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      <title>LE DIVERSE CONCEZIONI SULLO STATO DI NATURA by </title>
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      <pubDate>2017-05-17 16:20:34 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>bice_napoletana99</author>
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         <pubDate>2017-05-17 16:22:00 UTC</pubDate>
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         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div>DIFFERENZE TRA I TRE FILOSOFI </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 16:32:57 UTC</pubDate>
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         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div>HOBBES</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 16:45:31 UTC</pubDate>
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         <author>bice_napoletana99</author>
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         <pubDate>2017-05-17 17:01:21 UTC</pubDate>
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         <author>bice_napoletana99</author>
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         <pubDate>2017-05-17 17:38:33 UTC</pubDate>
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         <title>CONFRONTO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2017-05-17 17:40:12 UTC</pubDate>
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         <title>IL GIUSNATURALISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/bice_napoletana99/n3le5jrq3c1f/wish/172401777</link>
         <description><![CDATA[<div>giusnaturalismo Corrente filosofico-giuridica fondata su due principi: l’esistenza di un diritto naturale e la sua superiorità sul diritto positivo. Nel mondo moderno l’accento sull’aspetto soggettivo del diritto naturale, ossia sui diritti innati degli individui. Oltre ad alcuni giuristi-filosofi, sono giusnaturalisti alcuni tra i massimi pensatori politici dell’Età moderna: T. Hobbes, J. Locke, J.-J. Rousseau, I. Costoro condividono un ‘modello’ fondato sui seguenti elementi: stato di natura (la condizione prepolitica in cui vivono gli individui, liberi ed eguali), il patto o contratto come strumento per far sorgere lo Stato e lo Stato civile o politico (nel quale le leggi civili sostituiscono le leggi naturali). Ma ognuno di essi declina in modo differente tale modello, a seconda della propria concezione antropologica e politica: Hobbes teorizza uno Stato assoluto, Locke e Kant uno Stato liberale, Rousseau uno Stato democratico (ma non liberale). L’idea centrale del g. moderno - l’esistenza di diritti individuali innati - trovò la propria consacrazione nel documento più celebre della Rivoluzione francese, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789). </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 17:41:45 UTC</pubDate>
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         <title>hobbes - sintesi per  l&#39;esposizione orale</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/bice_napoletana99/n3le5jrq3c1f/wish/172401973</link>
         <description><![CDATA[<div><br><strong>FRANCIA</strong> =<strong> Razionalismo cartesiano</strong><br><strong>INGHILTERRA</strong> =<strong> Razionalismo di Hobbes</strong><br><br>VITA<br><br></div><div><strong>Thomas Hobbes</strong> è un filosofo britannico nato nel 1588 e morto nel 1679.<br>E’ uno dei maggiori rappresentanti del <strong>razionalismo inglese, </strong>corrente filosofica che si presenta in alternativa al razionalismo cartesiano. <br><strong>E’ l’iniziatore dell’empirismo</strong> (corrente filosofica che riduce tutta la conoscenza all’esperienza sensitiva). Fu amico e discepolo di Bacone del quale applica il metodo induttivo- sperimentale anche al campo morale e politico.<br>Mentre<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Cartesio_Renato.html"><strong>Cartesio</strong></a><strong> ela</strong>bora il concetto di ragione legandola ad una metafisica spiritualistica, Hobbes lo elabora su base empiristica e nominalistica.<br><br>Il culmine di questo razionalismo sarà l’EMPIRISMO INGLESE, che vedrà tra i suoi massimi esponenti:<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Locke_John.html"> Locke</a> –<a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Berkeley_George.html"> Berkeley</a>– <a href="http://www.parafrasando.it/FILOSOFIA/Hume_David.html">Hume</a>.