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      <title>LATINO IN GIARDINO by Giardinieri del LATINO IN GIARDINO</title>
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      <description>Perdersi tra le piante dell&#39;Arnaldo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-02-25 19:02:09 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-11-28 18:45:34 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Carpinus betulus</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>È il carpino bianco. Nel nome latino Carpinus si ritrovano le radici "kar" "duro" e "pitu''</strong></p><p><strong>"resinoso" entrambe di origine sanscrita. Betulus invece vuol dire betulla; il nome venne scelto da Linneo stesso che evidentemente trovò una certa somiglianza tra le due piante, probabilmente a causa delle foglie doppiamente seghettate con apice acuto oppure per il fusto diritto e chiaro, di colore grigio-argenteo.</strong></p><p><strong>È una pianta decidua molto diffusa nell'Europa Centrale che in Italia si trova sia nelle zone montane sia in quelle pianeggianti, ma non sulle isole. È una specie amante dell'ombra e preferisce i suoli umidi. Le infiorescenze unisessuali compaiono tra fine febbraio e aprile e danno origine a caratteristici frutti con ali a tre lobi che pendono in mazzetti dai rami, pronti per essere dispersi dal vento in autunno.</strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-25 19:27:07 UTC</pubDate>
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         <title>Ficus carica</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il termine latino ficus deriva dal greco oũkov (sykon) mentre l'aggettivo carica fa riferimento alla</strong></p><p><strong>Caria, probabile area di provenienza del fico: una regione sud occidentale della penisola anatolica, dove si trovava l'antica Alicarnasso, nei dintorni dell'attuale Bodrum. Da lì la pianta è stata esportata in molte zone del Mediterraneo dove può attecchire, tra cui tra cui vari luoghi in Italia e persino il giardino dell'Arnaldo.</strong></p><p><strong>Si tratta di un alberello, con un fusto breve e contorto, dai rami fragili; la corteccia è grigia e liscia. Le grandi foglie decidue sono ruvide e pubescenti, di forma palmato-lobata. Le infiorescenze si trovano nascoste nella cavità di un carnoso ricettacolo, raggiungibili solo da un impollinatore specializzato: la piccola vespa del fico. Le infruttescenze, secondo la pianta, possono maturare in tre diversi momenti dell'anno, tra inizio Giugno e fine Ottobre: e così i dolci frutti del ficus carica ci</strong></p><p><strong>possono dare la carica tutta estate!</strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-25 19:28:51 UTC</pubDate>
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         <title>Osmantus fragrans</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Osmanthus deriva dal greco όσμή osme odore e άνθος anthos fiore, significa dunque: "dai fiori odorosi" . fragrans è il participio presente di fragrare, verbo latino che significa "odorare"; in italiano lo ritroviamo nella parola fragrante, associata non solo ai fiori, ma anche al pane appena sfornato. Tutto nel nome di questa pianta richiama il suo intenso profumo, gradevole e delicato che ricorda</strong></p><p><strong>quello della gardenia o del limone. È un alberello sempreverde, dalle foglie di colore verde scuro. Per apprezzarne il profumo bisogna avvicinarlo tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, quando sbocciano i fiori, piccoli e di colore biancastro con una corolla a quattro lobi. È in questa stagione che l'Osmantus fragrans avvisa i suoi impollinatori, utilizzando il suo profumo come un linguaggio.</strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-25 19:30:53 UTC</pubDate>
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         <title>Bergenia cordiflora</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>&nbsp;Il termine latino cordifolia è composto dai nomi cor, cordis, “cuore” e folium, ii, “foglia”. In italiano, il cordis latino compare nel verbo ricordare, perché una volta si credeva che il cuore fosse l’organo della memoria, o nel sostantivo concordia dove si ricorre all’immagine dell’unità dei cuori per descrivere la sincera armonia delle intenzioni. Il nome della pianta è invece un richiamo alla particolare forma a cuore delle sue foglie che hanno una forma più arrotondata alla base e un po’ allungata verso le estremità. Queste grandi foglie coriacee sono di colore verde scuro sulla pagina superiore, verde chiaro su quella inferiore. La Bergenia cordifolia, nota anche come crassifolia (da crassus ovvero grosso, spesso), è una pianta erbacea di origini asiatiche; i suoi fiori, di un colore tra il rosa e il viola, sono ermafroditi. Iniziano ad apparire intorno al 19 Marzo, ecco perché alcuni la chiamano anche fiore di San Giuseppe.