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      <title>Raccontiamo la storia di Caltanissetta by Giuseppe Giugno</title>
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      <description>Monumenti, processioni e tradizioni </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-01-28 15:18:47 UTC</pubDate>
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         <title>Michele Tripisciano</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em><mark>Michele Tripisciano</mark></em></strong><mark> nacque </mark>nell' antico quartiere della <strong><em><mark>Saccarella di Caltanissetta.<br><br><br></mark></em></strong>Fin da piccolo lavorava l' argilla e creava bozzetti.<br>Nel 1873 andò a studiare a Roma presso <strong><em><mark>l' Ospizio di San Michele.&nbsp;</mark></em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:00:20 UTC</pubDate>
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         <title>Michele Tripisciano</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;<br>Il 21 settembre 2013, per i cento anni della morte di michele tripisciano la città di Caltanissetta ha ospitato diverse manifestazioni commemorative alla memoria dell'illustre concittadino scomparso cento anni prima; tra queste, in occasione della "Notte di Cultura", è stato presentato il numero 12 della rivista <em>Archivio Nisseno</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Tripisciano#cite_note-6"><sup>[6]</sup></a> edita dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Nissena_di_Storia_Patria">Società Nissena di Storia</a><br><br><br><br>La stessa mattina in coincidenza della morte, alla presenza dei parenti dell'artista, delle autorità e del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Russotto">Vescovo</a>, viene benedetta ed inaugurata la tomba monumentale dedicata allo scultore nisseno. L'unica erede vivente dello scultore: Lucia Politi Tripisciano critica l'idea di spostare le spoglie mortali del nonno da sempre.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Tripisciano#cite_note-8"><sup><br></sup></a><br></div><div><br>In data 11 ottobre 2013 nei locali del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Tripisciano">museo Tripisciano</a> viene inaugurata la mostra: <em>"I disegni di Tripisciano"</em>, mostra di disegni e pitture inedite dell'artista. Questi disegni e pitture sono conservati presso collezioni private e sono state eccezionalmente esposte.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Tripisciano#cite_note-giornaleonline.lasicilia.it_2-9"><sup><br></sup></a><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:11:11 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<div><br>Il monumento fu eretto nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1900">1900</a> insieme ad altri monumenti simili sparsi in tutta <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a>. <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIII">Papa Leone XIII</a> nel 1896 aveva infatti proposto la costruzione di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Statue_del_Redentore_per_il_Giubileo_del_1900">venti monumenti in occasione del Giubileo del 1900</a> in altrettante località italiane per commemorare i venti secoli trascorsi dalla <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Redenzione_(cristianesimo)">redenzione</a>: ciascun monumento sarebbe sorto in una diversa regione geografica d'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a>, per cui delle commissioni locali di prelati proposero i siti idonei al Comitato Internazionale Romano. La commissione <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sicilia">siciliana</a> individuò quattro località ritenute adatte ad ospitare il monumento: monte Lonero, in prossimità di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Noto_(Italia)">Noto</a>; <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Piazza_Armerina">Piazza Armerina</a>; monte San Paolino, a <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sutera">Sutera</a>; <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Monte_San_Giuliano_(Caltanissetta)">monte San Giuliano</a>, a <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Caltanissetta">Caltanissetta</a>. Grazie all'insistenza del canonico <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Francesco_Pulci">Francesco Pulci</a>, quello nisseno fu preferito agli altri siti siciliani per via della posizione geografica, che avrebbe dato centralità all'opera. Inoltre Caltanissetta, grazie alla sua solida economia basata sull'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zolfo_di_Sicilia">estrazione mineraria</a>, era l'unica città siciliana in grado di sostenere una tale spesa. Per inciso, fu proprio la carenza di fondi uno dei principali motivi per cui dei venti monumenti previsti, ne furono realizzati solo sei o sette a rappresentare il Cristo redentore, mentre in tutti gli altri furono sostituiti da semplici cappellette votive.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:11:37 UTC</pubDate>
