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      <title>padlet romanticismo, neoclassicismo e barocco by </title>
      <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275</link>
      <description>padlet su compositori barocchi,romantici e neoclassicisti</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-03-11 15:14:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340004321</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Monteverdi, Claudio </strong></div><div>Un musicista dalla grande sensibilità drammatica </div><div>Compositore italiano vissuto tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, Claudio Monteverdi segnò il passaggio dal linguaggio rinascimentale a quello barocco. Autore di madrigali e di opere teatrali, fu portato dalla sua sensibilità drammatica a un trattamento innovativo delle voci e degli strumenti per meglio esprimere il significato del testo poetico </div><div><strong>La formazione</strong></div><div>Claudio Monteverdi nacque a Cremona nel 1567. Figlio di un medico, portò avanti gli studi musicali di contrappunto e viola nella città natale sotto la guida di Marco Antonio Ingegneri, maestro di cappella del Duomo. </div><div>All’età di soli 15 anni vide pubblicate le sue prime composizioni, le <em>Sacrae cantiunculae</em> a tre voci (1582), alle quali seguirono i <em>Madrigali spirituali</em> a quattro voci (1583), le <em>Canzonette a tre voci </em>(1584) e il I e il II libro di <em>Madrigali</em> a cinque voci (1587 e 1590). I madrigali rinascimentali erano composizioni vocali profane a più voci, di solito cinque, su testi spesso di insigni poeti; erano concepiti per intrattenere e divertire la nobiltà e venivano talvolta accompagnati da strumenti. <br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:16:59 UTC</pubDate>
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         <title>Vivaldi Antonio
Vivaldi, Antonio. - Musicista (Venezia 1678 - Vienna 1741). Studiò col padre, Giovanni Battista, violinista della cappella di San Marco, e forse con G. Legrenzi. Di salute cagionevole, fu ordinato sacerdote nel 1703, e nello stesso anno assunse l&#39;incarico di insegnante di violino presso il conservatorio femminile annesso al Pio Ospitale della Pietà, istituzione per la quale V., soprannominato il prete rosso per il colore della capigliatura, compose la maggior parte dei suoi concerti, delle musiche sacre e delle cantate. Dapprima alle dipendenze di F. Gasparini, dal 1713 divenne responsabile unico della Pietà, dove fu attivo (con un intervallo, sembra, negli anni 1725-35) fino al 1740. Al 1705 risale la prima pubblicazione a stampa di composizioni vivaldiane: si tratta delle Suonate da camera a tre, d&#39;ispirazione corelliana. Nel 1713 fu rappresentato il melodramma Ottone in villa, primo di una lunga serie grazie alla quale V. riuscì a conquistare i favori del pubblico. Attivo anche all&#39;estero (Praga, Vienna, Amsterdam), rimangono tuttavia oscure le ragioni del suo ultimo soggiorno a Vienna, città dove morì in povertà. Per quel che riguarda il catalogo dell&#39;abbondantissima produzione vivaldiana, il repertorio dei lavori strumentali redatto da P. Ryom nel 1986 segnala circa 330 concerti solistici (di cui più di due terzi per violino), 45 concerti per due strumenti solisti e orchestra, 34 concerti di gruppo per tre o più strumenti solisti e orchestra d&#39;archi, 44 concerti detti ripieni per orchestra d&#39;archi, 22 concerti da camera per 3-6 strumenti e basso continuo, e infine circa 30 concerti andati perduti o giunti a noi incompleti. </title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340011444</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:28:22 UTC</pubDate>
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         <title>Bach Johann Sebas</title>
         <author>darioiannilli</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Bach</strong>, Johann Sebastian. - Compositore tedesco (Eisenach 1685 - <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/lipsia/">Lipsia</a> 1750). Universalmente considerato come uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, le sue composizioni furono ritenute dai contemporanei 'all'antica' per lo stile legato alla tradizione polifonica del Rinascimento, e solo nei primi anni dell'Ottocento, grazie al musicologo tedesco J.N. Forkel, autore della prima biografia del compositore, ebbe inizio la cd. rinascita bachiana. Nel 1829 F. Mendelssohn-Bartholdy rimaneggiò e diresse la <em>Passione secondo Matteo</em>, a cento anni dalla prima esecuzione. Il rinnovato interesse romantico per B. portò compositori come R. Schumann a costituire nel 1850 la Società Bach, che ebbe il compito non solo di favorire l'esecuzione delle sue musiche, ma anche di pubblicarne l'intera opera.<br><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:29:54 UTC</pubDate>
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         <title>George Frederic Handel</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340013467</link>
         <description><![CDATA[<div>George Frideric Handel non solo fu un genio della musica, ma fu anche un grande uomo. La sua fu una vita piena di successi e di fama, favoriti dallo straordinario talento, ma guadagnati anche grazie al suo impegno e all'incessante lavoro. « Sappiamo che la sua fu una vita piena di determinazione, che si trovò a dover sostenere eroiche ed incessanti battaglie» (Lang). Egli incassò anche delle sconfitte, ma sempre transitorie, sapendo reagire con energia e carattere alle avversità.  </div><div>A differenza di quella pubblica, molto documentata, non si hanno che scarse notizie sulla sua vita privata: Handel fu sempre una persona molto riservata. Sappiamo che era molto intelligente, educato e possedeva un'ottima cultura (conosceva almeno quattro lingue: inglese, francese, italiano, oltre ovviamente al tedesco). Aveva una forte personalità, anticonformista, sincera, schietta, indipendente, incapace di piegarsi al servilismo cortigiano. Anche se l'anedottica lo ritrae collerico - un giorno Handel rimproverò anche il re perché si era presentato in ritardo ad un suo concerto: Giorgio II incassò senza batter ciglio -  e con un carattere un po' arcigno, tutte le persone che lo frequentarono fecero commenti sulla « sua naturale inclinazione all'intelligenza e al senso dell'humour » (Burney), al suo buon carattere e alla sua disponibilità, che si faceva apprezzare e benvolere in ogni ambiente, in qualsiasi classe sociale, a palazzo come a corte, in chiesa come in una semplice famiglia borghese... Fu anche molto sensibile alla condizione dei più sfortunati: si occupò del mantenimento di numerosi orfani e fu sensibile ai problemi dei carcerati, molti dei quali ottennero la libertà grazie al suo impegno.</div><div>Come compositore, egli riuscì ad essere un geniale, prolifico, affascinante creatore di tutte le forme musicali praticate alla sua epoca: complessivamente ci ha lasciato più di 600 lavori; oltre 40 opere per il teatro, 30 fra oratori, serenate ed odi, quasi 300 fra cantate da camera e musica sacra, oltre ad un grande numero di composizioni strumentali. Handel è stato uno dei più grandi compositori di musica per scena in assoluto, grazie all'eccezionale padronanza nello stile dell'<a href="http://www.haendel.it/composizioni/opere.htm">opera</a> seria italiana e all'originalità dei suoi <a href="http://www.haendel.it/composizioni/oratori.htm">oratori</a> inglesi. Egli si distinse per l'innata capacità di assimilare tutti i linguaggi musicali praticati al suo tempo, come sostiene con efficacia Romain Rolland: « Tout ce qu'il touche, Handel le fait sien ». Ma la sua artenon mancò mai di originalità, arricchita come fu da un'invenzione melodica, un'esuberanza e una libertà creativa straordinarie. Handel raggiunse un tale grado di celebrità da essere onorato in vita, unico fra i compositori, con una statua eretta nel 1738 a Londra nei Vauxhall Gardens e la sua popolarità non declinò affatto dopo la morte.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:32:01 UTC</pubDate>
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         <title>Monteverdi Claudio</title>
         <author>darioiannilli</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Monteverdi, Claudio </strong></div><div>Un musicista dalla grande sensibilità drammatica </div><div>Compositore italiano vissuto tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, Claudio Monteverdi segnò il passaggio dal linguaggio rinascimentale a quello barocco. Autore di madrigali e di opere teatrali, fu portato dalla sua sensibilità drammatica a un trattamento innovativo delle voci e degli strumenti per meglio esprimere il significato del testo poetico </div><div><strong>La formazione</strong></div><div>Claudio Monteverdi nacque a Cremona nel 1567. Figlio di un medico, portò avanti gli studi musicali di contrappunto e viola nella città natale sotto la guida di Marco Antonio Ingegneri, maestro di cappella del Duomo. </div><div>All’età di soli 15 anni vide pubblicate le sue prime composizioni, le <em>Sacrae cantiunculae</em> a tre voci (1582), alle quali seguirono i <em>Madrigali spirituali</em> a quattro voci (1583), le <em>Canzonette a tre voci </em>(1584) e il I e il II libro di <em>Madrigali</em> a cinque voci (1587 e 1590). I madrigali rinascimentali erano composizioni vocali profane a più voci, di solito cinque, su testi spesso di insigni poeti; erano concepiti per intrattenere e divertire la nobiltà e venivano talvolta accompagnati da strumenti. <br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:33:50 UTC</pubDate>
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         <title>Cimarosa Domenico</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340019143</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Cimarosa</strong> ‹-<em>ʃa</em>›, Domenico. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/aversa/">Aversa</a> 1749 - <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/venezia/">Venezia</a> 1801). Di povera famiglia, orfano di padre a sette anni, fu accolto (1761) nel conservatorio napoletano della Madonna di Loreto come "figliuolo". Quivi studiò con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-manna/">G. Manna</a>. A. Sacchini, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/fedele-fenaroli/">F. Fenaroli</a> e poi forse anche con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-piccinni/">N. Piccinni</a>. Esordì con l'opera <em>Le stravaganze del Conte </em>(1772), cui seguirono altre tredici opere comiche (rappr. a Napoli e a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a>) tra cui <em>L'Italiana in </em><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/"><em>Londra</em></a><em> </em>(1779) che gli procurò fama di grande operista. La sua prima "opera seria" fu il <em>Caio Mario </em>(rappr. Roma 1780), che però, come le altre del genere, rimase un'eccezione. Nel 1781 C. si rivela giunto a piena maturità con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giannina/"><em>Giannina</em></a><em> e Bernardone</em>, opera composta e applaudita a Venezia, che si può considerare un capolavoro, per la felice rappresentazione dei varî personaggi e delle varie situazioni psicologiche ondeggianti tra la satira e il sentimento più squisito. Assai meno interessante il C. rimane nel genere serio, di cui è esempio un <em>Oreste </em>(1783), incerto fra il tradizionalismo metastasiano e le idee dei novatori del tempo. Nel 1787 è chiamato alla corte di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/torino/">Torino</a> (ove dà un <em>Valodimiro</em>, molto applaudito) e subito dopo a quella di Pietroburgo, che raggiunge, dopo un viaggio per Roma, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/firenze/">Firenze</a>, Parma, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/vienna/">Vienna</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/varsavia/">Varsavia</a>, assai fruttuoso per il C., onorato e colmato di doni