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      <title>Vittime di Mafia by </title>
      <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023</link>
      <description>Padlet 4BS, Vittime di Mafia</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-01-13 11:21:20 UTC</pubDate>
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         <title>Paolo Borsellino e la sua scorta: Strage di Via d&#39;Amelio                        19 luglio 1992 </title>
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         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444286825</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola."&nbsp;<br>-Paolo Borsellino.</blockquote><div><br>Domenica 19 luglio del 1992, Paolo Borsellino pranzò a Villagrazia di Carini insieme alla sua famiglia; nel pomeriggio aveva deciso di tornare a Palermo, passare da casa di sua madre  in via D’Amelio, una via stretta e poco sicura, soprattutto per la situazione delicata in cui viveva Borsellino. Proprio per questo aveva richiesto alla questura la rimozione dei veicoli in quella zona, ma questa richiesta non fu portata a termine. Parcheggiata lì vicino c'era una FIAT 126 piena di materiale esplosivo che alle 16.58 saltò in aria proprio al passaggio del magistrato con i suoi agenti di scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, non lasciandogli scampo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 11:16:43 UTC</pubDate>
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         <title>23 maggio 1992 &quot;Strage di Capaci&quot;</title>
         <author>giovanniimpocostud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444304577</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione, e avrà quindi anche una fine."<br>-Giovanni Falcone</blockquote><div>Oltre al magistrato ed alla moglie Francesca Morvillo, persero la vita anche tra agenti della sua scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.&nbsp; I tre agenti viaggiavano su una Fiat Croma marrone che precedeva di poco la Fiat Croma bianca con a bordo Falcone (alla guida), la moglie e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. I tre agenti della scorta di Giovanni Falcone stavano riaccompagnando il magistrato a casa dopo essere atterrato a Punta Raisi, di ritorno da Roma. Viaggiavano sull’Autostrada A9 quando proprio all’altezza dello svincolo per Capaci avvenne l’esplosione nella quale Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro morirono sul colpo. La loro auto, infatti, fu quella investita con maggiore violenza dalla deflagrazione: fu rinvenuta a oltre 10 metri di distanza in un giardino di olivi.&nbsp;</div><div><br><strong><em>"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato e che lo stato non è riuscito a proteggere”<br>&nbsp;-Giovanni Falcone</em></strong></div><div><br></div><div><strong><em><br><br></em></strong><br><strong><em><br><br><br><br></em></strong><br></div><div><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:16:40 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Agostino Catalano</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444304747</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo."&nbsp;<br>-Paolo Borsellino</blockquote><div><br>L’Assistente capo Agostino Catalano era nato a Palermo il 16 maggio del 1949. La sua vita familiare non era stata per niente facile, era sempre stata carica di dolori e sacrifici. Aveva sposato in prime nozze Maria Pace, dalla quale aveva avuto tre bambini.&nbsp; Fu proprio per garantire una maggiore stabilità ai suoi cari che Agostino decise di diventare agente di scorta. Il 23 ottobre del 1989, sua moglie Maria se ne andò e due anni più tardi, nel 1991, sposò in seconde nozze Maria Fontana. Un matrimonio che sembrava aver riportato un po’ di serenità in quella famiglia, che, era molto forte e unita.<br>Era un uomo buono Agostino, generoso e altruista, non perdeva occasione per aiutare il prossimo, anche correndo seri rischi. Fare l’agente di scorta significava stare nella trincea della guerra alla mafia e Agostino lo sapeva bene.&nbsp;<br>Il 19 luglio era una domenica e Agostino, essendo in ferie, non doveva essere al lavoro, ma quando gli telefonarono per dirgli che era necessario il suo servizio per completare la squadra degli agenti di scorta di Borsellino lui non disse no e si presentò in ufficio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:17:20 UTC</pubDate>
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         <title>Beppe Montana - 28 luglio 1985</title>
         <author>cassaradenise888</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444304849</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>“i nostri successi non sono solo il frutto d’investigazioni ma anche del progresso naturale”&nbsp;</blockquote><div>Beppe Montana, nativo di Agrigento, arrivò a Palermo all’indomani dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1982. Montana  era un uomo della sezione ‘Catturandi’, la squadra che lavorava per arrestare i mafiosi ancora latitanti. Insieme al vicedirigente della Mobile Antonino Cassarà, braccio destro di <a href="https://vivi.libera.it/storie-104-giovanni_falcone">Falcone</a>, diventò a soli 34 anni uno degli investigatori più abili. In soli tre anni di attività sono tantissimi i suoi successi professionali. Montana morì il 28 luglio 1985 sul molo di Porticello vicino Palermo; mentre camminava su quel molo, i sicari di Cosa Nostra, lo sorpresero  con numerosi colpi di una 357 Magnum e una calibro 38. Gli spararono in faccia lasciandolo in un lago di sangue.<br>Solo nel 1994 si seppe il movente dell’omicidio di Beppe Montana e, in parte, quello di Cassarà. Il pentito Francesco Marino Mannoia, fratello di Salvatore, rivelò che i due delitti furono eseguiti grazie all’aiuto di una talpa di Cosa nostra negli uffici della polizia. Così la Cupola avrebbe deciso all’unanimità di far uccidere prima Montana e poi Cassarà. Grazie a quelle dichiarazioni, per l’omicidio di Beppe Montana, vennero condannati all’ergastolo Totò Riina, Michele Greco, Francesco e Antonio Madonia, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca e altri mafiosi.<a href="https://youtu.be/XZTbFdCTw1Y"><br>https://youtu.be/XZTbFdCTw1Y</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:17:36 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Claudio Traina </title>
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         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444305503</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola."<br>-Paolo Borsellino</blockquote><div><br>Claudio Traina,  nacque a Palermo il 2 settembre del 1965. Nel 1972 aveva appena 7 anni,  ma era già  affascinato dal percorso che suo fratello aveva deciso di intraprendere: fare  il poliziotto. Infatti scelse di seguire  esattamente le stesse orme. Una passione forte quella per la divisa, vissuta con intensità fino all’estremo sacrificio.<br>&nbsp;Dopo il servizio militare in aeronautica, decise di arruolarsi in Polizia. Il  suo primo incarico fu nella Squadra Volanti a Milano e, successivamente, a Sesto San Giovanni, città lontane dalla sua Sicilia, la sua terra, nella quale desiderava fare ritorno. Proprio per questo aveva chiesto il trasferimento e l’aveva anche ottenuto.  Nel 1990 venne assegnato all’ufficio scorte.<br>&nbsp;A Palermo, nel mentre, la situazione stava velocemente precipitando. Gli esiti del maxiprocesso a Cosa nostra erano stati un vero e proprio terremoto per la mafia, che  aveva deciso di reagire nel modo più violento e brutale che si potesse immaginare. Fare l’agente di scorta significava stare nella trincea della guerra alla mafia. Claudio è rimasto lì,&nbsp; fino a quel 19 luglio, quando la sua vita si è spenta insieme a quella di Paolo  Borsellino e dei suoi colleghi.