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      <title>IL PIEMONTE by </title>
      <link>https://padlet.com/giovannasalvatore80/TORRICELLA5</link>
      <description>ASPETTI DELLA REGIONE PIEMONTE</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-02 15:28:59 UTC</pubDate>
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         <title>CAPOLUOGO:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br>PROVINCE: TORINO- BIELLA - VERCELLI -VERBANO CUSIO OSSOLA -ASTI - ALESSANDRIA -CUNEO<br><br><br><br><br><br><br>Lavoro svolto da Debora </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:00:39 UTC</pubDate>
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         <title>CONFINI:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>NORD: Valle d' Aosta e Svizzera<br><br>EST:  Emilia- Romagna e Lombardia<br><br>OVEST: Francia <br><br>SUD: Liguria e Francia<br><br>Lavoro svolto da Mariaelena Falcone<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:02:59 UTC</pubDate>
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         <title>CARTINA FISICA DEL PIEMONTE:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>MONTAGNE:MONTE ROSA - GRAN PARADISO - MONTE ARGENTERA - MONVISO - MONTE BASODINO <br><br><br><br>FIUMI:PO-AFFLUENTI DI SINISTRA : TICINO - TOCE-SESIA - DORA BALTEA <br><br><br><br>LAGHI:LAGO MAGGIORE - LAGO DELL'ORTA - LAGO DI VIVERONA <br><br>PIANURA: È del 27%<br><br>COLLINE: È DEL 30%<br><br>Lavoro svolto da Debora </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:04:36 UTC</pubDate>
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         <title>PERSONAGGI FAMOSI:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>FAUSTO COPPI:<br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:05:38 UTC</pubDate>
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         <title>RICETTE TIPICHE,BACI DI DAMA:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>INGREDIENTI<br>320 g di burro<br>320 g di farina<br>320 g di zucchero <br>300 g di nocciole <br>1 limone<br>50 g di  cioccolato fondente<br>1 pizzico di vaniglina <br>PREPARAZIONE<br>Far tostare le nocciole nel forno <br>( 200°) per 10 minuti, porre in un colino e far roteare con le mani in modo da staccare la pellicina, pestare in un mortaio con un po' di zucchero.<br>In una terrina lavorare 300 g di burro ammorbidito con la stessa dose di farina e di zucchero,  le nocciole pestate, la scorza di limone grattugiata e la vaniglina, quindi raccogliere impasto a palla e tenerlo in frigorifero per un giorno.<br>Ricavare tante palline grandi come ciliege, schiacciare leggermente e porre sulla teglia del forno imburrata  <br> e infarinata. Cuocere in forno a 170° per 10 minuti. Nel frattempo far sciogliere il cioccolato con un cucchiaio di acqua in un tegamino a fuoco molto basso. <br>Attaccare le palline a due a due<br>" incollandole" tra loro con un po' di cioccolato fuso, lasciare asciugare.<br>"Buon appetito"<br> Lavoro svolto da Mariaelena Falcone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:08:41 UTC</pubDate>
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         <title>BAROLO,VINO:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:10:08 UTC</pubDate>
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         <title>MONUMENTI:LA MOLE ANTONELLIANA</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:10:51 UTC</pubDate>
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         <title>CLIMA:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>Clima continentale perchè l' al - titudine delle Alpi impedisce <br>l' infuenza del mare. <br>Gli inverni sono freddi e rigidi.<br>Estati calde in pianura.  Piogge autunali e primaverili. La presenza di umidità in pianura provoca nebbia sia in autunno che in inverno.<br>Sopra i monti che superano i 3000 m il clima è alpino con nevi perenni. <br>Il clima è più mite nella zona del lago Maggiore. <br>Lavoro svolto da Mariaelena Falcone.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:14:22 UTC</pubDate>
