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      <title>Campania by Monica Gardella</title>
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      <description>Una bellissima regione</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-03-02 10:22:57 UTC</pubDate>
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         <title>Introduzione</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Campania è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale di 5 841 750 abitanti.Incuneata tra il mar Tirreno, a ovest, e l'Appennino meridionale, a est, la regione confina a nord-ovest con il Lazio, a nord con il Molise e a est con Puglia e Basilicata. Oltre al capoluogo di regione Napoli, le città capoluogo di provincia sono Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. Lungo le coste della Campania sono presenti tre golfi: il golfo di Gaeta, il golfo di Napoli e il golfo di Salerno.L'entroterra era abitato già nel III millennio a.C. da popolazioni sannite, osche e volsche. A partire dall'VIII secolo a.C. si svilupparono lungo la costa diversi insediamenti di popolazioni di civiltà greca dai quali ebbero origine le colonie magnogreche di Pithecusa, Cuma, Parthenope, Neapolis e Poseidonia. L'area costituì anche l'estremo limite meridionale dell'espansione etrusca. L'interno rimase invece abitato dalle stirpi dei Sanniti. Nella seconda metà del IV secolo a.C., con le guerre sannitiche la regione fu posta sotto l'influenza di Roma, che la ribattezzò Campania felix in riferimento alla sua prosperità. Con il tramonto della civiltà romana, si disgregò anche l'unità politica della regione, che dal V secolo finì in gran parte sotto l'influenza longobarda e in misura minore sotto quella bizantina.<br>Solo nel XII secolo con l'ascesa della dinastia normanna la regione insieme a buona parte dell'Italia meridionale trovò unità politica sotto la corona del Regno di Sicilia. Dal XIII secolo al XIX, nonostante il susseguirsi delle dinastie angioine, aragonesi e borboniche, il regno di Napoli ed in particolare la capitale e la sua corte divennero uno dei principali poli culturali, artistici ed economici d'Europa. La marginalizzazione dell'area seguita all'unità d'Italia è alla base del declino economico e sociale che si registra dalla seconda metà del XIX secolo, usualmente indicato con la locuzione di questione meridionale.<br>La Campania annovera sei siti insigniti del titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, terza regione italiana a pari merito con la Sicilia dopo i sette siti delle Toscana ed i nove della Lombardia; tra i quali il centro storico di Napoli, il più vasto del Vecchio Continente. In Campania si trovano 5 dei primi 20 siti statali più visitati nel 2013 secondo il Ministero dei Beni e delle Attività culturali.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 10:42:48 UTC</pubDate>
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         <title>Aspetto fisico</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Campania è prevalentemente collinare, il 34,6% di essa è montuosa e il 14,6% pianeggiante.<br>Monti principali: Matese, monti Trebulani, Monti Picentini, monti Lattari, Taburno, Avella, Terminio, Cervialto, Polveracchio, Alburno, Cervati.Altopiani e conche: Benevento, Apice, Montecalvo Irpino, Ariano Irpino, Savignano Irpino, Monte vergine, Valle Caudina, Vallo di Diano, Valle Telesina, Valle Vitulanese, Alta Valle del Sele.<br>Vulcani: Vesuvio, Campi Flegrei, Roccamonfina, monti Lattari, Monte Massico, Ischia.<br>Fiumi principali: Garigliano, Volturno, Sarno, Sele, Tanagro, Calore Irpino, Ofanto.<br>Laghi principali: lago di Conza, lago Falciano, lago del Matese, lago d'Averno, lago di Patria, lago Lucrino, lago Fusaro, lago Miseno, lago di Telese, lago Laceno.<br>Pianure: Pianura Campana, piana del Sele.<br>Isole: Ischia, Capri, Procida, Nisida, Vivara.<br>Coste: costa flegrea, costiera sorrentina, costiera amalfitana, costiera cilentana.<br>I confini amministrativi della regione non sono da sempre gli stessi, ma si sono modificati più volte nel corso della sua storia. Parte del Cilento per esempio, anticamente faceva parte della Lucania, mentre fino al 1927, i territori della provincia di Caserta comprendevano anche i circondari di Sora e Gaeta, oltre che le isole Ponziane, prima che per volontà di Mussolini venissero inglobati nei territori dell'odierno Lazio, sciogliendo così la storica Campania felix.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 10:53:04 UTC</pubDate>
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         <title>Aspetto politico</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Posizione: Sud<br>Province: Napoli, Caserta, Benevento, Avellino, Salerno</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 11:18:41 UTC</pubDate>
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         <title>Aspetto economico</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Settore primario<br>Sono cinque i prodotti agricoli cui è riconosciuto il marchio IGP: il Carciofo di Paestum, le mele annurche, la Castagna di Montella, la Nocciola di Giffoni e il Limone Costa d'Amalfi. La Campania è tra le regioni che più partecipa alla formazione del reddito agricolo nazionale ed è tra le regioni italiane con più prodotti agroalimentari riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. L'alta fertilità del territorio sussiste per la cospicua presenza di terreni vulcanici e la stessa è pressoché distribuita equamente in tutta la regione. Tra i prodotti vegetali si ricordano inoltre i Friarielli e la Ciliegia del monte, entrambi PAT ed entrambi del vesuviano. Per quel che riguarda la produzione dei derivati dell'allevamento, spicca tra i prodotti italiani più famosi al mondo la mozzarella di bufala campana, riconosciuta dal marchio DOP il 12 giugno 1996 per effetto del reg. Ce 1107/96, la cui produzione spetta alle province di Caserta e Salerno su tutte, non mancando anche alcune aree del napoletano. Seguono poi altri importanti prodotti regionali, come il Provolone del Monaco DOP, la burrata di bufala PAT, la ricotta di bufala campana DOP, il Fior di latte PAT e tanti altri ancora. Nella produzione di salumi, tra i più conosciuti vi è il salame napoletano, il salame di Mugnano, e la soppressata cilentana e del Vallo di Diano. La pesca in Campania è un altrettanto importante settore dell'economia regionale e nazionale che s'occupa più di 2500 addetti. Nonostante lo sviluppo delle infrastrutture legate alla pesca con creazioni di porti e pescherecci, il settore non è intensamente sfruttato.Ciò accade un po' per le acque sempre meno adatte alla pesca ed un po' per la mancata dotazione di moderne attrezzature.Proprio al riguardo, negli ultimi anni si è intensificato il processo di modernizzazione di tutto il comparto, adeguandolo agli standard produttivi europei. Tra i principali prodotti marini pescati vi sono le cozze e vongole del golfo di Napoli, cernie e pesci azzurri come alici. I bacini più pescosi della regione sono quelli di Pozzuoli e delle isole del golfo di Napoli.