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      <title>La 3G legge &quot;Molto forte, incredibilmente vicino&quot; di Jonathan Safran Foer by Chiara Giacomi</title>
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      <description></description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2026-02-03 13:27:08 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo tipografi: Jacopo Furri</title>
         <author>furrijacopo</author>
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         <description><![CDATA[<p>"Avrei voluto che il tempo andasse all' indietro. Che la mia vita andasse all' indietro. Che lui tornasse indietro."</p><p><br/></p><p>"Non è caduta. È solo il ritorno verso l' alto."</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-24 16:23:22 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo tipografi: Pietro Carletto</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>"Abbiamo diviso la casa in Zone del Sì e Zone del No. Era un modo per sopravvivere. Nelle Zone del Sì si poteva parlare di tutto, nelle Zone del No non si poteva nemmeno esistere."</p><p><br/></p><p>"C'erano luoghi in cui potevamo essere noi stessi e luoghi in cui dovevamo far finta di non esserci mai incontrati."</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:02:53 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo biografi: Matilde Guadagnini</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Ruth Schell&nbsp;</strong></p><p><strong>Ruolo</strong>: nonna di Oskar, moglie di Thomas Sr.&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong>Profilo psicologico:</strong></p><p>E’ sopravvissuta al bombardamento di Dresda ed è portatrice di un trauma immane, avendo perso la sua famiglia. Eppure, Ruth ha scelto una strada molto coraggiosa per affrontare la sua vita, opposta a quella del marito: ha deciso di restare, di amare e di occupare uno spazio, anziché nascondersi o restare in silenzio. E’ una donna che ha costruito una vita nonostante tutto, anche se spesso le è stata ingiusta. E’ stata infatti costretta ad affrontare nuovamente un grande dolore: la morte di suo figlio. Proprio per questo motivo sente una responsabilità particolare nei confronti di Oskar, preoccupandosi costantemente per lui e volendo sempre proteggerlo da tutto, a volte risultando addirittura soffocante. Tutte queste preoccupazioni le comunica attraverso la scrittura, in particolare con lettere piene di calore e verità difficili da esprimere a voce alta.</p><p><br/></p><p>"Vorrei tanto tornare bambina, per poter rivivere la mia vita. Ho sofferto molto più di quanto fosse giusto. E non sempre le gioie che ho provato sono state gioiose. Avrei potuto vivere in un altro modo."</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:04:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo “Gli esploratori”: Daniela Buza</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>“Ho passato tutta la giornata a girare per il parco in cerca di qualcosa che mi dicesse qualcosa, ma il problema era che non sapevo cosa stavo cercando.”</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:05:10 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo biografi: Matilde Guadagnini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3802094044</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>A.R. Black (Mr. Black)</strong></p><p><strong>Ruolo: </strong>anziano vicino di casa di Oskar.</p><p><br/></p><p><strong>Profilo psicologico:</strong></p><p>Ha 103 anni, è sordo, e ha smesso di leggere i giornali quando sua moglie è morta, così da non dover sentire le notizie del mondo senza di lei, quasi come se avessero perso di significato. Ha affrontato esperienze molto difficili, attraversando il secolo più violento della storia, eppure ha scelto di fermarsi, di isolarsi e di vivere nel silenzio della sua sordità, come in una fortezza. Paradossalmente, però, è uno dei personaggi che comunicano di più nel romanzo: parla infatti attraverso i suoi album di ritagli di giornale che, in un certo senso, rappresentano la sua vita.&nbsp;</p><p>Con Oskar stabilisce immediatamente un legame di amicizia, basato su un dolore familiare che il vecchio riconosce nel bambino: entrambi, infatti, sono alle prese con perdite che non riescono ad elaborare.&nbsp;</p><p><br/></p><p>"<strong>«</strong>Accanto al laghetto! Una volta lei è inciampata in una delle sue radici! Ai tempi, quando le facevo la corte! E' caduta e si è tagliata la mano! Un taglietto da niente, ma non l'ho mai scordato! Un sacco di tempo fa!<strong>»</strong></p><p><strong>«</strong>Però nella tua vita è ieri, giusto?<strong>»</strong></p><p><strong>«</strong>Ieri! Oggi! Cinque minuti fa! Adesso!<strong>»</strong>" </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:06:19 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;Gli esploratori&quot;: Emma Bettero</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>“Ho immaginato noi che ci guardavamo negli occhi nel millimetro prima che il muso dell’aereo si schiantasse contro il grattacielo.&nbsp;</p><p>Ti odio, gli avrebbero detto i miei occhi.</p><p>Ti odio, mi avrebbero detto i suoi occhi.”</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:08:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;Gli archivisti&quot; - Bertagna Adele</title>
         <author>bertagnaadele</author>
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         <description><![CDATA[<p>“Il messaggio si interrompeva, sembravi così sereno, non sembravi un uomo che stava per morire, avrei voluto che fossimo seduti a tavola a chiacchierare per ore di niente, avrei voluto che potessimo sprecare ancora del tempo insieme”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:21:29 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo tipografi: Pietro Carletto</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3802122547</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>"Ogni volta che infilavo la chiave in una serratura e non girava, sentivo un peso nel petto. Ma era anche un sollievo, perché significava che la ricerca non era ancora finita. Finché non trovavo la serratura, mio padre era ancora in qualche modo 'aperto' per me."</p><p><br/></p><p>"Cercavo la serratura che corrispondesse alla mia chiave. Ma New York è piena di serrature. Ci sono milioni di serrature, e se provassi a testarne una al secondo, mi ci vorrebbero anni solo per finire un quartiere."