<br><br></div><div>PENSIERO<br><br></div><div>Hobbes sostiene che:<br><br></div><ul><li>l’esperienza è la fonte e origine di ogni conoscenza e criterio di verità.</li><li>ogni forma di spiegazione metafisica è al di fuori della portata conoscitiva della nostra mente.</li><li>la filosofia è l’indagine del mondo umano</li></ul><div>La sua opera principale è il <strong>Leviatano </strong>(Leviathan).<br>Hobbes vuole costruire una <strong>filosofia puramente razionale</strong> che escluda ogni rivelazione soprannaturale. <br>La ragione umana per Hobbes è la capacità di prevedere e di progettare a lunga scadenza la propria condotta e i mezzi per raggiungere i propri fini.<br>Anche gli animali, secondo Hobbes, possiedono un certo grado di ragione. L’uomo a differenza degli animali possiede il linguaggio ed è il linguaggio che permette quelle generalizzazioni che guidano la ragione umana. Per es.:con l’invenzione della parola triangolo si è arrivati ad una generalizzazione che ha permesso di abbracciare con un solo colpo d’occhio un numero indefinito di casi simili, senza dover far fronte a ogni triangolo particolare.<br>Il <strong>linguaggio</strong> rende possibile il ragionamento che è sempre un calcolo, una addizione o una sottrazione di concetti. Es.:</div><div>uomo = corpo + animato + razionale<br>animale = corpo + animato – razionale<br><br></div><div>L’autentica conoscenza scientifica può aversi solo per gli oggetti creati dall’uomo, cioè: <br>1)le scienze matematiche, <br>2)le scienze morali,<br>3) la politica e l’etica.<br><br></div><div>La sua filosofia è di netto stampo materialistico; <strong>ciò che è corporeo è l’unica realtà esistente</strong>.</div><div>Il <strong>materialismo</strong> di Hobbes sostiene che il corpo è l’unica realtà e il movimento è l’unico principio di spiegazione di tutti i fenomeni naturali (meccanicismo).<br><br></div><div>I corpi possono essere sia naturali che artificiali (le società umane).<br>Egli ha una <strong>concezione utilitaristica</strong> che costituisce il fondamento della sua politica. <br>Secondo Hobbes non esiste una norma che valga a distinguere assolutamente il bene dal male, perché bene e male non sono inerenti alla natura delle cose ma dipendono dagli individui.<br>Esistono nell’uomo 2 sensazioni fondamentali: il piacere e il dolore. In generale si chiama bene ciò che si desidera e male ciò che si odia. L’uomo è naturalmente portato ad appetire ciò che produce piacere e a fuggire ciò che produce dolore; su ciò si fonda il criterio di distinzione tra il bene e il male.<br><br></div><div>In natura <strong>l’uomo è egoista</strong>, dato che ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere. Ricerca unicamente il suo utile, il suo piacere e non rispetta gli altri. Ciò determina una condizione di guerra continua. Lo stato di natura è uno stato di guerra incessante di tutti contro tutti, in cui ogni uomo è, non per malvagità, ma per intrinseca necessità, “lupo” per l’uomo (<strong>homo homini lupus</strong>). Hobbes nega l’esistenza di un amore naturale dell’uomo verso il suo simile, l’uomo non è, come sosteneva Aristotele, animale politico (socievole). L’associazione tra gli uomini nasce solo dal bisogno reciproco e non dall’amore verso gli altri. <br>Se l’uomo fosse privo di ragione, la condizione di guerra totale sarebbe insormontabile e porterebbe al peggiore dei mali, cioè la morte violenta. Ma la ragione umana porta l’uomo, per sfuggire a questo estremo male, a smettere la guerra generale ed a uscire dallo stato di natura consociandosi. <br>Nasce così lo <strong>Stato</strong>. <br>Lo Stato è fondato non sulla natura ma sulla convenzionalità ed è perciò un “corpo artificiale”. Ogni associazione tra gli uomini sussiste finchè ciascuno vi trova il proprio tornaconto.