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      <title>PADLET ARTICOLI by Anastasia Scrofani</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-08 09:35:15 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 34</title>
         <author>auroraferrara</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504824475</link>
         <description><![CDATA[<div>L’<strong>articolo 34</strong> della Costituzione prevede che tutti gli italiani hanno il <strong>diritto/dovere</strong> allo studio.</div><div>&nbsp;Nel 1859 c'era un tasso elevatissimo di analfabetismo e una maggior difficoltà per le donne ad accedere all’istituzione, poiché la cultura patriarcale limitava il ruolo delle donne alla dimensione domestica e le voleva&nbsp; educate ma non istruite.&nbsp; Solo nel&nbsp; 1874 le donne furono&nbsp; ammesse ai licei e alle università. Il fascismo vanificò questi primi risultati e relegò la donna all’interno delle mura domestiche con il&nbsp; ruolo di madre. Nel 1946&nbsp; con la promulgazione della Costituzione alle donne fu garantito il libero accesso all’istruzione superiore.&nbsp;</div><div>Oggi, 75&nbsp; anni dopo la Costituzione, la voglia di studiare delle donne non si è mai fermata e l'Italia è la prima al mondo per numero di donne che si iscrivono in università e percorsi di formazione terziari.</div><div>&nbsp;Nonostante ciò, la scelta degli indirizzi è ancora influenzata dagli <strong>stereotipi femminili tradizionali</strong>, che spingono le donne a scegliere materie e facoltà<strong> umanistiche</strong>. Tuttavia questo indicatore è in via di miglioramento grazie alle campagne di sensibilizzazione per promuovere le materie scientifiche e tecniche tra le giovani ragazze.&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:05:28 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 53                      “Anche le donne pagano le tasse” </title>
         <author>anastasiascrofanistud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504824756</link>
         <description><![CDATA[<div><br>L’<a href="https://www.senato.it/1025?sezione=123&amp;articolo_numero_articolo=53">Articolo 53</a> della Costituzione riguarda l’obbligo di partecipare alla spesa dello Stato che coincide con il principio di solidarietà espresso a<a href="https://www.ladynomics.it/costituzionedelledonne-art-2-diritti-inviolabil/">ll’Articolo 2 della Costituzione</a> e con il principio di uguaglianza sostanziale prevista dall’<a href="https://www.ladynomics.it/la-costituzionedelledonne-articolo-3-anche-le-donne-sono-uguali-di-fronte-alla-legge/">Articolo 3.</a>&nbsp; Infatti, la finalità della Repubblica di intervenire per garantire lo sviluppo e la partecipazione dei soggetti più svantaggiati nella nostra società viene garantita anche attraverso un sistema di tributi che sia equo.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Al comma 1 l’Articolo 53 prevede che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.”&nbsp; La capacità contributiva è stabilita dall’essere titolari di reddito. Per combattere la discriminazione sulla base della ricchezza, il comma 2 stabilisce che “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Secondo questo criterio il contributo delle persone alla spesa pubblica dipende dalle proprie risorse, e chi guadagna di più dovrebbe versare anche più nelle casse dello Stato, in modo graduale. Questo principio vale per le tasse dirette, mentre quelle indirette, sono invece pagate da tutti e tutte indipendentemente dal reddito.&nbsp;<br>Ancora oggi esistono delle differenze di genere anche per quanto riguarda le tasse. Nel nostro paese, a differenza degli altri paesi europei, le donne tendono a lavorare meno al crescere del reddito del marito, configurandosi come “coniuge a carico”.&nbsp; Il nostro sistema fiscale, che&nbsp;prevede detrazioni per figli e coniuge a carico,&nbsp; pesa di più sulle famiglie bi-reddito e specialmente su quelle con redditi bassi, con gravi conseguenze sul numero di persone che si trovano sotto la soglia di povertà. Le donne mediamente hanno redditi inferiori e pagano tasse indirette in più rispetto agli uomini; come la Pink Tax: i prodotti “da donna” quali lo shampoo e i capi di abbigliamento che sono mediamente più cari dei corrispettivi prodotti considerati “per uomini”. In Italia inoltre è rilevante la Tampon Tax: gli assorbenti vengono tassati al 22%, come un bene di lusso.                    In Europa si stanno provando a diminuire le tasse sull’igiene femminile.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br>L’Italia, secondo lo studio di Tax Research LLP è il primo paese per evasione fiscale in Europa, più o meno 190 miliardi di euro di tasse evase.&nbsp; L’evasione fiscale danneggia tutta la nostra società, procurando ovviamente delle conseguenze: evadere le tasse implica il lavoro nero, violazione delle norme di sicurezza e che rischia di far aumentare la spesa sanitaria, e sfruttamento di lavoratori e lavoratrici. Meno entrate per lo Stato limitano la spesa sociale, e poiché normalmente sono le donne (e i bambini/e) i soggetti più vulnerabili della società, questo può avere un effetto negativo specialmente su essi.</div><div><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:05:45 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 18</title>
