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      <title>Italiano. by Docenti di Lettere</title>
      <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_</link>
      <description>Bacheca interattiva per la didattica a distanza.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-03-26 18:29:20 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-05-10 00:22:37 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Progetto settimanale: Classi seconde</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/477229737</link>
         <description><![CDATA[<div>Cari ragazzi, <br>la sfida che lanciamo per questa settimana è questa: immaginate di essere la brigata del DECAMERON, rinchiusa per sfuggire al contagio da COVID-19.<br>Con l'uso della tecnologia ogni pomeriggio vi ritrovate in una videochat e per passare il tempo iniziate a raccontare delle storie. Anche voi eleggendo ogni giorno un re/regina che decida l'argomento.<br>Questa è la "cornice".<br>Ora tocca a voi.<br>😊😊😊<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-26 19:22:19 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della I GIORNATA</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>La brigata di Campi Salentina</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-30 12:32:05 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/484006793</link>
         <description><![CDATA[<div>Trentasei anni dall'omicidio di Renata Fonte <br><br>La politica è militanza, difesa del territorio, è una donna di nome RenataFonte, uccisa a Nardò il 31 marzo di 36 anni fa.<br><br>Assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del comune di Nardò, senza alcun compromesso si impegnò a difendere dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia il parco naturale di Porto Selvaggio. In Renata la politica ha trovato una delle espressioni più alte e significative: quella della tutela della polis, della città, e dell'ambiente<br><br>Oggi non sarà possibile recarsi al cimitero per rivolgerti un pensiero. <br>Ma parlare di te è sempre il modo migliore per ricordarti e renderti omaggio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-31 10:09:03 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della I Giornata </title>
         <author>annamaria63_monti</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/484865390</link>
         <description><![CDATA[<div>Ragazz* complimenti i vostri lavori della I giornata sono molto interessanti, profondi, complimenti. L.S non ti basta un commento hai bisogno di un BLOG. <br>BRAVI RAGAZZI, mi mancate (ma sono poi così rotte le sedie della nostra scuola?) </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-03-31 16:18:43 UTC</pubDate>
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         <title>Lavoro settimanale svolto in I A</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/486368128</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>Dove ti senti a tuo agio? Il mio posto segreto. Autore: Filippo Marangio</em></strong><br>Oggi voglio parlarvi del mio posto segreto, ovvero la lavanderia. </div><div>Questo è un luogo fantastico perché mi sento come se mi assentassi dal mondo, </div><div>insomma come stare in un altro pianeta. </div><div>La lavanderia si trova sul terrazzo, il punto più alto della casa e vado li per osservare </div><div>dall’alto la vegetazione che mi circonda e qualche volta anche per leggere un libro. </div><div>E’ il mio posto ideale. Mi capita spesso di vedere i bambini che giocano, la vicina che </div><div>gioca con il suo cane, le signore che stendono il bucato e a volte sento anche le </div><div>persone che litigano. </div><div>E’ meraviglioso quando è una giornata di sole perché la luce illumina e riscalda la </div><div>lavanderia. Nel mio posto segreto il tempo si ferma, posso restare li ore e ore senza </div><div>che me ne accorga che è arrivata sera e che devo scendere. </div><div>La mia lavanderia assomiglia al paradiso e certe volte mi addormento sentendo il </div><div>cinguettio degli uccelli che volano nel cielo blu. Quando arriva il momento di andare </div><div>via sono triste ma allo stesso momento mi rende felice l’ idea che posso tornare in </div><div>qualunque momento della giornata. </div><div>Filippo Marangio</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-01 11:11:24 UTC</pubDate>
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         <title>Parte di un mondo, non un mondo a parte </title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/488145822</link>
         <description><![CDATA[<div>Oggi il mondo si tinge di blu, è il 2 aprile, la giornata mondiale dell'autismo.<br>Vi proponiamo un estratto dal libro "Eccentrico" saggio autobiografico di Fabrizio Canfora su cui noi oggi faremo le nostre riflessioni</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 06:52:50 UTC</pubDate>
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         <title>2 Aprile. Le parole di Sara Gabrieli per aiutarci a riflettere </title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/488600095</link>