in ognuna di quelle città e corti. A Pietroburgo rimase più di tre anni componendo con ottimo esito parecchie cantate, messe, e le opere serie <em>Cleopatra </em>(1789) e <em>La Vergine del Sole </em>(1789-90). Nel ritorno dalla <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/russia/">Russia</a>(1792) sostò a Vienna, dove il suo <em>Matrimonio segreto</em>, appositamente composto, destò un entusiasmo senza precedenti (l'imperatore lo volle interamente replicato nella stessa sera). È questa l'opera più squisita e caratteristica del C., degna, per arguzia, verità psicologica, tenerezza, di star vicina alle analoghe partiture di W. A. Mozart. Continua la produzione del C. a Napoli, dove rientra nel 1793, maestro della reale cappella; opera migliore: <em>Le astuzie femminili </em>(1794). Durante il periodo repubblicano il C. scrisse un inno per quel regime (1799); al ritorno sul trono il re non perdonò tale gesto, offendendosi ancor più in seguito all'offerta, fattagli dal C., di una cantata d'omaggio. Il C., passato qualche giorno in carcere, dovette poi abbandonare Napoli e raggiungere Venezia, dove poco dopo si spense. La produzione del C. comprende, oltre le 54 opere teatrali, 2 messe, un oratorio, 4 cantate, 7 sinfonie, un concerto per più strumenti, duetti, sonate per cembalo.<br><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:41:42 UTC</pubDate>
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         <title>Haydn Franz Joseph</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340021936</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Haydn, Franz Joseph</strong></div><div>Alle origini dello stile classico</div><div>Compositore austriaco del Settecento, Franz Joseph Haydn è stato, insieme a Mozart e Beethoven, uno dei protagonisti del classicismo viennese, momento tra i più luminosi della storia della musica. Considerato il padre della sinfonia, concepì le nuove forme della sinfonia per orchestra, della sonata per pianoforte e del quartetto per archi</div><div><strong>I primi anni a Vienna</strong></div><div>Nato nel 1732 nella cittadina austriaca di Rohrau, nel Burgenland, Haydn ereditò l'amore per la musica dal padre, artigiano e arpista dilettante. Iniziò a studiare il violino e il clavicembalo all'età di cinque anni, e tre anni dopo diventò uno dei piccoli cantori del duomo di S. Stefano a Vienna, dove poté proseguire gli studi musicali. All'età di 17 anni, alla muta della voce, venne allontanato dal coro e si trovò privo di mezzi. Tuttavia, grazie all'abilità raggiunta nel canto, nel violino, nel cembalo e nella composizione, fu presto in grado di intraprendere con successo la professione di musicista e di dedicarsi all'insegnamento.</div><div>La reputazione di Haydn nel campo della composizione e dell'insegnamento crebbe rapidamente. Dapprima egli fu al servizio del principe Karl Joseph von Fürnberg, per il quale scrisse i primi quartetti per archi (attorno al 1757); in seguito passò alle dipendenze del principe Morzin e compose la sua prima sinfonia (1759).<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:46:25 UTC</pubDate>
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         <title>Mozart Wolfgang Amadeus</title>
         <author>darioiannilli</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Mozart</strong>, Wolfgang Amadeus. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/salisburgo/">Salisburgo</a> 1756 - <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/vienna/">Vienna</a> 1791). Fu avviato assai presto dal padre Leopold allo studio del clavicembalo, insieme alla sorella Maria Anna, detta <em>Nannerl</em>. I suoi primi saggi di composizione risalgono al 1759; nel 1762 scrisse il suo primo minuetto e un <em>Allegro in si bemolle</em>, che è un vero primo tempo di sonata in miniatura. Con il 1762 ebbero inizio anche i viaggi musicali di M.: il bambino era dotato di un eccezionale talento e il padre non si lasciò sfuggire l'occasione di condurlo in giro, insieme con la sorella, per farlo conoscere e ammirare. In una di queste occasioni M. fu presentato all'arcivescovo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/passau/">Passau</a> e suonò a Vienna alla presenza delle maestà imperiali. Nel 1763 percorse un itinerario più lungo, con soste a Monaco, Augusta, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ulma/">Ulma</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/mannheim/">Mannheim</a>, Francoforte, Colonia, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/bruxelles/">Bruxelles</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/parigi/">Parigi</a>. Dopo un soggiorno di sei mesi <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/alfonso-parigi/">a Parigi</a>, Leopold e i figli passarono in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/inghilterra/">Inghilterra</a>, dove rimasero per più di un anno. A <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/">Londra</a> l'esperienza musicale di M. ebbe modo di arricchirsi notevolmente: durante il periodo londinese egli compose la sua prima sinfonia, sulle tracce di J. C. Bach che doveva essere il suo primo modello anche nella composizione di concerti. Dall'Inghilterra la famiglia passò in Olanda, da dove, dopo una lunga sosta a Lilla per una grave malattia di Wolfgang, fece ritorno a Salisburgo, passando per Parigi, la Svizzera e la Baviera. Nella calma della città natia seguì un periodo di studio e raccoglimento interrotto soltanto da qualche breve soggiorno a Vienna: tra i lavori di questo periodo vanno ricordati <em>Die Schuldigkeit des ersten Gebotes</em>, scritto su commissione dell'arcivescovo di Salisburgo ed eseguito nel maggio 1767, le opere <em>Apollo et Hyacinthus</em> (1767), <em>Bastien und Bastienne</em> (1768), <em>La finta semplice</em>, scritta nello stesso anno per invito dell'imperatore, e una <em>Messa</em> (n. 49 del catalogo di von Köchel). La serie dei viaggi di M. si concluse in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/italia/">Italia</a>: