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      <title>LA SOCIETÀ ITALIANA. by Checca</title>
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      <description>di Francesca Perdonà.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-12-03 19:09:30 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-02-25 18:20:55 UTC</lastBuildDate>
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         <title>I BISOGNI DELL’UOMO.</title>
         <author>mrdibonito</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le teorie in psicologia si sprecano con identificazioni di bisogni primari e secondari, consci e inconsci..ma c’è una teoria molto interessante e ancora oggi utilizzata,rappresentata nella nota <mark>Piramide di Maslow</mark>, e che va a parlare di quelle che sono le motivazioni fondamentali della persona,cioè spiega perchè l’individuo assume certi comportamenti in certi momenti. <mark>Maslow elaborò una piramide dei bisogni </mark>, da quelli più basilari ed elementari fini a quelli più astratti e complessi, che si dispiegherebbe durante lo sviluppo in una sequenza progressiva,dalla base alla punta.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 19:17:15 UTC</pubDate>
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         <title>I SETTORI PRODUTTIVI</title>
         <author>mrdibonito</author>
         <link>https://padlet.com/mrdibonito/py7uht83x3mv/wish/212641064</link>
         <description><![CDATA[<div>1) Il settore <mark>primario</mark> è composto dall'insieme delle attività economiche tradizionali. Le attività comprese nel settore primario sono le prime ad essere praticate dall'uomo, da ciò deriva anche il nome "primario". Fanno parte del settore primario l'agricoltura, l'allevamento, la pesca, l'estrazione di minerali, le attività boschive e lo sfruttamento delle risorse naturali.<br>2) L'appellativo "<mark>secondario</mark>" deriva dal fatto che l'industria rappresenta il secondo stadio dello sviluppo economico. Un'altra origine fa risalire il nome "secondario" al fatto che i prodotti industriali sono destinati a soddisfare i bisogni secondari. Il settore secondario si occupa della trasformazione delle materie prime e dei prodotti provenienti dal settore primario al fine di produrre dei nuovi prodotti finiti da collocare sui mercati di vendita. Appartenono al settore secondario le industrie di ogni tipo (manifatturiera, chimica, tessile, farmaceutica, agroalimentare, metallurgica, meccanica, energia), l'edilizia e l'artigianato.<br>3)Il settore <mark>terziario</mark> comprende l'insieme delle attività economiche che producono servizi e prestazioni rivolte a famiglie ed imprese. Il settore è chiamato terziario in quanto nelle fasi dello sviluppo economico si verifica dopo la formazione del primario e del secondario.I servizi sono classificati in due macro tipologie:</div><ul><li>Servizi destinati alla vendita. Sono inclusi in questa categoria il commercio, gli alberghi, i pubblici servizi, le comunicazioni, il credito, le assicurazioni, le consulenze, i trasporti e i servizi per l'impresa.</li><li>Servizi non destinati alla vendita. Sono inclusi in questa categoria i servizi domestici e le amministrazioni pubbliche.</li></ul><div>4)Le economie più progredite sono caratterizzate dal peso preponderante del settore terziario nei confronti delle altre. Questo fenomeno è anche conosciuto con il nome di "rivoluzione terziaria" (o "terza rivoluzione industriale").È importante distinguere il terziario in due sotto-settori:</div><ul><li>Terziario arretrato. Si parla di terziario arretrato per indicare le attività a basso valore aggiunto (es. vendita ambulante).</li><li>Terziario avanzato. Si parla di terziario avanzato, invece, per indicare le attività dedite alla ricerca scientifica e tecnologica.</li></ul><div>La denominazione inglese è <mark>Quaternary</mark> sector. In generale sono incluse nel quaternario quelle imprese di servizio che basano il proprio core business sul know-how e sui servizi intellettuali come la ricerca e sviluppo (R&amp;D), la formazione, la consulenza e ICT (information and communication technologies). Nelle statistiche economiche il settore quaternario è talvolta incluso nel grande calderone del settore terziaro( <mark>terziario avanzato</mark>).È tuttavia preferibile considerare il quaternario come settore produttivo distinto dal terziario in quanto la percentuale del quaternario sul resto dei settori produttivi consente di determinare il grado di sviluppo economico di un paese e le sue prospettive future. Lo stesso termine "quaternario" sottolinea che tale settore economico debba essere considero come il quarto settore economico che si aggiunge agli altri tre settori produttivi tradizionali di un sistema economico (primario, secondario, terziario).</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 19:32:03 UTC</pubDate>
