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      <title>TFA P1 a - SITUAZIONI DI VITA SCOLASTICA by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-10 08:43:24 UTC</pubDate>
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         <title>Situazione Problematica</title>
         <author>marimaioli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mariella Maioli, Giovanna Meloni, Annalisa Pisone, Cristina Angioni, Marialuisa Crisponi, Elisabetta Pinna, Romina Pilo</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-10 11:35:18 UTC</pubDate>
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         <title>SITUAZIONE INCLUSIVA</title>
         <author>giomelon77</author>
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         <description><![CDATA[<div>Annalisa Pisone, <br>Mariella Maioli, <br>Elisabetta Pinna, <br>Maria Luisa Crisponi, Romina Pilo,<br> Giovanna Meloni,<br>Cristina Angioni</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-10 11:37:40 UTC</pubDate>
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         <title>Situazione problematica</title>
         <author>tfasostegno_1718</author>
         <link>https://padlet.com/tfasostegno_1718/GP1a_1002/wish/231287547</link>
         <description><![CDATA[<div> Parlando di situazione problema voglio descrivere l’esperienza vissuta all’inizio di quest’anno scolastico. Mi è stato assegnato per 12 ore settimanali, il caso di un bambino di 6 anni con disturbo del linguaggio (prima certificazione) in una prima elementare. La classe è composta da 13 alunni (4 femmine e 9 maschi) provenienti da diversi centri urbani In realtà dall’osservazione diretta in classe è prevalso un disturbo del comportamento molto accentuato. Il primo mese non ha dato segni di oppositività, lavorava con interesse e partecipazione. Ho avuto modo anche di confrontarmi con le insegnanti della scuola dell’infanzia che hanno descritto il bambino come un piccolo mostro, era sempre irrequieto con la tendenza ad isolarsi. Loro non sono mai riuscite a farlo partecipare neanche alle varie attività di gioco creativo. Effettivamente trascorso il primo mese di scuola, L. esterna per la prima volta un comportamento problema. Un giorno, come tanti altri, durante la pausa della ricreazione, dove tutti stanno seduti al proprio posto a consumare il pasto, L. anziché mangiare la merendina al proprio posto come faceva serenamente tutti i giorni, ha preferito non rispettare la regola, alzarsi e giocare senza averlo chiesto prima alla maestra. Al mio primo richiamo ha fatto l’indifferente, ho riprovato una seconda volta ma inutilmente, finché non mi sono avvicinata a lui e gli ho sequestrato il gioco dalle mani facendoli capire che doveva stare seduto come gli altri consumando la merenda e che poi avrebbe potuto rialzarsi e riprendere e giocare. Il bambino ha così esternato il comportamento problema. Si è dimenato furiosamente lanciandosi in terra, schiaffeggiandosi, tirandosi i capelli e gridando a squarciagola infine si è auto punito sedendosi in un angolo. All’inizio ho provato ad avvicinarmi ma lui rifiutava la mia presenza stendendo le braccia in avanti e continuando a gridare. La strategia del momento è stata quella di ignorare il suo comportamento e lasciare che fosse lui stesso a tranquillizzarsi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 20:43:18 UTC</pubDate>
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         <title>Inclusione e buone prassi</title>
         <author>tfasostegno_1718</author>
         <link>https://padlet.com/tfasostegno_1718/GP1a_1002/wish/231287987</link>
         <description><![CDATA[<div> Lavoravo in una classe molto turbolenta. Erano 21 alunni, tra cui 7 femmine e 14 maschi, oltre ai due bambini certificati erano presenti 2 bes e ad inizio anno vi era stato un nuovo inserimento, un bambino che aveva cambiato scuola altre due volte. L’alunno nei primi mesi aveva socializzato ben poco si chiudeva in sé e si rifugiava sotto la cattedra o sotto il banco, si esprimeva pochissimo, non seguiva le lezioni, si rifiutava di scrivere e si limitava a giocare con dei pezzi carta. In sede di colloquio, ai primi di dicembre, era stato segnalato il comportamento alla mamma ma lei aveva liquidato dicendo che nelle altre scuole non aveva problemi. Prendendo visione del fascicolo del bambino presente in segreteria, si aveva avuto la conferma che lo stesso atteggiamento si presentava negli altri anni scolastici e che, dopo le ripetute segnalazioni delle insegnanti, iniziava il percorso diagnostico ma non lo portava a termine. La coordinatrice di classe allora aveva sentito i servizi sociali, i quali conoscevano bene il caso. Avevano riferito che il bambino con la madre erano stati trasferiti a casa della nonna, in un altro paese, per allontanarli da casa, perché la donna era soggetta a maltrattamenti da parte del marito, il quale, al momento, si trovava agli arresti domiciliari. Sotto richiesta dei servizi sociali aveva intrapreso un lento percorso diagnostico che a fine anno non aveva ancora portato a termine, come sempre. Intanto in classe avevamo cercato di capire i suoi bisogni: il bambino era molto magro e all’entrata in classe appariva molto svogliato e nervoso, il nostro dubbio che lui era affamato veniva confermato dalle sue risposte, pian piano il bambino si era confidato che al mattino non faceva colazione. La situazione a casa della nonna era di estrema povertà, vivevano con la sola pensione della povera nonna, la madre non lavorava e non si curava molto del bambino, il quale si preparava da solo per andare a scuola e al quale non veniva data colazione. Allora ogni mattina appena arrivava a scuola gli prendevo una bevanda calda dalla macchinetta e una merendina e gli facevo lavare i denti, non era nelle sue abitudini farlo. Il bambino iniziava così ad essere più disponibile, ma quando prendeva la penna in mano diventava soffrente e non voleva scrivere, ma sapeva leggere bene e aveva una buona comprensione, avevamo notato che era molto attratto dal computer, allora il team docenti aveva deciso di installare una postazione informatica in classe con un pc, che era inutilizzato, in questo modo eravamo riusciti a fargli produrre qualche testo, anche se con difficoltà. Il bambino a scuola il lunedì molto spesso non veniva perché nel weekend era andato a visitare il padre, il martedì in genere era nervoso e turbato, aveva dei momenti di chiusura, spesso si rifugiava rannicchiato sotto il banco, l’ambiente familiare era sicuramente poco sereno. In prossimità del suo compleanno aveva confidato con tristezza di non aver mai festeggiato il suo compleanno con gli amici , allora il team docente aveva deciso di organizzare la festa a scuola con i suoi compagni. Avevamo addobbato l’aula, comprato torta, stuzzichini e bevande. Era stato un bellissimo momento di inclusione , i compagni si erano quotati e avevano acquistato come regalo un vestito da clown, visto l’imminente festa di carnevale e il fatto che lui non ne possedeva uno e un libro sugli origami, attività di arte e immagine che a lui piaceva molto. La dedica sul libro diceva “al nostro Amico……” esplicitando chiaramente che lui era entrato a far parte del gruppo. Lui era emozionatissimo, tremava come una foglia e penso non dimenticherà più quel compleanno. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 20:44:37 UTC</pubDate>
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