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      <title>Cambiare i paradigmi dell&#39;educazione (1 Anno A&amp;M)  by UNI_PEDlet</title>
      <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43</link>
      <description>Analisi del video di Ken Robinson </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-02-17 14:29:48 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-03-04 16:28:07 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Video di Ken Robinson </title>
         <author>UNI_PEDlet</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://youtu.be/SVeNeN4MoNU</div>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/SVeNeN4MoNU" />
         <pubDate>2022-02-17 14:31:50 UTC</pubDate>
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         <title>Alessia Carli</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>L'educazione di tipo passivo che prevede l'insegnante in cattedra e lo studente che ascolta dal banco è stata adottata fin dalla nascita della scuola. E' una tipologia di apprendimento utilizzata ancora oggi e messa sicuramente in discussione da molti pedagogisti per una visione dell'alunno come una sorta di "tabula rasa" o "vaso da riempire". La buona educazione è quindi un mero trasferimento di informazioni da docente ad allievo? Personalmente non mi trovo totalmente in accordo. In parte sostengo che per imparare sia necessario ascoltare chi "sa di più" e trattenere, come una sorta di effetto spugna, il più possibile. Allo stesso tempo credo sia ottimo dare modo agli studenti di fare esperienze alternative che consentano a loro stessi di trovare la soluzione ai problemi, di esplorare e capire come funziona il mondo che li circonda. Oltre alla mia esperienza personale da studentessa riesco a dare un'opinione anche da insegnante in quanto ad oggi alleno nei corsi di ginnastica ritmica. In questo secondo caso la mia spiegazione teorica su un esercizio è tanto importante quanto la parte in cui la mia allieva prova singolarmente a svolgerlo. La personale esperienza di quest'ultima, gli errori che ha commesso, l'aiuto della sua insegnante e delle sue compagne la portano a svolgere l'esercizio correttamente. Insegnamento teorico (passivo) e pratico (attivo) sono efficaci quando lavorano in sinergia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:58:37 UTC</pubDate>
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         <title>Sebastiano </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062445811</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza scolastica sia pubblica che privata, posso affermare che la passione con cui un il corpo docenti porta avanti la sua professione, determinerà poi anche l'esperienza che uno studente riporta verso la scuola.<br>I piccoli gesti, l'interesse verso le difficolta e il saper percepire certi segnali, sopra tutto nelle scuole primarie, determineranno poi la voglia con cui un bambino/ragazzo prosegue il proprio corso di studi.<br>Troppo spesso secondo la mia esperienza il rapporto umano tra professore e alunno viene tralasciato, lasciando spazio solo a voti e vecchi schemi ben predefiniti.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:08 UTC</pubDate>
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         <title>SERENA ELISA </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Una delle cose che più mi ha colpito é stata l'illustrazione verso la fine del video di bambini che entrano in una fabbrica come fossero creati con un meccanismo di copia-incolla, considerati come macchine "imbuti" di informazioni. Io concordo pienamente sul fatto che il metodo di insegnamento italiano sia istituzionale, di vecchio retaggio, e concordo sul fatto che l'apprendimento sia diventato molto passivo. Il rapporto tra studente e insegnante è spesso assente se non addirittura conflittuale, e gli studenti sono stimolati ad imparare le informazioni a memoria, soprattutto perché abbiamo un metodo di valutazione in decimali, che ci "rappresenta" e con cui inevitabilmente poi noi ci identifichiamo. Con questo metodo scolastico, completamente improntato da nozioni teoriche spesso generalizzate, gli studenti escono dalle scuole spaesati, come d'altronde è successo a me personalmente, poiché durante l'insegnamento non si cerca in alcun modo di approfondire e stimolare le attitudini e predisposizioni di ognuno di noi. Spesso poi questo sentimento di abbandono porta gli studenti allo sconforto, al non sentirti adatti/abbastanza nel mondo. Fortunatamente ho scoperto questa università, che si sa distinguere dalle altre (per la maggior parte pubbliche) e che sa valorizzare le capacità di ognuno di noi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:14 UTC</pubDate>
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         <title>Leonardo Paloscia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il paradigma classico di educazione imposto dalla scuola dell'obbligo italiana richiede agli studenti di operare scelte di percorsi scolastici senza un adeguato aiuto o consulenza nella scelta. A 13 anni uno studente deve scegliere un indirizzo di studi e nella grande maggioranza questa decisione avviene senza nessun tipo di supporto attitudinale. A me è andata bene, mi sono diplomato in un istituto che mi ha formato bene, ma l'impressione che ho avuto io di ciò che è successo a tante persone a me vicine è che la scelta sia stata fatta senza adeguate informazioni su ciò che essa comportava, spesso decidendo di frequentare la scuola più vicina o più comoda. Questo dovuto al fatto secondo me che a 13 anni uno studente non è in grado ancora di operare una scelta così importante sul proprio futuro senza un adeguato supporto. Mi piacerebbe vedere in futuro per i miei figli una scuola che metta più al centro le attitudini dei ragazzi, che li sproni a cercarle qualora essi non riescano a trovarle e ad incoraggiarli a intraprendere percorsi di studi basati su attitudini personali e non comodità di frequenza, magari dividendo in maniera diversa i percorsi formativi in maniera che diano più tempo ai ragazzi di capire in cosa essi sono più capaci e come poter sfruttare al meglio queste capacità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:18 UTC</pubDate>
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         <title>Filippo Olivo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446037</link>
         <description><![CDATA[<div>Credo che a un ragazzo si debba far venire voglia di studiare facendolo vivere in un bel clima di classe e creando un buon rapporto con i professori. Nella&nbsp;mia esperienza personale ho frequentato sia scuole pubbliche che private; l'ambiente e il rapporto con i professori è completamente diverso, nelle seconde è molto più stimolante. Lo studio non deve essere solo una cosa pratica; ogni persona ha la sua peculiarità, la scuola come istituzione dovrebbe far fruttare i talenti di ogni ragazzo, di solito succede esattamente il contrario, si tende ad omologare gli studenti; il fatto di trattare tutti in modo uguale non corrisponde col trattare tutti nel modo giusto. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:20 UTC</pubDate>
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         <title>Elisabetta Testa</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446072</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella&nbsp;mia esperienza scolastica ho ritrovato una mancata passione per ciò che veniva insegnato e dunque per ciò che studiavo, si vede sempre ciò che si studia fino alla fine del liceo come un “obbligo”, una cosa forzata, penso però che dovrebbe evidenziare le inclinazioni di ognuno e promuovere la passione e le capacità verso di esse. Se c’è passione, ci sono anche i risultati. Si dovrebbe studiare per arricchire se stessi e non per arrivare esattamente a qualcosa di prefissato, per questo sono d’accordo con Robinson quando dice che ci vorrebbe una rivoluzione creativa della scuola e pensare l’istruzione in modo più aperto che superi questa “morte della scuola”. Credo in una scuola viva e in vera relazione con le persone e non in un insegnamento di tipo passivo. La scuola com’è costituita e pensata oggi la ritengo rigida, che porta appunto anche alla rigidità che si ha - soprattutto in Italia - rispetto all’ avere un titolo: penso che ad oggi sia ancora fondamentale averlo e l’università è di certo il metodo più completo e comune, questo peró è derivato di un pensiero sociale che sta alla base della nostra società e che porta a sua volta l’idea che ci voglia un programma uguale per tutti di base comune (circolo vizioso?). Credo che il titolo serva ma per una premessa “rigida” (non la definirei del tutto sbagliata) che sta alla base di tutto. Confido in una rivoluzione dell’istituzione scolastica e dell’istruzione in cui venga messo al centro l’individuo e che venga eliminata la rigidità tipica della scuola che noi conosciamo</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:22 UTC</pubDate>
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         <title>Alberto Braun</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446101</link>
         <description><![CDATA[<div>La standardizzazione scolastica è un concetto interessante; personalmente ritengo di essere stato fortunato, soprattutto nel percorso scolastico superiore. Mi trovavo in una realtà tutt'altro che arida e standardizzata, dove l'individualità veniva premiata e la scuola non era affatto una fabbrica di menti. Ritengo quindi che il pensiero proposto nel video evidenzi correttamente la maggior parte degli scenari scolastici odierni...qualche eccezione fortunatamente c'è e penso si debba lavorare per farla diventare la regola. Finisco dicendo che l'intelligenza non può essere misurata seguendo uno standard, proprio perchè ognuno di noi è diverso e ha delle qualità diverse che si valorizzano in contesti differenti; come dice un vecchio proverbio: se si costringe un pesce ad arrampicarsi su un'albero, sicuramente si sentirà stupido, proviamo però a farlo nuotare, li sarà fantastico.  </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:25 UTC</pubDate>
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         <title>Giacomo Buratta</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446466</link>
         <description><![CDATA[<div>Riguardo al titolo di studio credo che la sua validità sia molto soggettiva. Nella mia esperienza sono riuscito ad entrare nel mondo del lavoro sviluppando conoscenze e competenze da autodidatta, senza alcuna formazione scolastica o accademica, però per mia scelta e ambizione personale ho ritenuto che il modo più rapido e professionale fosse quello di iscrivermi all'università. Questo l'ho visto applicato in quanto al mio datore di lavoro non interessava il titolo di studio perchè molto spesso ragazzi neo laureati (anche in settori specifici) risultavano meno pratici e motivati di un ragazzo senza titolo al quale si dava fiducia e gli strumenti necessari per farlo crescere al meglio. La soggettività sta quindi in noi e nelle nostre ambizioni ma anche nei datori di lavori che sanno valutare e valorizzare le persone giuste. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:40 UTC</pubDate>
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         <title>Valentina Bitussi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446527</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi ritrovo nel pensiero espresso sull'omologazione come fine dell'educazione, in quanto nella mia esperienza scolastica ho sentito spesso pressione e contrarietà ad attività extracurricolari che uscissero dal semplice studio pomeridiano. Ritengo che la formazione teorica sia fondamentale e necessaria ma che non debba precludere la possibilità di esperienze differenti. La scuola dovrebbe incentivare coloro i quali hanno una vocazione e una passione e non forzarli a una scelta che vada ad escludere una delle due opzioni. Penalizzare un ragazzo perché impegnato nel sociale, perché artista, perchè sportivo... è la realizzazione di una volontà di omologazione degli studenti sugli stessi interessi e stili di vita e porta a limitare, circoscrivere ed esaurire entusiasmo e creatività. Una diversa attitudine non necessariamente porta a risultati inferiori. Ritengo la diversità una ricchezza e un dono, capace di portare un valore aggiunto anche in quello che è il sistema scolastico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:41 UTC</pubDate>
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         <title>Tairé Agostini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446669</link>
         <description><![CDATA[<div>l'intelligenza a parere mio si divide in una serie di abilità o forme di applicazione di conoscenza e sensibilità in parte innata. Essa può essere una intelligenza nel relazionarsi con gli altri esseri umani, un'intelligenza pratica, una magari più concettuale e astratta, in parte plastica. Questo per dire che le persone hanno qualità diverse e spesso ritengo che non vengano considerate nel sistema scolastico odierno, nel quale si categorizzano come nel video, gli studenti in base all'età o al sesso, mentre alcuni riuscirebbero ad ottenere il massimo dalle proprie capacità con altri metodi di insegnamento. Ritengo anche comprensibile che sia difficile modificare e adattare il metodo di insegnamento in base alle esigenze e potenzialità individuali, per questo ci vuole una soluzione che credo arriverà nel corso del tempo. Di sicuro cambierei una parte delle conoscenze considerate di base nelle scuole, in modo da fornire concetti e studi che possono essere frutto di autoanalisi e strumenti per aiutare a capirsi meglio.<br>Un altro argomento toccato nel video è quello sul copiare, considerato come una forma di collaborazione. Io ritengo invece che copiare o meglio ingegnarsi nel copiare stimoli l'astuzia ma anche una capacità di sintesi che si applica nella creazione di riassunti e concetti chiave quando si copia, questo processo molto spesso fissa i punti chiave di una materia in maniera molto efficace. Poi con internet possiamo consultare una quantità di conoscenza illimitata e in ogni momento, argomento che mette in discussione i nostri metodi di studio soprattutto nelle parti di semplice memorizzazione. Ovvio che il copiare tra compagni crea anche complicità, ma per quello penso sia più efficace semplicemente far interagire e creare connessioni tra gli studenti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:46 UTC</pubDate>
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         <title>Ruosi Lorenzo</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Per mia esperienza personale ho sempre notato che le scuole private hanno uno status symbol superiore, dettato dalle rette scolastiche e di conseguenza da chi le frequenta. Non sono per nulla d'accordo con l'opinione pubblica in quanto ritengo che ci siano molteplici istituti pubblici molto validi a cui ogni persona può accedervi.&nbsp;<br>Inoltre non condivido l'ideologia dell'unica risposta corretta unica in quanto si va ad eliminare le svariate risposte "corrette" che ogni individuo potrebbe affermare in base alle esperienze, modi di pensare ecc..</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:50 UTC</pubDate>
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         <title>Elena</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062446791</link>