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         <title>APPROFONDIMENTO DELL’ARTIGIANATO OGGI. </title>
         <author>mrdibonito</author>
         <link>https://padlet.com/mrdibonito/py7uht83x3mv/wish/212643391</link>
         <description><![CDATA[<div>Nei prossimi anni il mondo del lavoro sarà caratterizzato dalla crescente <mark>richiesta di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. </mark>Tra i paesi industrializzati l’Italia gode di un posto “privilegiato” in questo senso perché vanta la più celebrata tradizione della “bottega artigiana”.<br>Lo studio intitolato “Mutamenti nella composizione dell’artigianato” e pubblicato da Ires-Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte nel 2015 afferma che “in un Paese come l’Italia, famoso per i suoi prodotti di alta qualità e per il suo ineguagliabile Made in Italy, dove la disoccupazione giovanile è altissima e scarseggiano carpentieri, fornai, sarti, l’artigianato diventa una grande opportunità. Il ‘saper fare’ rimane un ingrediente indispensabile per l’intero settore manifatturiero italiano e contaminandolo con i nuovi saperi tecnologici, l’Italia si ritrova tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione“. L’artigianato&nbsp; tradizionale non è affatto in via di estinzione;anzi , se i lavori artigianali coniugano creatività, abilità manuale e padronanza delle tecniche da un lato e innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete dall’altro, sono destinati a crescere.<br>In uno studio del 2015 intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”,viene citato anche il successo globale del sito Etsy , il mercato virtuale nato a New York nel 2005 ed interamente dedicato ai manufatti artigianali.Nello studio si legge che Etsy conta “oltre 1 milione di artigiani che vendono le loro creazioni senza intermediari, il che ha permesso al sito di generare nel solo 2012 un fatturato di circa 900.000 euro”.E prosegue sottolineando che “l’88% di coloro vende<strong> </strong>prodotti artigianali su Etsy sono donne e che il 97% di queste donne lavora direttamente da casa”, a conferma che l’attività artigianale favorisce l’occupazione femminile e permette alle donne di sottrarsi alla delicata scelta tra famiglia e lavoro.<br>Dello stesso avviso è anche un’analisi sulle tendenze occupazionali dei prossimi 10 anni pubblicata a gennaio dalla rivista inglese “The resident”.I mercati online”, spiega il report inglese, “favoriscono la vendita dei manufatti artigianali e delle produzioni su piccola scala, destinate a soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di persone che preferiscono la produzione fatta su misura, locale, biologica (ed ecologica) alla produzione industriale di massa”.<br>I settori artigianali che hanno ottime prospettive sono quello dell’intera filiera della manutenzione e riparazione di oggetti di qualsiasi tipo – favorita dalla sensibilità dell’opinione pubblica ai temi del riuso-riparazione-riduzione rifiuti, quello delle fonti rinnovabili e della coibentazione e isolamento termico degli edifici.<br>“La capacità di riparare, rigenerare, ricostruire tipica del mondo artigiano, in antitesi con la filosofia industriale dell’usa-e-getta, è oggi più attuale che mai. Oltretutto le botteghe (artigiane) uniscono spesso il luogo di lavoro con l’abitazione, risolvendo il problema della conciliazione famiglia-lavoro. Anche i luoghi di lavoro del XXI secolo stanno allontanandosi dal vecchio modello della fabbrica industriale anonima e standardizzata e assomigliano sempre di più alle botteghe artigiane. Questo modello produttivo è valido ancora di più oggi: gli “artigiani artigianali”,ad esempio, sono quasi sempre freelance che lavorano da casa, o meglio, nei loro appartamenti iper-tecnologizzati che sono un esempio di bottega artigiana del XXI secolo”.