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      <title>Riassunto 3-2-1 by </title>
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      <description>Create un post con 3 cose che avete imparato, 2 cose che volete approfondire e 1 domanda che avete ancora.</description>
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      <pubDate>2024-02-20 12:03:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dimaioalessandra2017</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'impressionismo<br><br>Il 15 aprile 1874, a Parigi, in alcune sale prestate gratuitamente dal celebre fotografo Nadar, in Boulevard des Capucines, si apriva una mostra, organizzata da un gruppo di giovani pittori, in opposizione al Salon, l'esposizione ufficiale che consacrava la fama degli artisti (e dava quindi loro la possibilità di trovare acquirenti). Per essere ammesse al Salon le opere dovevano passare attraverso il vaglio di una giuria, che accettava quelle consone alla tradizione, ligie agli insegnamenti accademici e perciò ripetitive, e respingeva quelle piú originali, che, con la loro novità, sconvolgevano il metro di giudizio degli esaminatori e disturbavano il quieto modo di pensare loro e del pubblico. <br>Nel caso della mostra del '74 l'iniziativa non era del governo; era degli espositori stessi, che, per poterla organizzare, se ne erano accollate anche le spese, costituendosi in<br>Società anonima. Da vari anni questi artisti si battevano contro l'accademismo per l'affermazione di una pittura che interpretasse la realtà in maniera nuova, totale e libera, <br>Il gruppo si era formato per aggregazione spontanea e per unità di intenti nella battaglia comune. Le idee, sperimentate giornalmente nella pittura, venivano fervorosamente discusse negli incontri che avvenivano al Caffe Guerbois dove gli artisti si recavano quando, tramontato il sole, diventava impossibile continuare a dipingere. Personaggio centrale ne era Édouard Manet, cui si affiancavano, con frequenza regolare o saltuaria, Camille Pissarro, Claude Monet, Edgar Degas, Auguste Renoir e, piú raramente e silenziosamente, Paul Cézanne, per non citare che i nomi maggiori, oltre a critici, letterati e, qualche volta, il fotografo Nadar.<br>La mostra ottenne un esito disastroso. L'incasso bastò appena a coprire le spese; poche le opere vendute, scarsi i visitatori.<br>Il critico Louis Leroy parlando della mostra la definì degli “Impressionisti”, è chiaro che il termine veniva adoperato in senso spregiativo: le impressioni sono prive di meditazione, superficiali, non definite, quindi non degne di diventare pittura; i quadri sembravano solo abbozzi in attesa di essere rifiniti. A rinforzare questa opinione era esposta una tela di Monet intitolata proprio <em>Impressione Il levar del sole</em>. L'articolo del Leroy fece scalpore: da allora i pittori del gruppo vennero definiti da tutti «impressionisti».<br>La data dell'apertura della mostra (15 aprile 1874) e quella dell'articolo del Leroy (25<br>aprile 1874) acquistano dunque un significato storico: l'«impressionismo» era nato ufficialmente. Gli impressionisti rendono la natura così come la vedono e non si limitano a rappresentare la realtà naturale, ma la comprendono tutta, anche quella umana e cittadina.<br>Negli impressionisti non vi sono intenti politici, un po', forse, per la stanchezza generata dalle tante delusioni subíte, un po' per l'eterogeneità sociale del gruppo. Tuttavia la loro rivoluzione è forse più violenta; le straordinarie novità della loro pittura, l'opposizione decisa all'accademismo, la tenace resistenza a tutti gli attacchi della critica ufficiale e dell'opinione pubblica, in una parola l'affermazione costante della propria libertà di<br>artisti, malgrado gli insuccessi. La modernità degli impressionisti è nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto con la realtà. Essi si rendono conto che noi non percepiamo la realtà per frammenti isolati, definiti, immobilizzati, ma la sentiamo nella sua totalità e continuità.