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      <title>Storia di Bianca e Jacopo by Cosmonauti 5 E a.s. 2019-2020 2023-2024</title>
      <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy</link>
      <description>Testimonianze di fratellanza, di musica e d&#39;arte dal ghetto di Terezin</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-11-15 09:52:28 UTC</pubDate>
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         <title>Grazie alla nostra squadra:</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<ul><li>"Quell'eco silenziosa che ci unisce" di Manfredi Busetta</li><li>&nbsp;"Tentativo di fuga", "Dimenticati, senza scampo", di Flavio Scorsone e Ferdinando Mazzarella;</li><li>&nbsp;"Bianca" , "Arbeit Macht Frei",&nbsp; "Prigionieri nel ghetto!", "Bianca e Jacopo, storia di un'amicizia", di Sveva Butera;</li><li>"Il conforto" di Roberta Romeo</li><li>&nbsp;"I giorni non passano mai", di Giulia Domeniconi (1 E 2019-2020);;&nbsp;</li><li>"Rachele", Giulia Vancheri e Giovanni Mantia "&nbsp;</li><li>"Nasce un'amicizia" di Sveva Butera;</li><li>Può esserci un posto, di Maria Vittoria Colombo&nbsp;</li><li>&nbsp;"Un insolito fermento anima il campo"; "La magia di un pianoforte, un faro nella tenebra"; "L'incontro con Hans Krasa" "L'arte, l'inganno, la forza di sopravvivere", di Flavio Scorsone e Ferdinando Mazzarella; &nbsp;</li><li>L'ultima volta che la vidi, di Diletta Conciauro;</li><li>Una piccola artista, di Ludovica Fesi;</li><li>"Una via d'uscita alla malinconia", di Flavio Scorsone</li><li>"Medici nei campi di concetramento", di Emma Giubilo&nbsp;</li><li>"Abbiamo bisogno di un fantasma", di Asaria Pisano</li><li>"Parole sulle ferite" e "Wolf" di Giovanni Mantia;</li><li>Un tempo ero un bambino, di Ludovica Fiore</li><li>Le sue parole prendevano vita, di Diletta Conciauro</li><li>Solo l'Amore crea, Riccardo Bella (foto)</li><li>Vedem, di Greta Calafiura</li><li>La scrittura,&nbsp; luce nel buio, di Andrea Campobasso</li><li>Ali per volare, di Gabriella Filippone</li><li>&nbsp;"Sulle note di un vecchio pianooforte" , di Viola Politi, Gabriella Filippone, Marta Montante, Emma Giubilo&nbsp;</li><li>Il Diario di Petr - Parole per sempre, Matteo Lupo</li><li>I miei versi preferiti di Brundibar, la classe 1 E (2019-2020);&nbsp;</li><li>"Amara libertà", di Asaria Pisano;&nbsp;</li><li>"Delle ali come libertà",&nbsp; disegno originale di Ludovica Fesi;</li><li>L'ispezione, Federico Scarlata</li><li>Chiara - Novembre 2019, di Chiara Tomasino</li><li>"Un aviere coraggioso" "74 anni dopo" e "Testimonianza di nonna Maria", di Giulia Domeniconi (1 E 2019-2020);</li><li>&nbsp;"Brundibar", esecuzione al pianoforte di Gabriele Laura;&nbsp;</li><li>Foto varie, Alessia Mancino, Eugenia Di Salvo, Vittoria Ribolla</li></ul><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp;Coordinamento scolastico: prof.ssa M. Di Giorgi</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-15 09:58:40 UTC</pubDate>
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         <title>Amara libertà</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi chiamo Matilde, ho 20 anni, sono nata in Italia, ma ho vissuto da quando avevo quattro anni in Boemia, perché i miei genitori, entrambi di origini ebree, si trasferirono in quella regione per motivi di lavoro di mio padre, un ufficiale dell'esercito. Il 28 marzo 1944 i soldati nazisti prelevarono me e mio padre e ci portarono nel ghetto di Terezin; mia madre e mio fratello avevano trovato scampo presso un parente, ma non riuscimmo a raggiungerli in tempo. Trascorremmo a Terezin poco più di nove mesi: nei primi giorni di gennaio del 1945 mio padre si ammalò e venne trasferito: destinazione Auschwitz. Mi  fu detto da una guardia che lo avrei raggiunto presto col successivo convoglio, ma il treno non è tornato più. Il campo è stato evacuato da qualche mese, per me è arrivata la libertà, ma è quasi certo che tutti  i deportati ad Auschwitz dell'ultimo convoglio siano stati sterminati al loro arrivo. Da allora  non riesco a smettere di piangere e continuo a maledirmi per non essere stata accanto a mio padre, maledico la mia vita e le mie origini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-15 10:09:39 UTC</pubDate>
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         <title>Autunno 1944</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>28 settembre 1944. Ho raccolto una foglia autunnale, caduta da un platano. L'ho fatto di soppiatto, senza che se ne avvedesse nessuno. Il kapò che ci vigila potrebbe adirarsi anche per un banale gesto come questo, se non autorizzato. Quella foglia oggi mi somiglia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-15 10:10:24 UTC</pubDate>
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         <title>Il conforto </title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Avevo freddo e la stufa era lì, spenta. Furono condotte in stanza due ragazze e  vi si poggiarono contro, anche loro nude, infreddolite e col capo rasato come me, parlavano fra loro enunciando semplici frasi in lingua latina. Era il loro modo di comunicare, la lingua comune studiata a scuola.<br>Mi accovacciai contro la stufa con i denti che battevano per il freddo e gli occhi opachi, vuoti. Non era proprio spenta, adesso iniziava a emanare un lieve tepore. Non mi intromisi nella conversazione, ascoltai soltanto. Mi piaceva ascoltare, scrutare gli altri nel profondo e parlare tra me e me.<br>Parlavo, ma non a sproposito, i miei pensieri si trasformavano raramente in parola, a volte perchè ritenuti sciocchi, altre soltanto per il piacere di tenere le mie osservazioni per me e non urlarle ai quattro venti.<br>Ad un tratto una delle due ragazze si voltò nella mia direzione: aveva degli espressivi occhi castani ed un viso delicato da porcellana, aveva qualche anno in più dell'altra. Ci scambiammo uno sguardo allo stesso tempo intenso, ferito e complice. Fu come aver intrapreso una vera e propria conversazione, il fatto mi sorprese non poco; rimasi lì, immobile, con le ginocchia al petto, ascoltando a tratti ciò che le due ragazze si dicevano, rinchiusa nella mia bolla del silenzio. Ma anche io ero parte di quel dialogo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-15 17:56:15 UTC</pubDate>
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         <title>Solo l&#39;Amore crea. </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Alla redazione di Vedem oggi un ragazzo ha riferito di un racconto che circola su un uomo, un francescano polacco, che ad Auschwitz avrebbe dato la vita sacrificandosi al posto di un padre di famiglia che altrimenti sarebbe stato ucciso per ritorsione contro un tentativo di fuga dallo stesso scomparto di prigionieri. Il frate si chiamava  Maximilian Kolbe. Era anche lui un amante della scrittura e un divulgatore attraverso la stampa. Aveva viaggiato per il mondo e raggiunto persino il Giappone come missionario. Era solito ripetere "Solo l'Amore crea". </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-15 19:49:32 UTC</pubDate>