<br><br></div><div>Il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è determinato dalla stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al diritto illimitato dello stato di natura e lo trasferiscono ad altri. Ogni individuo sottomette la sua volontà a un unico uomo o a una sola assemblea. Si ha così il sovrano o leviatano che ha potere assoluto, ogni altro è suddito. <br>Hobbes sostiene quindi l’<strong>assolutismo politico </strong>(in contrapposizione alle idee politiche liberali di Spinoza). L’assolutismo di Hobbes prevede:<br><br></div><ul><li>L’irreversibilità e unilateralità del patto fondamentale (il patto non è bilaterale tra sudditi e sovrano ma unilaterale dei sudditi tra di loro con esclusione del sovrano; una volta costituito lo stato i cittadini non possono dissolverlo);</li><li>Il potere sovrano è indivisibile (non può essere diviso tra poteri diversi che si limitino a vicenda);</li><li>Il giudizio sul bene e sul male appartiene allo stato e non ai cittadini;</li><li>L’obbedienza assoluta al sovrano, al quale non ci si può ribellare;</li><li>La negazione del tirannicidio;</li><li>Il conglobamento dell’autorità religiosa in quella statale (Chiesa e Stato coincidono).</li></ul><div>Tra le varie forme di governo ammesse da Hobbes (monarchia, aristocrazia e democrazia) egli privilegia la <strong>monarchia</strong>.<br><br></div><div><br>Hobbes afferma che l’uomo sia guidato dalla <strong><em>cupiditas naturalis</em></strong>, il naturale desiderio di fruire dei beni del mondo, e dalla <strong><em>ratio naturalis</em></strong>, la ragione naturale, che suggerisce a ciascuno il modo migliore per evitare la morte e sopravvivere.<br><br>Hobbes afferma che nello <strong>stato di natura</strong> gli uomini sono tutti <strong>uguali</strong> tanto nelle facoltà del corpo quanto in quelle della mente – una tesi nuova e rivoluzionaria nell’ambito politico. L’uomo dello stato di natura è guidato, dice Hobbes, dalla <em>cupiditas naturalis</em>. Ne consegue che due uomini possono desiderare la stessa cosa e diventare, perciò, nemici. Motivo per cui Hobbes, riprendendo l’espressione di <a href="http://www.studiarapido.it/anfitrione-di-tito-maccio-plauto/"><strong>Plauto</strong></a>, definisce lo stato di natura una condizione di <strong><em>homo homini lupus</em></strong>.<br>E, ancora, Hobbes definisce lo stato di natura <strong><em>bellum omnium contra omnes</em></strong> (guerra di tutti contro tutti): lo stato di natura è uno stato di guerra continua, alleanze varie per sottrarre i beni dell’altro individuo, una lotta alla sopravvivenza, uno stato di diffidenza e di aggressività reciproca; prevale un atteggiamento di insocievolezza piuttosto che una spinta al vivere sociale. <br>La <em>ratio naturalis</em> sopraggiunge e consente il superamento dello stato di natura: piuttosto che correre il rischio di perdere i beni e la vita, è preferibile rinunziare a quell’originario diritto su tutto ciò che lo stato di natura sembra concedere all’individuo.</div><div><br></div><div>Un calcolo razionale, questo, che sancisce un contratto che permette all’uomo di uscire dallo stato di isolamento e guerra continua. Il contratto, afferma Hobbes, è stipulato in base a tre regole, dettate dalla <em>ratio naturalis</em>: <strong>cercare e conseguire la pace</strong> fin quando possibile; <strong>rinunciare al diritto di tutti a tutto</strong> e accontentarsi, per sé, della libertà che si riconosce agli altri; <strong>mantenere i patti</strong> stipulati.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 17:42:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>John Locke</strong> nasce nel 1632 in Inghilterra, e vive il turbolento momento storico a cavallo della rivoluzione guidata da Oliver Cromwell (1599-1658) e della decapitazione di Carlo I (1600-1649). Studia a Oxford, dove in seguito insegna, e diventa maestro delle arti. Locke qui si occupa della filosofia di Cartesio e Hobbes e di studi naturali e di medicina, sebbene non arriverà mai a diventare dottore. A trentacinque anni diventa segretario del conte di Shaftesbury, esponente del partito whig, e si occupa attivamente di economia e politica.
<br>Nel 1667 scrive il Saggio sulla tolleranza, che è fondamentale per la separazione tra il potere statale e le fede religiosa, e l’opera economica Considerazioni sulle conseguenze della riduzione dell’interesse (1668). Dopo un soggiorno in Francia (1675-1679) per curare la propria salute, Locke torna in patria, ma nel 1682, dopo il crollo della fortuna politica di Lord Shaftesbury per il suo coinvolgimento in una congiura contro Carlo II (1630-1685), il filosofo si autoesilia in Olanda. Prende qui parte ai preparativi per la spedizione di Guglielmo d’Orange del 1688 e quindi torna in Inghilterra nel 1689, diventando uno dei principali rappresentanti della cultura liberale del paese.
