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      <title>ITALIANO 2 E by Elisabetta Ponziano</title>
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      <description>Realizzato con ♥
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-03 15:42:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elisabettaponziano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Promessi Sposi</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 18:41:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>elisabettaponziano</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/603560257</link>
         <description><![CDATA[<div>Eneide</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 18:44:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>viatriboniano9gm</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/606942177</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo la visione dello sceneggiato, posso riferire di essere stata impressionata dalla figura dell'Innominato, ancor più dei due nostri  protagonisti, per la complessità che caratterizza il suo personaggio.<br>Infatti, il Manzoni descrive magistralmente il suo cambiamento e il suo pentimento, facendolo diventare uno dei personaggi "a tutto tondo" (come vengono chiamati nelle analisi dei testi) , ovvero coloro che maturano, assumendo una condotta positiva nel corso del romanzo. <br>In particolare, ciò che caratterizza il personaggio dell’Innominato è la sua miracolosa “conversione”, che rappresenta il simbolo di uno dei temi principali del romanzo: il trionfo sul male della fede, la quale viene vista come unica verità e fonte di salvezza. <br>Lavinia Morgante.<br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 14:05:38 UTC</pubDate>
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         <title>Tempo libero di William Henry Davies</title>
         <author>gugliottachiara17</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607011075</link>
         <description><![CDATA[<div>Tempo libero<br><br></div><div>Che vita è mai questa se, pieni d’impegni,<br><br></div><div>non abbiamo tempo per fermarci e ammirare.<br><br></div><div>Né per sostare sotto i rami<br><br></div><div>e fissare a lungo, come pecore o mucche.<br><br></div><div>Né per vedere, passando tra boschi,<br><br></div><div>scoiattoli che nascondono le loro noci nell'erba.<br><br></div><div>Né per osservare, in pieno giorno,<br><br></div><div>ruscelli pieni di stelle, come cieli di notte.<br><br></div><div>Né per voltarci verso la bellezza,<br><br></div><div>e ammirare i suoi piedi che sanno danzare.<br><br></div><div>Né per aspettare che la sua bocca<br><br></div><div>completi il sorriso che le parte dagli occhi.<br><br></div><div>Una povera vita è questa se, pieni d’impegni,<br><br></div><div>non abbiamo tempo per fermarci a guardare.<br><br></div><div>William Henry Davies<br><br></div><div><br></div><div>Commento<br><br></div><div>Ho scelto questa poesia perché mi ha fatto riflettere su come utilizziamo il nostro tempo, in questo momento di pausa dalla vita movimentata di tutti i giorni; ogni giorno siamo sopraffatti dai nostri impegni quotidiani, avendo poco tempo libero per passare con le persone che amiamo o semplicemente riposarci ed ammirare la natura. Anche grazie alla quarantena, alla mancanza della quotidianità ed al “consiglio” del poeta Davies, ho potuto apprezzare maggiormente tutto ciò che mi circonda, partendo da quelle piccole cose che prima consideravo superflue e secondarie, come per esempio andare a trovare parenti ed amici.<br><br></div><div>Chiara Alejandra Gugliotta<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 14:37:33 UTC</pubDate>
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         <title>Urlo (Howl) di Allen Ginsberg</title>
         <author>viatriboniano9gm</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607024124</link>
         <description><![CDATA[<div>Urlo (<em>Howl</em>), una raccolta di poesie e testi di Allen Ginsberg, venne considerata scandalosa all'epoca della sua pubblicazione a causa della crudezza del linguaggio. La raccolta è ispirata alle esperienze vissute dal poeta durante il suo ricovero in un ospedale psichiatrico, all'uso delle droghe e dell'omosessualità. I versi che mi hanno emozionato e colpito di più di questa raccolta sono stati "Fa attenzione, non sei nel Paese delle Meraviglie. Ho sentito la strana pazzia crescere da tempo nella tua anima. Però sei fortunato nella tua ignoranza, nel tuo isolamento. Tu, che hai sofferto, trova dove l'amore si nasconde. Dare, condividere, perdere... altrimenti moriamo, non sbocciati" e "Un altro amante colpisce l'universo. Il cerchio si è spezzato ma con la morte arriva la rinascita. E come tutti gli amanti e le persone tristi, io sono un poeta" poiché sono stati quelli in cui io mi sono ritrovata maggiormente: l'idea che senza sperimentare, senza provare felicità, ma anche dolore, non si stia vivendo veramente e l'idea che ogni singola persona che scrive, prenda buon parte del suo talento dal melodramma e soprattutto dalla malinconia. Di fatti, io come Ginsberg, credo che che la fonte d'ispirazione più grande per un poeta sia proprio il dolore. Fin da bambina, ovvero da quando ho impugnato la mia prima penna, credevo fossi io, ad essere sbagliata, perché riuscivo a scrivere le mie frasi e brani più belli solo quand'ero più triste e malinconica. Ginsberg, con questi versi,  è riuscito a farmi comprendere che non sono io, ad esserlo, e che la scrittura può essere invece la mia valvola di sfogo e il mio rifugio dal mondo reale. Inoltre le parole del poeta mi hanno fatto capire quanto sia importante condividere i miei pensieri e ciò che scrivo con le altre persone, perché fare ciò potrebbe far sentire meno sole le persone che provano le stesse emozioni.<br>Ginsberg ha ragione. Noi, infatti, non siamo nel paese delle meraviglie. In realtà siamo una società poliedrica  in cui è difficile comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò per cui dovremmo combattere e ciò che dovremmo lasciar andare. Siamo stati repressi, repressi nelle nostre stesse prospettive di ciò che è "accettato" nel mondo pubblico e di ciò che dobbiamo tenere per noi stessi. A volte è la cosa più terrificante del mondo essere veramente te stesso.<br>Ma non deve essere così.<br>Potremmo non essere nel paese delle meraviglie, ma possiamo crearne una nostra versione. Una versione della nostra vita che non ci dia fastidio, in cui possiamo abbracciare ciò che ci è stato dato. Sì, ci sono ragioni per cui sentiamo che tutto sta andando in discesa. Ci sono ragioni per cui non ci sentiamo come se ci fosse un'altra possibilità a cui aggrapparci. Ma c'è sempre un altro aspetto della nostra storia. C'è sempre qualcosa a cui possiamo aggrapparci che ci farà sentire bene. Abbracciamolo.<br>Abbiamo sofferto, ma siamo ancora qui. E mentre siamo ancora qui, è nostro dovere trovare ciò che trasformerà il nostro mondo in un paese delle meraviglie. Ci sono molte opportunità che ci aspettano se accetteremo solo che meritiamo di coglierle. Non ti sei ancora "deluso", lo giuro. Non ti sei deluso se non ci hai lasciato senza "fiorire" nella persona che dovresti essere.<br>Lavinia Morgante.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 14:43:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giuliabesantini</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607025356</link>
         <description><![CDATA[<div>In seguito alla visione dello sceneggiato Rai e trovandoci quasi al termine della piena conoscenza dei "Promessi Sposi", credo di aver ormai un quadro ben chiaro di tutti i personaggi del romanzo. Quello che mi ha colpita di più, però, è stato proprio l'Innominato. Quest'ultimo ci viene presentato come un uomo con un titolo nobiliare (conte), che sin da giovane aveva scelto la via della violenza  (non a caso Don Rodrigo si rivolse a lui per rapire Lucia). E' un personaggio riservato, freddo e turbato poiché ad un certo punto della sua vita si trovò davanti ad una scelta: continuare con il crimine o convertirsi alla religione cristiana. Infatti, dopo la commozione provocata dalla bontà della protagonista e aver ripercorso momenti difficili del suo passato, decise di cambiare definitivamente per essere una persona migliore. In conclusione, possiamo ricollegarci ad uno dei temi principali trattati da Manzoni: la crescita e il cambiamento dei personaggi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 14:44:18 UTC</pubDate>
