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      <title>L&#39;ignavia by Mariangela Buonocore</title>
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      <pubDate>2020-11-05 12:35:03 UTC</pubDate>
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         <title>L’ignavia </title>
         <author>grgmln04e</author>
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         <description><![CDATA[<div>‘Coloro che visser senza infamia e senza lodo’ Inferno III, 35-36, queste le parole che Dante assegna a Virgilio per descrivere gli ignavi. Il significato letterale di ignavia è difatti pigrizia, indolenza spirituale, viltà e indica quelle persone che si astengono dal prendere una decisione, che lasciano le redini della vita al caso. All’interno della Divina Commedia, Dante li denuncia e li disprezza aspramente per il loro modo di vivere, impersonale e asettico, un po’ come il tono della spiegazione che ce ne fa Virgilio. Essi non meritano per le loro azioni nè l’infamia nè la lode, perché non seppero prender parte a nulla e perciò, anche dopo la morte, non occupano una posizione definita. Non sono salvi, non sono dannati, i Cieli governati da Dio non li accettano e allo stesso tempo anche il male procurato dal Diavolo non li ritiene all’altezza. Mi piace pensare al loro stato come un galleggiamento: dall’acqua non possono tirarsi completamente su, ma allo stesso tempo non sprofondano nei bui abissi; è una posizione apparentemente comoda, siccome non richiede molto sforzo per mantenerla, tuttavia comporta un rilassamento che fa perdere il controllo del proprio corpo. A causa del loro mancato movimento in vita, Dante ora gli assegna una pena dal carattere irrequieto: rincorrono un insegna vuota, simbolo di una qualsiasi causa, la quale è ‘indegna’ del riposo, così come gli ignavi che mai hanno concluso qualcosa in positivo o negativo per potersi godere una meritata pausa. La loro corsa è stimolata ancor di più dal fastidio fisico provocato da insetti e vermi, poiché in vita non hanno mai accolto alcun incentivo ad agire. Tutto della loro pena sottolinea la ripugnanza del loro carattere inerte e fa riflettere sulla rilevanza che assumono il nostro pensiero e le nostre azioni durante il corso della vita. Riconoscere dei traguardi e delle sconfitte è fondamentale per la costruzione di una persona a livello intellettivo ed aiuta ognuno di noi nel percorso di crescita che ci porta alla fine del nostro viaggio sulla terra. Un atteggiamento di passività comporta solo la perdita di opportunità di miglioramento che prescinde dal risultato finale, positivo o negativo, di un’esperienza. È il caso che Dante assimila a papa Clemente V, il quale dopo soli cinque mesi di papato decise di abdicare ritenendosi privo delle capacità necessarie ad occupare la carica. Questa azione potrebbe essere letta come una semplice consapevolezza dei propri limiti e doti, oppure come mancato coraggio nello svolgere un ruolo tanto influente come quello di guida del popolo della Chiesa. Personalmente credo che solo mettendosi in gioco in qualsiasi tipo di situazione e sperimentando nuove attività si possa prendere coscienza di ciò che è alla nostra portata e non. Ai nostri giorni penso che gli stimoli che soprattutto noi adolescenti riceviamo siano diminuiti, poiché abbiamo la possibilità di confrontarci su diversi piani soprattutto grazie ad Internet, ai social e alla globalizzazione e diamo per scontate molte cose che prima avevano significati profondi. Allo stesso tempo penso siano pochi i ragazzi che non prendano una posizione, anche senza averne la piena consapevolezza. Seguire una moda, ascoltare una tipologia specifica di musica, partecipare a cortei su tematiche politiche o ambientaliste significa, a mio parere, esprimersi e agire secondo il proprio filone di pensiero. In conclusione, non è mai corretto assumere un atteggiamento di ignavia nei confronti della vita perché a questo punto, come dice anche Dante, non si vive più. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-11 18:59:11 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ignava, un peccato moderno</title>
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         <title>L&#39;ignavia di Luca Russo</title>
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         <title>Felicia Buonocore </title>
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         <title>Gli Ignavi Alessandro De Stefano</title>
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         <author>mccnlc04m</author>
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         <pubDate>2020-11-23 18:18:16 UTC</pubDate>
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         <author>ptgsra04c</author>
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         <pubDate>2020-11-24 16:49:01 UTC</pubDate>
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         <author>mzzlca05d</author>
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         <description><![CDATA[RELAZIONE SULL’IGNAVIA DI ALICE MAZZOLA
Nel terzo canto dell’Inferno Dante attraversa la porta degli inferi, dove il cielo è talmente buio che non si vedono le stelle e sentiva solo lamenti di persone, esclamazioni di ira e rumori di mani. Così arriva nell’antinferno dove sono situati gli ignavi e gli angeli che non hanno mai deciso se stare con Dio o Lucifero. 
