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      <title>Il cambiamento climatico è un’emergenza globale by Giuliana Rosa</title>
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      <description>Legenda:
Scienze 🟢,
Religione 🔵,
S. motorie🟠</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-01-07 15:19:26 UTC</pubDate>
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         <title>Venezia, VE</title>
         <author>giulianarosa369</author>
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         <description><![CDATA[<div>In Italia l’attenzione è posta soprattutto su Venezia che, tra il 2010 e il 2019, ha contato ben 95 episodi di acqua alta eccezionale (sopra i 110 cm) mentre in ben un secolo (tra il 1850 e il 1950) non hanno superato gli 80. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha previsto che il livello del mare aumenterà di almeno 0,3 metri entro l’inizio del prossimo secolo mentre per Venezia, entro il 2100, si prevede un innalzamento, rispetto al suolo di calpestio, compreso tra i 17 e i 120 centimetri. Ciò significa che la città non sarebbe più abitabile e, con essa, scomparirebbero tutte le opere architettoniche situate sulla terra ferma. Secondo una stima più tragica tracciata, invece, dal Climate Central, la città veneta sarebbe destinata a scomparire entro il 2070</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 19:55:13 UTC</pubDate>
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         <title>Alpi Occidentali</title>
         <author>giulianarosa369</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nelle Alpi le temperature stanno aumentando due volte più velocemente che nel resto dell'emisfero boreale. L'innalzamento delle temperature di quasi +2 °C dalla fine del XIX secolo ha già avuto un notevole impatto sull'ambiente alpino: riduzione dell'habitat delle specie animali e vegetali endemiche, variazioni nella disponibilità di risorse idriche (inclusa la neve), foreste sottoposte a stress nonché un aumento del rischio e dell’imprevedibilità dei pericoli naturali con ricadute su quasi tutte le attività umane.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 20:06:31 UTC</pubDate>
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         <title>Cina e fast fashion</title>
         <author>giulianarosa369</author>
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         <description><![CDATA[<div>La tendenza a un consumo usa e getta sembra aggravarsi tanto da sostituire il già discusso Fast Fashion con Ultra Fast Fashion. È il caso della piattaforma cinese di e-commerce Shein - la app più scaricata negli Usa, ha superato Amazon - che ogni giorno inserisce nella sua vetrina on line 1.000 nuovi capi di abbigliamento, seguendo le tendenze emerse dai social. Si stima che solo questa industria produca circa il 10% delle emissioni totali di CO2, inoltre, ogni anno vengono consumati 1.500 miliardi di litri d’acqua, la lavorazione e la tintura dei tessuti sono responsabili di circa il 20 per cento dell’inquinamento idrico industriale.&nbsp; Circa il 35 per cento (cioè 190mila tonnellate all’anno) delle <a href="https://www.lifegate.it/microplastiche-cosa-sapere">microplastiche</a> che popolano gli oceani è attribuibile ai lavaggi dei capi in fibre sintetiche e i rifiuti tessili superano i 92 milioni di tonnellate ogni anno. Il 45% di questi abiti è adibito ad uso sportivo. Essi sono noti per la loro fattura in poliestere e, uno studio di Greenpeace “impronte sulla neve” ha riscontrato un’importante concentrazione di perfluorocarburi (Pfc), sostanze chimiche tossiche ormai presenti anche nei luoghi più incontaminati della montagna. Il problema sembrerebbe da attribuire all’abbigliamento outdoor, che viene trattato per diventare impermeabile e antimacchia.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-09 20:28:11 UTC</pubDate>
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         <title>Chott el-Jerid, Tunisia</title>
         <author>syriarosa2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>In passato questa zona a sud-ovest della Tunisia, oggi ridotta a un vastissimo deserto di sabbia, ospitava acque salate che sono evaporate a seguito del grande caldo e delle eccessive evaporazioni. Il cambiamento climatico ha infatti ridotto le piogge in questa zona a meno di 100mm l'anno e la fortissima stabilità delle masse d'aria impedisce di invertire il processo. In generale, si stima che 12 milioni di terra fertile, come quella in questione, vengono perse a causa del "global warming", creando un numero di profughi ambientali che si aggira attorno all'80% del totale. Secondo Mario Tozzi nel suo documentario "sapiens", espresso dopo un'attenta analisi di giudizi esperti sul tema, il trend subirà una drastica salita nel 2045. </div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-10 19:18:04 UTC</pubDate>