         <author>robertapiccione</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504827454</link>
         <description><![CDATA[<div>L’articolo 18 della Costituzione prevede il riconoscimento della</div><div>libertà per i cittadini di associarsi, precisando che non c’è bisogno di autorizzazione, purché le finalità non siano contro la legge penale. Oggi l’associazionismo in Italia è una realtà molto importante che riguarda molteplici ambiti. Nell’associazionismo dedicato allo sport, al mondo del lavoro, dell’economia e dell’ambiente si registra una minore presenza delle donne rispetto agli uomini. Le donne volontarie sono invece superiori agli uomini nelle associazioni che si occupano di attività di cura: servizi ospedalieri e riabilitativi, assistenza sociale, solidarietà internazionale. Per quanto riguarda l’associazionismo femminile, volto a promuovere un miglioramento della condizione della donna, alla fine dell’800 nacquero i primi movimenti. A partire dall’Unità d’Italia, le rivendicazioni delle donne si concentrarono soprattutto sul riconoscimento dei diritti della donna, il diritto di voto e l’accesso alle professioni, oltre che all’impegno sociale nel contrasto alla povertà. Gli anni 60 e 70 portarono alle grandi conquiste sociali e legislative che hanno contribuito al progresso nel ruolo delle donne nella società italiana, nonostante tutte le disparità e disuguaglianze presenti. Al giorno d’oggi la crisi economica e sociale, l’aumento delle disuguaglianze che stanno rimettendo in discussione i diritti delle donne acquistati negli anni 70, stanno suscitando un interesse e attenzione da parte delle donne per l’associazionismo femminile.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:07:53 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 42</title>
         <author>mirianagallostud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504839366</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div>La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.&nbsp;</div><div>La proprietà dei beni e dei mezzi rappresenta il perno sul quale si appoggia anche l’impalcatura della società patriarcale, che nella storia è sempre stata necessariamente escludente per le donne, costrette ad un ruolo subalterno e dipendente sotto ogni punto di vista. Infatti le donne del Regno d’Italia erano completamente dipendenti dai marito o da altre figure maschili. Alle donne veniva chiesta “l’autorizzazione maritale” per donare beni immobili, sopportarli a ipoteca, contrarre mutui etc. Durante il Fascismo le donne furono poste in condizione di subordinazione rispetto al marito al quale appartenevano tutti i beni (la donna non poteva ereditarli ma poteva avere l’usufrutto). Oggi, invece, grazie anche alla Costituzione e all’evoluzione del ruolo della donna in società, le donne hanno migliorato la propria disponibilità patrimoniale, sia costruendosela autonomamente attraverso il lavoro, sia ereditandola dai familiari con regole più eque. Però, ancora, le donne dispongono un quarto in meno della ricchezza degli uomini.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:23:38 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 29</title>
         <author>alessiamole</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504839878</link>
         <description><![CDATA[<div>“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”</div><div><br>Il matrimonio è sempre esistito, sin dalla preistoria. Nel corso della storia la donna, economicamente dipendente, è stata la figura centrale della famiglia e ha dovuto occuparsi esclusivamente dei figli e della casa.&nbsp; L’evoluzione del matrimonio e la struttura della famiglia&nbsp; sono state influenzate dall’evoluzione dei sistemi economici. Nell'era industriale e contadina le famiglie si rimpicciolirono, diventando le "famiglie tradizionali" composte da marito, moglie e due figli, delle donne si introdussero nel mondo produttivo soprattutto in quello operaio.&nbsp; Dopo la seconda guerra mondiale le donne entrarono sempre più nel mondo lavorativo, mantenendo una struttura familiare stabile. La globalizzazione negli anni 80 ha determinato la delocalizzazione delle aziende, la precarietà del lavoro e, di conseguenza, la diminuzione dei matrimoni. Nonostante tutti questi cambiamenti, il ruolo delle donne ancora oggi è molto legato alle tradizioni e agli stereotipi di genere. L’indice di asimmetria tra coniugi entrambi occupati e con figli rivela che le donne dedicano alla cura e al lavoro familiare circa 5 ore, l’uomo circa 2 ore. &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:24:06 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 31</title>