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         <title>Può esserci un posto</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Per me l’ autunno dovrebbe esprimere  tristezza e rancore, perchè  è  proprio un giorno d' autunno che sono stata catturata. La stagione adesso ha lasciato il posto all'inverno. Ma il ricordo di tutti quegli alberi dai colori vivaci rossi gialli arancioni,  tuttavia mi fanno sperare ad un posto felice dentro me . Un posto che ormai è andato in rovina perchè quei colori sono svaniti, perchè quelle foglie sono cadute. Eppure so che può esserci sempre un mio posto felice dentro me .<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-21 14:57:17 UTC</pubDate>
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         <title>La scrittura, luce nel buio</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/414686918</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Sono arrivato da pochi giorni al campo di Terezin, ma già ho capito che non è un semplice "centro di ricollocamento", addirittura alcuni qui lo chiamano "campo del terrore".  La mia unica luce in questo buio totale qui è la scrittura: ho sempre amato confidare all'inchiostro i miei pensieri, fin da quando ero piccolo. Pensavo che una volta arrivata al campo avrei dovuto abbandonare la mia passione, ma ho fortunatamente conosciuto un ragazzo di nome Petr: è simpatico e, come me, ama scrivere. Ieri Petr mi ha raccontato anche di un settimanale che redigono clandestinamente. Non mi ritiene ancora pronto per collaborare al settimanale insieme a loro, ma spero vivamente di esserlo presto, in modo che quella piccola luce nel buio totale possa crescere anche con il mio contributo e illuminare un po' di più .</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-21 14:57:35 UTC</pubDate>
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         <title>I miei versi preferiti di Brundibar</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Questi versi di "Brundibar" sono i miei preferiti. Anche Jacopo, Bianca e la piccola Ivet la pensano come me! Chi vi ricorda il personaggio di Brundibar?  :)<br><br><br>"La guerra è vinta ormai,<br>sconfitto è Brundibár,<br>rullate il tamburin,<br>dobbiam festeggiar.<br>Audaci e fieri siam,<br>Brundibár battuto il regno è distrutto.<br>Marciamo con fervor per la vittoria<br>cantando tutti in cor.<br> <br>PEPÍÇEK<br>Miei cari bimbi, sù,<br>alzatevi, perché<br>si è fatto tardi e termina l’opera.<br> <br>ANNIKA<br>Arrivederci, sì. Ma prima di andar via<br>cantiamo insieme ancor<br>con grande allegria.<br> <br>TUTTI<br>La guerra è vinta ormai<br>sconfitto è Brundibár,<br>rullate il tamburin,<br>dobbiam festeggiar.<br>Audaci e fieri siam,<br>Brundibár battuto, il regno è distrutto.<br>Marciamo con fervor per la vittoria<br>cantando tutti in cor.<br>L’amicizia allor resta in ogni cuor,<br>chi ama l’equità con noi giocherà,<br>insieme a noi sarà".</div>]]></description>
         <pubDate>2019-11-21 17:48:11 UTC</pubDate>
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         <title>Voglio condividere la mia gioia con voi! </title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ce l'abbiamo fatta! Abbiamo rappresentato Brundibar! Jacopo, Bianca, la piccola Ivet ... Il maestro Hans ha compiuto dentro di noi un miracolo, abbiamo dimenticato l'incubo della prigione. Accompagnati dalle note magiche di quell'opera abbiamo sconfitto il malvagio. Non so cosa ci aspetta domani, ma so che oggi ha vinto in qualche modo la Vita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-21 18:22:30 UTC</pubDate>
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         <title>Ali per volare</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/414870135</link>
         <description><![CDATA[<div>Passarono i giorni e a Terezin continuavo a sentirmi spaesata e piena di paura.<br>La Rachele di un tempo non esisteva più. Finché non incontrai Petr, che sarebbe stato in qualche modo la mia salvezza, quanto meno della mia anima.<br>Petr, infatti, mi trascinò presto nel suo mondo di poesia, dove le brutture e le atrocità del campo si attenuavano ed a tratti quasi scomparivano. <br>Peter era un fantastico scrittore, aveva creato una rivista clandestina che era diventata per me e per altri ragazzi del campo motivo di evasione mentale dalla realtà che vivevamo, e anche di speranza. Un giorno gli chiesi: “ Ma come fai ad avere tutto questo coraggio? Non hai paura che ti scoprano?" Lui mi guardò dritto negli occhi e mi rispose :“Ci hanno tolto la nostra identità, le nostre case, tutti nostri averi e i nostri affetti, le idee sono l’unica cosa che ci rimane e che non potranno mai portarci via; io voglio continuare a raccontare ed esprimere i miei pensieri nella nostra rivista, questa è l’ultima libertà che mi rimane. Rachele, è rischioso, lo so, potrebbero scoprirci,  ma probabilmente ci uccideranno comunque, sono disposto a rischiare per proteggere la mia arte, la scrittura, che mi fa sentire ancora un ragazzo libero, che è diventata per me, e per molti altri qui dentro,  una motivazione per continuare a vivere“. Le sue parole mi colpirono dritto al cuore e mi fecero provare un senso di forza e di fierezza da tanto tempo dimenticato. Petr aveva ragione:  in quel posto orrendo l’arte e la creatività erano le nostre ali  che ci facevano volare oltre quello filo spinato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-21 18:42:52 UTC</pubDate>
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         <title>Un tempo ero un bambino</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/414888587</link>
         <description><![CDATA[<div>Fuori nevicava e faceva freddo. Eravamo in una baracca, in attesa di sapere chi di noi sarebbe stato chiamato per salire sul convoglio. Tremavo. Forse per l’aria gelida, per la paura. Le persone intorno a me, piangevano disparate e tremavano. <br>Qui, in un angolo in disparte, vidi un bambino che teneva un quaderno in mano. Era strano in quella situazione, ma la mia attenzione rimase catalizzata.<br>Lui mi guardò, con gli occhi lucidi come se implorasse una risposta,  ed io rimasi lì ad aspettare in silenzio.<br>Dopo qualche minuto, mi avvicinò il suo quaderno. Io lo presi in mano, lo aprii e iniziai a sfogliarne le pagine. Aveva la copertina rigida, di colore giallo ed era pieno di frasi e poesie.<br>Cominciai a leggerlo e ne rimasi affascinata:<br>"...Un tempo ero un bambino, <br>tre anni fa. <br>Quel bambino sognava altri mondi". <br>Riusciva a descrivere le sue emozioni con parole semplici, ma profonde e piene di significato.<br>Mi avvicinai, mi sedetti accanto a lui e gli restituii il quaderno.<br>Restammo in quella stanza per tutta la notte. Eravamo al freddo ed al buio. Restammo svegli. Dopo qualche ora arrivarono ii soldati che guardarono, prima me, poi Hanus.  "Hachemburg, seguici!" . Lo portarono via insieme ad altre trenta persone. Era l'alba. Non lo rividi mai più.</div>]]></description>