&nbsp;</strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-25 19:32:15 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Magnolia grandiflora</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>L'attributo specifico grandiflora dal latino grandis (grande) e flos, floris (fiore) ovvero "dai grandi fiori" è riferito alle particolari dimensioni dei fiori in questa specie. La Magnolia è infatti dotata di grandi fiori ermafroditi di colore bianco-crema con petali lunghi fino a 20 centimetri che appaiono in primavera.</strong></p><p><strong>È un grande albero sempreverde, con una chioma conico - piramidale e un robusto tronco dalla corteccia grigio scura. Le foglie sono semplici, alterne, ellittiche, con margine liscio e coriacee, di colore verde scuro lucente sulla pagina superiore, tomentose e opache su quella inferiore. Produce un'infruttescenza ovale, lunga fino a 10 centimetri con squame verdi-porporine e numerosi acheni</strong></p><p><strong>di colore rosso-arancione. Originaria delle regioni atlantiche degli Stati Uniti e del golfo del Messico, fu introdotta in Europa agli inizi del XVIII secolo, per essere coltivata in parchi e giardini in luoghi dal clima mite data la sua bellezza e la sua</strong></p><p><strong>resistenza all'inquinamento atmosferico.</strong></p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-25 19:45:26 UTC</pubDate>
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         <title>Cedrus deodara </title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) è una specie di cedro nativo del versante occidentale dell'Himalaya.Cedrus: dal greco κέδρος,di probabile origine semitica, assonante con l'ebraico héder (ornamento, maestà) e con l’arabo cedre (potere).Deodara: dal sanscrito devadaru composto da deva dio e daru albero: albero degli dei, per la sua connessione con l’Himalaya, considerata montagna sacra.&nbsp;</strong></p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p><strong>È un albero sempreverde di grandi dimensioni, le foglie sono aghiformi e non pungenti, riunite in fascetti di 30-40. La pianta è monoica, quindi porta sia fiori maschili sia femminili e l'antesi avviene in settembre-ottobre. I fiori maschili sono riuniti in piccoli coni eretti, i fiori femminili invece sono riuniti in coni eretti, sono conici e arrotondati in punta, dapprima violacei e poi bruni.&nbsp;</strong></p><p><strong>I frutti del Cedro dell'Himalaya sono delle pigne, i semi sono contenuti al loro interno e vengono poi disseminati dal vento. Fruttifica verso i 40 anni.&nbsp;</strong></p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p><strong>Il suo utilizzo principale è quello ornamentale, portato in Europa nel 1822, il Cedro deodara ha oggi una buona diffusione in giardini e parchi. Il Cedro dell’Orto Botanico di Padova, messo a dimora nel lontano 1828, risulterebbe il primo esemplare introdotto in Italia.&nbsp;</strong></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 10:14:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Nerium oleander</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Nerium oleander,</em> dal greco "neròs"="umido, fresco", in riferimento alla sua attitudine a crescere in prossimità della foce dei fiumi o lungo la loro riva e da&nbsp; ῥόδον rhódon rosa e&nbsp; δένδρον déndron albero.&nbsp;</strong></p><p><strong>è una pianta arbustiva sempreverde a portamento cespuglioso, alta fino a 6 m, con fusto eretto e ramificato fin dalla base.&nbsp;</strong></p><p><strong>I rami sono lisci e le foglie coriacee hanno semplici nervature marcate con la pagina superiore lucida più chiara .&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>I fiori ermafroditi sono posti in cime infiorescenti, con petali doppi di colori vari tra i quali comune è il rosa.&nbsp;</strong></p><p><strong>É diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo.&nbsp;</strong></p><p><strong>Tutte le parti della pianta sono velenose, perché contengono sostanze pericolose per il cuore.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Plinio affermava che l’oleandro era in grado di uccidere i serpenti e&nbsp; Apuleio narra che Lucio, trasformato in asino, scambio l’oleandro per le rose che dovevano restituirgli le sembianze umane, ma prima di addentarlo si accorse della sua pericolosità.&nbsp;</strong></p><p><strong>Si racconta anche che i suoi fusti, usati per cucinare, siano stati causa di morte tra i soldati di Napoleone.&nbsp;</strong></p><p><strong>É da sempre considerato una pianta funeraria, infatti In Sicilia e in Toscana è usanza diffusa e antichissima coprire i morti con fiori di Oleandro.&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:03:56 UTC</pubDate>
