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      <title>Spazio Creatività by Cosmonauti - Liceo classico Garibaldi</title>
      <link>https://padlet.com/olimpicigaribaldiiiic/pz65b48rmiu</link>
      <description>Filippo Alberelli  ( articolo d&#39;opinione) QUATTRO MURA: PORTO O PRIGIONE? - 
Carla Amella &quot; DAD e Università ( Intervista) DAD E UNIVERSITA&#39; -
Alessia Bruno ( articolo d&#39;opinione) ISTRUZIONE O DISTRUZIONE? -
Sofia Gattuso ( articolo d&#39;opinione) DAD: LA VERITA&#39; DIETRO UNO SCHERMO (CON GLI OCCHI DI UNA STUDENTESSA) - 
Irene Giangreco ( articolo d&#39;opinione) VIVERE LA DAD - 
Anastasia Gregorio (intervista) C&#39; ERA UNA VOLTA IL BANCO - 
Flavia Impastato ( articolo d&#39;opinione) PASSAPORTO PER IL FUTURO -
Giorgia La Vardera  ( articolo d&#39;opinione) NOI, RAGAZZI DELLA DAD -
Ruggero Lo Monaco ( recensione a &quot; L&#39;assemblea degli animali&quot; di Filelfo) CILIEGIE ROSSE - 
Simone Marsala ( racconto) SOGNO D&#39;UNA NOTTE DI PSEUDO-SCUOLA - 
Andrea Pangaro ( articolo d&#39;opinione) LA SCUOLA NON SI FERMA -
Roberto Pipitone ( articolo d&#39;opinione) MEDITARE SULLA SIRENA  DELLA FABBRICA -
Martina Scalia ( articolo d&#39;opinione) UN INCUBO COMUNE</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-12-16 16:57:46 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-02-11 14:51:58 UTC</lastBuildDate>
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         <title>La scuola non si ferma - Vantaggi e svantaggi</title>
         <author>connectedwithdignity</author>
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         <description><![CDATA[<div>Secondo me la Dad è un modo per fare scuola in questo momento di pandemia; anche se viene criticata, ci ha permesso di continuare a fare lezione quasi come se fossimo in classe. Se non ci fosse stata, non avremmo potuto fare lezione per un anno intero come successe ai bambini e i ragazzi che vissero la terribile esperienza della Spagnola, dopo la prima guerra Mondiale. Per quanto mi riguarda non l’ho trovata un’esperienza negativa, bensì un nuovo modo di studiare, perché anche se, inizialmente e’ stata dura abituarsi al ritmo, poi ho trovato un equilibrio. Ora andiamo ad esaminare i pro e i contro della Dad .Certo ci si può rilassare di più stando a casa, ma ci sono anche più distrazioni, ci sono rumori anche perché non si è sempre soli, si dorme di più, ma si carbura lentamente a prima ora . La dad ha messo in evidenza le differenze culturali e sociali, perché non tutti avevano i mezzi per seguire adeguatamente le lezioni per cui è emerso il problema della dispersione scolastica. Dall’altra parte si soffre per la mancanza del contatto quotidiano vissuto in classe e che non si può certo vivere con la Dad; i programmi sono andati avanti lo stesso, ma la complicità e la confidenza che si instaura andando giornalmente a scuola, quella non si può certo recuperare. Concludo affermando che, anche se è stato utile stare in dad, la scuola è scuola solo in presenza .<br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>Andrea Pangaro</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-27 14:22:41 UTC</pubDate>
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         <title>Istruzione o distruzione?</title>
         <author>vbruno17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Come tutti già sappiamo, da più di un anno a questa parte ci troviamo in una situazione critica. I contagi aumentano, il virus non fa che variare, l’Italia somiglia sempre più al semaforo sotto casa (nemmeno il tempo di attraversare che cambia colore) e la nostalgia di una vita normale ormai è riuscita ad invadere tutti, anche chi a inizio pandemia appendeva in balcone striscioni scrivendo “andrà tutto bene” con tanto di arcobaleno disegnato sopra. E proprio in mezzo a tutta questa confusione ci troviamo noi adolescenti, già abbastanza confusi da questo periodo della vita in cui le emozioni sono amplificate e iniziamo a renderci conto che prima o poi dovremo crescere per diventare adulti anche noi. In questa fase, la scuola è al centro di tutto. Proprio la stessa scuola che per noi adesso è diventato uno schermo raffigurante dei quadratini con