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      <title>L&#39;arte nell&#39;Ottocento by </title>
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      <description>Bacheca virtuale di ripasso</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-12-04 15:25:16 UTC</pubDate>
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         <title>Istruzioni</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p><em>Cari ragazzi, ecco qui una bacheca che riempirete voi, a  piccoli gruppi, per ripassare i principali movimenti artistici dell'Ottocento che abbiamo studiato. Potete commentare o inserire ulteriori contenuti, curiosità e link. Sfruttatela anche in previsione dell'esame finale.</em></p><p><em>La seguente bacheca sarà attiva sino a Giugno.</em></p><p><em>Buon lavoro!</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-04 15:32:02 UTC</pubDate>
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         <title>Macchiaioli</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Con il termine <strong>“</strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.arteworld.it/macchiaioli/"><strong>Macchiaioli</strong></a><strong>” </strong>si indica il folto gruppo di pittori toscani che, poco dopo la seconda metà del XIX secolo, propose un’arte completamente nuova, di rottura nei confronti della pittura storica e accademica che dominava il gusto del tempo in Italia. Inizialmente il gruppo non aveva un termine per definire se stesso: presero però a chiamarsi “macchiaioli” dopo che un anonimo recensore del quotidiano <em>La Gazzetta del Popolo</em> in un articolo pubblicato il 3 novembre del 1862, utilizzò in senso spregiativo questo termine per riferirsi agli artisti che avevano esposto le loro opere a una mostra a Torino l’anno precedente. Principali esponenti: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-04 15:42:31 UTC</pubDate>
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         <title>Impressionismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il termine “impressionismo” deriva in realtà da una sola opera: si tratta di <em>Impression. Soleil Levant</em> di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/claude-monet-vita-opere-padre-impressionismo"><strong>Claude Monet</strong></a> . L’opera fu dipinta da Monet nel 1872, e il pittore la presentò nel 1874 alla prima mostra degli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/impressionisti-chi-erano-principali-artisti-impressionismo">impressionisti</a>, a cui parteciparono diversi altri artisti che radunarono le loro opere nello studio del fotografo parigino Nadar. La mostra fu però stroncata dal critico Louis Leroy, che sulla rivista <em>Le Charivari</em> scrisse: “Impressione, ne ero sicuro, Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancora più curata di questo dipinto”. Da questa recensione negativa nacque il termine “impressionisti”: inizialmente adoperato in forma spregiativa, passò poi a identificare quel gruppo di artisti che avevano fatto dell’<strong>impressione</strong>, della rappresentazione di un preciso momento, fugace e rapido, sulla tela una delle chiavi della loro arte. La prima mostra degli impressionisti si tenne il 15 aprile del 1874 nello studio di Nadar, come anticipato: vi parteciparono molti artisti i cui nomi non sono molto noti al grande pubblico, e ci fu anche un grande artista italiano, ovvero <strong>Giuseppe De Nittis</strong>. Ecco quali furono gli artisti che presero parte alla mostra: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/paul-cezanne-vita-opere-artista-arte-xx-secolo"><strong>Paul Cézanne</strong></a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/edgar-degas-vita-opere-maestro-impressionista"><strong>Edgar Degas</strong></a>, Claude Monet, Berthe Morisot, Giuseppe De Nittis, Auguste-Camille Pissarro, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/pierre-auguste-renoir-vita-opere-impressionista-joie-de-vivre"><strong>Pierre-Auguste Renoir</strong></a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/alfred-sisley-vita-opere-stile-impressionista"><strong>Alfred Sisley</strong></a>. Il più innovativo di tutti era sicuramente <strong>Claude Monet</strong>: la sua tecnica fatta di pennellate rapide date sulla tela per comunicare l’impressione del momento fu una delle novità che più attirarono la critica. In effetti, dato il rifiuto degli impressionisti per la pittura accademica e il loro desiderio di affrontare non temi aulici o solenni, ma contenuti che non erano ritenuti adatti per la pittura “ufficiale”, si può ben comprendere come la critica conservatrice fosse tutt’altro che dalla loro parte.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-04 15:43:13 UTC</pubDate>
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         <title>Romanticismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/romanticismo-origini-e-sviluppo-europeo-temi-stili">Romanticismo</a> è stato un movimento internazionale di vasta portata, letterario, filosofico e artistico, sorto in Europa tra la fine del XVIII secolo e circa la metà del XIX secolo, diffuso rapidamente in reazione al saldo ideale razionale sostenuto dall’Illuminismo, e di contro ai condizionamenti artistici accademici del neoclassicismo.&nbsp;</p><p>Nelle arti, ereditando la consapevolezza dei diritti individuali che il Settecento aveva conquistato e andava celebrando con la Rivoluzione francese (1788-1799), parallelamente a una crescente poetica del sentimento, si affermò il potere della libertà espressiva, dell’immaginazione e dell’intuizione personale. Alla ragione, lo studio scolastico e l’armonia classicista, si sommarono la capacità creativa e la soggettività dell’artista, affermandone il profilo di genio creatore anticonformista, come poi è andato a considerarsi lungo il XX secolo, il cui spirito creativo è più importante del rigoroso rispetto delle regole formali e delle procedure tradizionali. La sensibilità romantica ebbe esiti e cronologie diverse in ogni area culturale, ma con una comune predilezione per il paesaggio e per il mondo della storia, anche contemporanea, considerati in chiave psicologica e interiorizzata e con specifiche inclinazioni verso l’evocazione fantastica e visionaria e i valori spirituali e sentimentali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-04 15:43:54 UTC</pubDate>
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         <title>Realismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/realismo-ottocentesco-sviluppo-temi-stili-pittori"><strong>Realismo</strong></a> è stata una corrente artistica e letteraria sorta in <strong>Francia</strong> intorno alla <strong>metà </strong>del XIX secolo che, in aderenza agli sviluppi della storia politica e sociale nazionale, ha scardinato gli ideali del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/romanticismo-origini-e-sviluppo-europeo-temi-stili"><strong>Romanticismo</strong></a><strong>,</strong> rifiutando l’idealizzazione immaginativa a favore invece di un’attenta osservazione e riproduzione della natura e della vita contemporanea.&nbsp;Il termine “realismo”, inteso in senso ampio come indirizzo stilistico che si propone la più stretta aderenza al reale, è riferibile a diversi momenti della storia dell’arte, e comprende la tendenza nella letteratura e nelle arti figurative alla rappresentazione fedele della realtà con dettagli verosimili, che prevalgono sull’interpretazione e sentimentalismo dell’artista.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-04 15:49:59 UTC</pubDate>