<br>La strage di Capaci del 23 maggio del 1992 aveva reso il rischio di fare il poliziotto ancora più  rilevante,  soprattutto per chi accompagnava un giudice che quella battaglia  contro la mafia, l’aveva resa la sua missione di vita. Per questo decise di tenere nascosto ai suoi cari l’incarico di far parte della squadra di agenti che proteggeva la vita di Paolo Borsellino.<br>Memoria viva<br>Claudio è stato insignito della Medaglia d’oro al valor civile. A tutte le vittime di quel giorno sono dedicate decine di piazze, strade, scuole, aule.&nbsp;<br>Quando ricorda suo fratello Claudio, nelle parole di Luciano Traina c’è sempre un misto di orgoglio e nostalgia. Quel 19 luglio in via D’Amelio se n’è andato anche un pezzo di lui. Non ha mai smesso di farsi carico di quella memoria, che è diventata anche un libro, "Vi abbraccerei tutti". Un modo “per raccontare la mia  vita, nella speranza che questo  racconto possa servire a sensibilizzare le persone, e i giovani soprattutto, rispetto al fenomeno mafioso".</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:20:07 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Walter Eddie Cosina</title>
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         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444306804</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene."&nbsp;<br>-Paolo Borsellino.</blockquote><div><br>Alla morte del padre, Eddie Walter Cosina dovette prendere i remi della sua famiglia, mettendo da parte il suo più grande sogno di diventare poliziotto, ma  non chiudendolo mai nel cassetto. Nel 1983 infatti entrò nella Digos e nel 1990,  nel  nucleo anti-sequestri, nella alla divisione anticrimine e infine il 22 maggio del 1992 fece la richiesta per entrare nella Direzione Investigativa Antimafia.<br>In Sicilia, la situazione stava pian piano degenerando. Nella la strage di Capaci furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e quindi di fronte alla carenza di agenti di scorta il Ministero dell’Interno fece intensificare la presenza di poliziotti che proteggessero i magistrati esposti nell’azione di contrasto a Cosa nostra e così Eddie decise di offrirsi volontariamente e venne assegnato alla scorta di Paolo Borsellino. Era come una guerra, quella fra mafia e giustizia, e Eddie lo sapeva bene, ma amava il suo lavoro e decise di non comunicare alla sua famiglia il vero motivo per cui si doveva spostare a Palermo; il suo posto era lì, dove rimase  fino alla strage del 19 luglio 1992 che lo coinvolse insieme ai suoi colleghi Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:24:45 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Emanuela Loi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444307082</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>"Non mi tirerò mai indietro."&nbsp;<br>-Emanuela Loi</blockquote><div><br>In sicilia erano anni difficili, la strage di Capaci il 23 maggio del 1992 aveva reso questo rischio ancor più evidente, ma Emanuela non si era tirata indietro come altri suoi colleghi, neanche quando le diedero l'incarico di proteggere la vita di Paolo Borsellino, magistrato che tutti sapevano sarebbe stato il prossimo.<br>Emanuela Loi viveva a Sestu con la sua famiglia,  voleva fare la maestra, per questo aveva scelto la via degli studi magistrali, ma una volta diplomata, decise di cambiare strada, entrando nel 1989 nella Polizia di Stato. Era una ragazza vigile e seria, appassionata del percorso che stava seguendo. Ebbe vari incarichi, tra cui quello di proteggere l’abitazione dell’Onorevole Sergio Mattarella, cui, il 6 gennaio del 1980, era stato assassinato il fratello Piersanti. Piantonare il boss Francesco Madonia e la casa della Senatrice Pina Maisano, vedova di Libero Grassi, imprenditore che aveva detto no alle richieste estorsive di Cosa nostra e ucciso il 29 agosto del 1991.<br>Emanuela avrebbe voluto lavorare in Sardegna, per stare vicino alla sua famiglia e ad Andrea, il suo ragazzo, ma la destinazione per il suo primo incarico ufficiale fu in Sicilia, a Palermo, nonostante il rischio enorme che questa scelta comportava, lei aveva chiesto di essere destinata a questo&nbsp; mestiere, servizio scorte e proprio Emanuela fu una delle prime donne poliziotto in Italia ad essere adibita a questo incarico. Non ebbe paura ma era preoccupata per i suoi cari, infatti evitò di dire loro la verità.   </div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-14 12:25:45 UTC</pubDate>
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         <title>Pio La Torre-30 aprile 1982</title>
         <author>alessiamole</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444638607</link>
         <description><![CDATA[<div>Pio La Torre nasce a Palermo il 24 dicembre 1927. Cresce insieme a 5 fratelli in una famiglia contadina e matura molto presto il suo interesse per le lotte sociali. Sin da giovane, si impegna nelle lotte dei braccianti siciliani per il diritto alla coltivazione delle terre. Nel 1945 ha inizio il suo impegno politico vero e proprio con l’iscrizione al Partito comunista e&nbsp; con l’apertura di una sezione del partito&nbsp; nella sua borgata e in quelle vicine. Successivamente diviene&nbsp; responsabile della CGIL e del PCI.</div><div>La personalità di Pio è&nbsp; articolata, dinamica, sempre protesa verso l’osservazione del reale e mai disgiunta da quell’azione concreta che segue la comprensione della realtà. Si impegna&nbsp; nella Commissione Parlamentare Antimafia, la goccia che fa &nbsp; traboccare il vaso e che ne decreta la condanna a morte. Nella Commissione Pio La Torre è un trascinatore. Racconta cos'è la sua Sicilia, spiega la mafia ai compagni di partito e ai deputati del Nord. La Torre scrive quella che diventerà successivamente la “Legge Rognoni -La Torre", grazie alla quale&nbsp; per la prima volta esiste una definizione giuridica della mafia e, per la prima volta, i mafiosi possono essere attaccati nei loro patrimoni. Pio La Torre, nella sua comprensione del fenomeno mafioso, viaggia su binari paralleli con il giovane magistrato Giovanni Falcone. Lui capisce&nbsp; i meccanismi della nuova mafia ed è&nbsp; interessato a seguire flussi finanziari.</div><div><br>La mattina del 30 aprile del 1982 Pio&nbsp; La Torre è nella sua Fiat 132. Al volante c’era Rosario Di Salvo, suo collaboratore. I due stavano raggiungendo la sede del Partito. In Via Turba, una stradina stretta e tortuosa, l’auto viene affiancata da due moto di grossa cilindrata. I caschi integrali impediscono di riconoscere gli uomini che fanno fuoco con pistole e mitragliette: decine di proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Pio muore sul colpo, Rosario riesce solo a tirare fuori la pistola inutilmente. Il 2 Maggio, centomila persone parteciparono in Piazza Politeama ai funerali di Pio La Torre. Tra loro, anche Enrico Berlinguer: "Perché hanno ucciso La Torre? Perché hanno capito che egli non era un uomo da limitarsi a discorsi, analisi, denunce di una situazione, ma era un uomo che faceva sul serio, alla testa di un grande partito di lavoratori e popolo. Era capace di suscitare grandi movimenti, di stabilire ampie alleanze con forze e uomini sani; di prendere iniziative che colpivano nel segno”, disse il segretario del Partito Comunista italiano durante l'orazione funebre.&nbsp; La matrice mafiosa dell’omicidio di Pio La Torre è stata scritta nero su bianco nelle sentenze.</div><div><br>Nel 1986 è stato fondato il centro studi Pio La Torre, la cui missione è la valorizzazione del patrimonio ideale e politico della sua opera, realizzando e promuovendo studi, iniziative e ricerche originali riguardanti aspetti e problemi della Sicilia contemporanea. A lui è stato dedicato, in Lombardia (a Desio), un bene confiscato che ospita la Residenza leggera per malati psichici gestita dall’ASVAP (Associazione Volontari Aiuto Ammalati Psichici).<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 09:50:28 UTC</pubDate>
