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      <title>Progetto UDA di scienze motorie e sportive by IV A Classico</title>
      <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno</link>
      <description>Realizzato con il professore Mario Vassallo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-06 06:27:13 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-10-10 00:07:35 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
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         <title>LA DIETA MEDITERRANEA: GLI STUDI </title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249121909</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La <strong>dieta mediterranea</strong> è un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nutrizione">modello nutrizionale</a> ispirato ai modelli alimentari diffusi in alcuni paesi del bacino mediterraneo (come l'Italia, la Spagna, la Grecia e il Marocco) negli anni cinquanta del XX secolo, riconosciuta dall'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/UNESCO">UNESCO</a> come bene protetto e inserito nella lista dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patrimoni_orali_e_immateriali_dell%27umanit%C3%A0">patrimoni orali e immateriali dell'umanità</a> nel 2010.<br>Il regime alimentare si fonda su alimenti il cui consumo è tradizionale in paesi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bacino_mediterraneo">bacino mediterraneo</a>, in una proporzione che privilegia cereali, frutta, verdura, semi, olio di oliva (grasso insaturo), rispetto ad un più raro uso di carni rosse e grassi animali (grassi saturi), mentre presenta un consumo moderato di pesce, carne bianca (pollame), legumi, uova, latticini, vino rosso, dolci. Già alcuni dietologi medici - come il francese Paul Carton o lo svizzero <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maximilian_Bircher-Benner">Maximilian Bircher-Benner</a> - avevano avanzato alcune ipotesi sugli effetti di un regime alimentare con limitato consumo di alimenti di origine animale come latticini, carne, uova. Il concetto di dieta mediterranea è stato introdotto e studiato inizialmente dal fisiologo statunitense <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ancel_Keys">Ancel Keys</a>, il quale ne ha indagato gli effetti sull'incidenza epidemiologica di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malattie_cardiovascolari">malattie cardiovascolari</a> in una celebre ricerca su sette nazioni, il <em>Seven Country Study. </em><br>Le caratteristiche della dieta mediterranea sono: abbondanti alimenti di origine vegetale (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frutta">frutta</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Verdura">verdura</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ortaggi">ortaggi</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pane">pane</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cereali">cereali</a> (soprattutto integrali), <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patata_(alimento)">patate</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fagiolo">fagioli</a> e altri <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legumi">legumi</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Noce_(botanica)">noci</a>, semi), freschi, al naturale, di stagione, di origine locale; frutta fresca come dessert giornaliero, dolci contenenti zuccheri raffinati o miele poche volte la settimana; <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Olio_di_oliva">olio di oliva</a>come principale fonte di grassi; latticini (principalmente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Formaggio">formaggi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Yogurt">yogurt</a>) consumati giornalmente in modesta-moderata quantità; pesce e pollame consumato in quantità modesta-moderata; da zero a quattro uova la settimana; carni rosse in modesta quantità; <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vino">vino</a> consumato in quantità modesta-moderata, generalmente durante il pasto<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid16155285-11"><sup>[11]</sup></a>.<br><br></div><div><br>Questa dieta ha un contenuto basso in grassi saturi (inferiore al 7-8%), ed un contenuto totale di grassi da meno del 25 a meno del 35% a seconda delle zone. Inoltre originariamente era associata a regolare attività fisica lavorativa, ad esempio nei campi o in casa.<br><br></div><div><br>Il contenuto calorico della dieta mediterranea nelle indagini di popolazione non superava le 2500 Kcal per l'uomo e le 2000 Kcal per la donna, comunque l'introito calorico non andava oltre il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metabolismo">consumo metabolico</a> con l'attività fisica. In sostanza si trattava della dieta di una popolazione rurale, povera e frugale. Come dieta mediterranea di riferimento nel Seven Country Study è stata considerata quella di Nicotera; i vari componenti di essa, espressi come percentuali dell'apporto calorico totale (in rilievi della durata di sette giorni in differenti stagioni del 1960) sono: cereali 50-59%, olio di oliva extravergine 13-17%, vegetali 2,2-3,6%, patate 2,3-3,6%, legumi 3-6%, frutta 2,6-3,6%, pesce 1,6-2%, vino rosso 1-6%, carne 2,6-5%, latticini 2-4%, uova e grassi animali molto scarsi. La dieta mediterranea è un moderno modello alimentare studiato, per la prima volta in maniera sistematica, dall'epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys in alcuni paesi del bacino mediterraneo negli anni cinquanta, in una situazione di severa difficoltà economica e di limitazione delle risorse a causa della Seconda guerra mondiale[20]. Queste condizioni, associate ad un basso livello di tecnologia, favorivano uno stile di vita fisicamente attivo e frugale, con una predominanza di prodotti vegetali e scarsità di prodotti di origine animale nella dieta. Ancel Keys proveniva dall'Università del Minnesota, aveva una grande esperienza in molti campi della medicina, era stato l'ideatore della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Razione_K">razione K</a>, che era entrata in uso nelle Forze armate americane. Nei primi anni cinquanta, intuì la relazione tra alimentazione e stato di salute e arrivò a postulare l'importanza della dieta nella "teoria lipidica" delle malattie cardiovascolari<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid12224718-23"><sup>[23]</sup></a>. Insieme alla moglie Margaret Haney (1909–2006), biologa, e a un altro medico americano, Paul D. White, cardiologo del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dwight_Eisenhower">Presidente Eisenhower</a>, durante alcuni viaggi in molti paesi del mondo - Grecia, Finlandia, Giappone, Spagna, Sud Africa ed Italia - si accorse che valori bassi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colesterolo">colesterolo</a> nel sangue si associavano a rarità di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Infarto_miocardico">infarto miocardico</a>, come gli segnalavano i medici locali. In particolare fu fruttuoso l'incontro con il fisiologo Bergami dell'Università di Napoli, che lo invitò a compiere uno studio preliminare dosando la colesterolemia in persone di diverso livello sociale e ad incontrare i medici del luogo che descrivevano la rarità dell'infarto nelle classi meno abbienti. Ancel Keys proseguì le sue osservazioni in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_del_Capo">Città del Capo</a>, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cagliari">Cagliari</a>, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ilomantsi">Ilomantsi</a> in Finlandia, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fukuoka">Fukuoka</a> in Giappone, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Honolulu">Honolulu</a>, a Bologna. Nel 1957 Keys si rese conto che era necessario progettare uno studio pilota prospettico in piccoli centri e mettere insieme un gruppo internazionale di ricercatori che lavorassero in sperduti villaggi. Un collega di Flaminio Fidanza, Antonio Del Vecchio, suggerì di iniziare nel suo paese di nascita, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicotera">Nicotera</a> in Calabria. <br>Il lavoro proseguì con l'organizzazione di un altro gruppo internazionale a Creta, con base a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Heraklion">Heraklion</a> e attività in sei villaggi di montagna, collegati da strade malmesse e dove si parlava solo in greco. Nel 1957 Keys prese accordi con Ratko Bulina dell'Università di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Zagabria">Zagabria</a> per iniziare le ricerche anche in piccoli villaggi in Yugoslavia, sul modello di Creta. Furono scelti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Makarska">Makarska</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Slavonia">Slavonia</a>. A quel punto il Seven Country Study era avviato.