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      <title>Frapiras by </title>
      <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz</link>
      <description>Frapiras</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-09-23 15:22:12 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-10-26 08:41:52 UTC</lastBuildDate>
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         <title>ERATOSTENE</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/284756519</link>
         <description><![CDATA[<div>Eratostene era un matematico e geografo di talento oltre un astronomo.Esso fece molte cose tra cui: ideò un sistema di latitudine e longitudine e un calendario che includeva anni bisestili, ha inventato la sfera armillare, ha compilato un catalogo stellare che includeva 675 stelle, Nel 240 AC, Eratostene, notando gli angoli di ombre in due città nel solstizio d'estate e compiendo i giusti calcoli, è in grado di fare un calcolo accurato della circonferenza della Terra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-23 15:24:32 UTC</pubDate>
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         <title>Esperimento di Eratostene </title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/285634454</link>
         <description><![CDATA[<div>Lunedì 24 Settembre sono andato insieme alla mia classe 1A e altre prime nella spiaggia di San Giovanni per fare l'esperimento di Eratostene. Per prima cosa quando siamo arrivati ci siamo divisi in gruppi di tre ragazzi, di cui il mio era composto: da me Francesco Piras, Emanuele Manca e Emanuele Iavazzo. A casa per aiutarci a fare questo esperimento abbiamo scaricato stazione meteo che contiene: bussola, termometro, igrometro, anemometro e barometro. Per prima cosa ci siamo orientati e abbiamo notato che ci trovavamo a nord-ovest rispetto alla scuola. La copertura del cielo era del 0 %, la direzione del vento era di 310 gradi e la sua intensità era di 14,76 KpH. Gli strumenti che abbiamo usato sono stati un'asta di legno, una calcolatrice, un cellulare e un metro. L'asta misurava 1 m (100cm). Abbiamo misurato anche la misura dell'ombra che era di 114 cm. Avendo formato un triangolo rettangolo abbiamo calcolato il valore dell'ipotenusa facendo: RADICE QUADRATA DI C1 ALLA SECONDA + C2 ALLA SECONDA , CHE CI HA DATO IL RISULTATO DI 151 CM. Abbiamo dovuto sapere anche la distanza fra Alghero all'Equatore che misura 4527 cm. Così abbiamo calcolato il valore dell'angolo in gradi che misurava 41 gradi. Abbiamo applicato la proporzione fra: ANGOLO TROVATO(41):DISTANZA ALL'EQUATORE(4527)=360:CIRCONFERENZA VALORE DEL MERIDIANO TERRESTRE, CHE CI HA DATO SOTTO FORMA DI CM 39749 cm, E SOTTO FORMA DI METRI 397,49 m. A me questa esperienza mi è servita tanto ma penso anche a tutti i miei compagni per capire il vantaggio che abbiamo oggi per fare questi calcoli con delle tecnologie fantastiche a differenza del tempo di Eratostene che non esisteva niente del genere. QUI SOTTO CI SONO ALCUNE FOTO DELL'ESPERIMENTO FATTO CON IL MIO GRUPPO.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-25 16:20:43 UTC</pubDate>
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         <title>Visita a Sardegna Digitale </title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/285657109</link>
         <description><![CDATA[<div>Venerdì 21 Settembre insieme alla mia classe 1A e la 2A siamo andati a Sassari per vedere la fantastica mostra delle Tecnologie Digitali di oggi. Queste Tecnologie sono state presentate da alunni di varie classi di tutta Italia. Comunque tra tutte queste che abbiamo visto insieme, quelle che mi sono piaciute di più sono state due: il VR (virtual reality) che attraverso un' oggetto che assomiglia ad una maschera, prima di tutto si inserisce il proprio telefono dentro e attraverso delle applicazioni ben specifiche si entra nel mondo Virtuale! A primo impatto sembra un po strano ma poi quando ci si prende la mano non ti vuoi più levare quella sorta di maschera d'adosso! Sopratutto è bello perchè puoi scaricare varie applicazioni come: Le montagne Russe, Gli scivoli d'acqua, Moto GP&nbsp; e tante altre cose. Infatti è questo il bello sembra proprio che queste cose le stai vivendo realmente! .L'ultima è stata la stampante 3D. Per stampa in 3D si intende la realizzazione&nbsp; di oggetti tridimensionali mediante produzione attiva, partendo da un modello 3D digitale. Il modello digitale viene prodotto con software dedicati e successivamente elaborato per essere poi realizzato, strato dopo strato attraverso una stampante 3D. Non voglio dire che le altre tecnologie non mi sono piaciute anzi mi sono piaciute moltissimo, ma quelle che mi hanno affascinato di più sono state queste due. Per me è stata una bellissima esperienza ma mi è dispiaciuto un po di non aver visitato la sezione robot.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-25 16:56:08 UTC</pubDate>
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         <title>Relazione Meridiana</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/292508511</link>
         <description><![CDATA[<div>Mercoledì 10 Ottobre insieme alla mia classe siamo andati nel laboratorio della scuola per fare una ricerca sulla Meridiana, dove alla fine a gruppi di 5 oppure 6, abbiamo provato a esporre cos'era questa. Quindi: cosa è una meridiana?&nbsp;<br><br></div><div><a href="https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/come-si-costruisce-una-meridiana#"><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:1,&quot;url&quot;:&quot;https://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gif&quot;,&quot;width&quot;:1}" data-trix-content-type="image"><img src="https://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gif" width="1" height="1"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:1,&quot;url&quot;:&quot;https://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gif&quot;,&quot;width&quot;:1}" data-trix-content-type="image"><img src="https://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gif" width="1" height="1"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></a></div><div><br></div><div>La meridiana è uno strumento con il quale si può misurare lo scorrere del tempo tramite l’ombra generata dal sole e proveniente da un bastoncino, noto come gnomone, infisso in una tavola (collocata su un piano oppure appesa a una parete).La <strong>meridiana</strong> in senso proprio è l'indicatore del passaggio del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sole">Sole</a> a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mezzogiorno_(parte_del_giorno)">mezzogiorno</a>. In alcune vecchie case, in particolare rurali, esiste un particolare segno inciso nel pavimento o sul davanzale di una finestra. la sua funzione è di indicare l'istante del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mezzogiorno_(parte_del_giorno)">mezzogiorno</a> quando un'ombra lo attraversa. Era in grado di fornire un riferimento orario preciso dove non era disponibile un orologio accurato. In <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a> simili strumenti sono stati installati nei secoli passati in importanti edifici pubblici. Il bastoncino deve essere orientato verso nord e inclinato in funzione della latitudine del luogo in cui ci si trova. Sulla tavola sono tracciate varie linee disposte a raggiera che servono a leggere l’ora. Il loro intervallo, in genere non costante, si calcola con formule trigonometriche o con metodi grafici. <br><strong>Fai da te. </strong>Il tipo più semplice di meridiana è quello “equatoriale” realizzabile piantando un bastoncino sottile, lungo circa 15 centimetri, al centro di una tavoletta quadrata di 20 centimetri di lato. Si può bloccare il bastoncino, perché non scivoli, usando due tappi di sughero sopra e sotto la tavoletta. Lo gnomone, cioè il bastoncino, deve sporgere verso il basso di 9,8 centimetri a Milano, di 11 a Roma e di 12,7 a Palermo. La punta del bastoncino, inclinata, deve essere orientata con una bussola in direzione nord, in modo che lo gnomone punti verso la stella polare. Le 24 linee orarie del giorno, che partono dalla base del bastoncino e sono intervallate di 15 gradi l’una dall’altra sono ora pronte ad accogliere la “lancetta” dell’ombra del sole. Le ore 12 sono “sotto” il bastoncino.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-14 09:42:20 UTC</pubDate>
