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      <title>La donna e Gesù, la donna e la Chiesa-3BTT  by Paola Buttignol</title>
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      <description>Una panoramica sul ruolo della donna alla luce soprattutto del cristianesimo
a.s. 2018/19-&#39; F.Flora&#39; di Pordenone</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-04 16:04:42 UTC</pubDate>
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         <title>Gesu &quot;vedeva&quot; le donne</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Una delle novità più rivoluzionarie di Gesù è che “vedeva” le donne, in genere presenze talmente irrilevanti da non essere neppure percepite dagli uomini della sua epoca. Non solo: vedeva le vedove povere, le prostitute, le straniere, le impure, cioè proprio le più emarginate. Una vera rivoluzione della quale i vangeli danno testimonianza, ma che per più di mille anni è stata ignorata da una tradizione patriarcale.<br></strong><br></div><div><strong>Oggi, la scoperta delle donne nelle narrazioni evangeliche costituisce indubbiamente una delle novità più significative dell’esegesi: a riportare alla luce la loro presenza determinante sono state per prime le donne, poi sono arrivati anche degli uomini.<br><br></strong><br></div><div><br></div><div><strong>Come si coglie subito da un’osservazione ricorrente, che ricorda un fatto ovvio, ma che nessuno finora ha preso in considerazione: se noi abbiamo delle cronache complete della morte di Gesù è solo perché le donne sono rimaste ai piedi della croce, mentre gli apostoli si allontanavano impauriti. Sono loro la fonte degli evangelisti, «una memoria fondamentale per la formazione e la stesura dei vangeli». Così come sono loro — e in particolare Maria Maddalena — a essere le prime testimoni della resurrezione.<br></strong><br></div><div><strong>E già questo basterebbe a riconoscere il ruolo delle donne al cuore della narrazione evangelica. Ma poi ci sono quelle che, nel suo peregrinare, Gesù incontra, guarisce, con cui parla. Ci sono le discepole che lo seguono e lo assistono, lo sfamano e lo ascoltano con grande attenzione. Donne vere, piene di guai ma anche capaci di amore più degli uomini, capaci di capire il messaggio rivoluzionario di Gesù nella sua immediatezza, soprattutto di riconoscerlo quale egli è, senza remore. <br></strong><br></div><div><strong>E questo avviene soprattutto nel quarto vangelo, quando Gesù si presenta per la prima volta con le parole «io sono» alla samaritana, cioè con il nome santo di Dio, e dove, nell’episodio della resurrezione di Lazzaro, Marta fa la confessione di fede nel figlio di Dio più completa dei testi sacri, anche più chiara di quella di Pietro.<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-16 21:05:47 UTC</pubDate>
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         <title>Gesù e la Samaritana</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="http://www.medvan.it/donna_sa.asp?y=0"><strong>http://www.medvan.it/donna_sa.asp?y=0<br></strong></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-16 21:11:56 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella Chiesa-Mirko e Jamil </title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Malgrado le società dell’antico medio oriente fossero essenzialmente a carattere patriarcale, la Bibbia riserva un immagine favorevole alla donna, sia in ambito famigliare sia all’interno della vita religiosa d’Israele.<br><strong>Introduzione<br></strong>La specificità della donna, nella lingua ebraica, è dichiarata direttamente sul suo nome: "ichà". Donna in ebraico, non è solo il femminile della parola "ich", uomo, ma il fatto che venga aggiunta una lettera nel nome, simboleggia, secondo un noto commento ebraico, la differenza e specificità della donna stessa. Del resto, nell’Ebraismo, la famiglia è considerata la base della vita sociale ed il Talmud attraverso le sue leggi, mira ad assicurarne la purezza e la stabilità.</div><div>Malgrado le società dell’antico medio oriente fossero essenzialmente a carattere patriarcale, la Bibbia riserva un immagine favorevole alla donna, sia in ambito famigliare sia all’interno della vita religiosa d’Israele (1). Inoltre, riconoscendo lo specifico ruolo che la donna riveste all’interno della famiglia, il Talmud le attribuisce un alto rango. Malgrado le sfere d’attività maschile e femminile all’interno della famiglia divergano, la donna non occupa un livello d’importanza inferiore all’uomo. Attraverso il ruolo che riveste in famiglia, la donna contribuisce allo sviluppo e alla continuità della comunità (2).<br><strong>1. La donna nella tradizione religiosa<br></strong>La Torah (3), nel suo complesso, si propone due scopi: il perfezionamento dell’anima ed il perfezionamento del corpo. In altri termini ci si prefigge di portare l’uomo a realizzare al massimo la Volontà divina attraverso l’osservanza degli obblighi religiosi. Per meglio raggiungere questo scopo anche gli istinti più comuni devono essere guidati e disciplinati. In generale, secondo la concezione ebraica, gli istinti di base sono due: la conservazione di se stessi, della propria vita (attraverso l’alimentazione) e la conservazione della specie attraverso la procreazione. Ad essi è possibile aggiungere un altro aspetto (più che un istinto) che non si riscontra se non nel genere umano: il desiderio di progredire coltivando la propria mente ed il proprio spirito (4).</div><div>Nell’Ebraismo buona parte dei precetti che mirano a regolamentare questi istinti è affidata proprio alla donna ebrea che di fatto diviene la vera responsabile dei momenti più qualificanti della vita (5).