         <pubDate>2019-11-21 19:05:21 UTC</pubDate>
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         <title>Parole sulle ferite</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415109479</link>
         <description><![CDATA[<div>"Non devi avere paura, anzi scrivere ti permette, anche se per poco, di entrare in un mondo parallelo, immaginando che tutto ciò non esista". Queste parole mi rivolse Petr Ginz,  soccorrendomi in un mio momento di disperazione. Fino all'ultimo momento mi disse di stare tranquilla e di avere fiducia perché ne saremmo usciti prima o poi, seppur con quella grande ferita dentro che ci saremmo portati fino alla fine dei nostri giorni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 06:27:27 UTC</pubDate>
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         <title>Abbiamo bisogno di un fantasma</title>
         <author>olimpicigaribaldiiiic</author>
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         <description><![CDATA[<div> Non ho stretto amicizia con quasi nessuno, l'unica persona con cui parlo è Hanus, che ormai considero l'unico mio vero amico. Hanus è un anno più piccolo di me, è un ragazzo timido, ma brillante, e scrive poesie. Prima di venire qui viveva in un orfanotrofio a Praga, sua madre lo aveva condotto lì per dargli una vita migliore, sperando che le truppe naziste non lo identificassero come figlio di genitori ebrei. E invece non si fermarono neanche lì, tutti i bambini dell'orfanotrofio sono stati deportati qui. Hanus trova sfogo nella fantasia al suo animo provato. E' da un po' di mesi che lavora a uno spettacolo di marionette che ha ideato per il suo piccolo pubblico, ho letto parte della storia e mi è piaciuta molto, si intitola : "Abbiamo bisogno di un fantasma" ed è chiaro che dietro quel fantasma c'è lo sberleffo a Hitler, l'artefice di tutte le nostre sofferenze! Ma qui i militari sono così ignoranti che neanche capiscono la presa in giro! "Con l'ironia si può tirare avanti!" - mi ripete con un sorriso sornione, e cerca di tirarmi su il morale leggendomi alcune sue poesie, inutile dire che ci riesce sempre. Le sue doti di scrittore meriterebbero di essere riconosciute pubblicamente.<br>Spero che un giorno, usciti da questo inferno, Hanus possa far valere la sua arte, che un giorno possano leggerlo tante altre persone oltre me. <br>Auguro a noi la felicità.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 07:37:05 UTC</pubDate>
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         <title>Wolf</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>La porta della camera si aprì, due guardie fecero entrare un ragazzo di qualche anno più piccolo di me e lo assegnarono alla mia branda. Appena mi vide si presentò e iniziò a parlarmi in tedesco  per fortuna ci capivamo, fu un enorme consolazione poter parlare con qualcuno in quel preciso momento . Mi raccontò che si chiamava Wolf, veniva da Berlino ed era stato deportato a Terezin solo con sua sorella, perché i suoi genitori erano morti da prima, uccisi da un soldato , e che si trovava a nel campo da tre mesi . Rimasi stupito da tutto quel tempo che aveva passato li, ma mi raccontò della sua passione , ovvero l'arte di suonare il  pianoforte, che gli aveva permesso di sopravvivere in quel luogo infernale per tre lunghi mesi . Componeva e suonava brani sotto minaccia dei soldati e ovviamente non aveva altra scelta . Mi disse anche che di solito eseguiva i suoi brani con un altro ragazzo che lo accompagnava cantando, avevano legato molto, ma era molto preoccupato perché non lo vedeva da parecchi giorni. Da quel momento non ho mai smesso di avere ammirazione per quel ragazzo e per ciò che era in grado di fare .</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 07:38:24 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ispezione</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi chiamo Friedrich, ho 42 anni e sono un funzionario della Croce-Rossa cecoslovacca. E' il 1944 e o mi occupo del controllo del centro di Terezìn. Lì vengo accolto da centinaia di bambini felici che cantano e recitano delle opere scritte proprio dagli artisti che vi sono prigionieri. Sembra un posto tranquillo, soprattutto durante la sera, tutti i ragazzi vengono condotti nei dormitori. Durante la colazione andiamo tutti nella mensa, il cibo è di buona qualità, vengono praticate attività agonistiche varie. Abbiamo assistito anche alla proiezione di un bel documentario intitolato : "La Città che il Fuhrer donò agli ebrei" che documenta l'attività degli ospiti di Terezin. La mia presenza in quel campo terminò il giorno successivo, ovviamente aveva superato tutti i controlli a pieni voti, come sempre d'altronde. Ringraziai tutti i funzionari e i bambini che avevo interrogato e mi avvicinai alla macchina per incamminarmi verso Praga. <br><br><br>Solo dopo dieci minuti di viaggio mi accorsi di aver dimenticato la mia valigetta al centro. Decisi di  tornare per riprenderla. Varcata la porta sorpresi Hans, uno dei bambini che avevo sentito, in lacrime, gli chiesi cosa non andasse e mi raccontò tutta la verità sul campo. In realtà erano costretti a fingere per non ricevere punizioni corporali delle quali anche lui portava i segni. Mi spiegò anche che i bambini che si rifiutavano di recitare venivano portati dietro una porta generalmente chiusa a chiave per giorni, senza cibo. Decisi intanto di cambiare il rapporto dei controlli specificando nel mio rapporto alla Crocerossa  che il centro doveva chiudere e poi decisi di salvare almeno il piccolo  Hans.<br><br>Come sappiamo la seconda parte di questo racconto non è mai avvenuta, ma noi abbiamo voluto inventarla lo stesso. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 07:40:01 UTC</pubDate>
