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      <title>progetto storia by Lucas Ruffa</title>
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      <description></description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-01-31 10:27:38 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-03-04 07:25:08 UTC</lastBuildDate>
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         <title>TRIONFO DELLA MORTE</title>
         <author>lucasruffa</author>
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         <description><![CDATA[<div>La peste non faceva discriminazioni sociali, colpiva sicuramente i poveri ma anche molti nobili.&nbsp; Non a caso in basso sono ritratti i cadaveri delle persone già uccise, tra cui imperatori, papi, vescovi, frati (sia francescani che domenicani), poeti, cavalieri e damigelle. Il dolore è rappresentato attraverso il volto di ciascuno di loro. In quest'opera troviamo un popolo sofferente che invoca la morte di interrompere le proprie sofferenze, ma viene crudelmente ignorata. Il messaggio che traspare dall’opera è che davanti alla morte siamo tutti uguali. <strong>Pieter Bruegel</strong> <strong>il Vecchio</strong> realizza l’opera il <strong>Trionfo della morte</strong> nel <strong>1562.&nbsp;<br><br>https://frammentidarte.blog/2020/03/31/la-peste-nella-storia-dellarte/</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-31 12:29:06 UTC</pubDate>
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         <title>TESTIMONIANZA AGNOLO DI TURA</title>
         <author>lucasruffa</author>
         <link>https://padlet.com/lucasruffa/nihg5jl558rssg27/wish/2021135102</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://www.ilcittadinoonline.it/cronache-dal-medioevo/1348-la-grande-peste-a-siena/" />
         <pubDate>2022-01-31 12:36:20 UTC</pubDate>
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         <title>DECAMERON - BOCCACCIO</title>
         <author>lucasruffa</author>
         <link>https://padlet.com/lucasruffa/nihg5jl558rssg27/wish/2021144171</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Il Decameron è una raccolta di cento novelle inserite in una cornice narrativa, che narra un tragico fatto storico: la peste del 1348. Per sfuggire alla peste, un gruppo di dieci amici si rifugia in una villa fuori Firenze. Sette donne e tre uomini trascorrono dieci giornate (da cui il titolo Decameron) intrattenendosi con una serie di racconti narrati a turno. Il Decameron di Boccaccio si apre con una <strong>drammatica immagine di morte</strong>. L’autore descrive <strong>la peste </strong>concentrandosi sul degrado morale della società che l’epidemia ha portato con sé in città. <strong>Sette ragazze e tre giovani uomini</strong> decidono di allontanarsi dalla città, ormai allo stremo, e <strong>ritirarsi nella campagna fiorentina</strong>. Nell'introduzione Boccaccio spiega che la “dolorosa ricordazione della pestifera mortalità trapassata” è la responsabile dell’“<strong>orrido cominciamento</strong>” della sua opera.&nbsp; Ciò che colpisce l’osservatore è la <strong>disgregazione di ogni forma di società o di rapporto civile:</strong> c’è chi si ritira in una vita solitaria o chi invece si abbandona ai piaceri della carne e della gola, ma <strong>vengono meno tutti i principi d’affetto o di sangue: </strong>&nbsp;i malati sono abbandonati in casa dai loro stessi parenti; i poveri muoiono in strada senza aiuto alcuno; i servi si approfittano dei padroni ammalati per derubarli; e si assiste pure a funerali solitari e a sepolture in fosse comuni. &nbsp; Il <em>Decameron</em> ha proprio il compito<strong> di ricostruire una nuova società</strong>, dimostrata dalla serena convivenza dei dieci giovani nella corte di campagna. <br><br><em>''Lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.''</em></div><div><strong>Giovanni Boccaccio</strong>, Decameron, XIV sec.</div><div><br>fonte: https://library.weschool.com/lezione/tematiche-decameron-la-peste-4541.html</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-31 12:42:31 UTC</pubDate>
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         <title>I FLAGELLANTI</title>
         <author>lucasruffa</author>
         <link>https://padlet.com/lucasruffa/nihg5jl558rssg27/wish/2029149868</link>
         <description><![CDATA[<div>All’epoca,<strong> nacquero gruppi di fanatici religiosi</strong>, composti da laici e chierici, identificati con i nomi di Flagellanti o Battuti, Frustati, Disciplinati. Questi, interpretando il contagio come una punizione di Dio, iniziarono a ricorrere all’autoflagellazione pubblica attraverso violenti e ripetuti colpi di frusta o flagello, detti “disciplina”, con lo scopo di espiare le proprie colpe e porre fine al morbo della peste nera.Vi sono svariati monaci padovani&nbsp; partecipanti a queste processione. Nobili e plebei, vecchi e giovani, a due a due.Questi ultimi,scalzi andavano in processione preceduti dai gonfaloni e da Cappellani con la croce, piangendo e flagellandosi a sangue le spalle.<br> La pratica della flagellazione, di norma, avveniva due volte al giorno e una volta la notte per trentatré giorni, come gli anni di vita di Cristo.<br>Un altro testimone è Heinrich von Herford, nella sua cronaca universale <em>Liber de rebus memorabilioribus</em>, descrive gli strumenti di auto supplizio utilizzati dai Flagellanti:</div><blockquote>"<em>Ogni flagello era una specie di bastone dal quale sul davanti pendevano tre corde con grossi nodi. Questi nodi erano attraversati da spine di ferro incrociate, molto appuntite, che li passavano da parte a parte sporgendo dal nodo stesso la lunghezza di un chicco di grano o anche qualcosa di più. Con questi flagelli si battevano il busto nudo così che questo gonfiava assumendo una colorazione bluastra e si deformava e il sangue scorreva verso il basso imbrattando le vicine pareti della chiesa all’interno della quale si flagellavano. A volte si conficcavano le spine di ferro così in profondità nella carne che riuscivano a toglierle soltanto dopo ripetuti tentativi.