<br>Settore secondari<br>Tradizionalmente la Campania è la regione più industrializzata dell'Italia meridionale ed in particolare il territorio del napoletano è stato fino agli inizi del Novecento una delle aree più industrializzate d'Italia, preceduto solamente dalle province del cosiddetto "triangolo industriale". Negli ultimi decenni il divario rispetto alle altre regioni non è più notevole come un tempo, dato che regioni meridionali come la Puglia e l'Abruzzo sono notevolmente cresciute economicamente, mentre la Campania ha subito paradossalmente un costante processo di deindustrializzazione. Simbolo di questo fenomeno è il processo di bonifica dell'area in cui operavano l'ex Italsider ed Eternit promosso dalla regione con il progetto Bagnoli Futura. La Campania già in epoca pre-romana era considerata regione ricca ed illustre per la felice posizione geografica, la fertilità dei terreni e la bontà delle sue manifatture, e già dai primi decenni dell'Ottocento l'economia campana cominciò a trasformarsi in senso moderno. All'epoca erano infatti presenti in regione veri e propri poli industriali, come il polo tessile delle Valli dell'Irno e del Sarno nel salernitano, gli stabilimenti meccanici di Pietrarsa e di Napoli, gli arsenali di Torre Annunziata e di Pagani, i cantieri navali di Castellammare di Stabia, le cartiere della Valle dei Mulini, ecc. Colpita duramente dal processo di unificazione italiana del 1860, l'economia campana era ancora tra le più importanti d'Italia nella prima metà del Novecento. La Campania perse gradualmente questo ruolo di regione economicamente egemone del sud nella seconda metà del Novecento, quando anche il divario con le principali regioni settentrionali cominciò ad allargarsi sensibilmente. Oggigiorno in Campania, la città metropolitana di Napoli e le province di Salerno e Caserta sono da questo punto di vista le zone più ricche. Le zone industriali della pianura campana, grazie al grande numero di fabbriche, formano oggi una delle zone più industrializzate dell'intera regione Campania e del Mezzogiorno. Molta importanza detiene il settore alimentare, legato a una fiorente agricoltura. Importante è anche il settore meccanico, in cui spiccano l'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco, Firema a Caserta, la FMA di Pratole Serra e i cantieri navali di Castellamare di Stabia e di Napoli. Senza dimenticare l'industria aerospaziale che ha uno dei suoi poli più importanti in Campania con l'Alenia Aeronautica. Altre aziende importanti hanno sede ad Arzano come la SEDA, la Kiton e la Starlet. A Solofra, comune della provincia di Avellino è concentrato uno dei più importanti poli europei per quanto riguarda le industrie del cuoio e della concia delle pelli; presenti nella zona anche numerose industrie chimiche come la BASF. La logistica trova uno dei suoi poli di eccellenza a livello europeo nell'Interporto-CIS di Nola. L'attività legata all'artigianato, ancora, riguarda i merletti, la lavorazione della creta e delle ceramiche, della pregiata seta di San Leucio a Caserta, dei Presepe napoletano di via San Gregorio Armeno. A Marcianise, zona Caserta Sud, è presente uno dei più importanti poli industriali dell'oreficeria italiana.Infine, va ricordato il forte sviluppo negli ultimi anni di grossi poli commerciali che hanno costituito un punto cruciale dello sviluppo di determinate aree.<br>Settore terziario<br>Turismo<br>Il turismo è sostenuto dall'abbondante presenza di bellezze artistiche e naturalistiche che attirano ogni anno milioni di persone. Proprio in questo settore la regione trova il suo punto di forza, infatti, secondo studi del 2011 fatti dall'Eurostat, la Campania è tra le top 20 delle regioni più visitate d'Europa e quinta in Italia dopo Toscana, Lazio, Lombardia e Veneto. Il flusso turistico vede nella città metropolitana di Napoli raccogliere più della metà dei turisti stranieri dell'intera regione. Su tutte le località, spiccano senza dubbio Pompei ed Ercolano,due dei siti archeologici più visitati in Italia e tra i più visitati nel mondo in cui si registra una media di quattro milioni di turisti l'anno. Vi sono poi le isole del golfo, il Vesuvio e la costiera sorrentina. Negli ultimi anni, inoltre, si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico.Dati turistici su altri siti presenti in Campania evidenziano importati primati che la regione detiene in ambito nazionale e mondiale. Tra questi su tutti spiccano i dati relativi a Capri, che è l'isola minore più visitata in Italia e tra le più ambite del mondo; la costiera amalfitana, che è tra i siti più visitati in Italia; ed infine il Vesuvio, vulcano più visitato e conosciuto al mondo.È da registrare, inoltre, il crescente afflusso turistico verso il Cilento. Stabile invece, risulta essere il turismo della città di Caserta e Salerno, mentre ancora poco conosciuto è quello dell'Irpinia e del Sannio. Per quel che riguarda il turismo balneare, la Campania è al 2012 la regione con più bandiere blu tra le meridionali ed i siti premiati sono dei tredici complessivi, dieci appartenenti alla provincia di Salerno e tre a quella di Napoli. Tra i luoghi di mare che registrano elevato apprezzamento da parte dei turisti vi sono le tre isole del golfo di Napoli, la costiera sorrentina, amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale, e quella cilentana. Negativo invece il turismo balneare lungo la costa casertana in quanto, con i suoi 66% di costiera inquinata, risulta essere la meno agibile d'Italia. Nell'estate 2012, la regione è stata l'unica in Italia a registrare un aumento delle presenze, avuto del +2,4%.Il turismo che attira la regione è diversificato potendo rispondere ad ogni tipo di scelta da parte del visitatore, dal turismo storico-artistico al turismo religioso a quello balneare fino ad arrivare al turismo naturalistico ed enogastronomico con la rivalutazione delle aree interne del Sannio e dell'Irpinia. Negli ultimi anni la regione ha avuto un'importante crescita turistica, dopo alcuni anni di calo dovuti all'emergenza rifiuti regionale.All'estate 2012, la regione è stata di fatto l'unica in Italia ad avere dati positivi ed in crescita riguardanti il flusso turistico. Nel 2007 il Vesuvio, l'unico vulcano attivo dell'europa continentale, è stato finalista nella selezione per la nomina delle nuove sette meraviglie del mondo naturali, per poi essere squalificato.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 11:36:29 UTC</pubDate>
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         <title>Storia</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dalle origini all'impero romano<br>Sin dal II millennio a.C., nell'attuale Campania è attestata la presenza di popolazioni di ceppo indoeuropei quali gli Osci, gli Aurunci, gli Ausoni, i Sidicini ed i Sanniti; i quali parlavano la lingua osca, una lingua indo-europea del gruppo italico. Successivamente la zona costiera della Campania, come altre zone dell'Italia meridionale, fu soggetto della colonizzazione greca. I primi insediamenti lungo le coste della regione, portarono alla nascita di centri come Pithecusa, Kyme, Parthenope prima e Neapolis poi, Dikaiarcheia, Poseidonia, Elea, Pixunte divenne così uno dei centri culturali più importanti della Magna Grecia, la quale in seguito eserciterà un'influenza decisiva sulla società romana e poi sull'intera civiltà occidentale. Lo stesso alfabeto latino, con buona probabilità, deriva dall'alfabeto greco calcidese di Cuma. La prima delle colonie greche in Campania e nell'intero Mediterraneo occidentale fu l'isola di Ischia, dove agli inizi dell'VIII secolo a.C. un élite tecnico culturale proveniente da Calcide di Eubea si insediò priva di armi e con il consenso dei Cartaginesi nella baia di Lacco Ameno, luogo ben noto ai Cartaginesi, in funzione osservativa delle abilità tecnologiche delle comunità etrusche nel lavorare il ferro dell'Elba. Il primo stanziamento, detto dai greci <em>Pithecusa</em>, ebbe carattere misti tra la cultura greca e quella cartaginese e precedette temporalmente anche quelli di <em>Naxos</em> e <em>Megara Hyblaea</em> nella Sicilia meridionale. In seguito ai buoni rapporti intessuti da questa avanguardia, tra cui va ricordato il passaggio dell'alfabeto greco agli etruschi, avvenne lo stanziamento di coloni che dapprima interessò l'isola di Ischia e poi si allargò in terraferma ad un'area limitata e di marginale interesse per la preesistente civiltà etrusco-sannita ed in particolare nel napoletano. Dapprima essi si insediarono a Cuma e poi si insediarono a Dicearchia, Parthenope e poi presso la definitiva Nea Polis, nella quale fu organizzato il tipico impianto urbanistico ippodameo costituito da plateiai e stenopoi, divenuti poi nell'epoca romana l'area dei decumani di Napoli.