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         <title>Eriobotrya japonica</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230548360</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Nespolo del Giappone.</strong></p><p><strong>Il suo nome scientifico è Eriobotrya Japonica.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Eriobotrya deriva dal greco, composto da due parole: “erion”, ovvero lana, e “botrus”, grappolo d’oro, poichè fa riferimento ai suoi frutti pelosi. Invece, Japonica è l’aggettivo che deriva dal latino e indica la provenienza della pianta, nipponica, più precisamente dalla Cina orientale.&nbsp;</strong></p><p><strong>Quest’albero raggiunge solo gli 8-10 metri d’altezza e larghezza. Essendo un sempreverde latifoglia, le foglie sono molto grandi, appunto sempreverdi e robuste; hanno una superficie dorsale di colore verde scuro, mentre quella inferiore di colore verde più pallido e biancastro.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Va in fioritura nei mesi autunnali, e viene utilizzato come ornamento ma soprattutto coltivato. Il frutto, molto simile alle albicocche, è caratterizzato da una polpa arancione, una buccia sottile e un piccolo ciuffetto sulla sommità.&nbsp;</strong></p><p><strong>Infine, possiamo dire che, diffuso ovunque in Italia ma soprattutto al sud, ha molte qualità benefiche, quali contenere antiossidanti utilizzabili contro l'invecchiamento della pelle e per la salute del fegato nelle foglie, e le vitamine a,b e c nei frutti.&nbsp;</strong></p><p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:08:59 UTC</pubDate>
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         <title>Laurus nobili</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230549394</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Laurus nobilis, alloro.</strong></p><p><strong>Il termine laurus deriva dal latino laus, laudis "lode" per evidenziarne le proprietà curative</strong></p><p><strong>"lodate" già dagli antichi.</strong></p><p><strong>L'epiteto della specie "nobilis" sta per illustre e importante.</strong></p><p><strong>In italiano laurus si trova nel verbo lodare, che deriva da laudo e a sua volta da laus. Mentre</strong></p><p><strong>nobilis lo ritroviamo nell'aggettivo ignobile, composto da in e nobilis, quindi non nobile.</strong></p><p><strong>Nell'antichità i Greci lo consacrarono ad Apollo e divenne simbolo di pace e di vittoria.</strong></p><p><strong>Anche per i romani simboleggiava potenza e con essa si incoronavano gli imperatori. Questo</strong></p><p><strong>uso si è protratto nel medioevo e con i suoi rami ornati di bacche, si coronava il capo dei</strong></p><p><strong>nuovi dottori in medicina, pratica per la quale vennero in uso la parola italiana "laureato"</strong></p><p><strong>per onorare tutti coloro che conseguivano un titolo universitario.</strong></p><p><strong>È un albero Sempreverde, con chioma piramidale folta, le cui foglie sono coriacee e</strong></p><p><strong>aromatiche con la pagina superiore lucida verde scura, e quella inferiore chiara verde opaco.</strong></p><p><strong>I frutti sono drupe nerastre e maturano a ottobre/novembre. I frutti rimangono sulla pianta</strong></p><p><strong>per tutto l'inverno, talvolta sino a primavera inoltrata.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:11:04 UTC</pubDate>
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         <title>Tilia tomentosa</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230550535</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Tilia Tomentosa&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Il nome ‘’Tilia’’ deriva dal greco “πτιλον” cioè ala, dato che i fiori sono dotati di un’aletta che aiuta la dispersione dei semi racchiusi in frutti tondeggianti;&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>“tomentosa” deriva dal latino “toméntum”, ovvero peluria, ed è un termine usato in botanica per indicare la caratteristica di esserne ricoperti, proprio come la pagina inferiore delle foglie di questa pianta.