</em> <em>Portavano cappelli sui quali erano fissate delle croci rosse e ciascuno aveva dei flagelli che penzolavano e cantavano il loro canto.Avevano due o tre primi cantori ai quali essi rispondevano. E arrivati in chiesa, la chiudevano, si levavano gli abiti fino a rimanere soltanto con una sottana che portavano sotto gli abiti così che dalla cintola alle caviglie erano coperti solo da un telo di lino. Durante la processione camminavano in file di due intorno alla chiesa e al sagrato e cantavano. E ogni partecipante si batteva con i propri flagelli, fin sulle spalle, così che il sangue ricadeva sulle caviglie. E davanti venivano portate croci, candele e bandiere e durante la processione cantavano."</em></blockquote><div><br><br>fonte:<br>https://www.policlic.it/lestremismo-religioso-al-tempo-della-peste-nera/</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-04 09:47:37 UTC</pubDate>
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         <title>LA FIGURA DELL&#39;EBREO</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/lucasruffa/nihg5jl558rssg27/wish/2030535236</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Nell'Europa del XIV secolo, gli ebrei contraevano la peste in misura minore rispetto al resto della popolazione. Una possibile ragione è che le loro pratiche promuovevano maggiormente l'igiene personale. Ma i minori tassi di infezione tra gli ebrei alimentavano le accuse secondo cui erano loro a diffondere la malattia, e per questo molte comunità ebraiche vennero massacrate.<br>Molti cristiani <strong>accusarono gli ebrei</strong> della diffusione della malattia, sostenendo che questi <strong>avvelenavano le riserve d'acqua</strong> pubblica per distruggere la civilizzazione europea.<br>Questa diceria portò a conseguenze terribili e a persecuzioni inaccettabili, e venne alimentata dal fatto che – notarono i cristiani – gli ebrei che perdevano la vita a causa della peste erano meno. Il vero motivo, però, è da rintracciarsi nelle<strong> migliori abitudini igieniche</strong> che gli ebrei avevano sviluppato nel corso dei secoli.<br>Ci furono diversi <strong>massacri</strong>, scatenati nell'isteria generale della popolazione. I sovrani dovettero accorrere in difesa degli ebrei, adottando anche misure di supporto. Il papa Clemente VI disse pubblicamente che la malattia aveva causa naturale o divina, e non era certo dovuta all'intervento umano. Emesse anche due bolle pontificie, nel 1349, in cui scomunicava chiunque perseguitasse gli ebrei. <br><br><br>fonte: <a href="https://www.fattistrani.it/post/peste-nera-persecuzioni-ebrei">La Peste Nera del XIV secolo e le persecuzioni degli ebrei (fattistrani.it)</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-05 10:14:46 UTC</pubDate>
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         <title>LA PESTE MANZONIANA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/lucasruffa/nihg5jl558rssg27/wish/2030552183</link>
         <description><![CDATA[<div>La peste scoppiata nel 1629 fu il culmine di una serie incredibile di avvenimenti assai poco piacevoli accaduti in quegli anni nel Ducato di Milano. Infatti precedentemente c'erano stati la carestia prima, la guerra di successione al trono del ducato di Mantova poi. La guerra è stata la causa di questa epidemia. Infatti il ducato di Venezia aveva intenzione di allargare il dominio al regno di Mantova. I Lanzichenecchi un famoso esercito per arrivare a Mantova dovette passare da Milano, e ne approfittarono per depredarla; purtroppo vi lasciarono anche la peste. Questa tremenda malattia all'inizio non venne considerata da nessuno, ma quando cominciò a fare dei morti i cittadini cominciarono a chiedersi che cosa fosse. Alcuni già gridavano alla peste; il governatore, però, la classificò come una normale "'febbre pestilenziale", quasi una cosa da niente. Ma ormai la peste aveva attecchito tra i milanesi, aiutata dalle scarse<br>condizioni igieniche e dalla carestia. Morivano così moltissime persone, e finalmente ci si decise a prendere delle precauzioni. Le città ancora non infettate venivano isolate e nessuno veniva fatto entrare, ma nella ormai contagiata Milano la situazione era drastica. Infatti non c'è era medicina per la peste: o si guariva o si moriva. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, ci si rimaneva secchi. La peste, poi è assai contagiosa, e la si può prendere anche solo toccando i vestiti di un malato, quindi dilaga<br>molto velocemente. E così fu per Milano. La Chiesa, per attenuarla, fece delle lunghe processioni e riti, che però ebbero effetto contrario a quello previsto: infatti, radunando tutta quella gente, contagiata e non, si allargò l'epidemia, e Milano fu in preda alla peste. Vennero così istituiti degli ospedali, i lazzaretti, dove si tentava di curare i malati terminali, un corpo speciale di immuni alla peste detti "monatti", che venivano pagati per portar via i corpi dalle case e seppellirli in fosse comuni.<br>Costoro, però, spesso si approfittavano della loro autorità, e derubavano le case dei morti. Per questo motivo erano visti male dai cittadini. Poi c'era in giro la diceria degli untori, persone che ungevano con olio infetto i portoni delle case dei cittadini, contagiandoli. Per questo motivo vennero uccisi molti innocenti, che, comportandosi in modo strano o chiedendo cose particolari venivano presi come untori<br>e uccisi. La popolazione di Milano mentre era in preda a questa confusione, venne decimata. Per fortuna, dopo qualche mese, la peste se ne andò com’era venuta.<br><br>fonte: <a href="https://www.skuola.net/manzoni/promessi-sposi/peste-promessi-sposi.html">Peste nei Promessi Sposi (skuola.net)</a><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-02-05 10:44:01 UTC</pubDate>
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