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         <title>Rosario Livatino-21 settembre 1990</title>
         <author>alessiamole</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444643010</link>
         <description><![CDATA[<div>Rosario Livatino “<strong><em>il giudice ragazzino</em></strong>”, nacque il 3 ottobre 1952 a Canicattì. Si era laureato in giurisprudenza all’università di Palermo, a 22 anni con il massimo dei voti. Dal 1989 diviene giudice a Latere presso il Tribunale di Agrigento occupandosi principalmente di misure di prevenzione e distinguendosi per l’apprezzata professionalità e il comportamento integerrimo. Si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche di quella che poi negli anni '90 sarebbe scoppiata come la <strong>Tangentopoli Siciliana</strong>. L'organizzazione criminale di tipo mafioso dell’agrigentino nota come “<em>Stidda</em>”, in aperto contrasto con “<em>Cosa Nostra</em>” per il dominio sulle attività illecite in Sicilia, ne decise l’assassinio. La mattina del 21 Settembre 1990, lungo la statale Agrigento-Caltanissetta, l’automobile del giudice Livatino fu speronata dal comando omicida. Il giudice, che per sua decisione preferiva viaggiare senza scorta, pur ferito cercò di allontanarsi a piedi dagli efferati criminali. Tuttavia, i sicari lo raggiunsero, freddandolo brutalmente ai piedi del viadotto della statale 640. Sul luogo dell’assassinio sopraggiunsero i migliori investigatori siciliani, tra i quali il giudice Falcone che rimase fortemente scosso dall’accaduto. Gli autori dell’omicidio sono stati assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo.<br><br>Rosario Livatino fu dunque uomo di giustizia, martire per la giustizia e uomo di fede. Ricordando le sue parole pronunciate in una conferenza tenuta a Canicattì nell’aprile 1986: <strong>“</strong><strong><em>Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata</em></strong><strong>”.</strong></div><div><br>Il giudice, inoltre, il 21 settembre 2011 al 21° anniversario dalla sua morte, fu dichiarato "<em>servo di Dio</em>" dalla chiesa cattolica aprendo così il processo di beatificazione.<br>Fatto da: Alessia Molè, Sofia Campagnolo e Miriana Gallo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 10:03:54 UTC</pubDate>
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         <title>Rocco Chinnici - 29 Luglio 1983</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2444656886</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>“Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai”</blockquote><div><br></div><div>Rocco Chinnici nacque a Misilmeri il 19 gennaio 1925. <br>Entrato in magistratura nel 1952 come uditore giudiziario presso il Tribunale di Trapani, è stato poi pretore a Partanna per dodici anni, prima di essere trasferito a Palermo nel 1966 presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale dove ha assunto il ruolo di giudice istruttore, nel 1979 è stato promosso Consigliere Istruttore. A Palermo ha iniziato la lotta alla criminalità organizzata.<br>I casi di cui fin dai primi attimi della sua carriera si occupò furono molti, e delicati. Dalla strage di viale Lazio, all’assasinio di Peppino Impastato, Chinnici seppe dare con dedizione e passione importanti svolte e contributi alle indagini.<br>È stato l’ideatore del pool antimafia, ha chiamato a far parte della sua squadra magistrati come G. Falcone e P. Borsellino, e ha consentito la realizzazione del primo maxiprocesso alla mafia. inoltre è stato uno dei primi magistrati a parlare nelle scuole di droga e mafia, rivolgendosi ai giovani, ritenendo che il rimedio alla mafia è la mobilitazione delle coscienze. <br>In una delle sue ultime interviste, Chinnici ha detto:<br>«La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare».<br>Il 29 luglio 1983 una Fiat 127 imbottita di esplosivo fu parcheggiata davanti alla sua casa in via Pipitone Federico a Palermo e fu fatta esplodere dal killer mafioso Antonino Madonia, uccidendo Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.<br>Il processo per l’omicidio ha individuato come mandanti i fratelli Nino e Ignazio Salvo, e si è concluso con 12 condanne all’ergastolo e quattro condanne a 18 anni di reclusione per alcuni fra i più importanti affiliati di Cosa Nostra.<br>Nel 1985 è stato istituito il “Premio Chinnici” per le attività di studio e ricerca contro il fenomeno mafioso e di educazione alla legalità.<a href="https://youtu.be/21ubtNFtOus"><br>https://youtu.be/21ubtNFtOus</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 10:37:32 UTC</pubDate>
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         <title>Libero Grassi - 29 agosto 1991</title>
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         <description><![CDATA[<blockquote>“Altro che stare zitti. Bisogna urlare!”  "Non mi piace pagare. Perché la tangente è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore"</blockquote><div><br>Libero Grassi nacque a Catania nel 1924, in una famiglia antifascista: era nato poco più di un mese dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, e fu chiamato Libero&nbsp; – raccontò lui stesso – in memoria del deputato socialista ucciso dai fascisti che si era&nbsp; opposto a Benito Mussolini.<br>A otto anni si trasferì a Palermo con la famiglia e nel 1942 si trasferì successivamente a Roma, dove studiò Scienze Politiche.<br>Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale Grassi tornò a Palermo e si iscrisse a Giurisprudenza. All’inizio degli anni Cinquanta Libero Grassi mise in piedi un’azienda a Gallarate, in provincia di Milano, con il fratello Pippo, e si inserì nell’ambiente della borghesia industriale milanese. Dopo l’esperienza a Milano, fondò un’azienda propria a Palermo: Mima.<br>Ebbe problemi economici con la sua azienda tessile intorno agli anni Ottana a cui seguirono le prime minacce della mafia siciliana, che intimò a Grassi di pagare il pizzo, la cifra che la criminalità organizzata estorce a moltissimi commercianti siciliani una tantum o con frequenza settimanale o mensile. Grassi rifiutò di pagare il pizzo e alcuni suoi dipendenti vennero rapinati: gli estorsori vennero però arrestati. Nonostante i problemi economici, l’azienda di Grassi era tra le più importanti in Italia nel settore della biancheria intima. Grassi pubblicò sul Giornale di Sicilia una lettera in cui motivò il suo rifiuto a pagare i 50 milioni di lire chiesti da Cosa Nostra, e dicendo di avere chiesto la protezione della polizia per la sua azienda.<br>L’11 aprile 1991 Libero Grassi fu ospite di Samarcanda, la trasmissione che conduceva allora Michele Santoro su Rai Tre, dove spiegò: „[A proposito del pizzo] Non sono pazzo. […] Non mi piace pagare. Perché la tangente è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore, io( pagando ) divido le mie scelte col mafioso.“<br>Dopo l’intervista, Grassi diventò molto famoso in Italia per la sua opposizione alla mafia. Pochi mesi dopo quell’intervista, la mattina del 29 agosto 1991, mentre andava a lavorare a piedi alle sette e mezza di mattina, Libero Grassi fu ucciso a colpi di pistola a Palermo. <br>Negli anni successivi vennero arrestati e condannati per l’omicidio di Grassi i mafiosi Salvino Madonia e Marco Favaloro.<br><a href="https://youtu.be/yDkJkwkMzog">https://youtu.be/yDkJkwkMzog</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 10:37:32 UTC</pubDate>
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         <title>Ninni Cassarà - 6 Agosto 1985</title>