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         <title>ACQUI TERME:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>Acqui Terme (Àich in piemontese; Aquae Statiellae o Aquae Statiellorum in latino) è un comune italiano di 19.593 abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte. Si trova nella media-bassa valle del fiume Bormida, e oltre essere il centro principale di questa parte di valle, è anche quello dell’alto Monferrato, e capitale della regione dell’Acquese.Anche se ritrovamenti verificatisi nel territorio circostante (Ponzone, Sassello) risalgono al Paleolitico, le prime testimonianze finora individuate della presenza umana ad Acqui risalgono al Neolitico (5500-3500 a.C.): un insediamento si trovava vicino al fiume Bormida in regione Fontanelle. Già nell'età del bronzo fu abitata da popolazioni Liguri, in particolare dalla tribù degli Statielli il cui centro principale, Carystum, si trovava probabilmente nel luogo in pace con Roma. Infatti dopo essere stati attaccati e sconfitti a tradimento, il senato si pronunciò per la prima volta a favore di una popolazione "barbara" e decretò la liberazione ed il risarcimento degli sconfitti. Tra il II ed il I secolo a.C. si formò il centro urbano denominato Aquae Statiellae o Aquae Statiellensium, ad indicare che l'antico popolo, ormai romanizzato, non venne disperso.<br><br>L'importanza della città crebbe con la costruzione nel 109 a.C. della via Aemilia Scauri, che univa Dertona a Vada Sabatia (le odierne Tortona e Vado Ligure), passando per Acqui e per il Passo di Cadibona. In età imperiale questa via fu ridenominata via Julia Augusta: essa era tra i maggiori collegamenti terrestri e congiungeva la pianura padana, attraverso la Riviera di Ponente, con la Gallia Narbonense e la Spagna.<br><br>Come altri centri della Gallia Cisalpina, ottenne lo ius Latii nell'89 a.C. e poi la piena cittadinanza in età cesariana, divenendo municipio assegnato alla tribù Tromentina, inserita nella Regione IX augustea. Essa governava un territorio (municipium) esteso tra la sponda sinistra del torrente Orba e il crinale appenninico e comprendente le medie e basse valli del torrente Belbo (fino a Cossano Belbo) e delle due Bormide (fino a Cortemilia e Dego), oggi amministrativamente diviso tra le provincie di Alessandria, Asti, Cuneo e l'entroterra delle provincie di Savona e Genova.<br><br>Le sorgenti termali di Acqui, inoltre, godettero certamente di notevole prestigio. Lo scrittore latino Gaio Plinio Secondo le ricorda tra le più importanti del mondo romano, insieme a quelle di Puteoli (Pozzuoli) e di Aquae Sextiae (Aix-en-Provence). La città romana era dotata infatti di almeno tre impianti termali, di cui sopravvivono oggi alcuni resti. Un monumentale acquedotto, inoltre, garantiva l'approvvigionamento di acqua comune sia per gli usi termali che per quelli domestici e produttivi.<br><br>La tarda antichità e l'alto Medioevo	Modifica<br>Nel tardo impero, forse già nel IV secolo, ad Acqui si sviluppò una comunità cristiana e la città fu sede vescovile, e fu sede di un presidio di Sarmati.<br><br>San Maggiorino fu il primo vescovo della città, forse alla fine del IV secolo. La presenza delle terme (ancora in uso in età gota - come afferma Cassiodoro - e longobarda - secondo Paolo Diacono) e di una cattedra episcopale garantirono la sopravvivenza della città anche durante il difficile periodo altomedievale, a differenza di numerosi altri centri del Piemonte meridionale che vennero abbandonati proprio in questo periodo (Libarna, Pollentia, Augusta Bagiennorum, Vardacate, Industria, Forum Fulvii etc.).<br><br>La conquista longobarda, probabilmente, si verificò entro gli ultimi decenni del VI secolo: nei pressi della città in località Bossallesio, è stata rinvenuta una piccola necropoli longobarda risalente forse alle prime fasi dell'occupazione. Acqui, inclusa forse nel Ducato di Asti, era un territorio di confine dal momento che la Liguria costiera era in mani bizantine. Sotto i Franchi fu sede di comitato nell'ambito della marca aleramica.<br><br>Fin dall'epoca longobarda vi operavano i monaci colombaniani della potente abbazia di San Colombano di Bobbio, attivissimo centro di evangelizzazione e di rinascita agricola sotto la protezione del Papa. Essi a partire dal vasto feudo reale ed imperiale monastico, diedero impulso all'agricoltura con il recupero di aree incolte o abbandonate, le bonifiche e le migliorie agronomiche con il recupero e la diffusione di vigneti, castagneti, mulini, ecc. I monaci diedero, inoltre, un notevole apporto alimentare grazie agli allevamenti ed alla conservazione degli alimenti, proteine e grassi, come olio, burro, formaggi, salumi, grazie a sale e spezie; inoltre si adoperarono per la riapertura delle vie commerciali e delle vie del sale ed il commercio lungo la pianura e verso la marittima ligure con conscambi di merci varie come olio, sale, spezie, legname, carne, ecc.