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         <title>Visita Meridiana</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/297023489</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Il 17 Ottobre insieme alla mia classe e tutte le altre prime siamo andati a visitare e misurare la meridiana. Le meridiane che abbiamo visitato sono tre: una si trovava al lido san giovanni, la seconda in piazza civica nel palazzo Lavagna e la terza vico all' Hotel Catalunya. Ci siamo divisi a coppie e il mio compagno è stato Emanuele Manca. Prima di iniziare il lavoro ci siamo orientati e abbiamo notato che ci trovavamo a sud rispetto alla scuola. Abbiamo incontrato diverse rocce dalla scuola al centro storico tra cui:<br></strong><br><strong><em>IL GRANITO - HA UN' ASPETTO CRISTALLINO, UNA CLASSIFICAZIONE VULCANICA E VIENE USATA COME MURA<br><br><br>IL MARMO-HA UN'ASPETTO CRISTALLINO, UNA CLASSIFICAZIONE METAMORFICA E VIENE USATA COME PAVIMENTAZIONE<br><br><br>L' ARDESIA-HA UN' ASPETTO AMORFO, UNA CLASSIFICAZIONE METAMORFICA E USATO COME MURETTO<br><br><br></em></strong><strong><br>Continuando, osservando la meridiana abbiamo notato che era fatto di granito grigio e aveva uno gnomone in ferro. Le ore sono disposte in senso antiorario perchè la mattina, il sole essendo ad' est proietta la sua ombra ad ovest sullo gnomone. Si usano i numeri romani e non è suddivisa in 24 ore perchè segna solo 12 ore. Non corrisponde all'ora visibile nel cellulare o nell'orologio, perchè la meridiana segna solo l' ora solare del posto. L'ora di una località è data dalla posizione del sole e il valore che leggi nella meridiana è piu vicino all'ora solare. L'ora locale di Roma non è uguale a quella di Alghero perchè l'ora di quest' ultima è prima.</strong><sub><sup><br></sup></sub><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-25 15:52:24 UTC</pubDate>
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         <title>Atterraggio sonda sul pianeta Marte</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/308422765</link>
         <description><![CDATA[<div>Sei minuti e mezzo di pura incertezza. Forse angoscia. Qualcuno parla persino di terrore. Li hanno vissuti i ricercatori della Nasa attorno alle 21 (ora italiana) di lunedì 21 novembre, quando la sonda <strong>InSight </strong>(<em>Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport</em>), <a href="https://mars.nasa.gov/insight/mission/overview/">la missione della NASA</a> con la collaborazione di Europa e Giappone, ha completato la sua discesa su Marte.</div><div> </div><div>La sequenza di <a href="https://www.focus.it/scienza/spazio/insight-lander-marte-touchdown"><em>ammartaggio</em></a><em> </em>è stata praticamente identica a quella che nel 2008 condusse il Phoenix Mars Lander sano e salvo vicino al polo nord marziano (e ricorda in parte anche <a href="https://www.focus.it/scienza/spazio/curiosity-e-i-7-minuti-di-terrore-dell-atterraggio-su-marte">quella di Curiosity</a>). Per quasi 7 minuti il lander infatti ha compiuto una serie di operazioni prestabilite senza che da Terra, in caso di necessità, fosse possibile intervenire.</div><div> </div><div><strong>TRIVELLE SU MARTE.</strong> InSight ha impiegato circa 7 mesi per arrivare sul Pianeta Rosso. A bordo ha una serie di strumenti, compreso un sismografo (per misurare l'eventuale attività sismica del pianeta) e una "trivella" in grado di perforare il suolo marziano fino a 5 metri di profondità: un'enormità rispetto ai pochi centimetri di Curiosity. Ora comincia il bello: InSight inizierà a esplorare meglio la struttura interna del sottosuolo di Marte e la sua temperatura.</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-11-27 17:49:18 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Relazione visita all&#39;osservatorio astronomico di Siligo</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/311006550</link>
         <description><![CDATA[<div> <br>il giorno 03 12 2018 insieme alla mia classe siamo andati a visitare l' osservatorio astronomico di Siligo, per me una visita che è stata molto interessante. Appena siamo entrati uno degli astronomi dell' osservatorio ci ha fatto vedere degli strumenti molto carini per sapere l'ora in tutte le parti del mondo a seconda dei mesi, periodi, solstizi ed equinozi. Dopo di che ci fece vedere un' altro strumento detto OROLOGIO ARMILLARE. Questo è uno strumento che consolida quanto appreso con l'orologio a disco armillare. Usa due cerchi della Sfera Armillare: il Cerchio di Declinazione, che in questo caso serve soltanto come supporto, e il Cerchio Equatoriale che riporta la scala delle ore. Un' altro è stato l'orologio a disco Equatoriale, è un orologio solare che con chiarezza mostra le relazioni tra il moto apparente del sole e i conseguenti, quali Equatore Celeste e Polo Celeste. Relativamente è facile da costruire.<br>Per ultimo abbiamo visto lo strumento che sinceramente ho trovato piu bello L'ASTROLABIO. Antico strumento per la determinazione delle coordinate degli astri e per la misura del tempo. Ne viene attribuita l'invenzione ad Ipparco. Molto usato nel medioevo dagli astronomi e dai navigatori arabi. Ultima esperienza bellissima fatta nel laboratorio astronomo dove a luci spente  venne proiettato sul muro sopra di noi il cielo notturno stellato dove il collega dell'osservatorio ci spiego dove e quando sorge e tramonta il sole e le seguenti costellazioni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-04 16:57:24 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Esperimento laboratorio chimica primi due esperimenti </title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/312606204</link>
         <description><![CDATA[<div>Io e il mio compagno Emanuele Manca abbiamo notato che c'è differenza tra temperatura e calore. La Temperatura è la proprietà fisica che indica lo stato termico di un sistema, il calore è un contributo di energia trasformata o trasferita tra due sistemi o tra due parti dello stesso sistema. PRIMO ESPERIMENTO: STRUMENTI: 2 beker (50 ml di acqua l'uno)<br>bilancino<br>fornello<br>PROCEDIMENTO:<br>riscalda un beker e misura la temperatura di entrambi<br>Temperatura: 35 gradi , 24 gradi<br>Temperatura di equilibrio: 29 gradi <br>La media delle due temperature.<br>Unendo 10 ml di acqua con altri 10 ml di acqua non si ottengono 20 ml. La massa si conserva , il volume no.<br>SECONDO ESPERIMENTO: STRUMENTI: <br>2 beker (100 e 50 ml )<br>bilancino<br>fornello<br>PROCEDIMENTO:<br>riscalda un beker e misura la temperatura di entrambi <br>Acqua fredda <br>massa <br>temperatura <br>acqua calda <br>massa <br>temperatura<br>temperatura di equilibrio<br>3 ESPERIMENTO<br>STRUMENTI:<br>Termometro<br>cubetto di metallo<br>PROCEDIMENTO:<br>misurare il salto termico acqua 50 ml a 60 C e un cubetto di metallo di cui misuri la massa. Unire delicatamente il cubetto all' acqua e misura la nuova temperatura<br>CONCLUSIONI<br>40/37 C<br>4 ESPERIMENTO <br>PROCEDIMENTO<br>mescolare due masse uguali di sostanze diverse alla stessa temperatura, vedere la temperatura d'equilibrio se hanno la stessa temperatura iniziale<br>ALCOOL 50 G DI OGNUNO.<br>Ultimo esperimento fatto è stato quello nel laboratorio di biologia dove abbiamo inserito dentro un beker sottile olio San Marco, acqua colorata e alcool</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-09 09:51:43 UTC</pubDate>