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         <title>Neoclassicismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>L’arte del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/veU0EMUftmU?si=Wnv9tRLxglykZgNr"><strong>neoclassicismo</strong></a> sorse principalmente come reazione contro il <strong>virtuosismo</strong> e la <strong>retorica</strong> del gusto <strong>tardobarocco</strong> ma anche contro le <strong>frivolezze</strong> del <strong>rococò</strong>: la reazione quindi non era soltanto estetica, ma anche morale.Il neoclassicismo inoltre si distingueva dalle forme d’arte contemporanee perché la ricerca del <strong>bello ideale</strong>, che doveva trarre ispirazione sia dall’arte romana che dall’arte greca antica, doveva spogliarsi da ogni sorta di <strong>dramma</strong>, di <strong>sentimento</strong> e di <strong>passione umana</strong>: per questo, le opere neoclassiche appaiono sempre composte e pacate anche laddove si consuma una scena altamente drammatica o dolorosa. Il canone neoclassico del bello ideale fu reso esplicito da quello che probabilmente fu il maggior teorico dell’arte neoclassica, il tedesco Johann Joachim Winckelmann, secondo cui il bello ideale era riassumibile nella formula nobile semplicità e quieta grandezza : la “nobiltà” si riferiva alle forme eleganti dell’arte classica, “semplicità” in quanto dovevano essere ben lontane da virtuosismi bizzarri e stravaganti, mentre la “quieta grandezza” è quella dell’uomo classico (e quindi neoclassico) capace di controllare, in modo razionale, le proprie pulsioni. Il maggior esponente del neoclassicismo in Italia, nel campo della scultura, fu senza dubbio <strong>Antonio </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/artisti/antonio-canova"><strong>Canova</strong></a> (Possagno, 1757 - Venezia, 1822), l’artista in cui la ricerca di <strong>bello ideale</strong> teorizzata da Johann Joachim Winckelmann trovò la sua massima espressione e si esplicitò in un assoluto equilibrio tra <strong>idealizzazione</strong> e <strong>forme naturali</strong>. </p><p>L’arte di Canova si rifece al <strong>repertorio classico</strong> che l’artista seppe rivisitare con la propria <strong>sensibilità</strong> alla ricerca di una <strong>astrazione</strong> che divenne evidente soprattutto nelle scene che dovevano presupporre <strong>movimento</strong> o <strong>concitazione</strong>, come le <em>Ercole e Lica</em> (1795-1815, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) dove le espressioni dei personaggi rimangono imperturbabili e sembra di assistere più a una danza che a una lotta, benché la forza con cui Ercole scaraventa l’avversario allontana l’artista dal neoclassicismo più rigoroso. Canova inoltre raggiungeva la <strong>purezza ideale</strong> che voleva trasmettere ai propri soggetti anche con una particolare <strong>lavorazione</strong> del marmo che conferiva una <strong>levigatezza</strong> rimasta insuperata, grazie alla quale l’artista poteva realizzare opere contraddistinte da una elevata <strong>raffinatezza</strong> e una grande <strong>morbidezza</strong>.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:17:49 UTC</pubDate>
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         <title>Puntinismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
         <link>https://padlet.com/lorenapinio4/q0228lszb6c7p4uh/wish/3302511311</link>
         <description><![CDATA[<p>ll <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/7ZVEOsg7_Ww?si=-sLFSAcmKD1A5mTy"><strong>puntinismo</strong></a> è un movimento pittorico o corrente artistica che si sviluppò in Francia intorno al 1885, infatti è noto anche con il termine francese <strong>Pointillisme</strong>. La corrente è figlia del divisionismo dalla quale ha preso spunto. Il puntinismo è infatti caratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti che sono costituiti da colori puri.<br>Si era constatato, che il colore locale veniva influenzato dal colore vicino, quindi i colori non dovevano essere mescolati ma accostati, soprattutto i colori complementari, per sottolineare la divisione del colore. La tecnica, mette in pratica le scoperte sulla percezione visiva e sulle teorie del colore. Il metodo che si usa, necessita di un'elevatissima precisione.<br>Il risultato pittorico tende a rendere le composizioni statiche artificiali, fredde, con mancanza di cangiantismo e movimento.<br>Il Puntinismo però nasce anche dall'Impressionismo, dal quale eredita la continuità delle studio della luce, propria degli Impressionisti, e utilizzando le informazioni derivate dalle nuove scoperte scientifiche relative al tema del colore.<br>La tecnica pittorica, consiste nel dipingere mettendo sul supporto, uno vicino all'altro, tanti punti di colore. In questa forma d'arte i punti possono essere diversi sia per dimensioni che per intensità.<br>Si era partiti dalla constatazione che ogni colore è influenzato dal colore o dai colori che gli sono vicini. Quindi accostando i colori, anziché mescolarli, si ottiene l'effetto desiderato. Il discorso è valido, soprattutto per i colori complementari, in quanto composti da colori base (primari).<br>Con questa tecnica, la fusione dei colori, non avviene nel quadro, ma nell'occhio dell'osservatore. Il termine puntinismo deriva quindi dal fatto che i colori vengono applicati come tanti piccoli punti. Il segno, diventa pennellata direzionale, che spesso si avvolge su se stessa o asseconda le forme, oppure si dispiega in un amalgama di luce-colore, dall'andamento circolare e a spirale.<br>Il soggetto preferito di questi artisti erano paesaggi e scene di vita giornaliera.<br>Il maggiore esponente di questo movimento fu Georges Seurat e Paul Signac che fu anche l’ideatore del <em>divisionismo da cui il puntinismo deriva. </em>Partendo dal principio che non è importante la forma delle pennellate ma la divisione dei colori, un altro pittore Paul Signac riprese il metodo di Seurat usando pennellate più larghe.<br>Anche in Italia, il puntinismo ebbe importanti seguaci tra questi ricordiamo: Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini e Gaetano Previati, che documentò le teorie della corrente artistica nel suo trattato <em>La tecnica della pittura</em>.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:18:37 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Simbolismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
         <link>https://padlet.com/lorenapinio4/q0228lszb6c7p4uh/wish/3302511502</link>
         <description><![CDATA[<p>Il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/vGryHHP8aA0?si=QTvxz-iND_Je78sk"><strong>Simbolismo</strong></a> è stato un movimento culturale, letterario e artistico ottocentesco, di transizione dal <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/romanticismo-origini-e-sviluppo-europeo-temi-stili"><strong>Romanticismo</strong></a> della prima parte del XIX secolo al Modernismo del XX secolo, la cui affermazione in Francia si fa coincidere con la pubblicazione nel 1886 di uno scritto del poeta Jean Moréas, ritenuto manifesto stilistico d’ispirazione anche per i pittori detti simbolisti.&nbsp;La maggior parte degli storici dell’arte si riferisce al Simbolismo nelle arti visive come a un atteggiamento intellettuale e artistico piuttosto che a un movimento, come era più chiaramente in poesia, che ebbe una portata internazionale. Artisti di molti paesi hanno condiviso questa visione in varia misura derivata da varie fonti visive, cercando di esprimere l’esperienza emotiva individuale attraverso soggetti personali, spirituali, mistici e spesso oscuri, e temi legati alla religione, alla mitologia, al sogno e alla nostalgia di un mondo antico, lamentando il declino spirituale del mondo moderno. Il Simbolismo si spostò sul significato sottostante alle forme e ai colori, coinvolgendo i linguaggi dei post-impressionisti come <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/paul-gauguin-francia-tahiti-vita-opere-stile">Paul Gauguin</a>. Tra i pittori più rappresentativi propriamente simbolisti, i francesi <strong>Gustave Moreau</strong>, <strong>Odilon Redon</strong> e <strong>Pierre Puvis de Chavannes</strong> e lo svizzero <strong>Arnold Böcklin</strong>, che sposarono ideali estetici che proclamavano il potere della propria soggettività attraverso una pittura immaginativa e altamente simbolica, capace di superare la realtà apparente. Come per gli scrittori, i pittori simbolisti prediligevano le opere basate sulla fantasia e sull’immaginazione.Nei termini di argomenti specifici, i simbolisti combinavano il misticismo religioso, il perverso, l’erotico e il decadente.