<br><br>Tra Vescovo e Comune (secoli X - XII)	Modifica<br>Come in molte città dell'Italia settentrionale, in età ottoniana il potere pubblico è esercitato dal Vescovo, che nel 978 riceve un diploma imperiale da Ottone II. A quell'epoca si avviarono i lavori di costruzione dell'ampia cattedrale, dedicata all'Assunta, per iniziativa del vescovo Primo, e forse la costruzione della prima cinta muraria.<br><br>Nel secolo seguente Vescovo san Guido (patrono della città e della diocesi) ultima i lavori di costruzione della cattedrale, che consacra nel 1067, e fonda in città due monasteri uno femminile (Santa Maria de Campis) e uno maschile presso l'antica chiesa di origine paleocristiana di San Pietro. Già nei primi decenni del XII secolo si sviluppa il Comune (la prima attestazione è del 1135), che cercò di affermare la propria autonomia nei confronti del Vescovo e su un contado di modesta estensione.<br><br>Lo sviluppo di Acqui subì un arresto con la fondazione nel 1168 della città nuova di Alessandria, promossa da Genova e dai Comuni della Lega Lombarda ostile all'imperatore Federico Barbarossa: la nuova città, infatti cercò di strappare la sede vescovile, con gravi conseguenze politico-economiche, ad Acqui, con l'appoggio del papa allora regnante Alessandro III (da cui Alessandria prendeva il nome).<br><br>Molte volte, gli Alessandrini si scontrarono con Acqui, volendo assumere il controllo del territorio attorno ad Acqui. Per questo Acqui non aderì alla Lega Lombarda ma fu quasi alleata alla parte imperiale (come rivela l'aquila nel suo stemma).<br><br>Una volta cessate queste guerre nel 1234 grazie a Federico II di Svevia, iniziarono le lotte intestine tra le famiglie dei Blesi e dei Bellingeri.<br><br>Acqui nel Monferrato (il tardo Medioevo e l'età moderna)	Modifica<br>Nel 1278, non riuscendo più a sostenere le minacce di Alessandria e di altre potenze ostili, dilaniata dalle lotte interne, Acqui preferì consegnarsi al marchese Guglielmo VII del Monferrato.<br><br>Da allora, salvo brevi parentesi, come sotto Carlo I d'Angiò, Acqui rimase stabilmente parte del Monferrato anche quando, nel 1306, la dinastia aleramica si estinse e il marchesato passò a un ramo cadetto della famiglia imperiale bizantina, i Paleologi (eredi degli Aleramici in linea femminile). Tra il 1322 ed il 1345 Acqui venne occupata da Roberto d'Angiò, per ritornare successivamente ai marchesi del Monferrato.<br><br>Nel 1431, venne occupata, come altre parti del marchesato, dai Visconti di Milano ma già nel 1436 ai Paleologi, che avevano richiesto l'aiuto di Amedeo VIII di Savoia. Nel 1533 anche la casa paleologa si estinse e tutto il Monferrato passò ai duchi di Mantova. Nel 1566 fu sede del senato locale e danneggiata dalle guerre tra spagnoli e francesi e dalla successiva peste del 1630. L'annessione del Monferrato (e di Acqui) al Piemonte sabaudo si verificò nel 1708.<br><br>Lavoro svolto da Emanuele D'Antonio <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:16:45 UTC</pubDate>
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         <title>SETTORE TERZIARIO:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>In Piemonte ci sono varie zone sciistiche tra cui Courmayeur<br>la più importante.in piemonte ci sono molte industrie automobilistiche tra cui la Fiat,De Agostinio e ferrero.<br>MUSEO AUTOMOBILISTICO<br>le macchine sono:Ferrari mod 308 gtb,Fiat mod s 57/14 b,Ford mod jeep,Bugatti mod 35 b e Alfa Romeo mod 179 b.<br>Queste sono le auto più importanti e conosciute in Italia<br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:18:51 UTC</pubDate>
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         <title>SETTORE SECONDARIO:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:19:15 UTC</pubDate>
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         <title>SETTORE PRIMARIO:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:19:26 UTC</pubDate>
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         <title>CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR:</title>
         <author>giovannasalvatore80</author>
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         <description><![CDATA[<div>Camillo Benso conte di Cavour era un uomo politico, nato a Torino nel 1810 e morto nel 1861.<br>Non solo rinnovò la struttura del regno sabaudo facendo di uno statello insignificante un paese moderno e progredito, ma impose il problema dell' unità italiana all' attenzione delle grandi potenze. <br>Con l' intervento nella spedizione di Crimea,<br>riuscì a guadagnarsi l'appoggio di Napoleone III per la guerra contro l' Austria.<br>Cavuor tornò al potere, contribuendo in modo decisivo alla realizzazione della unità Italiana.<br>La proclamazione del regno di Italia precedette di pochi mesi la scomparza del grade uomo politico, che aveva prospettato i futuri enormi problemi del paese il rapporto fra lo Stato e  la Chiesa e gli scompensi esistenti fra il Nord e il Sud.<br>Lavoro svolto da Marielena Falcone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-13 09:28:48 UTC</pubDate>