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         <title>Esperimento scienze penta mestre cromatografia</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/320930794</link>
         <description><![CDATA[<div>all'inizio del penta mestre abbiamo fatto un esperimento molto interessante nel laboratrio di biologia. Come scoprire magari la scrittura di qualcuno chiamato cromatografia. Per prima cosa abbiamo mischiato acqua e alcol nello stesso beker lungo e dopo di che abbiamo inserito dentro un pezzo di carta con un segno di dimensioni abbastanza grandi di penna nera. Per finire possiamo vedere che la macchia di penna nera si espanderà fino a fare vedere l'impronta digitale vera e propria di qualcuno dove poi si potrà indagare. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-15 18:41:16 UTC</pubDate>
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         <title>Notizie scientifiche</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/320934888</link>
         <description><![CDATA[<div>Un gruppo di astronomi dell’Università di Warwick ha trovato la prima evidenza del fatto che le stelle nane bianche possono solidificarsi in cristalli. Le nane bianche rappresentano uno degli stadi finali di diversi tipi di stelle come il nostro Sole. Le nane bianche possiedono un nucleo di ossigeno solido e carbonio e possono essere considerate come i nuclei rimanenti delle giganti rosse dopo che queste ultime hanno perso i loro strati esterni, si sono raffreddate e sono sostanzialmente “morte”.<br><br></div><div>Dopo aver selezionato 15.000 nane bianche candidate che si trovano entro circa 300 anni luce dal sistema solare, gli astronomi hanno identificato un eccesso nel numero di stelle con specifici colori e con una specifica luminosità che non corrispondono a nessuna singola massa o età. Secondo le teorie, che sembrano ora provate, sotto le estreme pressioni esistenti nei nuclei delle nane bianche, gli atomi vengono impacchettati così densamente che gli elettroni si liberano ed è proprio a questo punto che il fluido inizia a solidificarsi formando un nucleo metallico al centro con un mantello in carbonio.<br><br></div><div>Secondo Pier-Emmanuel Tremblay del Dipartimento di Fisica dell’Università di Warwick, uno degli autori della ricerca, “Questa è la prima prova diretta che le nane bianche cristallizzano” una cosa che era già stata descritta diversi decenni fa ma che è stata osservata solo oggi: “Tutte le nane bianche si cristallizzeranno ad un certo punto della loro evoluzione, anche se le più grandi attraverseranno il processo prima. Questo significa che miliardi di nane bianche nella nostra galassia hanno già completato il processo e sono essenzialmente sfere di cristallo nel cielo. Il Sole diventerà una nana bianca di cristallo in circa 10 miliardi di anni “.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-15 18:47:41 UTC</pubDate>
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         <title>Vari esperimenti al laboratorio di chimica e biologia</title>
         <author>fpiras_aho</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/324862761</link>
         <description><![CDATA[<div>Esperimento<br>con foglie e vinace. L'odore delle foglie va al di sopra, passa in un tubo che contiene acqua fredda che si condensa e diventa acqua profumata <br>2 ESPERIMENTO<br>Con latte e provette in una macchina che trasforma il latte da stato liquido a stato solido. La parte solida è il grasso. Il grasso sale verso l'alto e si addensa.<br>3 ESPERIMENTO<br>L'eucalipto<br>l'eucalipto evapora e trascina le sue proprietà.L'acqua si condensa allo stato liquido e si vede che l'olio rimane sopra rispetto all' acqua<br>4 ESPERIMENTO<br>L'estrattore<br>Portando a 78 gradi l'alcol evapora e torna in forma liquida entra dento i mirtillo e filtra l'alcol con i mirtilli</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-28 11:32:25 UTC</pubDate>
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         <title>notizie</title>
         <author>fpiras_aho</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/324866009</link>
         <description><![CDATA[<div>Pochi anni fa il <strong>telescopio spaziale Hubble</strong> scattò, nel corso di 841 orbite attorno alla Terra, molte centinaia di fotografie di una piccola regione dello Spazio nella costellazione della Fornace. Elaborate dagli esperti e con appositi software, diedero vita all'immagine dell'<strong>Universo di circa 13 miliardi di anni fa</strong>, ossia poche centinaia di milioni di anni dopo il <strong>Big Bang</strong>.</div><div> </div><div><br></div><div><br></div><div>L'immagine in piena risoluzione, chiamata <a href="http://hubblesite.org/image/3380/news_release/2014-27">Hubble Ultra Deep Field (HUDF)</a>, è stata nel tempo più volte arricchita di nuovi dettagli e mostra circa 10.000 galassie: è considerata una delle più belle immagini che abbiamo del Cosmo.</div><div> L'ultima elaborazione, ad opera di un team internazionale di ricercatori, ha aggiunto elementi inediti e straordinari, rielaborando in modo originale l'immagine di Hubble con nuovi dati e immagini: lo studio (<a href="https://www.aanda.org/articles/aa/abs/2019/01/aa34312-18/aa34312-18.html">pubblicato su Astronomy &amp; Astrophysics</a>) ha messo in risalto la debole <a href="http://www.iac.es/proyecto/abyss/">luce presente al bordo delle grandi galassie</a>, cosa che ha permesso di scoprire (tra l'altro) che molte galassie sono assai più grandi di quanto si pensava, con diametri fino al doppio delle stime precedenti.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-28 11:43:52 UTC</pubDate>
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         <title>esperimento</title>
         <author>fpiras_aho</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/328013956</link>
         <description><![CDATA[<div>l'esperimento trattava di mettere un cubetto di ghiaccio in un beker di acqua e man mano passava il tempo misurare la temperatura: il nostro gruppo ha avuto tali risultati <br>tempo 0 4,3 gradi<br>tempo 3m  5,7<br>tempo 6m 2,5<br>tempo 9m 2,8<br>tempo 10m 5,4<br>tempo 13m 13,4<br>tempo 16m 18,7<br>tempo 19m 37,8<br>tempo 22m 76,4<br>tempo 25m 88,6</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-05 20:28:07 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>robotica</title>
         <author>fpiras_aho</author>
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         <description><![CDATA[<div>esperimento di robotica: per fare questo esperimento ci siamo raggruppati a coppie e abbiamo fatto un lavoro sulla robotica. Per creare un tipo di robot abbiamo usato un app lego mind storm, dove a sua volta si poteva mettere suono e costruzione a sua scelta</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-12 20:37:31 UTC</pubDate>
