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      <title>Commercio internazionale e bilancia dei pagamenti by Roberta</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-05-18 16:17:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/111513785</link>
         <description><![CDATA[<div>Il commercio internazionale è costituito dall'inseme degli scambi di beni e servizi fra soggetti che appartengono a Stati diversi.<br><br></div><ul><li><strong>Caratteri del commercio internazionale </strong></li></ul><div>Nel commercio interno la mobilità del lavoro e dei capitali è molto alta, il lavoro tende ad affluire verso le occupazioni in cui i salari sono più alti e il capitale tende a trasferirsi verso i settori in cui il tasso di profitto è più alto.<br>Nel mercato internazionale la mobilità del lavoro e dei capitali è più bassa, è facile capire come spesso le abitudini, la lingua ecc. impediscono ai lavoratori di spostarsi nonostante differenti salari invece le diverse leggi, i diversi sistemi fiscali e l'incertezza connessa agli investimenti in Paesi stranieri riducono i movimenti di capitale.</div><div><br></div><ul><li><strong>Perché il commercio internazionale? </strong></li></ul><div>Il commercio internazionale nasce dal fatto che le risorse naturali e le capacità produttive sono distribuite in modo molto disuguale nelle diverse realtà geografiche.<br>Alcuni Paesi dispongono di risorse naturali (clima, fertilità, fonti energetiche) e altri di capacità produttive (mezzi di produzione derivanti dalla loro storia economica).<br>Ciascun Paese tende a specializzarsi nelle produzioni nelle quali impiagano minori risorse degli altri e quindi per loro più vantaggiose.<br>Attraverso il commercio internazionale è in grado di ottenere dal Resto del mondo beni di cui non dispone al suo interno, fornendo in cambio i beni di cui è maggiormente fornito.</div><div> </div><ul><li><strong>Sviluppo del commercio internazionale</strong></li></ul><div>Dalla fine della seconda guerra mondiale al 1975 il volume del commercio internazionale è considerevolmente aumentato. <br>Dal 1975 al 1982 il ritmo di crescita è diminuito. <br>In seguito, grazie agli accordi di cooperazione internazionale, si è manifestata una considerevole ripresa.<br>Oggi parliamo di "globalizzane dei mercati" in quanto il volume di scambio tra paesi è altissimo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-18 17:30:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/111513950</link>
         <description><![CDATA[<div>I vantaggi del commercio internazionale derivano dal fatto che ogni Paese può specializzarsi nella produzione dei beni i cui costi sono comparativamente più bassi rispetto agli altri: la libertà del commercio assicura un guadagno a tutti i Paesi che entrano nel mercato internazionale.<br>David Ricardo nella teoria dei vantaggi comparati afferma che<br>•Nel mercato interno i fattori produttivi (capitale e lavoro) sono trasferibili, mentre nel mercato internazionale la mobilità è nulla;<br>•Il costo dei beni è misurato in termini di tempo di lavoro necessario a produrli;<br>•I costi di trasporto sono nulli.<br>Secondo Ricardo lo scambio di prodotti fra diversi Paesi è conveniente quando esiste una differenza nei costi comparati di produzione, qualunque sia il livello dei costi assoluti.<br>La sua teoria sta alla base dei principi di libero scambio e sostiene che le barriere commerciali sono nocive all'economia e contrarie all'interesse generale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-18 17:30:51 UTC</pubDate>
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         <title>Critiche alla formulazione ricardiana</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/111516257</link>
         <description><![CDATA[<div>La formulazione ricardiana presenta alcuni lati deboli:<br>•Presuppone che i costi di produzione siano costanti, nella realtà ci sono variazioni più o meno rapide nella struttura dei costi di produzione;<br>•Sostiene che all'interno ci sia una perfetta mobilità dei fattori produttivi, ma esistono lavori che non possono essere trasferiti da un settore all'altro senza perdite notevoli, ad esempio il lavoro specializzato, inoltre oggi il lavoro e i capitali varcano sempre più facilmente le frontiere nazionali;<br>•Secondo i classici il valore di un bene dipende dal costo del lavoro impiegato per produrlo, ma in realtà il valore dei beni dipende anche da altri fattori, in particolare il capitale;<br>•Sottovaluta gli aspetti storici e politici, in quanto l'applicazione della teoria ricardiana agli scambi fra Paesi a diverso livello di sviluppo condanna i Paesi più poveri a una situazione di sottosviluppo irreversibile.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-18 17:40:51 UTC</pubDate>