<br>L’artigiano, in realtà, ha sempre innovato: attraverso la creazione e il miglioramento degli utensili, la scelta e sperimentazione di nuovi materiali e l’ingegno legato alla riparazione – che spesso è più “sofisticata” rispetto alla creazione dell’oggetto. Oggi, però, gli artigiani sono sempre più digitali (o “digital makers”) e connessi con il mondo e tutti gli studi sul futuro del settore concordano sul fatto che il digitale è una grande opportunità, non solo per l’automazione dei macchinari e la semplificazione delle attività gestionali e amministrative, ma soprattutto per l’e-commerce e”internet delle cose”. L’e-commerce ha reso possibile usare la rete per proporsi al meglio, vendere in tutto il mondo “stando a casa propria”, vendere prodotti non standardizzati e omologati ma altamente personalizzabili (e sempre più ricercati) e mantenere la relazione post- vendita con il cliente a costi molto ridotti.<br>Confartigianato Lombardia, nel report “Partiamo da qui. Verso il nuovo lavoro artigiano. Rapporto 2014 artigianato e piccole imprese”, sottolinea che “l’artigianato è il futuro, a patto che cambi, cresca, si evolva. Artigiano oggi non è solo un nome, ma è la capacità “sartoriale” di costruire soluzioni su misura per le esigenze di ogni singolo acquirente. In un mercato come quello attuale, sempre più globale, in cui si ridefiniscono competenze, modalità di relazione con i clienti e mezzi di produzione, tra Arduino e stampanti 3D l’artigiano deve reinventare se stesso.<br>Per il mondo artigiano, invece, l’innovazione si esplicita nel potenziamento del lavoratore, che grazie alle tecnologie lavora meglio, ma non viene sostituito dalla macchina”. Infine, il report lombardo mette in evidenza alcuni aspetti interessanti e poco conosciuti del settore artigianale italiano. È in atto un’importante tendenza al ritorno in patria di numerose produzioni manuali che erano state localizzate altrove: “dal 2007 al 2012″, si legge, “le ri-localizzazioni in Italia hanno rappresentato il 60% di tutto il re-shoring europeo”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 19:52:05 UTC</pubDate>
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         <title>LA GLOBALIZZAZIONE. </title>
         <author>mrdibonito</author>
         <link>https://padlet.com/mrdibonito/py7uht83x3mv/wish/212662553</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Globalizzazione significa maggiore concentrazione di capitali o ricchezze in mano a pochi, ma anche disoccupazione. Questa è prodotta dalla concorrenza dei Paesi a basso salario, che porta i lavoratori dei paesi imperialisti a sentirsi in competizione con quelli dei paesi poveri.&nbsp;</div><div>Dal momento che tutto il mondo è un unico mercato, in esso si scambiano merci (beni finanziari, reali e servizi) secondo il meccanismo della domanda-offerta e la fissazione del prezzo avviene là dove tali variabili s’incontrano. È appoggiata dai membri della classe sociale che comprende multinazionali, ricchi mediatori e investitori. La globalizzazione con le sue imprese multinazionali può essere vista come <mark>una internazionalizzazione del capitalismo, che implica una delocalizzazione del lavoro; per questo esso viene richiesto e trasportato da un luogo all’altro del pianeta attraverso comunicazioni veloci (Internet).&nbsp; &nbsp;</mark></div><div>Il fenomeno della globalizzazione è cominciato nella 2° metà del ‘900 ed ha portato trasformazioni radicali nel mondo; queste hanno rivoluzionato i settori più disparati (trasporti, telecomunicazioni, telematica,ecc…).</div><div>Nel campo delle telecomunicazioni le novità sono l’utilizzo del satellite, dei fax e della posta elettronica, i quali hanno permesso una trasmissione delle informazioni sempre più rapida e diffusa.</div><div>La rivoluzione nei trasporti ha facilitato i trasporti intermondiali. Quasi tutti i mezzi di trasporto (treni, navi, aerei, ecc…) sono ora gestiti da reti di computer e reti di satelliti; tutte queste nuove tecniche hanno inoltre agevolato un decentramento produttivo delle imprese.