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         <title>Monumento Santa barbara</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Villaggio Santa Barbara<br><br><br></div><div><br>Il <strong>villaggio Santa Barbara</strong>, localmente noto come <strong>Terrapelata</strong> (<em>Terrapilatu</em> in <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lingua_siciliana">siciliano</a>), è una frazione del comune di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Caltanissetta">Caltanissetta</a>.<br><br></div><div><br>Si trova a pochi chilometri a est di Caltanissetta, lungo la <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_122_Agrigentina">strada statale 122 Agrigentina</a> per <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Enna">Enna</a>, e si sviluppa su una pianta a "L",<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Villaggio_Santa_Barbara#cite_note-amicidellaminiera-3"><sup>[3]</sup></a> le cui direttrici principali sono via del Minatore, parallela alla statale, e corso Italia, perpendicolare. Nelle vicinanze della frazione, si trova la zona archeologica di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sabucina">Sabucina</a>, posta sulla montagna omonima e in una posizione di dominio della vallata del <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Imera_Meridionale">fiume Salso</a>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:20:56 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<div>Il castello di Pietrarossa è fondato dagli arabi nel X secolo</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:25:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>angelatargia</author>
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         <description><![CDATA[<div>La fontana del tritone è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che tenta di domare un cavallo marino di fronte a due mostri marini che lo insidiano. Ispirata alla mitologia greca il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite.La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei, anche il Bernini lo ha collocato nella sua famosa fontana a Roma.<br><br></div><div><br>Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell’androne di Palazzo del Carmine: la fontana fu creata dall’architetto Gaetano Averna per essere posta nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, dove fu inaugurata il 15 dicembre 1956, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro a cinque luci.</div><div>Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, l’intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basoli di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. In questa occasione anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati installati impianti di illuminazione che l’hanno riportata così all’antico splendore.<br>Spesso la fontana del tritone, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:29:05 UTC</pubDate>
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         <title>Nel 948 il centro dell’emirato fatimida venne spostato in Egitto e la conduzione dell&#39;isola fu affidata, con la più ampia autonomia, ai kalbiti, fedeli emissari dei fatimidi. Inizialmente, Hasan I era un governatore della Sicilia per conto dei fatimidi con una semplice delega di fatto e, non esisteva alcuna concessione ereditaria dell&#39;Emirato; fu solo grazie alla sua abilità e lungimiranza politica che nel giro di circa venti anni, Hasan I trasformò ciò che era un governatorato in un Emirato indipendente, che rimase fedele al governo del Cairo solo per ciò che riguardava l&#39;aspetto religioso. Il dominio della Dinastia Kalbita durato oltre cento anni corrisponde anche all’epoca d’oro della Sicilia islamica, un periodo ricco di arte e cultura.[2].Nel 953, dopo una fortunata spedizione che costrinse i Bizantini a pagare il tributo per la Calabria e dopo aver fondato nella città di Reggio una comunità di islamici dotata di moschea, Hasan I si recò nella nuova capitale Mahdiyya per rendere omaggio al quarto sceicco fatimida. Ottenuta l&#39;autorizzazione ad investire come suo erede il figlio Aḥmad I, pressò affinché potesse completare la conquista delle ultime città della Sicilia ricadute sotto il controllo bizantino durante il periodo di anarchia protrattosi tra il 914 e il 920. L&#39;investitura di Ahamad non era ancora ereditaria per diritto, ma di fatto il processo era avviato. Nel 956</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:46:45 UTC</pubDate>
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         <title>castello di pietra rossa</title>