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         <title>La moderna teoria del commercio internazionale</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/111518873</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><strong>Teoria di&nbsp;</strong><a href="https://cdn1.internationalrelationsonline.com/content/bbb05a1758f040a4a5ab80f6ff881301/Hecksher-Ohlin-300x239.png"><strong>Heckscher-Ohlin</strong></a></li></ul><div>Questi due economisti criticano la teoria ricardiana perché&nbsp; considera solo un fattore produttivo (il lavoro) senza tener conto delle cause che determinano le differenze internazionali nei costi e nei prezzi dei beni.&nbsp;<br>Heckscher e Ohlin sostengono che i costi di&nbsp; produzione dipendono dai prezzi dei fattori impiegati nella produzione.&nbsp;<br>Siccome il prezzo di un fattore è inferiore nei Paesi dove tale fattore è più abbondante, il commercio internazionale dipende dalla quantità dei fattori produttivi esistenti nei diversi Paesi.<br>La loro teoria afferma che ogni Paese esporta i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo relativamente più abbondante e importa i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo relativamente più scarso.<br>Le analisi statistiche però non hanno sempre confermato questa teoria, in particolare la ricerca di&nbsp;<a href="http://www.nndb.com/people/681/000113342/wassily-leontief-1-sized.jpg">Wassily Leontief</a>&nbsp;relativa al commercio estero degli Stati Uniti mostrava che gli USA esportavano beni contenenti lavoro qualificato importandone altri per la cui produzione era necessario un lavoro meno qualificato.&nbsp;<br>Si crea quello che viene chiamato Paradosso di Leontief.<br><br></div><ul><li><strong>La teoria del&nbsp;</strong><a href="http://www.ufficioproduzioneclienti.it/wp-content/uploads/2013/06/ciclo-di-vita1.jpg"><strong>ciclo del prodotto</strong></a></li></ul><div>Questa analisi si sofferma soprattutto a verificare gli effetti delle innovazioni industriali sulle esportazioni di un Paese, secondo i sostenitori della teoria ogni prodotto attraversa distinte fasi che costituiscono il suo ciclo di vita:<br>•Fase iniziale<br>Il prodotto è nuovo e all'avanguardia, le ricerche finalizzate al miglioramento e la politica di marketing sono fondamentali, la novità del prodotto fa si che l'impresa ne offra una quantità limitata anche perché la domanda è rigida rispetto al prezzo.<br>•Fase di sviluppo<br>Il prodotto acquista caratteri definiti delle tecniche di produzione, questo consente una produzione su larga scala, la domanda aumenta progressivamente e altri Paesi si dimostrano interessati alla produzione del bene.<br>•Fase di maturazione<br>Le innovazioni sono limitate, il prodotto subisce mutazioni marginali (come la forma), nella produzione si utilizzano macchinari che producono ingenti quantità di beni mentre diminuisce la qualificazione del lavoro.<br>Con il diffondersi delle conoscenze tecniche il gap tecnologico (divario tra i livelli delle conoscenze tecnologiche esistenti fra i diversi Paesi) diminuisce e anche i Paesi meno sviluppati possono intraprendere la produzione del bene. In questa fase diventa importante la concorrenza in termini di prezzo.<br>Le multinazionali producono i beni nuovi nei Paesi ad alta tecnologia e li esportano finché il prodotto non entra nella fase matura, in questa fase poi localizzano le loro filiali nei Paesi in via di sviluppo, dove il costo del lavoro è molto basso, traendo in questo modo enormi vantaggi.<br><br></div><ul><li><strong>Gli sviluppi attuali della teoria</strong></li></ul><div>Negli ultimi anni gli studi si sono approfonditi tenendo conto<br>•Delle nuove condizioni non concorrenziali del mercato mondiale;<br>•Delle economie di scala, che assicurano rendimenti crescenti;<br>•Dei comportamenti strategici delle imprese multinazionali;<br><br>Secondo le nuove teorie il commercio internazionale è il risultato di due forze;&nbsp;<br>•le diverse dotazioni dei paesi, che danno luogo al vantaggio comparato,&nbsp;<br>•le economie di scala, che forniscono un incentivo alla specializzazione e spiegano il ruolo dominante delle multinazionali.