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      <title>Fedro e la favolistica a Roma by Teresa D&#39;Errico</title>
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      <description>Fedro: la visione della vita e l&#39;etica rinunciataria.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-07-04 15:25:12 UTC</pubDate>
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         <title>FEDRO e la favolistica a Roma.</title>
         <author>teresaderrico71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:06:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>teresaderrico71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le favole di Esopo fungono da modello per <strong>Fedro</strong>, il "libertus Augusti", autore di Fabulae nella Roma tiberiana.<br><em>Aesopus auctor materiam repperit<br>hanc ego polivi versibus senariis.<br></em>(Fabulae, I, prologus)</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:06:50 UTC</pubDate>
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         <title>Caratteristiche delle favole di Fedro.</title>
         <author>teresaderrico71</author>
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         <description><![CDATA[<div>- Allegorie animali<br>-- Riferimenti alla satira latina, in particolare alla fabulae che Orazio inseriva nei suoi Sermones<br>- Analogie con la commedia: realismo, finalità (risum movere), andamento drammatico (scambi di battute, dialoghi tra i personaggi)<br>- Varietas e brevitas</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:10:39 UTC</pubDate>
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         <title>La visione della vita</title>
         <author>teresaderrico71</author>
         <link>https://padlet.com/teresaderrico71/q0rdm25zyisn/wish/178044215</link>
         <description><![CDATA[<div>La favola rappresenta il punto di vista dei deboli e degli esclusi.<br>Manca, tuttavia, una reale protesta sociale, non c'è traccia di una carica rivoluzionaria, come ben dimostra la favola del lupo e dell'agnello. In questo testo il lupo è senza dubbio prepotente e opprime con pretesti (<em>fictae causae</em>) l'agnello, debole e innocente. L'agnello cerca invano di difendersi, con le parole, ma a nulla valgono: il lupo <em>correptum lacerat iniusta nece </em>(lo afferra e lo sbrana, dandogli ingiusta morte)<br>I vizi denunciati sono generici: Fedro ritrae debolezze e difetti umani, rinunciando, di fatto, a mutare uno stato di cose insoddisfacente e ingiusto.<br>Ai poveri, al massimo, è concesso il ricorso all'astuzia e alla prudenza, uniche armi per difendersi dalla prepotenza.<br>La morale di Fedro è rinunciataria: deplora il male, ma lo ritiene inevitabile. Non sembra possibile contrastare i prepotenti che impongono le loro ragioni con le maniere forti.<br>Resta la difesa strenua della libertà come valore assoluto, ma la cui conquista appare, in effetti, un'utopia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:13:52 UTC</pubDate>
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         <title>FABULAE, I,15</title>
         <author>teresaderrico71</author>
         <link>https://padlet.com/teresaderrico71/q0rdm25zyisn/wish/178044484</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Cambiando i governanti, spesso<br>i poveri cambiano solo il nome del padrone.<br>Che ciò sia vero mostra questa breve favola.<br>Un vecchio timoroso pascolava nel prato un asinello.<br>Spaventato all'improvviso dalle grida dei nemici, voleva indurre l'asino a fuggire, per evitare d'esser catturati.<br>Ma quello imperturbabile: "dimmi: pensi che il vincitore mi metterà due basti sulla schiena?"<br>"No", disse il vecchio.<br>"E allora che m'importa di chi sono servo, visto che ho sempre un basto da portare?"</em><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:21:19 UTC</pubDate>
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         <title>FABULAE, III,7</title>
         <author>teresaderrico71</author>
         <link>https://padlet.com/teresaderrico71/q0rdm25zyisn/wish/178044886</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Quanto sia dolce la libertà lo dirò brevemente. Un giorno un lupo emaciato dalla fame incontrò un cane ben pasciuto. Fermatisi, dopo essersi salutati: "Dimmi, come fai ad essere così bello? Con quale cibo sei ingrassato tanto? Io che sono di gran lunga più forte, muoio di fame". Il cane schiettamente: "Puoi stare così anche tu, se presti ugual servizio al mio padrone". "Quale?", chiese. "La guardia della porta, la custodia della casa dai ladri della notte". "Ma io sono pronto! Ora conduco una vita grama sopportando nei boschi neve e piogge; quanto è più facile vivere sotto un tetto, starsene in ozio, saziandosi di abbondante cibo!". "Vieni dunque con me". Mentre camminano il lupo vede il collo del cane spelacchiato dalla catena. "Amico, cos'è questo?". "Non è niente". "Ma ti prego, dimmelo". "Dato che sembro troppo vivace, mi legano di giorno, affinché riposi quando è chiaro e sia sveglio quando viene la notte; al tramonto, slegato, me ne vado in giro dove voglio. Mi danno il pane senza che lo chieda; il padrone mi getta le ossa dalla sua mensa; gettano pezzi i servi e quel che avanza del companatico. Così, senza fatica, la mia pancia si riempie". "Ma se ti viene voglia di andartene, è permesso?". "Questo no", rispose. "Goditi quello che vanti, o cane. Neanche un regno vorrei, se non sono libero".</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-07-04 16:31:04 UTC</pubDate>
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