<br>La sua attività filosofica si fa così sempre più ricca. Pubblica anonimamente L’epistola sulla tolleranza (1689) e i Due trattati sul governo (1690), e sempre dello stesso anno è il Saggio sull’intelletto umano, che ha eco vastissima. Degli anni successivi sono i Pensieri sull’educazione (1693), i saggi su La ragionevolezza del cristianesimo (1695-1697) e la Condotta dell’intelletto (pubblicata postuma). Dal 1691 si ritira nell’Essex dove vive fino alla morte, occorsa nel 1704.
<br> 
<br>Tematiche principali della filosofia lockiana
<br>Locke e l’empirismo
<br>L’esperienza di John Locke si situa nell’alveo dell’empirismo inglese, di cui il filosofo può essere considerato a tutti gli effetti il fondatore, ed anticipa per molti aspetti la cultura dell’Illuminismo europeo cui parteciperanno, tra gli altri, Voltaire, Diderot, Rousseau e Cesare Beccaria. L’empirismo concepisce l’esperienza come origine primaria della conoscenza, nonché come criterio di verità e certificazione delle tesi, la cui validità deve essere testata empiricamente. L’esperienza si connota comunque come un limite fondamentale nel processo della conoscenza, in accordo con l’indirizzo anti-metafisico della corrente empirista. La ragione non viene quindi negata, ma limitata laddove essa pretenda di stabilire verità necessarie senza sottoporle alla verifica e al controllo empirico. La ricerca filosofica consente così di utilizzare tutti quegli strumenti che sono adeguati alle possibilità umane, purché i risultati conseguiti possano sempre messi alla prova, verificati e confutati.
<br>Locke, la ragione e la teoria della conoscenza
<br>Nell’analisi lockiana, alla ragione e all’intelletto umani è tuttavia necessario porre dei limiti, affinché sia chiaro, prima di inziare qualsiasi discussione o indagine filosofica, fin dove ci si possa spingere. Nel Saggio sulla mente umana Locke chiarisce la propria riflessione, rifiutando la teoria delle idee innate e indicando nella sensazione e nella riflessione i fondamenti da cui hanno origine le nostre idee
<br>Se le idee derivano dall’esperienza, è anche vero che questa può essere esterna (quindi riferita alle cose naturali), o interna (quindi riferita allo spirito umano e alla nostra speculazione intima). Le idee si divideranno allora in idee di sensazioni, desunte dall’esperienza esterna, e idee di riflessione, desunte da quella interna. Le idee, assunte con l’esperienza, sono gli elementi semplici a cui la ragione può attingere per formare idee complesse e ragionamenti. Ma anche la formazione di ragionamenti è sottoposta al controllo dell’esperienza, per stabilire la validità delle costruzioni complesse ed evitare che sfocino nel fantastico.
<br>Ma qual è la condizione dello spirito che riceve le idee? In primis, al momento della ricezione è passivo, ma in seguito, quando il nostro intelletto comincia a servirsene per costruire rapporti di idee più articolati ai fini della conoscenza, diventa attivo. In questo caso si genera due tipologie di idee: le idee complesse e quelle generali. Le idee generali, invece, non indicano una realtà ma sono segni di cose. Non hanno quindi una realtà ma solo un rapporto di somiglianza con le cose realmente esistenti. Le idee complesse, di per sé infinite, sono divisibili in tre categorie:
<br>- i modi, ovvero quelle idee che sono mere manifestazioni di sostanza e non possono essere considerate sussistenti di per sé;
<br>- le sostanze, ovvero quelle idee complesse esistenti in questo caso di per sé e di cui fanno parte la sostanza corporea, ovvero “il substrato sconosciuto delle qualità sensibili” 1 e la sostanza spirituale, ovvero “il substrato altrettando sconosciuto delle operazioni dello spirito” 2.
<br>- le relazioni, cioè i rapporti che l’intelletto riconosce tra un’idea e le altre 3.