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Questa specie può raggiungere altezze di 15-20 metri e anche il nostro tiglio si fa notare per la sua statura. Ha inoltre un tronco dal diametro di circa 60 cm e la corteccia quasi interamente coperta di muschio.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>In estate appaiono i suoi fiori profumatissimi, più che in qualsiasi altro tiglio, al punto che tale fragranza può essere tossica per le api, che quando lo bottinano cadono a terra stordite.&nbsp;</strong></p><p><strong>Le foglie dei tigli sono a forma di cuore, quelle di Tilia tomentosa, che è una specie solo coltivata, sulla pagina inferiore sono ricoperte da una fitta peluria argentea, da cui il nome anche di tiglio argentato.&nbsp;</strong></p><p><strong>Le specie selvatiche di tiglio sono molto diffuse in tutta Europa grazie alle poche esigenze e all’alta adattabilità. la loro zona d’origine si colloca nell’Europa sud-orientale.&nbsp;</strong></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:13:30 UTC</pubDate>
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         <title>Taxus bacata</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Taxus baccata</strong></p><p><strong>Il nome Taxus è ritenuto un probabile prestito dallo scitico tak'sa, attraverso il greco tócov, che</strong></p><p><strong>significa "arco": infatti, il suo legno, essendo flessibile, è sempre stato uno dei più utilizzati per</strong></p><p><strong>fabbricare archi e giavellotti.</strong></p><p><strong>Baccata deriva dal latino bacatus, che significa "che presenta bacche".</strong></p><p><strong>Il tasso è una conifera sempreverde di forma piramidale. Le sue foglie, poste sul ramo in due file</strong></p><p><strong>opposte, sono lineari, lunghe fino a 3 cm e di colore verde, più scuro nella pagina superiore.</strong></p><p><strong>In autunno, tra i rami è possibile osservare i semi ricoperti da involucri carnosi rossi, chiamati</strong></p><p><strong>"arilli"; di questi si nutrono alcuni uccelli, grazie ai quali la pianta si può riprodurre, siccome essi</strong></p><p><strong>mangiano la polpa rossa e lasciano cadere il seme.</strong></p><p><strong>Il tasso è anche comunemente chiamato "albero della morte", siccome tutta la pianta, escluso</strong></p><p><strong>l'arillo, contiene sostanze tossiche. Tuttavia, il tassolo, composto chimico in essa presente, è</strong></p><p><strong>utilizzato nella chemioterapia del cancro per impedire la divisione delle cellule tumorali.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:16:30 UTC</pubDate>
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         <title>Cedrus libani</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230552609</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Cedrus&nbsp; deriva dal greco κέδρος, di probabile origine semitica, assonante con l'ebraico héder (ornamento, maestà) e con l’arabo cedre (potere).&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>"Libani" è il genitivo del nome Libanus e indica il suo luogo di origine, il Libano.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>È una conifera sempreverde imponente che può arrivare ad altezze considerevoli e, quando raggiunge una certa età, è caratterizzata da una sommità larga con rami appiattiti e sovrapposti.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Le foglie sono aghiformi, singole sui rami lunghi, in verticilli su quelli più corti. I coni maschili sono lunghi 5cm di colore giallo bruno, quelli femminili sono marroni a forma di barilotto.&nbsp;</strong></p><p><strong>Quest’ albero maestoso può vivere per secoli e in Libano, per salvaguardare questa specie, sono sorte alcune aree protette tra cui la più celebre è la “foresta dei cedri di Dio”, che è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.&nbsp;</strong></p><p><strong>Questa pianta nella storia ha assunto molti significati simbolici, legati alla forza e alla fermezza, alla longevità e alla nobiltà, Si ritiene a questo proposito che il tempio di Gerusalemme, il palazzo di re Salomone e il Labirinto di Minosse, fossero sorretti da colonne di Cedro del Libano.&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:18:20 UTC</pubDate>
