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      <title>KIERKEGAARD by </title>
      <link>https://padlet.com/katia_orefice/q74v6icgsay8</link>
      <description>«Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell&#39;altro, per esprimere un&#39;idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi. »</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-01-17 17:40:49 UTC</pubDate>
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         <title>BIOGRAFIA                                                                                                                                              Søren Aabye Kierkegaard Copenaghen, 5 maggio 1813 – Copenaghen, 11 novembre 1855) è stato un filosofo, teologo e scrittore danese, il cui pensiero è da alcuni studiosi considerato punto di avvio dell&#39;esistenzialismo. Nonostante la rigida educazione, Kierkegaard sviluppò un preminente senso dell&#39;ironia. Nel 1840, si fidanzò con la diciottenne Regine Olsen (nata nel 1822, anche lei ultima di sette figli), ma, dopo circa un anno, ruppe il fidanzamento. Forse Kierkegaard era attirato dalla vocazione alla consacrazione religiosa, o forse non voleva ingannare la ragazza, avendo il timore ossessivo che la maledizione divina (il padre di Kierkegaard pensò che, data la morte prematura della moglie e dei suoi primi 5 figli, sulla sua famiglia gravasse una maledizione divina) potesse gravare anche sulla famiglia che avrebbe formato insieme a lei. Regina si disse pronta a tutto pur di sposarlo, ma Kierkegaard fece il possibile per apparirle disgustoso, in modo che cadesse su di lui la colpa della rottura del fidanzamento, che peraltro gli procurò rimpianto per tutta la vita. Pare che i due si siano incontrati per l&#39;ultima volta il 17 marzo del 1855, pochi mesi prima della morte del filosofo. Regine doveva seguire il marito alla volta delle Indie occidentali, per fare ritorno chissà quando. A ridosso della partenza si appostò nel centro cittadino, nella speranza di scorgere il suo vecchio fidanzato. Non appena lo vide, gli sussurrò con un filo di voce: &quot;Dio ti benedica - Possa andarti tutto bene!&quot;. Kierkegaard rimase quasi impietrito e riuscì a sollevare un po&#39; il cappello in segno di saluto. Non si sarebbero rivisti mai più.Fragile di salute nell&#39;ottobre del 1855, dopo essere caduto per strada, Kierkegaard fu ricoverato al Friedriks Hospital di Copenaghen, dove visse i suoi ultimi 41 giorni. Vi morì l&#39;11 novembre per le probabili conseguenze dell&#39;incidente, all&#39;età di 42 anni, dopo aver rifiutato in punto di morte la benedizione officiata da un pastore luterano.</title>
         <author>katia_orefice</author>
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         <pubDate>2017-01-17 18:05:24 UTC</pubDate>
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         <title>Kierkegaard si laureò all’età di ventotto anni con una tesi intitolata “Sul concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate” in cui criticava l’ironia dei romantici intesa come GIOCO e ILLUSIONE. A questa forma di ironia contrapponeva quella di Socrate il quale la considerava come un mezzo per condurre gli interlocutori a scoprire la drammaticità della vita. Kierkegaard si rivela come un pensatore esistenziale, interessato cioè a concentrare la riflessione filosofica sull’esistenza. Nella figura di Socrate si scorgono alcuni temi centrali della sua riflessione quali la necessità della scelta, filosofia intesa non come costruzione astratta ma come impegno personale. Costruisce tutto il suo pensiero sulla categoria del singolo, ciò che caratterizza l’uomo è proprio la sua singolarità, ogni uomo è considerato come una creatura forgiata a immagine, e somiglianza di Dio; il concetto di specie diventa qualcosa di secondario e inutile. L’uomo è libertà e possibilità: libertà di decidere, possibilità di scegliere. Insieme alla singolarità, la possibilità è un’altra categoria essenziale, un vero pilastro su cui il filosofo edifica la sua concezione di esistenza. Ma la libertà non è soltanto qualcosa di positivo ma anche negativo in quanto essere liberi significa scegliere tra termini opposti e contraddittori. La libertà è responsabilità di fronte al bene e al male. La possibilità genera angoscia e termina nella disperazione. </title>
         <author>katia_orefice</author>