         <description><![CDATA[<div>Dare per scontato che tutti abbiano le stesse competenze ed interessi, categorizzando gli studenti in base all'età e non sfruttando le potenzialità di ognuno. è dunque scontato che in età giovane, quando il cervello si sta sviluppando ed ha enormi capacità, si pensi alla scuola come una prigione e non come un'opportunità per crescere ed imparare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 11:59:53 UTC</pubDate>
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         <title>Verdiana Dall&#39;O&#39;</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447054</link>
         <description><![CDATA[<div>Sono d'accordo sul fatto che la scuola si limita ad una formazione di tipico accademico/classico. Essendo che provengo da un istituto tecnico ho sempre avuto a cuore questo tema perché spesso la mentalità italiana porta a generalizzare la formazione scolastica categorizzando tutto al liceo. Ritengo che questo tipo di mentalità sia poco aperta ad una formazione di tipo tecnico/professionale e che non ha niente da invidiare ad una formazione da liceo dato che rispetto a quest'ultimo si sviluppano anche competenze pratiche che al di là della formazione universitaria possono essere utili nella vita.&nbsp;Inoltre la maggior parte delle volte si sminuisce chi studia ad un'istituto tecnico/professionale perché si ritiene che il carico di studio sia inferiore al liceo quando in realtà cambia solo l'approccio e le materie che si affrontano. Allo stesso modo non concordo sul fatto che sia inutile fare una categorizzazione per età perché in qualche modo è necessario dividere gli studenti in classi di livello. Personalmente ho avuto un confronto con il sistema scolastico irlandese che rispetto a quello italiano non categorizza direttamente in età ma in mese di nascita, per cui in una stessa classe possono esserci studenti di annate diverse. Sarebbe bello trovare un modo per far progredire le classi per livello e non per età per dare le giuste opportunità a tutti ma allo stesso tempo si rischia di demoralizzare le persone che appartengono ad una classe di livello inferiore. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:06 UTC</pubDate>
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         <title>Camilla Zorzato </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447070</link>
         <description><![CDATA[<div>sono d'accordo con tutto quello che a detto il video, soprattutto con il fatto che i ragazzi vengono classificati in base al tipo di scuola che fanno e non in base alle proprie capacità. e conoscenze. Inoltre credo che in Italia ci sia una concezione diversa di scuola che in altri paesi non hanno.&nbsp;<br>penso ci sia una grande distinzione tra scuola pubblica e scuola privata che non dovrebbe esserci </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:06 UTC</pubDate>
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         <title>Anna Striuli</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447096</link>
         <description><![CDATA[<div>in base alla mia esperienza scolastica i docenti hanno sempre preferito, ed aiutato, gli studenti che avevano delle conoscenze molto teoriche, i quali passavano tutto il tempo a loro disposizione sui libri senza godersi la vita da adolescenti. infatti personalmente ritengo che sia importantissima l'educazione di tipo teorica ma ancora di più le conoscenze pratiche ma anche interpersonali che un individuo è in gradi di fare, così da riuscire a muoversi anche in un futuro nel mondo del lavoro e di riuscire a superare i momenti di crisi di ogni genere. Tutto parte secondo me sin dalla scuola dell'infanzia dove non si da peso alla "voce" di ogni singolo studente ma ci si basa su criteri convenzionali e ormai insiti nella mente di ognuno, come quanto uno legge o quanto tempo impiega davanti alla televisione, riflettendo questi criteri sulla scelta se una persona è intelligente o meno, creando così alienazioni, riprendendo il concetto marxiano del termine. oggigiorno il metodo scolastico standard non funziona più e dovrebbe evolversi in qualcosa puntato più sulle capacità di ogni singola persona, perché è vero che magari una persona può andare male in matematica, ad esempio, e un'altra potrebbe andare benissimo ma in altri ambiti magari prevarrà la prima, quindi tutti abbiamo le stesse capacità solo in ambiti diversi. l'aspetto gerarchico sicuramente non aiuta facendo sentire i più fragili in degli argomenti ritenuti "essenziali" meno importanti e capaci degli altri così da insinuare nelle loro menti questo concetto che si porteranno avanti per la vita.&nbsp;<br>Anche il fatto che nelle scuole medie cerchino di indirizzati a delle scuole superiori professionali o licei è una cosa inutile perché basano il tutto sulla media scolastica o sul comportamento in aula che non centrano minimamente con le capacità di ognuno che solo i singoli conoscono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:08 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Vellar </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>rispetto all'esperienza che ho nel mio periodo scolastico mi sono sempre chiesto come mai con gli anni che sono passati i progressi fatti, siamo ancora rimasti in una concezione della scuola, come appunto anche citato nel video, illuminista, in cui si dava spazio solo ad un determinato tipo di apprendimento e valorizzando solo alcuni aspetti e potenzialità degli studenti. A mio parere dovrebbe esserci una riforma che va a colpire direttamente il sistema scolastico, "svecchiandolo" dai suoi principi più antiquati, cercando sempre di più un tipo di scuola all'avanguardia che dia modo a tutti di esprimersi in base ai loro punti di forza</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:11 UTC</pubDate>
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         <title>Aurora Pasini</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Personalmente, per quanto riguarda il mio percorso scolastico, mi trovo molto d'accordo sul fatto che il rapporto che lega lo studente e il docente sia molto diverso all'interno di una scuola pubblica o privata. Questo a parer mio non è molto corretto in quanto credo che ogni persona, che abbia voglia di apprendere ed esprimersi, abbia l'opportunità di farlo, soprattutto senza paura di essere giudicato. Da questo fattore dipende poi molto l'approccio con il mondo esterno o lavorativo che lo studente si trova ad affrontare; e lo dico in quanto è stata la prima cosa che ho avuto modo di osservare.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:12 UTC</pubDate>
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         <title>Valentina Caffi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella mia esperienza trovo che fare delle esperienze pratiche e delle interazioni con i professori aiutino ad apprendere meglio i concetti. Alle medie ho frequentato la sezione musicale in cui avevamo delle lezioni private con il professore dello strumento scelto ma anche di gruppo, questo ha aiutato ad instaurare un rapporto diverso per ciascun studente con il professore, ma anche a riuscire a suonare in gruppo. Alle superiori però si notava la poca voglia di approcciarsi ad ogni studente in modo singolo, perché i professori sono fermi alla tabella di valutazione dall'1 al 10 senza riuscire a capire quali siano veramente le abilità che ogni studente ha e un modo per aiutarli. Per la scuola non è più importante imparare ma bensì avere una media complessiva superiore al 6, per questo gli studenti non gli interessa imparare veramente un concetto ma preferiscono usare le scorciatoie, come copiare, perché la valutazione è più importante di tutto il resto. ogni studente deve avere pari possibilità di imparare ma in modo unico e nel metodo che ritiene più giusto, sia in modo cognitivo e sia in modo pratico. Non è il voto che può definirti intelligente o stupido. I professori non riescono a stare dietro ai cambiamenti, anche perché non posso con il metodo che c'è ora, nessuno però può biasimare gli alunni a lasciare la scuola o a finirla e non volerne più sapere dello studio. L'università deve essere fatta per la voglia di conoscere e imparare cose nuove specializzate in ciò che ci interessa, non per ottenere un lavoro migliore dopo la laurea, certo quella è una bella conseguenza però conosco persone che anche senza lauree è riuscita ad arrivare molto in alto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:22 UTC</pubDate>
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         <title>Carlo </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella mia esperienza scolastica durante la scuola dell'obbligo ho subito numerosi tipi di insegnamento da molti insegnanti e principalmente molti di questi in maniera passiva, studiare pedagogia mi ha aiutato inquartò ho capito l'importanza di una formazione attiva, concentrata sulla partecipazione dello studente. Inoltre sperimentando anche dei modelli educativi esterni al contesto italiano mi è stato fin da subito evidente che il metodo educativo era differente non solo nel rapporto docente-studente, ma soprattutto nell'atteggiamento dei primi, più appassionati e propositivi. Un confronto con un docente della mia scuola superiore mi ha segnato particolarmente perché fuori da un contesto di insegnamento mi ha trattato come una semplice persona con cui dialogare e ciò mi ha aiutato a capire quali fossero le dinamiche all'interno del panorama scolastico. Credo che delle prove vincolanti e univoche come l'esame di stato non rispecchino le vere competenze degli studenti e una prima apertura alla valutazione complessiva del percorso scolastico com'è avvenuto nel mio istituto negli anni "dell'esame covid" mosti la necessità di un cambiamento. Infine strumento che reputo utile e che ho ritrovato nel mio soggiorno studio in Irlanda sono i questionari di valutazione degli insegnanti e ritrovare questo nella mia università mi ha sorpreso positivamente dopo aver passato molti anni in un contesto educativo chiuso e nel quale l'opinione dello studente contava poco.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:27 UTC</pubDate>
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         <title>Sandri Nicholas</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447546</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi ritengo molto d'accordo con gli argomenti trattati e criticati nel video, il sistema educativo scolastico al giorno d'oggi non riesce a valorizzare le varie intelligenze di una persona ma si limita a 'sagomizzare' le persone facendole praticare un'intelligenza teorica passiva con regole rigide e ferree limitando appunto il processo di pensiero divergente.</div><div>C'è da dire che il processo per cambiare l'istituzione scolastica la si veda molto complicato da rivoluzionare ma andrebbe fatto con un processo lungo e lento.</div><div>In alternativa a questa istituzione sono nate le scuole private dove appunto io ne ho fatto parte. nella mia esperienza non si verificava un procedimento di disuguaglianza tra professori-alunni o all'interno dello stesso gruppo di alunni, davano più importanza alla persona stessa nella sua complessità che allo scopo del raggiungimento quale quello del voto, lasciando allo studente le libertà di applicarsi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:30 UTC</pubDate>
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         <title>MARTINA BETTO</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447713</link>
         <description><![CDATA[<div>Riprendo il concetto della perdita della creatività e del copiare. Sono d'accordo con il fatto che a scuola venga insegnata solo una risposta giusta o sbagliata, non penso sia giusto, la scuola stessa dovrebbe insegnarci a "vivere" ,adattarci a varie situazioni e non sempre c'è un solo comportamento giusto o uno sbagliato quando ci troviamo davanti ad un problema. Lo trovo sbagliato anche perchè esistono più tipologie di intelligenze che dovrebbero essere affrontate in modi differenti, nel sistema scolastico questo non succede. Forse è proprio per questo che alcuni studenti ricorrono al metodo del copiare. Non la vedo come una vera e propria scappatoia, nelle mie esperienze ho incontrato compagni che impiegavano più tempo a trovare un modo per copiare ed organizzarlo piuttosto che studiare e prepararsi bene, perchè convinti che solo studiando non sarebbero arrivati alla sufficienza. Personalmente penso che tutti almeno una volta lo abbiano fatto, probabilmente perchè non ci è mai stato insegnato un metodo di studio efficace, adatto alla nostra intelligenza. Io stessa dovevo cambiare metodo più volte in base alle materie e soprattutto ai professori che richiedevano sempre cose differenti. Non penso quindi ci siano persone più intelligenti o meno, semplicemente esistono persone la cui intelligenza si adatta maggiormente alle richieste scolastiche e altre invece che vengono capite meno.<br>Nelle mie esperienze spesso è capitato che alcuni professori non considerassero neanche gli alunni che andava male nella loro materia, quando invece secondo me dovevano aiutarli maggiormente capendo come insegnare loro, a seconda della loro intelligenza. Concludendo, c'è troppa generalizzazione e omologazione, il singolo ormai non è più visto come tale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:38 UTC</pubDate>
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         <title>Lovison Linda</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447826</link>
         <description><![CDATA[<div>Spesso, come affermato nel video, il sistema scolastico, in particolare quello italiano, tende ad "alienare" gli studenti che non trovano più un senso in quello che fanno e che sono sempre meno spinti a frequentare l’università, fermandosi ed accettando anche mansioni inferiori. Penso che questo succeda in quasi tutte le scuole italiane e forse per la maggior parte nei licei. Arrivata alla fine della quinta, non trovavo più un senso a quello che studiavo, nemmeno alle materie d'indirizzo, e di certo i professori non aiutavano noi studenti ad approfondire la nostra curiosità o a riscoprire la passione per un determinato argomento, che nel corso del tempo è stato quasi "sopraffatto". Questo succede anche ad altri miei amici ed amiche, che, arrivati alla fine delle superiori, si trovano quasi ad "odiare" quello che fanno, a non sopportare più nulla delle lezioni e a non trovare più nulla di speciale in ciò che studiano. Questo è probabilmente perché il sistema scolastico italiano è fermo da anni ad un modello troppo "statico", dove ogni studente si ritrova a studiare le stesse cose, gli stessi argomenti, praticamente 2 o 3 volte nel corso della propria vita scolastica, arrivando a non riuscire più ad apprezzare nulla. Inoltre, tutto ciò ci porta ad odiare la scuola, che iniziamo a vedere come un luogo dove si ripetono sempre le stesse cose, senza mai nulla di innovativo e senza alcuna "novità". Personalmente, non vedevo l'ora di finire il liceo perché ormai ogni materia non mi trasmetteva più nulla e, nonostante me la cavassi abbastanza bene, non avevo più stimoli per continuare a studiare, nonostante all'inizio le materie mi piacessero. La scuola e i professori dovrebbero essere più attenti a non lasciare indietro gli alunni, a coinvolgerli maggiormente anche per permettere di loro di trovare la voglia di continuare gli studi e non fermarsi mai.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:44 UTC</pubDate>
