Agenda2030 e partecipare, come mostrato dall'ultimo convegno delle Stelline svoltosi il 15 e 16 settembre, ad azioni di sviluppo sostenibile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-09-27 20:51:27 UTC</pubDate>
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         <title>UNA NUOVA BIBLIOTECA A PARMA AI TEMPI DEL COVID: FIDUCIA IN NUOVI SPAZI DI RELAZIONE</title>
         <author>MauroPirini</author>
         <link>https://padlet.com/MauroPirini/BIBLIOTECA/wish/799072565</link>
         <description><![CDATA[<div>In un suo post su Facebook l'Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Mauro Felicori sottolinea come inaugurare in pieno periodo Covid-19 una nuova biblioteca (come è da poco successo a Parma) sia un atto di fiducia. Non posso che essere d'accordo con lui: fiducia è la parola più giusta che meglio caratterizza il lavoro quotidiano in tutte le biblioteche. Le sue parole rendono giustizia ad una categoria, quella dei bibliotecari, che questo periodo ha demotivato ma che sta lavorando con costanza, fiducia e attesa cercando anche di interrogarsi sul futuro delle biblioteche, della professione e, a volte, anche del proprio posto nel mondo. <br>Tuttavia la sfida parte dal presente (in particolare per una nuova biblioteca): saper creare da subito nuovi spazi e modalità di relazione tra operatori e utenti, tra biblioteca e comunità al fine di fare di essa, di ogni biblioteche, "il punto di incontro tra cittadini e cultura."<br>Come dice l'Assessore, infatti, nel prossimo futuro, anche in virtù degli spazi sempre più larghi che pure nel settore culturale si sta prendendo internet, "magari ci sarà meno da fare per prendere dagli scaffali i libri e rimetterli a posto", ma probabilmente "più tempo per il dialogo con gli utenti."  Io aggiungerei: per immaginare un nuovo spazio di dialogo con gli utenti e la comunità.<br>C'è infatti un altro aspetto importante al centro del post dell'Assessore. Quando interpreta il ruolo della biblioteca come luogo e strumento di contrasto alle disuguaglianze e alla povertà culturale. <br>In questo senso l'inaugurazione della nuova biblioteca a Parma, inserita in un contesto progettuale e creativo più ampio, può quindi diventare un banco di prova significativo, da continuare a osservare e, si spera, da cui imparare, per immaginare prima e provare a creare poi nuovi spazi e modalità di relazione che vadano nel senso di una biblioteca inclusiva. <br>Di sicuro essa rappresenta già un atto di coraggio da parte delle nostre istituzioni pubbliche.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-02 20:33:02 UTC</pubDate>
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