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-18 17:52:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/111519061</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Tutti gli osservatori concordano che il commercio internazionale esercita effetti positivi sullo sviluppo economico di un Paese.<br>Robertson ha qualificato il commercio internazionale come "generatore di sviluppo" non soltanto per il suo contributo a realizzare l'ottima allocazione delle risorse, ma anche per il suo ruolo come mezzo di integrazione economica e sociale dei popoli agendo per trasferire il processo di sviluppo economico dai Paesi progrediti ai Paesi sottosviluppati.<br>L'ottima allocazione delle risorse consiste nell'impiego più razionale delle risorse scarse per ottenere il massimo risultato possibile.<br>La divisione del lavoro a livello internazionale consente l'utilizzazione di economie di scala, ciò è possibile grazie alla riduzione della varietà dei prodotti dei singoli impianti e alla possibilità di acquistare una maggiore efficienza nelle varie fasi della produzione.<br>Inoltre la concorrenza estera favorisce innovazioni nel processo produttivo.<br>Tutti questi fattori contribuiscono alla riduzione dei costi di produzione.<br><br></div><ul><li><strong>Interdipendenza fra Paesi</strong></li></ul><div>Tutti i Paesi del mondo sono in rapporto di stretta interdipendenza, essa può distinguersi in:<br>•Interdipendenza finanziaria, se riguarda flussi internazionali di moneta;<br>•Interdipendenza commerciale, se riguarda lo scambio internazionale di beni e servizi;<br>La quantità di beni esportati in cambio di una determinata quantità di beni importati prende il nome di rapporto o ragione di scambio.<br><br>Internazionalmente vengono scambiati anche i servizi come il turismo, le assicurazioni, i trasporti, i servizi bancari ecc.<br>Il carattere di fondo dell'economia mondiale è la crescente integrazione dei diversi Paesi, gli eventi che si verificano in un Paese hanno una notevole influenza sulle performance economiche di altri Paesi.<br>Oggi oltre il 90% degli investimenti provati esteri e oltre l'80% degli aiuti pubblici allo sviluppo ricevuti dai Paesi poveri provengono dai Paesi sviluppati.</div><div>Verso i Paesi industrializzati è diretto il 65% dell'export dei Paesi sottosviluppati, mentre ai Paesi sottosviluppati è diretto il 60% dell'export dei Paesi sviluppati.<br>Tutti i Paesi del mondo sono in rapporti di stretta interdipendenza: ciascuno dipende da tutti gli altri, e ciò riduce l'autonomia dei singoli governi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-18 17:53:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/112886109</link>
         <description><![CDATA[<div>Il protezionismo si realizza attraverso un insieme di misure che penalizzano l'ingresso di prodotti stranieri.<br>Si distinguono in due diverse forme<br>•protezionismo traduzione<br>•nuovo protezionismo</div><ul><li><strong>Protezionismo tradizionale</strong></li></ul><div>•I dazi doganali sono costituiti da tributi da pagare sui prodotti importati dall'estero. <br>Può essere:</div><div>specifico, se è commisurato sulla quantità di merce straniera che entra;</div><div>ad valorem, se invece è commisurato al valore. <br>Possono essere:<br>fiscali, se si pongono come obiettivo il conseguimento di entrate fiscali;<br>protettivi, se hanno lo scopo di scoraggiare l'entrata di prodotti stranieri nel territorio nazionale;<br>misti, se i due obiettivi concorrono. <br>I dazi accrescono il prezzo dei beni importati riducendone così la quantità importata e favorendo i produttori nazionali.<br>•I contingenti di importazione sono una forma più rigida di controllo mediante i quali le autorità politiche fissano unilateralmente le quantità massime di beni da importare indipendentemente dalla domanda.</div><ul><li><strong>Nuovo protezionismo</strong>, è costituito dalle seguenti pratiche</li></ul><div>•sussidi statali all'industria nazionale, per consentire di abbassare i prezzi sia all'interno sia all'esportazione. Possono consistere in agevolazioni creditizie, sgravi fiscali, accollo parziale di oneri sociali sui salari che si risolvono in riduzioni dei costi di produzione;<br>•restrizioni volontarie, frutto di negoziazioni bilaterali;<br>•esasperazione delle formalità burocratiche, consiste nell'ostacolare l'ingresso dei prodotti importati sottoponendoli a particolari requisiti di qualità e sicurezza;<br>•richiesta di particolari standard produttivi, i prodotti importati devono rispondere a particolari requisiti di qualità e sicurezza;<br>•svalutazioni competitive, consiste nell'abbassare il cambio valutario per rendere più concorrenziali le esportazioni e meno competitive le importazioni.<br><br>Le pratiche del nuovo protezionismo sono accusate di esportare disoccupazione in quanto la difesa dei posti di lavoro interni è ottenuta con provvedimenti che limitano la produzione estera e quindi a danno dei lavoratori stranieri.<br>Tuttavia quando le misure di nuovo protezionismo sono prese con accordi bilaterali e sono temporanee si giustificano con la necessita di ridurre l'impatto negativo che l'apertura dei mercati può talvolta determinare nel breve termine.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-27 18:31:34 UTC</pubDate>