</div><div>La mondializzazione dell’economia ha aperto la porta alla globalizzazione della povertà, infatti è in atto un vero e proprio scambio ineguale tra i paesi “a basso salario” e i paesi “ad alta protezione sociale” e non ne possono derivare che distruzioni di posti di lavoro, disoccupazione e, conseguentemente, povertà; in più sarà permesso dalle nuove regole, dettate dal trio WTO(World Trade Organization) , WB(World Bank) e FMI(Fondo Monetario Internazionale), il flusso libero dei capitali, dei beni e dei servizi, ma non dei lavoratori. Nelle società dominate dall’economia di mercato le persone sono state convertite in merci e la manodopera è valutata in ragione del suo contributo al meccanismo del profitto. Gli Stati del Mondo non hanno ormai più la capacità di opporsi ai mercati e non dispongono dei mezzi per frenare i formidabili flussi dei capitali; dobbiamo ammettere la supremazia dei mercati e l’impotenza dei politici nei loro confronti: infatti, una volta che le principali potenze economiche del continente hanno ottenuto il risultato di creare un mercato comune, agli altri paesi del continente non è restata altra scelta che quella dell’allineamento. Un numero sempre maggiore di paesi sottosviluppati ha venduto le proprie imprese pubbliche al settore privato, che così sono ormai già proprietà di grandi gruppi multinazionali .</div><div>Questi fenomeni di mondializzazione dell’economia e di concentrazione del capitale frantumano la coesione sociale, aggravando dovunque le disuguaglianze economiche, soprattutto tra Nord e Sud.</div><div>Oltre a quella territoriale e a quella internazionale, si aggiunge una “terza”&nbsp; globalizzazione, quella della dimensione spirituale, degli uomini in tutte le sue espressioni, delle libertà e delle uguaglianze.</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 22:11:26 UTC</pubDate>
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         <title>GUIDA PER LA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE.</title>
         <author>mrdibonito</author>
         <link>https://padlet.com/mrdibonito/py7uht83x3mv/wish/212663628</link>
         <description><![CDATA[<div><mark>I LICEI:</mark></div><div> </div><div>Finalità e obiettivi.</div><div> I licei sono scuole che hanno la finalità principale di dare una formazione a livello generale e culturale; non offrono quindi una preparazione tecnica e specialistica.  L'obiettivo numero uno del liceo è quello di dare una profonda preparazione di base per affrontare in modo ideale l'università. Chi sceglie un liceo, generalmente, deve farlo già con l’idea di fare un domani l’università.</div><div>Tutti i licei hanno la durata di 5 anni e sono suddivisi in due bienni e in un quinto anno, al termine del quale gli studenti sostengono l’esame di Stato. Il quinto anno è anche finalizzato ad un miglior accordo tra scuola e la preparazione all’inserimento nella vita lavorativa.</div><div> <br>Articolazione e indirizzi.</div><div>     Classico;</div><div> </div><div>      Scientifico:</div><div> </div><div>-     Opzione Scienze Applicate</div><div> </div><div>      Linguistico;</div><div> </div><div>      Scienze umane:</div><div> </div><div>-      Opzione Economico - Sociale</div><div> </div><div>      Musicale e coreutico;</div><div> </div><div>      Artistico:</div><div> </div><div>-      Indirizzo arti figurative</div><div> </div><div>-      Indirizzo architettura e ambiente</div><div> </div><div>-      Indirizzo design</div><div> </div><div>-      Indirizzo audiovisivo e multimediale</div><div> </div><div>-      Indirizzo grafica</div><div> </div><div>-      Indirizzo scenografia.</div><div><br><br>I cambiamenti rispetto ai licei tradizionali sono limitati per il liceo classico, un po’ più consistenti per il liceo scientifico.</div><div> Nel <em>Liceo classico </em>è rafforzato l’insegnamento della lingua stranera, è previsto il potenziamento dell’asse matematico scientifico e della storia dell’arte.</div><div>Nel  <em>Liceo  scientifico  </em>sono  rafforzati  lo  studio  della  matematica  e  delle  materie  scientifiche, mantenendo lo studio del latino.</div><div>Nel <em>Liceo delle Scienze Umane, opzione economico-sociale, </em>si studiano due lingue straniere.