<br>Ancel Kyes si stabilì in seguito in Italia, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pioppi_(Pollica)">Pioppi</a>, un villaggio di pescatori del comune di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pollica">Pollica</a>, dove acquistò una casa. in una contrada isolata a nord del borgo, lungo la costa, la stessa in cui scelsero di stabilirsi vari altri protagonisti di quella stagione di ricerche, come <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Flaminio_Fidanza&amp;action=edit&amp;redlink=1">Flaminio Fidanza</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martti_Karvonen">Martti Karvonen</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jeremiah_Stamller&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jeremiah Stamller</a>. Ribattezzò quella località col nome di <em>Minnelea</em>, per rendere omaggio alla sua città di provenienza, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Minneapolis">Minneapolis</a>, e alla vicina località della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Magna_Grecia">Magna Grecia</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elea">Elea</a>, del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cilento">Cilento</a>, divenuta sua terra di adozione<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-26"><sup>[26]</sup></a>. Morì poco prima di compiere 101 anni nel 2004 a Minneapolis.<br>Ancel Keys pubblicò anche tre libri divulgativi: nel 1959 <em>Eat well &amp; stay well</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-27"><sup>[27]</sup></a>, nel 1972 <em>The Benevolent Bean</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-28"><sup>[28]</sup></a>, nel 2009 è stata pubblicata l'edizione italiana del best seller <em>Mangiar bene e stare bene (con la dieta mediterranea). </em><br>Basandosi su queste osservazioni Ancel Keys progettò un ambizioso ed originale studio epidemiologico su varie popolazioni nel mondo (multicentrico), seguite per molti anni, il <em>Seven Country Study</em>, che negli anni seguenti divenne leggendario nel campo della medicina e della pubblicistica divulgativa. L'indagine fu condotta su 16 gruppi (coorti) di uomini di età tra 40 e 59 anni in sette Paesi. Una coorte venne arruolata negli Stati Uniti, due in Finlandia, una in Olanda, tre in Italia (in tre comuni rurali del nord, centro e sud, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crevalcore">Crevalcore</a> in provincia di Bologna, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Montegiorgio">Montegiorgio</a> in provincia di Fermo e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicotera">Nicotera</a> in provincia di Vibo Valentia)<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid5445350-30"><sup>[30]</sup></a>, due in Yugoslavia (ora Croazia e Serbia)<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid5445349-31"><sup>[31]</sup></a>, due in Grecia (Corfù e Creta)<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid5442787-32"><sup>[32]</sup></a> e due in Giappone, per un totale di oltre 12.000 individui. Inoltre venne incluso nello studio un campione di ferrovieri, nella zona di Roma, per rappresentare il gruppo di confronto europeo di un analogo campione di ferrovieri arruolato nel <em>midwest</em> e <em>northwest</em> degli Stati Uniti.<br><br></div><div><br>Lo scopo era di confrontare popolazioni con tradizioni alimentari, stili di vita e incidenza di malattie cardiovascolari molto lontane tra loro. Le aree di Crevalcore, Montegiorgio e il gruppo dei Ferrovieri di Roma furono utilizzate per lo studio dei cibi e nutrienti e seguite per 50 anni, mentre quella di Nicotera fu studiata solo all'inizio nel 1957; per la carenza degli stanziamenti non venne più seguita, ma, data la forte somiglianza con l'alimentazione in Dalmazia e Creta, fu considerata come la "dieta di riferimento" per la definizione di Dieta Mediterranea<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-33"><sup>[33]</sup></a>.<br><br></div><div><br>I diversi modelli alimentari identificati da Ancel Keys all'inizio dello studio mostravano, per quanto riguardava i nutrienti, un elevato consumo di grassi saturi nelle popolazioni del Nord-America e del Nord-Europa, e un consumo molto più basso nel sud Europa, specie nelle aree Mediterranee ed in Giappone<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid5442782-34"><sup>[34]</sup></a>.<br><br></div><div><br>Per quanto riguarda gli alimenti i pattern erano molto diversi da nazione a nazione. In Finlandia e Olanda gli alimenti prevalenti erano latte, patate, grassi animali e dolci; negli Stati Uniti erano elevati i consumi di carne, frutta e dolci; in Italia erano alti i consumi di cereali (pane, pasta) e di vino; nell'ex Yugoslavia i consumi di pane, eccetto che a Belgrado, con molti vegetali e pesce in Dalmazia; in Grecia prevalevano i consumi di olio di oliva e frutta; in Giappone quelli di pesce, riso e prodotti derivati dalla soia. Le popolazioni furono seguite con analisi ogni 5 anni per alcuni decenni. Venne dimostrato che il consumo di grassi saturi era fortemente correlato con la malattia delle coronarie; invece esisteva una relazione inversa tra rapporto grassi poli-insaturi/saturi e rapporto grassi mono-insaturi/saturi da un lato ed incidenza e mortalità per cardiopatia ischemica. L'apporto elevato di grassi monoinsaturi rifletteva un abbondante uso di olio di oliva, tipico delle aree Mediterranee. i risultati dello studio furono valutati nel corso degli anni da diversi gruppi di ricercatori e con vari e complessi metodi statistici<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid5442782-34"><sup>[34]</sup></a>. In generale i gruppi di alimenti di origine animale e lo zucchero erano direttamente correlati con la mortalità coronarica, mentre quelli di origine vegetale, il pesce ed il consumo di alcool lo erano in forma inversa. Inoltre esisteva un rapporto diretto e significativo tra consumo di grassi saturi, colesterolemia media delle singole coorti e incidenza e mortalità coronarica. I risultati contrapponevano i gruppi di popolazione nord-americana e nord-europea ai gruppi di popolazione del Sud Europa e Giappone (particolarmente nelle coorti più strettamente Mediterranee, situate a Creta, Corfù, in Dalmazia e a Montegiorgio in Italia). Un gruppo di studiosi italiani utilizzò una tecnica statistica <em>a priori</em> con la costruzione dell'"indice MAI" (<em>Mediterranean Adequacy Index</em>): fu identificato un <em>pattern</em> dietetico tipico mediterraneo di riferimento; l'indice numerico MAI era un punteggio che indicava lo scostamento delle abitudini alimentari di una popolazione da quel <em>pattern</em> ideale; il MAI è tanto maggiore quanto maggiore è la differenza rispetto al modello mediterraneo di riferimento. La dieta di riferimento era quella della coorte di Nicotera, la più coerente con quella di Grecia e Dalmazia, che aveva dimostrato i massimi vantaggi sulla salute. L'indice MAI poneva a confronto l'apporto di calorie da alimenti mediterranei (pane, cereali, legumi, patate, vegetali, frutta, pesce, vino e oli vegetali) con l'apporto di calorie derivanti da alimenti non tipici del Mediterraneo (latte, formaggio, carne, uova, grassi animali, margarina, dolci, zucchero, bevande dolci)<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid15673059-35"><sup>[35]</sup></a>.<br><br></div><div><br>L'OMS pubblicò nel 1990 uno studio parallelo al <em>Seven country Study</em>, che confermò i risultati sul rapporto tra dieta, nutrizione e prevenzione delle malattie croniche<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea#cite_note-pmid2124402-36"><sup>[36]</sup></a>.<br><br></div><div><br>Una validazione del <em>Seven Country Study</em> è venuta anche da ricerche basate su dati della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/FAO">FAO</a> per i consumi alimentari e su quelli dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_mondiale_della_sanit%C3%A0">OMS</a> per la mortalità su 40 Paesi, pubblicate nel 1993; tra questi Paesi erano presenti tutti quelli considerati nel Seven Countries Study. La correlazione tra alcuni gruppi di alimenti di originale animale e la mortalità coronarica risultò comparabile a quella osservata nel <em>Seven Countries Study.<br></em><br></div><div><em><br></em><br></div><div><br><br></div><div><em><br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 06:41:55 UTC</pubDate>
