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      <title>UFFIZI by Anna Rita Testa</title>
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      <description>Museo di Firenze</description>
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      <pubDate>2018-01-07 14:11:38 UTC</pubDate>
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         <title>Storia</title>
         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong style="background-color: highlight;"><mark>La storia della Galleria degli Uffizi</mark></strong></div><div><br></div><div>Pochi sanno che il monumentale complesso degli Uffizi non fu creato per essere un museo. E’ proprio il suo nome che ne spiega la destinazione originaria: fu infatti ordinato nel 1560 da Cosimo I de’ Medici, primo Granduca di Toscana, per accogliere gli “uffizi”, cioè gli uffici amministrativi e giudiziari di Firenze. Alla data dell’inizio della costruzione, l’egemonia dei Medici era ormai consolidata e il loro potere si accentrava, anche materialmente, fra le mura del palazzo.<br><br></div><div>Cosimo incaricò dell’impresa il suo artista di fiducia, Giorgio Vasari, che progettò l’edificio dalla forma ad U così come possiamo ammirarlo ancora oggi, con il portico a colonne doriche e l’aspetto insieme elegante e severo, fondato “<em>in sul fiume e quasi in aria</em>”. Il grande architetto costruì anche il Corridoio, che da lui prende il nome, che unisce, attraverso gli Uffizi, Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, passando su Ponte Vecchio e attraversando la chiesa di Santa Felicita e numerosi edifici adiacenti prima di sbucare nel Giardino di Boboli. Il “Corridoio Vasariano” fu costruito nel 1565 in occasione del matrimonio del figlio di Cosimo, Francesco, con Giovanna d’Austria, in modo da mettere in comunicazione attraverso un percorso privato gli appartamenti granducali situati nel Palazzo della Signoria con quelli che si andavano preparando nel Palazzo Pitti, nuova residenza della famiglia Medici, acquistato nel 1549 dalla duchessa Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo.<br><br></div><div>Per costruire gli Uffizi e creare spazio per l’imponente edificio, furono demolite molte costruzioni che si trovavano sulla riva destra dell’Arno, a monte del Ponte Vecchio. Qui era sorto infatti già in epoca romana un quartiere portuale – il fiume era navigabile – che prendeva il nome da un locale, popolare e malfamato: la taverna di Baldracca. La costruzione dell’edificio delle Magistrature, come all’inizio era denominato, servì anche a dare un volto nuovo a questo lembo di città. Dal lato di Piazza Signoria l’antica chiesa romanica di San Pier Scheraggio, luogo dove i primi fiorentini del libero Comune si radunavano nel ‘200, non venne abbattuta, bensì inglobata nella nuova muratura vasariana, mantenendo la sua funzione sacra fino al ‘700. Si possono ancora oggi notare i resti dell’antica chiesa lungo Via della Ninna, a lato di Palazzo Vecchio, riportati in luce durante i restauri nel 1971, e la navata centrale, rimasta pressoché intatta, dove sono conservati i celebri affreschi staccati di Andrea del Castagno con il ciclo degli <em>Uomini e Donne Illustri</em>, e un altro famoso affresco di Sandro Botticelli con l’<em>Annunciazione</em>.<br><br></div><div>Gli Uffizi furono completati dopo la morte di Vasari (1574) e di Cosimo I da un altro grande architetto, Bernardo Buontalenti, e da un altro granduca, il colto e raffinato Francesco I de’ Medici. Si deve a lui la creazione della Galleria, allestita nel 1581 al secondo piano dell’edificio. Cuore del museo fu la ottagonale sala della Tribuna, strepitosa invenzione del genio del Buontalenti completata nel 1584, rappresentazione alchemica dei Quattro Elementi, scrigno meraviglioso delle opere più preziose.<br><br></div><div>Le collezioni da quel momento si sarebbero ampliate sempre più, arricchite continuamente con nuove acquisizioni da tutti i membri della dinastia. Oltre alle opere d’arte antiche e moderne furono accumulate gemme, armi e perfino strumenti scientifici, fra i quali quelli appartenuti a Galileo Galilei, conservati con reverenza nell’apposito Camerino delle Matematiche.<br><br></div><div>Tutto questo enorme patrimonio avrebbe potuto andare disperso alla metà del XVIII secolo, quando si estinse il ramo principale dei Medici. Ma l’ultima discendente diretta dell’antica stirpe dei grandi banchieri fiorentini, Anna Maria Luisa de’ Medici, impose al nuovo granduca designato dalle potenze europee il famoso Patto di Famiglia, col quale nel 1737 legava per sempre l’eredità medicea a Firenze “<em>per l’ornamento dello Stato, per l’utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri</em>”, corredando il documento con l’inventario completo e minuzioso di tutte le collezioni.