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         <title>Pittosporum tobira</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il nome deriva dal greco ''pece'' e ''semente ''per via della resinosità dei semi.</strong></p><p><strong>Tobira deriva invece dal giapponese 0)* "tobira no ki"(albero della porta).</strong></p><p><strong>In italiano il termine greco onTopoc ha dato origine ad esempio al nome spora o sporadico,</strong></p><p><strong>nel senso di disperso.</strong></p><p><strong>Questa pianta è originaria dell'Asia, dove, in particolare in Giappone, veniva appesa sopra le</strong></p><p><strong>porte per proteggere la casa dalla sfortuna.</strong></p><p><strong>È alto fino a 3 metri, anche se nella sua terra d'origine può raggiungere i 10 metri. Le foglie</strong></p><p><strong>sono alternate, verdi scure, lucide e oblunghe. I fiori, visibili da aprile, hanno cinque petali e</strong></p><p><strong>inizialmente sono bianchi, diventano color crema per poi sfiorire in luglio. Il loro profumo</strong></p><p><strong>piacevole rende il pitosforo un'ottima pianta ornamentale. I frutti sono piccole capsule con</strong></p><p><strong>all'interno i semi appiccicosi; potete avvistarli sui rami in autunno.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:20:41 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Ailanthus altissima</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il nome del genere deriva dalla parola “allianitol”, termine che in malese significa letteralmente "albero del cielo"</strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ailanthus"><strong>https://it.wikipedia.org/wiki/Ailanthus</strong></a><strong>. La presenza dell'"h" è dovuta a una sovrapposizione del termine greco άνθος che significa "fiore”.&nbsp;</strong></p><p><strong>L’epiteto viene dal latino “altissimus, -a, -um” ed è legato anch’esso all’altezza della pianta.&nbsp;</strong></p><p><strong>La pianta è originaria della Cina da dove, nel 1751, fu introdotta in Inghilterrra, e successivamente in Italia nel 1760. Si diffuse la sua coltivazione soprattuto nella seconda metà dell’800, come ospite di un bombice per cercare di ricavare dal suo bozzolo una specie di seta. Fallito l’esperimento, la pianta iniziò ad essere coltivata per scopi ornamentali e si diffuse in tutta Italia.&nbsp;</strong></p><p><strong>È un albero deciduo di rapida crescita, che può raggiungere anche i 20-30 metri di altezza. La corteccia è grigiastra e liscia, mentre i rametti dell’anno sono bruno-rossicci.&nbsp;</strong></p><p><strong>Le foglie sono color verde scuro e lucenti, alterne, lunghe e pennate con un numero di foglioline che va da 13 a 41. Le foglioline, spesso opposte, a volte hanno alcuni grandi denti alla cui base si trova una ghiandola leggermente curva.&nbsp;</strong></p><p><strong>I fiori sono unisessuali e disposti in pannocchie terminali di 10-20 centimetri, con piccoli fiori verde-giallastri. I frutti sono alati, con tipologia della samara, ovvero con un’ala che agevola la disseminazione per opera del vento.</strong>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;<br>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:21:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Hedera helix</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il nome del genere è assonante con il verbo latino "hadaereo" che significa "io aderisco", il secondo termine</strong></p><p><strong>deriva dal greco ENi&amp;-ikoc che significa spirale in riferimento ai fusti che si avvolgono attorcigliandosi.</strong></p><p><strong>Entrambi i termini fanno quindi riferimento alla caratteristica della pianta di arrampicarsi avvolgendosi.</strong></p><p><strong>In italiano il termine greco ëNiE compare nei sostantivi come elica o elicottero.</strong></p><p><strong>L'Hedera helix era uno dei simboli di Dionisio, tantoché il mito narra che comparve subito dopo la sua</strong></p><p><strong>nascita per proteggerlo.</strong></p><p><strong>Dioniso era considerato il dio del trasporto amoroso e perciò la pianta divenne simbolo della passione che</strong></p><p><strong>spinge gli amanti ad unirsi in un abbraccio simile a quello dell'Edera intorno a un tronco.</strong></p><p><strong>Le sue foglie sono sparse, persistenti e coriacee, con margine liscio, hanno colore verde cupo con nervature</strong></p><p><strong>biancastre, lucide nella pagina superiore, picciolate e di forma variabile.</strong></p><p><strong>Esse consentono di osservare il fenomeno dell'eterofillia: le foglie dei rami giovani, rampicanti sulla parte</strong></p><p><strong>bassa dei tronchi, hanno forma palmato-lobata, mentre sui rami più alti le foglie sono ovato-romboidali.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:23:15 UTC</pubDate>