delle lettere sopra. “Didattica a distanza”, così chiamano questa modalità d’istruzione, che a parer mio è più una modalità di <em>distruzione</em> di ciò che è l’idea di scuola. Riuscire a tenere un andamento scolastico costante diventa sempre più difficile con questi cambiamenti continui; nemmeno il tempo di abituarsi alla DAD, che si torna in presenza, per poi tornare ancora una volta in DAD e così via. Parlando sinceramente, noi ragazzi ci sentiamo costantemente stanchi e demoralizzati e la didattica a distanza non fa che peggiorare le cose. Ormai le nostre giornate sono racchiuse in poche semplici azioni: studiare, mangiare, stare al cellulare e dormire. Ad alcuni sembrerà comodo alzarsi pochi minuti prima della lezione e stare tutto il giorno a casa. Io invece non la penso così, quindi per concludere vorrei dire qualcosa a nome di tutti coloro che hanno messo da parte la pigrizia per vedere chiaramente la situazione in cui ci troviamo. Ci manca la scuola in presenza, parlare con i compagni, avere un confronto faccia a faccia con i professori, ci manca persino il brivido prima dell’interrogazione, i minuti passati a ripassare tutti insieme durante la pausa prima di un compito in classe. Poiché con la DAD l’ansia c’è comunque, ma più pesante e opprimente, quella che non ci fa nemmeno respirare, e se ci giriamo, al nostro fianco non troviamo nessun compagno a tranquillizzarci dicendo che andrà bene. Ci manca uscire con i nostri amici, ci manca parlare con loro e ridere per qualche battuta, senza che un pezzo di stoffa, ormai diventato di vitale importanza, copra i nostri sorrisi. In sintesi, ci manca vivere tutte le esperienze che ogni ragazzo o ragazza della nostra età dovrebbe vivere.<br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>&nbsp;Alessia Bruno</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 14:29:03 UTC</pubDate>
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         <title>D.A.D. e università (intervitsa a cura di Carla Amella)</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 14:44:05 UTC</pubDate>
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         <title>C&#39;era una volta il banco di Anastasia Gregorio</title>
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         <pubDate>2021-05-28 15:06:24 UTC</pubDate>
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         <title>Un incubo comune (a cura di Martina Scalia)</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 15:37:09 UTC</pubDate>
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         <title>MEDITARE SULLA SIRENA DELLA FABBRICA</title>
         <author>olimpicigaribaldiiiic</author>
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         <description><![CDATA[<div>In questo anno di DAD, tra tutte le cose che ho vissuto, che ho letto e che ho ascoltato, quella che più di altre ha dato voce a quello che penso è l’articolo dello scrittore e insegnante D’Avenia, pubblicato sul supplemento “Sette” del Corriere Della Sera: - La crisi della scuola non è la DAD -</div><div>Mi ha colpito molto il racconto sull’allievo che non riesce a meditare perché infastidito dal suono della sirena di una fabbrica.&nbsp;</div><div><br></div><div>«Maestro, mi hai detto di meditare all’alba, ma non posso farlo», si lamenta il discepolo. «Perché?» chiede il maestro. «A quell’ora la sirena della fabbrica fischia e mi distrae». «È semplice» risponde il maestro «da oggi mediterai sulla sirena della fabbrica».</div><div><br></div><div>La risposta che gli dà il maestro è quello che penso sia da prendere come esempio. Dobbiamo adattarci alle circostanze, accettare quello che ci capita e farlo diventare un’opportunità. Non bisogna solo lamentarsi, bisogna reagire. Non dobbiamo dare la colpa a qualcuno o qualcosa, ma utilizzare al meglio le nostre forze.</div><div>Un’altra cosa che ho sentito vicino al mio modo di pensare è il fatto che i professori, secondo l’autore dell’articolo, debbano portare in classe i loro amori e cercare di trasmetterli agli alunni, io, anche in DAD, ho avuto questo privilegio, infatti, grazie ai consigli dei professori, ho iniziato a leggere libri, cosa, che di mia iniziativa, non avrei fatto!<br><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>Roberta Pipitone</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 16:25:04 UTC</pubDate>