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         <title>not scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/339717382</link>
         <description><![CDATA[<div>Al Massachusetts Institute of Technology sono soliti creare strutture robotiche che destano sempre un po’ di meraviglia. In uno dei laboratori dell’istituto stanno lavorando al “mini cheetah” , letteralmente “mini ghepardo”, una versione più piccola di un altro robot simile, denominato Cheetah 3.<br>Questo robot quadrupede si rivela più leggero e dunque più elastico e può vantare una gamma di movimenti più ampia rispetto al suo predecessore.<br><br></div><div>Mini cheetah può piegarsi e allargare le gambe, cosa che gli permette di camminare anche lateralmente, ed è adattissimo per muoversi su terreni sconnessi ad una buona velocità (circa il doppio della velocità di una camminata media umana).<br>Si raddrizza rapidamente quando viene spinto e cade lateralmente ma la sua caratteristica più interessante è relativa al fatto che sa compiere un “backflip”, ossia un salto mortale all’indietro, un movimento a 360° effettuato da posizione ferma e eretta.<br><br></div><div>Il robot, che è già stato definito “indistruttibile” dai suoi creatori, è modulare: la maggior parte delle parti, ad esempio gli arti, può essere cambiata con facilità. Oggi in gamba è azionata da tre motori elettrici relativamente economici e dunque facilmente sostituibili senza alcuna fase di riprogettazione. Questo significa che se si rompe, non risulta molto costoso sistemarlo.<br><br></div><div>Ora i ricercatori stanno lavorando ad un sistema di”atterraggio”: vogliono che il robot possa essere lanciato, anche dalla finestra di un edificio, per esempio, senza che subisca troppe conseguenze, anzi si deve rialzare e continuare a camminare e in generale ad eseguire i suoi compiti.<br>Al MIT stanno già pensando di prestare questo mini ghepardo ad altri gruppi di ricerca e in laboratori ingegneristici onde testare nuove algoritmi, nuove manovre e in generale nuove, originali ed innovative modalità di utilizzo di questo robot piccolo e dinamico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-10 18:37:55 UTC</pubDate>
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         <title>not s</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/339717469</link>
         <description><![CDATA[<div>Quando si parla di “zona abitabile”, definita anche “zona riccioli d’oro”, ossia di quella zona intorno ad una stella in cui orbita un pianeta sul quale è più facile che nasca la vita, almeno secondo i nostri parametri, si pensa sempre a pianeti che orbitano intorno ad una singola stella.<br>La realtà vuole, però, che più di un terzo delle stelle presenti nella nostra galassia sono in realtà “sistemi stellari”, ossia due o più stelle che orbitano l’una intorno all’altra.<br><br></div><div>Se queste stelle sono divise da una distanza relativamente grande, cambia poco per quanto riguarda la zona abitabile perché il pianeta subisce la forza gravitazionale e tutti gli altri effetti di una sola stella, non di tutte e due o di tutte e tre.<br>Ma cosa succede quando due o tre stelle, in un sistema stellare, orbitano abbastanza vicino? Come viene influenzata in questo caso la zona abitabile?<br>È ciò che ha cercato di scoprire un gruppo di ricerca dell’Università di Sheffield Bethany Wootton e dal collega guidato da Richard Parker.<br><br></div><div>Secondo i modelli sviluppati delle scienziati, che hanno pubblicato il proprio lavoro su <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society</em>, le zone abitabili tendono ad espandersi. Nello specifico, su 350 sistemi stellari binari analizzati da ricercatori, 20 di loro vedevano le stelle sufficientemente vicine tra loro per espandere la zona abitabile.<br>L’espansione di quest’ultima avveniva anche nei casi in cui era presente una terza stella sufficientemente vicina: quest’ultima andava a “spremere” la coppia binaria espandendo la zona abitabile.<br><br></div><div>Si tratta di una scoperta che aumenta le prospettive di presenza di vita extraterrestre, come sottolineato dalla stessa Wootton: “Il nostro modello suggerisce che ci sono più sistemi binari in cui i pianeti risiedono nelle zone riccioli d’oro di quanto pensassimo, aumentando le prospettive di vita. Così quei mondi amati dagli scrittori di fantascienza – dove due soli brillano nei cieli sopra la vita aliena – sembra molto più reale ora.”<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-10 18:38:35 UTC</pubDate>
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         <title>notizie scientifiche</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/345420499</link>
         <description><![CDATA[<div>Da quando l’ultimo telescopio spaziale della NASA TESS è stato lanciato molti gruppi di ricerca stanno lavorando per capire come sfruttarlo al meglio. Questo telescopio spaziale è stato infatti progettato per poter osservare una porzione di cielo relativamente vasta per tenere sotto controllo potenzialmente milioni di stelle.<br>Il tutto per arrivare a scorgere un esopianeta che possa passare davanti a loro (metodo del transito).<br><br></div><div>Un’altra ricerca in tal senso è apparsa su <em>Astrophysical Journal Letters</em> firmata da Lisa Kaltenegger, astronoma del Carl Sagan Institute che fa parte ha anche del team scientifico di TESS. L’astronoma, insieme al suo gruppo, ha sviluppato un nuovo catalogo, denominato TESS Habitable Zone Star Catalog, per restringere il campo di osservazione del telescopio da 470 milioni di stelle a 250.000, ossia quelle che, con i dati che abbiamo, sembrano avere più probabilità di avere un esopianeta che gira intorno a loro.<br><br></div><div>Relativamente a questo catalogo, per 1823 stelle la sensibilità di TESS risulterà sufficiente per individuare pianeti un po’ più grandi della Terra mentre per 408 di esse TESS sarà in grado di individuare eventuali pianeti con le dimensioni della Terra che ricevono un quantitativo di luce dalla stella simile a quello che riceviamo noi.<br>Il lavoro è stato effettuato da vari astronomi e studenti delle università di Cornell, Lehigh e Vanderbilt nel contesto dell’iniziativa Vanderbilt Initiative in Data-intensive Astrophysics (VIDA).<br><br></div><div>Una delle ambizioni di questo catalogo, come riferisce Keivan Stassun, altro astronomo che ha partecipato al progetto, è quello di trovare esopianeti soprattutto vicino alle stelle più vicine.<br>La speranza primaria, naturalmente, è quella di poter trovare pianeti abitabili relativamente vicini che possano vantare atmosfere simili a quella della Terra, e magari, analizzando proprio le atmosfere, comprendere se vi è presenza di vita.<br>Come riferisce lo stesso Stassun “è un momento straordinario nella storia umana e un enorme passo avanti per la nostra comprensione del nostro posto nell’universo.”<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-26 18:46:05 UTC</pubDate>
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         <title>esperimenti al laboratorio</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/345420759</link>
