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      <title>La Mezzadria by Giorgio Raccichini</title>
      <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju</link>
      <description>Lavoro realizzato dalle classi 1A-1B-2A della Scuola Secondaria di primo grado di Casette d&#39;Ete (progetto &quot;Ambasciatori della Memoria&quot;).</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-12-22 09:06:25 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-03-06 08:01:14 UTC</lastBuildDate>
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         <title>1-Il patto colonico della Mezzadria</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2832287914</link>
         <description><![CDATA[<p>Il patto colonico mezzadrile era un accordo stretto tra un proprietario terriero e una famiglia contadina.</p><p>Il proprietario terriero concedeva al contadino, perché lo lavorasse, un podere. I prodotti e gli utili dell’azienda agricola venivano spartiti a metà tra i due soggetti: da qui il termine “mezzadria” e il nome “mezzadro” assegnato al contadino.</p><p>La famiglia mezzadrile, oltre a lavorare il podere, era tenuta a svolgere per il padrone altri lavori come raccogliere la legna, lavare i panni, svolgere opere di miglioramento della proprietà.</p><p><br>La storia della mezzadria inizio nel Basso Medioevo e interessò tutte le regioni centrali dell’Italia, tra cui le Marche.</p><p>In seguito ad una serie di provvedimenti legislativi presi dopo la Seconda guerra mondiale e a causa del progressivo abbandono della terra da parte dei mezzadri, la mezzadria andò scomparendo.</p><p><br></p><p>I proprietari terrieri vivevano normalmente in città. Chi erano? Innanzitutto erano i nobili e le istituzioni religiose. Poi vi erano altri proprietari non nobili: fattori divenuti proprietari e borghesi che svolgevano altre attività (medici, farmacisti, avvocati, notai, impiegati comunali ecc.).</p><p>Tra il mezzadro e il proprietario terriero vi era la figura del fattore, cioè colui che gestiva le proprietà per conto del proprietario.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-12-22 09:07:06 UTC</pubDate>
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         <title>Premessa</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2832293546</link>
         <description><![CDATA[<p>All’epoca della Resistenza al nazifascismo, argomento trattato dalla classi terze, il nostro territorio era prevalentemente contadino, caratterizzato dal patto colonico della Mezzadria.</p><p>I contadini si prodigarono per aiutare gli ebrei e i prigionieri alleati che fuggivano dai campi di concentramento dei nazi-fascisti (per esempio li nascondevano e li sfamavano) e diedero anche un grande aiuto alle formazioni partigiane che combattevano sul territorio.</p><p>Abbiamo perciò voluto realizzare un lavoro, che in futuro potrà essere maggiormente approfondito e ampliato, sulla Mezzadria, che è una parte importante della nostra memoria storica.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-12-22 09:19:44 UTC</pubDate>
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         <title>4-Gli animali</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2841016503</link>
         <description><![CDATA[<p>Nella civiltà contadina gli animali avevano una grande importanza. Innanzitutto fornivano la carne che, nelle società del passato, era un prodotto di lusso: abbondava nei pasti dei ricchi e scarseggiava tra i ceti popolari. Non è un caso che nella cultura popolare esistessero mitici paesi dell’abbondanza dove si poteva mangiare di tutto, soprattutto carne, senza dover lavorare. Un esempio di ciò proviene dal “Decameron” di Giovanni Boccaccio, scrittore toscano del XIV secolo. Nella novella conosciuta come “Calandrino e l’elitropia” o “Calandrino lapidato” il protagonista – Calandrino – è un sempliciotto che vive a Firenze, ma proviene dal contado. Un giorno è vittima di uno scherzo: gli fanno credere che esista una terra chiamata “Bengodi” nella quale si trovano in grande abbondanza salsicce, oche, paperi, capponi, carne insomma. Calandrino crede all’esistenza di questo Bengodi un po’ perché è sciocco e un po’ perché sa molto bene che cos’è la fame.