<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Antologia di Spoon River by </title>
      <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy</link>
      <description>Benjamin Fraser, Hare Drummer, il reverendo Lemuel Wiley, Faith Matheny</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-07 02:18:09 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-09-24 07:24:54 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url></url>
      </image>
      <item>
         <title>Benjamin Fraser</title>
         <author>chiafabb</author>
         <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249389477</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella lirica dedicata a Benjamin Fraser, che si scoprirà poi nella Spooniade essere figlio di Benjamin Pantier e Daisy Fraser, la prostituta del paese, sono presenti: al primo verso una similitudine: "Quasi ali di mille farfalle i loro spiriti", una al dodicesimo verso: "Quasi fosse l'acqua della vita", ed un'altra al quindicesimo verso: "Come ali di una farfalla che attraversi improvvisa la luce del sole".<br>Il tema principale della lirica sono gli spiriti, che il narratore vede, o, per meglio dire, percepisce, cito infatti: "Anche ad occhi chiusi avrei potuto dire se, tenendo abbassato lo sguardo le ciglia gli incorniciavano le guance, o se giravano altrove la testa, se i vestiti ne inguainavano i corpi, o se gli ricadevano addosso in drappeggi raffinati". Questi spiriti sono noncuranti, si limitano ad osservare la vita del narratore e a pregarlo per dargli vita. Benjamin dice però di non aver realizzato i desideri degli spiriti e di essersi poi ritrovato in una "voragine priva di ali", dove le gioie e i piccoli piaceri della vita sono sconosciuti.<br>A mio parere, questa lirica potrebbe essere un modo per il poeta di raccontare le proprie sensazioni, i propri spiriti; gli spiriti non sono altro che le anime di Spoon River che chiedono di essere messe su carta, di essere raccontate da Masters come se fossero veramente vissute, come se fossero state vive.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-07 02:19:56 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249389477</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Hare Drummer</title>
         <author>chiafabb</author>
         <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249390685</link>
         <description><![CDATA[<div>La lirica di Hare Drummer ci parla delle piccole cose, della gioia dei bambini, della semplicità che può renderci felici, con un velo di malinconia che percorre tutto in testo.<br>All'interno del testo sono presenti alcune inversioni (nel primo e secondo verso e nel quinto e sesto verso), inoltre, è una lirica ricca di enjambement (tra il terzo e il quarto verso, tra il quinto e il sesto, tra il sesto e il settimo, tra l'ottavo e il nono, tra il dodicesimo e il tredicesimo, tra il sedicesimo e il diciassettesimo, tra il diciottesimo e il diciannovesimo).<br>Masters scrive di "sogni pregni di vita", i ricordi. E' questo il tema centrale della lirica, il ricordo della vita di Hare Drummer, il nostro narratore. E Hare si ricorda dei suoi giorni da ragazzo, degli amici, di come era solito divertirsi con loro.Ormai morto si chiede se e come la vita sia andata avanti a Spoon River. Si chiede anche se ormai ci sia più qualcuno che corra per i campi o se i ragazzi vadano ancora da Siever. A questo è riconducibile anche il nome stesso, "Hare", lepre in inglese. Si chiede poi, se qualcuno ancora trascorre il tempo così, se non siano proprio i suoi vecchi amici, quelli&nbsp; non ancora morti, ad andare ancora a correre nei campi e da Sievers.<br>Questa è una delle liriche che più ho apprezzato perché, con poche e semplici parole, Masters è stato in grado di far percepire al lettore la malinconia del narratore, quanto questo senta la mancanza del tempo che ha perduto.</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-07 02:48:47 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249390685</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Ernest Hyde</title>
         <author>chiafabb</author>
         <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249391590</link>