         <description><![CDATA[<div>prendendo quattro beker piccoli dove abbiamo versato sostanze colorate : gialle rosse blu e verdi mettendole in un determinato ordine si sovrapponevano formando diversi colori.<br>Dopo vari tentativi ci siamo accorti che la sequenza funzionante era:<br>BLU-VERDE-ROSSO-GIALLO</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-26 18:46:36 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Prima immagine di un buco nero</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/350379057</link>
         <description><![CDATA[<div>Finalmente l’atteso giorno della conferenza stampa riguardante l’esito positivo del progetto portato avanti dal team dell’Event Horizon Telescope è arrivato.<br>Differentemente da quanto ipotizzato prima della conferenza stampa, l’immagine non riguarda il buco nero al centro della nostra via Lattea ma è relativa al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87.<br><br></div><div>Alle 15:00 italiane è stato avviato su YouTube lo streaming della conferenza stampa (che puoi vedere qui sotto) che si sta tenendo a Bruxelles e che descrive gli esiti della scoperta relativa alla prima immagine di un buco nero ottenuta tramite un telescopio “virtuale” di dimensioni terrestri (i dati sono stati infatti ottenuti tramite più radiotelescopi collegati tra loro e presenti un po’ in tutto il mondo in modo da formare un raggio virtuale delle dimensioni della terra).<br><br></div><div>La ricerca, finanziata dall’Unione Europea, non è relativa in ogni caso alla fotografia diretta di un buco nero: come è noto, ciò è impossibile in quanto si tratta di un oggetto che non riflette la luce.<br>Tuttavia è possibile fotografare il materiale che ruota vorticosamente intorno ad esso e che ancora non ha superato l’orizzonte degli eventi.<br><br></div><div>Proprio grazie a questo materiale, che gira ad altissima velocità e che è incandescente e dunque emette luce, è possibile circoscrivere l’estensione dello stesso orizzonte degli eventi e in qualche modo delimitare lo spazio occupato dal buco nero.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-10 14:36:50 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Esopianeta con massa di 13 volte quella di Giove individuato intorno a sistema binario</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/350379980</link>
         <description><![CDATA[<div>Un gruppo di ricercatori brasiliani ha scoperto, scandagliando i dati del telescopio spaziale Keplero, un nuovo esopianeta con una massa quasi 13 volte quella di Giove, il primo mai trovato che orbiti vicino ad un sistema stellare binario in cui una delle due stelle è morta.<br>La ricerca, pubblicata sull’<em>Astronomical Journal</em>, è stata guidata da Leonardo Andrade de Almeida, ricercatore dell’Università Federale di Rio Grande do Norte e primo autore dell’articolo.<br><br></div><div>Analizzando i cambiamenti nella temporalizzazione dell’eclissi, ossia il tempo impiegato da ciascuna delle stelle per eclissare l’altra, e il periodo orbitale, i ricercatori hanno dunque dimostrato l’esistenza di un esopianeta abbastanza grande che orbita intorno al sistema stellare binario KIC 10544976, costituito da una nana bianca, una stella che si può considerare morta con un’alta temperatura superficiale, e una nana rossa.<br><br></div><div>Per quest’ultima, essendo ancora una stella attiva, i ricercatori sono stati in grado, tramite i dati di Keplero, di stimare il ciclo magnetico in base alle eruzioni della radiazione elettromagnetica e alla variabilità delle regioni di temperatura superficiale.<br>Analizzando poi anche il periodo orbitale del sistema binario, stimato in 17 anni di durata, i ricercatori hanno compreso che la variazione di quest’ultimo non era dovuto all’attività magnetica della nana rossa ma alla presenza di un pianeta gigante in orbita, un pianeta con una massa di almeno 13 volte quella di Giove.<br><br></div><div>Quest’ultimo potrebbe essere un pianeta di prima generazione, ossia un pianeta formatosi insieme alle due stelle miliardi di anni fa, oppure un pianeta di seconda generazione, formatosi con il gas espulso durante la fase della morte della nana bianca.<br>Una conferma riguardo a questo ultima informazione potrebbe venire con la nuova generazione di telescopi terrestri con specchi superiore ai 20 metri di diametro, come ad esempio il Giant Magellan Telescope (GMT), che dovrebbe essere inaugurato intorno al 2024.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-10 14:38:36 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Inquinamento Plastica grave problema nel mondo di oggi!</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/350380572</link>
         <description><![CDATA[<div>Se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa <strong>46.000 micro particelle di plastica in sospensione</strong>.<br><br></div><div>Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque “isole di plastica” in <strong>continuo accrescimento negli Oceani</strong> ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.<br><br></div><div><a href="http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/ioc-oceans/focus-areas/rio-20-ocean/blueprint-for-the-future-we-want/marine-pollution/">Come ricorda l’UNESCO</a>, il fragile equilibrio della vita marina animale e vegetale è scosso dalla<strong> concentrazione sempre più elevata di plastiche</strong> di ogni tipo e la catena alimentare sta subendo danni forse irreparabili.<br>I dati dello <a href="http://advances.sciencemag.org/content/3/7/e1700782.full">studio di Science Advances</a> parlano chiaro: la <strong>produzione mondiale di resine e fibre plastiche</strong> è cresciuta dai 2 milioni di tonnellate del 1950 ai 380 del 2015.<br>Oltre 8.300 milioni di tonnellate prodotte in 65 anni hanno reso <strong>la plastica uno dei simboli industriali</strong>, con cemento ed acciaio, dell’era dell’”<em>Antropocene</em>”, in sostanza l’epoca geologica in cui viviamo in questo momento.<br>E’ entrata a tal punto nella nostra <strong>quotidianità</strong> che risulta difficile pensare ad un oggetto che non contenga polimeri, anche in minima parte.<br>Purtroppo in questi anni di crescente domanda,<strong> solo il 20% della plastica prodotta è stato riciclato o incenerito.</strong> Tutto il resto si è accumulato come scarto a terra e in acqua.<br>Di conseguenza <strong>dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo ogni anno</strong>, causando l’80% dell’inquinamento marino.<br>Rifiuti che per i 4/5 entrano in mare <strong>sospinti dal vento</strong> o<strong> trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi</strong>. Il resto è <strong>prodotto direttamente dalle navi</strong> che solcano i mari, soprattutto pescherecci ma anche navi mercantili ed imbarcazioni turistiche di tutte le stazze.Dalla Fossa delle Marianne ai poli, <strong>residui di plastica</strong> sono stati trovati praticamente ovunque <strong>nei mari e negli oceani.<br></strong><br></div><div><strong>Bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, fazzoletti, mozziconi</strong> e qualunque altro oggetto in plastica una volta finito in acqua si spezza in <strong>frammenti</strong> più piccoli per azione dell’erosione e delle correnti.<br><br></div><div>Come <a href="http://rstb.royalsocietypublishing.org/content/364/1526/1985.short">dimostrato da diversi esperti</a>, questi frammenti, che possono raggiungere dimensioni microscopiche <strong>inferiori ai 5 mm di diametro</strong>, costituiscono una fra le <strong>principali cause di morte per soffocamento di molti pesci ed uccelli marini</strong> poiché vengono<strong> scambiati per cibo</strong>.<br><br></div><div>A causa di ciò, <strong>115 specie marine sono a rischio</strong>, dai mammiferi agli anfibi.<br><br></div><div>L’ingerimento accidentale di plastica scambiata per plancton o meduse è un fenomeno così comune che<strong> il 52% delle tartarughe marine</strong> ne ha subito gli effetti.<br><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-10 14:39:37 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>ATTIVITA RIGUARDANTE LA DIMINUIZIONE DI PLASTICA. RACCOGLIERE PIU PLASTICA POSSIBILE DALLA SPIAGGIA</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/350383452</link>