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         <title>COSA SONO?</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249124848</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Le <strong>piramidi alimentari</strong> sono la trasformazione grafica, dall’immediato impatto visivo, delle <strong>raccomandazioni alimentari</strong>. Il primo a introdurre questo strumento è stato il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti d’America nel 1992. In seguito, assai numerose sono state le elaborazioni, molte delle quali senza criteri logici a sostegno. <strong>La piramide statunitense del 1992</strong> utilizzava la frequenza di consumo dei vari gruppi di alimenti come criterio per la successione dei piani. Alla base c’erano cereali e tuberi di cui, secondo la tradizione, negli USA si consumano dalle 6 alle 11 porzioni al giorno. Seguiva il gruppo <a href="http://www.deabyday.tv/sapermangiare/spesa-consapevole/guide/6050/Al-supermercato--la-spesa-nel-reparto-frutta-e-verdura.html"><strong>frutta e verdura</strong></a> con 5-9 porzioni, poi latticini (2-3 porzioni) e carne, pesci, uova, legumi e frutta secca in guscio, anch’essi con 2-3 porzioni. In alto, all’apice della piramide i grassi e gli zuccheri aggiunti. Va detto che la successione dei vari piani non indica, come molti erroneamente pensano, la maggiore o minore importanza nell’alimentazione, perché tutti gli alimenti sono importanti. Infatti, <strong>alla base della piramide ci sono gli </strong><a href="http://www.deabyday.tv/sapermangiare/merenda/guide/6025/Vademecum-della-merenda-equilibrata--scegliere-lo-spuntino.html"><strong>alimenti che si consumano con una frequenza maggiore</strong></a> e questo, nel caso dei cereali e tuberi, coincide anche con il fatto che questo gruppo dà la maggior parte dell’energia. Allora si capisce perché la base dell’alimentazione è vegetale: cereali e tuberi per fornire la maggior parte del fabbisogno energetico, frutta e verdura per coprire la maggior parte del fabbisogno di fibra e vitamine. Nei piani superiori gli altri alimenti, altrettanto importanti, ma la cui frequenza giornaliera di consumo o l’entità della porzione è inferiore.<br>Il <strong>Ministero della Salute</strong> ha riunito, qualche anno fa, un gruppo di esperti per la elaborazione di una piramide alimentare italiana, secondo le <strong>raccomandazioni della dieta mediterranea</strong> ed in linea con le abitudini alimentari degli italiani.<br>L’<strong>Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma “La Sapienza”,</strong> ha elaborato il <strong>paradigma di dieta di riferimento</strong>, coerente con lo stile di vita odierno e con la tradizione alimentare italiana. Da questo sono derivati un modello giornaliero e, ancora più interessante, un modello settimanale, poiché ci sono alimenti il cui consumo, se pur con differenti porzioni e frequenze, non è giornaliero. Sei piani che costituiscono la <strong>piramide settimanale</strong>: il più basso è occupato dagli alimenti con una maggiore frequenza di consumo (frutta 21 porzioni, ortaggi 14 e acqua 6-8). Cereali e tuberi occupano il piano successivo, con 7 porzioni di pasta (o riso o altre farine come quella di mais), 14-21 porzioni di pane (a seconda dei differenti fabbisogni), 7 di prodotti da forno e 2 di patate. Ancora più su troviamo il gruppo “proteine” con carne (5 porzioni), pesce (almeno 2 porzioni), uova (2) e legumi (2). Salendo troviamo il gruppo latticini (14 porzioni tra latte e yogurt e 4 di formaggi) e il gruppo grassi da condimento (14-21 porzioni a seconda del fabbisogno). Il gradino più alto della piramide è rappresentato dagli zuccheri aggiunti (21 porzioni) e dalle bevande alcoliche (7 porzioni).<br>In modo accorto e sapiente, accanto ad ogni gruppo di alimenti e quindi all’apporto di energia, vengono messi richiami alla spesa energetica rappresentata dall’attività fisica.<br><br></div><div>Dopo 20 anni e una serie di evoluzioni ed edizioni successive <strong>la piramide USA ha oggi lasciato il posto ad un altro tipo di rappresentazione</strong>:<strong><em> il piatto</em></strong>. <br>“<strong><em>MyPlate</em></strong>” suddivide un ideale piatto in 4 parti: vegetali e frutta ne rappresentano la metà, mentre il rimanente è costituito da cereali e tuberi per un quarto e fonti proteiche (carni, pesce, uova o legumi) per l’altro. Fuori dal piatto, simbolicamente come bevanda, i latticini. <br><br>E’ davvero <strong>un passo avanti</strong> superare il concetto di numero di porzioni di determinati alimenti a favore di una <strong>più semplice e immediata qualità compositiva del piatto</strong>, svincolando il consumatore da calcoli a volte complicati e decisamente poco pratici. Il messaggio è chiaro: almeno tre quarti del tuo piatto devono essere di origine vegetale.&nbsp;<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 06:56:57 UTC</pubDate>
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         <title>LA DIETA MEDITERRANEA: COME È FATTA?</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249125582</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1999 un gruppo di studio del Ministero della Salute della Grecia, basandosi sugli studi epidemiologici effettuati (soprattutto il Seven Country Study), che avevano dimostrato l'efficacia della dieta mediterranea sulla longevità, elaborò uno schema dietologico pubblicandolo col nome di "Piramide della Dieta Mediterranea greca per l'adulto"[39][40].<br><br>La piramide era già stata elaborata graficamente in un altro studio internazionale del 1980[4]. In quest'ultimo studio ci si basava sul pattern dietetico dell'isola di Creta e dell'Italia del sud nei primi anni sessanta, dove l'aspettativa di vita era tra le più alte del mondo e l'incidenza della malattia coronaria, di alcuni tumori e di altre malattie croniche correlate alla dieta, come il diabete e l'obesità, era ugualmente tra le più basse. Accanto alle abitudini in cucina lo studio includeva una regolare attività fisica giornaliera.<br><br>La piramide della dieta mediterranea comprende il consumo di circa 22-23 porzioni di alimenti al giorno, divise in 3 o 4 pasti. La frequenza con la quale consumare ogni componente è così stabilita:<br><br>giornalmente	cereali non raffinati (pane di grano integrale, pasta di grano integrale, riso bruno ecc.): 8 porzioni<br>frutti: 3 porzioni<br><br>vegetali (incluse verdure selvatiche): 6 porzioni<br><br>olio di oliva come principale grasso aggiunto<br><br>latte e prodotti del latte: 2 porzioni<br><br>vino con moderazione (3 porzioni nell'uomo, 1,5 per la donna), preferibilmente rosso e durante il pasto<br><br>acqua in quantità libera<br><br>sostituire il sale per il condimento con spezie (es. origano, basilico, timo ecc).