È interessante inoltre notare come tuttora la popolosa e densa città metropolitana di Napoli occupi uno spazio decisamente esiguo nella complessiva superficie regionale. L'insediamento greco avvenne infatti solo lungo le coste, mentre la parte interna era abitata dagli etruschi che diedero vita ad una lega di dodici municipi con a capo Capua, Nuceria, Nola, Acerra, Suessula.<br>Successivamente la regione costiera subì prima l'influenza politico-militare Sanniti e poi divenne un obiettivo espansionistico di Roma. A seguito delle tre guerre sannitiche, con esito infausto per le popolazioni locali, fu occupata dai Romani, che vi fondarono parecchie colonie. Durante la seconda guerra punica, solo poche città si allearono ai Cartaginesi, mentre la maggior parte della regione restò fedele a Roma. Amministrativamente fece parte della Regio I; ai tempi di Diocleziano acquisì poi autonomia. Durante l'occupazione romana, molti potenti costruirono lungo la costa le proprie ville estive. Anche dal punto di vista economico ci fu uno straordinario sviluppo dell'agricoltura e del commercio, la regione era infatti da sempre una delle zone più ricche del mondo classico e romano e ciò gli valse l'appellativo di Campania Felix. A Napoli, infine, nel castel dell'Ovo, con la morte dell'imperatore Romolo Augusto avvenuta dopo il 511, si decretò definitivamente la caduta dell'Impero romano d'Occidente.<br>Dai longobardi al viceregno spagnolo<br>Sul finire del V secolo d.C. i longobardi scesero in Italia arrivando fino in Campania e ivi costituendo il ducato di Benevento. Con la caduta di Pavia il Ducato di Benevento divenne principato fino ad essere annesso verso l'XI ai possedimento del pontefice. A partire dal V secolo d.C. la Campania perse progressivamente la sua unità poiché piccole parti del suo territorio andarono a Bisanzio e tutto il resto ai principi Longobardi. Il Ducato di Napoli cadde in mano bizantina nel 536, ma ben presto tale territorio si ribellò alle autorità centrali, divenendo un vero e proprio Stato autonomo. Affrancandosi dal governo bizantino sorsero analoghe entità statuale indipendenti a Gaeta, a Sorrento e ad Amalfi, rappresentando in diverse occasioni un efficace argine all'espansione saracena nei territori del Sud e del Centro Italia. Significative in tal senso le "leghe campane" costituitesi tra questi quattro Ducati nell'849 e nel 915, quando furono combattute vittoriosamente la battaglia di Ostia e la battaglia del Garigliano. Nell'anno 1030 i normanni acquisirono il feudo di Aversa, ceduto da uno degli ultimi duchi di Napoli: un episodio storico che provocò l'ascesa della potente dinastia normanna. Nel giro di un secolo, da quell'avamposto, furono in grado di unificare e sottomettere politicamente buona parte dei territori dell'Italia meridionale. La Campania venne compresa nel Regno di Sicilia, e affidata ai rispettivi sovrani. Con i Vespri siciliani, ci fu l'inizio della guerra dei novant'anni. La Sicilia si divise dal Regno e alla dinastia angioina rimase il Sud Italia continentale che divenne quindi Regno di Napoli. Seguì poi la dinastia aragonese, sotto il cui regno Napoli divenne uno dei più importanti centri del Rinascimento e dell'Umanesimo.Alfonso V d'Aragona, riuscì a ricostituire momentaneamente l'unificazione dei due Regni. Napoli sotto questo sovrano divenne una vera e propria capitale del Mediterraneo. Con Carlo V il Regno di Napoli divenne un viceregno della Spagna, con capitale Napoli. La politica dei sovrani spagnoli, non di rado fu incentrata su una gravosa pressione fiscale dovuta alle molte guerre del tempo in cui era coinvolta la Spagna; il viceregno napoletano era infatti uno dei principali fornitori di denaro e uomini per la causa spagnola: ciò a volte scatenò rivolte da parte delle classi più povere. Una delle figure rivoluzionarie di quest'epoca fu Masaniello, che condusse un'accesa campagna contro il viceré.<br><strong>La famiglia dei Borbone ed il Regno delle Due Sicilie<br></strong>Dopo la guerra di successione polacca e la parentesi austriaca, la Campania passò al regno dei Borbone di Napoli. Il primo re fu Carlo di Borbone, rimasto famoso per avere intrapreso e attuato molte riforme in campo economico e legislativo. La capitale, Napoli, sottolineò i suoi status politici, architettonici, artistici, culturali, ecc. fattori che la ponevano tra le principali capitali europee, alla pari di Londra, Vienna e Parigi. Inoltre, durante il suo regno, con lo scopo di dare una degna sede di rappresentanza al governo della capitale Napoli ed al suo reame, fu costruita la reggia di Caserta. Opera di Luigi Vanvitelli e terminato nel 1845, tutto il complesso fu definito l'ultima grande realizzazione del barocco italiano. Dopo la brevissima ma intensa esperienza della Repubblica Partenopea di Napoli, nel 1799, Napoleone Bonaparte nominò Re di Napoli prima suo , la prima nave a vapore dell'Europa continentale, il primo codice marittimo Italiano, il primo albergo per i poveri, la prima ferrovia e prima stazione in Italia, la prima galleria ferroviaria del mondo, il primo teatro lirico d'Europa, il primo osservatorio astronomico, il primo osservatorio sismologico al mondo, i primi conservatori musicali, le prime università d'Europa laiche ed il primo statuto socialista del mondo.</div><div><strong>L'unità d'Italia e il brigantaggio<br></strong>Anche la Campania fu poi coinvolta nelle rivolte liberali e nei moti per l'Unità d'Italia. Nel 1861 la regione venne conquistata ed annessa al Regno d'Italia. A causa delle nuove politiche nazionali post-unitarie in campo economico e della conseguente pessima gestione dei beni pubblici da parte del neonato Stato unitario, la regione fu centro di emigrazione e si impoverì notevolmente così come tutto il meridione d'Italia. Espressione del mal contento generale post-unitario fu il fenomeno del brigantaggio che, nato in Basilicata, coinvolse subito tutta la popolazione del meridione d'Italia.<br><strong>La seconda guerra mondiale<br></strong>Durante la seconda guerra mondiale la Campania fu teatro di alcune famose operazioni militari, come lo sbarco a Salerno e le Quattro giornate di Napoli. Nel periodo che seguì lo sbarco la città di Salerno ospitò i primi governi dell'Italia post-fascista e la famiglia reale divenendo di fatto capitale d'Italia fino alla liberazione di Roma.<br><strong>Dal secondo dopoguerra ad oggi<br></strong>Nel dopoguerra la Campania fece parte di quel gruppo di regioni del Sud Italia fonte di emigrazione soprattutto verso il Nord Italia, pur conservando una struttura economica più solida rispetto al resto del Mezzogiorno. Il terremoto colpì alle ore 19:34 di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa di magnitudo 6,9 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi con un ipocentro di circa 30 km di profondità colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto, Senerchia e altri paesi limitrofi. Non mancarono però effetti del sisma anche a tutta l'area centro meridionale della penisola, compreso Napoli. Nel 1994, infine, iniziò la crisi dei rifiuti in Campania e l'intera regione versa in uno stato di emergenza relativo allo smaltimento ordinario dei rifiuti solidi urbani. Lo stato di emergenza è poi cessato ufficialmente dopo oltre 15 anni, sulla base di un decreto legge approvato dal governo italiano il 17 dicembre 2009 che ha decretato il termine dello stato di emergenza e del commissariamento straordinario.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-03-02 12:20:35 UTC</pubDate>