<br>La conoscenza in senso stretto (o knowledge) è intesa come percezione di accordo o disaccordo tra le varie idee assunte. La conoscenza può essere, in ordine decrescente di certezza:
<br>- intuitiva, quando questa relazione è immediata e in sé compiuta, ovvero non bisognosa di ulteriori supporti;
<br>- dimostrativa, quando accordo e disaccordo tra le idee vengono alla luce mediante delle prove intermedie, per via di ragionamento logico.
<br>- basata sui sensi, che, oltre all’intuizione e al ragionamento logico, ci fanno scoprire l’esistenza di realtà esterne a noi.
<br>La conoscenza può essere considerata vera solo se è presente un’effettiva conformità tra idee e realtà; quest’ultima viene a sua volta divisa da Locke in tre ordini:
<br>- l’io, che viene conosciuto mediante l’intuizione ed è connesso alla percezione della percezione, quindi alla certezza di esistere.
<br>- Dio, che viene conosciuto mediante una dimostrazione razionale 4.
<br>- le cose e il mondo, che vengono conosciute mediante la sensazione, quindi il riconoscimento che esiste qualcosa all’infuori dell’io. Se l’oggetto non può contare sulla testimonianza dei sensi la sua esistenza non è più certa, ma solo probabile.
<br>La teoria politica
<br>La teoria politica di Locke si trova divisa in due opere di carattere più strettamente morale e politico: l’Epistola sulla tolleranza (1689) e i Due trattati sul governo civile (1690).
<br>Per quanto riguarda i Due trattati, il primo vuole confutare le tesi assolutistiche esposte da Robert Filmer (1588-1653) nel trattato Patriarca, o la potenza naturale dei re (1680). Filmer nella sua opera rivendica la discendenza divina del potere dei sovrani, il quale, conferito da Dio ad Adamo, sgorga da esso per diritto ereditario. Il secondo Trattato si concentra invece su quella legge di natura e sulle caratteristiche dello stato liberale, di cui Locke è uno dei principali teorici.
<br>Per il filosofo, nello stato di natura il diritto naturale di ogni uomo (composto di vita, libertà, sicurezza e proprietà) è limitato dal diritto naturale di tutti gli altri; questa è la sola legge valida ma, non essendoci un’autorità superiore in grado di proteggere tutti, ciascuno deve provvedere alla difesa dei propri diritti 5. Lo stato naturale può sfociare nello stato di guerra nel momento in cui qualcuno decide di ricorrere alla forza per ottenere qualcosa di vietato dalla norma naturale. Per superare la precarietà di questa condizione e per prevenire lo stato di guerra (che per Hobbes costituiva la vera condizione dello stato di natura), per Locke si costituisce lo stato civile, in cui gli uomini si organizzano in società, la cui struttura permette di conservare tutti i diritti implicati nel diritto di natura, fuorché quello di farsi giustizia da soli (cioè l’uso privato e personale della forza).
<br>Il potere della società civile che comanda in società è scelto dai cittadini stessi per mezzo dell’adesione e del consenso e si divide in lesgislativo, esecutivo e federativo:
<br>- Il potere legislativo, cheè esercitato da un’assemblea e riguarda le leggi, che devono essere uguali per tutti e non variabili a seconda dei casi singoli. Per Locke, chi detiene il potere legislativo deve sempre pensare al bene della comunità e promulgare leggi costituzionalmente legittime, tenendo al contempo ben presente che lo stato non può condizionare tutti gli aspetti privati della vita del cittadino 6. Le leggi devono difendere la proprietà privata (che per Locke è un diritto inalienabile della persona) ed essere promulgate con il consenso del popolo, anche quando si tratta di stabilire delle tasse, intese come un amle necessario per la sopravvivenza dello Stato stesso.
<br>- Il potere esecutivo, che deve occuparsi di eseguire le leggi promulgate dal potere legislativo e che è subordinato ad esso, anche se esso è sempre in funzione (dato che bisogna sempre obbedire alle leggi).
<br>- il potere federativo, che rappresenta la comunità di fronte a chiunque sia esterno ad essa, si tratti di un singolo o di un’altra comunità; il potere federativo è inseparabile dal potere esecutivo.