<br><br>settimanalmente	pesce: 5-6 porzioni<br>pollame e carni bianche: 4 porzioni<br><br>olive, legumi, noci: 3-4 porzioni<br><br>patate: 3 porzioni<br><br>uova: 3 porzioni<br><br>dolci: 3 porzioni<br><br>mensilmente	carni rosse: 4 porzioni<br>Questa dieta prevedeva un'ampia variabilità di cibi e permetteva di evitare carenze nutrizionali. La piramide era costruita indicando i cibi e non i nutrienti affinché il pubblico potesse adeguarsi con più facilità. Inoltre era seguito un criterio semiquantitativo: le quantità erano codificate come “porzioni” (servings) e non in peso. Le linee guida della piramide davano anche delle indicazioni per standardizzare la quantità di ciascuna porzione di ogni classe di alimento: ogni porzione veniva definita in prima approssimazione come la metà della porzione del Greek market regulations (circa metà della quantità servita in un ristorante greco). L'aspetto fondamentale della Dieta mediterranea è la modesta quantità di ogni porzione. Queste le equivalenze per ogni porzione di alimento[42]:<br><br>una fetta di pane: 25 grammi<br>100 grammi di patate<br>metà tazza (50-60 grammi) di pasta o riso<br>una tazza di ortaggi a foglia o mezza tazza di altri vegetali, cotti o tritati (circa 100 grammi della maggior parte dei vegetali)<br>una mela (80 grammi), una banana (60 grammi), un'arancia (100 grammi), 200 grammi di melone o anguria, 30 grammi di uva<br>una tazza di latte o di yogurt<br>30 grammi di formaggio<br>circa 60 grammi di carne magra o pesce<br>una tazza (circa 100 grammi) di fagioli secchi cotti<br>porzione di vino rosso un bicchiere (circa 10 ml di alcool)<br>La dieta mediterranea deve essere considerate nella sua globalità, poiché le analisi multivariate effettuate dimostrano che gli effetti favorevoli sulla salute non derivano dall'assunzione di un singolo componente o nutriente; soltanto l'olio di oliva sembra avere un ruolo specifico proprio.<br>Nella piramide veniva aggiunto il consiglio di praticare attività fisica giornaliera in modo da tenere l'indice di massa corporea (BMI) al di sotto di 25 kg/m².<br>In seguito, alle modalità di produzione, selezione, trattamento e consumo dei cibi della dieta mediterranea sono state aggiunti altri elementi di tipo culturale riguardanti lo stile di vita: l'adozione del concetto di pasto principale, la frugalità e la moderazione per evitare il rischio di obesità, la convivialità, le pratiche culinarie, l'attività fisica ricreazionale, un riposo adeguato, la preservazione delle tradizioni.<br>Nel 2015, lo studio condotto dal MedEatResearch diretto dall'antropologo Marino Niola, ha allargato la tradizionale piramide nutrizionale alla pratiche sociali, formulando la Piramide Universale della Dieta Mediterranea.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:00:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
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         <pubDate>2018-04-06 07:04:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA PIRAMIDE ALIMENTARE AMERICANA</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Non esiste una persona al Mondo che sia convinta della qualità della piramide alimentare seguita negli Stati Uniti. Il regime alimentare statunitense si contraddistingue per un eccesso di grassi saturi e di cibi ricchi di colesterolo, al punto da essere da molti definito, in maniera ironica, come un popolo con piramide alimentare rovesciata. La leggerezza con cui gli americani mangiano innumerevoli hot dog e ingurgitano hamburger “a 4 ganasce”, non può che tradursi in un numero sempre crescente di malati. Il sistema sanitario USA, molto differente da quello presente in Italia, è stato letteralmente messo in crisi da un esubero di “malati alimentari”, vittime di una piramide nutrizionale americana decisamente sproporzionata e lontana dai precetti della piramide alimentare italiana, tipicamente mediterranea. Il protagonista della riuscitissima serie animata made in USA, "The Simpsons", incarna il simbolo di una cultura incentrata sul cibo di scarsa qualità alimentare e sull’incapacità di collegare l’azzeramento di scelte ponderate quando si è a tavola e l’aumento di disturbi cardiovascolari tra i 50 stati americani. Lo stesso accade con in un’altra serie di successo con Peter Griffield, se ci pensate bene. Non serviranno dei radical chic ultra vegani e interi megastore dedicati ai vegetariani per scrollare dal Paese, emblema del Capitalismo, l’immagine di una popolazione votata al cibo spazzatura o per dirla come direbbero nello Stato a stelle e strisce: trash food. Le ragioni del perchè negli Stati Uniti d’America lo schema alimentare settimanale sia così ricco di cibi grassi e imperversi di carne rossa, sono da ricollegarsi a diversi fattori, tutti ugualmente influenti e attinenti con i principi del “sogno americano”. Tra le ragioni principali del perchè la piramide dell’alimentazione americana sia decisamente meno valida della scala alimentare di un Paese mediterraneo, ricordiamo:<br><br></div><div>1) L’<strong>industrializzazione</strong>. La società statunitense ha inspirato il suo sviluppo sul mito industriale. Le catene di produzioni iper intensive hanno favorito la realizzazione di sistemi che permettessero al cibo di durare più a lungo, facendo venire meno il parametro della freschezza e quindi della genuinità. Allo stesso tempo, i tempi dei cicli di produzione si sono fatti sempre più rapidi, auspicando ad un consumo sempre più veloce dei beni di consumo, prodotti culinari compresi. Questa logica i capitalista ha favorito la diffusione sul mercato di massa di cibi preconfezionati, quasi del tutto privi delle caratteristiche organolettiche che avevano in natura e il consumo massificato di alimenti sintetici, poveri sul piano nutrizionale e ricchi di calorie.<br>2) <strong>Capitalismo pubblicitario e globalizzazione</strong>. Intrinsecamente legato al primo fattore, l’intera società americana ha veicolato quelli che erano gli ordini del Capitale, utilizzando il fascino subliminale della pubblicità persuasiva. La cultura americana delle luci ha raggiunto la sua consacrazione attraverso l’immagine di snack dal packaging luccicante e gli spot in cui bambini golosi, truccati come adulti, adulavano merendine di cioccolata, prodotte da multinazionali della cattiva alimentazione. Eppure sappiamo bene come nei confronti della <a href="http://piramidealimentare.com/bambini/">piramide alimentare dei bambini</a> bisognerebbe essere ancora più attenti. L’estasi raggiunta da quei protagonisti pubblicitari si traduceva quindi in convincimento della bontà dei prodotti, da parte di spettatori “ipnotizzati” e quindi in un’operazione in larga scala di deterioramento dei principi nutritivi. La rivoluzione americana aveva portato quindi ad una tirannia degli alimenti, favorita dal benessere economico che stavano vivendo a livello societario. L’ignoranza americana in cucina è figlia di questa cultura consumistica, prodotta nelle tv nazionali e capace di raggiungere, grazie alla potenza comunicativa del medium, il cervello della massaia di ogni remoto paesino del Texas e influenzare le decisioni di acquisto della casalinga della Louisiana quando si sarebbe trovata di fronte agli scaffali di un supermercato.<br>3) <strong>Velocità nel consumo</strong>. Time is money, non è solo un detto, ripetuto spesso nei film realizzati negli Stati Uniti, ma la vera essenza di un Paese iperattivo, fagocitato dall’ideale di fare soldi nel tempo più rapido possibile. Questa premessa di fondo, inculcata nella popolazione, mediante le parole degli attori di Hollywood, è parte integrante degli stessi colori della bandiera americana e ragione di vita per la stragrande maggioranza di chi vive in quella terra scoperta nel 1492 dal genovese Cristoforo Colombo. Cicli di produzione più rapidi e cicli di vita più veloci anche per gli uomini, non potevano che condizionare negativamente anche il rapporto degli statunitensi con quello che mangiano. Il solo sport che sembrano conoscere i cittadini USA è quello della ginnastica alimentare americana. Lo sanno bene gli stomaci di chi vive nella nazione che investe più denaro nelle spese militari, costretti a degli sforzi extra per sopportare le fatiche da cheese burger o le maratone di gas a suon di coca cola da 2 litri e maxi confezioni di red bull. Le stesse persone, nate sotto l’influenza culturale del dollaro americano, più che dall’università e dal teatro, sono state educate dai fast food ed hanno per tantissimi anni scandito le loro giornate con le colazioni a base di Kellogg’s e le pause lavoro da Mc Donald’s. Il consumo di cibo pronto e la frequenza di luoghi caotici e poco attenti alle indicazioni della piramide alimentare umana, come le catene dei fast food, ha portato ad un impoverimento culturale di un’intera società. I colori dei cibi e le americanate come le gare di cibo, dette “eating contest” hanno portato un’ombra pericolosa sul nesso che unisce quello che mangiamo e la nostra salute, con conseguenze dirette sull’incidenza di ictus e trombosi in USA. <br>La piramide alimentare