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      <title>il mio padlet by Anna Maria Rodella</title>
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      <description>Realizzato da Dario Iannilli</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-11-15 17:06:01 UTC</pubDate>
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         <title>CLAUDIO MONTEVERDI</title>
         <author>anrdl17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Claudio Monteverdi nacque a Cremona nel 1567. Figlio di un medico, portò avanti gli studi musicali di contrappunto e viola nella città natale sotto la guida di Marco Antonio Ingegneri, maestro di cappella del Duomo. </div><div>All’età di soli 15 anni vide pubblicate le sue prime composizioni, le <em>Sacrae cantiunculae</em> a tre voci (1582), alle quali seguirono i <em>Madrigali spirituali</em> a quattro voci (1583), le <em>Canzonette a tre voci </em>(1584) e il I e il II libro di <em>Madrigali</em> a cinque voci (1587 e 1590). I madrigali rinascimentali erano composizioni vocali profane a più voci, di solito cinque, su testi spesso di insigni poeti; erano concepiti per intrattenere e divertire la nobiltà e venivano talvolta accompagnati da strumenti. </div><div><strong>Alla corte dei Gonzaga</strong></div><div>Nel 1590 Monteverdi trovò impiego come violista alla corte dei Gonzaga a Mantova. Le sue qualità emersero ben presto, tanto che il duca Vincenzo gli affidò incarichi sempre più importanti, anche se soltanto nel 1601 lo nominò maestro di cappella. Intanto la sua fama si consolidava, grazie ai successivi tre libri di madrigali, il III (1592), il IV (1603) e il V (1605). In essi lo stile si distacca progressivamente da quello corrente; la musica, sempre più incline al sentimento del patetico, è tesa a esaltare i significati poetici, anche con l’uso di dissonanze ardite. Insieme al successo, giunse anche una lunga polemica con Giovanni Maria Artusi, un accademico bolognese tradizionalista, che gli rimproverava le innovazioni troppo spinte. Monteverdi rispose alle critiche rivendicando il suo nuovo stile, definito seconda pratica, volto a interpretare gli «affetti», cioè i sentimenti, del testo poetico e a suscitarli negli ascoltatori. </div><div>In tale orientamento si inserisce la favola pastorale Orfeo (1607) di argomento mitologico, su libretto di Alessandro Striggio. Orfeo con il suo canto riesce a commuovere le divinità dell’Ade ottenendo di poter riportare in vita l’amata sposa Euridice; non rispetta però il divieto di non voltarsi indietro a guardare la donna fino al rientro sulla terra ed Euridice torna così nel regno dei morti. Mosso a compassione dal dolore straziante di Orfeo, Apollo lo accoglie in cielo e lo rende immortale. Con l’Orfeo Monteverdi fonda un nuovo teatro musicale, sviluppando le più avanzate tendenze espresse in quegli anni nelle opere di Jacopo Peri e Giulio Caccini e aprendo la strada al melodramma <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/barocco_(Enciclopedia_dei_ragazzi)/">barocco</a>. Al 1608 risale il celebre <em>Lamento</em> <em>di Arianna</em>, unico frammento pervenutoci della tragedia in musica <em>Arianna</em>, composto per i festeggiamenti di nozze tra Francesco Gonzaga e Margherita di Savoia. </div><div>Tra le composizioni sacre del periodo mantovano si ricorda il <em>Vespro della Beata Vergine</em>(1610), dedicato a papa Paolo V nella speranza di ottenere un impiego a Roma presso la corte papale. <br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 17:08:42 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anrdl17</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 17:09:44 UTC</pubDate>
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         <title>HANRY PURCELL</title>
         <author>anrdl17</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Purcell</strong>, Henry. - Musicista (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/londra/">Londra</a> 1658 o 1659 - ivi 1695).  