</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 16:25:12 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;Gli archivisti&quot; - Rossi Alessandro</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3802208046</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>La chiave:</strong></p><p>La chiave trovata nel vaso blu non è un semplice oggetto per Oskar, ma rappresenta il tentativo disperato di dare un ordine al caos lasciato dall'11 settembre: finché esiste un segreto da svelare, una missione finale che il padre gli ha lasciato, il legame con il lui resta "vivo" e la missione del ragazzo ha uno scopo.</p><p>Questa ricerca agisce come una terapia che spinge il protagonista ad uscire dal proprio isolamento e a connettersi con il mondo esterno.</p><p>Tuttavia, il valore profondo del simbolo emerge solo nel finale, quando scopriamo che, in realtà, la chiave appartiene a William Black. Qui il significato cambia completamente: l'oggetto smette di essere uno strumento che serve a comprendere il mistero lasciato dal padre prima della sua morte e diventa il mezzo per chiudere il ciclo del lutto. Oskar capisce che non esiste un messaggio nascosto del padre ed comprende, infine, che non serve una serratura per restare vicino a chi non c'è più, ma il legame si trova nel viaggio che si è compiuto per cercarla.</p><p><em>"Quando l'ho tenuta in mano, mi sono sentito un po' meglio. Come se avessi trovato un pezzetto di lui. Forse la chiave apriva qualcosa che conteneva qualcosa che mi avrebbe spiegato come era morto. O come viveva. O chi ero io."</em></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-25 17:26:04 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;gli esploratori&quot;: Alberto Zanini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803588095</link>
         <description><![CDATA[<p>La casa di Oscar si trova Manhattan, nell’Upper West Side di New York.</p><p>La casa e soprattutto la stanza di Oscar , prima della morte del padre è una casa vivace e piena di oggetti e libri. Inoltre camera di Oscar è  ricca di mappe, invenzioni, appunti e piccoli esperimenti. </p><p>Successivamente la morte del padre la casa cambia atmosfera , la quale diventa pesante e la casa diventa un luogo silenzioso, carico di ricordi e di assenza. L' assenza morte del padre nella casa di Oscar si fa sentire molto.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>“La nostra casa era piena di cose di papà, ma senza papà.”</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 14:38:20 UTC</pubDate>
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         <title>Thomas Schnell (padre di Oskar)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803669441</link>
         <description><![CDATA[<p>La figura del padre di Oskar, Thomas Schell, in Molto forte, incredibilmente vicino è costruita come un ricordo vivo, una presenza che continua a guidare il protagonista anche dopo la morte. Non appare mai direttamente, ma prende forma attraverso ciò che Oskar conserva di lui: le memorie, gli oggetti lasciati e soprattutto la voce registrata nelle telefonate dell’11 settembre. Da questi frammenti emerge un uomo curioso, intelligente e affettuoso, che educava il figlio con la fantasia e il gioco, trasformando ogni dettaglio della realtà in un’occasione per esplorare. Le missioni immaginarie, gli indovinelli e le sfide che proponeva a Oskar diventano un linguaggio privato, un codice affettivo che continua a vivere anche dopo la tragedia.Il padre appare come una figura calma e rassicurante, capace di trasmettere sicurezza anche nei momenti più difficili. Le telefonate lasciate il giorno dell’attentato sono tra i momenti più intensi del romanzo: la sua voce, riascoltata da Oskar, rivela un uomo che cerca di proteggere il figlio fino all’ultimo, mantenendo un tono controllato nonostante la disperazione. Quelle registrazioni diventano per Oskar una ferita e insieme un modo per sentirlo ancora vicino. Anche la scoperta della misteriosa chiave Oskar la interpreta come un messaggio lasciato dal padre. </p><p>Attraverso i racconti della madre e della nonna emerge anche un lato più fragile di Thomas, un uomo sensibile che amava profondamente la sua famiglia.</p><p>in conclusione, la sua assenza non è un vuoto silenzioso ma un faro che orienta il bambino nella crescita e dà senso alla sua ricerca. </p><p>«Mi raccontava storie per farmi pensare».</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 15:37:03 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot; I cercatori di silenzi&quot;- Maxim Mazzoni</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803691095</link>
         <description><![CDATA[<p>DINAMICHE DELL'ATTENTATO </p><p><br/></p><p>11 settembre 2001, una data che ha segnato un giorno nella storia dell'umanità. Gli attentati alle Torri Gemelle rappresentano uno dei momenti più tragici e devastanti della nostra epoca. Quella mattina, due aerei di linea furono dirottati da membri di al-Qaeda, un’organizzazione terroristica guidata da Osama bin Laden, e furono inavvertitamente trasformati in armi letali. Ma cosa ha portato a un numero così elevato di vittime e quali fattori tecnici hanno contribuito a questa tragedia?</p><p><br></p><p>Le Torri Gemelle, progettate per resistere a eventi estremi, erano l'emblema della potenza economica e tecnologica americana. Tuttavia, il colpo inferto dagli aerei, che viaggiavano a velocità elevate, causò danni enormi. L'impatto generò immediatamente un'esplosione che distrusse i piani superiori e provocò un incendio devastante. La combustione di milioni di litri di carburante per aereo alimentò le fiamme, raggiungendo temperature superiori ai 1000 gradi Celsius. Questo calore intensissimo ebbe un effetto diretto sulle strutture in acciaio e alluminio delle torri.</p><p><br></p><p>In particolare, l'alluminio, utilizzato ampiamente nella costruzione, cominciò a fondere a temperature relativamente basse, intorno ai 660 gradi Celsius. Le travi portanti in acciaio, già compromesse dall'impatto, subirono ulteriormente il colpo: il calore le indebolì fino al punto da farle cedere. La combinazione di questi fattori – l’impatto iniziale, il calore estremo e la progettazione delle strutture – portò al collasso totale delle torri in meno di un’ora. In quel catastrofico evento, oltre 2900 persone persero la vita , lasciando dietro di sé una ferita all'intera umanità.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 15:50:43 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo tipografi: Lucia Zanetti</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803812954</link>