</p><p>Gli animali erano ovviamente importanti non solo per la carne, ma anche per altri prodotti (grasso, lana, cuoio, uova, latte) e per l’aiuto che potevano fornire nel lavoro dei campi. Per la loro importanza si era soliti metterli sotto la protezione di Sant’Antonio Abate che, a partire dal Medioevo, veniva spesso rappresentato accompagnato dal maiale.</p><p><br>L’allevamento mezzadrile non era intensivo come quello “industriale” di oggi. Si allevavano animali per la famiglia e il proprietario terriero. Gli animali più forti, come i buoi e i cavalli, venivano utilizzati per il lavoro nei campi e per il trasporto. Importanti per l’alimentazione della famiglia mezzadrile erano gli animali da cortile, come le galline e i polli, alcuni capi dei quali venivano periodicamente donati, insieme alle uova, al proprietario terriero. Altri animali allevati erano i maiali, le pecore, i conigli, le oche e i tacchini. Si trovavano o nelle stalle sotto la casa o nelle stallette vicino all’abitazione.</p><p><br></p><p>L’animale più prezioso era il maiale, del quale – come si dice – “non si butta mai niente”. Il porcile era spesso localizzato in un piccolo edificio che a volte si apriva su un recinto che consentiva agli animali di uscire all’aperto. Qui i maiali – di solito due, uno per il padrone e uno per la famiglia mezzadrile – venivano alimentati con avanzi di cibo, crusca, orzo, ghiande, mais e patate. Bisognava farli stare fermi per farli ingrassare, così si ricavava il grasso da cui si ottenevano i saponi e gli oli da cucina. La carne veniva conservata soprattutto attraverso la salatura e ogni parte dell’animale veniva in qualche modo utilizzata: in una società in cui le persone non avevano molto, lo spreco era un grave peccato.</p><p>La “salata”, cioè la macellazione e la lavorazione del maiale, era un vero e proprio rito festoso che coinvolgeva tutta la numerosa famiglia e avveniva nella stagione fredda, tra dicembre e gennaio, spesso in prossimità della festa di Sant’Antonio Abate, cioè il 17 gennaio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-08 05:59:55 UTC</pubDate>
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         <title>7-L&#39;abbigliamento</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2847548744</link>
         <description><![CDATA[<p>I mezzadri e i contadini dell’Italia centrale avevano, per le loro umili condizioni economiche e sociali, un guardaroba molto ristretto. In molti casi disponevano solo di un abito invernale e di uno estivo.</p><p>Nella stagione estiva gli uomini indossavano pantaloni lunghi e camicia, a cui si aggiungevano – nella stagione fredda – maglioni, panciotti e giacconi. Le donne vestivano la gonna e sopra di questa un grembiule; sulla parte superiore indossavano la camicia e, a volte, una casacca.</p><p>I vestiti, usurati dall’uso, venivano frequentemente rattoppati e le scarpe venivano risuolate in legno.</p><p>Per le feste religiose i mezzadri riutilizzavano, spesso, i vestiti delle nozze.</p><p><br></p><p>Le materie prime utilizzate erano per lo più la lana, per pantaloni e gonne, e la canapa per le camicie. La canapa veniva seminata in primavera e tagliata in estate: vi si ricavava, attraverso una serie di procedimenti e strumenti, delle fibre utilizzate, oltre che per i vestiti, anche per realizzare corde e sacchi.</p><p>Il capello era un elemento che non mancava mai nel vestiario del contadino ed era fatto in paglia: famosa ancora oggi è la produzione del cappello in paglia nella zona di Montappone.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-13 08:59:46 UTC</pubDate>
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         <title>Produzioni artistiche</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2853071417</link>