americana è  stata redatta nel 2004, con l’intenzione di porre un freno all’aumento dei malati cardiaci, nella nazione con l’economia più forte, minacciata ultimamente dal colosso cinese. Queste indicazioni sui cibi che sarebbe giusto introdurre nella nostra dieta quotidiana hanno creato da subito qualche polemica, facendo scalpore tra i nutrizionisti più tradizionali. Uno dei segni più evidenti della rottura avvenuta tra le 2 piramidi alimentari nate in America è dato dal ruolo dei carboidrati. Dagli inizi del 2000, nella piramide dei cibi più recente non vi è stata fatta più alcuna distinzione netta tra gli alimenti che contenevano carboidrati semplici, considerati migliori, e quelli complessi, ritenuti più dannosi e meno assimilabili dall’organismo umano. Quella che potremmo definire, senza troppi giri di parole, come la nuova dieta alimentare sembra dare una nuova “luce” ai grassi, riscattando quelli che provengono dai vegetali. Secondo questo nuovo regime dietetico,  l’olio d’oliva, compreso quello di colza, assai diffuso nella “società delle luci”, potrebbe far parte dei nostri pasti senza timori, anche ogni giorno. Notiamo quindi una differenza notevole con la precedente rappresentazione grafica della vecchia piramide alimentare americana, giustificata con la presenza di numerosi studi, svolti nella prestigiosa università USA di Harvard, in cui si evidenziava una drastica riduzione dei pazienti con un sistema cardiovascolare malato, ogni qual volta si favorivano regimi dietetici che prediligevano polinsaturi a diete caratterizzate da un più basso volume di acidi grassi di questo tipo. La carenza di pietanze valide sotto il piano della salute, amplificata dalla mancanza di informazioni alimentari adeguate, ha fatto emergere negli anni il problema di una piramide alimentare americana giornaliera sbilanciata. Per dare un’idea di quelle che sono le cause di una piramide nutrizionale svuotata dei suoi elementi essenziali, basterà ricordare quelli che sono i cibi più mangiati negli Stati Uniti d’America e apportare un raffronto su quelle che sono le altre piramidi alimentari in Europa e nel resto del Mondo, inclusa l’Asia. A rendere vuota la dieta degli americani ci pensano gli stessi cittadini nati sotto la bandiera a 50 stelle, quando preferiscono bandire una tavola con:<br><br></div><ul><li>hamburger, il <a href="http://piramidealimentare.com/cibo-americano/">cibo americano</a> in assoluto più consumato d’America;</li><li>patatine fritte, tipico accompagnamento del panino made in USA;</li><li>coca cola, al 4° posto tra le preferenze degli americani;</li><li>snack salati, tipiche merendine super caloriche, consumate tra i pasti, in maniera a volte compulsiva;</li><li>succo di frutta, di gran lunga preferito alla frutta di stagione;</li><li>corn flakes, primi responsabili di un eccessivo accumulo di zuccheri, durante la colazione.</li></ul><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:08:29 UTC</pubDate>
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         <title>LA PIRAMIDE ALIMENTARE LATINO AMERICANA</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249127665</link>
         <description><![CDATA[<div>Anche se la dieta predominante nei territori sudamericani risulta evidentemente diversa da quella che domina le cucine degli States, cercheremo di dare qualche indicazione su quello che i “latinos” sono soliti mangiare. Si tratta di ricette prevalentemente a base di mais e frumento, a cui si aggiungono combinazioni molto “etniche” in cui dominano anche frutti esotici come mango e papaya. Alcuni istituti di ricerca, vista la grande presenza multiculturale negli Stati Uniti d’America, sollecitati dall’associazione Oldways, ha trovato utile esplicitare i punti fermi di altre piramidi alimentari, a seconda della razza di appartenenza. Nel caso specifico della piramide alimentare sudamericana troviamo alla base proprio la frutta, come cocco e mango, accompagnata sullo stesso piano da vegetali di ogni sorta. Su di un gradino appena più in alto troviamo invece i cereali di origine integrale, come quinoa (molto apprezzato da Cileni e Peruviani) e legumi (prevalentemente Fabacee). Su di un piano della piramide ancora superiore vi sono invece le spezie come coriandolo e cannella, anche se il consumo di pimienta in Messico e altri territori dell’America Centrare, lascerebbe pensare che ci sia spazio anche per questa pianta delle Solanaceae, nella stessa posizione. Per una dieta alimentare latina equilibrata si dovrebbe mangiare prodotti ittici 3 volte a settimana e limitare al massimo il consumo di carni grasse come quella proveniente dai maiali. A metà strada tra il pesce e la carne, per quel che riguarda la frequenza di consumo, si posizionano i derivati del latte e le bevande alcoliche come la “cerveza”, di cui non si dovrebbe mai esagerare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:11:29 UTC</pubDate>
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         <title>LA PIRAMIDE ALIMENTARE BRITANNICA</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249127944</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli amici britannici la chiamerebbero “food pyramid” e la rappresenterebbero con molta precisione e concezione di causa, ovvero secondo i tratti tipici di questo tipo di cultura. La piramide alimentare in Inghilterra, dovrebbe ancora una volta rispettare quella che è la tradizione enogastronomica del paese e suggerire di conseguenza i “dishes” che possono garantire maggiore benessere ai figli della Regina Elisabetta. Anche se siamo soliti pensare al popolo inglese come a degli eterni consumatori di the, analizzando a fondo quelli che sono i loro tipici pranzi o le abitudini a cena, potremmo avere qualche sorpresa. Un inglese a tavola è un’interessante ricerca da realizzare perchè permetterebbe di sfatare tanti miti culinari che li vedrebbero protagonisti di bizzarre combinazioni di sapori, per noi italiani a dir poco impensabili. Anche se noi continueremo a vantarci per il grana padana DOP e il pesce fresco, i ristoranti inglesi non sono tutti l’aberrazione concreta di ogni principio alimentare sensato. Delle ricette come lo scottish salmon e il formaggio stilton sono 2 vere leccornie che, qualunque italiano, un po’ meno patriottico riuscirebbe ad apprezzare. Tra i cibi preferiti dai cittadini della Gran Bretagna dobbiamo però ricordare:<br><br></div><ul><li>Uova e pancetta, non certo un piatto leggero, in cui i grassi saturi del bacon, se riproposti ogni giorno a colazione, durante il classico “breakfast”, si faranno certamente “notare”, una volta raggiunti i 50 anni di età.</li><li>Arrosto con patate bollite, classica portata da ordinare al ristorante, in grado, nel lungo periodo, di peggiorare i livelli di colesterolo presenti nel sangue.</li><li><strong>Fish and chips</strong>. Un vero must</li></ul><div>Come possiamo notare da quello che gli mangiano più spesso a tavola, gli inglesi si rivelano degli americani eropeizzati e pur mantenendo delle loro specificità, sotto il profilo delle ricette più antiche. Di conseguenza come la piramide nutrizionale americana anche la piramide dei cibi più amati in Inghilterra presenta degli aspetti negativi piuttosto evidenti.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:12:38 UTC</pubDate>
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         <title>LA PIRAMIDE ALIMENTARE FRANCESE</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249128100</link>