&nbsp;Il Simbolismo in pittura ha preso la sua direzione dai poeti e dai teorici letterari del movimento in area francese, per la maggior parte convinti che l’arte non dovesse relazionarsi con l’esperienza e realtà quotidiana. Come per gli scrittori, i pittori simbolisti prediligevano le opere basate sulla fantasia e sull’immaginazione.  Per i pittori simbolisti l’idea dello spirituale fu molto importante, così come i temi della deformazione e della morte, specchio del periodo storico considerato come periodo di declino artistico, umano ed etico in una società sempre più industrializzata e immorale. Una reazione contro il moralismo, il razionalismo e il materialismo degli anni Ottanta dell’Ottocento come si vede nella preferenza per l’apparenza artificiale rispetto al dato naturale. Gli artisti fin-de-siècle sentivano il bisogno di andare oltre il Naturalismo nell’arte e, anche in musica, il Simbolismo serviva a creare corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazioni soggettive. Nei termini di argomenti specifici, i simbolisti combinavano il misticismo religioso, il perverso, l’erotico e il decadente. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:18:59 UTC</pubDate>
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         <title>Preraffaelliti</title>
         <author>lorenapinio4</author>
         <link>https://padlet.com/lorenapinio4/q0228lszb6c7p4uh/wish/3302511906</link>
         <description><![CDATA[<p>La<strong><em> Pre-Raphaelite Brotherhood</em></strong>, nota in italiano come la <strong>Confraternita dei </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.artesvelata.it/preraffaelliti/"><strong>Preraffaelliti</strong></a>, è stata una delle<strong> </strong>associazioni artistiche più importanti e influenti della pittura inglese durante il periodo vittoriano del XIX secolo.  Tra gli artisti che disapprovano questo primato dell’arte accademica figuravano <strong>John Everett Millais</strong> (1829-1896), <strong>Dante Gabriel Rossetti</strong> (1828-1882) e <strong>William Holman Hunt</strong> (1827-1910), i quali condividevano un indefinito linguaggio medievalista.  Diverse personalità tra artisti e letterati aderirono al movimento, tra tutti <strong>Ford Madox Brown </strong>(1821-1893), <strong>William Morris</strong> (1834-1896) ed <strong>Edward Burne-Jones</strong> (1833-1898).&nbsp;Il <strong>nome</strong> della <strong>Confraternita</strong> indicava come questi artisti, su modello dei Nazareni, praticassero il <strong>rifiuto</strong> di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/raffaello-sanzio-biografia-opere-stile.html"><strong>Raffaello</strong></a> (1483-1520), quindi anche la sua estetica che, per arrivare alla “bellezza”, aveva tradito la “verità”. I Preraffaelliti erano convinti che con la loro arte sarebbero riusciti a cambiare il mondo. L’ideale estetico dei Preraffaelliti, conseguibile attraverso una pittura primitiva e naturalistica, era quello di riproporre un passato immaginario e nostalgico, ossia quello <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/medioevo-significato-cronologia.html">medioevale</a>, che loro vedevano come una sintesi tra i concetti di vita, arte e bellezza.  La pittura preraffaellita è da intendersi tendenzialmente come una reazione ad una realtà, di cui diffidavano e che andava sempre più in direzione del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/questione-sociale.html">progresso industriale</a>: per questo sceglievano di rappresentare prosaicamente temi poetici e religiosi.&nbsp;<strong>Dante Gabriel Rossetti</strong> fu la personalità più significativa della Confraternita. Le sue opere più note sono <em>Ecce ancilla Domini</em> (1849-1850) e <em>Beata Beatrix</em> (1864).&nbsp;L’artista preraffaellita più brillante e dotato era <strong>John Everett Millais</strong>: la sua pittura si caratterizza per uno stile definito sentimentalista, proprio del gusto vittoriano. <strong><em>Ofelia</em></strong> (1851-52) e <strong><em>Ragazza cieca</em></strong> (1854-1856) sono i capolavori più celebri. <strong>William Holman Hunt</strong> è lo spirito moraleggiante del Preraffaellismo: <strong>fedele</strong> fino alla fine ai <strong>principi</strong> della <strong>Confraternita</strong>, Hunt si distingue per la rappresentazione iperrealistica e lussureggiante di scene religiose e letterarie. I suoi lavori più noti sono <strong><em>Luce del mondo</em></strong> (1853) e <strong><em>Lady of Shalott</em> </strong>(1888-1905).&nbsp;Raccolta l’eredità rossettiana, <strong>Edward Burne-Jones</strong> andò in una direzione più estetizzante e simbolista: la sua arte è la via d’accesso ad un mondo fantastico fatto di bellezza pura. Le sue opere più conosciute sono <strong><em>Seduzione di Merlino</em></strong> (1874) e <strong><em>Scala d’oro</em></strong> (1880).</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:19:38 UTC</pubDate>
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         <title>Postimpressionismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Con Postimpressionismo si definiscono le tendenze artistiche che si svilupparono in <strong>F</strong>rancia, con importanti influenze anche nel resto d’Europa, all’incirca tra il 1880 e gli inizi del Novecento, che seguirono e, allo stesso tempo, superarono l’esperienza dell’impressionismo. Laddove nel 1886 si svolse l’ultima mostra ufficiale degli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/impressionisti-chi-erano-principali-artisti-impressionismo">impressionisti</a>, si manifestarono in successione non propriamente cronologica le attività di artisti che con le loro opere traghettarono nel nuovo secolo. La maggior parte degli artisti detti post-impressionisti aderì inizialmente al movimento impressionista, per poi volgere successivamente ad un stile autonomo e via via più ambizioso e soggettivo. Il termine, di origine inglese, indica convenzionalmente non un gruppo organizzato con un manifesto programmatico, bensì l’insieme delle espressioni eterogenee di diversi pittori, intese come evoluzioni della scoperta impressionista della scomposizione della luce e dei colori. Fu una clima artistico che coinvolse artisti di interessi e temperamento differenti, divenuti nomi assoluti della storia dell’arte come <strong>Paul Cézanne</strong> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/georges-seurat-vita-opere-stile-padre-del-puntinismo"><strong>Georges Seurat</strong></a><strong>, </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/paul-gauguin-francia-tahiti-vita-opere-stile"><strong>Paul Gauguin</strong></a> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/b5jENkq1RM4?si=yasNbr2jiQoBzwch"><strong>Vincent van Gogh</strong></a>, che con i propri orientamenti e capolavori hanno procurato un impatto di vasta portata estetica che determinò successive correnti.