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         <title>Punica granatum</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230555213</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Il <em>Punica granatum</em>, comunemente melograno, è un arbusto dalle foglie lunghe e strette.&nbsp;</strong></p><p><strong>Il vocabolo <em>Punica </em>deriva dal greco φοῖνιξ, in latino punicus, che significa porpora, il noto pigmento commerciato dai Cartaginesi; il termine allude al vivace colore dei fiori della pianta che compaiono a partire dal mese di maggio. Fu Plinio, un autore romano, a dare per primo l'attributo di punicus alla pianta, chiamando il frutto malum punicum, ossia mela cartaginese.&nbsp;</strong></p><p><strong>Il termine <em>Granatus </em>deriva dal latino granus e significa con molti grani. Infatti i frutti, che maturano verso ottobre-novembre, presentano un numero notevole di semi (circa 600 per frutto). Essi sono divisi tra di loro da una membrana e protetti dall’esterno da una buccia dura e spessa. Granus, in italiano passa nel nome comune del frutto stesso della pianta, melagrana o melograno.&nbsp;</strong></p><p><strong>Anche se originario dell’Asia sud-occidentale, Il <em>Punica granatum</em>, nell’antichità, si trovava in alcuni territori mediterranei, venendo commerciato da Fenici, Greci, Romani e Arabi, per questo, autori romani come Plinio lo citano nelle loro scritture.&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:25:04 UTC</pubDate>
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         <title>Viburnum tinus</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230555699</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Viburnum: il nome, di etimologia incerta, deriva forse dal latino vimen o viere, forma arcaica del verbo vincire, che significa "legare - intrecciare" per la flessibilità dei suoi rami, utilizzati per costruire ceste;&nbsp;</strong></p><p><strong>&nbsp;<sup>-&nbsp; </sup>Tinus: è il nome latino di una sorta di alloro selvatico citato da Plinio e Ovidio . Il viburno è una pianta con portamento arbustivo o arboreo, alta fino a 2 - 4m, ramificata sin dalla base; la corteccia di colore verde- brunastro, provvista di lenticelle verticali, è rugosa e lievemente angolosa. Ha un fusto eretto con rami opposti che danno origine a una chioma densa, ma abbastanza regolare, le sue foglie sono coriacee e persistenti. È caratterizzato da piccoli fiori bianchi in infiorescenze a grappolo che sbocciano nel periodo tra febbraio e marzo, e perdurano fino ad aprile. &nbsp;</strong></p><p><strong><sup>-&nbsp; </sup>È comune nella macchia mediterranea ed è diffuso ai margini di boschi di latifoglie. &nbsp;</strong></p><p><strong><sup>-&nbsp; </sup>Il suo legno essendo duro e compatto, viene utilizzato per intarsi e oggettistica.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:26:18 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Philadelphus coronarius</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230556627</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Philadelphus: dal greco φιλάδελφον, composto da φίλος (amico)e da άδελφός</strong></p><p><strong>(fratello), quindi amico fraterno: per la bellezza e il profumo che rende la pianta molto</strong></p><p><strong>amata.</strong></p><p><strong>coronarius: da coróna: fa riferimento all'usanza di comporre ghirlande con i fiori di</strong></p><p><strong>questa pianta.</strong></p><p><strong>Il filadelfo è un arbusto dal portamento cespuglioso, alto fino a 3 metri, che presenta</strong></p><p><strong>un fusto rivestito da una corteccia che nell'anno successivo alla formazione del ramo si</strong></p><p><strong>sfilaccia in modo caratteristico.</strong></p><p><strong>Le foglie sono decidue, opposte, semplici e ovate. I fiori ermafroditi, incredibilmente</strong></p><p><strong>abbondanti, sbocciano tra maggio e giugno. Esteticamente deliziosi e particolari, hanno</strong></p><p><strong>4 petali di color bianco-crema e un aroma agrumato; si presentano a forma di coppa, e</strong></p><p><strong>sono larghi 3-4 cm. I frutti sono capsule a 4 valve che si schiudono per rilasciare</strong></p><p><strong>numerosi semi oblunghi. Philadelphus coronarius è una pianta pollinifera e nettarifera,</strong></p><p><strong>attira gli insetti impollinatori utili per il giardino.</strong></p><p><strong>In Italia cresce spontaneo in boschi freschi e umidi, fino agli 800 metri di quota. Il</strong></p><p><strong>genere ha un ampio areale che comprende le Americhe e buona parte dell'Europa.