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         <title>QUATTRO MURA: PORTO O PRIGIONE?</title>
         <author>olimpicigaribaldiiiic</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ciao a tutti! Mi chiamo Filippo e ho iniziato quest’anno il liceo.</div><div>Per qualunque ragazzo si tratta di una tappa fondamentale, un <em>mix perfetto</em> tra apprendimento e vita vera.&nbsp;</div><div>Si, per me la <em>scuola è vita</em> e trovarmi a viverla, invece, lontano da compagni e professori, senza la possibilità di istaurare quel contatto umano che la rende unica , mi fa sentire derubato&nbsp; di amicizie, paure, soddisfazioni e gioie che solo i banchi di scuola sanno dare.&nbsp;</div><div>La DAD, così la chiamano, mi ha fatto conoscere&nbsp; solo la parte didattica della scuola , che però, se non affiancata dalle relazioni e dalle emozioni che solo la&nbsp; classe sa fare vivere diventa <em>nulla</em>, finendo per <em>annullarsi</em>.&nbsp;</div><div>La scuola deve istruire il ragazzo, completandolo non solo culturalmente, con nuove nozioni e dati, ma deve anche attrezzarlo a “costruire se stesso” in un contesto esterno, diverso&nbsp; da quello familiare a&nbsp; cui siamo troppo abituati, dove si è circondati da persone che ci amano e soddisfano ogni nostro desiderio.</div><div>Quando , per la prima volta, circa due anni fa ormai, venne annunciato che la scuola per questioni di sicurezza sanitaria si sarebbe svolta con una nuova modalità, da casa, tutti noi studenti fummo affascinati all’idea che sarebbe bastato un “clic” per sparire e usufruire di tutte le comodità di cui la propria casa dispone.&nbsp;</div><div>Ma a distanza di tempo ci siamo stancati: è molto pesante a livello mentale affrontare la vita scolastica e non nello stesso ambiente senza aver la possibilità di “staccare la spina” e di scindere le due realtà.</div><div>Anche per i professori non è un periodo semplice: hanno dovuto reinventarsi docenti “online” apportando drastici cambiamenti alla loro professione che&nbsp; del contatto e della vicinanza&nbsp; fa il proprio punto di forza. &nbsp;</div><div>Inoltre per me è stato ingiusto che non ci sia stata la volontà di trovare una diversa modalità di <em>fare scuola</em>, ovviamente adatta alle attuali esigenze, magari più efficace per noi giovani studenti: ad esempio credo che si potessero organizzare orari d’ingresso/ uscita scaglionati permettendoci comunque di frequentare la scuola oppure utilizzare i grandi spazi esterni di cui la nostra scuola dispone per “ costruire” nuove classi (come al liceo Garibaldi si sta cominciando a fare, ma solo dalle ultime settimane), distribuendo al meglio gli alunni. &nbsp;</div><div>Proprio riguardo quest’ultimo argomento ho riflettuto molto, traendo la conclusione che la DAD abbatte ingenti costi. Infatti&nbsp; lo Stato , così, si <em>libera</em> di tante spese e responsabilità, sovraccaricando le famiglie con l’aumento di costi e costringendo i ragazzi ad una sorta di “reclusione legalizzata”.&nbsp; &nbsp;</div><div>Temo che si possa continuare anche in futuro con questa modalità malata che mortifica ciò che realmente significa <em>scuola</em> .<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Filippo Alberelli</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 16:31:19 UTC</pubDate>
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         <title>NOI,  RAGAZZI DELLA DAD</title>
         <author>olimpicigaribaldiiiic</author>
         <link>https://padlet.com/olimpicigaribaldiiiic/pz65b48rmiu/wish/1569029771</link>