         <description><![CDATA[<div>Ernest Hyde e la sua lirica narrano della nascita di un'anima, come di unione fra la conoscenza del mondo e se stessi.<br>Nel primo verso incontriamo una metafora, che è alla base di tutta la lirica: "La mia mente era uno specchio". Uno specchio era la mente di Hyde, prima di incontrare il mondo, fatto per riflettere il mondo esterno, per vederlo senza toccarlo, per coglierne stralci, ma come se fosse al di là di un vetro. Arriva però un momento in cui lo specchi si incrina, si formano delle crepe, "E' così che l'anima, nel dolore, viene al mondo". Le crepe, per quando dolorose, sono necessarie per permettere all'anima di divenire tale, se prima era mente, la mente accoglie il mondo esterno che penetra fra le crepe, rendendolo parte di sé, per dare vita a qualcosa di straordinario. E certamente uno specchio crepato non può più riflettere il mondo, ma non ne ha bisogno, perché il mondo l'ha fatto suo, generando una coscienza fatta di ricordi ed esperienze che rendono una persona tale, dotata di pensiero.<br>Non è certamente casuale la scelta di chiamare il narratore Hyde che nel fonema ricorda il verbo inglese "to hide", nascondere</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-07 03:13:50 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249391590</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Il reverendo Lemuel Wiley</title>
         <author>chiafabb</author>
         <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249392246</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella lirica del reverendo Wiley sono presenti: una anafora nei primi tre versi e una analogia al quinto verso, quando scrive che nessuna delle sue azioni "brilla più fulgida nella memoria del mondo" dove paragona un ricordo ad una stella che splende. La breve lirica dedicata a questo personaggio racconta in poche righe la sua vita: quattromila prediche, quaranta revival, troppi i convertiti battezzati per ricordarli tutti. Eppure un'impresa spicca sopra a tutte: il reverendo ha fuggito il peccato e impedito ai coniugi Bliss di cadere in tentazione, un'impresa straordinaria. O forse no. Il reverendo è orgoglioso di ciò che ha fatto, di ciò per cui verrà ricordato, è "un vanto per il paese". Ma basta retrocedere di qualche pagina ed ecco la storia raccontata dai diretti interessati, i coniugi Bliss. E così la signora Bliss racconta di come il divorzio non portato a termine sia stata la rovina per la famiglia. I figli divisi e schierati dalla parte del padre o della madre, afflitti dalla scelta compiuta, dal fatto stesso di aver scelto l'uno o l'altro perché, in quanto figli, avrebbero dovuto amare entrambi i genitori allo stesso modo.<br>Però questo il reverendo Wiley non lo sa, è muore nella convinzione di aver fatto del bene a quella famiglia, di essere morto da eroe. Dice di aver "evitato che tale disgrazia ricadesse sui loro figli", di averli salvati, facendoli crescere morigerati e ben educati. Ma non è così, e non lo saprà mai, nessuno forse lo saprà mai.&nbsp;</div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-07 03:32:30 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249392246</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Faith Matheny</title>
         <author>chiafabb</author>
         <link>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249393225</link>
         <description><![CDATA[<div>All'interno di questa lirica sono presenti due similitudini nei primi versi, in cui la fede è paragonata prima ai lampi, poi alla neve;  c'è poi un pluralis maiestatis al sesto verso. Faith Matheny non è un nome scelto casualmente, Faith ha infatti il significato di fede, mentre all'interno del cognome possiamo trovare la parola mate, matematica, che è però da ricondursi al significato della parola greca da cui proviene, μαθημα, lezione, insegnamento.<br>Il tema centrale della lirica è appunto la fede e l'impossibilità di insegnarla a qualcuno o di apprenderla da qualcun altro. Perché la fede è propria di ognuno di noi, è nascosta nei più reconditi meandri della nostra anima, e ognuno ha la propria fede. Non soltanto in termini di fede religiosa, ciascuno di noi ha le proprie convinzioni, crede in qualcosa, forse in ciò in cui crede qualcun altro, ma mai nello stesso modo, non con la stessa intensità, perché noi, essendo persone diverse, con menti, pensieri, caratteri, esperienze diversi, non saremo mai uguali, e mai lo saranno le nostre convinzioni. Per questo la fede non si può insegnare, perché tutti noi abbiamo fede in modo diverso, siamo, singolari, unici nel nostro genere, e così sono anche i nostri pensieri.<br>Nella parte finale della lirica si parla poi di come quei momenti in cui "il Mistero", quindi la fede, pare ti colpisca a morte non siano altro che piccoli squarci "dell'etere che Dio tiene per se", non sono altro che piccoli punti di contatto con il divino a cui tanto aspiriamo, ma che tanto temiamo. </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-07 04:01:08 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiafabb/p7k3oono4uiy/wish/249393225</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