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:28:27 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Calocedrus decurrens</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230557491</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Calocedrus decurrens</strong></p><p><strong>Calocedrus è la fusione dell'aggettivo greco kaloç calós, bello, e del termine latino</strong></p><p><strong>cedrus, con cui già nell'antichità veniva identificata la pianta, significa dunque "bel</strong></p><p><strong>cedro". Decurrens è il participio presente del verbo latino decurro, che significa</strong></p><p><strong>correre verso il basso, e si riferisce alla forma delle foglie, che si assottigliano</strong></p><p><strong>gradualmente lungo il ramo, creando un effetto decorativo unico.</strong></p><p><strong>Già il nome riflette dunque le qualità estetiche di questa maestosa conifera</strong></p><p><strong>sempreverde, caratterizzata da un portamento elegante e da una splendida corteccia</strong></p><p><strong>rosso-bruna.</strong></p><p><strong>Il tronco si eleva slanciato verso il cielo; le foglioline squamiformi hanno un colore</strong></p><p><strong>verde brillante e sono raccolte in mazzetti su rametti appiattiti, creando un effetto di</strong></p><p><strong>strati sovrapposti. I coni sono oblunghi, quando maturi di colore marrone-rossastro,</strong></p><p><strong>con sei scaglie che si aprono per rilasciare i semi. Il nostro esemplare presenta una</strong></p><p><strong>forma peculiare: a causa della presenza della parete antistante la pianta, i rami si sono</strong></p><p><strong>deformati nel tentativo di raggiungere la luce solare.</strong></p><p><strong>Per la sua provenienza l'albero è noto anche come Cedro della California poiché cresce</strong></p><p><strong>spontaneo sulla Sierra Nevada fino a 2000 metri di quota. Nella seconda metà dell'800,</strong></p><p><strong>dalle Americhe si è diffuso in Europa ed è arrivato anche in Italia per scopi</strong></p><p><strong>ornamentali.</strong></p><p><strong>Calocedrus decurrens è apprezzato non solo per il suo aspetto imponente, ma anche</strong></p><p><strong>per l'intenso profumo della sua resina, da cui il soprannome di "albero dell'incenso".</strong></p><p><strong>È conosciuto inoltre come Albero delle Matite, perché il suo legno, tenero e facile da</strong></p><p><strong>temperare, è utilizzato negli Stati Uniti per la realizzare matite</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:30:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Prunus domestica</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il termine pruno o susino,<em> </em>deriva da <em>prunus</em>, in Plinio, latinizzazione del greco προῦμνη e risale probabilmente ad una lingua pre-greca dell’Asia Minore. L’epiteto <em>domestica</em>, dal latino <em>domesticus</em>, <em>“che appartiene alla casa, della casa”, </em>si riferisce invece alla sua tradizione di “pianta coltivabile presso le abitazioni", o di specie addomesticata. Furono i Romani, verso il 150 a.C., che dalle zone del sud-est asiatico iniziarono ad introdurlo nell’area mediterranea.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Appartenente alla famiglia delle Rosacee, il pruno presenta una tipica forma ad ombrello di medie dimensioni, le quali variano a seconda della specie: da 3 a 4 metri, fino a raggiungere un massimo di 8. Talvolta nodoso, produce frutti conosciuti col nome di susina o prugna (dal latino <em>prunum</em>), ricchi di vitamine A, B1, B2 e C e di alcuni sali minerali, quali il potassio, il fosforo, il magnesio e il calcio. Inoltre, la polpa di questo frutto è utile al nostro fegato durante il compimento del processo della secrezione biliare. Di forma ovale o sferica e dal colore violaceo, possono raggiungere fino agli 8 centimetri di grandezza e maturano nei mesi compresi tra giugno e settembre. All’interno di essi, vi si trova un seme non commestibile di notevoli dimensioni.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>Tipici del <em>prunus,</em> sono anche graziosi fiori bianchi che iniziano a comparire già all’inizio della primavera, tra marzo e aprile, appena prima dell’arrivo delle foglie.&nbsp;&nbsp;</strong></p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:36:20 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Ligustrum lucidum</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230560433</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Il nome scientifico <em>Ligustrum lucidum </em>è composto dal sostantivo latino “ligustrum” che indica la caratteristica dei rametti di essere molto flessibili e dall’aggettivo latino “lucidum”, che significa luminoso, brillante e fa riferimento alle foglie della pianta.