<br>Se tale è il ruolo della donna, è evidente che è suo preciso dovere conoscere a fondo questo ruolo attraverso lo studio della Torah.<br>L’unica cosa che può esserle preclusa è lo studio fine a se stesso, tale da occupare tutto il suo tempo, perché, se ciò fosse concesso, non avrebbe la possibilità di espletare quelle mansioni a lei connaturate (6).<br>Gli obblighi che la Bibbia affida in modo particolare alla donna, e che sono in relazione agli istinti di base sopra elencati, sono fondamentalmente "mitzvot domestiche" in quanto è la donna ad essere maggiormente presente entro le mura domestiche.<br>Nulla preclude alla donna ebrea la possibilità di svolgere fuori casa una qualsiasi attività lavorativa, ma ciò nulla deve togliere al suo impegno nell’espletamento di quegli obblighi che le sono esplicitamente affidate (7).<br>In base all’elencazione che ne fa la Mishnà, gli obblighi religiosi specificamente affidate alle donne sono:<br><br></div><ul><li>La prelevazione di una parte dell’impasto destinato alla panificazione;</li><li>La purità famigliare;</li><li>L’accensione dei lumi al Sabato e durante le maggiori festività.</li></ul><div><br>A riguardo del primo obbligo, al fine di rendere sacro l’istinto primordiale della necessità di nu-trirsi per mantenersi in vita, la Bibbia insegna a destinare a Dio una parte di ogni nostro impasto destinato alla pianificazione. Il pane è l’alimento per eccellenza, in quanto esempio evidente di trasformazione ad opera dell’uomo di una sostanza esistente in natura e per questo motivo in molte civiltà assume una valenza sacrale. Di fronte alla necessità di alimentarsi tutti gli esseri viventi agiscono istintivamente da predatori considerando l’alimentazione una proprietà. L’ottica dell’Ebraismo è totalmente diversa. Il cibo, come tutto ciò che è stato creato, non è proprietà dell’uomo bensì del Creatore ed è questo il significato delle molte limitazioni relative all’alimentazione. La donna è destinata dal Signore a dare nutrimento: è con se stessa che nutre e fa vivere i figli. E’ quindi logico che ad essa sia affidato anche il compito di sacralizzare il nutrimento attraverso questa cerimonia. La consacrazione del secondo istinto, quello della conservazione della specie, viene fatta attraverso le regole di purità famigliare ed è probabilmente collegata agli scopi stessi dell’esistenza del mondo. Ne consegue che il matrimonio, vita coniugale, gravidanza, allattamento, ed educazione dei bambini sono compiti fondamentali in quanto sono mezzi per garantire la continuità del genere umano. Essi sono tutti aspetti della vita legati al ruolo femminile. Se tutto ciò ha un valore sacro, gli atti, sia pure istintivi e naturali, che concorrono a realizzare tale scopo devono essere "sacralizzati" per non perderne di vista i valori che li devono informare (8).<br>Vi è, inoltre, un aspirazione eminentemente umana: lo studio di questioni che trascendono i nostri sensi. La realtà umana si esplica attraverso il tempo, ed è nel tempo che periodicamente è necessario recuperare il contatto con il mondo spirituale. Questo è, in genere, il significato dell’osservanza del-le ricorrenze ebraiche (9).<br>Le festività ebraiche vengono sacralizzate e solennizzate attraverso l’accensione di lumi, da parte della donna, che simboleggiano il desiderio umano di luce spirituale. Come in tutti gli altri aspetti dell’Ebraismo, ciò che si richiede all’ebreo è soprattutto di "fare" perché solo l’azione ha il potere di rendere consapevoli che gli insegnamenti morali e spirituali ci coinvolgono direttamente.<br>In accordo con la legge della Mishnà (Kid 1,7) riguardo a ciò a cui le donne sono esenti, in termini di obblighi religiosi, è prescritto che le donne sono obbligate a tutti i comandamenti negativi e a quelli positivi non direttamente legati a limiti temporali (10).<br><strong>2. L’uguaglianza dei sessi<br></strong>La donna nella Bibbia non è considerata uguale all’uomo nel senso che alla parola "uguaglianza" possiamo dare nel nostro secolo ma in numerose citazioni bibliche se ne esalta la dimensione umana e il ruolo fondamentale che ha, più volte, ricoperto nella storia del popolo ebraico.</div><div>Lo status sociale della donna, in quanto essere umano, viene riconosciuto dalla legislazione ebraica che la pone su un piano di equità legale pur riconoscendone le differenze e la specificità rispetto all’uomo. Ad esempio la legge stabilisce uguale rispetto per padre e madre e le regolamentazioni pertinenti all’alimentazione e alle conseguenze dell’adulterio valgono sia per l’uomo che per la donna in egual misura. All’interno del patto religioso che lega gli ebrei, su uomini e donne incombe la stessa responsabilità morale in casi, ad esempio, quali l’apostata o i voti religiosi .Inoltre,<br>malgrado la legge biblica non vieti la poligamia, da numerose fonti emerge la preferenza e la maggior frequenza, fin dai tempi biblici, della monogamia considerata unanimemente l’unione ideale  (11). Gli ebrei orientali che, nel corso del Medio Evo, avevano più di una consorte, risultano essere stati influenzati più dalle pratiche islamiche che dalla legislazione talmudica che regolamentava i matrimoni (12).<br>Il paragone profetico dell’amore del Signore per Israele con quello del marito per la propria moglie poteva essere fatto solo in una società dove le donne venivano rispettate e occupavano posti importanti.