         <description><![CDATA[<p>La forma grafica del romanzo non è un semplice esperimento estetico: è una traduzione visiva del trauma. Le pagine in cui le parole si sovrappongono sembrano pensieri che non riescono a stare in fila. Gli spazi bianchi, invece, non sono vuoti neutri ma sono pause che pesano.</p><p>In alcune pagine il testo è così fitto da diventare quasi illeggibile: è come se il dolore non lasciasse spazio per respirare. In altre, il bianco domina.</p><p>Il libro quindi non si limita a raccontare il caos: lo fa vivere al lettore.</p><p><br/></p><p><strong>“A volte il silenzio fa più rumore”</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 17:26:43 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot; I BIOGRAFI&quot;- Mascolino Vincenzo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803928922</link>
         <description><![CDATA[<p>Thomas Schell Sr.  , il nonno di Oskar,</p><p>nel romanzo "Molto forte e incredibilmente vicino"  è uno dei personaggi più complessi e dolorosi del romanzo.</p><p>  Visto che era riuscito a sopravvivere  al bombardamento di Dresda durante la Seconda guerra mondiale, porta con sé un dolore continuo: ha perso una donna ,di nome Anna, che amava tantissimo e da quel momento la sua vita è piena di sensi di colpa.</p><p>Dopo  il trauma in cui ha perso Anna , il nonno sceglie di non parlare più. </p><p>Comunica scrivendo sui quaderni o mostrando le parole tatuate sulle mani dove c'è scritto o "si" oppure "no". </p><p>Questo suo silenzio  indica tutto il suo dolore passato, il linguaggio, per lui, è diventato inutile a causa di tutti i problemi e i traumi che ha vissuto.</p><p> Inoltre deciderà di sposare  la sorella di Anna, ma il loro rapporto è molto difficile ,perché si basa sul bisogno di non rimanere da soli dopo la tragedia ,questo comporta un rapporto che riguarda maggiormente un dolore piuttosto che  su una scelta voluta da entrambi.</p><p> Quando lei resta incinta , il nonno fugge ,abbandonando la sua famiglia,  poiché non riesce ad affrontare la responsabilità  di avere un figlio, infatti  ha paura di amare di nuovo qualcuno che potrebbe perdere ,come era già successo con Anna. </p><p>Anni dopo tenterà di riavvicinarsi, ma resterà sempre una figura incompleta, poiché era sempre indeciso sul tornare ma aveva paura di non riuscire ad amare a causa del trauma passato.</p><p> Quindi il nonno  di incarna una tragedia precedente a quella accaduta al padre di Oskar, ma mostra come un  trauma che non è stato mai accettato continui a tormentarlo costantemente.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 18:14:35 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;Gli archivisti&quot; - Lorenzo Sartori</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3803978797</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>La busta:</strong></p><p>La busta che dà inizio all’intera avventura di <em>Molto forte, incredibilmente vicino</em> viene scoperta da Oskar Schell nell’armadio del padre mentre il ragazzo sta rovistando tra gli oggetti rimasti dopo la sua morte. È una scena quasi casuale, infatti Oskar non trova la busta perché il padre gliel’ha lasciata come indizio, ma perché il dolore lo spinge a cercare ovunque un segno che possa riportarlo a lui.</p><p>La busta contiene una chiave e porta una sola parola scritta sopra: “Black”. Per Oskar, questa parola diventa immediatamente un indizio, un compito lasciato dal padre. In realtà, come scoprirà solo alla fine, “Black” è semplicemente il cognome del vero proprietario della chiave, e la busta è finita tra gli oggetti del padre per una serie di coincidenze.</p><p>La busta, quindi, rappresenta il bisogno di ricordare il padre. È un oggetto come gli altri che diventa importantissimo perché Oskar gli attribuisce un valore emotivo enorme. La scritta “Black” diventa, così, una direzione, un pretesto per incontrare persone, ascoltare storie, condividere traumi.</p><p><br/></p><p><em>"Una busta piccola, dentro un vaso azzurro sul piano più alto del suo ripostiglio."</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 18:49:34 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Gruppo gli &quot;Archivisti&quot;: Corsi Fabio </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il cammino:</strong></p><p>Uno tra i più importanti oggetti-simbolo presenti all'interno del romanzo è la mappa rappresentante la città di New York. Essa, infatti, riporta il luogo nel quale Oskar, il protagonista del romanzo, ha dovuto compiere non solo un viaggio fisico, volto alla ricerca degli indizi per trovare quello che stava cercando, ma anche un viaggio emotivo, che ha avuto l'importante ruolo di far alleggerire il peso interiore vissuto dall'animo del giovane bambino, in seguito all'amara perdita del padre, durante l'attentato dell'11 Settembre 2001. Una frase che aiuta a comprendere il ruolo importante giocato dal viaggio di Oskar è “A volte posso sentire le mie ossa affaticarsi sotto il peso di tutte le vite che non sto vivendo”. La sua ricerca, infatti, lo stava, anche, implicitamente aiutando a metabolizzare l'accaduto, poiché non sopportava l'idea di fermarsi nel dolore senza risposte. Ogni volta che suonava il campanello succedeva qualcosa a Oskar, camminando per le strade della città e, soprattutto, interagendo con le persone aveva cominciato a comprendere che New York non era solamente il luogo dove si era concretizzato l'attentato, ma, a seguito di esso, le persone, comunque, avevano cominciato a renderlo nuovamente uno spazio nel quale relazionarsi, proseguendo ad avere quel contatto umano che sembrava perduto dopo quel fatidico giorno. Infine, a sottolineare l'importanza del viaggio compiuto da Oskar vi è, anche, la frase "Anche se sapevo che a New York c’erano 161.999.999 serrature che non avrebbe aperto, sentivo comunque che apriva tutto", poiché essa sottolinea la rinascita interiore ed il coraggio che stanno nascendo nel protagonista grazie al viaggio stesso. </p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 18:55:49 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;I cercatori di silenzi&quot; - Arusto Alessandro</title>