         <description><![CDATA[<div>A quanto pare "DAD" sta per "didattica a distanza", wow, avrei giurato che significasse "disfacimento alacre dell'istruzione". Ok scherzi a parte, con la DAD sono venuti a mancare i momenti belli della scuola, diciamocelo, incontrare i compagni all'uscita, guardare negli occhi quell'amico e, nonostante la mascherina, capire al volo ciò che vuole dirti; portare rosari e santini tattici e pregare che quella benedetta versione vada bene o piangere tutti insieme per il finale di Troy... Ok ok forse questo l'ho fatto solo io... Tornando alle cose serie, sono gli anni più belli della nostra vita e di certo non è stando "compressi in quel mosaico di quadratini", come dice Galimberti, che impariamo a vivere, perché la scuola non è questo: non è ripetere a memoria la lezione sperando che il professore non ti faccia troppe domande, non è fingere di avere problemi di connessione per saltare l'interrogazione. Purtroppo questa è la situazione in cui ci troviamo tutti e non possiamo fare nulla, se non sperare che tutto torni al più presto alla normalità. <br>&nbsp;                                                                                                            <strong>Giorgia La Vardera</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 16:33:57 UTC</pubDate>
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         <title>Vivere la DAD</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Io, come tutti i ragazzi della mia età, sto vivendo la DAD in tutte le sue sfaccettature.<br><br></div><div>In DAD abbiamo trascorso l’ultimo giorno di scuola, in DAD abbiamo sostenuto gli esami di terza media, in DAD abbiamo vissuto l’inizio di una nuova e tanto attesa avventura, quella del liceo.<br><br></div><div>Questo nuovo e sconosciuto modo di insegnare e di apprendere, che all’inizio poteva sembrare affascinante, col passare dei giorni e dei mesi ci sta divorando. Tutto quello che all’inizio ci sembrava “fico”, ora sembra scontato e vuoto di significato.<br><br></div><div>Sono stanca: seguire le lezioni è più difficile, ti distrai per la minima cosa; a volte può sembrare che i professori non ci capiscano, ma mi rendo conto che questa è una situazione pesante anche per loro. Tuttavia, molti non ci vengono incontro. Gli insegnanti pensano che siamo solo degli adolescenti che devono studiare, invece no. Noi studenti non vogliamo parlare solo della lezione fine a se stessa, ma vorremmo anche parlare di cose attuali, della vita.<br><br></div><div>Questa non è scuola, con il 50% dei compagni, non poter uscire a ricreazione, non poterci girare, non poter fare gite. Così si creano due gruppi differenti della classe, il cosiddetto “primo gruppo” e il “secondo gruppo”.<br><br></div><div>Ho voluto approfondire l’argomento e ho chiesto a due ragazzi cosa pensassero della DAD e ho avuto la sorpresa di scoprire che c’è a chi invece non dispiace perché può alzarsi due minuti prima dell’inizio della lezione, indossare una felpa sopra il pigiama e soddisfare ogni languorino ogni volta che si presenta.<br><br></div><div>Molte volte mi sono sentita dire “la scuola ti mancherà”, ma io mi chiedo come sia possibile sentire la mancanza di un luogo che mi ha fatto conoscere l’ansia, come faranno a mancarmi le verifiche impossibili, i giorni interi passati a studiare senza neanche raggiungere la sufficienza, come faranno a mancarmi gli attacchi di panico pre-interrogazione e le crisi di pianto di maggio?<br><br></div><div>Cosa dovrebbe mancarmi? Il compagno di banco che non ho? La mancanza di un abbraccio consolatorio per un’interrogazione non andata bene? Le mancate organizzazioni dei gruppi di studio? La mancata condivisione di una merenda a ricreazione?<br><br></div><div>Ecco, se passerà questa pandemia e tutto questo e altro ancora ritornerà nella mia quotidianità, allora sì che la scuola mi mancherà.&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;                                                                                                       <strong>Irene Giangreco&nbsp;</strong></div><div><strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:07:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 21:57:54 UTC</pubDate>
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         <title> CILIEGIE ROSSE</title>