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         <title>Outer Banks, Carolina del Nord, Stati Uniti</title>
         <author>syriarosa2005</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2439925896</link>
         <description><![CDATA[<div>In Carolina del Nord, una striscia di terra di 300 chilometri corre nel bel mezzo dell’oceano Atlantico: è l’area delle Outer banks, isole del parco nazionale di capo Hatteras e popolare luogo di villeggiatura per milioni di americani che vi si recano durante l’estate.<br>La realtà con cui si confrontano i residenti delle Outer banks, però estremamente preoccupante. Infatti, a causa dell<strong>’</strong>innalzamento del livello dei mari, molte cittadine sono sempre più esposte al rischio di uragani e inondazioni, mentre l’erosione cancella tratti di litorale.<br>Particolarmente problematica è la situazione della Highway 12, l’autostrada principale che percorre le isole. Ai lati, la carreggiata è protetta da dune di sabbia, ma in caso di tempeste particolarmente violente spesso l’acqua supera le barriere, rendendo la strada inagibile.</div><div>Una delle soluzioni possibili è quella del ripascimento,&nbsp;un’operazione con cui la sabbia estratta dai fondali marini viene utilizzata per ricostruire la costa. Anche in questo caso però, la soluzione è solo provvisoria.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-10 20:00:17 UTC</pubDate>
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         <title>Fiji, Oceania</title>
         <author>syriarosa2005</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2441346455</link>
         <description><![CDATA[<div>L'immagine&nbsp;raffigura il ministro della giustizia di Tuvalu, stato insulare del Pacifico, che legge un discorso sui rischi dell'innalzamento del livello del mare immerso nell'acqua fino alle ginocchia, con dietro il suo collaboratore quasi sommerso. Il messaggio è chiaro: non c'è più tempo. Le Tuvalu fanno parte insieme alle Fugu del programma per il cambiamento climatico, migrazioni e sicurezza umana nell'oceano Pacifico. Proprio le Fiji ospitano l'87% della popolazione della Nuova Zelanda, che rischia di essere inondata dall'oceano. Sono infatti 6 i villaggi già trasferiti o in via di trasferimento e secondo l'attivista Salote Nasalo, altri 795 villaggi dovranno trasferirsi. La Nuova Zelanda ormai, considera il cambiamento Climatico una "minaccia esistenziale". </div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-11 19:25:37 UTC</pubDate>
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         <title>Hawaii, Stati Uniti</title>
         <author>mariarosalabella</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2441546371</link>
         <description><![CDATA[<div>Come molti sistemi di barriera corallina in tutto il mondo, le barriere coralline delle Hawaii, che coprono 166.000 ettari (410.000 acri) in tutto l'arcipelago, sono sottoposte a una profusione di pressioni antropiche, tra cui lo sviluppo costiero, l'inquinamento, la pesca eccessiva, e agli eventi del cambiamento climatico. A costituire una minaccia sono, soprattutto, i cicloni tropicali, che negli ultimi anni sono cresciuti in frequenza e intensità, e le ondate di calore (per la loro sopravvivenza, i coralli necessitano di temperature che non superino i 25°C). La situazione è da considerarsi estremamente preoccupante.<br>Le barriere coralline sono, infatti, tra gli ecosistemi più diversi e preziosi sulla Terra. Basti pensare che esse ospitano più specie per unità di superficie rispetto a qualsiasi altro ambiente marino, comprese circa 4.000 specie di pesci, 800 specie di coralli duri e centinaia di altre specie. Gli scienziati stimano che potrebbero esserci milioni di specie sconosciute di organismi che vivono dentro e intorno alle barriere coralline. Per di più, le strutture della barriera corallina proteggono le coste dal 97% dell'energia di onde, tempeste e inondazioni, contribuendo a prevenire la perdita di vite umane, danni alle proprietà e l'erosione.&nbsp;<br>Per tutti questi motivi, nelle Hawaii, per la prima volta nel mondo, un team di ricercatori si è messo all'opera per sviluppare una mappa, che sfruttando tecniche di imaging 3D, scansiona le barriere e individua le zone in cui la presenza di coralli è più rada. I risultati della mappatura si riveleranno, secondo gli esperti, fondamentali: informeranno, infatti, la pianificazione della gestione in termini di designazione delle aree marine, la definizione delle priorità dei siti di ripristino (dalla cresta alla barriera corallina) e il monitoraggio dell'habitat dei pesci.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-11 23:23:41 UTC</pubDate>