<br>Nella riproduzione pittorica dunque nulla potrà essere enumerato come in un elenco, ma la realtà dovrà essere resa nella sua globalità come noi la percepiamo, la ragione, trascurando il superfluo e cogliendo solo «l'impressione» generale, opera una sintesi e comprende la realtà nella sua sostanza.<br>Altro punto fondamentale è la luce è l'elemento indispensabile per la visione: tutto ciò che è davanti ai nostri occhi è visibile solo se illuminato. Ed è la luce che, colpendo gli oggetti, viene parzialmente assorbita o respinta, scomponendosi nei vari colori, che, a loro volta, si mescolano o si accostano, trasformandosi, esaltandosi reciprocamente o reciprocamente deprimendosi. Tutto ciò che noi vediamo è luce e colore che cambiano continuamente, di minuto in minuto, a seconda dell'ora, e quindi della posizione della fonte luminosa, a seconda della stagione, a seconda del nostro punto di vista.<br>L'impressionismo è il trionfo del colore, le ombre sono anch'esse formate da colori, per lo piú «complementari». L'uso dei complementare con l'accostamento di un colore all’altro  diventa cosciente e genera la straordinaria luminosità dei loro quadri.<br>Essi perciò, evitando di mescolarli sulla tavolozza, giustappongono i colori sulla tela,<br>frammentandoli in tocchi di misura variabile a seconda degli infiniti casi che si presentano ai loro occhi. Lo stesso tema potrà essere dipinto, nella stessa ora e da un unico punto di vista, da più pittori e il risultato non sarà mai uguale, perché ciascuno ha un proprio mondo interiore, ciascuno sente differentemente da ogni altro e perciò vede e giudica in maniera diversa la realtà.<br>Fin in qui abbiamo parlato in generale dell'impressionismo senza distinzioni fra i vari pittori, è solo perché esistono elementi che li accomunano e che fanno si che, tradizionalmente, si parli di essi come gruppo unico. Tuttavia ognuno dei componenti ha una sua personalità e interpreta in maniera diversa i princípi comuni.<br>Le divisioni interne sono continue, le discussioni spesso aspre.<br>Uno degli argomenti maggiormente dibattuti era, per esempio, quello del plein air («aria aperta»). Da un lato la maggioranza degli impressionisti sosteneva la necessità di<br>dipingere all'aperto, di fronte alla natura libera, per ricevere con immediatezza l'impressione in tutte le infinite sfumature della luce, del colore, dei riflessi, dei movimenti, degli spazi. Altri, come Degas, preferivano dipingere in studio ritenendo che l'impressione ricevuta dalla realtà venisse come filtrata attraverso il ricordo e quindi fosse più autentica perché non soggetta al pericolo della riproduzione banale del vero. <br>Non tutti gli artisti vivevano a Parigi, molti abbandonarono la capitale per rifugiarsi in un luogo tranquillo, dove portare avanti, in modo autonomo, le proprie esperienze artistiche.<br>E del resto, pur operando ciascuno anche dopo (Monet è vissuto fino al 1926), la durata dell'impressionismo è breve. Nel 1886, quando viene organizzata l'ultima mostra,<br>di fatto non esiste piú il movimento e come per ironia della sorte soltanto allora sono giunti i riconoscimenti ufficiali, la fama, il benessere.<br>E tuttavia gli impressionisti ancora oggi costituiscono una corrente artistica unitaria,<br>un complesso di uomini diversi fra loro ma reciprocamente complementari, miracolosa-<br>mente conviventi negli stessi anni, come, qualche secolo prima, a Firenze, le maggiori<br>personalità del rinascimento.</p><p><br/></p><p>La fotografia</p><p>Lunedì 19 agosto 1839 è oggi riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. In questo giorno, infatti, questa nuova invenzione fu presentata ufficialmente ai Parigini presso l’accademia delle scienze e quella delle arti visive. In questa prima parte della storia della fotografia si cercarono di studiare i segreti della camera oscura che per prima dimostrò la possibilità di catturare e fissare un particolare momento in un’immagine.