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         <pubDate>2022-03-31 07:46:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>angelatargia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il termine "maccaluba" deriverebbe dall'arabo maqlub, "terra che si rivolta",[1] mentre il nome della località, "Terrapelata", è dovuto all'assenza di vegetazione causata proprio dai vulcanelli.[2]DescrizioneIl sito si trova sulla cosiddetta "collina dei vulcanelli", un'altura brulla di un colore che varia dal biancastro al grigio scuro, in cui si trovano una serie di vulcanelli di fango di altezza intorno al metro, espressione del vulcanismo sedimentario della zona. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a una certa pressione. Il gas affiora in superficie attraverso le discontinuità del terreno, trascinando con sé sedimenti argillosi e acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. In queste zone, la consistenza dei fanghi argillosi è così liquida da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 07:47:06 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La fondazione della chiesa risale al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XI_secolo">XI secolo</a>, poiché essa è menzionata in un documento del 1101 che la annovera come priorato di regio patronato dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_della_Santissima_Trinit%C3%A0_(Mileto)">abbazia della Santissima Trinità</a> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mileto_(Italia)">Mileto</a> fondata dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Conte_Ruggero">Gran Conte Ruggero</a>; tale condizione fu ribadita anche in una successiva bolla di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Eugenio_III">papa Eugenio III</a> del 1150.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_(Caltanissetta)#cite_note-scuolacitt%C3%A0-1"><sup>[1]<br></sup></a><br></div><div><br>Nel 1454 il vescovo di Girgenti concesse il suolo per la costruzione della sacrestia alla Congregazione del Purgatorio; nel 1606 fu assegnata alla Confraternita del Purgatorio e in quell'occasione fu restaurata e ingrandita.</div><div><br>Nel 1711, grazie al generoso lascito del sacerdote Riccobene, la chiesa subì un radicale restauro che, secondo le testimonianze, non lasciò nulla della preesistente chiesa. Nel 1747 fu elevata a parrocchia dal vescovo di Girgenti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Gioeni">Lorenzo Gioeni</a>, in visita a Caltanissetta, e le fu assegnato l'intero <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Francesco_(Caltanissetta)">quartiere di San Francesco</a>, insieme con le chiese di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_e_monastero_di_Santa_Croce">Santa Croce</a>, del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_del_Signore_della_Citt%C3%A0">Crocifisso</a> e di San Biagio.</div><div>Nel 1806 l'interno fu decorato con stucchi; nel 1910, grazie ai fondi raccolti dal canonico Natale, rettore della chiesa, furono rifatti la facciata, l'altare in marmo e il simulacro di Sant'Antonio. Fino alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale">seconda guerra mondiale</a> custodì alcune opere d'arte tra cui un bozzetto in terracotta raffigurante San Giovanni, oggi esposto al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_diocesano_di_Caltanissetta">museo diocesano di Caltanissetta</a>, e il Crocifisso dello Staglio, dipinto oggi custodito presso l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Santo_Spirito">abbazia di Santo Spirito</a>. L'edificio subì danni in occasione del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento_di_Caltanissetta">bombardamento di Caltanissetta</a> del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1943">1943</a>, e fu ricostruito nel 1945.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_(Caltanissetta)#cite_note-scuolacitt%C3%A0-1"><sup>[1]</sup></a></div><div>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/2008">2008</a> la Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Caltanissetta ha eseguito dei lavori di restauro che hanno interessato sia l'interno (conservazione di stucchi e dipinti) che l'esterno del luogo di culto (realizzazione di una cop<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso_delle_fonti"><em><sup><br></sup></em></a><br></div>]]></description>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La seicentesca chiesa gesuitica di Sant’Agata al Collegio chiude, come una imponente scenografia, la parte principale del Corso Umberto. L’arrivo dei gesuiti a Caltanissetta era stato voluto, alla fine del Cinquecento, da donna Luisa Moncada e da suo figlio Francesco II per innalzare la qualità della cultura cittadina. Il grande complesso occupa un intero isolato ed è costituito dalla Chiesa dedicata a Sant’Agata e dal collegio degli studi. La costruzione venne iniziata nel 1588, su progetto dell’architetto gesuita Alfio Vinci, poi sostituito dall’arch. Natale Masucci. In particolare la chiesa venne completata nel 1628.<br>La facciata, su tre livelli, presenta un elegante portale d’ingresso fiancheggiato da due colonne corinzie su cui spicca il timpano curvilineo spezzato e uno scudo con due puttini scolpito da Ignazio Marabitti. L’interno è a pianta quadrata con quattro pilastri che determinano una croce greca centrale e quattro cappelle laterali. Nel 1647 i fratelli Serpotta ne realizzarono la decorazione a stucco.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-31 08:59:13 UTC</pubDate>
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