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         <title>Lentamente muore di Martha Medeiros</title>
         <author>maralessia1012</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607073846</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa poesia è un' ode alla vita (anche se dal titolo non sembrerebbe), poiché descrive che una persona è viva nel corpo e nella mente se non è abitudinaria e che si può morire ogni giorno, per la noia o per l'abitudine, se non ci buttiamo nella mischia. Il poeta ci fa riflettere anche su come noi abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini in questo periodo di quarantena, se ci siamo fatti prendere dalla pigrizia, o se abbiamo sfruttato l'occasione. Una farse che mi ha colpita è stata: "lentamente muore chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso", perché chi non sa provare emozioni alla lettura di un libro o nell'ascoltare musica si perde tante cose, ma chi non va alla ricerca di sé stesso è perduto. Infine, come come viene citato nella poesia "evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore<br>del semplice fatto di respirare". <br>Ho scelto questa poesia perché mi ha fatto riflettere e cambiare prospettiva di vita, o meglio mi ha spinto a vivere per non morire.<br>Sacchetti Margherita Regina</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 15:05:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607212320</link>
         <description><![CDATA[<div>Leonardo Coiro</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 16:11:11 UTC</pubDate>
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         <title>Veglia di Giuseppe Ungaretti</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607269889</link>
         <description><![CDATA[<div>Un’intera nottata<br> buttato vicino<br> a un compagno<br> massacrato<br> con la sua bocca<br> digrignata<br> volta al plenilunio<br> con la congestione<br> delle sue mani<br> penetrata<br> nel mio silenzio<br> ho scritto<br> lettere piene d’amore<br><br></div><div>Non sono mai stato<br> tanto<br> attaccato alla vita<br><br>La poesia che ho scelto è "Veglia" di Giuseppe Ungaretti.<br>Mi ha colpito, oltre che per l'emozioni provate durante la lettura , anche per il significato che il poeta volle condividere con noi, l'importanza della Vita che spesso tutti noi diamo per scontata e ne trascuriamo l'importanza e a volte anche la rarità.<br>Ritengo questo componimento meraviglioso perché lo possiamo considerare sia un documento che ci testimonia le atrocità della Prima Guerra Mondiale, sia come un modo per ricordarci cos'è la vita.<br><br>https://youtu.be/vhZPmbkvERs (consiglio di ascoltarlo con le cuffie e con un volume non troppo alto)<br><br>Leonardo Coiro</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 16:39:34 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicoladebera</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607309178</link>
         <description><![CDATA[<div>Nello sceneggiato abbiamo potuto osservare la figura dell’Innominato, un uomo talmente malvagio e spregevole che non se ne può menzionare neanche il nome.<br><br></div><div>Egli è stato incaricato da Don Rodrigo di rapire Lucia e grazie a lei, che rappresenta la bontà e la gentilezza, e il colloquio col Cardinale Borromeo, uomo di profonda fede, nell’Innominato si sedimenta il dubbio sulle sue cattive azioni; dubbio che lo porterà poi a convertirsi.<br><br></div><div>Questo è, quindi, un perfetto esempio di personaggio a tutto tondo che, con lo svolgersi della trama, cambia carattere e stati d’animo. Il suo travaglio interiore lo porta a trasformarsi da uomo violento e malvagio ad un uomo più gentile e mite, pentendosi delle azioni passate.<br><br></div><div>Manzoni ben rappresenta il conflitto interiore di questo personaggio molto complesso e, tramite l’Innominato, ci dimostra che la linea che divide il bene ed il male non è sempre ben definita.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 17:00:10 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607324261</link>
         <description><![CDATA[<div>Giunti ora mai quasi al termine del percorso intrapreso relativo ai “Promessi Sposi” e in seguito alla visione dei vari sceneggiati Rai, sono dell’opinione di aver appreso in maniera ben chiara l’intera storia del romanzo storico scritto da Manzoni.<br>Tra i vari personaggi studiati ed approfonditi, quello che, senza dubbio, mi ha colpito di più è stato l’Innominato.<br>Quest’ultimo viene analizzato come una figura misteriosa (tanto misteriosa che Alessandro Manzoni non gli da né nome né cognome), ma anche complessa, poiché nel corso della vicenda mostra un radicale cambiamento ( nonché personaggio a “tutto tondo”).<br>L’Innominato viene a noi presentato come un uomo nobiliare, un conte dal carattere malvagio, freddo, vivace, che sin da giovane aveva deciso di intraprendere la strada della violenza ( proprio per il suo potente carattere Don Rodrigo si rivolse a lui per rapire Lucia).<br>In seguito al rapimento di Lucia e alla luce dell’estrema bontà di quest’ultima, il carattere dell’Innominato subisce, nel corso della storia, una netta mutazione, da malvagio, potente, si mostra turbato, quasi pentito di ciò che ha commesso.<br>È proprio in questo punto della vicenda che quest’ultimo si trova davanti ad una scelta: continuare a seguire la strada del crimine o convertirsi al cristianesimo.<br>L’Innominato spinto dalla forte commozione provata nei confronti della promessa sposa e nel ripercorrere tutti gli errori commessi in passato, decide di cambiare e diventare una persona migliore.<br>Non a caso alcuni dei temi principali trattati da Manzoni all’interno del romanzo storico sono proprio la crescita e i vari cambiamenti dei personaggi, soprattutto a livello umano.<br>La Starza Chiara</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 17:07:53 UTC</pubDate>
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         <title>Ho sceso, dandoti il braccio di Eugenio Montale</title>
         <author>nicoladebera</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607361731</link>
         <description><![CDATA[<div>Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale</div><div>e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.</div><div>Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.</div><div>Il mio dura tutt’ora, né più mi occorrono</div><div>le coincidenze, le prenotazioni,</div><div>le trappole, gli scorni di chi crede</div><div>che la realtà sia quella che si vede.</div><div> </div><div>Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio</div><div>non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.</div><div>Con te le ho scese perché sapevo che di noi due</div><div>le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,</div><div>erano le tue.</div><div> </div><div>Ho scelto questa poesia di Eugenio Montale dedicata alla moglie morta qualche tempo prima che la scrivesse e la moglie era affetta da grave miopia.</div><div>Questa poesia mi ha colpito molto perché fa riferimento alla vita quotidiana vissuta per anni dal poeta insieme a sua moglie e che ora che lei non c’è più per il poeta è diventata una vita solitaria e triste.</div><div>È emozionante leggere che per lui lo sguardo della moglie, seppure offuscato dalla miopia, in realtà fosse uno sguardo chiaro e profondo.</div><div>Mi ha emozionato l’amore , il rispetto e la fiducia che Montale riponeva nella donna con la quale ha vissuto molto tempo della sua vita.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 17:28:16 UTC</pubDate>