         <description><![CDATA[<p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://drive.google.com/drive/folders/1sYza5NdkuaaIQxdHdDvCMH6_aRBKvWf3?usp=drive_link">https://drive.google.com/drive/folders/1sYza5NdkuaaIQxdHdDvCMH6_aRBKvWf3?usp=drive_link</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-18 08:53:16 UTC</pubDate>
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         <title>6-Oggetti della casa e strumenti di lavoro</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2855802105</link>
         <description><![CDATA[<p>I mezzadri avevano una vasta disponibilità di oggetti per gli usi più disparati. Spesso li fabbricavano da soli, perché comprarli sarebbe stato troppo costoso, e cercavano di riciclare il più possibile (ad esempio, la cenere del focolare domestico veniva riposta e usata per fare il bucato).</p><p><br>In casa i mezzadri usavano vari oggetti come il pentolame in rame, l’armadio dispensa o stipo, il macinino, il tagliere in legno, il baule in legno e ferro, il ferro da stiro.</p><p><br>In ogni cucina non poteva mancare la madia, dove veniva setacciata la farina per fare il pane che veniva impastato sulla spianatora. Nella stagione fredda, per aiutare la lievitazione, nel piano inferiore della madia (o <em>mattara</em>) venivano messe delle padelle con la brace (<em>monneche</em>).</p><p>Si poteva trovare pure un utensile che serviva per tostare l’orzo sulla fiamma del camino.</p><p>Nella cucina vi erano generalmente due incavi nel muro dove, in muratura, erano ricavati i fornelli, il lavandino (<em>sciacquató</em>) e lo scolapiatti.</p><p><br>Nelle stagioni fredde ci si scaldava davanti al camino e, per scaldare il letto, si ricorreva al <em>prete</em>, una struttura leggera che si metteva dentro al letto e si usava insieme alla <em>monnaca</em>.</p><p><br>Per lavorare la terra si usavano diversi attrezzi: zappe per rompere le zolle ed estirpare le erbe nocive, vanghe per dissodare il terreno, rastrelli e forche per raccogliere fieno e paglia essiccati al sole e per sbriciolare la terra prima della semina.</p><p><br>Tra gli oggetti più utilizzati per il lavoro dei campi vi era la falce destinata al taglio del foraggio (detta “fienaia”), dotata di una lama ricurva, un manico in legno lungo circa 160 cm e una doppia impugnatura. Il falcetto, o falce “messoria”, serviva invece per recidere i gambi di cereali o l’erba.</p><p><br>Per calcolare il peso dei sacchi di grano o di altri prodotti si usavano stadere e bascule, vale a dire bilance dotate di un’asta metallica tarata in chili e in frazioni su cui si spostava un peso detto “romano”.</p><p><br>Terminata la mietitura, i fusti del grano erano adoperati per creare cappelli, borse ed altri piccoli oggetti. Con la paglia si confezionavano anche cesti e scaldapanni, leggeri e resistenti allo stesso tempo.</p><p><br>Per confezionare i tessuti da adoperare in famiglia, si usavano principalmente lana, canapa e lino; canapa e lana venivano filate con una spazzola di metallo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 06:48:24 UTC</pubDate>
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         <title>5-Il menu del mezzadro</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2855806625</link>
         <description><![CDATA[<p>Per accedere a tutti i lavori, cliccare sul seguenti link:</p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://drive.google.com/drive/folders/1_dGqqztI1Pk3cBdue0KNe_xC6DqjlHFt?usp=sharing">https://drive.google.com/drive/folders/1_dGqqztI1Pk3cBdue0KNe_xC6DqjlHFt?usp=sharing</a></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 07:09:19 UTC</pubDate>
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         <title>8-La casa colonica marchigiana</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2855808254</link>