Gli ignavi erano molto disprezzati da Dante, infatti gli dà una punizione solenne, loro dovranno per tutta la vita rincorrere un cartello mentre sono punti da mosconi e il sangue che fuoriesce dalle punture sarà raccolto da vermi.  Gli ignavi sono le persone che in vita non hanno mai preso una decisione, una posizione o esposto una loro idea, Dante per questo motivo non li accetta. L’autore non li colloca né nell’inferno né nel paradiso, perché sarebbe per loro una gloria anche essere dannati, invece Dio non li vuole nel suo regno. Per farci capire la loro condizione, Dante scrive che loro sono invidiosi sia dei beati che dei dannati, quindi la punizione a cui lo scrittore li sottopone è collegata al loro peccato in vita, l’autore pensa che se tu ignavo non hai preso una decisione durante la tua esistenza adesso prendi una posizione e corri dietro un insegna. 
Gli ignavi secondo me sono pessime persone, perché, anche se il loro non sembra un peccato, forse è quasi più grave di altri. A mio parere, le persone ignave sono così perché fa comodo non prendere una posizione nella vita né una decisione e in ogni occasione schierarsi dalla parte del più potente, come Don Abbondio. Io non ho mai cambiato la mia idea per stare dalla parte dei più forti e avere favoreggiamenti non lo ritengo giusto, perché stare dalla parte di qualcuno quando quello in cui crede non ci rappresenta? Credo che sia sempre importante esprimere la propria idea. Inoltre penso che gli ignavi non vogliano decidere, perché la presa di posizione comporta un impegno e l’impossibilità di tenere due piedi in una staffa. Ai nostri giorni, essere ignavo è anche chi segue una moda, perché piuttosto che trovare un proprio stile preferisce seguire quello degli altri per non essere giudicato. Anche chi non prende una decisione nell’ambito della politica è ritenuto un ignavo perché, non scegliere i propri rappresentanti significa non assumersi le responsabilità delle proprie scelte. 
In conclusione, nella vita è sempre meglio esporsi e magari non condividere un pensiero di qualcun’ altro che seguire il gregge.
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         <pubDate>2020-11-25 09:49:07 UTC</pubDate>
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         <author>grgmnn04h</author>
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         <pubDate>2020-11-25 09:50:44 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ignavia</title>
         <author>mrajcp04m</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'ignavia è uno dei sette peccati capitali. Essa è una pericolosa propensione dello spirito all'indolenza, alla pigrizia e alla viltà. Gli ignavi sono le persone che nella loro vita non prendono mai una posizione, coloro che non lasciano il loro segno sulla Terra, quelli che si nascondono perché hanno paura di sbagliare o di essere giudicati per le loro scelte qualunque esse siano.<br>Dante Alighieri definisce gli ignavi "l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo" cioè le anime cattive e spregevoli di coloro che vissero senza meritarsi alcuna gratificazione, ma allo stesso tempo anche nessuna pena per le loro azioni. Dante pone gli ignavi nell'Antinferno perché non li ritiene degni di nulla , né delle gioie del Paradiso né delle pene dell'Inferno.<br>Nell'Antinferno gli ignavi vengono puniti nel seguente modo: devono vagare nudi per l'eternità inseguendo un'insegna che si muove molto velocemente e che gira su se stessa, ma non è tutto, perchè mentre lo fanno vengono anche "torturati" dalle punture di vespe e mosconi ed il loro sangue è, inoltre, succhiato via insieme alle loro lacrime da fastidiose larve.<br>Una definizione azzeccata per gli uomini che si macchiano del peccato di ignavia è quella datagli sempre dal poeta fiorentino il quale li disprezza a tal punto da chiamarli: "coloro che mai non fur vivi", poiché una persona che non prende una posizione nella vita è come se non esistesse perché con o senza di essa non cambierebbe nulla.<br>Secondo me l'ignavia non deve essere vista come un peccato verso gli altri ma verso se stessi, perché la passività fa si che una persona non porti niente a termine nella sua vita ed io ritengo che già solo questo dovrebbe dare motivo alle persone di lasciare la loro impronta nel mondo. Io almeno  penso ogni giorno a cosa voglio fare nella mia vita e a cosa voglio lasciare in questo mondo quando non ci sarò più. Da piccolo pensavo di essere ignavo ma ora so di non esserlo e che non lo sarò.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-25 15:24:12 UTC</pubDate>
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         <author>prssvt04p</author>
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         <author>dmegli05c</author>
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         <pubDate>2020-11-25 15:44:41 UTC</pubDate>
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         <title>Ignavia </title>
         <author>dllnnn04m</author>
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         <description><![CDATA[<div>Antonino della ragione<br><br></div>]]></description>