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         <title>Una piccola artista</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415122096</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella baracca in cui ci ritroviamo la sera siamo veramente tante donne. Proprio come oggi. Ho fatto veramente tanta amicizia con una ragazza mia coetanea, di nome Eva, che, dopo Jacopo, fu la prima a darmi supporto e forza quando entrai in questo campo. Adesso sono tutte piuttosto grandi, tranne una bambina che sta sempre attaccata al braccio della madre,&nbsp; sussurrandole che ha tanta paura. La madre la tranquillizza dicendo che andrà tutto bene e comincia a cantare, chiedendo alla bimba di accompagnarla nella melodia. Questa scena mi fa ritornare in mente la mia infanzia, quando da piccola, prima dell'inizio di questo incubo, seppur non tanto brava, ero solita accompagnare con la voce la musica che mia nonna suonava al pianoforte. Ascoltandola per un po',&nbsp; mi rendo conto della sua bravura, del suo enorme talento, e della sua voce così angelica, così incredibile per una bimba di otto anni. Colpita da questo suo talento decido quindi di avvicinarmi e andare a parlare. Mi presento e le faccio un gran sorriso. Inizialmente lei si intimidisce e si nasconde dietro la madre, la quale la incita a non stare in imbarazzo, quindi lei ricambia il sorriso. Mi chiede quale sia il mio nome, e anche io le rivolgo la stessa domanda. Si chiama Ivet ed è una bimba di origini ebree-francesi. Mi racconta che per tutti questi anni la sua insegnante era stata proprio la madre. Passiamo la serata ad ascoltare cantare questa piccola artista, la quale è stata capace di attirare l'attenzione di tutte le donne presenti nella stanza e di riportare a quasi tutte il sorriso. Prima di addormentarsi mi confida il suo piccolo sogno nel cassetto: mi dice che da grande, quando uscirà da questo posto, le piacerebbe diventare una cantante. Ora dorme. Dormono tutti, ed io non riesco. Penso a Ivet, ignara di tutto ciò, di cosa sia Terezin e del perché lei sia qui. Penso al suo talento, un grandissimo talento e al fatto che se fosse fuori di qui di certo farebbe un gran successo. Questa notte, io mi addormenterò con la speranza che il sogno di questa piccola artista, e di chi come lei, si possa avverare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 07:40:05 UTC</pubDate>
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         <title>Il Diario di Petr - Parole per sempre</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Petr , nato a Praga nel 1928, bambino ebreo con un dono tra le dita: la capacità di scrittura.<br>Leggendo i suoi racconti sembra quasi di viaggiare; man mano che si prosegue con la lettura, sembra subito di essere catapultati in quella dimensione.<br>Lo incontrai quando ad appena 14 anni, lo deportarono a Terezín , subito colpì tutti con i suoi racconti , compreso me.<br>Infatti lo aiutavo sempre a trovare i suoi punti deboli , colmare le sue difficoltà , ma soprattutto migliorare le sue abilità letterarie .<br>É davvero difficile che un ragazzino di 14 anni riesca a scrivere testi così coinvolgenti e unici nel loro genere.<br>É da apprezzare notevolmente la sua forza di volontà.<br>É strano immaginare che un ragazzino possa scrivere in quel contesto un periodico settimanale.<br>Purtroppo al mondo ci sono buoni e cattivi, e delle volte vincono i cattivi.<br>Sono sempre i migliori ad andarsene prima .<br>Petr fu deportato ad Auschwitz nell'autunno del 1944.<br>Ti ricorderemo tutti con le tue fantastiche poesie e con i tuoi bellissimi testi.<br>Grazie Petr.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 08:54:03 UTC</pubDate>
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         <title>I giorni non passano mai</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415151385</link>
         <description><![CDATA[<div>Chiaramente per una ragazzina di tredici anni, non è completamente nei piani finire in un ghetto e poi, in un campo di concentramento. A volte mi<br>sveglio, pensando di essere ancora a casa mia, solo un paio di secondi, poi<br>realizzo che quella casa, dove ho trascorso la mia infanzia con i miei<br>amici e la mia famiglia, non la rivedrò più. Ancora ricordo la<br>colazione di domenica mattina, quando mio padre in persona mi portava morbidi croissant, latte caldo<br>e biscotti, quella sensazione di protezione che ora non avverto più.<br>Vorrei che ancora fosse così, vorrei che fosse un bruttissimo sogno dal quale posso svegliarmi quando voglio, ma la realtà è ben diversa. I giorni non passano mai a Terezin: l'inverno è rigido e a volte vorrei essere morta tempo fa, per non subire questo calvario.<br> </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 09:22:21 UTC</pubDate>
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         <title>Una via d&#39; uscita alla malinconia</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415160158</link>
         <description><![CDATA[<div>Mi trovavo a Terezin solo da qualche giorno. Non ero l'unico ragazzo lì, eravamo tanti, ma ognuno rimaneva per conto proprio. Facevamo esattamente ciò che i militari ci ordinavano, non ci  parlavamo, non cooperavamo. Ognuno di noi, consapevole del proprio destino stava ad attendere. Venivamo abbandonati ai nostri malinconici pensieri e questo era ciò che più  ci consumava. Trovare un modo per pensare ad altro, per non avere i pensieri inchiodati alla nostra misera condizione si rese necessario e indispensabile, quasi più del cibo: ciò fu possibile grazie a una rivista clandestina scritta e diretta da un ragazzo di nome Petr. La leggevo spesso, era il mio unico modo per "evadere" da quel luogo. Petr era molto  conosciuto, ma io non osai mai parlargli. Tutti lo stimavamo, il suo coraggio e la sua passione ci hanno tenuti in vita. E ci ha aiutato a socializzare e a uscire dal nostro guscio protettivo, dalla nostra corazza. Se oggi posso scrivere questa testimonianza è perché la lettura mi ha salvato.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 09:47:32 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;incontro con Hans Kraça</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415163262</link>
         <description><![CDATA[<div>Hans Kraça interruppe un istante la sua esecuzione non appena si accorse di me, alzando lo sguardo, e mi fissò. Gli occhi erano incavati nel viso pallido e smagrito, ma brillavano di un guizzo di luce che ancora oggi non mi lascia. Comprendendo che fossi lì spinto da qualche motivo, mi fece un cenno : "Ragazzo, posso fare qualcosa per te?" - esclamò.  "No, niente, sono stato attirato semplicemente dalla musica. E poi … e poi sono un tipo curioso. Mi chiamo Jacopo." - balbettai. Mi venne istintivo dirgli il mio nome. Non so perché. Poi, facendomi coraggio, gli chiesi che opera stesse dirigendo. Lui abbassò nuovamente gli occhi e senza neanche guardarmi, rispose con voce ferma: "Brundibar, l'ho scritta io". E riprese a suonare.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-22 09:56:31 UTC</pubDate>
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         <title>Tentativo di fuga</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415635300</link>
         <description><![CDATA[<div>Manca poco e supero il muro di cinta del cortile. Corro come non ho mai corso prima. Non sento niente, a parte i miei passi e il mio fiato. Devo superare l'ostacolo, devo andare ancora più veloce, aumento il fiato, diminuisco i tempi tra un respiro e l’altro. Ci devo riuscire. Lo considero un dovere nei confronti di tutte quelle persone che non sono riuscite nel mio stesso intento. Ci sono solamente 6 o 7 metri a separarmi dalla libertà, ora 5, 4, 3…</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 11:02:58 UTC</pubDate>