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         <title>Michele cavallone</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062447980</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto al video proposto, ritengo che l’istituzione scolastica debba evolvere, c’è bisogno di maggior valorizzazione del rapporto studente-docente, credo sia necessaria una rivalutazione del modo più che dei contenuti, servirebbe far comprendere agli studenti che ciò che studiano serve a loro per migliorarsi e non solo per ricevere il cosiddetto “pezzo di carta”, discorso che si collega direttamente al tema del “copiare” , copiare credo sia una semplice forma di approccio “fast” al conseguimento del titolo, ma priva lo studio e l’istituzione scolastica della sua vera essenza.<br>Inoltre ritengo che in tempi moderni come questi dove oramai esistono millemila modi di incrementare le proprie income passive, la necessità di studiare sia diminuita e quindi sia in corso una svalutazione del titolo e dei percorsi di studio.<br>In sintesi il cosiddetto “ percorso del topo” non piace più alle persone, che invece preferiscono di più cercare strade alternative, il che sta creando delle tendenze a mio modo di vedere erronee, sarebbe più funzionale cercare di crearsi un percorso del topo personalizzato, l’istruzione non dovrebbe essere vista come una sofferenza ma come una possibilità e sicuramente da questo punto di vista è necessario un cambiamento alla base dell’istituzione della scuola, credo sia necessario, in sintesi: fortificare rapporto docente-studente, svalorizzare il voto, accompagnare gli studenti nella ricerca della consapevolezza di che cos’è l’istruzione, valorizzare di più il connubio pratica-teoria.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:00:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Beatrice Cavallin</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448186</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella mia esperienza scolastica mi sono spesso imbattuta in modelli di insegnamento standardizzati, come veniva citato nel video, e chi non riusciva ad apprendere in quella determinata maniera (trasmissiva/nozionistica) non era  considerato un bravo studente. Quello che non era preso in considerazione è che ognuno di noi ha un diverso metodo di apprendimento e per questo motivo non bisogna fissarsi solo in una determinata modalità di insegnamento/apprendimento, bisogna essere flessibili e mettere gli alunni nelle condizioni di esprimersi al meglio. Io per esempio mi trovo bene a studiare facendo mappe e schemi, ma non è detto che questo mio metodo sia valido per un mio coetaneo. Quindi è importante offrire tante metodologie e risorse diverse per favorire ogni singolo studente. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:08 UTC</pubDate>
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         <title>Luca Vettorello</title>
         <author>lucavetto10</author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448411</link>
         <description><![CDATA[<div>Esperienza personale: alle medie i miei insegnanti mi reputavano adatto per un istituto professionale e quando dissi di aver scelto un istituto tecnico iniziarono a sorridere dicendomi che non ce l'avrei mai fatta, e che anzi mi sarei pentito della mia scelta, cambiando scuola scegliendo quella professionale e che sarei andato a lavorare subito dopo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:19 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Beatrice Bizzotto</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448508</link>
         <description><![CDATA[<div>La scuola è diventata sempre più passiva e alienante, agli studenti non interessano più le materie che si studiando essendo, per la maggior parte delle volte, solo teoriche o di antico stampo. Sarebbe opportuno proporre delle materie che curino la persona, la personalità, le competenze di ognuno.<br>La scuola ha bisogno di applicare le conoscenze e le abilità praticamente: attraverso stage, incontri, formazioni personali...<br>Deve adattare i programmi alle esigenze degli studenti, perché oggi si ha bisogno sempre più di socialità, di fare gruppo vivendo in un mondo digitale sempre più introspettivo e solitario.<br>I professori non mettono impegno e passione in ciò che insegnano, non coinvolgono gli studenti, anzi puniscono solamente, senza realmente vedere quali sono le loro esigenze.<br>Se parlo di esperienze personali, mi reputo fortunata, nel mio percorso scolastico ho sempre avuto grandi insegnati che mi hanno portato a crescere non solo come studentessa, ma anche come persona, a essere consapevole delle mie capacità e abilità, ma anche dei miei limiti. Servirebbero più docenti così, che ti insegnino a vivere piuttosto che assimilare informazioni che, lungo andare verrano dimenticate, perché fuori dai nostri interessi.<br>La scuola deve essere un luogo di inclusione, che parli di temi attuali e interessanti, che molto spesso, non vengono nemmeno toccati, lo studente ha bisogno di essere costantemente stimolato da cose sempre nuove, diverse dall'ordinario.<br>Il sistema scolastico è ormai obsoleto, vecchio che non sta al passo con l'evoluzione emotiva, cognitiva, mentale, sociale dei giovani di oggi, deve riformare i metodi e le sue applicazioni.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:24 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giovanni Zanon </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448676</link>
         <description><![CDATA[<div>Il punto nel quale sono riuscito a rispecchiarmi maggiormente e a trovarmi completamente d'accordo riguarda la marginalizzazione di ciò che riteniamo importante a favore un percorso forse più sicuro e standardizzato. Questo aspetto l'ho vissuto l'anno scorso quando mi sono iscritto ad economia a Padova. Infatti avevo scelto quella facoltà, nonostante non mi entusiasmasse particolarmente, per il prestigio che mi avrebbe potuto dare a livello lavorativo, andando così ad escludere a priori facoltà ritenute dall'opinione generale come "inferiori".</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:29 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Veronica</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448944</link>
         <description><![CDATA[<div>Credo che la scuola dell'obbligo credo che la valutazione nel tempo sia diventata più importante delle conoscenze apprese e che molte volte non si venga valutati in base al merito ma in base alle preferenze dei docenti. Nel percorso scolastico le competenze teoriche e pratiche vanno sviluppate in modo uguale e bisogna considerare che non tutti siamo portati per lo studio o la pratica allo stesso modo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:42 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Federico Moscetti </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062448948</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel video viene detto che la scuola ci insegna che esiste una sola risposta ma secondo me quest'affermazione non è del tutto veritiera, nella mia esperienza al liceo classico ho avuto professori che insistevano sull'idea di ricercare significati e risposte ulteriori a quelli palesi, spesso ci venivano assegnate traduzione di testi da dover compiere a casa e una volta in classe si confrontava la propria traduzione con quelle degli altri studenti e con quella del professore che non si imponeva come unica verità ma che addirittura cercava di migliorare la propria traduzione con le idee degli studenti. Nel mio percorso scolastico alle superiori non mi sono mai sentito oppresso dall'idea che la risposta esatta è solo una anzi sono stato spinto ad approfondire le risposte che trovavo per migliorarmi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:42 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Erica Busatto</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062449082</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto al video visionato sono d'accordo sul fatto che un tempo, la scuola simboleggiava un luogo in cui bisognava dare il massimo per meritarsi un posto all'università ed assicurarsi poi un lavoro piacevole e stabile. Oggi invece, a causa dell'incertezza economica, gli studenti, nonostante gli sforzi e i titoli scolastici, non riescono lo stesso a trovare un impiego. Secondo la mia esperienza, questa incertezza del futuro, fa sentire la maggior parte degli scolari svogliati, tanto da frequentare gli studi malvolentieri e con il minimo sforzo. L'unico fine è ottenere un titolo, un pezzo di carta, che possa attestare la fine degli studi (talvolta conclusi con risultati minimi). Il mio pensiero è che quindi, a causa di metodi di insegnamento inadeguati che non valorizzano i traguardi degli studenti, l'istruzione venga svalorizzata. Essa infatti non viene più riconosciuta dagli alunni come un privilegio e un piacere, ma come un processo obbligatorio che molti non vedono l'ora di finire. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:01:49 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Spinosa Damiano</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062449266</link>
         <description><![CDATA[<div>Secondo me il primo punto da prendere in considerazione e che gli studenti non sono numeri ma bensì PERSONE e per questo hanno dei pregi e difetti. in base alla mia esperienza&nbsp; è stata sempre fatta una differenza netta tra chi era portato e chi no per la scuola(dai professori); questo solo perché ai prof bastava che tu fossi in grado di imparare un argomento a memoria&nbsp; saperglielo dire. secondo questo è completamente sbagliato perché se un argomento non viene compreso e assimilato non puoi dire di averlo studiato.<br>La scuola e inoltre molto discriminatoria a causa nel percorso superiore che hai scelto; basta pensare all'alternanza scuola lavoro che nei licei e di 200 ore, invece negli istituti tecnici professionali e dalle 400 in sù. Questo perché, secondo la scuola, un liceale non ha bisogno di "sporcarsi le mani" perché sarà chi comanderà la classe operaia del futuro(tecnici e professionali)<br>Nel video si parla del fatto che copiare ci viene imposto come comportamento sbagliato. Secondo me essere in grado di adattarsi alle situazione e uscirne con metodi originale e alle volte strampalati dovrebbe essere una cosa che venga incentivata poiché molte volte nella vita ti troverai in situazioni difficili ed essere in grado di uscirne sarà un plus.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:02:00 UTC</pubDate>
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         <title>Elisa Cerri</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062449328</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel video di Ken Robinson è stato trattato il tema di un educazione passiva basata principalmente su insegnamento teorico e nozionistico. Nella mia esperienza scolastica (liceo linguistico) i professori pretendevano che i ragazzi avessero delle conoscenze tali da parlare con un madre lingua, non c'è mai stato un legame tra alunno e professore, ma essi si sono sempre basati sullo spiegarci aspetti teorici. Il nostro obiettivo nel momento della valutazione era ricordarsi il più possibile. Questo ritengo sia una metologia completamente sbagliata in quanto una volta finita l'interrogazione/verifica tutti i concetti appresi per via memoristica si vanno a perdere. Non c'è stato uno studio critico, non abbiamo rielaborato i concetti ma abbiamo solo riportato quello che è stato scritto da un determinato autore di un libro.Fortunatamente la mia esperienza universitaria sta prendendo una piega favore, in quanto oltre che alla teoria, ci viene. richiesto di elaborare in maniera personale ciò che viene insegnato in un determinato corso. Coì da poter tirare fuori anche la propria personalità. Un'altro aspetto che mi ha particolarmente interessata è il fatto che in passato  l'impegno, lo studio ti portavano ad avere un buon lavoro, era qualcosa di assicurato, forse perché non molte persone a quel tempo si potevano permettere di studiare. Oggi giorno laurearsi è quasi diventato un obbligo, un qualcosa di necessario per poter resistere in questo sistema basato prettamente su un interesse economico. Ma la cosa più grave è che ciò non ti assicura di accedere ad una carica elevata. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:02:03 UTC</pubDate>
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         <title>Jaary Lacchin Giangaspero</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062449378</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi trovo particolarmente d'accordo con tutti i temi trattati nel video al di fuori del discorso che considera le università non prettamente necessarie per avere successo in una futura carriera lavorativa. L'università serve a specializzarsi e affinare delle conoscenze/capacità essenziali e che ti permettono di non sentirti inadeguato in un futuro lavoro. Con le capacità sviluppate nella scuola dell'obbligo non mi sarei mai sentita pronta ad iniziare una carriera lavorativa perché ritengo necessaria una specializzazione e ciò si collega alla divisione netta imposta nella scuola, che va da elementari a superiori, tra studio pratico e teorico, dove il fatto di prediligere l'acquisizione della teoria rispetto alle capacità pratiche, non fa altro che dividere, porre insicurezza e svantaggiare qualsiasi studente che non rientra nella ideologia di "bravo studente, devoto allo studio delle teoria". Questo senso di distacco e esclusione porta inevitabilmente all'abbandono degli studi, e questo si può notare grazie alla percentuale dei ragazzi che lasciano la scuola o comunque decidono di non continuarla. A mio avviso l'errore di base sta nella nostra società, nell'idea di porre degli schemi (antiquati) dentro ai quali i ragazzi devono rientrare per evitare di sentirsi "incapaci". L'errore di base sta in una società retrograda che non si aggiorna e non capisce e non sostiene la necessità di un cambiamento gridato a gran voce dagli studenti italiani. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:02:05 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Borsin</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Durante la mia esperienza scolastica ho riscontrato il fatto che molto spesso, soprattutto alle elementari e medie, l'andamento scolastico era sempre influenzato dal rapporto che si aveva col docente: se ti "odiava" a facevi bene, comunque non arrivavi al voto di altri compagni di classe.&nbsp;<br>Inoltre l'apprendimento passivo è una cosa che non genera interesse&nbsp; verso una materia che, magari insegnata anche in maniera attiva, possa instaurare una passione nello studente</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:02:52 UTC</pubDate>