         <author>flaviaruta</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504841231</link>
         <description><![CDATA[<div>Questo articolo parla in modo specifico della maternità, però bisogna sottolineare che, nonostante esista una norma abbastanza protettiva, in realtà la maternità non è abbastanza tutelata in Italia, soprattutto per quanto riguarda il favorire dell’attività lavorativa delle madri.</div><div>Questo porta alla scelta di molte donne di non diventare madri e così si dà inizio ad un decremento della natalità che è accelerato anche dalla crisi economica.</div><div>Purtroppo per le donne lavorare è sempre più difficile all’aumento re del numero dei figli, infatti tra i 25 e i 49 anni il tasso di occupazione delle donne senza figli è del 62,2%, con un figlio del 58,4%, con più figli del 41,4%.</div><div>Una situazione che condiziona anche le scelte di maternità è che, per mantenere nel migliore dei modi una famiglia, è spesso indispensabile avere un secondo reddito.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:26:02 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 30</title>
         <author>giovanniimpocostud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504842347</link>
         <description><![CDATA[<div>Entrambi i genitori hanno sia una responsabilità personale, relativa all’educazione ed istruzione dei figli, sia una responsabilità patrimoniale, che comporta l’obbligo di mantenere i figli. Nel 1965 le madri dedicavano una media giornaliera di 54 minuti, mentre le mamme nel 2012 hanno dedicato circa 104 minuti al giorno. Il tempo trascorso dai padri con i loro figli, invece, è quasi quadruplicato. Ci sono ancora forti disparità di genere nel tempo trascorso con i figli. Le donne trascorrono il 21,7% del proprio tempo ad occuparsi del lavoro domestico e di cura, mentre gli uomini impiegano solo il 7,6%. Considerato il fatto che nel nostro paese le donne hanno ancora un tasso di occupazione basso (49,9%), sono ancora gli uomini che contribuiscono maggiormente al mantenimento dei figli. Inoltre le donne sono più povere: guadagnano mediamente a parità di lavoro 3.000 euro in meno degli uomini, mentre la loro ricchezza individuale è più bassa di quella maschile del 25%.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:27:44 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 36</title>
         <author>gabriellamandara</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504844189</link>
         <description><![CDATA[<div>L’articolo 36 della Costituzione parla del lavoratore dipendente, che offre il proprio lavoro in cambio di una somma di denaro che deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro che compie. Questo articolo tutela il lavoratore affermando che la retribuzione deve essere sufficiente a garantire una vita decorosa, stabilendo i giorni di lavoro e quelli di riposo. Il diritto al riposo e le ferie sono irrinunciabili e se un contratto di lavoro non li rispetta è privo di validità. L’articolo 36 della Costituzione si concentra quindi sul lavoro retribuito, mentre non parla del lavoro domestico e di cura, svolto principalmente dalle donne, che è escluso da questa ogni&nbsp; retribuzione. Ci sono state nel tempo varie proposte per assegnare uno stipendio alle casalinghe, osservando che nel nostro paese il&nbsp; 71% delle ore di lavoro gratuito è stato svolto da donne per attività domestiche e che un reddito per le casalinghe sosterrebbe le famiglie dal punto di vista economico e favorirebbe anche la natalità. Inoltre, va osservato che&nbsp; settori in cui le donne sono la maggioranza, come per esempio l’insegnamento, l’assistenza e la cura delle persone&nbsp; sono anche i settori in cui gli stipendi sono in media più bassi. Le donne sono invece ancora poco presenti negli ambiti legati alla tecnologia o alla scienza, all’ingegneria o alla matematica&nbsp; dove lo stipendio è in generale maggiore. Il lavoro domestico e di cura allunga decisamente la giornata lavorativa delle donne, infatti in Italia esse dedicano circa 3 ore in più degli uomini al&nbsp; lavoro domestico e il numero di ore lavorate tende ad aumentare in presenza di figli. Si tratta di un vero e proprio “ secondo turno” in aggiunta al primo costituito dal lavoro fuori casa: ore di lavoro che non solo non sono pagate, ma che sono anche potenzialmente sottratte ad altre attività come per esempio volontariato e&nbsp; attività politica.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:30:14 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 55</title>