</p><p>Tredici anni prima di questa data, Joseph Nicéphore Niépce fu in grado di scattare la prima foto al mondo con una camera oscura. Riuscì cioè non solo a riprendere un'immagine, ma anche a fissarla su un supporto fisico. Il risultato è la famosissima eliografia su lastra di stagno, “Vista dalla finestra a Le Gras”, ancora oggi intatta. Su una copia rifinita dell’immagine è possibile riconoscere chiaramente la finestra aperta, sulla sinistra, a fianco una colombaia e dietro un albero. Nel centro spunta un tetto e alla sua destra un camino. Ci vollero otto ore per scattarla e la piastra di stagno su cui fu catturata la foto aveva una dimensione di 20X25 cm. Niépce iniziò a collaborare nel 1829 con Louis Daguerre per sviluppare ulteriormente questa invenzione. Purtroppo Niépce morì quattro anni dopo questo sodalizio e Daguerre dovette migliorare da solo questa nuova procedura- il 19 agosto del 1893 veniva così presentata la dagherrotipia all’accademia delle scienze e delle arti visive a Parigi.</p><p><strong>I Padri della fotografia.</strong></p><p><strong>Joseph Nicéphore Niépce</strong> apparteneva ad una famiglia francese dell’alta borghesia. A causa di problemi di salute dovette abbandonare presto l’esercito francese e iniziò così a dedicarsi all’idea di fissare delle immagini tramite la camera oscura. Fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1833, si adoperò per far evolvere queste procedure al fine di riuscire ad immortalare la realtà tramite una camera a foro stenopeico. Ci riuscì per la prima volta nel 1826 con l’eliografia «Vista dalla finestra a Le Gras».</p><p><strong>Louis Jacques Mandé Daguerre</strong></p><p>Daguerre apparteneva ad una generazione precedente rispetto a quella di Niépce. Il punto di svolta nella sua carriera fu l’utilizzo a teatro del cosiddetto diorama- un palcoscenico buio e semitrasparente. Usando la camera oscura iniziò ad interrogarsi anche sulla possibilità di fissare l’immagine proiettata, iniziò così a sperimentare in questo campo e conobbe Niépce. Dopo la morte di Niépce nel 1833 perfezionò i suoi metodi di fotografia resistente alla luce. Così nacque la dagherrotipia che fu presentata per la prima volta nel 1893 e che viene oggi considerata come la data di nascita delle fotografia.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 12:05:34 UTC</pubDate>
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         <author>dimaioalessandra2017</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nascita dell'impressionismo e i suoi maggiori esponenti</p><p>La fotografia: l'invenzione del secolo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 12:06:55 UTC</pubDate>
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         <author>dimaioalessandra2017</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Dagherrotipo</strong></p><p>La dagherrotipia è stata la prima vera procedura che permetteva di fissare in modo permanente un’immagine. Tutte le foto realizzate erano, per la natura della tecnica, degli unicum. Si trattava di una camera oscura riadattata che possedeva un elemento nuovo, un dorso rimovibile. Questo conteneva una piastra di rame argentata sensibilizzata con vapori di iodio, che veniva esposta per circa 20 secondi. Lo strato sensibile alla luce (quello di argento e iodio) è in questa fase invisibile. Dopo l'esposizione, la piastra impressionata veniva immediatamente sviluppata nella camera oscura attraverso dei vapori di mercurio e poi fissata con una soluzione di tiosolfato di iodio. La successiva laccatura a tenuta d’aria serviva invece a proteggere lo strato di mercurio da urti e ossidazione. Il risultato era un’immagine resistente alla luce, rovesciata e di color grigio chiaro. Nonostante l’incredibile conquista, la dagherrotipia aveva due grossi problemi: a causa dei materiali usati, argento e rame, era un tipo di fotografia estremamente costosa ed era quindi un lusso che solo le classi agiate potevano permettersi. Il secondo problema era legato a questioni di salute, perché il mercurio e il tiosolfato di iodio sono stati la causa di una morte prematura di moltissimi fotografi.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 12:11:06 UTC</pubDate>
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         <author>dimaioalessandra2017</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'evoluzione della fotografia dal XVIII ai giorni nostri</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-20 12:12:37 UTC</pubDate>
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