<br>Locke e la religione
<br>Nell’Epistola sulla tolleranza (1689), Locke confronta i diritti e i limiti della sfera politica e di quella religiosa, postulando il principio della tolleranza come arrivando a postulare la tolleranza come unico punto d’incontro e di equilibrio possibile. L’Epistola è considerata uno dei punti di riferimento del pensiero liberale.
<br>Secondo Locke, infatti, esiste una differenza fondamentale tra Stato e religione, da cui egli desume l’inviolabile separazione tra pubblico e privato (così che lo Stato non possa né debba intromettersi in questioni inerenti la coscienza individuale) e l’altrettanto fondamentale laicità delle strutture civili e statali (nel senso cioè che le professioni di fede non possono affatto influenzare l’ordinamento di uno stato di cittadini liberi). Tale separazione è un criterio fondamentale per opporsi, come Locke fa, ad ogni tipo di fondamentalismo o di fanatismo religioso, e si salda con le convinzioni deistiche che il filosofo espone nella Ragionevolezza del Cristianesimo (1695), dove si sostiene un tipo di religiosità naturale, basato non sulla rivelazione della divinità ma sulla sua conoscenza per mezzo della ragione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 17:44:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>Jean-Jacques Rousseau</strong> (1712-1778) è tradizionalmente considerato come importante esponente dell'Illuminismo, in quanto nelle sue opere è possibile riscontrare chiaramente una forte critica alla realtà contemporanea (dal punto di vista giuridico, governativo, sociale, morale, economico e via di seguito), elemento caratterizzante del movimento illuminista.<br><br>• L'illuminismo di Rousseau<br><br>Rousseau faceva inoltre parte del gruppo dei philosophes promotori dell' Enciclopedia (esponenti di spicco dell'illuminismo francese), alla cui redazione partecipò curando alcune voci di musica e di economia e soprattutto sollecitando fino a punti estremi gli strumenti critici introdotti dal gruppo stesso. Queste sue estremizzazioni critiche lo porteranno, nel 1757, alla rottura con Diderot e il gruppo dell'Enciclopedia, rottura nella quale è possibile vedere rispecchiata la posizione oramai lontana dall'illuminismo ufficiale assunta da Rousseau. Infatti, se la critica illuminista portava alla ricerca di una nuova cultura che proponesse un modello di Stato futuro, Rousseau, al contrario, volge il suo sguardo al passato, per ritrovare in condizioni precedenti alle attuali gli ideali e i valori da perseguire, arrivando a escludere in loro nome anche la cultura. Egli è alla ricerca di una nuova antropologia (e in questo possiamo ritrovare la parte costruttiva del suo pensiero) nella quale sia possibile riscoprire una legittimazione della vita associata.<br><br>Questa ricerca viene condotta attraverso l'arma principe degli illuministi: la critica avanzata nei confronti della società della cultura, ma, diversamente dai pensatori del suo tempo, Rousseau ritiene che il più grande bene dell'uomo non sia la ragione, ma che gli esseri umani si distinguono principalmente sulla base dei loro bisogni e delle loro passioni. Il grande difetto riscontrato da Rousseau nella società, ma anche nella visione comune della cultura, è che esse tendono a moltiplicare i bisogni e a corrompere le passioni, portando l'uomo lontano dalla sua natura originaria. Il processo porta a un passaggio da uno stato originario di uguaglianza a uno artificiale, nato con lo sviluppo dell'uomo, di ineguaglianza.<br><br>L'autore non propone un ritorno alle origini, che egli ben percepisce come impossibile, ma invita alla ricerca di forme legislative e educative capaci di ristabilire una forma di uguaglianza tra uomini, o, meglio, tra uomini in quanto cittadini.<br><br>• L'educazione “naturale”<br><br>Alla base della concezione pedagogica di Rousseau si ritrova la forte opposizione tra natura e cultura: allo stato di natura l'uomo vive in una condizione di uguaglianza e libertà, nella società e con la cultura si trova costretto tra imposizioni e disuguaglianza. Sulla base di queste premesse l'autore postula che l'educazione debba necessariamente essere naturale. Cosa egli intenda esattamente per “naturale” occorre chiarire. La natura per Rousseau consiste nell'insieme delle facoltà umane e intellettive proprie dello stato originario dell'uomo, facoltà, che come si è già ricordato, vengono sistematicamente corrotte nella società contemporanea da civiltà e cultura.