<br> 3. L’immagine della donna<br>Nella letteratura rabbinica si riscontrano una grande varietà di attitudini nei confronti della donna. I tratti caratteriali delle donne divennero, all’interno del pensiero e della mentalità popolare, proverbiali. E’ scritto nel Talmud che un uomo privo di moglie vive senza gioia, benedizione e bontà e che deve amare la propria moglie e rispettarla più di se stesso. Dai proverbi popolari emerge un immagine di donna giudiziosa e perseverante nel raggiungere i propri obbiettivi (13).<br>D’altra parte, però, la donna viene vista come fonte di tentazione in diversi spunti biblici e ad essa vengono attribuiti la predilezione verso la magia e l’occultismo. Vi è un attitudine ambigua verso l’elemento femminile anche nel pensiero cabbalistico che se da una parte le attribuisce il merito di rispecchiare il lato femminile presente nella divinità e nei mondi trascendentali, dall’altro la descrive come elemento passivo facente parte della sfera del giudizio e della severità (14).<br>E’ impossibile parlare di un unica attitudine ebraica verso la donna ma generalmente le immagini positive superano quelle negative.<br>La letteratura ebraica nei secoli ha illustrato le qualità da ricercare in una sposa e moglie (15). Emergono alcune caratteristiche stabili e ricorrenti sull’immagine femminile ideale. Innanzitutto è la compassione ad essere maggiormente lodata quale caratteristica essenziale.<br>Essa deve essere rivolta verso gli svantaggiati quali l’orfano, la vedova, lo straniero, ma anche gli animali. E’, inoltre, auspicabile che una donna visiti i malati e gli anziani, e li conforti.<br>Ciò dovrebbe comportare interesse ed entusiasmo e non mera pietà in quanto questo genere di attitudine deve essere fondata sulla comprensione e deve essere costruttiva e creativa.<br>Un altra caratteristica essenziale che una donna ebrea dovrebbe possedere, secondo la tradizione talmudica, è la modestia in quanto fondamenta per gli altri valori ebraici. Il termine "modestia" è generalmente utilizzato nella lingua ebraica per indicare relazioni fra uomo e donna ma è generalizzabile a qualunque altra situazione che implichi il rapporto con il prossimo. La modestia indica la pudicità e la privacy in ambiti quali il vestire ed il parlare.<br>Vi è inoltre una componente caratteriale, non strettamente femminile, che nell’Ebraismo è più volte elogiata: la perseveranza nei propri obblighi religiosi e sociali e la costruzione di una forte eticità.<br>La Bibbia considera l’aspetto fisico un nobile attributo, ma i suoi più grandi commentatori ed i rabbini hanno posto in luce l’importanza che essa non debba essere la qualità dominante e sicuramente non la principale da ricercare in una donna. Questi attributi non devono essere confusi con la mancanza di autostima o con la debolezza. Al contrario, essi sono elementi caratteriali più facilmente riscontrabili, secondo l’Ebraismo, in donne forti , devote e con una buona autostima  (16).<br><br></div><div><strong>4. Il ruolo educativo della donna e aspetti storici ad esso connessi<br></strong>Il ruolo educativo della donna come, emerge dalla pedagogia ebraica, riguarda strettamente l’educazione dei figli in famiglia ma in un senso più ampio include l’educazione infantile impartita in qualunque struttura sociale. E’ importante specificare che durante i primi anni della sua vita, il bambino era lasciato alla madre o ad una nutrice, ed era proprio la madre a fornirgli i primi rudimenti pedagogici, soprattutto morali, che potevano proseguire anche nell’adolescenza (17).</div><div>Nell’ebraismo, a differenza di quanto accade presso la gran parte dei popoli è considerata ancor oggi determinante l’appartenenza del bimbo alla madre e non al padre: ogni figlio/a ebrea è , per la legge religiosa, ebreo/a. In ogni caso, i ragazzi più grandi erano normalmente affidati al padre che era tenuto ad insegnarli la Bibbia mentre alle figlie erano insegnati il giudaismo e le responsabilità domestiche a casa dalla madre stessa. Oggi, questa distinzione non esiste più (18).<br>Alla donna spetta per primo il compito della trasmissione dei valori della tradizione attraverso particolari ritualità domestiche che fungono da simboli per fondamentali concetti morali.<br>La donna ebrea, nell’antichità, era di fatto spesso esclusa da gran parte della vita comunitaria e spesso rilegata fra le pareti domestiche, sottomessa dal padre o dal marito. In questo contesto le esemplari donne ebree della Bibbia rappresentano un importante eccezione in quanto posero la base per una trasformazione del ruolo e dell’immaginario femminile. Con il medio Evo si designarono due sfere di civilizzazione molto diverse tra loro. Al mondo occidentale si oppose quello orientale sotto sovranità musulmana (19).<br>Le varie differenti situazioni socioculturali ed economiche che si delinearono per le varie comunità ebraiche costituirono un fattore determinante nell’evoluzione dello status della donna. Un problema grave, dell’epoca, risultava essere il frequente abbandono delle donne cui mariti partivano in cerca di guadagno, in pellegrinaggio in Terra Santa o per motivi di studio (20).<br>La poligamia risultava più frequente malgrado fosse stata legalmente proibita nel decimo secolo. L’istruzione fra le donne era ancora poco comune, soprattutto in Oriente dove le donne dovettero subire maggiori limitazioni sia da leggi appartenenti alla società circostante che da quelle di origine talmudica. Ciò rese l’emancipazione della donna all’interno della loro epoca, molto difficile. Molti storici considerano l’espulsione dalla Spagna nel 1492, una data estremamente importante per il po-polo ebraico ma anche estremamente rappresentativa, a livello, simbolico, dell’inizio dell’epoca moderna (21).