         <author>marianascifostud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504844803</link>
         <description><![CDATA[<div>“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica’’.<br><strong>LE DONNE NEI PARLAMENTI</strong><br>Nel Parlamento europeo erano solo 31 le donne parlamentari nel 1952, mentre prima delle ultime elezioni del 2019 erano il 36,4% del totale. Se guardiamo ai Parlamenti nazionali nel loro complesso sempre a livello europeo, nel 2018 le donne occupavano circa il 30% dei seggi.<br>Per quanto riguarda l'Italia, le ultime elezioni del 4 marzo 2018 hanno fatto raggiungere il record di presenze femminili nel nostro Parlamento: il 34%.<br>Questo risultato ha svelato le resistenze al cambiamento reale di un sistema che include le donne ma al prezzo di rinunciare alla prospettiva femminista.<br>Avere delle donne elette nei Parlamenti non è abbastanza per portare avanti istanze di cambiamento che sappiano includere la prospettiva di genere.<br>Una vera rappresentanza democratica delle donne richiede che le elette sappiano proporre politiche che permettano la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale di uomini e donne, promuovendo anche una diversa concezione del potere, dei valori e delle priorità politiche.<br>In altri paesi, invece, l’aumento della presenza di donne nei Parlamenti ha portato alcuni cambiamenti visibili; una ricerca condotta nel 2017 sulle molestie nei vari Parlamenti europei ha rivelato che l’85% delle donne elette ha subito violenza psicologica, e che in generale le donne che lavorano negli staff dei/delle parlamentari hanno più problemi di violenza sessuale rispetto alle deputate. Preoccupante anche il fatto che la maggioranza dei Parlamenti non abbia meccanismi che permettano alle donne di riportare abusi e molestie.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:31:02 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 51</title>
         <author>denisecasarastud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504845608</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>L’ articolo 51 </strong>della Costituzione afferma che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza,secondo i requisiti stabiliti dalla legge.”.</div><div>Quindi,data la totale esclusione delle donne nella sfera pubblica nel passato,questo articolo rappresenta un grande passo avanti per quanto riguarda lo status delle donne nella società italiana.</div><div><br></div><div>L'attuale forma del 1 comma è dovuto a Maria federici che aveva presentato una modifica per cancellare la dicitura “conformemente alle loro attitudini,secondo norme stabilite dalla legge”.</div><div>La Federici osservò che escludendo le donne da alcuni lavori significherebbe non provare mai la loro attitudine a compierli.</div><div><br></div><div>Tra le leggi rilevanti per l’Articolo 51 della Costituzione possiamo ricordare:</div><ul><li>La Legge 120 del 2011,che prevede che fino al 2015 venissero riservati al genere meno rappresentato il 20% dei posti disponibili negli organi di controllo e amministrazione delle società quotate: attualmente in Italia ci sono 32,5% di donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate e il 40% nei collegi sindacali .</li><li>La Legge n.15 del 2012,che introduce disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali attraverso la doppia preferenza di genere:attualmente in Italia le <a href="https://dait.interno.gov.it/elezioni/anagrafe-amministratori">amministratrici nei comuni sono il 31%, le Sindache il 14%, le assessore il 31,3%, e le consigliere il 38,3%</a>.</li></ul><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:32:12 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 41</title>
         <author>SofiaCampagnolo</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504846534</link>
         <description><![CDATA[<div>L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali.&nbsp;<br><br>L'IMPRENDITORIA DELLE DONNE.&nbsp;<br>Un tempo, il ruolo delle donne ad esempio nell'imprenditoria familiare era quello di solo sostegno e supporto. Grazie alle attività economiche più piccole e tipicamente femminili (produzione di pizzo, merletti) le donne potevano tentare qualche autonomia imprenditoriale, ma pur sempre con molte difficoltà. Oggi la situazione in Italia è migliorata ma la realtà imprenditoriale femminile rimane sempre minoritaria rispetto a quella maschile. Le donne vivono il lavoro come uno strumento fondamentale per la propria realizzazione personale...<br>Trovano una grande gratificazione soprattutto nell'essere  autonome e nel fare quello che davvero sognavano di fare. Nella loro attività le donne imprenditrici hanno però maggiori difficoltà per accedere al credito bancario: una ricerca ha dimostrato che gli uomini hanno il doppio delle possibilità delle donne di raccogliere finanziamenti per le loro startup. Nelle proprie famiglie le donne imprenditrici devono poi ridefinire il ruolo di comando all'interno di dinamiche familiari ancora legate allo stereotipo della donna subalterna dipendente. In concomitanza con la crisi economica e finanziaria del nostro paese si richiede un impegno da parte dello stato nel promuovere l'imprenditoria femminile affinché le donne di impresa possono ricoprire un ruolo considerevole.</div>]]></description>