         <description><![CDATA[<p>La casa colonica marchigiana nasce nel ‘400 e gli ultimi esempi sono della metà del ‘900. Le Marche sono sempre state caratterizzate da una cultura contadino-mezzadrile.</p><p>Pensata inizialmente come capanno per il ricovero degli animali, la casa colonica marchigiana si trasforma presto in edificio per l’assolvimento dell’attività contadina: il più delle volte la struttura dell’edificio prevede un piano terra adibito al ricovero degli animali e un piano superiore adibito a vera e propria abitazione per la famiglia contadina, con un forno per cuocere il pane e i consueti spazi per il vivere quotidiano.</p><p><br>I materiali usati per la costruzione delle case coloniche nelle Marche sono laterizi, pietre, malte di terra e materiali lignei per i solai e per le coperture.</p><p><br>Queste case rurali sono divise in tre gruppi:</p><p><br>CASE CON SCALA ESTERNA</p><p>abitazioni a due piani, a terra si tengono gli animali (mucche, polli, maiali, pecore ecc.), nel primo piano c’erano invece le abitazioni;</p><p><br>CASE A TORRE</p><p>dette anche palombare o colombaie: queste strutture risalgono al medioevo e permettevano di controllare le colline circostanti;</p><p><br>CASE DI TERRA</p><p>chiamate atterrati, sono edifici costruiti interamente di terra cruda con muri piuttosto spessi e piccole porte e finestre.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 07:16:59 UTC</pubDate>
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         <title>9-Come vivevano gli uomini e le donne</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2855809969</link>
         <description><![CDATA[<p>In quegli anni, esistevano i lavori degli uomini e i lavori delle donne.</p><p><br>Gli uomini, in particolare i mezzadri, coltivavano la terra dividendo poi i prodotti con il proprietario. Con loro svolgeva anche una piccola parte la donna.</p><p>Il contadino zappava, raccoglieva i prodotti, allevava gli animali più grandi, che usava anche per trainare l’aratro, preparava e lavorava la terra, raccoglieva il fieno, curava e controllava le piante (viti, ulivi, eccetera), inoltre costruiva utensili. Era sempre anche un po’ muratore, falegname, artigiano, boscaiolo, e a volte anche piccolo commerciante per la sua sopravvivenza e quella della sua famiglia mezzadrile.</p><p><br>Le donne raccoglievano quello che gli uomini seminavano. Svolgevano le faccende casalinghe come cucinare, badare ai piccoli, curare gli anziani, lavare i panni. Non era semplice, perché non esistevano gli elettrodomestici: dovevano andare al fiume, lavarli a mano e tornare a casa a piedi. Spesso aiutavano gli uomini al lavoro e si occupavano degli animali di piccola taglia come agnelli, conigli, polli… Sfornavano il pane ed alcune, con il latte, facevano il formaggio. Nel tempo libero, insegnavano ai propri figli a leggere, scrivere e far di conto.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 07:24:08 UTC</pubDate>
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         <title>10-Come vivevano i bambini</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2855813386</link>
         <description><![CDATA[<p>Adesso i bambini vanno in campagna a lavorare per gioco, ma nel passato lavoravano nei campi, nel trasporto dei prodotti e aiutavano i genitori.</p><p>La maggior parte dei bambini non andava a scuola e giocava poco perché doveva lavorare.</p><p>Riguardo ai giochi, le bambine giocavano con le bambole, a 1-2-3 stella e venivano regalati loro utensili da cucina con cui facevano finta di cucinare. Invece i bambini giocavano a palla, con le trottole e anche con carrettini e cerchi.</p><p>I bambini, quando i padri andavano in guerra, lavoravano nei campi in sostituzione degli uomini.</p><p><br>Che cosa mangiavano per sostenere tutto questo lavoro? Il cibo non era abbondante come oggi in realtà. A colazione si mangiava pane, frutta, latte o formaggio. Per pranzo una minestra di brodo vegetale con pasta, patate e/o legumi. A cena invece pane o polenta con companatico.</p><p><br>Le bambine si vestivano con una gonna e un maglioncino di tessuti semplici. Invece i bambini vestivano con dei pantaloncini e una maglietta di tessuti poveri.</p><p><br>Quando era possibile, andavano a scuola a piedi e di solito era molto lontana.</p><p>I maschi e le femmine erano divisi. Le classi erano spaziose e affollate anche da cinquanta bambini!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-21 07:40:42 UTC</pubDate>