<br>Nelle civiltà orientale, la donna non avrà i mezzi per opporsi al suo status sociale fino ad un epoca estremamente recente mentre nel mondo occidentale occuperà un ruolo sempre più importante sotto l’influenza di diversi fattori. Innanzitutto, nel mondo occidentale, l’emancipazione del popolo ebraico comportava una rivalutazione dei problemi comunitari come quello del ruolo della donna sempre più esteso al di fuori dell’ambito domestico. Purtroppo, però, lo status effettivo della donna subì modifiche molto lente a causa della continua ricerca di soluzioni embrionali mal definite che di fatto non contribuivano a sradicare la ben radicata mentalità sociale (22). Di conseguenza, la donna ebrea risultava doppiamente discriminata: in quanto donna ed in quanto ebrea.<br>Fortunatamente la donna ebrea di oggi ha accesso agli studi ed al mondo del lavoro ed è probabile che una futura rinascita dell’Ebraismo passi attraverso una nuova valorizzazione della donna.<br><br></div><div>Elio Limentani<br><br></div><div>1) R. Rosenberg, <em>L’ebraismo. Storia, pratica, fede</em>, trad. it. e rist. Milano 1996.<br>2) H. Donin, <em>To Be a Jew: a Guide to Jewish Observance in Contemporary Life</em>, New York 1972<br>3) Insieme dei primi cinque libri dell’Antico Testamento<br>4) E. Artom, <em>Vita d’Israele</em>, Roma 1982.<br>5) Per un quadro di insieme, si veda la voce <em>donna</em> in <em>Piccola Enciclopedia dell’ebraismo</em>, a cura di J. Maier e P. Shaffer, trad. it. Casale Monferrato 1986, cc. 182-184.<br>6) E. Artom, <em>Op. cit.</em>, pp. 35 ss.<br>7) L. Baeck, <em>The essence of Judaisme</em>, New York 1998.<br>8) R. Di Segni, <em>Regole alimentari ebraiche</em>, Roma 1995<br>9) A. Kaplam, <em>Judaism and civilization</em>, New York rist. 1992<br>10) B. Zion Bokser, <em>Profilo di una fede</em>, Bologna 1969<br>11) J. Maier e P. Shaffer, <em>donna</em>, cit., c. 183<br>12) B. Lewis, <em>Gli ebrei nel mondo islamico</em>, trad. it. Firenze 1991<br>13) A. Chouraqui, <em>La vita quotidiana degli uomini della Bibbia</em>, trad. it. Milano 1988<br>14) J. Maier e P. Shaffer, <em>donna</em>, cit., c. 184<br>15) R. de Vaux, <em>Le istituzioni dell’Antico Testamento</em>, trad. it. Bologna 1977<br>16) R. Roth, <em>L’ebraismo</em>, trad. it. e rist. Milano 1997<br>17) Cfr. E. Limentani, <em>Il modello educativo ebraico</em>, in <em>Tempo presente</em>, n. 236-237, agosto-settembre 2000, pp. 11-15<br>18) M-Kueng, <em>L’ebraismo</em>, trad. it. Milano 1993<br>19) AA.VV, <em>Tutto su Gerusalemme biblica</em>, Firenze 1970, pp. 193 ss. <br>20) J. Epstein, <em>Il giudaismo</em>, Roma 1987<br>21) J. H. Jerushalmi, <em>Zakhor (Storia ebraica e memoria ebraica)</em>, Parma 1983<br>22) AA.VV., <em>L’ebraismo</em>, a cura di C. Puech, Roma 1988.<br><br></div><div>(tratto da <em>B@bèl</em> n. 3, luglio 2002: <a href="http://www.babelonline.net/home/003"><strong>www.babelonline.net/home/003</strong></a>)<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-16 21:19:16 UTC</pubDate>
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         <title>Gesù e le donne- Karin</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div>Guardando il Vangelo le donne, sono le uniche che hanno il coraggio di difendere Gesù.  È la donna, che ha come vocazione quella di aprire di nuovo il Paradiso. Il privilegio della donna è stato quello di essere la prima testimone della risurrezione, mentre gli uomini sono fuggiti.<br><br></div><div>A Maddalena Gesù disse di andare a trovare i suoi fratelli per annunciare loro che Cristo è risorto. La vocazione della donna, anche nel duemila è quella di andare dagli apostoli di oggi e di dire che Cristo è risorto.</div><div> </div><div><em>In un’epoca in cui le donne erano trattate generalmente come esseri inferiori, il Vangelo secondo Giovanni rivela che Gesù Cristo trattava le donne con compassione e come dichiarò l’anziano James E. Talmage dei Dodici Apostoli: “Il più grande sostenitore della donna e della femminilità nel mondo è Gesù il Cristo”.<br></em><br></div><div> <br><br></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:27:25 UTC</pubDate>
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         <title>Le done nella cultura e nelle religioni-Alice</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’ebraismo era ed è una fede “etnica” che ha lo scopo di mantenere l’unità e l’identità culturale e genetica del popolo ebraico.  Ebreo significa nomade e gli ebrei appartenevano a tribù pastorali di origine semitica che giravano in cerchio in un continuo andirivieni ai margini della Mezzaluna Fertile. Essendo pastori e girovaghi avevano sviluppato una cultura tipicamente patriarcale, per loro la donna era un mezzo per generare figli maschi che continuassero l’attività, quindi lo status femminile era molto basso rispetto a quello dei maschi. L’unico vantaggio che avevano le donne ebree era che potevano essere sposate, per continuare la “stirpe”. Mentre la condizione delle donne gohim (ovvero non ebree), con le quali tali pastori venivano in contatto, era ritenuta prossima a quella del bestiame. Le femmine gohim potevano essere violentate, fatte oggetto di commercio, usate come prostitute… ma si badava bene a non prolificare con esse poiché i nati da tali “femmine” non venivano riconosciuti come appartenenti al popolo “eletto”.<br><br></div><div>Lo status delle donne nel mondo islamico è veramente infimo e lo vediamo ogni giorno in quelle tristi immagini di donne in burka e lo leggiamo su tutti i giornali relativamente ai continui stupri e violenze subite. Addirittura se una donna si ribella allo stupro e reagisce viene condannata. E se lo stupro in questione viene compiuto da un congiunto questo è considerato “adulterio” e la vittima può essere anche lapidata a morte. Le donne che hanno subito la violenza carnale possono essere punite per la vergogna che hanno arrecato alla famiglia. La donna è vittima ma la colpa è della donna. Assurdità di un fondamentalismo cieco e disumano.