</p><p>I post-impressionisti preferirono ognuno una sperimentazione personale con esiti autonomi e indirizzi diversi, valorizzando comunque quella libertà dalla tradizione e dai dettami dell’arte accademica appena prima sperimentati, e ammettendo il debito ai colori dell’impressionismo e alla tecnica di utilizzo di questi con brevi pennellate. Ogni pittore perseguì l’unicità della propria ricerca verso una nuova definizione delle forme, non condividendo necessariamente obiettivi stilistici con gli altri. Esposero insieme in occasioni comuni, ma dipingendo principalmente da soli nei propri atelier, al contrario degli impressionisti che dipingevano <em>en plein air</em>.&nbsp;</p><p>Inghilterra, di coloro che furono definiti i “quattro evangelisti del Post-impressionismo”, Cézanne, Seurat, Gauguin e Van Gogh, quando ormai gli artisti erano già scomparsi. La loro identità di gruppo fu dunque postuma, rappresentativa del cambiamento nell’approccio autonomo all’opera d’arte. Le loro caratteristiche comuni furono la ricerca della solidità dell’immagine rispetto alla pittura fluttuante degli impressionisti, la certezza e la libertà del colore. Malgrado le critiche che l’esposizione e il curatore attirarono, Roger Fry scelse di riproporre una <em>Second Post-Impressionist Exhibition</em>&nbsp;nel 1912, a sostegno della considerazione internazionale che meritavano i protagonisti e allargando l’orizzonte con opere di artisti inglesi e russi. </p><p>Anche <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/SaqL-p5uXRM?si=t8QJp9fgiccGOMBi">Gauguin</a>, dopo aver esposto con gli impressionisti fino al 1886, vi rinunciò per cercare un’estetica più istintiva, allontanandosi dal sofisticato mondo dell’arte urbana di Parigi e manifestando un sempre crescente "primitivismo” nelle scelte di vita e nella visione artistica. Trovò ispirazione nell’iconografia tribale, allontanandosi dalle convenzioni occidentali, nelle vetrate e manoscritti medioevali ed esplorò il potenziale espressivo del colore e della linea di contorno, da cui nacque la tecnica del “Cloisonnisme”. Per evolvere via via verso armonie cromatiche sempre più esotiche e sensuali, quando andò a vivere tra i tahitiani. </p><p>Stesso detto per Van Gogh che, arrivato a Parigi in quello stesso 1886 in tempo per assistere all’ultima mostra degli impressionisti, adattò rapidamente le loro tecniche e il colore per esprimere le sue risposte emotive e suoi ricordi e idee. Nelle opere mature, oggi icone della storia dell’arte di ogni tempo, le brevi pennellate dell’impressionismo divennero linee di colore curve e vibranti, che descrivevano la sua visione sul paesaggio naturale, le persone, se stesso. Fu importante il rapporto con Gauguin e prima che questi partisse per Tahiti, i due nel 1888 vissero ad Arles alcuni mesi e lavorarono insieme influenzandosi l’un l’altro.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:20:53 UTC</pubDate>
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         <title>Fotografia</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p> </p><p>Gli esperimenti per trovare un modo per fissare le immagini in maniera permanente attraverso la camera oscura continuarono. Per compensare le sue limitate attitudini grafiche, l’inventore francese <strong>Joseph Nicéphore Niépce</strong> (1765-1833) sviluppò il procedimento dell’eliografia<strong>. </strong>Colui che invece iniziò ad adottarla in maniera autonoma fu l’artista francese <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nadar"><strong>Nadar</strong></a>, pseudonimo di Gaspard-Félix Tournachon (1820-1910): sperimentò un <strong>s</strong>tile estetico ricercato, lavorando sulla psicologica dei soggetti, sulle pose, sulle inquadrature e sull’illuminazione inedite.&nbsp;</p><p>Un tentativo per elevare la fotografia come arte fu il movimento del pittorialismo di fine Ottocento. I pittorialisti, come <strong>Gustave Le Gray</strong>&nbsp;(1820-1882), <strong>Julia Margaret Cameron</strong>&nbsp;(1815-1879) e <strong>Alfred Stieglitz</strong>&nbsp;(1864-1946), intervenivano manualmente sulla fotografia al fine di renderla il più vicino possibile all’arte per eccellenza, ossia alla pittura.  Agli <strong>inizi</strong> del <strong>Novecento</strong> la volontà comune dei fotografi era quella di affrancarsi dalla pittura con lo scopo di raggiungere uno statuto artistico autonomo. In opposizione al pittorialismo, che lavorava sulla manipolazione della fotografia, in America si diffuse la corrente della <em>Straight photography</em> che invece preferiva uno scatto che fosse più “puro” e più “vero”. Nel contesto della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/crisi-1929-storia-caratteristiche-grande-depressione.html">Grande Depressione</a> americana, diversi fotografi scelsero di documentare lo situazione economica e sociale drammatica in cui versava il paese. I protagonisti della fotografia documentaria furono gli statunitensi <strong>Dorothea Lange</strong>&nbsp;(1895-1965) e <strong>Walker Evans</strong>&nbsp;(1903-1975).</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:21:14 UTC</pubDate>
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         <title>Nabis</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Quello dei <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/Lm29m5cNCW0?si=ouUwP-Zxku85kKB9"><strong>N<em>abis</em></strong></a>&nbsp;fu uno dei più importanti gruppi di <strong>artisti francesi</strong> attivi negli anni Novanta del XIX secolo, la cui arte, ispirata dalle opere di Bernard e Gauguin, è da ricondursi all’ambito della <strong>pittura simbolista</strong>. L’intento di questi pittori, che fecero parte del fronte progressista della pittura francese di fine secolo, fu quello di proseguire sulla strada della ricerca di un’arte moderna, che fosse alternativa sia all’accademismo (oramai al tramonto) sia al realismo impressionista. I caratteri fortemente evocativi e poetici dei dipinti <em>nabis</em>, così capaci di rappresentare le emozioni pure attraverso il colore e le forme sintetiche e bidimensionali, anticiparono gli esiti della pittura espressionista dei fauves.Il gruppo si interessò anche di musica e di letteratura, dedicandosi alle letture di Baudelaire e Mallarmé. È indubbia, d’altro canto, la natura filosofico-letteraria della pittura <em>nabis</em>, i cui soggetti (tra cui scene di interni borghesi) rappresentano, il più delle volte, puri pretesti per creare immagini intimiste e non di rado spirituali. L’esperienza del gruppo non durò a lungo: già nel 1896 iniziarono i primi diverbi tra i suoi componenti e dopo l’ultima mostra del&nbsp;1900 si sciolse. Gli artisti, tuttavia, continuarono singolarmente le proprie carriere, non tradendo l’ispirazione sintetista della precedente produzione <em>nabis</em>. Nell’estate del 1888, il ventiquattrenne <strong>Paul Sérusier</strong> (1864-1927), proveniente dalla parigina Académie Julian, giunse a Pont-Aven, dove conobbe Gauguin e gli altri artisti della cosiddetta Scuola di Pont-Aven, che intorno al maestro si era formata. Nella cittadina bretone, Sérusier, guidato da Gauguin, dipinse sul coperchio di una scatola di sigari <strong>un paesaggio</strong> destinato a diventare una sorta di opera manifesto, paradigmatica di un nuovo modo, antinaturalista, di concepire la pittura<strong>: <em>Paesaggio del Bois d’Amour a Pont-Aven</em></strong>. L’artista seguì praticamente alla lettera i consigli che Gauguin usava dargli:</p><p>«Come vedi questi alberi? Gialli? Bene, metti del giallo, il più bel giallo della tua tavolozza. E quest’ombra piuttosto blu? Non temere di dipingerla con dell’oltremare puro. E quelle foglie rosse? Usa il vermiglione». Ne risultò <strong>un’immagine quasi astratta</strong>, certamente non naturalistica, una sintesi di forme e colori stesi a campiture piatte e senza chiaroscuro, scopertamente polemica nei confronti del metodo analitico impressionista. Questo quadretto fu poi intitolato <strong><em>Il talismano</em></strong>, per il potere quasi magico con cui invogliò gli amici di Sérusier ad abbracciare la nuova arte di Gauguin e ad abbandonare la pittura scolastica praticata sino a quel momento. L’opera venne esposta nel 1889 al Caffè Volpini di Parigi assieme ad altri quadri di Bernard e Gauguin. Ritornato a Parigi, forte dell’esperienza bretone vissuta in seno alla Scuola di Pont-Aven, nel 1889 Sérusier fondò con altri artisti il gruppo dei <em>nabis</em> (dall’ebraico <em>nebiim</em>, ‘profeta’). Il termine venne loro suggerito da Auguste Cazalis, esperto di ebraico e lingue orientali: «un nome che faceva di noi degli iniziati, una sorta di società segreta di intonazione mistica», come affermò <strong>Maurice Denis</strong> (1870- 1943), uno dei più attivi partecipanti al gruppo nonché teorico del movimento omonimo.