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         <title>Libero scambio e protezionismo</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/112889819</link>
         <description><![CDATA[<div>Il liberismo riconosce piena libertà agli operatori di importare ed esportare, è quindi una politica commerciale che non sottopone a restrizioni il commercio internazionale.&nbsp;<br>Il protezionismo invece è una politica commerciale di sostegno ai produttori nazionali, che si realizza attraverso restrizioni all'entrata di prodotti stranieri.<br>La scuola classica sosteneva che tutti i Paesi avrebbero tratto vantaggio dalla libera circolazione dei beni e dei servizi.<br><br>Il protezionismo era considerato dannoso perché:<br>•penalizza i consumatori che pagano più cari i prodotti che si potrebbero ottenere dall'estero a minor prezzo;<br>•impedisce la concorrenza fra imprese, c'è quindi una minore allocazione delle risorse a livello mondiale;<br><br>Alcuni economisti sostenevano che nei seguenti casi il protezionismo fosse necessario:<br>•protezione dell' industria nascente, è necessario che il Paese meno sviluppato protegga l'industria nascente.&nbsp;<br>È questa la tesi di Friedrich List il quale sosteneva che la protezione doveva essere transitoria e tale da assicurare l'avvio al processo di sviluppo economico del Paese;<br>•difesa della piena occupazione, una politica liberista compromette il raggiungimento della piena occupazione mente una politica di difesa dell'industria nazionale porta a effetti benefici sull'occupazione del lavoro;<br>•tutela dell'indipendenza del Paese, la rinuncia a sviluppare certi settori, secondo il principio della divisione internazionale del lavoro, può comportare gravi rischi per lo Stato che l'adotta, in caso di crisi internazionale il Paese dipenderebbe dall'estero compromettendo così la sua stessa libertà politica.<br>•lotta al dumping praticato da imprese straniere, consiste nel vendere sottocosto un prodotto in un mercato estero, rifacendosi con un prezzo più alto all'interno. Questa pratica è proibita dagli accordi commerciali internazionali che hanno introdotto sanzioni per gli Stati che la praticano.</div><ul><li><strong>Il cammino verso la liberalizzazione</strong></li></ul><div>La liberalizzazione degli scambi si è protratta dalla fine della seconda guerra mondiale sino allo scoppio della grande crisi petrolifera, in questo periodo furono gradualmente eliminate le restrizioni commerciali introdotte nel periodo fra le due guerra.<br>la crisi petrolifera comportò da parte di tutti i Paesi l'adozione di misure protezionistiche, allo scopo di arginare i crescenti deficit nei confronti dei Paesi produttori di petrolio.<br>L'adozione di politiche antinflazionistiche provocò una diminuzione dell'occupazione che determinò il diffondersi del protezionismo nel Paesi industrializzati. Questo nuovo protezionismo si basava su restrizioni non tariffarie, cioè nell'adozione di misure restrittive all'importazione, ma imponendo requisiti di qualità e sicurezza ai prodotti da ammettere all'importazione.&nbsp;<br>Alla fine degli anni '80 del secolo scorso le idee liberiste hanno preso nuovo vigore. La firma dell'accordo commerciale dell'Uruguay Round ha drasticamente ridotto i dazi doganali e l'istituzione del WTO hanno impresso una forte crescita agli scambi internazionali. Questo nuovo organismo ha costituito uno stimolo per la crescita creando nuove opportunità di lavoro. I Paesi dell'unione europea dal 1 gennaio 1993, attraverso il mercato unico, hanno reso possibile la libera circolazione nell'ambito comunitario di lavoratori capitali beni e servizi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-27 19:11:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/112925602</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo la fine della seconda guerra mondiale i Paesi industrializzati si sono orientati a una politica di libertà economica, gli scambi e in generale la cooperazione economica internazionale costituiscono fattori di progresso per tutti i popoli.