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      <title>TFA P3 - SITUAZIONI DI VITA SCOLASTICA by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-09 18:43:35 UTC</pubDate>
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         <title>Osservazioni</title>
         <author>mgraziariu</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le situazioni problematiche che noi insegnanti di sostegno dobbiamo affrontare ogni giorno sono molteplici. Molte volte, come nel caso della situazione problematica presentata, le difficoltà maggiori non riguardano le disabilità dei bambini, quanto piuttosto le trafile burocratiche e la poca tutela giuridica soprattutto a fronte dei pericoli che si presentano giornalmente in classe. Anche il rapporto con i colleghi è un punto critico e molto spesso condiziona la vera inclusione dei bambini con difficoltà! <br>La disabilità non è un limite ma un'opportunità di crescere che andrebbe offerta e colta non solo dagli alunni, ma soprattutto dalle insegnanti restie al cambiamento. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-10 12:02:26 UTC</pubDate>
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         <title>Avvenimento spiacevole</title>
         <author>tfasostegno_1718</author>
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         <description><![CDATA[<div> AVVENIMENTO SPIACEVOLE <br>Durante il primo giorno di lavoro in una classe quinta dove ero stata nominata come insegnante di sostegno, ho dovuto gestire una situazione altamente pericolosa, non tanto dal punto di vista fisico, quanto da un punto di vista legale. La classe era molto turbolenta con bambini che, nonostante fossero abbastanza grandi, non erano adeguatamente scolarizzati ed educati. Le lezioni del giorno erano musica, educazione fisica e religione, teoricamente discipline considerate piacevoli, ma vissute dai ragazzi come noiose. Il bambino che avrei dovuto affiancare si chiamava Marco. La sua diagnosi era di disabilità intellettiva lieve con disturbo oppositivo provocatorio. La sua situazione familiare era disastrosa: la madre tossicodipendente che entrava e usciva dai centri di disintossicazione; tre fratelli con tre madri diverse; il padre aveva un’altra donna con la quale aveva avuto un altro figlio, che Marco non accettava. Complicava il tutto il fatto che il padre fosse uno spacciatore che entrava ed usciva dal carcere. Quindi la “giustificazione” del sostegno era dettata anche e soprattutto da questa situazione problematica. Marco dall’inizio dell’anno scolastico caratterizzava le ore di educazione fisica con i suoi schiamazzi e con gli insulti verso i compagni e alla fine dell’ora spesso si rifiutava di rientrare in classe. Così come da copione, quindi, anche quel sabato, che per me era il primo con quella classe, Marco aveva iniziato ad agitarsi e a mostrare il suo disappunto con parole volgari. Io cercavo di tranquillizzarlo e rabbonendolo, cercavo con una mano di farlo dirigere verso la classe, ma improvvisamente iniziò ad urlarmi contro che l’avevo picchiato, che con la mia mano gli avevo provocato dei segni sulla pelle. Mostrava ai suoi compagni un braccio con dei punti rossi, dovuto alla sudorazione, ma continuava ad urlarmi contro che ero stata io a causargli questo. Io cercavo, con un certo imbarazzo di tranquillizzarlo, ma rientrati in classe ed essendo l’ora della ricreazione, tutti i bambini avevano iniziato a correre con le merende in mano e a dirigersi nell’androne della scuola. Non era consentito mangiare in giro per i corridoi e quindi mi trovai costretta a richiamarli in classe e a cercare di bloccare gli scalmanati mettendomi materialmente davanti alla porta. Proprio qua succedeva il secondo episodio spiacevole della giornata. Avevo teso un braccio per bloccare l’uscita dei bambini dall’aula e ciò non era piaciuto ad una bambina, di nome Roberta. Infatti Roberta era talmente arrabbiata che anche lei, come Marco prima, aveva iniziato ad urlarmi contro che le avevo messo le mani al collo. Questa volta però, a differenza di prima, la mia reazione non era stata di imbarazzo, ma di rabbia. Avevo capito, infatti, che i bambini mi stavano mettendo alla prova e che Marco e Roberta volevano tastare la mia pazienza. Onde evitare spiacevoli conseguenze, per quanto fossi tranquilla del mio operato, decisi comunque di chiamare i genitori di entrambi i bambini e di avvertirli del comportamento dei loro figli nei miei confronti. Il padre di Roberta mi guardò un po' dubbioso, forse mettendo in dubbio il fatto che io non avessi veramente messo le mani al collo alla figlia, ma l’averli messi subito a conoscenza del fatto successo mi tutelò da possibili colpi di testa futuri dei bambini che, in un momento di rabbia e fuori contesto avrebbero potuto raccontare ai loro genitori questi avvenimenti accaduti, decontestualizzandoli e facendomi passare per un’insegnante violenta, che non sono. Da quel giorno, proprio per questa mia presa di posizione forte, i bambini mi hanno rispettato di più, vedendomi come loro punto di riferimento. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 20:29:24 UTC</pubDate>
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         <title>Componenti gruppo: Sassu Francesca, Spanu Giovanna Andreana, Soi Francesca, Riu Maria Grazia, Retanda Angela, Sanna Maria Lina, Piras Antonia Maria Grazia, Sulas Francesca, Sanna Sabrina, Usai Luca Alessandro, Pinna Maria Elena.</title>
         <author>tfasostegno_1718</author>
         <link>https://padlet.com/tfasostegno_1718/GP3_1002/wish/231281591</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 20:30:38 UTC</pubDate>
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         <title>BUONA PRASSI  sordità e inclusione</title>
         <author>tfasostegno_1718</author>
         <link>https://padlet.com/tfasostegno_1718/GP3_1002/wish/231282265</link>
         <description><![CDATA[<div> SORDITA’ E INCLUSIONE Luca ha 10 anni ed é ipoudente grave. Porta le protesi e aspetta l'intervento per l'impianto cocleare. I compagni integrano Luca nelle attività, ma non sempre lo includono veramente nelle attività come persona attiva se non per disegni o attività molto semplici e per questo Luca si sente inferiore agli altri. Luca conosce bene la Lis, la lingua dei segni italiana, e, nel team docente si è ideato un laboratorio lis in cui Luca con l'aiuto di un assistente alla comunicazione, insegna ai compagni alcuni segni lis e per Natale anche una canzone "da cantare con le mani". Le attività di “laboratorio lis" sono caratterizzate da questi elementi: un ruolo attivo di Luca; lo svolgimento di un’attività di una certa durata e finalizzata alla realizzazione della canzone; una certa autonomia nella traduzione e interpretazione della canzone e l’assunzione di responsabilità per il risultato; collaborare e guidare gli altri compagni nelle diverse fasi del lavoro. I compagni sono stati felicissimi di imparare la lingua dei segni e di cantare con le mani la canzone. Luca ha notevolmente migliorato la sua autostima perché si è sentito importante e utile per i compagni e le maestre per aver loro insegnato una cosa che lui conosce benissimo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 20:32:00 UTC</pubDate>
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