</p><p>Il suo capolavoro del 1893, <strong><em>Le Muse</em></strong>, rappresenta un bosco, abitato da un gruppo di donne vestite con abiti moderni ma immerse in un’atmosfera allusiva e irreale. Questo quadro è un tipico esempio di arte <em>nabis</em>, per il soggetto simbolista, la <strong>morbida sinuosità delle linee</strong>, l’accentuata bidimensionalità, la freschezza del colore. «Penso che la pittura debba essere prima di tutto <strong>decorativa</strong>», affermò ancora il pittore. «La scelta dei soggetti non ha alcun valore. Cerco di attingere lo spirito, risvegliare le emozioni attraverso la superficie colorata, il valore dei toni, l’armonia delle linee».<strong>Pierre Bonnard</strong> (1867-1947) pervase le proprie opere di un’atmosfera malinconica e velata di nostalgia. Temi centrali della sua arte sono paesaggi, nature morte, scene di vita familiare. Nei suoi quadri, come ad esempio <strong><em>Sala da pranzo in campagna</em></strong>, le scene quotidiane, per effetto degli elementi troncati, distorti e deformati, vengono proiettate dalla sfera del reale a quella del ricordo, del sogno, dell’immaginazione.I suoi nudi, dipinti in un’intima relazione con l’ambiente circostante, appaiono quasi intenti ad assorbire il calore irradiato dalle pareti. Ne <strong><em>La toilette</em></strong>, per esempio, il colore dell’incarnato della donna contiene lo stesso azzurro e lo stesso rosa della carta da parati sullo sfondo. Questo nudo di donna, sorpresa mentre si specchia ed è intenta nella cura quotidiana del proprio corpo, ricorda molto gli omologhi soggetti di Degas, anche per il suggestivo taglio fotografico.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:21:28 UTC</pubDate>
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         <title>Divisionismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/yqkb5FNo5T0?si=ewBi2YQLKgsTufMg"><strong>Divisionismo</strong></a> è stato un fenomeno pittorico italiano a cavallo tra il penultimo decennio dell’Ottocento e il primo del Novecento, che si inserisce più diffusamente nella corrente internazionale del neo-impressionismo, che seguiva e rinnovava le sperimentazioni tecniche e ricerche dell’Impressionismo.&nbsp;Come in Francia anche in Italia, alla fine del XIX secolo, la conoscenza delle teorie e gli studi scientifici sul colore portarono a procedimenti pittorici rivolti ad aumentarne la sensazione visiva dell’immagine e a superare la pittura storico-naturalistica.</p><p>Prendendo come punto di partenza la pratica impressionista di utilizzare il colore spezzato e l’accostamento dei complementari, i neo-impressionisti erano prevalentemente interessati a rappresentare gli effetti della luce e a ottenere la massima luminosità accostando colori puri sulla tela e non mescolati sulla tavolozza, per ottenere la fusione nell’occhio dell’osservatore. Poiché i colori erano utilizzati divisi, questa corrente di pittori italiani è indicata con il termine “divisionismo”.</p><p>Analogamente a quanto accadde in Francia con il “pointillisme” (puntillismo o puntinismo), teorizzato e adottato da Georges Seurat (Parigi, 1859 – Gravelines, 1891) e ripreso e diffuso da Paul Signac (Parigi, 1863 – 1935) e seguaci, per cui minuscoli punti di colori scelti e affiancati andavano a fondersi a distanza in un colore dominante, i divisionisti applicarono un metodo compositivo di accostamento a piccoli tratti o filamenti di colore. Per quanto, a differenza dell’esperienza francese che era particolarmente attenta agli aspetti scientifici della tecnica, il divisionismo italiano si caricò di significati simbolici che miravano a produrre corrispondenze tra stati emotivi e forme che parlavano della modernità nell’era dell’industrializzazione.</p><p>Con la crescita dei centri urbani e il progresso tecnologico, gli artisti cercarono di catturare il rapporto mutevole delle persone con la città e la campagna, e si rivolsero a soggetti naturalistici e temi sociali, interpretati con sentire specifico da ognuno dei pittori. Il divisionismo si diffuse in più parti d’Italia ma con principale <strong>centro artistico </strong>a<strong> Milano</strong>, dove si manifestò ufficialmente nel <strong>1891</strong>, quando le prime opere divisioniste vennero esposte alla Prima Triennale di quell’anno che si tenne a Brera. Le teorie divisioniste furono affermate da <strong>Gaetano Previati</strong> (Ferrara, 1852 – Lavagna, Genova, 1920) in alcuni scritti degli inizi del secolo nuovo, ma la corrente era nata da qualche decennio con opere dello stesso Previati, di <strong>Giovanni Segantini</strong> (Arco, 15 gennaio 1858 – Schafberg, Svizzera 28 settembre 1899), di <strong>Angelo Morbelli</strong> (Alessandria, 1853 – Milano, 1919) , <strong>Giuseppe Pellizza da Volpedo</strong> (Volpedo, 1868 –1907) e <strong>Vittore Grubicy de Dragon</strong> (Milano, 1851 – 1920), che ne fu l’iniziale animatore, e ai quali si accostò <strong>Plinio Nomellini</strong> (Livorno, 1866 – Firenze, 1943). Il 1886 fu una svolta nel mondo dell’arte europea, poiché l’ottava e ultima mostra impressionista segnò anche l’avvento del neoimpressionismo con l’esposizione del dipinto appena completato di Seurat, <em>Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte</em> (1884-86), in cui il pittore francese applicava il colore in campi densi di singoli punti, per imitare l’aspetto vibrante della luce naturale. Fu uno dei primi esempi della reazione artistica al movimento impressionista.Segantini sosteneva che l’arte "non ha nulla a che fare con l’imitazione del reale, perché la creazione è possibile solo attraverso la spinta dello spirito e la anima umana”. Così come Previati che scriveva che il “compito dell’artista non è quello di copiare letteralmente tutto ciò che vede, ma è una funzione intellettiva sulle forme e i colori del vero...”. Il divisionismo si incentrò nella rappresentazione del paesaggio e su visioni ispirate alla quotidianità e allo stesso tempo simboliste, quali interpretazioni delle condizioni sociali, riguardanti le idee in alcuni casi politiche dei suoi esponenti. L’opera più famosa e rappresentativa del fenomeno divisionista è di Pelizza, che arrivava da una giovanile esperienza nella&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/la-scapigliatura-lombarda-sviluppi-temi-stili-artisti"><strong>Scapigliatura</strong></a>&nbsp;milanese, dal titolo <em>Il Quarto Stato</em> del 1901. Una marcia di lavoratori del proletariato in sciopero, diretti verso la loro emancipazione sociale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-01-23 22:21:39 UTC</pubDate>