         <description><![CDATA[<div>La ristorazione in Francia non è soltanto un menù ricco di formaggi puzzolenti e grassi come Roquefort e Brie. Non è certo un caso se la nuvelle coucine sia nata proprio in questa terra, in cui tra una rivoluzione e una partita a rugby c’è pure del tempo per mangiare bene e sentirsi sani. Si tratta di una delle cucine più rinomate al Mondo, assieme a quella del Belpaese, ma non è detto che dia seguito ad una piramide alimentare più giusta, sotto il piano nutrizionale. Quando si ordina in una sala ristorante francese sarà possibile assaggiare, di solito queste soluzioni gastronomiche:<br><br></div><ul><li>baguette, prodotto di panificazione famoso in tutto il mondo. L’immagine del parigino che prende la metro Torre Eiffel con lo sfilatino francese sotto l’ascella, senza neanche la protezione di un tovagliolo di carta, è molto più che un luogo comune. Il pane, come tutti i carboidrati, stando alle indicazioni nutritive del ministro della salute francese, ideatore della corrispettiva piramide degli alimenti più diffusi in Francia, non dovrebbe essere consumato ogni giorno. E’ per questo che la baguette non si trova alla base estrema del triangolo alimentare.</li><li>Le <strong>zuppe</strong>. Le più famose sono quelle a base di cipolla e di ortaggi di stagioni. Perfette per riscaldare lo stomaco d’inverno e assecondare la nostra voglia di benessere quotidiano. I suoi ingredienti, ovvero le verdure fresche, possono essere alternate e quindi mangiate praticamente durante ogni giornata della settimana.</li><li>Les escargots, o per chi non conosce la lingua francese: lumache con burro e prezzemolo. Sulla qualità alimentare del piatto, tipicamente parigino, non ci esprimiamo, lasciando a voi giudicare gli ingredienti e quindi immaginare quale posizione dovrebbero occupare nella scala nutrizionale francese.</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:13:36 UTC</pubDate>
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         <title>LA PIRAMIDE ALIMENTARE ASIATICA E CINESE</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/249128185</link>
         <description><![CDATA[<div>Non potevamo ultimare questa rassegna tra le piramidi mondiali analizzando che cosa mangiano gli asiatici e in particolar modo i cinesi, che rappresentano ormai un sesto della popolazione mondiale. Formulata all’inizio degli anni’90 serviva per studiare le abitudini gastronomiche di un popolo in costante crescita, nonostante il divieto governativo di avere più di un figlio, in vigore dal 1979 e sino al 1 Gennaio del 2016.&nbsp; Anche se la base piramidale è occupata da riso e in linea di massima riscontriamo una tendenza a mantenere i preparati piuttosto leggeri, è molto difficile dire se la dieta asiatica sia migliore di quella mediterranea. In effetti, stando ai suggerimenti illustrati attraverso questa rappresentazione grafica delle abitudini alimentari considerate più sane, che dovrebbero caratterizzare le culture orientali, non troviamo sostanziali differenze. Il consumo di pasta viene infatti sostituito con prodotti a base di farina impastata (pensiamo ai noodles giapponesi), mentre il pesce, latte e formaggi si consiglia di mangiarli ogni giorno, a differenza delle carni come pollo che invece bisognerà mangiare non più di 2 volte nella settimana. Proprio come per la dieta mediterranea, anche per la piramide alimentare della Cina, il manzo e la carne bovina andranno preparati massimo 3 volte nel mese. Quello che appare, in tutta evidenza, è che, nonostante una sostanziale differenza tra gli ingredienti principali utilizzati in queste due distanti aree del Mondo, vi è una certa corrispondenza tra quello che gli asiatici reputano faccia bene e quelle che sono le indicazioni della piramide della salute del mediterraneo. Si spera che l’<strong>occidentalizzazione</strong> di tantissime zone della Cina, nonostante le barriere culturali imposte dal regime comunista di Xi Jinping, non scombussili a tal punto i costumi alimentari di questa grande nazione, al punto da spingere gli amici di Pechino verso il cibo dei fast food americani.<br><br></div><div>La base della piramide è costituita da riso, prodotti a base di farina impastata (simili alla nostra pasta)<br>Pesce e derivati del latte sono indicati opzionali giornalmente. Dolci, uova e pollame sono indicati con un consumo settimanale, mentre la carne con un consumo mensile.<br>Le bevande previste sono acqua e tè, mentre per le bevande alcoliche si consiglia la “moderazione”.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-06 07:14:09 UTC</pubDate>
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         <title>La cucina irpina, le sue tradizioni, la sua storia, i suoi sapori e i suoi colori, il suo presente che fonda le radici in un antico passato, il quale, a sua volta, valicando sfide, prove ed esami millenari, si proietta nel futuro: anche per la nostra cucina occorrerà un breve excursus nella sua lunga gavetta sino a giungere alla sua definitiva affermazione. Allora Memento cucina.                                                                      Il cibo, spesso e volentieri, trascende i confini dell’alimentazione. Se è vero che mangiare risponde all’elementare bisogno di nutrimento per noi esseri umani, è altrettanto vero che cosa e come mangiamo dipende dalla società e dal modello culturale in cui ci troviamo a vivere, dal tipo di cibo che il livello tecnologico ci consente di avere, dai valori sociali e da quelli religiosi, proiettati attraverso interdizioni o viceversa ostentazione del consumo.Gli antichi greci si ritenevano uomini civilizzati, ediversamente dai barbari, che si accontentavano di cogliere o di cacciare quello che la natura offriva, essi avevano la sensazione che, elaborando l’alimentazione attraverso l’agricoltura, avrebbero elevato la propria condizione umana. La carne, di conseguenza, era per il Greco un alimento disdicevole poiché era il risultato di attività passive (vedi l’allevamento e il pascolo). Solo addomesticando e trasformando la natura, «fabbricando» in qualche modo il suo cibo, l’uomo poteva aspirare alla civiltà. Alimenti simbolo dello status civile furono il pane di grano ma anche il vino, l’olio di oliva e, a un altro livello, il formaggio. Il consumo di carne rimaneva marginale, quasi un tabù se si considera che era riservata ai sacrifici. Le pecore erano dunque allevate principalmente per la lana e il latte, dal quale si faceva il formaggio. I bovini erano rari ed erano utilizzati come bestie da soma e da tiro. I pesci (crostacei compresi) erano invece ampiamente consumati benché non fossero oggetto di alcuna trasformazione. La sofisticatezza dell’atto della pesca e il carattere rude del lavoro del pescatore giustificavano senza dubbio il fatto che il pesce non fosse stato classificato tra i cibi incivili.Questi i dieci ingredienti dell’antica cucina romana che ancora oggi insaporiscono tanti dei piatti che sono serviti alle nostre tavole: pepe, olio, miele, garum, sedano di montagna, aceto, vino, cumino, ruta, coriandolo. Dai campi arati (arva) si ottenevano i cereali (il più pregiato era il frumento, ma anche orzo, miglio, segale, avena, spelta) e legumi con il baccello (fagioli, fave, piselli), mentre dagli orti con vigne e frutteti (horti)  si ricavavano le verdure (holera) alla base dell’alimentazione romana, si pensi alle rape, ai porri, ai cavoli, alle cipolle e all’aglio, all’insalata, al cardo, oltre che ai tuberi e ai bulbi commestibili, consumati crudi o cotti. L’orticoltura donava leguminose, di grande apporto nutritivo (ceci, fave, lenticchie, piselli e lupini); ortaggi,  verdure a foglia (lattughe, cavoli, broccoli, bietole), a stelo (aspargi, cardi, sedani), a frutto (cetrioli, zucche); radici e tuberi. Si coltivavano porri, cipolle, aglio, pastinache, rafani, ravanelli, rape. L’arboricoltura prevedeva olivi e viti. Altre piante da frutto erano: mele, pere, uva, prugne, melograni, cotogne, , carrube, pesche, ciliegie, sorbe, albicocche cedri, mandorle noci. Varietà selvatiche: castagno, quercia (utilizzo delle ghiande). Tra gli agrumi erano graditi il limone e il cedro. Il Mediterraneo era ricco di pesce: sarde, sardine, acciughe, sgombri, orate, saraghi, torpedini, sogliole e tonni, triglie e dentici, scorfani, muggini, passere e lamprede, ostriche, aragoste, calamari, seppie, polipi, mitili. La carne prevedeva i bovini, maiali, agnelli, capretti, polli, oche, anatre, piccioni e colombacci; selvaggina (lepri, cinghiali, pernici, fagiani, cervi, caprioli, tordi e beccafichi). Rane e lumache erano poi una specialità. Lardo, salsicce di ogni tipo (in particolare quella lucanica) e prosciutti valorizzavano la dieta, mangiate spesso insieme alla polenta (puls) di grano di farro.Il regime alimentare del Medioevo, monotono (pane, farinate d’avena, polenta e pasta), misero di carne (piuttosto costosa, considerata un alimento più prestigioso ed era per lo più presente sulle tavole dei ricchi e dei nobili; diffuse erano quelle di maiale e pollo, mentre il manzo, che richiedeva la disponibilità di una maggiore quantità