         <description><![CDATA[<div>Venerdi 5 Aprile con la mia classe abbiamo fatto un attivita molto utile per aiutare il nostro pianeta e per togliere la maggior parte di plastica. Con l'aiuto di piu classi dell' istituto abbiamo ripulito un pezzo di spiaggia dando il meglio di noi. Nella sabbia noi non immaginiamo quanta sporcizia ci sia che poi va a finire purtroppo nel nostro mare portando l' estinzione di tante specie marine.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-10 14:45:35 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>aggiornamento scientifico</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363322495</link>
         <description><![CDATA[<div>Il fossile di un fungo “primordiale” vissuto circa un miliardo di anni fa è stato trovato nel fango di un fiume del Canada, una scoperta che potrebbe cambiare la nostra comprensione riguardo a come si è evoluta la vita sulla terra.<br>Innanzitutto questa scoperta sposta di almeno qualche centinaio di milioni di anni indietro quello che si credeva fosse il periodo in cui apparvero sulla Terra organismi come funghi e lieviti.<br><br></div><div>E poi la scoperta è importante perché il periodo al quale appartenevano i fossili di funghi più vecchi mai ritrovati era di 410-450.000.000 di anni fa.<br>La scoperta, effettuata da Corentin Loron, studente dell’Università di Liegi, Belgio, e dai suoi colleghi è stata descritta in uno studio presentato su <em>Nature</em>.<br><br></div><div>A confermare che si trattava di un fungo è la presenza fossile di chitina, una sostanza fibrosa che di solito è presente sulle pareti delle cellule dei funghi.<br>Esaminando poi la roccia cui erano presenti i fossili, i ricercatori hanno compreso che si trattava di un esemplare vissuto tra 900 e un miliardo di anni fa.<br>Lo stesso ricercatore conclude che, dato che i funghi appartengono allo stesso gruppo di organismi delle piante degli animali (Eucarioti), anche gli animali, o meglio il loro primordiali antenati, dovevano essere già presenti più di 900 milioni di anni fa.<br><br></div><div>Altra ipotesi interessante è che gli stessi funghi potrebbero essere i protagonisti di quella fase che ha dato il via alla colonizzazione della Terra da parte dei primi organismi pluricellulari.<br>I fossili sono stati scoperti nella zona artica del Canada in siti nei quali sono stati rinvenuti, tra l’altro, numerose altre specie di esseri monocellulari o pluricellulari del tutto sconosciuti.<br>Il fungo “primordiale”scoperto in questo sito è stato denominato <em>Ourasphaira giraldae</em>: si tratta di piccoli esemplari composti pressoché da filamenti ramificati collegati a strutture bulbose che non raggiungevano il millimetro di lunghezza.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-24 16:01:41 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363322686</link>
         <description><![CDATA[<div>Un grande telescopio posto sul fondo del mare per studiare meglio i raggi provenienti lo spazio: è questa l’idea che stanno cercando di mettere in pratica i ricercatori della Curtin University che intendono rilevare i neutrini.<br>L’acqua risulterà infatti necessaria proprio per rilevare gli stessi neutrini in quanto questi ultimi emetteranno una debole luce, poi rilevabile dai sensori, quando entreranno in contatto con l’acqua.<br><br></div><div>Come specifica Clancy James, ricercatore della Curtin e dell’International Center for Radio Astronomy Research (ICRAR), “I neutrini interagiscono molto raramente, tuttavia quando un neutrino colpisce l’acqua genera luce, che il telescopio KM3NeT è in grado di rilevare”.<br>La rete di sensori, denominata KM3NeT (Cubic Kilometre Neutrino Telescope), andrà ad occupare più di un chilometro cubo di acqua al largo della Sicilia sud-orientale e sarà composto da centinaia di linee di rilevamento verticali ancorate al fondo del mare e tenute in posizione da varie boe.<br><br></div><div>Le linee di rilevamento saranno bombardate da miliardi di particelle diverse ma solo neutrini riusciranno a passare attraverso il volume composto dall’intera Terra. I rilevatori saranno infatti dilazionati verso il fondo e non verso la superficie del mare e dovranno rilevare interazioni tra i neutrini debolissime, quasi come rilevare la luce di una lampadina Sydney vista da Perth (quasi 4000 km di distanza).<br><br></div><div>I rilevatori dovranno infatti registrare i debolissimi bagliori prodotti dall’interazione dei neutrini con l’acqua del mare. Se il progetto dovesse avere successo, questo metodo aprirà un nuovo capitolo per quanto riguarda lo studio della fisica delle particelle e in generale la natura del nostro universo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-24 16:02:25 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363322686</guid>
      </item>
      <item>
         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363322794</link>
         <description><![CDATA[<div>Molto spesso nei film di fantascienza ambientati nel futuro, in particolare quelli sulle astronavi, si possono vedere macchinari che producono di tutto, in special modo il cibo, con un semplice comando.<br>Per fare questo c’è bisogno di manipolare gli atomi a livello base, qualcosa che non siamo ancora in grado di fare, onde costruire di tutto molecola per molecola. Tuttavia fabbricare dispositivi atomici atomo per atomo con un controllo preciso è l’obiettivo di molti scienziati e istituti di ricerca.<br><br>Lo dimostra anche un nuovo studio condotto da un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology, dell’Università di Vienna e di altri istituti internazionali che hanno fatto un buon passo avanti proprio verso questa direzione per il momento ancora “futuristica”.<br>Gli scienziati sono riusciti a sviluppare un metodo con il quale è possibile riposizionare gli atomi con un fascio di elettroni altamente focalizzato. Con questo fascio è poi possibile controllare l’esatta posizione dell’atomo e il suo orientamento. Questa scoperta potrebbe rappresentare l’approccio base affinché l’umanità possa davvero inoltrarsi in una nuova era di “ingegneria atomica”.<br><br>Pubblicato su Science Advances, lo studio vede come obiettivo “controllare da uno a poche centinaia di atomi, controllare le loro posizioni, controllare il loro stato di carica e controllare i loro stati di spin elettronici e nucleari”, come dichiara Ju Li, uno dei ricercatori impegnati nello studio.<br>Mentre ricerche precedenti si basavano, per manipolare gli atomi a questo livello, sull’utilizzo di aghi microscopici e microscopi a effetto tunnel, questo nuovo processo manipola gli atomi utilizzato un fascio di elettroni relativistici con un microscopio elettronico a trasmissione e a scansione (scanning transmission electron microscope, STEM).<br><br>Con questo sistema l’atomo può essere controllato elettronicamente con lenti magnetiche che tra l’altro non richiedono parti meccaniche in movimento. Il processo diviene dunque più veloce e più pratico.<br>Si tratta di “un nuovo entusiasmante paradigma per la manipolazione degli atomi” , come dichiara Toma Susi, professore dell’Università di Vienna impegnato nello studio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-24 16:02:47 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363322794</guid>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363323114</link>