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         <title>Arti</title>
         <author>corsohcamogli</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Archeologia</strong><br>Data la sua storia trimillenaria, la Campania è una regione ricchissima di siti e risorse archeologiche che vanno dall'età preistorica fino a quella romana. Gli stessi siti sono distribuiti pressoché equamente in tutta la regione, trovando punti di maggior concentrazione nell'area flegrea, vesuviana e cilentana. Tuttavia, nel casertano sono conservati importanti resti archeologici come l'anfiteatro campano a Santa Maria Capua Vetere, l'antica Capua, che fu il primo anfiteatro romano e secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma. A Santa Maria si trova anche il Mitreo, esempio ben conservato di edificio di culto del Mitraismo. Per quanto concerne l'arte paleocristiana, questa sarà molto radicata nel territorio ed oggi è soprattutto visibile nelle Catacombe e basiliche di Napoli.</div><div>Nell'area flegrea si registrano importanti resti come l'acquedotto romano del Serino, l'anfiteatro Flavio di Pozzuoli, gli scavi archeologici di Cuma e l'importantissima Piscina Mirabilis di Bacoli. Quest'ultima era originariamente una cisterna di acqua potabile romana costruita in età augustea. Si tratta della più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani, ed aveva la funzione di approvvigionare di acqua le numerose navi che trovavano ormeggio e ricovero nel porto di Miseno. Ci sono poi il parco archeologico di Baia, il parco sommerso di Baia ed il museo dei Campi Flegrei, all'interno del castello Aragonese. Diversi siti ospitano infatti vari musei archeologici. Oltre ai suddetti beni, che per quanto siano spesso solo parzialmente aperti sono comunque abbastanza accessibili, ce ne sono altri, più piccoli, in area flegrea, spesso chiusi o aperti su prenotazione o in determinate occasioni o parzialmente. Per esempio, a Bacoli, vi sono anche Cento camerelle, complesso di cisterne, la Grotta della Dragonara, cisterna dell'acqua poi probabilmente utilizzata come luogo di sepoltura, il Sacello degli Augustali, adibito ai riti di culto degli imperatori, poi i resti del teatro romano, la tomba di Agrippina. Anche a Pozzuoli vi sono altri beni archeologici tra cui il Rione Terra.<br>A Napoli sono presenti un numero elevatissimo di siti archeologici, per lo più risalenti all'epoca greca. Si ricordano i principali: il sottosuolo di Napoli, complesso di cunicoli e cavità di origine greca scavate nel tufo e poste nel sottosuolo della città, riutilizzati poi dai romani come acquedotto e durante la seconda guerra mondiale come rifugio; gli scavi di San Lorenzo; il Cimitero delle Fontanelle; le catacombe di San Gaudioso; le Catacombe di San Gennaro; i decumani di Napoli, impianto stradale greco costituente <em>plateiai</em> e <em>stenopoi</em>, ribattezzato poi dai romani come <em>decumani</em> e tanti altri siti ancora.<br>Nell'area vesuviana, grazie alle storiche eruzioni delvulcano che caratterizza quella zona e grazie ai lavori di recupero dei siti avviati durante il periodo borbonicosotto il dominio di Carlo III, sono presenti siti di inestimabile valore ed importanza, che costituiscono oggi il traino di tutta l'attività turistica regionale e nazionale. Pompei, su tutti, presenta scavi archeologici che ricoprono un'area di circa 60 ettari e costituisce il sito più visitato in Italia dopo i musei vaticani. Il valore del sito è stato stimato intorno ai 40 miliardi di euro ed è il sito archeologico più visitato in Italia e tra i più nel mondo. Sempre nell'area vesuviana, altri siti di primaria importanza sono gli scavi di Ercolano, Oplonti, dove si trova una villa romana relativamente intatta, Boscoreale, con villa ed antiquarium, e Castellammare di Stabia, ville romane abbastanza intatte, tra il Monte Faito ed il mare. Questi numerosi ritrovamenti archeologici hanno fornito importanti informazioni sull'uso antico della pittura, caso emblematico è il rosso pompeiano, ed hanno determinato inoltre spunti per correnti architettoniche future, questo è il caso delneoclassicismo.<br>Sempre risalente al periodo romano, databile tra il 114 e il 117 d.C., risulta essere l'arco di Traiano. L'opera scultorea fu dedicata all'imperatore Traiano in occasione dell'apertura della via Traiana e, giuntoci integro, compresi i numerosi rilievi scultorei che ne decorano le superfici, risulta essere l'arco trionfale romano meglio conservato. L'arco, alto 15,45 m ed a un fornice di 8,60 m, presenta dei rilievi scultorei rappresentanti le gesta di Traiano nelle province conquistate, scene di pace dell'imperatore in Italia e delle benemerenze dell'imperatore nei confronti di Benevento.</div><div>Nell'area cilentana, infine, sono presenti i resti greci di Paestum, antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone. Il sito risulta essere il più importante d'Italia, assieme a quelli ospitati nella Valle dei Templi di Agrigento. Nel Cilento sono presenti anche gli scavi di Velia, l'antica Elea, patria della scuola eleatica, nel comune di Ascea.</div><div>Altri resti di epoca romana sono presenti nella provincia di Benevento e di Avellino, mentre a Nola, è conservato uno dei siti archeologici risalenti all'età del bronzo più importanti d'Italia. Ad Eboli, in provincia di Salerno, invece, sono presenti tre fornaci di epoca romana e sono tra le meglio conservate d'Europa, se non del mondo. In diverse località sono presenti anche musei agrcheologici legati ai suddetti siti.</div><div><strong>Architettura</strong><br>Avendo la regione subito influssi longobardi, cassinesi, bizantini, islamici e romanici, il patrimonio architettonico della stessa offre un'elevata varietà di stili, che vanno dal romanico al gotico, dal Rinascimento napoletano albarocco napoletano fino al neoclassicismo. Nonostante il fatto che, per diversi motivi storici, il fulcro principale risulti essere il capoluogo di regione, comunque non mancano altre opere presenti di rilievo su tutto il territorio che rappresentano una delle eccellenze dello stile e dell'arte in Italia. Si ricorda per esempio il Duomo di Casertavecchia, il Duomo di Amalfi, il Duomo di Benevento e quello di Salerno, importanti esempi diarchitettura romanica<sup>[34]</sup>, la Cattedrale di Avellino, nonché due pregevoli testimonianze dell'architettura longobarda in regione, entrambi a Benevento: la Rocca dei Rettori ed il Complesso monumentale di Santa Sofia, patrimonio dell'umanità UNESCO.