         <author>connectedwithdignity</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><br><br>&nbsp;</strong><em>L’Assemblea degli animali</em> è un libro pubblicato il 10 novembre 2020, del cui autore non sappiamo nulla tranne che il nome d’arte, Filelfo… Potremmo considerarlo un nuovo Omero che, con la sua scrittura, dà voce a chi non ne ha.</div><div>In questo libro i protagonisti sono animali, che parlano, vivono e si trovano in sintonia tra le varie specie.</div><div>Filelfo regala loro il λòγος, la possibilità di confrontarsi… il libro ruota intorno al loro discutere in questa fantomatica assemblea degli animali.</div><div>di seguito riporto una citazione tratta da questo libro</div><div>Capitolo VI: Era di maggio, righe 1-18</div><div><br></div><div><em>Era di maggio e cadevano a grappoli le ciliegie rosse. l’aria era fresca e i giardini odoravano di rose a cento passi. Scorreva il tempo, il mondo girava, ma la piaga del contagio non si seccava, come l’acqua dentro la fontana dell’oblio alla quale un tempo l’essere umano aveva bevuto a larghi sorsi.&nbsp;</em></div><div><em>La gatta bianca uscì di casa prima del solito. soffriva a stare con gli umani. da tempo ormai era svanito il calore che aveva inizialmente percepito vibrare intorno a loro e ai loro vicini, mentre si parlavano dai ballatoi e appendevano cartelli variopinti come i drappi sacri che schiacciano la morte nei giorni delle processioni di primavera. Quell’aura di energia dorata, fiammante, si era trasformata in un freddo alone di nerume, che disegnava le figure immobili dei tre abitanti della casa e le separava l’una dall’altra, chiuse nei loro gusci di solitudine e angoscia come le figure sacre delle icone bizantine nelle loro mandorle, mentre intorno lampeggiavano e ululavano le ambulanze e le pattuglie della polizia.</em></div><div><br></div><div>Oggi sabato 3 aprile scrivo il mio primo articolo. E’ una recensione del libro ”L’Assemblea degli animali” dello sconosciuto Filelfo.</div><div>In particolare ci concentreremo sulla parte iniziale del sesto capitolo in cui, attraverso l’uso di similitudini e metafore, viene resa perfettamente l’idea della solitudine provata -immagino un po’ da tutti- durante la prima grande quarantena.</div><div><em>…Quell’aura di energia dorata, fiammante, si era trasformata&nbsp; in un freddo alone di nerume</em>...</div><div>Queste sono le parole usate dallo scrittore: la felicità diventa malinconia e il calore lascia il posto a un profondo rimpianto della vita, una mancanza sostanziale nel modo di stare al mondo, di esistere, di trovarsi in una società.</div><div><em>Gusci di solitudine rinchiudono gli abitanti delle case</em>: è un’immagine su cui ragionare. E’ successo davvero questo? Eravamo talmente ciechi da non accorgerci che la nostra socialità, il nostro essere persone stava diventando sempre di più una linea sottile?</div><div>Stavamo forse perdendo il nostro senso di comunità?</div><div>Il controllo sulle nostre vite sembra svanire in una routine molto semplice: ti alzi e stai davanti a uno schermo. Ecco in cosa consisteva la nostra piccola bolla.</div><div>Lentamente ci siamo abituati a pensare che questo era vivere: respirare, mangiare e stare al cellulare. Questo era l’unico modo per non impazzire, per cui lo abbiamo trasformato in normalità. La nostra nuova normalità era avere una qualità di vita bassa, nient’altro.</div><div>Quel guscio doloroso, ma allo stesso tempo piacevole e calmante, deve essere aperto, deve essere ridicolizzato finché, alla fine, perda il suo potere e diventi il ‘’semplice’’ ricordo di un periodo fin troppo buio.</div><div>Questa pagina del libro, la cui onestà è quasi brutale, mi ha aiutato a capire e, anche se l’opera non mi ha entusiasmato nel suo complesso, ho aperto gli occhi, ho guardato fuori dalla bolla e posso dire grazie.</div><div>Grazie Filelfo.</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>Ruggero Lo Monaco<br></strong><br></div><div><br></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-30 12:53:53 UTC</pubDate>
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         <title>C&#39; ERA UNA VOLTA IL BANCO (INTERVISTA)</title>
         <author>connectedwithdignity</author>