&nbsp;</strong></p><p><strong>Quest'albero sempreverde possiede delle foglie acuminate di forma ovale, a fine estate produce&nbsp; fiori bianchi raccolti in grappoli che emanano un profumo intenso e poi piccole bacche di colore nero bluastro che persistono fino all’inverno.&nbsp;</strong></p><p><strong>Il&nbsp;<em> </em>ligustro lucido originario dell’estremo oriente ed è conosciuto anche come <em>Ligustro Giapponese</em>.&nbsp;</strong></p><p><strong>Venne introdotto in Europa nel XVIII secolo a uso ornamentale; oggi è molto diffuso, tanto da essere addirittura considerato infestante.&nbsp;</strong></p><p><strong>È spesso impiegato per la formazione di siepi e, di solito, raggiunge un'altezza superiore ai 10m.&nbsp;</strong></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:38:09 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Celtis australis</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230561150</link>
         <description><![CDATA[<p><strong><em>Celtis australis</em>&nbsp;</strong></p><p><strong>Il termine <em>“Celtis” </em>deriva probabilmente dall’antico nome greco κηλτις attribuito a una pianta di cui parlano Erodoto e Teofrasto. Il termine fu poi ripreso da Plinio per indicare una pianta africana con frutti dolci.&nbsp;</strong></p><p><strong>Il termine “<em>australis</em>” deriva invece dal sostantivo latino “auster”, cioè l’Austro, un vento del sud, data la provenienza della pianta, che inizialmente è stata rinvenuta in Europa meridionale, in Asia Minore e in Nord Africa.&nbsp;</strong></p><p><strong>È comunemente noto come bagolaro. È una caducifoglia e latifoglia e può raggiungere i 25 metri di altezza. Il tronco è molto robusto, mentre la chioma è densa e quasi perfettamente tondeggiante. È un albero molto longevo capace di resistere anche in terreni sassosi e molto asciutti. I fiori giallo verdastri sono ermafroditi, ma anche unisessuali; compaiono in primavera con le foglie e si riuniscono in piccoli grappoli.&nbsp; Il frutto è una drupa (frutto carnoso con un nocciolo) di colore giallo o verde-chiaro, commestibile e dal sapore dolciastro. Le foglie hanno una lamina lanceolata e la pagina superiore è più scura e ruvida rispetto a quella inferiore.&nbsp;</strong></p><p><strong>Il Celtis australis viene utilizzato nelle alberature stradali per la resistenza all’inquinamento urbano e i suoi rami molto flessibili vennero utilizzati in passato per la produzione di cesti.&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:40:12 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Morus alba</title>
         <author>LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_</author>
         <link>https://padlet.com/LATINOinGIARDINO_LiceoClassicoArnaldo_/latinoingiardinoliceoarnaldo/wish/3230563574</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Morus alba è il nome scientifico del gelso bianco.</strong></p><p><strong>Morus è un termine latino derivante dal greco uopa o uopéa antico nome che</strong></p><p><strong>designava questa pianta. La desinenza -us potrebbe far pensare a un</strong></p><p><strong>sostantivo di genere maschile, mentre è femminile, come quasi tutti i nomi di</strong></p><p><strong>piante in latino, ragion per cui l'aggettivo alba - che significa bianco e fa</strong></p><p><strong>riferimento al colore del frutto - è concordato con desinenza femminile.</strong></p><p><strong>Dal latino albus, -a, -um sono derivate in italiano molte parole come alba o</strong></p><p><strong>albume, sempre riferite a qualcosa di bianco o chiaro.</strong></p><p><strong>Il gelso bianco è un albero che arriva fino a 15 m di altezza, piuttosto</strong></p><p><strong>longevo. Le foglie, decidue, sono di forme diverse, alcune cuoriformi, altre</strong></p><p><strong>irregolarmente lobate.</strong></p><p><strong>Tra aprile e maggio produce infiorescenze verdi, in gran parte unisessuali, e</strong></p><p><strong>verso luglio-agosto maturano i frutti che sono more biancastre o rosate e non</strong></p><p><strong>viola scuro come quelle del Morus nigra. Dolci anche quando non sono</strong></p><p><strong>mature e molto gustose, sono impiegate per marmellate e sciroppi.</strong></p><p><strong>Questa specie resiste discretamente al freddo e si trova fino agli 800 metri di</strong></p><p><strong>quota. Originaria dell'est asiatico, è stata importata in Europa intorno al XII</strong></p><p><strong>secolo insieme al baco da seta che si nutre delle sue foglie.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-22 22:47:08 UTC</pubDate>
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      </item>
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