         <description><![CDATA[<div>Sono nata nel 1986 e sono stata una bambina negli anni novanta; abitavo nel profondo sud dell’Italia, in provincia di Lecce. Parole come autismo e disturbo dell’attenzione erano cose mai sentite, oppure erano relegate a qualche storia spaventosa e strappalacrime uscita fuori dalla televisione americana. Per mia madre ero una bambina speciale, per gli altri una bambina molto strana; comunque, le mie varie piccole stranezze (camminare sulle punte dei piedi e agitare le manine, spaventarmi per alcuni rumori, urlare senza motivo, mettere in fila i giocattoli, ecc.) venivano, per la maggior parte, tollerate e certamente non venivano chiamate autismo. Aiutava il fatto che io fossi una bambina molto tranquilla e che fossi in grado di giocare da sola per ore; non mi interessava condividere il gioco con mia sorella o con gli altri bambini, mi piaceva stare per conto mio anche perché non capivo il modo in cui gli altri giocavano. Ero una bambina confusa e ansiosa, mi rendevo conto di non essere in grado di capire le persone che mi stavano intorno; tuttavia le cose erano ancora relativamente semplici. Crescendo tutto è diventato via via più complicato. Durante l’adolescenza le richieste sociali diventarono più sofisticate, ci si aspettava che io fossi in grado di relazionarmi con gli insegnanti e con i coetanei in modo adeguato e per svariate ore al giorno e io mi sentivo progressivamente crollare sotto il peso di tutte quelle aspettative; arrancavo e faticavo, ma guardandomi in torno non vedevo negli altri lo stesso problema. Tutti sembravano navigare i mondi dell’amicizia, dell’amore e della scuola, con una naturalezza e una grazia che a me mancavano. Io alla fine ce la facevo, ma sembravo faticare il triplo per raggiungere i risultati degli altri e moltissime cose mi sfuggivano o semplicemente non le capivo. Alle scuole medie soffrii molto, ansia e confusione erano emozioni costanti; la scuola era un incubo, ai miei compagni non piacevo, né loro piacevano a me. Avevo una sola amica, conosciuta alle elementari e molto più abile di me dal punto di vista sociale, a cui mi aggrappavo disperatamente. Con gli insegnanti avevo problemi, perché durante le lezioni mi annoiavo molto e loro se ne accorgevano; non riuscivano a capirmi, alcuni pensavano che fossi stupida, altri che fossi intelligente e che lo facessi a posta a non fare attenzione in classe. Alle scuole superiori all’inizio faticai moltissimo, mi ci volle un po’ a capire come funzionavano le cose; dal terzo anno in poi andò meglio. Fui fortunata, perché la scuola che scelsi era molto accogliente. Io all’inizio non volevo fare le superiori, l’esperienza alle medie mi aveva talmente traumatizzato che non volevo continuare la scuola; per fortuna i miei genitori mi convinsero a provarci. Ero senza dubbio considerata molto strana, anche rompiscatole. Ero sempre quella che voleva rispettare le regole, se non si entrava a scuola per le manifestazioni allora non stava né in cielo né in terra che si andasse a passeggio, si doveva andare a manifestare; non tolleravo che si fumasse, che si bevesse, che si facesse bullismo sui compagni. Non uscivo a passeggio la sera, anche se qualche amicizia superficiale ero riuscita a farmela, perché mi annoiavo e non trovavo nessuno che condividesse i miei interessi bizzarri (gli antichi celti, i manga giapponesi, i libri fantasy, la fantascienza…). La cosa che forse più mi pesava era l’incertezza totale delle cose. Nelle relazioni sociali non sembravano esserci regole chiare da seguire e nelle cose più pratiche le regole c’erano, ma nessuno si degnava realmente di rispettarle; ma la cosa più assurda era che agli altri questo non sembrava importare, mentre io soffrivo tutta questa imprevedibilità. Questa percezione di totale mancanza di controllo mi rendeva ancora più nervosa e intransigente. Con gli insegnanti della scuola superiore avevo un rapporto migliore, forse perché loro apprezzavano la mia integrità e la mia maturità; in realtà questa maturità era presente solo in alcune cose, perché in altre io ero ancora come una bambina, emotivamente e socialmente ero molto indietro rispetto ai miei coetanei. Faticavo a capire e a controllare le mie emozioni e avevo una visione ingenua e infantile dell’amore, dell’amicizia e del mondo in generale; era molto facile per me cacciarmi in situazioni pericolose, perché non ero brava a leggere le persone e il contesto. Nonostante l’inizio incerto, la scuola superiore andò bene; non so neanche io come, visto che i pomeriggi li passavo a leggere e a disegnare, e studiavo la mattina dalle 5 alle 6 prima di andare a scuola (avevo routines rigidissime, mi alzavo sempre alla stessa ora e facevo sempre le stesse cose). Riuscii a finire la scuola con il massimo dei voti, purtroppo però il percorso universitario che intrapresi in seguito, fallì. Ai pochi esami che feci presi voti alti, ma non fui in grado di organizzarmi, di reggere i ritmi e di tollerare il caos totale che regnava all’università di Lecce all’epoca. Arrivata a 27 anni avevo collezionato una serie di fallimenti. Avevo fallito a farmi e a tenermi degli amici, avevo fallito una relazione amorosa, un percorso universitario, varie esperienze lavorative e ancora non capivo dove fosse il problema; mi ero sempre sentita diversa, ma ormai mi sembrava di essere una totale aliena lasciata sulla terra senza un manuale di istruzioni su come fare