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         <title>Dimenticati, senza scampo</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415671499</link>
         <description><![CDATA[<div>Ho fallito, mi hanno preso. Ci hanno stanati tutti. Dio ha dimenticato pure questo posto.  E io so di non avere più scampo.  Pochi giorni dopo la mia cattura, sono stato condotto insieme ai miei familiari proprio qui nel campo di Terezin. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 16:12:04 UTC</pubDate>
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         <title>Un insolito fermento anima il campo</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415676542</link>
         <description><![CDATA[<div>Sento che tra pochi giorni la mia vita finirà, ma devo dire che non mi dispiace. Non solo perché smetterò di vivere questa tortura, ma anche perché, inaspettatamente, penso di stare vivendo gli ultimi giorni  nel modo “migliore” possibile, grazie all'amicizia di Bianca.  E alla presenza qui di giovani ragazzi che,  conservando briciole di voglia di vivere, mostrando i loro talenti, allietano i nostri animi. All'inizio non ne capivo il motivo, ma quel luogo infernale in quei giorni era temporaneamente diventato un paradiso per l'allestimento di un set cinematografico. Stavano organizzando molti eventi e tutti sembravano divertirsi. Non era una coincidenza il fatto che stessero avvenendo le riprese proprio in quel periodo. Non ci volle molto a capire che era una messa in scena.<br>Nonostante ciò alcuni erano seriamente rallegrati e confortati dal poter praticare la propria passione</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 16:42:33 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L&#39;arte, l&#39;inganno, la forza di sopravvivere</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415684899</link>
         <description><![CDATA[<div>Allora con un po' più di decisione incalzai:" Non le sembra strano che vi abbiano consentito di provare per quest'opera?"<br>"Non ci é stato concesso di provare per farci un favore. Loro hanno bisogno di far credere che questo teatrino sia reale, hanno bisogno che gli altri al di fuori di questo inferno pensino che qua dentro ci sia qualcosa di umano".  <br> Io ascoltavo come se  le sue parole mi avessero incantato.<br> Hans continuò: "Tuttavia abbiamo bisogno della musica e del teatro. Le nostre passioni ci stanno consentendo di sopravvivere in questo luogo. I bambini hanno bisogno di credere in qualcosa e quel qualcosa è la musica." E mentre parlava indicava un gruppo di bambini che, intanto, erano entrati nella stanza, prendendo posizione per le prove.<br>Le sue parole mi ispirarono. Chiesi il giorno dopo di partecipare in qualche modo a Brundibar: la storia parlava di due bambini che coi loro piccoli amici riescono a sconfiggere un malvagio suonatore d'organetto, mi pareva adatta alla nostra condizione. Il maestro accettò. E io mi sentii più vicino a mio padre.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 17:34:32 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L&#39;ultima volta che la vidi</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415693427</link>
         <description><![CDATA[<div><em><br></em>Sono ormai rinchiusa qui a Terezin da più di un anno e quotidianamente vedo varcare il cancello di questo incubo da centinaia di persone di tutte le età: bambini, ragazzi, anziani, neonati, e persone che hanno vissuto la loro vita nella malattia, e, comunque, nella fragilità. O, ancora, donne incinta, il cui bambino che portano in grembo è incosciente dell'orrore che la madre sta vivendo</div><div>Oggi sarebbe stato il compleanno di mia madre, avrebbe compiuto 48 anni…mi manca molto, vorrei che fosse qui con me. Per me non era solo una madre, ma come una sorella, come un’amica, una persona con la quale potermi confidare nel momento del bisogno, sempre solare e piena di gioia. Vivevamo serene in una frazione di una ridente cittadina della Boemia-Moravia. Purtroppo tutto cambiò con l' inasprirsi delle leggi razziali e dopo l'iniziò della guerra  per noi bambini del ghetto fu decisa la deportazione. Mia mamma, per non farmi identificare, aveva cercato di salvarmi, mettendomi in un orfanotrofio e lasciando perdere tutte le tracce che potessero far risalire alle mie origini ebraiche. Si accontentava di vedermi crescere da lontano, osservandomi di tanto in tanto dalla finestra della stanza in cui alloggiavo. Ma una spia ci tradì, tutti i bambini ebrei vennero identificati e portati nel campo. I soldati mi trascinarono a forza, mi costrinsero a  salire sopra un convoglio.  Vidi mia madre disperata: si era precipitata lì, quando aveva appreso la notizia dell'arrivo delle truppe, urlava più che poteva, si opponeva ai soldati per farmi scendere dal mezzo. Venne presa e allontanata da me.  Il convoglio partì. Fu l’ultima volta che la vidi. Questo è l’ultimo ricordo che ho di lei.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 18:33:59 UTC</pubDate>
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         <title>74 anni dopo ...</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415698797</link>
         <description><![CDATA[<div>Ciao, Sono Giulia, ho 14 anni, e frequento il primo anno al Liceo Classico. Mi piace molto studiare il passato, gli eventi, le lingue classiche e la storia della scrittura e dei materiali attraverso cui il passato è giunto fino a noi, ne sono affascinata. E resto stupita  dalla capacità dei popoli antichi come i Greci di trasmettere il loro patrimonio a memoria.   Per secoli, quando ancora non si usava scrivere, le storie venivano tramandate oralmente: senza la memoria, vicende come l'Iliade o L'Odissea, ad esempio, non esisterebbero.    Anche per questo ho capito che secondo me avere un nonno che ti tramanda qualcosa accaduto in passato è uno dei regali migliori che la vita ti possa fare. <br>Mia nonna, Maria, mi narra fin da quand'ero piccola aneddoti appartenenti alla sua infanzia, ma solo ultimamente mi ha raccontato qualcosa di importante, che riguarda mio nonno, Gennaro, che invece non ho avuto modo di conoscere. Un racconto che ci riporta a 74 anni fa, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale ...</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 19:14:23 UTC</pubDate>
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         <title>Un&#39;impresa epica - Testimonianza di nonna Maria</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415701304</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 19:31:33 UTC</pubDate>