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         <title>Milano, Metropolitan City of Milan</title>
         <author>deliacatalano05</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442018889</link>
         <description><![CDATA[<div>Il progetto Run Green, promosso da RCS Sports &amp; Events, organizzatrice della Milano Marathon, prevede diverse misure atte a colorare di verde – il colore che per eccellenza rappresenta la sostenibilità – la maratona e l’intera città. Soluzioni che hanno permesso alla Milano Marathon, tra l’altro, di acquisire la Certificazione Gold di evento sostenibile dal Council for Responsible Sport.<br>Le emissioni di CO2 prodotte dalla Milano Marathon vengono compensate con una serie di attività che si svolgono sia nei giorni della manifestazione, sia successivamente. Tra queste, la raccolta differenziata dei rifiuti in collaborazione con AMSA, tramite apposite isole ecologiche, e la raccolta delle scarpe da running usate durante Il Milano Running Festival che precede l’evento. Inoltre, il progetto No Waste dona in beneficenza il food &amp; beverage non consumato e organizza una serie di sessioni di plogging (raccolta dei rifiuti che si trovano sul proprio cammino mentre si è impegnati a fare attività sportive all’aria aperta) in varie zone.<br>Le operazioni sostenibili attuate in riferimento alla maratona, però, non coinvolgono solamente gli organizzatori e i protagonisti di essa, ma anche istituzioni e partner commerciali. Il Comune di Milano, per esempio, nella giornata dedicata alla corsa disincentiva l’utilizzo di auto e veicoli a motore, offrendo ai runners partecipanti la possibilità di spostarsi gratuitamente in città con i mezzi pubblici, in accordo con ATM. Sensibilizzando così le persone all’importanza della mobilità sostenibile. Non solo in questo giorno, ma sempre.<br>Nell’edizionata passata della Milano Marathon, inoltre, in particolar modo chi veniva da fuori città ha anche potuto sfruttare la sezione dedicata alla corsa della piattaforma digitale <a href="http://milanomarathon.flexymob.com/">FlexyMob</a> per prenotare il proprio posto in servizi di mobilità differenti (trasporto pubblico locale, autobus, taxi, noleggio bus, car sharing, parcheggi). Così da ridurre il traffico automobilistico e, di conseguenza, le emissioni di CO2, risparmiando tempo. Come, di fatto, si potrebbe fare molto spesso.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 09:37:37 UTC</pubDate>
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         <title>Bologna, Metropolitan City of Bologna</title>
         <author>deliacatalano05</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442023067</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli svedesi hanno trovato un modo per stare in forma e, al contempo, prendersi cura del Pianeta. Si chiama plogging ed è una parola che fonde i termini jogging (corsa) e plocka-upp (raccogliere): una disciplina salutare e virtuosa percè quello che si tira su correndo sono i rifiuti.&nbsp;<br>Sentiremo parlare molto presto di "trash run". Intanto Bologna è sempre un po' avanti visto che, come spiega il dirigente medico dell'Azienda USL di Bologna Gerardo Astorino (qui la sua intervista sul movimento e il cambio di stagione), siamo stati fra i primi a importare questa disciplina doppiamente benefica: «Siamo stati fra i primi a organizzare un evento di plogging e il prossimo 12 ottobre ai Giardini Margherita andrà in scena il terzo. L'occasione è la manifestazione "Datti una mossa!" che vedrà il parco cittadino palco di una giornata all'insegna di stili di vita salutari».&nbsp;<br>Dunque i curiosi possono già provare il "plogging", che merita comunque maggiori dettagli: per praticarlo bisogna essere dotati di alcuni oggetti indispensabili che sono un paio di guanti di gomma e una busta o una borsa per riporre i rifiuti raccolti (all'evento Ausl queste cose vengono fornite dagli organizzatori). A questo punto non resta che correre per poi fermarsi ogni qual volta si vede un rifiuto abbandonato. Lattine, mozziconi di sigaretta, bottiglie, packaging vario...<br>Per raccoglierli attenzione al movimento: se ci si china per bene flettendo le gambe invece che incurvare la schiena si fa anche dello squat. E via via che si va avanti il sacchetto pesa sempre di più e acquista volume portando l'esercizio un pochino oltre...ecco che così il plogging diventa praticamente uno sport a tutti gli effetti!&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 09:41:17 UTC</pubDate>