         <description><![CDATA[<div>L’esposizione alla nicotina da parte dei bambini può alterare i neuroni del bambino predisponendo il cervello alla dipendenza della stessa nicotina in seguito. È il risultato a cui è arrivato uno studio pubblicato su <em>Biological Psychiatry</em> che rimarca ancora di più i pericoli collegati al fumo quando si è in presenza di bambini, soprattutto molto piccoli.<br><br></div><div>Gli scienziati dell’Università di California di San Diego hanno in particolare scoperto, nel corso di esperimenti effettuati sui topi, che esponendo un piccolo di topo alla nicotina durante le sue prime settimane di vita tramite l’allattamento materno si possono generare una serie di cambiamenti neurologici che possono poi avere effetti a lungo termine.<br><br></div><div>Secondo gli scienziati, gli effetti causerebbero una forma di neuroplasticità, ossia un aumento di neuroni modificati nell’area tegmentale ventrale (ventral tegmental area, VTA), una zona in cui sono presenti vari neuroni alla base del mesencefalo, a seguito della riesposizione alla nicotina da adulti.<br>Questi neuroni modificati mostravano nei topi una biochimica diversa rispetto agli altri neuroni, in particolare mostravano una maggiore ricettività alla nicotina, caratteristica alla base della dipendenza.<br><br></div><div>Secondo Davide Dulcis, che ha effettuato la ricerca insieme ad altri colleghi, “quando gli stessi animali sono esposti alla nicotina in età adulta, una frazione di questi neuroni glutammatergici ‘innescati’ nel centro di ricompensa inizia ad esprimere i geni necessari per produrre dopamina. Più dopamina nel sistema genera risposte di ricompensa maggiori che portano ad un’aumentata preferenza della nicotina.”<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-24 16:03:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>ATTIVITA PORTO CONTE PICCOLO PRINCIPE </title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363433822</link>
         <description><![CDATA[<div>io e la mia classe abbiamo fatto un attività molto interessante al parco di Porto Conte basata sulla storia del Piccolo Principe. L' attivita è iniziata entrando in una foresta dove a gruppi dovevamo identificare cosa c'era all' interno e tutti i suoni che potevamo udire. Poi siamo andati in spiaggia dove con degli elementi trovati in riva o sulla spiaggia dovevamo costruire delle nostre piccole invenzioni. La nostra è questa:</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-25 09:14:08 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>CONTINUO ATT PICCOLO PRICIPE </title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363434693</link>
         <description><![CDATA[<div>Infine dopo tutte le osserevazioni in certe parti del parco la mia classe ha sfidato la 1B (la classe che è venuta in gita con noi)con delle domande su quello che avevamo visto e annotato. La sfida non ha avuto nessun vincitore ma la parità!<br>Un 'esperienza molto interessante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-25 09:24:06 UTC</pubDate>
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         <title>Agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363434961</link>
         <description><![CDATA[<div>La NASA ha confermato che la luce blu-verde apparsa sui cieli dell’Australia martedì è stata causata da un meteorite. Grazie ai dati prodotti dai Center for Near-Earth Object Studies, California, gli scienziati hanno calcolato la velocità e la grandezza dell’oggetto.<br><br></div><div>Dopo aver raggiunto una velocità di 44.100 km orari, l’oggetto è entrato in contatto con l’atmosfera terrestre bruciandosi e spaccandosi in varie parti sopra le coste dell’Australia Meridionale, con alcune di esse che sono atterrate circa 300 km a ovest del monte Gambier.<br><br></div><div>L’energia dell’esplosione è risultata abbastanza alta tanto che lo scienziato Phil Bland della Curtin University ritiene sia stata “impressionante”, con i suoi 1,6 kilotoni di potenza, sostanzialmente una piccola bomba nucleare (la bomba su Hiroshima era di 15 kilotoni) esplosa ad un’altitudine di 31,5 kg che fortunatamente non ha causato alcun danno se non forte curiosità dei testimoni.<br><br></div><div>La meteora raggiunto la sua “luminosità massima” ad un’altitudine di 31,5 km viaggiando a 11 chilometri al secondo.<br>L’enorme palla di fuoco è stata prodotta comunque da una meteora abbastanza contenuta nelle dimensioni, paragonabile a quello di una piccola utilitaria secondo i ricercatori.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-25 09:27:48 UTC</pubDate>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/363435019</link>
         <description><![CDATA[<div>Un gruppo di ricercatori della Purdue University dichiara di stare realizzando nuovi sensori che potrebbero consentire ai droni, alle auto senza conducente o a qualunque altro veicolo che viaggia senza conduzione umana di elaborare importanti informazioni più velocemente. Questi sensori potrebbero infatti aumentare le capacità di rilevamento di veicoli del genere onde prevenire incidenti, in particolare quelli causati da errori umani.<br><br></div><div>Attualmente l’attuale tecnologia dei sensori, come quelli impiegati dalle auto senza conducente per evitare ostacoli o incidenti, non può ancora competere con la natura, ossia con il livello di attenzione degli esseri umani. Questi sensori potrebbero accorciare, se non annullare del tutto, questa distanza.<br><br></div><div>I ricercatori hanno costruito questi sensori ispirandosi ad animali quali ragni, uccelli, pipistrelli ed altri che mostrano un’alta sensibilità in tal senso grazie a delle terminazioni nervose, denominate meccanosensori, legate a speciali neuroni denominati meccanocettori. La qualità principale dei meccanosensori sta nel fatto che elaborano solo le informazioni principali eseguendo una scrematura iniziale che è alla base della sopravvivenza di molti animali.<br><br></div><div>Con l’esplosione di dati che i sensori odierni possono raccogliere, eseguire la “scrematura” per elaborare solo quelli importanti risulta pressoché essenziale e proprio per questo gli scienziati intendono utilizzare gli stessi principi della natura.<br>“Non c’è distinzione tra hardware e software in natura, è tutto interconnesso”, riferisce Andres Arrieta, uno degli autori della ricerca. “Un sensore è pensato per interpretare i dati, oltre a raccoglierli e filtrarli”.<br><br></div><div>I nuovi sensori, a detta dei ricercatori, sono in grado di rilevare, filtrare e calcolare molto rapidamente perché progettati per cambiare rapidamente forma quando attivati da una forza esterna.<br>“Con l’aiuto di algoritmi di apprendimento automatico, potremmo addestrare questi sensori a funzionare autonomamente con il minimo consumo di energia”, dichiara ancora Arrieta.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-25 09:29:00 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/365596265</link>