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         <title>Sulle note di un vecchio pianoforte</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415703720</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Mi lasciavo trasportare dalle note di un vecchio pianoforte, era una bambina a suonare quella melodia; di fianco a lei si trovava un uomo sulla quarantina che osservava attentamente le piccole mani che velocemente si muovevano sui tasti. Avevo ipotizzato fosse  il maestro oppure semplicemente  un appassionato di musica: seppi in seguito che si trattava di un famoso compositore praghese, Hans Kraça, che vantava alle spalle una esperienza ventennale e la sua opera, <em>Verlobung im Traum</em>, ispirata al romanzo “Il sogno dello zio” di Dostoevskij, era stata presentata nel 1933 al Teatro dell’Opera di Praga . E ora eccolo lì, prigioniero come tanti, nel ghetto di Terezin!<br>La bambina sembrava avesse la mia stessa eta' ma con molto più talento. Era minuta e magra, purtroppo come tutti gli altri li dentro ma con degli occhi ancora vivi, bellissimi, parlavano della sua storia, quello che provava e quello che aveva passato.</div><div>Ad un certo punto la bambina si rivolse all'uomo e con un filo di voce gli disse qualcosa che non riuscia a sentire, poi si alzo' e mi si avvicino' e senza esitazione le chiesi come poteva ricordare tutti gli spartiti a memoria. Lei mi rispose con un accenno di sorriso:  la musica era la sua più grande passione, la sua ancora, il suo rifugio segreto e senza la quale la vita sarebbe triste. La rividi sul palco per la rappresentazione di Brundibar, insieme ad altri piccoli cantori e musicisti, guidati da Krasa. Quel giorno il suo sorriso spontaneo ed estasiato brillo' sul suo piccolo volto come non mai.</div><div>Desiderai fortemente avere una tale passione o semplicemente averla potuta vivere, cosi mi lasciai emozionare  dalla sua musica e da quella dei suoi piccoli amici per il resto dei giorni che trascorsi a Terezin. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-23 19:45:09 UTC</pubDate>
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         <title>Vedem!</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415797228</link>
         <description><![CDATA[<div>Petr aveva voluto intitolare il suo progetto ''Vedem'', il settimanale del campo al quale , oltre me , collaborarono molti altri ragazzi. Ogni settimana uscivano nuovi articoli che raccoglievano: interviste , poesie , disegni , descrizioni del luogo e molto altro.<br>Il ''Vedem'' andò avanti per circa due anni , fin quando Petr non fu portato ad Auschwitz. Da quel giorno del 1944 non lo vidi mai più e persi il migliore amico che avessi mai trovato. Dalla mia uscita da Terezin non ho mai avuto notizie di Petr, ma ho sempre sperato che fosse sopravvissuto.<br>Fin quando non arrivò la notizia che Petr Ginz era morto ad Auschwitz il 28 settembre del 1944. Riuscii a ritrovare finalmente il mio amico quando nel 2004 venne pubblicato ''Il Diario di Petr Ginz'', a cura della sorella, sopravvissuta anche lei. Non mi scorderò mai di lui , dei momenti passati insieme e di come sia riuscito , pur nell'inferno del campo di Terezin a continuare a fare al meglio ciò che più gli piaceva: scrivere e disegnare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 10:14:09 UTC</pubDate>
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         <title>La magia di un pianoforte, un faro nella tenebra</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra tutti questi giovani artisti quel giorno vidi un uomo che dirigeva le prove dell'opera: era Hans Krasa, un direttore d'orchestra ebreo.<br>Mi avvicinai a lui sommessamente, per non interrompere la sua concentrazione. Stava provando un pezzo al pianoforte.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 18:38:32 UTC</pubDate>
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         <title>Prigionieri nel ghetto!</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div> Varcata la soglia non mi sentivo più un essere umano, come se da un momento all’altro la vita mi avesse privato della mia libertà, dei miei diritti; mi sentivo uno dei tanti, un numero, proprio come quello che avevo impresso sul braccio. Mi giravo a destra e a sinistra in cerca di risposte alle mille domande che mi frullavano in testa: la mia vista era offuscata dal timore. Stringevo forte la mano di mia madre, ma dovetti mollarla quando un anziano tedesco cominciò a rastrellarci. </div><div>-Uomini con uomini, donne con donne, bambini con bambini. Non ho intenzione di ripeterlo due volte! – sbraitò il soldato</div><div>Iniziarono ad udirsi pianti e lamenti provenienti da tutto lo spiazzale e io credevo di essere inesorabile, perché non piangevo, ero statica davanti agli occhi dei miei genitori, ma non avevo lacrime perché la guerra mi aveva rubato tutto già ai suoi albori. Fummo condotti a lavarci in un luogo angusto, di un bianco spettrale e umido che avrebbe fatto inorridire chiunque. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 18:46:26 UTC</pubDate>
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         <title>Quell&#39;eco silenziosa che ci unisce </title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415883579</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell'immaginario collettivo quando ci si riferisce ai campi di concentramento la prima idea ci riporta ad Auschwitz, che, in verità, fu un campo di sterminio, insieme agli altri cinque disseminati tra Germania e Polonia all'epoca del Reich. Di campi di concentramento nella storia ce ne sono stati centinaia, se non di più, e uno di questi era il campo di Theresienstadt, più noto come Terezin, sito a pochi chilometri da Praga, che ospitava tantissimi bambini in attesa di essere portati nei campi di sterminio, insieme agli altri prigionieri.&nbsp; Questo campo venne denominato "il campo di concentramento degli artisti", per via della forte presenza di pittori, musicisti, registi e attori, poeti anche, che hanno sperimentato la propria arte come autentico strumento di resistenza, se non proprio di ribellione. Noi abbiamo voluto in un certo qual modo sintonizzarci&nbsp; e raccogliere l'eco silenziosa delle parole non dette di tanti bambini e adolescenti come noi. E' sembrato strano ma ci siamo accorti che le nostre storie, scritte anche singolarmente, hanno tanti aspetti in comune. Forse quell'eco ci ha davvero coinvolto e ci unisce idealmente nel ricordo dei bambini di Terezin …&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 19:41:13 UTC</pubDate>
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         <title>Bianca e Jacopo, nascita di un&#39;amicizia</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415915026</link>