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         <title>Nazareni</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il termine <em>Pittori Nazareni</em> indica un gruppo di artisti tedeschi che si stabilirono a Roma all’Inizio dell’Ottocento.</p><p>Il Purismo nazareno nel contesto dell’arte dell’Ottocento indica la pittura dei Nazareni tedeschi e dell’artista <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/johann-friedrich-overbeck-la-vita-e-le-opere/">Johann Friedrich Overbeck</a>. La fonte di ispirazione spirituale degli artisti fondatori fu la cultura della cristianità militante.</p><p>In Italia abbracciarono gli ideali puristi l’artista <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/tommaso-minardi-la-vita-e-le-opere/">Tommaso Minardi</a> nato nel 1787 a Faenza e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/luigi-mussini-la-vita-e-le-opere/">Luigi Mussini</a> nato nel 1813 a Berlino ma originario di Modena.</p><p>L’ideale dei pittori Nazareni</p><p>Gli artisti puristi furono in contrasto con gli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/accademismo-artistico/">ambienti accademici</a> a causa dell’atteggiamento melodrammatico manifestato dai personaggi dei loro dipinti. Per i contenuti delle loro opere presero ispirazione dalla cultura idealizzata del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/medioevo/">Medioevo</a> e del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/il-rinascimento/">Primo Rinascimento</a>.</p><p>Si opposero all’ambiente accademico, proponendo una poetica orientata alla religione vissuta in prima persona. Inoltre furono sensibili alle questioni patriottiche che infervorarono molti artisti nella loro epoca.Per caratterizare la loro pittura i Nazareni riproposero con grande fedeltà lo stile degli artisti del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/il-rinascimento/">Quattrocento</a> italiano. I loro lavori furono così ispirati alle opere di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/beato-angelico-la-vita-e-le-opere/">Beato Angelico</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/filippo-lippi-la-vita-e-le-opere/">Filippo Lippi</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/luca-signorelli-la-vita-e-le-opere/">Luca Signorelli</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/perugino-la-vita-e-le-opere/">Perugino</a> e del primo <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/raffaello-la-vita-e-le-opere/">Raffaello</a>. Alcuni di loro presero a modello le opere dell’artista tedesco <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.analisidellopera.it/albrecht-durer-la-vita-e-le-opere/">Albrecht Dürer</a>.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:29:13 UTC</pubDate>
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         <title>Purismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Verso la fine degli anni Dieci dell’Ottocento, iniziarono a manifestarsi i segni di una reazione al neoclassicismo, soprattutto nei confronti del principio del bello ideale portato avanti dai teorici e dagli artisti neoclassici. I neoclassici infatti aspiravano al bello ideale cercando di spogliarlo da tutto ciò che di imperfetto vi era nella natura: questo modo di pensare fu messo in discussione da alcuni artisti che aderirono alla nuova poetica del purismo, che al concetto di bello ideale contrapposero quello di bello naturale.</p><p>I puristi (nome con cui gli aderenti a tale movimento identificavano la propria volontà di un ritorno alla purezza del primo Rinascimento, ovvero tutto ciò che era stato prodotto prima del Raffaello romano) fondavano la loro arte non più sull’imitazione dell’arte classica, bensì sull’imitazione della natura.</p><p>Il primo importante esponente di questa nuova visione fu <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/m3EJZ4w1W_4?si=BW5ujfBzHT1ROA1u"><strong>Lorenzo Bartolini</strong></a> (Savignano di Prato, 1777 - Firenze, 1850), il primo grande scultore del bello naturale. Dopo che a Parigi era stato allievo del pittore neoclassico <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/jacques-louis-david-grande-pittore-neoclassico-francese-vita-opere-stile"><strong>Jacques-Louis David</strong></a>, Bartolini tornò in Italia e iniziò, tra gli anni Dieci e gli anni Venti, a produrre sculture che non guardavano più all’arte antica, ma trovavano i loro principali punti di riferimento negli scultori del primo Rinascimento, su tutti <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/donatello-primo-scultore-rinascimentale-vita-opere-stile">Donatello</a> e il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/arte-base/andrea-del-verrocchio-vita-opere-maestro-leonardo-da-vinci">Verrocchio</a>, ma non disdegnavano neppure il primo Raffaello. Infatti una delle opere più famose di Bartolini, la <em>Carità educatrice</em> (1817-34, Firenze, Galleria Palatina di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.finestresullarte.info/musei/palazzo-pitti-storia-capolavori-museo-firenze">Palazzo Pitti</a>), dimostra apertamente le influenze della <em>Madonna del Granduca</em> di Raffaello. Perché i puristi rifiutavano il Raffaello maturo? Perché vedevano, nella produzione matura dell’artista urbinate, le prime volontà di ricerca di quel bello ideale che era invece un concetto sconosciuto agli artisti del primo Rinascimento, in quanto la loro volontà primaria era quella di imitare la natura, e si trattava quindi di una produzione che si allontanava dalle ricerche del neoclassicismo (che invece cercava il bello ideale), a cui i puristi volevano opporsi.</p><p>Questo richiamo ai modelli rinascimentali si nota in modo molto esplicito anche nei monumenti funebri di Lorenzo Bartolini, totalmente diversi rispetto a quelli degli artisti neoclassici (come quelli dello stesso Canova), lontano dagli schemi moderni, e che si rifacevano invece al tradizionale monumento funebre ad arcosolio largamente praticato durante il Rinascimento.</p><p>Le istanze puriste trovarono la loro formulazione teorica nello scritto intitolato <em>Del purismo nelle arti</em>, redatto dal pittore <strong>Antonio Bianchini</strong> (Roma, 1803 - 1884) e firmato, nel 1842, da tre dei più grandi artisti puristi: il tedesco <strong>Friedrich Overbeck</strong> (Lubecca, 1789 – Roma, 1869), e gli italiani <strong>Pietro Tenerani</strong> (Carrara, 1789 - Roma, 1869) e <strong>Tommaso Minardi</strong> (Faenza, 1787 – Roma, 1871). Questo scritto si configura quindi come il manifesto del purismo.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:29:22 UTC</pubDate>
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         <title>Secessione</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le <strong>Secessioni </strong>furono movimenti internazionali di <strong>s</strong>cissione dall’arte ufficiale che caratterizzarono il panorama artistico mitteleuropeo alla fine del XIX e inizio del XX secolo. Sorte in reazione al conservatorismo delle istituzioni artistiche dominanti del tempo, come le accademie di Belle Arti, le associazioni e i circuiti espositivi ufficiali, promossero un rinnovamento del gusto e l’integrazione tra i vari generi artistici. In diverse città europee di Germania e Austria si formarono nell’ultimo decennio dell’Ottocento gruppi di artisti in rottura con i generi classici accademici e con l’atteggiamento rigido preesistente nelle organizzazioni, dando vita principalmente alla <strong>Secessione di Monaco</strong> nel 1892, la <strong>Secessione viennese </strong>nel 1897 e l’anno dopo alla <strong>Secessione di Berlino</strong>. Fortemente collegati alle condizioni storiche, politiche ed economiche della <em>fin-de-siècle</em>, gli <strong>artisti secessionisti</strong> si proposero non soltanto di introdurre un nuovo repertorio stilistico ma accesero il dibattito intorno all’arte modernista, che coinvolse insieme le Belle Arti e le arti, finalizzate alla produzione di oggetti di uso quotidiano, dette applicate. L’arte non doveva essere più confinata e corporativa, ma penetrare in tutti i campi della vita di ogni giorno interpretando le trasformazioni della società, determinata dal progresso tecnologico e dal potere d’acquisto decisivo che andava conquistando la borghesia. Per il forte influsso che esercitò a livello europeo, la più nota e riconosciuta delle secessioni è quella di Vienna che si costituì nel 1897 per iniziativa del pittore <strong>Gustav Klimt  </strong>e dall’architetto, grafico e designer <strong>Joseph M. Olbrich</strong>, un’associazione di diciannove artisti e architetti tra i quali <strong>Josef Hoffmann </strong>, anche lui come Olbrich allievo di<strong> Otto Wagner, </strong>e <strong>Koloman Moser</strong>, che contribuì ad affermare lo <strong>stile Art Nouveau</strong>, altamente simbolista e ornamentale rispetto al conservatorismo artistico austriaco e al gusto commerciale prevalente, nella pittura come nella grafica, nell’architettura come nelle arti decorative.