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         <title>benedetta corteggiani</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607435473</link>
         <description><![CDATA[<div>In seguito alla visione dello sceneggiato dei promessi sposi, sono riuscita a comprendere la figura dell’innominato, chiamato così da Manzoni poiché era un uomo così malvagio e spregevole, che il narratore non gli diede nè il nome nè il cognome. Sin dall’inizio della vicenda, questo personaggio ci viene descritto come una persona potente, che non conosce bene e male, ma solo la propria giustizia, compiendo atti malvagi e prepotenze senza conoscere leggi.<br> Col tempo però, l’innominato, cominciò ad essere nauseato da tutto il male che recava, che riempiva la sue giornate , così che decise  di cambiare radicalmente vita, diventando un uomo nuovo, una figura consapevole e piena di bontà.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 18:07:10 UTC</pubDate>
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         <title>Prendi un sorriso di Mahtma Ghandi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Cercando qua e là una poesia che rispecchiasse a pieno l’amore verso il prossimo, la bellezza di vivere in un mondo “altruista”, ho trovato “prendi un sorriso di Mahtma Ghandi”, e custodendo nel mio cuore ogni singolo verso e prendendo ogni singola parola come un “dono” da parte dell’autore, ho deciso in seguito, di condividerla con i miei compagni proprio per l’emozioni, i valori, la purezza che essa mi ha trasmesso anche solo leggendo il titolo “prendi un sorriso”.<br>Questa poesia ci fa capire quanto i piccoli gesti, che spesso noi riteniamo banali o scontati, possano fare DAVVERO la differenza nell’animo di una persona, a volte senza nemmeno accorgersene.<br>Fare del bene al prossimo, donare un sorriso a chi è triste, riportare la “luce” (intesa come positività, armonia, pace) là dove vi è “l’oscurità” (intesa come guerra, litigio fra due o più persone) o riportare la speranza a chi non l’ha mai avuta<br> ( a chi è povero, affamato), ci fa stare bene, ci fa sentire vivi, REALMENTE felici.<br> Ghandi, nella poesia, mette in evidenza più volte l’imperativo dei verbi “donare”, “portare” e con questo augura a tutti noi di cogliere che la VERA ricchezza, la VERA felicità non si trova nei beni materiali, bensì nella bontà, nell’amore, nei sentimenti che noi investiamo verso l’altro; egli stesso fu un concreto esempio, poiché affrontò innumerevoli battaglie in maniera pacifica e fondò  la propria vita sulla<br> “non violenza”.<br>Soffermiamoci un attimo a pensare quanto il mondo sarebbe migliore se tutti noi (anche se inizialmente ci risulterà complicato) affrontassimo ogni situazioni in maniera pacifica, rispettando il prossimo, aiutandoci a vicenda nei momenti di difficoltà, senza essere violenti ed egoisti.<br>Bisogna ricordare che l’egoismo e la violenza non porteranno mai da nessuna parte.<br>Impariamo a coltivare dentro di noi l’amore e a diffonderlo in tutto il mondo, non c’è modo più bello di vivere a colori.<br>La Starza Chiara<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 18:34:26 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Innominato</title>
         <author>rebeccafeudo</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607520784</link>
         <description><![CDATA[<div>Sin dall'inizio l'Innominato ci viene presentato come un personaggio senza scrupoli e violento a causa  dei suoi trascorsi da bandito. Tuttavia questo suo aspetto cambierà grazie all'incontro di quest'ultimo con Lucia Mondella, che come abbiamo visto all'interno del filmato sarà l'inizio del suo cambiamento e della sua conversione. Difatti dopo aver rapito la ragazza, egli si pente e raggiunge il cardinale Federigo Borromeo a cui riferisce i propri sentimenti legati al suo modo di vivere e a Dio e infine gli comunica di Lucia . Questo mostra come l'Innominato all'interno del racconto sia un personaggio a tutto tondo, cioè che cambia e in questo caso migliora il proprio atteggiamento e stile di vita, ma questa conversione mostra anche come la fede si imponga sul male e la Provvidenza guidi il percorso di Lucia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 18:56:21 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara Corradini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/607660368</link>
         <description><![CDATA[<div>Alla luce di quanto appreso con la visione dello sceneggiato Rai e con l'analisi dei principali personaggi, si può constatare quanto l'Innominato, in pubblico, si presenti come un uomo potente, crudele e temuto, mentre nel privato rimane tormentato e in costante conflitto con se stesso, consapevole di tutti i crimini commessi e di tutto il male inflitto agli altri.</div><div>Alla fine, l'Innominato riuscirà a trasformarsi, lasciando spazio al perdono e alla giustizia cristiana, decidendo di vivere una vita secondo le leggi di Dio e trovando la pace interiore. Il Manzoni descrive magistralmente questo rinnovamento, grazie a due importanti episodi: la conversazione che l'Innominato intrattiene con Lucia imprigionata, durante la quale il suo cuore si riempirà di dubbi e rimorsi e il colloquio con il Cardinale Federigo Borromeo, il quale, con il suo atteggiamento benevolo e caritatevole, completerà la conversione.</div><div>Il percorso fatto dall'Innominato ci dà la possibilità di apprezzare quanto coraggio richieda prendere coscienza dei propri errori, superare la paura di mostrarsi deboli agli occhi degli altri e redimersi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 20:29:13 UTC</pubDate>
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         <title>Claudia Busio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Manzoni descrive nel romanzo l’Innominato come un uomo feroce e spietato, circondato da una fama sinistra. La sua figura è caratterizzata da una grandiosa malvagità che lo rende uno dei personaggi più interessanti de “I Promessi Sposi”.</div><div>Egli appare avvolto nel mistero, viene rappresentato come un personaggio insensibile e influente, circondato da uomini di fiducia che lo aiutano a realizzare i suoi atti illeciti. E’ a lui che si rivolge Don Rodrigo perché faccia rapire Lucia dal convento di Monza in cui è rifugiata. </div><div>Pur incarnando l’eroe negativo, in realtà egli dimostra le sue fragilità tanto che si converte dopo l’ultimo atto spregevole commissionatogli.</div><div>Il dialogo con Lucia, prigioniera nel suo castello, gli provoca una crisi di coscienza che lo porta a mettere in discussione il suo modo di essere e di comportarsi. In quel momento si rende conto di aver inseguito nella sua vita soltanto il male, senza fermarsi a provare pietà per le persone che lo circondano.</div><div>Nello sceneggiato è ben delineato il suo tormento interiore che lo porta a riflettere sull’esistenza di Dio e del perdono.</div><div>Il colloquio con il Cardinale Borromeo, uomo di fede e profonda umiltà, sarà determinante e susciterà in lui la volontà di cambiare vita. La sua conversione lo rende un personaggio imprevedibile, proprio quando ci si convince della sua malvagità, un colpo di scena ci sorprende: da uomo “senza Dio” a fervente cristiano. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 21:21:50 UTC</pubDate>
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         <title>Camilla Abballe</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-02 22:19:56 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39; Eneide e le mie considerazioni</title>
         <author>gugliottachiara17</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-06-03 10:14:06 UTC</pubDate>