         <description><![CDATA[<div>La guerra aveva iniziato a lacerarmi già nel 1938, quando, a scuola si promuovevano le leggi razziali e si faceva propaganda sulla prevalenza della razza ariana rispetto a qualunque altra. Poi ha continuato silenziosamente a entrare nella mia vita, l’umanità ha marciato col passo dell’oca verso ideali razzisti e disuguaglianze e io, pur essendo rimasta chiusa nella mia bolla adolescenziale, avevo imparato a vivere come un adulto, a non pretendere nulla e a richiedere il necessario. La voce di una ragazzino interruppe i miei pensieri. Era magrolino e di media statura, aveva più o meno la mia età e i capelli scuri; i suoi occhi erano stanchi e infossati, ma ci scambiavamo sguardi complici e coscienti. - Come ti chiami? -  chiese sottovoce</div><div>- Bianca – risposi io – E tu? – continuai dopo</div><div>- Sono Jacob – esclamò </div><div>Ci scambiammo un sorriso. Provavo una profonda sensazione di benessere finalmente, in quella tragica situazione. </div><div>- Come sei arrivato qui? – domandai timidamente </div><div>- E’ una lunga storia – ridacchiò lui</div><div>- Ho tempo! – ironizzai</div><div>Scoppiammo a ridere entrambi. Durante il tragitto verso la baracca Jacob mi raccontò la sua storia: - Una mattina, mentre mi recavo a lezione di musica, vidi un gruppo di militari accanto all’ufficio del mio maestro. Continuai dritto per la mia strada, convinto che quella cerchia non fosse lì per arrestare Ruben il musicista, ma quando mi avvicinai alla porta d’ingresso notai un cartello con su scritto “SEQUESTRATO”. Spinsi la porta più forte che potevo, quando fui bloccato da un milite, affibbiandomi un epiteto che non voglio qui ripetere. Successivamente prese la mia chitarra classica, che avevo ricevuto in dono da mio padre, e la scompose in mille pezzi. Fui messo sotto sorveglianza, mentre continuavano a perquisire l'edificio, ma, approfittando di un tentativo di distrazione dei militari, tentai la fuga, da un ingresso secondario, lungo il cortile. Iniziai a correre come un forsennato, lungo il tragitto verso casa, per avvertire i miei familiari e fuggire prima che ci stanassero. Fu tutto inutile. Erano arrivati anche lì, come in tutte le case degli ebrei del mio paese. Mi risparmiarono la vita vedendo che ero ancora imberbe. O per un eccesso di pietà. Poche ore dopo la mia cattura, io e la mia famiglia siamo stati trasportati qui. La musica, che riempiva la mia vita, adesso non la sento più mia. Mi sento distaccato dal mondo, non riesco a vederlo più con gli stessi occhi da quando non suono più la mia chitarra. Tuttavia credo che, se dovessi uscire viva da qui, non farei più musica. Da quando quel branco di tedeschi ha squarciato la mia chitarra, la musica, la mia arte, è divenuta un dolore profondo. Mio padre era molto legato al componimento, quando si ammalò cercò di passare i suoi ultimi giorni di vita a insegnarmi quest’arte e, il giorno in cui avvenne il suo decesso, lessi la lettera che aveva scritto per me – si fermò per un secondo, cercando di non piangere, poi ricominciò – In quella lettera affermava quanto lui fosse orgoglioso di me, quanto amasse me e la mamma e quanto avrebbe voluto che io seguissi il suo percorso. In questo momento io credo di averlo deluso, poiché non ho dimostrato il mio valore a chi mi ascoltava, non mi sono dimostrato all’altezza delle aspettative altrui e dentro di me sento di aver sbagliato tutto. La musica mi ricorda mio padre, i suoi occhi blu come il mare e la sua voce suadente quando intonava i suoi artisti preferiti. Quando ripenso a quello che ha trasmesso agli altri mi sento un inetto. L’ammirazione che nutrivo in lui non potrà terminare mai. – termina con le guance rigate dalle lacrime.</div><div>Seppi solo stargli vicino in quel momento di sconforto. Le sue domande senza risposta erano le mie.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 22:23:29 UTC</pubDate>
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         <title>Un aeroplanino nella notte stellata</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/415920225</link>
         <description><![CDATA[<div>Stanotte ho fatto un sogno, come un presagio: ho rivisto il disegno di un bambino prigioniero, un aeroplanino bianco si librava in alto, accarezzando la notte stellata, sprigionando una struggente malinconia.  Avevo visto quell'immagine a casa di un pittore piacentino che ci aveva ospitato l'anno scorso di nascosto in una sosta delle nostre missioni. Gli era stato spedito dalla Boemia Moravia, dal campo di Terezin dal nipotino dove pare che Hitler abbia riservato un trattamento più umano ai prigionieri. Il disegno accompagnava una lettera di rassicurazioni che comunque inquietavano lo zio, perché poteva essere pilotata. Però almeno quella era la prova che il nipotino era vivo. Almeno fino allo scorso anno.<br> Sarebbe bello poter saltare dalla finestra, correre verso gli aerei, metterne in moto uno e volare via da qui, come l'aeroplano del disegno.  Io e Francesco, il mio commilitone di origini calabresi, adesso compagno di prigione e di destino, siamo ormai spacciati! Come trovare una via d'uscita?</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 22:54:06 UTC</pubDate>
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         <title>Un aviere coraggioso </title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi chiamo Gennaro Milano, aviere dell’aereonautica militare italiana. Dopo l'armistizio pensavo che la guerra sarebbe finita nel nostro paese, invece si è scatenata la guerra civile. Sono stato catturato dalle truppe tedesche  in attesa di essere trasferito domani al campo di Fossoli e forse, poi, in Germania, su cui arrivano notizie strane al riguardo. Dalla finestra della mia baracca vedo gli aerei allineati. Rimpiango la libertà di volare, quello che ho sempre voluto realizzare fin da bambino. Possibile che tutto debba finire qui? </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 22:56:51 UTC</pubDate>
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         <title>Ai piccoli di Terezin e alla loro arte</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 23:10:56 UTC</pubDate>
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         <title>“Arbeit Macht Frei” </title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Già da tempo si parlava dell’arrivo dei tedeschi nel protettorato di Boemia-Moravia, ma si credeva, e soprattutto si sperava, che non si spostassero fino a Terezin. Tuttavia, non appena vidi dei soldati trascinare i miei genitori dentro al veicolo, ritornai alla realtà. Cercai di oppormi, ma avevo solo tredici anni e i soldati erano degli omoni di mezza età che, al mio tentativo di resistenza, mi presero per le braccia e mi caricarono sul camion .In quel furgone stretto, vuoto e freddo non mi restavano che i miei genitori a cui mi strinsi per ricevere un po’ di quell’affetto che temevo non avrei più ritrovato. Compimmo una strada lunga e tortuosa, non avevamo né cibo né acqua e la fredda, e <br>l' interminabile sera, calata da una manciata di minuti, non faceva altro che preoccuparmi di più. A tutti gli esseri umani chiusi in quelle pareti scure rimanevano solo gli ultimi attimi di libertà che parevano volare via inesorabilmente, come quel senso di umanità che era già sparito da molti anni: l’uguaglianza e il rispetto erano ormai un’utopia. La mano di papà mi sfiorava il viso mentre cercavo di prendere sonno, ma in quell’istante mi sentivo svuotato e insensibile, come se qualsiasi cosa avesse potuto attraversarmi e io, comunque, non avrei provato niente. Mi addormentai conseguentemente, scossa da tutte quelle paranoie sulla vita. Il mattino seguente a svegliarmi non fu la voce soave della mamma, bensì lo scricchiolare delle due imposte del veicolo tedesco. - Venite fuori stupidi giudei! – udii urlare da un soldato, che teneva il suo fucile come fosse un pargolo nel grembo della mamma.