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      <title>PERCORSO ARABO NORMANNO A PALERMO by Martina Fazio</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-09 08:46:28 UTC</pubDate>
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         <title>PALAZZO REALE</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Palazzo Reale (noto anche come Palazzo dei Normanni) sorge nel nucleo più antico della città, sopra un insediamento punico ubicato sotto le sale del Duca di Montalto.<br>Durante la dominazione araba viene edificato il primo corpo del palazzo tra i fiumi Kemonia e Papireto, denominato <em>Qasr</em>, termine che sta a indicare oltre che un castello, anche una fortificazione dai prioritari compiti militari. Con l’arrivo dei Normanni a Palermo, nel 1072, ebbero inizio i lavori di ricostruzione ed ampliamento che avrebbero condotto nel 1130, dopo l’incoronazione di Ruggero II d’Altavilla, alla trasformazione della fortezza in Palazzo Reale e centro nevralgico del potere. All’interno del palazzo normanno esistevano un opificio ed un laboratorio tessile per produrre manufatti di unica bellezza. In tale contesto le corti di Ruggero II, di Guglielmo I e di Guglielmo II riuscirono nel miracolo di far convivere e contaminare culture profondamente diverse tra loro.<br>Federico II di Svevia, figlio di Enrico IV Hohenstaufen e di Costanza d’Altavilla, fu continuatore della politica del nonno Ruggero II e, nonostante abbia soggiornato nella reggia palermitana solo in giovane età, vi organizzò l’attività amministrativa e quella culturale (Scuola Poetica Siciliana).</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 08:49:36 UTC</pubDate>
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         <title>CAPPELLA PALATINA</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>La costruzione della Cappella Palatina risalirebbe all'anno di incoronazione di Ruggero II. Sorta come oratorio privato del re entro il palazzo reale, oggi Palazzo dei Normanni, la Cappella era un tempo isolata e pertanto se ne potevano vedere le cortine murarie esterne, percorse da alte ghiere a rincassi multipli. Attualmente la Cappella è completamente avvolta dalle strutture del palazzo. Molteplici interventi eseguiti nei secoli hanno modificato il monumento preservandone comunque la struttura architettonica e parte dei mosaici. L'accesso attuale alla Cappella avviene attraverso un portico, su archi a sesto leggermente acuto e colonne e capitelli di reimpiego, costruito nel 1506. I mosaici sono moderni. <em>La Cappella ha una struttura architettonica che affianca la struttura basilicale della navata, di tipo occidentale, ad un presbiterio sopraelevato dominato da una cupola che ne attribuisce una struttura centrale tipica dei santuari greci.</em></div><div><em>Due file di quattro colonne dividono il braccio longitudinale in tre navate. Molto belli sono gli archi, molto sopraelevati e dotati di un sesto acuto che ne testimonia la derivazione da tipologie arabe.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 08:53:45 UTC</pubDate>
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         <title>SALA DI RUGGERO</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>Prende il nome da Ruggero II. Le stupende decorazioni musive si devono al figlio Guglielmo I.<br>I mosaici, di matrice profana, rappresentano un unicum raffigurando elementi fitomorfi, zoomorfi ed antropomorfi.<br>Il tavolo, ubicato al centro dell’ambiente, è un finissimo arredo di gusto neoclassico, realizzato con una porzione di sequoia fossile pietrificata.<br>L’antistante sala dei Venti è uno dei luoghi più suggestivi del Palazzo Reale. È ubicata in una torre medievale del nucleo arabo-normanno, detta <em>Joharia</em>, ed è oggi coperta da un soffitto ligneo settecentesco al cui centro spicca la rosa dei venti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 09:01:45 UTC</pubDate>
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         <title>SALE DUCA DI MONTALTO</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>In prossimità dello scalone d’onore, prima del Cortile Maqueda, si accede alle Sale Duca di Montalto, affrescate durante la prima metà del XVII secolo dai più valenti artisti del tempo, tra cui Pietro Novelli, Gerardo Astorino,per trasformare i vani originari in sala delle udienze estive del Parlamento. Al piano inferiore delle sale,in seguito agli scavi del 1984,sono venute alla luce tracce delle antiche mura fenicio-romane di Palermo,risalenti circa al V secolo a.c</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 09:22:48 UTC</pubDate>