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         <description><![CDATA[<p>RIFLESSIONE CON CITAZIONI DAL LIBRO</p><p>L’attacco alle torri Gemelle, avvenuto l’ 11 Settembre 2001, rimase assai impresso nel ricordo delle persone per tutte le vittime causate da tale tragedia. Il libro “Molto forte incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer affronta proprio questa tematica parlando di un ragazzo di nome Oskar; il quale durante questo giorno perse il padre e lui prova queste emozioni talmente forti che lui arriva pure a dire:&nbsp; “tante volte hai una sensazione forte, ma non sai che cos’è.”(capitolo “scarpe pesanti scarpe più pesanti”, pagina 290).</p><p>Durante questa narrazione vengono anche presentati altri personaggi i quali soffrono per questo episodio, ma una delle frasi più significative presenti in questo libro è una frase detta dal padre di Oskar la sera prima di morire, che dice: “Forse sentiamo solo la mancanza delle cose perdute, o la speranza in quelle che vogliamo succedano” (capitolo ”il sesto distretto”, pagina 394). Con questa frase si rappresenta esattamente lo stato d’animo che molte persone provarono dopo questo evento, le quali sentirono la mancanza di amici o familiari perduti a causa di questo attacco, ma allo stesso modo le persone sentono la mancanza della possibile era di pace che durante quegli anni sembrava fattibile.</p><p>Come introdotto all’inizio gli eventi accaduti l’11 Settembre 2001 furono tragici per il quantitativo di morti avvenute nell’arco di poco tempo, ma ciò che scosse di più le persone fu il vuoto e la mancanza dei familiari persi durante tutti questi avvenimenti, ed anche il fatto che molte persone come Oskar mantengano dentro di loro il ricordo e il rimorso di non aver potuto parlare coi loro cari un'ultima volta prima che fosse troppo tardi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 19:04:19 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot; I BIOGRAFI&quot;- Mascolino Vincenzo</title>
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         <description><![CDATA[<p> Linda Schell, la madre di Oskar è un personaggio fondamentale, anche se spesso sembra apparire  in secondo piano rispetto al figlio che è il protagonista del romanzo.</p><p>È una donna che affronta il lutto per la morte del marito negli attentati dell’11 settembre ,questo la porta ad essere un personaggio molto forte  , infatti  cerca allo stesso tempo di proteggere e sostenere Oskar ,cercando anche di non far sentire la mancanza della figura paterna .</p><p> A differenza del figlio, che reagisce al dolore con un bisogno ossessivo di ricerca di tutto ciò che possa essere collegato al padre  , Linda affronta la perdita  del marito in maniera molto più silenziosa e meno movimentata rispetto ad Oskar.</p><p>Linda presenta una sorta di  capacità di   affrontare e superare  l' evento traumatico  in maniera controllata come un vero e proprio adulto. </p><p>Soffre profondamente, ma non si lascia travolgere dalla tristezza che prova, infatti tenta di mantenere una tranquillità  e di garantire a Oskar un senso di sicurezza cercando appunto di fungere anche da figura paterna.</p><p> Di fatto, anche quando Oskar giudica  la madre come incapace di capire il suo dolore,  lei lo  segue e lo protegge continuamente, accompagnando di nascosto nel suo percorso di ricerca della figura paterna attraverso New York.</p><p>Non ostacola il bisogno di Oskar di trovare risposte, pur avendo paura di cosa potrebbe accadergli .</p><p>L'amore che prova per suo figlio viene messo in mostra meno  rispetto a quello del padre , ma  questo amore è molto più concreto.</p><p> Perciò Linda Schell  rappresenta all' interno del romanzo una figura che anche se ha subito una tragedia grandissima, riesce a riprendere in mano la sua vita garantendo al proprio figlio stabilità e serenità all' interno della sua vita.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 19:44:22 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;I biografi&quot;: Raffaella Ranalli</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong>William Black</strong></p><p><strong>Ruolo:</strong> ex‑marito di Abby Black e proprietario originale della chiave trovata da Oskar.</p><p><br/></p><p>William Black è un personaggio che compare verso la fine della trama del romanzo <em>Molto forte, incredibilmente vicino</em> ma il suo ruolo è cruciale per svelare l’enigma centrale della storia: la misteriosa chiave trovata da Oskar nel vaso appartenuto al padre. Emerge come un individuo segnato dai legami spezzati e dalle opportunità mancate.</p><p>William non è un uomo definito da un trauma personale enorme come molti altri nel romanzo, ma la sua sofferenza ha un carattere più quotidiano e umano, infatti si confronta costantemente con il rimpianto, la disillusione e il senso di responsabilità verso il passato. Quando Oskar lo incontra, scopre che la chiave non è il messaggio diretto lasciato dal padre, ma semplicemente un oggetto dal valore affettivo e materiale legato alla storia della sua famiglia. William racconta che la chiave apparteneva al padre, che gliel’aveva lasciata per aprire una cassaforte, ma William aveva venduto il vaso contenente la chiave prima di leggerne le indicazioni.</p><p>Nel momento in cui Oskar gli confida qualcosa di profondamente personale, ovvero i messaggi vocali registrati l’undici settembre da suo padre, William mostra un lato più vulnerabile di sé. Non è un uomo che nasconde grandi segreti, ma piuttosto uno che porta con sé le conseguenze delle proprie scelte: la vendita del vaso, il rapporto finito con Abby, la gestione dei ricordi legati alla famiglia.</p><p>William incarna l’idea che il dolore non deve essere causato soltanto un evento straordinario per lasciare un segno: a volte è la somma delle piccole ferite quotidiane, dei rimpianti e delle opportunità perdute che definisce più profondamente il carattere di una persona. Lui soffre dentro se stesso e nel libro appare come una persona empatica che aiuta Oskar a concludere la sua ricerca, avendo pazienza e rivelando al ragazzo tutto quello che sa.