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         <title>FESTA DEL PIEMONTE:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La Festa del Piemonte è in programma per la 51ª volta all’Assietta domenica 21 luglio, grazie all'organizzazione dell’associazione “Festa dël Piemônt al Còl ëd l’Assieta”, con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino.<br><br> <br><br>Ai 2.566 metri del colle, si ricorderà ancora una volta una delle pagine più importanti della storia del Regno di Sardegna e dell’Europa intera: la battaglia che il 19 luglio 1747 segnò la sconfitta della Francia e delle sue mire espansionistiche sul Piemonte.<br><br> <br><br>Sabato 20 luglio si comincerà montando l’accampamento storico nei pressi del lago davanti al Rifugio Assietta, che da quest’anno lavora in sinergia con l’organizzazione nella preparazione dei pasti del sabato sera e della polenta della domenica. Saranno proposte anche visite guidate al campo di battaglia, condotte dallo storico militare Eugenio Garoglio e da Alessia Giorda, guida turistica e presidente del Coordinamento rievocazioni storiche 1600-1700. Sempre sabato è in programma una fiaccolata sino alla Butta dei Granatieri, dov’è previsto un momento di ricordo per i caduti, a cui seguiranno il falò e il vin brulè nei pressi del Rifugio Assietta.<br><br> LAVORO SVOLTO DA Emanuele D'Antonio <br><br>Il programma della domenica inizia con il raduno alle 9,30 e prosegue alle 10 con la Messa in piemontese con la partecipazione della  banda musicale di Cavour. A seguire la commemorazione all’Obelisco della Butta e, alle 11, la rievocazione della battaglia nei pressi del Rifugio Assietta. In caso di maltempo la manifestazione si tiene in forma ridotta. Per tutte le informazioni e prenotazioni si possono chiamare i numeri telefonici 337-225401 e 347-5288615.<br><br> <br><br>COME ARRIVARE ALL'ASSIETTA<br><br>Nel giorno in cui è anche in programma la Gran fondo ciclistica Sestriere-Colle delle Finestre, per raggiungere nella mattinata domenicale il Colle dell’Assietta è consigliato il percorso che sale la Val Chisone da Pinerolo in direzione Sestriere, sino al bivio di Usseaux. Si prosegue poi per Balboutet e Pian dell’Alpe, da dove inizia la Strada Provinciale 173 dell’Assietta, interamente sterrata sino a Sestriere.<br><br>In occasione della Festa del Piemonte, domenica 21 luglio è in vigore il senso unico di circolazione in salita da Pian dell’Alpe verso il Colle dell’Assietta dalle 9 alle 12. Dalle 13 alle 19 la Provinciale 173 è percorribile solo in discesa dall’Assietta al Pian dell’Alpe.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:13:59 UTC</pubDate>
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         <title>SALAME AL CIOCCOLATO:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:15:55 UTC</pubDate>
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         <title>GIANDUIOTTO TORINESE E LA SUA STORIA:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gianduiotto   Il gianduiotto è un  cioccolatino a forma di  barca rovesciata  composto con cioccolata  denominata gianduia che  si produce a Torino.  Solitamente è avvolto in carta dorata o argentata.  Viene ottenuto impastando il cacao e lo zucchero con la  famosa nocciola Tonda Gentile del Piemonte, rinomata  per la sua qualità. Il gianduiotto fu prodotto per la  prima volta dalla nota società dolciaria torinese  Caffarel nello stabilimento situato in Borgo San Donato  e presentato al pubblico nel carnevale del 1865 dalla  maschera torinese Gianduja, da cui prende il nome, che  distribuiva per le strade della città la nuova bontà.    