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         <title>Roma, Metropolitan City of Rome</title>
         <author>deliacatalano05</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442036165</link>
         <description><![CDATA[<div>Domenica 6 novembre si è tenuta la prima tappa di Corri per il Verde, storica manifestazione dell'Uisp Roma arrivata alla cinquantunesima edizione. Il primo appuntamento si è tenuto alla Riserva Naturale della Valle dell’Aniene dove gli atleti si sono sfidati in 7 percorsi stabiliti, divisi in categorie. Il parco ospita il secondo fiume della città, dimenticato più del Tevere e su cui occorre concentrare tutti gli sforzi possibili per riscoprirlo e farlo riscoprire. La missione principale di Corri per il Verde rimane infatti quello di difendere le aree verdi dell’intera città metropolitana di Roma, utilizzando lo sport, e la corsa in particolare, per raggiungere l’obiettivo.</div><div>Corri per il Verde è divenuta nel tempo un punto di riferimento in autunno per centinaia di podisti grandi e piccoli e per decine di società sportive, mantenendo la stessa missione: riscoprire le aree verdi (parchi, aree archeologiche di periferia e poco conosciute) di Roma.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 09:53:32 UTC</pubDate>
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         <title>Bangladesh</title>
         <author>deliacatalano05</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442048260</link>
         <description><![CDATA[<div>“La situazione è assolutamente devastante e molto peggiore di quanto pensassimo inizialmente. È la seconda volta in un mese che queste zone sono state devastate dalle inondazioni e le vite delle persone messe a rischio. Stiamo facendo il possibile per sostenere le popolazioni colpite, ma è imperativo che i governi di tutto il mondo riconoscano che sono le persone delle comunità più povere a essere le prime vittime di una crisi climatica che non hanno causato”. Sono queste le parole di Farah Kabir, direttore di ActionAid Bangladesh, intervenuto con l’organizzazione per assistere le famiglie in alcune delle aree più colpite dalle forti piogge che hanno causato gravi alluvioni improvvise nel nord-est del Bangladesh, interrompendo le reti di trasporto e di comunicazione, le strutture per il trasporto di acqua potabile e devastando le comunità. ActionAid Bangladesh comunica che sono oltre 4 milioni le persone intrappolate a causa delle inondazioni nei distretti di Sylhet e Sunamganj, con accesso limitato a cibo e acqua, mentre sono 63mila le persone sfollate dalle loro case, ma il numero è destinato a crescere. Case, scuole ed edifici governativi sono stati allagati, rinviati gli esami per il diploma di scuola secondaria. Elettricità e reti mobili in gran parte interrotte, danneggiate fonti di acqua potabile e strutture igienico-sanitarie. Rifugi affollati senza separazione tra uomini e donne, mettendo a rischio di violenza di genere e di danni psicologici. L’accesso alle aree colpite è limitato e gli operatori umanitari sono costretti a raggiungere le zone in barca. ActionAid sta fornendo aiuti di emergenza a Sunamganj con cibo e generi di prima emergenza, tra cui pastiglie per la purificazione dell’acqua e articoli per l’igiene come sapone e assorbenti igienici, oltre che la creazione di spazi sicuri per le donne e le ragazze, per ridurre la violenza di genere. “Gli sforzi globali continuano a non essere all’altezza e la mancata risposta agli impatti delle crisi climatiche, come quella in corso ora in Bangladesh, continuerà a costare la vita a donne, uomini e bambini. I governi del nord del mondo devono assumersi la responsabilità delle perdite e dei danni che stanno causando dall’altra parte del mondo”, aggiunge il direttore di ActionAid Bangladesh, che sottolinea come il Bangladesh sia uno dei Paesi più colpiti al mondo dagli effetti del cambiamento climatico, con perdite e danni associati agli impatti climatici che aumentano ogni anno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 10:05:19 UTC</pubDate>
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         <title>Amazzonia - Codajás, Amazonas, Brasile</title>
         <author>mariarosalabella</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442853556</link>