</p><p>«Mi dispiace. So che stavi cercando qualcosa e questo non è ciò che cercavi»</p><p>Questa frase, detta da William Black a Oskar durante il loro incontro, riflette bene il modo in cui il personaggio affronta la ricerca del protagonista: William comprende l’importanza che Oskar attribuisce alla chiave, ma riconosce con sincerità che non sempre ciò che cerchiamo porta a risposte chiare o a ciò che si voleva o si sperava di trovare, e lo esprime con umiltà e gentilezza.&nbsp;</p><p>Nel suo incontro con Oskar, William non assume il ruolo di guida né di figura paterna sostitutiva, diventa un mezzo di chiarimento, colui che rivela ciò che tanto voleva scoprire. La sua è una presenza che rompe l’illusione della missione quasi assurda di Oskar rendendo la vicenda più concreta, pur senza smorzarne l’importanza emotiva. Quando Oskar gli consegna la chiave, rifiutando di scoprire cosa ci sia dentro la cassaforte, William rimane in silenzio, lasciando emergere un senso di empatia silenziosa e di comprensione reciproca tra due persone segnate dalla perdita, sebbene in modi diversi, infatti entrambi sentono come se un pezzo di loro mancasse o fosse stato rovinato proprio a causa della scomparsa di cose, persone o relazioni molto importanti per loro.</p><p>William Black rappresenta, quindi, un volto del dolore meno epico ma forse più reale e comune, quello di chi vive con decisioni passate che, col tempo, diventano simboli di ciò che non si è potuto dire o fare. La sua storia contribuisce a dare profondità alla ricerca di Oskar e a ricordare che ogni individuo porta con sé un bagaglio di affetti e di rimpianti, alcuni più di altri.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 19:52:24 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo: Gli archivisti - Crestan Fabio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Un importante oggetto-simbolo del romanzo è rappresentato dalle fotografie dell’uomo che cade dalle Torri Gemelle. Queste immagini richiamano direttamente il trauma collettivo dell’11 settembre 2001, ma nel libro assumono anche un significato profondamente personale, perché collegano Oskar alla morte del padre. La fotografia, infatti, blocca un istante preciso nel tempo: un momento drammatico che non può essere cambiato. Proprio per questo diventa il simbolo di un evento che continua a ripetersi nella memoria del protagonista, come se fosse impossibile andare oltre.</p><p>Osservando quelle immagini, Oskar non si limita a guardarle passivamente: prova a riorganizzarle, a invertirne l’ordine, a immaginare che l’uomo non stia cadendo ma stia tornando verso l’alto. Questo gesto rivela il suo bisogno di riscrivere la realtà, di trovare una versione alternativa dei fatti in cui la tragedia non si compia. Le fotografie diventano così il simbolo del conflitto tra realtà e desiderio, tra ciò che è accaduto e ciò che il protagonista vorrebbe fosse accaduto.</p><p><br></p><p>«Ho guardato le immagini dell’uomo che cade e ho provato a immaginare che stesse andando verso l’alto.»</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 19:59:56 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;I biografi&quot;: Raffaella Ranalli</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3804071364</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Abby Black</strong></p><p><strong>Ruolo:</strong> conoscente di Oskar, ex‑moglie di William Black.</p><p><br/></p><p>Abby Black, è una donna di mezza età che Oskar incontra durante la sua ricerca del significato della chiave trovata nel vaso appartenuto al padre. Appare come una figura gentile e accogliente, disposta ad ascoltare il bambino con attenzione, ma dietro alla sua disponibilità si nasconde un vissuto personale complesso ed intricato. Nel momento in cui Oskar conosce Abby lei si trova in una situazione sentimentale delicata, infatti sta ancora attraversando la separazione dal marito, William Black, e questa esperienza ha lasciato in lei un senso di stanchezza emotiva e incertezza.</p><p>Nonostante il suo carattere accogliente, Abby non rivela subito tutte le informazioni che Oskar cerca sulla chiave. Questo comportamento non nasce da cattiveria, ma più dal desiderio di proteggere sé stessa e, forse inconsciamente, di non riaprire ferite personali già dolorose. Dopo il loro incontro iniziale, Abby lascia un messaggio sulla segreteria telefonica ad Oskar, che il bambino ascolterà solo dopo mesi, in cui confessa di non essere stata completamente onesta e indica che forse il suo ex marito potrebbe sapere qualcosa in più.</p><p>Abby non è una guida né una figura di autorità o di riferimento per Oskar, ma diventa una tappa importante nel suo percorso, infatti gli rivela informazioni importanti per la risoluzione del suo mistero. La sua interazione con il protagonista dimostra come il dolore e le relazioni spezzate non sempre si mostrino in modi evidenti, talvolta si nascondono tra esitazioni, omissioni, fatte per paura di causare a se stessi o agli altri del dolore.</p><p>Nel contesto della storia di Oskar, Abby rappresenta una voce adulta che non manca di umanità, gentilezza e affetto. Sa riconoscere la determinazione del bambino e, pur non fornendo subito tutte le risposte, lo indirizza verso l’ultima tappa della sua ricerca, ossia il vero proprietario della chiave. Il fatto che Abby non riveli subito la verità sulla chiave non diminuisce la sua empatia, anzi mostra come ognuno affronti il proprio dolore secondo tempi e modalità personali.</p><p>Attraverso il suo ruolo, il romanzo esplora come le relazioni umane, anche quelle brevi o incompiute, possano incidere profondamente nella vita di chi cerca risposte. Abby Black non è l’eroina della storia, né la figura più significativa per il protagonista, ma è uno esempio di quei momenti in cui la vulnerabilità, la fragilità e il dolore silenzioso diventano occasione di comprensione reciproca, anche tra estranei.&nbsp;</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 20:17:43 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;I BIOGRAFI&quot; Matteo Ratta</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Oskar Schell, protagonista di Molto forte, incredibilmente vicino, é un personaggio che ci invita a riflettere sul modo in cui un bambino può reagire a un trauma. La morte del padre negli attentati dell’11 settembre lo lascia immerso in un dolore che non sa nominare. Trova la serratura della misteriosa chiave lasciata dal padre. Questo gesto, apparentemente ingenuo, rivela invece un bisogno profondo di ricostruire un legame ormai spezzato. Oskar non è solo un bambino sensibile, è dotato di un’intelligenza elevata che però spesso lo isola dagli altri. Le sue paure, le sue manie, la sua difficoltà a comunicare mostrano quanto il trauma abbia influito sulla sua identità. Eppure, proprio attraverso la ricerca, Oskar impara a confrontarsi con il mondo: incontra sconosciuti, ascolta storie, scopre che il dolore non è solo suo. Scopre che al mondo non si é soli. Il viaggio che compie per New York diventa così un percorso di crescita, in trasforma lentamente la sua fragilità in consapevolezza. In conclusione, Oskar rappresenta quindi la complessità dell’infanzia ferita. Un bambino che soffre, ma che non si abbandona, dimostrando che anche dalle esperienze più dolorose può nascere qualcosa di positivo.<br><br>«Avevo bisogno di trovare qualcosa che mi aiutasse a non sentire troppo dolore.»</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-26 21:26:15 UTC</pubDate>
