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      <title>La Spedizione dei Mille, il Regno d&#39;Italia, la terza guerra d&#39;indipendenza  by Burghiu Adriana</title>
      <link>https://padlet.com/catalina_atena/puif8jtttx3f</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-11 14:26:21 UTC</pubDate>
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         <title>La spedizione dei Mille</title>
         <author>catalina_atena</author>
         <link>https://padlet.com/catalina_atena/puif8jtttx3f/wish/250750033</link>
         <description><![CDATA[<div>Questo movimento fu guidato da Giuseppe Garibaldi, grande capo militare del tempo dalla parte del movimento patriottico. Lottò nel nome di Vittorio Emanuele II anche se esso non parteciperà alla spedizione a causa della scarsa fiducia nel tentativo di Garibaldi.</div><div>Tutto iniziò con il sbarcò a Marsala (il gruppo formate da più di mille volontari e ingrossate da poche centinaia di siciliani ), dove furono accolti dalla popolazione con entusiasmo. Ben presto le colonne  si scontrarono con un contingente borbonico e anche se in inferiorità numerica, vinsero. Elettrizzati dalla vittoria, i volontari puntarono a Palermo, dove dopo 3 giorni di combattimento. Poco dopo, Garibaldi sbarcò in Sicilia e prese il comando proclamando la decadenza della monarchia Borbonica. </div><div>Mentre sull'isola si avviò un processo di riforma sociale, dall'Italia settentrionale arrivarono quasi 15000 volontari. Con il loro aiuto, Garibaldi riuscì a sconfiggere le truppe borboniche  a Milazzo, costringendole a rifugiarsi nel continente.</div><div>Il collasso del regime borboniche in Sicilia colsero di sorpresa le grandi potenze e avevano costretto Cavour di rivedere la sua strategia.</div><div>Mentre Garibaldi avanzava da sud con il suo Esercito meridionale e dopo la conquista di Napoli, le truppe garibaldine si scontrarono un'ultima volta con quelle borboniche nella Battaglia del Volturno il 1º ottobre. Con la vittoria di Garibaldi l'Italia meridionale veniva definitivamente sottratta ai Borbone. </div><div>Le truppe di Vittorio Emanuele II intanto entravano nello Stato della Chiesa scontrandosi con l'esercito pontificio nelle Marche, durante la Battaglia di Castelfidardo. Questo fu l'ultimo grande scontro armato prima dell'unità italiana. Dopo aver ottenuto la vittoria, le truppe piemontesi inseguirono quelle pontificie ad Ancona e venne subito assediata. Quando i pontifici cedettero fu possibile per il Piemonte annettere la Legazione delle Marche e quella dell'Umbria, a seguito di un plebiscito. Solo dopo esso si sarebbe potuto pensare alla proclamazione del Regno d'Italia in quanto si sarebbero unite geograficamente le regioni del nord e del centro, con le regioni meridionali.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-11 14:54:35 UTC</pubDate>
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         <title>Il Regno d&#39;Italia</title>
         <author>catalina_atena</author>
         <link>https://padlet.com/catalina_atena/puif8jtttx3f/wish/250795059</link>
         <description><![CDATA[<div>Il 27 gennaio e 3 febbraio 1861 si svolsero le prime elezioni politiche italiane e il 18 febbraio 1861 venne aperta la nuova legislatura italiana. Il nuovo governo era presieduto da Cavour, con altri 8 ministri originari di diverse regioni italiane: uno piemontese, due emiliani, due toscani, uno campano, uno calabrese ed uno siciliano. </div><div>Intanto, il 17 marzo, Vittorio Emanuele II fu nominato re d’Italia.</div><div>Tre mesi dopo, mori a Torino il conte Cavour: la classe dirigente moderata perse il suo leader e il suo esponente più capace. I suoi successori si attennero solo alla politica da lui già impostata nelle grandi linee: una politica rispettosa delle libertà costituzionali e insieme energicamente accentratrice, liberista e laica nel rapporta fra stato e chiesa. Alla proclamazione del Regno d'Italia seguirono alcuni anni di riorganizzazione dello stato per permetterne l'estensione e unificazione della struttura politica ed amministrativa, attraverso un processo che viene indicato come "piemontesizzazione". </div><div>La classe dirigente si divise in 2. Nei primi parlamenti dell’Italia unita, la maggioranza si collocava a destra, ma in realtà, più che una forza di destra, essa costituiva un gruppo di centro moderato. La vera destra  si era in effetti autoesclusa dalle istituzioni del nuovo Stato in quanto non ne riconosceva la legittimità (Connubio Rattazzi-Cavour). Invece il movimento di sinistra democratica (i cosiddetti mazziniani o garibaldini) era particolare, si sedeva vicino alla sinistra piemontese. Essa si appoggiava su una base sociale più ampia e composita, che era formata essenzialmente dai gruppi di piccolo e medio-borghesi delle città e comprendeva anche gruppi di operai e artigiani del Nord.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-11 16:10:13 UTC</pubDate>