Le sue origini si riconducono a motivazioni  storico-politiche ben precise: con il blocco napoleonico, le  quantità di cacao che giungevano in Europa erano  ridotte e con prezzi esorbitanti ma ormai la richiesta di  cioccolato continuava ad aumentare. Michele Prochet  decise allora di sostituire in parte il cacao con un  prodotto molto presente nel territorio: la nocciola tonda  gentile delle Langhe, una nocciola con gusto deciso e  delicato. L'impasto è dunque composto da nocciole  tostate e macinate (con la raffinatrice la nocciola <br>diventa una crema perché contiene olio), cacao, burro di  cacao e zucchero.Poiché l'alta quantità di nocciole  nell'impasto non permetteva che il cioccolatino fosse  prodotto in forme, per lungo tempo il gianduiotto veniva  tagliato a mano. A Leinì, in provincia di Torino, ci sono  ancora tre laboratori che producono gianduiotti  tagliandoli e incartandoli a mano.​.Oggi esistono due  metodi contrapposti per la produzione del gianduiotto:  l'estrusione ed il concaggio.  Il gianduiotto prodotto per estrusione è colato  direttamente su piastre senza uso di stampi, con  macchine progettate e realizzate ad hoc. Tale tecnica  permette di produrre Gianduiotti dalla consistenza  particolare: né troppo fluida né troppo solida.  Il gianduiotto stampato è molto più industriale, con una  percentuale minore di cioccolato ed è, per necessità, più  duro, dovendosi staccare dallo stampo.  Il gianduiotto fu il primo cioccolatino impacchettato  singolarmente.La Caffarel depositò il marchio  "Gianduia" e tuttora è l'unica azienda a poter stampare  il volto della maschera sull'incarto.​Il gianduiotto più  grande del mondo fu realizzato dalla Novi per essere  esposto a Torino durante la manifestazione  Eurochocolate del 2001: misurava 2 metri di altezza per  4 metri di lunghezza per 1 metro di larghezza con un  peso di quaranta quintali, frutto di 150 ore di lavoro.  Per avere la ricetta visitare questo link:  https://www.youtube.com/watch?v=JFPAsExl3C0 <br>Lavoro svolto da<br>Emanuele D’Antonio</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:17:25 UTC</pubDate>
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         <title>CREMINO:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:18:32 UTC</pubDate>
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         <title>STORIA DELLA JUVENTUS:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:19:24 UTC</pubDate>
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         <title>ALLIANZ STADIUM:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
         <link>https://padlet.com/giovannasalvatore80/TORRICELLA5/wish/577786351</link>
         <description><![CDATA[<div>ALLIANZ STADIUM<br>Lo Juventus stadium è uno degli impianti calcistici più grandi,a livello nazionale.I miei zii mi hanno portato a visitare Torino e colgo la palla al balzo(siccome la maestra ci ha assegnato la regione Piemonte)per raccontarvi la mia esperienza e un pò di storia dello stadio.<br>LA MIA ESPERIENZA:<br>Il giorno 2 novembre 2018,zio Rò(Roberto),insieme ai suoi genitori,ci ha portati a riprendere zia Vale(Valentina)per andare a Torino,il viaggio fù lungo circa nove ore e quando arrivammo all’albergo(La Sforzata),il proprietario ci accompagnò alla nostra camera e disse che ci aspettava di sotto per la cena,quella sera andammo a dormire alle 11:30 circa.Il giorno dopo,alle 8:00 eravamo svegli e pronti per fare colazione e dopo rientrammo nelle nostre camere per farci una doccia e prepararci per andare in centro a Torino.Dopo aver lasciato l'albergo,siamo subito partiti per prendere la metro🚈.Ed Eccoci qui,di fronte la Mole Antonelliana,pronti per visitare il Duomo di Torino,dov'è conservata la Sacra Sindone.Dopo aver pranzato,entrammo nello Juventus Store lì nei paraggi e poi tornammo nelle nostre camere in albergo,per riposarci e prepararci alla serata,che si rivelò essere lunga,ma alla fine dopo la vittoria della Juventus,c’era lo spuntino di mezzanotte al Mc Donald che ci aspettava.La mattina dopo visitammo il museo e lo stadio da vicino.Purtroppo verso le 14:00 ripartimmo verso Castel Frentano dove alle 23:57,ci aspettavano i nonni e i miei genitori.<br>LO STADIO: <br>Lo stadio era lungo circa 7140 m2 su una superficie regionale di 25.387 m2,fondato solamente nel 2011,per volere di Andrea Agnelli,ogni sedia è decorata con delle parti di calciatori,che vanno a formare un unico disegno enorme.