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         <title>Gli Ignavi, Michela coppola</title>
         <author>cppmhl05a</author>
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         <description><![CDATA[<div>Forse qualche volta ci siamo domandati per quale motivo, a quasi mille anni di distanza, continuiamo a studiare la Divina Commedia, e in che modo un’opera così (temporaneamente parlando) distante da noi, possa in qualche modo essere vicina alle dinamiche della nostra vita. La risposta è semplice.<br> La Divina Commedia è un’opera senza tempo, e risulta essere sempre attuale, anche a distanza di anni. Il motivo per cui continuiamo a studiarla, è che questa riesce ad offrire degli insegnamenti agli uomini di ogni epoca, e le tematiche riportate sono collocabili all’interno di ogni contesto storico, anche il nostro.<br>E’ per questo motivo che riusciamo a leggere il III canto in chiave moderna, comprendendo che gli ignavi, anche se magari in modo diverso dal 1300, esistono anche ai giorni nostri (e probabilmente sempre esisteranno). Ritroviamo infatti l’ignavia in quell’atteggiamento che riconosciamo nell’indifferenza, nell’essere passivi e conformisti. Nella tendenza ad uniformarsi ai comportamenti prevalenti, nell’ adeguamento ad un modello ideologico predominante. Per me gli ignavi oggi, sono rappresentati da coloro<br>che si adeguano passivamente alle tendenze, senza magari esserne realmente interessati, per paura di restare esclusi, emarginati.<br>Credo sinceramente, che al costo di compiere delle scelte che si possano rivelare nel tempo sbagliate o particolarmente difficili da prendere, valga la pena di vivere pienamente la vita piuttosto che sprecarla ad omologarsi agli altri per timore, sprecandola futilmente.</div>]]></description>
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         <author>dmilry04s</author>
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         <title>Ignavia, Antonino Miccio</title>
         <author>mccnnn04e</author>
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         <title> Gli Ignavi, Giorgio Scala</title>
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         <title></title>
         <author>clnpml04h1</author>
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         <pubDate>2020-11-26 10:58:20 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39; ignavia</title>
         <author>JOSEPH_23</author>
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         <description><![CDATA[<div>Cosa significa ignavo? Gli ignavi sono una categoria di peccatori che Dante incontra nel suo viaggio nell'oltretomba e ne parla nel III canto, più specificamente li incontra nell'antiferno. Il termine in italiano definisce una persona pigra e indolente nell'operare per mancanza di forza di volontà, un suo sinonimo può essere codardo. Infatti Dante nella commedia definisce gli ignavi come "coloro che visser senza infamia e senza lode". Cioè quelle persone che non hanno mai agito né per il bene né per il male, quelli che hanno seguito la massa senza mai prendere iniziative, e adeguandosi a tutto. Qui sono collocati anche gli angeli che durante la battaglia tra il bene e il male non hanno preso posizione. Dante li colloca nell'antinferno poiché li reputa indegni di qualunque cosa, sia delle gioie del paradiso che delle pene dell'inferno: non essendosi mai schierati nella loro vita, non possono appartenere ad uno schieramento una volta morti. Infatti sono bloccate in questo girone. E la pena prevista per gli ignavi è quella di vagare nudi per l'eternità inseguendo un insegna luminosa che si muove rapidissima e in più vengono punti da mosconi e vespe giganti e il loro sangue viene raccolto da vermi ripugnanti. Infatti come la loro vita è stata priva di scelta che dà significato all'agire dell'essere umano, così a raccogliere il loro sangue ci sono dei vermi ripugnanti (contrappasso per analogia). Come nella vita non sono stati in grado di seguire alcun ideale, ora sono costretti ad inseguire un insegna priva di significato (contrappasso per contrasto). Dante classifica gli ignavi come "coloro che mai furono vivi", disprezzandoli completamente. Questo disprezzo deriva da un punto di vista teologico, affermando che la scelta tra bene e male deve essere obbligatoriamente presa. In questo canto viene citato un personaggio misterioso, definito come "colui ch' fece per viltade il gran rifiuto". Secondo alcuni studiosi si tratta del papa celestino V che rifiutò la carica papale perché non si sentiva adatto ad una carica così importante. Invece alcuni critici si oppongono facendo rilevare che Dante non poteva condannare un papa angelico il quale avrebbe rinunciato per un senso di responsabilità  più che per vigliaccheria. Secondo altri studiosi, Dante si sta riferendo all'anima di Ponzio Pilato o quella di Esaù.<br>Joseph 🤟🏽</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-26 11:49:13 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2020-11-26 17:10:30 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2020-11-26 18:01:39 UTC</pubDate>
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