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         <title>Giada Pessotto</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062450422</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi torvo d'accordo sul fatto che la scuola è un organismo&nbsp; sempre più passivo, questa non permette al singolo di sviluppare la sua creatività. Ho notato anzi, anche sulla base della mia esperienza, che ogni alunno viene guidato in un percorso che lo porta ad uniformarsi e a diventare una copia di chi ha attorno perdendo talvolta la sua identità. Nel sistema scolastico che ho seguito ho potuto vedere come la creatività che il bambino all'asilo ha e cerca di esprimere in qualsiasi modo viene meno -quasi viene imposto di respingerla e soffocarla-, dando ampio spazio invece a nozioni apprese mnemonicamente e poi dimenticate al solo fine di ricevere una buona valutazione al momento del compito. Io credo che la scuola sia un organo passivo anche perché, sempre rifacendomi alla mia esperienza, vedo come questa crei ampio divario tra chi ha ottimi voti o capacità economiche e chi al contrario, sebbene più creativo, non presenta le caratteristiche sopra citate, andando ad escludere a priori. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:02:56 UTC</pubDate>
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         <title>Daniel Curcione</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062450588</link>
         <description><![CDATA[<div>Perché non trattiamo l’istituzione scolastica come un’azienda qualsiasi e la analizziamo nei processi, cercando di migliorarla, ottimizzarla, e portarla a profitto (culturale in questo caso)?</div><div>L’insegnamento one-to-many soprattutto nei primi 15 anni di età risulta fallimentare e non porta a risultati soddisfacenti. I ragazzi si ritrovano a fine delle superiori demotivati, hanno una cultura scolastica che li ha portati a pensare che “studiare” significhi apprendere delle nozioni, non hanno la capacità critica per poter scegliere la strada per il proprio futuro, sono abituati ad appoggiarsi a scelte convenzionali derivanti dai genitori, dagli amici o dai vecchi insegnanti che si sono fatti un’idea del soggetto solo analizzando le valutazioni nozionistiche e mai quelle creative, emotive, relazionali.</div><div>Pensare di rivoluzionare anche il processo di selezione degli insegnanti e non permettere di diventare professore solo perchè si è in graduatoria, ma formare con percorsi psicologici, sociologici e pedagogici in maniera approfondita queste figure, e farle arrivare a scegliere questa professione non come “ripiego” o piano B ma per pura passione, dedizione e capacità di relazione.</div><div>A livello di insegnamento, favorire i lavori di gruppo (e insegnare ai ragazzi come si deve fare un lavoro di gruppo e non abbandonarli all’autogestione) potrebbe essere un primo passo per migliorare le competenze sociali ed emotive dei ragazzi. Dare ad ognuno la possibilità di esprimersi in diversi campi alternativi e selezionati, e mai obbligatori, favorendo a chi è appassionato di sport più ore di attività fisica, e chi amante della musica e poco portato per l’atletica un ripiego nelle stesse ore di altre attività musicali.</div><div>La creazione di spazi in comune all’interno dell’istituto, ben curate e adeguate alla vita interna del campus, potrebbero essere un ulteriore elemento che avvicina i ragazzi a fermarsi a scuola e studiare insieme, seguire lavori di gruppo, stringere amicizie con persone di altre classi ed anni di età e soprattutto far vivere la scuola come luogo di “appartenenza” e socialità, che permetta a tutti gli studenti di esprimersi e viversi anche al di fuori delle ore di lezione.</div><div>Ovviamente è difficile pensare a come riformare un ambiente nel quale siamo cresciuti, ma penso che approcciando il problema con una mentalità di innovazione e pensando alla scuola come una vera e propria azienda in difficoltà, sviluppando dei team di professionisti come sociologi, psicologi, insegnanti, pedagogisti e manager, si potrebbero realizzare dei prototipi di scuola ‘ideale’ e come fosse una vera azienda, selezionare quali iniziative sono migliori, più appurate, che portano più risultati e benessere e soprattutto un aumento di capitale culturale. Infondo il “si è sempre fatto cosi” non ha mai portato buoni risultati in campo aziendale. E forse la scuola dovrebbe analizzarsi allo stesso modo?</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:03 UTC</pubDate>
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         <title>Alvise Canella</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062451447</link>
         <description><![CDATA[<div>dei punti affrontati, ritengo che due siano particolarmente importanti: la differenza di relazioni interpersonali che avvengono tra università pubblica e privata, e la predominanza di una educazione cognitiva piuttosto che pratica durante la scuola dell'obbligo.<br>Riguardo al primo punto, avendo frequentato Ca' Foscari prima di IUSVE (nonostante quest'ultima non sia esattamente privata) ho notato un trattamento dei docenti nei confronti degli studenti completamente diverso. Nella prima citata, sin dal primo giorno ci si rende conto di essere un semplice numero nel fiume di studenti che affluisce all'università, i rapporti con i docenti si limitano strettamente al tempo passato in aula, motivo per cui se si rimane indietro di qualche lezione diventa molto difficile rimanere al passo con l'apprendimento, cosa che si è amplificata spaventosamente con l'avvento del Covid, dove molti studenti come me si sono ritrovati soli, senza direttive specifiche e senza un aiuto nell'orientamento degli studi online (cose facilmente attuabili come un remake del sito internet, o come l'approvigionamento di materiali didattici online per potersi preparare correttamente per un esame).<br>Per il poco tempo trascorso fino ad ora qua in IUSVE posso affermare che ci sia chiaramente molta più attenzione nei confronti degli studenti, che non vengono trattati come semplici "numeri" bensì sono spesso spronati ad essere partecipi e pure a condividere il proprio bagaglio culturale e le proprie esperienze in modo da poter imparare anche piccole cose da persone diverse.<br><br>il secondo punto, riguardante la&nbsp; maggioranza dell'educazione cognitiva in confronto a quella pratica, penso sia capitata sotto mano a molte persone.<br>Lo capisci quando ti relazioni con una persona che magari dal punto di vista accademico è ineccepibile, ma quando si tratta di fare cose molto più semplici, più pratiche, sembrano smarrite e non in grado di saperle affrontare.<br>Probabilmente è la cosa che più infastidisce le persone che invece hanno meno capacità nello studio classico, ma che al contrario messe di fronte a situazione di vita normale riescono a destreggiarsi in maniera più agile</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:29 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Matteo Carraro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062451477</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza personale seguendo le tematiche trattate nel video "Cambiare i paradigmi dell'educazione" penso di poter confermare che il sistema attualmente presente in Italia sia un sistema "vecchio" ed obsoleto. Basti pensare al semplice voto che va a definire chi siamo o chi saremo in un futuro. Spesso si associa ad ogni alunno una valutazione che a mio avviso non serve ad imparare e tanto meno ad ampliare il nostro bagaglio culturale. Oggigiorno gli alunni affrontano interrogazioni e verifiche con il semplice obiettivo di ottenere il voto più alto, tralasciando il vero obiettivo scolastico, ovvero acculturarsi tramite i diversi insegnamenti dei docenti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:30 UTC</pubDate>
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         <title>Tommaso Chiurato</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452067</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza scolastica, penso che ci sia un divario troppo grande tra una scuola pubblica e una privata. Sebbene l'istruzione dei professori sia di uguale origine, si atteggiano, nel rapporto studente/docente, in due modi completamente diversi: nella scuola pubblica c'è un rapporto molto più distaccato e quasi monotono con lo studente, mentre nella scuola privata (anche se a volte può avere la reputazione della scuola in cui "paghi per essere promosso") si instaura una relazione con una certa enfasi tra lo studente e il docente. A mio avviso, aiuta in primis ad alleggerire la materia ma anche a fartela piacere e fartela studiare con più voglia e riguardo rispetto al proprio futuro.<br>Un altro aspetto toccato nel video, in cui mi sento in parte in disaccordo, è il fatto che la laurea non garantisca di trovare un lavoro. Quest'affermazione, secondo me, è in parte falsa, nel senso che la laurea può essere solamente un valore aggiunto, che aiuta a raggiungere un certo livello di mansioni che senza laurea risulterebbero molto difficili da raggiungere. Dall'altra parte, però, la laurea non sempre assicura un lavoro e tanto meno il tipo di lavoro ambito durante gli anni di studio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:51 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Alessia Dei Maddalena </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452073</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza scolastica, concordo con quando detto nel video a proposito di privilegiare in modo quasi totalizzante il pensiero estremamente razionalizzato secondo cui ci si debba omologare al modello o al pensiero che ti viene insegnato, piuttosto che un insegnamento volto alla capacità di saper ragionare, scovare strategie per arrivare in modo autonomo, e innovativo alla soluzione dei problemi.<br>Specialmente in un mondo in cui viene richiesta (sempre di più) la fondamentale capacità di problem solving, educare i ragazzi a fare le cose sempre in un certo modo (deciso e prescritto da altri) credo che sia alquanto controproducente.<br>Spesso nella vita ci troviamo di fronte a situazioni impreviste, davanti alle quali non siamo stati preparati.&nbsp;E davanti a a queste, ci sentiamo inadeguati, o non abbastanza pronti per affrontarle.<br>Ci convinciamo quindi di non essere mai all’altezza della situazione e per questo, di non poterlo fare.così facendo però, non facciamo altro che limitare noi stessi e le nostre potenzailità.<br>In molte situazioni non esiste un manuale di istruzioni valido per risolvere il problema.&nbsp;<br>Molto più utile sarebbe invece, saper scovare autonomamente le possibili soluzioni, (anche in conformità alla particolarità della situazione i questione).</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:51 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Francesco Vivian</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452158</link>
         <description><![CDATA[<div>Sono d'accordo con quanto detto nel video per quanto riguarda il fatto che alcuni alunni sono più bravi in certe materie o in certi momenti della giornata, e quindi vale lo stesso per la divisione in gruppi, che alcuni lavorano meglio in piccoli gruppi, altri in grandi gruppi e altri anche da soli. Perciò secondo me non ci si può su una linea standard di educazione perché ognuno esprime il meglio di sé in situazioni differenti e questa linea standard porta gli alunni a perdere la propria brillantezza in quanto non riusciranno&nbsp;mai a dare il massimo in situazioni a loro sfavorevoli. E quindi non possiamo classificare gli alunni in più o meno intelligenti perché la maggior parte delle volte quest'ultimi si trovano in delle condizioni dove non esprimeranno la loro miglior parte. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Chiara Mialich</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452224</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo aver visto il video posso dire, grazie alla mia esperienza passata, che il metodo d'insegnamento e educazione cambia a seconda dell'istituto che si frequenta.&nbsp;<br>Ho avuto la fortuna di passare sia 3 anni alle scuole medie pubbliche, dove la vitalità da parte dei professori era pari a 0 e non c'era alcun rapporto tra studente e docente, sia 5 anni in un istituto privata di grafica e comunicazione.&nbsp;<br>Se prendo in considerazione un punto che è stato toccato durante il video, ovvero il tema "dell'unica risposta sola", la differenza è notevole.&nbsp;<br>Ho passato solo le medie nella scuola pubblica, ma i feedback da parte dei miei amici esterni alla scuola che frequentavano una scuola pubblica confermano le mie teorie.&nbsp;<br>Nelle scuole pubbliche avviene proprio il modello del "c'è una risposta sola a fine del libro e non puoi guardarla e non puoi copiarla".&nbsp;<br>Nelle scuola private, il metodo d'insegnamento è molto diverso (non è di tipo passivo), e in certi casi i professori ti spronano a copiare ma poi ad interpretare (specialmente dal punto di vista grafico, dato che vengo da un tipo di istruzione come questa).&nbsp;<br><br>Mi trovo in disaccordo che il miglior apprendimento avviene in gruppi, perchè per la mia esperienza non mi sono quasi mai trovata a mio agio all'interno di un gruppo e sento solo il peso di altre persone. <br><br>Riguardo invece alla laurea, penso sia importante per la crescita di un individuo (non solo dal punto di vista scolastico, ma anche morale) conseguire questa tipologia di studio per trovare e conseguire i propri obiettivi. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:03:59 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giulia Monequi Catringue</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452493</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza personale per quanto concerne le tematiche toccane nel video sono assolutamente d'accordo che il lavoro di gruppo sia fondamentale, in quanto avendo capacità, conoscenze e personalità diverse, mettersi a confronto aiuta ad aumentare e sviluppare la crescita personale.<br>Inoltre ritengo che sia essenziale un pizzico di competitività per poter essere preparati al meglio a ciò che ci aspetterà in un futuro, preparazione che però potrebbe essere sviluppata grazie al supporto dei docenti che spesso viene a mancare.<br>Fin dalle scuole medie mi è stato detto "è brava ma non si applica",&nbsp; probabilmente perché non sono stata stimolata in modo corretto. Un episodio marcante è stato all'inizio della scuola superiore quando mi hanno esplicitamente detto che non ero portata per quel indirizzo(cat) non essendo abbastanza brava in matematica, giudicando il mio intelletto. Dopo cinque anni sono uscita con un diploma e delle competenze tali da essere subito chiamata da alcuni studi tecnici. Probabilmente se avessi dato ascolto ad alcuni professori e avessi cambiato indirizzo oggi non sarei dove sono. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:16 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giacomo Artuso</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452547</link>
         <description><![CDATA[<div>Basandomi sulla mia esperienza personale, ritengo che il percorso formativo svolto durante la scuola superiore non sia stato sufficiente a sviluppare delle competenze tecniche per poter iniziare fin da subito un percorso lavorativo. Affrontare le materie soltanto dal punto di vista teorico rende l'ambiente scolastico poco stimolante. Mi son reso conto dell'effettiva importanza dello studio di determinati argomenti soltanto dopo aver avuto un esperienza nel mondo del lavoro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:19 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Elisa Pillon </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452776</link>