<br>Tra gli architetti più importanti campani, si annoverano su tutti Luigi Vanvitelli, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Solimena e Domenico Antonio Vaccaro.<br>L'architettura gotica, vede l'avvento in Campania grazie a l'imperatore Federico II di Sveviae nei secoli successivi alle dinastie Angioina e Aragonese del Regno di Napoli. Tra le opere di questo periodo si ricordano ancora la Chiesa di San Pietro a Majella, la Basilica di San Lorenzo Maggiore, la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore, la Chiesa di San Domenico Maggiore, la chiesa di S. Giovanni a Carbonara.<br>Nel periodo rinascimentale, trova essenzialmente maggior spicco l'arco trionfale delMaschio Angioino, con il quale Napoli dona il proprio contributo artistico a tutto ilRinascimento italiano. Esso fu eseguito da diversi autori, dalle cui collaborazioni nacquero una sintesi di influssi e modi. I principali furono Francesco Laurana,Domenico Gagini, Guillem Sagrera, e poi altri autori di scuola donatelliana. L'arco rappresenta la conquista del regno da parte del re Alfonso e del successo della dinastia. Altre opere rinascimentali, e più precisamente riconducibili al Rinascimento toscano e veneziano sono il chiostro della Certosa di San Martino, il già citato esterno della Chiesa del Gesù Nuovo, la Chiesa dei Girolamini, la chiesa di S. Anna dei Lombardi, la Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, con annessa la celebre ruota degli esposti.<br>Dal XVI secolo si diffuse in quel il barocco napoletano, corrente che si discostava leggermente da quella classica romana. A Napoli, le opere di quest'ultimo periodo rappresentano la stragrande maggioranza. Tra queste, la basilica di S. Paolo Maggiore, lachiesa del Gesù, la Cappella del Monte di Pietà.<br>Nel resto della regione, assume un importante ruolo laCertosa di Padula, che con una superficie di 50.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze e con il più grande chiostro del mondo, contornato da 84 colonne è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità UNESCO. A Napoli, invece, la figura di maggior rilievo l'assunse Cosimo Fanzago che lavorò nella Certosa di San Martino, innalzò la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone, il Palazzo Donn'Anna e la Guglia di San Gennaro, quest'ultima definita gioiello del barocco napoletano. Altri autori cardine nel proseguimento di questa corrente furono Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Il primo ha tra le principali opere il palazzo dello Spagnolo, il secondo il palazzo dell'Immacolatella ed il chiostro maiolicato di Santa Chiara. Proprio riguardo al palazzo dello Spagnolo, si deve ricordare che nel barocco napoletano assumevano fondamentale importanza le scale dei palazzi, le quali si innestavano nei cortili divenendo lo scenografico punto di fuga della visuale d'insieme del palazzo.<br>Anche sotto Carlo III di Spagna, sovrano attento all'arte, la Campania vede il suo fulcro artistico principalmente nel suo capoluogo. Importante fu anche l'affermazione di eccellenti scultori che hanno lasciato direttamente o indirettamente il segno nella città, diventando punto di riferimento anche per quelli che sarebbero stati gli anni a venire. A partire dal XVIII secolo, tra le ultime correnti artistiche ed architettoniche presenti in regione, si diffuse il neoclassicismo, divisibile in due distinte categorie: la prima, legata ancora al tardo barocco, è caratterizzata da interni voluminosi e policromi, mentre la seconda è costituita da una maggiore severità degli spazi, preludendo al neoclassico puro. Vanvitelli su tutti pone le basi per la nascita del movimento, le cui radici sono posate a Napoli.<br>La città diventa così all'avanguardia per quanto riguarda lo sviluppo della corrente che a sua volta si basa sulla ripresa del gusto antico. Grande influenza nello stile neoclassico ebbero gli scavi di Pompei che, avviati alla metà del Settecento da Carlo di Borbone, ispirarono lo stile di Luigi Vanvitelli, primo vero autore neoclassico. Tra le opere neoclassiche più importanti in Campania si ricordano la Basilica di San Francesco di Paola, alcuni ambienti della Reggia di Caserta, la facciata del Teatro San Carlo, la Villa Floridiana di Napoli e lacasina Vanvitelliana di Bacoli. Del secondo settecento è il conosciuto Real sito di San Leucio, setificio di origine borbonica, con appartamenti reali, il belvedere e le vicine case per gli operai. Risale inoltre al 1700 la ristrutturazione della farmacia degli Incurabili.<br>Di stile rococò e neoclassico, furono eseguite le ville dell'area vesuviana che costituiscono ilMiglio d'oro, definite d'oro proprio per la ricchezza storica e paesaggistica delle stesse. Delle oltre centoventi ville, oggi molte sono in rovina. Alcune strutture, parzialmente rimaste, sono la villa Campolieto, la villa Ruggiero e la villa Favorita, dal bel parco con veduta, ad Ercolano, la villa Bruno e la villa Vannucchi a S.Giorgio a Cremano e la villa delle Ginestre a Torre del Greco, la quale è stata una delle residenze di Leopardi. Gli architetti che lavorarono al progetto di Carlo di Borbone, furono: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, Mario Gioffredo. Un altro architetto che ha arricchito il patrimonio partenopeo e campano in generale è Domenico Fontana, il quale eresse numerosi edifici imponenti come ilPalazzo Reale di Napoli o il Real Albergo dei Poveri.<br>Tra le opere di architettura contemporanea si possono annoverare il centro direzionale di Napoli, realizzato su progetto dell'architetto giapponese Kenzo Tange, il centro commerciale "Vulcano Buono" di Nola, opera di Renzo Piano, la Cittadella Giudiziaria di Salerno di David Chipperfield, la stazione marittima della stessa città disegnata da Zaha Hadid e l'Auditorium di Ravello, tra le ultime opere realizzate da Oscar Niemeyer.<br><strong>Pittura<br></strong>Per quanto riguarda la pittura Napoli giocò un ruolo importante potendo contare sulla scia artistica che il Caravaggio lasciò in città. Dopo il passaggio del Merisi, in città nacquero, nel corso del XVII e XVIII secolo importanti autori campani che costituirono il filone delcaravaggismo. Si ricorda su tutti Carlo Sellitto, che fu il primo caravaggista napoletano. La prematura scomparsa di Sellitto, ricercato dai membri dell'aristocrazia partenopea in quanto definito il miglior ritrattista della città, non fermò lo sviluppo della corrente. In seguito, ci furono infatti: Battistello Caracciolo, l'autore che più fu influenzato dal Merisi, Jusepe de Ribera, pittore spagnolo ma operante soprattutto a Napoli, e Massimo Stanzione.</div><div>In parallelo, altri importantissimi artisti del barocco che si formarono in città furono Bernardo Cavallino, Micco Spadaro e Salvator Rosa.<br>A cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vi furono poi altri due importantissimi pittori in Campania, uno nativo ed un altro "importato". Il primo fu Luca Giordano, uno dei più prolifici pittori che ci siano mai esistiti avendo all'attivo circa 3000 dipinti effettuati, e l'altro fu Mattia Preti, importantissimo artista che eseguì numerosi dipinti per le più importanti chiese della città. Luca Giordano superò definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori, assimilati osservando la pittura veneta e grazie allo studio di autori del cinquecento. Le opere del Giordano sono diffuse in tutto il mondo, dal Louvre di Parigi, al Museo del Prado di Madrid, fino alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Proprio a Firenze, l'autore eseguì una delle sue opere più rilevanti: esse sono il ciclo di affreschi nel Palazzo Medici Riccardi.