</div><div> Nel <em>Liceo musicale e coreutico, </em>l’iscrizione è subordinata al superamento di una prova di verifica delle specifiche competenze possedute.</div><div>Per tutti i licei sono previsti stage e tirocini formativi.</div><div> Gli studenti e le loro famiglie hanno la possibilità di scegliere, nell’ambito del <em>Liceo scientifico </em>e per il <em>Liceo delle scienze sociali </em>due percorsi che non prevedono lo studio del latino, nello specifico per lo scientifico <em>Opzione Scienze applicate, </em>per il Liceo delle scienze sociali l’<em>Opzione economica – sociale. </em>In entrambi i casi è rafforzato l’insegnamento delle scienze e dell’informatica per l’opzione scienze applicate, ed economia e diritto per l’opzione economica - sociale.</div><div> </div><div><mark>GLI ISTITUTI TECNICI:</mark></div><div> Finalità e obiettivi</div><div> Gli Istituti Tecnici hanno lo scopo di preparare lo studente in una specifica professione e di apprendere le tecniche di un certo mestiere. Quindi, dopo cinque anni permettono di potersi inserire con successo nel mondo del lavoro o anche iscriversi all’università. Per scegliere l’indirizzo dell’istituto tecnico per te devi farlo pensando alle tue attitudini e interessi professionali perché stai già scegliendo una futura attività lavorativa.</div><div> <br>Articolazione e indirizzi</div><div> Gli istituti tecnici hanno la durata di cinque anni e sono suddivisi in due bienni e un quinto anno. Si ottiene una preparazione tecnica nel settore prescelto e una preparazione base in previsione dell’inserimento lavorativo o dell’iscrizione all’Università. La riforma ha voluto dare agli istituti tecnici una specifica missione formativa, diversa da quella dei licei e distinta da quella degli istituti professionali; dopo il superamento dell'esame di Stato, gli studenti ottengono il diploma d’istruzione tecnica.</div><div> </div><div>Gli istituti tecnici sono così articolati:</div><div> </div><div> </div><div> </div><div>A) SETTORE ECONOMICO:</div><div> </div><div>1. Amministrazione, Finanza e Marketing (indirizzo generale)</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div> Relazioni internazionali per il marketing</div><div>  Sistemi informativi aziendali</div><div> </div><div> 2. Turismo</div><div><br><br></div><div> B)SETTORE TECNOLOGICO:</div><div><br>1. Meccanica, Meccatronica ed Energia;</div><div><em>Articolazioni:</em></div><div> Meccanica e Meccatronica</div><div>  Energia</div><div> </div><div> 2.Trasporti e Logistica;</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div>  Costruzione del mezzo</div><div>  Conduzione del mezzo</div><div>  Logistica</div><div> </div><div> 3. Elettronica ed Elettrotecnica;</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div>  Elettronico</div><div>  Elettrotecnica</div><div>  Automazione</div><div> </div><div> 4. Informatica e Telecomunicazioni;</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div>  Informatica</div><div>  Telecomunicazioni</div><div> </div><div> 5. Grafica e Comunicazione</div><div> </div><div>6. Chimica, Materiali e Biotecnologie:</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div> Chimica e materiali</div><div> Biotecnologie ambientali</div><div> Biotecnologie sanitarie</div><div><br><br></div><div> 7. Sistema Moda;</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div> Tessile, abbigliamento e moda</div><div>  Calzature e moda</div><div> </div><div> </div><div>8. Agraria, Agroalimentare e Agroindustria</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div> Produzioni e trasformazioni</div><div> Gestione dell’ambiente e del territorio</div><div> Viticultura ed enologia</div><div> </div><div> </div><div>9. Costruzioni, Ambiente e Territorio</div><div> <em>Articolazioni:</em></div><div>  Geotecnico</div><div> </div><div> </div><div><mark>GLI ISTITUTI PROFESSIONALI:</mark></div><div> Finalità e obiettivi</div><div> Gli Istituti Professionali hanno lo scopo di preparare lo studente in una specifica professione e di apprendere le tecniche di un certo mestiere con una qualificata formazione tecnica professionale e generale. Lo studente al termine degli studi ha una competenza di metodi e tecnologie nel settore della produzione di beni e servizi.