         <description><![CDATA[<div>Sono d'accordo nel dire che la scuola offre un'unica risposta, un solo percorso educativo e non considera quelle che sono le diversità, le specificità di ognuno di noi. Spesso si tende a seguire un modello educativo univoco senza tenere conto che ogni individuo ha delle proprie attitudini e capacità diverse. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, non ho mai condiviso l'idea che i professori delle medie, al termine della terza media, dovessero dare un indicazione agli alunni su quale sarebbe stato il percorso di studi superiori più adatto a ciascuno. Credo che la scelta tra liceo, istituto tecnico o professionale, sia qualcosa che deve nascere da un indole personale e deve essere affrontata dal singolo, senza l'indicazione degli insegnanti che conoscono, noi studenti, solo in parte.&nbsp;Oggi la scuola è estremamente ancora classista, e in parte direi discriminatoria. Ritengo inoltre, che sia troppo improntata a fornire conoscenze più che competenze; bisognerebbe invece puntare a formare individui capaci di elaborare un proprio pensiero critico, e questo, portroppo è una carenza della scuola italiana di oggi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:30 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Isabella Rizzardo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062452795</link>
         <description><![CDATA[<div>Partendo dalle mie esperienze passate riguardanti l'educazione credo che non possiamo definire l'istruzione come una disciplina moderna ed evoluta perché in realtà è rimasta ancorata al passato e sembra non volersi smuovere da li: l'apprendimento è totalmente passivo, non c'è l'attenzione verso lo studente, o meglio, l'attenzione viene data solamente a determinate tipologie di persone che riescono ad accalappiarsi le "grazie" del docente. La maggior parte dei miei docenti delle scuole medie e superiori sembravano non essere mai stati dall'altra parte della cattedra, come se non sapessero cosa vuol dire essere studente.&nbsp;<br>Penso che dovremmo andare a scuola ed essere considerati come delle persone e non come dei numeri: siamo arrivati al punto di essere classificati intelligenti o meno in base ad una valutazione.<br>Credo che all'interno delle istituzioni scolastiche si stia tralasciando la cosa più importante: l'umanità.<br>C'è bisogno di un sistema che rivoluzioni quello precedente e riesca a far emergere le qualità di ogni studente, e il tutto dovrebbe partire da un docente che ami ciò che fa, ami trasmettere le proprie conoscenze e riesca a far emergere i valori di noi studenti che siamo seduti nei banchi ad ascoltare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:32 UTC</pubDate>
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         <title>Elena Franco</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453154</link>
         <description><![CDATA[<div>Credo che avere un titolo di studio più alto ti possa aiutare meglio nel mondo del lavoro perché ti offre maggiori possibilità. Nella mia esperienza personale la scuola superiore che ho frequentato non mi ha aiutata ad avere elevate competenze pratiche riguarda al mio percorso scolastico e quello che avrei potuto fare una volta finite le superiori. Sempre secondo la mia esperienza alle superiori non ho avuto sempre professori che mi abbiano fatta appassionare alle materie, quindi studiavo più per obbligo di farlo e non per passione. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:47 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453154</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Isabella Brugnaro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453159</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel video hanno toccato punti con cui sono d'accordo e altri che penso invece siano necessari all'interno della scuola dell'obbligo per apprendere qualcosa di concreto dall'istruzione. Ad esempio sono in parte d'accordo col fatto che l'organizzazione delle scuole sia simile all'organizzazione delle aziende e questo influisce molto il nostro modo di comportarci per un futuro lavorativo, essendo già preimpostata da parte della nostra esperienza scolastica. Inoltre, concordo col fatto che il nostro sistema scolastico soprattutto della scuola dell'obbligo sia un sistema vecchio e che debba almeno in parte modernizzarsi nell'insegnamento, altrimenti i giovani tendono a continuare a dimostrarsi disinteressati e svogliati di frequentare la scuola. secondo il mio punto di vista bisognerebbe in parte rendere il metodo di insegnamento più interessante e divertente. Essendo inoltre un'istituzione pubblica purtroppo è del tutto vero che gira attorno all'economia e che questo influenza diversi aspetti dell'istruzione, però avendo frequentato un liceo linguistico nonostante abbia studiato materie come fisica o filosofia, utili ma della quale non ero minimamente interessata, non c'erano materie riguardanti o vicine a economia e noi studenti siamo arrivati alla fine della quinta superiore&nbsp;con nessuna base per vivere la vita vera e propria. Inoltre collegandomi al discorso riguardante le lauree penso sia necessario conseguirle x ritrovarsi un qualcosa di concreto tra le mani però è anche vero che sempre meno i giovani sono interessati a diventare facoltosi, basandosi sui vari esempi moderni di coloro che fanno soldi anche senza una laurea o studio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:47 UTC</pubDate>
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         <title>Ida Cenedese</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453164</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Concordo sul fatto che siamo ancora legati a  paradigmi scolastici  che ad oggi non funzionano più, poiché portano alla progressiva perdita di creatività da parte del ragazzo, che non vive l'esperienza scolastica come momento di crescita, in cui può esprimersi, ma di costante valutazione in cui vale solo quello che fai e non chi sei, diventando un numero che scavalca in qualche modo la tua identità, facendoti sentire incapace, poco intelligente, solo perché un compito è andato male o vieni preso "di mira " dal professore. Questo si ripercuote nella tua vita personale, accentuata dal fatto che non solo i professori ti dicono che l'unica cosa che devi fare è studiare e dare sempre le migliori prestazioni, ma i tuoi stessi genitori, coinvolti indirettamente. Inoltre penso che il dividere in "intelligenti" e "non intelligenti" porti a trasformare un esperienza che dovrebbe essere condivisa e in cui tutti dovremmo aiutarci e sentirci in pari, a una sorta di competizione tra chi prende il voto migliore, chi prende il voto più alto, portando alla divisione e individualismo all'interno della classe, in cui ognuno pensa per se e alle proprie prestazioni, anziché dare una mano a chi ne ha bisogno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:47 UTC</pubDate>
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         <title>Laura Moressa</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453259</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel corso della mia esperienza scolastica, soprattutto durante le scuole superiori ma non solo, ho notato come ci fosse molte volte un insegnamento prevalentemente "passivo" e di poca interazione con gli studenti. Questa cosa a mio parere è un grande svantaggio perchè non stimola abbastanza gli studenti, soprattutto in quella fascia di età in cui dovrebbero essere stimolati e stuzzicati a partecipare attivamente in molte esperienze, come in quelle scolastiche.<br>Sicuramente nelle scuole private c'è una maggior interazione tra docenti e studenti, ma questo dovrebbe esserci ovunque.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:49 UTC</pubDate>
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         <title>Benedetta Alberton</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453320</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi trovo d'accordo con il pensiero secondo cui la scuola sia eccessivamente standardizzata e razionale e approvo la visione divergente di Ken Robinson. Ci troviamo ad affrontare ore e ore di lezione, seduti sui banchi e spesso veniamo privati della possibilità di poterci esprimere ed essere creativi. Il modello della fabbrica che viene applicato alla scuola imprigiona i ragazzi, privandoli della libertà di essere sé stessi e ponendoli all'interno di rigide categorie. Gli studenti possono soffrire di tale situazione tuttavia con l'andare del tempo tutto ciò diventa una abitudine e quindi il fatto di essere passivi diventa per loro una condizione di comfort. Inoltre mi trovo d'accordo con il fatto che la scuola divida le persone in intelligenti e non intelligenti. Personalmente credo che la scuola si basi sulla valutazione ricevuta per definire una persona come intelligente e non intelligente. Trovo ciò molto sbagliato in quanto porta le persone ad identificarsi con i voti che ricevono. Se una persona riceve una insufficienza si convince di non essere intelligente. Ciò abbassa la sua autostima e la porta a diminuire il proprio impegno adattandosi all'etichetta che l'insegnante gli ha attribuito attraverso quel determinato voto. Penso che oltre che dare più peso alla creatività bisognerebbe vivere la scuola con maggiore leggerezza senza che ogni parola e pensiero venisse sottoposto ad una valutazione. Gli studenti sono troppo condizionati dalla valutazione in quello che dicono e fanno. Ciò spegne ancora di più la libertà individuale e di conseguenza la creatività di ciascuno. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:04:52 UTC</pubDate>
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         <title>Jessica Favero</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453569</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto all'esperienza di istruzione che ho avuto ritengo che l'intelligenza non sia solo di tipo conoscitivo ma anche fondato sulla pratica.&nbsp;<br>Secondo alcuni professori dopo la scuola media quello che potevo permettermi era solamente un indirizzo professionale in quanto le materie riguardanti la conoscenza dei classici non erano il mio forte.&nbsp;<br>Nonostante l'opinione che mi era stata data ho deciso di frequentare un istituto tecnico dove le ore di laboratorio erano comunque maggiori rispetto a quelle di studio delle classiche materie e ne sono uscita quasi a pieni voti.&nbsp;<br>Non concordo quindi con l'idea che l'intelligenza sia basata sulla conoscenza dei classici.&nbsp;<br>Scrivendo questo pensiero mi è sorta spontanea un'altra riflessione. Perché quando mi è stato consigliata la scuola professionale ci sono rimasta tanto male?&nbsp; la risposta oggi la trovo nel fatto che un tempo l'idea era quella che maggiore era il titolo di studio maggiore erano le possibilità lavorative, ad oggi posso dire che è cambiata, non penso il titolo di studio faccia una persona, bensì tutto l'insieme di capacità che possiede (relazionali, comunicative e tutto quello che segue).</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:05:07 UTC</pubDate>
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         <title>Marta Beltramello</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453851</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella mia esperienza scolastica, ho sempre notato come il posizionare su diversi livelli gli studenti rispetto alla propria media dei voti, fosse riduttivo, in quanto considerava unicamente l'aspetto mnemonico e di abilità nello studio, vista la prevalenza di corsi puramente teorici, non considerando le competenze trasversali di ognuno come quelle relazionali, creative e caratteriali personali che generalmente erano più sviluppate nei livelli alla base di questa piramide.&nbsp;<br>Il fatto di venir inseriti in queste categorie, incasella in qualche modo gli studenti che non hanno spazio per far uscire la propria voce e i propri talenti, standardizzando le competenze e chiudendo le menti. Anche ora, per il tipo di istruzione che ho seguito, faccio fatica a lasciarmi al pensiero divergente, all'aspetto creativo che per troppo tempo è stato "rinchiuso" perchè non necessario nelle materie e nel modo di studio richiesto. Questo credo porti al problema del disturbo dell'attenzione, come citato nel video, che è sempre più diffuso. Lo studente non trova interesse in un argomento che vede distante a sé e fuori dal suo campo futuro di lavoro e di vita e automaticamente lo trova noioso, inutile e superfluo. In tutto ciò il metodo di insegnamento ha un compito per me fondamentale, perchè permette di suscitare l'interesse degli studenti anche in argomenti che fino a prima erano visti come un ostacolo, solamente contestualizzandoli. L'università porta avanti nel tempo queste problematiche, creando tutt'ora corsi e insegnamenti ormai "vecchi" e non sono più adatti al mondo contemporaneo in continua evoluzione. Credo nel percorso che sto seguendo ora, perchè mi permette invece di sviluppare skills specifiche, farmi crescere personalmente e professionalmente, soprattutto facendomi vedere l'aspetto pratico, concreto e reale anche di temi che non avrei mai visto altrimenti come interessanti. Il problema è che solitamente i corsi privati in Italia non sono riconosciuti come corsi di laurea e quindi poi seppur più formativi a livello pratico e preparatorio al mondo del lavoro, non sono valutati allo stesso modo nel pensiero comune e futuro anche lavorativo.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:05:23 UTC</pubDate>
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         <title>Asia Quadrelli </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062453918</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto all’esperienza che ho avuto con i miei professori mi sono sentita giudicata dal momento in cui ho preferito prendermi qualche mese per pensare meglio al corso di studi che avrei voluto intraprendere senza iscrivermi in un corso qualunque. Mentre secondo la loro opinione era sbagliato perdere tempo.  Per concludere penso che sia più giusto che una persona si prenda il suo tempo per pensare e capire quali sono i suoi obbiettivi, piuttosto che sentirsi obbligato a scegliere un percorso di studi e che dopo un anno  si renda conto che non è adatto alla sua persona ed è costretto a cambiare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:05:27 UTC</pubDate>
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         <title>Federico Zocco</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062454712</link>