<br>All'inizio del settecento, è l'opera di Francesco Solimena ad avere maggior risonanza, anche in ambito europeo. I suoi lavori furono eseguiti nelle più importanti chiese del capoluogo campano e soprattutto nella Reggia di Caserta. Continuatore del Solimena, fu poi il suo allievo Francesco De Mura, del quale si ricordano soprattutto le donazioni postume fatte al Pio Monte della Misericordia, istituto che custodisce alcuni dei dipinti napoletani più importanti del XVI eXVII secolo.<br>Il XIX secolo fu un periodo d'avanguardia per la pittura napoletana, abbandonando ogni residuo tardo-barocco o caravveggesco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo. Seguaci di tale corrente furono un tardo Salvator Rosa e Micco Spadaro. Il movimento riprende gli splendidi paesaggi napoletani del golfo, del Vesuvio, di Pompei ed è sostenuto anche da altri esponenti stranieri della scuola che si ritrovano a Napoli in occasioni di viaggi e durante il percorso del gran tour. Uno di questi fu Anton Sminck van Pitloo, che dopo un soggiorno a Parigi, giunge a Napoli per dipingere in splendidi olii ricchi di luce ed effetti cromatici i paesaggi più classici della città partenopea. Altro esponente, simile nel soggetto ma diverso nella tecnica, fu il napoletano Giacinto Gigante, che in tarda età abbraccerà anch'egli la scuola di Posillipo. I suoi quadri, con un taglio quasi fotografico, riprendono principalmente suggestivi paesaggi come quelli di Amalfi, Capri, Caserta, il Vesuvio.<br>Successivamente alla scuola di Posillipo, nella seconda metà del XIX secolo, si annovera tra i più importanti pittori nazionali e regionali, Domenico Morelli, la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo. L'autore operò essenzialmente nell'accademia delle Belle Arti di Napoli, nella quale fu prima studente, poi insegnante, poi direttore e poi presidente.<br>Alla fine del XX secolo, infine, si annoverano tra i principali pittori quelli del movimento transavanguardista, dei quali, ben tre dei “magnifici cinque” della Transavanguardia sono campani: Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Francesco Clemente.<br>Scultura<br>Tra gli scultori più importanti nativi in Campania vi sono Domenico Antonio Vaccaro, Giuseppe Sanmartino e Vincenzo Gemito.<br>Il San Martino, in particolare, fu nel XVIII secolo l'esecutore di una delle più importanti opere scultoree di quel periodo: il Cristo Velato. L'opera suscitò persino l'invidia di Antonio Canova che avrebbe voluto addirittura acquistarla. Il complesso che ospita la statua marmorea è la famosa Cappella Sansevero, la quale ospita altre importanti opere all'interno, come la pudicizia ed il disinganno.<br>Tra gli scultori più importanti in Campania, entrambi del barocco, vi furono Cosimo Fanzago e Domenico Antonio Vaccaro. Entrambi contribuirono allo sviluppo del barocco napoletano, corrente fatta di ricchissimi intarsi di marmi colorati che ornano strutture ancora permeate di rigore manierista. Il primo vede tra le sue principali opere scultoree i lavori eseguiti all'interno della Chiesa del Gesù Nuovo, la fontana del Sebeto, l'obelisco di San Gennaro e tante altre ancora. Il secondo invece, lavorò principalmente nelle chiese, progettandole per intero, come avvenne per la certosa di San Martino, o eseguendo decorazioni o sculture interne. Tra le opere principali si ricordano: l'Angelo custode, il chiostro maiolicato di santa Chiara e diverse altre ancora.<br>A cavallo tra il XIX e XX secolo si annovera tra le principali opere scultoree d'Italia il gruppo di fontane che caratterizzano il parco della Reggia di Caserta. Queste furono il frutto di diversi scultori dell'epoca che lavorarono al progetto del Vanvitelli, morto prima di concludere l'opera nel 1773. Tra i principali artisti si ricorda Gaetano Salomone, il quale compì molte delle statue che adornano i giardini.<br>Tra i principali scultori del XIX secolo, si ricorda Vincenzo Gemito, le cui opere principali sono, Il pescatorello, L'acquaiolo, ed Il Giocatore di carte.<br>Altri importanti scultori che hanno eseguito opere per la città di Napoli furono: Donatello, Pietro Bernini, Michelangelo Naccherino e Antonio Canova.<br>Siti UNESCO e patrimoni dell'umanità<br>I siti UNESCO patrimonio dell'umanità presenti in Campania sono:<br><br>Centro storico di Napoli, dal 1995;<br><br>Reggia e parco di Caserta con l'Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio, dal 1997;<br><br>Aree archeologiche di Pompei, di Ercolano e di Oplonti, dal 1997;<br><br>Costiera Amalfitana, dal 1997;<br><br>Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum e di Velia e la certosa di Padula, dal 1998; <br>Complesso monumentale longobardo di Santa Sofia di Benevento, dal 2011.<br>Sono comunque molti i luoghi di particolare rilevanza ma non appartenenti all'Heritage list. Tra questi vi fanno parte i ritrovamenti avvenuti in Eboli di tre fornaci del VI secolo a.C.; importanti borghi medievali dell'avellinese come Gesualdo, Nusco e del beneventano, come Sant'Agata de' Goti; Morcone; luoghi memorabili della costiera sorrentina; l'antiquarium di Boscoreale; gli scavi di Stabiae a Castellammare di Stabia; le isole di Ischia, Capri e Procida del golfo di Napoli; la Piscina Mirabilis e la Casina Vanvitelliana a Bacoli; l'anfiteatro Flavio e la solfatara a Pozzuoli; gli scavi archeologici di Cuma; il villaggio preistorico dell'età del Bronzo di Nola; l'anfiteatro campano a Capua; e tanti altri ancora.<br>Nel 2010, il Vesuvio è stato candidato come "bellezza naturale italiana" per partecipare alla votazione che decreterà le sette meraviglie del mondo naturale.<br>Poesia e letteratura<br>La storia della letteratura in regione ha origini antichissime, dando i natali illustri personaggi come Torquato Tasso, Giordano Bruno e Giambattista Vico. Nel corso della storia, Napoli divenne uno dei centri culturali maggiori d'Europa, al pari di Vienna, Parigi e Londra e ciò permise di attrarre in città illustri personaggi della letteratura, come: Francesco Petrarca, Tommaso d'Aquino, Giovanni Boccaccio, Giacomo Leopardi, Benedetto Croce e Gabriele D'Annunzio. Già dall'impero romano infatti, ci furono i primi importanti letterari che proprio in Campania hanno composto le loro opere. In regione furono ospitati illustri personaggi quali Mecenate, Orazio, Virgilio, il quale, quest'ultimo, proprio a Napoli, città in cui amava risiedere, scrisse le Bucoliche, primo frutto della poesia del poeta latino e considerate la trasformazione in linguaggio poetico dei precetti di vita appresi dalla scuola epicurea del capoluogo campano. Altre opere composte sempre a Napoli furono le Georgiche e l' Eneide. Nel periodo medioevale, dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, vi fu l'avvento della scuola siciliana, che porta alla nascita di diversi autori campani, ed importanti scritti teologici come quelli di San Tommaso d'Aquino, il quale, trasferìtosi a Napoli a 14 anni, si dedicò allo studio delle arti all'Università presso il convento di San Domenico Maggiore. Tra i principali esponenti della scuola siciliana, si ricordano Pier delle Vigne e Rinaldo d'Aquino. Il trecento è il periodo dell'umanesimo, questa corrente partì dall'Italia e si diffuse in tutta l'Europa contemporanea. Proprio a Napoli, vi soggiornarono due illustri autori della letteratura toscana: Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca. Il primo, in città imparò il greco da Leonzio Pilato per tradurre l'Iliade di Omero, e durante il periodo napoletano compose le sue prime opere giovanili: Filocolo, Filostrato, Teseida, Caccia di Diana e le Rime. Il secondo invece, si recò presso la regina Giovanna d'Angiò con l'incarico di ambasciatore del papa Clemente VI dove continuò a scrivere i libri del Rerum memorandarum.