<br><br>Il carattere naturale dell'educazione implica dunque che essa non può derivare dai dettami della società, ma deve necessariamente fondarsi nell'uomo visto come essere autonomo. Anche il metodo utilizzato dagli insegnanti dovrà essere coerente con l'evoluzione naturale del soggetto, senza forzarla in alcun modo, e dovrà quindi essere strutturato sulla base dell'evoluzione psicologica dei fanciulli.<br><br>•La prima e la seconda infanzia<br><br>Questo primo periodo formativo del bambino, in cui la ragione ancora non è pienamente sviluppata e non può quindi essere pienamente utilizzata, deve essere caratterizzata per Rousseau da un'educazione negativa. Questo termine non è utilizzato da Rousseau in senso peggiorativo rispetto a un'educazione tradizionale, ma come definizione di un metodo pedagogico che sia volto più che a progettare interventi formativi specifici e rispettare lo sviluppo del bambino evitando interventi contrari a esso. Si faccia attenzione a non concludere dunque che il formatore in questi primi anni debba limitarsi a non far nulla e a lasciare che il bambino completi da sé la propria educazione. Al contrario egli dovrà impegnarsi molto per impedire che sia influenzato negativamente e per predisporre al contrario occasioni propizie per uno sviluppo armonico.<br><br>Egli insiste molto sull'importanza nel percorso educativo dei bambini delle sensazioni provate dalla manipolazione degli oggetti e dal movimento. Ritiene invece che si debba escludere in questa fase ogni forma di educazione morale, in quanto senza il supporto della ragione il bambino non potrebbe capire ciò che sta dietro a divieti e imposizioni e li considererebbe solo come mere imposizioni, allontanandosi così dallo stato naturale di libertà.<br><br>La seconda fase dell'educazione del bambino, che per Rousseau va dai 3 ai 12 anni circa, resta sempre caratterizzato dall'impiego di una pedagogia negativa, ma si introduce il concetto della libertà anche come conquista.<br><br>Il bambino comincerà e rendersi conto dello squilibrio che esiste tra i suoi bisogni e le capacità che gli sono date di soddisfarli. Su questa dicotomia ci si potrà appoggiare per una prima educazione morale che non conterrà obblighi o doveri ma partirà appunto dall'osservazione e dal confronto con la necessità delle cose, metodologia che dovrebbe portare allo sviluppo dell'uomo sulla base dell'autonomia e dell'autenticità.<br><br>Il precettore dovrà essere vigile in modo da non anticipare mai lo sviluppo dei bambini che gli sono affidati, e basando sempre i suoi insegnamenti sui bisogni e sugli interessi dei suoi piccoli allievi. Egli, ricorda Rousseau, dovrà fare buon uso del suo pensiero critico, in modo che i bambini avvertano di essere loro a comandare, mentre il vero controllo resta però nelle mani degli insegnanti che guidano e controllano quindi la crescita educativa degli alunni, pur, come si è detto, nel rispetto del loro percorso naturale di crescita.<br><br>Questa impostazione porta, naturalmente, alla messa tra parentesi della didattica tradizionale, i cui programmi sono sentiti come troppo rigidi e lontani dalle esperienze concrete degli alunni, che quindi non ne trarranno mai un autentico beneficio.<br><br>• La preadolescenza e l'adolescenza<br><br>Con l'avvicinarsi del bambino all'adolescenza scompare la distinzione forte che aveva caratterizzato l'infanzia tra i bisogni e il potere di soddisfarli. Ora la ragione e le forze del fanciullo si sviluppano velocemente, e di conseguenza anche l'impostazione della pedagogia deve cambiare diventando da negativa a positiva.<br><br>Il motore che porta alla crescita in questa età (crescita che non è più solo fisica ma soprattutto spirituale) è la curiosità su cui deve poggiarsi la linea pedagogica positiva del bravo insegnante. Infatti, occorre ora introdurre le linee guida di un sapere formale, ma non trasmettendo al giovane una serie di idee preordinate, quanto piuttosto portandolo alla scoperta delle idee attraverso un percorso che muova, appunto, dalla sua innata curiosità e faccia continuo riferimento all'utilità di quanto emerge dalla ricerca.