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         <title>2-I lavori agricoli</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2857323271</link>
         <description><![CDATA[<p>I principali prodotti agricoli della nostra terra fino al secondo dopoguerra erano costituiti da grano, uva spina, erba per animali, canapa, granturco, avena, fagioli e pomodori.</p><p><br>In verità, la coltivazione di alcuni prodotti era problematica, perché i mezzi di irrigazione difettavano o erano del tutto assenti, per cui la siccità spesso rovinava una parte dei raccolti, effettuati con attrezzi rudimentali come l’aratro (trainato da cavalli o buoi), la falce, le pale, la zappa, il forcone, il rastrello eccetera.</p><p><br></p><p>Uno dei lavori agricoli più impegnativi era la raccolta del grano. Innanzitutto bisognava tagliare e raccogliere le spighe che poi dovevano essere trebbiate, cioè si separavano i chicchi dal resto. Quando non c’era la trebbiatrice, il grano veniva battuto sull’aia: sopra venivano condotti buoi bendati che con gli zoccoli separavano il grano dalla spiga; insieme a loro c’erano uomini che, con dei pali snodati, colpivano le spighe (la cosiddetta “battitura”).</p><p>La mietitura del grano era sicuramente l’evento più atteso e impegnativo dell’anno nel calendario rurale e si svolgeva di solito nel periodo che va tra fine giugno e metà luglio.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 16:25:21 UTC</pubDate>
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         <title>3-L&#39;orto mese per mese</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2858135277</link>
         <description><![CDATA[<p>I lavori dell’orto in campagna dipendono dalle condizioni meteorologiche e dalle stagioni. Vediamoli mese per mese.</p><p><br>Gennaio. L’anno inizia con la vangatura, il sotterrare letame o compost e la concimazione minerale di fondo, aggiungendo sabbia silicea nei terreni argillosi per migliorare la tessitura del terreno. Seminare nelle serre ravanello, rucola, valerianella, cipolla rossa.</p><p><br>Febbraio. Si seminano zucchine, barbabietole, cavoli, carciofi, pomodori, piselli, melanzane, lattuga, cipolle, fagioli, rape, prezzemolo, carote, fave, peperoni, meloni, porri, basilico.</p><p><br>Marzo. A marzo si inizia a tenere pulito il terreno dalle piante infestanti e dagli insetti, eseguendo sarchiature con appositi attrezzi. Piselli, fave e ceci vanno leggermente sostenuti, mentre per le varietà rampicanti è meglio provvedere subito a piantare tutori e posizionare reti.</p><p><br>Aprile. Nel mese di aprile vanno seminate barbabietole, carote, carciofi, cardi, cicorie, fagioli, fagiolini, cipolle, rape, ravanelli, spinaci, valeriana e lattughe.</p><p><br>Maggio. Semina di agretto, anguria, bietola, carota, cavolo, cardo, cipolla.</p><p><br>Giugno. A giugno piantiamo zucche, zucchine, pomodori, peperoni, melanzane, piante aromatiche e fragole.</p><p><br>Luglio. Si seminano carota, cavolfiori, cicoria, cipolle, indivia, finocchi, fagioli, lattughe, prezzemolo, ravanello, rape, valeriana e zucchina.</p><p><br>Agosto. In questo mese tocca a finocchi, porro, cime di rapa, lattuga, carote, rucola, barbabietola, verza, cavolo nero, radicchio, cipolle, broccoli, carciofi.</p><p><br>Settembre. È il mese in cui si piantano cavoli, cavolini di Bruxelles, finocchi, cime di rapa, radicchio da taglio, carote, rucola, valeriana, lattuga, scarola, cicoria, bieta, prezzemolo.</p><p><br>Ottobre. In questo mese inizia la raccolta delle olive, delle castagne, dei funghi, delle mandorle e delle nocciole.</p><p><br>Novembre. Si possono coltivare i legumi: fave, piselli, lupini. Poi anche l’aglio, il grano, farro, orzo e avena.</p><p><br>Dicembre. Alla fine dell’anno si possono seminare ancora aglio, carote, cicorie, cipolle, asparagi, melanzane, piselli, lattuga, prezzemolo, rape, ravanelli, scalogno, spinaci e radicchio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-23 06:09:48 UTC</pubDate>