         <pubDate>2021-05-08 10:33:32 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 38</title>
         <author>nicolettapurrometostud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504847661</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>&nbsp;“</strong>Ogni cittadino ha il diritto inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ,mantenimento e all'assistenza sociale.</div><div>I lavoratori hanno il diritto di essere preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia ,invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”&nbsp;</div><div>Le donne hanno gli stessi diritti previdenziali e assistenziali degli uomini?” Le donne sono più&nbsp; vulnerabili e quindi maggiormente dipendenti dall’assistenza sociale: le donne infatti guadagnano 3,000 euro meno degli uomini, le donne, pur essendo molto spesso dipendenti dalle risorse economiche del partner, che mediamente guadagna di più, godono di una capacità di consumo maggiore di quello che avrebbero con il loro solo stipendio. Le statistiche ci dicono&nbsp; che il rischio di povertà per le donne è superiore a quello degli uomini.</div><div><br></div><div>Per quanto riguarda invece la previdenza sociale, secondo dati Istat, le donne sono il 52,5% dei pensionati, e ricevono in media pensioni di quasi 6 mila euro più bassi di quelli degli uomini. Vi è dunque un divario pensionistico di genere in Italia come in Europa ed è il risultato della disuguaglianza nel mondo del lavoro: le donne guadagnano di meno, spesso devono ridurre la propria attività lavorativa per prendersi cura dei familiari e dunque non versano contributi necessari a garantire loro un’esistenza dignitosa. Quota 100&nbsp; non colma il divario pensionistico, in quanto per le donne è difficile soddisfare il requisito di 62 anni e 38 di contributi. Quota 100, dunque, «incentiva il pensionamento anticipato e per farlo incanala una gran quantità di risorse verso lavoratori sessantenni, prevalentemente uomini, con carriere lavorative continue e aderenti al sistema retributivo».</div><div><strong>&nbsp; &nbsp;</strong></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:35:07 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 37</title>
         <author>syriacaponnetto27g</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'articolo 37 della costituzione tutela le donne e i minori ;che sono le categorie più deboli e quindi devono essere particolarmente protette. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua funzione familiare madre e moglie. Il rientro da una maternità per le madri non è facile :4 madri su 10 vengono costrette a dimettersi per effetto del "mobbing post partum". L'uguaglianza tra uomini e donne non è stata raggiunta per via della bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e dei bassi salari. La legge tutela infine il lavoro minorile vietando l'impegno degli adolescenti per lavori pericolosi o in ambienti insalubri, fissando l'età minima di ammissione al lavoro a 15 anni.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:39:02 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 9</title>
         <author>carolinamarinostud</author>
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         <description><![CDATA[<div>I commentatori più autorevoli della Costituzione considerano l’articolo 9 importantissimo per l’Italia, dato che presenta dialogo tra passato e futuro: il primo comma riguarda il futuro, in quanto impegna la Repubblica a promuovere la ricerca scientifica e tecnica e la cultura, mentre il secondo comma riguarda il passato e la tutela del patrimonio paesaggistico e artistico.<br>IL RUOLO DELLE DONNE IN QUESTO ARTICOLO<br>Il patrimonio può essere culturale, scientifico, paesaggistico, storico e artistico. Se parliamo quindi di patrimonio culturale e d'arte, parliamo soprattutto di mani maschili che hanno dipinto, scritto, suonato e che hanno ridisegnato il nostro paesaggio rendendolo unico sotto ogni punto di vista.