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         <pubDate>2017-01-17 19:05:20 UTC</pubDate>
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         <author>katia_orefice</author>
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         <author>katia_orefice</author>
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         <pubDate>2017-01-17 19:07:34 UTC</pubDate>
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         <author>katia_orefice</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'unico esito positivo che angoscia e disperazione possono avere è la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fede">fede</a>. L'impossibilità dell'io, che porta alla disperazione, e la possibilità del nulla, che porta all'angoscia, hanno come unica soluzione l'aggrapparsi dell'uomo all'unica possibilità infinitamente positiva, cioè Dio. l'uomo nella sua esistenza decide di compiere abbandonandosi così in un rapporto in cui è solo con Dio. Accedendo alla fede il credente decide di abbandonare ogni comprensione razionale accettando anche l'"assurdo". Secondo Kierkegaard si può esistere in tre diversi modi che si escludono fra loro. Secondo Kierkegaard, il passaggio da una forma di vita all'altra non avviene per necessità dialettica come in Hegel. Per Hegel, dialetticamente e necessariamente, l'uomo si costituisce prima come essere etico nello Stato; poi, sempre per necessità dialettica, si costituisce come essere estetico, religioso, e infine filosofico. Invece, secondo Kierkegaard, questo passaggio avviene per libera scelta. <br>Lo stadio estetico è la forma di vita di chi esiste nell’attimo. L’esteta è colui che vive poeticamente, nutrendosi di immaginazione e riflessione; si rapporta alle situazioni della vita come se fossero il frutto di immaginazione, costruendo per se stesso un mondo luminoso da cui bandisce tutto ciò che è banale e meschino e nel quale vive in uno stato di ebrezza. La vita estetica non tollera la ripetizione, in questa forma perfetta la vita estetica conduce alla noia e alla disperazione.<br>Con la scelta della disperazione nasce la vita etica, la quale implica una stabilità e una continuità che la vita estetica esclude. Lo stadio etico è il dominio della riaffermazione di sé del dovere e della fedeltà a se stessi: dominio della libertà. La vita etica è rappresentata dal dalla figura del marito. Il matrimonio è l’espressione dell’eticità: mentre nella concezione estetica dell’amore due persone possono essere felici in forza del loro legame, nella concezione etica del matrimonio può raggiungere la felicità ogni coppia di sposi. La caratteristica della vita etica è costituita dalla scelta e da questa scelta l’uomo scopre in sé una ricchezza infinita. Il pentimento inoltre costituisce l’ultima parola della vita etica, è il riconoscimento della propria consapevolezza.<br>L'uomo realizza veramente sé stesso come singolarità, come individuo, solo nella sfera religiosa. Innanzi tutto, quando l'uomo si pone di fronte a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dio">Dio</a>, deve abbandonare le finzioni, i mascheramenti e le illusioni. Si mostra a Dio e a se stesso nella sua vera individualità, nella sua autenticità di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peccato">peccatore</a>. L'esperienza religiosa prova l'esistenza di un'interiorità nascosta nell'uomo, cioè di una dimensione interiore profonda e individuale, in cui avviene il rapporto personale con Dio. Inoltre, l'uomo che si pone solo davanti a Dio ha la possibilità di affermarsi come singolo, perché Dio può prescrivergli un comandamento singolare che sfida e offende le leggi dell'etica.<br>Nella vita etica, per Kierkegaard, l'uomo conosce cos'è buono e giusto e cosa non lo è; nella sfera della religione invece non può più appigliarsi a questi valori. Egli è solo, completamente solo davanti a Dio. L'uomo religioso, "il cavaliere della fede" per eccellenza è incarnato da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abramo">Abramo</a>. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abramo">Abramo</a>, il padre dei credenti, primo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patriarca_(ebraismo)">patriarca</a> del popolo ebraico, vive fino a settanta anni nel rispetto della legge morale. Solo allora viene premiato da Dio col miracolo di ricevere un figlio, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isacco">Isacco</a>, da Sara, la moglie ormai anziana, e vede dunque appagato il desiderio tanto vivamente sentito di avere una discendenza legittima. Ma <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dio">Dio</a>, per mettere alla prova la sua fede, gli ordina di sacrificare a lui questo figlio, il suo unico figlio. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abramo">Abramo</a> non esita a intraprendere il sacrificio e decide di fare eccezione alla legge morale che prescrive di non uccidere. Sennonché, all'ultimo momento, interviene l'Angelo del Signore e ferma la sua mano che sta per immolare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isacco">Isacco</a>. Abramo quindi calpesta i valori dell'etica comune del tempo, comportandosi da credente e non da buon padre perché l'unica giustificazione per il suo gesto sarebbe stata ascrivibile alla volontà divina. Abramo è pronto ad ubbidire, non invoca contro il cielo per il comando di Dio apparentemente crudele. Dio gli ha permesso di avere quel figlio miracolosamente da sua moglie sterile, Dio può chiedergli qualsiasi cosa, anche di sopprimerlo in Suo sacrificio. Abramo ha fede anzi è <em>l'eroe della fede</em>. Proprio in questo consiste l'ubbidienza, ubbidire subito e incondizionatamente, all'ultimo momento. Abramo non riflette, ubbidisce. Se Dio comanda, vuol dire che quel comando è giusto! Abramo non valicò con le riflessioni i limiti della fede. La fede consiste proprio nel "paradosso" per cui esiste un'interiorità incommensurabile con l'esteriorità. Nel momento in cui entriamo in rapporto con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dio">Dio</a>, con il fine supremo e ultimo della nostra vita, tutto il resto deve eclissarsi: nella religione ci dobbiamo abbandonare completamente a Dio ed avere fede in Lui al di sopra di tutto, come fece <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abramo">Abramo</a>, anche contro i dettami dell'etica. Non c'è dunque continuità fra la vita etica e quella religiosa. Tra esse, anzi, c'è un abisso ancora più profondo che tra l'estetica e l'etica. La vita religiosa è esistenza vissuta al di fuori e al di sopra dell'etica, in conformità con la fede.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-17 19:08:47 UTC</pubDate>
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         <title>Kierkegaard distingue il gesto di Abramo (l&#39;eroe religioso) da quello di Agamennone (l&#39;eroe tragico). Agamennone è il comandante supremo dei Greci nella guerra contro Troia, che accetta il sacrificio della figlia per placare la dea Artèmide (la Diana dei romani).La vicenda di Agamennone è la seguente: la flotta greca deve trasportare gli Achei a Troia per punire la città del rapimento di Elena (moglie di Menelao, fratello di Agamennone), effettuato da Paride (figlio di Priamo, re di Troia). Ma la flotta rinvia la partenza di giorno in giorno per la mancanza di venti favorevoli. L&#39;indovino Calcante attribuisce questo fatto alla collera di Artemide, dovuta a un&#39;offesa che Agamennone ha fatto alla dea. Calcante rivela che Artemide si placherà solo se Agamennone le sacrificherà la figlia Ifigenia. E così, per permettere la partenza degli Achei, Ifigenia viene immolata sull&#39;altare della dea. Secondo Kierkegaard, quella di Agamennone non è, come quella di Abramo, una scelta religiosa, perché rimane entro i confini della morale. Infatti, come capo degli Achei, Agamennone ha il dovere morale di salvare il suo popolo: nella sua scelta fra la responsabilità di capo e quella di padre, si scontrano due princìpi morali, ed egli ubbidisce a quello che è superiore all&#39;altro. Abramo, al contrario, è andato oltre i confini dell&#39;etica, del bene e del male. La sua è stata una scelta esclusivamente di fede. Comunque, secondo Kierkegaard, nella fase religiosa ci lasciamo dietro l&#39;etica, ma senza abolirla. Infatti Kierkegaard precisa che l&#39;etica viene ben presto ripristinata dal comando singolare di Dio. Dio, infatti, ci fa compiere, per obbedienza di fede, gli stessi atti che ci sono imposti, sul piano subordinato dell&#39;etica, dalla nostra ragione. Ma, nella sfera religiosa, il caso del comando eccezionale, scandaloso, è sempre possibile.</title>
         <author>katia_orefice</author>
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         <author>katia_orefice</author>
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