<br>È stato istituito nel 1947 il&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/General_Agreement_on_Tariffs_and_Trade">GATT</a>&nbsp;il quale aveva lo scopo di<br>•liberalizzare il commercio internazionale;<br>•armonizzare le politiche commerciali dei Paesi aderenti<br>Il GATT ha promesso numerose riunioni internazionali chiamate round.<br>Nell'Uruguay Round si è stabilito di:<br>•ridurre le tariffe sui prodotti industriali di oltre un terzo;<br>•di liberalizzare i prodotti agricoli;<br>•di estendere a molti campi prima esclusivi l'accordo internazionale sulle tariffe;<br>Nel 1995 il GATT si è trasformato nel WTO, una struttura specializzata dall' ONU per la collaborazione commerciale nel mondo e in particolare fra Paesi sviluppati e Paesi sottosviluppati.<br>Il WTO ha preso avvio nel 1995 con sede a Ginevra e ha il compito di vigilare sulla libertà degli scambi, nella prospettiva di una gestione mondiale dei problemi del sottosviluppo.<br>Il WTO è dotato di un potere di sanzione, un Paese da esso sanzionato deve uniformarsi alla decisione e non potrà più fare ricorso a misure di repressione unilaterale contro un altro Paese.<br>I suoi obiettivi sono&nbsp;<br>•regolare con norme vincolanti gli scambi mondiali eliminando le barriere doganali;<br>•assicurare l'osservanza di questa normativa mediante un sistema arbitrale che intervenga in caso di violazione;<br>•intervenire in modo che la libertà commerciale risulti compatibile con la tutela dell'ambiente.<br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-28 16:03:30 UTC</pubDate>
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         <title>l&#39;Import-export italiano</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/112925616</link>
         <description><![CDATA[<div>L'economia italiana è prevalentemente di trasformazione, cioè importa dall'estero non solo per soddisfare i consumi interni, ma per produrre i beni da esportare all'estero.<br>Il grado di apertura di una economia è misurato dal rapporto fra la media della quota delle importazioni e delle esportazioni sul reddito nazionale.<br>L'Italia ha rapporti commerciali con tutti i Paesi del mondo. <br>Un Paese con un elevato grado di apertura è particolarmente soggetto all'influenza di shock esterni, come l'aumento del prezzo delle materie prime, le crisi internazionali, le brusche variazioni nel mercato dei cambi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-28 16:03:48 UTC</pubDate>
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         <title>La distribuzione internazionale delle risorse</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <pubDate>2016-05-28 16:33:35 UTC</pubDate>
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         <title>Commercio internazionale e sviluppo economico</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <pubDate>2016-05-28 16:43:18 UTC</pubDate>
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         <title>La teoria dei vantaggi comparati</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <pubDate>2016-05-28 16:51:40 UTC</pubDate>
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         <title>Gli strumenti del protezionismo</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/112927866</link>
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         <title>La cooperazione commerciale internazionale</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <pubDate>2016-05-28 17:19:54 UTC</pubDate>
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         <title>I conti con l&#39;estero dell&#39;Italia</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <pubDate>2016-05-31 16:07:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