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         <description><![CDATA[<blockquote>“Noi non siamo come loro”</blockquote><div><br>Antonino Cassarà, detto Ninni, nacque a Palermo il 7 maggio del 1947. Vicedirigente della Squadra mobile di Palermo, era riconosciuto come uno dei migliori investigatori della Polizia del capoluogo siciliano. Si era occupato di molte operazioni contro la mafia,insieme al suo amico e stretto collaboratore Beppe Montana, tra queste la nota operazione “Pizza connection” ( Pizza Connection fu un'inchiesta giudiziaria sul traffico di droga condotta negli Stati Uniti d'America )in collaborazione con forze di polizia degli Stati Uniti.<br>Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del cosiddetto "pool antimafia" della Procura di Palermo e le sue indagini contribuirono all'istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose. <br>Intorno alle 14.30 del 6 Agosto 1985, fu ucciso in un agguato eseguito da un commando di nove mafiosi armati di kalashnikov, insieme all'agente Roberto Antiochia. Un terzo agente venne gravemente ferito. L'assistente Natale Mondo si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura. Verrà poi ucciso il 14 gennaio del 1988. <br>Riina, Greco, Madonia, Provenzano e Brusca verranno condannati come mandanti dell’omicidio Cassarà.<br><br>"NOI NON SIAMO COME LORO!" è ciò che dice il Commissario Cassarà ai suoi uomini colpevoli della morte di Salvatore Marino: “Noi non siamo come loro" perché 'Criminale', secondo il Commissario Cassarà, è anche chi decide di ricorrere ai loro stessi mezzi, sebbene per perseguire un fine diverso; è molto più di un rimprovero, è un comandamento: siamo diversi, noi, da quella 'montagna di merda'. 'Noi' abbiamo il Nostro senso dello Stato, la nostra umanità e non siamo colpevoli di procurare sofferenze al prossimo.<br><a href="https://youtu.be/vZsZeghwP7M">https://youtu.be/vZsZeghwP7M</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-15 10:40:14 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Vincenzo Li Muli</title>
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         <description><![CDATA[<blockquote>"Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti."<br>-Paolo Borsellino</blockquote><div><br>Vincenzo Li Muli era nato a Palermo il 19 marzo del 1970. Era un ragazzo abbastanza tranquillo e le due sue più grandi passioni erano le moto e le auto da corsa. Ma tra le grandi cose che amava c’era la divisa di poliziotto, indossarla era stato da sempre il suo sogno e il suo più grande desiderio. Desiderio che aveva coltivato, inseguito, raggiunto. Così era entrato in polizia nel 1990 e due anni più tardi era diventato agente effettivo,&nbsp; assegnato all’ufficio scorte della Questura di Palermo.&nbsp;<br>E poi c’era la sua famiglia, quella d’origine e quella che invece voleva costruire con Vittoria, la sua giovane fidanzata. Anche se così giovani, entrambi stavano facendo già programmi per il matrimonio, per la loro vita futura insieme. Sogni, speranze, desideri e sorrisi che, di lì a poco, sarebbero stati spezzati per sempre dalla ferocia  di Cosa nostra.&nbsp;<br>Quando tutti gli italiani furono  travolti dalle notizie che arrivavano da Palermo nel pomeriggio del 23 maggio ’92, Vincenzo era davanti alla televisione. Rimase immobile a guardare le immagini dell’autostrada A29 sventrata dal tritolo. Si sentiva indignato per quelle vite spezzate in una maniera così brutale e vigliacca. Il giorno della strage di Capaci, di fronte a quelle immagini apocalittiche, Vincenzo fece la  sua scelta: proteggere Paolo Borsellino. Un incarico delicatissimo quello di stare accanto al magistrato che tutti sapevano sarebbe stato il prossimo obiettivo del tritolo mafioso. A cominciare da lui stesso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-16 17:00:53 UTC</pubDate>
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         <title>MARIO FRANCESE-26 gennaio 1979</title>
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         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2446658689</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><br></blockquote><div><br>Mario Francese è stato un cronista impegnato nella lotta contro la mafia.<br>È nato a Siracusa nel 1925 e negli anni Cinquanta;  riuscì&nbsp; a realizzare il suo sogno di fare il giornalista,  diventando corrispondente de La Sicilia di Catania ; si occupò  della sezione cronaca nera e giudiziaria. Nel 1960 passò al Giornale di Sicilia di Palermo. Fu il primo e unico giornalista ad intervistare Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, il 27 luglio 1971.<br>Durante la sua carriera si occupò di molte inchieste che mostravano un collegamento tra mafia e istituzioni, e si distinse  per il coraggio di fare sempre i nomi e i cognomi. Tra le inchieste su mafia e appalti pubblici c'è quella della Diga Garcia, un'opera della valle del Belice mai completata, inserita nel piano di ricostruzione successivo al terremoto del 1968. Nonostante l'omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo che collaborava con lui nell'indagine, nel 1977, Francese pubblicò sul Giornale di Sicilia un'inchiesta in sei puntate riguardante gli appalti della Diga, collegando la morte del colonnello proprio alle indagini mafia-appalti.<br>Qualche tempo dopo il caporedattore Lucio Galluzzo subì un attentato e anche il direttore del quotidiano Lino Rizzi ritrovò la sua auto danneggiata. Lasciando il giornale, Galluzzo consigliò a Francese di fare lo stesso&nbsp; ma lui decise di rimanere a Palermo e continuare a seguire le sue inchieste. Mario Francese fu  assassinato da Cosa Nostra, davanti alla sua abitazione la sera del 26 gennaio 1979, di ritorno dalla redazione del giornale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-17 10:51:27 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di Via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Paolo Borsellino</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote>"Sono ottimista perché vedo che verso la mafia i giovani, siciliani e no, hanno oggi un'attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io matenni sino quasi a quarant'anni.<br>Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta."<br>-Paolo Borsellino</blockquote><div><br>La Kalsa, uno dei quattro rioni storici di Palermo, era stata la prima cosa in comune tra Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, nati entrambi qui,&nbsp; nel cuore della città. Si erano conosciuti giocando a pallone, da bambini, e non si erano mai più separati. Un’amicizia salda, sincera, leale.&nbsp;<br>Ad appena 22 anni la laurea con lode, e nell’anno successivo superò  il concorso in magistratura, diventando il magistrato più giovane d’Italia.<br>Nel 1967 gli venne affidato l’incarico di Pretore a Marsala e due anni dopo, a Monreale, dove conobbe e lavorò fianco a fianco con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile. Poi, nel ’75, il trasferimento all’Ufficio istruzione della Procura di Palermo.<br>Intanto, insieme alla sua carriera, Paolo aveva costruito anche la sua famiglia. &nbsp;<br>Era un uomo riservato, con poca volontà di stare sotto i riflettori.&nbsp; <br>Gli affetti erano un suo pensiero costante. Una moglie e tre figli che non lo hanno mai abbandonato, che gli sono stati sempre accanto, subendo le conseguenze di una vita blindata, quale era diventata quella di Paolo sin dai tempi dell’omicidio del capitano Basile, nel maggio del 1980. Da allora, la sua era stata una vita sotto scorta. E lo sarebbe diventata ancora di più negli anni del lavoro a Palermo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-21 09:36:28 UTC</pubDate>