         <link>https://padlet.com/olimpicigaribaldiiiic/pz65b48rmiu/wish/1615391735</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br></strong>Nella mia intervista verranno affrontate diverse tematiche riguardanti la scuola in D.A.D., attraverso l’opinione di alcuni studenti.</div><div>Inizio con Miriam, studentessa del liceo scientifico Einstein di Palermo.<br><br></div><div><strong>Come è stato voltare pagina e iniziare un nuovo capitolo con l’arrivo della pandemia e la chiusura delle scuole?</strong></div><div>&lt;<em>Impostare una nuova routine e abituarci alle ore scolastiche ,effettuate al computer, chiaramente non è stato semplice per nessuno, Vedere i miei compagni in tanti riquadri e perdere la cognizione del tempo ha comportato il dissolversi della comunicazione</em>&gt;</div><div><strong>Perché perdere la cognizione del tempo?</strong></div><div>&lt;<em>Avviata questa nuova modalità di vita sono stata travolta in un mondo parallelo: un giorno analogo all’altro e il tempo sembrava scorrere più lentamente. Di conseguenza per mesi ho vissuto bloccata in un sogno con il desiderio che un giorno potessi svegliarmi per riprendere ciò che tutti abbiamo perso. (</em>Francesco, studente del liceo linguistico).</div><div><strong>Secondo te la D.A.D. ha comportato effetti positivi sull’immagine dello studente?</strong></div><div>&lt;<em>Svolgere le lezioni a distanza ha privilegiato studenti che abitano lontano dalla propria scuola, e ha garantito la conversazione tra alunni e docenti; Ovviamente trascorrere la mattinata a casa ha sostenuto chi è in stato di malattia attraverso l’assistenza dei genitori.</em>&gt;</div><div><strong>Quindi la D.A.D è stata in grado di sostituire il classico metodo di insegnamento?</strong></div><div>&lt;<em>Questo elemento innovativo è riuscito in pieno ad agire in contrapposizione alla pandemia, assicurando l’educazione per i giovani; ragione per cui sono a favore di questa nuova tipologia di scuola.</em>&gt; (Elena, alunna del Marconi).</div><div><strong>In che modo i professori hanno collaborato con la didattica a distanza?</strong></div><div>&lt;<em>Sono riusciti in pieno ad interagire con noi studenti, sebbene abbiamo riscontrato diverse difficoltà: Rendersi conto che la collaborazione di noi scolari non era sufficiente e l’improvvisazione di idee per rendere la lezione interessante è stato un lavoro durissimo.</em>&gt;</div><div><strong>Tra ragazzi e docenti chi ha rilevato maggiori ostacoli?</strong></div><div>&lt;<em>Entrambi i membri della componente scolastica hanno constatato complicazioni in questo metodo di spiegazione a apprendimento. A causa della mancanza del contatto visivo c’è un calo della capacità di partecipazione.&gt; (</em>Alessandro, studente del Galileo Galilei).</div><div><strong>Voi studenti siete in grado di portare ulteriori miglioramenti alla D.A.D?</strong></div><div>&lt;<em>Credo che creare un miglioramento in qualcosa che di per sé ha tanti effetti negativi sia un’impresa ardua. La tipica tecnica di assimilazione: andare a scuola, affrontare interrogazioni senza suggerimenti, i dialoghi con i tuoi compagni di classe e vedere dal vivo ogni sguardo è insostituibile.</em>&gt;</div><div><strong>Di quale aspetto della scuola soffri più nostalgia?</strong></div><div>&lt;<em>Ho il desiderio di riavere il banco condiviso con il mio compagno, grazie a cui ho vissuto tante avventure. Entrare in classe e posare i tuoi libri per poi vedere una torre alta di maiali utilizzati come protezione per non essere chiamato.&gt;</em>(Alfonso liceo scientifico sportivo).</div><div><strong>Hai mai approfittato della D.A.D per non studiare abbastanza?</strong></div><div>&lt;<em>Spesso durante le interrogazioni ricevevo suggerimenti tramite cellulare, whatsapp è stato il mio “bignami”, in questo modo sono riuscito ad ottenere voti sufficienti: so che non è corretto, ma avrò tempo per recuperare le mie lacune senza le urla dei miei genitori.&gt;</em></div><div><br><strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Interviste a cura di ANASTASIA GREGORIO</strong><br><br><br><strong>DAD: LA VERITA' DIETRO UNO SCHERMO (CON GLI OCCHI DI UNA STUDENTESSA)</strong><br>DAD (Didattica A Distanza), un termine che in questo anno di pandemia è entrato nel nostro vocabolario comune e che sentiamo e ripetiamo quotidianamente, una modalità “di fare scuola”&nbsp; che suscita opinioni discordanti tanto tra gli adulti, quanto nei giovani.