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      <title>Il mio padlet  by </title>
      <link>https://padlet.com/terraccianolucia/oi441ymr27ta</link>
      <description>Realizzato con una mente aperta</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-10-25 17:45:09 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2016-10-25 20:33:21 UTC</lastBuildDate>
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         <title>MITI E LEGGENDE</title>
         <author>terraccianolucia</author>
         <link>https://padlet.com/terraccianolucia/oi441ymr27ta/wish/133113435</link>
         <description><![CDATA[<div>LA SIRENA PARTENOPE<br><br></div><div>Al primo piano di Palazzo San Giacomo, sede del Municipio napoletano, si vede una scultura di epoca greca che rappresenta una testa di donna, per tradizione chiamata <strong>Capo di Napoli.</strong> Prima di trovare nell’ Ottocento questa collocazione tranquilla, che le spetta di diritto essendo il più antico simbolo della città, la <em>statua era stata per secoli nel popolare quartiere Mercato, prima abbandonata in terra, poi salvata dalla</em> distruzione da un benemerito napoletano che l’aveva collocata su una base di pietra, ma comunque e sposta agli scherzi della gente e al tiro a segno degli scugnizzi. Dal suo angolo di strada aveva assistito a tutte le rivoluzioni della storia di Napoli, partecipandovi suo malgrado. Infatti i napoletani avevano con questa testa femminile un rapporto affettivo intenso e contraddittorio e riversavano su di lei tutti i malumori e le collere improvvise di un popolo tiranneggiato e oppresso. Poi , tornata la calma, rimediavano ai danni dandole una mano di vernice. Durante la rivolta di Masaniello le era stato rotto il naso, in seguito rifatto, e pericoli anche maggiori aveva corso nel 1799, all’epoca della Repubblica Partenopea sostenuta dalla Francia, quando era stata identificata dal popolo con la <strong>Marianna </strong>simbolo della Repubblica Francese. In quella occasione fu soprannominata <strong>Donna Marianna </strong><strong><em>‘a capa ‘</em></strong><strong>e Napule</strong>, nome col quale la chiamano familiarmente ancora adesso.<br><br></div><div>A salvarla, in quel caso e in molte altre circostanze, era stato un oscuro senso di rispetto, un’ antica consuetudine a ritenere&nbsp; in qualche modo sacra quella scultura. E in effetti molti secoli prima quella testa di donna aveva fatto parte di una statua che rappresentava Partenope, la mitica sirena che aveva dato il suo nome al primo nucleo di quella che sarebbe diventata Napoli.<br><br></div><div>Napoli è una delle città più antiche dell’Occidente. Fu fondata dai Greci di Cuma nel VII secolo a. C., ma già due secoli prima erano approdati sull’ isolotto di Megaride,&nbsp; dove ora sorge il Castel dell’ Ovo, i primi mercanti e viaggiatiri che avevano creato un insediamento tra l’isolotto, il monte Echia che gli sta di fronte e la foce dell’ antico fiume Sebeto, oggi scomparso. Provenivano dall’isola di Rodi e portavano con loro il culto di origine orientale delle Sirene. Gli scogli delle Sirene, dei quali parla l’Odissea, sarebbero infatti le isolette di fronte a Positano, oggi chiamate <strong>Li Galli</strong>. Nel racconto sulle origini di Napoli e il suo primo nome si intrecciano così le vicende storiche e il mito omerico.<br><br></div><div>La maga Circe aveva messo in guardia Ulisse contro il canto delle Sirene ma, conoscendo la grande curiosità intellettuale dell’eroe, aveva aggiunto che, se avesse voluto ascoltare le loro voci melodiose, avrebbe dovuto turare con la cera le orecchie dei suoi compagni e farsi legare saldamente all’ albero della nave.