vi giunse nel 1768 e vi ritornò in seguito. A <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a>, avendo ascoltato nella Cappella Sistina il <em>Miserere</em> di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/gregorio-allegri/">G. Allegri</a>, ne trascrisse a memoria la partitura; a Bologna conobbe padre G. B. Martini, il quale fu preso da così viva simpatia e ammirazione per lui, da caldeggiarne la nomina ad accademico filarmonico; a Milano si incontrò con G. B. Sammartini e con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-piccinni/">N. Piccinni</a> e in breve tempo scrisse l'opera <em>Mitridate re del Ponto</em> (1770). Lasciata l'Italia nel 1771, vi ritornò nello stesso anno per comporre e farvi eseguire l'<em>Ascanio in Alba</em>, su testo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-parini/">G. Parini</a>, e nel nov. del 1772 per la rappresentazione del <em>Lucio Silla</em>, su libretto di Giovanni de Gamerra. A quest'epoca, M. aveva già dato alla luce 135 lavori musicali d'ogni genere: una quantità sbalorditiva e più che mai promettente per qualità. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:57:15 UTC</pubDate>
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         <title>Beethoven Ludwig Van</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340029183</link>
         <description><![CDATA[<div>Nato a Bonn (Germania) il 17 dicembre 1770 Beethoven crebbe in un ambiente culturale e familiare tutt'altro che propizio. Il padre è tacciato dagli storici di esser stato un maldestro cantante ubriacone, capace solo di sperperare i pochi guadagni in grado di racimolare, e di spremere fino all'ossessione le capacità musicali di Ludwig, nella speranza di ricavarne un altro <a href="https://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=38&amp;biografia=Wolfgang%20Amadeus%20Mozart">Mozart</a>: espedienti di basso sfruttamento commerciale fortunatamente poco riusciti.</div><div>La madre, donna umile ma giudiziosa e onesta, appare segnata da una salute men che cagionevole. Ebbe sette figli, quattro dei quali morti prematuramente.</div><div>Il temperamentoso Ludwig si trova dunque ben presto gettato nell'arena della sopravvivenza, forte solo del suo precoce talento.</div><div>A nove anni inizia studi più regolari con Christian Neefe, organista di Corte, a quattordici è già organista della Cappella del principe elettore (l'anno prima perde la madre, evento che lo traumatizza) e poco dopo, polistrumentista come il fratello in musica Amadeus, suona nell'orchestra del teatro.</div><div>Nel 1792 lascia Bonn per recarsi nella più vivace Vienna, la città che più lo avrebbe apprezzato e in cui poi si sarebbe fermato per il resto della vita. Le sue capacità improvvisative, basate su aggressioni premeditate al finora esile pianoforte alternate a inaudite dolcezze, scioccano l'uditorio.</div><div>Le sue opere, dapprima influenzate dai classici di sempre (<a href="https://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2413&amp;biografia=Franz+Joseph+Haydn">Haydn</a>, <a href="https://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=38&amp;biografia=Wolfgang%20Amadeus%20Mozart">Mozart</a>) ma già marchiate da soverchia personalità, poi sempre più audaci e innovative, scuotono il pigro andazzo della vita artistica, seminano il panico estetico, gettano chi ha orecchie e cuore per intendere, nei terribili abissi della coscienza. </div><div>Mentre viene idolatrato, in primis dai nobili del tempo che fanno a gara per assicurargli vitalizi e vedersi omaggiati nei frontespizi delle opere, anche se scrive musica secondo le sue esigenze espressive e non secondo commissioni (primo artista della Storia), con lui una crepa, uno scollamento tra traguardo artistico e pubblico diverrà sempre più incolmabile.</div><div>Le ultime opere, scritte già in completa sordità stanno a testimoniarlo, esoterici incunaboli per i compositori a venire.</div><div>Il tarlo auditivo lo colpisce già in giovane età, causando crisi al limitare del suicidio e intensificando il suo orgoglioso distacco dal mondo, frutto non di banale <a href="http://aforismi.meglio.it/frasi-disprezzo.htm">disprezzo</a> ma dell'umiliazione di non poter godere in modo semplice della compagnia altrui. Solo le passeggiate in campagna gli danno un po' di pace ma col tempo, per comunicare con lui, gli amici dovranno rivolgergli le domande per iscritto, edificando per i posteri i celebri "quaderni di conversazione".<br><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 15:59:16 UTC</pubDate>
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         <title>Rossini Gioacchino</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340031437</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Rossini</strong>, Gioacchino. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/pesaro/">Pesaro</a> 1792 - Passy, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/parigi/">Parigi</a>, 1868). Figlio di un suonatore di trombetta e di un buon soprano, a Lugo cominciò a profittare degli insegnamenti (clavicembalo e canto) di don Giuseppe Malerbi, finché a Bologna (circa alla fine del 1804) fu affidato al noto maestro A. Tesei, allievo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/stanislao-mattei/">S. Mattei</a>. Qui egli divenne abile suonatore di viola e ottimo accompagnatore al cembalo. Nel 1806, iscritto al liceo musicale bolognese, vi completò gli studî nel violoncello, nel pianoforte e nel contrappunto. Già componeva, intanto, le prime musiche, tra le quali si ricorda la cantata <em>Il pianto d'Armonia sulla morte d'Orfeo</em> (1808) per la chiusura dell'anno scolastico, e le arie per un <em>Demetrio e </em><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/polibio/"><em>Polibio</em></a>, che fu allestito soltanto nel 1812. Ma già prima di allora egli aveva fatto rappresentare altre opere, scritte dal 1810 al 1812, e cioè da quando aveva abbandonato il conservatorio (lasciando incompiuti gli