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         <title>Strage di Via D&#39;Amelio 19 Luglio 1992: Paolo Borsellino e la scorta</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2454360439</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-01-24 09:00:41 UTC</pubDate>
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         <title>Mauro De Mauro- 6 Settembre 1970</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2461074154</link>
         <description><![CDATA[<div>Mauro De Mauro fu un giornalista italiano, ucciso da <a href="https://www.wikimafia.it/wiki/Cosa_Nostra">Cosa Nostr</a>a, il cui corpo non fu mai ritrovato.<br>Nel <a href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=1959&amp;action=edit&amp;redlink=1">1959</a> entrò nel giornale ”L’Ora” di Palermo.&nbsp;</div><div>S<strong>i occupò in diverse occasioni di mafia</strong>. Tra i pezzi che si ricordano, quello del 1962 in cui pubblicò, su “L’Ora”, un verbale di polizia del <strong>1937</strong>. Nel documento, il medico siciliano <strong>Melchiorre Allegra</strong> elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, l’affiliazione, l’organigramma della società malavitosa.</div><div><strong>Tommaso Buscetta</strong>, davanti ai giudici <a href="https://www.siciliafan.it/giovanni-falcone/">Giovanni Falcone</a> e <a href="https://www.siciliafan.it/paolo-borsellino/"><strong>Paolo Borsellino</strong></a>, quindici anni dopo la morte del giornalista, disse: “… De Mauro <strong>era un cadavere che camminava</strong>“. <br>Il <strong>rapimento di Mauro De Mauro</strong> avvenne nella sera del <strong>16 settembre del 1970</strong>. Stava facendo ritorno nella sua abitazione di <strong>Palermo</strong>. La <strong>figlia Franca fu l’ultima a vederlo</strong>, mentre stava parcheggiando in via delle Magnolie. La figlia entrò nell’androne a chiamare l’ascensore.</div><div>Dato che il padre non arrivava, uscì fuori dal portone. Lo vide circondato da due o tre persone, mentre <strong>risaliva in auto, voltandosi senza salutarla</strong>. La vettura, la sera dopo, venne ritrovata in via Pietro D’Asaro. Sebbene ci furono ispezioni e ricerche, non venne rinvenuto nulla di utile.&nbsp; <br><strong>De Mauro sparì nel nulla</strong>. <br>Diversi anni dopo, i giudici di Palermo, in una sentenza emessa nel 2011, identificarono nella <strong>“pista Mattei” la più attendibile causa</strong> del sequestro e dell’uccisione del giornalista. Nel 1984 <strong>Tommaso Buscetta negò</strong> al giudice Giovanni Falcone <strong>qualsiasi coinvolgimento di Cosa nostra</strong>. Nel 1992, invece, <strong>Gaspare Mutolo</strong> rivelò che a prelevare il giornalista erano stati tre mafiosi agli ordini del boss palermitano Stefano Bontate. Intendevano punirlo per aver scritto “<strong>articoli pesantemente critici</strong> contro singoli appartenenti alla mafia”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-30 09:09:28 UTC</pubDate>
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         <title>Don Pino Puglisi- 15 Settembre 1993</title>
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         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2461147107</link>
         <description><![CDATA[<div>Don Pino Puglisi nasce il 15 Settembre 1937 a Brancaccio.</div><div>Nel 1953, a soli 16 anni, fa la scelta che segnerà tutta la sua vita: entra nel Seminario arcivescovile di Palermo.</div><div>Vuole fare il prete, assecondando quella vocazione a seguire le orme di Gesù.&nbsp;</div><div>Viene nominato sacerdote all’eta di 22 anni e subito comincia un percorso in cui, agli impegni ecclesiastici, affianca un servizio instancabile per le strade, accanto a chi fa più fatica.</div><div>Si convince sempre di più che con l’attività educativa si può davvero cambiare il destino delle persone, aiutarle a crescere come credenti ma, soprattutto, come uomini e come cittadini.</div><div>Nel 1990 don Pino, dopo lunghi viaggi, ritorna a Brancaccio.</div><div>Lì gli viene affidata la parrocchia di San Gaetano, locata in un quartiere difficile, dominato dalla potente famiglia di mafia dei Graviano, legata al boss Leoluca Bagarella.</div><div>Don Pino, allora, ingaggia con i mafiosi una vera e propria battaglia: la mafia diventa l’oggetto delle sue omelie, perché vuole che tutti vedano come la chiesa possa diventare un punto di riferimento sul territorio.</div><div>Vuole che tutti ascoltino, a cominciare dai mafiosi, che tutti capiscano che quella strada non porta da nessuna parte,</div><div>si mette in testa di togliere dalla strada i ragazzi. Dopo un po’ di tempo, Don Pino, attira l’attenzione di molti mafiosi e così cominciano le minacce, le intimidazioni, gli avvertimenti.&nbsp;</div><div>Ma egli non si ferma.</div><div>Il 29 gennaio del 1993, don Pino compie la sua ultima piccola grande rivoluzione nel quartiere: l’inaugurazione del Centro Padre Nostro per la promozione umana e l’evangelizzazione.&nbsp;</div><div>Il centro diventa il cuore di tutto il suo impegno, questa è forse la goccia che fa traboccare il vaso.</div><div>Infatti, la sera del 15 settembre 1993 a Palermo, don Pino Puglisi, a 56 anni, venne brutalmente assassinato mentre rientrava a casa. Un’esecuzione mafiosa in piena regola volta a “punire” l’uomo che più volte, pubblicamente, aveva sfidato Cosa Nostra e si era battuto per dare futuro e speranza ai giovani del suo territorio togliendoli dalla strada.&nbsp;<br><br>Il 15 settembre del 1993 era il giorno del cinquantaseiesimo compleanno di don Pino.&nbsp; In tarda serata, a bordo della sua Fiat Uno bianca, si dirigeva verso casa sua.</div><div>Non più di cinque minuti dopo, era sotto casa. Parcheggiò l’auto e scese, incamminandosi verso il portone d’ingresso.</div><div>Ciò che accadde in questi drammatici momenti lo ha raccontato ai magistrati Salvatore Grigoli:</div><div>“Il padre si stava accingendo ad aprire il portoncino di casa.</div><div>Aveva il borsello nelle mani.</div><div>Fu una questione di pochi secondi: io ebbi il tempo di notare che  Spatuzza si avvicinò, fece per prendergli il borsello e gli disse piano: padre, questa è una rapina.</div><div>Lui si girò, lo guardò, sorrise e disse: me l’aspettavo. Non si era accorto di me, che ero alle sue spalle.</div><div>Io allora gli sparai un colpo alla nuca”.</div><div>Don Pino Puglisi morì così, sorridendo ai suoi assassini.</div><div>Il primo a soccorrerlo fu un vicino di casa.&nbsp;</div><div>Ma lui era già morto.</div><div>La notizia dell’assassinio del prete di Brancaccio corse per tutta la città e arrivò fino in Vaticano.</div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-30 10:14:35 UTC</pubDate>
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         <title>Carlo Alberto Dalla Chiesa- 3 Settembre 1982</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2461150617</link>
         <description><![CDATA[<div>Carlo Alberto dalla Chiesa era nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre del 1920.</div><div>La sua sfida alla mafia era cominciata a Corleone, come giovane ufficiale dei carabinieri; era proseguita a Palermo tra gli anni Sessanta e Settanta; infine,  ripresa il 30 aprile del 1982.&nbsp;</div><div>Era stato appena ucciso Pio La Torre,&nbsp; e Dalla Chiesa assunse l'incarico di super prefetto.</div><div>Il suo progetto era di colpire la struttura militare di Cosa nostra e di spezzare il sistema di collusioni tra mafia e politica. </div><div>Carlo Alberto dalla Chiesa  aveva capito che non si può vincere la mafia se non si costruisce la giustizia sociale, culturale ed educativa.</div><div>Non bastano arresti e processi: occorre garantire i diritti su cui si fonda un'unanime democrazia.</div><div>Quarant'anni fa, il 3 settembre del 1982, venne assassinato  a Palermo, in via Isidoro Carini, in un attentato nel quale persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.&nbsp;<br>Il generale fu una delle figure simbolo della lotta alla criminalità organizzata, e prima nella lotta dello stato contro il terrorismo.<br><br>Emanuela Setti Carraro  era una crocerossina, molto più giovane del generale Dalla Chiesa: fu uccisa insieme a lui appena cinquantaquattro giorni dopo il loro matrimonio.<br>Sia la madre di Emanuela sia la collaboratrice domestica della famiglia Dalla Chiesa a Palermo, hanno ripetutamente sostenuto che il generale custodisse alcune carte relative o alla lotta contro il terrorismo oppure alla lotta antimafiosa e che Emanuela fosse informata della presenza di tali carte e su come usarle in caso di uccisione del prefetto.&nbsp;<br>Ai timori, espressi a tavola da lei riguardo alla sicurezza di suo marito a Palermo, quest'ultimo rispondeva di stare tranquilla:  "se mi fanno qualcosa" le diceva, "tu sai che c'è  nero su bianco e sai dove prenderlo".</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-30 10:17:48 UTC</pubDate>