<br><br></div><div>Nella luce abbagliante del mezzogiorno, le Dee facevano udire la loro chiara voce dal verde prato dove sedevano e i cui fiori nascondevano le ossa e i resti dei miseri naviganti che non avevano resistito al loro richiamo e si erano lasciati morire sugli scogli, dimenticando la loro terra e gli affetti familiari. Seducevano con l’armonia e la dolcezza delle voci ma anche con le parole del canto. A Ulisse promisero che, se si fosse fermato gli avrebbero rivelato i segreti della conoscenza e tutto quello che avviene in ogni tempo e in ogni luogo della Terra. Ulisse allora cercò di liberarsi dalle corde ma i suoi compagni lo legarono ancora più stretto; così la nave ,dai grandi occhi dipinti che guardavano il mare, passò oltre. Ma le Sirene , pur essendo divine , non erano immortali, vivevano finchè&nbsp; durava il loro potere di incantatrici. Se una nave passava davanti alle loro isole e i marinai non si lasciavano stregare dal loro canto, dovevano morire. E le Dee si si uccisero, precipitando dall’ alto degli scogli nelle onde, quando Ulisse e i suoi compagni si salvarono.<br><br></div><div>Una tradizione successiva dette un nome alle Sirene: una di loro era <strong>Partenope</strong>. Il suo corpo fu portato dalle correnti tra gli scogli di Megaride e lì gli abitanti del villaggio trovarono la Dea, con gli occhi chiusi nel bianco viso di fanciulla e i lunghi capelli simili alle alghe che ondeggiavano nell’acqua. Partenope fu posta in un grandioso sepolcro, diede il nome al piccolo gruppo di case e divenne la protettrice del luogo, venerata dalla popolazione e onorata con sacrifici e con fiaccolate sul mare. Della tomba della Sirena , che non si sa che cosa contenesse,visto che Partenope è un personaggio mitologico ,si sono perse le tracce da molti secoli .Studiosi e archeologi hanno creduto di localizzarla sulla collina di Sant’ Aniello,dove c’era l’acropoli ,o sotto le fondamenta della chiesa di Santa Lucia ,costruita sul tempio pagano dedicato a Partenope e altre divinità marine .Il sepolcro è stato cercato a lungo anche nei sotterranei si Castel dell’ Ovo. Megaride è infatti uno dei luoghi chiave della città antica ,quelli dove confluiscono la storia e il mito , il primo approdo dei greci e il ritrovamento del corpo della dea. Duemila anni più la leggenda&nbsp; napoletana di Virgilio collocherà qui anche le ossa del poeta mago. <br><br><br>LA LEGGENDA DEL COCCODRILLO<br>Vari luoghi della città di <a href="http://www.vesuviolive.it/?s=napoli"><strong>Napoli</strong></a> sono legati al mistero. Uno fra tutti il <a href="http://www.vesuviolive.it/cultura/49940-video-maschio-angioino-sue-evoluzioni-non-sempre-cosi/"><strong>Castel Nuovo</strong></a><strong>, detto anche Maschio Angioino</strong>. Storico castello medievale, il “Castrum Novum”, come lo chiamavano in origine i sovrani di casa d’Angiò, cela una delle più celebri leggende napoletane. Il Maschio Angioino ha nei sotterranei due prigioni:<strong> la “prigione della congiura dei Baroni” e la “fossa del miglio”</strong> che inizialmente era usata come deposito del grano. Ma proprio quest’ultima, con il passare del tempo fu usata per rinchiudere i prigionieri, tra gli altri anche il filosofo <a href="http://www.vesuviolive.it/cultura/69395-napoli-il-naturalismo-e-la-magia-bruno-telesio-e-campanella/"><strong>Tommaso Campanella.</strong></a> E da allora prese il nome di<strong>“fossa del coccodrillo”</strong>.&nbsp; <strong>Benedetto Croce</strong> racconta, in <strong>“Storie e leggende napoletane”</strong>, l’origine di questa denominazione:Vari luoghi della città di <a href="http://www.vesuviolive.it/?s=napoli"><strong>Napoli</strong></a> sono legati al mistero. Uno fra tutti il <a href="http://www.vesuviolive.it/cultura/49940-video-maschio-angioino-sue-evoluzioni-non-sempre-cosi/"><strong>Castel Nuovo</strong></a><strong>, detto anche Maschio Angioino</strong>. Storico castello medievale, il “Castrum Novum”, come lo chiamavano in origine i sovrani di casa d’Angiò, cela una delle più celebri leggende napoletane. Il Maschio Angioino ha nei sotterranei due prigioni:<strong> la “prigione della congiura dei Baroni” e la “fossa del miglio”</strong> che inizialmente era usata come deposito del grano. Ma proprio quest’ultima, con il passare del tempo fu usata per rinchiudere i prigionieri, tra gli altri anche il filosofo <a href="http://www.vesuviolive.it/cultura/69395-napoli-il-naturalismo-e-la-magia-bruno-telesio-e-campanella/"><strong>Tommaso Campanella.</strong></a> E da allora prese il nome di<strong>“fossa del coccodrillo”</strong>.