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         <title>La terza guerra d&#39;indipendenza</title>
         <author>catalina_atena</author>
         <link>https://padlet.com/catalina_atena/puif8jtttx3f/wish/250841386</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Quando Vittorio Emanuele II divenne re d'Italia, il 17 marzo 1861, il processo di unificazione nazionale non poteva considerarsi definitivo poiché il Veneto, il Trentino, il Friuli e la Venezia Giulia appartenevano ancora all'Austria e Roma, proclamata idealmente capitale del Regno era ancora sede papale.<br>La situazione delle terre irredente costituiva una fonte di tensione costante per la politica interna italiana e chiave di volta della sua politica estera. Nella primavera del 1862 il governo Rattazzi bloccò a Sarnico una spedizione di ispirazione mazziniana -garibaldina che intendeva penetrare in Trentino e provocare la sollevazione.&nbsp;<br>Le crescenti tensioni fra Austria e Prussia per la supremazia in Germania (sfociate infine nel 1866 nella guerra austro-prussiana) offrirono al neonato Regno d'Italia l'opportunità di effettuare un consistente guadagno territoriale e procedere sulla via dell'unificazione italiana. L'8 aprile 1866 il Governo Italiano (guidato dal generale Alfonso La Marmora) concluse una alleanza militare con la Prussia di Otto von Bismarck, grazie anche alla mediazione della Francia di Napoleone III.&nbsp;<br>Secondo i piani prussiani, l'Italia avrebbe dovuto attaccare da sud e i prussiani da nord. Il 16 giugno 1866 la Prussia iniziò l'ostilità contro gli austro-ungarici, intanto l'esercito italiano era diviso in due armate: la prima, al comando di Alfonso La Marmora, la seconda, al comando del generale Enrico Cialdini.<br>Nel frattempo i volontari di Giuseppe Garibaldi si erano spinti dal Bresciano in direzione della città di Trento aprendosi la strada il 21 luglio durante la battaglia di Bezzecca, Queste ultime vittorie italiane vennero tuttavia oscurate, nella coscienza collettiva, dalla sconfitta della Marina a Lissa il 20 luglio.<br>L'esito generale della guerra fu determinato dalle importanti vittorie prussiane sul fronte tedesco, in particolare quella di Sadowa del 3 luglio 1866,. Il 9 agosto Garibaldi rispose all'ordine di ritirarsi dal Trentino, con il celebre e celebrato «Obbedisco». La cessazione delle ostilità venne sancita con l'Armistizio di Cormons, il 12 agosto 1866, seguito il 3 ottobre 1866 dal trattato di Vienna.<br>Secondo i termini del trattato di pace, l'Italia guadagnò Mantova e l'intera antica terraferma veneta (che comprendeva l'attuale Veneto e il Friuli occidentale). Rimanevano in mano austriaca il Trentino, il Friuli orientale, la Venezia Giulia e la Dalmazia. Le città di Trento e Trieste continuavano ad essere sotto il governo di Vienna.<br>Il 20 settembre 1870, l’esercito italiano dopo aver aperto un varco nella cinta muraria di Roma ( Breccia di Porta Pia), entrano in città. La capitale da Firenze fu spostata l’anno seguente a Roma. Intanto era stata promulgata la “ legge delle guarentigie”, cioè “delle garanzie”, in quanto con essa il Regno d’Italia non impediva al papa di svolgere l’attività spirituale. Questo però non attenuò l’intransigenza dell’allora papa Pio IX che emanò un divieto, detto non expedit (non conviene), che diceva ai cattolici di non partecipare alla vita politica italiana. Con la presa di Roma, si coronava per Vittorio Emanuele II l’Unità d’Italia.&nbsp;<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-11 17:33:00 UTC</pubDate>
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         <title>Il problema post unificazione</title>
         <author>catalina_atena</author>
         <link>https://padlet.com/catalina_atena/puif8jtttx3f/wish/250863853</link>
         <description><![CDATA[<div>Uno dei problemi che si verifico, fu il mal contento nel Mezzogiorno che portò al brigantaggio. Questo era dovuto a vari motivi:<br>1. una riforma agraria della distribuzione delle terre promessa da Garibaldi mancata.<br>2. la legge Casati che imponeva l'istruzione elementare e la leva militare obbligatoria. Secondo molti rubava forza lavoro.<br>3. la tassa sul macinato: un'imposta sulla macinazione dei cereali, attuata per risanare i conti dello stato dovute alle guerre contro l'Austria.<br>4. incoraggiamento da parte del clero e della corte Borbonica in esilio.<br>Da questo punto cominciarono a crearsi diverse bande formate da ex militari borbonici e cospirazionisti.<br>Per paura che queste bande minasero l'Unita Nazionale, lo Stato approvo una legge che dichiarava le provincie del Mezzogiorno in un regime di guerra dove si formarono tribunali militari. Per la stanchezza della popolazione e l'efficacia dell'operazione, il brigantaggio fu debellato in pochi anni.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-11 18:15:28 UTC</pubDate>
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