<br><br>Dal punto di vista dello sviluppo intellettivo il bambino sta ora passando dalle sensazioni dell'infanzia al mondo delle idee dell'adolescenza. Questo comporta – sul piano morale – un passaggio educativo da una condotta regolata sulla necessità a una condotta orientata all'utilità, verso cui, è bene ricordarlo, anche l'insegnamento formale deve condurre. Per Rousseau il passaggio da ciò che è veramente utile a ciò che è buono sarà poi breve e facile.<br><br>Dal punto di vista sociale il giovane deve essere tenuto lontano dai complicati concetti di relazioni sociali, che ancora rischierebbero di confonderlo. La sua socializzazione dovrà prendere dunque l'avvio dalla conoscenza e dalla pratica di mestieri che risultino di pubblica utilità, e di cui egli sia portato a comprendere le ragioni di utilità sociale.<br><br>Con l'adolescenza inizia la vera e propria educazione , che non è più guidata dalle sensazioni o dalla curiosità, ma dalle passioni, che introducono il giovane all'interno della società. Altri aspetti caratterizzanti di questa fase, tutti conseguenti però al subentrare delle passioni, sono lo sviluppo dell' immaginazione, il confronto con le problematiche morali, la comparsa delle idee astratte fino a giungere alla conquista razionale dell'idea di Dio.<br><br>Le passioni, si è detto, sorgono naturalmente nell'animo dei giovani, ma in questo caso Rousseau mette in guardia i formatori dal pericolo di contaminazione a cui esse sono costantemente soggette. Consiglia pertanto di non offrire ai giovani occasioni che portino all'eccitazione delle passioni, quanto di mirare piuttosto a contenerle, in modo che sia più facile per il giovane rispettare e seguire l'evoluzione naturale del suo sentire.<br><br>Questa evoluzione naturale ha origine dal sentimento di amore, che inizialmente si pone come amore di sé stesso (e che deve essere guidato perché non diventi amor proprio, base della vanità e dell'orgoglio), alla base della nostra stessa sopravvivenza e motore della curiosità dei giovani. Da questa prima essenziale forma di amore dei fanciulli ne deriva poi un secondo, più evoluto, che si esplica nell'amore per chi gli sta vicino.<br><br>Al sentimento di amore è vicino il sentimento della pietà, per sviluppare il quale (che porta come l'amore per se stessi all'amore per gli altri, anche se da un'altra strada) Rousseau raccomanda di porre l'adolescente a confronto con situazioni di sofferenza e dolore. Queste esperienze lo porteranno ad amare maggiormente chi gli sta vicino, e quindi a rispettare i suoi simili. Questo è il percorso morale che si avvia con l'ingresso del giovane nell'adolescenza e che lo porterà ad apprendere gradatamente i valori, il concetto di giustizia, di pace, di Dio.<br><br>Anche in questa fase l'educazione formale non scompare, ma ancora una volta non è affidata a verbalizzazioni astratte quanto all'esperienza diretta del giovane che, spinto dalla curiosità, sarà guidato a confrontarsi direttamente (nella pratica o tramite ragionamento) con le nuove conoscenze.</div>]]></description>
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         <title>DEFINIZIONE DI STATO DI NATURA</title>
         <author>bice_napoletana99</author>
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         <description><![CDATA[<div>Lo stato di natura è quell'ipotetica condizione in cui gli uomini non sono ancora associati fra di loro e disciplinati da un apparato governativo e dalle relative leggi. Questa particolare condizione dell'uomo è stata ipotizzata dai filosofi inglesi Thomas Hobbes e John Locke e, in seguito, dallo svizzero Jean-Jacques Rousseau. Questo stato ipotetico assume caratteristiche diverse, anche opposte, nei vari filosofi che lo postulano. Se per Hobbes lo stato di natura è una guerra di ogni uomo contro tutti gli altri, </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-17 17:54:24 UTC</pubDate>
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