&nbsp; <strong>Benedetto Croce</strong> racconta, in <strong>“Storie e leggende napoletane”</strong>, l’origine di questa denominazione:<em>“Era in quel castello una fossa sottoposta al livello del mare, oscura, umida, nella quale si solevano cacciare i prigionieri che si volevano più rigidamente castigare: quando a un tratto si cominciò a notare con istupore che, di là, i prigionieri sparivano. Fuggivano? Come mai? Disposta una più stretta vigilanza allorché vi fu cacciato dentro un nuovo ospite, un giorno si vide, inatteso e terrifico spettacolo, da un buco celato della fossa introdursi un mostro, un coccodrillo, che con le fauci afferrava per le gambe il prigioniero, e se lo trascinava in mare per trangugiarlo”.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-10-25 17:46:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>terraccianolucia</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>VISITE GUIDATE</strong><br>19 Ottobre :Visita a Castel Nuovo ( Maschio Angioino )&nbsp; alla ricerca di indizi che possano ricostruire la presenza del leggendario coccodrillo che si aggirava nel fossato del castello.<br>&nbsp;Per rendere più interessante la passeggiata a fine percorso verranno distribuite agli alunni dispense su quanto detto e una scheda operativa per testare il loro apprendimento.<br><br></div><div>16 Novembre: Una leggenda dall’origine incerta che ci riporta nella Napoli aragonese, quando un bambino ha cambiato la storia della città.<br>&nbsp;Attraverso i segni di Colapesce&nbsp; la visita guidata nel cuore di Napoli tra fantasia e realtà terrà con il naso all’insù tutti gli alunni.<br><br></div><div>&nbsp;7 Dicembre:grado.&nbsp; le tre grandi “P” che hanno reso famosa <strong>Napoli</strong>: <strong>la Pizza</strong>, la <strong>Pastiera</strong> e i <strong>Pastori</strong>. <br> Si parte con una <strong>visita guidata nel cuore di Napoli</strong> e più precisamente da piazza Bellini dove ha sede l’antica pizzeria che da sempre sforna pizze a portafoglio.&nbsp; Percorrendo il Decumano maggiore tappa obbligatoria a piazza San Gaetano dove si trova un’antica bottega che ha fatto della pastiera un’arte; e proprio attraverso la storia di questo dolce spiegheremo la nascita della città e la sua divisione. Per ultima, ma non meno importante, si percorrerà la strada dei pastori e all’interno dell’antico chiostro di San Gregorio verrà raccontata la nascita di quest’antica arte.<br> Quindi un viaggio nella storia di Napoli attraverso gli antichi mestieri che sono vivi tutt’oggi.<br><br></div><div>Nel corso del percorso verrà offerto un trancio di pizza margherita ad ogni alunno.</div><div><br></div><div><strong>Laboratorio arte presepiale</strong>.<br> Dopo una dimostrazione di come si creano statuine in gesso a ciascun alunno dovrà rifinire con colori, muschio e altri materiali un proprio presepe in gesso.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-10-25 17:59:07 UTC</pubDate>
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         <title>IMMAGINI</title>
         <author>terraccianolucia</author>
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         <description><![CDATA[<div><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:1344,&quot;url&quot;:&quot;https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/47/Sirena_Napoli2.JPG&quot;,&quot;width&quot;:1792}" data-trix-content-type="image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/47/Sirena_Napoli2.JPG" width="1792" height="1344"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><figure class="attachment attachment-preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:463,&quot;url&quot;:&quot;http://www.sitabus.it/wp-content/uploads/2016/05/vesuviofrom_naples.jpg&quot;,&quot;width&quot;:780}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.sitabus.it/wp-content/uploads/2016/05/vesuviofrom_naples.jpg" width="780" height="463"><figcaption class="caption"></figcaption></figure></div><div><figure class="attachment attachment-preview" 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         <pubDate>2016-10-25 18:07:37 UTC</pubDate>
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