<br>Nel cinquecento, in Italia ricominciarono a prender piede i dialetti locali, mentre l'italiano venne relegato a funzione di linguaggio di corte. In questo quadro nasce l'opera letteraria più importante del secolo, la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. L'autore campano iniziò a scrivere l'opera all'età di 15 anni con il titolo di Gierusalemme tra il 1559 ed il 1560 durante il soggiorno a Venezia, ma si fermò a 110 ottave, ben meno dei venti canti della Gerusalemme liberata. Successivamente l'opera fu composta in seguito e completata dieci anni dopo a Ferrara, nel 1575. In questo stesso periodo un altro illustre campano, Giordano Bruno, filosofo, scrittore e frate domenicano, compose importanti opere in tutta l'Europa.<br>Durante l'epoca barocca, a cavallo tra il XVI e XVII secolo, va ricordato ancora un altro letterato e scrittore di origini campane, primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, definito il Boccaccio napoletano: Giambattista Basile. Nel settecento, vi fu Giambattista Vico. Altro importante filosofo e giurista campano noto nell'ambiente culturale napoletano e molto interessato alle nuove dottrine filosofiche. Egli ebbe modo di leggere e studiare le opere di Platone, Aristotele, sant'Agostino, Tacito, Dante, Petrarca e Suárez, tenendosi anche aggiornato sul dibattito filosofico di quel tempo che si svolgeva attorno alla "discussione sul cartesianesimo" tra i sostenitori di Cartesio e i suoi critici. L'ottocento fu caratterizzato dalla presenza a Napoli di Giacomo Leopardi, che qui compose poco prima di morire: La ginestra e le Paralipomeni della Batracomiomachia. A cavallo tra l'ottocento ed il novecento, si registra la presenza sempre a Napoli di Benedetto Croce, che visse ed operò in città fino alla morte. Inoltre vi è Nicola Abbagnano fino alla fine del XX secolo. Nell'epoca moderna, importanti autori campani sono: Luciano De Crescenzo, Erri De Luca e Roberto Saviano.<br>Opere dialettali<br>Il napoletano possiede una ricchissima tradizione letteraria risalente al Regno di Sicilia. Con la scuola siciliana infatti, i testi ed i versi furono trattati sempre come versi in lingua napoletana. Tra i principali si ricordano le poesie di Giacomo da Lentini, Rinaldo d'Aquino, Pier delle Vigne, Giacomino Pugliese e Guido delle Colonne.Nella metà del XVI secolo, durante il dominio aragonese, i sovrani incentivarono l'adozione definitiva del toscano come lingua letteraria anche a Napoli. Iniziarono così anni di crisi della lingua napoletana nella letteratura. Il più celebre poeta napoletano dell'epoca fu Giulio Cesare Cortese. Egli è molto importante per quella che è la letteratura dialettale e barocca, in quanto, assieme a Giambattista Basile, pone le basi per la dignità letteraria ed artistica della lingua napoletana moderna.<br>Il culmine della letteratura dialettale napoletana si è raggiunto negli ultimi tre secoli, in settori anche diversi tra loro, arrivando in alcuni casi anche a punte di grandissimo livello, come ad esempio nelle opere di Salvatore di Giacomo, Raffaele Viviani, Ferdinando Russo, Eduardo Scarpetta, Eduardo de Filippo, Antonio De Curtis, Annibale Ruccello. Proprio a cavallo tra l'Ottocento ed il novecento, inoltre, vi fu l'avvento di poeti dialettali compositori di versi che verranno poi musicate diventando le canzoni classiche napoletane. Su tutti si ricordano: E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio ed il già citato Salvatore Di Giacomo.<br>Musica<br>La storia della musica campana è una delle più importanti e diffuse nel mondo, diventando punto cardine della cultura barocca nel settore lirico e della composizione, e vero e proprio "marchio Italia" con le danze popolari della tarantella e con la musica classica napoletana.<br>Ancora oggi, il mandolino, emblema della musica napoletana è uno dei simboli più famosi dell'Italia nel mondo.<br>Tra i più importanti uomini di musica campani troviamo: Enrico Caruso; Renato Carosone, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Edoardo Bennato; Riccardo Muti.<br>Composizione<br>La storia della composizione campana è riassunta da quella della scuola musicale napoletana nata nel XV secolo. Essa si sviluppo' a Napoli ed ha il primato di aver fatto nascere la cosiddetta opera comica, prodromo della futura opera buffa. In questo periodo, si riunirono a Napoli i più insigni musicisti, i cantanti più celebrati, gli strumentisti più virtuosi. I più importanti furono Domenico Cimarosa, Giovan Battista Pergolesi, Leonardo Vinci, Alessandro e Domenico Scarlatti, Francesco Provenzale, Francesco Durante, Pasquale Anfossi, Antonio Sacchini, Tommaso Traetta, Nicola Vaccaj, Leonardo Leo e Carlo Gesualdo.<br>La storia di questa scuola ruota attorno a quattro conservatori presenti nel capoluogo campano, oggi accorpati tutti nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Tale istituto ricoprirà un'immensa importanza su tutto il panorama musicale europeo.<br>Tra i compositori più importanti campani e del mondo, si ricorda anche Ruggero Leoncavallo, "rivale artistico" di Giacomo Puccini e anch'egli diplomato al conservatorio di Majella. Tra le sue numerose opere spicca su tutte i Pagliacci, che ebbe come spinta verso il successo planetario anche il fatto che vi fu la prima registrazione discografica con Enrico Caruso quale protagonista. Il disco è ricordato come una pietra miliare dell'allora nascente industria discografica, essendo stato il primo ad aver superato il milione di copie vendute.<br>Infine, proprio in Campania, nacque il primo teatro lirico d'Europa: il Teatro San Carlo.<br>Musica popolare<br>Quella della tarantella, diffusa in tutta l'Italia meridionale già dal XVII secolo è danza popolare presente in tutta la regione, dalla provincia di Caserta passando per l'area della vesuviana fino ad arrivare al Cilento. La "tammorra" è un grande tamburo a cornice dipinta con sonagli di latta, con possibile accessorio addobbo di nastri o pitture policrome e campanelli. Proprio il ritmo binario che viene marcato con questo strumento, è quello che dà il nome alla danza popolare.<br>Altri strumenti utilizzati in questo ballo sono: il "Putipù", il "Triccheballacche", lo "Scetavajasse", la "Tromba degli zingari", il Flauto dolce ed altri ancora.<br>Musica classica napoletana<br>La canzone classica napoletana, le cui origini risalgono alla metà del XIX secolo, include il repertorio classico partenopeo che va dalla metà dell'Ottocento fino alla metà del novecento. Le canzoni classiche infatti, scritte da autorevoli poeti napoletani come E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio, Cesare Andrea Bixio e Salvatore Di Giacomo, non deve essere confusa con le moderne canzoni in dialetto napoletano le quali costituiscono più semplicemente il genere neomelodico. Quella storica partenopea, ha portato la musica italiana ad essere tra le più apprezzate e conosciute al mondo, diventando un vero e proprio "marchio Italia" all'estero. Ancora oggi queste vengono cantate nelle originali versioni o remixate adattandole ai tempi di moderni. Tra le più conosciute ci sono: Reginella, Tu vuo' fa' l'americano, Era de maggio, Core 'ngrato, Marechiaro, Tammurriata nera, Anema e core, Dicitencello vuje, 'O sarracino, 'O surdato 'nnammurato, Torna a Surriento ed infine una delle canzoni più famose di tutti i tempi, 'O sole mio.