<br><br></div><div>La Galleria fu aperta al pubblico nel 1789 dal granduca Pietro Leopoldo, il più illuminato ed importante membro della casa austriaca degli Asburgo-Lorena, nuova dinastia alle redini del Granducato di Toscana fino all’unificazione d’Italia. A partire dal 1769 la Galleria fu riorganizzata completamente secondo i nuovi criteri di catalogazione sistematica dell’Illuminismo e le raccolte furono divise per tipologia e destinate a sedi specifiche: per quelle scientifiche venne addirittura creato il nuovo Museo di Fisica e Scienze Naturali, conosciuto come la Specola.<br><br></div><div>Durante il XIX secolo molte opere di scultura rinascimentale, per le quali i corridoi della Galleria prendevano il nome di Galleria delle Statue, furono spostate al Museo Nazionale del Bargello ed alcuni pezzi etruschi collocati al Museo Archeologico. Infine con il XX secolo la pinacoteca si è arricchita di molte opere provenienti dai patrimoni di chiese e conventi, oltre che da donazioni e acquisti.<br><br></div><div>Grazie a questa lunga e appassionante storia gli Uffizi sono diventati uno dei musei più famosi e visitati del mondo.<br><br></div><div>L’attenzione oggi è rivolta al progetto futuro di una nuova uscita per la Galleria, progettata dall’architetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arata_Isozaki">Arata Isozaki</a>. L’ambizioso progetto cercherà di conciliare l’antico con il moderno, nel rispetto della storia e del prestigio di uno degli edifici più importanti del mondo. Contemporaneamente sono stati avviati i lavori di ampliamento della Galleria con l’acquisizione delle sale del primo piano, cosa che permetterà l’esposizione di molte opere prima non visibili.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-07 16:02:05 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong style="background-color: highlight;">Come muoversi nel museo</strong></div><div><br></div><div>La Galleria degli Uffizi sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti – è in atto il progetto “Nuovi Uffizi” che intende modernizzare il museo e rendere più facile sia la visita<br> che la conservazione delle opere d’arte. Alcuni capolavori del museo sono stati spostati ed al primo piano sono state aperte delle nuove sezioni, altri cambiamenti avverranno<br> mano a mano e conoscerli prima del vostro arrivo al museo vi permetterà di visitarlo al meglio.<br><br></div><div>Il museo si sviluppa su 3 piani collegati tra loro da ampie scalinate, che risalgono al XVI secolo, al tempo dei Medici quando gli Uffizi furono costruiti.<br><br></div><div>Ci sono alcuni ascensori riservati ai visitatori che non possono utilizzare le scale. Per maggiori dettagli leggete la sezione <a href="http://www.uffizi.org/it/museo/servizi/">servizi</a>.<br><br></div><div>Al piano terra si trovano la biglietteria e l’entrata al museo, opposti tra loro nella grande U che forma il palazzo.<br> Entrando nel museo troverete un negozio ben fornito di libri di arte e storia, souvenir, libri per bambini e molto altro ancora. Passerete ancora dal negozio uscendo dal museo, pertanto è consigliato fermarsi a comprare all’inizio della visita solo per l’acquisto di libri-guida al museo.<br><br></div><div>Al primo piano vi sono molte sale interessanti, incluso il “Gabinetto dei Disegni e Stampe”, compreso nella collezione degli Uffizi (alcuni vengono mostrati su una base girevole nel vestibolo del Gabinetto, fermatevi per una breve occhiata), che potete tranquillamente vedere alla fine della vostra visita.<br><br></div><div>Il consiglio è di andare direttamente al secondo piano, dove si trovano i maggiori capolavori ed inizia il vero percorso museale.<br> Nelle 45 sale sono in mostra opere d’arte dal XIII al XVIII secolo, con anche molte sculture antiche collocate nei tre corridoi che costituiscono la forma a U dell’edificio.<br> I capolavori più famosi conservati agli Uffizi, e che sicuramente vorrete vedere, si trovano su questo piano.