         <description><![CDATA[<div>il percorso scolastico è caratterizzato da numerosi fattori indipendenti l'uno dall'altro, ed è un percorso a parer mio basato sulle scoperte. è un percorso a parer mio lungo ed incerto, in quanto non si è mai sicuri di arrivare fino in fondo dato che si possono trovare molteplici ostacoli. Trattandosi di un percorso in atto in età adolescenziale, si crede che sarà quello che ti formerà per tutta la vita e darà vita alla persona che sarai. Sono in disaccordo con tutto ciò: analizzando il fattore età, si trovano numerosi problemi personali difficili da affrontare, che spesso richiedono un aiuto e la scuola questo tipo di aiuto non lo offre, anzi ho notato come in alcuni casi possa mettere ancora di più in difficoltà il soggetto che dunque si trova in situazioni difficilissime, quasi estreme, in un età dove sicuramente non è pronto a gestirle. Ovviamente, non tendo a generalizzare tutto ciò, però faccio riferimento a quella che è stata la mia esperienza.&nbsp;<br>Tralasciando il fattore età, il metodo di insegnamento prettamente unidirezionale anche fa si che vengono causate delle difficoltà, di vario tipo, e che un semplice dialogo possa rendere la situazione più semplice. in più, la conoscenza che ti viene trasmessa in molteplici punti della mia vita non l'ho trovata proprio utilissima, in quanto avendo avuto la possibilità di confrontarmi in diversi contesti sociali, ho notato come tutti gli sforzi fatti per studiare cose noiose si siano rivelati inutili. ciò fa riflettere sul metodo e sul contenuto, credo che la scuola debba preparare lo studente e aiutare lo stesso professore a migliorare l'esistenza di entrambe le figure, non soffermandosi su un semplice passaggio di contenuto, ma rilegandosi in maniera anche colloquiale, cercando di abbattere quella pesante barriera che divide il professore dall'alunno, senza abbandonare però quelli che sono i principi fondamentali e il concetto di rispetto. Vanno formate delle persone, indipendenti le une dalle altre, e non generalizzare il tutto a vari gruppi di persone.<br>infine, credo che all'interno dei percorsi scolastici e delle strutture, debbano esserci delle persone volte ad aiutare lo studente e anche il professore in caso di qualche difficoltà, persone preparate e con voglia di fare del bene.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:10 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Pier Filippo Martini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062454973</link>
         <description><![CDATA[<div>Uno dei problemi dell’educazione, per quanto riguarda me e la mia esperienza, sono i professori che dividono gli studenti in più intelligenti e meno intelligenti, con pregiudizi che si radicano per tutta la durata della scuola, uno studente che prende in cinque nella prima interrogazione farà fatica a prendere otto (anche se assolutamente meritato) nelle interrogazioni successive, processo che avviene anche in modo inverso.<br>Sono d’accordo con il video anche sul problema della crescita standardizzata e comformizzata, dovrebbe essere dato più valore al pensiero divergente, cosa che nella mia esperienza ha fatto meno del 10% dei professori, perché gli altri imponevano un metodo singolo, l’unico, e nessun altro poteva andare bene, anche se era altrettanto giusto e intelligente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:18 UTC</pubDate>
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         <title>Gloria Baldon</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062455128</link>
         <description><![CDATA[<div>Riguardo l'argomento trattatosi nel video penso che un importante fattore sia legato alla scelta dei professori. Per quanto mi riguarda ho dedotto, dopo la muturità, che il mio legame verso le materie e la mia voglia di essere partecipe o di appassionarmi a queste era fortemente legato al metodo di insegnamento dei determinati docenti.&nbsp;</div><div>Inoltre, negli anni, ho dovuto cambiare spesso professori per diverse materie e ciò mi ha creato (insieme all'intera classe) un disiquilibrio, una quasi perdita di interesse perché ho iniziato a non avere più un punto di riferimento. A differenza di altre materie dove ho avuto per cinque anni un solo insegnante e con un buon metodo di insegnamento dove la passione verso la materia veniva trasmessa, dove l’insegnante coinvolgeva lo studente e dialogava, staccando anche a volte dalla materia e parlando in maniera “umana” con noi alunni, creando un legame, una relazione.</div><div>&nbsp;In conclusione penso che seguire gli studenti in un percorso, indirizzandoli e mettendosi a disposizione in maniera tale da essere un punto di riferimento, sia un aspetto veramente importante e necessario al fine di creare un luogo di interesse&nbsp; e cultura personale e non forzato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:25 UTC</pubDate>
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         <title>Filippo Spanio</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062455266</link>
         <description><![CDATA[<div>Per condividere la mia riflessione, parto dalla mia esperienza scolastica: negli anni mi sono reso conto di quanto possa esserci diversità, non solo tra tipologie di istituti, ma anche tra scuole dello stesso tipo. In ogni zona d'Italia, lo stesso liceo, che conferisce lo stesso titolo può richiedere competenze molto diverse. Questo perché anche la scuola è fatta di persone e le persone non solo di rigidi riconoscimenti oggettivi. In virtù di questo io ritengo che i diplomi e gli attestati non sempre riflettano la realtà dei fatti, ma che piuttosto siano dei feticci che solo in determinate circostanze e occasioni certifichino il vero e che quelle che comunemente vengono chiamate competenze, non siano per forza strettamente legate a un voto.&nbsp;Per costume sociale, io credo, è semplicemente normale sentirsi migliori o più completi nel momento in cui si possiede un pezzo di carta, ma non è detto che la sensazione delle proprie capacità sia sempre inequivocabilmente correlata a un esito pubblicamente riconosciuto. In un mondo in cui il titolo di studio o di competenza è quasi sempre molto rilevante (e a buon diritto per mantenere un rigore, in effetti) la sfida più complessa è sapersi mettere in gioco potendo contare unicamente sul proprio valore.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:32 UTC</pubDate>
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         <title>Noemi Cantarella</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062455409</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla mia esperienza personale, non concordo sul fatto che “ci sia una risposta univoca che si trova alla fine del libro”.<br>&nbsp;Penso che il rapporto con gli altri, lavorare in gruppo, e dunque la collaborazione in generale sia fondamentale in questo senso, in quanto potendoci confrontare con le opinioni e le idee altrui si possa arrivare alla conclusione che diversi punti di vista riescano in qualche modo a cambiare anche la propria opinione e arricchirla.<br>&nbsp;Ritengo dunque che il miglior apprendimento avvenga in gruppi, e che le risposte alle domande possano sempre evolversi con il tempo, attraverso le proprie esperienze e relazioni.<br>&nbsp;Durante la scuola superiore un professore in particolare ci spronava a esercitare la critica e il nostro modo di esporre le idee personali attraverso dibattiti che coinvolgevano tutta la classe. Nel corso dell’ora, ascoltando diversi punti di vista, la mia risposta alla domanda cambiava continuamente a tal punto che a fine lezione, a volte, finivo per stravolgerla.<br>&nbsp;Inoltre, come si dice nel video, è proprio vero che molte persone brillanti pensano di non esserlo. Spesso il confronto con gli altri può essere anche dannoso, in quanto anche una semplice valutazione può in qualche modo demoralizzare lo studente. Ci si è impegnati tanto per un esame e infine il voto risulta essere minore di quanto ci si aspetta, o meglio ancora, risulta essere più basso rispetto agli altri. Molte volte mi sono sentita screditata per questo motivo, ma ho imparato che l’intelligenza non dipende dalla singola valutazione. Penso inoltre che a volte i professori non sappiano assegnare le giuste valutazioni agli studenti meritevoli, premiando invece quelli che lo meritano meno.&nbsp;<br>Secondo il mio punto di vista, infine, ritengo che i professori debbano trasmettere la passione agli studenti. Oggigiorno, questo accade molto raramente perchè i professori non riescono a mettersi nei panni degli studenti, ma tendono a "spiegare e basta" e penso che questo punto debba essere migliorato necessariamente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:39 UTC</pubDate>
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         <title>Elia Cecchinato</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062455596</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi trovo d'accordo rispetto al concetto di morte dell'arte e dei sensi all'interno del nostro sistema scolastico. All'alunno spesso vengono richieste esclusivamente nozioni matematico-scientifiche che non vengono però collocate all'interno del contesto dell'individuo. Il soggetto non riesce ad elaborare queste informazioni in quanto non riesce a portarle all'interno della propria esperienza quotidiana. L'allievo comincia quindi ad apprendere in maniera passiva non riuscendo più ad esprimere il proprio punto di vista rispetto ai contenuti che gli vengono presentati. Oggi, rispetto alla mia esperienza, credo che l'alunno venga visto come un vaso vuoto da riempire tramite nozioni ed informazioni, trascurando la parte creativa. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:06:49 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Virginia Zangrossi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062455930</link>
         <description><![CDATA[<div>Fin dai primi anni della scuola materna gli alunni vengono divisi in classi in base all’età e, alla luce di questa suddivisione, ogni classe svolge un certo tipo di lavoro. All’asilo per esempio ricordo che per i primi due anni, durante il pomeriggio, i bambini dormivano mentre al terzo anno si svolgevano dei laboratori propedeutici all’imminente inizio della scuola elementare (scrittura, lettura, lavoretti manuali). Ho sempre trovato infondata questa suddivisione in quanto c’erano bambini del terzo anno non ancora pronti all’apprendimento per esempio della lettura e d’altra parte c’erano bambini del secondo anno che già sapevano svolgere determinate attività e, invece di sfruttarle ed aiutare loro ad accrescere le proprie capacità, venivano “obbligati” a dormire solamente perché la loro età prendeva questo tipo di percorso.</div><div>Un’altra cosa che ho notato è che la scuola in generale è poco predisposta al lavoro di gruppo vedendo in modo negativo e non efficiente il fatto che in un gruppo certe persone possano colmare le lacune di altre in quanto il lavoro che verrebbe fuori non sarebbe frutto di tutti alla stessa maniera. A mio parere invece poter lavorare in gruppo è il modo più stimolante per apprendere ma soprattutto unendo le capacità e competenze di più persone il risultato è sicuramente più soddisfacente rispetto ad un lavoro individuale.</div><div>Inoltre il sistema scolastico prevede un’educazione “passiva” in cui l’insegnante parla e l’alunno ascolta ma soprattutto esclude quasi totalmente la possibilità di un rapporto umano tra docente e alunno portando a mio parere ad un disinteresse dell’allievo e ad una minore capacità di attenzione durante l’insegnamento. Infatti più volte durante il mio percorso di studi ho potuto notare quanto mi sia stato più facile apprendere da professori che durante le loro lezioni cercavano un confronto con i loro alunni, anche mettendo in gioco esperienze e pensieri personali, piuttosto che limitarsi ad erogare nozioni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:07:04 UTC</pubDate>
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         <title>Alessandra Vecchiato</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Secondo la mia esperienza personale sia scolastica che lavorativa, condivido il fatto di dover alzare i propri standard ma non per forza bisogna farlo attraverso un'istruzione se possiamo definirla 'accademica', quindi andando a frequentare l'università, anche se comunque al giorno d'oggi per raggiungere ruoli apicali si guarda il livello d'istruzione conseguito. Cioè non possiamo definire una persona intelligente in base al livello accademico ma dobbiamo 'rompere' questo pregiudizio e pensare che chi svolge lavori 'pratici', manuali non è meno intelligente di uno che ha conseguito un titolo universitario, è solamente un'intelligenza diversa. Inoltre concordo sulla questione riguardo gli stimoli da fornire ai 'nostri figli', ovvero sono ormai 'passivi', vivono una vita ordinaria, sopratutto a causa della standardizzazione del processo scolastico, ciò che ho imparato e che ha aiutato a formare la mia personalità non è stato solo studiare italiano, matematica, .... ma poter ricevere degli stimoli da diversi contesti come ad esempio il gruppo scout, oppure l'esperienza lavorativa che ho potuto fare all'estero, e le esperienze anche grazie alla scuola all'estero, ogni volta con persone nuove. Ed è grazie a questo che ho avuto la possibilità di non 'copiare' gli altri ma di crearmi una mia identità. Stimoli a mio parere, che le generazioni odierne hanno difficoltà a cogliere, perchè bisogna seguire una certa 'onda', avere uno certo stile di vita, certi gusti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:07:11 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Bragagnolo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062456744</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi focalizzo sulla parte in cui si è affrontato il tema universitario. L’università, al contrario di quel che viene detto nel video, ti da l’opportunità di andare alla ricerca di un luogo di lavoro migliore, ben retribuito. Questo non preclude il fatto che senza una laurea una persona non abbia le possibilità di farlo, solamente ne avrà sicuramente molto meno di un laureato. Addirittura, in certe multinazionali, dove le richieste di lavoro sono elevate, vengono accettati solamente i candidati che possiedono una laurea mentre gli altri non vengono nemmeno presi in considerazione. Il mio pensiero è quello che questa è una sorta di “discriminazione”, sbagliata ma allo stesso tempo necessaria per poter snellire il numero delle persone stesse. La ritengo errata perchè comunque “laureato” non corrisponde a  persona più intelligente o con maggiori capacità. Se fosse stato per me, non avrei affrontato il percorso universitario, però il mondo che mi circonda mi ha fatto prendere questa scelta, la quale spero che in un futuro prossimo possa portarmi a raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:07:46 UTC</pubDate>
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         <title>Anna Birolo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062456971</link>
         <description><![CDATA[<div>Data la mia esperienza nell'aver frequentato scuole sia pubbliche o private, trovo che sia molto differente il metodo d'approccio. Frequentando il primo anno un'istituto pubblico ho potuto notare la differenza da quell'anno a quelli successivi. Quell'anno percepivo un metodo d'approccio che si fermava all'insegnamento passivo al dare agli studenti carrellate di riformazioni da imparare a memoria, e tutto si fermava li. Quell'anno rimasi bocciata, con il tempo sono riuscita a capire che non avevo motivazioni, non avevo stimoli e questo mi creava un blocco nel applicarmi e studiare. Ho notato come nelle scuole private ci sia un diverso coinvolgimento, un attenzione non indifferente da parte dei professori verso gli studenti. Un'attenzione che va oltre il testare le conoscenze, ma l'instaurazione di un rapporto (professore/alunna) che permette di affrontare in maniera totalmente diversa l'istruzione scolastica. L'interesse da parte del docente di volerti aiutare nella ricerca del tuo percorso migliore, nel voler fare maturare oltre che le tue conoscenze scolastiche, le conoscenze riguardo la vita, riguardo i modi di pensare, riguardo la creatività e l'istinto che non deve essere mai abbandonato. Sono riuscita a vivere un esperienza simile anche in una scuola pubblica, l'ultimo anno delle superiori, grazie a dei professori incredibili. Credo proprio che essi incidano in particolare modo nella vita di uno studente, che può vederli come insegnanti passivi o attivi e partecipi e interessati. L'essere presenti durante il percorso di ragazzi che stanno crescendo e maturando credo anche in base alla mia esperienza che sia davvero fondamentale per avere un percorso che riesca ad andare oltre al basico insegnamento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:07:56 UTC</pubDate>