l’umana. Caddi in depressione. ormai etichette come “pigra, viziata, stupida, rompiscatole, asociale e insensibile” erano diventate parte di me; credevo a queste etichette e le avevo fatte mie, mi dicevo che ero una persona cattiva e non meritavo di stare al mondo. a, anche una nello spettro autistico, è più della somma delle sue singole caratteristiche. <br>Cominciai a fare ricerche da sola; feci una ricerca su internet, scrivendo alcune mie caratteristiche a cui non riuscivo a trovare una spiegazione: mi danno fastidio i vestiti, i rumori forti, non capisco le persone…”. Una parola spuntò fuori subito: Asperger. Da lì, tutto cambiò. Trovai il sito di Spazio Asperger, feci l’Aspie Quiz e poi andai a Roma per avere la diagnosi formale. L’8 Marzo 2014 diventai ufficialmente una persona autistica. Niente era cambiato, eppure tutto era diverso. <br>A me non è mai importato così tanto di quello che pensavano gli altri, non ho mai saputo essere nient’altro che me stessa, però quando sei adolescente è dura sentire di non essere capiti e accettati. Per persone autistiche più sensibili di me, questo può diventare motivo di grande sconforto e rabbia; c’è chi sprofonda nella tristezza, e chi reagisce spingendo tutti via. Oggi c’è una consapevolezza diversa dell’autismo, ma non vuol dire che tutto si sia sistemato. Ci sono ancora molti stereotipi in circolazione e questo crea più confusione, anche in noi persone nello spettro, che già abbiamo le nostre difficoltà da affrontare quotidianamente. Il mondo, per una persona autistica, a volte è semplicemente troppo; troppo rumore, troppa luce, troppi odori, troppe emozioni (si, noi siamo capaci di provare emozioni, spesso anche più dei neurotipici), troppi imprevisti, troppe cose da leggere tra le righe. In tutto ciò, l’unica cosa che veramente conta è la comprensione degli altri. Tutto il resto passa in secondo piano, perché può essere sistemato facilmente con un po’ di pazienza ed empatia. Se mi trovo in un momento in cui i rumori mi stanno dando fastidio e sto per avere un meltdown, la comprensione di una sola persona è abbastanza per farmi sentire meglio; se non riesco ad organizzare i pensieri e ho bisogno di più tempo del previsto per rispondere ad una domanda, il fatto che il mio interlocutore aspetti con calma e pazienza la mia risposta aiuta più di mille strategie scritte sui migliori libri di neuropsichiatria. Dopotutto, un po’ di comprensione non è quello che ognuno di noi vuole? Perché dovrebbe essere diverso per le persone autistiche? Siamo esseri umani, che crescono e imparano, soffrono e gioiscono; e forse facciamo tutte queste cose in modo un po’ diverso dalla maggioranza delle persone, ma ciò non cambia il nostro bisogno di comprensione e accettazione. Un'altra cosa difficile è far capire agli altri che noi persone autistiche non siamo tutte uguali. Proprio perché siamo esseri umani abbiamo caratteri diversi, esperienze di vita diverse; l’autismo colora ogni aspetto della nostra vita, ciò che siamo e quello che pensiamo, ma non basta da solo a descriverci. Ogni persona, anche una nello spettro autistico, è più della somma delle sue singole caratteristiche. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 10:47:46 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della II giornata</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>Argomento: I sentimenti e la musica<br>Re: Lorenzo Caraccio</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 14:23:21 UTC</pubDate>
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         <title>2 aprile </title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
         <link>https://padlet.com/LettereCampiSalentina/italiano_/wish/489590282</link>
         <description><![CDATA[<div>Dennys Sibilla ci regala il suo contributo nella giornata mondiale dell'autismo</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 17:47:34 UTC</pubDate>
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         <title>Autismo. Giornata studio</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>Questa giornata di riflessione si conclude con un disegno di Lorenzo Caraccio.<br>Un ringraziamento alla testomonianza di Sara Gabrieli ( a cui il disegno è dedicato) e alla lezione on line curata dalla prof.ssa De Palma</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-02 18:55:46 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della III giornata</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>Argomento: Il viaggio tra ricordi e fantasia <br>Re: Luca Semerano</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-17 10:18:21 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della IV giornata</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>Argomento: gesti conviviali di generosità <br>Regina: Martina Fiorella </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-20 10:35:52 UTC</pubDate>
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         <title>Racconti della V giornata</title>
         <author>LettereCampiSalentina</author>
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         <description><![CDATA[<div>Argomento: Vacanze al tempo del Covid<br>Regina: Giulia Maci</div>]]></description>
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