di terra per l’allevamento, era meno comune.e soggetto alle frequenti carestie), fu stravolto dalla inaspettata scoperta dell’America. Numerosi gli alimenti che fecero la loro comparsa nel Vecchio Continente: zucchero di canna, cacao, caffé, tea, pomodori. I terreni europei  conobbero così le coltivazioni di mais e patate, dall’alta resa sul piano agricolo, ricchi di sostanze nutritive. L’introduzione dei nuovi alimenti, tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima del successivo, permise una vera e propria svolta nella storia alimentare europea mettendo la popolazione parzialmente al riparo dalle carestie, stroncando il tradizionale rapporto, instabile e negativo, tra aumento demografico e quantità di alimenti a disposizione.Durante l’età moderna ebbero larga diffusione in Europa, prima tra le élite poi tra i ceti popolari, tè e caffè. Il successo di queste bevande, oltre che per il loro sapore, si ebbe per la loro particolare dote di favorire la socializzazione. Il tè è di origine cinese, e viene importato dall’India verso il Nord Europa a partire dall’inizio del XVII secolo. Qualche anno più tardi giunge nel Vecchio Continente anche il caffè e con esso sorgono dei locali appositamente riservati al suo consumo: i caffè, per l’appunto, destinati ad avere grande fortuna nei secoli successivi, presenti oggi in tutti i contesti urbani. L’era contemporanea vede la rivoluzione industriale, l’esodo rurale, la formidabile espansione dell’urbanizzazione, trionfo dell’economia di mercato rispetto all’economia di sussistenza, il fenomenale sviluppo dei trasporti e del commercio internazionale.</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/251067462</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-12 10:25:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/251074213</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br>I giochi campani per i più piccini erano calmi e ripetitivi, caratterizzati dal ripetersi di simboli religiosi e aspetti legati ai cicli della natura. Non c’era bambina che non conosceva le </strong><strong><em>cónte</em></strong><strong>, girotondi accompagnati da lunghe cantilene tramandate da nonna a nipote. Al centro del cerchio, espressione del centro come fonte di vita, vi era una di loro, la </strong><strong><em>Rigìna</em></strong><strong>. I versi cantati potevano riguardare diverse tematiche. Ad esempio, quella che proponiamo qui di seguito ha dei riferimenti alle attività del mondo contadino:<br><br>A addìna ncòppa-nxòppa,&nbsp;<br>quanta penne tène ncòppa?<br>Ni tène vintitrè:<br>uno, rui e trè!<br>E tenìa nu salamiéllo:<br>miezzo a me, miezzo a te,<br>miezzo a la figlia re lu Re!<br>La gallina salta e zoppica,<br>quante penne ha addosso?<br>Ne ha ventitré:<br>uno, due e tre!<br>Ed aveva un piccolo salame:<br>Mezzo a me, mezzo a te<br>Mezzo alla figlia del Re!<br><br></strong><br></div><div><strong><br></strong><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:192,&quot;url&quot;:&quot;http://www.giornaledelcilento.it/upload/bambole.jpg&quot;,&quot;width&quot;:284}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.giornaledelcilento.it/upload/bambole.jpg" width="284" height="192"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><strong>Nelle serate di maggio, ogni bambino aspettava l’imbrunire per andare fuori di casa a rincorrere le lucciole, in dialetto cilentano&nbsp;</strong></div><div><strong><em>catacatàsce</em></strong><strong>. Una simpatica strofetta era un po’ la formula magica per cercare di attirarle:</strong></div><div><strong><br>Catacatàscia, scinni abbascio:</strong></div><div><strong>mò te véo, mò te scascio!<br><br></strong><br></div><div><strong><br>Immancabile tra le braccia di ogni bambina era la </strong><strong><em>pupa re pezza</em></strong><strong>, classica bambola di stoffa che veniva fuori dalla fantasia delle nonne cilentane nel mettere insieme diversi pezzi di stoffa (strofinacci, asciugamani). Le più rudimentali erano fatte per uso estemporaneo, non presentavano cuciture e ciò che era stato usato ritornava poi al suo posto. Con i carboncini venivano disegnati i tratti del viso. Nella foto accanto vediamo delle bambole costruite con accortezza e vestite proprio alla maniera cilentana. Hanno tutte la gonna lunga con i grembiule, </strong><strong><em>u’ mantesino</em></strong><strong> (dal lat. “ante sinum”), la classica </strong><strong><em>scolla</em></strong><strong> bianca che copre la camicia e va ad incrociarsi in grembo e, infine, </strong><strong><em>u’ maccaturo</em></strong><strong> (dal lat. “mucare”, dallo spag. “mocador”).<br><br></strong><br></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:146,&quot;url&quot;:&quot;http://www.giornaledelcilento.it/upload/strummulo.jpg&quot;,&quot;width&quot;:167}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.giornaledelcilento.it/upload/strummulo.jpg" width="167" height="146"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><strong>I giochi più diffusi tra gli adolescenti erano basati sulla destrezza, sull’agilità, sulla velocità e sulla coordinazione. Il gioco era di tipo collettivo-creativo e ad alto contenuto simbolico. I più noti sono&nbsp;</strong></div><div><strong><em>u’ strummulo</em></strong><strong>, </strong><strong><em>‘a staccia</em></strong><strong> e </strong><strong><em>‘u casecavàddo</em></strong><strong>. Il primo consiste di una trottola di legno: lo scopo del gioco è quello di colpire la trottola avversaria senza far cadere la propria, che continua a girare e in questo caso rappresentava, nell’antico Cilento, la vittoria del Bene sul Male. La </strong><strong><em>staccia</em></strong><strong> era una piccola tegola di pietra, più o meno ben levigata per meglio afferrarla e lanciarla. Ogni giocatore si disponeva con la propria staccia per il lancio. Ad una certa distanza veniva disposto un altro pezzo di pietra con sopra delle monetine o dei bottoni, era una sorta di “birillo” e a turno si lanciava la staccia cercando di colpirlo alla base. Il </strong><strong><em>gioco r’u casecavàddo</em></strong><strong> necessitava di due o più squadre. Ogni giocatore aveva a sua disposizione un&nbsp; caciocavallo, vero o di legno, che lanciava il più lontano possibile. Generalmente, la meta prefissata era l’ultima casa del paese. Si sommavano i vari lanci e il vincitore si aggiudicava un caciocavallo vero. L’abilità sta nel saper accompagnare il peso durante il tiro controllato e riuscire a dare la giusta dose di forza al caciocavallo.</strong></div><div><strong><br>Attraverso i giochi, quasi sempre di gruppo, si può socializzare, ma soprattutto si apprendono e si rispettano determinate regole, si impara il valore del rispetto da dare e da ricevere. E, per quel che concerne i giochi campani, si scopre un bagaglio culturale di incommensurabile ricchezza: essi, oltre ad insegnarci tante piccole cose, si fanno portavoce della semplicità di un tempo, che sarebbe giusto rievocare e mettere in pratica nella società odierna.<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-12 10:54:58 UTC</pubDate>