&nbsp;</div><div><br></div><div>Diciamoci la verità: la DAD ha portato non poche insidie, soprattutto tra gli studenti. Non poter incontrare da vicino, in presenza,&nbsp; i compagni e i professori in classe, in modo da creare una relazione più intima e familiare, è stata la cosa che forse ha fatto soffrire più di tutti noi giovani. Il contatto fisico non si può sostituire in alcun modo e la mancanza di questo ha portato ad una chiusura emotiva tra gli adolescenti. Sempre più spesso, infatti, emerge un cambiamento, più o meno evidente, degli interessi e delle attività che coinvolgono noi ragazzi, quasi sempre legati all’uso di smartphone, altri dispositivi digitali e navigazione in rete: in poche parole, alienazione dalla realtà fisica, una situazione che la didattica a distanza, purtroppo, in parte ha favorito. Tra l’altro l’adolescenza è il cosiddetto “periodo di passaggio” in cui dovremmo vivere spensieratamente, ma non irresponsabilmente, prima di dover sottostare agli obblighi futuri, che, inesorabilmente, caratterizzano l’età adulta. E invece lo passiamo in casa, seduti di fronte ad uno schermo, lasciando che la vita ci scivoli tra le dita, sperando che questo periodo di pandemia finisca al più presto.&nbsp;</div><div><br></div><div>Tuttavia, trovo che la DAD sia riuscita a portare al contempo alcune cose positive, come un iniziale cambiamento ed una evoluzione, che prima ci sembrava quasi impossibile, del sistema scolastico. Infatti la DAD è riuscita a dimostrare che, nonostante la distanza fisica, qualcosa, noi studenti, siamo riusciti ad imparare e che la scuola può rinnovarsi ed adattarsi alle situazioni più distopiche ed inimmaginabili possibili.&nbsp;</div><div><br></div><div>Immaginiamo che una situazione simile all’attuale pandemia fosse capitata 40 anni fa o più: cosa sarebbe accaduto agli studenti di allora? Probabilmente sarebbero stati a casa e basta, non avrebbero potuto completare o intraprendere il loro percorso di studi. In altre parole, la didattica a distanza non va sminuita né demonizzata poiché ha dato a tutti la possibilità di continuare a studiare, anche se, ritengo, potrebbe essere migliorata, affinando l’interazione tra docenti e studenti, trovando nuovi metodi di valutazione e verifica del lavoro svolto, facilitando lo sviluppo per ogni individuo delle attività nelle quali si sente più portato. D’altronde, come diceva Einstein,<em> “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido”.&nbsp;</em></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Sofia Gattuso</strong><br><br></div><div><strong>PASSAPORTO PER IL FUTURO</strong><br>Qualche tempo fa, nel corso di un’animata conversazione con mio nonno ho maturato una certa curiosità sulla scuola che non c’è più... Il mio interesse ha scatenato un vero e proprio dibattito interno, in cui ciascun membro della famiglia ha detto la sua. Per questo, sento di dover dire che questo articolo è frutto della vivacità di un’intera famiglia e la sintesi di varie interviste fatte ai suoi diversi membri. Mio nonno mi narrava del suo meraviglioso Liceo Classico, in cui si era formato. Le storie che mi ha raccontato, quasi come un romanzo a puntate, descrivono una scuola che era ancora un notevole ascensore sociale. Dai racconti dei miei genitori e dei miei zii, emerge il ricordo di una scuola che subisce ancora gli influssi della didattica di un tempo, anche se di molto mitigati. Grazie al vissuto degli ex-studenti, c’è stata una grande evoluzione. Per questo mi piace citare il Professor Zagrebelsky, grande conoscitore dei diritti e delle libertà, secondo il quale “l’ignoranza è una schiavitù”, in cui “le ingiustizie sociali trovano il loro più efficace alleato”, collegadosi con questa affermazione agli articoli 33 e 34 della costituzione. La scuola non deve essere essenzialmente una “bottega” né tantomeno una “catena-di-montaggio”; essa è innanzitutto il prodotto di una sinergia: al suo buon esito partecipano le famiglie, con spirito collaborativo e critico; i ragazzi con un coinvolgimento multidisciplinare; gli insegnanti, con le loro competenze e libertà d’espressione, che non devono sfociare né in confusione tra i ruoli né in volontà manipolatoria; ed infine i dirigenti scolastici che dovrebbero affiancare gli insegnanti con coesione valorizzandone le capacità e le libertà, guidando in modo compatto gli istituti. Sicuramente gli ultimi accadimenti hanno segnato profondamente il mondo scolastico. La tanto vituperata DAD, con tutti i suoi guasti e le sue imperfezioni, ci ha consentito di tenere ancora un piede a scuola. Voglio tornare a scuola, sentire ancora l'emozione di entrare in aula, avere nuovamente una scarica di adrenalina che precede un’interrogazione o un compito in classe…!! Mi piacerebbe, in fondo, solo riappropriarmi della mia vita.