<br><br></div><div>Nella patria di Maometto, l’Arabia saudita, la religione di stato è il wahabismo, una variante super-ortodossa dell’islam sunnita, che stabilisce, riguardo alle donne, di non poter assumere ruoli sociali, oltre alle funzioni servili, esse non possono nemmeno ottenere la patente di guida.<br><br></div><div>Leggiamo ancora nel sacro testo: “Le donne debbono abbassare lo sguardo in compagnia degli uomini e se un ospite visita la casa devono essere nascoste da una tenda o da una barriera. Il fatto è che, come avviene per la bibbia, la premessa iniziale del corano è che tali ingiunzioni sono la “parola di dio, così come è stata rivelata al profeta Maometto” e quindi non possono assolutamente essere messe in dubbio. Come il giudaismo ed il cristianesimo anche l’islam è una religione creata da uomini, al solo scopo di controllare altri uomini, e soprattutto le donne, una cosa che non ha nulla a che fare con dio.<br><br></div><div>Per fortuna anche nell’islam c’è stata una componente “umana” che ha saputo mantenere l’amore. Si tratta della componente sufi. Un grande poeta sufi fu Omar Khayyâm del quale qui riporto alcune poesie: “Col mio amor, sotto due rami conserti, col mio amor, sul confine dei deserti, ove non giunge della gloria il suono; e avrei ciò che a Mahmud non dà il suo trono.” – “Se questa passion che un ordin pare mi vien dritta dal ciel, perché il divieto? Dovrò accostar la tazza al labbro lieto, accostarla, o Signore, e non versare?” – “Guai a quel cuore in cui non è ardor di passione, che non è pazzo per l’amore d’una bella persona . Un giorno che tu abbia trascorso senza amore, non v’è per te altro giorno più perduto di quello.” – “Non vietatemi di bere vino, di godere le donne, perché Dio è compassione. Non ditemi che sto peccando, lasciatemi peccare a volontà. Porre fine alle proprie azioni per paura della punizione è da miscredenti, significa dubitare della Sua compassione”<br><br></div><div> <br><br></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:30:01 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nelle altre culture e religioni- Miriam</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>condizione femminile</strong> si riferisce al complesso di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Norma_(scienze_sociali)">norme</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Consuetudine">costumi</a> e visioni del mondo che riguardano il ruolo della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna">donna</a> nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_(sociologia)">società</a>.</div><div>Numerose e diverse <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura">culture</a> hanno riconosciuto alla donna <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Capacit%C3%A0_giuridica">capacità</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ruolo_(sociologia)">ruoli</a> diversi.</div><div> </div><div><strong>La condizione femminile nel mondo:</strong></div><div>Nei Paesi occidentali industrializzati, le donne si sono battute per sostenere cambiamenti nel campo del diritto, dal divorzio alle leggi in materia di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Violenza_sessuale">violenza sessuale</a>. <br><br></div><div>Le conquiste femminili nel mondo occidentale si sono tradotte in maggiori diritti e in un divario meno ampio tra i sessi. Malgrado questo, nemmeno nel mondo occidentale è stata raggiunta un'effettiva parità.  La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Violenza_sulle_donne">violenza sulle donne</a> è una piaga presente tutt'oggi anche nei paesi occidentali.</div><div>La donna è ancora sottomessa all’uomo in alcuni Paesi (come quelli dell’Africa, dell’Asia, del Medio Oriente e del Sud America) e l’uguaglianza dei diritti è ancora lontana. </div><div><em> </em></div><div><strong>Nel mondo Asiatico e Arabo</strong>, la condizione di donna interessa oltre un miliardo e mezzo di persone che vivono in 14 paesi. Molte donne in questo continente vivono ogni giorno, una violazione dei loro diritti fondamentali come persone e come cittadine, ma riescono comunque a far pesare la loro importanza come protagoniste nei processi di mediazione nei conflitti.  Il continente asiatico è caratterizzato da realtà molto diverse tra loro per cause etniche e religiose. In India e Cina la condizione femminile è sicuramente migliorata rispetto al passato ma permangono forti discriminazioni. In India due terzi della popolazione femminile è ancora analfabeta. In Cina, grazie al recente programma di modernizzazione economica, le donne hanno pari opportunità degli uomini, ma nelle campagne, dove la struttura della famiglia è ancora tradizionale e dove l’infanticidio delle bambine è una pratica ancora in uso, le donna continuano ad avere una posizione di inferiorità.</div><div>Anche la religione islamica è un motivo di discriminazione. In molti paesi islamici le donne sono costrette a vivere segregate nelle loro case, espulse dagli impieghi pubblici e private dei più elementari diritti.  La situazione sta migliorando in Arabia Saudita, dove le donne frequentano maggiormente la scuola, fino all’università .In Afghanistan, negli anni Cinquanta del Novecento, le donne avevano iniziato l’emancipazione, andando a lavorare, frequentando l’università e vestendo all’occidentale. Potevano uscire liberamente e non avevano l’obbligo del velo.<strong><em> </em></strong></div><div>Anche nel Sud America, come in Cile, la donna ha un ruolo inferiore, è esclusa dalla vita politica e dall’istruzione. La situazione della donna è dura anche in Africa. Per esempio nella società algerina maschilista, le donne sono escluse dalla vita pubblica e politica, devono coprirsi con veli, non hanno libertà di espressione. </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:31:27 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella cultura e nelle religioni-Martina</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352642408</link>