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         <title>Palladino Daniel</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Nel romanzo "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer, il negozio di serrature rappresenta uno dei momenti più concreti e allo stesso tempo simbolici del viaggio di Oskar.</p><p>Oskar va in un negozio specializzato in serrature e chiavi di New York per cercare di capire cosa possa aprire la chiave lasciatagli dal padredopo la sua morte nell'attentato alle Torri Gemelle. È un luogopratico, freddo, pieno di metallo, meccanismi, porte blindate, duplicazioni di chiavi. Oskar spera in una risposta semplice e razionale: un esperto che, guardando la chiave, possa dirgli immediatamente quale serratura apra.</p><p><br>“Sono andato da un fabbro. Gli ho chiesto che tipo di serratura aprisse la chiave"</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-27 15:14:36 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;I cercatori di silenzi&quot; - Matteo Rigo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3805439748</link>
         <description><![CDATA[<p> IL CASO DI GENELLE GUZMAN MCMILLAN: LA RINASCITA</p><p>Alcune vittime della tragedia hanno avuto storie che sembrano irrealistiche. Basti pensare che Genelle Guzman McMillan è rimasta per 27 ore intrappolata sotto le macerie prima di essere salvata. Proprio lei ha lasciato varie interviste in cui ha divulgato la sua storia e ha partecipato a vari incontri con college statunitensi per riuscire a interagire con i giovani. Ha raccontato innanzitutto di come questa esperienza tragica le ha aperto gli occhi, nel senso che si sente riconoscente per la fortuna di essere ancora viva dopo tutti i fatti accaduti e in particolare ogni anniversario della tragedia si riunisce con i parenti per festeggiare la sua “resurrezione” dalla morte. Tuttavia l’episodio le fa ricordare il dolore inconcepibile che ha provato l’11 settembre. Subito dopo lo schianto ha provato a chiamare il fidanzato per dargli un ultimo saluto, ma lui, similmente a quanto accaduto nel romanzo, non è riuscito a rispondere alla chiamata poiché era al lavoro. Genelle era disperata e nel suo ufficio il panico si stava diffondendo dato che erano al 64 piano. Pensava che sarebbe morta senza poter avvisare ma alla fine è riuscita a inviargli un SMS, nel quale diceva di amarlo. Subito dopo il capoufficio ha ordinato l’evacuazione e la ragazza ha iniziato la discesa tramite le scale alla massima velocità. Genelle ci riporta che nel frattempo la torre stava tremando quindi il caos era a livelli estremi e ognuno vedeva la morte arrivare a momenti. Poco dopo la torre è crollata e con grande fortuna la ragazza è finita in uno spazio vuoto tra due grosse lastre di cemento, riuscendo a sopravvivere. Tuttavia non riusciva a vedere nulla e il dolore era lancinante. Nessuno può neppure lontanamente immaginare quanto questa ragazza abbia patito in queste condizioni d'agonia, che vengono peggiorate dalla consapevolezza di non poter più vedere nessuno. Gemelle ci riporta che quando l’hanno tirata fuori 27 ore dopo l’attentato non se ne era quasi neanche resa conto visto che ormai era parzialmente priva di sensi. Dopo aver curato i danni fisici subiti ha vissuto un periodo di forte legame spirituale con Dio e ha scritto un libro intitolato “ANGEL IN THE RUBBLE” ovvero angelo tra le macerie. Nella sua opera cerca di incoraggiare i giovani a vivere ogni giornata con gioia e in particolare con speranza. Infatti anche se sei nella peggior situazione possibile hai sempre la possibilità di rialzarti e riiniziare tutto da capo. In conclusione Gemelle è un esempio di come non dobbiamo demoralizzarci a seguito di momenti più o meno difficili che possono intaccare il nostro cammino della vita e in particolare va ricordata per essere riuscita a trovare la felicità dopo la tragedia.&nbsp;</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-27 16:54:54 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot;I cercatori di silenzi&quot; - Matteo Rigo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3805452778</link>
         <description><![CDATA[<p>BILL SPADE: DARE LA VITA PER GLI ALTRI</p><p><br>Bill Spade era un vigile del fuoco del 5 squadrone di New York. L’11 settembre 2001 si era recato in centrale come al solito alle 7 del mattino. Il fatto che gli cambiò la vita fu quando alle 8:46 ricevette una chiamata di soccorso in cui gli venne detto che un aereo si era appena schiantato contro la Torre Nord. Bill partì con la sua squadra verso il luogo dell’accaduto ma mentre si stavano avvicinando notò un aereo che volava a bassa quota nella loro stessa direzione. In una frazione di secondo la Torre Sud venne colpita da una tremenda esplosione che fermò gli animi dei pompieri. Essi si trovarono davanti a una scena apocalittica ma il capo della compagnia gli ricordò che il loro ruolo era quello di salvare più vite possibili in qualsiasi situazione. Fu così che i 12 vigili entrarono nella torre e salirono le scale per cercare sopravvissuti. Bill racconta di scene spaventose che sul momento gli hanno fatto capire l’impotenza dell’uomo. Infatti nelle scale era pieno di cadaveri e di feriti gravi. Nonostante ciò la squadra salì vari piani fino a trovarne uno con dei superstiti in condizioni estreme. La torre emetteva rumori potenti e vibrazioni che provenivano dai piani superiori ma ciò non fermò i soccorsi. I pompieri