<br>Diversi sono gli esponenti della musica mondiale che hanno eseguito almeno una volta il repertorio classico napoletano. Si ricordano alcuni di essi: Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Elvis Presley, Elton John, Domenico Modugno, Claudio Villa, Andrea Bocelli, José Carreras, Placido Domingo, Frank Sinatra e tanti altri.<br>Cinema<br>La Campania è da sempre stata utilizzata come scenografia di diversi film. Basti considerare che il capoluogo di regione, grazie a diverse riprese fatte dai fratelli Lumière in Via Toledo e nella Riviera di Chiaia nel 1898, risulta essere una delle più antiche città usate come set cinematografico. Inoltre, sempre a Napoli, famosissima fu la casa produttrice Dora Film dell'attrice Elvira Notari che produsse numerosi film dell'epoca.<br>Solo con l'avvento del fascismo e con l'accentramento di tutte le risorse a Roma, la città vide allontanarsi molti registi e produttori i quali si dovettero spostare a Cinecittà.<br>Alla Campania, attraverso registi e attori, sono andati otto Premi Oscar: quattro a Vittorio De Sica, due a Sophia Loren, uno a Gabriele Salvatores e uno a Paolo Sorrentino.<br>Tra gli altri film ambientati in Campania si ricordano La bella mugnaia, girato nelle province di Benevento; Gomorra, girato tra Napoli e Caserta; Miseria e nobiltà, San Giovanni decollato, L'oro di Napoli, Napoli milionaria, La baia di Napoli, Matrimonio all'italiana, Maccheroni, Operazione San Gennaro, Pane amore e..., Pacco doppio pacco e contropaccotto, Il Postino, Io speriamo che me la cavo, l'ultimo Passione di John Turturro e numerosi altri film girati tutti nel napoletano; ed infine, Benvenuti al sud, girato a Castellabate nel Cilento.<br>Eventi cinematografici in regione sono Il Napoli Film Festival, in genere a giugno; il Capri film festival, dal 4 al 7 maggio; il Festival del cinema di Salerno, dal 15 al 20 novembre.<br>Tra gli esponenti cinematografici più importanti della regione troviamo: per la produzione, Dino De Laurentiis; per la regia Ettore Scola, Gabriele Salvatores, Vittorio De Sica, Francesco Rosi, Paolo Sorrentino ed Eduardo De Filippo; come attori meritano citazione, sempre Eduardo, Totò, Peppino De Filippo, Titina De Filippo, Sophia Loren, Massimo Troisi, Bud Spencer, Toni Servillo, Silvio Orlando, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani, Lello Arena, Nando Paone e Carlo Buccirosso.<br>Lo sfondo di Napoli, infine, è stato utilizzato anche in un episodio del cartone animato Tom &amp; Jerry, nel quale i due protagonisti vivono le loro avventure proprio lungo il golfo della città. I luoghi visibili in tale episodio sono il panorama del golfo da Posillipo, il Maschio Angioino, l'isola di Nisida, la Galleria Umberto I, la fontana del Gigante, e diversi vicoli e scale caratteristiche della città.<br>Teatro<br>Da sempre la Campania ha ospitato numerosi teatri, risalenti questi sin dall'epoca greca e romana. L'anfiteatro campano, a Capua, fu il primo del mondo romano costruito ed è il secondo per dimensioni dopo il Colosseo di Roma.<br>Successivamente, nel XVII secolo nacque la Commedia dell'Arte ed i personaggi della stessa furono diffusi in tutta Europa. In Campania, fu inventata ufficialmente a Napoli dall'attore Silvio Fiorillo quella che è oggi una delle maschere più famose: Pulcinella. La maschera impersona il servo spesso malinconico che mescola le caratteristiche dello sciocco con una buona dose di saggezza popolare. Al di là della commedia dell'arte il personaggio di Pulcinella si è sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini, di cui è ormai l'emblema. Oggi, la sua maschera rappresenta un vero e proprio modo di comportarsi e di affrontare le cose.<br>La passione per il teatro in Campania, si manifestò anche con la costruzione del primo teatro d'opera lirica d'Europa, ovvero il Teatro San Carlo. Segno della fiorente cultura del teatro, il San Carlo fu costruito adiacente al Palazzo Reale di Napoli proprio per dare la possibilità ai sovrani di accedervi senza dover uscire fuori dalla propria dimora. Esso è tutt'oggi uno dei più importanti al mondo.<br>Nel corso del XX secolo, si annoverano tra i principali esponenti teatrali d'Italia: Eduardo Scarpetta; Raffaele Viviani ed Eduardo De Filippo.<br>Da ricordare inoltre anche gli altri due fratelli De Filippo, Titina e Peppino, eccellenti attori teatrali provenienti anche loro dalla rigida scuola del padre e che hanno lavorato spesso nel teatro di Eduardo come l'altrettanto brava Pupella Maggio.<br>Tra i teatri più famosi della regione vi sono:<br>Teatro San Carlo <br>Teatro Giuseppe Verdi <br>Teatro Vittorio Emanuele <br>Teatro Don Bosco <br>Teatro Giuseppe Garibaldi<br>Teatro Carlo Gesualdo <br>Teatro Augusteo <br>Teatro Bellini <br>Teatro Mercadante<br>Teatro Politeama <br>Cultura<br>La Campania ed i suoi comuni, nel corso della loro storia, hanno avuto più volte ruoli di primaria importanza in ambito locale e sovraregionale. Le posizioni di primo piano che si sono trovate a ricoprire in diverse epoche hanno fatto sì che nella regione si sviluppasse un importante e radicato connubio tra quella che è la cultura popolare e quella artistica. Grazie ai suoi contenuti storici, artistici, archeologici, architettonici, religiosi e grazie all'immenso straordinario patrimonio artistico presente a Napoli, città con il centro storico più vasto d'Europa, la Campania risulta essere una delle regioni a maggior densità di risorse culturali d'Italia.<br>Iniziative<br>Nel 2013, a Napoli si è svolto il IV Forum Universale delle Culture, oltre ad aver già ospitato nel 2012 il World Urban Forum. Per la sua complessa storia la città è stata più volte candidata dal governo come probabile sede di istituzioni europee e/o organismi internazionali.<br>Tradizioni popolari<br>La cultura popolare campana ha origini ben radicate ponendo la regione stessa ai vertici nazionali tra eventi di cultura popolare e tradizioni locali. Tra le manifestazioni popolari più note presenti in regione, si ricordano quella dello scioglimento del sangue di san Gennaro, che avviene tre volte l'anno a Napoli presso il duomo della città, e la festa della tamorra che si svolge una volta l'anno, durante la prima settimana di giugno, in una località della regione non fissa. Tra le tradizioni più radicate in regione, merita citazione la plurisecolare arte presepiale costituita dalle botteghe artigianali di via San Gregorio Armeno, a Napoli, che ogni anno, dal primo di novembre a metà gennaio, attira migliaia di turisti da tutto il mondo. La forte impronta culturale della Campania fa sì che questa si sia diffusa in tutto il mondo, contribuendo alla creazione del "tipico" stereotipo italiano. Non a caso nota è la percezione che il mondo ha dell'Italia popolare secondo cui quest'ultima è una terra di tarantelle e danze popolari, di pizza e spaghetti, di mandolino e musica, di bassi e bui vicoli stretti con i panni stesi e di culti religiosi. Tutti questi aspetti, come si può notare, sono tipici della regione campana. Inoltre, importante è ricordare che la lingua napoletana risulta essere l'idioma italico più esportato e conosciuto nel mondo, divenendo in molti casi vero e proprio accento italiano.</div>]]></description>
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