studî di composizione) per lavorare per impresarî. La prima fu la farsa in un atto <em>La cambiale di matrimonio</em> (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/venezia/">Venezia</a>, 1810); seguì, nell'autunno 1811 a Bologna, l'opera <em>L'equivoco stravagante</em>, da cui R. trasse poi pagine per <em>La pietra di paragone</em>. Il 1812 iniziò per R. con una nuova farsa, <em>L'Inganno felice</em>, applaudita a Venezia nel gennaio, e proseguì con l'opera seria (impropriamente chiamata <em>oratorio</em>) <em>Ciro in Babilonia</em>, rappresentata con scarso successo a Ferrara, con la poco fortunata farsa <em>La scala di seta</em>(Venezia, 5 maggio), con la prima rappresentazione del <em>Demetrio e Polibio</em> (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a>, 18 maggio), con <em>La pietra di paragone</em> (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/milano/">Milano</a>, 26 sett.), melodramma giocoso che si può dire "rivelò" il genio rossiniano, conquistando l'entusiasmo del pubblico per oltre 50 repliche. Sempre del 1812 è la farsa <em>L'occasione fa il ladro</em> (Venezia, 24 nov.), non molto fortunata nonostante la sua reale vivacità e grazia. Tra l'altro vi si nota il caratteristico procedimento, eternato poi dal <em>Barbiere</em>, di affidare alla voce un semplice declamato mentre l'orchestra ricama un'agile melodia. Nel 1813 si dette a Venezia un'altra farsa: <em>Il Signor Bruschino ovvero il figlio per azzardo</em>, che ancora oggi si rappresenta con successo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 16:03:26 UTC</pubDate>
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         <title>Donizetti Gaetano</title>
         <author>darioiannilli</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Donizetti</strong> ‹-<em>ƷƷ</em>-›, Gaetano. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/bergamo/">Bergamo</a> 1797 - ivi 1848). Celebre operista, la sua arte va considerata come il culmine della musica italiana nel suo momento di passaggio dal tiepido iniziale romanticismo del secondo Rossini al romanticismo appassionato o rapito che recherà i segni di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-verdi/">G. Verdi</a>. Tra le sue circa 70 opere vi sono molti capolavori (<em>Anna Bolena</em>, <em>L'elisir d'amore</em>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/lucrezia-borgia/"><em>Lucrezia Borgia</em></a>, <em>Lucia di Lammermoor</em>, <em>La favorita</em>, <em>La figlia del reggimento</em>, <em>Don Pasquale</em>) che contengono alcune tra le pagine più belle e appassionate del repertorio lirico di ogni tempo.</div><div><strong>VITA E OPERE</strong>Di povera famiglia, fu accolto novenne alla "scuola caritatevole di musica" di J. S. Mayr, ove studiò specialmente il canto e iniziò lo studio del contrappunto. Si perfezionò poi nella composizione a Bologna con il maestro G. Pilotti e con</div><div> <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/stanislao-mattei/">S. Mattei</a>, giungendo così alle soglie della carriera artistica ricco di buona cultura teorica e di pratica esperienza. Esordì a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/venezia/">Venezia</a> (1818) con l'opera <em>Enrico di Borgogna</em>, accolta con discreto successo, come pure, l'anno seguente, l'altra opera <em>Il falegname di </em><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/livonia/"><em>Livonia</em></a><em> </em>(sotto il titolo <em>Pietro il Grande zar delle Russie</em>). Le speranze che gli ambienti artistici cominciavano a riporre nel genio del D. si realizzarono pienamente con la terza opera <em>Zoraide di Granata </em>(semiseria), applaudita a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a> nel 1822. D. poté quindi dedicarsi interamente alla composizione, e gli impresarî cominciarono a commissionargli opere, ch'egli scriveva una dopo l'altra, senza quasi riposo: serie, buffe, ecc.; esse assommano già a 26 tra il 1822 e il 1830. Fra il 1830 e il 1832 ne scrisse altre 5, tra le quali <em>Anna Bolena </em>e l'<em>Elisir d'amore </em>(1830, 1832) il cui trionfo pose D. tra i più acclamati operisti del tempo. Altre otto (tra le quali <em>Lucrezia Borgia</em>, 1834) si succedettero dal 1833 al 1835, finché, con la <em>Lucia di Lammermoor </em>(1835), la fama del maestro varcò ogni confine. Nello stesso anno il D. fu chiamato a insegnare il contrappunto al collegio di musica di Napoli. Nel 1836 e nel 1837 una serie di sventure familiari rallentò per un certo tempo l'attività creatrice del D., le cui manifestazioni in quel periodo diminuirono di valore. La sua arte si riprese poi (1840) con tre opere: <em>La figlia del reggimento</em>, <em>Poliuto</em>, <em>La favorita</em>, rappresentate a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/parigi/">Parigi</a> (da principio solo l'ultima ebbe fortuna). Altri successi: quelli della <em>Linda di Chamonix </em>(1842) a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/vienna/">Vienna</a>, che gli fruttò la nomina a maestro di cappella e compositore di corte, del <em>Don Pasquale </em>(Parigi 1843) e di <em>Maria di Rohan </em>(Vienna 1843). I lavori seguenti, <em>Don Sebastiano</em>, <em>Caterina Cornaro</em>, <em>Il duca d'Alba</em>, affrettarono col loro insuccesso la fine di D., il quale nel 1845 fu colpito dai primi segni della paralisi e nel 1846 della demenza. Fu riportato a Bergamo ove terminò i suoi giorni. Aveva composto 3 messe, 1 miserere, 2 <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ave-maria/">Ave Maria</a>, 66 opere teatrali, 1 oratorio, 6cantate, 3 inni, 8 raccolte di pezzi vocali, molte musiche orchestrali e da camera.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 16:06:01 UTC</pubDate>