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         <title>Le Olimpiadi di ieri e di oggi.         A distanza di più di duemila anni le Olimpiadi continuano ad appassionare e coinvolgere un ampio pubblico in tutto il mondo. Sull’onda dell’entusiasmo che seguì il ritrovamentodel sito di Olimpia, lo storico francese Pierre de Frédy, barone di Coubertin, decise di riportare alla luce anche gli antichi giochi. Così a partire dal 1896 le Olimpiadi si sono tenute ogni quattro anni (eccetto le parentesi belliche) nelle principali città dei diversi continenti.</title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/251286926</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><mark>&nbsp;Gli atleti e le discipline</mark></strong><strong><br> Alle antiche Olimpiadi potevano partecipare solo i cittadini greci maschi liberi: niente donne, schiavi, barbari, omicidi o sacrileghi. Si gareggiava nudi e per questo motivo, dopo le competizioni o gli allenamenti, per rimuovere lo strato di sudore e polvere, gli atleti utilizzavano un raschietto di metallo, chiamato strigile. Le principali competizioni in cui gli atleti si affrontavano erano: la corsa (di velocità e di resistenza); la lotta, il pugilato e il pancrazio; il pentathlon.</strong>&nbsp; <strong><mark>La corsa </mark></strong><strong>era chiamata stadion dalla lunghezza dell’edificio in cui si svolgeva questa gara (lo stadio, appunto, lungo circa 200 metri); si trattava della prima e più importante gara degli antichi giochi. In seguito vennero aggiunti altri tipi di corsa: il diaylos (lungo 2 stadi), il dolichos (la corsa di resistenza) e l’oplitodromia, la corsa degli armati, che prima di diventare una disciplina sportiva era probabilmente un'attività svolta dai soldati in preparazione della guerra. Ancora oggi la corsa è una delle gare principali delle Olimpiadi moderne e, come nell’antichità, si svolge su diverse distanze: dai 100 metri della velocità ai 42,195 chilometri della maratona.</strong> <figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:180,&quot;url&quot;:&quot;http://best5.it/b5/wp-content/uploads/2013/12/olimpiadi-300x180.jpg&quot;,&quot;width&quot;:300}" data-trix-content-type="image"><img src="http://best5.it/b5/wp-content/uploads/2013/12/olimpiadi-300x180.jpg" width="300" height="180"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><br> <strong><mark>Lo stadio</mark></strong><strong> antico aveva una forma rettilinea e ai lati erano presenti gradinate per accogliere gli spettatori. Oggi, lo stadio ha un utilizzo assai più esteso, che va dalle competizioni atletiche alle partite di calcio, a manifestazioni e spettacoli con un grande pubblico.</strong><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:682,&quot;url&quot;:&quot;https://st2.depositphotos.com/1000633/8698/i/950/depositphotos_86986980-stock-photo-ruins-of-stadium-in-epidavros.jpg&quot;,&quot;width&quot;:1023}" data-trix-content-type="image"><img src="https://st2.depositphotos.com/1000633/8698/i/950/depositphotos_86986980-stock-photo-ruins-of-stadium-in-epidavros.jpg" width="1023" height="682"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><strong> <br> </strong><strong><mark>La lotta, il pugilato e il pancrazio</mark></strong><strong> Gli incontri di lotta si svolgevano solitamente in piedi ed erano consentite solo prese nella parte superiore del corpo. Prima delle gare gli atleti si ungevano il corpo con olio d'oliva e poi lo ricoprivano con un sottile strato di polvere; questo permetteva di riscaldare i muscoli e nel contempo rendeva più difficoltose le prese dell’avversario. Il pugilato è una delle discipline più antiche. Si gareggiava con l'uso dei guantoni costituiti da stringhe di pelle intrecciate che coprivano la mano, polso e parte del braccio. L'incontro non aveva interruzioni ma si prolungava fino a che uno dei due contendenti dichiarava apertamente la sconfitta. Il pancrazio (da pan, "tutto" e krates, "forza") era un misto tra lotta e pugilato; erano permesse sia prese con le braccia sia offese con i calci. Tra le discipline olimpiche odierne, oltre il pugilato, vi è la lotta greco-romana, un particolare tipo di lotta che richiama, con poche varianti, quella antica.</strong> <figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:186,&quot;url&quot;:&quot;https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQUCLzv2DPBwyRC1jGoSHWwKKk1LgVEuhQfqhPo6uQPzM6MpP8D&quot;,&quot;width&quot;:271}" data-trix-content-type="image"><img src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQUCLzv2DPBwyRC1jGoSHWwKKk1LgVEuhQfqhPo6uQPzM6MpP8D" width="271" height="186"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><br><strong>&nbsp;</strong><strong><mark>Il penthatlon</mark></strong><strong><br> Il pentathlon era una gara composta da cinque discipline diverse: la corsa, la lotta, il salto in lungo, il lancio del giavellotto e il lancio del disco. Talvolta il lancio del giavellotto veniva sostituito da un incontro di pugilato. Anche i moderni giochi hanno conservato questa gara ma le discipline che la compongono sono diverse: oltre alla corsa, in comune con l’antico, si hanno il tiro a segno, il nuoto, la scherma e l’equitazione.</strong><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:225,&quot;url&quot;:&quot;http://www.cittametropolitana.info/wp_cittam_ita_/wp-content/uploads/2012/05/pentathlon_all.jpg&quot;,&quot;width&quot;:506}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.cittametropolitana.info/wp_cittam_ita_/wp-content/uploads/2012/05/pentathlon_all.jpg" width="506" height="225"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><strong><mark>&nbsp; Il salto in</mark></strong><strong> </strong><strong><mark>lungo</mark></strong><strong> <br>Il salto in lungo non veniva praticato come disciplina singola ma solo all’interno del pentathlon. Durante il salto gli atleti tenevano in mano gli halteres, dei pesi in pietra o metallo che durante la rincorsa e lo stacco servivano da contrappeso per aumentare lo slancio in avanti. Oggi esistono due diverse tipologie: il salto in lungo e quello triplo, nel quali sono effettuati tre balzi consecutivi dopo la zona di battuta. </strong><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:200,&quot;url&quot;:&quot;http://www.legioxii.it/Testi/discipline/image002.jpg&quot;,&quot;width&quot;:330}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.legioxii.it/Testi/discipline/image002.jpg" width="330" height="200"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><strong> <br></strong>&nbsp;<strong><mark>Anche il lancio del giavellotto</mark></strong><strong> rientrava tra le gare del pentathlon; consisteva nel lancio di un’asta in legno di 2,40 metri. Prima della gara il terreno veniva ammorbidito con un piccone, in modo che l’asta potesse conficcarvisi meglio.</strong><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:600,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fe/Gymnasium_scene_Petit_Palais_ADUT00337.jpg/614px-Gymnasium_scene_Petit_Palais_ADUT00337.jpg&quot;,&quot;width&quot;:614}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fe/Gymnasium_scene_Petit_Palais_ADUT00337.jpg/614px-Gymnasium_scene_Petit_Palais_ADUT00337.jpg" width="614" height="600"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><strong><mark> </mark></strong><mark>&nbsp;</mark><strong><mark>Lancio del disco</mark></strong><strong><br> L’ultima disciplina del pentathlon era il lancio del disco. Il disco, che poteva essere tra 1,5 e 6 chilogrammi, veniva scagliato dopo aver effettuato una torsione completa del corpo con il braccio teso all’indietro. Oggi il discobolo esegue una torsione da fermo, poi inizia a roteare e dopo circa un giro e mezzo lancia il disco.</strong>&nbsp; <figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:300,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/5f/Greek_statue_discus_thrower_2_century_aC.jpg/186px-Greek_statue_discus_thrower_2_century_aC.jpg&quot;,&quot;width&quot;:186}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/5f/Greek_statue_discus_thrower_2_century_aC.jpg/186px-Greek_statue_discus_thrower_2_century_aC.jpg" width="186" height="300"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-12 17:52:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ivaclassicoariano</author>
         <link>https://padlet.com/ivaclassicoariano/pc59040ejtno/wish/255906059</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo aver ascoltato le lezioni del professore Mario Vassallo, gli alunni della IV A Liceo classico hanno discusso in classe riguardo gli argomenti da trattare. In seguito abbiamo compiuto una serie di ricerche attinenti al lavoro da realizzare, per mezzo di un supporto cartaceo ed elettronico. Infine ci siamo dedicati alla stesura dell'UDA di scienze motorie e sportive utilizzando la piattaforma elettronica del Padlet.&nbsp;<br>Al progetto "L'Irpinia , un convivio culturale- UDA : diete e sport sul territorio"&nbsp; hanno preso parte gli alunni della classe IV A del Liceo classico P.P.Parzanese : Abbondandolo Giovanni, Baviello Pia, Blundo Giovita,  Cardinale Gaia, Cifaldi Emanuele, Cipriano Inge Maria, Cogliano Angela, Colangelo Adele, Graziosi Federica, Leone Annalaura, Lo Casale Marco Maraia Raffaele, Melillo Maria, Paduano Mariapia, Raffa Annachiara, Romano Alessandra, Romano Chiara, Villano Marika, Vitagliano Maria Irene. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-27 06:28:31 UTC</pubDate>
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