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         <title>SALA D&#39;ERCOLE</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Sala d'Ercole è il luogo nel quale si uniscono i deputati dell'Assemblea Regionale Siciliana.Prende il nome dalle pitture raffiguranti il ciclo dedicato all'eroe mitologico greco,completate all'inizio del XIX secolo dall'artista&nbsp; Giuseppe Velasco. Il parlamento regionale previsto dallo statuto autonomo siciliano e rappresenta il primo ed è il più antico parlamento italiano e uno dei più antichi d'Europa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 09:26:39 UTC</pubDate>
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         <title>SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>Chiesa e convento di S. Giovanni degli Eremiti, secondo le cronache, furono edificati per volere del primo re di Sicilia Ruggero II, sovrano illuminato e colto, tra il 1132 e il 1148 su più antiche preesistenze di epoche diverse e affidati ai padri benedettini di Monte Vergine.<br>Lo storico Rocco Pirri nel suo “Sicilia Sacra”, mette in relazione il sito con uno dei monasteri benedettini fondati nel VI secolo da San Gregorio Magno nei possedimenti siciliani della propria madre, quello di S. Ermete.<br>Nei secoli sembra che questo luogo abbia mantenuto sempre una destinazione religiosa, infatti, durante il dominio musulmano dell’isola, vi sorgeva presumibilmente, una moschea araba.<br>La vicinanza del monastero con la residenza regia ne fece subito luogo privilegiato, destinato anche alla sepoltura degli alti dignitari della corte normanna: il suo abate, che era anche il confessore privato del re, godeva del titolo di primo cappellano della cappella reale e di numerosi privilegi. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1464 il complesso monastico fu assegnato da papa Paolo II, su suggerimento del cardinale Giovan Nicolò Ursino, ai monaci benedettini di San Martino delle Scale e poi, nel 1524 per volontà dell’imperatore Carlo V, fu concesso come “Gancìa” (ospizio) ai monaci benedettini di Monreale e all’arcivescovo di quella diocesi per la propria abitazione. <br><br><br>L'ARCHITETTURA<br><br>La sua architettura, è fondata essenzialmente sul rigore geometrico, i paramenti murari sono costituiti da strati di piccoli conci di calcarenite a faccia vista, visibili sia all’esterno che all’interno, perfettamente squadrati e allineati.<br>L’interno, di forma geometrica semplice, si presenta spoglio, assai severo e disadorno di ogni decorazione con una disposizione planimetrica a croce commissa, cioè a forma di una T che si ripete per ben cinque volte: nelle due grandi campate dell’unica navata e con dimensioni più ridotte, sul vano che precede l’abside maggiore, nel diaconico e infine, a nord, sulla caratteristica torre campanaria.<br>La navata è composta da due ampie campate quadrate separate da un possente arco ogivale e si conclude con un transetto triabsidato la cui abside centrale, pressochè semicircolare, è pronunciata all’esterno oltre la struttura del muro: due soli archi ogivali traversi intervallano lo spazio longitudinale della navata. Un ruolo determinante è rivestito dalla luce che penetra all’interno della chiesa, infatti per la sua particolare conformazione riesce a calibrare effetti di luce e ombre senza ricorrere ad espedienti scultorei o pittorici, o decorazioni musive, affidandosi soprattutto ad un uso sapiente delle aperture ogivali, che originariamente erano coperte da transenne preziosamente traforate in gesso, che un tempo schermavano le finestre.<br>Quello che resta oggi dell’antico monastero benedettino è l’elegante “chiostro”, costruito successivamente, in una data imprecisata, ma che per caratteristiche costruttive e stilistiche sembra probabilmente essere stato costruito intorno alla fine del XIII secolo.<br>Di forma rettangolare oggi è ridotto quasi allo stato di rudere, vi si possono ancora ammirare i resti di mura perimetrali e un’agile fuga di colonnine binate (simili a quelle del chiostro di Monreale) con arcate gotiche a sesto acuto.