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         <title>Boris Giuliano-21 luglio 1979</title>
         <author>nourmoussastud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2461825364</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Boris Giuliano fu </strong> ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979. L'investigatore fu  tra i primi  a comprendere  l'importanza di seguire il denaro e gli affari per risalire agli interessi di Cosa nostra. Il poliziotto si rese autore di numerose indagini sul traffico di droga tra Sicilia e Usa. Anche in collaborazione con la polizia americana, Giuliano diresse importanti indagini su Cosa nostra e quindi sviluppò un metodo investigativo innovativo per quei tempi.&nbsp;<br>Pur consapevole dei pericoli cui andava incontro operando in un ambiente caratterizzato da intensa criminalità, con alto senso del dovere e non comuni doti professionali si prodigava infaticabilmente nella costante e appassionante opera di polizia giudiziaria che portava all'individuazione e all'arresto di pericolosi delinquenti, spesso appartenenti ad organizzazioni mafiose anche a livello internazionale. Assassinato in un vile e proditorio agguato tesogli da un killer, pagò con la vita il suo coraggio e la dedizione ai più alti ideali di giustizia”.<br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-30 17:45:43 UTC</pubDate>
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         <title>Emanuele Basile-4 maggio 1980</title>
         <author>nourmoussastud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2461842623</link>
         <description><![CDATA[<div><br><strong>Emanuele Basile</strong> nasce a Taranto il 2 luglio del 1949".  Dopo studi accademici militari presso l’Accademia di Modena, promosso Capitano, fu trasferito in Sicilia, dove entra a far parte del nucleo investigativo. Lì condusse indagini sulla cosca mafiosa di Altomonte, impegnata nel traffico internazionale di droga, riciclaggio di denaro e sporco, e fautrice di 17 omicidi in soli due anni. Per questa stessa indagine fu ucciso il capo della squadra mobile palermitana Boris Giuliano. Anche su quest’omicidio vi fu il massimo impegno del Capitano Basile, che arrivò ad individuarne mandanti ed esecutori. Prima di lasciare Monreale, il Capitano Basile si premurò di consegnare tutte le informazioni di cui era venuto a conoscenza, al giudice Paolo Borsellino. Per Borsellino, Basile, era un fedele collaboratore.<br>La sera del 3 maggio 1980, mentre rientrava in caserma dopo aver partecipato al ricevimento presso il comune di Monreale, al termine dei solenni festeggiamenti in onore del Santo Patrono, mentre reggeva in braccio la sua bimba di soli 4 anni e con accanto la moglie, un sicario esplose alcuni colpi di pistola.<br>Basile fu trasportato subito in ospedale, dove giunse immediatamente anche il Giudice Borsellino, e sottoposto a delicatissimo intervento chirurgico. Purtroppo però, ogni tentativo fu vano. Basile morì il 4 maggio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-30 17:56:49 UTC</pubDate>
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         <title>Peppino Impastato - 9 maggio 1978</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2463313836</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Giuseppe Impastato</strong>, detto <strong>Peppino</strong> è noto per le sue denunce contro le attività di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cosa_Nostra">Cosa Nostra</a>, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio del 1978, anno in cui si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. L'omicidio di Impastato fu da subito identificato come un attentato terroristico finito male, nel quale l'attentatore era rimasto vittima del suo tentativo di sabotare la ferrovia. I compagni di Peppino furono  interrogati come complici dell'attentatore, furono  perquisite le case della madre e della zia di Impastato, dei suoi compagni e non quelle dei mafiosi e le cave della zona, notoriamente gestite da mafiosi, nonostante che una relazione di servizio redatta da un brigadiere dei carabinieri dicesse  che l'esplosivo usato era esplosivo da mina utilizzato  nelle cave.</div><div>Sui muri di Cinisi un manifesto diceva  che si trattava  di un omicidio di mafia. Un altro manifesto a Palermo riportava la scritta: "<a href="https://biografia.online/peppino-impastato/">Peppino Impastato</a> è stato assassinato dalla mafia".&nbsp;<br>La mattina dello stesso giorno in un'assemblea alla Facoltà di Architettura dell'Università di Palermo il docente di Medicina legale in pensione Ideale Del Carpio smontò la tesi dell'attentato e del suicidio. Nel pomeriggio, invece, si tenne a Cinisi il comizio di chiusura della campagna elettorale che doveva fare Peppino assieme a un dirigente nazionale di Democrazia proletaria: venne apertamente  accusato  Badalamenti come responsabile del delitto. In quei giorni, i compagni di Peppino ritrovarono delle pietre macchiate di sangue nel casolare dove Peppino era stato portato e ucciso che si sarebbero rivelate fondamentali nel prosieguo delle indagini per accertare la matrice mafiosa del delitto. Grazie all'impegno della madre e del fratello, oltre a quello dei compagni e del centro siciliano di documentazione, si riuscirono a raccogliere le prove della matrice mafiosa, che portarono alla riapertura delle indagini.<br><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-31 16:40:13 UTC</pubDate>
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         <title>Cesare Terranova-25 settembre 1979</title>
         <author>rebeccamandarastud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2463817202</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Cesare Terranova nasce a Petralia Sottana, in provincia di Palermo, il 15 agosto 1921.&nbsp;</div><div>Entra in magistratura nel 1946, svolgendo le funzioni di pretore di Messina.&nbsp;</div><div>Già nel 1958, come giudice istruttore al Tribunale di Patti, si occupa di numerosi processi a famiglie mafiose.&nbsp;<br><br></div><div>Si&nbsp; occupa delle prime indagini di mafia sui fratelli La Barbera, la famiglia Rimi di Alcamo e personaggi del “sacco di Palermo”.</div><div>Cesare Terranova <strong>viene ucciso il 25 settembre del 1979</strong>. Intorno alle ore 8,30 del mattino, una Fiat 131 di scorta arriva sotto casa del giudice a Palermo per portarlo al lavoro. Cesare Terranova si mette alla guida della vettura e accanto a lui c’è il maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso.</div><div>Da un angolo sbucano alcuni killer che aprono ripetutamente il fuoco, finendo con il colpo di grazia, sparandogli a bruciapelo alla nuca.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-01 00:06:42 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giangiacomo Ciaccio Montalto