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         <title>Bellini Vincenzo </title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340033844</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Bellini</strong>, Vincenzo. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/catania/">Catania</a> 1801 - Puteaux, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/parigi/">Parigi</a>, 1835). </div><div>Figlio d'un organista e maestro di cembalo, fu avviato dal padre allo studio della musica: a sette anni già componeva, tra l'altro, un <em>Tantum ergo</em> e un <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/salve-regina/"><em>Salve Regina</em></a>. Diciottenne, si recò a Napoli ove completò in tre anni i suoi studi con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-furno/">G. Furno</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-conti/">C. Conti</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giacomo-tritto/">G. Tritto</a> e N. Zingarelli. Appartengono a questo periodo sei sinfonie (all'italiana, ossia in un solo tempo), due messe, una cantata e varie romanze. Nel 1825, al teatrino del conservatorio di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-sebastiano/">S. Sebastiano</a>, il B. diede la sua prima opera, <em>Adelson e Salvini</em>, e nel 1826, al S. Carlo, la seconda, <em>Bianca e Fernando</em>. Nel 1827 un nuovo lavoro, commissionatogli dall'impresario Barbaia per la Scala di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/milano/">Milano</a>, <em>Il Pirata</em> (su testo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/felice-romani/">F. Romani</a>, che gli divenne fraterno amico e collaboratore), suscitò entusiasmo negli ambienti milanesi. Nel 1828 si riprese a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/genova/">Genova</a> <em>Bianca e Fernando</em> (rielaborata) e anche questa ottenne grande plauso, come poi (1829) una nuova opera, su testo del Romani, <em>La Straniera</em>, al <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/teatro-alla-scala/">teatro alla Scala</a>. Cominciarono per lui gli onori, ma anche le invidie e le calunnie. Disgraziatamente egli stesso sembrò giustificarle, dando (1829 a Parma) una affrettata <em>Zaira</em> (testo del Romani), condannata dal pubblico. La rivincita venne subito con <em>I Capuleti e i Montecchi</em>(<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/venezia/">Venezia</a>, 1830), e soprattutto con <em>La Sonnambula</em> rappresentata nel 1831 al Carcano di Milano con esito trionfale. Un insuccesso invece ebbe la <em>Norma</em> (sempre su testo del Romani, composta e rappresentata nel 1831 alla scala), ma l'opera fu poi accolta con entusiasmo a Milano stessa, a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/bergamo/">Bergamo</a>, ecc. Seguì (1833) alla Fenice di Venezia, con scarso successo, la <em>Beatrice di Tenda</em>. Nel 1833 il B. fu invitato a dirigere sue opere a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/">Londra</a> e a Parigi. A Londra trionfò la <em>Norma</em>; a Parigi (1834), le sue opere furono applauditissime e il B. vi godé un breve momento di felicità: l'amore di Maria Malibran, l'amicizia e la stima dei maggiori artisti e poeti (tra i quali <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/gioacchino-rossini/">G. Rossini</a> e H. Heine). A Puteaux (1834), con meditata lentezza compose i <em>Puritani</em>, su libretto di C. Pepoli, rappresentata al Théâtre italien di Parigi nel 1835, con esito trionfale. Otto mesi dopo B. moriva. Arte più lirica che drammatica, quella del B., dalla linea melodica pura e limpida, spoglia di estrinseche complessità, dove le armonie, i contrappunti e gli effetti strumentali hanno valore soltanto in funzione del canto.<br><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 16:07:28 UTC</pubDate>
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         <title>Verdi Giuseppe</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340035559</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Verdi</strong>, Giuseppe. - Musicista (<a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_casa_natale.jpg">Roncole, Busseto</a>, 10 ottobre 1813 - <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/milano/">Milano</a> 27 gennaio 1901). Massimo operista italiano dell'Ottocento, tra i più celebrati di tutti i tempi, V. musicò 28 opere, alle quali vanno aggiunti cinque rimaneggiamenti. In esse la magistrale padronanza dei mezzi tecnici e drammatici è messa al servizio dell'espressione di accese passioni romantiche. Tra i suoi capolavori: <em>Rigoletto </em>(1851), <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_Il_Trovatore.jpg"><em>Il Trovatore</em></a> (1853), <em>La Traviata</em>(1853), in cui <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_sciarpa_bianca.jpg">Verdi,</a> ormai ricco e affermato, non ebbe paura di affrontare temi anticonvenzionali o addirittura scabrosi, con insuperabile talento drammatico e grande capacità di introspezione psicologica. Sebbene colpite dalla censura e inizialmente accolte negativamente dal pubblico, le tre opere raggiunsero presto grandissima popolarità; le parallele vicende politiche del Risorgimento che avrebbero portato all'unità d'<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/italia/">Italia</a> aumentarono inoltre il prestigio di V. come musicista nazionale.</div><div><strong>VITA E OPERE</strong>Di umili origini, fu iniziato allo studio della musica dall'organista P. Baistrocchi e perfezionò in seguito la sua istruzione grazie all'aiuto dell'industriale (e futuro suocero) A. Barezzi. Cominciò a comporre musica ancora giovanissimo; il primo lavoro d'impegno che poté far eseguire in pubblico fu una sinfonia d'apertura, che fu premessa, invece di quella di</div><div> <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/gioacchino-rossini/">G. Rossini</a>, a una rappresentazione del <em>Barbiere di </em><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/siviglia/"><em>Siviglia</em></a> al teatro di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/busseto/">Busseto</a> (1828). Altre pagine di quegli anni (fino al 1832 circa) sono i numerosi pezzi sacri scritti per studio o anche per le chiese locali, le marce e altri pezzi varî per la banda del paese, e composizioni vocali-orchestrali, tra le quali una sorta di cantata: <em>I delirî di Saul</em>. Recatosi (1832) a Milano, per studî presso quel conservatorio, non venne ammesso, essendo state giudicate troppo scarse le sue attitudini musicali. Fu invece accettato come allievo da <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-lavigna/">V. Lavigna</a>, maestro concertatore <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Scala_di_MIlano.jpg">alla Scala</a> e compositore (che <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi4.jpg">Verdi</a> ricorderà come "contrappuntista fortissimo"), e con lui continuò i suoi studî fino al 1835, integrandoli con una personale lettura dei classici e con l'esercizio direttoriale in concerti. </div><div>Un dott. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-piazza/">A. Piazza</a> gli propose un libretto d'opera <em>Oberto conte di S. Bonifacio</em>, che V. accettò e cominciò a musicare. Intanto sposava (1836) Margherita Barezzi (che morirà nel 1840), figlia del suo mecenate. Nel 1837 nasceva la figlia Virginia (che morì poco più d'un anno dopo) e nel 1838 il secondogenito Icilio Romano (anch'esso morto ad un anno e due mesi). Nel 1838 pubblicò le sei <em>Romanze</em>; l'anno dopo a Milano conobbe l'impresario <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-merelli/">B. Merelli</a> e la cantante <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppina-strepponi/">Giuseppina Strepponi</a>. Nel nov. del 1839 andava in scena, alla Scala, l'<em>Oberto</em>, il cui esito, se non straordinario, certo soddisfacente, determinò Merelli a commissionare a V. tre opere. La prima di queste fu di genere buffo <em>Il finto Stanislao ovvero Un giorno di regno</em>, su libretto di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/felice-romani/">F. Romani</a>, che fu accolta negativamente. La crisi seguita all'insuccesso fu superata grazie all'aiuto di Merelli, che fornì a <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi3.jpg">Verdi</a> il libretto di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/temistocle-solera/">T. Solera</a> per il <em>Nabucco</em>, rappresentato con esito trionfale alla Scala nel 1842 (interprete, nel ruolo di Abigaille, G. Strepponi). Dal 1842, l'anno del <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_Nabucco.jpg"><em>Nabucco</em></a>, al 1851, l'anno del <em>Rigoletto</em>, V. scrisse e mise in scena (curò sempre di persona l'allestimento dei lavori) tredici opere: <em>I Lombardi alla prima crociata</em> (libr. di Solera; Milano 1843; esito ottimo), <em>Ernani</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-maria-piave/">F. M. Piave</a>; <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/venezia/">Venezia</a> 1844; esito buono e poi entusiastico), <em>I due Foscari</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-maria-piave/">Piave</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a> 1844; esito contrastato e poi trionfale), <em>Giovanna d'Arco</em> (libr. Solera; Milano 1845; esito mediocre), <em>Alzira</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/salvatore-cammarano/">S. Cammarano</a>; Napoli 1845; esito tiepido), <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/attila/"><em>Attila</em></a><em> </em>(libr. Solera; Venezia 1846; esito clamoroso), <em>Macbeth</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-maria-piave/">Piave</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/firenze/">Firenze</a> 1847; esito favorevole), <em>I Masnadieri</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-maffei/">A. Maffei</a>; <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/">Londra</a> 1847; esito ottimo), <em>Jérusalem</em> (rifacimento <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/alphonse-royer/">A. Royer</a> e G. Vaez dei <em>Lombardi</em>; <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/parigi/">Parigi</a> 1847; esito freddo), <em>Il Corsaro</em> (libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/piave/">Piave</a>; <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_Trieste_Monumento_.jpg">Trieste</a> 1848; esito sfavorevole), <em>La Battaglia di Legnano</em> (libr. Cammarano; Roma 1849; esito trionfale), <em>Luisa Miller</em> (libr. Cammarano; Napoli 1849; esito buono), <em>Stiffelio</em> (libr. Piave; <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/trieste/">Trieste</a> 1850; esito cattivo). Consolidata la propria fama a livello internazionale, nel 1848 V. scelse come dimora stabile la <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/verdi_Villa_SantAgata.jpg">villa di Sant'Agata</a>, presso <a href="http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Enciclopedia_online/Verdi_busseto_statua.jpg">Busseto</a>, dove avrebbe composto le sue opere maggiori, accanto alla propria compagna, Giuseppina Strepponi, sposata nel 1859 dopo dieci anni di convivenza. Dal 1851 al 1862 altre sette opere (otto, se si conti anche l'<em>Aroldo</em>): <em>Rigoletto</em>(libr. Piave; Venezia 1851; esito entusiastico), <em>Il Trovatore</em> (libr. Cammarano; Roma 1853; esito entusiastico), <em>La Traviata</em> (libr. Piave; Venezia 1853; esito disastroso dapprima, trionfale alla ripresa un anno dopo), <em>I Vespri Siciliani</em> (libr., in francese, E. Scribe e G. Duveyrier; Parigi 1855; esito soddisfacente), <em>Simon Boccanegra</em> (libr. Piave; Venezia 1857; esito cattivo), <em>Aroldo</em> (rifacim. dello <em>Stiffelio</em>; <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/rimini/">Rimini</a> 1857; esito incerto), <em>Un ballo in maschera</em>(libr. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-somma/">A. Somma</a>; Napoli 1859; esito entusiastico), <em>La forza del destino</em> (libr. Piave; Pietroburgo 1862; esito ottimo).<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 16:10:07 UTC</pubDate>
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         <title>Paganini Niccolò</title>