Massimo musicista inglese dell'età barocca, contribuì in modo decisivo alla formazione di un teatro musicale nazionale. Lo stile musicale di P., pur derivato dalla tradizione inglese elisabettiana, è assai originale. Le sue musiche sacre o religiose danno un'interpretazione dei testi sacri di grande profondità emotiva e forza chiarificatrice, in stretto collegamento con il significato delle parole. Nelle odi profane P. si vale spesso di antiche canzoni e di danze popolari inglesi; bellissime anche le numerose liriche vocali da concerto o da camera. Notevoli sono le musiche strumentali, in particolare quelle per clavicembalo, nel loro carattere leggero, e grande dignità e originalità mostrano quelle per organo. Ma il più importante contributo di P. è costituito dalle musiche teatrali; <em>Dido and Aeneas </em>raggiunge vette di alta drammaticità; <em>King Arthur</em> è la più felice soluzione dell'opera inglese del tempo, cioè una mescolanza di dramma recitato e di scene musicali; <em>The fairy queen</em>, infine, pur inferiore sotto l'aspetto drammaturgico, contiene però la miglior musica teatrale di Purcell.<br><br></div><div><strong><br>VITA E OPERE.<br></strong><br></div><div> Rimasto orfano del padre (anch'esso di nome Henry), prima di compiere i 6 anni, venne adottato dallo zio Thomas. Proveniente da una famiglia di musicisti, ancora giovanissimo, divenne corista della cappella reale; quando <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/la-voce/">la voce</a> gli si modificò, divenne allievo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/john-blow/">John Blow</a> ed ebbe impiego come copista all'abbazia di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/westminster/">Westminster</a>, prima dal 1676 al 1678 e poi di nuovo dal 1688 al 1690. È probabile che alcuni dei suoi inni siano stati composti in tale periodo giovanile. Nel 1689 succedeva al suo maestro F. Blow all'organo di Westminster. Intanto egli era venuto componendo molta musica di vario genere: <em>Fantasie</em>per complesso di viole, pagine teatrali (dal 1680 in poi), odi, canzoni, ecc. per ricorrenze di corte e altre festività. Al 1683 risale la pubblicazione delle </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 17:11:28 UTC</pubDate>
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         <author>anrdl17</author>
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         <pubDate>2017-11-15 17:14:12 UTC</pubDate>
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         <title>JUSKUIN DÉSPREZ</title>
         <author>anrdl17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Musicista (probabilmente Condé-sur-l'Escaut 1450 circa - ivi 1521). La sua figura è tra le maggiori del suo ambiente storico, e si delinea come quella d'un rinnovatore della poetica e dell'arte musicale: tutte le ricchezze contrappuntistiche della seconda scuola fiamminga sono da lui conservate e sfruttate, ma - dalla prima fase della sua carriera di compositore fino all'ultima - sono sempre maggiormente rivalutate ai fini d'un intenso, imperioso lirismo, proprio di un'arte eminentemente soggettiva e drammatica.</div><div><strong>VITA</strong>Forse allievo, a </div><div><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/cambrai/">Cambrai</a>, di J. Okeghem, certo sentì l'influenza della vita musicale che ferveva alla corte borgognona e di quella, non meno fervida, da lui trovata a Milano quando fu chiamato alla corte sforzesca dal maestro di cappella J. van Werbeecke, e dove si trattenne dal 1474 al 1479. Dopo il 1479, entrato al servizio del card. <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ascanio/">Ascanio</a> Sforza, si trasferì a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roma/">Roma</a>. È probabile che in quel tempo egli abbia anche visitato a Ferrara la corte di Ercole d'Este, cui dedicava il suo <em>Miserere</em>. A Roma lo troviamo dal 1486 forse fino al 1495cantore della cappella pontificia. Tornato in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francia/">Francia</a>, dal 1495 al 1499 diresse la cappella del duomo di Cambrai; dal 1500 al 1503 fu a Parigi, probabilmente alla corte del re Luigi XII, poi, fino alla morte, a Condé quale priore della cattedrale.  </div><div><strong><br>OPERE</strong>La sua produzione comprende messe, mottetti, salmi, d'intenso vigore lirico, canzoni francesi e altro. Notevoli le messe <br><br></div><div><em>La-sol-fa-re-mi </em>(cioè sul tema tratto dalle parole <em>Lascia fare a me</em>), <em>Ave Maris Stella</em>, <em>D'ung aultre amer</em>, <em>Mater patris</em>. Molte musiche, specie i mottetti, sono pubblicate in varie raccolte, altre composizioni sacre si conservano alla Cappella Sistina.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 17:15:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>anrdl17</author>
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