-25 Gennaio 1983</title>
         <author>martinalopresti1013</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2494672063</link>
         <description><![CDATA[<div>Nato a Milano da famiglia trapanese, entrò in magistratura nel 1970 e l’anno successivo divenne Sostituto procuratore della Repubblica di Trapani.<br><br>Dal 1977 Ciaccio Montalto si trovò ad indagare sui mafiosi della provincia di Trapani e sui loro legami con il mondo imprenditoriale trapanese, in particolare concentrandosi sulla famiglia dei Minore, diretta dai fratelli Antonino detto "Totò", Calogero, Giuseppe e Giacomo.<br>Alla sua attenzione finì un dossier dei carabinieri in cui venivano riportate le attività della famiglia: omicidi, corruzione, spaccio di stupefacenti e traffico d'armi. <br>Nell'ottobre 1982 Ciaccio Montalto ordinò quaranta ordini di cattura per associazione mafiosa contro criminali e imprenditori della zona, che però furono tutti scarcerati per insufficienza di prove nel giro di qualche mese. Per il suo operato ricevette delle minacce, la più grave una croce nera sul cofano della sua auto con una bomboletta spray.<br>L’omicidio<br>Nella notte del 25 gennaio 1983, verso le 1:30, venne ucciso a Valderice da tre uomini armati di mitraglietta e due pistole calibro 38 mentre rientrava a casa. I vicini non avvertirono le autorità perché sospettavano fossero spari legati ai cacciatori di frodo e così il corpo esanime del magistrato venne ritrovato da un pastore solo alle 6:45.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-02-25 11:30:57 UTC</pubDate>
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         <title>23 Maggio 1992 “Strage di Capaci”: Francesca Morvillo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2515757417</link>
         <description><![CDATA[<div>Il percorso professionale di Francesca Morvillo: inizia nel 1970 come&nbsp; uditrice giudiziaria a Palermo; prosegue come giudice del tribunale di Agrigento;&nbsp; come&nbsp; sostituta procuratrice in un tribunale per minorenni dal 1972 al 1988 ; &nbsp; come Consigliera&nbsp; di Corte di Appello a Palermo dal 1988&nbsp; .&nbsp;<br>L’ottima preparazione giuridica, la personalità forte, l’ autorevolezza,&nbsp; la fermezza, le sue doti intellettuali e umane hanno fatto &nbsp; di lei “uno dei magistrati più rappresentativi della migliore tradizione dell'ordine giudiziario".<br>&nbsp;In quegli anni soltanto il 40% dei magistrati è&nbsp; costituito da&nbsp; donne, nonostante la loro presenza fosse stata prevista&nbsp; nel 1963.<br>I magistrati della Corte di Appello di Palermo nel 1990 sono 28,&nbsp; dei quali una&nbsp; sola è donna. Negli anni che vanno dal 1990 al 1992 Morvillo conta un totale di 1136 processi sempre svolti con straordinario impegno ed efficacia.<br>Grazie alla maturazione raggiunta nel periodo trascorso nella procura minorile, dal 1986 al 1990,&nbsp; ottiene un contratto a titolo gratuito e tiene lezioni di legislazioni del minore al secondo anno della scuola di specializzazione in pediatria della facoltà di medicina dell'Università di Palermo.<br>Nel marzo 1991 presenta varie domande di trasferimento: la ragione è raggiungere G. Falcone che era stato destinato al ministero di grazia e giustizia a Roma.&nbsp; Chiede di essere nominata&nbsp; Componente della commissione giudicatrice&nbsp; del concorso per uditore giudiziario:&nbsp; ottiene l’incarico&nbsp; pochi giorni prima della strage, Il 12/05/1992.&nbsp; “Incarico che , forse, le costò la vita, ma&nbsp; che ha lasciato un segno positivo sui tanti giovani che a quel concorso hanno partecipato".<br>Francesca Morvillo è stata pure insegnante del doposcuola per assistere gli ex-carcerati sia a far pesare meno la pena che devono scontare ma anche per ricondurli sulla retta via, dimostrando le sue capacità didattiche. Per 17 anni della sua vita professionale si dedica ai minori.<br>Francesca Morvillo, in qualità di&nbsp; pubblico ministero minorile, fu una grande figura per i giovani, soprattutto per quei minori vittime di maltrattamenti, violenze&nbsp; che lei era in grado di comprendere&nbsp; a pieno e a cui voleva&nbsp; restituire la dignità propria di ogni essere umano. Gli anni ’70-’80 in cui Francesca Morvillo operò furono&nbsp; attraversati da grandi, epocali riforme sia nel campo del diritto sia per la coscienza sociale e videro&nbsp; affermarsi&nbsp; il riconoscimento del principio di eguaglianza non solo tra i differenti sessi, ma anche fra adulti e minori identificati come soggetti di pari dignità e pari diritti da tutelare con &nbsp; interventi di sostegno&nbsp; e&nbsp; prevenzione.<br>Fece il suo lavoro con umiltà e rispetto verso tutti, senza rendersi protagonista.<br>Giovanni Falcone&nbsp; le riconosceva una profonda preparazione nel diritto e nella procedura penale. Ha contribuito insieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe di Lello all'emissione di&nbsp; mandati di cattura per 360 soggetti tra cui quello di Buscetta nel 1984.<br>Francesca Morvillo ha svolto un importante ruolo pubblico e civile spendendosi per l’affermazione della giustizia e della legalità; appartiene alla memoria collettiva e bisogna commemorarla non come moglie di.<br>&nbsp;Eppure la sua immagine fatica tuttora ad uscire dal cono d’ombra dove l’hanno posta i giornali, descrivendola&nbsp; solo come moglie.<br>Anche quando le donne svolgono lavori prestigiosi e ricoprono ruoli di grande responsabilità vengono ricordate semplicemente come vittime di un destino non loro.<br>I mass media avevano parlato di “uomini della scorta” e di “mogli”, quasi come se fossero delle donne senza nome. L’unica testata giornalistica “La Sicilia” aveva messo in primo piano la foto della Morvillo in toga con il marito, simbolicamente raffigurati senza differenze di ruoli e valori.&nbsp;<br>Marito e Moglie erano due punti di riferimento di decine di magistrati, la loro casa era definita un’appendice del palazzo di giustizia, come dimostravano le fotografie delle loro scrivanie piene di fascicoli.<br><br>&nbsp;Nel maggio del 2013, in onore di Francesca&nbsp; Morvillo è stata inaugurata nel tribunale di Palermo, l'aula destinata all'ascolto dei minori vittime di violenze o maltrattamenti.<br>Falcone, ma per essere stata in Italia la prima donna in magistratura e l'unica giudice uccisa dalla mafia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 08:49:26 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>23 Maggio 1992 “Strage di Capaci”: Vito Schifani” </title>
         <author>giovanniimpocostud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2515772758</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Vito Schifani, classe 1965, era il più giovane della scorta di Giovanni Falcone:&nbsp; aveva appena 27 anni quando rimase ucciso nella strage di Capaci.<br><br>Durante il funerale, celebrato nella cattedrale di Palermo, la moglie dell’agente Schifani chiese con forza ma al tempo stesso con estrema disperazione giustizia per il marito e per le altre vittime. “Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano”, disse la donna in quella occasione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 09:03:56 UTC</pubDate>
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         <title>23 Maggio 1992 “Strage di Capaci”: Rocco Dicillo</title>
         <author>giovanniimpocostud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2515778358</link>
         <description><![CDATA[<div>Rocco Dicillo nasce a Triggiano, piccolo paese della provincia di Bari, il 13 aprile del 1962, e lì trascorre tutta la sua giovinezza.<br>Partendo per Palermo, ovviamente la madre conosceva i rischi e la pericolosità del suo lavoro e gli disse "Miraccomando! Fai il muto, il cieco e il sordo". Ovviamente Rocco gli rispose che se doveva fare il muto, il cieco e il sordo, non avrebbe fatto l'agente di scorta.<br>È così che la strada di Rocco si incrocia e unisce con quella di Giovanni Falcone. Sarà proprio Rocco, Agente della scorta di Falcone, una delle vittime della strage di Capaci.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 09:09:17 UTC</pubDate>