         <description><![CDATA[<div>Ci sembra oggi particolarmente opportuno interrogarci su quale sia la posizione della donna nello sviluppo storico delle varie comunità religiose, individuando i contributi specifici che le diverse culture possono offrire a questa discussione, soprattutto nel loro reciproco incontrarsi. Riteniamo, che quando si parla di religioni e società, sia fondamentale assumere una prospettiva che tenga conto dei mutamenti delle differenti esperienze confessionali al proprio interno, nei rapporti con la realtà secolare e nel loro reciproco incontrarsi.</div><div>E’ importante, inoltre, che le diverse esperienze religiose mantengano viva la propria capacità di interagire con tutta la società, stimolandola, ciascuna a partire dalla propria insostituibile esperienza umana, ad una costante riflessione sul ruolo femminile.<br><br></div><div>Numerose e diverse culture hanno riconosciuto alla donna capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della famiglia . L’emancipazione femminile ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di un'uguaglianza formale e sostanziale tra la donna e l'uomo.<br><br></div><div><strong>LA DONNA NELLA CULTURA CRISTIANA<br></strong><br></div><div>La religione cristiana, sin dai primi momenti del suo nascere, è stata (ed è tuttora) la sola grande religione a porre la donna alla stessa dignità dell'uomo.<br> Con l'affermazione del cristianesimo non era più lecito divorziare, non solo per la moglie, ma anche per il marito.<br> Questo fatto costituiva certamente un evidente e insperato vantaggio per ogni donna. E' certo vero che nel corso della storia della società cristiana ella è stata spesso subordinata all'uomo, a volte anche pesantemente, ma bisogna considerare che: soprattutto nei tempi antichi la donna (ad esempio perché non adatta alla guerra, ai lavori pesanti, perché vista solamente come madre ecc.) aveva ruoli sociali nettamente diversi da quelli degli uomini, questo praticamente in ogni parte del mondo; la condizione della donna cristiana era socialmente più elevata rispetto alla condizione delle altre donne nel mondo.<br><br></div><div><strong>DONNE NELLA RELIGIONE ISLAMICA</strong></div><div>Hanno svolto l’indagine sulle donne straniere residenti a Torino, ma anche sulle autoctone, cercando di capire in che modo i cambiamenti, inevitabili, venissero percepiti dall’una e dall’altra parte.<br> Ci è sembrato fondamentale mostrare nel nostro lavoro, la percezione, i loro modi di vedere e vivere la religione delle donneimmigrate e delle italiane, ed anche l’ambiente che li circonda ogni giorno, in modo che lo sguardo non fosse monocolore ma servisse a mettere in evidenza due punti di vista differenti, due vedute separate eppure molto spesso parallele e molto più vicine di quanto si possa pensare.</div><div> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:32:56 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella società di Oggi- Sara</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352642957</link>
         <description><![CDATA[<div><strong> </strong></div><div>Anticamente la donna veniva considerata inferiore sia per l’aspetto fisico che per le capacità, veniva esclusa dalle attività di tutti i giorni tra cui l’attività politica, sportiva e sociale.</div><div><strong> </strong></div><div>Nell’Antica Grecia alle donne era proibito partecipare a eventi sportivi e candidarsi alle cariche pubbliche. Il loro dovere era quello di badare alle faccende domestiche e di accudire i propri figli e non potevano esercitare la propria volontà.</div><div> </div><div><strong>Con il passare del tempo, la situazione delle donne è andata pian piano migliorando fino ai nostri giorni in cui la donna ha ottenuto l’uguaglianza con l’uomo sul piano dei diritti. Tuttavia, la donna è ancora soggetta a episodi di disuguaglianza.</strong></div><div> </div><div>In Oriente la donna è considerata ancora come un oggetto e non ha la stessa libertà delle donne occidentali. In Iran e in altri Paesi orientali la donna è costretta a indossare capi che le coprono il volto e non può uscire o guidare se non accompagnata dal proprio marito.</div><div> </div><div>Molte sono le donne che si sono distinte tra gli uomini per talento e bellezza, fino ad emergere nel cinema, nel teatro e in altri campi. Un esempio è <strong>Emma Watson</strong>, che oltre ad essere famosa in ambito cinematografico, ha anche creato un’associazione a difesa delle donne, coinvolgendo uomini di tutto il mondo. Un altro esempio è <strong>Giovanna D’Arco</strong>, che durante la Guerra dei cent’anni combatté in difesa della Francia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:34:42 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella società di oggi- Giulia</title>
         <author>paolabuttignol</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=4q1T3RToQ80"><strong>https://www.youtube.com/watch?v=4q1T3RToQ80</strong></a></div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=4q1T3RToQ80" />