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         <title>Edoardo Zen</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062457062</link>
         <description><![CDATA[<div>A mio parere il processo di "standardizzazione" a cui assistiamo nel percorso scolastico è un processo errato in quanto si va ad intaccare, come sostenuto nel corso del video, che il pensiero convergente sia una caratteristica innata di ciascun individuo e ritengo sia necessario allenarlo progressivamente e non perderlo in quanto rappresenta una caratteristica fondamentale nella vita di ciascuno, nonché certamente un elemento fondamentale in questo percorso di studi. Inoltre, secondo la mia esperienza, altro "errore" commesso dal sistema educativo attuale è quello di suddividere bambini o ragazzi semplicemente in base alla loro età in quanto è giusto riconoscere che ci sono individui molto più maturi rispetto alla loro reale età ed è giusto quindi riconoscere le diverse capacità e le diverse abilità e stimolarle in maniera attiva, stimolando la collaborazione di ognuno. In secondo luogo una riflessione importante scaturita dalla visione di questo video mi ha portato a riflettere sulla "copiatura": ritengo non sia un atto deplorevole o da punire in maniera severa, secondo la mia esperienza copiare è sbagliato da un punto di vista morale e formativo puramente individuale: è giusto aiutare o collaborare con un nostro amico certo, ma poi nel mondo reale come potremmo affrontare la vita quotidiana senza mettere alla prova le nostre conoscenze? Di certo è altrettanto sbagliato "catalogare" e porre sullo stesso piano attraverso una votazione degli alunni ma sarebbe bello essere operati da un dottore il quale ha passato gli esami per esercitare la propria professione copiando? Questo penso che a tutti non piacerebbe di certo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:01 UTC</pubDate>
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         <title>Leonardo Sartori</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062457252</link>
         <description><![CDATA[<div>Il mio pensiero riguarda due argomenti trattati all'interno del video e sono: standardizzazione e modello scolastico "vecchio". Non si può pensare o avere un pensiero divergente se il metodo con cui siamo cresciuti e cresceranno i nostri fratelli e sorelle più piccoli e i nostri figli molto probabilmente perché quel metodo porta a degli standard che non ci dovrebbero essere. L'obiettivo del cambiamento del sistema scolastico è fondamentale per rendere più attiva la nostra mente, la nostra voglia di accrescere culturalmente e non solo quella degli alunni ma anche la vita e il metodo degli insegnanti perché non si può giudicare una persona solo dalle abilità che fa vedere a scuola.&nbsp;<br>Esperienza personale: alle medie secondo la mia prof.ssa di Italiano, Storia, Geografia non avrei mai fatto le superiori perché non ero bravo nello studio e consigliava vivamente ai miei genitori di mandarmi a lavorare perché i ragazzi che non son bravi nello studio a 12/13 anni non lo saranno mai nella vita. Queste classificazioni sono errate, e bisognerebbe cercare le qualità di ognuno in più campi e non solo nello studio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:09 UTC</pubDate>
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         <title>Claudia Gallinaro</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Concordo con Robinson quando dice che i metodi di apprendimento non sono gli stessi per ognuno di noi.&nbsp;Rispetto alla mia esperienza, mi sono sempre trovata di fronte a quelle che, a mio parere, erano delle forzature metodologiche di apprendimento. Credo che il sistema scolastico sia veramente ancorato ad un'idea unica di apprendimento. Poche sono le volte in cui viene considerata la singola persona nella sua interezza. Robinson cita le differenze nella preferenza di diversi orari in una giornata oppure in quella delle dimensioni del gruppo; a queste importanti preferenze aggiungo anche quella riguardo il metodo di studio in sé. A tutto ciò non viene data l'importanza che meriterebbe non per una presunta colpa dei singoli insegnanti, ma per un problema strutturale, radicato nel sistema. La svalutazione delle singole personalità ha come conseguenza una livellazione che, seppur a volte sembri considerata auspicabile, a mio parere ha degli effetti distruttivi in termini di produzione di pensiero creativo e divergente. Anche in questo mi trovo d'accordo con l'analisi di  Robinson. Mi sto accorgendo come un determinato tipo di educazione possa contribuire a spegnere o affievolire quella lampadina innata in ognuno di noi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:15 UTC</pubDate>
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         <title>Samuele Beriotto</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062457678</link>
         <description><![CDATA[<div>Domandarsi quale sia il metodo d'istruzione più valido può essere uno spunto di riflessione per acquisire consapevolezza su quale sia il percorso scolastico fatto fin qui e quello che si vorrà intraprendere in futuro, in vista della laurea.<br>Anzitutto bisogna asserire che il sistema scolastico italiano, socio-culturalmente influenzato pone molta importanza sul fatto che ogni studente debba principalmente acquisire delle nozioni per saperne parlare.<br>Esse molto difficilmente vengono messe in pratica poiché lo studio degli argomenti sarà di tipo concettuale e volto semplicemente all'ottenimento del voto migliore possibile.<br>A mio parere ogni studente è soffocato dalla consapevolezza che in un'ottica lavorativa, molte realtà privilegino chi effettivamente ha potuto conseguire i voti migliori rispetto a chi decide, attraverso consapevolezza critica, di porre importanza anche sulla praticità e l'attuazione del concetto.<br>Questo pensiero permanente fa sì che vi sia competizione, non di certo sana.<br>Ognuno andrà a compararsi con gli altri individui e il rendersi conto di corrispondere ad una certa media, possibilmente inferiore,&nbsp;va a influenzare le capacità intellettuali del singolo soprattutto a livello di determinazione nel conseguimento dei propri obiettivi.<br>La meritocrazia deve esistere ma la competizione dovuta alla continua comparazione non può che essere negativa  in un'ottica di conseguimento di competenze e abilità generali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:30 UTC</pubDate>
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         <title>Riccardo De Matteis</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062457983</link>
         <description><![CDATA[<div>Uno cosa che ho sempre pensato e che la mia esperienza scolastica ha confermato, è sicuramente, a parer mio, la sbagliata organizzazione scolastica dal punto di vista della stesura dei vari piani di studi.<br>la scuola italiana, dalle elementari alle superiori, tende a focalizzarsi in maniera eccessiva su concetti ed argomenti che ritengo troppo forzati, a discapito di temi che vengono trascurati completamente quando come valore effettivo sarebbero più necessari da approfondire.<br>per portare un esempio pratico, nella vita non avrò mai bisogno di sapere a memoria i più remoti teoremi della matematica, quando invece un giorno mi sarà fondamentale sapere come aprire un mutuo in banca o gestire certe dinamiche familiari o sociali.<br>certo, sono consapevole che anche le cose studiate che non avranno alcun peso nel corso della nostra vita servono ad aumentare il nostro bagaglio culturale ed a stimolare il nostro cervello in quanto a ragionamento e organizzazione; inoltre da sempre ritengo che la cultura personale di ognuno sia fondamentale, motivo per cui ho sempre dato importanza a ciascuna delle tematiche toccate nel corso del percorso di studi. Detto questo quindi, tali argomenti non vanno esclusi, ma a mio parere di contro a ciò, la scuola dovrebbe avere un maggiore focus su tematiche più o meno banali ma che un giorno sicuramente ci ritroveremo ad affrontare nella vita.<br>il mio pensiero fa riferimento a temi più pratici che si affrontano nella quotidianità, ma anche ad argomenti sociali e di attualità nei quali ogni giorno ci imbattiamo trovandoci spesso a non riuscire ad esprimere un parere consono.<br>qualcosa in questa direzione sembra si stia muovendo con l'introduzione delle ore di educazione civica nelle scuole superiori, modello che però, stando alla mia esperienza, non strutturato nel modo corretto.<br>ciò che si sta facendo a riguardo infatti, sembra dettato dall'obbligo del dovere dedicare un determinato numero di ore a questa "materia", cosa che rende il tutto ancora più in utile. ragazzi, professori e tutoli sistema organizzativo della scuola italiana, deve a mio parere comprendere che sotto questo aspetto c'è una lacuna enorme che porta i giovani italiani a crescere con una scarsa cultura generale che, a mio parere, è molto più importante di gran parte dei temi studiati nel classico piano di studi rigido e troppo accademico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:43 UTC</pubDate>
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         <title>Schiochet Andrea</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062458239</link>
         <description><![CDATA[<div>Ritengo che questo video realizzato da Ken Robinson vada a cogliere molteplici punti e "problemi" caratterizzanti la scuola odierna, e dunque può essere sicuramente un punto di partenza per poter andare a trovare una serie di soluzioni che potrebbero portare dei risvolti positivi non solo per gli studenti, ma anche per l'intera società.<br>Ritengo personalmente che l'apparato scolastico vada a portare gli studenti all'interno di conformismi stabiliti, portandoli cosi a pensare di "non essere adatti" ad un determinato ruolo, quando in realtà potrebbero avere delle esperienze pregresse che li portano a sviluppare altre capacità, che vadano ben al di fuori del pensiero e studio comune svolto in determinate materie.<br>Collegandomi brevemente a quanto detto finora, ci tengo a citare uno dei più grandi scienziati della storia:</div><h1>“Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido” (Albert Einstein).</h1><div>Per questo si dovrebbero ricercare delle soluzioni mentalmente più aperte e dinamiche.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:08:57 UTC</pubDate>
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         <title>Parise Sara</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062458501</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante la mia esperienza ciò che ho sempre riscontrato sono le preferenza da parte dei docenti verso gli studenti, che influenzavano per la maggior parte dei casi l'andamento scolastico dello studente. Se il docente aveva un "occhio di riguardo" per una persona automaticamente questa riusciva ad arrivare a una buona valutazione, al contrario se un secondo studente metteva in campo le stesse esperienze del primo studente non sarebbe mai arrivato alla stessa valutazione. Sostengo inoltre che un'iterazione tra studente e docente possa implementare l'interesse e la passione verso la materia da parte dello studente; l'ho potuto vedere in vari casi della mia vita scolastica: quando il docente coinvolgeva lo studente attraverso domande/questioni, sicuramente questo era più attento e interessato alle varie nozioni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:09:07 UTC</pubDate>
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         <title>Marco Ferrari</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella mia esperienza scolastica sono stato valutato come studente più adeguato a un indirizzo professionale...non penso si sbagliassero...probabilmente queste valutazioni vengono prese anche in base all'impegno di una persona nel percorso di studio (a distanza di anni mi pento di non essermi impegnato di più). Ritengo che alla base di un buon apprendimento ci debba essere in primis l'interesse per la materia...la società odierna tende a avere interessi fin troppo mutabili e questo destabilizza il pensiero di una persona (problematica accentuata dai social che mostrano fin troppe cose)....ma ancora di più ritengo che sia importante l'impegno che ci si mette (ovvio che un maestro/professore deve in parte andare incontro a uno studente se vede delle difficoltà, ma neanche troppo perché nel mondo lavorativo nessuno ti aiuta)...le elementari e le superiori sono state abbastanza difficoltose nell'attenzione perché mancavo del giusto rapporto tra interesse e impegno (cosa che non penso sia solo mia perché l'italiano e la storia non vanno giù così facilmente senza un interesse vivo)....alle superiori la cosa è cambiata (non troppo in realtà...l'italiano e la erano sempre là) ma la cosa che ha fatto la differenza sono state le materie d'indirizzo che hanno sviluppato in me un interesse notevole.&nbsp;<br>Nel corso degli anni però non vedevo nulla di concreto w tutto mi sembrava solo "fine a se stesso" e quindi il mio impegno arrivava solo fino a un certo punto....uscendo dalle superiori e entrando nel mondo del lavoro le cose si sono concretizzate davanti a me solo che non mi ritenevo completo e quindi a distanza di 3 anni sono tornato a studiare per conseguire un altro titolo di studio....non penso che il problema derivi da un insegnamento sbagliato ma da una mancanza di interesse e impegno da parte degli studenti....nella mia esperienza ho capito che tutto quello che serve è una visione del concreto ma prima di tutto un interesse e l'impegno personale e penso che la società di adesso stia puntando troppo sul "guadagno tanto in poco tempo" e questo porta a una totale mancanza di interesse per lo studio perché tutti pensano che si possa veramente guadagnare in poco tempo....importante per tutti è perseguire un interesse e focalizzarsi su quello ma con impegno. La società di adesso sta solo dando la colpa ai professori e allo stato perché così facendo potrà fare meno e tornare davanti al telefono a non fare o andare a bere. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:09:27 UTC</pubDate>