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         <title>11-Durante la guerra</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Negli anni della Seconda Guerra Mondiale si viveva relativamente meglio in campagna, perché si trovava più cibo rispetto alle città. Inoltre c’erano meno probabilità di subire bombardamenti, tanto che nelle campagne si spostava gente proveniente dalle città (era l’esperienza degli sfollati). Bisogna però dire che anche i contadini subirono la prepotenza e le violenze dei nazifascisti.</p><p><br>Molti uomini dovevano partecipare alla guerra e al loro posto dovevano lavorare donne e bambini.</p><p>Durante la guerra gli uomini fecero esperienze molto diverse: oltre a essere soldati erano anche cuochi, “ medici”. Alcuni divennero prigionieri dei nemici.</p><p>Il bisnonno di uno di noi faceva il cuoco e teneva per sé le ossa più saporite per il “brodo”, se così si poteva chiamare. Un altro bisnonno fu prigioniero: mangiava bucce di patate e fumava foglie di quercia.</p><p><br>Per questo video si ringraziano i nonni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-23 06:26:08 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>12-Laboratorio di Scienze sui grani antichi</title>
         <author>giorgioraccichini</author>
         <link>https://padlet.com/giorgioraccichini/o1pn8onkhbpidmju/wish/2906330065</link>
         <description><![CDATA[<p>Per il documento con le immagini:</p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://drive.google.com/file/d/1JPDxAUHd0H52NW2KnaJ5QO2GRIS5K6GI/view?usp=sharing">https://drive.google.com/file/d/1JPDxAUHd0H52NW2KnaJ5QO2GRIS5K6GI/view?usp=sharing</a></p><p><br/></p><p>In Scienze abbiamo affrontato il tema del grano con particolare riferimento ai grani antichi.</p><p>Fino al 1950 si coltivava grano antico che, grazie ad attività di miglioramento genetico, è stato trasformato in grano moderno.</p><p>Una prima differenza tra le due tipologie di grano riguarda il contenuto di glutine: nel grano antico è presente in una percentuale del 10%, mentre in quello moderno il quantitativo sale al 18%. La maggiore presenza di glutine determina una più alta sensibilità nel consumatore.</p><p>Altre due differenze sono le seguenti: i grani antichi sono più alti e vengono macinati con la macina in pietra; i grani moderni sono più bassi e vengono macinati con una macchina in metallo.</p><p>In passato, i grani venivano prima tagliati a mano con la falce, poi si procedeva con la trebbiatura, che consiste nella separazione del seme dallo stelo. Oggi, invece, con la mietitrebbiatura meccanica le due operazioni avvengono simultaneamente.</p><p><br><strong>Il grano Jervicella</strong></p><p><br>Giuseppe Jervicella fu un contadino nato a Monte Giberto sul finire degli anni ‘30 del Novecento.</p><p>Un giorno vide che nel suo campo c’era una spiga di grano più alta delle altre; l’anno dopo la ricoltivò per aumentarne la produzione.</p><p>Questa notizia si diffuse nel territorio di Monte Giberto e dei comuni vicini.</p><p>Oggi il custode di questa varietà di grano, ovvero colui che la coltiva ogni anno, è Dino Roso che tuttora vive a Monte Giberto.</p><p>Il Jervicella è tenero a differenza del Senatore Cappelli che è invece duro.</p><p>Lo stelo di questo grano veniva un tempo usato per produrre i cappelli di paglia del distretto di Montappone-Falerone-Massa Fermana.</p><p><br><strong>Relazione sull’attività di semina</strong></p><p><br>Noi alunni ci siamo divisi in quattro gruppi.</p><p>Uno si occupava di piantare il grano Jervicella, il secondo il grano Senatore Cappelli, il terzo il grano varietà Giorgioni (moderno e tenero) e il quarto l’orzo. Li abbiamo piantati con la semina a spaglio, che consiste nel lanciare i semi nel modo più uniforme possibile. Poi li abbiamo ricoperti con la terra che abbiamo successivamente calpestato cercando di simulare la tecnica della rullatura.</p><p>Abbiamo fatto questo esperimento per renderci conto della differenza tra grani antichi e grani moderni nel loro massimo sviluppo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-05 14:10:18 UTC</pubDate>
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