<br> Alla fine del secondo piano, proprio sopra la Loggia dei Lanzi, c’è il caffè del museo, che offre ai visitatori piccolo spuntini, caffè e bibite da gustare con un’incredibile vista di Palazzo Vecchio e del centro storico di Firenze. Non perdetevi questo panorama! Da qui, tornerete poi al primo piano dove potrete vedere le nuove sezioni del museo, le Sale Blue e Sale Rosse in questa prima ala, dove troverete opere di artisti stranieri e toscani del XV secolo, così come sculture in marmo dell’epoca ellenistica. Le opere e sale di Raffaello e Tiziano adesso sono in questa parte del museo. Dopo questo troverete una sezione di sale dedicate alle mostre temporane organizzate durante l’anno. Se nel giorno della vostra visita vi sarà una <a href="http://www.uffizi.org/it/museo/mostre/">mostra temporanea</a>, l’ingresso sarà compreso nel biglietto del museo. Superata l’area delle mostre raggiungerete le sale dedicate a Caravaggio ed i suoi contemporanei (pittori caravaggeschi) e le nuove sale Gialle dedicate al <em>seicento fiorentino e senese </em>prima di tornare alle scale per tornare al pianterreno, al bookshop ed avviarvi quindi all’uscita degli Uffizi. Le piantine dei piani qui sotto vi danno il senso della disposizione delle <a href="http://www.uffizi.org/it/sale/">sale</a>, e quindi delle <a href="http://www.uffizi.org/it/opere/">opere</a>, nei vari piani, permettendovi di organizzare meglio la vostra visita del Museo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-07 21:50:24 UTC</pubDate>
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         <title>Le opere</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;La Galleria degli Uffizi conserva numerose opere d’arte di inestimabile valore, ospitate nelle oltre <a href="http://www.uffizi.org/it/museo/sale/">45 sale del museo</a>. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 03:11:13 UTC</pubDate>
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         <title>La Primavera di Botticelli</title>
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         <description><![CDATA[<div>Questa celebre e amata opera del grande Botticelli fu dipinta per <strong>Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici</strong>, appartenente al ramo cadetto della potente famiglia fiorentina e cugino di Lorenzo il Magnifico.</div><div>I critici sono discordi sulla datazione. In ogni modo è stata sicuramente dipinta <strong>tra il 1477 e il 1482</strong>.</div><div>L’opera è densa di <strong>significati allegorici</strong> di difficile e incerta interpretazione. Tra le ipotesi più accredidate c’è quella dell’interpretazione del regno di Venere, cantato dai poeti antichi e da Poliziano (famoso letterato alla corte dei Medici). A destra Zefiro (dal viso bluastro) insegue Flora e la feconda con un soffio. Flora si trasforma allora nella Primavera, che sparge i fiori sul mondo. Venere, al centro, rappresenta l’Humanitas (cioè la benevolenza) che protegge gli uomini. A sinistra le tre Grazie danzano e Mercurio dissipa le nubi.</div><div>Da un punto di vista pittorico la Primavera è un’<strong>opera raffinatissima</strong>. I dettagli naturalistici del prato (si contano centinaia di tipi di fiori), l’uso sapiente del colore, l’eleganza delle figure, la poesia dell’insieme, hanno reso giustamente celebre quest’importante ed affascinante opera.</div><div>A parte le varie interpretazioni possibili e proposte dai vari studiosi, rimane sicuramente il significato <strong>umanistico</strong> dell’opera: Venere si identifica con l’Humanitas che separa i sensi e gli amori materiali (a destra) dai valori spirituali (a sinistra). Per “Humanitas” si deve intendere quella particolare concezione che promuove l’ideale di un’umanità positiva, fiduciosa nelle proprie capacità, e sensibile ai bisogni degli altri.</div><div>Tale concezione di origine antica venne fatta propria dagli umanisti rinascimentali e dal circolo neoplatonico che gravitava intorno alla corte dei Medici. Il Neoplatonismo fu una corrente filosofica ed estetica che si rifaceva al filosofo greco Platone cercando una fusione con i concetti più nobili del cristianesimo. La concezione del bello e dell’amore ideale ed assoluto tipica del Neoplatonismo influenzò molto la cultura del tempo e lo stesso Botticelli.</div><div>Si può quindi immaginare che dietro l’interpretazione filosofica del dipinto si possa leggere anche una sorta di apologia dei Medici e del loro sofisticato, lungimirante e profondo amore per la cultura e l’arte.</div><div>Le <a href="http://www.uffizi.org/it/museo/sale/sale-10-14-di-botticelli/">Sale 10-14</a> sono dedicate alle opere del <strong>Botticelli</strong>, dove troverete anche la sua famosa <a href="http://www.uffizi.org/it/opere/nascita-di-venere-di-botticelli/">Nascita di Venere</a>.</div>]]></description>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <title>Venere di Urbino di Tiziano</title>