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         <title>Giulia Xalle</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062459050</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto all'esperienza che ho avuto, ritengo che molto spesso non vengono valorizzate le potenzialità del singolo. Mi sono sempre sentita giudicata in base al voto e in base ai percorsi di studi che ho deciso di intraprendere e non in base a quelle che sono le mie vere capacità.&nbsp;<br>Non valorizzando l'individualità, non mi è stato permesso di capire quale sia la strada più adatta a me. In questo modo si rischia che i ragazzi non si appassionino a nulla e la conseguenza che potrebbe derivare riguarda il fatto che non riescono ad essere ciò che vorrebbero, ma si adattano a ciò che viene suggerito.&nbsp;<br>Il sistema scolastico a volte porta a un'anestetizzazione della mente, invece di far appassionare&nbsp; i giovani a quello che studiano.&nbsp;<br>Inoltre molto spesso ai ragazzi vengono fornite solo nozioni da apprendere in maniera passiva, trascurando l'importanza dell'applicazione concreta e della creatività per esprimere quello che valgono veramente.<br>Avendo fatto un liceo ho sempre percepito la mancanza della parte pratica, che non mi ha permesso di mettere in pratica quello che studiavo e nemmeno di sperimentare la mia creatività.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:09:34 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Riccardo Burcovich</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062459900</link>
         <description><![CDATA[<div>Rispetto alla&nbsp; mia esperienza e all'educazione ricevuta l'università è la strada principale per l'approdo al lavoro. Noto che molti coetanei abbandonano questo tipo di strada, probabilmente di più rispetto una volta.<br>gli standard scolastici penso siano naturali e di pari passo alla concorrenza nel mondo del lavoro.<br>Sono d'accordo con l'autore del video riguardo alla standardizzazione della scuola: già alle medie venivamo divisi in liceali o tecnici e che la creatività il pensiero divergente dello studente non coltivata abbastanza.<br>Al di fuori della scuola non credo proprio che il copiare sia analogo al collaborare e il fatto che copiare a scuola non sia concesso la trovo una cosa giusta, non puoi sviluppare la tua creatività con quella degli altri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:10:15 UTC</pubDate>
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         <title>Maria Michielin</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062462944</link>
         <description><![CDATA[<div>Per quello che è stata la mia esperienza fino ad ora sono d'accordo con ciò che viene esposto nel video.<br>Mi ha colpito molto il tema dello spegnimento della creatività perché da quando vado a scuola gli insegnanti hanno sempre cercato di imporre un unico metodo standard considerando sbagliato chi cerca altre soluzioni.<br>Nella mia esperienza al liceo i professori spesso ascoltavano e davano importanza solo a chi eccelleva nei voti considerando stupide le opinioni chi non otteneva il massimo dei voti. Penso che il sistema scolastico fondato unicamente sulla meritocrazia sia obsoleto perché ha come risultato l'omologazione, d'altronde la scuola è il riflesso della società, pertanto se la scuola non valorizza l'individuo perché dovrebbe farlo il mondo reale? La scuola non ha il tempo e l'interesse di sviluppare la creatività degli individui perché è impegnata a rincorrere disperatamente l'obbiettivo di riempirci di nozioni e completare il programma scolastico senza preoccuparci di ciò che apprendiamo e quindi diventiamo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:12:46 UTC</pubDate>
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         <title>Niccolò Tono</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062469535</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi ritengo d'accordo con ciò che viene detto nel video sopratutto nella parte in cui si spiega come i ragazzi vengano significativamente alienati e sostanzialmente plagiati da modelli oramai obsoleti. Ora mai si pensa che per arrivare ad un determinato livello nella propria vita debba perseguire un pre determinato percorso d'istruzione e chi decide di privarsene viene sostanzialmente messo alla gogna da parte della società non rendendosi conto che spesso e volentieri sono menti molto brillanti e particolarmente abili e veloci per esempio in ambito di problem solving nonostante abbiano meno conoscenze. Oltre a ciò nella vita scolastica spesso e volentieri chi copia viene "etichettato" come una persona che non sostanzialmente non si mette in gioco e ciò fa si che nel caso di una classe questo venga sostanzialmente "escluso". Per finire chi più e chi meno abbiamo svolto tutto durante le scuole superiori l'alternanza scuola-lavoro per un breve periodo di tempo che si è rivelato, anche se breve, abbastanza lungo per farci comprendere che la scolarizzazione di tipo accademico più di trasmettere nozioni non va a concludere nulla in quanto la maggior parte dei ragazzi arrivano a queste esperienze extra-scolastiche impreparati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:18:23 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Tommaso Rodighiero </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2062488586</link>
         <description><![CDATA[<div>Riguardo il video visionato mi trovo d'accordo rispetto a molti dei temi trattati, in particolare quello che spiega l'educazione come un industria, divisa tramite uno schema ben preciso e limita lo studente in varie sfaccettature. Ogni persona è differente e ognuno avrebbe bisogno di spaziare nel suo schema di creatività di pensiero e non di rimanere chiuso in quello scolastico per i motivi spiegati i quali mi trovo d'accordo. Vengono ridotte anche le relazioni sociali quando dovrebbero essere allargate e usate come collaborazione ma questo non viene concepito dai professori che ti valutano singolarmente, spesso catalogandoti come un tipo di persona senza cambiare idea basata su un'impressione. Tutti questi parametri influenzano la crescita e la creatività di una persona che magari trova difficoltà in ambito scolastico ma di fronte alle difficoltà della vita è molto più capace rispetto al classico "secchione". </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 12:33:04 UTC</pubDate>
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         <title>Anna Langella</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2063312745</link>
         <description><![CDATA[<div>Basandomi sulla mia esperienza, ho notato come il sistema scolastico sia ormai obsoleto, non vi è la valorizzazione dei singoli individui e l'attenzione adeguata per la coltivazione dei talenti di ciascuno. Purtroppo, molto spesso, questa mancanza di riguardo nei confronti dei ragazzi porta una forte incertezza sul futuro che si vorrà intraprendere, non sentendosi appassionati a nulla e probabilmente demoralizzati dai commenti subiti dai professori. Ragazzi con grandi potenzialità, ma mai messe in luce a causa di pregiudizi, convinzioni sbagliate si sono arresi e adeguati alla mediocrità, finendo così per diventare realmente come la scuola gli aveva definiti. Lasciar dare sfogo alla creatività e alla libera interpretazione del mondo, dovrebbero essere due pilastri fondamentali dell'istruzione, trasmettere ai giovani l'idea che nelle loro mani hanno grandi potenzialità e possibilità di successo, che aspettano solamente di essere messe in gioco e coltivate. Il sistema scolastico può distruggere la carriera se non addirittura la vita di un ragazzo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-23 20:01:39 UTC</pubDate>
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         <title>Alessia Pernigo </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Se devo essere sincera ho passato il liceo sperando che finisse il prima possibile, odiavo anche solo il pensiero di studiare, per poi essere giudicata su quelle che si potrebbero tranquillamnte chiamare competenze mnemoniche. Mi feriva profondamente essere asocciata ad un numero, mi sentivo come la carne al macello, una tra tanti,&nbsp; sentivo di poter dare di più, ma non li.&nbsp;<br><br>Cosí quando la professoressa ci diede la possibilitá di scrivere un tema inerente la scuola, scelsi di prendere una lettera scritta alla professoressa di religione in quarta ed di integrarla con i pensieri che avevo sviluppato nell' ultimo anno.&nbsp;<br>Se a qualcuno interessa particolarmente la posso tranquillamente leggere, ma é decisamente troppo lunga per essere inserita qui.&nbsp;<br>La lettera sussisteva in uno sfogo, nel quale spiegavo come quasi tutti gli ambiti fondamentali della nostra vita siano rimasti al passo e come l'insegnamento e l'istituzione scolastica non sia riuscita ancora ad aggiornarsi.&nbsp;<br><br>Sono convinta che la scuola dovrebbe dare la possibilitá ai suoi studenti di emergere e sviluppare le soft skills, invece che cercare un'ideale di perfezione attraverso l'omologazione. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 22:29:05 UTC</pubDate>
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         <title>Carlotta Fantin</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il video tratta diversi argomenti, alcuni dei quali mi hanno colpito e su cui mi trovo fortemente in accordo. In particolar modo quando si parla di intelligenza, e per quanto riguarda la scuola si parla di voti. A mio parere invece esistono diversi tipi di intelligenze, che spesso vengono sottovalutate e spesso per questo motivo non vengono valorizzate e sviluppate. Nella mia esperienza personale scolastica, spesso mi sono confrontata con persone che, seppur in ambito scolastico eccellessero con voti superiori ai miei, nella vita reale poi si trovavano disorientati anche per compiere semplici ragionamenti logici o azioni quotidiane che richiedessero un adattamento mentale. Ciò è la prova che l’intelligenza non può e non deve essere solo di tipo scolastico e conoscitivo ma bisogna essere in grado di sviluppare, in ambiente scolastico e non, altri e diversi tipi di intelligenza, grazie anche all’aiuto di persone esterne. &nbsp;</div><div>Durante tutti gli anni del liceo c’è sempre stato questo paragone all’interno del gruppo classe per quanto riguarda le intelligenze. La differenza tra le persone “intelligenti scolasticamente” e quelle più pratiche si è vista soprattutto durante i viaggi di istituto all’estero, dove purtroppo molti dei miei compagni hanno avuto difficoltà ad adattarsi con la famiglia che li ospitava, con semplici imprevisti e con l’ambiente culturalmente diverso in generale. Personalmente ritengo che queste esperienze mi abbiano aiutato e non siano state per me un ostacolo da affrontare, ma anzi sono state piacevoli dal momento che non mi sono trovata in difficoltà e ho sempre cercato un modo per trovare delle soluzioni in maniera critica e autonoma.</div><div>Queste però purtroppo sono esperienze che non in tutte le scuole sono organizzate, di conseguenza non tutti hanno la possibilità di confrontarsi con ambienti diversi e di sviluppare diversi tipi di intelligenze e competenze.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 16:21:22 UTC</pubDate>
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         <title>Michelle Vicenzi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Ritengo che questo video di Ken Robinson tocchi i diversi "problemi" che caratterizzano la scuola odierna, e questa riflessione e critica può essere un punto di partenza per poter trovare delle soluzioni che potrebbero portare a dei risvolti positivi non solo per gli studenti, ma anche per l'intera società.<br>Personalmente ritengo che l'apparato scolastico, in base anche alla mia esperienza scolastica, utilizzi un tipo di insegnamento prevalentemente "passivo" e comportamentista, andando a mettere in secondo piano l'interazione con gli studenti, la collaborazione (COOPERATIVE LEARNING).&nbsp;<br>Questo è un grande svantaggio perché gli studenti così non vengono stimolati a costruire il proprio significato intorno agli oggetti, al mondo, alle relazioni e neppure a fare propri i concetti, per poi riutilizzarli nelle diverse situazioni ed esperienze.</div><div>Per questo si la scuola dovrebbe ricercare delle soluzioni che permettano uno sviluppo di una mente più aperta e dinamica, flessibile per adattarsi a quelli che sono i continui cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-06-08 09:55:06 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara Gheller</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2236337039</link>
         <description><![CDATA[<div>Definire il sistema scolastico italiano moderno e all'avanguardia è un vero e proprio ossimoro. Concordo con il dire che il modello di istruzione proposto offre una sola ed unica risposta, escludendo a priori concezioni ed opinioni differenti. Il rischio di questo approccio risiede però nel voler incanalare ed omologare gli studenti verso un'unica strada, incentivando il conformismo e allo stesso tempo screditando le diversità di attitudini e capacità cognitive che contraddistinguono ogni essere umano. Spesso in passato mi sono ritrovata di fronte a situazioni scolastiche molto critiche, che hanno fortemente condizionato il mio modo di pensare da adolescente. Durante la fase evolutiva è estremamente importante far emergere quelle che poi saranno le capacità intrinseche del singolo. Purtroppo credo fortemente che il sistema scolastico limiti la crescita personale, promuovendo dinamiche tossiche competitive fra studenti, letali per lo sviluppo di una persona ancora fragile. Mi trovo inoltre d'accordo per quanto riguarda il concetto di morte dell'arte e dei sensi. Al giorno d'oggi si prediligono esclusivamente nozioni teorico-scientifiche, senza considerare il contesto e il punto di vista dell'individuo. Il rischio è che lo studente non riesca ad elaborare carrellate di informazioni in quanto non replicabili o utili all'interno della propria esperienza quotidiana. Si trasforma quindi in un apprendimento di tipo passivo, in cui il soggetto non ha voce in capitolo, e rischia di cadere nel vortice irreversibile di una meritocrazia sbagliata che va a premiare solo un'élite.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-04 08:55:52 UTC</pubDate>
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         <title>Giulia</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/UNI_PEDlet/q5ug69z6blk2re43/wish/2237073094</link>
         <description><![CDATA[<div>Il video ha toccato punti con cui sono d'accordo e altri che penso invece siano necessari all'interno della scuola dell'obbligo per apprendere qualcosa di concreto dall'istruzione. Ritengo corretto affermare che le scuole siano organizzate in modo simile alle aziende e questo influisce molto il nostro modo di comportarci per un futuro lavorativo, essendo già preimpostata dai canoni prestabiliti dalla scuola. Inoltre, concordo col fatto che il nostro sistema scolastico soprattutto della scuola dell'obbligo sia un sistema vecchio e che debba  modernizzarsi, soprattutto nell'insegnamento, cercando di rendere il metodo di insegnamento più interessante e divertente. Collegandomi al discorso riguardante le lauree penso sia necessario conseguirle per, al giorno d'oggi, ritrovarsi un qualcosa di concreto tra le mani però è anche vero che sempre meno i giovani sono interessati ad intraprendere in questo percorso in quanto al giorno d'oggi spesso le persone che dimostrano di essere "facoltose" sono coloro che non hanno terminato la scuola dell'obbligo o che non hanno una laurea.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-07-05 07:27:49 UTC</pubDate>
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