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      <title>Germano Nicolini🏅⚔️ by XCris _z</title>
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      <description>Biografia e descrizione del partigiano italiano🇮🇹🎖</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-19 12:32:13 UTC</pubDate>
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         <title>Scheda personale di Germano Nicolini</title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nato a Fabbrico (RE) il 26 novembre 1919, studente<br>Nome di battaglia <mark>“Diavolo”</mark><br>Comandante del terzo battaglione della 77ª Brigata Sap “Fratelli Manfredi”<br><mark>Medaglia d’argento al valor militare</mark><br>Ha raccontato la sua esperienza in “Noi sognavamo un mondo diverso”<br>scritto con Massimo Storchi<br>La sua testimonianza è raccolta nel libro “Noi, Partigiani”</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 12:33:41 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Germano Nicolini, conosciuto con il soprannome di comandante Diavolo, Dièvel in dialetto reggiano. Egli fu un <strong>partigiano italiano</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 12:46:46 UTC</pubDate>
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         <title>La sua vita in breve</title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fu tra i protagonisti della Resistenza in Emilia e divenne sindaco di Correggio dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1947 venne accusato dell'omicidio di don Umberto Pessina e fu <em>condannato a 22 anni di carcere</em>, ma ne scontò solo 10 grazie a un indulto; fu scagionato in modo definitivo solamente nel 1994</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 12:54:56 UTC</pubDate>
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         <title>La formazione </title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Germano Nicolini nacque a Fabbrico, nella provincia di Reggio nell'Emilia, il 26 novembre 1919, da una famiglia contadina di religione cattolica. Iniziò, ma poi si prese una pausa per malattia dagli studi classici, ottenendo poi un diploma in ragioneria e iscrivendosi quindi all'Università commerciale Luigi Bocconi di Milano. <mark>Durante la seconda guerra mondiale divenne ufficiale del 3º Reggimento carri.</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 12:56:48 UTC</pubDate>
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         <title>La partecipazione alla guerra di Resistenza</title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fatto prigioniero l'8 settembre 1943 dai tedeschi vicino Tivoli, dove l'unità carrista aveva cessato di difendere Roma, riuscì a darsi alla fuga e a rientrare in Emilia, dove entrò nella Resistenza italiana diventando comandante del terzo battaglione della 77ª Brigata SAP "<mark>Fratelli Manfredi", composto da 900 uomini</mark>. Durante questo periodo acquisì i soprannomi di Demos, poi Giorgio e infine Diavolo, datogli per una fuga rocambolesca dai tedeschi; egli ha poi raccontato: «Ero in bicicletta, disarmato, in una zona che credevo sicura. I tedeschi sbucarono da un argine. Mi buttai giù e corsi a zig zag tra gli alberi, mentre quelli sparavano all'impazzata.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 13:03:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Durante la guerra partecipò a tredici scontri a fuoco e a due battaglie in campo aperto, quelle di Fabbrico e di Fosdondo contro i nazifascisti. Dopo la liberazione venne nominato comandante della piazza di Correggio e ufficiale addetto ai rapporti tra il governatorato e le amministrazioni comunali della reggiana. Divenne popolare anche per la <strong>difesa di prigionieri fascisti </strong>che appartenevano alla Repubblica Sociale Italiana, evitando in più occasioni tentativi di giustizia. Fu anche responsabile partigiano del carcere di Correggio in cui, il 27 aprile 1945, respinse il primo di due assalti alla prigione da parte dei partigiani, i quali senza un mandato del Comitato di liberazione nazionale, volevano prelevare sette repubblichini; per questo un capo militare della Resistenza lo minacciò giurandogli: «Un giorno ci sarà una pallottola anche per te!».</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 15:15:51 UTC</pubDate>
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         <title>Fatti del dopoguerra</title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Divenne anche Segretario dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) di Correggio, dove nel dopoguerra fece il pioniere della riconciliazione nazionale, aprendo una mensa dove potevano accedere partigiani ed ex-fascisti che non si erano macchiati di crimini. Alla domanda: «Rifarebbe oggi ciò che fece allora?», Nicolini rispose: <mark>«Certo che lo rifarei, perché non ho nulla di cui pentirmi o vergognarmi, avendo sempre fatto il partigiano nel più assoluto rispetto delle norme internazionali di guerra, come da trattato di Ginevra».</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 15:19:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Alle elezioni amministrative del marzo 1946 fu eletto nel Consiglio comunale di Correggio con la lista del Partito Comunista Italiano: a fine dicembre dello stesso anno passò al ruolo di sindaco, ricevendo anche i voti di tre consiglieri dell'opposizione democristiana.<em> Si impegnò quindi per la popolazione più bisognosa e per gli ex combattenti della guerra.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 15:21:58 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;assassinio di Umberto Pessina</title>
         <author>cris_z</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 18 giugno 1946 vicino la parrocchia di San Martino Piccolo, una frazione di Correggio, venne ucciso con due colpi di pistola don Umberto Pessina. Vennero accusati Germano Nicolini, Ello Ferretti e Antonio Prodi, tre partigiani,i quali vennero arrestati nel 1947. Nicolini venne arrestato tre giorni prima della nascita della figlia Riccarda. I sospetti si concentrarono su Nicolini a causa di una donna, Ida Lazzaretti, che testimoniò di averlo sentito pronunciare: «Quel prete bisogna subito toglierlo dal mondo».Nel 1992, quando venne riaperto il caso, la nipote di Lazzaretti disse che la donna aveva confessato di avere mentito al processo, spinta a fare ciò dal parroco di Correggio, don Enzo Neviani per una ricompensa economica.<br><br>Ma i veri responsabili erano Cesarino Catellani, Ero Righi e William Gaiti, anche loro partigiani, i primi due, un anno e mezzo dopo il delitto, fuggiti in Jugoslavia confessarono il crimine, che commisero per errore, ma non gli credettero. Le confessioni di Catellani e Righi vennero interpretate come una prova per salvare Nicoletti.&nbsp;<br>&nbsp;Il 26 febbraio 1949 la Corte d'Assisi di Perugia lo condannò come mandante di omicidio volontario a 22 anni di carcere di cui ne scontò&nbsp; dieci – Ferretti e Prodi, condannati come esecutori, ne scontarono sette.Nel 1990 il caso venne riaperto. Un altro uomo che era comparso da diverse testimonianze all'epoca del delitto, William Gaiti, che a differenza di Righi e Catellani si era rifiutato di confessare e espatriare in Jugoslavia, confessò di aver preso parte all'omicidio insieme a Catellani e Righi e di avere sparato a don Pessina. Ferretti, Prodi e Nicolini furono assolti 45 anni dopo il delitto. I veri responsabili dell'omicidio rimasero liberi. Furono stabiliti per Nicolini 2 miliardi e mezzo di lire come risarcimento.&nbsp;<br><br>Morì poi nella sua casa di Correggio il 24 ottobre 2020, all'età di 100 anni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-19 15:44:29 UTC</pubDate>
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