         <pubDate>2019-04-18 18:36:07 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nell società di oggi-Giulia</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352643757</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="http://dimensionesperanza.it/aree/ecumene/mondo-ebraico/item/6819-il-ruolo-della-donna-nella-tradizione-ebraica-breve-panorama-storico-sociale-elio-limentani.html" />
         <pubDate>2019-04-18 18:37:49 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella società di oggi- Elisa</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352644474</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Per la nostra costituzione tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono tutti uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.<strong><br></strong>Questo è quanto dice la costituzione ma sappiamo che non sempre quanto assunto viene rispettato. A parte rare eccezioni, come donne particolarmente intraprendenti che hanno avuto ruoli fondamentali nella storia, la donna da sempre è stata considerata inferiore all'uomo.<br><br></div><div><br>Se facessimo un confronto con il passato ci renderemmo conto che la donna ha conquistato, e sta tuttora continuando ad acquisire, diritti, riconoscimenti e ruoli sempre più importanti.<br><br></div><div><br>In questi ultimi anni abbiamo assistito, ed ancora assistiamo, ad un processo di liberazione della donna dalla sua schiavitù, dalla sua sottomissione all'uomo. La donna ha preso coscienza di sé e delle sua capacità.<br><br></div><div><strong><br>Purtroppo, però, la donna ha ancora un lungo cammino da dover percorrere per riuscire ad ottenere tutti i diritti che spettano ad ogni essere umano, senza alcuna distinzione di sesso, per esempio anche riuscire ad avere una carriera pari a quella degli uomini, con la medesima possibilità di crescere professionalmente.<br></strong><br></div><div><br>Non esiste mestiere che la donna non si adatti a fare. Oggi è diventata addirittura sacerdote; dando luogo a non poche polemiche.<br><br></div><div><br>La distinzione tra uomo e donna è sempre stata individuata nel fatto che la donna è moglie e madre; mentre l'uomo è essenzialmente il capo famiglia, colui che usciva per lavorare, per portare i soldi a casa e comandava pretendendo rispetto ed obbedienza assoluta. Bisogna ammettere che oggi questo quadro familiare per fortuna lo si incontra ancora solo in determinati ambienti sociali, ceti più o meno bassi, nei quali l'uomo non ha lasciato alla donna la libertà di esprimersi fuori dal focolare domestico, non le ha dato l'opportunità di emanciparsi in società.<br><br></div><div><br>Oggi non è difficile vedere famiglie in cui uomo e donna lavorano fuori casa, entrambi con ruoli importanti, nelle quali entrambi costituiscono il bilancio economico delle famiglia. Comincia forse a scomparire anche quel tipo di atteggiamento maschilista in ambiente lavorativo, laddove la donna era prima vista solo come oggetto di ammirazione fisica, di attrazione sessuale, si cominciano ora ad apprezzarne le capacità intellettive e a rispettarla. Benché si voglia sostenere che la donna sia il sesso debole è stato ampiamente dimostrato che non è affatto così, le donne riescono a gestire un lavoro di responsabilità con la stessa tecnica ed abilità di un uomo spesso associando ad un lavoro di responsabilità fuori caso la conduzione di una casa e di una famiglia, riuscendo al tempo stesso ad essere moglie, madre e lavoratrice.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:40:38 UTC</pubDate>
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         <title>La donna nella società di oggi-Laura</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352644896</link>
         <description><![CDATA[<div>La condizione della donna nella società lungo il corso dei secoli ha subito parecchi cambiamenti, a seconda dell’evoluzione politica e giuridica dei popoli, della diversità dei fattori geografici e storici e della sua appartenenza ai vari gruppi sociali. In quasi tutti i tempi e paesi essa è stata sottoposta nelle società del passato a un trattamento meno favorevole di quello riservato all’uomo dal punto di vista giuridico, economico e civile e per tanto tempo è rimasta esclusa da tutta una serie di diritti e di attività sociali. Nella donna si incarnavano infatti il bene e il male ma continuava ad essere piegata al potere dell’uomo. Le donne venivano controllate e non potevano uscire di casa senza essere accompagnate da un uomo, perché la loro libertà avrebbe minacciato l’ordine sociale. Tuttavia solo grazie al lavoro esse erano più libere. Non rimanevano più confinate in casa e sottomesse quanto gli uomini avrebbero voluto: le contadine lavoravano nei campi, le artigiane alla bottega del marito. Con l’industrializzazione da parte di Napoleone contribuì al cambiamento: le donne cominciarono a lavorare e a capire di essere valide tanto quanto gli uomini, soprattutto durante le due guerre mondiali, quando dovettero sostituire nei loro compiti gli uomini, chiamati a combattere. Le donne votarono per la prima volta nel 1946.  La donna oggi è lavoratrice e cittadina, non può più quindi sottostare al potere dell’uomo e la sua forza lavoro, da sempre esistita nella storia, ma non sempre riconosciuta, oggi ha un importante peso in piena società industrializzata, soprattutto da un punto di vista economico e produttivo. La donna di oggi riesce ad essere lo specchio del passato, ma anche la proiezione nel futuro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:42:17 UTC</pubDate>