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         <title>Davide Villa </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>L’innominato risulta essere, nell’ambito della trama, una delle figure più importanti della vicenda, diventando salvatore, protettore e liberatore della giovane Lucia, partendo però da una posizione diametralmente opposta. Egli è un signore, probabilmente un conte, molto potente, così tanto da non temere la legge terrena, preferendo seguire solo la sua, e i propri voleri: nessuno Stato di diritto gli può precludere alcunché; ecco perché Don Rodrigo si rivolge a lui per riuscire a compiere la malefatta che aveva in mente.                            Secondo alcuni storici, il Manzoni prese spunto da una figura storica, ovvero Francesco Bernardino Visconti dei Visconti di Brignano. Questa famiglia aveva ascendenti comuni con la famiglia Visconti di Saliceto, a cui apparteneva la nonna paterna di Giulia Beccaria, madre di Manzoni. Bernardino Visconti venne più volte indicato, in alcune grida, come un brigante che agiva insieme a una banda di bravi e che a un certo punto si convertì grazie al cardinal Borromeo.              Nel romanzo Manzoni ha deciso di omettere il vero nome e di chiamarlo solamente Innominato per suscitare timore verso il lettore, avvolgendo il personaggio in un’aura di mistero e violenza, accompagnata anche dalle descrizioni che si fanno di lui in varie parti del racconto.                     Il ruolo dell’Innominato nella trama è evidente: è il potente che indirizza la vicenda verso il finale, inizialmente negativo. Egli non ha limiti imposti da alcuna legge, pertanto può quello che vuole ed incute ai più, eccetto al cardinale ad esempio, una reale paura. Andando ad analizzare più a fondo, egli è figura in cambiamento e maturazione, dimostrazione di come un uomo possa redimersi, migliorare, riconoscere i propri errori e cominciare sin da subito ad operare nella maniera opposta per salvare il senso della propria esistenza, in principio sbagliata. Una figura in netto contrasto con le innumerevoli figure passive che possono essere trovate ne I promessi sposi, a partire da Don Abbondio.<strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-03 10:26:31 UTC</pubDate>
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         <title>Valore di Enrico De Luca</title>
         <author>giuliabesantini</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-06-03 13:29:50 UTC</pubDate>
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         <title>GAIA BELLOCCHI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>L’Infinito di Giacomo Leopardi <br><br></div><div>“Sempre caro mi fu quest'ermo colle,</div><div>E questa siepe, che da tanta parte</div><div>Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.</div><div>Ma sedendo e mirando, interminati</div><div>Spazi di là da quella, e sovrumani</div><div>Silenzi, e profondissima quiete</div><div>Io nel pensier mi fingo; ove per poco</div><div>Il cor non si spaura. E come il vento</div><div>Odo stormir tra queste piante, io quello</div><div>Infinito silenzio a questa voce</div><div>Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,</div><div>E le morte stagioni, e la presente</div><div>E viva, e il suon di lei. Così tra questa</div><div>Immensità s'annega il pensier mio:</div><div>E il naufragar m'è dolce in questo mare.”<br><br><br>Avrei potuto scegliere una poesia diversa, magari di un autore contemporaneo emergente o di quelle che si trovano postate sui social, scritte sui muri o negli stati di whatsapp, ma questa, è la mia “Poesia del cuore”. </div><div>Pensavo che la poesia fosse solo metrica, figure retoriche da decodificare, interpretare e commentare, ma non l’avevo capita fino in fondo. </div><div>L’Infinito mi ha aperto un mondo nuovo. </div><div>In questa poesia il poeta si abbandona, si perde in un sogno: l’infinito, il passato e il presente non sono nulla di fronte all’eternità. </div><div>Nella poesia una siepe gli impedisce di guardare oltre, ma è lì che il poeta può fantasticare e immaginare spazi senza confini e il tempo perde significato e per il poeta diventa dolce naufragare nei suoi pensieri sollevandolo dai limiti terreni, perché lo spirito è INFINITO. </div><div>Questa poesia mi ha fatto volare e mi ha avvolta nella bellezza, ma soprattutto mi ha fatto comprendere che i limiti, come il loro superamento, esistono solo dentro di noi. </div><div><br></div><div><br><br><br><br></div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 12:16:12 UTC</pubDate>
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         <title>Renzo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/611036602</link>
         <description><![CDATA[<div>gabriele cicchelli<br><br>È il protagonista maschile della vicenda, il promesso sposo di Lucia le cui nozze vengono mandate a monte da Don rodrigo : è descritto come un giovane di circa vent'anni, orfano di entrambi i genitori dall'adolescenza e il cui nome completo è Lorenzo. Esercita la professione di filatore di seta ed è un artigiano assai abile, cosicché il lavoro non gli manca nonostante le difficoltà del mercato (ciò anche grazie alla scarsità di operai, emigrati in gran numero nel Veneto); possiede un piccolo podere che sfrutta e lavora egli stesso quando il filatoio è inattivo, per cui si trova in una condizione economica agiata pur non essendo ricco. Compare per la prima volta nel cap.II,quando si reca dal curato la mattina del matrimonio per concertare le nozze: è presentato subito come un giovane onesto e di buona indole, ma piuttosto facile alla collera e impulsivo, con un'aria "di braverìa, comune allora anche agli uomini più quieti"; infatti porta sempre con sé un pugnale e se ne servirà indirettamente per minacciare don Abbondio e costringerlo a rivelare la verità sul conto di don Rodrigo. In seguito progetterà addirittura di assassinare il signorotto, ma abbandonerà subito questi pensieri delittuosi al pensiero di Lucia e dei principi religiosi (anche nel cap.XIII parlerà in difesa del vicario di provvisione, che i rivoltosi vogliono linciare). Il suo carattere irascibile e irruento gli causerà spesso dei guai, specie durante la sommossa a Milano il giorno di S. Martino quando, per ingenuità e leggerezza, verrà scambiato per uno dei capi della rivolta e sfuggirà per miracolo all'arresto; Nel Fermo e Lucia<em> </em>il suo personaggio aveva il nome di Fermo Spolino, mentre il nome Lorenzo era attribuito al sagrestano di don Abbondio, poi chiamato Ambrogio.</div><div>Renzo attraversa lo spazio in cui il romanzo si ambienta: un paesaggio umanizzato e moralizzato, fatto di minacciosi castelli di casette sparse, di borghi e di città, di natura e di potere. Al villaggio con le case brulicanti di vita e di innocenza si contrappone il palazzotto di don Rodrigo, che sembra emblema del male: una straordinaria attenzione alla configurazione dei luoghi e alla descrizione del paesaggio, anche in chiave antropologica: esso rappresenta il commento alle vicende e lo specchio dello stato d'animo dei personaggi. </div><div>Così, la natura diviene il correlativo della nostalgia, o della speranza, o della paura: per esempio L'Addio ai monti, a conclusione del capitolo VIII, in cui si narra lo straziante distacco di Lucia, o anche il cielo luminoso che accoglie Renzo dopo aver guardato l'Adda; e, per contro, lo scenario brullo e cupo su cui incombe il castello dell'innominato, introduzione alla comprensione della sua violenza, mentre il cielo che lo sovrasta pare fungere quasi da coscienza per il tiranno. Quello descritto daManzoni non è uno spazio statico, bensì dinamico: esso è vissuto e abitato, oltre che attraversato dai personaggi, come dimostra la struttura ad anello della fabula del romanzo, in cui la stoeia parte dal borgo, si snoda lungo una serie di direttrici spaziali che coinvolgono il ducato di Milano, e infine ritorna al borgo, dove le nozze vengono finalmente celebrate. E' uno spazio in divenire. La natura, ad esempio, viene incrinata dal potere ma anche r dalla fede. Io penso che Renzo sia un uomo da cui bisogna prendere esempio. All’inizio del racconto era solo un ragazzo credulone e buono che si faceva abbindolare da tutti. Ma una volta scappato dal suo piccolo paese è costretto a maturare diventando un uomo responsabile e attento. Questo è quello che ogni adolescente dovrebbe fare: imparare a crescere sfruttando tutti gli errori e le cattive cose che ci capitano ogni giorno. Renzo non si è mai dato per vinto e anche noi dobbiamo fare così.</div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 13:48:57 UTC</pubDate>