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         <title>23 Maggio 1992 “Strage di Capaci”: Antonio Montinaro  </title>
         <author>giovanniimpocostud</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2515779646</link>
         <description><![CDATA[<div>Antonio Montinaro nasce a Calimera, in provincia di Lecce, l’8 settembre del 1962 da una famiglia di pescatori. Ancora molto giovane decide di donare la sua vita al servizio dello Stato e così si arruola in Polizia. Si trasferisce a Palermo con la sua famiglia e, date le sue spiccate qualità professionali e morali, ben presto diventerà il caposcorta del giudice Giovanni Falcone con cui stringerà un rapporto umano oltre che lavorativo. Pur consapevole dei grossi rischi personali, assolve il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione. È convinto che i sacrifici e i pericoli da affrontare siano necessari per garantire la sicurezza a quel giudice che rischia a sua volta la vita per aver scelto di contrastare la mafia. Antonio diventa presto l’uomo fedelissimo del giudice, quel giudice che non lascerà mai, neanche il giorno dell’attentato, dove insieme a Falcone e la sua scorta perderà la vita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 09:10:29 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>23 maggio 1992 &quot;Strage di Capaci&quot;: Giovanni Falcone</title>
         <author>martinalopresti1013</author>
         <link>https://padlet.com/giovanniimpocostud/4bsmafia2023/wish/2515788354</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><blockquote><em>L’importante non è se uno ha paura o meno: è saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza."&nbsp;<br>-Giovanni Falcone</em></blockquote><div>Nella sua attività professionale Falcone riuscì a valorizzare con equilibrio il contributo dei collaboratori di giustizia, fu tra i primi a comprendere la struttura di Cosa Nostra. Creò un metodo investigativo diventato modello nel mondo. Rigorosa ricerca della prova, indagini patrimoniali e bancarie, ostinata caccia alle tracce lasciate dal denaro e lavoro di squadra sono stati i suoi fari, le armi con le quali, insieme al pool antimafia, ha istruito il primo maxi processo a&nbsp; Cosa nostra. Falcone&nbsp; si rende conto di essersi imbattuto in un’inchiesta che riguarda i piani alti della mafia economica e finanziaria. Si tratta della più potente associazione criminale dell’epoca, che controlla in quegli anni il commercio mondiale della droga di cui reinveste gli enormi proventi in attività lecite dopo averli “ripuliti” attraverso le banche. Il metodo investigativo che rivoluzionerà la storia della lotta a Cosa nostra nasce allora. Estende le ricerche al campo patrimoniale, una via fino ad allora poco esplorata, riuscendo a superare il segreto bancario e ottiene la collaborazione di istituti di credito e&nbsp; delle finanziarie nazionali ed estere per ricostruire i movimenti di capitali sospetti. Il suo metodo lo espone ulteriormente, perché permette di indagare in modo efficace sui capitali del clan mafioso degli Spatola-Inzerillo. Si decide quindi di assegnargli la scorta: è il 1980. Le indagini danno il risultato sperato e il processo Spatola si conclude con condanne esemplari.<br>Era il 23 maggio 1992 quando nell’agguato meglio conosciuto come strage di Capaci perse la vita uno dei maggiori nemici della mafia, Giovanni Falcone.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 09:18:29 UTC</pubDate>
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         <title>Piersanti Mattarella - 6 gennaio 1980</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Piersanti Mattarella è stato un politico italiano, esponente della Democrazia Cristiana.<br>Fratello dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo l'attività nell'Azione Cattolica, si dedicò alla carriera politica nella Democrazia Cristiana avendo fra i suoi ispiratori Giorgio la Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro.<br>Nel 1967 venne eletto deputato all'Assemblea Regionale Siciliana. Nel 1978 venne eletto Presidente della Regione Sicilia.<br>La serietà e il rigore nell’attività politica ,furono applicati anche nei confronti di Cosa Nostra, quando tentò di bonificare alcuni assessorati pesantemente infiltrati dalla criminalità organizzata, tra tutti quello all'Agricoltura.<br>Quando nel febbraio 1979 si tenne la Conferenza Regionale dell’Agricoltura, Piersanti non difese il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, ma riconobbe la necessità di una totale trasparenza nella gestione dei contributi agricoli regionali.<br>Il giorno dell'Epifania del 1980, Mattarella, privo di scorta che rifiutava nei giorni festivi, fu ucciso da un killer appena si mise alla guida della sua 132. Era in macchina con la moglie.<br>Il delitto fu rivendicato da una sigla neofascista, benché la dinamica dell'agguato risultasse troppo aliena agli agguati dei terroristi dell'epoca. A supportare l'ipotesi che la matrice dell'omicidio non fosse mafiosa, bensì terroristica, fu Leonardo Sciascia.<br>L'8 gennaio si svolsero i funerali di Stato.<br>Dopo la morte di Falcone, tuttavia, la pista dell'omicidio Mattarella come delitto di mafia venne confermata da Tommaso Buscetta, che pure fino a quel momento non aveva dichiarato alcunché in proposito.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-14 13:35:49 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;AGENDA ROSSA di Paolo Borsellino</title>
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         <description><![CDATA[<blockquote><strong>Cos'è l'Agenda Rossa di Paolo Borsellino?</strong></blockquote><div>E' un'agenda dell'Arma dei Carabinieri, con la copertina rossa, che il procuratore aggiunto Paolo Borsellino aveva ricevuto come regalo all'inizio dell'anno e che è sparita subito dopo l'attentato di via D'Amelio del 19 luglio del 1992. Le testimonianze della moglie Agnese Piraino Leto e del figlio Manfredi lo confermano: Borsellino aveva riposto l'agenda rossa dentro la 24 ore che è stata trovata praticamente intatta dentro l'auto blindata, in via D'Amelio, dopo l'esplosione. Nella borsa sono stati trovati alcuni effetti personali ma nessuna traccia dell'Agenda Rossa.<br>Paolo Borsellino usava le agende annuali per registrare gli appuntamenti di lavoro, gli spostamenti privati e anche le spese di casa. L'Agenda Rossa venne usata dopo l'attentato a Giovanni Falcone, secondo la testimonianza dei suoi più stretti collaboratori, per scrivere una serie di appunti su quei drammatici giorni seguiti alla strage di Capaci. L'allora tenente Carmelo Canale, uno dei suoi fidati investigatori, lo aveva visto scrivere sull'agenda rossa pochi giorni prima del 19 luglio del 1992.<br><br></div><blockquote><strong>Che fine ha fatto l'AGENDA ROSSA?</strong></blockquote><div>Grazie ad una fotografia scattata e ai vari filmati che sono stati fatti subito dopo l'attentato di Borsellino si può notare un carabiniere in borghese che si allontana da via D'Amelio con in mano la borsa. Questo carabiniere in borghese era il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, che dopo quest'avvenimento fu indagato con l'accusa di furto dell'agenda rossa e con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa, ma fu infine assolto "per non aver commesso il fatto".</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-17 20:50:57 UTC</pubDate>
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