<br>La cultura delle donne nella storia è stata soprattutto “umana”, centrata per di più sulle persone piuttosto che alle cose: crescere i figli e accudire gli anziani, gestire le famiglie, relazioni e anche le emozioni. Questa è un tipo di cultura che definisce la nostra identità, però è stata tramandata di madre in figlia, senza trovare spazio sui libri. Tutt’al più le donne si sono espresse attraverso forme d’arte domestica quali i ricami o i rimedi erboristici ( modi casalinghi di essere scienziate). Venendo all’oggi, le donne stanno recuperando il ritardo storico, al punto da essere di più rispetto agli uomini a occuparsi di tramandare il nostro patrimonio culturale alle nuove generazioni. Rispetto al futuro della cultura e ricerca tecnica e scientifica, invece, le donne devono ancora compiere tanta strada e per questo la Repubblica si deve attivare per promuovere la cultura e ricerca delle donne, partendo dall’impegno culturale più importante di tutti: la lotta contro il<br><br>&nbsp;cambiamento climatico, che sta facendo emergere un protagonismo femminile sempre più partecipe e determinato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 10:43:39 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 83: </title>
         <author>martinalopresti1013</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1504869151</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>"Avremo mai una Presidente della Repubblica?"<br></strong>L'articolo 83 della Costituzione descrive le modalità di elezione del Presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento. L'Italia non ha mai avuto una donna Presidente della Repubblica nella sua storia. Anche se le donne elette nei Parlamenti aumentano, è ancora difficile immaginare una donna Presidente.</div><div>La prima donna capo di Stato al mondo è stata Evita Peron in Argentina (1974-1976). In Europa, invece, fu la Slovacchia a eleggere per la prima volta una Presidente; altri paesi del Nord d’Europa hanno avuto donne Presidenti-.&nbsp;</div><div>La leadership è considerata una caratteristica maschile, quindi gli uomini vengono considerati più portati alla guida di un paese rispetto alle donne, malgrado nella storia dell'umanità siano esistite regine, imperatrici e donne di potere. Inoltre, le donne che aspirano a posizioni di leadership sono sottoposte a scrutinio e discriminazioni a livelli che gli uomini hanno vissuto raramente. Ancora oggi i giudizi che i media esprimono sulle donne di potere rivelano attenzione sulla fisicità o sull’abbigliamento. Concentrarsi sull’aspetto fisico delle donne diventa un modo per delegittimare la loro competenza.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-08 11:02:02 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>nourmoussastud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1506734724</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>ARTICOLO 10: <br></strong><em>Lo straniero ha diritto d'asilo nel territorio italiano:<br></em>Il diritto di asilo per le donne è diverso, perché è dovuto ad un inferiore status delle donne nel proprio paese e nel paese di arrivo, anche al rischio di violenza. Nel&nbsp; 2018 11.745 donne hanno richiesto asilo politico, la maggioranza delle richieste provengono dal Pakistan, Nigeria e Bangladesh. Le donne che migrano sono vittime, perché tra le ragioni indicate per la fuga dal paese di origine ci sono violenze, abusi e matrimoni forzati.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-09 17:57:55 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 21</title>
         <author>carlatolaro1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.&nbsp;</div><div><br></div><div>Con l’Articolo 21 della Costituzione, le madri e i padri costituenti sanciscono un diritto che era stato limitato durante l’era fascista, proteggendo la pluralità dell’informazione a mezzo di una varietà di mezzi di diffusione.<br>L’Articolo 21 proibisce, con il comma 2, la&nbsp; censura della stampa. Vi sono però alcuni i casi in cui la stampa può&nbsp; essere controllata. Nel nostro paese ci sono una ventina di giornaliste e giornalisti sotto protezione della polizia, ed il livello di violenza contro i giornalisti viene definito dal Press Freedom Index «allarmante».<br>La stampa&nbsp; è ancora dominata dagli uomini. In Italia, in cui il 41,6% dei giornalisti sono donne, il 63% degli articoli pubblicati sono a firma maschile – la percentuale più alta tra tutti i paesi europei esaminati. Gli hastag #AllMalePanel e #TuttiMaschi hanno puntato i riflettori su una situazione inaccettabile, e con l’iniziativa 100esperte.it è stato creato un database con i CV di professioniste italiane esperte nei settori di sapere caratterizzati dalla disuguaglianza di genere per tentare di contrastare l’onnipresenza di esperti uomini a scapito di esperte. Tra l’altro, anche il semplice mainsplaining vale a dire “l'atteggiamento paternalistico di alcuni uomini quando spiegano a una donna qualcosa di ovvio, oppure qualcosa di cui lei è esperta” rappresenta una variazione del fenomeno dell’ubiquità dell’esperto maschio nella vita quotidiana. Per le donne il diritto – previsto dall’Articolo 21 della Costituzione – di «manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» è garantito nella teoria, ma nella quotidianità è limitato da una società in cui le parole e le voci degli uomini continuano a contare di più.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-11 09:41:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gianolaravea58</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1554031345</link>