         <description><![CDATA[<div>Un gruppo di astronomi è riuscito a ricostruire un’immagine diretta di un sistema planetario che comprende più di una dozzina di esopianeti in orbita intorno alla stella PDS 70, distante da noi circa 370 anni luce.<br>Si tratta della seconda volta che si riesce a ricreare un’immagine diretta, attraverso una combinazione di ottica adattiva e elaborazione dei dati, di un sistema di esopianeti dopo <a href="https://notiziescientifiche.it/osservazione-diretta-di-un-esopianeta-con-interferometria-ottica-effettuata-per-la-prima-volta-con-il-vlt/">quello della stella HR 8799</a>.<br><br></div><div>Questo sistema planetario si rivela però forse più interessante perché ci sono ben due pianeti all’interno del disco di accrescimento che orbita intorno alla stella. Si tratta di due pianeti più interni, PDS 70b e PDS 70c.<br>È stato possibile individuare questi due pianeti attraverso una complessa tecnica che prevede la cancellazione della luce centrale della stella.<br><br></div><div>Il primo ha una massa da quattro a 17 volte quella di Giove e fu rilevato e fotografato anch’esso per la prima volta nel 2018. Il secondo, appena individuato, si trova vicino al bordo esterno del disco di accrescimento ad una distanza dalla sua stella simile a quella che separa Nettuno dal Sole.<br>PDS 70 c è meno massiccio del primo esopianeta ed è caratterizzato da una massa tra una e 10 volte quella di Giove.<br><br></div><div>La scoperta di questo sistema mostra che i dischi planetari intorno alle stelle possono essere abbastanza grande da poter essere osservati direttamente.<br>Già con strumenti molto potenti, come Hubble o i grandi telescopi ottici terrestri, è possibile individuare anelli o dischi intorno alle stelle e la domanda che gli astronomi si pongono quando vengono individuati è sempre la stessa: ci sono pianeti in formazione in questi anelli? In questo caso la risposta è positiva, una risposta che ci lascia pensare che in molti casi possa essere lo stesso.<br><br></div><div>E in futuro le cose dovrebbero migliorare ancora con la messa in orbita del telescopio spaziale James Webb della NASA.<br>Tramite sofisticate tecniche spettrali, questo telescopio permetterà di analizzare con maggior dettaglio non solo questo sistema planetario ma anche altri che contengono esopianeti in formazione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-04 14:20:08 UTC</pubDate>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/365596642</link>
         <description><![CDATA[<div>Un nuovo studio, pubblicato su <em>Trends in Ecology &amp; Evolution</em>, fornisce la risposta ad una delle domande fondamentali che biologi e paleontologi si sono sempre più posti negli ultimi anni riguardo agli uccelli: sono nati prima questi ultimi o le piume?<br>Il nuovo lavoro, che secondo i ricercatori potrebbe cambiare la nostra comprensione delle piume stesse e delle loro funzioni, suggerisce che esse si siano formate almeno 100 milioni di anni prima degli uccelli.<br><br></div><div>Lo studio si rifà principalmente a scoperte fossili chiave avvenute negli ultimi anni, scoperte che hanno suggerito che gli pterosauri fossero dotati di piume.<br>Questi nuovi fossili hanno fatto indietreggiare la nascita stessa delle piume indietro nell’albero evolutivo, anche prima del punto considerato come quello relativo alla nascita dei primi uccelli.<br><br></div><div>Secondo Mike Benton, ricercatore dell’Università di Bristol, l’autore principale dello studio, è più o meno dal 1994, anno in cui furono ritrovati e analizzati numerosi stupefacenti esemplari provenienti dalla Cina, che sappiamo che diverse specie di dinosauri avevano le piume. È da allora che la diatriba è nata riguardo alla nascita stessa delle piume che non è stata, da allora, ritenuta combaciante con la nascita degli stessi uccelli.<br><br></div><div>Questo gruppo di ricerca, come riferisce Maria McNamara, coautrice dello studio e ricercatrice dell’University College Cork, ha poi avuto la fortuna di lavorare su nuovi resti di un dinosauro provenienti dalla Russia, il Kulindadromeus. Si tratta di resti fossili che mostrano dettagli della pelle incredibilmente ben conservati, dettagli che mostrano anche la presenza di penne di piuma.<br>Essendo questa specie uno dei dinosauri più distanti dagli uccelli nell’albero evolutivo, i ricercatori hanno immaginato che le piume possano essere nate già con i primissimi dinosauri.<br><br></div><div>Lo hanno immaginato anche analizzando l’anatomia di uccelli moderni come i polli: “Gli uccelli moderni come i polli hanno spesso delle scaglie sulle gambe o sui colli, e abbiamo mostrato che si tratta di inversioni: quello che un tempo era stato il piumaggio si è trasformato in scaglie. In effetti, abbiamo dimostrato che la stessa rete di regolazione del genoma guida lo sviluppo di squame di rettili, penne di uccelli e peli di mammiferi e che le piume potrebbero essersi evolute molto presto”, dichiara Danielle Dhouailly, altra ricercatrice dell’Università di Grenoble impegnata nello studio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-04 14:21:17 UTC</pubDate>
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         <title>agg scient</title>
         <author>fpirasaho04</author>
         <link>https://padlet.com/fpirasaho04/oi98wvpcegbz/wish/365597212</link>
         <description><![CDATA[<div>Una potente eruzione stellare è stata identificata nell’atmosfera della stella attiva HR 9024, conosciuta anche come OU Andromedae, una stella gigante con un’elevata luminosità dei raggi X che provoca una gigantesca bolla di plasma intorno alla superficie dell’astro stesso. La stella si trova a circa 450 anni luce di distanza da noi.<br><br></div><div>Si tratta della prima osservazione diretta di un’espulsione di massa coronale (CME), un fenomeno che fino ad ora era stato osservato direttamente solo sul nostro sole. Nel corso di questo brillamento è stato espulso materiale caldissimo e con una velocità compresa tra 362.000 e un milione e mezzo di chilometri orari circa.<br><br></div><div>Nel relativo studio, pubblicato su <em>Nature Astronomy</em>, si descrivono le modalità con cui gli astronomi dell’l’Istituto Nazionale di Astrofisica in Italia hanno raccolto e analizzato i dati del Chandra X-ray Observatory, un telescopio spaziale della NASA.<br><br></div><div>A spiegare la modalità di analisi dei dati è la ricercatrice Costanza Argiroffi dell’Università di Palermo: “La tecnica che abbiamo usato si basa sul monitoraggio della velocità del plasma durante un brillamento stellare. Questo perché, in analogia con il caso solare, ci si aspetta che, durante un brillamento, i plasmi confinati nell’arco coronale dove avviene il brillamento si muovano prima verso l’alto, e poi verso gli strati bassi dell’atmosfera stellare. In aggiunta, ci si aspetta anche di osservare un ulteriore moto, sempre diretto verso l’alto, dovuto alla CME associata al brillamento” .<br><br></div><div>Lo studio è importante perché dimostra per la prima volta che le espulsioni di massa coronale possono essere considerate eventi comuni anche nelle altre stelle, perlomeno in quelle magneticamente attive.<br>Inoltre i dati confermano le teorie precedenti relative a questa tipologia di fenomeno stellare.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-04 14:23:02 UTC</pubDate>
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