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         <description><![CDATA[<ul><li><strong>I nostri partner commerciali&nbsp;</strong></li></ul><div>I Paesi con i quali intrattenimento rapporti commerciali sono i Paesi industrializzati verso i quali è diretto il 76% delle esportazioni e dai quali proviene il 72% delle importazioni.</div><div>I fattori di maggiore rilievo che determinano le esportazioni sono i prezzi dei beni nei diversi Paesi, il tasso di cambio e l'andamento della domanda mondiale.<br>Le esportazioni italiane sono aumentate fino al 2001 in seguito hanno avuto una preoccupante contrazione.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 16:14:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113203214</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><strong>Quali regioni esportano di più?</strong></li></ul><div>La Lombardia contribuisce per un terzo al flusso totale delle esportazioni, anche la Toscana e le Marche hanno un buon risultato complessivo.<br>Le esportazioni costituiscono un importante indicatore della capacità dell'economia di produrre beni di qualità a prezzi competitivi.<br>Il made in Italia è caratterizzato da prezzi alti ma anche dalla qualità. È diventato&nbsp; vulnerabile soprattutto dopo l'affermarsi di nuovi paesi esportatori capaci di imitare la nostra tecnologia, come la Cina.<br>Nonostante questo la quota italiana nel commercio mondiale è stata maggiore rispetto a quella degli altri Paesi europei.<br>Nei settori come l'informatica, la chimica e l'elettronica l’Italia presenta vistose debolezze rinunciando quasi del tutto a queste produzioni.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 16:15:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113203276</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><strong>Cosa importiamo cosa esportiamo</strong></li></ul><div>Importazioni: prevalentemente mezzi di trasporto, prodotti minerari e metallo, prodotti chimici e apparecchi elettronici&nbsp;<br>Esportazioni: prevalentemente macchine, apparecchi meccanici, prodotti in metallo, prodotti tessili, abbigliamento e mezzi di trasporto.<br>Il nostro export è molto avanzato per il design ma è concentrato nei settori tradizionali a basso e medio contenuto tecnologico. Ciò preoccupa anche in vista della progressiva liberalizzazione del commercio internazionale infatti i beni a basso contenuto tecnologico sono facilmente imitabili da parte degli altri Paesi.<br>Incombe il rischio di subire la concorrenza in termini di prezzo da parte dei Paesi in via di sviluppo dove il costo del lavoro è molto basso.<br>L'Italia ha nel suo export solo il 14% di prodotti ad alta tecnologia contro il 23% dei Paesi dell' OCSE e il 36% degli USA e del Giappone.<br>Per mantenere i livelli raggiunti l’Italia deve potenziare specialmente le attività terziarie innovative. Ciò si può ottenere migliorando la formazione e la ricerca accompagnate da una politica dell'innovazione in tutti i settori.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 16:15:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113203339</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><strong>Tendenze del commercio mondiale</strong></li></ul><div>Tra i pilastri del commercio internazionale troviamo&nbsp;<br>l'area degli USA, comprende Canaida e Messico uniti nel NAFTA&nbsp;<br>L'area dell'UE, comprende i Paesi dell'Europa dell'Est e le coste afroasiatiche del Mediterraneo;&nbsp; l'area del Giappone e delle tigri asiatiche specie Hong Kong e Shangai che intrattengono sempre più stretti rapporti con il Resto del mondo.<br>Queste tre grandi aree dotate di una propria moneta, relativamente dollaro, euro e yen, hanno tra loro intensi rapporti commerciali e finanziari.<br>Le economie dei Paesi asiatici si stanno sviluppando con l'utilizzo di Internet in particolare Hong Kong, Singapore, Corea e Taiwan. Anche per la Cina si prevede un vero e proprio boom di connessioni.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 16:15:58 UTC</pubDate>
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         <title>La bilancia dei pagamenti</title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113205555</link>
         <description><![CDATA[<div>I rapporti economici del nostro Paese con il resto del mondo sono sintetizzati in due documenti contabili.<br>•la bilancia dei pagamenti<br>•posizione netta sull'estero <br><br><br>La bilancia dei pagamenti aiuta a capire le relazioni economiche fra il nostro Paese e il Resto del mondo inoltre fornisce importati notizie sulla domanda e l'offerta di moneta determinata dagli scambi internazionali di merci, capitali e servizi.<br>La contabilità nazionale registra nel conto chiamato bilancia dei pagamenti l'insieme delle transazioni economiche relative al passaggio di risorse sia reali che finanziarie intercorse annualmente tra i residenti in un dato Paese e il resto del mondo.