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         <title>È il signorotto del paese di Renzo e Lucia , un aristocratico che vive di rendita e abita in un palazzo situato a metà strada tra il paese stesso e Pescarenico: personaggio malvagio del romanzo, si incapriccia di Lucia e decide di sedurla in seguito a una scommessa fatta col cugino Attilio, per poi intestardirsi in questo infame proposito al fine di non sfigurare di fronte agli amici nobili e, quindi, per ragioni di cavalleria . A questo scopo manda due bravi a minacciare il curato don Abbondio perché non celebri il matrimonio fra i due promessi e in seguito tenta senza successo di far rapire la ragazza dalla sua casa; si rivolgerà poi all’ Innominato per ritentare l&#39;impresa quando la giovane è protetta nel convento di Gertrude , a Monza, ma l&#39;inattesa conversione del bandito manderà a monte i suoi progetti criminosi. Riesce a far allontanare padre cristoforo da Pescarenico  tramite l&#39;intervento del conte zio che esercita indebite pressioni politiche sul padre dei cappuccini, e in seguito allo scandalo suscitato dalla conversione dell&#39;innominato lascia il paese per trasferirsi a Milano, dove si ammala di peste e viene ricoverato al lazzaretto. Qui morirà, lasciandoci nel dubbio se si sia ravveduto o meno dei peccati commessi (ottiene comunque il perdono di Renzo, cui il nobile agonizzante viene mostrato da padre Cristoforo).Viene presentato come un uomo relativamente giovane, con meno di quarant&#39;anni (ci viene detto nel cap. VI, quando è presentato il servitore che informerà padre Cristoforo del progettato rapimento di Lucia) e di lui non c&#39;è una vera e propria descrizione fisica; appartiene a una famiglia di antico blasone, come dimostra l&#39;appartenenza ad essa del conte zio, membro del Consiglio Segreto e politico influente, anche se il nome del casato non viene mai fatto. Non sappiamo molto del suo passato, salvo il fatto che il padre era uomo di tempra ben diversa e Rodrigo, rimasto erede del suo patrimonio, si è dimostrato figlio degenere. Alla fine della vicenda verrà introdotto il suo erede, un marchese che entra in possesso di tutti i suoi beni e che, su suggerimento di don Abbondio, acquisterà le terre di Renzo e Agnese a un prezzo molto alto, per risarcirli dei danni subìti e consentir loro di trasferirsi nel Bergamasco; in seguito fa anche in modo che la cattura che pesa su Renzo venga annullata, dimostrando quindi di essere un galantuomo ben diverso dal suo defunto parente.Don Rodrigo è ovviamente un malvagio, ma mediocre e di mezza tacca, come più volte è evidenziato nel romanzo: la sua persecuzione ai danni di Lucia non nasce da un&#39;ossessione amorosa, ma è più un atto di prepotenza sessuale di un nobile su una povera contadina, oltretutto a causa di una sciocca scommessa fatta col cugino; egli è il rappresentante di quella aristocrazia oziosa e improduttiva che Manzoni critica spesso e che esercita soprusi sui deboli più per passatempo che per crudeltà gratuita. Compare per la prima volta direttamente solo nel cap. VI, dopo che il suo nome è stato più volte evocato e sempre associato a un&#39;aura di terrore, mentre alla sua apparizione il personaggio risulterà assai deludente. Don Rodrigo si mostra timoroso della giustizia e delle leggi, il che lo porta a cercare l&#39;appoggio e la complicità di importanti magistrati come il podestà di Lecco, o di legali come il dottor Azzecca garbugli mentre nutre un sincero terrore per tutto ciò che riguarda la religione e l&#39;aldilà, come è evidente nel colloquio con padre Cristoforo nel cap. VI (la frase &quot;Verrà un giorno...&quot; pronunciata dal cappuccino col dito puntato scatena la sua ira. La piccolezza morale del personaggio è sottolineata nella scena del cap. XI, quando il signorotto attende con impazienza il ritorno dei bravi inviati a rapire Lucia e pensa tra sé alle possibili conseguenze di quell&#39;atto scellerato.</title>
         <author>gabrielecicchelli</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 14:06:55 UTC</pubDate>
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         <title>Davide Villa</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/611080273</link>
         <description><![CDATA[<div>A ZACINTO </div><div><em>Né più mai toccherò le sacre sponde<br> ove il mio corpo fanciulletto giacque,<br> Zacinto mia, che te specchi nell'onde<br> del greco mar da cui vergine nacque</em></div><div><em>Venere, e fea quelle isole feconde<br> col suo primo sorriso, onde non tacque<br> le tue limpide nubi e le tue fronde<br> l'inclito verso di colui che l'acque</em></div><div><em>cantò fatali, ed il diverso esiglio<br> per cui bello di fama e di sventura<br> baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.</em></div><div><em>Tu non altro che il canto avrai del figlio,<br> o materna mia terra; a noi prescrisse<br> il fato illacrimata sepoltura.</em></div><div>                                                                            Ugo Foscolo<br><br></div><div> <br><br></div><div>Il tema del sonetto verte sulla precarietà della condizione di esule e sul sentimento nostalgico nei confronti di una piccola isola del mar Ionio, molto amata, dove il poeta è nato. Il nocciolo della poesia è l'amore per la patria, lontana e irraggiungibile. E la triplice negazione iniziale esprime per l'appunto la convinzione del poeta di non poter farvi più ritorno. Ripensando alla fanciullezza il poeta ricorda le bellezze del clima e della vegetazione dell'isola, creata dalla dea Venere, nata dalle acque del mare, che lei rese fertile con il suo primo sorriso; e il sublime poema di Omero non poté tacerne il limpido cielo e la vegetazione e narrò le acque fatali e il diverso destino di Ulisse il quale, esule anch'egli, ricco di fama e di sventura, riuscì a ritornare ad Itaca. Tu, o materna mia terra, conclude Foscolo, non avrai che questa poesia da tuo figlio, perché il Fato ha prescritto a me una tomba senza pianto.<br><br></div><div>Ho scelto questo sonetto, perché fin dalla prima volta che lo lessi mi piacque molto.                                      È una delle composizioni più belle e famose di Foscolo, non soltanto per la scelta delle parole, ma, soprattutto, perché descrive in ogni suo verso la vita di uno dei più grandi poeti italiani, ma allo stesso tempo uno dei più sfortunati.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 14:08:00 UTC</pubDate>
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         <title>Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibifinem di dederint, Leuconoe, nec Babyloniostemptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati.Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,quae nunc oppositis debilitat pumicibus mareTyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevispem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invidaaetas: carpe diem quam minimum credula postero.Trad. Mandruzzato.Non chiedere tu maiQuando si chiuderà la tuavita, la mia vita,non tentare gli oroscopi d’oriente:male è sapere, Leuconoe.Meglio è accettare quello che verrà,gli altri inverni che Giove donerào se è l’ultimo, questoche stanca il mare etruscoe gli scogli di pomice leggera.Ma sii saggia: e filtra il vino,e recidi la speranzalontana, perché breve è il nostrocammino, e ora, mentresi parla, il tempoè già in fuga, come se ci odiasse!Così coglila giornata, non credere al domani. La poesia è una breve ode di Quinto Orazio Flacco, poeta latino contemporaneo e amico del celeberrimo poeta Virgilio.In questo componimento egli invita i lettori a godere appieno, senza eccedere, dei momenti felici che offre la vita, evitando di pensare troppo al futuro, che causa solo inutili preoccupazioni.L’ode è dedicata e rivolta a una fantomatica donna, di nome Leuconoe, molto probabilmente di origine immaginaria.L’autore la esorta in modo amichevole a non consultare inutili oracoli che dovrebbero rivelarle il futuro: l’unica entità che lo ha in mano è Giove, circondato dagli altri dei, e spetta a lui deciderne il corso. E’ solo lui che conosce quanto durerà la nostra vita, se molti “inverni”, o se è già giunta al termine.L’abilità del poeta si riscontra nel linguaggio, che pur nella sua semplicità, si rivela appropriato e presenta numerose figure retoriche, come la similitudine dei versi 4-5 o la sineddoche subito dopo, in cui la parola “inverni” viene usata per esprimere il concetto molto più ampio degli anni a noi concessi dai Celesti. In questi versi si trova anche un’antitesi che mette in contrapposizione l’eventuale brevità di una vita vissuta fino all’ultimo respiro rispetto ad una vita ma passiva e piatta, evidenziando inoltre il concetto universale della precarietà della vita.Questa poesia, sebbene l’ho trovata per caso, mi è subito piaciuta.Io appogio pienamente l’idea e la filosofia di vita di Orazio. Non possiamo farci film mentali o mille drammi pensando a quello che potrebbe succederci. Dobbiamo essere in un certo senso impulsivi. Cogliere subito le occasioni che la vita ci presenta perché potrebbero non capitarci mai più. Io penso sempre che è meglio vivere con i rimorsi per aver fatto qualcosa e aver sbagliato che vivere con il rimpianto di non averci nemmeno provato. Per questo bisogna cogliere l’attimo. Carpe diem.</title>
         <author>gabrielecicchelli</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/611142690</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 14:33:40 UTC</pubDate>
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         <title>Chiara Corradini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/611760719</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>IO SONO NESSUNO</strong>, di Emily Dickinson</div><div><br><br></div><div><strong>Io sono Nessuno! Tu chi sei?<br>Sei Nessuno anche tu?<br>Allora siamo in due!<br>Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!<br></strong><br></div><div><strong>Che grande peso essere Qualcuno!<br>Così volgare – come una rana,<br>che gracida il tuo nome – tutto giugno<br>ad un pantano in estasi di lei!<br></strong><br></div><div><br><br><br><br></div><div>Emily Dickinson è stata una poetessa statunitense nata nel 1830 nello stato del Massachussetts.<br><br></div><div>Il suo sentimento di inadeguatezza nei confronti della società contemporanea è stato sempre intenso, fino a portarla a prendere la decisione di isolarsi, al punto che arrivò nel 1862, a segregarsi nella sua stanza nella casa natale. <br><br></div><div>Alla luce di questi avvenimenti, questa poesia, scritta nel 1860, sembra appartenere perfettamente anche ad un epoca più moderna grazie al linguaggio e alla riflessione, senza tempo, a cui dà vita; soprattutto in un periodo, come il nostro, in cui la società ci impone di cercare la notorietà come se fossimo celebrità in cerca di attenzioni. <br><br></div><div>Nella prima strofa la Dickinson ci spiega il suo bisogno di essere unici, di scomparire tra la folla, anche se accompagnata da una persona caratterialmente simile a lei.<br><br></div><div>Nella seconda strofa, invece, la poetessa illustra la sua opinione riguardo le persone che chiama “Qualcuno” definendoli volgari, quindi appartenenti al popolo, alla massa, da cui si allontana isolandosi, perché questa poetessa, così travolgente, non rinunciò mai a essere sé stessa, andando contro le convenzioni, i formalismi, e tutto ciò che soffocava la forza del suo libero pensiero.<br><br></div><div>In conclusione ho scelto quest'opera come “poesia del cuore” perché esprime egregiamente la forza di una donna, che attraverso decisioni insolite, sceglie di vivere una vita libera da costrizioni e rimanendo sé stessa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 19:11:02 UTC</pubDate>
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         <title>CLAUDIA BUSIO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-06-04 21:14:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>rebeccafeudo</author>
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         <pubDate>2020-06-05 10:15:58 UTC</pubDate>
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         <title>Mare di Giovanni Pascoli </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br> 1. M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:<br> 2. vanno le stelle, tremolano l’onde.<br> 3. Vedo stelle passare, onde passare;<br> 4. un guizzo chiama, un palpito risponde.<br> <br> 5. Ecco, sospira l’acqua, alita il vento:<br> 6. sul mare è apparso un bel ponte d’argento.<br> <br> 7. Ponte gettato sui laghi sereni,<br> 8. per chi dunque sei fatto e dove meni<br> <br> <br>Ho voluto scegliere la mia "poesia del cuore" collegandomi al mio "luogo del cuore" in modo tale da poter apprezzare una poesia più delle altre.<br>Ho scelto questa di Giovanni Pascoli perchè il mare è sempre stato il mio "posto felice", il luogo dove potrei stare per sempre senza badare al tempo o alla stagione.<br>Nella poesia è presente un distacco fisico tra il poeta ed il mare, lo stesso distacco che io e tutti gli altri amanti della spiaggia abbiamo provato durante la quarantena. <br>Ognuno di noi ha un luogo caro e in questo momento tutti possiamo immedesimarci in Pascoli che ora può solo commemorarlo e vederlo da lontano.<br> <br> Silvia Gallinaro</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 13:09:16 UTC</pubDate>
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         <title>Camilla Abballe </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>I furbi</strong><br><em>I furbi scendono la corrente come pesci bianchi<br>sulla cresta d'acque blu, oltre le rapide.<br>I furbi, con le loro gole e sopracciglia da furbi,<br>i loro furbi peli nel naso, entrambe le scarpe allacciate, tutte le tragedie cancellate,<br>denti splendenti.<br>I furbi non si scompongono. Anche le loro morti sono morti al quadrato, furbi furbi furbi.<br>Hanno case migliori, auto migliori, risate migliori.<br>Persino i loro incubi sono sogni sgargianti.<br>Questi furbi ti siedono di fronte, con un sorriso pulito, che li riempe, financo i capelli sprizzano nitore.<br>Quanto ho vissuto e quanti ne ho visti.<br>Sapete cos'è davvero la morte?<br>È uno di questi furbi che ti stringe la mano e ti abbraccia.<br>Sapete cos'è davvero la morte?<br>Venite a vedermi mentre allungo la carta di credito<br>al cameriere disprezzandovi. O peggio.</em><br><em>Charles Bukowski</em><br>Non credo nemmeno che ciò che Bukowski abbia scritto possa essere definibile come una poesia, ma bensì un grido disperato contro il mondo, e io mi ritrovo pienamente in ogni sua parola.<br>Mentre cammino per strada, quando sono a scuola, scorro le home dei social ho la prova sputata che Charles Bukowski ci ha visto lungo. Anche se, probabilmente, molte persone la pensano come lui (magari anche prima di lui), ma chi ha davvero il coraggio di scriverlo? Chi ha il coraggio di afferrare la penna e scrivere una lettera su cui è scritta una tagliente critica contro il mondo? Detto ciò proverò a riassumere le parole dello scrittore in modo semplice e concreto e spero di riuscire ad essere trasparente quanto lui. <br>Le scale sociali dovrebbero essere una procedura più che dimenticata nel 2020, eppure ci sono ancora delle grandi linee invisibili che ci separano. <br>Ci sono quelli più in alto: I "furbi". Tutta ironia, persino definirli intelligenti sarebbe un eufemismo.<br>Ma la domanda è: come si fa ad arrivare dove sono loro? La cosa più divertente è che non devi fare assolutamente nulla, bastano soldi e potere (molto spesso anche ingiustamente guadagnati) e tanti, ma tanti falsi sorrisi, come dice Bukowski.