<br>Vi si accede attraverso un lussureggiante giardino ottocentesco di tipo mediterraneo (una piccola oasi di pace) connotato da una rigogliosa flora in prevalenza fatta da piante esotiche, composta da varie tipologie di palme, agrumi di vari generi, allori, ulivi, nespoli, agavi; tutta questa&nbsp; vegetazione e gli scorci della chiesa, inquadrati dagli archetti gotici, conferiscono al luogo un fascino particolare.<br>Alla fine del XIX secolo l’architetto Giuseppe Patricolo nell’ambito di un programma di recupero di diversi monumenti siciliani, intraprese una radicale campagna di restauri dell’intero complesso mirata a restituire il presunto aspetto originario al magnifico monumento.<br>Gli interventi del Patricolo hanno liberato la costruzione dai volumi aggiunti e dalle graduali trasformazioni portando alla luce resti di strutture di età islamica e altre testimonianze risalenti ad epoche successive.<br>A tali restauri collaborò l’architetto Francesco Valenti futuro famoso sovrintendente ai monumenti siciliani.<br><strong>Il complesso di S. Giovanni degli Eremiti fa parte dei nove monumenti inseriti nel percorso arabo-normanno palermitano diventato patrimonio mondiale dell’Unesco.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 09:50:25 UTC</pubDate>
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         <title>SANTA MARIA DELL&#39;AMMIRAGLIO</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div>Situata in posizione dominante la sottostante piazza Bellini, la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota anche come la” Martorana“, deve la sua più comune denominazione alla presenza di un monastero benedettino femminile, fondato nel 1193 da Goffredo ed Aloisia de Marturano, al quale nel 1435 il re Alfonso “il Magnanimo” concesse la chiesa.<br>La sua edificazione, si deve al grande Ammiraglio del Regno, <strong>Giorgio Antiocheno,</strong> come ringraziamento per l’aiuto e la protezione concessagli dalla Santissima Vergine: il famoso Ammiraglio, volle assegnare la chiesa al clero greco bizantino, stabilendone anche la dotazione.<br>Nel 1282 dopo la rivolta del Vespro, nella chiesa ebbe luogo la riunione dei maggiori baroni del Regno, in cui si giurò fedeltà a Pietro d’Aragona che aveva appoggiato la rivolta contro Carlo d’Angiò. L’aspetto attuale, dovuto alle aggiunte di epoca barocca, in parte eliminati dai restauri ottocenteschi operati dall’ing.Giuseppe Patricolo, rivela chiaramente il contrasto tra la facciata barocca e la superficie muraria della originaria costruzione normanna, facilmente riconoscibile dai caratteri inconfondibili dell’architettura ecclesiale del medioevo siciliano: il disegno delle arcate, le finestrelle ogivali, la muratura eseguita con filari di piccoli conci ben squadrati e la presenza della cupola. L’interno, vero gioiello dell’arte bizantina, è a croce greca inscritta in un quadrato, con i bracci della croce coperti a botte e gli ambienti sulle diagonali coperti da volte a crociera. Al centro quattro colonne collegate da archi moderatamente ogivali sorreggono un tamburo ottagonale con pennacchi a nicchie rientranti, sul quale imposta la calotta emisferica della cupola. Preziosissimo è l’apparato musivo interno, tra i più antichi in Sicilia, portato a compimento da maestranze bizantine prima del 1151, data approssimativa della morte del committente; in gran parte sopravvissuto alle successive manomissioni.<br>I quadri che costituiscono la decorazione musiva seguono una rigorosa disposizione, rispondente al programma liturgico che li presuppone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 09:56:20 UTC</pubDate>
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         <title>PIAZZA PRETORIA</title>
         <author>martina_fazio14</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Piazza Pretoria</strong> detta anche <strong>piazza della Vergogna</strong> si trova sul limite del quartiere della kalsa, in prossimità dell'angolo del Cassaro con via Maqueda, a pochi metri dai quattro canti, centro esatto della città storica di Palermo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-09 10:04:30 UTC</pubDate>
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