fecero una staffetta sulle scale per passarsi i feriti. Fù proprio in questo momento che i piani sopra iniziarono a crollare, riempiendo l'aria di polvere irrespirabile. Spade sapendo che era in pericolo si aggrappò ad una colonna e fu proprio questo gesto a salvarlo. Un istante dopo crollò tutto. Il pompiere credeva di non potercela fare e in particolare gli dispiaceva di non poter dare un ultimo saluto ai suoi famigliari. Quando le macerie si accumularono a terra, la colonna portante di cemento armato bloccò la caduta di altri detriti e grazie a ciò Bill finì in uno spazio discretamente ampio che aveva una piccola uscita. Dopo essersi fatti strada tra le macerie uscì alla luce del sole e un agente di polizia che si trovava sul luogo non esitò a portarlo in pronto soccorso per le gravi ferite. Bill si risvegliò sul letto dell’ospedale e fu proprio qui che gli venne data una tremenda notizia:&nbsp; tutti i suoi compagni di squadra non ce l’avevano fatta. Fu colpito da una forte sindrome del sopravvissuto in quanto non riuscì a spiegarsi perché tra tutti i suoi colleghi lui fosse l'unico superstite. Per curarsi da questo stato psicologico proseguì ben 4 anni di trattamenti e sedute che gli fecero capire lo scopo della sua vita: far ricordare alle generazioni future cos’è stato l’11 settembre. Per questo si è dimesso dal ruolo di vigile del fuoco per dedicarsi a fare da guida turistica ai gruppi di studenti che visitano il memoriale “ground zero”, ovvero le grandi vasche con tutti i nomi dei deceduti che sorgono dove una volta c’erano le due torri. Inoltre per favorire la diffusione della sua storia ha partecipato come attore a vari film riguardanti l’attentato dell’11/9 . In una recente intervista ha dichiarato che ogni notte ringrazia di aver avuto un altro giorno di vita che gli permette di far cambiare la percezione del mondo a chi lo ascolta.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-27 17:05:29 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Gruppo &quot;I cercatori di silenzi&quot; - Matteo Rigo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3805480554</link>
         <description><![CDATA[<p>BILL BIGGART: DARE LA VITA PER UNA FOTO</p><p>Bill Biggart era un grande giornalista statunitense che ha viaggiato per tutto il mondo alla ricerca di notizie fresche come la guerra del golfo, la guerra islamica… l’11 settembre era a New York quando sentì un tassista che parlava di uno schianto di un aereo contro il World Trade Center. Lui si diresse immediatamente sul luogo per scattare foto. Con sé aveva la sua macchina fotografica che portava sempre ovunque andasse. Nonostante il rischio di crollo Bill volle avvicinarsi per scattare foto migliori. Alle 10:28 il grattacielo crollò seppellendo Bill e lasciandolo senza via di scampo. 4 giorni dopo venne trovato il suo cadavere con 6 rullini e una scheda CF contenente varie foto. Analizzando il contenuto di questi oggetti vennero trovate circa 150 foto. L’ultima in ordine cronologico risale alle 10:28:24, probabilmente inquadra l’ultimo momento di vita del fotografo. Una peculiarità di questi scatti è che Bill non si è concentrato solo su ciò che accadeva alla torre ma ha ripreso molti vigili che operavano per il bene altrui. Questa testimonianza ci mostra come delle persone sono disposte a tutto pur di dare il miglior contributo possibile agli altri.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-27 17:33:32 UTC</pubDate>
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         <title>I CERCATORI DI SILENZI: Alessandro De Bortoli</title>
         <author>debortolialessandro1</author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3805490160</link>
         <description><![CDATA[<p>L’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 al World Trade Center e al Pentagono ha rappresentato un radicale cambiamento geopolitico, sociale e normativo. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, l’emergenza nazionale impose l’attivazione dello SCATANA, il piano di sicurezza aerea che ordinò l'immediato atterraggio di ogni velivolo civile, paralizzando il traffico mondiale per eliminare minacce imminenti. Creato negli anni ‘70, poi sostituito nel 2002 con l’ESCAT, è stato un piano di preparazione alle emergenze degli Stati Uniti che prescriveva l’azione congiunta da intraprendere da parte di elementi del Dipartimento della Difesa, della FAA e della FCC nell’interesse della sicurezza nazionale al fine di controllare efficacemente il traffico aereo e gli aiuti alla navigazione aerea in condizioni di emergenza. Questo evento ha trasformato definitivamente la percezione della sicurezza globale, portando alla nascita di nuove architetture istituzionali e legislative. Negli USA, la risposta istituzionale si è concretizzata con la creazione del DHS (Dipartimento della Sicurezza Interna) il 25 Novembre 2002 e l'emanazione del USA PATRIOT ACT il 26 Ottobre 2001. Questa legge federale ha ampliato i poteri di sorveglianza dell'intelligence (CIA e FBI), permettendo intercettazioni telematiche e telefoniche semplificate. Parallelamente, il settore dei trasporti ha introdotto body scanner e la "No Fly List", riducendo drasticamente il rischio di dirottamenti. Anche l’Unione Europea ha risposto puntando alla standardizzazione dei controlli e sulla condivisione delle informazioni. Il Mandato d’Arresto Europeo, introdotto nel 2002, ha semplificato le procedure di estradizione per reati gravi. Attraverso il sistema PNR e Frontex è stato migliorato il controllo delle frontiere esterne tramite droni e tecnologie satellitari per monitorare i flussi migratori e prevenire infiltrazioni. L'Italia, avendo già affrontato il terrorismo interno negli anni ‘70 e ‘80 noti come Anni di Piombo, ha aggiornato il proprio quadro normativo, creando il C.A.S.A. nel 2004 (Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), un tavolo permanente dove Polizia, Carabinieri e Servizi Segreti (AISI e AISE) condividono informazioni in tempo reale, divenendo un modello di eccellenza mondiale. Inoltre, l’articolo 270-bis del Codice Penale ha introdotto il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale, permettendo di smantellare cellule legate a gruppi ritenuti terroristici come Al-Qaeda e ISIS. Nel 2015 infatti è stata condotta un’operazione che ha portato all’arresto di diversi sospetti membri dell’Al-Qaeda di una cellula affiliata in Italia, coinvolti anche in piani per colpire il Vaticano.