<br>STORIA:<br>Le radici dello Stadium affondano nel 1994, quando la Juventus inizia a coltivare l'idea di costruire uno stadio di proprietà.In quel periodo la squadra bianconera gioca le sue partite casalinghe, condividendolo coi concittadini del Torino, allo stadio delle Alpi, un impianto di proprietà comunale e, sebbene inaugurato in occasione dell'allora recente campionato del mondo 1990, già afflitto da molti problemi come il caro prezzo d'affitto,gli alti costi di manutenzione, l'eccessiva lontananza del pubblico dal campo a causa della presenza di un inutilizzata pista di atletica leggera, il pessimo comfort sugli spalti e altre carenze strutturali:tutto ciò si traduce in uno stadio «troppo grande, troppo freddo (in ogni senso: ambientale e climatico)e troppo vuoto»,coi tifosi che raramente riempiono il sovradimensionato impianto;tanto che la Juventus, tra il 1991 e il 1994, sentendosi come «ospite in casa d'altri»,ha minacciato più volte il Comune di lasciare il Delle Alpi o il capoluogo piemontese per alcune partite,oppure, definitivamente.Pertanto a partire dal 1995, con una mossa «senza precedenti nella storia juventina»,il club concretizza la decisione di giocare lontano da Torino varie sue gare interne, tra cui semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-1995 (Milano),la finale di Supercoppa UEFA 1996 (Palermo)e le gare interne di Coppa Intertoto UEFA 1999 (Cesena).Nel 1994, l'idea iniziale della società bianconera consiste nel trasformare la zona della Continassa, dove sorge il Delle Alpi, in un territorio a uso esclusivo del club, costruendovi un nuovo impianto di proprietà affiancato da altre strutture:in questa fase embrionale sono già ipotizzati un centro d'allenamento per la squadra, e l'insediamento della sede sociale nella settecentesca cascina Continassa.Nel 1996, invece, la Juventus intende acquistare e restaurare il vecchio stadio Comunale, sito nel quartiere Santa Rita, e riservare alla Continassa la funzione di centro sportivo,destinando il Delle Alpi solo ai grandi eventi sportivi;il progetto del nuovo impianto alla Continassa, proposto due anni prima, rimane come alternativa.Nel 1998 viene accantonata l'idea del nuovo Comunale per evitare problemi di ordine pubblico nel circondario dello stadio;dunque, riprende corpo il progetto Continassa,che prevede la profonda ristrutturazione del Delle Alpi e la costruzione di nuove strutture a uso del club, più altre attività commerciali correlate.La Juventus vuole abbattere il Delle Alpi per fare posto a un nuovo stadio da 40 000 posti, destinato esclusivamente all'uso calcistico;tuttavia la struttura è ancora di proprietà del Comune, con il quale la società bianconera fatica a trovare un'intesa.Passa quindi ancora qualche anno, in cui la squadra rispolvera a più riprese l'intento di lasciare la città nel caso in cui non si sbloccasse la situazione.In quegli anni, vengono avanzate varie proposte: in particolare, nel 2001, per risolvere il problema, si pensa di vendere il Delle Alpi in comproprietà alla Juventus e al Torino(proposta già avanzata nel 1996, ma rifiutata da entrambe le squadre per i costi troppo onerosi);nonostante il Comune e le due società siano d'accordo,l'ipotesi viene scartata sul finire dello stesso anno, poiché i due club si ritrovano in disaccordo sulla gestione dello stadio.Pertanto, le intenzioni della Juventus riguardo alla questione stadio e all'eventuale abbandono della città restano invariate.<br>Dettaglio del campo da gioco e del primo anello di tribune dello Stadium: è evidente il concetto di stadio all'inglese, volto a rendere una grande vicinanza tra calciatori e tifosi juventini,all'opposto del precedente, «freddo» e mai troppo amato delle Alpi.<br>Il 18 giugno 2002, un accordo con la municipalità torinese consegna alla società bianconera il diritto di superficie sull'area del Delle Alpi per i successivi 99 anni,al prezzo di 25 milioni di euro;il patto, oltre alla futura costruzione di un nuovo impianto adatto al calcio, sicuro e redditizio,prefigura la trasformazione della Continassa in una cittadella juventina con l'ulteriore edificazione di museo, centro medico, centro d'allenamento, sede sociale,vari spazi commerciali e altre iniziative rivolte ai tifosi.L'allora amministratore delegato del club, Antonio Giraudo, affida il progetto dello stadio all'architetto Gino Zavanella: il piano prevede già caratteristiche che saranno proprie della versione finale, quali il dimezzamento della sovradimensionata capienza delle Alpi e l'eliminazione della pista di atletica.<br>Emanuele D’Antonio<br><br><br><br> <br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:20:40 UTC</pubDate>
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         <title>LA SACRA SINDONE:</title>
         <author>emanuelenoir11</author>
         <link>https://padlet.com/giovannasalvatore80/TORRICELLA5/wish/577793151</link>