</div><div> </div><div> Articolazione e indirizzi</div><div> Gli istituti professionali durano 5 anni e sono suddivisi in due bienni e un quinto anno, al termine del quale gli studenti conseguono il diploma d’istruzione professionale, utile anche ai fini della continuazione degli studi in qualsiasi facoltà universitaria. Si ottiene una preparazione professionale nel settore prescelto e una preparazione base in previsione dell’inserimento lavorativo o dell’iscrizione all’Università. I laboratori e le tecnologie applicate assumono un ruolo centrale nella didattica.</div><div> </div><div><br> Gli istituti professionali sono così articolati: A)  SETTORE SERVIZI (4 indirizzi):</div><div><br>1.   Servizi per l’agricoltura e sviluppo rurale</div><div> </div><div>2.   Servizi socio-sanitari</div><div> -   Odontotecnico</div><div> -   Ottico</div><div> </div><div>3.   Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera</div><div> -   Enogatronomia</div><div> -   Servizi di sala e di vendita</div><div> -   Accoglienza Turistica</div><div> </div><div>4.   Servizi commerciali</div><div><br><br></div><div> B)  SETTORE INDUSTRIA E ARTIGIANATO (2 indirizzi) :</div><div> </div><div> 1.  Produzioni industriali e artigianali</div><div> </div><div>2.   Manutenzione e assistenza tecnica</div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div><br>      </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 22:21:07 UTC</pubDate>
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         <title>ISTAT</title>
         <author>mrdibonito</author>
         <link>https://padlet.com/mrdibonito/py7uht83x3mv/wish/212663706</link>
         <description><![CDATA[<div>Con la sigla “ISTAT” si intende<mark> “l'Istituto Nazionale di Statistica”,ovvero l'ente di ricerca pubblico italiano che si occupa di&nbsp; produrre e diffondere informazioni affidabili, imparziali, trasparenti, accessibili e pertinenti, capaci di descrivere le condizioni sociali, economiche e ambientali del Paese e i cambiamenti che avvengono in esso</mark>, con il vincolo del più rigoroso rispetto della privacy.&nbsp;</div><div>Nato nel 1926 come Istituto centrale di Statistica, dopo il Fascismo è stato riorganizzato per diventare quello che è oggi.</div><div><mark>La sede centrale dell'Istat è a Roma. Una rete di uffici regionali rappresenta l'Istituto su tutto il territorio nazionale. In ogni regione e provincia autonoma è presente infatti una struttura che opera a stretto contatto con gli enti locali.</mark></div><div>Negli ultimi due mesi il numero di occupati ha superato il livello di 23 milioni di unità, soglia oltrepassata solo nel 2008, prima dell'inizio della lunga crisi. La crescita congiunturale dell'occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni ed è interamente dovuta alla componente maschile, mentre per le donne, dopo l'incremento del mese precedente, si registra un calo. Aumentano sia i lavoratori dipendenti sia gli indipendenti. L'aumento riguarda entrambe le componenti di genere e si concentra esclusivamente tra gli over 50. Dopo il calo di giugno, la stima delle persone in cerca di occupazione a luglio cresce del 2,1% (+61 mila). L'aumento della disoccupazione è attribuibile esclusivamente alla componente femminile e interessa tutte le classi di età, mentre si registra una stabilità tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione sale all'11,3% (+0,2 punti percentuali), quello giovanile si attesta al 35,5% (+0,3 punti). La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a luglio è in forte calo (-0,9%, -115 mila).La diminuzione nell'ultimo mese interessa principalmente gli uomini e in misura minore le donne, distribuendosi tra tutte le classi di età. Su base annua Cresce l'incidenza degli occupati sulla popolazione in tutte le classi di età.</div><div>&nbsp;La crescita interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+378 mila, di cui +286 mila a termine e +92 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-84 mila). A crescere sono gli occupati ultracinquantenni (+371 mila) e i 15-24enni (+47 mila), mentre diminuiscono sia i disoccupati (-0,6%, -17 mila) sia, soprattutto, gli inattivi (-2,4%, -322 mila).</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-03 22:22:00 UTC</pubDate>
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