<br>Ottenere tutto comprando, e non ottenendolo per proprio merito, può essere considerato come il loro "potere speciale".  Tranne l'arroganza, l'ignoranza e la falsità, quelle non hanno bisogno di comprarle...<br>Io, come Bukowski, non giudico chi possiede tanti soldi, ma giudico chi farebbe di tutto per averne ancora di più, chi non fa altro che sventolarli in faccia agli altri e mente persino a se stesso ammettendo che "quello lo compro perché mi piace".<br>Charles Bukowski ci pone un quesito importante, ovvero "sapete cos'è realmente la morte?" e riesce a darci anche una risposta.<br>Ma, nonostante io sia completamente d'accordo con lui, devo affermare che forse c'è anche qualcosa di peggiore, ovvero spendere tutta la tua vita per realizzare il tuo sogno (e magari senza nemmeno arrivarci), per poi guardare i "furbi" che riescono ad ottenerlo solamente con uno schiocco di dita e mostrarlo.<br>Mostrarlo per farsi dire dagli altri quanto sono belli e perfetti quando dentro si stanno consumando fino a sgretolarsi completamente, e il loro cuore si sgretola e la cenere che ne esce fuori si trasforma in banconote.<br>Ma sapete cosa c'è? Io continuerò sempre a preferire l'essenza all'apparenza e spero che prima o poi ci proverete anche voi, "furbi".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 14:12:19 UTC</pubDate>
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         <title>Caterina Ippoliti</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>Un uccello azzurro<br></em></strong><em>Nel mio cuore c’è un uccello azzurro che vuole uscire,</em><br><em>ma con lui sono inflessibile,</em><br><em>gli dico: rimani dentro, non voglio che nessuno ti veda.</em></div><div><em>Nel mio cuore c’è un uccello azzurro che vuole uscire</em><br><em>ma gli verso addosso whisky e aspiro il fumo delle sigarette</em><br><em>e le brave donne e i baristi</em><br><em>e i commessi del droghiere</em><br><em>non sanno che lì dentro c’è lui.</em></div><div><em>Nel mio cuore c’è un uccello azzurro che vuole uscire</em><br><em>ma io con lui sono inflessibile,</em><br><em>gli dico: rimani giù, mi vuoi fare</em><br><em>andar fuori di testa?</em><br><em>vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?</em><br><em>vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?</em></div><div><em>Nel mio cuore c’è un uccello azzurro che vuole uscire</em><br><em>solo di notte qualche volta</em><br><em>quando dormono tutti.</em><br><em>Gli dico: lo so che ci sei,</em><br><em>non essere triste</em><br><em>poi lo rimetto a posto,</em></div><div><em>ma lui lì dentro un pochino canta,</em><br><em>mica l’ho fatto davvero morire,</em><br><em>dormiamo insieme così</em><br><em>col nostro patto segreto</em><br><em>ed è così grazioso da far piangere</em><br><em>un uomo, ma io non piango,</em><br><em>e voi?<br><br>A parlarci di questo uccello azzurro è </em><strong>Henry Charles "Hank" Bukowski</strong> <strong>Jr.,</strong> poeta e scrittore statunitense. Come in tutte le altre opere da lui scritte, Charles parla della sua vita frastagliata e piena di delusioni. Mentre scriveva questa poesia, viveva infatti al centro di un vortice composto da alcol, litigi dovuti al suo difficile carattere ma soprattutto pregiudizi. <br>Ho scelto questo testo non solo per il suo significato, ma perché rappresenta la vita di ogni adolescente a 360° parlando di una delle verità più scomode ma che però accomuna ognuno di noi: abbiamo paura di far vedere agli altri chi siamo realmente. Abbiamo paura di lasciare libero l'uccello azzurro che abbiamo intrappolato in una gabbia appositamente costruita. Se per paura di non essere accettati, o per timore che quel grazioso uccellino possa non uscirne illeso, o ancora per difenderci dalla vita . C'è infatti chi di concentra sull'immagine che mostra di se stesso e chi invece sullo stare bene. E voi invece, perché lo fate?</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 14:39:01 UTC</pubDate>
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         <title>Silvia Gallinaro </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>MARE DI GIOVANNI PASCOLI <br><br><br>1. M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:<br>2. vanno le stelle, tremolano l’onde.<br>3. Vedo stelle passare, onde passare;<br>4. un guizzo chiama, un palpito risponde.<br><br>5. Ecco, sospira l’acqua, alita il vento:<br>6. sul mare è apparso un bel ponte d’argento.<br><br>7. Ponte gettato sui laghi sereni,<br>8. per chi dunque sei fatto e dove meni<br><br><br>Ho voluto scegliere la mia "poesia del cuore" collegandomi al mio "luogo del cuore" in modo tale da poter apprezzare una poesia più delle altre.<br>Ho scelto questa di Giovanni Pascoli perchè il mare è sempre stato il mio "posto felice", il luogo dove potrei stare per sempre senza badare al tempo o alla stagione.<br>Nella poesia è presente un distacco fisico tra il poeta ed il mare, lo stesso distacco che io e tutti gli altri amanti della spiaggia abbiamo provato durante la quarantena. <br>Ognuno di noi ha un luogo caro e in questo momento tutti possiamo immedesimarci in Pascoli che ora può solo commemorarlo e vederlo da lontano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 14:48:12 UTC</pubDate>
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         <title>MELA MACCIONI </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>“Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi”</div><div><br></div><div>Se io potrò impedire</div><div>a un cuore di spezzarsi</div><div>non avrò vissuto invano</div><div>Se allevierò il dolore di una vita</div><div>o guarirò una pena</div><div>o aiuterò un pettirosso caduto</div><div>a rientrare nel nido</div><div>non avrò vissuto invano.</div><div>(Emily Dickinson)</div><div><br></div><div>Commento:</div><div>Ho scelto questa poesia perché è  scritta con il cuore, di getto, ispirata dal flusso di sentimenti.</div><div>Esprime cosa significa per la poetessa vivere e di conseguenza cosa possa dare senso alla sua esistenza perché la vita ha senso se possiamo fare qualcosa per il prossimo. </div><div>È una poesia d’amore e io penso che sia l’Amore a rendere la vita meravigliosa. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 14:53:50 UTC</pubDate>
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         <title>L’Eneide </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>L’ Eneide è un poema latino scritto da Virgilio Marone nel periodo compreso tra il 31 a.c e il 19 a.c.<br>L’autore latino nacque presso Mantova da una ricca famiglia aristocratica.<br>Per proseguire gli studi si trasferì a Roma dove diventò poi oratore.<br>In seguito alla battaglia avvenuta ad Anzio che segnò l’affermazione di Ottaviano al potere, il poeta pensò di scrivere l’ Eneide, un poema non solo epico ma anche storico che celebrasse l’Impero Romano e soprattutto il grande principato di Augusto.<br>Il poema di Virgilio descrive la storia di Enea, figlio di Anchise e della dea Venere.<br>L’eroe viene descritto come un uomo ricco di “pietas”, un sentimento religioso ma anche d’amore da parte della patria e verso la famiglia.<br>Sfuggito al saccheggio di Troia e dopo sette anni di peregrinazione sul mare, Enea e i suoi compagni sono costretti, a causa di una terribile tempesta provocata dalla dea Giunone, ad approdare sulle coste dell’Africa.<br>Qui vengono accolti benevolmente dalla regina Didone.<br>La regina di Cartagine, anch’essa esule, dopo aver offerto un suntuoso banchetto, prega Enea di raccontare la sua storia.<br>Terminato il suo racconto, l’eroe troiano rimane ospite di Didone, che si innamora di lui.<br>Giove però ricorda ad Enea la missione assegnatagli dal Fato e gli ordina di partire.<br>L’eroe ubbidisce ed abbandona Didone, che mentre vede le vele troiane che si allontanano, si uccide, giurando eterna inimicizia tra Cartagine e i discendenti Troiani.<br>Partiti da Cartagine e dopo esser giunti in Sicilia, dove si stavano svolgendo dei giochi funebri in onore di Anchise, Enea riparte lasciando nell’isola parte dei Troiani, ora mai stanchi dal lungo e faticoso viaggio.