</p><p>I secessionisti viennesi costruirono in città una loro sede dedicata, il <strong>Palazzo della Secessione</strong> (1897-98), edificio che costituisce il <strong>primo spazio espositivo permanente dedicato all’arte contemporanea</strong>. Parallelamente alla pubblicazione per un quinquennio della rivista ufficiale “<em>Ver Sacrum</em>” (Primavera Sacra), il lavoro dei singoli artisti riabilitò l’arte austriaca su scala globale.</p><p>Questa formazione rappresenta la nascita di una visione lungimirante e internazionalista del sistema dell’arte. Tuttavia, in ordine di tempo, il <strong>primo gruppo secessionista</strong> si era formato a <strong>Monaco </strong>nel 1892, guidato dal pittore e scultore <strong>Franz von Stuck</strong>  insieme al mercante d’arte e collezionista <strong>Wilhelm Uhde</strong>, con numerosi seguaci. Un’associazione indipendente che contrastava la politica conformista dell’associazione ufficiale degli artisti della città, considerata da molti ormai arretrata. Alla mostra che organizzarono nel 1893 parteciparono 297 artisti, manifestazione che inaugurava anche un loro edificio espositivo appositamente costruito, e che contò più di 876 opere, tra cui quelle dello svizzero <strong>Arnold Böcklin</strong> insieme a quelle dei francesi Jean-Baptiste Camille Corot, Gustave Courbet, Jean-François Millet e del berlinese Max Liebermann, artisti che appartenevano alle correnti ottocentesche del naturalismo, alla tendenze impressioniste e alle successive evoluzioni, scelte che si dimostrarono comuni a quelle dei secessionisti di Berlino.<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:29:38 UTC</pubDate>
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         <title>Scapigliatura</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>La&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/TqnVN2O9B4M?si=nvQSxjLa2HpkQYSo">Scapigliatura</a>&nbsp;è stato un movimento culturale, letterario e artistico, sorto a Milano a partire dagli&nbsp;anni Sessanta&nbsp;e fino alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, che riunì artisti lombardi e piemontesi in rottura con la tradizione e i costumi della società borghese del tempo, proclamando valori alternativi nell’arte e nel vivere. Accomunati dall’avversione al gusto dominante e dalla volontà di vivere l’arte come una modalità spontanea d’espressione dell’interiorità, i pittori scapigliati sostennero un cambiamento dello stile e dei temi preordinati della pittura accademica del tempo. Abbandonarono l’uso del disegno e i soggetti storici, a favore dello sfumato senza contorni netti, realizzando soprattutto ritratti e alcuni paesaggi. Fautori di una pittura d’effetto e d’atmosfera si dedicarono alle resa suggestiva della luce nelle ambientazioni. Come per i bohémien francesi, scrittori, artisti, musicisti e attori che sceglievano uno stile di vita non convenzionale di estrosità, marginalità e impoverimento, si diffuse tra gli artisti delle maggiori città europee, come a Milano, un sentimento di ribellione giovanile e di disprezzo radicale per le&nbsp;norme morali&nbsp;e convinzioni correnti, che portò i protagonisti della Scapigliatura ad una vita irregolare e dissoluta. Era una risposta vitale alla dura razionalità delle leggi economiche e all’industrializzazione della seconda metà dell’Ottocento, contestazione pagata però con condizioni di vita e stati d’animo precari, la malattia o addirittura il suicidio.</p><p>Senza innestarsi profondamente nella storia della cultura e della vita morale italiana, la Scapigliatura ha rappresentato una esperienza di transizione, al volgere del periodo romantico verso una maggiore adesione agli aspetti della realtà contemporanea, all’incrocio di correnti letterarie e visive straniere<strong> </strong>che contribuirono a sprovincializzare il clima culturale italiano. </p><p>La Scapigliatura andò a scardinare il precedente periodo romantico, in quanto esauriti gli ideali risorgimentali emersero i problemi sociali e gli squilibri economici derivati dalla trasformazione del Paese, da agricolo in industriale, che gli artisti assorbirono e vollero interpretare. I pittori rinunciarono all’uso del disegno e iniziarono a sfumare le forme in macchie luminose d’impasti di colore. Questa tecnica fuori regola dava l’idea del “non finito” e dell’incerto, visto il tratto abbozzato comune a molti di loro, che sembrò rappresentare la sfiducia e incertezza che andavano vivendo.&nbsp;I principali esponenti, vicini al Piccio e a <strong>Federico Faruffini</strong>, <strong>Filippo Carcano</strong> e altri, furono <strong>Tranquillo Cremona</strong> (Pavia, 1837 – Milano, 1878) e <strong>Daniele Ranzoni</strong> (Intra, Verbania, 1843 – 1889), che professarono: “Non vi è cosa che sia incerta come l’arte, come la pittura”, occorre “dipingere col fiato”, scrisse Ranzoni, ossia con estrema leggerezza, quasi spiritualmente, in quanto “in natura e nell’arte non esiste la linea, esistono solo gli effetti di luce”.&nbsp;I due artisti scelsero infatti per i loro quadri modalità e colori vaporosi, per rendere sospeso il rapporto e la certezza delle forme.&nbsp;Milano intanto cresceva come capitale economica e grande città. Il termine “scapigliatura” fu proposto per la prima volta dallo scrittore Cletto Arrighi, nome d’arte dall’anagramma di Carlo Righetti (Milano, 1828-1906) nel romanzo&nbsp;<em>La scapigliatura e il 6 febbraio</em>,&nbsp;pubblicato nel 1862.&nbsp;Già nella definizione era implicita la rottura con la tradizione e nei costumi: “scapigliato” è colui che porta i capelli in disordine, scompigliati, spettinati, è colui, quindi, che non cura l’aspetto esteriore così importante agli occhi della società borghese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:29:48 UTC</pubDate>
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         <title>Arts and Crafts</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>E' stato un <strong>movimento sociale ed estetico</strong> sviluppatosi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. Il suo scopo fu quello di promuovere un design e un artigianato di buona qualità, nel pieno di un’epoca in cui si faceva strada la produzione meccanica di massa. Proprio per questa sua vocazione, riguardò in maniera particolare l’architettura e le arti decorative. Dove agì questo movimento? Nacque e si sviluppò in Gran Bretagna, ma ebbe un grande impatto anche in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Al suo interno&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/ga1SQgKXHRw?si=XrOqou4YaekFX1IH">Arts and Crafts</a> non fu molto omogeneo perché si svilupparono molte linee di pensiero e di pratica. Per alcuni fu poco più che una moda decorativa. Per altri, la parte più impegnata del movimento,&nbsp;Arts and Crafts volle dire sviluppare un’arte in relazione ai problemi fondamentali della società. Associato ad&nbsp;Arts and Crafts non abbiamo uno stile preciso, ma si pose quasi sempre al centro dell’arte l’onestà. Ovvero la produzione di oggetti che mostrassero chiaramente il loro scopo e il loro funzionamento.