<br>La bilancia dei pagamenti si basa sul principio della partita doppia, in quanto ogni transazione origina due distinte registrazioni di uguale importo ma di segno contrario. <br>È un documento essenziale per capire il funzionamento di un'economia ed è capace di fotografare i rapporti economici di un Paese con il Resto del Mondo. <br>Dal suo esame si può capire ad esempio qual è la forza produttiva di un Paese, la sua capacità di esportare ciò che produce, come anche la sua capacità di attirare capitali dall'estero e la misura in cui i residenti investono i loro risparmi in altri Paesi.<br>Dal 1999 la bilancia dei pagamenti italiana si è adeguata alle metodologie fissate dal Fondo monetario internazionale, da Eurostat e dalla BCE.<br><br><br></div><div>Quando il Paese esporta più capitali di quanti ne importi il conto finanziario è negativo perché le esportazioni di capitale originano un pagamento mentre le importazioni originario un incasso. <br>Il conto errori e omissioni comprende sia gli errori di rilevanza sia le omissioni. Secondo la Banca d'Italia almeno metà del suo importo maschera le esportazioni di capitali, in particolare i proventi di esportazione dichiarate incassati in varia forma all'estero senza comunicare l'incasso. </div><ul><li><strong>Posizione netta sull'estero</strong></li></ul><div>Nella bilancia dei pagamenti il conto corrente misura il saldo dei conti con l'estero di un Paese: se il suo saldo è attivo il Paese produce più di quello che consuma e  accumula crediti; se il saldo è passivo il Paese  produce meno di quello che consuma e accumula debiti.<br>La posizione netta del Paese verso l'estero è il saldo delle attività e della passività con l'estero degli operatori residenti.<br>Nelle riserve valutarie nette della banca centrale è incluso l'oro che per convenzione viene considerato come se fosse un titolo denominato in moneta estera.<br>Le voci sono le stesse del conto finanziario.<br>Sotto il profilo contabile la bilancia dei pagamenti accoglie registrazioni tenute secondo il metodo della partita doppia.<br>La voce del saldo che si somma alle entrate o alle uscite per uguagliarle rappresenta il risultato della bilancia dei pagamenti.<br>Si segnano in attivo i flussi monetari in entrata e in passivo i flussi monetari in uscita.</div><ul><li><strong>Il saldo della bilancia dei pagamenti</strong></li></ul><div>Ogni transazione da luogo a un'iscrizione all'attivo e a un'altra al passivo di uguale importo, la somma di tutte le registrazioni all'attivo deve essere uguale alla somma di tutte le registrazioni al passivo. Il valore del saldo dovrà quindi ricercare nel suo significato economico e non contabile: e ciò si può fare calcolando i saldi parziali delle diverse sezioni della bilancia dei pagamenti.<br>La bilancia commerciale ci fa conoscere se le esportazioni sono o no maggiori delle importazioni; il saldo della bilancia turistica ci dice se e in quale misura questa voce ha contribuito alle nostre entrate valutarie; il saldo dei movimenti finanziariSi illumina sulla dinamica della posizione creditoria e debitoria del Paese nei confronti dall'estero.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 16:28:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113207168</link>
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         <pubDate>2016-05-31 16:37:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>popescu_r_eafm</author>
         <link>https://padlet.com/popescu_r_eafm/miohik32m8yl/wish/113222034</link>
         <description><![CDATA[<ul><li><strong>Analisi dei saldi</strong></li></ul><div>Nel 2010 il saldo era pesantemente negativo; anche il saldo del conto merci è negativo.<br>Le esportazioni risultano insoddisfacenti in confronto agli altri Paesi della zona euro. Il risultato riflette anche l'aumento del prezzo delle materie prime e dell'alto valore delle importazioni di fonti energetiche.<br>I trasferimenti unilaterali correnti presentano un alto divario perchè contabilizzano i contributi dell'Italia all'Unione europea e ad altri organismi internazionali, inoltre l'Italia è un Paese di immigrazione da cui originano flussi di rimesse verso l'estero.<br>Il conto capitale che registra le transazioni su attività immateriali e gli investimenti collegati ai fondi UE presentano un non rilevante disavanzo.<br>Il conto finanziario registra un notevole avanzo: gli investimenti diretti sono aumentati soprattutto in uscita anche se non abbiamo ancora raggiunto il livello degli altri Paesi industrializzati.<br>Alla voce errori e omissioni troviamo un importo negativo a fronte dei valori registrati nel conto corrente, nel conto capitale e nel conto finanziario.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-31 18:11:26 UTC</pubDate>
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