         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quest’opera, completata nel 1538 per il Duca di Urbino Guidobaldo II Della Rovere, è molto interessante e intrigante per i suoi <strong>significati nascosti</strong>.</div><div>Il quadro rappresenta un’<strong>allegoria del matrimonio</strong> e doveva servire come modello “didattico” per Giulia Varano, la giovane moglie del duca: l’erotismo evidente del dipinto, infatti, doveva ricordare alla donna i doveri matrimoniali nei confronti dello sposo. L’allegoria erotica è ancora più chiara nella rappresentazione di Venere, dea dell’amore, come una donna terrena e carnale che fissa in modo allusivo lo spettatore noncurante della sua avvenenza.</div><div>Il colore chiaro e caldo del corpo della Venere, in contrasto con lo sfondo e con i cuscini scuri, risalta ulteriormente il proprio erotismo. Il <strong>cagnolino</strong> ai piedi della donna è simbolo di <strong>fedeltà coniugale</strong> mentre alle spalle, la domestica che guarda la bambina mentre rovista in un cassettone è un augurio di <strong>maternità</strong>.<br>La forte carica sensuale dell’opera era quindi coerente con l’uso domestico per cui fu commissionata.</div><div>La posa della figura nuda è sicuramente un omaggio all’amico-maestro Giorgione, che nel 1510 aveva dipinto un quadro molto <em>simile, la Venere dormiente</em>.</div><div>In quest’opera Tiziano grazie all’uso sapiente del colore e dei suoi contrasti, come anche del sottile gioco di significati e allusioni, arriva alla <strong>perfetta rappresentazione della donna rinascimentale</strong> che, come Venere, diventa simbolo di amore, bellezza e fertilità.</div><div><em>La Venere di Urbino</em> di <strong>Tiziano</strong> è conservata nella <a href="http://www.uffizi.org/it/sale/sala-83/">sala 83 di Tiziano</a>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 03:17:47 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <pubDate>2018-01-08 03:19:31 UTC</pubDate>
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         <title>Madonna del Cardellino di Raffaello</title>
         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <description><![CDATA[<div>Raffaello nasce ad Urbino nel 1483. Avrà una vita felice e sarà amato da tutti: dai potenti, dai papi e dalle donne. Famosa sarà la sua bellezza ed eleganza, come bella ed elegante fu la sua arte.</div><div>Morirà purtroppo giovane, a soli trentasette anni, ma resterà alla storia come il “divino” Raffaello.</div><div>Il giovane pittore si avvicina all’ambiente fiorentino tramite il suo maestro Perugino, a quel tempo capo di una fortunata bottega. Sarà, poi, la famiglia dei Duchi di Urbino a scrivere alla Repubblica di Firenze per invitare l’artista a soggiornare nella città Toscana.</div><div>A Firenze, Raffaello assorbe quello che era ai tempi l’ambiente artistico più all’avanguardia d’Europa e sarà fortemente influenzato soprattutto dalla figura di Leonardo.</div><div>L’influenza del grande Leonardo, è evidente nella stupenda <em>Madonna del cardellino</em> (1506), opera <strong>recentemente restaurata</strong> (2008) in maniera sapiente. Raffaello riprende l’impostazione piramidale delle figure, gli effetti di luce morbida e il dialogo affettivo tra i personaggi che erano tutti elementi tipici della pittura di Leonardo. Nonostante ciò sono evidenti allo stesso tempo quelle che saranno le caratteristiche proprie del grande artista di Urbino: l’estrema <strong>dolcezza dei visi</strong>, soprattutto delle Madonne, l’uso magistrale del <strong>colore</strong>, la resa naturalistica del paesaggio e la profonda intimità tra le figure.</div><div>Durante il suo soggiorno fiorentino, Raffaello dipingerà altre celebri opere, ma è la Madonna del cardellino a rappresentare più di tutte l’estetica del grande artista.</div><div>L’opera venne gravemente danneggiata alla fine del Cinquecento a causa del crollo del palazzo in cui era conservata. Subì dei gravissimi danni: presentava dei profondi squarci che l’avevano fortemente deturpata.</div><div>Alcuni restauri si succedettero nel corso dei secoli ma è stato solamente l’ultimo (compiutosi nel 2008) ad aver restituito l’opera al suo originale splendore.</div><div>La Madonna del Cardellino è tornata quindi ad essere amata ed ammirata quale uno dei più dolci esempi della pittura del “divino” Raffaello.</div><div><strong>La Madonna del Cardellino</strong> di Raffaello è conservata nella nuova <a href="http://www.uffizi.org/it/museo/sale/sala-26-raffaello-e-andrea-del-sarto/">sala rosa 66 dedicata a Raffaello</a>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 03:20:18 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <pubDate>2018-01-08 03:22:13 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <pubDate>2018-01-08 03:23:37 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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         <pubDate>2018-01-08 03:27:11 UTC</pubDate>
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         <author>giuseppetesta20_2016</author>
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