         <author>darioiannilli</author>
         <link>https://padlet.com/darioiannilli/pmkn5tj15275/wish/340036267</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Paganini</strong>, Niccolò. - Musicista e compositore (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/genova/">Genova</a> 1782 - Nizza 1840). Virtuoso di fama leggendaria, P. è considerato il padre della moderna tecnica violinistica, che arricchì di fondamentali innovazioni. Talento precoce, dopo studi irregolari a Genova e a Parma iniziò dal 1797 una trionfante carriera concertistica prima in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/italia/">Italia</a> e poi, dal 1828, in tutta <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/europa/">Europa</a>. Tra le sue composizioni si ricordano i <em>24 Capricci</em> per violino solo (il suo capolavoro), sei concerti per violino e numerose pagine da camera con chitarra.</div><div><strong>VITA E OPERE</strong>Avviato dal padre (imballatore di merci al porto e musicofilo) allo studio del violino ebbe inizialmente maestri di scarso valore, quindi (</div><div>1796 circa) ebbe qualche consiglio da <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-rolla/">A. Rolla</a>a Parma e qualche lezione di composizione da G. Ghiretti e forse da <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ferdinando-paer/">F. Paer</a>. Precoce. P. non ancora dodicenne suonava in pubblico sue composizioni. I suoi primi soggiorni furono Genova e Parma, donde iniziò una vera carriera concertistica attraverso l'Italia settentr. e la Toscana. Tornato a Genova, vi cominciò la composizione del suo capolavoro: la serie dei 24 <em>Capricci</em> per violino solo. Raggiunta un'abilità portentosa, si recò per la seconda volta in Toscana, ove ottenne clamorose accoglienze. Nel 1801 interruppe la propria attività violinistica, forse per amore di una ricca signora, e si dedicò all'agricoltura e allo studio della chitarra. In breve ne diventò suonatore abilissimo e per essa scrisse numerose pagine a solo e d'insieme. Soltanto alla fine del 1804 riapparve a Genova e nel 1805 tornò a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/lucca/">Lucca</a>, dove accettò il posto di primo violino solista alla corte della principessa <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/elisa-baciocchi/">Elisa Baciocchi</a>, sorella di Napoleone. Quando (1809) Elisa passò sul trono di Toscana, P. la seguì a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/firenze/">Firenze</a>, allontanandosene poco dopo e riprendendo la sua attività concertistica in Italia (sostando a lungo a Milano, dove era particolarmente amato e dove i critici, dopo il concerto del 29 ottobre 1813, l'avevano acclamato primo violinista del mondo) e poi anche all'estero: fu a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/vienna/">Vienna</a> (1828), <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/dresda/">Dresda</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/berlino/">Berlino</a> (1829), <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/varsavia/">Varsavia</a>, quindi di nuovo in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/germania/">Germania</a>, riscuotendo ovunque ammirazione e onori. Alla fine dell'inverno 1831 suonò per la prima volta a Parigi, ove il successo sorpassò ogni previsione; poi fu a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/">Londra</a>, nei <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/paesi-bassi/">Paesi Bassi</a>, nella <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francia/">Francia</a> settentr., di nuovo in Gran Bretagna (1833 e 1834). Rientrato in Italia, suonò ancora qualche volta a Piacenza, Parma, Genova e forse nel 1837 diede a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/torino/">Torino</a> il suo ultimo concerto; poi si ritirò a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/marsiglia/">Marsiglia</a>, a Genova e infine a Nizza, dove morì. La sua salma fu trasportata nel 1876 nel cimitero di Parma. Il suo violino preferito, un «Guarneri del Gesù», è conservato a Genova ed è suonato annualmente dal vincitore del premio Paganini. ː P. fu senza dubbio il maggior violinista che la storia ricordi: dotato d'un eccezionale intuito violinistico, che lo condusse a divinare tutte le risorse dello strumento (solo in parte intravedute dai virtuosi che lo avevano preceduto), provvisto di straordinarie doti tecniche oltre che della costanza indispensabile per rendersi padrone del nuovo virtuosismo che egli stesso andava creando, egli sbalordiva per l'ardimento delle scoperte, per la rapidità, la naturalezza e la perfetta intonazione con le quali superava i passaggi più scabrosi, per la spiccatissima personalità. Quale stilista, P. si trovava a suo agio più nelle opere proprie che in quelle dei classici, per quanto privatamente egli eseguisse anche queste (con predilezione per Beethoven). Definitivo fu lo sviluppo che egli diede alla tecnica violinistica, influenzando inoltre anche quella degli altri strumenti, come mostrano le sue stesse opere, che ancora oggi costituiscono una pietra di paragone per i violinisti più agguerriti. Sul valore di alcune sue composizioni sono state avanzate riserve ma sulle partiture migliori, nei concerti e soprattutto sui <em>Capricci</em> per violino solo, si è concordi nel riconoscere novità e plasticità di idee, eleganza di forma, ricchezza di trovate strumentali, armoniche e ritmiche. Tra le sue opere pubblicate: cinque <em>Concerti</em> per violino e orchestra (del 3º, in mi maggiore, si è avuta la prima esecuzione assoluta nel 1971), sei <em>Quartetti</em> per violino, viola, chitarra e violoncello; dodici <em>Sonate</em> per violino e chitarra; ventiquattro <em>Capricci</em> per violino solo; variazioni per violino <em>Le Streghe</em>, ecc. Rimangono ancora inedite molte sue opere.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-11 16:11:09 UTC</pubDate>
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