<br>Una volta giunto a Cuma, l’eroe troiano consulta la Sibilla, che lo guida negli inferi dopo aver sacrificato, per volontà degli dei, Miseno.<br>Lì incontra Deifobo, Didone (morta poiché distrutta dal dolore e ferita nell’orgoglio) e il padre Anchise, che gli mostra ciò che costruirà in futuro e i suoi discendenti tra cui Cesare e Augusto.<br>Dopo aver ripreso la navigazione, Enea sbarca finalmente alla foce del Tevere, ottenendo ospitalità dal re Latino, che gli concede come sposa la figlia Lavinia.<br>Giunone, con lo scopo di ostacolare i Troiani, istiga contro Enea la madre Lavinia (Amata) e Turno, re dei Rutuli, a cui era già stata promessa la sposa.<br>Scoppia la guerra fra Enea Turno.<br>Quest’ultimo incurante del destino che sente a sé contrario, sfida l’eroe troiano nel duello finale e viene ucciso.<br>L’ Eneide si chiude con l’immagine dell’anima di Turno che fugge indignata tra le ombre.<br>Il poema scritto da Virgilio si suddivide in due parti di sei libri ciascuna:<br>La prima (dal libro I al libro V )parla del viaggio di Enea (riprende il tema del viaggio dell’Odissea il “nostos” di Ulisse).<br>Nel VI libro vi è il momento in cui Enea scende negli inferi.<br>La seconda parla ( dal libro VII al libro XII) di tutte le vicende guerristiche sostenute da Enea per ottenere la terra conquistata (riprende il tema della guerra dell’Iliade).<br>Il Fato ( quel volere delle parche a cui non ci si può contrapporre) costituisce il tema portante del poema.<br>Enea è l’eroe che è stato chiamato per fondare una nuova città nel Lazio, dovrà  rinunciare a tutti i suoi voleri pur di obbedire a quello che sarà il suo destino.<br>La Starza Chiara </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 17:40:25 UTC</pubDate>
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         <title>La magia di un abbraccio - Pablo Neruda</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Commento e riflessione su come la poesia possa venire in nostro aiuto nella situazione attuale fornendoci un'occasione di crescita.<br><br>Luca Maciariello<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 17:48:00 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L’Eneide</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/613492503</link>
         <description><![CDATA[<div>L’ Eneide è il poema latino scritto da Virgilio Marone nel periodo compreso tra il 31 a.c e il 19 a.c.<br>Il poeta latino nacque presso Mantova nel 70 a.c da una ricca famiglia aristocratica.<br>Per continuare gli studi si trasferì a Roma dove diventò poi oratore.<br>In seguito alla battaglia avvenuta ad Anzio che segnò l‘affermazione di Ottaviano al potere, il poeta pensò di scrivere l’ Eneide, un poema non solo epico ma anche storico che celebrasse l’Impero Romano e soprattutto il grande principato di Augusto.<br>Il poema latino descrive la storia di Enea, figlio di Anchise e della dea Venere.<br>L’eroe viene presentato come un uomo ricco di “pietas”, un sentimento religioso ma anche anche d’amore da parte della patria e verso la famiglia.<br>Sfuggito al saccheggio di Troia e dopo sette anni di peregrinazione sul mare, Enea e i suoi compagni sono costretti, a causa di una terribile tempesta provocata da Giunone, ad approdare sulle coste dell’ Africa.<br>Qui vengono accolti benevolmente da Didone.<br>La regina di Cartagine, anch’essa esule, dopo aver offerto un suntuoso banchetto, prega ad Enea di raccontare la sua storia.<br>Terminato il suo racconto, l’eroe troiano rimane ospite di Didone, che si innamora di lui.<br>Giove però ricorda ad Enea la missione assegnatagli dal Fato e gli ordina di partire.<br>L’eroe ubbidisce d abbandona Didone, che mentre vede le vele troiane che si allontanano, si uccide, giurando inimicizia tra Cartagine e i discendenti dei Troiani.<br>Partiti da Cartagine e dopo esser giunti in Sicilia, dove si stavano svolgendo i giochi funebri in onore di Anchise, Enea decide di ripartire lasciando nell’isola una parte dei Troiani, ora mai stanchi del lungo e faticoso viaggio.<br>Approdato a Cuma, egli consulta la Sibilla, che lo guida negli inferi dopo aver sacrificato, per volere degli dei, Miseno.<br>Lì incontra Deifobo, Didone (morta poiché distrutta dal dolore e ferita nell’orgoglio) ed Anchise, che gli mostra  il suo futuro e quali saranno i suoi discendenti. <br>Dopo aver ripreso la navigazione, Enea sbarca alla foce del Tevere, dove ottiene ospitalità dal re Latino, che gli concede come sposa la figlia Lavinia. <br>Giunone, con lo scopo di ostacolare i Troiani, instiga contro Enea la madre di Lavinia (Amata) e Turno, re dei Rutuli, a cui era già stata promessa la giovane.<br>Scoppia la guerra tra Enea e Turno.<br>Quest’ultimo, incurante del destino che sente a sé contrario, sfida l’eroe troiano e nel duello finale viene ucciso.<br>L’ Eneide si chiude con l’immagine dell’anima di Turno che fugge indignata tra le ombre.<br>Il poema scritto da Virgilio si suddivide in due parti di sei libri ciascuna:<br>La prima ( dal libro I al libro V) parla del viaggio di Enea ( riprende il tema dell’Odissea, il “nostos” di Ulisse)<br>Nel VI libro Enea scende negli inferi.<br>La seconda parte (dal libro VII al libro XII) parla di tutte le vicende guerristiche sostenute da Enea per ottenere la terra conquistata ( riprende il tema della guerra dell’Iliade).<br>Il Fato costituisce il tema portante del poema.<br>Enea è chiamato a fondare una nuova città nel Lazio, dovrà rinunciare a tutti i suoi voleri pur di seguire quello che sarà il suo destino, al quale non si può contrapporre.<br>La Starza Chiara <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 18:12:40 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Spleen, Charles Baudelaire (commento)</title>
         <author>federicodepaolis17</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/613748395</link>
         <description><![CDATA[<div>La parola spleen deriva dal greco σπλήν, che significa "milza". Quindi, la concezione malinconica di spleen, che può essere carpita durante la lettura di questa opera, deriva dalla medicina greca degli umori, secondo cui, per una strana associazione, la bile nera porta ad uno stato di inquietudine, malessere esistenziale, noia, accidia. </div><div>In questa poesia Baudelaire vuole esprimere un malessere esistenziale, l’incapacità di reagire alla noia paralizzante. Si può notare  un forte senso di costrizione e oppressione nella poesia: tutto porta ad evidenziare il concetto di disperazione dovuta all'incapacità di liberarsi, di respirare. Il poeta esprime così il dramma dello "spleen" che gli impedisce di toccare il lato divino della propria esistenza, e di elevarsi ad un qualcosa di superiore.</div><div>Di questa poesia mi ha sempre colpito la chiarezza e trasparenza analitica con cui viene descritta una sensazione che, ogni volta che sopraggiunge, lascia un segno nell’animo umano, che ne risente notevolmente, e porta ad una introspezione profonda e ad una importante presa di coscienza del mondo esterno.<br><br><br>Federico De Paolis </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-05 22:08:24 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Ultimo giorno di video lezione di poesia </title>
         <author>elisabettaponziano</author>
         <link>https://padlet.com/elisabettaponziano/Bookmarks/wish/614032518</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutta la situazione che ci è capitata è stata a volte drammatica, a volte comica... sicuramente quest'ultimo incontro è stato particolare, diverso, unico nel suo genere...poetico anche.. a suo modo. Sicuramente triste, ognuno di noi porterà nel suo cuore  questi scambi di saluti e abbracci virtuali  ma ugualmente VERI, i nostri occhioni tristi, ognuno di noi, a suo modo, ha avuto una diversa lezione che porterà sempre con se'. Vi voglio bene. Elisabetta Ponziano</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-06-06 08:33:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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