</p><p>Oltre alle 2.996 vittime dirette, il dramma si è esteso nei decenni successivi. Migliaia di persone, tra cui vigili del fuoco e soccorritori sanitari, si sono ammalate a causa dell’esposizione di oltre 400 tonnellate di amianto, mercurio e benzene, con oltre 4600 morti stimati per patologie correlate fino al 2021.&nbsp;</p><p>L'impatto economico fu altrettanto devastante, segnato dalla chiusura temporanea delle borse e da costi immensi per la ricostruzione e la difesa.</p><p>Il trauma collettivo è stato analizzato sia in ambito clinico che letterario. Alcuni studi come quelli condotti dal WTCHR (Registro di salute del World Trade Center) 5 anni dopo l’attentato hanno mostrato che circa il 20 % delle persone direttamente esposte presentava sintomi di PTSD, manifestando flashback, incubi, ricordi ricorrenti e intrusivi, evitando così luoghi, persone, pensieri e conversazioni legate al trauma. L’impatto psicologico descritto anche nel libro “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer rispecchia la realtà in modo credibile e intenso, descrivendo il lutto infantile e il trauma post-traumatico. La “caccia alla serratura” di Oskar, è una metafora realistica del suo tentativo di dare un ordine al caos emotivo.</p><p>Sul piano geopolitico, l'evento ha segnato la fine dell'invulnerabilità americana, innescando l'invasione dell'Afghanistan&nbsp; con l’Operazione Enduring Freedom (2001-2021) per abbattere il regime talebano e la  guerra in Iraq (2003-2011). Nell'anno della fine della guerra in Iraq venne ucciso Osama bin Laden dalle forze speciali statunitensi durante l'operazione "Neptune Spear" ad Abbottabad, in Pakistan. Terrorista islamico sunnita nonché fondatore della più nota organizzazione terroristica internazionale, Al-Qaeda, fu l’ideatore e responsabile dei principali attentati anti-occidentali, tra cui gli attacchi dell’11 Settembre 2001 negli Stati Uniti d’America.&nbsp;</p><p>In ricordo delle vittime, a New York l’11 Settembre 2011 in occasione del decimo anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle venne inaugurato il Memoriale e Museo Nazionale dell’11 Settembre. Situato a Ground Zero NYC, conserva resti, oggetti personali e testimonianze della tragedia. Il memoriale è costituito da due piscine con le più grandi cascate artificiali degli Stati Uniti in corrispondenza dei luoghi dove si trovavano le Torri Gemelle per non dimenticare l’enorme perdita di vite umane e il vuoto fisico lasciato dagli attentati. I nomi delle 2983 vittime (il numero comprende anche le sei vittime dell'attentato nel sotterraneo del World Trade Center del 26 febbraio 1993) sono inscritti su 76 placche di bronzo che formano i bordi delle piscine del Memoriale, a perenne memoria di un evento che ha cambiato per sempre il volto del XXI secolo.</p><p><br></p><p><em>«Jules, sono Brian. Senti, sono su un aereo che è stato dirottato.</em></p><p><em>Se le cose non andranno bene, e non stanno andando bene, voglio solo che tu sappia che ti amo tantissimo.</em></p><p><em>Voglio che tu stia bene, goditi la vita, stesso per i miei genitori e tutti gli altri.</em></p><p><em>Ti amo tantissimo. Ciao piccola. Spero di chiamarti.»</em></p><p><br></p><p><em>— </em>Brian David Sweeney<em>— , ex pilota della Marina, era sul volo United Airlines 175 quando è stato dirottato l'11 Settembre 2001. Pochi minuti prima che l'aereo si schiantasse intenzionalmente contro la Torre Sud del World Trade Center, Brian ha lasciato un messaggio vocale per sua moglie, Julie.</em></p><p><br><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-02-27 17:44:20 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo &quot; Gli esploratori&quot; : Malacchini Giovanni</title>
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         <link>https://padlet.com/gichiara/oona52nvyyjicdm2/wish/3806922029</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Il Ponte di Brooklyn</strong></p><p>Il Ponte di Brooklyn (1883) è un ponte sospeso che collega Manhattan e Brooklyn attraversando l’East River , è famoso per le sue torri neogotiche, i cavi d’acciaio e il panorama sullo skyline di New York. È uno dei simboli più riconoscibili della città.</p><p>Nel romanzo il ponte non è un luogo centrale come altri, ma compare in alcuni momenti significativi del viaggio di Oskar attraverso New York.</p><p><br></p><p>“Camminando sul ponte sentivo la città muoversi sotto di me.”</p><p>“Dal Ponte di Brooklyn mi sembrava di vedere tutto più chiaramente, anche se non sapevo cosa cercare davvero.”</p><p><br><br></p><p><br/></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-01 14:21:28 UTC</pubDate>
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         <title>Gli Archivisti - Crestan Fabio</title>
         <author>crestanfabio</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La bara di Oskar Schell</strong></p><p><br></p><p>Nel romanzo <strong>Molto forte, incredibilmente vicino</strong> di <strong>Jonathan Safran Foer</strong>, la <strong>bara vuota del padre di Oskar</strong> è uno degli oggetti-simbolo più significativi, perché rende visibile e concreto il vuoto lasciato dalla sua morte. Dopo gli attentati dell’11 settembre, il corpo del padre non viene ritrovato tra le macerie del World Trade Center; nonostante ciò, la famiglia celebra comunque un funerale. Durante la cerimonia è presente una bara che, però, non contiene il corpo del defunto. Questo oggetto assume quindi un valore simbolico molto forte: la bara è tradizionalmente un contenitore che custodisce il corpo della persona morta e permette ai familiari di confrontarsi con la realtà della perdita.</p><p>Nel romanzo, invece, la sua presenza sottolinea soprattutto l’assenza.</p><p>Proprio perché il corpo non è presente, il lutto non può essere vissuto in modo completo. Il funerale normalmente rappresenta un momento di chiusura simbolica: attraverso il rito, i familiari accettano la morte della persona amata e iniziano il processo di elaborazione del dolore. Nel caso di Oskar, però, la bara vuota rende questa chiusura incompleta. La morte del padre rimane in qualche modo sospesa, difficile da accettare.</p><p><br></p><p>"La bara era vuota"</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-03-05 21:12:44 UTC</pubDate>
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