         <description><![CDATA[<div>L'Amazzonia è stata a lungo considerata il più grande serbatoio di carbonio del mondo, in quanto assorbe più gas di serra di qualsiasi altra foresta tropicale. Tuttavia, gli scienziati affermano che, al momento, parti della foresta emettono più anidride carbonica di quanta ne possano assorbire, soprattutto a causa dell'aumento dei tassi di deforestazione.&nbsp;<br>Si stima, in particolare, che negli ultimi cinquanta anni l'Amazzonia brasiliana abbia perso circa un quinto della sua copertura forestale, quasi 300.000 miglia quadrate, che sono state sacrificate alla produzione di soia e manzo.<br><br>La deforestazione in Amazzonia va avanti dal 1960. Da allora, diverse sono state le iniziative per salvaguardarla. Ad esempio, tra il 2005 e il 2012, il Brasile ha ridotto l'abbattimento della foresta dell'80%, riducendo drasticamente le proprie emissioni. Un migliore monitoraggio della foresta, una migliore applicazione della legge, pratiche agricole più efficienti e iniziative del settore privato per fermare la vendita di beni coltivati ​​su terreni disboscati illegalmente hanno contribuito a ridurre il tasso di deforestazione.</div><div>Tuttavia, dopo il 2012 la deforestazione nell'Amazzonia brasiliana è aumentata e nel 2021, sotto il governo Bolsonaro, ha raggiunto il massimo da quindici anni (si parla di 5.110 miglia quadrate perse). Gli individui e le aziende continuano a trarre profitto dal disboscamento e dallo sfruttamento delle risorse naturali e le autorità sono limitate nelle loro capacità di rintracciare e punire coloro che lo fanno illegalmente.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 20:50:56 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Nigardsbreen, Jostedal, Norvegia</title>
         <author>Giorgia5E</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2442899892</link>
         <description><![CDATA[<div>Studiando i <strong>ghiacciai</strong> delle nostre montagne, risultano evidenti gli effetti del riscaldamento globale e, in generale, dei <strong>cambiamenti climatici</strong>. Basta infatti guardare le foto di un ghiacciaio di qualche decina di anni fa e confrontarle con quelle scattate ai giorni nostri, per comprendere la gravità del problema.<br>Secondo i dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, le Alpi, per esempio, hanno perso circa la metà del loro volume dal 1900, con l'accelerazione più evidente dello scioglimento che si è verificata dagli anni '80. È anche quanto successo al <strong>ghiacciaio di Nigardsbreen</strong>, il più grande d’Europa. Le immagini che mostrano il cambiamento sono terrificanti.<br><br>Le stime del <strong>SEE</strong> dicono che entro il 2100, il volume dei ghiacciai europei continuerà a diminuire tra il <strong>22% e l'84% </strong>- secondo uno scenario moderato. Una previsione più aggressiva suggerisce che fino all'89% potrebbe essere perso.<br><br>"<em>Abbiamo un record di osservazioni di piccoli ghiacciai nelle aree colonizzate, in particolare nelle Alpi e in Norvegia e Nuova Zelanda</em>", afferma <strong>Roderik van de Wal</strong>, un esperto di ghiacciai presso l'Università di Utrecht nei Paesi Bassi. Quel record, dice, mostra i ghiacciai che si ritirano ancora di più. "<em>Questa è una conseguenza del cambiamento climatico</em>".<br><br>La lenta scomparsa dei ghiacciai, ovviamente, è un problema che trascende l'estetica o anche i ghiacciai stessi in quanto comporta una serie di conseguenze. <br>Esse riguardano principalmente:<br> <br>• <strong>Aumento del livello degli oceani</strong>, con conseguente possibilità che alcune aree continentali vengano sommerse.<br>• <strong>Stravolgimento del clima</strong> e delle condizioni meteo: l'aumento dei livelli del mare e degli oceani può comportare cambiamenti repentini delle temperature e l'avvento di fenomeni atmosferici estremi come alluvioni e tornado.<br>• <strong>Riduzione della biodiversità</strong> dovuta al cambiamento dell’habitat di molte specie marine e terrestri. Se cambiano le caratteristiche del luogo che ospita alcune specie animali, quest'ultime non potendo adattarsi rischiano di scomparire.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-12 21:51:15 UTC</pubDate>
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         <title>Kedarnath, Uttarakhand, India</title>
         <author>mariarosalabella</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2443433758</link>