         <description><![CDATA[<div>ARTICOLO 33<br>L’articolo 33 della costituzione ci parla delle insegnanti nelle scuole e nelle università. La figura della maestra nacque nel 1800. L’insegnamento in Italia rappresentò uno delle vie principali per l’emancipazione e l’affermazione dei diritti delle donne, soprattutto per quelle che appartenevano alle classi medie che conquistarono così un ruolo sociale e un’autonomia economica fuori dal matrimonio. Grazie a questo status sociale vi furono le prime iniziative di associazionismo femminista in Italia, la prima categoria di donne a organizzarsi per rivendicare parità salariare e maggiore riconoscimento sociale fu quella delle maestre. Molte di loro fondarono l’Unione femminile nel 1899. Furono molti gli ostacoli che le donne dovettero superare per arrivare al loro obbiettivo. Se la figura della maestra fu piuttosto accettata, per quanto riguarda, invece gli ordini di scuola superiore, gli insegnanti vennero ghettizzate nelle scuole femminili ed escluse dall’insegnamento universitario fino ai primi del 1900. Nonostante questo, il numero di insegnanti aumentò gradualmente. A causa delle leggi fasciste le donne non potevano diventare presidi di istituti superiori. Nel 1926 non potevano frequentare i concorsi per l’insegnamento negli istituti superiori e ancora una volta furono privilegiati gli insegnanti maschi, anche nella scuola elementare… grazie alla Costituzione, le donne recupereranno il loro posto nella scuola. Oggi la presenza degli insegnanti diminuisce al ridursi dei bisogni di cura degli allievi. Vi è uno squilibrio di genere, il minor numero di figure femminili nelle scuole. Anche nella scelta delle materie vi è uno squilibrio: le donne, infatti, ricoprono il 37% del corpo docente nell’ambito di&nbsp; materie scientifiche, giuridiche ed economiche. Dopo 75 anni, le donne, si battono ancora per la libertà di insegnamento. Ciò dimostra che noi donne non ci abbattiamo e arrendiamo e vogliamo far valere i nostri diritti, apportare le nostre prospettive e valori nei posti della cultura più alta, contribuendo alla vita democratica di un paese più ricco e consapevole.&nbsp;</div>]]></description>
         <pubDate>2021-05-24 15:07:03 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO 51</title>
         <author>denisecasarastud</author>
         <link>https://padlet.com/anastasiascrofanistud/q1kvhoho73g19x77/wish/1571984595</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>L’ articolo 51 </strong>della Costituzione afferma che “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza,secondo i requisiti stabiliti dalla legge.”.</div><div>Quindi,data la totale esclusione delle donne nella sfera pubblica nel passato,questo articolo rappresenta un grande passo avanti per quanto riguarda lo status delle donne nella società italiana.</div><div><br></div><div>L'attuale forma del 1 comma è dovuto a Maria federici che aveva presentato una modifica per cancellare la dicitura “conformemente alle loro attitudini,secondo norme stabilite dalla legge”.</div><div>La Federici osservò che escludendo le donne da alcuni lavori significherebbe non provare mai la loro attitudine a compierli.</div><div><br></div><div>Tra le leggi rilevanti per l’Articolo 51 della Costituzione possiamo ricordare:</div><ul><li>La Legge 120 del 2011,che prevede che fino al 2015 venissero riservati al genere meno rappresentato il 20% dei posti disponibili negli organi di controllo e amministrazione delle società quotate: attualmente in Italia ci sono 32,5% di donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate e il 40% nei collegi sindacali .</li><li>La Legge n.15 del 2012,che introduce disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali attraverso la doppia preferenza di genere:attualmente in Italia le <a href="https://dait.interno.gov.it/elezioni/anagrafe-amministratori">amministratrici nei comuni sono il 31%, le Sindache il 14%, le assessore il 31,3%, e le consigliere il 38,3%</a>.</li></ul><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-30 20:12:55 UTC</pubDate>
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