&nbsp;Questa vocazione alla semplicità voleva dire mettere in evidenza materiali e superfici semplici con un approccio destinato a diventare la base del design moderno.</p><p>Il nome del movimento deriva dalla Arts and Crafts Exhibition Society, creata nel 1888. Ma dobbiamo dire che le sue origini vanno più indietro nel tempo, verso la metà dell’Ottocento, quando lo scrittore <strong>John Ruskin</strong> teorizzò gli effetti negativi, estetici e sociali, dell’industrializzazione. Ruskin non sopportava i prodotti fatti in serie che vennero presentati per la prima volta alla Grande Esposizione del 1851. Era convinto sostenitore della bellezza dell’arte medievale. Credeva che essa risiedesse proprio nell’orgoglio e nelle capacità individuali degli artigiani. Le sue idee influenzarono William Morris che credeva nella possibilità di migliorare la vita alle persone con un design di qualità.</p><p>Grazie alla manifattura di arti decorative che fondò nel 1861, Morris iniziò una produzione manuale in contrasto con quella industriale. Realizzò così tessuti, libri stampati, carte da parati, mobili e molto altro. Ma il suo esito ebbe due risvolti opposti. Da un punto di vista estetico fu un grandissimo successo commerciale. Ma da un punto di vista etico fallì perché i suoi prodotti erano troppo costosi e quindi irraggiungibili per le classi sociali più povere e più numerose. Ad ogni modo le idee di Morris ebbero un grande seguito influenzando artigiani, insegnanti e pubblicitari. Negli anni Ottanta dell’Ottocento nacquero molte organizzazioni che promossero l’Arts and Crafts come ad esempio la Workers’ Guild fondata da Walter Krane con lo scopo di promuovere la collaborazione tra artigiani e artisti.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:30:06 UTC</pubDate>
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         <title>Pittura Biedermeier</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il movimento artistico Biedermeier ebbe un grande successo tra il 1815 e il 1848 soprattutto in Germania e in Austria, tanto che riuscì ad influenzare oltre alla pittura, campi come l'architettura, l'arredamento, la musica e la letteratura. Esso si può definire come una delle varie ramificazioni del movimento romantico e in pittura ebbe un grande successo. &nbsp;</p><p>Biedermeier è un nome composto dalle parole <em>Bieder</em> (onesto ma anche sempliciotto) e M<em>eier</em>, uno dei cognomi tedeschi più comuni. Questo stile pittorico amava i soggetti semplici e non pomposi come quelli sostenuti dallo stile Primo Impero, anzi nacque proprio per contrastare i gusti dei nobili del dopo Restaurazione, ancora molto simili a quelli del periodo antecedente alla Rivoluzione francese. &nbsp;</p><p>I potenti del dopo Restaurazione amavano la classicità e detestavano la pittura romantica che non serviva ai loro scopi politici; essi attaccarono duramente gli artisti non disposti a servirli, ma consci dell'importanza che stava assumendo la classe borghese, preferirono non infierire troppo contro i loro gusti. E la borghesia adorò il gusto Biedermeier perché si esprimeva in composizioni senza troppo fronzoli con linee semplici facilmente riproducibili nelle fabbriche. &nbsp;</p><p>Il più importante pittore tra quelli Biedermeier fu Carl Spitzweg, un tedesco appartenente alla ricca borghesia che per far contento il padre si laureò in Farmacia, ma inseguito preferì dedicarsi alla pittura. Egli fece protagonisti dei suoi quadri persone come il "Topo di biblioteca" (visibile qui sotto), mai prima scelti come soggetti pittorici e diede risalto a tutto quanto ritenesse sottovalutato dalla sua società. &nbsp;</p><p>Quanto fu rispettato dai governanti del dopo Restaurazione, non fu però gradito dagli artisti più rivoluzionari e attorno al 1850, il termine <em>Biedermeier </em>iniziò ad essere usato in senso dispregiativo per descrivere dei borghesi sempliciotti che pensavano solo ai loro interessi. &nbsp;</p><p>Il nuovo movimento Realista aveva già sostituito il Romanticismo per contrapporsi alla pittura ufficiale dei regnanti, sempre tesi solo a pubblicizzare i loro governi e non era affatto interessato a delle immagini pittoriche dedicate a dei buoni sentimenti, preferiva invece quelle più dure raffiguranti una società in grande difficoltà, ecco perché attaccò con il proprio disprezzo i pittori Biedermeier. E così quanto amato dai giovani della prima metà dell'Ottocento venne detestato da quelli della seconda metà. &nbsp;</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:30:25 UTC</pubDate>
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         <title>Orientalismo</title>
         <author>lorenapinio4</author>
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         <description><![CDATA[<p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/tGsr14ZS6ZM?si=Qhy28viEI1PVhnAz">Orientalismo</a>, uno stile pittorico dei primi decenni dell' ‘800 caratterizzato da elementi grafici e tematici legati alle culture esotiche di paesi lontani: l’Africa, la Persia, l’Arabia... località che prima di allora erano collocate soprattutto nell’immaginario collettivo attraverso i racconti di viaggiatori avventurosi, all'inizio dell'800 diventano più accessibili e reali, almeno nel pensiero, grazie anche al diffondersi, in alcuni stati europei, della politica colonialistica e grazie alle spedizioni archeologiche che, con i loro ritrovamenti, rendono possibile la concreta conoscenza, attraverso i reperti, delle storia e degli usi e costumi di civiltà non più così lontane.<br>Inaugurato in Francia dall’opera di Delacroix - sua la celebre '<em>Morte di Sardanapalo</em>' del 1827 – e divenuto subito un movimento transnazionale, in Italia l’Orientalismo trova terreno fertile nella preesistente cultura romantica, già di per sé pervasa di suggestioni fantastiche e sensibile al fascino dell’insolito, dell’ignoto e del pittoresco, affermandosi al punto che la seconda metà dell’ ‘800 vede il fiorire di una stirpe di artisti-viaggiatori – accanto a scrittori da viaggio, poiché il fenomeno interessa una contemporanea, vasta produzione letteraria europea - che ricavano dai loro ricordi di viaggio opere orientaleggianti popolate da odalische, danzatrici, berberi: Raffaele Carelli, Ippolito Caffi, Fausto Zonato, Antonio Fontanesi, Pietro Bellò, che andrà addirittura a vivere a Costantinopoli, sono alcuni degli artisti viaggiatori che nella prima metà dell’ ‘800 compiono il loro “<em>Voyage en Orient</em>”, muovendosi verso la Grecia, la Turchia, l’Egitto, l’India e tornandone irrimediabilmente contagiati da un inguaribile “<em>mal d’oriente</em>”.<br>Tuttavia la maggior parte degli orientalisti è costituita da artisti che non visitarono mai i luoghi delle loro ambientazioni, dandone nei loro dipinti una versione personale, fantastica e spesso falsata da un’idea dell’Oriente creata dall’immaginazione degli Orientalisti.</p><p>Nasce così un universo iconografico fatto di riferimenti etnografici non proprio scientifici, di <em>harem</em> immaginari, di improbabili sultani e schiavi, impiantato su reali ideali coloniali che, in qualche modo, ne costituiscono la base storica e ne giustificano il racconto.<br>Ben presto l’Orientalismo, nella sua accezione più generica di <strong>Esotismo</strong>, assume coloriture prettamente <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.artonweb.it/artemoderna/linguaggiartemoderna/articolo9.htm">simboliste</a>, divenendo pretesto per una pittura d’evasione mollemente estetizzante, sensuale ed erotizzante, talvolta onirica quando non decisamente folcloristica. </p>]]></description>
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         <pubDate>2025-03-24 23:30:33 UTC</pubDate>
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