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>Flavia Impastato</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong><br><br></strong><strong><em>DAD: sogno di una notte di pseudo-scuola</em></strong></div><div>Mi sveglio, sono le sette e mezza, sono in ritardo. Corro in bagno e mi lavo la faccia, i denti, le ascelle, mentre mi metto la prima maglietta che trovo appallottolata sul bracciolo della poltrona e infilo le gambe nei pantaloni. Tutto contemporaneamente, mentre mordo una mela e guardo ossessivamente l’orologio. Getto nello zaino alla rinfusa i libri delle materie che a occhio ricordo di avere per quel giorno. Fingo di allacciarmi le scarpe, saluto mamma, papà, sorella, gatto e signora che stende i panni nel balcone accanto e intraprendo una velleitaria lotta contro il tempo. Scendo gli scalini a due a due, stando ben attento a non mettere male il piede e rompermi, conseguentemente, tutte le ossa. Apro il portone, giusto il tempo di fare un bel respiro, sentire la fresca brezza della mattina raggiungere ogni andito dei miei polmoni, e inizio a correre, come un forsennato. La vedo, così vicina, eppure così lontana, la fermata dell’autobus. Lo vedo, l’autobus. Riesco a percepire, indistinte, anche le allegre voci dei miei compagni. Corro sempre più forte, aumento i giri, mi gioco il tutto e per tutto in uno sprint finale. Ma l’autobus è più veloce. Proprio quando sento di avercela fatta, lo vedo che si allontana e porta con sé sogni, speranze e illusioni. Ma non mi do per vinto. Lascio giusto pochi secondi allo scoraggiamento, che gli spettano di diritto, e poi mi rimetto in marcia. Dopo poco, sento un suono che ha del miracoloso: è il clacson del motorino di Dario, un ragazzo di seconda che ho conosciuto qualche mese fa al corso di scacchi. Accomunati entrambi dall’avversione per gli scacchi, ci siamo fatti simpatia e da quel momento in poi, ci salutiamo. Niente di più. Ma in quel momento, la mia simpatia per lui straripa da tutti i pori e cerco di manifestarlo il più possibile. Neanche il tempo di fare un po’ il ruffiano che dalla bocca di Dario escono quelle due parole. Le due parole più potenti di cui si possa fare uso. La due parole che tutti ci siamo voluti sentire dire nella vita. Quelle due parole in grado di cambiare la giornata, e perché no, la vita di un essere umano: “vuoi passaggio?” mi si accendono gli occhi, affaticato annuisco e salgo in moto. In dieci minuti siamo a scuola, io tutto sudato e affannato ma con una serie di avventure alle spalle. Con aria di sufficienza e fittizia compassione il bidello ci fa cenno di aspettare la seconda ora per entrare in classe. Per ottimizzare il tempo mi viene in mente di ripassare storia, data l’imminente interrogazione. Apro lo zaino, cerco il libro, non lo trovo. Mi rassegno e penso a quante cose ho imparato oggi, nell’arco di mezz’ora. A quanto ho vissuto solo nel tragitto da casa a scuola. Le racconto a Dario, poi finiamo a parlare del più e del meno e il tempo passa velocemente, si fanno le nove e la campana suona. La giornata, adesso, può iniziare, perché, ancora, non è nemmeno cominciata. Il suono della campana si fa sempre più realistico e incalzante, sempre più assordante e fa scappare i brandelli di confusa visione che mi galleggiavano dentro: svaniscono nel nulla mentre mi stropiccio gli occhi ancora vischiosi di sonno.&nbsp;</div><div>Zittisco la sveglia con una goffa manata, mi alzo dal letto, accendo il computer, e lascio che inizi una nuova giornata di...“scuola”.&nbsp;</div><div><br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<strong>Simone Marsala<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-19 10:48:54 UTC</pubDate>
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