         <description><![CDATA[<div>aSacra Sindone</div><div> La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. Alcune persone identificano l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro.</div><div>Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava un ampio tessuto, come un lenzuolo, e che se specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d'India. Anticamente il termine "sindone" era generico e non collegato alla sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.Nel 1988, l'esame del carbonio 14 sulla Sindone, eseguito contemporaneamente e indipendentemente dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, ha datato la sindone in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390,periodo corrispondente all'inizio della storia della Sindone certamente documentata. Ciononostante, la sua autenticità continua a essere propugnata da una serie di autori.La prima notizia riferita con certezza alla Sindone che oggi si trova a Torino risale al 1353: il 20 giugno il cavaliere Goffredo (Geoffroy) di Charny, che ha fatto costruire una chiesa nella cittadina di Lirey dove risiede, dona alla collegiata della stessa chiesa un lenzuolo che dichiara essere la Sindone che avvolse il corpo di Gesù.Egli non spiega però come ne sia venuto in possesso.</div><div>Il possesso della Sindone da parte di Goffredo è comprovato anche da un medaglione votivo ripescato nel 1855 nella Senna, conservato al Museo Cluny di Parigi: su di esso sono raffigurati la Sindone (nella tradizionale posizione orizzontale con l'immagine frontale a sinistra), le armi degli Charny e quelle dei Vergy, il casato di sua moglie Giovanna.</div><div>Alcune notizie su questo periodo ci vengono dal cosiddetto "memoriale d'Arcis", una lettera indirizzata nel 1389 da Pietro d'Arcis, vescovo di Troyes, all'antipapa Clemente VII (che era riconosciuto in quel momento in Francia come papa legittimo) per protestare contro l'ostensione organizzata in quell'anno da Goffredo II, figlio di Goffredo. D'Arcis scrive che la Sindone era stata esposta una prima volta circa trentaquattro anni prima, quindi nel 1355 (alcuni storici propendono invece per la data del 1357, dopo la morte di Goffredo, ucciso in battaglia a Poitiers il 19 settembre 1356), attirando in loco molti fedeli e donazioni, fatto che aveva portato il suo predecessore, Enrico di Poitiers, ad indagare sui fatti. I teologi consultati da Enrico di Poitiers, aggiunge, avevano assicurato che non poteva esistere una Sindone con l'immagine di Gesù, perché i Vangeli ne avrebbero sicuramente parlato, e inoltre durante le indagini un pittore aveva confessato di averla dipinta; ma d'Arcis non ne indica il nome. Secondo quanto riportato da d'Arcis il suo predecessore aveva quindi aperto un procedimento contro il decano di Lirey per via di sospetti sull'autenticità del telo, ma come conseguenza questo era stato nascosto, perché non potesse essere sequestrato ed esaminato[11]. Sempre secondo il memoriale sarebbe stato il decano della collegiata di Lirey, al tempo Robert de Caillac, che aveva effettuato la prima ostensione, ad essersi procurato il telo.</div><div>Sul memoriale d'Arcis sono però stati sollevati dubbi, soprattutto da fonte autenticista.Non si conoscono altre conferme che Enrico di Poitiers abbia effettivamente aperto un'inchiesta; in una sua lettera a Goffredo di Charny del 1356 non fa alcun cenno alla Sindone. Alcuni storici suggeriscono che Pietro d'Arcis volesse far dichiarare falsa la Sindone, nuovamente esposta all'adorazione dopo alcuni decenni, perché essa attirava i pellegrini a Lirey, facendo così calare le entrate della cattedrale di Troyes, in quanto proprio nel 1389 il tetto di quest'ultima era crollato e la sua ricostruzione richiese certamente molto denaro; questo tuttavia non spiegherebbe l'assenza di ostensioni da parte dei Charny nei decenni precedenti.</div><div>Goffredo II invia a sua volta un memoriale di segno contrario, e nel 1390 l'antipapa Clemente VII decreta una soluzione di compromesso, emanando 4 bolle: da una parte è autorizzata l'esposizione della Sindone a patto che si dichiari che si trattava di una pictura seu tabula, cioè un dipinto («si dica ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a imitazione del Sudario»); dall'altra, a Pietro d'Arcis è chiesto di cessare le critiche contro il telo.