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         <title>LE DUE MOGLI DI ADAMO:EVA E LILITH DUE MODELLI DI DONNA IN CONTRAPOSSIZIONE-Juite</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352648695</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Nell’antica Tradizione ebraica, Lilith era la prima moglie di Adamo, dunque precedente ad Eva.</strong><br> <strong>In realtà questa figura era già presente, fin dal terzo millennio avanti Cristo, in tutte le tradizioni mesopotamiche, ancor prima dell’epoca di Abramo e della nascita dell’Ebraismo.</strong><br> <strong>Lilith non è menzionata in nessuno dei due diversi racconti della Genesi presenti nel Vecchio Testamento, ma assume un ruolo di primo piano nella Cabala Ebraica.</strong><br> <strong>Secondo i testi cabalistici, Lilith sarebbe stata la prima vera donna, creata, a differenza di Eva, dalla Terra e non da una costola di Adamo.</strong><br> <strong>Dunque Lilith nasce come Adamo e quindi, in questa antichissima Tradizione, la donna è pari all’uomo e, nella stesura della Genesi, si capisce che questo non poteva essere gradito alla mentalità semitica degli autori.</strong><br> <strong>Gli antichi racconti ci dicono che Ella fu ripudiata e cacciata via da Adamo perchè si rifiutò di obbedirgli.</strong><br> L'Alfabeto di Ben-Sira riporta il diverbio nato tra i due in questi termini: «Ella disse "Non starò sotto di te", ed egli disse "E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra".» Visto frustrato il suo femminismo ante-litteram, Lilith, infuriata, pronunciò il nome di Dio e abbandonò in volo il giardino dell'Eden, risparmiandosi in tal modo di essere cacciata e restando, contrariamente al suo abbandonato compagno, <strong>una creatura immortale, intatta nell'orgoglio ma sessualmente insoddisfatta</strong>.<br> Quest'ultimo problema lo avrebbe risolto una volta giunta sulle sponde del Mar Rosso, dove trovò vari demoni più che disponibili ad aiutarla in tal senso. Con essi diede vita a innumerevoli jinni, vivendo tutto sommato tranquilla fino al momento in cui Adamo chiese a Dio di riportarla indietro.<br> Allo scopo, tre angeli,<strong>Senoy</strong>,<strong>Sansenoy</strong> e <strong>Semangelof</strong>, vennero dunque inviati a riprenderla. I tre la trovarono e la minacciarono di morte se non fosse tornata da Adamo, ma Lilith fece loro notare di essere immortale e non temere le loro minacce, e soprattutto di preferire la compagnia dei demoni a quella del primo maschilista della storia.<br> Gli angeli, vista la scarsezza delle loro argomentazioni, si risolsero a dirle che avrebbero ucciso i suoi figli al suo posto.<br> Pur di salvarli, in un totale non sequitur, la donna promise che non avrebbe toccato i discendenti di Adamo ed Eva se essi avessero invocato la protezione dei tre angeli stessi.<br> Da qui sarebbe nata la tradizione di mettere al collo dei neonati un ciondolo con incisi i nomi dei tre, perché li proteggano fino al momento della circoncisione. Non è noto perché la protezione non sia più necessaria – o richiesta – in seguito.<br> <strong>E’ facile intuire perchè la Tradizione Ebraica ufficiale consideri Lilith un Demone. In realtà questa figura rappresenta una differente figura della donna, un essere con pari dignità dell’uomo, diversa da tutta la concezione dell’Antico Testamento.</strong><br> <strong>Il fatto è che nella regione mesopotamica esisteva un racconto della creazione molto più antico, dal quale hanno poi attinto gli autori della Genesi.</strong><br> <strong>Abbiamo già ricordato che nella Bibbia esistono due racconti della Genesi.</strong><br> <strong>Nel primo, più antico, leggiamo:</strong><br> <strong>“Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” – “Dio creò l’uomo a sua immagine. A immagine di Dio li creò. Maschio e femmina li creò”.</strong><br> <strong>Il secondo racconto, molto più tardo, sembra mostrare un ripensamento:</strong><br> <strong>“Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò. Gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo”</strong><br> <strong>E’ chiaro che il primo racconto è più fedele alla Tradizione più antica nella quale uomo e donna avevano pari dignità.</strong><br> <strong>La donna di cui si descrive qui la creazione può essere ancora identificata con Lilith.</strong><br> <strong>Nel secondo racconto invece è marcata l’inferiorità della donna e nasce la figura di Eva.<br><br></strong><strong><sub>Flippino Lippi, 1502, Santa M</sub></strong><strong><em><sub>aria Novella</sub></em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:56:16 UTC</pubDate>
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         <title>La donna e la Chiesa-Andrea</title>
         <author>paolabuttignol</author>
         <link>https://padlet.com/paolabuttignol/mz0g82ip6xdg/wish/352649009</link>
         <description><![CDATA[<div>La chiesa cattolica è sempre stata di vocazione maschile in relazione al diritto canonico. Tale situazione è stata determinata dall’evolversi delle tradizioni ecclesiali e dalle interpretazioni delle antiche scritture come la  Genesi, nella quale la donna assume una condizione di netta subordinazione rispetto all’uomo. In ogni caso dopo il IV secolo si compie una condizione di emarginazione della donna nella Chiesa nonostante figure eccezionali d’impegno ecclesiale, culturale ed umano come quelle di Teresa d’Avila, prima donna Dottore della Chiesa. A guardar bene l’impegno delle donne è prevalente in funzioni essenziali quali l’ospitalità, la catechesi, il soccorso ai malati, agli anziani, ai bisognosi, il servizio nella preghiera, il lavoro amministrativo e contabile oltre a quello più somigliante ad una servitù che riguarda mansioni di supporto in lavori domestici per membri della gerarchia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-18 18:57:23 UTC</pubDate>
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