         <description><![CDATA[<div>Tra il 13 e il 17 giugno 2013, lo stato di Uttarakhand ha ricevuto un'insolita quantità di precipitazioni. Ciò ha portato allo scioglimento del ghiacciaio Chorabari e all'esondazione del fiume Mandakini. Le inondazioni hanno colpito gran parte dell'Uttarakhand, dell'Himachal Pradesh e del Nepal occidentale. Le forti piogge hanno causato massicce inondazioni improvvise e frane che hanno provocato la morte di residenti e turisti, nonché ingenti danni alle proprietà. Secondo quanto riferito, la più colpita è stata la valle di Kedarnath, famosa per il tempio dell'VIII secolo dedicato a Lord Shiva. L'alluvione ha lasciato un bilancio delle vittime di oltre 5000 persone.&nbsp;<br><br></div><div>Nonostante il fatto che forti piogge e nubifragi siano cause naturali delle inondazioni e delle frane, gli ambientalisti ritengono che il disastro del 2013 sia stato provocato dall'uomo. "La costruzione non pianificata e casuale, il turismo mal gestito e le attività correlate, tra cui l'estrazione mineraria intensiva in questo fragile ecosistema, sono alcuni dei motivi che hanno portato a definire questo disastro naturale come un disastro in parte causato dall'uomo, che ha aumentato l'intensità e l'entità dei danni" affermano gli ecologisti del luogo.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-13 11:01:53 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Sahara Desert</title>
         <author>Giorgia5E</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2443768678</link>
         <description><![CDATA[<div>“<em>Mi è sempre piaciuto il deserto</em>”, dice forse con un po’ di retorica il piccolo Principe, “<em>ci si siede su una duna di sabbia, non si vede nulla, non si sente nulla eppure c’è qualcosa che risplende nel silenzio.</em>” <br><br>È questa l’impressione che si ha nel <strong>grande Erg orientale del Sahara tunisino</strong>: il luogo in cui le dune diventano preponderanti rispetto al resto del deserto. Il Sahara non è sempre stato uguale a come lo osserviamo oggi, è cambiato più volte nel corso della sua storia: è stato savana, è stato foresta ed è stato deserto, come è deserto ancora oggi; questo è accaduto per i cambiamenti climatici naturali che interessano da sempre il nostro pianeta. Oggi, però, si aggiungono gli effetti dell'intervento umano: come le piantagioni di palme da dattero, palizzate di pag lia costruite per fermare la formazione di dune… . Se da un lato queste misure consentono alle popolazioni residenti di migliorare le proprie condizioni di vita, dall’altro bisogna comprendere che, con il cambiamento climatico in atto e in una zona pre desertica come questa, non è possibile trasformare tutto in un palmeto anche perché quello che si rischia è di non avere poi un risultato così importante e di dover abbandonare queste zone con un <strong>incremento della desertificazione</strong>.<br><br>La <strong>desertificazione</strong> è un processo climatico-ambientale, causato da eventi naturali o attività umane, che coinvolge la superficie terrestre portando alla degradazione dei suoli, alla scomparsa della biosfera (flora e fauna) ed alla trasformazione dell'ambiente naturale in deserto.<br>La desertificazione è particolarmente interessata alle zone dell'Africa che confinano con il Sahara in espansione e con i deserti dell'Arabia e del Medio Oriente. Altre aree a rischio di desertificazione sono: la parte occidentale del Nord America e il deserto dell'Australia meridionale sono anch'essi in espansione. In Italia, le regioni Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria sono interessate da questo fenomeno.<br><br>Con la siccità sempre più pronunciata e l’avanzata del deserto, l’effetto serra generato dagli uomini rischia di diventare molto spesso un <strong>effetto guerra</strong>.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-13 16:08:21 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Senegal</title>
         <author>deliacatalano05</author>
         <link>https://padlet.com/usablehousingllc/osxo10li5hs4n48j/wish/2444046292</link>
         <description><![CDATA[<div>Già nel 2008 il rapporto “Habitat” delle Nazioni Unite aveva lanciato l’allarme per la città di Saint-Louis in Senegal indicandola come “la città più minacciata dall’innalzamento del livello del mare” di tutta l’Africa a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Un allarme ribadito nel 2013 da uno studio del ministero dell’Ambiente secondo cui l’80% della città sarà “ad alto rischio” inondazioni entro il 2080 e 150mila persone saranno costrette e lasciare le proprie case. Siamo nel Nord del Senegal, a 250 chilometri dalla capitale Dakar.<br><br></div><div>A Saint-Louis, soprannominata la “Venezia d’Africa”, l’impatto dei cambiamenti climatici ha già provocato migliaia di rifugiati e ogni anno vengono persi circa cinque metri di costa: centimetro dopo centimetro gli abitanti della città hanno visto sparire -inghiottiti dall’oceano Atlantico- diverse abitazioni, una scuola, la moschea e parte del cimitero. Circa 300 famiglie sono state dislocate nei campi provvisori di Khar Yalla e Djougop, rispettivamente a otto e a dieci chilometri nell’entroterra.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-01-13 20:40:57 UTC</pubDate>
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