</div><div>Nei decenni successivi scoppia una disputa per il possesso della Sindone. All'incirca nel 1415 il conte Umberto de la Roche, marito di Margherita di Charny, figlia di Goffredo II, prende in consegna il lenzuolo per metterlo al sicuro in occasione della guerra tra la Borgogna e la Francia. Margherita si rifiuta poi di restituirlo alla collegiata di Lirey reclamandone la proprietà. I canonici la denunciano, ma la causa si protrae per molti anni e Margherita comincia a organizzare una serie di ostensioni nei viaggi in giro per l'Europa (intanto Umberto muore nel 1448). Nel 1449 a Chimay, in Belgio, dopo una di queste ostensioni il vescovo locale ordina un'inchiesta, a seguito della quale Margherita deve mostrare le bolle papali in cui il telo viene definito una raffigurazione e come conseguenza l'ostensione venne interrotta e lei venne espulsa dalla città. Negli anni successivi continua a rifiutare di restituire la Sindone finché, nel 1453, la vende ai duchi di Savoia. Successivamente, nel 1457, a causa di questi suoi comportamenti viene scomunicata.I Savoia conservano la Sindone nella loro capitale, Chambéry, dove nel 1502 fanno costruire una cappella apposita; nel 1506 ottengono da Giulio II l'autorizzazione al culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio.</div><div><br></div><div>La notte tra il 3 e il 4 dicembre 1532, la cappella in cui la Sindone è custodita va a fuoco, e il lenzuolo rischia di essere distrutto: un consigliere del duca, due frati del vicino convento e alcuni fabbri forzano i cancelli e si precipitano all'interno, riuscendo a portare in salvo il reliquiario d'argento che era già avvolto dalle fiamme. Alcune gocce d'argento fuso sono cadute sul lenzuolo bruciandolo in più punti.</div><div>La Sindone è affidata alle suore clarisse di Chambéry, che la riparano applicando dei rappezzi alle bruciature più grandi e cucendo il lenzuolo su una tela di rinforzo. Nel frattempo, poiché si è diffusa la voce che la Sindone sia andata distrutta o rubata, si tiene un'inchiesta ufficiale che, ascoltate le testimonianze di coloro che hanno visto il lenzuolo prima e dopo l'incendio, certifica che si tratta dell'originale. La Sindone viene di nuovo esposta pubblicamente nel 1534.</div><div>Nel 1535 il Ducato di Savoia entra in guerra: il duca Carlo III deve lasciare Chambéry e porta con sé la Sindone. Negli anni successivi il lenzuolo soggiorna a Torino, Vercelli e Nizza; soltanto nel 1560 Emanuele Filiberto, successore di Carlo III, può riportare la Sindone a Chambéry, dove rimane per i successivi diciotto anni.Dopo aver trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino nel 1562, nel 1578 il duca Emanuele Filiberto decide di portarvi anche la Sindone. L'occasione si presenta quando l'arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, fa sapere che intende sciogliere il voto, da lui fatto durante l'epidemia di peste degli anni precedenti, di recarsi in pellegrinaggio a piedi a visitare la Sindone. Emanuele Filiberto ordina di trasferire la tela a Torino per abbreviargli il cammino, che San Carlo percorre in cinque giorni. </div><div>Emanuele D’antonio</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-17 13:25:51 UTC</pubDate>
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         <title>VITTORIO EMANUELE II</title>
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         <description><![CDATA[<div>Re d' Italia nato a Torino nel 1820 e morto a Roma nel 1878 divenne re a solo 28 anni. <br>L' unità dell' Italia deve tanto alla sua iniziativa.<br>Combatte con valore negli scontri a San Martino e Solferino.<br>Appoggiò la spedizione dei mille che invece Cavour criticava.<br>Proclamato re d'Italia nel 1861 e dieci anni più tardi si insediò al  Quirinale che era stata la sede politica del papato. <br>Lavoro svolto da Mariaelena Falcone.<br><br></div>]]></description>
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         <description><![CDATA[<div>La Venaria Reale <br><br>La Venaria Reale è un comune italiano di 33550 abitanti della Cittá metropolitana di Torino, in Piemonte , conurbato nell'area metropolitana del capoluogo piemontese , a soli 10 km nord-ovest da esso... <br><br><br><br>Lavoro svolto da Debora </div>]]></description>
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         <description><![CDATA[<div>MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA <br><br><br>Tra i piú importanti al mondo per la ricchezza del patrimonio e la molteplicitá delle sue attivitá scientifiche e divulgative ,il Museo Nazionale del Cinema deve la sua unicitá alla peculiaritá dell' allestimento espositivo...<br><br><br><br><br>Lavoro svolto da Debora </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-19 16:22:05 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2020-10-12 19:08:25 UTC</pubDate>
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