</div><div>Ancora un po’ stordita mi alzai dalla panca di ferro del furgone e scesi con un saltello. Davanti ai miei occhi si innalzava l’imponente scritta “Arbeit Macht Frei” : ne conoscevo il significato, ma non soltanto perché il tedesco era la mia lingua, piuttosto perché, negli ultimi tempi, a scuola non si parlava d’altro. Di fronte all’entrata del campo un brivido mi corse lungo la schiena, avevo paura del mio destino e di quello che sarebbe potuto accadere una volta entrati. L’esercito iniziò a frustarci per portarci all’interno del campo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 23:12:11 UTC</pubDate>
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         <title>Ad Hanus Hachemburg</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <pubDate>2019-11-24 23:13:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 23:39:07 UTC</pubDate>
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         <title>Rachele</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Era una mattina d’inverno, il freddo era pungente e con il buio non vedevo nulla. Il furgone doveva essere colmo di persone perché sentivo numerose voci: donne che si lamentavano, bambini che piangevano e uomini di diverse lingue che tentavano di imbastire una conversazione. Giunti a destinazione la prima cosa che i militari fecero fu dividerci in gruppi e assegnarci a una baracca. Non conoscevo nessuno, oltre al mio caro papà, infatti quando mi separarono da lui mi sentii disperata, annichilita e sconfitta.<br>Nel momento in cui le guardie finirono di privarci dei nostri ricordi e dei nostri indumenti, mi sentii come se mi avessero sottratto dell’ultimo tratto di femminilità che mi rimaneva. Quindi mi condussero davanti a una baracca, mi indicarono  una camera, aprirono la porta e mi gettarono a terra con violenza. Era vuota, fredda e solitaria. C'era una stufa, ma era spenta.  Avevo le mani ghiacciate , tremavo dal freddo  mi gettai per terra e cercai di addormentarmi , ma non ci riuscii, ero troppo spaventata perché immaginavo quello che mi sarebbe potuto accadere da li a poco.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 23:55:10 UTC</pubDate>
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         <title>A Petr Ginz</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 23:59:43 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara - Novembre 2019</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Sono passati molti anni dalla fine della guerra, e oggi ho trovato su Youtube il filmato del documentario girato nel campo di concentramento di Terezin nell'estate del 1944.<br>Vedendo queste immagini, mi rendo conto di quanto potessero essere crudeli i soldati a far credere alle persone che all’interno dei campi si vivesse bene, alterando la realtà dei fatti.<br>Le scene rappresentavano per la maggior parte bambini e persone felici, con un sorriso finto stampato in faccia.<br>Ad oggi le emozioni che provo sono soltanto negative, provo disprezzo per tutta quella gente che prevaricava sulla vita altrui e provo vergogna per tutte quelle persone che ancora danno una giustificazione a ciò che è successo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-25 19:31:46 UTC</pubDate>
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         <title>Bianca</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quel pomeriggio gelido del 1943, stavo tornando a casa dopo una noiosa lezione di letteratura del professor Longen sul Romanticismo. Ero assorta nei miei pensieri quando, giunta a pochi passi dal vialetto di casa, vidi sulla neve le impronte delle gomme di un grosso mezzo. Posteggiato a pochi metri dal viale era un furgone verde petrolio, su entrambi i lati vi era raffigurata un’enorme svastica rossa. Il momento era arrivato anche per il piccolo paesino di Terezin e per i suoi pochi abitanti. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-25 22:22:11 UTC</pubDate>
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         <title>Medici nei campi di concentramento</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mi chiamo Emma, ho 14 anni e sono prigioniera a Terezin da circa un anno.<br>Questo campo di concentramento è un posto orribile, siamo trattati come oggetti, siamo denutriti e, a causa della scarsa igiene, prolifera ogni genere di malattie. Le docce sono orribili, l'acqua è fredda e sono in comune. Alcuni medici che lavorano all'interno del ghetto sembrano avere cura di chi si ammala, altri paiono indifferenti e non aspettare altro che diagnosticare la fine prossima della vita! Qualcuno mi ha detto che alcuni medici, non particolarmente bravi né particolarmente famosi, si mettono volontariamente a servizio della causa di Hitler e scelgono di andare a lavorare nei campi di concentramento. E' terribile! Mio zio è anche lui medico e mi ha raccontato che essere al servizio sempre per la vita del paziente è un giuramento che fanno tutti quando diventano medici: il "Giuramento di Ippocrate". Ma qui è tutto capovolto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-25 23:39:35 UTC</pubDate>
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         <title>Le sue parole prendevano vita</title>
         <author>teamblackpulchra1e</author>
         <link>https://padlet.com/teamblackpulchra1e/ny1ylpcff6sy/wish/416447031</link>
         <description><![CDATA[<div>Quelle poche righe erano intense, sembravano chiedere aiuto,  sembrava che le parole prendessero vita. Per tutta la notte, pensai alla pagina del suo<br>quadernetto e, ora che non era più con me, lo avrei custodito. Ora capisco perché<br>quel ragazzo avesse voluto scrivere su un quadernetto le sue emozioni, per riempire un vuoto all’ interno della sua vita. Grazie a quel quadernetto, si sentiva felice, attraverso quelle pagine in un modo o nell’altro si sentiva come capito e ascoltato da qualcuno. Grazie a quel ragazzo, compresi come l’arte possa aiutarti Il suo quadernetto era forse il sacco che avrebbe voluto riempire di vita, vita vera e frammenti di speranza che in quel luogo triste permetteva di sopravvivere.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-26 00:34:47 UTC</pubDate>
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